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TWF - Tex Willer Forum
ymalpas

Tex tra verosimiglianza storica e fantasia

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<span style="color:red;">10 ore fa</span>, borden dice:

Sei stato capace di irritarmi perché la scena che citi tu NON ESISTE!  Sogno io o sogni tu?

 

Sono andato a rivedere la scena in questione. Kit non divelle la grata ma ci si aggrappa con la corda dopo che è stata divelta. Questo non mi era andato giù. In effetti nella scena lo stesso Kit pensa che, tirando con la corda verso l'esterno, le sbarre dovrebbero restare incastrate, "o almeno me lo auguro", dice nell'ultima vignetta. Rileggendola così, con lo stesso dubbio che si pone Kit, non mi pare più così inverosimile questa scena: il giovane Willer non aveva molte scelte, e confidava che le sbarre si sarebbero incastrate e avrebbero tenuto. Faccio mea culpa, quindi, mi dispiace averti provocato un'incazzatura per superficialità :( 

 

<span style="color:red;">10 ore fa</span>, ymalpas dice:

Sulla "credibilità" possono essere messe in campo comunque diverse tonalità, che possono rendere la storia o quella parte della storia comunque accettabile oppure viceversa del tutto indigeribile, per me come nell'esempio che è stato riportato sopra dal Texone di Faraci e Breccia. Dipende, credo, dal grado di accettazione che abbiamo in noi, dall'asticella che si alza e si abbassa a seconda delle pretese che riponiamo sul fumetto.

 

Anche per te il Texone di Faraci, in quella scena, è risultato indigeribile. E' chiaro che molto dipende, come tu dici, da ciascuno di noi, dal grado di accettazione di ognuno, ma io credo (e magari mi sbaglio) che possano individuarsi dei parametri più o meno oggettivi per "pesare" una storia. E molta della sua qualità passa dall'essere credibile. Dal saper proporre situazioni plausibili, o almeno dal saper giustificare imprese eccezionali con una costruzione solida delle situazioni (come accade ne Gli Invincibili, dove i nostri nel fortilizio di Carrasco riescono nella loro impresa grazie ad un valore che ci viene mostrato, mentre nel caso di Faraci non si vedeva niente se non il novello Rambo invulnerabile). 

 

<span style="color:red;">12 ore fa</span>, Sam Stone dice:

Il problema dei tempi attuali (secondo me) sta proprio nel fatto che oggi quei pochi che leggono Tex si dividono in poche categorie, io ne ho individuate tre:

- Quelli che si divertono i primi sono quelli che leggono Tex per divertirsi, quelli che come un tempo ancora sognano e si lasciano trasportare dalla storia senza star lì a pensare se una scena può essere realistica o meno.

- Gli spulciatori: son quelli che spulciano vignetta per vignetta, cercando e criticando negativamente tutto quello che invece per  la categoria precedente era un punto di forza.

- Quelli con pregiudizi: in questa categoria ci sono quelli che prima leggono le recensioni negative di altri e quindi si fanno influenzare e quando leggono la storia la vedono esattamente come il recensore.

 

 

Dissento parzialmente, caro Sam ;) C'è un 'altra categoria, a cui credo di appartenere: gli esigenti. Io voglio divertirmi a leggere, ma la lettura deve sapermi divertire. E per saperlo fare deve proporre situazioni credibili. Faccio un altro esempio, e mi dispiace che in mezzo ci sia il solito Faraci, sfortunato su Tex ma per altri versi un solido professionista: la prima storia su Bowen. La scena in cui Bowen vuole ammazzare i proprietari del suo vecchio ranch, oppure la sequenza finale, in cui tutti si ritrovano in un unico posto solo perché l'autore ce li ha portati là, di peso, ad un mega appuntamento il cui unico scopo è far finire la storia con la resa dei conti: nella prima scena, c'è una totale incoerenza del personaggio. Sembra un uomo navigato, rotto a mille esperienze, che senso ha voler uccidere l'acquirente del tuo vecchio ranch, come avesse fatto a te chissà quale torto? Nell'ultima scena, invece, si vede la longa manus dell'autore, che invece deve essere invisibile, non si deve nemmeno scorgere, in una storia. Tutte le avventure finiscono con una scena finale e una resa dei conti, solo che queste devono arrivare con naturalezza, senza spintoni da parte del deus ex machina-autore.

 

E qui ne approfitto per riparlare ancora de La Rupe del Diavolo:

<span style="color:red;">10 ore fa</span>, borden dice:

Quello che invece Nizzi fa nella storia dei Siksika è normale, anche se non bisogna abusarne. Anche i miei messicani in Sfida sulla Sierra si fanno massacrare. Rientra dunque nella sospensione.

 

Quello che fa Nizzi è normale, ma io continuo a vedere una sproporzione tra azione e motivazioni. Gli indiani si sottopongono a una mattanza evitabilissima, che a mio parere incide sulla bontà della storia. E' un allungamento di brodo ottenuto tramite una scena poco plausibile. I Siksika avrebbero potuto ritirarsi, i tuoi messicani no. I tuoi messicani si trovano coinvolti in una mega-sparatoria all'interno di uno spazio circoscritto, sulle prime hanno anche il vantaggio del numero e della mitragliatrice, le cose per loro si mettono male solo dopo e comunque progressivamente, non da subito. Il paragone per me non ci sta. 

 

***

 

In conclusione, per me la storia deve essere credibile. Indiani che si fanno ammazzare a gogo non lo sono, o lo sono fino a un certo punto. I personaggi devono comportarsi in maniera coerente. Bowen è un mezzo matto o un individuo razionale? Se rientra nel secondo caso, non puoi propormi una scena in cui cerca di ammazzare uno gratuitamente per un presunto e risibile torto subito. La credibilità è la caratteristica che io cerco nelle storie di Tex. Sennò non mi diverto.

 

Il rispetto della Storia? Fino a un certo punto. Che Tex abbia incontrato vari personaggi del West in periodi in cui i loro omologhi della realtà erano già morti, questo non mi tocca. L'universo texiano può ben prendersi qualche libertà, il suo West è un mondo a parte rispetto al reale ottocento americano. Me ne infischio che le patatine all'epoca di Tex non esistevano ancora, mentre apprezzo - anche se non ne faccio una questione di Stato - se i Seminoles vengono rappresentati con i loro costumi. L'accuratezza è sempre da premiare, è un valore aggiunto che permette al lettore di unire l'utile al dilettevole.

 

La verosimiglianza? Qui entriamo nei gusti personali, o anche in questioni di opportunità. Io credo che il lettore medio di Tex non è il lettore di Zagor, e ama leggere storie verosimili. Questo non significa che, qualche volta, non possano introdursi elementi fantastici. Ho applaudito l'ultima di Manfredi, Colorado Belle è la mia terza storia di sempre, Omicidio in Bourbon Street è una bomba. Mi è piaciuta molto anche quella di Apikern. Però non bisogna abusarne, a mio parere questo tipo di storie si deve dosare con una certa parsimonia.

 

 

<span style="color:red;">6 ore fa</span>, Letizia dice:

Si possono inserire in qualsiasi storia degli elementi impossibili (fantasmi, zombie, angeli, demoni, minolli, ecc.), ma si devono stabilire delle regole, regole che non si possono infrangere in alcun modo.

Se si stabilisce che Achille può essere ucciso solo con una freccia nel tallone, non lo si può far morire per un tumore alla prostata.

Per quanto sia incredibile e assurda la panzana con cui si costruisce una storia, tutto quello che si costruisce intorno deve essere coerente (e non ho detto credibile, ho detto coerente).

Se avviciniano a Superman della kriptonite, storciamo il naso se lo sentiamo sghignazzare dicendo: brutti scemi, oggi è venerdì e la kriptonite mi fa un baffo.

Assolutamente d'accordo.

  • +1 1

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<span style="color:red;">38 minuti fa</span>, Leo dice:

 

Sono andato a rivedere la scena in questione. Kit non divelle la grata ma ci si aggrappa con la corda dopo che è stata divelta. Questo non mi era andato giù. In effetti nella scena lo stesso Kit pensa che, tirando con la corda verso l'esterno, le sbarre dovrebbero restare incastrate, "o almeno me lo auguro", dice nell'ultima vignetta. Rileggendola così, con lo stesso dubbio che si pone Kit, non mi pare più così inverosimile questa scena: il giovane Willer non aveva molte scelte, e confidava che le sbarre si sarebbero incastrate e avrebbero tenuto. Faccio mea culpa, quindi, mi dispiace averti provocato un'incazzatura per superficialità :( 

 

 

 

 

Ora però devi trovare un altro esempio per la tua ipotesi numero uno

 

 

Bos 

 

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<span style="color:red;">27 minuti fa</span>, borden dice:

 

 

Ora però devi trovare un altro esempio per la tua ipotesi numero uno

 

 

Bos 

 

 

Già nel mio post iniziale avevo citato una storia di Ruju, di cui peraltro serbo, come d'altronde per El Supremo, un buon ricordo, e cioè La Pista dei Forrester. Il vilain Ramirez vive in un fortino tipo quello di Carrasco, in Messico, con tanto di torretta con le vedette e solide mura. Da quel ranch, apparentemente inespugnabile, i fratelli Forrester riescono a fuggire scavalcando con i cavalli un muricciolo basso, del tutto fuori contesto in quello che fino a quel momento era parso un ranch-fortezza. Lì per me Ruju non sapeva come cavare i Forrester dai guai e ha provvidenzialmente ridotto a muretto quelle che erano solide mura difensive. Mi potrai dire che non rientra nella categoria 1, nel senso che non è impossibile ma che è solo improbabile che un ranch-fortino così ben difeso avesse un punto così gratuitamente vulnerabile. Tuttavia, al di là della categoria di appartenenza, gioco che ho proposto io stesso ma al quale non mi ci voglio impiccare, ho trovato la scena poco credibile e poco coerente col contesto prospettato fino a un momento prima. Questi elementi mi piacciono poco, e sì, sono consapevole di essere sfracellamaroni come ho già detto più volte. 

 

Altro francamente non mi viene in mente. Un po' sicuramente per la labilità della mia memoria, ma un po' anche per merito della testata, che resta sempre sostanzialmente robusta nelle trame proposte. 

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<span style="color:red;">8 ore fa</span>, Leo dice:

sono consapevole di essere sfracellamaroni

 

<span style="color:red;">10 ore fa</span>, Leo dice:

Assolutamente d'accordo.

 

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Posted (edited)
9 ore fa, Leo dice:

 

Già nel mio post iniziale avevo citato una storia di Ruju, di cui peraltro serbo, come d'altronde per El Supremo, un buon ricordo, e cioè La Pista dei Forrester. Il vilain Ramirez vive in un fortino tipo quello di Carrasco, in Messico, con tanto di torretta con le vedette e solide mura. Da quel ranch, apparentemente inespugnabile, i fratelli Forrester riescono a fuggire scavalcando con i cavalli un muricciolo basso, del tutto fuori contesto in quello che fino a quel momento era parso un ranch-fortezza. Lì per me Ruju non sapeva come cavare i Forrester dai guai e ha provvidenzialmente ridotto a muretto quelle che erano solide mura difensive. Mi potrai dire che non rientra nella categoria 1, nel senso che non è impossibile ma che è solo improbabile che un ranch-fortino così ben difeso avesse un punto così gratuitamente vulnerabile. Tuttavia, al di là della categoria di appartenenza, gioco che ho proposto io stesso ma al quale non mi ci voglio impiccare, ho trovato la scena poco credibile e poco coerente col contesto prospettato fino a un momento prima. Questi elementi mi piacciono poco, e sì, sono consapevole di essere sfracellamaroni come ho già detto più volte. 

 

Altro francamente non mi viene in mente. Un po' sicuramente per la labilità della mia memoria, ma un po' anche per merito della testata, che resta sempre sostanzialmente robusta nelle trame proposte. 

 

Tendenzialmente hai ragione , ma nella mia storia quel problema non c'era e in quella di Ruju pure mi sembra molto molto veniale. Ripeto che in tutti i casi da te citati l'unico che veramente offende la mia sensibilità di  LETTORE è l'eroe che SA di essere invulnerabile. Lo ritengo uno schiaffo alle convenzioni di sospensione d'incredulità. L'eroe è superiore, ha più fortuna, ma deve faticare e soffrire come gli  altri e  pensare di poter morire, come gli altri. Una scena del genere rende impossibile fare una storia solida in cui gli eroi stanno  riparati e si pongono problemi di come tirarsi fuori dai guai perché il  lettore ingenuo si chiederebbe poi : "Oh, bella! Come mai non escono semplicemente sparando"??? 

 

In una scena analoga di Montagne maledette Tex e Carson fanno così, ma pensando in cuor loro di morire... Poi arrivano le numerose scene da Ammazzasette di Tito Faraci e tutti quegli accurati tentativi di dare solidità alle trame vanno a catafascio. Ecco perché, anche se Tito sa scrivere, purtroppo ha visto Tex in QUEL modo, non credo per faciloneria e pigrizia, credo proprio perché lo vedeva così,  ma io non ero d'accordo e, prendendomi per primo la responsabilità, gli ho chiesto alla fine di soprassedere. Con tutti i nostri difetti, noi autori di Tex ancora in sella (io, Ruju, Nizzi, Manfredi etc) a questo  stiamo -relativamente- attenti.

Edited by borden

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13 ore fa, borden dice:

In una scena analoga di Montagne maledette Tex e Carson fanno così, ma pensando in cuor loro di morire...

 

Infatti devo dire che, pur aborrendo le scene di quel tipo, ho sempre adorato quella scena specifica: perché è il jolly che ti giochi una/due volte nella carriera da autore e, inoltre, perché in quel caso è costruita con grande pathos all'interno di una vicenda che la rende plausibile e, come giustamente dici tu, Tex e Carson lo fanno pensando di andare incontro a morte certa.

Purtroppo, l'hai detto, tutto ciò nelle storie di Faraci non c'era. Ed è un vero peccato, perché un autore in più avrebbe fatto comodo, Tito ha dimostrato di essere un grande autore e, soprattutto, nelle prime storie aveva dimostrato pure di essere in sintonia col personaggio: io le apprezzai molto.

Per noi che l'abbiamo visto da fuori è praticamente incomprensibile il modo in cui si sia prima involuto e poi autodistrutto, passando a fare storie tutte uguali, in un West dalle atmosfere anonime e senza spessore, bang bang bang bang bang bang fine.

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Posted (edited)

Ho cercato di  spiegargli. Niente. Marcheselli credeva molto in lui. La storia della città nascosta Sergio l'aveva bocciata. Io e Mauro gliel'abbiamo ripescata chiedendogli di  dare il massimo. Beh, okay. E' andata così.

 

Ma sarebbe meglio chiuderla qui.

 

Si parlava di uso a mio parere errato della tecnica. Il motivo per cui Tito ha scritto Tex  in quel modo a me sfugge tuttora, dato chenon è stato lasciato solo, addirittura gli abbiamo dato un paio di soggetti. Più di un paio. Alla fine è la Casa editrice che decide. Chiudiamola qui.

Edited by borden

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1 hour ago, borden said:

L'eroe è superiore, ha più fortuna, ma deve faticare e soffrire come gli  altri e  pensare di poter morire, come gli altri.

 

Mi viene in mente una cosa che avevo realizzato tempo fa, rileggendo le storie di Barks: Gastone non è particolarmente più fortunato degli altri paperi. Nelle storie di Barks anche Paperone e i nipoti trovano spesso tesori nascosti, o una fortunata coincidenza li mette sulla strada giusta, o se la cavano per un improvviso colpo di fortuna.

La caratteristica fondamentale di Gastone (almeno con Barks, altri autori hanno ampliato la sua fortuna a livelli cosmici...) e che NON FA NULLA PER MERITARSELA.  La cosa che "danna" Gastone agli occhi di Barks non è che è fortunato, è che è nullafacente, e non se la merita in nessun modo. Per questo ci è antipatico, mentre quando Paperino ha un colpo di fortuna, accade dopo che l'abbiamo visto provarle tutte e fallire per tutto il corso dell'avventura, "tifiamo" per lui, e quando gli arriva las fortuna, ci sembra che se la sia "meritata", nella logica in cui in quelle storie l'eroe "merita" la fortuna.

 

In maniera simile, nelle vecchie storie di GLBonelli (e non solo), Tex è molto spesso fortunato (quante volte viene ferito di striscio alla tempia, o si salva da un agguato perchè accarezza un gatto o perchè un serpente gli fa fare uno scarto al cavallo?), ma non ci appare come un "Gastone" perchè lo vediamo altrettanto spesso usare la testa e l'ingegno per sconfiggere i suoi nemici.

 

È una cosa che mi aveva fatto sospettare a volte di essere un po' prevenuto, quando vedevo Tex salvarsi con colossali botte di..."sedere" in storie di altri autori. E mi chiedevo come mai la cosa mi desse tanto fastidio quando invece lo accettavo senza problemi nelle storie di Bonelli. E la risposta è quella: troppo spesso in certe storie Tex appare come un "Gastone", che è fortunato senza meritarselo (mentre, per fare un esempio pratico... quando Tex si salva dalla tortura ne "gli spietati" grazie all'arrivo degli indiani ribelli, credo che a nessuno sia venuto in mente di dire "ah, ma com'è fortunato quello lì...").

 

Presentare Tex come un ammazzasette che sbaraglia tutti senza bisogno nemmeno di sforzarsi non è solo poco realistico, ma lo rende antipatico come un "Gastone", che vince senza meritarselo...

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Bravo!

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12 ore fa, Diablero dice:

Mi viene in mente una cosa che avevo realizzato tempo fa, rileggendo le storie di Barks: Gastone non è particolarmente più fortunato degli altri paperi. Nelle storie di Barks anche Paperone e i nipoti trovano spesso tesori nascosti, o una fortunata coincidenza li mette sulla strada giusta, o se la cavano per un improvviso colpo di fortuna.

La caratteristica fondamentale di Gastone (almeno con Barks, altri autori hanno ampliato la sua fortuna a livelli cosmici...) e che NON FA NULLA PER MERITARSELA.  La cosa che "danna" Gastone agli occhi di Barks non è che è fortunato, è che è nullafacente, e non se la merita in nessun modo. Per questo ci è antipatico, mentre quando Paperino ha un colpo di fortuna, accade dopo che l'abbiamo visto provarle tutte e fallire per tutto il corso dell'avventura, "tifiamo" per lui, e quando gli arriva las fortuna, ci sembra che se la sia "meritata", nella logica in cui in quelle storie l'eroe "merita" la fortuna.

 

Tra l'altro, ora che mi ci fai pensare, quanto è forte l'etica protestante in tutto ciò. Ricordo che anni fa Alfio Squillaci scrisse un articolo proprio sulla differenza fra Western classico (avventuroso, etica protestante) e Spaghetti-western (diretta discendenza dal melodramma, etica tridentina) un po' forzato forse, ma che coglieva alcune tendenze di fondo. Incredibile come nei paesi anglosassoni, fino a qualche decennio fa, quando qualcuno si metteva a scrivere una storia lo faceva quasi sempre con un sistema di idee nato dallo spirito protestante (e stessa cosa nei paesi Mediterrani: quanti romanzi di formazione ha la nostra letteratura? Sono praticamente tutti romanzi di non-formazione).

 

Al di là di ciò:

 

12 ore fa, borden dice:

La storia della città nascosta Sergio l'aveva bocciata. Io e Mauro gliel'abbiamo ripescata chiedendogli di  dare il massimo. Beh, okay. E' andata così.

 

La storia dei Conquistadores è un ottimo esempio di quanto il rapporto fra verosimiglianza storica e fantasia sia variabile: l'idea di base era molto affascinante, ma poi è stata realizzata male. Intendo dire se, al di là della Città d'oro, mi vuoi mettere i Conquistadores alla fine dell'Ottocento devi rendere il tutto un minimo credibile. Non dico che pretendo di ritrovarmi davanti dei maggiorenti cittadini che si comportano come Ferrer de "I promessi sposi" o parlano secondo le regole del concettismo, ma almeno un minimo di spiegazioni su perchè dei Conquistadores si sono trasformati in una comunità di pacifisti sarebbe necessario. Per non parlare della posizione della città, che non essendo particolarmente inaccessibile non giustifica il suo isolamento e via così.

Ma hai ragione, meglio chiuderla qui: non sta bene parlare male di un assente (per giunta, le volte in cui ci ebbi a che fare davvero squisito e pacato, quasi timido) in presenza di un suo collega. :D

 

Tornando sulla questione plausibilità e sempre collegandoci ai Conquistadores di Faraci: "La montagna misteriosa" di Gianluigi Bonelli era sviluppata su un concetto di base molto simile, ma appariva più credibile. Poi è vero che "Gianluigi è morto e non è più quel tempo"; ma in tempi più recenti con "La nave perduta" Nizzi è riuscito a riproporre un concetto non troppo dissimile, aggiornandolo con i dovuti elementi a un pubblico meno fanciullesco. Ed ecco che la storia della nave perduta non è certo realistica, ma nella logica della serie viene comunque resa credibile.

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La nave. Era un soggetto che da anni Gl voleva fare e mi aveva chiesto un aiuto, ma io non glielo seppi dare come voleva lui, e poi Sergio passò lo spunto a Nizzi. 

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Accidenti, questa mi era proprio ignota! Grazie per l'aneddoto, @borden!

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56 minuti fa, Diablero dice:

Presentare Tex come un ammazzasette che sbaraglia tutti senza bisogno nemmeno di sforzarsi non è solo poco realistico, ma lo rende antipatico come un "Gastone", che vince senza meritarselo...

io amo gli eroi vincenti. ma la vittoria ha sempre un prezzo...e una sofferenza.mi piacciono molto le storie in cui Tex vince con difficoltà e perde allo stesso tempo un amico o una persona cara...ma non bisogna abusare secondo me di questo clichè ad libitum. se no si finirebbe nel melodramma puro

 

26 minuti fa, virgin dice:

tra l'altro, ora che mi ci fai pensare, quanto è forte l'etica protestante in tutto ciò. Ricordo che anni fa Alfio Squillaci scrisse un articolo proprio sulla differenza fra Western classico (avventuroso, etica protestante) e Spaghetti-western (diretta discendenza dal melodramma, etica tridentina) un po' forzato forse, ma che coglieva alcune tendenze di fondo.

giusta analisi. Personalmente preferisco il primo genere al secondo...

 

26 minuti fa, virgin dice:

Intendo dire se, al di là della Città d'oro, mi vuoi mettere i Conquistadores alla fine dell'Ottocento devi rendere il tutto un minimo credibile.

direi proprio di si...è per quello che bisogna conoscere la Storia almeno un po'...se no si prendono cantonate...Tex Willer è un fulgod esempio di storie inventate in un preciso contesto Storico...non è un caso secondo me il 1858, un anno pieno e denso di avvenimenti nelle Americhe...nel 1858 Geronimo perde l'amata moglie Alope ad opera del generale Carrasco e inizia il suo sentiero di vendetta...per esempio

Edited by Barbanera

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, Diablero dice:

Presentare Tex come un ammazzasette che sbaraglia tutti senza bisogno nemmeno di sforzarsi non è solo poco realistico, ma lo rende antipatico

 

 

Ma guarda che questo è il Tex G.L. Bonelliano e in più spaccone, che a certi sta antipatico. E la storia che ci sta attorno che deve funzionare. Se come dici con i Siksika, gli avversari ti sembrano semplici figuranti, non è sbagliato mostrare Tex che fucile in mano non sbaglia un colpo, è sbagliato mostrare avversari inconsistenti che gli rendono troppo facile la vita. Peraltro continuo a difendere quelle pagine della sua ultima storia. Nelle due tavole che hai postato in cui si vedono in successione le vignette con i volti dei principali personaggi che sparano seguiti da vignette con gli indiani che cadono come mosche, c' è proprio una precisa scelta narrativa dell'autore. Nizzi lo fa apposta e lo fa in chiave anche ironica, mettendo in risalto come la proverbiale destrezza con le armi dei pards che escono da questi scontri a fuoco sempre incolumi (o quasi) sia una componente vincente della serie ma non troppo verosimile. Questa è per dirla come GLB, la "maniera di Tex", e i lettori se lo aspettano. Poi chiaramente quando finisci per abusare di questi stratagemmi narrativi, e Faraci l'ha fatto fino all'ossessione, le storie perdono consistenza.

 

Cita

Non sarebbe meglio liberare il Tex da queste pastoie realistiche che gli stanno strette? Tra l’altro gli indiani sono ormai tutti in riserva, lui non può più fare una bella battaglia, come faceva un tempo, quando arrivava in testa a tutti i Navajos. Adesso al massimo può fare uno sconfinamento da una riserva.


G.L. Bonelli: Ma io non mi creo problemi di questo genere! Io leggo molto, ho letto molto sulla storia del West, se trovo qualche spunto ne approfitto, lo sviluppo. A me interessa il fatto, non faccio lo storiografo. Il Tex non è un trattato di storia, bensì un libero adattamento di fatti accaduti che il protagonista vive e risolve alla sua maniera.

 

La sua maniera, appunto.

  • +1 1

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32 minuti fa, Barbanera dice:

giusta analisi. Personalmente preferisco il primo genere al secondo...

 

Da cattolico tridentino, condivido! :D

Poi, giusto dopo aver letto l'articolo di Squillaci sono andato a rivedermi "Il buono, il brutto, il cattivo" dicendo: "Bene, il buono è il tenore, il brutto è il basso, il cattivo è il baritono" e l'ho decisamente apprezzato, rivalutando in seguito gli Spaghetti western; ma il western classico è proprio un'altra cosa.

 

A proposito di Storia, si pone il problema delle guerre indiane: ricordo che alcuni lettori, proprio come riportato da Sandro, osservavano come nell'attualità di Tex le grandi guerre indiane fossero anacronistiche e che quindi si potessero proporre solo storie con bande di indiani abbastanza piccole; per me, invece, non sarebbe un grande problema.

Ad esempio: nazisti che scappano in Sud America e tentano di costituire il Quarto Reich in Patagonia negli anni Settanta. Anacronistico? Sì, però secondo me accettabile in un contesto di avventura abbastanza fantasiosa, se fatto bene.

Penso che la sensibilità dei diversi lettori sia variabile sulla base delle loro conoscenze: le guerre indiane negli anni Ottanta dell'Ottocento per alcuni sono anatema, per altri accettabili; Colt Peacemaker nella guerra di secessione a me fanno rabbrividire, per altri ordinaria amministrazione. :D

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10 minuti fa, virgin dice:

i pone il problema delle guerre indiane: ricordo che alcuni lettori, proprio come riportato da Sandro, osservavano come nell'attualità di Tex le grandi guerre indiane fossero anacronistiche e che quindi si potessero proporre solo storie con bande di indiani abbastanza piccole; per me, invece, non sarebbe un grande problema.

Bravo Virgin!più che anacronistiche, il problema a parer mio è il delicato ruolo di Tex come capo indiano, ranger e Agente indiano...non si può pensare di mettere Tex a capo di intere nazioni indiane che combattono contro la Cavalleria USA...sarebbe la fine del personaggio. L'unica possibiltà a mio sindacabile giudizio è Tex che  punisce i lobbisti che vogliono speculare sulle Guerre Indiane per arricchirsi, con Tex che fa da paciere tra Pance Blu e Nativi...oppure Tex che divide gli Indiani facinorosi dai pacifici...Tertium non datur. Secondo me ogni volta è una peripezia per aun autore inventarsi una trama che riguarda le Guerre Indiane...

Patagonia è un unicum...difatti si svlge in Argentina

10 minuti fa, virgin dice:

Colt Peacemaker nella guerra di secessione a me fanno rabbrividire, per altri ordinaria amministrazione. :D

la pensiamo uguale...

Edited by Barbanera

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<span style="color:red;">8 minuti fa</span>, virgin dice:

Ad esempio: nazisti che scappano in Sud America e tentano di costituire il Quarto Reich in Patagonia negli anni Settanta. Anacronistico? Sì, però secondo me accettabile in un contesto di avventura abbastanza fantasiosa, se fatto bene.

 

Perché non l'ipertunnel dell'Antartico, la città di Neu Berlin sotto i ghiacci, la tecnologia del Sole nero in mano agli ultimi nazisti ? C'è chi ci crede.

 

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1 ora fa, ymalpas dice:

 

 

 

Ma guarda che questo è il Tex G.L. Bonelliano e in più spaccone, che a certi sta antipatico. E la storia che ci sta attorno che deve funzionare. Se come dici con i Siksika, gli avversari ti sembrano semplici figuranti, non è sbagliato mostrare Tex che fucile in mano non sbaglia un colpo, è sbagliato mostrare avversari inconsistenti che gli rendono troppo facile la vita. Peraltro continuo a difendere quelle pagine della sua ultima storia. Nelle due tavole che hai postato in cui si vedono in successione le vignette con i volti dei principali personaggi che sparano seguiti da vignette con gli indiani che cadono come mosche, c' è proprio una precisa scelta narrativa dell'autore. Nizzi lo fa apposta e lo fa in chiave anche ironica, mettendo in risalto come la proverbiale destrezza con le armi dei pards che escono da questi scontri a fuoco sempre incolumi (o quasi) sia una componente vincente della serie ma non troppo verosimile. Questa è per dirla come GLB, la "maniera di Tex", e i lettori se lo aspettano. Poi chiaramente quando finisci per abusare di questi stratagemmi narrativi, e Faraci l'ha fatto fino all'ossessione, le storie perdono consistenza.

 

 

La sua maniera, appunto.

 

 

Ti prego, poi non parliamone più, ma se tu confondi Faraci con GL sei fuori come   un balcone e non capisci, come lui, la DIFFERENZA tra un eroe coraggioso e un coglione impossibile.

 

Non è questione di abusarne, è proprio che sono due cose diverse

 

 

 

 

Edited by borden

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Sì, una bella guerra indiana sarebbe anacronistica nel 1880.

Sì, una bella guerra indiana tra i Navajo di Aquila della Notte e di Piccolo Falco contro l'esercito degli U.S.A. sarebbe la fine di Tex (sarebbe).

Ma non credete che sia più difficile resuscitare un mago ipnotizzatore le cui spoglie mortali, divorate dai topi, non esistono più?

Una bella guerra indiana, se gestita bene e con la dovuta coerenza, sarebbe una storia niente male.😜

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10 ore fa, Barbanera dice:

Bravo Virgin!più che anacronistiche, il problema a parer mio è il delicato ruolo di Tex come capo indiano, ranger e Agente indiano...non si può pensare di mettere Tex a capo di intere nazioni indiane che combattono contro la Cavalleria USA...sarebbe la fine del personaggio. L'unica possibiltà a mio sindacabile giudizio è Tex che  punisce i lobbisti che vogliono speculare sulle Guerre Indiane per arricchirsi, con Tex che fa da paciere tra Pance Blu e Nativi...oppure Tex che divide gli Indiani facinorosi dai pacifici...Tertium non datur. Secondo me ogni volta è una peripezia per aun autore inventarsi una trama che riguarda le Guerre Indiane...

Patagonia è un unicum...difatti si svlge in Argentina

 

Invero Tex ha guidato gli indiani contro le giacche azzurre, giustappunto in "Sangue navajo"... ma, come dici tu, quante acrobazie si è dovuto inventare Gianluigi Bonelli per far sì che la storia fosse accettabile? Poi è divertentissimo vedere Tex che dichiara guerra a Washington e cattura interi reparti senza sparare un colpo, ma il tutto assume toni molto leggeri, non dico da commedia, ma comunque leggeri. Idem Nizzi ne "Le colline del vento", caricando ancor di più il lato divertente (mentre "Le colline dei Sioux", più ancora che un seguito, sono in sostanza il remake realistico di quella storia); ma è agevole notare come in questo caso Tex non dichiari autonomamente guerra agli Stati Uniti, ma svolga un ruolo più sfumato e sornione; segno che sì, è proprio un canovaccio difficile da riproporre. Già "Sangue navajo" non stona nel primo centinaio della serie, mentre nel secondo sembrerebbe in qualche modo incoerente col resto.

Ciò detto, anche secondo me

9 ore fa, Letizia dice:

Una bella guerra indiana, se gestita bene e con la dovuta coerenza, sarebbe una storia niente male.

 

Del resto, se non ho capito male mi pare che la storia attualmente in corso di pubblicazione su "Tex Willer" presenti appunto una guerra indiana. Ma io non mi farei troppi problemi nemmeno a trovare una guerra indiana sulla serie principale.

 

10 ore fa, ymalpas dice:

Perché non l'ipertunnel dell'Antartico, la città di Neu Berlin sotto i ghiacci, la tecnologia del Sole nero in mano agli ultimi nazisti ? C'è chi ci crede.

 

L'idea veramente mi è venuta da El Cuarto Reich Argentino dei simpaticissimi scrittori nazisti di Roberto Bolano, che però era una più prosaica casa editrice clandestina. :D

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, borden dice:

Ti prego, poi non parliamone più, ma se tu confondi Faraci con GL sei fuori come   un balcone e non capisci, come lui, la DIFFERENZA tra un eroe coraggioso e un coglione impossibile.

 

Non è questione di abusarne, è proprio che sono due cose diverse

 

Soltanto per dire che, se non si capisce bene quello che ho scritto, non mi sono mai sognato di associare di due autori.

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<span style="color:red;">13 ore fa</span>, borden dice:

Tendenzialmente hai ragione , ma nella mia storia quel problema non c'era e in quella di Ruju pure mi sembra molto molto veniale.

 

Permettimi di dissentire, Mauro. Nella storia di Ruju i Forrester erano praticamente in trappola. Finiti, spacciati. Sono all'interno di un ranch fortificato in cui tutti gli sono contro. Se la storia, da quel vicolo cieco, va avanti è solo perché l'autore ha demolito (metaforicamente e "fisicamente") il muro, così che quel vicolo cieco non è più stato tale e i Forrester sono potuti fuggire. E la storia è andata avanti, ma solo a costo di una forzatura. Che io non riesco a considerare veniale, perché essenziale ai fini del prosieguo della storia.

 

<span style="color:red;">13 ore fa</span>, borden dice:

In una scena analoga di Montagne maledette Tex e Carson fanno così, ma pensando in cuor loro di morire...

 

Lì però i due pards sono allo scoperto e non hanno alternative che farsi rotolare lungo il pendio. Che scena, quella! E che storia!

 

<span style="color:red;">12 ore fa</span>, virgin dice:

ho sempre adorato quella scena specifica: perché è il jolly che ti giochi una/due volte nella carriera da autore e, inoltre, perché in quel caso è costruita con grande pathos all'interno di una vicenda che la rende plausibile e, come giustamente dici tu, Tex e Carson lo fanno pensando di andare incontro a morte certa.

 

E' vero: la scena, che peraltro è plausibile per come si sviluppa e quindi poco paragonabile ad altre proposteci da Faraci, si innesta comunque all'interno di una vicenda così splendidamente costruita da non essere minimamente criticabile. Ricordo quell'estate del 2000. La miniera del fantasma mi piacque così tanto che, in quel mese di agosto, ricordo che lessi l'albo almeno tre volte: non vedevo l'ora di avere tra le mani Montagne Maledette (con quella copertina, poi!), ma poiché dovevo aspettare un mese e non mi bastava la pazienza, continuavo a rileggere il primo albo con avidità, come quegli assetati che bevono avidamente le poche gocce a disposizione. Montagne Maledette è un gioiello, per testi e disegni. Vorrei chiedere a @borden se gli piaceva lavorare con Ortiz, disegnatore amatissimo da Nizzi...

 

<span style="color:red;">12 ore fa</span>, borden dice:

La storia della città nascosta Sergio l'aveva bocciata. Io e Mauro gliel'abbiamo ripescata chiedendogli di  dare il massimo.

 

Hai chiesto di chiuderla qui, ma io ne riparlo solo perché il tema de La città nascosta ben si attaglia al presente topic. Al di là dello sviluppo non felice della sceneggiatura, una storia con una trama del genere (da primo centinaio, la definimmo quando uscì) può ancora trovare posto nell'ottavo decennio texiano? Forse, al di là della sceneggiatura faraciana, aveva ben fatto Sergio Bonelli a bocciare il soggetto e male voi a ripescarlo? Non è una critica né una domanda retorica: mi chiedo davvero se storie del genere possano ancora essere leggibili nel 21° secolo, e non so dare una risposta certa.

 

<span style="color:red;">11 ore fa</span>, borden dice:

La nave. Era un soggetto che da anni Gl voleva fare e mi aveva chiesto un aiuto, ma io non glielo seppi dare come voleva lui, e poi Sergio passò lo spunto a Nizzi. 

 

E ti piacque come la realizzò Nizzi? O magari pensi che il tuo spunto avrebbe potuto essergli superiore?

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Ehi, domande delicate... Rispondo a quella della Città Nascosta. Qualunque soggetto è adatto sempre, se si riesce a farlo BENE. Poi non è detto che si riesca.

Tanti anni fa, volevo farlo io quello del Monte Rainier. Ora che sto facendo il seguito, beh, appunto, non è detto che mi riesca.

 

In quanto a Ortiz, con quella storia e quella di Fort Apache diede davvero il massimo.

 

 

 

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Just now, borden dice:

Ehi, domande delicate... Rispondo a quella della Città Nascosta. Qualunque soggetto è adatto sempre, se si riesce a farlo BENE. Poi non è detto che si riesca.

Tanti anni fa, volevo farlo io quello del Monte Rainier. Ora che sto facendo il seguito, beh, appunto, non è detto che mi riesca.

 

In quanto a Ortiz, con quella storia e quella di Fort Apache diede davvero il massimo.

 

 

 

 

 

Lo so che erano delicate, però visto che spesso non ti tiri indietro, ci ho provato :D   Ma già sapevo che non avrei potuto pretendere risposta certa.

 

Sì, nella prima storia di Laredo Ortiz fu quasi all'altezza del suo celebre Texone.

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<span style="color:red;">8 ore fa</span>, Leo dice:

E' vero: la scena, che peraltro è plausibile per come si sviluppa e quindi poco paragonabile ad altre proposteci da Faraci, si innesta comunque all'interno di una vicenda così splendidamente costruita da non essere minimamente criticabile. Ricordo quell'estate del 2000. La miniera del fantasma mi piacque così tanto che, in quel mese di agosto, ricordo che lessi l'albo almeno tre volte: non vedevo l'ora di avere tra le mani Montagne Maledette (con quella copertina, poi!), ma poiché dovevo aspettare un mese e non mi bastava la pazienza, continuavo a rileggere il primo albo con avidità, come quegli assetati che bevono avidamente le poche gocce a disposizione. Montagne Maledette è un gioiello, per testi e disegni. Vorrei chiedere a @borden se gli piaceva lavorare con Ortiz, disegnatore amatissimo da Nizzi...

 

Chiudo brevemente l'OT: "La miniera del fantasma" è una storia davvero fantastica. @borden è giustamente celebrato per le sue epiche storie da tre albi, ma ha scritto molte belle storie da due albi che rientrano secondo me fra le sue migliori (La lunga pista, Matador, Colorado Belle, Il segreto del giudice Bean); ecco, "La miniera del fantasma" ti trasmette davvero la stessa identica epica delle sue triple più famose.

Tutte le volte che qualcuno se ne salta fuori con: "X ha scritto una storia di merda perché aveva solo due albi, ne avesse avuti tre sarebbe venuto un capolavoro", mi verrebbe da rispondergli, parafrasando il grande Pasquale Squitieri al Processo di Biscardi: "Signori, ricordiamoci che Mauro Boselli aveva a disposizione due albi e ha scritto -La miniera del fantasma-. Echeccazzo. Echeccazzo. Echeccazzo". :D

 

Cita

Hai chiesto di chiuderla qui, ma io ne riparlo solo perché il tema de La città nascosta ben si attaglia al presente topic. Al di là dello sviluppo non felice della sceneggiatura, una storia con una trama del genere (da primo centinaio, la definimmo quando uscì) può ancora trovare posto nell'ottavo decennio texiano? Forse, al di là della sceneggiatura faraciana, aveva ben fatto Sergio Bonelli a bocciare il soggetto e male voi a ripescarlo? Non è una critica né una domanda retorica: mi chiedo davvero se storie del genere possano ancora essere leggibili nel 21° secolo, e non so dare una risposta certa.

 

A me l'idea piaceva molto, tanto che, pur non acquistando Tex da qualche anno, comprai quella storia (ah, insensata cura de' mortali... :D ) e... sappiamo tutti com'è andata. Il sospetto che avanzi tu viene onestamente anche a me: forse davvero Gianluigi è morto e non è più quel tempo... ma poi penso: Boselli ci riporterà sul Monte Rainer; siamo davvero sicuri che gli verrà una cagata? Magari sì, nemmeno lui è infallibile; ma io mi sentirei di scommettere sul contrario. ;)

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