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      BUON NATALE   24/12/2017

      BUON NATALE e felici Festività a voi!
due

[03] [Almanacco 1996] L'uccisore Di Indiani

Voto alla storia  

11 voti

  1. 1. Voto alla storia

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Soggetto e sceneggiatura: Claudio Nizzi
Disegni: Andrea Venturi
Periodicità annuale : Gennaio 1996



Tutto sui libri, i video, i film dell'anno. E tre articoli su John Wayne, i Pony Express e i personaggi western realizzati da Hugo Pratt. Nella storia a fumetti, Tex e Carson giungono nella cittadina di Ponderosa per indagare su alcuni efferati crimini. Gli Apaches Jicarilla sono terrorizzati: un fantomatico assassino mascherato aggredisce i pellerossa della tribù, trucidandoli e strappando loro lo scalpo! Soltanto a prezzo di grandi rischi e di molti sforzi, i due pards riescono a scoprire il movente degli spietati delitti e l'identità del misterioso uccisore di indiani.

 

 

 

 © Sergio Bonelli Editore

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Eccomi qui per parlare della storia contenuta in quest'almanacco. Da quanto mi ricordi, è una storia ben orchestrata, che non corre troppo così come non la tira per le lunghe. Ad un certo momento, ecco che Tex si ritrova ad indagare anche in modo diverso dal suo solito. Si giunge ad una prima sorpresa, poi poco tempo dopo ad una seconda ed eccoci alla fine, con l'ultimo "colpo"... :indianovestito: Una storia che segue un buon crescendo e, come nota extra, che si amalgama bene con lo spessore dei testi riguardanti il "Duca" ( :inch: )

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Questo è stato il mio primo almanacco... quanti ricordi... Storia appena riletta;a mio parere la migliore di quelle riguardanti i serial killer. La trama scorre benissimo, non ci sono momenti morti e i personaggi sono ben delineati, in particolar modo il personaggio del vecchio ubriacone che poi inaspettatamente si scopre essere stato un uomo di fede. Su tutto aleggia un clima teso, un atmosfera carica di inquietudine che allontana nettamente la storia dalla serenità classica del west texiano;la tribù apache è una tribù di straccioni mezzi morti di fame, idem per il villaggio ormai prossimo a diventare una ghost-town, in cui la gente è ombrosa, sospettosa, ormai rassegnata al lento decadimento del villaggio:un west crepuscolare, pieno di ombre e strade infangate. Questa è la perfetta cornice di una vicenda drammatica e oscura, di una vicenda che non presenta alcun vincitore, in cui se anche è la Giustizia a trionfare, tale trionfo non può che lasciare l'amaro in bocca: ci sentiamo infatti di giustificare l'assassino, ne condividiamo il dolore e la disperazione, non possiamo che giustificarne la follia ingiustificabile. Il tutto si fa ancora più straziante con le ultime pagine... Venturi qui è stato eccezionale:ha saputo rendere da maestro il senso di inqietudine che pervade la storia;tutte le scene con la pioggia sono magistrali! Non ho mai amato Venturi particolarmente, ma qui è davvero insuperabile. Nizzi dimostra di sapere cosa è il giallo:stupenda la scena del parrucchino, perchè giunge inaspettata, perchè riporta il mistero dove il mistero sembrava fosse ormai già stato svelato. In definitiva: un'ottima storia, una delle migliori che ho letto tra gli almanacchi che ho letto. Sicuramente esagero, ma sommando testi e disegni, e in barba all'avarizia, d' un bel 9 tondo tondo.

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Storia che conferma, a mio parere la buona qualità delle avventure proposte sugli Almanacchi. Già selezionata per il Cartonato Mondadori del 2012 "Sentieri di sangue" insieme a "Missione a Serra Vista" (AW 2001). L'ho riletta nella versione a colori dell'ultimo numero di Tex Gold della CSC e ne ho riapprezzato l'originalità e la trama ben costruita da Nizzi che porta gradatamente Tex a far luce sulla vicenda. I disegni di Venturi a mio avviso risultano un po' penalizzati dalla colorazione e ritengo superiori le tavole in bianco e nero.

 

Voto 8

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Fa una strana figura messa dietro una in cui Tex lascia andare un assassino dello stesso tipo da quello qui giustiziato, con tanto di arresto del padre: povero Endicoot. La Porta Chiusa vede la famiglia risparmiata dopo anni di complicità in omicidio per tacere di almeno due tentati omicidi, Saguaro della Carovana del Terrore ammazza sei innocenti come cani (uno pure lo tortura) e lo lasciamo andare felice e contento... e stavolta no, Endicoot lo arrestiamo e siamo pure così fessi da lasciarlo solo, si sparerà mica? Bah... la storia regge anche, ma è la psicologia del Tex di Nizzi che fa acqua da tutte le parti.

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Fa una strana figura messa dietro una in cui Tex lascia andare un assassino dello stesso tipo da quello qui giustiziato, con tanto di arresto del padre: povero Endicoot. La Porta Chiusa vede la famiglia risparmiata dopo anni di complicità in omicidio per tacere di almeno due tentati omicidi, Saguaro della Carovana del Terrore ammazza sei innocenti come cani (uno pure lo tortura) e lo lasciamo andare felice e contento... e stavolta no, Endicoot lo arrestiamo e siamo pure così fessi da lasciarlo solo, si sparerà mica? Bah... la storia regge anche, ma è la psicologia del Tex di Nizzi che fa acqua da tutte le parti.

 

 

Endicott, anche se non è uno sceriffo, in paese rappresenta la figura di riferimento della comunità per quanto riguarda l'ordine. Ottiene l'umana pietà di Tex che comprende da padre il dolore e lo stato d'animo di un'altro padre, ma il nostro ranger non può lasciarlo libero perchè egli nel tentativo di coprire il figlio comunque si è reso complice di un assassino, non esitando lui stesso a compiere un omicidio per raggiungere tale scopo. Saguaro è un indiano a cui hanno ucciso la propria donna, il cui fratello si rivolge vanamente allo sceriffo per ottenere giustizia. In quanto indiano non è considerato degno di ciò dalla legge gestita dai bianchi. Solo a seguito di questo episodio, Saguaro inizia ad uccidere per vendicare la sua amata. Mi sembra una differenza sostanziale.

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Per me è una storia senza infamia e senza lode, un giallo incentrato su un serial killer la cui identità il lettore sospetta già ben prima che Tex chiuda il caso. La cittadina di Ponderosa ricorda la Quemado de "Il marchio di Satana" per la sua atmosfera sinistra e la non certo latente ostilità dei suoi abitanti. Le motivazioni dello scalpatore d'indiani non sono troppo originali, ma quel che pecca in questa storia è che Tex non debba far niente o quasi di suo per arrivare alla soluzione: c'è il personaggio dell'impavido reverendo dedito all'alcool che spiana ai due pards la via della verità e come se non bastasse, in una notte in cui furoreggia il temporale, è lo stesso assassino a materializzarsi come d'incanto ai loro occhi. Non viene spiegato come mai il dottore dall'apparente vita serena e tranquilla si trasformi in una belva assetata di sangue proprio nei giorni di pioggia e labile appare la motivazione che così possa far perdere facilmente le sue tracce. Desta un po' di sconcerto la parte iniziale nella riserva apache con gli indiani dipinti come se uscissero da un lager e la promessa di Tex di occuparsi personalmente della loro sorte, magari sbatacchiando l'agente corrotto che specula sui rifornimenti (ma alla fine della storia neanche una pagina è dedicata al problema). Aggiungiamo a questo che Nizzi scrive una sceneggiatura a tratti fortemente teatrale, segno che quando la sceneggiò non era evidentemente troppo in vena. Ecco, è forte la sensazione di una storia pensata tanto perché doveva consegnare questo centinaio di pagine all'Almanacco. Onestamente c'è di meglio, peccato per i disegni sprecati di un Venturi che strizza troppo l'occhio al Tex di Villa, non è un male, ma si vede che era ancora agli inizi.

Voto: 6.

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