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Ray Clemmons

Tew western classico o revisionista?

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Solitamente, quando si parla di western italiano a fumetti, si identifica "Tex" come massimo rappresentante del western classico e "Ken Parker" come baluardo del western revisionista. A mio parere, se sul piano stilistico è innegabile che la serie targata Berardi/Milazzo sia più imprevedibile e complessa a livello di composizione della tavola, gestione degli spazi e dei silenzi rispetto a "Tex", bisogna considerare che dal punto di vista contenutistico "Tex" è un fumetto tutt'altro che classico. Si pensi a come, un buon decennio prima dell'avvento del cinema western revisionista, Bonelli avesse già detto la sua sulla questione indiana con "Sangue navajo" o sulla guerra civile con "Tra due bandiere". Per non parlare di come "Tex" abbia saputo nel tempo mescolare toni e registri con ammirevole disinvoltura, passando dall'ironico al crepuscolare, dallo storico al fantastico. A mio parere, ciò è dovuto al fatto che per gli americani all'epoca il western era un genere sacro e intoccabile, mentre Bonelli e Galep hanno potuto affrontare la mitologia western e la storia americana con la serenità e il distacco europei di chi non parla di vicende della propria nazione e, perché no, anche con quello spirito un po' ribelle e fantasioso, ingenuo e sfrontato tipico del fumetto d'avventura italiano. Voi che ne pensate?

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18 hours ago, Ray Clemmons said:

Si pensi a come, un buon decennio prima dell'avvento del cinema western revisionista, Bonelli avesse già detto la sua sulla questione indiana con "Sangue navajo" o sulla guerra civile con "Tra due bandiere". Per non parlare di come "Tex" abbia saputo nel tempo mescolare toni e registri con ammirevole disinvoltura, passando dall'ironico al crepuscolare, dallo storico al fantastico. A mio parere, ciò è dovuto al fatto che per gli americani all'epoca il western era un genere sacro e intoccabile, mentre Bonelli e Galep hanno potuto affrontare la mitologia western e la storia americana con la serenità e il distacco europei di chi non parla di vicende della propria nazione e, perché no, anche con quello spirito un po' ribelle e fantasioso, ingenuo e sfrontato tipico del fumetto d'avventura italiano. Voi che ne pensate?

 

Penso che stai seriamente sottovalutando il western "classico", che non è assolutamente una cosa "sacra" e monolitica come la descrivi. Western di denuncia ce ne sono sempre stati (come ricordo spesso, il western "moderno" nasce con Ombre Rosse di John Ford, che usa il western come una metafora della società americana dell'epoca e la crisi economica del decennio precedente. Ed è un western in cui gli "eroi" sono un evaso, un ubriacone, una puttana e un giocatore d'azzardo, che salvano i "bravi e onesti cittadini" che li snobbavano e li disprezzavano. Mentre il "cattivo" è il più "altolocato" di loro, il ricco banchiere che sta scappando con i soldi dei cittadini che gli hanno dato fiducia - e Ford gli mette in bocca dei dialoghi che non stonerebbero in bocca a molti politici neoliberisti attuali - e nel "lieto fine" l'evaso e la prostituta fuggono insieme con la benedizione dello sceriffo...)

 

Molti altri hanno preso spunto dall'idea di Ford, usando il western per veicolare istanze politiche e denunce. Hai mai visto "Mezzogiorno di fuoco"? Ti sembra una celebrazione della società americana, dipinta come una massa di codardi che preferisce allearsi con criminali e prepotenti piuttosto che difendere chi li vuole proteggere? Ed era una chiarissima accusa nei confronti del maccartismo, cioè un tema politico molto "caldo" in quel momento...

 

O per fare altri esempi...  Sentieri Selvaggi? L'Uomo che Uccise Liberty Valance? Li hai mai visti?  La tua descrizione del "western tradizionale" si adatta al massimo ai vecchi film di Tom Mix degli anni 20...

 

Anche con gli indiani, ci sono un sacco di western che li hanno difesi, o li hanno proprio messi nel ruolo dei "buoni", anche molto prima degli anni 70. Quello che accadde negli anni 70, fu che il western perse di nuovo la sua "problematicità". I film tornarono di nuovo, come ai tempi di Tom Mix, a dividere i protagonisti in buoni e cattivi in base alla razza. Solo che stavolta erano a ruoli rovesciati, i bianchi tutti cattivi, i pellerossa tutti buoni. All'inizio l'impatto di queste pellicole, spesso anche molto dure e violente, colpì gli spettatori, ed ebbero un certo successo. Quando anche quello si trasformò in una moda...  uccise il western. Sostituito sugli schermi dagli action anni 80 totalmente decerebrati e senza la "problematicità" che aveva arricchito il western "tradizionale" dal 1938 in poi.

 

GL Bonelli fu un antesignano, un precursore? Nel campo dei fumetti certamente sì, basta vedere che roba veniva pubblicata all'epoca, pare di paragonare Mickey Spillane (che Bonelli apprezzava molto, dicono...) con Liala. Modernissimo nel linguaggio, nella violenza, nei temi "adulti" (non a caso Tex era stato messo fra le letture "proibite" dalla chiesa e dai "pedagoghi" - un nome che per me si riferisce al fatto che sarebbero stati da prendere a calci - dell'epoca), e pure nel rapporto con gli indiani.

 

Se lo paragoniamo con il cinema, direi piuttosto che aveva saputo prendere sia i temi più avventurosi ed esotici sia quelli più "problematici" dal cinema americano che stava inondando gli schermi italiani nel dopoguerra (e dai romanzieri americani, non solo western), e in questo si era distaccato nettamente dal provincialismo culturale dell'Italia dell'epoca, ma senza dimenticare che stava scrivendo comunque per un pubblico di ragazzi, quindi certi temi venivano molto semplificati (ma non eliminati: anche se alla fine fa risolvere tutto a Tex, l'immagine dei riccastri che sparano ai ragazzi indiani per divertimento, sicuri dei loro appoggi politici e della loro intoccabilità, mentre le loro vittime sono "solo sporchi pellirosse" che non meritano giustizia, è molto forte). Poi, con l'aumentare dell'età media del suo pubblico, ha potuto osare di più (anche se il suo Tex è sempre rimasto comprensibile anche ad un bambino nella trama generale, anche se certe cose le noti solo rileggendolo anni dopo)

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Per rispondere alla tua domanda: ho visto più volte "Mezzogiorno di fuoco", "Sentieri selvaggi" e "L'uomo che uccise Liberty Valance". Quando parlo di western classico mi riferisco a quello hawksiano del tipo "Un dollaro d'onore", terso nello stile e nella morale. E infatti il film di Hawks fu immaginato da John Wayne (non da me!) come ideale risposta "tradizionale" alle poco gradite innovazioni apportate da "Mezzogiorno di fuoco", un film in cui si descriveva la grettezza e l'egoismo della classe media americana, quasi anticipando un discorso tipico della New Hollywood (vedi "Rosemary's baby"). Sono il primo a riconoscere la profondità e la complessità del western classico, adoro John Ford e Howard Hawks, ma bisogna riconoscere che, nel cinema western americano, a livello stilistico sia Ford che Hawks che Zinnemann siano registi classici, puliti, mentre la vera rivoluzione del western arrivò solo con Sam Peckinpah (montaggio serrato, violenza efferata, nichilismo estremo mescolato ad un romanticismo disperato). Mentre in Ford e Hawks il mito del west ancora esisteva, col suo sistema di valori, paradigma ineludibile anche per gli azzimati uomini dell'est (vedi il finale de "L'uomo che uccise Liberty Valance"), è solo Peckinpah il primo a distruggere definitivamente e totalmente il mito del west, decostruendone i valori e sbriciolandone l'alone leggendario, iniziando quel processo di revisione del western che avrebbe avuto il suo apice forse col western eastwoodiano (soprattutto "Gli spietati"). Riguardo alla questione indiana, è innegabile che l'atteggiamento di "Ombre rosse" sia ancora acerbo (gli indiani sono dei barbari nemici da distruggere a tutti i costi). Sono ancora lontani i tempi di "Soldato blu" o "Balla coi lupi". Riguardo alla guerra civile americana, nessun regista americano ha avuto il coraggio di affrontarla di petto ("Il texano dagli occhi di ghiaccio" la tratta solo di striscio). Il primo a sbatterci in faccia le atrocità del conflitto è stato Leone con "Il buono, il brutto e il cattivo". Il western magico alla Tex non esiste in America, il primo western comico forse è "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" di Mel Brooks. é innegabile che per gli americani il western sia un genere importante e che tutti gli innovatori siano stati criticati, almeno fino agli anni '90 (Peckinpah mai un Oscar, Zinnemann criticato a morte, "I cancelli del cielo" di Cimino flop disastroso). Grazie per il tuo commento, spero di avere chiarito la mia posizione :)

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