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TWF - Tex Willer Forum
ymalpas

[203/207] I Ribelli Del Canada

Voto alla storia  

32 voti

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Soggetto e sceneggiatura: Guido Nolitta
Disegni: Fernando Fusco
Periodicità mensile: Settembre 1977 è Gennaio 1978
Inizia nel numero 203 a pag. 87 e finisce nel numero 207 a pag. 27



Roger Goudret, un mite predicatore che rifugge da ogni forma di violenza, si trova ospite delle prigioni di Great Falls in seguito alla sua intensa opera di "apostolato" a favore degli indiani che vedono in lui una specie di profeta mandato dal cielo. Le idee che diffonde con estrema facilità hanno causato infatti numerosi episodi di violenza e di ribellione in alcune riserve indiane, sedati nel sangue. Tex ha ricevuto l'incarico di trasferire Goudret nella città di Winslow dove lo attende il processo. Mentre scendono le prime ombre della notte, il capitano Jim Brandon giunge inaspettatamente nel piccolo villaggio del Montana. Le popolazioni del Saskatchewan, sobillate dallo stesso Goudret, minacciano una ribellione al dominio inglese, col fine di rendere la regione una nazione indipendente e le giubbe rosse, dopo i primi segnali sempre più preoccupanti, hanno deciso a loro volta di fermare la sua opera di proselitismo. Ma la propaganda di Roger Goudret è seguita con un certo interesse anche dal cugino Pierre, detto Big Bear, un avido fuorilegge che vede nella rivoluzione una facile opportunità di arricchirsi. A dargli manforte è il capitano Donovan, un giuda in divisa, il cui intervento provvidenziale permette la liberazione del "profeta". Stordito Tex e ucciso lo sceriffo, anche Jim Brandon, ferito da un proiettile, cade in una pozza di sangue. Mentre le fiamme della ribellione si alzano sempre più alte ed incontrollate nel cielo e la falce della morte miete le sue prime innocenti vittime, il ranger e la giubba rossa, si lanciano in una palpitante corsa contro il tempo, per chiudere la partita con i fuggiaschi.
Le formose ragazze di Lilly Bijoux, che generosamente si concedono agli sguardi nostri e del pubblico, ballando uno scatenato can can, attirano una clientela sempre numerosa al Roman Palace, il locale notturno più frequentato dell'intera Great Falls. E in questo peccaminoso affresco di fine ottocento, tra i più conturbanti mai visti, seduto ad un tavolo accanto allo sceriffo, ritroviamo Tex Willer, evidentemente poco allettato dallo spettacolo del Mago di Parigi, che richiama a gran voce le "famose ragazze". E non possiamo dargli torto, merita poca fede il suo goffo tentativo di scusarsi davanti a Jim Brandon, insensibile al fascino della bella Lilly che lo provoca visibilmente, trattando le artiste da piccolo branco di gallinelle che sgambettano sul palcoscenico. Questo piccolo e godibile siparietto, dovuto immancabilmente alla penna di Nolitta, illustra un lato meno conosciuto del personaggio, lasciando intuire al lettore che ancora molto resta da raccontare sulla vita sentimentale e sessuale del ranger.
Non lasciamoci ingannare, per il lettore come per i protagonisti di questa storia, è la classica calma prima della tempesta. Le popolazioni di origine francese che abitano le regioni del Canada meridionale vogliono liberarsi dal soffocante dominio britannico. Respiriamo l'estrema tensione che genera la sfilata delle giubbe rosse nel piccolo villaggio di Bowness, gli sguardi pieni di odio e l'inquietante silenzio della gente, il bambino che scaglia una pietra: "fuori gli inglesi, fuori gli invasori dal nostro paese!", che contrastano visibilmente con l'allegra scena vissuta poco prima nel covo di peccatori a Great Falls.
Le idee di Roger Goudret sono tutt'altro che sballate e in alcune parti coincidono con la stessa visione di Tex del problema indiano e delle identità nazionalistiche, ma i tempi non sono ancora maturi per realizzare un nuovo tipo di società e le parole del profeta ottengono solo l'effetto di eccitare gli animi. E in questo clima di violenza e crudeltà sguazza il cugino Big Bear, un killer senza scrupoli, un cattivo magistralmente caratterizzato da Nolitta e dalla penna dell'immenso Fusco.
Roger lo accusa di servirsi della causa rivoluzionaria solo per vendicarsi di tutti coloro che in passato, per tanti anni, gli hanno dato la caccia, lo accusa di volersi atteggiare a rispettabile capo-popolo pur restando invece un volgare ladrone. Roger, che parla come uno dei tanti figli dei fiori sessantottini, forse anche perchè assomiglia un poco a John Lennon, si indigna contro il cugino per i massacri indiscriminati e le torture sui prigionieri, lui che avrebbe voluto trattare con le autorità inglesi, lui che si indigna per l'ondata di violenza scatenata da Big Bear e i suoi accoliti, la cui virulenza diffonde un'immagine del suo movimento ben diversa da quella che aveva progettato. Roger e Big Bear non hanno la stessa visione del problema, ed a un certo punto lo scontro è inevitabile. Big Bear spara alle spalle Roger, con la stessa vigliaccheria che aveva caratterizzato lo sparo sul corpo inerme di Jim Brandon a Great Falls.
Il personaggio di Donovan è più complesso. Nella cittadina del Montana impedisce a Big Bear di uccidere a sangue freddo Jim e Tex, ma è anche il traditore che favorisce l'eccidio di Fort Brooks. Animato da nobili ideali di libertà, nato da una famiglia di coloni francesi, Donovan è consapevole che nelle loro fila si annidano criminali del calibro di Pierre Goudret, ma questo secondo lui è lo scotto che ogni movimento rivoluzionario deve pagare. La rivolta al dominio inglese è sacrosanta e Tex sembra quasi capire le sue motivazioni e non si sbaglia sull'uomo, che nelle ultime pagine morirà per salvare la loro vita, riscattando così, almeno in parte, gli errori passati.
Questa epica avventura al nord, quella che dopo la mitica "Sulle piste del nord" inaugura il ciclo canadese, è uno dei massimi capolavori del terzo centinaio. Bellissimo il lungo inseguimento di Tex e Jim agli inafferrabili Goudret, l'incontro con gli Uroni che porta al salto dalla Rupe Nera, nessuno si era mai gettato in quelle acque! quindi l'orgia di sangue ovvero l'orrore di Fort Brooks e l'incontro con il simpaticissimo trapper Soublette. L'arrivo in canoa dei tre al villaggio di Elbow, la tana del lupo, l'incontro sfortunato con Donovan nell'uffico del reclutamento, la fuga, l'inseguimento e infine il palo della tortura. Tex e Jim vengono seviziati dagli indiani per quasi un albo intero [ il 206 ], sono delle scene di una ferocia e di una bellezza unica, commoventi le parole d'orgoglio e d'incitamento che i due, ormai consapevoli della loro fine imminente, hanno l'uno per l'altro.
Quindi lo sparo di Big Bear. La folla commossa e incredula degli indiani, raccolta intorno al cadavere del profeta, che dopo la sua morte abbandonano la causa rivoluzionaria e i ribelli francesi al loro triste destino.L'arrivo delle giubbe rosse che spazzano gli ultimi tentativi di resistenza. La fuga di Pierre Goudret, l'intervento successivo di Donovan che impedisce l'assassinio dei due pards ancora legati al palo, la rincorsa rabbiosa e furiosa di Tex al fuggiasco che finisce presto, il volto inacidito di Big Bear finalmente prigioniero e pronto per una bella corda insaponata che lo attende già nel Montana.
Personalmente ho sempre trovato discutibile solo una cosa in questa grande storia, parlo dell'ingiustificata assenza del meticcio di origine francese, l'immenso Gros Jean. Non sapremo mai se con il suo peso avrebbe potuto far pendere l'ago della bilancia dalla parte dei rivoluzionari!


 © Sergio Bonelli Editore

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Quello che si diceva sul vecchio forum a proposito di questa avventura...



Mister P

Uno dei Capolavori di Nolitta, contemporaneamente una delle storie meno texiane dell'autore. S?, ho storto il naso quando Tex cerca le ballerine (anche se non son certo uno di quei lettori a cui piace il Ranger 'pezzo-di-legno' con le donne), ma principalmente quando lui e Brandon si trovano legati per tutto un albo, chissà cosa avrà detto il Grande Vecchio di fronte ad una cosa del genere. L'ubriacone Soublette rimane il personaggio più simpatico, ed è un peccato che dopo l'imbriachera alla fine della storia non sia stato ripreso (magari in coppia con Gros Jean :D ). Cmq, l'argomento di fondo della storia, visto il mio pensiero e i miei trascorsi politici, m'ha interessato parecchio...

LIBERT? POUR LE QU?BEC!!!


Immagine postata



Anthony Steffen

La prima storia che ho letto di Tex.
Nel corso degli anni riletta almeno 2 volte.
Negli anni '70 e' da apprezzare l'apporto che Nolitta diede alla serie proponendo ai lettori delle storie con soggetti nuovi e soprattutto un modo di scrivere del tutto diverso rispetto al padre.(Puo' essere considerato secondo me l'antesignano di Boselli).
Basta ricordare storie come "Caccia all'uomo", "El Muerto".
Albi quest'ultimi che i fan di Tex non hanno mai dimenticato, considerandoli tra i migliori della serie.
Con questi albi Nolitta fu una sorta di divagazione rispetto al modo di scrivere di G. L. Bonelli, proponendoci un Tex leggermente diverso.
La storia in questione fu la prima a comprendere piu' di tre albi, e come gia' detto, fu' la prima che lessi e naturalmente ne sono affezionato.
Un avventura lunga ed epica dove la coppia Tex e Brandon, malgrado la similarieta' dei due, funziona a meraviglia e quindi gestita bene dall'autore.
Ma oltre a questo a Nolitta va riconosciuto la bravura nel caratterizzare gli altri comprimari presenti:il profeta Goudret,Big Bear, e soprattutto Donovan.
Quest'ultimo sembra proprio un personaggio creato da Boselli con il suo cambio di rotta finale.
Un piccolo capolavoro che parla di un argomento senza dubbio sempre interessante e sempre attuale.
Sergio Bonelli in quel periodo aveva molte buone idee che non replico' poi in seguito.
Un Fusco ai primi lavori su Tex da quel tocco in piu' ad un lavoro a mio avviso molto godibile.


ymalpas

Donovan è proprio uno strano tipo, che nella lotta per un ideale si macchia del sangue di innocenti e poi si redime nel finale in maniera poco comprensibile. E' un'anima tormentata, dalla psicologia difficile e tuttavia, un personaggio che trasmette simpatia... è un feeling tutto particolare che il lettore instaura con lui e che non sono in grado di descrivere a parole.
E comunque anche se qualcosa lo apparenta ai personaggi di Boselli, credo che nel parorama globale delle storie di Tex brilli proprio per la sua unicit?.

Quanto al Quebec, territorio canadese di lingua francese, che credo oggi goda di un'ampia autonomia, con tanto di referendum per l'indipendenza concesso non ricordo in quale anno e comunque fallito, è un tema, Mister P, che credo sia caro anche a SB.

Peccato davvero per Soublette, un personaggio forse un p? troppo zagoriano, ma simpaticissimo, e poi è lui che indirizza le giubbe rosse sul campo nemico dell'infernale Big Bear. Avevo aperto una discussione su TWO intitolata Missing Characters, cioè sui personaggi dimenticati dagli autori, Soublette ne è il tipico esempio.


Rimatt

Su questa storia, la mia opinione è in parziale disaccordo con le vostre. Non che non mi piaccia, tutt'altro (e del resto, adoro Nolitta e tutto quello che scrive): semplicemente, non ho mai trovato che I ribelli del Canada possieda qualcosa in più rispetto alle altre sceneggiature Texiane di Bonelli Jr. La trovo molto bella ed ESTREMAMENTE godibile, come quasi tutte le altre. Ma va detto che in certi momenti il ritmo non è proprio irresistibile, e che il Tex di questa storia è già molto differente da quello di GLB. Non che per me questo sia un problema, ma bisogna tenerne conto.

Bellissimi i disegni di Fusco, poche volte così bravo: il suo Tex "prima maniera", più longilineo e meno tarchiato di quello successivo, è ottimo e sprizza personalit? ed energia.

In conclusione una gran bella storia, da 8 e mezzo.

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Guest Kerzhakov 91

Storia che ho appena finito di leggere: bellissima, ma sinceramente mi aspettavo qualcosina di più, anche se - ripeto - rimane una splendida avventura, anche se dal ritmo non proprio irresistibile. Non mi è piaciuto molto il Tex "nolittiano", non so se sia così in ogni racconto di Bonelli jr., ma di certo gli preferisco quello più sbrigativo, sfrontato e "duro" del padre. Abbastanza deludente il principale cattivo, "Big Bear", che conoscevo già di fama: è semplicemente un gran bel bastardo assassino, non un cattivo particolarmente originale.

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io adoro generalmente le storie ambientate nel Nord, e questa non fa eccezione :D In quanto a big Bear, non sarà stato molto originale ma interpretava benissimo la sua parte e non vedevo l'ora che tex lo "spazzolasse" con del piombo caldo :D:D E come avete sottolineato voi c'è un numero di personaggi caratterizatissimi davvero notevole. Voto 9 per me :trapper:

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Guest Wasted Years

Soublette riesce a smaltire una sbornia con una bella immersione, dev'essere chiaramente astemio Nolitta per non sapere che ciò è umanamente impossibile. I personaggi sono eccessivamente rigidi, i rivoluzionari, big Bear, il tenentino delle giubbe rosse eccetera. Non mi quadra l'improvviso rinsavimento del profeta, e neanche il sacrificio del distaccamento delle giubbe rosse. In quest'ultimo caso non si capisce proprio che senso abbia, IMHO. Sono assurdit? più che incongruenze, comprensibili in Zagor ma ridicole il Tex. Come l'abbandono improvviso del campo da parte degli indiani. Avranno avuto altre motivazioni, non solo pa parola di quell'invasato. Tex e Jim però sono una bella accoppiata, e la vicenda scorre anche piacevolmente, se ci si convince che è zagor e non è Tex e si ignorano tutte le incongruenze, e i disegni di Fusco sono molto belli e piacevoli da guardare. Nolitta è Nolitta e non si perita! (ho coniato uno slogan :D)9 come storia di Zagor il Texano :D6,5 come storia di Tex.

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(Wasted Years@Mercoledì, 16-Lug-2008, 20:10 )

I personaggi sono eccessivamente rigidi, i rivoluzionari, Big Bear, il tenentino delle giubbe rosse eccetera. Non mi quadra l'improvviso rinsavimento del profeta, e neanche il sacrificio del distaccamento delle giubbe rosse. In quest'ultimo caso non si capisce proprio che senso abbia, IMHO. Sono assurdit? più che incongruenze, comprensibili in Zagor ma ridicole il Tex. Come l'abbandono improvviso del campo da parte degli indiani. Avranno avuto altre motivazioni, non solo la parola di quell'invasato.

IMHO, non si può dire che i personaggi di Big Bear, di suo cugino Roger Goudret e del tenente delle Giubbe Rosse Pembroke siano così rigidi, anche se sono certo un po'monocordi: il primo ( un classico vilain dall'anima più nera della pece ) e il terzo ( tipico militare fanatico e assetato di gloria, oltrech? giovane ed inesperto ) potevano comparire tali e quali in una qualunque storia di GLB; il secondo, chiaramente ispirato graficamente( come moltissimi hanno detto ) a John Lennon e agli hippies degli anni Settanta, è un invasato una volta tanto tendenzialmente pacifico ma del tutto avulso dalla realtà che, viste le crudeltà del cugino e degli indiani, si comporta come se l'avessero risvegliato da un sogno; il fatto che gli indiani, morto lui, abbandonino i trappers franco - canadesi non ha in sè nulla di contraddittorio: era lui l'unico bianco di cui si fidassero; per quale motivo avrebbero dovuto sacrificarsi per Big Bear o per Donovan° . Semmai, come giustamente ha sottolineato Ymalpas, è un po' contraddittorio Donovan: nel suo caso, le sue contraddizioni(
prima massacra senza batter ciglio un'intera guarnigione di suoi ex commilitoni, poi inorridisce di fronte alla visione dei cadaveri delle Giubbe Rosse martoriati dagli indiani, resta comunque coerente nella sua avversione per le uccisioni inutili, cosa che fa sè che Tex eviti di lasciarci le penne due volte
) potrebbero essere spiegate supponendo che il giovane sergente ritenesse di possedere un grado maggiore di pragmatico cinismo rispetto a quello che aveva in realtà, ma questo è un atteggiamento più da intellettuale che da uomo d'azione; il personaggio non manca comunque di fascino, specie nelle battute iniziali della storia ( in cui Nolitta, nella scena con le ballerine, si diverte a dissacrare l'idea prevalente di un Tex quasi asessuato, con la dispettosa volontarietà di un bimbo birichino che fa una marachella ). Riguardo al sacrificio del reparto di Giubbe Rosse annientato, si può invece rilevare che esso non voleva certo sacrificarsi in stile kamikaze, ma soltanto svolgere una manovra diversiva ( finita male per la superiorit? numerica e tattica di indiani e franco - canadesi ). Per quanto riguarda Tex, è comprensibile che ai tradizionalisti abbia dato fastidio vederlo per circa un albo legato al palo della tortura ( anche qui, però, vi è almeno un precedente di GLB, ossia "Gli spietati", in cui una buona metà della storia è occupata dalle torture inflitte al ranger ); comunque , almeno a mio avviso, il senso profondo della storia è che, in determinate situazioni, anche le grandi doti di un singolo uomo non possono mutare la piega degli avvenimenti: per gran parte della storia, Tex, ben fiancheggiato da Jim Brandon, si trova a dover rimontare la corrente avversa della sorte, cosa che fa con intelligenza, coraggio e decisione ; quando poi, alla fine, questa decide di mostrarglisi benevola, non tarda ad avere la meglio su Big Bear. I disegni di Fusco sono molto belli e contribuiscono notevolmente a imprimerci nella memoria i personaggi principali ( in particolare Donovan e Big Bear ); va comunque detto che il suo Tex è ancora forse un po' troppo giovanile in taluni volti ( specie nelle ultime pagine della storia ). La mia valutazione personale ?:soggetto 10sceneggiatura 9 + disegni 9,5

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Non è del tutto contraddittorio, anche per un uccisore dei propri commilitoni, sconvolgersi alla vista di corpi martoriati dalla tortura! I personaggi sono ben delineati, da Big Bear a Donovan, da Goudret all'indimenticabile Soublette; i disegni di Fusco, bravo come al solito, azzeccatissimi per questo tipo di ambientazione. Io preferivo tuttavia "Sulle piste del Nord". Ciò non toglie che l'albo, tra disegni, soggetto e sceneggiatura, meriti la media dell'8.

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Guest Wasted Years

Il sognatore idealista che chiude gli occhi davanti alle belle mascalzonate salvo cambiare idea repentinamente è già poco credibile, se non col criterio dei prosciutti sugli occhi. Gli indiani si sacrificavano per la loro causa perorata dal "profeta" e non per IL PROFETA. L'abbandono degli indiani è un colpo di scena alla Nolitta, credibile quanto che io lasci la scuola perchè aveva senso solo sacrificarmi per il preside. Il preside mi piaceva perchè ci andavo d'accordo e condividevo molto con lui, ma credo continuerà ad amare insegnare a prescindere (un salutone al preside, tra l'altro... grande preside e lettore di Tex... lo aspetto sul forum da due secoli, forza professore!)Il distaccamento è mandato a morire. è chiaro dal contesto e dalle facce, e poi se lascio un manipolo di soldati da soli in territorio nemico non è certo per favorirli. Nolitta è un grande, i suoi zagor sono i MIGLIORI. Ma i suoi Tex sono grandi perchè sono anomali, "zagorizzati".

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( Wasted Years@ Oggi 16:27 )

Il sognatore idealista che chiude gli occhi davanti alle belle mascalzonate salvo cambiare idea repentinamente è già poco credibile, se non col criterio dei prosciutti sugli occhi. Gli indiani si sacrificavano per la loro causa perorata dal "profeta" e non per IL PROFETA.

Beh, di tipi come il "profeta" che hanno di questi voltafaccia se ne sono trovati spesso nelle rivoluzioni e nelle insurrezioni, quando il distacco tra gli ideali e la cruda realtà diventa troppo netto: come dice un vecchio proverbio "un conto è parlar di morte e un conto morire" ( o far morire, se è per questo ). Certo, gli indiani si sacrificavano per la loro causa, ma senza la guida carismatica del "profeta" pensavano di non potere andare da nessuna parte ( senza dire che avevano capito benissimo che lo aveva ucciso Big Bear; se quella canaglia aveva trattato così suo cugino, cosa avrebbe fatto a loro, se si fossero rivelati di ostacolo ai suoi progetti e ai suoi interessi? ). Un avvenimento di questo genere non è del resto una cosa nuova in "Tex": in "Sulle piste del Nord", gli indiani ribelli si sbandano una volta che Tex & Co. hanno ucciso il loro capo; certo, hanno pure subito un gran numero di perdite, ma è la morte del capo ad essere il fattore decisivo, come dice il loro stesso sciamano Ho - Kuan ( che pure è abile nel manipolare le folle indiane , sfruttando le loro credenze ). Anche il fatto che il maggiore delle Giubbe Rosse con cui Tex e Jim parlano alla fine esalti il sacrificio del reparto massacrato dagli indiani non vuol dire che esso sia stato deliberatamente mandato al macello: gli ufficiali di Sua Maest? Birtannica potevano riuscire a conseguire lo scopo anche non riproponendoselo, come dimostra il comportamento del tenente Pembroke nella prima parte della vicenda.

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Gli indiani si sacrificavano per la loro causa perorata dal "profeta" e non per IL PROFETA. L'abbandono degli indiani è un colpo di scena alla Nolitta...

Però è un riconosciuto topoi letterario il fatto che gli indiani abbandonino il campo se il loro capo perde la vita. L'abbiamo visto anche con Gianluigi Bonelli più di una volta... La figura del Profeta, invece, acquista la sua credibilit? dove in linea teorica la perderebbe se consideriamo il fatto tutt'altro che secondario, che è un matto da legare, che vede il mondo con una lucidit? che è tutta e solo sua.

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Voto 5.8 per i disegni.4 per la storia. Disegni veramente molto belli, tavole sempre interessanti piene di particolari dove perdere lo sguardo. I volti sempre molto espressivi che rispecchiano correttamente lo svolgersi dell'azione. Complimenti a Fusco, decisamente un bel lavoro. Il punto dolente è la sceneggiatura che io dividerei in 3 parti: una introduzione dove viene visualizzata la trama, vengono presentati tutti i personaggi principali (meno Soublette), gli amici che si ritrovano, i cattivi, il traditore che si svela sin dall'inizio. E fin qui andiamo bene, ci sono gli spunti per una storia interessante che parli dei problemi del Canada di quegli anni, che ci dia una spiegazione/interpretazione del perchè ci siano queste ribellioni della minoranza francese. Magari certi motivi di ribellione possono essere giusti ma portati avanti con sistemi sbagliati. Mi sembra che Tex più di una volta ha aiutato dei ribelli contro un potere centrale, per esempio quando ha conosciuto Montales. (Perchè in Messico i ribelli sono quasi sempre i bravi e l'esercito o i Rurales sono quasi sempre cattivi?)Poi c'è una parte di ?preparazione? ed evoluzione del racconto: con un terzo del Canada in rivolta, forti distrutti, intere cittadine ostili, tribù indiane sul piede di guerra, i nostri con una semplice discesa in canoa arrivano al cuore della ribellione. E' un preludio alla terza parte: l'azione; che inizia quando sono fatti prigionieri e finisce alla loro liberazione... si, perchè l'azione la fanno gli altri: i cattivi che si scannano fra di loro, gli indiani che si dividono senza aver capito il perchè si siano uniti (solo grazie al santone indiani e bianchi insieme? E poi non c'è già stata una storia di santone che incitava tribù del nord alla ribellione?), l'arrivo dei prodi soldati pronti a sacrificare le giovani reclute per poter arrivare all'improvviso (sacrificio del tutto vano se i ribelli avessero lasciato una logica retroguardia come da sempre fanno Tex ed i Navajos). Scontato atto finale con i nostri eroi sempre legati e cattivone che rallenta la fuga per poterli uccidere, e si ferma anche a parlare, fino all'arrivo del traditore redento che sacrifica l'inutile fino a quel punto vita per permettere ai nemici del giorno prima di catturare colui che fino al giorno prima era un amico. Riassumendo una trama cominciata bene e persa nella banalit?.

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Una storia dal carattere un po' ambiguo, nel senso che riesce difficile dare un giudizio, poich? la storia è ben costruita, ma non mancano le incongruenze, o note negative, che "rovinano" una buona storia... La storia ha un soggetto abbastanza originale, e comunque mai affrontato prima su tex, ovvero la rivolta dei Metis e dei francesi di fronte all'egemonia inglese in Canada... è una storia dal carattere un po' "insolito", poich? Tex non viene chiamato dai suoi amici per sbarazzare il prepotente di turno, ma in questa avventura Tex viene coinvolto completamente nelle vicende canadesi, e viene trascinato dal corso degli eventi... insolita è anche l'accoppiata Tex-Brandon, ma che funziona a meraviglia! tanto istintivo l'uno, quanto rigido e inflessibile l'altro ( che non dimentica di appartenere al corpo dei mounties canadesi, nonostante viaggi in "borghese")la sceneggiatura, invece, appare tipicamente "nolittiana", con alcuni, insoliti, ma splendidi, momenti di umana difficolt? e sofferenza dei nostri eroi (quando, ad esempio, si trovano con un solo cavallo e costretti ad anticipare i movimenti dei rivoluzionisti..)... Ottima la caratterizzazione del profeta, del traditore Donovan, e anche di Big Bear, perchè "vede nella rivoluzione una possibilità di atteggiarsi a rispettabile capo-popolo.. pur restando invece un volgare ladrone"... sono frasi che denotano una psicologia più complessa di quanto non sembri, poich? fondalmentalmente Big Bear è solo un vigliacco che vuole apparire più rude e cinico di quanto non sia veramente... forse la sceneggiatura può apparire poco coinvolgente, per via della lentezza con cui si svolgono gli eventi... ma è anche vero che avrebbe perso tutta la sua importanza, se i fatti fossero stati narrati sbrigativamente... non mancano comunque le incongruenze... ad esempio nell'ufficio dello sceriffo di Great Falls, è strano che Donovan fermi la mano di Big Bear mentre questi sta sparando a Tex e Brandon inermi.... dopotutto erano già inguaiati con le autorit? americane uccidendo lo sceriffo.... ed è strano che sopravviva Jim Brandon, dopo che Big Bear gli aveva sparato a bruciapelo....

Non mi quadra l'improvviso rinsavimento del profeta, e neanche il sacrificio del distaccamento delle giubbe rosse. In quest'ultimo caso non si capisce proprio che senso abbia

beh... non è anomalo il ravvedimento del profeta... è strano piuttosto che si sia accorto della reale situazione solo così tardivamente, e che non conosciesse le reali intenzioni di suo cugino... :huh:anche il sacrificio mi pare un po' inutile... forse Nolitta avrebbe potuto utilizzare un'altro espediente.... per quanto riguarda l'abbandono del campo da parte degli indiani, beh non ci trovo niente di male... Roger Bean era la loro guida nella battaglia contro i bianchi, e una una volta morto il profeta per mano del suo stesso cugino, gli indiani capiscono che ormani ha poco senso continuare la lotta... anche a me non quadra del tutto l'inutile sacrificio di Donovan per salvare i prigionieri... anche se ripensandoci, lottava per degli ideali sinceri... vedeva come nemici gli inglesi oppressori, ma di certo non dimenticava la sua amicizia instaurata con il colonnello Jim BrandonI disegni di Fusco sono superbi! mi lascia sempre una punta di nostalgia pensare a quelle vecchie, indimenticabili storie che il buon Ferdinando ci ha regalato... In sostanza:Soggetto: 7Sceneggiatura: 6Disegni: 8

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Guest Wasted Years

Grandioso Fusco anche a colori, per quanto la coloritura di repubblica tenda spesso a non valorizzare alcuni artisti. Questo Fusco prima maniera (ma non primissima) è nel periodo quantitativamente più apprezzato della sua carriera, per cui anche coloro che non amano il suo tratto tendono ad esprimere un giudizio positivo sul suo lavoro. In effetti le illustrazioni di questo albo sono davvero degne di essere osservate. Per me un autentico piacere per gli occhi!

Modificato da ymalpas

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Guest Colonnello_Jim_Brandon

A molti di voi sarà apparso strano che ila sottoscritta giuba rossa del forum non aveva ancora detto la sua a proposito di questa fantasmagorica storia. Lo ammetto, più e più volte durante l'anno sono stato tentato dall'inserire un post di commento in questa sezione, ma poi mi son detto che"beh, a breve uscir? la versione a color di questo epico capolavoro, tanto vale aspettare..." e così ho fatto!!
Esordisco con l'affermare la mia gigantesc passione per questa storia, che vede il mitico Tex Willer e l'eroico capitano Jim Brandon cavalcare fianco a fianco nelle fredde terre del Saskatchewan!
Nolitta, con questa prova, ci regala forse una delle migliori performance del suo durissimo e sbirresco Tex Willer, ci regala un ranger fatto e finito, un uomo che, al solo scopo di punire gli uomini che hanno lordato le loro mani del sangue di ben due rappresentanti della legge ( Lo sceriffo di Great falls e Jim brandon ) non esita un secondo asaltare in groppa al suo destriero e ad intraprendere un lungo e pericoloso viaggio in una terra squassata dalle insurrezioni popolari.
Molto ben delineata anche la figura di Jim Brandon che, mai quanto in questa storia, aveva reso i lettori partecipi del suo spirito eroico ed indomito!!!
Ma a rendere grande questa storia dallo sfondo tragico contribuiscono anche gli antagonisti oltre che i personaggi di contorno... Big Bear per esempio, mostra al lettore quanto possa essere devastante una combinazione di arrognaza, arrivismo, potere e ferocia! Big Bear è un criminale incallito, un uomo che ha sempre vissuto sotto un unico credo, quello dei soldi facili ottenuti con la violenza. Trovandosi a capo di un vero e prorio esercito questo suo credo si è fuso in una micidiale miscela che lo porter?, alla fine, ad essere il principale artefice della fine dei suoi sogni di gloria!!!
Il Sergente Donovan è invece, a mio parere, un personaggio che in letteratura verrebbe definito, per così dire "di crescita". Egli infatti si presenta come un feroce traditore, un uomo che rinuncia ai propri ideali per sposare una fanatica causa, ma poi, con l'evolversi della vicenda, ci si rende conto che forse, dopo "il profeta" egli è l'unico a credere relamente in ciò per cui sta combattendo, mostra di saper essere pietoso, intelligente, e soprattutto di possedere quella cosa che manca tanto a Big Bear quanto al suo gruppetto di tagliagole, ossia UN CUORE!!
Soublette... Eh beh, Soublette è indubbiamente la " coraggiosa macchietta" di questa epica storia... Il coraggioso trapper più avvezzo al whisky che ai fucili da caccia, è l'unico che, durante l'evolversi di questa tragica storia, riesce a strapparci un mezzo sorriso, spezzando la tensione che trasuda dalle fantastichevignette di Fernando Fusco!!
Ci sono poi le giubbe rosse... Le eroiche giubbe rosse che vanno all'assalto del covo del profeta... Le povere giubbe rosse capitanate da stolti ufficialetti di primo pelo capaci solo di portare al massacro lo squadrone di cui sono responsabili... Le riflessive e burocratiche giubbe rosse comandate da ufficiale dalle divise impeccabili che impiegano mesi e mesi prima di mandare rinforzi nelle zone calde del canada... Le sforunate giubbe rosse, prese in fallo al traditore DOnovan e da sanguinari indiani comandati dal feroce Wa _ Noh _tan e trucidate tra le mura del loro forte... Le fiere giubbe rosse, dei cui ideali Jim Brandon sembra fasi portatore... Sono loro i veri protagonisti di questa avventura, sono loro che distruggono il covo di Big Bear, sono loro a rappresentarel'odiata inghilterra agli occhi dei meticci francesi, sono loro che alla fine ristabiliscono l'ordine ( anche se alla fine è Tex, come è giusto che sia, quello che rende giustizia al povero sceriffo morto a Great Falls...).
Insomma che altro dire... una storia epica, tragica, appassionante, unica, resa ancor più grande dei bellissimi disegni di FUsco che, a colori, paiono prender vita e uscire dalle loro "scomode" vignette... Che voto dare ad una storia del genere su una scala da 1 a 10... mi verrebbe da dre 100, ma sfaserei la media... beh pazienza, chi se ne importa... 110 e lode!!!!

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Immagine postataDixit:

Quando, nel lontano 1977, mi sono trovato a sostituire, per la terza volta, il mio illustre genitore sulle pagine della prestigiosa serie, sempre un po' insicuro ed emozionato per l'impegnativo compito, ho cercato di cavarmela mettendo in pratica questo suo importante insegnamento. Privilegiato dalla straordinaria decumentazione fornitami dalle centinaia di volumi che, in tanti anni, avevo pazientemente allineato sugli scaffali della mia libreria, avrei inserito Aquila della Notte in un contesto che non fosse stato troppo sfruttato in precedenza e che, per di più, mi concedesse di offrire all'illustratore prescelto la possibilità di disegnare ambienti e costumi diversi da quelli apparsi nei primi duecento albi di Tex.
Le immagini davvero insolite incontrate su un paio di libri inviatimi freschi freschi da un amico canadese mi riportarono alla memoria alcune sequenze di film che, all'epoca, mi erano apparsi indimenticabili, come "Giubbe Rosse" (1940), di Cecil B. De Mille, con Preston Foster; "Inferno bianco" (1952), di Andrew Marton, con Stewart Granger; "L'ultima freccia" (sempre del 1952), di Joseph Newman, con Tyrone Power; "Le Giubbe Rosse del Saskatchewan" (1954), di Raoul Walsh, con Alan Ladd; ma ad aiutarmi fu anche il ricordo di fumetti come "King of the Royal Mounted" (1935), noto in Italia con il titolo di "Audax", di Zane Grey e Allen Dean, e "Giubba Rossa" (1959), una serie di origine inglese, cui misero mano mio padre per i testi, e disegnatori del calibro di Sergio Tarquinio e Gallieno Ferri...
Ce n'era abbastanza per indirizzare la mia decisione verso il mondo delle Giubbe Rosse canadesi (ovvero dei Mounties, come vengono affettuosamente chiamati gli appartenenti alla Royal Canadian Mounted Police), sebbene mi rendessi conto che l'idea, ovviamente, non era originalissima, dal momento che mio padre stesso, fin dal 1951, aveva piazzato Tex al fianco dei leggendari poliziotti a cavallo; e, non a caso, proprio a quel Corpo appartiene uno dei comprimari più amati della saga, il valoroso ufficiale Jim Brandon.
Per distinguermi dalle versioni precedenti, in cui i Mounties svolgevano semplici azioni di polizia affrontando fuorilegge o tribù di indiani sul piede di guerra, decisi allora di far affiorare dalle pieghe della storia del Canada un episodio discusso e discutibile, che vedeva schierati l'un contro l'altro le truppe coloniali dei conquistatori inglesi e i ribelli di sangue meticcio capitanati dall'irriducibile, carismatico Louis Riel.
L'argomento, per dire la verità, presentava non pochi pericoli: il nostro Tex avrebbe dovuto, infatti, prendere posizione in favore di una delle due fazioni, minacciando di condurre il lettore a conclusioni ideologiche, senza però offrirgli gli indispensabili approfondimenti storici. Feci quindi il possibile per raccontare una vicenda nella quale il protagonista si trovava costretto ad affrontare soltanto il lato criminale di un movimento popolare a sua volta confuso e ricco di ambiguit?, senza avere il tempo di chiedersi chi avesse torto o ragione.
I pittoreschi costumi dei meticci e le insolite ma cronologicamente esatte divise dei Mounties e dei soldati coinvolti nel conflitto avrebbero permesso al mio compagno d'avventura - il prestigioso illustratore Fernando Fusco - di esibire tutto il suo talento sia nel ricostruire la maestosa bellezza dei paesaggi naturali sia nell'imprimere un grande dinamismo alle sue figure, in una vicenda ricca di emozionanti scontri fisici e di epiche scene di massa.


Modificato da ymalpas

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Guest indians plains

La storia non è un granch? nonostante sia ambientata in Canada(adoro queste storie :D )Mi è sembrata una storia spoglia per la presenza di così pochi buoni. La storia avrebbe avuto successo per zagor ma per Tex a me non è piaciuta un granch?. Le tavole di Fusco, disegnatore che non ho mai apprezzato, questa volta sono belle e adatte alla storia. Voti:Soggetto:6--Scenggiatura:6-Disegni:7,5

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La famosa scena dello spettacolo alla "Moulin Rouge" di Lilly Bijoux e delle altre ballerine che Tex mostra "scandalosamente" di apprezzare, lasciando intuire ai lettori un lato della sua vita che non appare mai nelle sue avventure e che non lo vede insomma fedelissimo alla memoria dell'amata moglie Lilyth, tragicamente scomparsa anni prima, è costata a Sergio Bonelli una valanga di critiche da parte dei lettori, dalle quali l'Editore ha cercato maldestramente di giustificarsi nel corso degli anni. La tesi che personalmente ho sempre conosciuto è sempre stata una: Tex chiama a gran voce le ragazze perchè non sopporta letteralemente gli spettacoli di prestigiazione, con tutti quei trucchi che gli ricordano la primissima avventura "messicana" che lo vide cotrapposto al modesto prestigiatore Mefisto, prossimo a diventare il nemico numero uno. Leggendo nei giorni scorsi una recente intervista nella quale si ritorna inevitabilmente sulla questione, Sergio Bonelli ha avanzato un'altra causa... Non è Tex ad avere in odio i prestigiatori, è lui stesso che non riesce a sopportarli, da quando giovanissimo frequentava un collegio particolarmente austero, di quelli che vietavano l'uscita nei weekend, obbligando i collegiali a sorbirsi letteralmente ogni domenica, lo stesso inevitabile spettacolo offerto appunto da un collega di Mefisto, neanche particolarmente abile a nascondere i suoi trucchi da quattro soldi! Da qui il rigetto è passato, forse inconsciamente, anche a Tex. Per quello che possiamo aggiungere noi, modestamente, concordiamo con lui: tra i due spettacoli, le gambe vorticosamente sollevate dalla bella Lilly e delle altre conigliette vincono la gara della serata in maniera schiacciante, stracciando simbolicamente bacchette, cappelli a cilindro e coniglietti bianchi! In realtà, se vogliamo affrontare il problema in maniera più analitica e meno scherzosa, in quella scena molto gioca la goliardia tipica del Nolitta scrittore e ancor di più la volont? di far disegnare ad un perfetto illustratore della bellezza femminile, Fernando Fusco, quello che più gli piaceva realizzare graficamente.

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La famosa scena dello spettacolo alla "Moulin Rouge" di Lilly Bijoux e delle altre ballerine che Tex mostra "scandalosamente" di apprezzare, lasciando intuire ai lettori un lato della sua vita che non appare mai nelle sue avventure e che non lo vede insomma fedelissimo alla memoria dell'amata moglie Lilyth, tragicamente scomparsa anni prima, è costata a Sergio Bonelli una valanga di critiche da parte dei lettori, dalle quali l'Editore ha cercato maldestramente di giustificarsi nel corso degli anni.

Mamma mia, ma quanto vorrei conoscere tutti questi lettori che si scandalizzano ogniqualvolta che Tex dimostra di essere eterosessuale.

Ma quanto vorrei sapere cosa c'e' di male quando vediamo un Tex chiamare ad alta voce lo spettacolo delle ballerine :angry:
Personalmente quella scena mi ha sempre divertito e l'ho sempre apprezzata. Vediamo un Tex un po' insolito, va bene, ma poi spiega il motivo di quella sua esclamazione. E poi basta con questa fedelta' e a questi ricordi che lo legano alla strapassata Lilith. Non se ne puo' piu'!
Poi non ci lamentiamo quando leggiamo in certi giornali battute che mettono in discussione i gusti sessuali del ranger. Un po' di apertura mentale. Che diamine.

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Riletta."La rupe nera" è stato uno dei primi albi che ho letto e quando penso che all'epoca , non possedevo ne l'inizio ne la fine di questa avventura provo un misto di nostalgia e gioia... mamma mia!Piu di dieci anni nel chiedermi come Jim e Tex potessero liberarsi dal palo della tortura :D . La storia l'ho sempre trovata un po pittoresca forse per i disegni di Fusco:quei soldati disegnati un po come marionette, il personaggio di Roger Goudret stesso e tutte quelle belle figliuole nel primo albo. Dire Jim Brandon equivale a dire storia piena di avventura e azione,"I ribelli del canada" ne è una piacevole conferma:fughe, rincorse,zuffe, sparatorie un mix che lascia incollati fino all'ultima pagina. Volendo trovare un difetto, dico:"Tortura":la questione si risolve in pratica mentre Tex e l'ancora capitano, se ne stanno belli e buoni legati ad un palo... peccato... ma del resto, è difficile chiedere di piu in questa occasione. Un fatto che mi è sempre risaltato agli occhi, nel tempo, è il fatto che Tex non abbia mai ucciso nessuno VOLONTARIAMENTE con un coltello. Capita, infatti che Tex quando si trova nella situazione di un duello, per esempio, disarma sempre l'avversario, e a sua volta getta l'arma per finire il conto con pugni e calci. Quando cio non avviene, "l'omicidio" avviene per sbaglio vedi "L'uomo venuto dal fiume", oppure tramite il lancio del coltello. In questa storia per la prima volta vedo Tex uccidere volontariamente qualcuno con un coltello appunto. Data la mia non perfetta conoscenza del fumetto mi sono sempre chiesto se questo mio pensiero corrisponde a verità oppure no...(Se qualcuno mi desse qualche delucidazione in merito..., magari fornendomi qualche altro esempio dove ciò accade ;) )Voto: 9/5.5

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Una delle piu' belle storie scritte da Guido Nolitta alias Sergio Bonelli. Una fantastica avventura con molti riferimenti storici, proiettando il nostro Tex nelle regioni canadesi, in coppia con Jim Brandon, all'epoca ancora capitano delle Giubbe Rosse. E' sempre stata una caratteristica di Nolitta quella di lasciare gli altri pards a casa, e far muovere il ranger o in solitaria o in coppia con un altro comprimario. In questo caso,Tex e Brandon formano una simbiosi perfetta, e seppur simili, si completano a vicenda. Piacevolissime sono tutte le disavventure che precedono il loro arrivo nel campo dei ribelli.
I comprimari creati dalla penna di Nolitta sono tutti interessantissimi, dal profeta hippy Rouger Goudret al suo sanguinario cugino Pierre Goudret detto "Big Bear". Ma e' l'ex giubba rossa Donovan il personaggio ad attirare di piu' l'attenzione e quello meglio caratterizzato. E' il tipico comprimario nolitttiano dalle tante sfumature. Un idealista vero, non un violento alla Big Bear, ma allo stesso tempo da biasimare, perche' piu' di una volta si e' macchiato le mani di sangue, e se anche il suo spirito rivoluzionario potrebbe, in un certo senso, trovare l'appoggio morale di Tex, l'essersi messo in combutta con assassini e con gente che vede la rivoluzione come una vera e propria guerra, non potra' mai avere l'approvazione ne' di Tex ne di Brandon.
Come pochissime volte e' accaduto nel corso della serie, la vicenda si risolve senza il solito apporto di Tex, che e' costretto a fare da spettatore legato ad un palo della tortura. Episodio abbastanza anomalo. Ma la scena finale che vede il ranger inseguire quella canaglia di Pierre Goudret e' da antologia, anche se c'e' da chiedersi dove trovi il ranger tutta quell'energia, dopo esser stato torturato, in piedi tutta la notte, senza acqua ne cibo.
I disegni di Fusco, qui alla sua terza prova, sono semplicemente spettacolari, e malgrado le 381 tavole che compongono questa storia, non si evidenzia nessun calo qualitativo. Lo stile degli anni' 70 dell'artista tratteggiava il volto di Tex molto giovanile e piacente, ben lontano da quello proposto ai giorni nostri. Stesso dicasi per Jim Brandon:


Immagine postata


Storia: 8
Disegni: 8

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Storia mitica che ho sempre amato fin dalla prima volta che la lessi anni fa. Certo lo stile Nolittiano si sente e le differenze con lo stile di GLB, le riscontriamo soprattutto nei dialoghi. Ma la storia è ricca di scene mitiche, oltre che di sorprese dietro ogni pagina. Jim Brandon qui svolge un ruolo principale, non fa la solita comparsa da amico di Tex, ma è molto di più. Quasi sostituisce Carson, anche nel suo ruolo di eterno brontolone. Bello ma criticato, l'inizio al Saloon: dove ritroviamo un Tex parecchio scalmanato in mezzo ad una folla di gente che richiede a gran voce le ballerine. Addirittura il vecchio Jim rimane sorpreso di vedere il vecchio amico in mezzo ai "guardoni" delle ballerine!! :DMa Tex subito dopo si riscatta dicendo che il prestigiatore sul palco li ricordava Mefisto. Scusa dell'ultimo minuto? :indianovestito: Nolitta inserisce poco dopo un ottimo colpo di scena, infatti alla prima lettura si rimane un p? meravigliati dall'improvviso voltafaccia di Donovan (definito come quasi un fratello da Jim Brandon). Molto ben delineati i cattivi, o meglio gli avversari. Infatti il cattivo si riduce al solo Big Bear (oltre all'esercito di sgherri e fedelissimi). Donovan e il "Profeta" rimangono dei forti sognatori, che credevano veramente alla rivoluzione e ai loro ideali. Donovan può a mio parere essere comparato con il primissimo Gros Jean, anche lui rivoluzionario ma con ideali profondi. E' anche vero che si dimostra un p? ambiguo come personaggio: all'inizio impedisce a Big Bear di ammazzare Tex e Jim (salvandogli così la vita una prima volta). Poi fugge insieme ai suoi amici rivoluzionari e rindossata la divisa, entra nel forte apparentemente in missione di pace, insieme agli indiani ribelli e compie un massacro senza battere ciglia. Poi, dopo la morte del profeta, si riscatta e comincia a venire a galla il suo ideale e il suo rifiuto nell'appoggiare un bandito comune come Big Bear. Salva nuovamente la vita a Tex e a Jim (legati per buona parte della storia ai pali di tortura), riscattandosi così nel finale. Per il resto, è già stato scritto tanto e non ho granch? da aggiungere, se non che la storia è tra le più belle di quelle scritte da Nolitta. Voto: 9 L'opera di Fusco qui è da incorniciare!!! :trapper:

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Per me questa storia è un capolavoro. E' una storia molto lunga ma non ci sono mai momenti noiosi, la tensione resta sempre alta. L'inizio è molto bello, sia il percorso di avvicinamento di Brandon e Donovan sia il successivo siparietto con Tex che inneggia alle ballerine, non riesco a capire le proteste dei lettori, Tex può rimanere fedele al ricordo di Lilith ma non per questo non poter fare un'esclamazione di giubilo... ma chi sono questi bacchettoni?!?!Della storia mi piace la presenza di molti personaggi, ognuno protagonista nel suo ruolo, ben caratterizzati da SB e splendidamente disegnati da Fusco. I disegni di Fusco sono ottimi, rispetto alla sua prima storia disegnata di Tex qui il tratto mi sembra molto più sicuro e maturo, riesce a regalarci splendidi affreschi dei territori del Canada che a colori rendono a meraviglia. Questa è un esempio di storia che IMHO in b/n perde tantissimo. Un'altra cosa che ho molto apprezzato, non so qui se il merito vada più ad SB o a Fusco anche se io penso sia opera di quest'ultimo, è l'inserimento di particolari nelle varie vignette che rendono più vera la storia come ad esempio i bambini nella città, vari tipi di animali nelle foreste e altre cose del genere. Molte volte le storie di Tex hanno disegni ridotti all'essenziale, nelle varie città per le strade ci sono solo uomini comeche le donne non esistessero, per le strade non trovi disegnate le cose che potresti vedere nella vita di tutti i giorni. Per finire non sono d'accordo con chi rimprovera ad SB un Tex per troppo tempo legato al palo della tortura e che subisce. Al contrario sarebbe stata poco credibile una storia in cui da soli Tex e Brandon risolvevano la situazione, in fin dei conti sono due contro un sacco di avversari. Mi è piaciuta anche la parte in cui vengono subito scoperti quando cercano di infiltrarsi. In fin dei conti a me piacciono meno altre storie di Bonelli padre in cui Tex in quattro e quattr'otto ha ragione di un numero eccessivo di nemici, anche se quelle storie avevano la loro giustificazione in quanto scritte nei decenni precedenti in cui andava di moda il supereroe che faceva polpette dei nemici. In conclusione 10 alla storia e ai disegni.

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