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ymalpas

[209/210] Linciaggio

Voto alla storia  

15 voti

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Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Luigi Bonelli
Disegni: Erio Nicol'
Periodicità mensile: Marzo 1978 - Aprile 1978
Inizia nel numero 209 a pagina 72 e finisce nel numero 210



Nel profondo Sud, Aquila della Notte viene ospitato da Joseph Boone, un vecchio compagno di mille avventure. Tutto fila tranquillo finch? Fred, fratello di Joseph, torna a casa più morto che vivo. I sospetti cadono su un nero di Henderson e un furioso gruppo di volontari si forma per catturarlo e linciarlo! Il Ranger deve lottare contro un intero paese per impedire un processo sommario.



 © Sergio Bonelli Editore

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Atmosfera tesissima, un negro ingiustamente accusato di omicidio in fuga, razzismo, rapine, rocamboleschi inseguimenti, la legge di Tex che ristabilisce infine l'ordine con la complicità del "vecchio cammello", l'annegamento di Warner, il cattivo... quegli gli elementi principali di una storia accattivante, ambientata nel Profondo Sud. Il soggetto, per molti versi originale e irripettibile, nasce a partire da un suggerimento di Giorgio Bonelli, figlio minore di Giovanni Luigi Bonelli.

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Come ha detto Ymalpas, l'idea alla base del soggetto non è di GLB e contribuisce molto a dare alla storia un carattere "per molti versi originale ed irripetibile" ( anche se Tex ritroverà atmosfere simili a quelle della presente storia nelle vicende dei n. 326 - 328 e 350 - 351 firmate da Nizzi ). In questa sceneggiatura di GLB si trovano infatti diversi elementi non consueti per il suo Tex, e che possono persino dare alla vicenda una vaga aura "nolittiana". Il ranger entra in scena ritrovando un vecchio amico e muovendosi un'atmosfera apparentemente pacifica e rassicurante, che viene però presto rotta dal tentativo di linciaggio di un nero accusato di omicidio. A partire da questo punto, però, si verifica un completo rovesciamento della situazione: Tex infatti dovrà ergersi a difensore della Legge e della Giustizia contro un intero paese di "persone rispettabili" ( compreso, alla fine, il suo vecchio amico ) avendo un sospetto omicida e un giocatore d'azzardo come inverosimili ( e indispensabili ) alleati , in un'atmosfera di cupa violenza a confronto della quale le situazioni in cui il ranger aveva dovuto ristabilire l'ordine in paesi dominati da criminali retrocedono al rango di innocui tafferugli, tanto che occorre l'intervento del "vecchio cammello" in veste di deus ex machina per fare sè che riporti a casa la pelle. Una trama fortemente innovativa, dunque; IMHO, tuttavia, si ha comunque l'impressione che proprio queste novità abbiano un po' disturbato GLB, che, pur accettandole ( probabilmente facevano parte del soggetto di suo figlio Giorgio ), ha cercato in maniera un po' macchinosa e contorta di farle rientrare nell'ambito della tradizione texiana ( un po' come farà poco tempo dopo col soggetto di Boselli da cui ricaverà "Ore disperate" ). A metà della storia, infatti, verremo a sapere che allo stesso modo Tex riuscirà ad arrivare ad una riconciliazione ( almeno formale ) con il suo vecchio amico Boone, gravemente ferito nel crollo di un edificio. La vicenda termina tuttavia con una nota di amarezza, che diverrà tipica di molte storie bonelliane di questo centinaio ( "Il marchio di Satana", "Un mondo perduto", "Il carro di fuoco", "Luna comanche" ecc. ): per quanto Tex riesca a prevalere sui suoi nemici, non è lui a liquidare il principale criminale, mentre al contrario soccombono il nero che aveva cercato di difendere e il gambler che si era schierato dalla sua parte; di conseguenza quando, dopo aver preso un brusco commiato dal neoeletto sceriffo del paese, si allontana a cavallo insieme a Carson appare quasi come un vinto. I disegni di Nicol', malgrado qualche segno di declino ( o della collaborazione di Gamba ), sono parecchio adatti ad una vicenda cupa come questa e risultano di buon livello.

 

Insomma, IMHO:

 

soggetto 8,5

sceneggiatura 7,5

disegni 7,5.

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Guest Wasted Years

Storia di un'amarezza infinita. Ho appena terminato di leggerla, nella versione di Repubblica, e ho rafforzato la mia personale convinzione che sia una storia davvero tristissima. Ero sempre convinto fosse di Nolitta, dato il finale cupo e pessimistico, anche se non mi quadrava dal punto di vista lessicale, visto che i dialoghi non sono esattamente Nolittiani. Ci vedevo una collaborazione ma ora so che mi sbagliavo. Tex non vince, va via mesto e reso pessimista dagli eventi, la giustizia non punisce n° assolve, è solo la violenza cieca della vendetta a colpire. La storia successiva è Tucson, con un Tex che è in superspolvero, insieme ai pard, davvero un altro universo. Non amo molto questa storia, mi ha sempre lasciato l'amaro in bocca. Non la valuto, sarebbe un voto ingiusto.

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Infatti la tristezza che si respira su queste pagine è notevole:il tex solitario, il negro vittima dei soprusi, la morte del gambler, la morte del fratello di boone ecc ecc.. Una storia pessimistica ma molto attuale.(nonostante abbia notevoli anni sul groppone)Quello che più mi ha colpito di questa storia e stato sicuramente l'ambiente ostico che si respira nel paese, intendiamoci non che sia l'unico nella saga texiana, ma questo ha qualcosa di peggiore... i bulli da paese è il razzismo la fanno da padroni è mi ricordano molto alcuni paesini della mia città (e penso presenti anche in altre regioni dell'italia)... Una storia molto attuale Voto 7.5

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Non sapevo che l'idea del soggetto provenisse dalla mente di Giorgio Bonelli, anche se qualcosa di diverso l'avevo fiutato.... inizialmente pensavo ad un intervento del figlio Sergio, beh c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire!! :)La storia è davvero triste, soprattutto quando viene scheggiata l'amicizia tra Tex e il vecchio amico Joseph Boone. Quest'ultimo, nonostante abbia condiviso molte avventure con Tex, non riesce a comprendere il comportamento del ranger. Il territorio è chiaramente razzista, più volte nel corso della serie Tex si è imbattuto in questo grosso problema, ma questa volta ci va di mezzo il fratello del suo vecchio amico amico, che se lo ritrova inevitabilmente schierato tra gli avversari e ben deciso a sotterrarlo. Stupendo, quando Tex e l'improvvisato nuovo pard (il gambler che poi muore, l'unico che si schiera dalla parte della legge) si ritrovano assediati nell'ufficio dello sceriffo, in mezzo ad una tempesta di piombo!!Buonissima l'entrata in scena di Carson, sempre in forma come nelle migliori storie!!Alla fine della storia possiamo dire che Tex è riuscito ad uccidere tutti i criminali, ma non è riuscito a salvare il nero innocente ed è questo che d' un tocco amaro a tutta la vicenda... quasi un tocco Nolittiano!!Voto: 8 :trapper:

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In questa storia GLB tocca per la prima volta il tema del razzismo nei confronti degli uomini di colore, finora solo vagamente accennato in qualche altra storia. Leggo che l'idea non è sua ma di suo figlio. La storia è buona, solo nel finale avrebbe meritato maggiore spazio la riappacificazione fra Tex ed il suo vecchio amico ferito. Per il resto trovo abbastanza realista il dramma che colpisce parecchi dei protagonisti della storia. Alla storia assegno un 8,5 tendente al 9.

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Che strana storia, nolittiana fino al midollo eppure firmata da GLB su un soggetto ( di cui è difficile conoscere le caratteristiche originarie) del figlio minore Giorgio. Qui non vorrei cadere in errore, ma, facendo procedere la mia memoria a 'rapida scansione' delle storie, posso indicare un dato clamoroso: era da "Lo Straniero" che, nelle storie di GLB, Tex non agisce di fatto in solitaria. Dal n.97 al n.210 è 'abbandonato' dai pards solo in tre (su quattro) storie nolittiane. Già questo è un evidente indizio di come questa storia sia atipica rispetto allo stile di GLB. Insolita l'ambientazione ( siamo nel "Profondo Sud", nei pressi del confine tra Mississippi e Tennessee ) e insolite le atmosfere: le scene iniziali, con la presentazione del personaggio di Joseph Boone, amico e collega di Tex diventato ricco uomo d'affari alla Howard Walcott, han qualcosa de "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa ( e di Visconti al cinema). Il racconto si fa cupo fin quasi dall'inizio, e così Tex, costretto dall'assenza dei pards ( Carson comparir? verso la fine della storia come deus ex-machina ) a tenere per sè i suoi pensieri. L'aura nolittiana, avvertita anche da Pedro nel suo bell'intervento, è IMHO tutt'altro che vaga: il nostro si trova immerso in una realtà violenta e (anche per lui) sconosciuta, nella quale il suo unico alleato è un antieroe (il gambler Edwin Doyle, di cui non sappiamo quasi nulla, ma possiamo supporre un passato non privo di ombre): un po' come lo saranno Kate e l' indiano Wiyaka nella successiva "Contro Tutti", di Sergio Bonelli ( e lo stesso Nicol' alle matite), che non a caso "Linciaggio" ricorda moltissimo. L' aura nolittiana si avverte anche nella descrizione ambigua di alcuni personaggi ( specie Warner, il vero villain, che si presenta inizialmente come il meno razzista della cittadina ) e addirittura nei limiti, giacch? Tex sembra piuttosto inetto nei confronti del nero arrestato ( nonostante gli sia ormai ben chiara la sua innocenza, non gli spalanca la porta della prigione e non gli consente di difendersi con un'arma: morir? come un topo in trappola ). Proprio come in molte sceneggiature del figlio di GLB, il nostro ranger si trova un po' contro tutto e tutti, in balia della tempesta : ha contro un'intera cittadina ( un po' come nella successiva "Il Marchio Di Satana": anche l' non c'è traccia di donne in qualsiasi vignetta ) e il suo status non è più riconosciuto nemmeno dal vecchio amico Boone, che, impazzito di dolore per la perdita del fratello, non esita a sparargli contro (salvo poi chiedere perdono a Tex nel finale): il provvidenziale arrivo del fido Carson gli permetter? di portare a casa la pellaccia e infliggere una sonora lezione ai suoi nemici. Strana conclusione, con il Destino che sottrae a Tex la vendetta finale. Nicol' perfetto per queste atmosfere cupe; magnifiche le sequenze notturne a cavallo tra i due albi. Difficile valutare una storia tanto strana, i cui pregi possono essere intesi come difetti e viceversa. Vedo il rovescio positivo della medaglia. Soggetto: 8,5Sceneggiatura: 8Disegni: 10

Modificato da Don Fabio Esqueda

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Scusate, vi devo una correzione: fermo restando che in "Lo Straniero" Tex non è sempre in solitaria (chissà cosa ricordavo :indianovestito: ), il nostro ranger lo è ( di fatto: Tiger e Carson sono ai margini) in "Gilas" (n.106-108) . Si tratta comunque di quasi dieci anni di storie GLBonelliane in cui Tex è sempre in compagnia dei fidati pards.

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Che strana storia,

Mi immaginavo che l'avresti giudicata così. :colt:


nolittiana fino al midollo

Ma Guido Nolitta non c'entra nulla invece.


eppure firmata da GLB su un soggetto ( di cui è difficile conoscere le caratteristiche originarie) del figlio minore Giorgio.

Il quale, evidentemente, pur essendo più simile caratterialmente al padre di Sergio(o almeno così si dice) deve avere una sensibilit? personale vicina anche a quella del fratellastro.


Qui non vorrei cadere in errore, ma, facendo procedere la mia memoria a 'rapida scansione' delle storie, posso indicare un dato clamoroso: era  da "Lo Straniero" che, nelle storie di GLB, Tex non agisce di fatto in solitaria. Dal n.97 al n.210 è 'abbandonato' dai pards solo in tre (su quattro) storie nolittiane. Già questo è un evidente indizio di come questa storia sia atipica rispetto allo stile di GLB.

Atipica rispetto al GLB post 1966, direi. L'ultima storia di Bonelli in cui Tex agisce completamente da solo è "Gli spietati", in ci i pards compaiono sè ma marginalmente e sena avere riflessi sull'azione, diversamente che in "Gilas", dove i due pards presenti compiono comunque azioni importanti per lo sviluppo della trama.


Insolita l'ambientazione ( siamo nel "Profondo Sud", nei pressi del confine tra Mississippi e Tennessee ) e insolite le atmosfere: le scene iniziali, con la presentazione del personaggio di Joseph Boone, amico e collega di Tex diventato ricco uomo d'affari alla Howard Walcott, han qualcosa de "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa ( e di Visconti al cinema).

Interessante parallelo. ma era una critica od un complimento?


Il racconto si fa cupo fin quasi dall'inizio, e così Tex, costretto dall'assenza dei pards ( Carson comparir? verso la fine della storia come deus ex-machina ) a tenere per sè i suoi pensieri.
L'aura nolittiana, avvertita anche da Pedro nel suo bell'intervento, è IMHO tutt'altro  che vaga: il nostro si trova immerso in una realtà violenta e (anche per lui) sconosciuta, nella quale il suo unico alleato è un antieroe (il gambler Edwin Doyle, di cui non sappiamo quasi nulla, ma possiamo supporre un passato non privo di ombre): un po' come lo saranno Kate e l' indiano Wiyaka nella successiva "Contro Tutti", di Sergio Bonelli ( e lo stesso  Nicol' alle matite), che non a caso "Linciaggio" ricorda moltissimo. L' aura nolittiana si avverte anche nella descrizione ambigua di alcuni personaggi ( specie Warner, il vero villain, che si presenta inizialmente come il meno razzista della cittadina ) e addirittura nei limiti, giacch? Tex sembra piuttosto inetto nei confronti del nero arrestato ( nonostante gli sia ormai ben chiara la sua innocenza, non gli spalanca la porta della prigione e non gli consente di difendersi con un'arma: morir? come un topo in trappola ).

Inetto non direi.


Proprio come in molte sceneggiature del figlio di GLB, il nostro ranger si trova un po' contro tutto e tutti, in balia della tempesta : ha contro un'intera cittadina ( un po' come nella successiva "Il Marchio Di Satana": anche l' non c'è traccia di donne in qualsiasi vignetta ) e il suo status non è più riconosciuto nemmeno dal vecchio amico Boone, che, impazzito di dolore per la perdita del fratello, non esita a sparargli contro (salvo poi chiedere perdono a Tex nel finale): il provvidenziale arrivo del fido Carson gli permetter? di portare a casa la pellaccia e infliggere una sonora lezione ai suoi nemici.

Mi permetto di far notare che comunque la sceneggitura è di GLB, non di Guido Nolitta o di Giorgio e GLB non era certo tipo da seguire alla lettera un soggetto se certe soluzioni narrative non lo convincevano, ne deduco, quindi, che a lui il comportamento di Tex ed il successivo svolgersi degli eventi andasse bene.


Strana conclusione, con il Destino che sottrae a Tex la vendetta finale.

Cosa avvenuta svariate volte nelle sue storie. La giustizia divina od un suo equivalente terrestre è una soluzione tipica di GLB

Nicol' perfetto per queste atmosfere cupe; magnifiche le sequenze notturne a cavallo tra i due albi.

Difficile valutare una storia tanto strana, i cui pregi possono essere intesi come difetti e viceversa. Vedo il rovescio positivo della medaglia.
Soggetto: 8,5
Sceneggiatura: 8
Disegni: 10

Meno male! ::evvai::

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Nel definirla una storia 'nolittiana fino al midollo' ho usato una figura retorica (quale? Urge grammatica italiana :D ! ) : so bene che Nolitta non c'entra nulla, eppure "Linciaggio" ha IMHO molte caratteristiche delle sceneggiature di Guido/Sergio Bonelli. Sul parallelo con "Il Gattopardo", non era n° una critica n° un complimento: un complimento implicito, semmai, visto che è un libro ( e un film) IMHO notevolissimi. Sul discorso dell'inettitudine, forse non è il termine perfetto per indicare il comportamento di Tex, che tuttavia IMHO ha delle responsabilità indirette nella morte del nero incarcerato ( di sicuro molto maggiori di quanto non siano nella recente storia di Ruju, in cui è stato spesso criticato l'operato del nostro ranger nei confronti del figlio di Loman). Infine, devo dire che - non so per quale motivo - avevo proprio invertito "Lo Straniero" con "Gli Spietati" ! Grazie Carlo per la consulenza! :indianovestito:

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Molto buono il soggetto, originale e pressoch? unico, caratterizzato da elementi di raro fascino. Grande complicità tra Tex e Carson, una complicità che permette di ristabilire l'ordine in una paese dove riportare la giustizia sarebbe parsa cosa impossibile. Discreto Nicol' ai disegni. Soggetto\Sceneggiatura: 8,5Disegni:7Complessivo:8-L. Cateni

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Molto buono il soggetto, originale e pressoch? unico, caratterizzato da elementi di raro fascino.

Mah... buona storia, ma non entusiasmante. Nizzi con "Fuga da Anderville" ha scritto pagine sul razzismo decisamente migliori. Boselli con "Buffalo soldiers" ha strafatto, ma è stato più convincente di quanto lo sia stato G. L. Bonelli in questa storia.


Insomma questa unicit? e originalità dipende molto dai punti di vista...


Grande complicità tra Tex e Carson, una complicità che permette di ristabilire l'ordine in una paese dove riportare la giustizia sarebbe parsa cosa impossibile.

Carson lo si vede nella parte finale, per il resto è un Tex in solitaria che molto deve la vita a Edwin Doyle. Gran bel personaggio quest'ultimo che fa l'occasionale spalla al ranger ( al posto di Carson ) salvo lasciarci le penne nell'assalto alla prigione.



Discreto Nicol' ai disegni.
Disegni:7

Immagine postata

Più o meno d'accordo con te nel ritenere Nicol' una spanna sotto gli altri disegnatori dell'epoca. Per il resto sono tavole che non mostrano nessun cedimento. Anzi, vedi l'immagine postata sopra, con Galep è uno dei disegnatori che più mi ha fatto sentire la desertitudine, l'assolatezza del West, donandomi delle città una descrizione che non ritrovo quasi più negli albi odierni con delle main street che erano veramente autostrade.



Immagine postata


Non so voi ma questa pagina mi ricorda qualcosa dell'ultima storia di Ruju. Certo che gli amici di Tex ( come il povero Joseph Boone accecato dall'odio che qui peraltro si ravvede alla fine) sembrano condividere un bel destino nel ritorcerglisi contro.

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Non so voi ma questa pagina mi ricorda qualcosa dell'ultima storia di Ruju. Certo che gli amici di Tex ( come il povero Joseph Boone accecato dall'odio che qui peraltro si ravvede alla fine) sembrano condividere un bel destino nel ritorcerglisi contro.

In effetti il tema è lo stesso : un amico di Tex, sconvolto dal dolore, perde in qualche modo la sua integrit? morale assetato di vendetta. C'è da dire che, a riguardo di "La Prova Del Fuoco", bisogna chiarire se Jack Loman sapesse o meno di aver ucciso lui il figlio Michael ( si chiama Michael, giusto? Non ho voglia di controllare! ), il che è un elemento importante per comprendere la psicologia del personaggio. Ad ogni modo, molto interessante la figura di Joseph Boone, uomo di legge rassegnatosi ad un futuro di immobilismo (fisico e culturale) : davvero ricorda il Principe Salina de "Il Gattopardo". Modificato da Don Fabio Esqueda

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Ad ogni modo, molto interessante la figura di Joseph Boone, uomo di legge rassegnatosi ad un futuro di immobilismo (fisico e culturale) : davvero ricorda il Principe Salina de "Il Gattopardo".

Certo che questa pletora di personaggi amici con cui Tex ha combattutto insieme tante battaglie ( che restano nell'ombra e di cui sappiamo niente ) potrebbero far comodo agli sceneggiatori odierni, a ) per creare una continuity nella serie; b ) per accontentare i vecchi nostalgici c ) perchè ( e qui mi rifersico in particolar modo a Boselli ) si potrebbe imbastire finalmente una storia lasciando grande spazio al comprimario senza per questo dare quella fastidiosa sensazione che in molti hanno descritto in passato parlando della non centralità di Tex nelle sue storie.

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Ad ogni modo, molto interessante la figura di Joseph Boone, uomo di legge rassegnatosi ad un futuro di immobilismo (fisico e culturale) : davvero ricorda il Principe Salina de "Il Gattopardo".

Certo che questa pletora di personaggi amici con cui Tex ha combattutto insieme tante battaglie ( che restano nell'ombra e di cui sappiamo niente ) potrebbero far comodo agli sceneggiatori odierni, a ) per creare una continuity nella serie; b ) per accontentare i vecchi nostalgici c ) perchè ( e qui mi rifersico in particolar modo a Boselli ) si potrebbe imbastire finalmente una storia lasciando grande spazio al comprimario senza per questo dare quella fastidiosa sensazione che in molti hanno descritto in passato parlando della non centralità di Tex nelle sue storie.

 

 

Con tutto il rispetto per il mio amico Giorgio e per il mio vate GL , questo Joseph Boone mi stimola davvero per niente... :mellow: Però l'idea è buona. Fammi un elenco di characters papabili, se puoi, per rinfrescarmi la memoria, e chissà mai... Borden

 

PS Confesso però che sono scettico. I personaggi minori secondo me devono restare tali. Se riesci a smentirmi, tanto meglio.

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Ad ogni modo, molto interessante la figura di Joseph Boone, uomo di legge rassegnatosi ad un futuro di immobilismo (fisico e culturale) : davvero ricorda il Principe Salina de "Il Gattopardo".

Certo che questa pletora di personaggi amici con cui Tex ha combattutto insieme tante battaglie ( che restano nell'ombra e di cui sappiamo niente ) potrebbero far comodo agli sceneggiatori odierni, a ) per creare una continuity nella serie; b )per accontentare i vecchi nostalgici c ) perchè ( e qui mi rifersico in particolar modo a Boselli ) si potrebbe imbastire finalmente una storia lasciando grande spazio al comprimario senza per questo dare quella fastidiosa sensazione che in molti hanno descritto in passato parlando della non centralit? di Tex nelle sue storie.

 

Con tutto il rispetto per il mio amico Giorgio e per il mio vate GL , questo Joseph Boone mi stimola davvero per niente... :mellow:


Però l'idea è buona. Fammi un elenco di characters papabili, se puoi, per rinfrescarmi la memoria, e chissà mai...
Borden

PS Confesso però che sono scettico. I personaggi minori secondo me devono restare tali. Se riesci a smentirmi, tanto meglio.
 

 

Non sono qui per smentirti, tantomeno per rinfrescarti la memoria, caro Mauro :D

Però se riesci a inserire qualche "vecchia conoscenza" nelle tue prossime storie farai felice me e qualche altro vecchio nostalgico.

A volte mi chiedo quanto peso abbiano desideri e aspettative dei lettori nel vostro lavoro di autori ( credo già di conoscere la risposta, grazie! )

Ritornando in topic, mi domando se questo snodo narrativo, esemplare esempio di animalesca crudeltà certo oggi improponibile, sia da attribuire a Giorgio o a Gianluigi Bonelli, o se non ricordi direttamente ( tanto per chiudere in bellezza il cerchio ) certe atmosfere care a Nolitta ( il primo esempio che mi viene in mente è la raffigurazione della povera Loretta Powell appesa al ramo di un pino ne "I dominatori della valle" ).

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IMHO, non è affatto impossibile ritenere farina del sacco di GLB una vignetta del genere; siamo, dopotutto, di fronte ad una riproposizione del meccanismo narrativo per cui il "cattivo" finisce vittima di coloro ai quali ha fatto del male, cosa che era già avvenuta in storie bonelliane quali "Vendetta indiana" e "I cacciatori di scalpi" e capiterà molte volte in seguito, in vicende firmate dai più diversi sceneggiatori; del resto, mentre davanti all'esempio citato da Ymalpas non saranno probabilmente in molti a versare lagrime per il bieco Warner ( come non se ne versano per il colonnello Arlington o i cacciatori di scalpi torturati a morte dagli Apache ), la sorte di Loretta Powell suscita nel lettore un'amarezza infinita perchè Tex non è riuscito a salvare la vita a lei ed alla sua famiglia. Tutt'al più, almeno a mio avviso, la battuta beffarda del nero che assapora con gioia feroce la morte di Warner presenta una certa somiglianza con quanto Tiger dice mentre spara a Faccia Tagliata in "El Muerto" ( "Uccisore dei tuoi fratelli, precipita nell'Inferno degli uomini bianchi!" ), che però è più enfatica e rabbiosa, come si conviene a un rapporto di più diretta ostilità tra i due interlocutori.

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Ad ogni modo, molto interessante la figura di Joseph Boone, uomo di legge rassegnatosi ad un futuro di immobilismo (fisico e culturale) : davvero ricorda il Principe Salina de "Il Gattopardo".

Certo che questa pletora di personaggi amici con cui Tex ha combattutto insieme tante battaglie ( che restano nell'ombra e di cui sappiamo niente ) potrebbero far comodo agli sceneggiatori odierni, a ) per creare una continuity nella serie; b )per accontentare i vecchi nostalgici c ) perchè ( e qui mi riferisco in particolar modo a Boselli ) si potrebbe imbastire finalmente una storia lasciando grande spazio al comprimario senza per questo dare quella fastidiosa sensazione che in molti hanno descritto in passato parlando della non centralit? di Tex nelle sue storie.

 

Con tutto il rispetto per il mio amico Giorgio e per il mio vate GL , questo Joseph Boone mi stimola davvero per niente... :mellow:


Però l'idea è buona. Fammi un elenco di characters papabili, se puoi, per rinfrescarmi la memoria, e chissà mai...
Borden

PS Confesso però che sono scettico. I personaggi minori secondo me devono restare tali. Se riesci a smentirmi, tanto meglio.
 

Non sono qui per smentirti, tantomeno per rinfrescarti la memoria, caro Mauro :D

 

 

Beh, potrei provarci io. :D

Fermo restando, che anch'io sono del parere che il ritorno di certi personaggi minori è tutto tranne che una necessit?, tuttavia qualche ritorno non mi dispiacerebbe, posto che dietro ci sia una buona idea (o tanto vale lasciar perdere se l'esito deve essere quello del ritorno di Cane Giallo)

Proverò a stilare un piccolo elenco il più cronologico possibile.

Se possiamo escludere, purtroppo, un ritorno di Tesah, Marie Gold e Lupe Velasco, perchè è notoria l'avversione di Sergio Bonelli al ritorno di queste donne, a me non dispiacerebbe rivedere Tom Weber (fratello di Jeff, primo sfortunato pard di Tex, ucciso in un fuori scena nel n° 1), sceriffo di El Paso ai tempi in cui era dominata dal Sindacato dell'Oppio (nn° 4/5) e suo figlio Jack, che oggi dovrebbe aver superato abbondantemente i 30, visto che aveva 10 anni prima che Kit nascesse. Questo perchè, se ben fatte, adoro le storie del tipo: "cosa è successo a...".

Allo stesso modo non mi dispiacerebbe rivedere Nellie Delaney e la banda del suon ranch conosciuti nei numeri 15/16.

Se guardiamo, invece, al passato (mia fissa personale :D ), allora tra i possibili "primi incontri" suggerirei quello con Tom Devlin (che Carson conosce solo nel n° 85, ma che Tex conosce da tempo prima).

Un altro "primo incontro" che non mi dispiacerebbe vedere è quello con Phil Turner, il traditore de "Il solitario del West" all'epoca in cui era ancora un ranger con degli ideali.

Ma di spunti simili la saga di Tex è piena. I continuatori della saga di Conan il Barbaro hanno attinto a piene mani a spunti lasciati dal creatore di Conan Robert E. Howard, che nelle sue storie spesso faceva fare al protagonista accenni a sue avventure non narrate (per chi non lo sapesse, Howard non narrava le storie di Conan in ordine cronologico, ma passava indifferentemente da una storia in cui Conan era cinquantenne ad una in cui di anni ne aveva 17).

Cose simili ci sono anche in Tex. Ricordo una storia (era forse "Lo sfregiato?") in cui un bandito riconosce Tex perchè lo ha incontrato una volta, dieci anni prima, a Tombstone ed è uno che non si dimentica.

Che ci faceva Tex a Tombstone 10 anni prima?
Di spunti simili a leggere le vecchie storie ne troviamo quante ne vogliamo.

E non è la sola storia mai narrata del passato di Tex che si potrebbe narrare, passando per il fato di Dinamite fino ad arrivare alla storia promessaci da quasi 9 anni in cui Tex accompagna il nero Jethro in Tennessee per far giustizia degli assassini della sua famiglia.
 

Però se riesci a inserire qualche "vecchia conoscenza" nelle tue prossime storie farai felice me e qualche altro vecchio nostalgico.

 

Tra cui il sottoscritto.
 

A volte mi chiedo quanto peso abbiano desideri e aspettative dei lettori nel vostro lavoro di autori  ( credo già di conoscere la risposta, grazie! )

 

Sotto molti punti di vista mi auguro che non sia troppo, ma chissà, magari qualche buona idea possiamo fornirla anche noi ogni tanto.
 

Ritornando in topic, mi domando se questo snodo narrativo, esemplare esempio di animalesca crudeltà certo oggi improponibile

 

 

Improponibile? Mi auguro di no.

 

sia da attribuire a Giorgio o a Gianluigi Bonelli

 

Dipende certo da quanto era dettagliato il soggetto e da quanto GLB ci si è attenuto. Certo che finali simili erano perfettamente in linea con il suo stile.
 

o se non ricordi direttamente ( tanto per chiudere in bellezza il cerchio ) certe atmosfere care a Nolitta ( il primo esempio che mi viene in mente è la raffigurazione della povera Loretta Powell appesa al ramo di un pino ne "I dominatori della valle" ).

 

Scena che era ispirata alla fine della figura storica di Cattle Kate, (vero nome Ellen Watson, nome che dovrebbe ricordare qualcosa) linciata durante la guerra del bestiame del Wyoming ispiratrice di molte opere anche cinematografiche tra cui "I cancelli del cielo".

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A me il finale di questa storia, con la brutta fine fatta dal cattivo, non mi sembra così cruento e così poco bonelliano. Lo penso perchè colui che subisce è appunto il cattivo della storia, mentre colui che lo attua è un "buono";e nel Tex di Bonelli i cattivi, in qualunque modo, alla fine vengono puniti, mentre i buoni vincono. Certo è, comunque, che "Linciaggio" ha una amarezza di fondo che ricorda da vicino il Tex di Nolitta:basti inoltre pensare al fatto che i due comprimari (il nero e il gambler) muoiono entrambi.

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A me il finale di questa storia, con la brutta fine fatta dal cattivo, non mi sembra così cruento e così poco bonelliano. Lo penso perchè colui che subisce è appunto il cattivo della storia, mentre colui che lo attua è un "buono";e nel Tex di Bonelli i cattivi, in qualunque modo, alla fine vengono puniti, mentre i buoni vincono. Certo ?, comunque, che "Linciaggio" ha una amarezza di fondo che ricorda da vicino il Tex di Nolitta:basti inoltre pensare al fatto che i due comprimari (il nero e il gambler) muoiono entrambi.

Il finale secondo me non è affatto cruento proprio perchè il nero non provoca attivamente la morte di Warner ( così come fa Tiger con Faccia Tagliata: l'esempio di Pedro per una volta non mi sembra così calzante) , bensì, rifiutandosi di dargli un aiuto attivo, lo abbandona alla sua fine. Devo far lavorare le meningi per ricordarmi finali simili...

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Il finale secondo me non è affatto cruento proprio perchè il nero non provoca attivamente la morte di Warner ( così come fa Tiger con Faccia Tagliata: l'esempio di Pedro per una volta non mi sembra così calzante) , bensì, rifiutandosi di dargli un aiuto attivo, lo abbandona alla sua fine. Devo far lavorare le meningi per ricordarmi finali simili...

Concordo, considerato quanto aveva fatto Warner la mossa di lasciar andare la corda abbandonandolo al suo destino una volta riconosciutolo mi sembra che sia quella più realistica a meno che non si stia scrivendo una novella per il libro "Cuore".

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E' una storia di fine anni '70, così crepuscolare nella sua drammaticità (la morte di Edwin e del nero) come raramente capita di leggerne nella serie di Tex. Per chi rimpiange l'allegria solare dell'eroe ammazzasette di G.L. Bonelli contrapposto al Tex che "ha messo la testa a posto" dei giorni nostri, beh è vero che anche l'epoca classica ha le sue storie dove il sorriso è bandito. Non può essere diversamente quando hai da fare i conti con la violenza e l'odio di una comunità apertamente schierata contro la gente di colore. Il finale è spezzato: se il cattivo muore esemplarmente, la dinamite che uccide il nero toglie l'autore dall'imbarazzo di una corte che, anche se il ranger avesse messo una buona parola, non avrebbe che potuto condannare al capestro il fuggitivo ( un nero che uccide un bianco, in quegli stati del Sud, non può farla mai franca davanti a una giuria, si veda il film "Mississipi burning"). Nizzi è ritornato sul tema all'inziio degli anni novanta con una storia di Della Monica, non troppo riuscita. Boselli ne sta scrivendo una in questi giorni per i pennelli di Mastantuono: è una storia di vendetta e di Ku kux klan, mi piacerebbe ritrovare la stessa drammaticità, molto meno invece pagine melense di compatimento, politicamente corrette. Comunque un tema che ritroviamo raramente nelle avventure texiane, per cui la curiosità è tanta. Buoni i disegni di Nicolò anche se avrei preferito una resa della cittadina del Tennessee diversa dalla più classica town western.

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E' una storia di fine anni '70, così crepuscolare nella sua drammaticità (la morte di Edwin e del nero) come raramente capita di leggerne nella serie di Tex.

 

E magari non è un caso che il soggetto sia stato scritto da Giorgio Bonelli, il figlio minore di G.L.B., che all'epoca aveva 25 anni ed una sensibilità ovviamente diversa da quella del padre settantenne,

 

 

 

 Per chi rimpiange l'allegria solare dell'eroe ammazzasette di G.L. Bonelli contrapposto al Tex che "ha messo la testa a posto" dei giorni nostri, beh è vero che anche l'epoca classica ha le sue storie dove il sorriso è bandito. Non può essere diversamente quando hai da fare i conti con la violenza e l'odio di una comunità apertamente schierata contro la gente di colore. Il finale è spezzato: se il cattivo muore esemplarmente, la dinamite che uccide il nero toglie l'autore dall'imbarazzo di una corte che, anche se il ranger avesse messo una buona parola, non avrebbe che potuto condannare al capestro il fuggitivo ( un nero che uccide un bianco, in quegli stati del Sud, non può farla mai franca davanti a una giuria, si veda il film "Mississipi burning"). 

 

Che si riferisce a fatti de 1966, figuriamoci nel 1880.

 

 

 

Nizzi è ritornato sul tema all'inziio degli anni novanta con una storia di Della Monica, non troppo riuscita. 

 

Perché alla fin fine il tema del razzismo è solo accennato.

 

 

 

Boselli ne sta scrivendo una in questi giorni per i pennelli di Mastantuono: è una storia di vendetta e di Ku kux klan, mi piacerebbe ritrovare la stessa drammaticità, molto meno invece pagine melense di compatimento, politicamente corrette. 

 

Ricordo che anni fa Boselli espresse il timore che nella storia in questione lui stesso potesse cadere nella doppia trappola del politicamente corretto e del manicheismo, con i bianchi tutti necessariamente cattivi in quanto razzisti e i neri tutti stucchevolmente buoni e vittime. Confido sia riuscito ad evitare entrambe le insidie e stia scrivendo una storia "equilibrata".

 

 

 

Comunque un tema che ritroviamo raramente nelle avventure texiane, per cui la curiosità è tanta. Buoni i disegni di Nicolò anche se avrei preferito una resa della cittadina del Tennessee diversa dalla più classica town western.

 

Nicolò era un disegnatore della "vecchia scuola". Come aveva un repertorio di facce e costumi così lo aveva di ambienti.

 

Piccola nota personale: il 29 settembre 2011 al funerale di Sergio, ho avuto il mio unico incontro con Giorgio Bonelli e parlando con lui gli ho detto che avevo apprezzato questa storia di cui lui aveva scritto il soggetto.

Lui mi ha sorriso sornione e mi ha replicato:

"Sei davvero sicuro di intendertene di fumetti?" :D  :D

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