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ymalpas

[209/210] Linciaggio

Voto alla storia  

15 members have voted

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una storia discreta/buona che mi ha però un po' deluso nel finale e che ho trovato pieno di "incongruenze" narrative e stilistiche.

Analizzandole una per una:

1) il Tennessee sembra il Texas, così come gli abitanti sembrano Texani

2) il personaggio di Boone è TROPPO ambiguo: a parte il fatto che la puntata in Tennesee di Tex non viene spiegata (e il Tennesee è lontanissimo dal West), sembra che Boone sia al corrente delle malefatte del fratello e dell'altro cattivo a spese dei negri  ma non faccia nulla per fermarli: inoltre, si guarda bene dal parlarne a Tex durante la cena...

3) si parla di far finire gli abitanti a marcire a Yuma(!!!) quando esistevano carceri ben peggiori nel Sud

4) la figura del giocatore che aiuta Tex a difendere la prigione è davvero un po' forzata.

5) l'arrivo di Carson è tardivo e un po'assurdo (anche lui in Tennessee, per quale motivo?!)

 

Di contro, la figura del Negro perseguitato dai soliti rednecks razzisti è un clichè classico ma azzeccato.

Tex è tratteggiato molto bene: eroico, disinteressato e pronto a sfidare i pregiudizi di un'intera comunità per difendere la giustizia e per evitare un linciaggio.

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Soggetto di Giorgio Bonelli.

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Altra bella storia con Tex da solo contro tutto un paese e con un bellissimo finale.
Voto alla storia: 7,7
Voto ai disegni: 9

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È proprio vero che non si finisce mai d’imparare nella vita: solo dopo più di vent’anni dalla prima lettura dell’episodio, scopro che il soggetto in questione fu suggerito a G.L. Bonelli dal figlio minore. Fermo restando questa curiosità, che funge da conferma di quanto sia interessante e costruttivo frequentare forum tematici come questo, mi appresto a esprimere i miei giudizi su questa storia breve, ma intensa.

L’ambientazione in Tennessee è abbastanza inusuale per il nostro ranger e la dose viene rincarata da un soggetto particolare e alquanto inedito per la saga ai tempi della pubblicazione, ma purtroppo sempre troppo attuale: il becero razzismo rivolto contro gli uomini di colore. La trama si dipana fra cacce all’uomo, inseguimenti e sparatorie, ma conserva come unico filo conduttore, l’odio razziale di un’intera cittadina verso un povero ragazzo afroamericano, che all’apparenza ha il solo torto di aver sfidato l’assurdo divieto di farsi un cicchetto in un saloon, dove la gente della sua razza non è gradita. Realmente oltre alle deplorevoli vessazioni dovute al colore della pelle, il malcapitato personaggio (di cui Bonelli non specifica il nome) si ritrova nell’occhio del ciclone per aver casualmente scoperto che Eric Warren, non è il notabile commerciante che intende apparire, bensì un bandito accusato di aver fatto parte a una sanguinosa rapina anni prima. Proprio Warren ha interesse a infiammare gli animi intolleranti dei compaesani per far linciare il testimone, ma l’arrivo di Tex complica tutto. Sarà proprio il nostro ranger ad acciuffare il fuggitivo, per poi difenderlo dall’assurdo linciaggio, una volta intuita la verità, anche a costo di dover mettersi contro il suo vecchio amico Boone, esasperato dalla morte del fratello. Episodio dall’atmosfera molto tesa e crepuscolare, che alla fine lascia un po’ di amarezza; la presenza di alcune incongruenze, però, lima a tratti lo spessore della prova. Suona alquanto forzata la coincidenza che Tex incontri casualmente il suo vecchio amico così distante dalla riserva, ma oltre questo, alcuni aspetti di Boone, che si mostra incline ad accettare il razzismo della sua cittadina, fa sorgere dubbi sulla possibilità che i due possano essere andati d’accordo in passato. Anche la scena dentro in saloon, dove gli aguzzini si distraggono al banco, permettendo alla loro vittima di recuperare i sensi e armarsi di pistola senza essere visto, appare una leggerezza troppo grande. La figura del gambler è positiva, ma a mio avviso troppo eroica nel contesto. Un uomo che si sacrifica per uno sconosciuto, in una faccenda che in fondo non gli riguarda, mi convince poco. Anche poco plausibile, a esser pignoli, il piano della rapina in cui Warren fa da basista: è assurdo che i suoi complici accettassero che il bottino rimanesse nelle sue mani; anche senza l’intervento dell’esercito, chi gli garantiva che non si dileguasse (come puntualmente avviene) con la grana? Molto aulico il finale, con il villain della storia che muore annegato in un fiume in piena, dove gli viene (verrebbe da dire giustamente) negato l’aiuto da uno degli uomini di colore che ha dovuto subire in passato le sue angherie. Discreti i disegni di Nicolò, sebbene appaiano lievemente in calo rispetto al suo standard qualitativo. Curioso l’utilizzo dei retini in alcune pagine della storia, a memoria mi vien di affermare che forse fu proprio il primo caso nella saga in cui apparve questa tecnica, ma potrei sbagliarmi.

Il mio voto finale è 6

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