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TWF - Tex Willer Forum
ymalpas

[297/299] Fuga Da Anderville

Voto alla storia  

60 voti

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Soggetto e sceneggiatura : Claudio Nizzi
Disegni: Giovanni Ticci
Periodicità mensile: Luglio 1985 è Settembre 1985
Inizia nel numero 297 a pag. 73 e finisce nel numero 299




Durante un viaggio in treno, Tex racconta a Carson di quando salvò il nero Tom da un linciaggio durante la Guerra di Secessione, e conobbe il ricco Howard Walcott con i suoi nipoti John e Leslie, uno nordista e l'altro sudista?

Durante la Guerra Civile, l'ufficiale nordista John Walcott aveva sottratto un baule d'oro ai confederati, salvando la vita al cugino Leslie, gallonato sudista. Ma poi John era stato catturato dal nemico, e siccome la cassa recuperata dalle giacche grigie conteneva soltanto pietre, era stato spedito nel campo di prigionia di Anderville per sciogliergli la lingua. Gli unionisti, sicuri che John avesse nascosto i lingotti, incaricarono Tex di liberarlo. Sotto mentite spoglie, accompagnato dal nero Tom, Willer dovette superare mille insidie, rischiando di finire fucilato come spia!

Penetrato nel terribile campo di Anderville, dove i sudisti concentrano i prigionieri nordisti, Tex fa evadere l'ufficiale John Walcott nascondendolo sul carro che porta via i cadaveri. John avrebbe dovuto rivelare dov'era nascosto l'oro che credeva di aver trafugato ai confederati, ma dice di non saperne niente. E il mistero resta tale: il cugino sudista Leslie muore ucciso da ignoti e John, sospettato da Tex dell'omicidio, salta in aria su una granata! Anni dopo, quando il politicante Howard Walcott convoca Tex a Richmond, l'incredibile verità sulla fine dei suoi nipoti John e Leslie salta finalmente fuori.




© Sergio Bonelli Editore

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In una chiara mattina di settembre, un treno corre attraverso le aride praterie del New Mexico.

- Che il diavolo ti porti Tex! Vuoi deciderti a dirmi dove stiamo andando ?

E il vecchio cammello riceve dal suo pard una misteriosa lettera, scritta da un certo Howard Walcott di Richmond, che in un’incerta grafia, contiene il seguente messaggio:

Caro Willer, dopo tanti anni credo di potervi rivelare la verità sul conto dei miei nipoti John e Leslie.

E Walcott deve essere un tipo maledettamente importante se gli basta scrivere poche righe per far schizzare il nostro tizzone d’inferno sul primo treno per la Virginia, commenta mellifluamente Carson.

- Al diavolo, se avessi saputo che intendevi portarmi in capo al mondo, avrei preferito starmene ad oziare nella riserva. 
- Però non immagini quello che perderesti, mi hanno detto che a Richmond ci sono dei fantastici varietà con ballerine francesi che… 
- Ballerine francesi ? 
- Già… e pare che si presentino al pubblico con piccanti calze a rete… Comunque se vuoi scendere devi deciderlo in fretta, perché stiamo giusto per arrivare a Albuquerque. 
- Scendere ?... Vorrai scherzare satanasso! E con che coraggio potrei mai presentarmi a tuo figlio dicendogli che ti ho abbandonato nel corso di una missione ? Non pensarci nemmeno Tex! Il tuo vecchio pard non ha molta simpatia per i treni ma non ti lascerà andare solo in una città sconosciuta, piena di insidie, di pericoli… 
- … e di ballerine francesi!

Una vecchia storia da raccontare è proprio quello che ci vuole per ingannare il tempo durante un lungo e noioso viaggio in treno. Una storia che è un itinerario a ritroso nel passato di Tex, quello triste, amaro e cruento della guerra civile americana.

Ma oltre che rinverdire i fasti della bonelliana Tra due bandiere ( n° 113 ) questa avventura ha il merito di tingersi fin dall’apparizione dell’oscura lettera del vice governatore della Virginia, di un giallo a tinte forti.

Eravamo nel 1864, racconta Tex, in settembre era caduta Atlanta e in novembre il presidente Lincoln era stato rieletto. Dopo la battaglia di Shiloh in cui vidi in tutto il suo orrore il vero volto di quel maledetto conflitto che opponeva fratelli a fratelli, promisi di non sparare più un solo colpo di fucile… E da quel momento, sfruttando il suo accento texano che gli permetteva una libera circolazione negli stati confederati, Tex si limita a prestare pacificamente la sua opera ai nordisti scortando mandrie di bestiame destinate alla sussistenza delle truppe o accettando di recapitare messaggi da un comando militare all’altro.

Fu appunto nel corso di una di queste missioni, continua Tex, che feci la conoscenza dello schiavo Tom e quindi del suo padrone, John Walcott.

In un paese che la guerra aveva profondamente diviso ideologicamente in due radicate fazioni, non è strano fare la conoscenza di un originale tenente nordista, nato e cresciuto tra le piantagioni di cotone del profondo sud della Virginia, che appoggia la causa antischiavista. Per John Walcott, il nord è storicamente dalla parte giusta e rappresenta l’avvenire, a differenza del sud, che con le sue sterminate piantagioni di tabacco e di cotone, è l’immagine di un passato ingiusto da cancellare. Inguaribile ottimista e amante del rischio, la vita senza il rischio è una minestra insipida, ma anche molto affabile, John Walcott è il Damned Dick della storia, l’amico solare e luminoso di Tex.

L’altro nipote, il tenente sudista Leslie, è invece il classico bellimbusto gallonato che se ne sta impettito come se avesse ingoiato una scopa. Per lui i grandi industriali del nord vogliono solo rovinare l’economia del sud e sostituire le piantagioni con fabbriche e commerci d’ogni genere. Autoritario, sicuro di se e arrogante, provoca Tex che non lo ha in simpatia e lo accusa di essere una spia nordista. Tra i due sono subito scintille. Ma Leslie è un cattivo inconsueto, integerrimo e integro moralmente, un uomo sinceramente legato alla causa del sud ma nella sua anomalia anche un dannato figlio di coyote, che la sera stessa non esita a inviare una pattuglia sulle tracce di Tex e dello schiavo Tom che si è unito a lui, con la speranza di acciuffarli e appenderli all’albero più vicino.

I cugini Walcott sono così diversi e trincerati nelle loro idee e pensieri che lo zio Howard, che veglia premurosamente su di loro, ha imposto addirittura un patto di non belligeranza. Funzionario della Tesoreria di Stato, il vecchio Walcott è un tipo quadrato, padrone di se, ma anche un uomo bonario che cerca di barcamenarsi come può tra i due galletti della famiglia ( anche se la sua simpatia va velatamente tutta al nipote John ).

Quest’ultimo ha ricevuto l’ordine di attaccare un convoglio sudista guidato dal cugino Leslie, che trasporta una cassa piena di lingotti d’oro, appartenenti al tesoro della confederazione. Il drappello confederato, colto di sorpresa resta in breve tempo decimato dall’assalto e John provoca la fuga del cugino. Al sangue non si comanda. Così il giorno dopo, mentre il reparto nordista è impegnato nel guado di un tratto acquitrinoso, è raggiunto e attaccato da una compagnia sudista, che superiore di numero ha ben presto il sopravvento. La cassa ha l’aspetto piuttosto solido ed è chiusa con un robusto lucchetto, ma quando il capitano la apre, sorprendentemente si rivela colma di pietre.

Mistero.

La tappa successiva per l’ufficiale nordista è il tristemente famoso campo di Anderville, che ricorda storicamente quello di Andersonville, North Carolina. Immerso in un malsano ambiente paludoso era il più malfamato dei campi sudisti. Vi erano stipati non meno di trentamila prigionieri, un terzo dei quali morì a causa delle malattie provocate dalla denutrizione, dalla sporcizia e dai continui maltrattamenti.

Il maggiore Dark, del III° Cavalleria del Kentucky, nel tentativo di recuperare l’oro, affida a Tex il compito di inoltrarsi in pieno territorio nemico e liberare John Walcott. Così il ricco uomo d’affari sudista Edgard Tennyson, munito di un salvacondotto con la firma abilmente falsificata del generale Lee e il suo schiavo Tom ( un tipo piuttosto sveglio e buon conoscitore di quelle regioni ), si incamminano sulla via che conduce ad Anderville. Sosta e ristoro nel primo villaggio che incontrano nella loro strada verso sud. Ma nei ristoranti i negri non sono ammessi. Storie, ti ho detto che pranzeremo insieme e così sarà! dice Tex con una veemenza che non ammette repliche. E il ristorante prescelto, guarda caso, è quello della canaglia Hank, un sudista tutto d’un pezzo, che si è allontanato con i clienti verso la stazione, per vedere le truppe che partono al fronte… Dopo che si saranno spellati le mani ad applaudire, dice sarcasticamente la vecchia madre e gli sarà venuta la gola secca a furia di strillare i loro inni patriottici, si ricorderanno di avere fame e torneranno qui e io, dovrò sgobbare per servirli tutti assieme! Per lei i soldi non hanno colore ma Hank potrebbe avere qualcosa da ridire! E lo schiavo Tom mangia e ha una fretta del diavolo di consumare il suo pasto, non tanto per la fame quanto per la paura di vederselo comparire di fronte. Ed ecco infatti che il figliol prodigo ritorna nel ristorante. Hank, sbalordito da quello che vede, apostrofa minacciosamente il povero schiavo, che sta finendo di mangiare, coprendolo di insulti e imprecazioni razziste:

- Ascoltami negro, hai scambiato il mio locale per una stalla ? Lo sai dove sono appena stato, negro ?... a salutare i nostri ragazzi che vanno a farsi ammazzare per difendere il nostro sacrosanto diritto a decidere da soli cosa fare o non farne dei fottuti musi di carbone come te ai quali il presidente yankee ha promesso di restituire la libertà!

Termine fottuti a parte, è risaputo che Tex Willer, come ogni buon cristiano, non tollera essere disturbato mentre mangia. Non gli lascia quindi il tempo di continuare e dà inizio ad una delle sue classiche spazzolate, che fanno volare le pulci di dosso al malcapitato ristoratore. Sai usarla quella sedia? dice rivolto a Tom, ti do un consiglio, usala! E all’improvviso quello che poco prima era un povero e tremante schiavo del sud, prende coraggio e coscienza della forza dei suoi diritti e con le sue mani, che sembrano due badili, inizia a picchiare e scardinare le mascelle dei sventurati avventori. Un episodio tipicamente bonelliano, che mostra quanto Nizzi seppe trarre dalla tradizione, recuperando dal passato non solo espressioni verbali o situazioni peculiari, ma anche lo spirito che animava il personaggio nato dalla penna di Gianluigi Bonelli. Semplicemente grande.

Il cammino per la roccaforte di Anderville è però ancora lungo e pieno di insidie. Giunti a un ponte, che per la sua posizione strategica è presidiato da un folto gruppo di soldati sudisti, Tex mostra il salvacondotto e tutto sembra miracolosamente procedere per il meglio ma ecco che da una tenda dell’accampamento, a rovinare tutto, appare improvvisamente il tenente Leslie Walcott, che obbliga i due ad un precipitoso salto nel fiume, l’unica via di fuga davanti a un fuoco incrociato da parte dei confederati. Appiedati, ecco che Tex e Tom giungono ad una fattoria. Rubare ( i cavalli )? Ci limiteremo a requisirli come preda di guerra! I due si avvicinano alla casa e si separano, il negro si infila nel pollaio dove semina un po’ di gazzarra tra i pennuti, il tanto che basta per svegliare i proprietari. E mentre il padre imbraccia il fucile, il figlio Jed, con una smorfia di piacere stampata nel viso, pensa tra se: “ci sarà da divertirsi, quando ha un maledetto negro tra le mani, pà diventa una furia” e va dritto ad infilarsi nella scuderia, dove Tex lo aspetta pronto a rifilargli una sberla. Il ragazzo scelto da Ticci per raffigurare il volto del profondo sud razzista tradisce una scarsa intelligenza già a partire dai lineamenti facciali.

Tre giorni dopo è la volta dell’arrivo al campo di Anderville… una fortezza immensa e impenetrabile. John non mangia da quattro giorni, povero John, sembra lo spettro di se stesso e i nordisti come lui crepano di fame e stenti come mosche. Il sud è in ginocchio e i soldati, che la guerra ha reso disumani, non vogliono togliersi il pane di bocca per nutrire le diverse migliaia di prigionieri. Ma il tenente Walcott, pur estenuato dal lungo digiuno, tiene testa al comandante del campo, che dice: "Quel vostro Lincoln è un grande furbacchione. Con una mossa ( l’emendamento alla costituzione che abolisce la schiavitù ) si è guadagnato la simpatia di mezzo mondo e come se non bastasse, Shermann ha conquistato Savannah e nessuno riuscirà a fermare la marcia delle sue truppe verso il sud". Il comandante non si fa illusioni e non si chiama Leslie Walcott, per lui ciò che conta è solo l’oro della Confederazione, per rifarsi una vita. Ma John tiene duro e ripete con una cadenza monotona che dell’oro, lui non sa proprio niente! Il comandante, poco propenso a credergli, non si rassegna. John non è mai stato il tipo dell’idealista tutto d’un pezzo, a West Point era un cadetto indisciplinato e ribelle, incapace di sottostare al regolamento e anche la scelta di campo in guerra rivela in lui una certa dose di opportunismo. È fin troppo chiaro che il tenente nordista ha le sue stesse mire e mente per impossessarsi dei lingotti alla fine della guerra. Ma John Walcott deve prima uscire vivo dal carcere di Anderville e il comandante ha in serbo per lui il più penoso e ripugnante dei lavori nel campo di prigionia: il trasporto dei cadaveri nella palude, dove la sepoltura non è cristiana e i corpi sono ingurgitati dalle sabbie mobili.

Tex aspetta l’occasione giusta per entrare nel campo, occasione che gli viene offerta fortuitamente da una colonna di trenta uomini che devono rimpiazzarne altrettanti, che da Anderville saranno trasferiti al fronte. Il nostro tizzone d’inferno riesce a sostituirsi a uno dei soldati e indossata la divisa del nemico, varca insieme al drappello sudista il portone d’ingresso del campo.

Ma il progetto di fuga è già in pericolo, John è sul punto di essere trasferito in un carcere meno duro, grazie alla supplica del cugino Leslie indirizzata al presidente Davis in persona. Bisogna agire il giorno stesso e Tex, che ormai l’idea delle sostituzioni incomincia a divertire parecchio, decide di far evadere John che sul carro dei morti destinati alla palude dovrà fingersi leggermente defunto, mentre lui prenderà il posto di uno degli uomini della scorta. Ma proprio all’ultimo momento, la recluta sudista alla quale Tex aveva rubato la divisa, legata e imbavagliata male da Tom, riesce dopo molti sforzi a liberarsi e a dare l’allarme: c’è una spia nel forte! Ma il carro ha tutto il tempo di lasciare il campo, è semmai il ritrovamento della guardia di scorta che Tex aveva stordito, a mettere sul chi vive il comandante del campo che scatena immediatamente una caccia all’uomo. Lo schiavo Tom, ritenendosi responsabile, noblesse oblige, prende la difficile e coraggiosa decisione di sacrificarsi per i compagni, rallentando l’avanzata della pattuglia… Addio Tex! ...addio signor John! Se un giorno i miei fratelli di razza saranno liberi, lo dovranno anche a uomini come voi! Claudio Nizzi sostituisce la parola padrone con quella di signore, e quella di schiavo negro con fratelli di razza, una finezza la sua, che non passa inosservata. Tex si accorge troppo tardi dell’assenza di Tom e vorrebbe tornare indietro, ma John lo trattiene, sarebbe una mossa inutile che renderebbe vana la morte dello schiavo. Bang! Bang! I negri sono portati per la musica… vi piace la mia bastardi ?Ma i sudisti ormai hanno raggiunto Tom e il suo fucile è scarico… viva… l’Unione… sono le ultime parole che dice e sono quasi il lamento di un popolo che si batte per la causa del nord e la sua libertà. È un boccone amaro per il nostro tizzone d’inferno e come tristemente confessa a Carson, ci ha messo parecchio tempo prima di mandarlo giù!

Il racconto prosegue, sempre più avvincente. Quella sera dopo aver messo il maggior numero di miglia possibile tra loro e il campo di Anderville, Tex e John trovano rifugio in un vecchio fienile abbandonato. È venuto il tempo di chiarire la storia dei lingotti scomparsi. Io non so niente di quell’oro! John nega anche di fronte all’amico di essere il responsabile del dileguamento dei lingotti. E se con i confederati non ha cercato di discolparsi è solo perché avrebbe gettato l’ombra del sospetto sulla sola persona che era stata in possesso di quella cassa prima di lui e che su quell’oro doveva saperla lunga… suo cugino Leslie! Per la barba di Giosafatte! tuona Carson, un dannatissimo colpo di scena, ma ci avrei giurato, per giove! …quel piccolo bastardo di Leslie, soldato integerrimo e patriota tutto d’un pezzo era in realtà un vero ladrone!

Tex e John sono più cauti nel loro giudizio. Il viaggio di ritorno a Richmond non presenta difficoltà, il ranger sa ormai come muoversi nel territorio nemico. Il vecchio Walcott è felicissimo della liberazione del nipote, ma un ombra si addensa sulla sua fronte, l’uomo ha paura di quello che potrebbe succedere tra i due cugini, l’oro è un perfido consigliere… Nega dunque di sapere dove sia Leslie e consiglia a John e Tex di trasferirsi in una piccola casa nel centro di Richmond, dove il vecchio servo Nathan li accompagnerà. È proprio quest’ultimo a rivelare ai due che Leslie si trova in realtà nel vicino quartiere generale dei sudisti. John è una figura troppo nota nella piccola cittadina per potersi avventurare alla ricerca del cugino. Così poco dopo è Tex a mettere le mani su Leslie e a convincerlo a seguirlo, ma il tenente sudista, che ha una profonda antipatia per il ranger, avvistata una pattuglia di ronda, non resiste alla tentazione di dare l’allarme e darsi quindi alla fuga per le stradine del quartiere. Tex lo insegue fumante di rabbia, ma una voce amica prima richiama Leslie in un vicolo oscuro e poi gli spara un colpo di pistola a bruciapelo in pieno petto: mi dispiace Leslie… ma dovevo farlo! Poco dopo davanti al cadavere ancora caldo finisce l’inseguimento del nostro tizzone d’inferno. Un pensiero folle gli attraversa la mente… Tex corre verso la casa dove John dovrebbe aspettarlo, se anche arriva prima di me, lo troverò col fiato grosso e sarà una prova sufficiente.

Ma nella casa non c’è nessuno. È un indizio che pesa come una grossa pietra sul collo del tenente nordista. È anche un rapporto di profonda amicizia tra due uomini uniti dalla guerra, che dolorosamente si incrina. Insomma, John ti aveva preso per il naso! …se ho ben capito, dice Carson, era stato lui a grattare l’oro e adesso aveva chiuso la bocca al cugino che poteva smentirlo…

Ma il comportamento di John è sempre più imprevedibile, Tex lo ritrova infatti una settimana dopo presso il reggimento del maggiore Dark. Quel ragazzo non finiva di stupirmi… mi raccontò che mentre aspettava di vedermi tornare con Leslie, un sasso era stato gettato nella casa, con un biglietto che lo avvertiva di fuggire perché i confederati lo avevano scoperto. Le parole di John Walcott sono sempre meno convincenti e l’oro deve trovarsi non troppo lontano da quei territori, non c’è altra spiegazione, conclude il ranger, che non troverà conferma alle sue astruse supposizioni. John Walcott muore improvvisamente alcuni giorni dopo per lo scoppio di una granata, nel corso di un bombardamento, portandosi con se il suo mistero. Le sue ultime parole sono tutte per Tex: implora l’amico di tante avventure di conservare un buon ricordo di lui. Difficile.

Il lunghissimo flashback finisce qui, lasciando l’amaro in bocca. Tre giorni dopo, Tex e Carson sbarcano davanti alla residenza di Howard Walcott. Il fedele Nathan, incanutito, li accoglie con un malinconico commento che sottolinea ancora di più il triste decadimento dei valori: la vita qui non è più quella di una volta.

Howard Walcott, dopo i rituali convenevoli, invita Tex nel suo studio privato. È il momento della verità sui due nipoti, i cui ritratti sono in bella vista sulla robusta scrivania.

Il vecchio ha il cancro e i medici non gli danno più di tre mesi di vita. Non diventerà il nuovo governatore della Virginia e non presenterà la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali. Ha poco tempo Howard Walcott e deve approfittarne per sistemare alcune faccende, una di queste è proprio la riabilitazione della memoria dei suoi due nipoti.

Inizia così un altro breve flashback, che ricostituisce la trama mancante della storia. Il vecchio rivive lucidamente quei drammatici momenti che videro la scomparsa dei due nipoti e vogliamo credere che siano stati l’ossessione di tutta la sua vita. Nella cassa i lingotti d’oro non c’erano mai stati… A quel tempo Walcott, approfittando della sua posizione nella Tesoreria confederata, aveva sostituito il prezioso contenuto con dei sassi. A guerra finita, quell’oro sarebbe servito per finanziare la sua carriera politica alla quale l’uomo teneva più di ogni altra cosa la mondo. Fatalità volle che fosse John ad attaccare quel carico e che il giorno dopo sia lui che la cassa finissero di nuovo nelle mani sudiste. John veniva spedito a Anderville, Leslie lo pregava ripetutamente di intervenire per ottenerne la liberazione o l’internamento in un campo meno duro, ma il vecchio Walcott non poteva mettere a rischio i suoi progetti, e così si augurava che l’amato nipote, da quel campo infame, non facesse più ritorno. Leslie sapeva che era stato lui a sigillare la cassa e Howard Walcott non poteva correre il rischio che i due giovani incontrassero. La verità sarebbe infatti venuta a galla. L'oro è un cattivo consigliere... Il nipote doveva essere eliminato e così fu commesso uno dei crimini più orrendi e vergognosi che si siano mai visti sulle pagine del nostro popolare fumetto.

La reazione di Tex davanti alla verità così meschina è furente, violenta e impetuosa. E incomincio col dirvi che siete l’essere più abietto che io abbia conosciuto in vita mia! La vostra sola vista mi fa rivoltare lo stomaco, Walcott! Quello che avete fatto è un abominio. Il vecchio sembra incassare con filosofia, salvo poi spararsi un colpo di pistola sulla tempia, a bruciapelo appena il ranger ha varcato la porta. Al vecchio Nathan, che chiede ragione dell’incomprensibile gesto del padrone Tex trova solo il coraggio di dire che Howard Walcott era logorato da una malattia più incurabile dello stesso cancro con cui la mano del destino l’aveva colpito: il rimorso! John era simpatico anche a me! … fino al giorno in cui un infame intrigo riuscì a sporcare la nostra amicizia con l’ombra del sospetto…

Nauseato dalle rivelazioni del vecchio Walcott, il ranger accusa il colpo, la cui portata è sconvolgente anche per un uomo solido come lui. Mai così duramente messo alla prova, Tex ha solo fretta di trovare un bar luccicante di specchi, un bel locale pieno di rumore e di gente, dove bersi un monumentale bicchiere di birra, in compagnia naturalmente del vecchio pard, che lo accompagna silenzioso, inforcando il cavallo lungo il triste viale che divide le immense piantagioni di cotone che si estendono ai lati, così mirabilmente disegnate da Giovanni Ticci.

 

Un Tex umanissimo nei suoi sentimenti, per una volta un uomo che sbaglia. La storica infallibilità del ranger è messa in dubbio da un infame intrigo che distorce la sua visuale dalla verità violata. Per vent'anni ha ritenuto più colpevole che innocente l'amico John. Nel trascinante alternarsi di colpi di scena, il genio di Nizzi sta proprio nel presentare al lettore un personaggio che anche nella debolezza dei suoi sentimenti è un grande. In cuor suo forse sente la sua amicizia tradita, ma i dubbi lo assalgono fino alla fine e la confessione finale di Walcott, l'ultimo capitolo di una tragedia familiare, dovrebbe essere in fondo liberatoria dei tormenti del suo animo, ma sappiamo tutti che in fondo non è così semplice liberarsi del proprio passato.

Una storia immensa che inizia con il più classico degli espedienti narrativi, il litigio burlesco sul treno, da commedia triviale, e si chiude con un finale tormentato, che si situa sul campo opposto del dramma vissuto.

 

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Accidenti! Me la sono appena letta, nella versione rilegata e a colori della Mondadori! Non l'avevo mai letta ma.. che capolavoro.. l'ho letta tutta d'un fiato! Bella bella bella bella bella! E anche i disegni di Ticci di quel periodo mi piacciono.. inoltre i colori danno un fascino particolare..

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Guest Colonnello_Jim_Brandon

Diavoli dell'inferno!! Anzi no, forse qui è più appropriato un bel PESTE!!!! :D :D :DDa non credere ho scritto un topic dedicato alle sfaccettature psicologiche dei personaggi e non ho mai commentato questo capolavoro!!! Imperdonabile!!! Ma rimedio subito!!Fuga da Anderville è IMHO un vero e proprio capolavoro!! Una storia che reputo essere uno dei capisaldi della produzione Nizziana! Una storia violenta, ricca di emozioni forti e soprattutto popolata da una triade di personaggi complessi e sfaccettati. Bellissime le figure dei tre walcott, ognuno di essi incarna un ideale preciso ( ambizione, coraggio, orgoglio ) ognuno di essi si muove sullo scacchiere della trama scritta da un Nizzi in forma smagliante con mosse ed azioni del tutto imprevedibili che sconvolgono la lettura e la personalit? di ogni personaggio. Anche Tex, questa volta in azione con un compagno d'eccezione il servo di colore dei Walcott,Tom, si mostra in una veste molto particolare. Duro come l'acciaio, ardimentoso come un leone ma al contempo ricco di sfaccettature psicologiche. Bellissima storia!!!Per quanto riguarda i disegni... beh che dire il ticci della fascia 200-300 era capace di queste e ben altre prodezze!!!!!Voto complessivo 10 su 10

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Una curiosità per quanto riguarda lo sfondo storico della vicenda: bench? ( forse per motivi di eufonia, ) il nome sia stato leggermente cambiato nella sceneggiatura, la prigione da cui Tex fa evadere John Walcott è chiaramente Andersonville, il più duro dei campi di prigionia sudisti durante la Guerra Civile, in cui, tra il 1864 e il 1865 ( quindi proprio nei mesi in cui è ambientata la sceneggiatura di Nizzi ) morirono quasi 13.000 dei 45.000 militari nordisti che vi finirono dentro.

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Fiamme di GuerraSi parte, ed è subito capolavoro, con quel titolo che sembra scritto col sangue, e con Tex e Carson in viaggio verso la Virginia, su un treno che già emana il profumo dell'avventura, alla ricerca di una verità che Tex attende da 20 anni. E poi, il flashback in cui Tex racconta al fedele amico le avventure del 1864 (due anni dopo i fatti di 'Tra Due Bandiere), e il suo incontro con John Walcott, giovane e idealista ufficiale nordista. Ecco che la famiglia è però burrascosa, visto che il cugino Leslie è un fervente tenente confederato, mentre il comune zio Howard sembra un uomo che, tra le due bandiere, preferisce l'affetto verso i nipoti, anche se la sua stima sembra propendere verso John. Ma il tema di fondo, al di l' della guerra, del campo di prigionia sudista di Anderville, del sangue che bagna la Virginia, è la storia di un'amicizia. Almeno finch? una cassa d'oro e un colpo di pistola instillano in Tex un atroce dubbio. Ecco che i due pards giungono a destinazione, in quei luoghi in cui avvenne l'incontro con John, e dove è proprio lo zio Howard ad averli invitati. Il finale è scioccante, e vede forse il più straordinario primo piano che Giovanni Ticci ci abbia mai regalato, esattamente nella quarta vignetta di pagina 112 in 'Fuga da Anderville': un Tex arrabbiato, umano, ma anche liberato dal dubbio che lo aveva sempre attanagliato. Nizzi e Ticci da 10 e lode per quella che è una pietra miliare nella vita del nostro eroe.

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STORIA EPOCALE!!!!!!!!!!!!!!!L'ho riletta oggi, che dire.. qui siamo davanti ad un GRANDISSIMO CAPOLAVORO della saga texiana. St? rileggendo tutte le storie di quel periodo, e Nizzi, già nei suoi primi anni di tex, meritava un monumento storico nel centro di Milano. Il nordista John Walcott, il sudista Leslie è lo zio Howard la vicenda ruota tutta intorno a questi tre personaggi che sono gestiti in maniera divina dallo sceneggiatore. Un altro grande personaggio di questa storia, anche se secondario, resta indubbiamente il nero Tom, che grazie ad un suo atto di coraggio, salva tex e john da una brutta situazione ad anderville. Il finale è stupendo e contiene molti colpi di scena, sopratutto per chi legge la storia per la prima volta, quando il vecchio Walcott racconta le sue verità liberandosi in parte la coscenza davanti a tex. Il suicidio di Howard Walcott a conclusione di anni di sofferenza psicologica è il finale più meritato per questa storia. Come non parlare dei disegni!!??perfetti sotto ogni aspetto. Che grande coppia Nizzi-Ticci!!!!!!!voto 10 su 10

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Tra le migliori, se non la migliore, di quelle scritte da Nizzi. Particolarmente ispirato, l'autore riesce a costruire un'altra storia ambientata nel periodo della Guerra di Secessione. Oserei anche dire che questa può essere messa sullo stesso livello di "Tra Due Bandiere". Certo son due storie diverse, ma in entrambe le occasioni ci vengono mostrate alla perfezione le vicende più tragiche della Guerra. Forse nella Bonelliana "Tra Due Bandiere", Tex si trova più coinvolto emotivamente, dato che si separa da uno dei suoi amici - colleghi: Rod, che poi ritrover? nella tristissima scena sul campo di battaglia in cui sono ammucchiati centinaia e centinaia di cadaveri. Però anche in questa storia il nostro dovr? ingoiare parecchi rospi nel finale, quando tutta la verità viene a galla, lasciandoci tutti a bocca aperta. Ed in questo Nizzi è stato bravissimo, è riuscito ad incastrare in questo giallo tutto quello che un lettore di Tex si aspetta di leggere. La risoluzione del giallo, viene servita a Tex su un piatto d'argento: infatti senza la confessione del vecchio Walcott tutto sarebbe rimasto nella polvere. Ma il nostro ranger riesce comunque a farsi valere nelle numerose scene in flashback cui è protagonista. Secondo me la parte più d'effetto (senza citare naturalmente il finale che è tra i più belli e amari della serie) è quella all'interno del terribile carcere di Anderville, grazie anche ai disegni di Ticci che ci trasmettono la cruda realtà in modo superbo. Che altro dire?Chi non l'avesse mai letta si è perso una gran bella storia. Voto: 10! :trapper:

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Storia e disegni bellissimi. Nizzi e Ticci hanno sfornato il classico capolavoro. Secondo me è anche più bella di "Tra due bandiere" o perlomeno sullo stesso piano. Non solo i tre Walcott sono tre personaggi perfetti per la storia ma anche il temporaneo compagno d'avventura di Tex, Tom, è un personaggio bellissimo. Timido all'inizio e completamente sottomesso acquista fiducia nei suoi mezzi man mano che avanza la storia spronato da Tex, mitica la scena in cui si guarda le mani prima di prendere a pugni gli avvventori della locanda su invito di Tex, fino al sacrificio finale. Belle tutti gli intermezzi come ad esempio quello della locanda ed eccellente l'idea di raccontare la storia in flashback. Un 10 pieno.

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10 in tutti i sensi. Storia epocale e un Ticci stratosferico, se non sbaglio, aiutato in questa occasione (data l'enorme mole di tavole) da suo fratello Alfio.

No aiutato da Angelo Todaro.

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10 in tutti i sensi. Storia epocale e un Ticci stratosferico, se non sbaglio, aiutato in questa occasione (data l'enorme mole di tavole) da suo fratello Alfio.

No aiutato da Angelo Todaro.
Non escludo che Alfio Ticci abbia aiutato Giovanni con le chine degli sfondi anche di questa storia, come ha fatto in diverse (tutte?) storie precedenti e successive, a partire almeno da "La Mesa degli Scheletri" sino a "Il ragazzo selvaggio", ma la partecipazione di Angelo Todaro come matitista di diverse pagine è certa ed è stata svelata proprio da Angelo Todaro in persona al nostro Tex Willer Magazine.

Il bello è che fino ad allora nessuno, nemmeno tra gli esperti, l'aveva mai sospettato, vista la notevole somiglianza di stile tra Todaro e Ticci. Gli esperti in questione, invece, gli avevano attribuito le matite finite delle prime 35 pagine della storia "La Mesa degli Scheletri", che lui giura di non aver fatto. Gli stessi esperti, poi, non si sono nemmeno accorti (e così noi poveri lettori) che Todaro ha realizzato anche le matite dell'albo "La maledizione di Escondida" se non anche di altre parti degli albi precedenti della stessa storia.
Vatti a fidare degli esperti. :lol2:
Quanto al nostro Magazine, abbiamo fatto un vero scoop. :inch:

Modificato da Carlo Monni

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La storia che preferisco fra quelle sceneggiate da Nizzi. La sceneggiatura è oliata come una Colt nuova di zecca e fila via che è un piacere, fino a giungere a un colpo di scena conclusivo da mozzare il fiato. L'ambientazione durante la Guerra di Secessione è fantastica e la ricostruzione a parer mio è davvero ben fatta, con il campo di Anderville ad evocare la prigione diretta da Lee Van Cleef ne "Il Buono, il Brutto e il Cattivo". Bellissima la caratterizzazione dei personaggi di contorno, dal vecchio zio Howard (classico politicante capace di tutto come nella miglior tradizione bonelliana) ai due cugini, separati dalla guerra ma uniti dall'affetto di chi è cresciuto insieme. Tex è un gigante e affronta la Storia di petto, uscendone da trionfatore. Strepitoso lo scambio di sguardi finale con Walcott, roba da film di alto livello. Citazione finale per i disegni di Ticci: in una parola, superbi. VOto 10 e lode.

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ok,Nizzi è il mio sceneggiatore preferito in assoluto(non mi stancher? mai di ripeterlo :D) ma questa storia è veramente sensazionale!Una delle migliori storie di Tex in assoluto!Disegni bellissimi, tra i migliori che avessi mai visto su Tex, e un Claudio Nizzi che si sbizzarisce nei suoi elementi narrativi preferiti:lo humor e il giallo. Perchè in effetti "Fuga da Anderville" è un giallo in piena regola, con colpi di scena continui, una storia drammatica e a tratti epica, con sullo sfondo uno degli avvenimenti piu' sanguinosi della stori Americana. Elementi umoristici(epica la scena in cui Tex e Tom, mentre mangiano in un ristorante vengono sorpresi dal padrone confederato convinto e i suoi degni amici scatenando una rissa! :D )Storia indimenticabile, al secondo posto delle mie storie preferite di sempre. Tre albi che ho letto non so quante volte, ma non me ne sono mai stancato. Voto storia:9.5 dialoghi:10 disegni:10

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Riletta da poco, in versione a colori della Repubblica, questa storia, rappresenta il culmine fin ora letto nei 614 numeri fin ora usciti di Tex, nonchè l'apoteosi di Nizzi. -ave_ A mio parere, se ci fosse la possibilità di un futuro film sul ranger, questa sarebbe la storia da portare al grande schermo...10 con la lode :inch:

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CAPOLAVORO... non c'è altra parola per descrivere questa splendida opera d'arte. Anche secondo me la sceneggiatura è degna di un grande film. La tragedia di una famiglia nella tragedia della Guerra Civile, e l'indimenticabile John Walcott, che entra di diritto nell'olimpo dei grandi personaggi di Tex. E poi il campo di Anderville, così simile ai campi di concentramento nazisti, il nero, epico, Tom, Leslie, prototipo dell'ufficiale tutto d'un pezzo antipatico e rigido ma a cui non si riesce a voler male, il doppio ritratto finale. Questo è il capolavoro di Nizzi e una delle più grandi storie mai realizzate. Infine, non ci sono parole sufficienti a rendere la grandezza dei disegni, per cui non dico nulla e mi inchino alla Maestria. Se ne sono dette tante sull'ultimo Nizzi (e spesso a ragione), ma, dopo questa lettura, non posso che dirgli GRAZIE. GRAZIE CLAUDIO, per questo capolavoro.

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