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Interviste Agli Autori

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Nell'intervista di Letteri mi hanno colpito soprattutto la stima ed il rispetto mostrati dal disegnatore romano nei confronti dei suoi colleghi di lavoro su "Tex", ( si tratti dei disegnatori della vecchia guardia come Galep o Ticci, oppure di uno sceneggiatore quasi esordiente come Michele Medda, con il quale all'epoca dell'intervista stava reallizzando "Orrore" ), uniti ad una grande modestia nel parlare della sua opera di artista texiano ( l'elogio massimo che riesce a tributare a un suo lavoro è definire "una buona storia" "il signore dell'abisso" ). Sono comunque interessantissimi anche i molti particolari che Letteri fornisce sul suo modus operandi di disegnatore, che talora fanno anche capire come mai la casa editrice avesse puntato tanto su di lui: sapere di avere a disposizione un disegnatore capace di sfornare fino a 2 tavole di alta qualità al giorno ( ovvero in grado di completare una storia di 2 - 3 albi in 5 - 6 mesi ) doveva essere davvero rassicurante; non a caso, come ha raccontato Nizzi in una nota intervista, quando si arriv? ad una divisione del lavoro tra lui e Boselli, a quest'ultimo vennero dato il compito di "rifornire" di storie i disegnatori più prolifici allora in squadra, ovvero Letteri e Marcello.

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Amici, ecco, per vostra conoscenza:

Duello fra autori: Fabio CIVITELLI e Marco BIANCHINI intrevistati nel blog portoghese di Tex!

Si chiamano Fabio Civitelli e Marco Bianchini, hanno in comune di essere italiani e disegnatori di Tex. Prima di venire a commemorare i 60 anni del ranger al Festival di Amadora, il blog portoghese di Tex ha posto loro alcune domande.

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4131737/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4131659/

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Intervista esclusiva al grandissimo MAESTRO CORRADO MASTANTUONO nel blog portoghese di Tex! (Con la collaborazione di Giampiero Belardinelli per la formulazione delle domande e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.)

Con alcune tavole della nuova storia di Tex che sta realizzando!

All'inizio è stato un incubo perchè sentivo un fortissimo senso di responsabilità nel poggiare la punta della matita su un simile "monolito" del fumetto italiano, mi tremavano letteralmente le mani. Ho sudato molto per trovare il "mio" Aquila della Notte... Cercando ispirazione, mi sono rivolto all'opera di due grandi professionisti come Giovanni Ticci e Claudio Villa, indicati dalla redazione ma la loro personalit? grafica era così forte da condizionare troppo il mio stile; ogni volta che mettevo già un bozzetto, riguardandolo mi rendevo conto che quel Tex non era il mio, ma il loro! Poi, lavorandolo con pazienza, sono riuscito a caratterizzarlo come volevo, a prendere possesso della sua fisionomia. E così, dal "tremore" sono passato al piacere. In tutto questo, è stato importantissimo il dialogo con Sergio Bonelli, che mi ha sempre incoraggiato con straordinaria pazienza e con la solidit? della sua esperienza. Infine è arrivata la soddisfazione per aver portato a termine un'opera che, all'inizio, mi sembrava interminabile... Spero che i lettori del Ranger condividano questo sentimento e che provino, nel guardare le mie tavole, una piccola parte della soddisfazione che io ho provato nel disegnarle.

Tex mi ha dato più volte l'idea di un personaggio difficile da avvicinare. La vastit? delle tavole prodotte e dei disegnatori impegnati rendeva l'eventuale sforzo di aggiungere qualcosa di nuovo come un'utopia irrealizzabile. Col tempo mi sono dovuto ricredere. Tex, proprio perchè personaggio forte e dall'indubbio carisma, permette ogni possibilità. Oggi posso dire, a distanza di cinque anni e mezzo dalla prima vignetta, che disegnare Tex è sicuramente la cosa più divertente che mi sia capitata nella mia vita professionale. Gli scenari, le pistolettate, l'azione profusa a ogni occasione, mi permette un approccio mai annoiato e mai di maniera.


Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4201669/
Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4187981/

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Intervista a FABIO CIVITELLI

del 21 novembre 2007, tratta dal sito www.neurocomix. it



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Siamo allo stand della Little Nemo durante Lucca Comics & Games 2007, e rubiamo una chiacchierata con Fabio Civitelli mentre disegna per i suoi fan.


Si diceva prima che lei è uno dei disegnatori più anziani fra quelli di Tex.

S?, ma l'anzianit? è quella di servizio, non quella anagrafica, non mi sento ancora così vecchio (risate). La cosa curiosa è che sono passato di colpo da giovane promessa a disegnatore ormai stagionato. In effetti sono entrato nel 1984 e prima di me, tra quelli ancora in servizio, hanno più anzianit? solo Ticci e Fusco, tutti gli altri sono arrivati dopo. Quindi mi sento un po' un decano.

Sono quasi nozze d'argento, quindi.

S?, quando uscir? una delle due storie a cui sto lavorando, nel 2009 se tutto andr? bene, quella scritta da Gianfranco Manfredi, titolo provvisorio La Guerra dell'acqua, festegger? i miei 25 anni su Tex. Speriamo quindi che la storia piaccia perchè sarà per me un anniversario importante.

Piacer? senz?altro?

Invece in occasione dei 20 anni su Tex abbiamo progettato e realizzato questo libro che è stato un po' la summa di questi 20 anni ( mostra il libro della Little Nemo: Il West secondo Civitelli n. d. r. ).

Cosa ha disegnato prima di Tex?

Ero alla Bonelli già dal 1979, lavoravo su Mister No. Avevo scelto appositamente lui perchè era l'unico personaggio non western della Bonelli. Non volevo disegnare western. Invece Bonelli mi chiese se potevo lavorare a una storia di Tex. Io ero un po' titubante, però alla fine mi sono accorto che Tex è bellissimo da disegnare, per i paesaggi, i costumi, le situazioni? a me poi il paesaggio western piace molto. Quindi mi sono appassionato e adesso lo faccio molto volentieri.

Fra i disegnatori di Tex lei è forse quello dallo stile più particolareggiato. Quanto ci mette a fare una tavola?

Qui siamo alle dolenti note (risate). In realtà il mio disegno molto accurato non mi permette di essere veloce, però è anche vero che la velocit? media dei disegnatori sta calando di giorno in giorno. Quando sono entrato ero il disegnatore più lento tra quelli dello staff di Tex, adesso sono uno dei più veloci. La cosa ha dell'incredibile perchè non mi sono velocizzato io, ma sono più lenti quelli nuovi. Ogni disegnatore che arriva adesso è più lento di quelli precedenti (risate). Questo perchè viene richiesta una maggiore cura dei particolari, del dettaglio, che prima non c'era. Tornando alla domanda, riesco a fare una tavola in circa un giorno e mezzo di lavoro.

Un fan gli mostra una tavola di Galep e gli chiede se sia stata inchiostrata a pennello.

S?, usava il pennello con la china leggermente diluita per farlo scorrere meglio. Questo è uno dei periodi d'oro di Galep. Ecco, lui riusciva a fare 30 o 40 tavole al mese, io se va bene, ne faccio 15.

Però lei ha un tratto particolareggiato?

Anche lui in quel periodo era particolareggiato, ma comunque estremamente veloce. Aveva una scioltezza che noi disegnatori di oggi ce la sogniamo.

Disegnare Tex richiede, anche dopo così tanto tempo, una documentazione particolare o adesso fa tutto a memoria?

No, anche perchè ogni storia è ambientata in luoghi diversi, poi io sono molto pignolo e preferisco documentarmi. Oggi è anche più facile con internet, i libri, le riviste, si trova tanto materiale, per cui cerco di calare i personaggi nell'ambiente giusto. Queste per esempio (mostra il disegno che sta realizzando per un fan, n. d. r.), sono le montagne di San Juan, intorno a Durango nel Colorado, e sono veramente l'. In quel periodo avevo disegnato una storia ambientata in quelle zone e mi sono studiato l'ambiente. Ho notato una cosa: gli ambienti del West sono nella realtà ancora più belli di come spesso ce li immaginiamo. Quando si dice la realtà supera la fantasia: ci sono dei canyon, delle rocce scavate dal vento? sono incredibili. Per cui riprendendole dalla realtà, vengono ancora più belle che se le inventassimo. Io me ne sono accorto solo disegnando il west. Una jungla può venire bellissima anche disegnata a occhio, invece quei canyon, quelle rocce, vengono meglio se li prendiamo dal vero.

C?? stato in quei posti, come Bonelli padre che ci andava spesso?

In realtà Bonelli padre c'è stato che aveva quasi 80 anni. Lui come me aveva sognato e immaginato quei luoghi con la fantasia. Io non ci sono ancora stato, ma mi sono accorto che ormai non è più una pregiudiziale, posso disegnare con accuratezza lo stesso. Prima o poi però conto di andarci (risate).

Com?? il suo rapporto con gli sceneggiatori? Ne ha uno con cui preferisce lavorare?

In realtà io ho avuto un rapporto privilegiato con Claudio Nizzi. Non per niente quando lui ha scritto la prefazione al mio libro, l'ha intitolata Nozze d'argento con Fabio Civitelli. Noi abbiamo collaborato prima su Mister No e poi ci siamo ritrovati su Tex. Delle 17 storie che sto realizzando, ne ho fatte 14 con lui. Ne ho fatte 2 col vecchio Bonelli e 1 con Manfredi che sto disegnando. Per cui c'è stato un rapporto privilegiato, anche di amicizia personale: ogni anno vado a trovarlo nella sua casa in montagna, ci conosciamo bene, ci frequentiamo e parliamo molto di tutto, non solo di fumetti. In più c'è una tale sintonia per cui io mi permetto di fare delle piccole modifiche alla sua sceneggiatura, e lui a volte mi d' consigli sui disegni, una collaborazione molto creativa, ecco. Con Gianluigi Bonelli ero proprio agli inizi, quindi mi attenevo scrupolosamente alla sceneggiatura, con Manfredi vedo che si sta instaurando un ottimo rapporto.

Come ha accennato prima, in questo momento lei sta terminando due storie che segnano altrettanti anniversari?

In effetti sto per terminare la storia speciale per i 60 anni di Tex che uscir? nel settembre del 2008, dato che Tex è uscito per la prima volta nel settembre del 1948. è il più vecchio personaggio del fumetto italiano ancora in attività, e io sono particolarmente orgoglioso che Bonelli abbia scelto me per questa ricorrenza. è stata un po' una promozione, un salire di grado, un trovarsi tra i grandi. Questo mi ha fatto molto piacere. Naturalmente è anche una responsabilità, sto cercando di farlo al meglio, non dimenticando che sarà un albo interamente a colori. Quindi calcolo il disegno in funzione del colore, ho messo un po' meno dei miei puntini e ho lasciato degli spazi al colorista che possa riempire tranquillamente. è un po' un compromesso tra il bianco e nero classico e la ligne claire francese. Speriamo che la scelta paghi, perchè ancora il colore non l'ho visto, speriamo bene (risate).

E l'altra storia?

L'altra storia segna l'esordio di Manfredi nella serie regolare con la sua prima sceneggiatura da 10 anni a questa parte. Una sceneggiatura interessante, molto grintosa, che ho dovuto interrompere momentaneamente per far posto alla storia speciale. Conto di riprenderla a gennaio dell'anno prossimo (2008 n. d. r.), quindi presto, e terminarla entro il 2009, per poterla pubblicare nello stesso anno, per le mie nozze d'argento con Tex.

Le piace l'idea dei Tex a colori?

Non solo mi piace, ma mentre all'inizio la Bonelli era un po' titubante all'idea, ci siamo accorti che il lettore ama il colore e che la ristampa di Repubblica sta vendendo molto più del previsto. Tutti i lettori che avevano gli albi in bianco e nero se li sono ricomprati a colori. Quindi c'è un pubblico per il colore. Quello che cerco di fare io è calcolare il disegno sul colore, quindi non aggiungere colore a una storia pensata per il bianco e nero, ma cercare di integrare i due linguaggi. Non è facile, speriamo bene.

Tex è un personaggio con una storia ormai sessantennale, ha ancora qualcosa da dire a un pubblico giovane o è destinato ormai solo a un pubblico di una certa età?

A me dispiace quando mi dicono che Tex ha un pubblico ormai adulto. Io penso che un Tex magari riportato un p? alle origini, quindi più grintoso, più spaccone, potrebbe piacere molto a un pubblico giovanile. Tex è un personaggio senza tempo, incarna quello che tutti noi vorremmo fare, cioè reagire alle ingiustizie senza guardare in faccia a nessuno, andando dritti per la propria strada, spaccando tutto finch? non si arriva alla meta e questo non ha tempo. L'esigenza di una giustizia che vada al di l' della burocrazia, degli enti costituiti, data da un uomo che abbia questo senso di giustizia, secondo me può fare molta presa sui giovani. Mi dispiace quando i giovani pregiudizialmente non lo leggono pensando sia una cosa noiosa, secondo me non lo è affatto.

Un'ultima domanda, che strumenti usa di preferenza per l'inchiostrazione?

Io sono estremamente tradizionale, quindi anche se qui mi vedete lavorare con il pennarello (sta ancora disegnando per i fan n. d. r.), le mie tavole sono inchiostrate al 99% a pennello, quindi con la tecnica più tradizionale possibile. Addirittura faccio a pennello le case, i fucili, le pistole? perchè è uno strumento estremamente versatile. Con quello riesco a fare tutto senza cambiare strumento: un segno sottile, uno più grosso, le campiture nere? tutto con lo stesso strumento, quindi alla fine il disegno è più veloce e meno schizofrenico: altrimenti dovrei pensare, ah adesso mi fermo, cambio strumento? No, io parto dall'inizio e vado avanti a oltranza (risate).

Le piacerebbe fare qualcosa di diverso oltre Tex?

Non adesso. Tex sta attraversando di nuovo un periodo fertile e creativo con l'ingresso di nuovi sceneggiatori, nuovi disegnatori, iniziative editoriali nuove? per cui non c'è il rischio della noia e dell'abitudine. Secondo me vedremo una nuova primavera di Tex, perchè c'è voglia di innovare, di fare cose nuove, originali. Già l'uso del colore che prima era visto come poco adatto a Tex, sta andando molto e l'ingresso di nuovi sceneggiatori secondo me porter? una ventata giovane alla testata. Secondo me vedremo delle belle cose e io mi sto divertendo moltissimo.

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Amici, ecco per vostra conoscenza:

Intervista esclusiva al grandissimo MAESTRO MARCO TORRICELLI nel blog portoghese di Tex!( Con la collaborazione di ymalpas per la formulazione delle domande e di Gianni Petino per le traduzioni e le revisioni.)

Con alcune tavole in anteprima della sua storia (ancora inedita) di Tex ed anche alcune tavole in anteprima della sua storia di Zagor che sta realizzando!!!!

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4411640/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4411896/

La storia è di Mauro Boselli ed è ambientata nella prateria e in un paese piovoso, nel quale si svolge una specie di giallo. Infatti un personaggio misterioso appare e scompare, nella notte, fra scazzottate nel Saloon, arresti di cow-boys e di scagnozzi, e l'arrivo di indiani Modoc. E' molto movimentata.


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Ecco, per vostra conoscenza:

Intervista esclusiva al nostro mitico editore SERGIO BONELLI (a proposito del centenario di GianLuigi Bonelli) nel blog portoghese di Tex!

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4431258/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4431039/

Aspetto che vi piace anche più questa grande intervista del blog di Tex!

Abbracci e UN PROSPERO ANNO NUOVO A TUTTI VOI!!!!!!!!

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Ho letto l'intervista fatta a Sergio Bonelli sul Blog di Zeca e devo dire che il suo pessimismo sul futuro dei fumetti manifestato gia' diverse volte in altre interviste, questa volta e' scoraggiante. Addirittura afferma che potrebbe essere che tra cinque o sei anni non potrebbero esserci lettori sufficienti per mantenere la testata di Tex dato che non c'e' nessun ricambio generazionale. E' strano perche' diverse volte ha anche affermato che la serie di Tex si trasmette da padre in figlio acquistando sempre nuovi lettori. Qual' la verità?Comunque io non credo proprio che Tex possa finire la sua vita editoriale tra cinque o sei anni, anche perche' se dovesse succedere significherebbe che glia altri personaggi a fumetti morirebbero gia' a partire dall'anno prossimo!

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Ecco per vostra conoscenza le video-interviste di Fabio Civitelli, Marco Bianchini e Josè Carlos Francisco (Zeca, io stesso) alla TV del Portogallo per causa dei 60 anni di Tex nel festival di Amadora:http://texwiller. blog.com/4483498/ Aspetto che vi piace queste interviste su 60 anni di Tex in Portogallo!!!!

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Una mini intervista a Faraci apparsa su comicus che ci svela qualche segreto su Faraci, che poi tanto segreto non ?, io me lo ricordo che si firmava Luca Faraci sulle pagine di una nota rivista musicale ( Metal Shock se non erro ), negli anni novanta. Ritrovarlo anni dopo su Tex è stata una sorpresa!!!http://comicsaddicted. blogspot.com/2009/01... ito-faraci. html

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INTERVISTA A GIANLUIGI BONELLI
E AURELIO GALLEPPINI


A cura di Domenico Denaro.

Tratta dal libro ?La storia di Tex?, dell'ottobre 1986




Chi è e cosa rappresenta Tex ?

Galep è Tex potrebbe essere il nostro io inconscio e quindi quello che tutti noi si vorrebbe essere, ma non lo siamo perchè legati alle convenzioni sociali.
Bonelli è Innanzitutto, nel momento della sua prima comparsa rappresentava la volont? di proporre ai lettori un'occasione di svago, di divertimento senza trascurare però il rispetto di una certa logica e di certi canoni della narrativa avventurosa tradizionale. Tex nasce quindi come eroe inevitabilmente legato alla cultura letteraria e cinematografica del suo autore. Molto Jack London, quindi, moltissimo Zane Grey, Ryder Haggard, Curwood, Kipling, Wallace, Conrad e, perchè no, un po' di Dumas, di baronessa Orczy e anche del Salgari. Per la celluloide ecco naturalmente Tom Mix, Ken Maynard e il primo Ford. A tutto questo va aggiunto, come spesso succede, il ?transfert? autore-personaggio. Quindi Tex rispecchia in parte importante il carattere, le sopite ambizioni e la filosofia di vita del suo autore.

Tex è un restauratore, un ribelle o cosa altro ?

Bonelli è Tex è certamente un ribelle nei confronti del potere politico, militare, economico e anche un ribelle nei confronti della avanzata ?civilt?? tecnologica. è anche un certo progressista, ma essendo un uomo pratico, cerca sempre di ottenere il miglior risultato accettando anche molti compromessi e anche quei cambiamenti progressivi che i politici odierni definirebbero ?tempi lunghi?. Diciamo che più che un ?restauratore? è un ?mediatore? tra due mondi che si scontrano. Tex è anche un ?donchisciotte?, accanito difensore dei deboli e delle minoranze. Tex insomma è anche un mucchio di altre cose. In tempi passati di grande isterismo politico fu anche accusato di ?paternalismo? nei confronti dei suoi navajos, di razzismo e altre colpe. Per concludere, io non ho mai pensato che Tex dovesse trasmettere importanti ?messaggià politici o sociali: io intendevo soltanto proporre un personaggio che offrisse una lettura divertente, stimolante, proponendo il modello ( assai semplice o se preferisce semplicistico ) di un uomo di buon senso, rispettoso di certi ?valori? fondamentali.
Galep è Tex è un raddrizzatore di torti.

A quale altro personaggio dei fumetti lo si potrebbe paragonare ?

Galep è Vagamente all'agente X9 di Alex Raymond.

Tex nasce nell'immediato dopoguerra, in un periodo per niente facile per l'Italia tutta e caratterizzato da tensioni sociali, violenze politiche e sindacali, che cosa è passato di questo tormentato periodo nel vostro personaggio ?

Galep è Per quanto le violenze politiche siano più adesso di allora, in Tex si riscontra una ribellione a tutto ciò che è arroganza e burocrazia politica.
Bonelli è Lo scrittore di vicende avventurose e fantastiche è sempre un ?sognatore? e perciò riesce facilmente ad astrarsi dalla realtà della sua vita proponendo mondi lontani e impenetrabili. No, direi che, in quarant?anni, le mie storie non sono state influenzate dal ?clima? politico che gravava fuori dal mio studio.

Tex è proprio così violento o è solo un'attribuzione che si porta dietro dalle prime serie?

Bonelli è Beh, visto che qualcuno si è preso la briga di tenere il conto dei morti e feriti in un simpatico libro, come negare che Tex sia un violento è D'altra parte l'avventura che ti emoziona, che ti prende, ha bisogno di azione e quindi violenza. Posso però serenamente affermare che in questa violenza non c'è mai il compiacimento della descrizione morbosa, non c'è mai la ricerca dell'effettaccio volgare che, per fare un esempio, trionfa oggi sugli schermi e teleschermi. è altrettanto vero che la violenza iniziale si è ?stemperata? negli ultimi quindici anni.
Galep è Tex deve essere per forza un violento, anche se a fin di bene, dato il genere avventuroso in cui si muove. Ma la sua violenza non va oltre a qualche pistolettata, a qualche pugno o a qualche improperio tipo ?per tutti i diavoli!?, ?Satanasso!? ecc. Il tutto condito con qualche candelotto di dinamite.

Avete mai avuto discussioni tra voi su qualcosa di pregnante del personaggio Tex ?

Galep è I rapporti tra sceneggiatore e disegnatore sono stati sempre ottimi e da parte mia ho sempre cercato di interpretare le idee dell'autore come meglio potevo e con professionalità.
Bonelli è Purtroppo i rapporti soggettista-disegnatori sono meno stretti di quanto io vorrei. I disegnatori abitano lontano, sparsi un po' per tutta l'Italia e il telefono serve sè, ma non è la stessa cosa. è rassicurante però il fatto che i disegnatori di Tex sono tutti professionisti di prim?ordine, gente che disegna ancora con passione e serietà. Lavoriamo sempre con reciproco rispetto e non abbiamo mai avuto motivo di divergenze degne di nota.

Tex e la censura: qualche episodio legato a quegli anni quando la potente stampa cattolica guardava scandalizzata ai fumetti di avventura.

Bonelli ? La domanda sulla censura va rivolta a mio figlio Sergio che a quell'epoca era editore del giornale ed ha vissuto i tragi-comici momenti di quegli anni. Dal canto mio mi sono visto limitare ( da Sergio, appunto ) il mio raggio di azione: ho dovuto eliminare l'uso del coltello, moderare gli scontri a fuoco e relativi cadaveri, attenuare certe espressioni troppo colorite del linguaggio dei miei personaggi, e altre swciocchezze di questo genere.
Galep ? Il termine censura usato per Tex è improprio. Durante il passato regime ci fu la censura nei fumetti, ma per il Tex, venuto dopo, si potrebbe tuttalpiù parlare di autocensura che a un certo punto gli editori si vollero imporre per evitare ai lettori della minore età scene di violenza e sadismo. La cosa non dur? molto perchè le cronache nere dei giornali con certo cinema e televisione pensarono a rendere vano quanto i fumetti si erano prefisso.

Tex e Dnamite, un uomo e il suo cavallo, perchè nei fumetti esiste questo rapporto privilegiato tra una persona e il suo quadrupede ?

Galep è Il rapporto fra Tex e il suo cavallo non è una prerogativa dei soli fumetti. In tutte le storie Western proposte dalla letteratura e dal cinema ritroviamo questo argomento. Se si pensa all'immenso territorio in cui si svolgevano questi avvenimenti e considerando che, almeno prima dell'avvento della ferrovia, l'unico mezzo di locomozione era il cavallo si può immaginare quale rapporto affettivo veniva a instaurarsi fra questi due esseri costretti a vivere accanto in solitudine nel loro lungo peregrinare. Per il cowboy il cavallo, il cappello e il fucile erano elementi insostituibili di sopravvivenza.
Bonelli è Il rapporto privilegiato tra eroe e il suo cavallo è certamente erditato dagli antichi poemi e dai films western degli anni 20-30 ( Tom Mix e Ken Maynard ). E perchè no, dal fumetto ( Lone Ranger e il suo famoso Silver ).

Quale è stato e perchè il personaggio dei fumetti da lei creato che le è più caro ?

Galep ? Senza dubbio il Tex.
Bonelli ? Tex, perchè è un ribelle; ed è il personaggio che mi è più caro perchè in tutte le sue avventure ha sempre lottato contro le mille ingiustizie messe in atto dai peggiori personaggi rappresentanti della politica e del potere, e ha sempre difeso l'oppresso contro chiunque lo minacciasse e senza preoccuparsi di problemi di razza o di casta.

Cosa ispira un creatore di fumetti quando prepara le sue storie: la fantasia sfrenata o episodi di vita di tutti i giorni ( es. una rapina, un particolare omicidio descritto alla tv ) o che altro ?

Bonelli ? Pur essendo un appassionato lettore di storia americana, devo dire che raramente vengo ispirato da una pagina scritta. è più facile che l'idea sprizzi osservando una fotografia d'epoca, o anche da una semplice carta geografica. S?, devo proprio riconoscere che certe mappe, ben dettagliate, con tutti i fiumi, le colline, mi hanno suggerito un bel po' di situazioni. Direi invece che non sono mai tentato di portare nei miei racconti avvenimenti di cronaca.
Galep ? Nel mio caso, dato che il soggettista è un altro, è meglio circoscrivere la domanda alla sola realizzazione grafica. Il cinema è senza dubbio la prima fonte di ispirazione ma non è da escludere quella letteraria o libraria con tutte le immagini in questa contenute.

Che cosa è per voi quindi la fantasia ?

Bonelli è Non ho definizioni mie particolari. Il mio concetto di fantasia è quello espresso dal dizionario.
Galep è Questa domanda si ricollega alla precedente perchè vanno bene tutte le immagini che il cinema e i libri ci possono proporre, ma se non ci fosse la nostra fantasia ad adattarle graficamente grazie alla nostra mano, non ci sarebbero i nostri fumetti.

Quale film le ha dato ispirazioni per la storia di Tex ?

Galep è Quando è nato il Tex, nel 1948, non si poteva disporre di un'adeguata documentazione poich? quelli erano gli anni della ricostruzione e molto era mancante o precario. Quindi gli unici elementi che potevano aiutare per disegnare l'ambiente che mi accingevo a disegnare erano i ricordi della letteratura infantile, che non andava oltre l'avventura salgariana e dei primi films western visti nell'anteguerra, vedi Tom Mix e simili, o quei pochi visti nel dopoguerra. Fra questi prevalevano quelli interpretati da Gary Cooper, quali ?Giubbe Rosse? e ?Il magnifico avventuriero?. Quell'attore così segaligno e giovanile mi aveva particolarmente attratto, forse perchè anch?io a quei tempi ero giovane e magro. Lo usai per alcuni racconti che precedettero il Tex e quindi mi ispirai a lui anche per questo personaggio. è bene precisare questa rassomiglianza col personaggio cinematografico la si avverte solo nelle prime storie. In seguito, quando il Tex and' affermandosi, trasformai gradatamente la sua fisionomia in quella più personale e anonima che oggi si conosce.
Bonelli è I films western di John Ford: ?L'amante indiana?, ?Il cavaliere della valle solitaria?, ?Johnny Guitar?, ?Un treno per Yuma?, ?Sfida all'OK corral', ?L'uomo di Laramie?, ?Lo sperone nudo?, ?Vera Cruz?, ?Giubbe Rosse?, ?Il prigioniero della miniera? e tanti altri.

Quali sono state le letture della sua infanzia ?

Galep ? Qualche libro di Salgari e tutti i giornaletti illustrati di allora dedicati ai ragazzi. Leggevo poco perchè tutto il tempo libero lo impiegavo per imparare a disegnare per mio conto.

Lei ha avuto una vita avventurosa in giovent? che le ha dato qualche ispirazione per il Tex ?

Bonelli è Per esempio, la mia attività giovanile di pugile mi ha permesso di descrivere con esattezza e credibilit? le fasi di una scazzottatura.
Galep è Vita avventurosa, no. Vita travagliata, si. Ma questo fu un incentivo per approfondire lo studio del disegno.

Perchè il fumetto italiano è in crisi ?

Galep - Sarebbe mia presunzione stabilirne la vera causa. Forse va ricercata nella crisi che coinvolge tutti i giovani di oggi e che va attribuita a fatti più sociali che naturali. Ai nostri tempi c'erano ben poche cose per passare il tempo e ci si rifugiava nella lettura. Oggi con il progresso tecnologico, i più piccoli sono attratti dalla televisione o dai computers giocattolo mentre i più grandetti preferiscono i motori o le discoteche, quando non di peggio. Se poi si considera che anche nei fumetti si è voluto sconfinare in certe scelte letterarie, che interessano pochi e non la massa, è logico parlare di crisi.
Bonelli è Per mia fortuna io, da anni, mi concentro soltanto sulle mie storie e posso permettermi di ignorare il resto della produzione italiana. Anche questa domanda va dunque dirottata su mio figlio Sergio che, al contrario di me, è un vero ?topo' di edicola ed è al corrente di ogni foglio, foglietto e fogliaccio che venga pubblicato.

Quale tipo di fumetto avrebbe voluto fare e non ha fatto ?

Bonelli è Verso il 1952 avevo progettato ?Poker?, una super-rivista composta da articoli, fumetti e foto. Una formula senza dubbio nuova per quel momento. L'incertezza, gli scarsi mezzi finanziari dell'editore e l'aperta ostilit? del distributore modificarono il progetto dando vita ad un prodotto ambiguo che sopravvisse soltanto pochi numeri. Pace all'anima sua!
Galep è Come fumetto sono contento di quello che faccio. Tuttavia, quando ero più giovane mi sarebbe piaciuto fare dei cartoni animati, ma la sorte non ha voluto.

Che cosa è il West per lei ?

Galep è Il West è per me e penso anche per molti che lo preferiscono, un modo per evadere con la nostra fantasia in tempi e luoghi lontani che, proprio perchè non li abbiamo vissuti o visti, attirano maggiormente la nostra curiosità.
Bonelli ? Pur non essendoci mai stato ( per una serie di sfortunate circostanze ) ne conosco ogni angolo tipico attraverso i documentari, i libri, le riviste: per me rappresenterebbe l'emozione di veder prendere forma reale dei luoghi molte volte immaginati. Misurare le vere distanze, sentire il vero calore del suo deserto o il gelo delle sue montagne... e i suoi silenzi. Come scrittore , invece, il West ha rappresentato l'ideale teatro per far muovere i miei personaggi sia per le sue caratteristiche geografiche che la sua particolarissima realtà storico-sociale. Un momento durato poche decine di anni in cui si sono bruciate le ultime possibilità della grande avventura.

Un suo giudizio sul film ?Tex e il signore degli abissi?.

Galep ? Si è tanto scritto e parlato su questo film che la mia opinione non sarebbe molto dissimile da quanto è stato detto. Perciò mi consenta di non aggiungere altro.
Bonelli ? Il mio giudizio sul film ?Tex e il signore degli abissi? è negativo, per il fatto che il regista, invece di attenersi al mio copione, se ne è allontanato avvicinandosi così al filone degli ?spaghetti western°.

Che cosa lega o divide il film di Tex al filone degli spaghetti western ?

Bonelli è Ciò che lega il film di Tex agli spaghetti western è la modestia dei mezzi con cui è stato realizzato.
Galep è Dal lato spettacolare non erano poi tanto male quegli spaghetti western.

Cosa rappresenta la magia e il mistero nelle storie di Tex ?

Bonelli è Le deviazioni dal classico filone dell'avventura western, sono semplicemente un accorgimento per concedere al lettore di cambiare aria. Per quanto uno scrittore si documenti, impegni la sua fantasia, le tematiche del West non sono poi tantissime e un soggetto simile a un altro costringe il disegnatore a ripetere posizioni, situazioni e ambienti. Proprio per questo, di tanto in tanto, ho pensato di ricorrere al tema della magia e del mistero che hanno sempre avuto una parte importante nel mondo del racconto avventuroso. Va ricordato, infatti, che io non sono nato come sceneggiatore ?western°. Prima di Tex mi ero sbizzarrito in vicende ambientate in Africa oppure in India ( Yorga ), in romanzi polizieschi ( La pattuglia dei senza paura ) e perfino in rievocazioni storiche ( la saga romana di Andus, Il crociato nero ).
Galep è Per timore di non rendere stucchevole il solo genere western, un po' di evasione nel fantastico e nel mistero può servire per tenere sempre viva l'attenzione del lettore.

Come mai Tex si schiera apertamente dalla parte degli indiani, diventandone addirittura un loro capo; in effetti in quegli anni vigeva ancora la teoria dell'indiano cattivo e ?Soldato Blu? arriver? solo nel 1970 ?

Galep è Infatti Tex nei primi tempi ha sostenuto parecchie lotte contro gli indiani, ma in seguito ne ha fatto molte di più per difenderli. Si può affermare che l'autore dei testi ha precorso quanto si è voluto dire con ?Soldato Blu?.
Bonelli è Evidentemente, già in quei tempi la mia sensibilit? mi aveva avvertito del fatto che dietro la versione ufficiale ci fosse qualcosa di poco chiaro. Che dietro la rappresentazione manichea di Hollywood e dei fumetti si celasse una realtà diversa. La mia curiosità di lettore di libri e la mia simpatia per le minoranze ha fatto il resto: Tex sarebbe stato dalla parte degli indiani, salvo però pestare anche loro quando qualcuno voleva farlo a fette. Mors tua vita mea. Va comunque detto che prima di ?Soldato Blu? c'era stato anche nel cinema qualche sintomo di ?ripensamento?. Valga l'esempio dell'amante indiana ( Brocker Arrow ) di Delmer Daves che è del 1950.

Esiste una morale nelle storie di Tex e se c'è quale è ?

Galep è La morale più significativa è quella detta da Gesè: chi di spada ferisce, di spada perisce.
Bonelli è Il fumetto avventuroso per essere anche divertente non concede di trasmettere ?messaggià troppo difficili e sfaccettati. La lunga saga di Tex può però suggerire una morale elementare come ?il delitto non paga?, oppure ?il bene ha sempre la meglio sul male?. è senza dubbio una parola un po' ?ottimistica? che viene smentita ogni qual volta leggiamo i giornali ma il mondo del fumetto avventuroso è quello ideale del sogno, un mondo che ha delle sue regole che il lettore ama vedere rispettate.

Vede al momento attuale qualche personaggio dei fumetti emergente che potrebbe ricreare il successo di Tex o considera il suo personaggio un fenomeno irripetibile ?

Galep è Preso come sono con il mio lavoro non posso seguire tutto ciò che viene prodotto nei fumetti e qualunque sia la mia opinione in merito temo che non sarebbe attinente. Posso solo dire che il Tex deve la sua fortuna al fatto di essere uscito nel momento più propizio e di essere stato condotto dalle persone giuste. Forse nelle mani di un altro editore avrebbe fatto la fine di Pecos Bill o di altre pubblicazioni meritevoli di sopravvivere.
Bonelli ? Riconfermandomi distratto lettore di fumetti altrui, posso azzardare il nome di tre personaggi che negli ultimi venti anni si sono avvicinati al successo di Tex: Diabolik, Zagor e Mister No. La mia testimonianza potrebbe sembrare sospetta dal momento che gli ultimi due sono compagni di scuderia del mio Tex, ma non temo smentite: le cifre sono di dominio pubblico e parlano chiaro. In questi ultimi anni, invece, e me ne dispiace, non vedo ?emergere? nessun avversario. Brutto segno per il fumetto, ahimè! Mancanza di idee, mancanza di lettori è Boh! Il successo di Tex mi sembra irripetibile anche perchè irripetibili sono le condizioni di mercato disponibili del passato che lo hanno certamente favorito quaranta anni or sono.

Non le sembra un po' troppo esasperata la tecnica di illustrazione nelle vignette di alcuni odierni disegnatori ?

Bonelli ? Anche qui devo confessare di non aver ?seguito? le ultime leve di disegnatori, specialmente quelli che si esibiscono su giornali più sofisticati. Non sono contrario a una pagina impostata con schemi diversi delle mie tradizionali ?tre strisce orizzontali? ma confesso di essere un po' infastidito dalle impaginazioni insolite e ricercate o gli scorci esasperati di certi illustratori degli ultimi anni.
Galep è Se la domanda riguarda ciò che viene fatto in giro ribadisco che ho sempre asserito che nei fumetti d'avventura ogni esagerazione di preziosismo grafico va a scapito della scorrevolezza nella lettura della storia. Se si parla del Tex non vedo come si potrebbe fare perchè tutti i disegnatori disegnassero nello stesso modo. Ognuno si esprime nella sua maniera che comunque a mio parere è sempre valida.

Un suo desiderio nel campo del lavoro che non si è avverato.

Galep è L'ho già detto: i cartoni animati.
Bonelli ? Agli inizi della mia carriera di sceneggiatore ho scritto anche tre romanzi. Beh, avrei voluto scriverne altri, molti altri, fino a diventare il Jack London dei nostri giorni. Le vicende della vita mi hanno invece spinto verso altre pagine, ma l'affettuosa stima di centinaia di migliaia di lettori mi fa pensare di non aver poi fatto una cattiva scelta.

Quante ore al giorno dedica alla sua attività, ci illustri la sua giornata.

Galep ? Data la mia età ormai non posso essere costante con la produzione. In un giorno, se la salute è buona e la mano felice, posso disegnare da una a tre tavole. Altre volte a malapena una o niente. Tuttavia, se si tiene conto delle lunghe tirate di lavoro fatte nei molti anni che ero solo a disegnare il Tex, posso essere perdonato. Sono circa quindicimila le tavole da me disegnate per il Tex sino ad oggi.

Si è mai sentito oppresso da un personaggio così famoso come Tex ?

Galep ? Dopo quasi quarant?anni che disegno il Tex, oltre ad aver battuto un record mai eguagliato, il rapporto con questo personaggio è ben diverso. Ormai è lui che ha preso la mano ed io che l'ho creato graficamente, devo sottostare a tutte le sue esigenze. Anche se qualche volta avverto la stanchezza o lo sconforto per eventi ingrati ed estranei, devo stringere i denti e andare avanti perchè altrimenti tutto finirebbe a mio scapito.
Bonelli ? In tutti questi anni ho vissuto al di fuori di mostre, tavole rotonde e conferenze stampa proprio per non essere trascinato in una dimensione diversa da quella in cui vivo e in cui continuo a scrivere le storie di Tex. Le testimonianze di stima da parte della stampa mi rendono oltremodo orgoglioso del mio lavoro; ma confesso che le soddisfazioni maggiori mi vengono dalla vita di tutti i giorni, quando incontro persone sconosciute che si rivelano in seguito miei appassionati lettori. In definitiva rispondo quindi di no: la popolarit? di Tex non mi ha mai rivelato alcun lato negativo.

Perchè Tex a quasi quaranta anni dalla sua nascita è un autentico successo editoriale, quali sono le sue cause ?

Bonelli ? L'alchimia del successo di un personaggio risulta spesso misteriosa anche ai suoi autori. Ritengo comunque che in Tex il lettore, anzi le diverse generazioni di lettori, abbiano apprezzato il costante impegno di chi lo realizza e il rispetto per l'intelligenza e il gusto del pubblico. Penso anche che dalle pagine dell'albo traspare l'entusiamo e ( perchè no è ) anche il divertimento con cui i suoi autori continuano a raccontare le storie anche se, come è inevitabile, non tutte appaiono ugualmente ben riuscite.

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?Il mio Tex in politica? No, troppo indipendente?



Intervista di Pierluigi Biondi a Sergio Bonelli, del 28 / 12 / 2008, apparsa su Il Secolo d'Italia.



La prima cosa che ti viene in mente dopo una conversazione con Sergio Bonelli è che il più importante editore italiano di fumetti pare si sia materializzato da una delle migliaia di tavole che ha mandato (e, fortunatamente, continua a mandare) in edicola. Innamorato del suo lavoro come lo è Tex della stella di latta che lo porta a rimediare alle ingiustizie che si consumano in giro per il vecchio West. Ironico come Mister No. Autentico come Nathan Never quando è circondato da un mondo iper-tecnoligico è si rifugia in casa con un buon libro e i dischi in vinile. Cortese come Kit Carson quando fa il baciamano a qualche bella tenutaria di saloon. Merito del suo carattere di galantuomo meneghino vecchio stampo che ha superato, indenne, la ?Milano da bere? sguaiata e presuntuosa.

Di strada ne avete dovuta far tanta: una volta il mondo delle nuvole parlanti era considerato alla stregua di materiale pornografico.

I giornalisti, i critici e gli educatori scolastici invitavano i giovani a stare alla larga dagli albi illustrati perchè distraevano da altre occupazioni più nobili e più utili alla formazione dell'individuo.

Se si clicca con il tasto destro del mouse sulla parola ?fumetto? alla ricerca di un sinonimo, viene fuori l'espressione ?storia banale?.

? per questo che mi ostino ad utilizzare carta e penna al posto di un ?banale? computer.

Nessuno meglio di lei può testimoniare le ostilit? subite dai fumetti prima che gli si riconoscesse di essere stato parte integrante di quella cultura popolare che, soprattutto nella seconda parte del Novecento, ha raccontato e accompagnato la trasformazione dell'Italia meglio di tanta politica e di tanta accademia.

? così. Quando ero ragazzo riuscivo a leggere negli sguardi dei genitori borghesi dei compagni di scuola il malcelato senso di disprezzo che provavano per il lavoro dei miei. Il primo segnale che i tempi, timidamente, stessero cambiando lo abbiamo avuto con il festival di Bordighera del 1965, che in seguito diventer? Lucca Comics. Da l' è iniziata la lenta scalata che ha portato il fumetto a recuperare la dignit? che merita nell'immaginario della società e anche, per certi versi, la sua funzione educativa.

Attualmente le cose sono diverse.

? caduto il giudizio morale che bollava il fumetto in quanto tale. Oggi un albo o una serie possono essere valutati belli o brutti nella loro specificit?, come accade per un qualsiasi romanzo o una qualsiasi canzone: è un bel passo in avanti.

E infatti possiamo incrociare gli Sturmtruppen, Zagor o Corto Maltese anche nelle librerie.

Ancora faccio fatica ad abituarmi all'idea. Quando passo davanti le vetrine delle librerie e vedo è accanto ai testi ?colti? è qualche volume illustrato che vede per protagonista un eroe dei fumetti, provo un senso di gioia quasi inattesa. è una soddisfazione non solo per me, ma per tutta la categoria.

Il 2008 è un anno importante per la storia del fumetto e per la sua casa editrice.

In genere sono poco attento agli anniversari, soprattutto ai miei (ride, ndr). Certo è una curiosa coincidenza: l'esordio del fumetto in Italia viene fatto risalire al 27 dicembre 1908, data in cui usc? il primo numero del Corriere dei piccoli, lo stesso anno di nascita di Bonelli padre (dice proprio così, non ?mio padre?: quasi a testimoniare, giustamente, che la figura di Gian Luigi Bonelli è un patrimonio comune, oltre che familiare, ndr).

Novità in vista?

Stiamo lavorando a due-tre nuovi personaggi, la casa editrice è sempre alla frenetica ricerca di idee per consentire ai nostri duecento e oltre disegnatori sparsi per il paese di non risentire della crisi del settore e del calo delle vendite. Questo è il mio maggiore cruccio: mai come ora, infatti, avevo visto in giro tanti giovani talenti che, ahimè, forse non troveranno sbocchi lavorativi.

Per finire: Tex avrebbe mai lanciato un suo stivale a un governante?

Il mio ranger, quando è stato necessario, non si è tirato indietro dal dare una strigliata a qualche ?alto papavero? di Washington, però non è mai tornato a casa scalzo.

Inadatto, quindi, per la politica?

Tex è un indipendente e, notoriamente, scarseggia in diplomazia. E, poi, non sopporterebbe il fatto di stare seduto troppo a lungo dietro una scrivania. Il suo posto è all'aria aperta e il suo destino è il viaggio.

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Amici, ecco per vostra conoscenza:

Intervista esclusiva al grandissimo MAESTRO spagnolo ALFONSO FONTnel blog portoghese di Tex!

Con SETTE tavole in anteprima della sua storia (ancora inedita) di Tex che sta realizzando!!!!

Per la prima volta in più di 60 anni, una intervista a un autore di Tex è publicata in SIMULTANEO in TRE lingue:

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4587391/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4587379/

Versione spagnola - http://texwiller. blog.com/4587396/

Mauro Boselli... Mauro Boselli... Mauro... ah, sè, deve essere quel tizio che scrive amatorialmente qualche piccola sceneggiatura... Bah, non è malaccio, vale la spesa... e lo sto vedendo, pallido, mentre legge questo commento, com le lacrime agli occhi, il morale a terra...
Tranquilli, sto scherzando, d'i!!! Per essere sincero, Boselli mi ha sorpreso fin dall'inizio com la sceneggiatura degli ?Assassini?: ho scoperto una storia piena di un'azione senza tregua, dalla prima all'ultima pagina, con cambiamenti continui di ambienti e situazioni complesse, piena di personaggi vivacissimi. E ciò che è davvero incredibile è che oggi, dopo che ho lavorato alcuni anni con Tex avendo Mauro come unico sceneggiatore, posso dire che le sue storie non cadono mai in ripetizioni, nemmeno di tema, o di ambiente, o di personaggi: e questo è difficilissimo da ottenere. E' molto esigente nel lavoro, il che implica che il disegnatore non si può rilassare nemmeno un attimo per evitare di commettere erroti; contemporaneamente collabora fornendo tutta la documentzione grafica di cui dispone per concludere una scena, il che facilita parecchio il lavoro del disegnatore.
Penso che in questo mondo di fumetti manchi un premio importante che riconosca il lavoro dei buoni sceneggiatori: se ci fosse, Mauro sarebbe tra i primi a meritarlo.

E' stato Sergio Bonelli che ha deciso che Mauro Boselli ed io formassimo coppia per Tex, pertanto, come ho già detto, tutte le sceneggiature che ho disegnato sono state scritte dall'amico Mauro.
La nuova storia ha qualcosa a che vedere con gli intrighi, in un certo modo... Un celebre assassinio avvenuto qualche anno prima sembra tornare d'attualit? quando uno sconosciuto è deciso a sventare un antico complotto in cui molti sono gli implicati ed una misteriosa vendetta comincia a prendere forma attraverso fatti all'apprenza slegati fra di loro. E non confesser? altro se non alla presenza del mio Mauro Boselli...!

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Quell' eroe creato da pap? re delle edicole


Di Luca Raffaelli

Repubblica è 30 settembre 2008



Sergio Bonelli, lei si ricorda com' erano le edicole negli anni Quaranta?

?Me le ricordo bene. Una qui a Milano in piazza Brescia aveva una bella vetrinona davanti alla quale mi fermavo a guardare voglioso tutti gli albi dell' Uomo Mascherato o di Flash Gordon. Purtroppo ne potevo acquistare solo uno ogni tanto. E poi ce n' era un' altra a piazza De Angelis. Quando andavo alle elementari e veniva mio padre Gianluigi Bonelli a prendermi mi faceva passare davanti a una pasticceria in via Marghera e mi metteva davanti al grande dubbio: un marron glac? o un fumetto? E allora non avevo dubbi: si andava a piazza De Angelis a comprare Topolino, che costava 50 centesimi?.

Qual è la principale differenza con un' edicola di oggià

?Allora erano fondamentali le copertine. Adesso le facciamo belle perchè ci piace, ma un tempo erano determinanti per il successo di un personaggio. Quanto la bellezza di un cartellone per il successo di un film?.

? vero che uno dei suoi primi incarichi professionali riguardava proprio il rapporto con le edicole?

?Mia madre Tea, che era a capo della nostra piccolissima casa editrice, mi faceva fare il giro delle edicole di Milano in lambretta per verificare la vendita delle nostre pubblicazioni. Un lavoro terribile: ero timido, per gli edicolanti ero solo un ragazzino e mi facevo almeno cinquanta chilometri in scooter. Terribile?.

Quand' è che Tex cominciò a diventare il protagonista delle edicole?

?Dieci anni dopo il suo esordio, quando lo proponemmo con il formato attuale. Prima il fumetto era letto dai bambini, che gli preferivano Capitan Miki, il Grande Blek e il Piccolo Sceriffo e non amavano i lunghi dialoghi tipici della scrittura di Bonelli padre, che si ispirava alla letteratura popolare di Rider Haggard, o di Conrad o di Zane Grey?.

Per questo venne creato Kit Willer, il figlio di Tex?

?S?. Un po' perchè Gianluigi era appassionato dei moschettieri e voleva ricreare la squadra dei quattro pards, un po' per avvicinarsi ai più piccoli, tanto che a un certo punto gli venne in mente di creare una serie tutta per lui. Ma fortunatamente non si fece. Io non l' ho mai amato, un po' perchè è un doppio e un po' perchè un ragazzo che spara non mi sembra bello?.

Quanto è cambiato Tex in questi sessant' anni?

?? cambiato ogni volta che è cambiato il soggettista. Già quando ho cominciato a scriverlo io Tex era diverso, più dubbioso. Il Tex di Bonelli padre non aveva mai dubbi, capiva al primo sguardo se uno era un cattivo, e allora per lui erano guai. E forse è stata proprio questa mancanza di incertezze uno dei motivi del suo successo?.

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Ecco Amici:

GRANDISSIMA Intervista esclusiva al grandissimo MORENO BURATTINI (che ovvio, parla anche di Tex) nel blog portoghese di Tex!

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4664672/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4664079/

Aspetto che vi piace più questa grandissima l'intervista del blog di Tex!

Saluti cordiali del vostro pard portoghese!

P. S. - Un grazie davvero speciale ai Amicci Enzo e Gianni per più questa grande ed importante collaborazione

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Intervista ad Aurelio Sangiorgio, autore dell'Atlante di Tex.

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a cura di Antonio Sambinello


Parlaci un po' dei tuoi libri.
Intanto devo dire che i due libri hanno il grande pregio di essere originali come struttura. Non esistono n° testi sulla geografia texiana, n° tantomeno un'enciclopedia. Detto così il tutto può sembrare anche banale, ma proviamo a pensare cosa vuol dire seguire Tex dall'Alaska fino alla Polinesia e cosa vuol dire catalogare tutto, dal primo ?peste !" del settembre 1948 all'ultimo colpo di Colt nel 2000. Parliamo del primo libro. Avete presente quei luoghi texiani che gli anni hanno fatto diventare quasi dei luoghi comuni è Tipo: trading post di Oraibi, il bivio di Moenkopi, fort Defiance e Nogales è Beh!, prendete una cartina dell'Arizona e li trovate tutti fino all'ultimo. Avete presente i quattro pards che si fanno una settimana sugli scomodi sedili di un treno per arrivare in Canada da Jim Brandon o prendono un battello per giungere a Skagway è Anche qui tutto verificato, passo passo. E che dire allora della polvere che vi si appiccica addosso mentre, anche voi come Aquila della Notte, vi arrampicate fino ad Apache Pass per incontrare Cochise è E la tequila di una posada di Nogales la potete assaggiare come il nostro ranger. Il libro è piaciuto anche a Sergio Bonelli che mi ha fatto gentilmente la prefazione e credo che il motivo del suo successo sia stato proprio l'aver convinto il lettore che Tex, una volta di più, aveva ragione. Nel farlo ho dovuto superare due grosse difficolt?: la prima sono state le distanze; la sola Arizona è grande come l'Italia. Immaginate di cercare Gavello su una carta dell'Italia, avendo come unico riferimento che si trova a tre giorni di cavallo da Bologna, dopo aver superato il Grande Fiume in direzione della Grande Acqua Salata. E provate a farlo quando il campo d'azione comprende tutti gli Stati Uniti, il Canada e il Messico; stiamo parlando di un territorio grande più di settanta volte l'Italia. L'altra difficolt? riguarda certi ?depistaggià che G. L. Bonelli ha inserito nelle sue storie. Tentare a trovare ?uno sputo di villaggio in uno dei contrafforti della Sierra?, quando sia lo sputo di villaggio sia la Sierra hanno un nome, non è impresa da poco, diverso da quello reale. Esemplare in proposito il luogo di nascita di Tex: Rock Spring per Bonelli, Rocksprings nella realtà e con soli 1500 abitanti nelle immense pianure del Texas.
Ho dovuto fare, si parva licet, quello che ha fatto Schliemann che ha scoperto le rovine di Troia basandosi solo sulle notizie fornite dall'Iliade. D'altra parte, il paragone Tex-Achille è affascinante, con l'aggiunta che, a differenza del Pelide, Tex è riuscito a sopravvivere a tutti gli agguati fin qui tesigli. Il risultato è che se un texiano doc ha la fortuna di poter andare oltre oceano, può ritrovare (magari conservate come allora) tutte le polverose Main Street percorse dal ranger. E perfino farsi fotografare sotto il cartello stradale di Rocksprings. Devo dire che, depistaggi a parte, proprio come Omero, Bonelli è stato molto preciso nelle sue indicazioni, e se diceva trenta miglia, state sicuri che il luogo si trova tutt?ora a meno di cinquanta chilometri da dove sono partiti Willer e soci. Il compito è stato facilitato dal fatto che Bonelli, per sua stessa ammissione, lavorava su carte geografiche, per l'appunto la "h", attuali e che, in Arizona, ma anche in altri stati del West, ci sono città con poche centinaia di abitanti, ma segnate come fossero metropoli. Prendiamo come esempio Tombstone: 1300 abitanti, ma presente in tutte le cartine d'America. Atlante di Tex è invece impressionante per la sua mole: è l'unica vera enciclopedia texiana: 8500 voci che comprendono tutto lo scibile del cinquantennale lavoro di Bonelli e compagnia. Personaggi, localit?, armi, battaglie, modi di dire e costruzioni particolari; tutto è catalogato in ordine alfabetico e cronologico. E non è stata una sciocchezza districarsi tra 43 Joe, 87 Sam e tra le varie Nuvole Rosse, Gialle, Grige e Bianche; ma il risultato è sotto gli occhi di tutti e permette a chiunque voglia risalire ad un numero particolare della collana di farlo partendo dal nome di un qualsiasi personaggio o luogo. In più, i nomi degni di maggior attenzione sono corredati da una scheda critica che ritengo esauriente. Qui sono evidenziate anche quelle che ho avvertito come contraddizioni di sceneggiatura, non lesinando critiche neppure all'infallibile ranger. Senza peccare di presunzione ritengo che questi due volumi non possano mancare nelle librerie degli appassionati, vuoi per la loro originalità, vuoi per il livello di approfondimento raggiunto. E questo a fronte di tanto ciarpame che si vede in giro. Aggiungo anche il terzo libro: Sulle tracce di Buffalo Bill, sempre per Il Minotauro. L'ultimo capitolo analizza le due storie nelle quali il più celebre personaggio reale della storia del West incontra il più celebre personaggio del fumetto italiano: il nostro ranger.

Descrivi la tua visione di Tex.
Tex è l'eroe senza macchia e senza paura per antonomasia. Per lui si può sfruttare il famoso detto ?? come la mamma, posso parlarne male solo io?. E? un eroe a tutto tondo ed è questo che me lo fa amare da quarant?anni e credo lo faccia amare anche alle altre centinaia di migliaia di lettori. Con Tex non esistono mezze misure, non esiste il grigio, solo il bianco e il nero (e questo è proprio anche del mio carattere); quasi sessant?anni di vita e decine di milioni di copie vendute non sono frutto del caso. Secondo me ci sono due fondamentali motivi per cui Willer è ancora sulla cresta dell'onda. Il primo è il sostanziale realismo delle sue storie. Il secondo la quasi perfetta sincronia tra testi e disegni. Nonostante abbia combattuto con marziani, fiori della morte, diableri e nonostante il suo più grande (e riuscito) nemico sia un tipo del calibro di Mefisto, Tex è un fumetto western con tutto quello che ciò comporta. E allora abbiamo i cavalli, gli indiani, le praterie, gli sceriffi ottusi o corrotti, gli ufficiali dell'esercito sanguinari. E sopra loro sempre lui. Un mix riuscitissimo di John Wayne e Clint Eastwood. John Wayne per il suo ruolo di perenne ?giusto? (e sottolineo le virgolette, almeno per ciò che riguarda Wayne); Clint Eastwood per il suo essere infallibile con ogni arma e sempre vincente nonostante quello che deve passare in ogni avventura. E poi, c'è poco da discutere, Tex e il western, come li abbiamo conosciuti noi in Italia negli anni ?60, sono la stessa cosa. Vorrei aggiungere anche un'altra osservazione: specie negli ultimi tempi si è cercato di criticare talune sceneggiature per la loro poca credibilit?, talora per la loro assurdit?. Sono perfettamente d'accordo con queste critiche, nel senso che, dato per scontato che Tex non può morire, è assurdo far sè che si salvi se ha sei Colt puntate alla schiena. Ma il problema non è questo. Il problema non si risolve n° facendolo morire, n° facendolo uscire vincitore da un duello 6 contro 1 (o tomahawk contro Colt, com?? già successo); il problema si risolve evitando che si cacci in certe situazioni. Ma il fatto stesso che si citi questa o quest?altra situazione al limite dell'assurdo, significa che il resto delle centomila e più pagine texiane sono credibili. Sul secondo aspetto non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un fumetto, in cui la componente disegno è fondamentale. Ho i miei gusti e prediligo alcuni disegnatori rispetto ad altri, ma, anche qui, teniamo conto della storia. Di fronte a personaggi del calibro di Galep, Nicol', Letteri, Nizzi, Ticci, Civitelli e Villa non si può far altro che togliersi tanto di cappello. Anzi, di ?Stetson da dieci dollari?.

Cosa leggevi da piccolo e quali erano le tue preferenze è
Sono sempre stato un lettore accanito: la carta stampata ha sempre avuto per me un fascino particolare, tanto che ho cominciato a leggere già a cinque anni. Durante la mia infanzia, diciamo il periodo delle elementari, ho ?divorato? con la stessa avidit? fumetti e libri, passando senza soluzione di continuit? da Cip e Ciop a Verne. E? ovvio che, oggi come allora, ci siano preferenze, ma il primo approccio è sempre determinato dalla curiosità, per cui alternavo capitan Miki al libro Cuore, Tiramolla ai Tre moschettieri. Da questo punto di vista non sono cambiato molto: ho appena terminato la stesura di un libro su Dante dopo averne scritti due su Tex. Comunque, per rispondere alla domanda, leggevo con regolarit? Blek, Miki, il Corriere dei Piccoli e tutta quella serie di pubblicazioni che andavano per la maggiore negli anni ?60: gli albi di guerra, Topolino, l'Intrepido, il Monello, Geppo, Tiramolla e tantissimi libri, Verne e Salgari soprattutto. E naturalmente Tex.

Nella prefazione del tuo libro ?In viaggio con Tex? hai sottolineato che il tuo primo fumetto di Tex letto (nel 1965) è stato ?Il figlio di Tex?. Cosa ricordi di quei momenti è Ricordo che ero ammalato e mia zia, per farmi passare il tempo, mi riforniva di fumetti. Ho in mente alcuni flash di storie di Blek e di una di Zio Paperone con i sette nani che non ho più rivisto negli anni successivi. Di quel numero 12 mi è sempre rimasta in mente la scena in cui Kit Willer fa l'alpinista sulla ?Mano del Morto?, una strana roccia formata da cinque pinnacoli dove lui, suo padre e Carson sono assediati dalla banda di Black Sam. Credo che quei disegni (un ottimo Galep d'annata) e quelli del famoso fodero di pugnale che Tex regala a suo figlio abbiano contribuito a farmi amare il genere west con tutto quello che ci sta attorno.

C?? mai stato un momento di rigetto verso il fumetto (alle superiori, all'universit?)?
Assolutamente no, anzi è proprio nel periodo liceo-universit? che ?leggere? Tex si trasforma in ?studiare? Tex. In quel periodo ho abbandonato tutti quei ?giornalini? che ho elencato prima (qualcuno ancora sopravviveva all'incalzare degli anni) e mi sono concentrato su Tex con Linus come unica alternativa. Ma non c'era proprio confronto e nel periodo universitario ho cominciato a comprare anche i primi libri sul ranger; nel frattempo, grazie ad una fornitissima edicola-libreria di Bologna, ho recuperato quei numeri che mi mancavano, completando così la mia raccolta.

Il problema dello spazio. Come convivi con gli oltre 500 numeri della collana è
Tra Tex e saggi vari su di lui se ne vanno dieci metri di libreria; ora che non ho libri in stesura posso adottare lo scomodo sistema della doppia fila su un unico scaffale, ma quando sto scrivendo il materiale si innalza spesso in pile irregolari dal pavimento. Nel momento della stesura finale di un libro la sala diventa un percorso ad ostacoli, ma preferisco spostare centinaia di libri più ?seri? in cantina che toccare Tex.

Quando ha cominciato a pensare di poter scrivere qualcosa di nuovo su questo personaggio su cui sembra che tutti sappiano tutto è
Direi una decina di anni fa, quando le avventure del ranger hanno iniziato, secondo me, a perdere di freschezza e di originalità per diventare sempre più un lavoro di routine. Ho contattato sia Bonelli che Nizzi, proponendo loro alcuni soggetti, ma le risposte sono sempre state negative. Per fortuna ho avuto la possibilità di scrivere due libri, ma la voglia di sceneggiare resta. I due libri, però, sono effettivamente delle novità: i viaggi di Tex e un'enciclopedia su di lui; cose che non erano venute in mente a nessuno. Devo aggiungere che concordo pienamente con l'uso del verbo ?sembra? della domanda; tutti si dichiarano conoscitori, appassionati, esperti delle storie del ranger, poi basta un minimo di approfondimento per scoprire che è solo millantato credito.

C?? mai stato un momento in cui hai pensato che l'idea dovesse concretizzarsi ?
Dal punto di vista delle storie chiaramente no, per fortuna grazie all'interessamento di Gianni Brunoro e di Marco Zatterin sono riuscito, almeno, a scrivere i due libri, ed in tempi tutto sommato molto brevi.

Come ha reagito la critica di fronte alla tua fatica è
Mi sembra in termini piuttosto elogiativi, pur considerando che Il Minotauro non è una casa editrice di dimensioni tali da garantire una copertura da parte dei media nazionali. Al di l' degli articoli sulla stampa locale, sono stato lusingato dalla prefazione fattami da Sergio Bonelli nel mio primo libro, come delle citazioni su pubblicazioni specializzate, tipo TuttoTex, CinquanTex o Anteprima.

Tu sei insegnante. Mi sembra ?normale? che tu abbia provato a trasmettere la tua passione sul ranger o, più in generale, sul fumetto ai tuoi alunni. Qual è stata la loro risposta in termini di attenzione e partecipazione sull'argomento è
Direi generalmente buona, anche se si deve sempre considerare che per gli alunni, se raccontato da me, anche Tex o il fumetto diventa argomento di lezione, con tutto quello che comporta. Quest?anno ho potuto fare un corso specifico sul fumetto con un numero ristretto di alunni, i risultati sono stati sicuramente positivi, anche se si deve sempre considerare una generale disaffezione alla lettura da parte dei giovani. Oggi, e lo riscontro anche in mio figlio (qui nella foto a fianco; Aurelio lo chiama"Piccolo Falco" e gli dedica tutti i suoi libri - nda)che è proprio in età da ?giornalini?, è molto più forte l'attrazione da parte della TV, cioè del cartone sullo schermo, rispetto alla carta stampata. Il fatto che (forse giustamente, per carit?!) Tex non abbia una versione televisiva, non aiuta certo ad aumentare la sua conoscenza nelle nuove generazioni.

?In viaggio con Tex? e ?Atlante di Tex? sono ricchi anche di citazioni geografiche con distanze?; qual è stata la tua fonte di informazioni è
I due libri sono, purtroppo, totalmente ?salgariani?, nel senso che tutto è stato calcolato e studiato a tavolino e non sul campo. D'altra parte anche G. L. Bonelli ha raccontato Tex per quarant?anni prima di andare in Arizona. La documentazione, oltre a quella facilmente reperibile in qualsiasi libreria fornita, mi è arrivata direttamente dalle Camere di Commercio e dagli Uffici turistici degli stati del West. Più un ?pezzo unico? proveniente dalla riserva Navajo.

Una frase che mi ha particolarmente colpito sempre nel tuo primo libro è stata ?Tex è il più grande romanzo storico italiano del XX secolo?. Vuoi precisare meglio questa tua affermazione è
Comunemente si intende per romanzo storico una vicenda che unisce fantasia e realtà. Di solito, è il caso ad esempio de I Promessi Sposi, si prendono dei personaggi di pura fantasia (normalmente i protagonisti) e li si inserisce in un contesto storico reale, attorniandoli di personaggi realmente esistiti. Cosè Renzo e Lucia si trovano ad agire nella Milano spagnola del ?600, nel mezzo della peste e a fianco del cardinal Borromeo e dei Lanzichenecchi. La letteratura è piena di esempi di questo genere, basti pensare all'Hemingway di Addio alle armi o di Per chi suona la campana o ad Umberto Eco con Il nome della rosa. Oppure, ma se non ricordo male mi sembra una via meno percorsa, si prende un personaggio storico, reale, e lo si rende protagonista di avventure di fantasia; è il caso di Carlo Magno nella Chanson de Roland o del Cavaliere inesistente di Calvino; oppure il capitano dei moschettieri D'Artagnan che deve la sua fama non alla sua carriera reale, ma alle fantastiche avventure vissute a fianco di Porthos e compagnia. Riguardo all'affermazione citata devo premettere che a mio modesto parere la letteratura italiana ha prodotto veramente poco di valore europeo e mondiale: Dante, Machiavelli, Goldoni, Eco e poco altro (il sottoscritto ad esempio) e che il resto è stato ampiamente sopravvalutato. Mi spiego meglio: se la vicenda de I promessi sposi fosse trasformata in fumetto, tutti direbbero ?beh !, è un fumetto, sono cose da ragazzi?, tanto assurde e improponibili sono certe situazioni. Detto questo, Tex, intanto, ha riunito i due filoni del romanzo storico in un'unica sequenza, facendo interagire il personaggio di fantasia (Tex) con il personaggio reale (Cochise, Geronimo o Custer), dall'altro ha preso il personaggio reale (Carson o Buffalo Bill) e lo ha inserito in un contesto fantastico, mettendolo di fronte a marziani o fiori della morte. Ma il valore aggiunto dell'intero corpus texiano è che questo sottile gioco, questo delicato equilibrio tra realtà e fantasia, tra Little Big Horn e Juan Barrera che si traveste da scimmione tagliando le teste altrui con la scimitarra, va avanti da 55 anni. Allora il problema non è più far sè che due stupidotti come Renzo e Lucia si sposino (il che è paragonabile al fatto che Tex vinca), quanto reinventare di volta in volta il pretesto narrativo per far sè che ciò accada. Parlando per assurdo, se Tex non avesse il supporto del disegno, le sue storie sarebbero da tempo anche nelle antologie scolastiche, come i 49 Racconti di Hemingway. Invece sulle antologie scolastiche Tex c'è, ma ?relegato? nella sezione del fumetto; come dire altra cosa rispetto alla letteratura ?alta?. Questo è il frutto malefico di centocinquanta anni di letteratura italiana che ha fatto ?grandi? personaggi che avevano l'unico pregio di saper leggere e scrivere in mezzo ad una società di analfabeti. Non è un caso che abbia recentemente proposto all'Accademia dei Concordi (cioè la massima istituzione culturale di Rovigo) di acquistare l'opera omnia di Tex: sono convinto che sarebbe molto più utile di tanto ciarpame pubblicato e coscienziosamente catalogato in polverosi scaffali. Tra l'altro, e questa è una cosa che non ho mai trovato in nessun testo di critica texiana, la lettura di Tex nell'arco dei suoi cinquantacinque anni ci permette di studiare l'evoluzione della lingua italiana proprio a livello espositivo. Che si possa anche notare l'evoluzione del costume, poi, è fin troppo ovvio.

Tex ha attraversato tre generazioni di lettori, Fino a quando il fenomeno potr? durare ?
Sono piuttosto pessimista, alla Carson direi, in proposito. Credo che, stante la situazione attuale, si prospettino due strade: continuare ad uscire fino a raggiungere un record imbattibile, cioè il numero 600 (fra sette anni) con una anzianit? di oltre sei decenni e chiudere i festeggiamenti diventando un'icona. Oppure spegnersi lentamente, non so in quanto tempo, diventando sempre di più un oggetto di culto quanto di nicchia, e morendo di vecchiaia, comprato ormai da poche migliaia di testardi appassionati. Questo perchè mi sembra in atto una politica editoriale indirizzata in tal senso; con storie sempre più brevi, con personaggi scialbi, con trame letterarie sempre più inconsistenti. La via d'uscita ci sarebbe: storie ad ampio respiro (penso all'avventura che si conclude con la battaglia di Little Big Horn, un piccolo capolavoro che si distingue nettamente tra le ultime storie), alle vecchie saghe degli anni ?70, vere e proprie pietre miliari; penso soprattutto ad una scelta coraggiosa da parte di Sergio Bonelli: privilegiare Tex rispetto ad altre logiche di mercato. Ad esempio smetterla con quella perniciosa rotazione di disegnatori che saranno pure dei Maestri, ma sono incapaci di disegnare Tex. Diceva Galleppini: ?la mia soddisfazione è che un lettore, finito di leggere Tex, dica ?che bella storia- non ?che bel disegno-?, intendendo dire che se non ci accorge di quanto sia bello il disegno significa che esso è perfettamente integrato e complementare al testo. Oggi, purtroppo, a testi anonimi e scialbi (e non tutte le colpe sono di Nizzi, anzi !), si aggiungono disegni che di texiano non hanno nulla; che saranno dei capolavori, ma sono decisamente fuori luogo. Pensiamo al tratto semplice, lineare, essenziale di un Nicol', di un Galep, di un Civitelli e pensiamo ai litri di china che inscuriscono tutte le tavole dei disegnatori spagnoli. Sono cose differenti, il problema è che Tex è sempre Tex e non è mai differente da sè stesso.

La vita editoriale di Tex può essere suddivisa in periodi significativi è Se si, in quanti e soprattutto quali è
Al di l' dell'aspetto strettamente editoriale, cioè dei vari formati, serie, ristampe, numeri speciali, penso si possa fare una divisione per epoche e per contenuti. I numeri dall' 1 all'83 (Il passato di Tex) sono quelli dell'esordio, della spontaneit?, in qualche misura dell'ingenuità. Qui troviamo pistole a cinque colpi che si aprono sul davanti; puma giganti grandi, indifferentemente, come un'auto o come una villetta; Carson con un'acconciatura degna di un rinomato (quanto equivoco) coiffeur o cose del genere. Il secondo periodo arriva fino circa al numero 300 ed è quello della piena maturit?, in cui abbiamo una perfetta sintesi tra testo e disegno, abbiamo le storie più belle, affascinanti, mitiche ! In cui anche i personaggi di contorno hanno uno spessore che li rende grandi. Al di l' di Mefisto (citazione ovvia !), chi può dimenticare i ?cani Hualpai?, Cochise, Geronimo, la Maschera di Ferro, Phil Davis, Lefty Potrero o le varie bande di cinesi di San Francisco è Questi sono i numeri (e gli anni) in cui si sviluppa pienamente anche il linguaggio texiano che ci abitua all'uso dei topoi classici: ?peste, che sventola; una bistecca alta tre dita con una montagna di patatine? e così via. Poi dal 300 al 400 abbiamo il buon periodo di Nizzi come sceneggiatore e della piena ?esplosione? dei grandi ?allievi? di Galep al disegno (Ticci, Fusco, Civitelli, Letteri, Villa), con qualche avventura davvero pregevole: gli Uomini giaguaro, il ritorno di Cobra Galindez o quello di capitan Barbanera. Qui Tex vive un po' di rendita, seppur ad alti livelli: si sa che dopo una storia ?così-così? ne arriver? senz?altro un'altra degna di essere ricordata. Sottolineo, peraltro, che, a parte la cesura del numero 83, è difficile individuare un numero specifico come inizio o fine di un periodo; i numeri sono puramente indicativi. Dal 400 in poi cominciano le dolenti note. Vuoi perchè l'impatto visivo-psicologico di non vedere più le copertine di Galep non è cosa da poco (Villa, comunque, se la cava bene) vuoi perchè comincia una rotazione frenetica dei disegnatori (spesso non all'altezza di Tex), e perchè, infine, le storie cominciano ad avere il fiato corto: sono sempre striminzite e con personaggi che non riescono ad incidere. Chi di voi si ricorda di Vance Daniels o Enrique Montoya è Ecco quindi che mi collego alla domanda precedente, se continua così me la vedo brutta?

G. L. Bonelli, Nolitta, Nizzi ed infine Boselli. Come hanno caratterizzato questi autori il personaggio ?
La questione è controversa, nel senso che è un argomento spesso lasciato all'interpretazione personale del singolo critico texiano. Personalmente devo dire che quando una storia è bella nel suo complesso, mi è difficile notare le diversit? di sceneggiatura. Quando invece avverto le prime crepe nell'impianto, noto anche le minuzie (negative) che contraddistinguono l'autore. Bonelli padre liquidava la faccenda in spiccia maniera flaubertiana: ?io sono Tex?; Bonelli figlio (G. Nolitta per il vulgo) sostiene che la differenza fondamentale tra il personaggio del padre e il suo era fondamentalmente una diversa, maggiore, razionalit?: ?se Tex aveva sei Colt puntate addosso, mio padre lo faceva sparare in modo da eliminare gli avversari, il mio si arrende e rimanda alla prossima occasione opportuna la resa dei conti? (cito a memoria). Nizzi si è trovato sulle spalle un'eredit? oltremodo onerosa, ma secondo me è riuscito ad assolvere in pieno al compito assegnatogli. Non dimentichiamo, tra l'altro, che Nizzi scrive di un Tex della maturit?, sui quarantacinque anni, con duemila morti alle spalle ed un figlio di sedici anni; gioco forza che le sue storie siano più ?seriose?, più equilibrate, più concettose; quando è in vena (o gli è permesso, se mi si passa questa malignit? personale) ci offre dei piccoli capolavori come la già citata avventura che ha per fulcro la battaglia di Little Big Horn. Boselli è Sarà anche un buon sceneggiatore di Zagor, ma Tex è tutta un'altra cosa, peccato evidentemente che non lo abbia (abbiano) ancora capito. Delle sue storie salvo solo quella riguardante il passato di Carson; e con qualche riserva anche l'.

Ti è mai capitato di pensare ?non sarebbe male se Tex??, insomma un'avventura, una storia che ancora non hai letto e che vorresti leggere, magari scritta da te stesso è
Posso riallacciarmi ad una precedente domanda; io ho proposto dei soggetti che, naturalmente, la Bonelli non ha preso in considerazione. Posso dire che il mio sogno sarebbe rivedere una storia con Tex in posizione un po' defilata rispetto agli altri tre pards che, una volta tanto, si sobbarcano il lavoro grosso. Una storia di largo respiro, come la mia preferita, quella dei numeri 141 e seguenti, in cui il ranger è finito nel penitenziario di Vicksburg con una condanna a vent?anni per omicidio e sono gli altri tre che lo devono tirare fuori. C?? da dire, infatti, che spesso Tex elogia i suoi pards in modo esaltante: del vecchio cammello di Carson sente sempre la mancanza quando agisce da solo; Tiger ?saprebbe ritrovare una traccia che a noi sarebbe sfuggita?, il piccolo Kit è ?tutto suo padre?; però, a volte, quando lui è al centro della scena, gli altri finiscono col fare la figura dei ?cioccolatini?. Devo dire, comunque, che Nizzi ha costruito due storie su miei suggerimenti: mi ha ringraziato per lettera di una informazione riguardante Custer (cosa eseguita anche pubblicamente: vedere in tale proposito l'intervista nel sito della Sergio Bonelli Editore, nda) e, in una delle ultime avventure, il Nostro torna al suo vecchio ranch e visita la tomba dei genitori. La madre, finalmente dopo cinquantacinque anni, ha un nome (Mae) ed è un nome di tre lettere come tutto il resto della famiglia. Io, in verità, avevo suggerito Tea, come la compianta signora Bonelli, ma l'importante è che il messaggio sia stato colto.

Quale personaggio secondario andrebbe valorizzato meglio e quale ritieni non sia in sintonia con Tex ?
Rileggerei volentieri delle storie in cui compaiono i classici amici dei quattro pards, i soliti El Morisco, Jim Brandon, Pat Mc Ryan, Gros Jean e Tom Devlin, naturalmente in un contesto ampio ed articolato come dicevo prima, non solo come comparse. Mi vengono in mente il numero 100, alcune, non tutte, avventure di El Morisco o quelle ambientate a San Francisco. Il rischio ?, però, di ricadere nei soliti stereotipi, ci vorrebbe un colpo d'ala, come nel caso di fort Whoop Up dove Jim Brandon abbandona una volta tanto i suoi regolamenti da Giubba Rossa per fare giustizia ?alla Tex?. Non mi dispiacerebbe rivedere anche il capitano Billy Bart, quello della storia di Kit rapito e portato in Polinesia; d'altra parte capitan Barbanera è tornato, addirittura come alleato? Tra gli avversari di Tex c'è poco da scegliere: o sono morti (la maggior parte) o sono personaggi di secondo piano; l'unico di una certa statura sarebbe Il Maestro, ma forse è un po' troppo inflazionato. Sul fatto di ?non essere in sintonia?, come chiede la domanda, dato che Tex ha combattuto indifferentemente contro fuorilegge, sceriffi corrotti, militari ottusi, marziani e mostri di vario tipo, il problema non si pone. Ciò perchè è un eroe, quindi un vincente a trecentosessanta gradi.

Quale evoluzione suggerisci è Intendo dire rester? sempre immutabile con i 4 pards e i personaggi collaterali o pensi ci debba essere una ?vicenda? forte come nei super eroi marvelliani è
Credo di non aver mai letto in vita mia i fumetti della Marvel, ma mi pare di intuire dalla domanda che qualcuno dei protagonisti deve essere morto o sparito. La risposta non può che essere una sola: assolutamente con i quattro pards. Anzi, come detto, auspico una maggiore presenza degli altri tre anche se, come mi ha spiegato il mio caro amico Fabio Civitelli (grande disegnatore texiano !) la loro presenza in contemporanea crea notevoli problemi di grafica. Che a nessuno venga in mente di togliere di mezzo qualcuno (? già stato uno scandalo farlo con il grande vecchio saggio Nuvola Bianca), le sue ossa finirebbero presto per diventare trastullo di cuccioli di coyote.

Molti lettori avvertono il bisogno di vedere ?nemici forti? od in ogni caso avversari, anche comprimari, di un certo spessore. Come appassionato, come valuti questa affermazione è
La richiesta è ovvia, direi ovviamente giusta; ma come detto, il problema non è tanto il ?nemico? in sè, quanto piuttosto la trama narrativa. E? quella che a volte, specie negli ultimi tempi, difetta di ?spessore?.

Adesso chiudi gli occhi ed immagina di essere un personaggio dell'universo texiano? Chi e perchè è
Senza dubbio quel vecchio cammello di Carson perchè mi è caratterialmente vicino: pigro, brontolone, amante dei piaceri terreni e razionalmente pessimista. Siamo entrambi due vecchi motori diesel: lenti a partire, ma una volta avviati ci si può affidare ciecamente in durata, prestazioni e disponibilit?. Non Tex perchè troppo ?lontano? dai comuni mortali, non Tiger per questioni etnico-culturali, non il giovane Kit, troppo saputello e (secondo qualche critico) un po' portasfiga.

Sei ad un bivacco (e/o al ristorante con Tex e i suoi pards); di cosa parlate ?
Alla Carson parlerei dei fagioli e del pemmicam in dotazione, augurandomi di arrivare al più presto in un saloon degno di questo nome. Per parlare di lavoro c'è sempre tempo e se si corre il rischio di beccarsi una pallottola calibro ?45 nella pellaccia, meglio farlo a pancia piena.

Dopo tanti anni Mefisto torna dall'aldil'. Una astuta mossa editoriale o cosìaltro ?
Premetto che Mefisto non è mai stato un personaggio che ho amato molto, anche se indubbiamente ha un suo fascino; detto questo, la domanda è veramente maliziosa. Del ritorno di Mefisto si comincia a parlare in occasione del cinquantenario di Tex, quindi tutto porterebbe a far pensare all'operazione editoriale. C?? però da dire che lui è l'unico nemico di Tex che può permettersi di ritornare ciclicamente, grazie alla sua caratura, al suo spessore narrativo. L'esempio di capitan Barbanera mi serve per escludere ?l'astuta mossa editoriale? (che peraltro arriva con anni di ritardo rispetto alle celebrazioni). Il capitano Drake è un nemico ?moderno?, nel senso di non risalente al numero 3, cioè alla preistoria, ed è un cattivo ?normale?, quindi riproporlo sarebbe stato ripetitivo o, come nel caso del Maestro, avrebbe comportato un finale scontato. Per ?riciclarlo? si è dovuto, allora, farlo diventare ?buono?. E questa mi è sembrata una buona intuizione (nel caso del Maestro un po' meno). Con Mefisto il rischio di essere ripetitivi c'è, ma le sue caratteristiche rendono possibili molte varianti: da solo, con la sorella, con i cani Hualpai, con il Voodoo e così via e questo vale anche per Yama che, però, è solo un clone del padre, e neppure ben riuscito. Quello che mi ha lasciato perplesso dell'iniziativa è stato il metodo: già tutta la vicenda di Steve Dickart è basata su presupposti irrazionali, ma farlo ritornare in vita tramite medium yogici mi è sembrato decisamente esagerato. Forse sarebbe stato meglio bypassarne la presenza tramite il figlio; ricordo, infatti, che Yama non è ufficialmente morto, anche se è un pezzo che non d' sue notizie. Tanto il risultato finale non sarebbe cambiato e la presenza di Lily sarebbe stata simile a quella di Loa nei numeri gloriosi delle avventure contro il Voodoo.

Nel sito specializzato UBC Fumetti compare un sondaggio dei lettori riguardante la migliore storia nel complesso, i migliori disegni e la migliore copertina che risultano attualmente ?Il passato di Carson°, ?La valle del terrore? di Magnus e ?Tra due bandiere?. Anche tu avrai una tua classifica personale.
Per rendere chiari i motivi delle mie classifiche, preciso che:
a) io prediligo le storie western classiche, con indiani, soldati, cavalli e praterie, senza contaminazioni fantastiche;
B) Tex nasce con un aspetto grafico ben preciso, fatto di disegni essenziali, con un tratto chiaro e nitido, con il volto sempre in piena luce che fa percepire immediatamente la sua intima essenza di ?buono?, di cavaliere senza macchia e senza paura; quindi respingo con forza tutte le ?forzature pittoriche? tipiche dei disegnatori spagnoli o di Magnus, tanto per capirci;
c) Tex combatte contro un nemico (che poi è il ?Male?), quindi è assurdo, assolutamente non texiano, inserire dieci antagonisti (penso alle astruse storie di Boselli);
d) non essendo un disegnatore, anche la mia scelta delle copertine è fatta in funzione del Tex personaggio più che del segno grafico (si veda in proposito la mia preferita, l'unica del genere in quasi seicento numeri).

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Ecco Amici:

GRANDISSIMA Intervista esclusiva al grandissimo MAESTRO MAURO BOSELLI nel blog portoghese di Tex!

Versione italiana - http://texwiller. blog.com/4618108/

Versione portoghese - http://texwiller. blog.com/4767004/

Tex non esita mai, questo è il problema. Lui AGISCE. La riflessione in lui è ultrarapida, prerazionale. Non può fermarsi quando qualcuno è in pericolo, anche se in quel momento Tex è disarmato, anche se è sotto tiro, Pu? sbagliare, ma mai da stupido o da meschino. E non può ?quasi mai- sbagliarsi sulle persone. Lui SA chi è buono e chi cattivo e in quale percentuale. Cosè, secondo me, lo ha descritto Bonelli padre. La sofferenza è dentro di lui e raramente la tira fuori, se non in casi epocali. Tex è un EROE della stoffa di quelli mitici e di questo bisogna tener conto. Forse qualcuno si stupir?, avendo frainteso le mie storie, ma io sono contro l'umanizzazione di Tex (infatti umanizzo i personaggi SECONDARI). Tex non è come noi. Ci affascina perchè è qualcosa di più grande.

Immagine postata

Aspetto che vi piace più questa grandissima l'intervista del blog di Tex!

Saluti cordiali del vostro pard portoghese!

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