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Guest Colonnello_Jim_Brandon

[449/450] Gli Uomini Che Uccisero Lincoln

Voto alla storia  

36 voti

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Hai perfettamente ragione, John, sia su quest'ultima forzatura sia sul fatto che alla fine non importa: la storia resta comunque uno spettacolo.

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Di questa storia è stupendo il finale, con le riflessioni di Tex e Carson sul destino degli indiani d'America. Ricorda molto il finale amaro di "le colline dei Sioux" o quello di "Little Bighorn"... un Tex eroe fino in fondo ma consapevole alla fine di soccombere alla Storia. Bellissimo il dialogo tra i rangers ed il Presidente. Purtroppo non sono riuscito ad apprezzare a pieno il resto della trama e so anche il perchè: i disegni di Ortiz... Trama: 8Disegni: 5

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Da un fatto storico dalla portata enorme per la storia degli Stati Uniti, l'assassinio del Presidente Lincoln da parte di John Wilkes Booth, di professione attore teatrale, Nizzi trae una storia di due albi sfruttando il fatto che l'identità dei veri mandanti del complotto non fu mai scoperta. Tex, come sappiamo, è una figura presente in tutti gli avvenimenti storici più rilevanti del suo tempo ed è venuto a contatto con i personaggi storici più conosciuti. L'idea del carteggio privato di Booth che rivelerebbe i veri nomi dei complottisti che giunge nelle mani presidenziali grazie ai nostri pards è quindi accettabilissima e l'autore è riuscito a trarne un'avventura solida, senz'altro accattivante. Come è già stato ribadito da altri nei messaggi precedenti il canovaccio della storia è tipicamente glbonelliano: i nostri, per puro caso, sono presenti nel momento in cui degli agenti speciali intercettano ed uccidono l'ultimo possessore del carteggio. Prima di spirare, l'uomo fa in tempo a rivelarne a Tex l'esatta ubicazione, con l'espressa richiesta di farlo pervenire nelle dirette mani del Presidente, il quale onora della sua amicizia il Ranger dopo che questi, una sessantina di numeri prima, gli ha salvato la pellaccia in un attentato a Santa Fe, quando questi correva per la sua rielezione presidenziale. Tex e Carson intraprendono il viaggio che è una vera e propria corsa ad ostacoli verso Washington. Il soggetto, a grandi linee, è questo. Ma nel momento di sceneggiare la storia, l'autore rinuncia inspiegabilmente a uno degli atout più importanti che ha in mano, ovvero tenere nascosti i mandanti fino all'epilogo finale alla Casa Bianca. E la storia perde almeno la metà delle sue pretese, per trasformarsi in ultima analisi in una avvventura sempliciotta che certo non merita, alla fine, di aver chiamato in causa il celebre episodio storico. Se a questo aggiungiamo che le difficoltà in cui si imbattono, pur senza cadere nel banale come accadrà purtroppo in diverse storie della fascia 500, non mettono tuttavia certo in buona luce i nostri e anche certi espedienti come Carson che riesce a liberarsi bruciando le corde con il fuoco (o la brace) sono al limite della credibilità, così come il miracoloso unguento indiano che guarisce le piaghe dopo appena una notte di riposo. Gli antagonisti, senatori e agenti corrotti, non sono sfruttati al massimo delle loro possibilità e l'autore non riesce a differenziarli troppo dai comuni banditi affrontati in genere dai due tizzoni d'inferno: ci si sarebbe aspettato un po' di macchiavellismo in più da questi 007, in realtà scaltrezza e furbizia sembrano appannagio solo dei nostri eroi. La storia gode comunque anche di alcuni buoni momenti, soprattutto lo scorrazzante arrivo alla Casa Bianca che ricorda un po' quello di San Francisco della storia "Il laccio nero". In conclusione un'avventura che si lascia leggere, ma non il capolavoro che era lecito aspettarsi. Ortiz ,al debutto sulla serie regolare, con un tratto ancora marcatamente ticciano (certe vignette al limite del plagio), illustra benino la storia.

 

 

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Ho riletto recentemente la storia.una trama particolare che il buon Nizzi riesce a gestire con maestria...Mi piace MOLTO la tesi (di fantasia) del complotto orchestrato da membri del Partito Repubblicano atta ad uccidere l "onesto Abe" sfruttando Booth e la sua follia...con questa tesi Nizzi scagiona gli Stati del Sud dall essere i mandanti politici e morali dell omicidio.Del resto anche in altre storie di Tex Nizzi dimostra una certa "comprensione" nei confronti degli sconfitti della Guerra Civile e,pur non mettendo mai in dubbio la giusta causa nordista dell abolizione della schiavitù, dimostra come molti uomini d affari del Nord (come il ranchero Butler) avessero appoggiato la causa unionista solo per convenienza e che in realtà vedessero in Lincoln un pericoloso intralcio ai loro interessi.

Il presidente è chiaramente l ex Generale unionista Grant,Repubblicano e nella realtà pessimo presidente coinvolto in numerosi scandali finanziari e di tangenti

Il finale è in agrodolce,mi spiego:se da una parte il complotto viene smAscherato,quando il buon Carson chiede a Tex se secondo lui il Presidente aiuterà DAVVERO gli Indiani come ha promesso durante la cena,ll Nostro risponde che la storia è contro chi perde,e purtroppo gli indiani hanno perso e le cose  continueranno ad andare male per loro,nonostante le promesse.

Capitolo disegni:molto belli,ma d altra parte io sono un fan di Ortiz...

Modificato da Barbanera

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Storia non brutta che però si dimentica facilmente dopo la prima lettura, nel senso che non rimane molto impressa nella memoria del lettore, complice la quasi totale mancanza di scene d'azione.
Il miglior momento é senz'altro quello della tortura di Tex con conseguente gesto eroico di Carson.

E penso che é una delle rare volte in cui una situazione difficile viene risolta da Carson e non da Tex.
Per il resto, ordinaria amministrazione.
Disegni di Ortiz superiori alla sua media. Penso che questo sia il suo periodo migliore, considerato che di seguito a questa sfornò la stupenda "Sulla pista di Forte Apache".
Voto alla storia: 6,8
Voto ai disegni: 7,5

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