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[91] Vendetta Indiana

Voto alla storia  

48 members have voted

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Ricordo che quando la lessi la prima  volta, la storia mi piacque molto, molto meno i disegni, ero abituato a Galep non mi  ci ritrovavo in Ticci, poi mi sono pian piano abituato e ho cambiato idea.

Comunque la storia per me è da 9 pieno.

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Una delle composizioni di Bach che più apprezzo sono le variazioni Goldberg.

Si tratta di un frutto della tradizione musicale di prendere un'aria con lo sviluppo piuttosto semplice e costruirci sopra una pluralità di brani diversi, variando la tonalità, la melodia, lo sviluppo ritmico e armonico del brano principale.

 

In un fumetto seriale, agli autori spetta il compito di cimentarsi con l'arte delle variazioni: da una soggetto semplice nella sua struttura essenziale, occorre ricavare una pluralità di storie originali.

E' quello che fa Gian Luigi Bonelli con Sangue Navajo e Vendetta Indiana, che condividono la struttura essenziale e che raggiungono entrambe i vertici della produzione texiana.

 

Forse più semplicistica Vendetta indiana nell'attribuire tutta la responsabilità ad un unica persona, il colonnello Arlington, accecato dal desiderio di gloria; laddove Sangue Navajo ci presenta la "banalità del male". In entrambi i casi, Tex si rivela uomo giusto e fine stratega. Emozionante e innovativo il finale di vendetta indiana.

 

Promossi i disegni dell'esordiente Ticci, benché io preferisca il tratto più maturo.

 

Infine, ho una richiesta di chiarimenti agli utenti più esperti.

Nella storia che commento, gli Ute appaiono come alleati dei Navajo. In altre storie texiane (penso a L'uomo senza passato, ma anche a Furia rossa) gli Ute sono presentati come nemici. Qual è, nella serie del Tex, l'evoluzione dei rapporti tra questi due popoli? E come era, nella realtà storica,  il rapporto tra Navajo e Ute? Grazie!

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, F80T dice:

 Qual è, nella serie del Tex, l'evoluzione dei rapporti tra questi due popoli?

 

Non c'è nessuna evoluzione. :D Tribù diverse di Ute vengono presentate, a seconda delle storie, come amiche o nemiche dei Navajo.

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<span style="color:red;">6 ore fa</span>, virgin dice:

 

Non c'è nessuna evoluzione. :D Tribù diverse di Ute vengono presentate, a seconda delle storie, come amiche o nemiche dei Navajo.

Concordo, di queste cose GLB se ne fregava. Sbaglio? 

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Posted (edited)

Le bande ute che avevano relazioni con i Navajo erano principalmente i Weeminuche, i Capote, i Moache e i Taviwach (Uncomphagre).

Nel corso della storia, Ute e Navajo alternarono periodi di guerra, alleanza e neutralità.

Furono acerrimi nemici alla metà del '700 fino al 1770 circa, poi alleati negli anni '80 di quel secolo. 

Negli anni successivi alternarono anni di ostilità con brevi periodi di non belligeranza, indicati questi ultimi nei rapporti militari americani negli anni 1818, 1833, 1844 e 1850. Nel 1858 gli Ute erano alleati degli americani e dei messicani contro i Navajo, le ostilità continuarono fino al 1863, quando i Navajo furono deportati al Bosque Redondo. Dopo il 1868, con il ritorno dei Navajos nella Dinetah, i rapporti con gli Ute furono per sempre pacifici.

Per la cronaca, le sorgenti del McElmo Creek nel Colorado si trovano in territorio moache.

Edited by navajo warrior

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Posted (edited)
5 minuti fa, navajo warrior dice:

fino al 1863, quando i Navajo furono deportati al Bosque Redondo

I Navajos Furono in pessimi rapporti sempre coi Mescaleros...

Edited by Barbanera

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giusto, anche per questo la detenzione al Bosque fu un autentico inferno per i Navajos.

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Grazie! Il bello di questo forum è che c'è sempre da imparare dagli altri utenti

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Ho cominciato a leggere Tex nel giugno 1976, così questo albo era già passato sia nella serie Gigante che in quella Tre Stelle e, dopo una lunga "pausa Texiana" durata quasi 30 anni, ho avuto modo di leggerlo solo ora.

Più che buona la prima per Ticci, che mostra già la propria maestria, con un tratto distante da quello attuale, che ricorda  in qualche modo quello di Alberto Giolitti.  Storia breve e intensa, che riprende, pur se amplificato nelle proporzione della strage perpetrata, quella di "Sangue Navajo", con il tema (niente affatto "stucchevole", come qualcuno lo ha definito in uno dei post)  deĺle ingiustizie nei confronti degli Indiani. In questo senso, ancor più che in questa storia, Bonelli è stato un vero precursore in "Sangue Navajo", storia scritta, se la non ricordo male,  nel 1958, quando la revisione del ruolo degli indiani nella filmografia hollywoodiana era ancora lontana. Commovente, nelle prime pagine, il particolare (tratto, leggevo sopra, da un fatto storico)  della bandiera Usa issata sulla tenda del capo indiano, fiducioso nei trattati sottoscritti, su cui gli stessi artiglieri si rifiutano di tirare. Molto ben tratteggiato il personaggio di Arlington,  vera e propria figura di fanatico sordo ad ogni suggerimento logico quanto granitico nelle proprie convizioni, anche di fronte all'evidenza. Chi di noi, facendo ovviamente le debite proporzioni, non ne ha mai incontrato uno nel corso della propria vita ? Il colonnello andrà incontro inesorabilmente alla propria rovina, preannunciatagli da Tex fin dal loro primo scontro al forte. Postfinale molto duro, con il folle colonnello ucciso dalla fiera figlia di Nuvola Rossa in una vendetta tribale, che chiude così il cerchio sanguinoso da lui stesso aperto: si può dire che Arlington cada vittima della sua stessa insensata crudeltà. Un Tex diverso, come anche qualche numero dopo nel cupo finale de il "Massacro", da quello in versione più edulcorata cui è abituato chi, come me, si è accostato alla serie qualche anno dopo. 

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<span style="color:red;">4 ore fa</span>, Jim Brandon dice:

Commovente, nelle prime pagine, il particolare (tratto, leggevo sopra, da un fatto storico)  della bandiera Usa issata sulla tenda del capo indiano, fiducioso nei trattati sottoscritti, su cui gli stessi artiglieri si rifiutano di tirare. 

 

Episodio storico. Il capo cheyenne Pentola Nera riunì donne e bambini sotto la bandiera americana che aveva issato presso la sua tenda al Sand Creek, ma i volontari del Colorado di Chivington non si fermarono... 29 Novembre 1864.

Credo che l'intera storia di Bonelli sia dedicata a questo episodio.

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