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[51/53] Sangue Navajo

Voto alla storia  

31 members have voted

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Non posso fare altro che unirmi al coro entusiasto di lettori per questa storia. Vorrei aggungere una nota di valore per il simpatico giornalista Floyd

racconta senza paura la verità sull'omicidio dei Navajos; Hope e Barlow per ritorsione gli scaglieranno una folla inferocita, poi quasi lo uccidono di persona. Bonelli sceglie apposta di risparmiarlo: un personaggio così sarebbe veramente tristissimo vederlo morire
Una figura di valore, determinato ad affermare la verità e che si conquista pienamente il rispetto di Tex e anche quello del lettore.

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Storia interessantissima che rappresenta il crocevia tra il Tex ruspante degli albori e quello più moderno che conosciamo attualmente. La sceneggiatura è molto più romanzata rispetto alle precedenti e si denota una grande cura nei dettagli, oltre a personaggi comprimari descritta con grande accuratezza. Credo che a partire da Sangue Navajo nasca l'evoluzione strutturale di Tex, con gli albi a strisce che iniziano a stare stretti. Il finale lo avrei immaginato differente con una resa dei conti con i due cattivi, ed in più avrei sceneggiato anche la degradazione ufficiale del Colonnello Elbert. Nel complesso ritengo che sia appena al di sotto del massimo che tuttavia non esito ad assegnare per quanto ha significato nella crescita futura del nostro beniamino.

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storia epica e disegni straordinari.

 

Ricordo che acquistai Sangue Navajo in un vecchio negozietto di fumetti. Avevo sette- otto anni e rimasi folgorato dalla scena iniziale quando i corpi dei giovani indiani uccisi vengono mostrati al nostro eroe.

 

Albi così hanno fatto la storia di Tex! Sui disegni del Maestro che cosa si può dire??? Unico.

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Letta per la seconda volta a distanza di un bel po' di tempo dalla prima, posso dire che ricordavo una bella avventura : ebbene, posso dire che "Sangue Navajo" ha IMHO tutti i crismi del capolavoro. Anche limitandosi alla pura azione la storia sarebbe di ottimo livello: Tex, tostissimo, mette sotto scacco l' esercito con un capolavoro di strategia, arrivando a radere al suolo Fort Defiance ( ripagato peraltro in oro ! ) e a catturare intere guarnigioni messe poi a pascolare nella Valle Della Luna !Diversi elementi, tuttavia, fanno sè che "Sangue Navajo" abbia un valore aggiunto : si potrebbe in primis citare tutta l' attualissima riflessione sul marciume politico ( il governatore Blister che non agisce contro Hope e Barlow per motivi elettorali ) e il ruolo della stampa ( che qui rappresenta la parte 'buona' , a differenza di storie successive - di cui "Sangue Navajo" anticipa molti temi - come " In Nome Della Legge" e " Tucson! " ) . Il genio di GLB è però nel delineare le figure di Hope e Barlow, il cui atto criminale contro i giovani e innocenti navajo è totalmente privo di logica. Non sembra muoverli n° l' odio razziale ( di cui tuttavia sono affetti) n° una malvagit? profondamente insita nel loro animo : sembra si tratti proprio di quella 'banalit? del male' di cui negli stessi anni ( l' albo a striscia è del 1961 ) parla Hannah Arendt a proposito del criminale nazista Eichmann: l' uccisione dei ragazzi indiani sembra essere compiuta per noia e sembra un atto consuetudinario. L' atmosfera cupa della storia ( neppure scevra di elementi crudi , come la 'tosatura' del guerrafondaio Elbert) è tuttavia alleggerita da scene cariche di ironia ( Carson, incaricato dal comando dei rangers di fermare Tex, trova il suo pard impegnato in un ' gran consiglio di guerra' a base di poker con alcuni soldati catturati) e da buffe didascalie ( " Agile come un gattopardo, Tex si inerpica verso la sommit? degli spalti", si narra mentre Tex sta andando in 'visita di cortesia' a Fort Defiance) . Abbastanza curiosa la scena dell' incontro tra Carson - altrettanto curiosamente chiamato 'lunghi capelli d'argento' da un navajo a pag.107 di "Guerriglia" - e il comandante dei Rangers Merrival : quando quest'ultimo gli ordina di trovare Tex in quanto 'era vostro amico, e come tale forse vi dar? il tempo di parlargli, prima di tagliarvi la gola', il nostro Kit sembra essere realmente spaventato da questa eventualit? !Ottima la gestione di Kit Willer e Tiger ( che talvolta si lamenta dell' ordine di Tex di non mietere vittime tra i soldati ) , forse un po' affrettato ( come spesso accadeva nelle prime storie di GLB ) il finale. Quanto a Galep, è il solito discorso : l 'umanit? dei suoi volti e la bellezza dei suoi paesaggi lo rendono un artista insuperabile. In sintesi, IMHO:Soggetto: 10Sceneggiatura: 10Disegni: 10

 

Rileggendo questa storia oggi (complice un'influenza) ho avuto modo di fare le stesse considerazioni di Don Fabio, qui proposte in un'analisi impeccabile che ripercorre punto per punto gli aspetti salienti della trama e i punti di forza e di originalità della sceneggiatura: anch'io sono rimasto piacevolmente colpito dall'attualità di simili testi, che spaziano dalle logiche della politica (spesso marce, come in questa storia) al ruolo dei media, dalla "banalità del male" (eccellente, pard, solo questa citazione rende il tuo contributo di estremo valore) all'ironia che coinvolge soprattutto il vecchio Carson. E qui mi riallaccio ad altre considerazioni:

 

 

5) Interessante e singolare l'atteggiamento di Kit Carson, che sembra davvero credere che Tex possa essere impazzito. In seguito, quando raggiunger? il campo di Tex, per il suo atteggiamento ironico sembra far ritenerne che abbia sempre pesato che Tex fosse tutt?altro che pazzo. Il suo ruolo sarà certo più marginale nella vicenda, ma mi è piaciuto non poco che ci fosse anche lui. Evidentemente scrivendo la storia, GLB deve aver correttamente ritenuto che in una storia di questo respiro (forse la sua più ambiziosa sotto molti punti di vista). -ave_

 

Anch'io sono stato felicissimo di vederlo apparire in questa storia, e anche a me piace pensare che GLB volesse troppo bene a Carson per lasciarlo fuori da una storia della cui importanza lo sceneggiatore doveva essere ben consapevole. Una storia da far leggere a tutti coloro che, non conoscendo Tex, volessero farsi un'idea del personaggio. In questa storia vediamo un Tex archetipico, un Tex puramente texiano.

 

Sui disegni: sono tutti di Galep? In alcune vignette, ho la sensazione che lui abbia disegnato solo la testa di Tex, e ciò deriva da alcune pose non del tutto naturali. Questa era una pratica diffusa all'epoca, pratica che IMHO non sempre ha avuto esiti felici, come per l'appunto le vignette a cui facevo riferimento prima. Non so se anche questa storia, come molte di quel periodo, oltre a Galep abbia avuto altri ghost writer. Penso di sì.

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L'edizione cartonata di Sangua Navajo è stata un graditissimo regalo ricevuto nei giorni scorsi.

Questa sera, così, mi sono tuffato in questa storia così intensa.

A dire il vero, volevo leggerne solo qualche pagina, ma gli eventi narrati mi hanno catturato, ed eccomi a scriverne, dopo averla letta tutta di un fiato, in piena notte.

Mi associo al coro di lodi. Anche per me il voto da assegnare è 10.

Mi ha molto colpito, come qualcuno non ha mancato di notare in questo forum, la banalità del male, che porta all'uccisione di cinque giovani navajo senza un vero perché.

Alla fine, Tex riesce ad avere giustizia per i suoi ragazzi. Ma ci vuole una vera e propria guerra indiana in cui, pur non versando sangue, Aquila della Notte deve adoperare tutte le sue abilità strategiche.

I disegni di Galep meritano, ca va sans dire, il massimo dei voti. 

 

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Allora...Veramente una bella storia, incalzante nel ritmo, con tematiche all'epoca (anni '60) forti ma nello stesso tempo attuali nel 2020 (la stampa, il razzismo, le verità infangate), personaggi ben definiti, alcuni siparietti. Ho dato "solo" 7,5 per due motivi : non mi ha emozionato come le mie due preferite (Il passato di Carson e Fuga da Anderville) e per Galep. Galep è un mostro sacro, è la Storia di Tex e dobbiamo sempre ringraziarlo ma il suo tratto non mi "acchiappa" (Villa e Civitelli sì). Però tanta roba questa storia dei due maestri.

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Riletta anch'io nell'edizione cartonata a colori. Un GLB all'apice della forma e un Galep superlativo. Una storia che ti prende dall'inizio alla fine

dove Tex deve combattere contro tutto e tutti per avere giustizia, ma alla fine vince su tutta la linea. E' la dimostrazione pratica di quella famosa

frase di GLB " Ho scritto una nuova storia di Tex: arriva Tex e le suona a tutti".

Massimo dei voti naturalmente.

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La storia narrata in queste pagine è stata pubblicata la prima volta, nel formato a strisce, nel periodo dal 19 ottobre 1961 al 15 febbraio 1962 e successivamente, nell'attuale formato, a gennaio e febbraio 1965.

Risale cioè ai tempi in cui in America, e non solo là, l’unico indiano buono era l’indiano morto.

Le prime pellicole cinematografiche cosiddette “revisioniste” dei nativi americani furono girate,  “Piccolo grande uomo” nel 1969 e “Soldato blu” nel 1970, quasi un decennio dopo.

Il Tex difensore degli indiani è in assoluto il primo eroe, di carta o di celluloide, che tratta i nativi americani, e tutti gli altri “colored” (neri o gialli che siano) alla stregua di tutti gli altri esseri umani.

Non esistono cliché, ci sono indiani buoni e indiani cattivi e lo stesso è per i bianchi, i neri, i gialli.

Mancano solo gli arcobaleno ma, se ci fossero, per loro varrebbe la stessa regola.

E questo la dice lunga sul carattere di Gian Luigi Bonelli perché Tex è Bonelli e Bonelli è Tex.

E in questa storia c’è tutto il Tex/Bonelli e, se volete farvi un quadro dell’eroe, dovete assolutamente leggere “Sangue Navajo” (consiglio inutile perché sicuramente l’avete letta tutti quanti).

Tex è generoso, altruista, giusto, intelligente e sicuramente molto altro.

E’ un ottimo stratega, anche senza conoscere la storia antica romana con l’astuzia di Quinto Fabio Massimo e anche, caratteristica che ce lo fa amare ancora di più, insofferente alla disciplina militare fine a sé stessa e intollerante verso la presunzione di onnipotenza, “dote” di tutti i palloni gonfiati.

Scatena una guerra indiana che non può assolutamente vincere, eppure non solo la vince, ma la vince, in modo assolutamente plausibile, senza spargimenti di sangue e trattando i prigionieri di guerra con talmente tanta umanità da far sembrare la Convenzione di Ginevra come un opuscolo scritto dai nazisti.

In queste pagine si racconta anche della stupidità di alcuni, per fortuna pochi, appartenenti alla cosiddetta “razza superiore” che, per puro divertimento e con la consapevolezza assoluta della mancanza di una pena, uccidono cinque giovani Navajo che gareggiavano in una innocente corsa con il cavallo di ferro.

Una razza che si sentiva superiore, non solo nella finzione narrativa, ma anche nella realtà, un secolo dopo l’abolizione della schiavitù in un periodo in cui stava nascendo un’era nuova per l’umanità, un’era migliore, in cui lo sfruttamento dei propri simili sarebbe cessato, in cui l’umanità si sarebbe mossa a grandi passi sulla strada delle grandi scoperte, della tecnologia, della pace, della solidarietà.

In un mondo senza guerre, senza razze (che scientificamente nell’uomo non esistono), dove le differenze culturali possono solo migliorare i rapporti tra le popolazioni che sono sempre meno distanti, dove i figli devono rispondere solo delle proprie azioni e non anche di quelle dei loro padri e la quantità di melanina non deve essere considerata in alcun modo.

Bello, vero?

Se mai si arriverà a tutto questo, mi piacerebbe pensare che il Grande Vecchio vi abbia in qualche modo contribuito.

  • +1 4

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Condivido tutto quello che dice Letizia.

Questa storia che lessi da bambina ha influito sulla mia educazione e sui valori a cui faccio riferimento da adulta.

Siamo tutti uguali e tra di noi ci sono i maramaldi, gli eroi e tutta la grande massa che fa sempre il propio dovere.

Ma niente dipende dal colore della pelle, se non il fatto di essere oggetto di persecuzione.

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A distanza di secoli, ho avuto il piacere di rileggermi questo grande classico della texianità che, come ha ben osservato @Tenente Cordoba in un post di ormai diversi anni addietro (a proposito, che fine ha fatto il forumista Tenente?), costituisce di fatto una sorta di spartiacque tra il Tex risoluto, impetuoso e pronto letteralmente a tutto dei primissimi numeri e quello, sempre fermamente risoluto ma al contempo più riflessivo e calcolatore, che si impara a conoscere via via che la saga prende forma e si sviluppa sino ai giorni nostri, complici probabilmente l'età più matura e, soprattutto, la sempre maggiore partecipazione del figlio Kit alle sue imprese e la conseguente esigenza di instradarlo sulla retta via e mitigarne il temperamento focoso.

 

Tale storia è senza alcun dubbio una delle più esplicative dellle caratteristiche d'insieme di Tex inteso come personaggio, e dunque trasmettitore di valori. Il Nostro dapprima non esita a fuggire da Fort Defiance facendosi scudo dell'ottuso colonnello Elbert, quintessenza dell'ufficiale presuntuoso e sostanzialmente incapace, oltre che non del tutto in buona fede, dopodiché pone in atto un vero e proprio capolavoro di tattica e guerriglia non violenta, gabbando e mettendo in condizione di non nuocere le varie pattuglie di militari che si introducono nei territori navajo senza versare una sola goccia di sangue (il solo a versare sangue è di fatto Kit Willer, colpito di striscio alla fronte da quell'idiota gallonato di Elbert), riuscendo poi a far apprezzare le sue ragioni ai militari "prigionieri" e, con l'aiuto dell'onesto e coraggioso giornalista Martin Floyd, promuovendo una campagna di stampa pro navajos che si rivela talmente efficace da indurre gli alti papaveri dell'esercito ad annullare le operazioni militari e, contestualmente, a costringere il governatore Blister a promuovere un'inchiesta sull'episodio increscioso dello spietato omicidio dei cinque innocenti ragazzi navajos, che diede inizio alle ostilità. 

 

In conclusione, dunque, la Giustizia finisce per trionfare e si abbatte implacabile sia sul colonnello Elbert, costretto a lasciare con sommo disonore l'esercito, che soprattutto sui due assassini Sam Hope e Bart Barlow: riguardo a questi ultimi due, ho trovato molto scenografica ed adeguata al loro rango la morte che si infliggono reciprocamente, che li rivela definitivamente per gli sciacalli egoisti ed amorali che sono. Giustizia che si impone grazie al decisivo sostegno di Floyd, che rischia due volte la vita in difesa della verità, ma fortunatamente riesce a cavarsela.

 

Molto suggestivi, soprattutto nelle espressioni e nei primi piani dei personaggi, i disegni di Galep, capace di imprimere sui volti emozioni in grado di giungere nitide sino al lettore. E pazienza per l'inesattezza grafica nel raffigurare i navajos con i costumi tipici degli indiani delle praterie, tra teepee e copricapi di piume, inesattezza in fondo comprensibile data la scarsità di fonti e documentazione cui attingere all'epoca. 

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