Eccomi qui a commentare anch'io questa storia, ma prima consentitemi un breve excursus storico sulla genesi di questa storia e su fatti di cui io stesso sono stato, almeno in parte, involontario testimone.
Siamo nell'estate 2006 e si è consumata una prima rottura tra la SBE e Claudio Nizzi. I motivi sono troppo complessi per discuterli ancora qui, basti dire che Nizzi decide di non tornare dalle sue vacanze lasciando in Maxi incompiuto ("Lo squadrone infernale") e due disegnatori "scoperti". Si tratta di Fabio Civitelli e Carlos Gomez, appena arruolato per realizzare un Texone. Causa urgenti e pressanti impegni di lavoro, nessuno degli altri due sceneggiatori regolari di Tex, mauro Boselli e Tito Faraci, è in grado di assumersi l'onere di scrivere per loro. Occorre rivolgersi a qualcun altro. La scelta ricade alla fine ricade su Gianfranco Manfredi, il quale accetta l'incarico e presenta due soggetti che vengono accettati e che in redazione sono subito soprannominati: "Quello dell'acqua" e "Quello delle donne".
Come sappiamo, "Quello dell'acqua" finir? a Fabio Civitelli e noi qui ci troviamo a discutere dei "Quello delle donne".
Una cosa interessante da notare, comunque, è come in entrambi i casi Manfredi abbia presentato dei soggetti tutto sommato classici, non tanto e non soltanto per Tex ma per la tematica western in generale. Cosa c'è, infatti, di più classico del viaggio di una carovana verso un'ipotetica "terra promessa"? Un tipo di storia vista in innumerevoli film, telefilm, opere a fumetti e non in cui di solito è il viaggio ad essere al centro dell'attenzione più della sua meta.
Naturalmente, da bravo autore qual ?, Manfredi aggiunge al soggetto base degli elementi che facciano la differenza da tutti gli altri del genere. In questo caso ne abbiamo due: la caccia al giovane assassino psicopatico e la carovana composta da sole donne. Il primo sembra poco più di un pretesto, il secondo, invece, permette tutta una serie di giochi di caratterizzazione davvero ben riusciti.
Il tema della carovana di sole donne non è certo nuovo. Per tacere del film "Donne verso l'ignoto", citato nell'introduzione al Texone, vorrei ricordare la storia di Ken Parker "Alcune signore di piccola virt?", sceneggiata da Tiziano Sclavi su soggetto di Giancarlo Berardi coi disegni di Sergio Tarquinio, in cui Ken, dopo aver mancato per un soffio la diligenza per Lordsburg di "Ombre rosse", finisce per diventare la guida di un gruppo di prostitute in trasferta in un viaggio che tocca tutte le corde della narrativa dalla commedia al dramma.
Il tema delle spose postali è comunque nuovo per la serie di Tex ed è ben trattato.
Si "accusa" spesso Manfredi (e con più di una ragione a dire il vero) di essere più ispirato dai western iperviolenti e sopra le righe del filone "spaghetti", ma qui invece il nostro sembra reduce da una full immersion nei film più classici del genere.
Non si fa fatica ad immaginare John Wayne nel ruolo di Tex, Maureen O'Hara in quello di Emma e Ben Johnson in quello di un Kit Carson decisamente ironico. Certi scambi di battute tra Tex ed Emma ricordano decisamente i duetti tra Wayne e la O'Hara. laughing
Solo nel finale ritorniamo ad atmosfere meno classiche. Il cosiddetto Reverendo Fletcher è decisamente più una figura da Spaghetti Western o da western crepuscolare, per continuare la similitudine, che da film di John Ford.
Alla fine il povero Kevin Fletcher rivela tutta la sua tragicit? e fragilit? di essere umano e non è certo un caso che l'autore decida di farlo uscire di scena facendolo sbranare da un orso. Lui non era il vero antagonista, ma, tutto sommato, un povero disgraziato in balia di forze più grandi di lui, da compatire più che da odiare o disprezzare. Sembra giusto che la sua fine avvenga per mano della cosiddetta "giustizia divina".
Il tema delle donne da vendere come prostitute può essere considerato forte per una serie come Tex, ma a me non ha affatto turbato: il sesso e ciò che lo concerne potevano essere argomento tab? ni fumetti anni 50 e 60, ma ormai, se introdotto con garbo, ha piena cittadinanza anche nel mondo di Tex a mio parere.
Decisamente ben fatta la sceneggiatura. Sicuramente non Bonelliana nel ritmo e nell'uso delle didascalie, ma decisamente rispettosa dei personaggi. clap clap
Certe scene, come la sequenza da pag. 39 a pag. 41 sono tipicamente alla Manfredi. :ahah:
Un'ultima annotazione: se c'è una cosa che Manfredi e Boselli hanno sicuramente in comune è la passione per i finali veloci. In Appena 15 pagine si risolve tutto.
Molto buona la prova di Gomez, sicuramente un ottimo acquisto, anche se secondo me deve ancora lavorare un p? sul volto di Tex, decisamente troppo giovanile in alcuni momenti.
In sintesi: una storia decisamente riuscita, che lascia come unico rimpianto il fatto che Manfredi non scriva più spesso storie di Tex.