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D'accordo sulla storia Boselliana a New York, tra l'altro storia che ho decisamente apprezzato. Però sono casi davvero sporadici (se non ricordo male mi complimentai addirittura con Borden qui, dopo quella storia, per l'uso finalmente dei dialoghi ironici tra Tex e Carson, cosa che ci ha fatto vedere assai raramente, almeno a quel livello). Il mio gusto personale apprezza moltissimo l'elemento ironico e divertente su Tex. Anzi, direi che è uno dei motivi principali per il quale ho adorato GLB, che trovava sempre il modo di inserire il momento divertente su Tex, vuoi con una rissa, vuoi con un battibecco tra Tex e Carson, vuoi con le lamentele di Carson, vuoi con pestaggi conditi di epiteti e scambi di battute tra Tex che pesta il cattivo e Carson che commenta. Ed è anche uno dei motivi, se non IL motivo principale per il quale apprezzo molte storie del primo Nizzi. Con Borden, del quale apprezzo moltissime cose, questo aspetto confesso che mi manca moltissimo.1 point
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Non concordo. Perchè ricordo diverse scene umoristiche nelle ultime storie di Boselli, per esempio, nella storia a New York (e la reazione di Carson alle comodità del grand hotel, ma non solo), oppure la maniera in cui Carson "corregge" il suo errore di matematica riportando il 13 a 12 nel Texone di Villa, oppure, proprio nell'ultimo albo in edicola, tutta la scena del saloon e Randolph che pregusta come sarà facile avere ragione di quei ranger da poco... In generale poi ridurre tutte le parti umoristiche a "ironia" è limitato. Per esempio, Nizzi, pur avendo sempre fatto largo uso di scene comiche o umoristiche, fa un uso molto sporadico e limitato di ironia vera e propria. Usa piuttosto gli elementi tipici della "commedia", con i dialoghi brillanti (quando gli riescono), battibecchi, travestimenti. Per fare due esempi che ho letto recentemente, le scenette ripetute di Carson al ristorante all'inizio della "rupe del diavolo" sono tormentoni, gag, scenette buffe, ma assolutamente NON ironiche: l'ironia è un contrasto fra elementi dissonanti (parole e azioni, azioni e il contesto in cui avvengono, etc.), cosa c'è di ironico nel fare uno scherzo a Carson sulle patatine? È un tormentone, che fa ridere come tale, tipo "ce l'ho qui la brioche!" di Suzzurro e Gaspare (che a sua volta era una parodia della comicità che andava per la maggiore all'epoca, basata praticamente solo su questi tormentoni) un po' di ironia c'è invece all'inizio de "la congiura", quando Tex e Carson vengono fregati come due polli, ma la loro fama preoccupa tanto la gang che li ha catturati, che li rimettono su una carrozza prima che si sveglino... qui l'ironia c''è, nel finale, nel contrasto (appunto) fra la "fama" dei Pards e la palese facilità con cui possono essere fregati. Ma a parte il finale ironico, per il resto è comicità di tipo diverso, botte in testa e gente che scappa... Quando lessi quella storia all'epoca mi era sembrata una gag fuori luogo, rileggendola dopo anni mi sono reso conto invece quanto TUTTA l'avventura sia gestita come una commedia, con gente che si incontra per caso, commedia degli equivoci, Barbanera che fa il simpaticone, etc... ecco, quella storia è un ottimo esempio di quanto il registro "comico" sia più nelle corde di Nizzi rispetto a quello avventuroso... ma "comico" non corrisponde a "ironico"... Anche GLBonelli, è vero che in certe avventure mette siparietti umoristici... ma un'avventura tutta virata sulla commedia come "La Congiura" non me la ricordo. Anche qui, andando con la mente alle ultime che ho riletto, mi viene in mente la scena del caffè con il dottore in "Arizona"... che è un avventura molto drammatica, che inizia con Tiger picchiato, torturato e quasi ucciso. Lì Bonelli mette quel siparietto comico per spezzare una successione di dialoghi troppo lunga, ma è un espediente narrativo per non far calare l'attenzione del lettore, in una storia drammatica. Mi viene in mente poi la reazione della vedova in "la caccia", che è una storia con maggiori elementi umoristici, ma comunque ancora drammatica. E in altre storie, di umorismo proprio non ce ne mette, e non parlo solo di cose tipo "Massacro", o "Il giuramento" e "fra due bandiere", ma anche in "Diablero" per esempio. Più che di un uso "fisso" di elementi comici di questi tre autori, direi che invece ci sono storie in cui ci si può mettere più commedia, e altre in cui non è indicata. Tutti e tre, infatti, non hanno certo un "quoziente fisso" di battute. E saper valutare il tono di una storia, fa parte del "mestiere" dello scrivere. Una delle critiche che faccio al Nizzi post-crisi è che man mano perde questo "senso di cosa è appropriato in una storia" e inizia a mettere battute sulle patatine a sproposito e perdendo qualunque drammaticità, ma se parliamo del Nizzi pre-crisi... non è che farciva di battute ogni scena. Ci sono storie e storie, storie piu drammatiche, e storie più leggere. Per me, a parte le differenze di stile (che, anche all'interno di una scena comica, fanno spesso pendere Nizzi per il tormentone e il travestimento dove Bonelli invece si scatenava con le sua invenzioni linguistiche e le beffe di Tex, e Borden invece fare appello sugli spunti umoristici che "trova" in scena), tutti e tre (escludendo i periodi di crisi, sia di GLBonelli che di Nizzi), dosano l'umorismo in base al tipo di storie. Quello che davvero cambia, dunque, è il tipo di storia. O meglio, il range di storie e quelle usate preferibilmente. È vero che Nizzi ha usato più spesso l'umorismo, ma è perchè le sue storie sono molto spesso "leggere", umoristiche (rileggetevi la congiura, è una commedia dall'inizio alla fine...), magari spesso anche "gialle", raramente drammatiche (e quando ci prova, come per esempio in Anderville o con Custer, sbaglia la misura) La minore "comicità" di Boselli e GLBonelli deriva semplicemente dal fatto che loro hanno fatto molto raramente storie umoristiche, e se fai una storia genuinamente avventurosa, o addirittura tragica o drammatica, di umorismo che ne sta poco. E poi ci sono le differenze di stile, che fanno sì che le parti comiche di Bonelli fossero più lunghe mentre quelle di borden sono più brevi, spesso a livello di poche battute (il contrario avviene con i combattimenti, se ci pensi: sono molto più brevi in Bonelli, anche le storie dove all'apparenza ci sono un sacco di combattimenti, tipo "tragico assedio"... sono molti combattimenti ravvicinati, ma ciascuno è molto breve) Sono due domande diverse... Il fatto che io, personalmente, consideri assurdo preferire il Tex di Nolitta a quello di GLBonelli... non lo rende "non lecito". I gusti sono gusti, e a ciascuno piace ciò che gli piace. Quindi la (doppia) risposta è semplice: sì, è lecito. E sì, è assurdo... ma gli esseri umani sono spesso assurdi! Ne conosco uno anch'io. Un nolittiano di ferro, che a tutt'oggi dice che le storie più belle di Tex sono quelle di Nolitta. Ma sai che c'è? Che c'è una logica nelle sue opinioni: lui NON LEGGEVA TEX. Non gli piaceva. Ma era un "nolittiano di ferro", che seguiva fedelmente sia Zagor che Mister No. Quando ha saputo che Nolitta scriveva anche Tex, ha letto le sue storie... e quelle gli sono piaciute, ovviamente, perchè ci ha ritrovato il tipo di "poetica" che amava in Zagor e Mister No. Semplicemente... gli piacciono le storie di Nolitta perchè NON GLI PIACEVA TEX! (e nemmeno a Nolitta, suppongo, visto come lo descriveva) Questo caso è più frequente di quanto sembri. Frequentando forum di fumetto "generalisti", mi capitava ogni tanto di leggere commenti che criticavano il fatto che Tex vinceva troppo, che non veniva mai sconfitto, battuto, etc... poi quando gli chiedevo perchè leggevano Tex nonostante questo... rispondevano che NON lo leggevano, appunto perchè non gli piaceva. (in generale, tutto il movimento per rendere gli eroi "più fallibili" nella speranza di attirare più lettori si basa su questa fantastica "ideona": "Ehi, perché non facciamo arrabbiare i lettori che ci comprano, per accontentare quelli che non ci comprano e che comunque non ci compreranno?" All'epoca di GLBonelli, uno che preferiva Nolitta... leggeva Zagor. Non leggeva Tex. Dopo, si è tutto mescolato e "imbastardito", oggi chi legge Tex può preferire quello di Bonelli, quello di Nolitta, quello di Nizzi, quello di Segura, quello di Boselli e pure quello di Manfredi... e vedere in ciascuno di essi il "vero Tex". Anche per questo, insisto che esiste un solo "Tex Classico", quello di GLBonelli, l'unico Tex che abbia monopolizzato la serie per quasi trent'anni. Nizzi è sempre stato in "condominio" con autori diversi, la sua è sempre stata un'interpretazione personale che condivideva la serie con altre, molto diverse. Se basta il tempo a rendere qualcuno un "classico", allora dovremmo ormai parlare del "Tex Classico di Segura", o di quello di Medda... (o, per fare un'altro esempio, i fan dell'Uomo Ragno da sempre si combattono su quale sia il periodo classico, quello scritto da Stan Lee e disegnato da Ditko (1963-1966) o quello scritto da Stan Lee e segnato da Romita (1966-1972). Ma nessuno, mai, direbbe "classico" dell'uomo ragno dell'epoca in cui ha iniziato Nizzi, scritto da Tom DeFalco e disegnato da Ron Frenz...) Anche questa, sono due domande diverse: 1) Sì, è lecito preferire il Tex di Nolitta. 2) ...ma la botta in testa a Fabio dagliela lo stesso!1 point
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Certo che ne vale la pena!!! Rileggere sul tamburino GLBONELLI non avrebbe prezzo, come dice Leo che mi deve almeno una birra belga per aver dubitato delle mie parole.1 point