Penso che stai seriamente sottovalutando il western "classico", che non è assolutamente una cosa "sacra" e monolitica come la descrivi. Western di denuncia ce ne sono sempre stati (come ricordo spesso, il western "moderno" nasce con Ombre Rosse di John Ford, che usa il western come una metafora della società americana dell'epoca e la crisi economica del decennio precedente. Ed è un western in cui gli "eroi" sono un evaso, un ubriacone, una puttana e un giocatore d'azzardo, che salvano i "bravi e onesti cittadini" che li snobbavano e li disprezzavano. Mentre il "cattivo" è il più "altolocato" di loro, il ricco banchiere che sta scappando con i soldi dei cittadini che gli hanno dato fiducia - e Ford gli mette in bocca dei dialoghi che non stonerebbero in bocca a molti politici neoliberisti attuali - e nel "lieto fine" l'evaso e la prostituta fuggono insieme con la benedizione dello sceriffo...)
Molti altri hanno preso spunto dall'idea di Ford, usando il western per veicolare istanze politiche e denunce. Hai mai visto "Mezzogiorno di fuoco"? Ti sembra una celebrazione della società americana, dipinta come una massa di codardi che preferisce allearsi con criminali e prepotenti piuttosto che difendere chi li vuole proteggere? Ed era una chiarissima accusa nei confronti del maccartismo, cioè un tema politico molto "caldo" in quel momento...
O per fare altri esempi... Sentieri Selvaggi? L'Uomo che Uccise Liberty Valance? Li hai mai visti? La tua descrizione del "western tradizionale" si adatta al massimo ai vecchi film di Tom Mix degli anni 20...
Anche con gli indiani, ci sono un sacco di western che li hanno difesi, o li hanno proprio messi nel ruolo dei "buoni", anche molto prima degli anni 70. Quello che accadde negli anni 70, fu che il western perse di nuovo la sua "problematicità". I film tornarono di nuovo, come ai tempi di Tom Mix, a dividere i protagonisti in buoni e cattivi in base alla razza. Solo che stavolta erano a ruoli rovesciati, i bianchi tutti cattivi, i pellerossa tutti buoni. All'inizio l'impatto di queste pellicole, spesso anche molto dure e violente, colpì gli spettatori, ed ebbero un certo successo. Quando anche quello si trasformò in una moda... uccise il western. Sostituito sugli schermi dagli action anni 80 totalmente decerebrati e senza la "problematicità" che aveva arricchito il western "tradizionale" dal 1938 in poi.
GL Bonelli fu un antesignano, un precursore? Nel campo dei fumetti certamente sì, basta vedere che roba veniva pubblicata all'epoca, pare di paragonare Mickey Spillane (che Bonelli apprezzava molto, dicono...) con Liala. Modernissimo nel linguaggio, nella violenza, nei temi "adulti" (non a caso Tex era stato messo fra le letture "proibite" dalla chiesa e dai "pedagoghi" - un nome che per me si riferisce al fatto che sarebbero stati da prendere a calci - dell'epoca), e pure nel rapporto con gli indiani.
Se lo paragoniamo con il cinema, direi piuttosto che aveva saputo prendere sia i temi più avventurosi ed esotici sia quelli più "problematici" dal cinema americano che stava inondando gli schermi italiani nel dopoguerra (e dai romanzieri americani, non solo western), e in questo si era distaccato nettamente dal provincialismo culturale dell'Italia dell'epoca, ma senza dimenticare che stava scrivendo comunque per un pubblico di ragazzi, quindi certi temi venivano molto semplificati (ma non eliminati: anche se alla fine fa risolvere tutto a Tex, l'immagine dei riccastri che sparano ai ragazzi indiani per divertimento, sicuri dei loro appoggi politici e della loro intoccabilità, mentre le loro vittime sono "solo sporchi pellirosse" che non meritano giustizia, è molto forte). Poi, con l'aumentare dell'età media del suo pubblico, ha potuto osare di più (anche se il suo Tex è sempre rimasto comprensibile anche ad un bambino nella trama generale, anche se certe cose le noti solo rileggendolo anni dopo)