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Grazie mille Arthur; a pensarci bene, è una fortuna non essere sempre d'accordo sugli argomenti, se no il Forum (ma la vita in genere) sarebbe molto più noioso. Grazie pard.1 point
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Mi accodo a @Arthur_Morgan: grazie @Condor senza meta, ottima recensione! 👍1 point
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Pensate che poi ne faranno anche un brossurato da edicola?1 point
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@Condor senza metaleggere le tue recensioni è sempre un piacere. Anche se talvolta non sempre le condivido, con questa concordo totalmente. Il secondo albo abbassa disastrosamente il livello di un primo albo già esile di suo. E concordo anche per i disegni, sono andato difatti a rivedere, estasiandomi ancora una volta, la scena notturna mentre Tex e Carson subiscono un’imboscata in una città fantasma nel primo albo del ritorno di Yama. Una gioia per gli occhi. Le linee nell’albo di settembre sono troppo pulite, ma l’età avanza e quella tecnica è meravigliosa quanto difficile da attuare1 point
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In questi anni ho notato che Ruju su Tex, oltre a osare poco e affidarsi a un livello medio che gli garantisca la riuscita delle prove senza grandi pretese o ambizioni, soffre la distanza. Di solito questo aspetto era più palese in quelle storie (rare!) distribuite su tre albi, ma stavolta lo si percepisce pure in questa doppia. Avevo già precedentemente espresso con commenti a saltare, quanto il primo albo non lo reputassi male, visto che fondava le sue basi su una buona caratterizzazione di John Ware e una sceneggiatura tutto sommato funzionale. Ovviamente mi aspettavo (e speravo!) che lo sviluppo si mantenesse su questi binari, purtroppo riconosco che non è stato così. Premetto che letta nel complesso la storia merita la sufficienza e rientra di diritto nella ormai conclamata "Zona Ruju" da me coniata, ma mi sarei aspettato un secondo albo migliore, in linea col primo, invece mi accorgo che l'autore ha avuto un netto calo d'ispirazione che ha depotenziato la resa della prova. Errori da matita rossa non ne ho riscontrati ma la sceneggiatura nelle seconde 110 tavole perde amalgama e sembra procedere con scene prevedibili allacciate alla meglio fra loro. Purtroppo pesa pure il calo di consistenza di Ware e del villain Deadrick che pian piano, durante la lettura, perdono smalto e sembrano anch'essi semplice pedine poste alla meno meglio nella scena per garantire il proseguo del filo narrativo. Già la scena della valanga non mi ha tanto appassionato, non tanto per l'evento in se che può starci in un soggetto, ma per come troppo facilmente Ware sbaragli ogni muro di comprensibile diffidenza nei confronti di un ranger, che in fondo potrebbe pure portarlo in gabbia visto l'accusa di omicidio che gli pende per la testa. Tex è Tex ovviamente, ma Ware, che fino a quel punto si è mostrato svelto e smaliziato, come fa a essere sicuro? Ma tutto il filo narrativo del secondo albo mi ha convinto poco, fin dall'inserimento poco incisivo degli indiani di Lunga Ombra, che in effetti si fanno sbaragliare dai banditi in maniera troppo banale; da non credere che dei nativi possano essere così ingenui nei confronti di avversari. Mi è parsa una sequenza realmente inserita per allungare il brodo e poco sviluppata, poi ho trovato al limite della sospensione dell'incredulità come Lunga Ombra con almeno una mezza dozzina di proiettili in corpo, sparati da un professionista a pochi centimetri, abbia vissuto ancora così tanto per dialogare con i nostri. Scene create più sull'effetto che la plausibilità. Anche Deadrick finisce per perdere credibilità come villain. Che fosse un killer sanguinario, lo si è capito, ma stride il fatto che finisca col perseguitare Ware e i pards, seguendo una sorta di vendetta che poco si addice a personaggi simili. Mette su bande con molta semplicità, poteva eclissarsi e fare bottino altrove visto che ormai era stato visto e smascherato e invece che fa? Decide di rubare mandria e soldi all'allevatore con cui si è imbrancato Ware e di fatto rimane pure nel mirino di Tex. Altra scelta narrativa che si può accettare, ovviamente, ma è chiaro che è più figlia della necessità di dare un seguito all'esile soggetto, più che alla plausibilità operativa del personaggio. I nostri la spunteranno, come ovvio, in un finale confuso ma carico di azione e con l'ultima splendida vignetta, abbiamo la definitiva risposta sul fatto che John Ware non tornerà più nella saga, ma in fondo reputo sia meglio così. Per anticipare la sequenza storica, che vede il valente uomo, sposato con molta prole, Ruju ci mostra pure il momento in cui il comprimario incontra la donna della sua vita, ma in effetti, considerato il concetto più volte espresso in passato sul fatto che il romanticismo in Tex è sempre mal visto, e la breve sequenza non permette un idoneo sviluppo di emozioni tipiche, avrei evitato la parentesi, poichè scritta così funziona poco, a mio avviso, ma queste sono valutazioni soggettive. Ricapitolando: storia sufficiente, ma niente più, che viene danneggiata da un secondo albo non all'altezza del primo, più sfilacciato e superficiale, ma non da gridare allo scandalo. Civitelli è la solita certezza e con i suoi pennini ogni episodio parte già avvantaggiato. Mi è sembrato di rivedere all'opera l'autore delle origini, pulito, dinamico, ma sprovvisto, in grandi tratti, del celebre chiaroscuro in puntinato divenuto suo marchio di fabbrica. La tecnica non è assente del tutto, visto che ancora in molte vignette la si può apprezzare, ma è calata notevolmente la frequenza rispetto a storie del recente passato, difatti molte tavole presentono sfondi bianchi e nelle scene notturne il nero fa da padrone in alcune vignette dove eravamo abituati a effetti molto particolari. Fretta realizzativa dettata dalle consegne o l'incipiente stanchezza a realizzare una tecnica (lo so per esperienza visto che spesso mi sono dilettato a imitarla) che richiede una dose enorme di pazienza, attenzione e diottrie? Spero di cuore, da amante del puntinato civitelliano, che sia la prima ipotesi la più probabile, tuttavia il maestro aretino rimane sempre un asso anche nel suo oldstyle e si conferma un fiore all'occhiello tra gli autori della saga. Però un po' di nostalgia al ricordo di storie come Boston, al texone, Il ritorno di Yama (per citarne solo alcune) cariche di quegli splendidi chiaroscuri, questi due albi me l'hanno messa. Vignette come il Tornado in Yama o l'atmosfera nevosa nelle vie di Boston sono molto diverse dalla valanga di questo episodio, contraddistinta solo da linee cinetiche e onomatopea. Il mio voto finale è 61 point
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Mi accodo a chi parlava bene del Maxi Tex dello scorso Aprile, "Gli occhi nel buio": un Ruju sopra la media, meglio di quanto abbia fatto sulla regolare negli ultimi due anni.1 point
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Una delle ultime storie di GL Bonelli, con difetti e limiti tipici della sua tarda produzione, ma con un bel soggetto, buoni dialoghi e alcune scene ancora memorabili, prima fra tutte quella dell’incontro di Tex con Geronimo e a seguire quelle della guerriglia attorno al treno-prigione. Una storia discreta che deve molto ai disegni sempre fenomenali di Ticci. Totalmente dalla parte degli indiani, Tex e Carson continuano a mantenete più che mai uno spirito ribelle, e a schierarsi sempre in difesa degli ultimi, in questo caso degli Apaches, che vengono vergognosamente deportati in Florida (realmente avvenuto nel 1886), e delle loro famiglie che cercano di sfuggire alle crudeltà dei "bandoleros” cacciatori di scalpi. Come ai tempi di “Sangue navajo”, la guerriglia senza spargimento di sangue di Tex ha la meglio contro i soldati, che mai come in questo caso vengono rappresentati da GL Bonelli come totalmente negativi. Dai comandanti fino all’ultimo soldato semplice (senza fare distinzioni come in altri casi tra superiori e sottoposti costretti a ubbidire agli ordini) qui i militari sono tutti convintissimi che gli Apaches siano “più bestie che uomini” e che non meritino altro che la deportazione e la fine del loro mondo, o meglio che la soluzione migliore sia di farli “marcire sotto terra”. Infatti, come dice Tex, “esiliare gli Apaches laggiù [in Florida] significa praticamente condannarli a una morte lenta e sicura” (oggi la chiameremmo pulizia etnica). Fanno eccezione i due macchinisti del treno (civili, non militari) che sono gli unici che criticano la sorte assegnata a “quei poveri diavoli”. In questa storia Tex è soprattutto uno stratega che pianifica le mosse giuste per dare scacco matto agli avversari e Carson ne è il degno compare, mai lamentoso né mangione, serio, partecipe e coinvolto come Tex nel dramma degli ultimi sopravvissuti indiani, giunti ormai al tramonto. Nella seconda parte i Nostri si occupano anche delle donne, degli anziani e dei bambini apaches che rischiano di essere preda dei cacciatori di scalpi, e il viaggio-esodo sulla zattera lungo il fiume, che Tex escogita per sfuggire ai nemici, seppur sbrigativo ha una sua epicità. Peccato, appunto, per un finale affrettato che avrebbe richiesto più pathos. Di Geronimo e Ulzana, invece, da metà storia in poi non si parlerà più, ma la frase di Tex dopo aver salutato i due capi apaches è chiarissima: “Purtroppo per loro… alla fine non riusciranno a evitare la sconfitta”.1 point
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Stamattina, visto che per la prima volta in vita mia ho deciso di leggere gli inediti solo alla fine della storia (in ragione della complessità di Winnipeg, voglio godermela tutta d'un fiato), mi sono ripreso questa storia... nei precedenti post non la definivo un capolavoro solo per l'eccesso rappresentato dalla cecità di Jack Thunder, ma rileggendola oggi dico: chissenefrega della cecità di Jack Thunder, la storia è veramente meravigliosa! Non la scopro oggi, ma oggi sono riuscito, chissà perché, a superare quella barriera mentale che mi faceva storcere il naso di fronte a Thunder non consentendomi di definirla un capolavoro. E invece un capolavoro lo è eccome: Borden dapprima terrorizza, con la scena iniziale nel trading post, poi ci fa vivere dei DELIZIOSI momenti di vita alla locanda, con la splendida maestrina di scuola che, alla vista di Carson, sta per tradire Lena dicendo: "QUEL Kit Carson? Sarebbe lui il...". Forse avrebbe continuato la frase dicendo: "il vero padre di Donna?" E' possibile che sia così, che Lena si sia confidata con la sua pensionante, con questa che non riesce a tenere la lingua a freno davanti a Carson, interrotta provvidenzialmente dalla stessa Lena che lascia Carson nella sua squisita perplessità (CHIEDO A MAURO SE QUESTA POSSA ESSERE UNA CORRETTA INTERPRETAZIONE, E SE EFFETTIVAMENTE LA PENSIONANTE STAVA PER TRADIRE LENA SULL'EFFETTIVO PADRE DI DONNA). Ma tutti i pensionanti sono a loro modo personaggi memorabili, tra i quali spiccano Padre Sheridan con il suo fosco passato ed il compassato gentiluomo del Sud, non un vigliacco ma un uomo sopraffatto dalla vita probabilmente a causa degli orrori della guerra: ho trovato tremendamente suggestivo che sia stato proprio lui, in virtù del suo sofferto vissuto, a percepire la reale natura di quel perfettino del Kid. Tra i cattivi, oltre a Thunder, eccellenti le figure di Monk e di No-face, due essere tragici a loro modo, minati l'uno nel corpo e l'altro nella mente e costretti alla parte dei paria di una società molto meno attenta alle istanze dei diversamente abili rispetto a quella attuale. Menzione particolare per il Kid, il cui confronto con Carson è dovrebbe indurre a spellarci le mani per gli applausi! Tra i personaggi grigi, che goduria i fratelli Lane: non solo il simpaticissimo Bronco, ma anche l'eroico Jim, ladro di cavalli ma cuore generoso, che non esita a gettarsi in una situazione da horror pur di fare qualcosa per salvare degli uomini che per lui non si sarebbero mai spesi. E poi i disegni...mammamia che spettacolo, Marcello era ai suoi massimi, il suo Carson è quello che mi porto nel cuore.1 point
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Da buon bastian contrario, questa storia, a mio giudizio, non è brutta, bensì orribile. E' tutto volgare: il killer cieco e, soprattutto, il killer coi mastini in sommo grado. Non mi piace il ritorno di Lena e Donna, che stavano bene dov'erano, cioè in un capolavoro come 'Il passato di Carson': al di l' del fatto che qu? sono inutili ai fini della storia, personaggi come loro dovevano rimanere, a mio giudizio, tipici di una storia. Non ho mai capito come dalla stessa penna siano usciti capolavori insuperabili e ciarpame allo stesso tempo: misteri irrisolvibili. I disegni di Marcello sono oggettivamente belli, pieni di movimento, ma mi innervosiscono quelle continue spigolature...0 points