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Concordo con entrambi i pensieri di Diablero e Magic Wind che mi hanno preceduto. Personalmente, come penso in tanti di noi, ho cominciato a leggere libri con Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, La Freccia Nera, e poi Salgari, con I pirati della Malesia, il Corsaro nero, e ancora ricordo un Gatto con gli stivali, o lo splendido Mago di Oz di Baum. Ho fatto questa breve dissertazione sui titoli da me letti da bambino, che come si vede non sono poi tanti preferendo io all'epoca i fumetti, perché solo con essi posso capire come sia cambiata la mia percezione di lettore, posto che gli altri libri li ho letti già da adulto e le rare volte che mi è capitato di rileggerli non ho avvertito alcuna differenza sostanziale, tranne che con uno di cui dirò dopo. Ebbene, i libri scritti con qualità restano bei libri anche dopo, quando letti da adulto. Puoi apprezzare ulteriori particolari, puoi essere più sgamato su alcune situazioni tipiche o ricorrenti, come il maggiordomo nei thriller, ma sostanzialmente il giudizio non dovrebbe cambiare e se ne dovrebbe restare soddisfatti a prescindere dall'età e dalla fase della vita in cui si è. Questo mi è capitato con tutti i libri sopra citati, con l'eccezione di Salgari, che da adulto invece non ho apprezzato. Certo, ho riletto solo Le tigri di Mompracem, che credo sia il libro più naif, essendo il primo, ma lo ricordavo come una storia avvincente che, da ragazzino e a letto col morbillo, mi aveva semplicemente estasiato. E invece vi ho trovato solo situazioni avventurose a profusione messe lì una dopo l'altra per movimentare la vicenda, meri pretesti in fin dei conti neanche ben giustificati, e preso così il romanzo può avere anche i suoi momenti avvincenti, ma solo a patto che si entri in una disposizione d'animo fortemente fanciullesca. Tempo fa, in un altro forum, a corredo di un mio giudizio negativo su questo libro, scrissi: "Ma si può giudicare davvero questo romanzo per il suo valore intrinseco, quando con esso prendono vita i personaggi di Sandokan e Yanez, della Perla di Labuan e dei Pirati della Malesia? Quando entrano, prepotentemente e per sempre, nell'immaginario collettivo dei ragazzi di tutti i tempi le isole di Mompracem e di Labuan, il Borneo e il terribile mare in cui imperversano i Pirati più famosi di sempre? Qui bisogna distinguere tra opera letteraria e mito, e se la prima lascia molto a desiderare, il secondo, con gli artigli della Tigre, si è talmente radicato nella fantasia di tutti da decretare la grandezza dell'opera che lo ospita a prescindere dal valore specifico della stessa. La verità è che l'arrembaggio dei tigrotti di Mompracem, alla conquista di un pubblico mondiale, è perfettamente riuscito. E così tutti noi possiamo urlare, tornando quei ragazzini che fummo, avanti tigri di Mompracem!" Questo per dire che effettivamente alcuni libri possono essere letti solo a determinate età, perché poi dopo, quando hai perso il senso di incanto e di meraviglia di cui parla Magic Wind, quando hai smesso di credere a Babbo Natale insomma, non puoi più apprezzarli davvero, se non per quello che rappresentano. Quella complicata avventura che è la crescita, quindi, se da un lato compromette per sempre quella beata ingenuità che poteva farci apprezzare opere pensate per la fase della vita che corrisponde all'infanzia, dall'altro ci rende - a volte - più consapevoli, più recettivi, più sottili credo. E così mi è capitato che, con Cent'anni di solitudine, letto mi pare a 17 anni mi parve un'accozzaglia di vicende messe lì, anche se raccontate con uno stile ipnotico e ammaliante; poi, letto 7 anni fa, filtrando quella vicenda zeppa di Aureliani e Arcadi io ci abbia finalmente scorto il senso che voleva darne lo scrittore: l'epicita' di Ursula, la miseria morale di Arcadio padre e figlio, l'immensa solitudine di Aureliano, malattia spaventosa di quello che è forse il principale protagonista del romanzo. Ci ho visto in controluce certe esperienze politiche dell'America Latina, la storia di quella terra così travagliata, tutti elementi che il me diciassettenne non poteva apprezzare. Non era a un ragazzino imberbe che stava parlando Garcia Marquez. La favola che stava raccontando, perché lo stile quello è, era destinata necessariamente a un lettore più maturo. Quindi è la maggiore esperienza, ma è anche il bagaglio culturale e i sensi più accorti, che inevitabilmente ti portano ad essere un lettore sempre più esigente, sempre più consapevole e accorto. Sempre diverso, come siamo diversi in tutte le nostre declinazioni, di lettori, di lavoratori, di figli, di amici, a seconda dell'età in cui ci troviamo. L'ideale alla fine sarebbe essere un lettore sempre, in tutte le fasi della vita. Un lettore come detto inevitabilmente diverso tempo per tempo e che a seconda dell'eta' prova emozioni diverse, ingenue o ponderate, arricchendosi però sempre di quelle voci del passato, del lascito dei tanti autori che attendono di essere letti e che la loro voce si rinnovi, anche a distanza di anni o secoli, nelle orecchie mentali di un nuovo lettore. E quello che mi immalinconisce di più è che non solo i lettori sono sempre meno, ma sono tremendamente pochi i lettori bambini, che probabilmente non diverranno mai lettori nemmeno nel prosieguo della loro vita, e che si perderanno meraviglie ben maggiori di quella, pur grande, della magia di un Babbo Natale nella Notte santa. Ed è un vero peccato.4 points
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Dipende. La meraviglia, ce la mettevi solo tu? Cioè, l'opera era in realtà mediocre, derivativa, banale, e solo la tua ingenuità e poca esperienza te lo hanno fatto sembrare un capolavoro? Allora rileggerlo in un certo senso "rovina" il ricordo dell'opera. Ma visto che era un falso ricordo... è tanto un male? I TUOI ricordi personali rimangono, non vengono "rovinati", cosa ti ha dato quel libro, semplicemente non attribuisci più al libro meriti che non aveva. Ma se il libro era davvero valido... rileggerlo con maggiore esperienza consente di leggerlo MEGLIO, capire cose che la prima volta ti erano sfuggite. Per fare il classico esempio "texiano"... io ho sempre adorato le storie di GL Bonelli, sin da bambino. Ma rileggendole adesso... mi rendo conto di quanti dettagli mi erano sfuggiti. Quindi la rilettura è spesso una LETTURA, perché la prima volta non aveva davvero "letto" l'opera. Idem con tanti altri autori validi, da Martina a Barks a D'Antonio. Quindi, in generale direi che rileggere (anche se purtroppo ormai non se ne ha il tempo, schiacciati dalle novità) è sempre una cosa positiva, e in realtà non "rovina" i ricordi, ma li contestualizza.2 points
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Il bagaglio di conoscenza di un fanciullo che si affaccia al mondo della lettura, è come una lavagna pulita; ogni opera, poesia, fumetto che si legge è un piccolo segno che si lascia impresso in quella lavagna. Ovviamente agli inizi, ogni segno è importante e non si vede l'ora di emozionarsi ancora, per lasciare impressi altri segni, man mano più complessi e articolati, per colmare quel grande spazio. Col passare degli anni, gli spazi vuoti nella lavagna diminuiscono, quindi, logicamente, si sceglie con più accuratezza quali segni lasciare impressi e si cerca di evitare doppioni o tracce inutili, tuttavia per un lettore, possono cambiare gli spazi o i segni sulla fatidica lavagna, ma l'amore per la lettura, se scocca in gioventù, non muore. Similitudine da discount a parte, reputo che è naturale che crescendo cambiano i gusti o lo spirito critico di ognuno di noi; le opere sono sempre quelle ma per forza di cosa cambia il nostro punto di osservazione. In parte è vero che si perde un po' di magia (chi dimentica il primo amore!), così come è pur vero che si rivalutano o scartano, a secondo dei casi, opere lette in gioventù, ma di certo chi ha imparato ad amare la lettura, quella lavagna non la abbandona e proseguirà a scegliere i suoi segni finchè le meningi tengono. Nello specifico posso dire che quando ero un tenager la lettura di Tex mi appassionava all'ennesima potenza, era un mondo nuovo che stavo scoprendo e che ho imparato ad amare, sparatoria dopo sparatoria. Ora che davanti allo specchio scorgo i primi fiocchi di neve in testa, magari non riesco più a dedicare tutto quel tempo come in passato e spesso prevedo dove l'autore può andare a parare (anni di esperienza di lettura aiutano in questo caso) ma credetemi, mi emoziono ancora quando esco dall'edicola col nuovo albo in mano e inizio a sfogliarlo. Tex, Carson, Kit e Tiger e tutto il loro universo mi è familiare e ogni volta mi sembra attraversare un varco dimensionale che mi catapulta in una dimensione ove problemi, stress e paranoie quotidiane non esistono. Certamente non tutte le storie mi piacciono, affinando la critica questo capita più spesso, ma l'amore per la lettura rimane radicato. Se così non fosse, non mi troverei qui, a riempire topic e topic di commenti e recensioni del mio personaggio preferito. E questo concetto vale per ogni romanzo, racconto o saggio che mi appresto a divorare. Chiudo con una citazione del grande Umberto Eco: "chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la sua. Chi legge avrà vissuto 5000 anni, perchè la lettura è un'immortalità all'indietro". Puro Vangelo!2 points
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L'ho mandato il giorno stesso, ma mi è tornato indietro! Te lo rimando.1 point
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Sei il solito fuoriclasse @Leo Grande, grandissimo post! Se per @virgin sei il suo Rag.Ugo, per me sei il mio Visconte Gran Mascalzon. di Gran Croc0 points