Tex: Sta giusto venendo verso di noi.
Carson: Con una pistola in pugno, però.
Tex: Forse ha visto la tua faccia e ci ha scambiato per rapinatori!
Carson: Figurati se avesse visto la tua! A quest’ora avrebbe già mollato pistola e cavallo e si sarebbe buttato nel fiume.
Complice l’inedito mensile Ritorno a Redrock, come altri negli ultimi giorni ho ripreso in mano questa storia, che ricordavo vagamente e non rileggevo da tempo. Una storia sicuramente minore, ma che a mio parere sa farsi apprezzare, scorre e intrattiene sino alla fine.
La storia inizia, come si dice, in medias res: Rick Sander si trova in carcere e, di lui, effettivamente non sappiamo nulla. Lo troviamo già dietro alle sbarre, accusato di omicidio, professarsi innocente. Di lì a poco, approfittando della poca accortezza dello sceriffo, prende il largo, suscitando la preoccupazione di quelli che, si capisce, sono gli antagonisti principali del racconto: Sam Spring e il banchiere Holmer. 2000 dollari, come da titolo del primo albo, la taglia che Holmer promette a Spring per la cattura o, preferibilmente, la morte di Sander.
Tex, come sempre buon giudice di uomini, imbattutosi in Sander vuole vederci chiaro: Un’ultima domanda, adesso, ma guardatemi bene negli occhi mentre rispondete… così chiede Tex, che del fuggitivo ha indovinato l’innocenza, prima di sganciarsi dal gruppo per depistare gli inseguitori di Sander.
La storia scorre quindi liscia, pur senza annoiare, con una buona antologia di scene classiche e dialoghi brillanti. Una storia ordinaria per soggetto e sceneggiatura e, si può dire, ordinaria anche per i 4 pard che la risolvono senza troppi patemi d’animo, tant’è che Kit rimane con le mani in mano per il paio di giorni di durata dell'avventura e Tiger fa ben poco. Di fronte hanno, d'altra parte, degli avversari tanto sicuri di sé quanto impalpabili e privi di spessore, che costituiscono più una seccatura che una sfida: Spring, con i suoi tirapiedi, niente più di un bulletto di quartiere; il banchiere Holmer, tanto tranquillo all'inizio quanto pronto alla fuga alla fine; John Pratt, titolare dell’ufficio governativo per le concessioni minerarie, che pure del banchiere è principale socio di malaffare, praticamente un’ombra; lo sceriffo, che all’inizio pare solo un ignavo e alla fine si rivela complice del banchiere, non merita comunque più di uno sganassone e una minaccia da parte di Tex; il ribelle apache El Tuerto con la sua ventina di guerrieri, capaci di far la pelle a qualche minatore, ma soverchiati in modo imbarazzante da Tex, Carson e Tiger.
Il finale, a mio parere, delude un poco: nonostante i toni roboanti, Tex non ha in mano nulla per inchiodare le menti del progetto criminale (Holmer e Pratt). Sono questi ultimi che, abituati a non avere ostacoli (Sander è stato, probabilmente, il primo e unico che ha cercato di opporsi ai loro crimini), perdono lucidità e si danno alla fuga, finendo la propria corsa in fondo a un fiume. Il giudizio del destino finale, lungi dall’apparire tragico, mi ha dato più l’impressione di un comodo escamotage per una storia arrivata stanca alla fine e che non aveva più nulla da dare.
I disegni di Nicolò mi hanno sempre dato l'idea di avere in mano qualcosa di vecchio e polveroso, ma non mi dispiacciono. Davvero belle anche le due copertine di Galep. La storia è ordinaria, un'avventura non memorabile e che si fa leggere senza troppi sussulti, pur lasciando trasparire la maestria di Gianluigi Bonelli.