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TWF - Tex Willer Forum

virgin

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  1. @Geronimo, ma ti sembra il caso di ricordarmi certe cose subito dopo cena? Sì, pensandoci bene, in effetti, è colpa mia: tu me l'hai scritto in tutt'altro momento e sono io ad aver letto il tuo commento ora. Perciò, mi segno questo appunto per il futuro: mai consultare il topic di una storia di Nolitta al termine di un pasto.
  2. Finalmente sciolgo un enigma che mi accompagna da quasi sei anni; cioè da quando, rammentandomi dell'esistenza di una storia di Nolitta disegnata da Nicolò di cui non ricordavo nulla, lessi Linciaggio credendo che fosse quella e rimanendone entusiasta, per poi scoprire, una volta collegatomi al forum per commentarla, che in realtà era stata scritta da GLB (non che ritenga i miei commenti meritevoli di essere letti, men che meno riletti; comunque ne parlavo qui: https://texwiller.ch/index.php?/topic/574-209210-linciaggio/&do=findComment&comment=153004). L'equivoco è dovuto al fatto che dal n. 139 al 348 ho i Tex nell'edizione originale epochi Tre Stelle, quindi gli autori non sono indicati; malgrado ciò, tuttavia, non mi è mai stato difficile riconoscere le storie di Nolitta. Leggevo queste storie dai nove ai tredici anni, senza pormi troppi problemi sulla paternità delle storie, ma diverse mi erano rimaste impresse in senso negativo perché le trovavo sgradevoli e indisponenti; poi, a partire dai sedici anni, con la scoperta dei forum di Tex, ho ricostruito tutto e ho capito che le storie che mi davano fastidio erano tutte riconducibili alla firma di Nolitta. Per questo, di solito, rimango male quando qualcuno dice: "Se leggeste Sulle piste del Nord firmata da Nolitta, stronchereste anche quella"; le storie di Nolitta mi disgustavano quando nemmeno sapevo chi fosse e, quando invece lo sapevo benissimo e lessi Linciaggio credendola sua, mi piace parecchio. Quindi, ero incuriosito: perché non mi ricordavo nulla di Uno straniero a Elk City? Dopo averla riletta, ho chiuso l'albo e mi sono dato la risposta più inaspettata e al tempo stesso più logica di tutte: perché non fa cagare. Ma proprio per nulla. Per carità, la prima parte sulle rapine ai trasporti d'argento ha qualche buco e non si può dire che stia molto in piedi; per giunta, la tendenza nolittiana ad allungare all'inverosimile scene inutili e dialoghi privi di mordente è abbastanza pronunciata. Tuttavia, anche se nella prima trentina di pagine si ha la sensazione che Nolitta stia girando a vuoto in attesa di un'idea, come spesso gli accade, poi torna tutto: anche l'indiano ladro di cavalli, che sembra un mero riempimento, trova poi un senso nel seguito. La divisione della storia in due sezioni ben definite (prima le rapine ai trasporti, poi i contrabbandieri) fa tornare alle storie dei primissimi numeri di Tex, in cui GLB adottava talvolta tale soluzione, che poi ho rivisto anche in Intrigo nel Klondike di borden e Repetto, che mi era anch'essa piaciuta molto. A dare spessore alla storia è soprattutto la parte sui contrabbandieri, che è decisamente buona e costruita con una buona tensione. Le magagne di Nolitta ci sono sempre, dalla farraginosità e artificiosità dei dialoghi alla goffaggine di certe scene (un esempio si ha quando Tex cerca di non uccidere il contrabbandiere rivale: scena davvero troppo tirata per le lunghe in cui il nostro si mostra ondivago e incerto). Stranamente accettabile la scena del colpo in testa a Tex: cose simili si sono viste spesso anche nelle storie di GLB e Nolitta, pur facendo sentire il proprio stile nella costruzione e nel tono, riesce a non rendere il nostro un pirla come sovente gli accade. Meravigliosamente elegiaca la figura di Kate, quando appare; deliziosamente realistiche, per quanto la goffaggine nolittiana affiori anche lì, le scenate di gelosie del contrabbandiere per il rapporto di Tex con la moglie, nel quale, a differenza di @Condor senza meta, non vedo moine, ma solo un rapporto di cordialità tra conterranei; nella logica di una storia d'avventura, anche il ravvedimento finale dell'indiano è accettabile e ben gestito. Insomma, questa storia dimostra che era possibile essere Guido Nolitta, con i suoi limiti e difetti, e al tempo stesso scrivere storie che non ti facciano venir voglia di lanciare l'albo fuori dalla finestra. Pur non essendo perfetta e soffrendo di una prima parte farraginosa, eccessivamente decompressa e tutt'altro che impeccabile, Uno straniero a Elk City si fa leggere senza rimpianti e offre un'atmosfera a tratti dolente (e qui si spiega la mia confusione con la crepuscolare Linciaggio), soprattutto grazie ai personaggi femminili della moglie del contrabbandiere e di Kate: quest'ultima, decisamente, il miglior personaggio texiano di Nolitta, che spodesta quindi il twenty-mule train dal gradino più alto del podio della mia personale classifica in merito. Se dovessi dare un voto, sarebbe un 6, forse quasi un 7. Ma perché dare voti? Rimangano il dettaglio della foto e delle tombe affiancate nel finale della storia: epitome di gran lunga più eloquente di qualsiasi cifra.
  3. Vecchia volpe d'un borden. Se voleva farmi scendere una lacrimuccia, c'è riuscito.
  4. E dire che nella prima vignetta la somiglianza è rimarchevole! Vedo che non sono l'unico a essersi ingannato.
  5. Il mio problema con Mefisto è più di ordine nerdistico: al momento, posso fare finta che la storia di Nizzi non sia mai esistita. Se mi acquisto e leggo i seguiti, diventa più difficile. Riguardo la storia della Tigre Nera, concordo sui disegni: Venturi ha fatto un lavoro splendido. Ma anche la trama c'è: si vede che hai ancora una grande voglia di raccontare e che la tua capacità di costruire trame articolate e ben calibrate è intatta. Come Diablero e come altri, però, sono stato stroncato dai dialoghi: li ho trovati pesantissimi e non sono riuscito a entrarci proprio in sintonia, sicché la lettura non è stata esattamente piacevole. E non è che sia un problema col tuo stile: contestualmente mi sono riletto tue storie di stagioni diverse come "Intrigo nel Klondike", "Salt River" e il Texone di Villa, che mi sono piaciute tutte. E in ognuna delle tue storie, la tua impronta nei dialoghi è riconoscibile. È proprio, secondo me, che nella Tigre Nera non ti sono venuti efficaci come altrove. Tutte lette in diretta e tutte lodate, se non ricordo male, qui sul forum. A parte giustappunto "Ricercato vivo o morto": proprio da lì vorrei partire con il recupero!
  6. Borden spottato (e non parlo della lista degli autori delle sceneggiature).
  7. L'ultima storia che presi in edicola regolarmente fu "Winnipeg". Volevo recuperare tutte le tue, a parte quelle di Mefisto e Yama, quella di Manuela Montoya, quella di Lupe e alcuni celebrativi; ma in particolare mi attiravano: "I rangers di Lost Valley", "Jethro!", "L'ombra del Maestro", "Il tesoro dei Pawnee" (mi piaceva l'idea della continuity con la prima storia di Tex Willer, che lessi e apprezzai molto), "La maschera di cera", "Netdahe!", "Alla ricerca delle navi perdute" e "Rick Master, detective".
  8. Quindi, lasciami capire, @borden: se mi recupero in TuttoTex le tue storie successive al 2015 (ci stiamo per arrivare, tra qualche mese, e mi sta venendo la tentazione), rischio di trovarmi con i dialoghi manomessi?
  9. Sarà evidentemente il "White Eagle Pass", una volta chiamato "White Pass" e l'altra "Eagle Pass" per brevità. Un po' come quando tra colleghi si parla dell'ordinario e non lo si chiama sempre per nome e cognome, ma a volte "Prof. Solito" e altre "Prof. Stronzo".
  10. "Accidenti, che schifezza ho scritto! Tex è completamente fuori personaggio e la trama non ha il minimo senso. Che cosa dirà l'editore?" "Ma, signor Bonelli... L'editore è lei!" "Ah, già, è vero. Stampatela".
  11. Io mi sono riletto "L'isola del tesoro" qualche mese fa per assegnarlo ai miei studenti di prima e devo dire che l'ho trovato ancora bellissimo come quando lo lessi a otto anni. Ecco, forse non l'ho trovato bellissimo "come", ma "quanto". In questa rilettura, ad esempio, ho apprezzato moltissimo la rete di rapporti tra Livesey-Smollett-Trelawney e Jim, mentre da piccolo mi ero concentrato soprattutto su Jim e Ben Gunn (personaggio che non a caso è stato il preferito dei miei studenti ancora un po' più bimbi da un punto di vista emotivo); ma è normale: le sfumature delle interazioni tra adulti a un bambino in gran parte sfuggono. Addendum: rileggendo Salgari qualche anno fa ho provato le stesse sensazioni di @Leo. L'ho trovato illeggibile. E sì che anche quello, quando avevo otto anni, mi incantò.
  12. L'ho mandato il giorno stesso, ma mi è tornato indietro! Te lo rimando.
  13. @Leo, perdonami l'infelice citazione fantozziana, ma non posso dirlo altrimenti: ti stimo moltissimo.
  14. Ecco @ymalpas che, da bravo insegnante, ha capito che il modo migliore per farmi partecipare è farmi "pat pat" sulla testa e dirmi che sono tra i migliore della classe. Seriamente: due vecchi albi? Non saprei. Tutto ciò che è apparso dopo la mia nascita mi sembra sempre avere quel dubbio statuto di realtà che siamo soliti rubricare con l'aggettivo "recente".
  15. Il problema della sovrapproduzione si può ridurre molto semplicemente scrivendo a Trump: "Ehi, Donald, l'Iran sta arricchendo l'uranio QUI: 45°28'09"N 9°09'19"E".
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