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[Texone N. 08] Il Soldato Comanche


ymalpas

Voto alla storia  

49 members have voted

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Gran bella storia di un Nizzi ispirato che ancora non aveva conosciuto periodo di crisi, e qui si vede tutto.
Questa volta, cosa rara nella serie, inserisce perfino una storia d'amore, causa del delitto da cui prende spunto la storia.
Tex e Carson, magnificamente delineati dall'inizio alla fine, se la devono vedere prima con dei pericolosi cacciatori di taglie e poi con due soldati assassini.
A proposito di inizio, la scena iniziale col puma é semplicemente stupenda ed illustrata magnificamente da un Capitanio in gran forma, cui non riesco a dare il massimo dei voti a causa dei volti dei nostri pards.
Voto alla storia: 8,2
Voto ai disegni: 9

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Una curiosità su questa storia che non ricordo se avevo già detto: questa storia era originariamente destinata alla serie regolare e fu dirottata sul Texone perché Magnus era in ritardo e non c'erano altri texoni pronti, approfittando del fatto che era la storia di esordio di Capitanio. Noterete, infatti, che la storia è di 219 pagine invece delle canoniche 224, ovvero doveva essere in due albi.

Secondo il costume dell'epoca, infatti, l'ultima striscia di un albo la cui storia continuava nel successivo veniva tagliata per far posto all'annuncio del numero successivo ed assieme ad una striscia disegnata ad hoc andava a comporre la prima pagina dello stesso. 

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Bella storia, non ottima, ma proprio bella.  Originale lo spunto, ottimi personaggi, soprattutto il simpatico sergente Brickford, capolavori  i disegni di Capitanio, mi sono molto piaciuti anche i suoi Tex e Carson.  Avrei voluto vederlo  altre volte alle prese con Nizzi, perché  secondi me lo stile di quest' ultimo valorizzava molto i disegni di Capitanio.

Bellissima  la copertina. Bello l' espediente  finale per incastrare il tenente,  molto carina la scena del puma . Buoni i dialoghi, toccante e malinconico il finale. Storia, insomma, molto carina e adatta  a passare una simpatica  ora di relax.

Voto 8 e mezzo.

Edited by Grande Tex
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  • 1 year later...

Rileggendo vecchie storie capita, a volte, di ritrovarle peggiori e a volte di ritrovarle migliori.

Questa non mi era mai piaciuta, la ricordavo noiosa e senza avvenimenti. Invece nella rilettura mi è piaciuta.

Non è un capolavoro, ma una bella storia, con i due pard molto strateghi, un bell'incipit col puma, un bel finale, insomma una ottima storia. Nizzi ancora in piena forma, sostanzialmente.

Capitanio molto bene su tutto ma non mi hanno convinto i volti di Tex e Carson.

Nizzi 7.5

Capitanio 7

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<span style="color:red;">1 ora fa</span>, valerio dice:

Rileggendo vecchie storie capita, a volte, di ritrovarle peggiori e a volte di ritrovarle migliori.

Questa non mi era mai piaciuta, la ricordavo noiosa e senza avvenimenti. Invece nella rilettura mi è piaciuta.

Non è un capolavoro, ma una bella storia, con i due pard molto strateghi, un bell'incipit col puma, un bel finale, insomma una ottima storia. Nizzi ancora in piena forma, sostanzialmente.

Capitanio molto bene su tutto ma non mi hanno convinto i volti di Tex e Carson.

Nizzi 7.5

Capitanio 7

Anche per me i volti di Capitanio dei due pards non sono il massimo, e poi mi sembra che le ultime pagine siano meno curate, e penso sia a causa dri tempi di consegna delle tavole che dovevano   essere per la serie regolare e poi sono statre spostate sul Texone

Forse Carlo Monni ne sa qualcosa? 🙌

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I volti di Capitanio sono l'ultimo dei problemi di questo Texone, che fa parte del gruppo di speciali disegnati da artisti bravissimi che si sono ritrovati loro malgrado a lavorare su sceneggiature scialbe e svogliate.

  • +1 1
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  • 7 months later...

Forse è una delle poche storie in cui Tex e Carson sono "in vacanza", ritirati in questa oasi naturale. Poi, di colpo, il puma, la caccia, la lotta, il volo, il tuffo... e l'avventura comincia. Ho trovato la sceneggiatura di Nizzi lineare, ma non priva di una certa drammaticità e di una notevole capacità di costruire una storia interessante. Le indagini di Tex e Carson sono indubbiamente "facili", però non in maniera esagerata e alla fine si è contenti di vederli prendere parte ad una investigazione vecchio stile. Non mancano poi sequenze gustose - le scene nella locanda -, alcune drammatiche - il racconto del sergente e la rivelazione finale - alcune tenere - il sergente col piccolo Charlie Kid e il finale sulla tomba di Elizabeth. Tutti i personaggi mi paiono sviluppati bene, il che giova alle pagine che scorrono via scorrevoli. 

 

Ho trovato le tavole di Capitanio bellissime, ma poco fumettistiche. Alcune tavole paiono delle incisioni e ogni tanto pare che manchi quel dinamismo di un tratto magari meno preciso, ma più incisivo. Si tratta però di disegni di altissimo livello, a cominciare dagli interni - il bordello è semplicemente meraviglioso - ma anche da certi paesaggi, come il laghetto iniziale. 

 

Voto complessivo: 8

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  • 1 month later...

Qualche giorno fa, ho voluto rinfrescarmi il ricordo e, soprattutto, le sensazioni che fosse in grado di trasmettermi questo Texone, che non rileggevo da un bel pezzo, al fine di poter esprimere un giudizio in questo topic. A seguito dell'ultima rilettura, posso confermare con convinzione il mio complessivo apprezzamento, sia pure con qualche piccolo appunto: la sceneggiatura investita da Nizzi, pur poggiando su un'idea di base che si sviluppa in maniera abbastanza lineare, risulta nell'insieme gradevole e mai sonnacchiosa, seppure prevedibile in alcuni passaggi; in particolare, fin dal racconto del sergente Brickford avevo intuito - come immagino anche altri lettori - che i due individui mascherati che avevano assalito il figlioccio Charlie Kid e Lizabeth Connelly altri non potevano essere che i soldati Monkey e Stokes (che avevano col ragazzo un conto in sospeso), stesso dicasi per il parziale coinvolgimento nella triste vicenda del tenente Allister.

 

Quest'ultimo, in particolare, risulta tanto antipatico sul piano umano quanto utile su quello più utilitaristicamente narrativo: ufficiale assai snob, indignato per l'amore scoppiato tra la promessa sposa e Charlie Kid, non esita a commissionare a Monkey e Stokes l'uccisione del giovane comanche, senza prevedere che invece a morire, sia pure a causa di una tragica fatalità, sarebbe stata la giovane Lizabeth, del cui cadavere i due balordi fanno scempio al fine di far ricadere la colpa su Charlie.

 

Di contro, non può non suscitare simpatia e tenerezza la figura del sergente Brickford, uomo dal gran cuore, che aveva adottato Charlie Kid come un figlio e non lascia nulla di intentato, compreso chiedere aiuto al vecchio amico Tex,  per cavarlo dal grosso guaio in cui il ragazzo si è ritrovato coinvolto. Tale è l'amarezza della vicenda che alla fine, sia pur dimostrata l'innocenza del ragazzo, entrambi decidono di lasciare l'esercito, che pure il sergente aveva sempre considerato una c'era e propria casa e ragione di vita.

 

Molto belli, accurati e suggestivi, sia per quanto riguarda i personaggi che per quanto riguarda i paesaggi di contorno, i disegni del compianto Aldo Capitanio, qui alla sua prima prova sulle pagine di Tex, e purtroppo anche la terzultima. 

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  • 1 year later...

Allora...Non rileggevo questo Texone dal 1995 e avevo 13 anni. Ora ne ho 40. Ho troppa esperienza, purtroppo, e quindi a parte i meravigliosi disegni di Capitanio, questa storia mi ha dato poco. Un Nizzi mestierante, allunga un po' il brodo con gli spostamenti, ci mette qualche battutina ma globalmente la storia non decolla per me e resta piatta. Si potevano approfondire i personaggi, dare un po' di pathos. Niente...Un 8 a Capitanio, un 6 di stima a Nizzi (e sono generoso).

Il 19/9/2008 at 16:19, ymalpas dice:

I monti TE-EN-TA fanno da sfondo alle pagine di apertura di questa storia di Tex. In venti gustose tavole ci viene presentata una delle tante scene di caccia che fanno parte della vita quotidiana dei pards, che raramente trapelano nella serie... Una scena simile l'avevamo già vista ne "Il solitario del west", ma in questo texone è fine a se stessa, e proprio per questo motivo ci mostra un autore con idee ancora felici in testa, che provava gusto nello scrivere. Testimonianza ne è a rigore, il rivolo di comicit? che sprigiona l'involontaria caduta di Carson nelle acque "gelide" del fiume.

Le cinquanta pagine successive sono dedicate a un lungo flashback, nel quale i due pards sono completamente assenti. Questo spiega sicuramente anche l'introduzione della precedente scena di caccia, ovviamente vale sempre la regola che non si può lasciare troppo a lungo fuori dal gioco Tex e Carson. Resta il fatto che arrivati a pagina 80, la storia resta sempre e solo introduttiva, e se non ci fosse l'omicidio di Lizzy a ravvivare l'interesse del lettore, quest'ultimo perderebbe molto della sua importanza.

Per vedere i due pards in azione dobbiamo arrivare a pagina novanta. Se ci fosse ancora la suddivisione in capitoli, i famosi "titoletti" da qualche anno scomparsi dagli albi di Tex, questa parte si intitolerebbe "BONITA LAKE". Altre cinquanta pagine ci descrivono l'assedio e la cattura da parte dei cacciatori di taglie del povero Charlie Kid, uno dei personaggi più mosci nati dalla penna di Claudio Nizzi. Lo scontro di Tex con l'apache Tucho fa provare solo qualche brivido e si conclude troppo in fretta ( questa parte evidentemente è solo un riempitivo che permette all'autore di tirare avanti ).

Le ultime cento pagine rappresentano la seconda parte del texone e sono tutte dedicate alla risoluzione dell'inchiesta, che i due pards portano a compimento praticamente senza che nessuno ostacolo venga a pararsi contro di loro. Le indagini preliminari a FORT STANTON hanno già permesso di individuare i due responsabili dell'omicidio di Miss Connelly. Il viaggio a LINCOLN, nel bordello di Mimi Bluette si lascia ammirare solo per le splendide rappresentazioni dell'ambiente da parte di Capitanio, per il resto la parte che illustra come viene ottenuta la prova della colpevolezza di Stokes e Monkey sarebbe quasi da censurare...

Il tenente George Allister brilla nelle sue vesti di spione, riuscedo a captare tutti i discorsi di Tex e Carson con estrema facilit?. E' uno dei tanti di una lunga e onorata categoria. Nelle storie di Nizzi questo espediente è fin troppo abusato, e stona specie quando viene gestito male come succede in questo Texone. Comunque, i due villanzoni sono messi subito sul chi vive, motivo per il quale trovano rifugio nel non lontano villaggio di RUIDOSO in una posada dove Pepe Moreno, l'"arrabbiatissimo" padrone dovrebbe garantire loro un sonno tranquillo. Le cose poi non stanno proprio così, e infatti i due rangers si comportano come se fossero a casa loro... bah!

Con una cravata come quella che gli ha fatto indossare Tex, la confessione completa di Monkey non tarda a venire. Questo già va molto meglio e ci riporta ai metodi usati dal Tex bonelliano. Resta il fatto che i due colpevoli dovranno rilasciare la confessione al forte davanti al generale Connelly con ovviamente lo scontatissimo pericolo che la ritrattino. Qui l'attenzione del lettore si accende, in effetti Tex non ha che un misero straccio di prova per inchiodarli e a Fort Stanton non potr? usare certi sistemi per estorcere la verità.

Ora se leggete "Bersaglio Tex Willer" che presenta una situazione molto simile, dove la trovata di Nizzi ?assolutamente geniale e mette i responsabili con le spalle al muro, ci sono tutte le ragioni di interessarsi al seguito della vicenda.

In questo texone invece la gita alla grotta di Tex e Allister, seguiti a breve distanza da Carson e dal generale col compito di sorprendere ( ancora!!! ) i discorsi scambiati con i due prigionieri opportunamente tenuti in ostaggio, è tutto sommato abbastanza fiacca... per non dire infelice tout cort.

Un giallo praticamente inesistente, un'inchiesta dove tutti i tasselli si mettono a posto senza che i due pards abbiano da faticare troppo ( giusto qualche domanda )e un epilogo altrettanto insufficiente nella sua banalit?. Questo è l'esito di una sceneggiatura tra le meno felici del Nizzi di quel periodo.

Poi sono d'accordo, la storia complessivamente comunque non è male, la lettura è scorrevole e a tratti anche divertente, però non diamole il voto dei migliori texoni.

Il mio voto tende al sette.

Concordo molto con il tuo intervento. Scorrevole e simpatica ma siamo al minimo sindacale. Capitanio valorizza questo "minimo sindacale " per me.

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Riletto subito dopo il texone 38 ( i due fuggitivi) e come evidenziava anche @MarrFarr presenta un classico vizio dei texoni: disegni meravigliosi (io li ho ammirati a colori) ma storia piatta, banale, classica e senza guizzi.

Ritengo che questo vizio sia dovuto anche al rivolgersi spiccatamente a un pubblico generalista e vacanziero con il texone.

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Ma no dai @KitWiller, non penso proprio che il motivo possa essere quello che dici tu. Semplicemente alcune storie anche sul Texone riescono meglio e sono più avvincenti di altre. Certo sarebbe  bello se fossero tutte sopra la media, visto il formato e il prestigio della collana. Senza andare troppo indietro secondo me abbiamo avuto un buon filotto da Il magnifico fuorilegge a la vendetta delle ombre, per poi calare con quello dello scorso anno. Quello di quest'anno devo ancora leggerlo...

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  • 2 years later...

In "Tex Secondo Nizzi" di Guarino (un libro-intervista a Nizzi pubblicato da Allagalla nel 2012) a pagina 108 Nizzi fa una critica ai disegni di Capitanio di questo Texone, e per una volta sono d'accordo con Nizzi:

 

"Aveva il vizio (per lui un bisogno) di riempire troppo le vignette, doveva coprire ogni spazio disponibile. Il risultato finale comporta una certa difficoltà di lettura. A pagina 34 c'è una vignettona in cui Carson, aggredito da un puma, vola in un precipizio insieme al puma e al suo cavallo. La caduta è spettacolare, ma Capitanio ne guasta in parte l'effetto mettendo sullo sfondo delle montagne su cui le figure dell'uomo e degli animali vanno a impastarsi. Cosa gli costava tenere le montagne più basse e fare un pezzo di cielo su cui l'uomo e i due animali avrebbero avuto un risalto maggiore? Fotocopiai questa vignetta, cancellai con il bianchetto le montagne e la mostrai a Capitanio, il quale ammise che la scena così era più leggibile, ma si guardò bene dal correggerla o tenerne conto in futuro, in certe sue vignette vi sono talmente tanti particolari che si perde la visione d'insieme"

 

Ecco la vignetta in questione:

Nizzi-capitanio-vignetta.jpg

 

Per me è un ottimo esempio di come autori coscienziosi, pignoli, abilissimi nelle anatomie e nelle prospettive, che disegnano innegabilmente BENE... si vanno a "autosabotare" con questo "terrore dello spazio bianco" autolesionista: ottimi disegnatori... ma non altrettanto bravi come "fumettari", cioè a usare il loro disegno come COMUNICAZIONE. Come un romanziere dal lessico ricercatissimo...   ma che dettaglia tutto in maniera tanto ossessiva da essere illeggibile.

 

Ma è un discorso che ho già fatto, con altri esempi:

 

https://texwiller.ch/index.php?/topic/5408-tex-willer-n5055-il-passato-di-cochise/&do=findComment&comment=190763

 

https://texwiller.ch/index.php?/topic/5408-tex-willer-n5055-il-passato-di-cochise/&do=findComment&comment=190771

 

https://texwiller.ch/index.php?/topic/5408-tex-willer-n5055-il-passato-di-cochise/&do=findComment&comment=190776

 

Comunque, la critica di Nizzi (e il racconto di come il disegnatore non abbia tenuto conto delle sue critiche) fa capire come mai sia finito nel novero degli autori "che Nizzi non voleva" e quindi sia finito a lavorare con Boselli. Grazie a questa mania di Capitanio abbiamo avuto 2 storie di Boselli in più che altrimenti non sarebbero mai state scritte (Boselli poteva lavorare solo con gli autori "lasciati liberi" da Nizzi, anche per questo ha creato Dampyr, visto che altre storie di Tex non poteva scriverne...) quindi non tutto il male viene per nuocere...

 

 

 

 

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Ho sempre pensato tante cose di Jean Giraud, ma mai che fosse autolesionista… :P

 

22868009217.jpg

 

Certo, il “format” è diverso (di Blueberry venivano pubblicate 48 pagine all’anno, in albi di grande formato e a colori), ma al limite si può dire che i disegni di Capitanio erano più adatti al “format” francese che non a quello bonelliano (e infatti se ne sono accorti anche alla Bonelli che quando li hanno visti li hanno dirottati sul Texone), ma non certo che fosse insicuro o masochista (una cattiveria del genere la può giusto dire Nizzi), quella è proprio la sua cifra stilistica.

 

Poi anch’io adoro i disegni magnificamente essenziali di un Galep, un Ferri o un Fusco e la loro capacità di raccontare con poche pennellate, però è anche cambiato il modo di scrivere i fumetti: una volta lo stoytelling era “compresso”, con vignette piccole dove si dava la precedenza al volti e alle espressioni dei personaggi, adesso le sceneggiature sono molto più ariose e dilatate, con vignette grandi e anche splash-page. Inoltre quando passi da 4 disegnatori per realizzare 112 pagine al mese a 15 o 16 è inevitabile che i disegni diventino molto più curati tecnicamente e si aggiungano dettagli.

 

Comunque i disegni di Capitanio li ho visti dal vivo (lui era vicentino come me e hanno realizzate alcune mostre in giro per la provincia), e sono uno spettacolo, le tavole stampate non rendono proprio l’idea…

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C'è una di quella tavole di Giraud dove il soggetto (Carson) sia così "impastato" con lo sfondo?

 

Vedo invece tavole dove l'animale è NETTAMENTE stagliato, grazie all'uso della silhouette. Non mi pare davvero lo stesso caso.

 

E nota che dal punto di vista del "puro disegno"... Giraud un po' "bara" con le ombre (che non sarebbero così nette) per "distaccare" il soggetto dallo sfondo. Il disegno di Capitanio è più "corretto"... ma RACCONTA peggio...

 

Inoltre, ricorda che Giraud disegnava per un albo A COLORI...

 

20 minutes ago, Magic Wind said:

Certo, il “format” è diverso (di Blueberry venivano pubblicate 48 pagine all’anno, in albi di grande formato e a colori),

E questo sarebbe una differenza trascurabile? :laugh:

 

21 minutes ago, Magic Wind said:

ma al limite si può dire che i disegni di Capitanio erano più adatti al “format” francese che non a quello bonelliano

Vero. Ma disegnava per un formato diverso: un disegnatore non deve tenere conto del formato in cui sarà pubblicato? (Almeno, pensando al mal di testa del lettore...)

 

22 minutes ago, Magic Wind said:

quella è proprio la sua cifra stilistica

Questo è chiaro. Ma peggiorava il risultato finale. E "autolesionista" si riferisce anche al fatto che, con quell'ossessione sui dettagli, Capitanio faceva (in media) meno di 5 tavole al mese: accettabile appunto per un "formato francese" (ci mette giusto un anno per fare un albo), non per un albo Bonelli (per fare una storia in tre albi ci avrebbe messo 5 anni)

 

E per me quello voleva fare Capitanio: il formato francese: se disegni così la tua ambizione non è certo il formato Bonelli

 

Se ci fosse stato già il cartonato a colori, Capitanio sarebbe stato perfetto per quel formato. Invece già nel formato del texone è troppo "affollato", figurati se lo pubblicavano nella serie regolare...

 

30 minutes ago, Magic Wind said:

Poi anch’io adoro i disegni magnificamente essenziali di un Galep, un Ferri o un Fusco e la loro capacità di raccontare con poche pennellate,

Notare che io il paragone l'ho fatto, nei post linkati, con Villa e Magnus, cioè con disegnatori molto "dettagliati" ma che sanno eliminare gli sfondi quando serve (e ne ho postato esempi). Non sto facendo paragoni con i disegni dei "tempi eroici". Perché "dettagliato" e "meno dettagliato" è una falsa dicotomia, come dire "scegli, o crepi affogato, o muori di sete"

 

Il disegnatore di fumetti deve SAPER RACCONTARE tramite immagini. Il livello di dettaglio è solo uno strumento a questo scopo. Ci sono tavole di Galep dettagliatissime (ma te li sei guardati gli animali che si vedono nel "figlio di Mefisto"?), ci sono tavole di Magnus del Texone senza sfondi.

 

 

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<span style="color:red">53 minuti fa</span>, Diablero dice:

C'è una di quella tavole di Giraud dove il soggetto (Carson) sia così "impastato" con lo sfondo?

 

Secondo me è soprattutto un problema di (pessima) stampa. Se guardi gli originali di Capitanio vedi che lui usa un tratteggio finissimo e le figure in primo piano sono ben delineate rispetto agli sfondi. Tutto questo effetto nelle tavole pubblicate si perde.

 

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  • co fondatore

Piccola puntualizzazione: per anni Giraud realizzò non uno bensì due album di Blueberry all'anno (e inoltre collaborava come Moebius su Metal Hurlant e disegnava anche i petit formats con il Passato di Blueberry, poi raccolti in album), quindi il paragone calza poco. A me Capitanio puace parecchio ma la penso come Nizzi per vignette del genere e con Diablero sul paragone tra i due autori.

Edited by Mister P
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  • Sceriffi
<span style="color:red">8 ore fa</span>, Diablero dice:

Ecco la vignetta in questione:

Nizzi-capitanio-vignetta.jpg

 

Invece a me sembra leggibile, dove è presente il balloon con il punto esclamativo si nota che le alture e la vegetazione sono inesistenti proprio per mostrare gli arti inferiori del personaggio che cade. Inoltre sono presenti pure le ombre riflesse sulla parete rocciosa che rendono ancora meglio il senso della caduta. 

 

Ma il discorso ha senso solo se si capisce qual è il senso della tavola o della sequenza. In una scena ambientata in un saloon con i personaggi seduti che discutono, la tavola può essere dettagliatissima: bottiglie di alcool, carte da gioco, coltre di fumo che si staglia sullo sfondo... Ma se nella scena successiva inizia una rissa e Tex incassa malamente un pugno (non succederà mai, è un esempio) lo sfondo non deve esistere, nella vignetta (singola, doppia o quadrupla che sia) ci devono essere i due personaggi che compiono l'azione e basta.

Perchè la mia attenzione nel primo caso è rivolta alle parole dei personaggi ma sul piano grafico non sta succedendo niente (sono seduti), con più dettagli la tavola ne esce arricchita. Nella seconda sequenza c'è una rissa e Tex ne è coinvolto, la mia attenzione è su di lui e basta, non mi interessano i dettagli che mi svierebbero da ciò che è davvero importante. 

 

Nella tavola di Capitanio sono importanti sia la caduta ma anche la vegetazione, Carson precipita in una zona con un paesaggio davvero particolare e per e è un bene che sia così dettagliato (oltre al fatto che per me è leggibile, ma l'ho scritto sopra).

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Mister P dice:

Piccola puntualizzazione: per anni Giraud realizzò non uno bensì due album di Blueberry all'anno (e inoltre collaborava come Moebius su Metal Hurlant e disegnava anche i petit formats con il Passato di Blueberry, poi raccolti in album), quindi il paragone calza poco. 

 

Nel senso che ritieni che Giraud fosse più veloce di Capitanio? Per me siamo li, invece: 7-8 tavole al mese. Quando Gir iniziò a disegnare come Moebius di fatto abbandonò Blueberry, anche perchè lui e Charlier erano in contenzioso con la Dargaud. Lo ripresero solo negli anni '80, ma ne realizzarono solo pochi altri episodi, perché poi Charlier morì. Il ritmo di produzione di Capitanio per me era proprio "alla francese". 

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7 hours ago, Magic Wind said:

Secondo me è soprattutto un problema di (pessima) stampa. Se guardi gli originali di Capitanio vedi che lui usa un tratteggio finissimo e le figure in primo piano sono ben delineate rispetto agli sfondi. Tutto questo effetto nelle tavole pubblicate si perde.

Certo che c'è davvero una differenza enorme con il risultato stampato...  :blink:

 

(e pensare che credevo che, con la carta migliore degli Almanacchi, riproducessero meglio le tavole rispetto alla regolare...)

 

Prendendo in mano l'almanacco per fare il confronto comunque si nota che anche Capitanio è un po' meno preda di quell'ossessione, la scontornata con Tex a cavallo va già benissimo così senza sfondo

 

6 hours ago, MacParland said:

Invece a me sembra leggibile, dove è presente il balloon con il punto esclamativo si nota che le alture e la vegetazione sono inesistenti proprio per mostrare gli arti inferiori del personaggio che cade. Inoltre sono presenti pure le ombre riflesse sulla parete rocciosa che rendono ancora meglio il senso della caduta. 

Fatto salvo che, come mostrato dalla tavole postate da Magic Wind, forse in originale i personaggi si "staccavano" di più dal fondo, il problema di quella vignetta non sono tutti gli spettacolari dettagli, ma SOLO le montagne dietro i tre che cadono.

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  • Sceriffi
<span style="color:red">2 minuti fa</span>, Diablero dice:

Certo che c'è davvero una differenza enorme con il risultato stampato...  :blink:

 

(e pensare che credevo che, con la carta migliore degli Almanacchi, riproducessero meglio le tavole rispetto alla regolare...)

Io non ho vissuto gli anni del secolo scorso ma sentendo interviste pare che con l'avanzare della tecnologia in realtà la resa della stampa sia peggiorata. Ogni volta che Giusfredi cura una sua storia, ad esempio, piantona la tipografia affinchè tutte le pagine vengano stampate nel modo più preciso possibile.

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<span style="color:red">8 minuti fa</span>, MacParland dice:

piantona la tipografia

 

C'è da chiedersi se è peggiorata la tecnologia o la sciatteria dei lavoratori...forse tutte e due le cose.

 

Comunque, oggi abbiamo delle tecnologie avanzatissime, ma che in sostanza non fanno altro che cancellare tutto quello che c'era di buono nelle tecnologie precedenti. Non costruiscono sopra le precedenti tecnologie, ma le sostituiscono, gettando via il bambino con l'acqua sporca.

 

Per esempio, l'orrenda colorazione photoshop di oggi, che è veramente una cloaca, e la colorazione di un tempo. Ma di esempi se ne potrebbero fare a decine...

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<span style="color:red">32 minuti fa</span>, joe7 dice:

l'orrenda colorazione photoshop

L'orrenda colorazione photoshop è fatta da chi non ha la più pallida idea di cosa siano: photoshop, un computer, un monitor, una stampante e le cartucce o i toner della stampante.

Sono tutte cose che alterano i colori del prodotto finito in maniera del tutto inaspettata.

Alzi la mano chi è in grado di regolare il colore di due monitor diversi in modo tale da visualizzare in modo identico i colori di una stessa immagine digitale.

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39 minutes ago, joe7 said:

Per esempio, l'orrenda colorazione photoshop di oggi, che è veramente una cloaca, e la colorazione di un tempo. Ma di esempi se ne potrebbero fare a decine...

È soprattutto un problema economico. Nel senso che le nuove tecnologie rischiano di mettere fuori mercato la qualità.

 

Anni fa lavoravo ad adattamenti manga (ho smesso quando hanno calato le paghe a tutto il settore, comunque non ho mai fatto lettering, era un lavoro diverso). Una cosa comune che avevano iniziato a fare star, panini, etc era di PIALLARE I FONT DIFFERENTI. Nell'originale giapponese il personaggio "parlava" usando effetti particolari sul font, che in italiano venivano cancellati. Motivo? Avevano iniziato a fare il lettering via computer... e ogni font diverso costava di più, cambiare qualunque cosa costava più tempo al letterista che venendo pagato due lire doveva lavorare in fretta, etc

 

Quando il lettering era fatto a mano... non era un problema. Anche perchè il letterista ci metteva normalmente MOLTO DI PIÙ, quindi non era un problema perdersi un pochino di tempo in più, era irrilevante. Oggi quel "pochino" ti raddoppia i tempi, vista la velocità del lettering al computer.

 

Idem per il colore: quando colorare era UN LAVORO CHE RICHIEDEVA TEMPO, assumere "tuo cuggino" invece di uno davvero bravo finiva a farti spendere di più perchè ci metteva più tempo, e il risultato scarso si vedeva. Ai tempi i coloristi potevano essere "star" come Oliff, o quelli che riuscivano a colorare bene con l’areografo (strumento bestia nera di tanti aspiranti disegnatori...)

 

Ma se a colorare una tavola ci metti cinque minuti facendo "click" al computer sulle varie aree, assumere uno che ci mette invece quindici minuti perchè sceglie colori meno banali, ti TRIPLICA I TEMPI (e quindi la spesa), conviene fare "click e via", e vai di camicie gialle fosforescenti nel west...

 

Rendendo facili e veloci lavori per cui un tempo ci voleva una mano "esperta", le nuove tecnologia hanno evidenziato il costo "tempo" rispetto alla "qualità": se comunque ci mettevi un casino di tempo, qualche minuto in più per fare un lavoro migliore era un bonus. Oggi significa metterci il doppio e pagare di più uno bravo: non conviene più se non te ne frega poi tanto della qualità finale...

 

Photoshop non impedisce di colorare BENE: lo rende semplicemente superfluo, quando bastano "tuo cuggino" e cinque minuti...

 

(Ah, e sul fatto che la qualità di stampa Bonelli sia decisamente peggiorata, non ci piove: sono sempre più i disegnatori che si lamentano che il loro lavoro viene massacrato, e confrontare le tavole originali che vedi in fiera con quelle stampate fa impressione. Notare che la storia di Capitanio stampata dalle tavole postate da Magic Wind è quella nell'almanacco e fu stampata quasi trent'anni fa, quando ancora la stampa Bonelli era abbastanza buona: oggi ti massacrano anche tavole molto meno dettagliate, arrivano in edicola albi che sembra siano stati fotocopiati, altro che scansioni di alta qualità...)

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Diablero dice:

È soprattutto un problema economico. Nel senso che le nuove tecnologie rischiano di mettere fuori mercato la qualità. Anni fa lavoravo ad adattamenti manga (ho smesso quando hanno calato le paghe a tutto il settore, comunque non ho mai fatto lettering, era un lavoro diverso). Una cosa comune che avevano iniziato a fare star, panini, etc era di PIALLARE I FONT DIFFERENTI. Nell'originale giapponese il personaggio "parlava" usando effetti particolari sul font, che in italiano venivano cancellati. Motivo? Avevano iniziato a fare il lettering via computer... e ogni font diverso costava di più, cambiare qualunque cosa costava più tempo al letterista che venendo pagato due lire doveva lavorare in fretta, etc

 

Avevo notato che i manga italiani hanno praticamente la stessa font. Ci sono eccezioni, ma in genere è così. Non credevo che lo facessero per risparmiare, ma avrei dovuto immaginarlo.

La Granata Press non usava il lettering col computer (almeno non mi è parso), e li faceva a mano: i font quindi cambiavano e i personaggi diventavano più "emotivi". Senza contare la comodità di vedere i rumori visibili, con un bell'occidentale BANG, WHOOSH e simili, invece di una scritta in piccolo accanto a misteriosi ideogrammi giganteschi in cui facevi fatica a capire che quell'enorme coso fatto di bastoncini intrecciati significava BANG. Ma sto divagando.  

 

<span style="color:red">1 ora fa</span>, Diablero dice:

Photoshop non impedisce di colorare BENE: lo rende semplicemente superfluo, quando bastano "tuo cuggino" e cinque minuti...

 

Una volta si chiamava truffa e sciatteria. Comunque grazie per la dettagliata spiegazione, mi hai chiarito diverse cose che non capivo...

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