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Cosa vi piaceva del Tex di Gianluigi Bonelli?


demetrio

Question

Pongo questa domanda per fare una 'rimpatriata' tra amici lettori del Tex passato e magari ridere un pò su di alcune caratteristiche che ci piacevano un mondo... (e chissà che i nuovi autori non prendano alcuni spunti per le loro prossime storie?).

Comincio io: c'è una situazione che non riesco a togliermi dalla testa. Si verifica all'inizio della storia 'La costa dei barbari': C'è il criminale pezzo grosso che urla minacce a Tom Devlin, Tex entra e fa 'Che paura!'. A questo punto il cattivone da del 'vaccaro' a Tex e il Nostro gli fa 'attraversare' direttamente la porta e lo sbatte in strada... Magnifico!

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13 answers to this question

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<span style="color:red">29 minuti fa</span>, demetrio dice:

Pongo questa domanda per fare una 'rimpatriata' tra amici lettori del Tex passato e magari ridere un pò su di alcune caratteristiche che ci piacevano un mondo... (e chissà che i nuovi autori non prendano alcuni spunti per le loro prossime storie?).

Comincio io: c'è una situazione che non riesco a togliermi dalla testa. Si verifica all'inizio della storia 'La costa dei barbari': C'è il criminale pezzo grosso che urla minacce a Tom Devlin, Tex entra e fa 'Che paura!'. A questo punto il cattivone da del 'vaccaro' a Tex e il Nostro gli fa 'attraversare' direttamente la porta e lo sbatte in strada... Magnifico!

Hai già detto tutto quello che c'era da dire :ok:

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Esatto. Io mi ricordo, non so in quale albo, che Tex dentro ad un saloon viene chiamato "pezzente" dallo

smargiasso di turno, inutile che ti dica che fine ha fatto.

La prima volta che l'ho letto mi sono piegato in due dal ridere. E che dire dei fiammiferi accesi tra le dita

dei piedi? In un albo, quando il malcapitato, scottato, si risveglia di colpo Carson esclama "bel salto".

Roba che non si vede più purtroppo.

Mi fermo qui, potrei riempire un libro...

 

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In effetti, di situazioni e di espressioni memorabili ce ne sarebbero tante.

Ne menziono una sola, collegandomi ai miei ricordi da poco più di bambino in cui, letto il n. 93 "Terrore sulla savana", rimasi folgorato da questa storia piena di "magia nera". In particolare, quando "Colui che ha mille facce, mille forme e mille nomi", evocato da Mefisto e con le fattezze deformate di Otami, entra nel villaggio seminole e sbeffeggia il povero stregone indiano piegato a terra, dicendogli "E tu, facitore di inganni! Non vuoi più parlare con coloro-che-vivono-nella-notte?" A parte il fatto che, da bambino, non penso di avere dato peso al quel termine "facitore", di cui non colsi la patina arcaica. Ma, ripensandoci, è decisamente significativo e coerente con il personaggio che questa manifestazione demoniaca accusi di falsità un altro. Si potrebbe proprio dire, è il caso del bue che dà del cornuto all'asino...

Comunque, tutta l'atmosfera di quell'albo è davvero unica e irripetibile...

Edited by dario63
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Una delle storie che rileggo sempre con piacere è "La caccia" (Tex 96, 97 e 98) di cui nella mia multiforme collezione da bambino, ereditata da mio padre, mi mancava il secondo albo "Lo straniero". Solo un po' più tardi, iniziato a leggere il Tex mensile, recuperai quel che mi mancava - ed era parecchio - senza troppo badare all'edizione (per la storia in questione gli albi 96 e 98 sono TuttoTex, il 97 è Nuova Ristampa).

 

Ecco, quella è una delle storie che, a rileggerla per l'ennesima volta, mi appassiona ancora come la prima volta... di più, certe battute mi fanno ancora ridere di gusto come un bambino - lo stesso per "Terra Promessa". Non dubito che, passata al setaccio, anche questa storia possa avere dei difetti... ma non riesco a trovarne :lol: ... anche la scena di Carson che finisce due volte a terra in una rissa colpito alla testa - scena da commedia - non riesco a trovarla un difetto in una storia che, per me, è una miscela perfetta di una parte di quel che amo di Tex.

 

Sarà che l'ho incontrato da bambino, un quarto di secolo fa, ma anche se non so per quanti anni ancora io e Tex, Carson, Tiger, Kit... cavalcheremo insieme, so per certo che come la prima ("Il Totem Misterioso", in una versione censurata, con pagine ingiallite e cascanti, che porta la data 1964) anche l'ultima storia che leggerò sarà del Tex di Gianluigi Bonelli. E questo senza nulla togliere agli altri autori.

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Per me Bonelli ci portava per mano (una mano rude e ferma ma noi ci facevamo trascinare volentieri) nel SUO West. Era un universo simile a quello dei film perché le basi erano le stesse, con l'addizione dei romanzi e libri in inglese anche non western a cui noi non avevamo accesso. Presto questo West si arricchì di personaggi e situazioni neanche ben definite perché col tempo le cose si modificavano e sempre a nostro favore, ma restava sempre una epopea prima di tutto sempre avvincente e con l'episodio successivo quasi nessun altro "bagaglio" ci si doveva portare dietro. Da un certo punto in poi la collezione o la lettura di Tex poteva iniziare con qualsiasi episodio, continuare con gli inediti o col recupero delle storie precedenti.

A me piaceva molto che Tex poteva affrontare con disinvoltura rapinatori di banche, indiani in rivolta, faccendieri di città, sette segrete o popolazioni isolate in valli sperdute, passare la frontiera e trovarsi nell'assolato Messico o nel freddo Canada e trovarsi di fronte nemici totalmente inaspettati.

Le didascalie e le mappe erano punti immancabili, i dialoghi mai banali e spesso (davvero) divertenti e ogni tanto una piccola "lezione di sopravvivenza" con la lettura delle tracce, dei segnali di fumo, dei piccoli indizi che notavano l'astuzia degli avversari a nascondere le proprie mosse o quelle messe in atto dai pards per venire a capo della faccenda.

Tutti questi "ingredienti" sono presenti anche nelle storie non scritte dal creatore? Si e no, ma spesso di vede che sono messe a posta, come un dovere nei nostri riguardi, quindi manca quell'istinto, nota distintiva di chi un giorno ha iniziato la serie.

A me piacevano anche le incongruenze, specie dei disegnatori, donando una originalità oggi completamente perduta per il dovere di mostrare tutto come deve essere. Questa ovviamente è nostalgia.

 

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Ciao. Ve la ricordate la sequenza dell'albo 199, 'A sud di Nogales', pagine 43 e 44, in cui Tex e Carson si trovavano sotto il fuoco nemico?

Carson urla a Tex: 'Svelto! Ho trovato un fortino!' (In realtà si tratta di un semplice recinto per cavalli)

Tex: 'Sarebbe questo il 'fortino'?'

Carson: 'Che pretendevi?! Che ti facessi spuntar di colpo forte apache?'

Tex: 'Spiritoso!'

Carson: 'Piantagrane!'

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6 hours ago, Tex_Mat said:

Non dubito che, passata al setaccio, anche questa storia possa avere dei difetti... ma non riesco a trovarne :lol: .

 

Nemmeno io.

 

Eppure, c'è gente che insiste a dire che TUTTE le storie hanno gli stessi difetti, e se li vedi è colpa tua che decidi di vederli solo lì anche sono in tutte le storie. Che è tutto uguale, GL Bonelli scriveva come Nizzi, Alan Moore scriveva come Bill Mantlo, D'Antonio scriveva come Mignacco. E lo dicono con tale sicurezza, come se fosse una cosa ovvia, che pensi "ma avranno controllato qualche volta? A me non risulta..."

 

2 hours ago, Letizia said:

Vi ricordate cosa succede nelle vignette successive?

Diciamo che si può immaginare facilmente...  :lol:

 

 

 

Edited by Diablero
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  • co fondatore

Certe scene di GLB mi fanno sganasciare. Prendete ad esempio la scena tratta dal #92 in cui Tex e Carson danno una lezione ai due bulli davanti a loro mentre fanno colazione (e la reazione della tenutaria della locanda). Capolavoro.

 

Ma anche nelle scene drammatiche: ne La voce misteriosa a un certo punto Tex si trova faccia a faccia col gorilla che brandisce lo spadone, in netta difficoltà... e GLB lo cava d'impiccio senza umiliarlo.

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Mi viene in mente la sequenza (Tex n. 217) in cui Tex e Carson stanno dirigendosi verso un saloon dove li aspetta un agguato e notano un tipo appoggiato alla parete che fa un gesto, apparentemente per caso ma 'sospetto'.

Carson: 'Chi ci aspetta non ha certo in programma di offrirci una serenata. Che si fa?'

Tex: 'Entro prima io e tu mi copri bloccando l'ometto sulla porta'

Carson: ' E se per caso ci sbagliassimo e il gesto di quel tipo avesse avuto tutt'altro significato?'

Tex: 'Io ci credo poco, ma se così fosse, quando riprenderà i sensi gli faremo le nostre scuse'.

Mentre Tex entra nel saloon, Tex dice a Carson: 'Carson... saluta il signore'

Carson al tipo: 'Buon giorno mister' e lo metto a nanna col calcio della pistola

Carson a Tex, nel saloon: "Ordina pure. Tex!'

Tex: 'Ha detto niente?'

Carson: 'Chi? il gorilla appostato presso la porta?!... non ha nemmeno fiatato e si è messo a dormire'

Tex: 'Meglio per lui, e sogni d'oro!'

Tutta la seguenza sarebbe più lunga ma il succo è questo...

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Quello che avete tutti sottolineato, in questo bellissimo topic, è uno solo: 

 

Quello che rendeva memorabili le storie di GLBonelli era la scrittura brillante. Cosa vuol dire? Tutto e niente. 

Forse è solo il modo in cui tiene avvinghiato il lettore alla pagina. 

 

E se notate tutti i grandi successi Bonelliani sono caratterizzati dalla stessa caratteristica. Una scrittura diversa, ma sempre brillante e mai noiosa o statica. 

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