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TWF - Tex Willer Forum

[776/777] New Hope


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Letta anch’io. Storia notevolissima, devo dire che sono davvero colpito. Per testi e disegni, la metto tra le migliori degli ultimi anni.

Manfredi scrive una versione western de Le colline hanno gli occhi, mettendo però al centro dell’azione Tex e Carson, sempre riconoscibili, risolutivi, perfetti.

Come osservato da Diablero, e come anche nel film di Craven, a un secondo livello di lettura traspare una visione dell’umanità di un nichilismo impressionante.

Fare una storia di Tex così è geniale. E disegni di Gomez sono semplicemente mostruosi.

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Letta la storia, direi molto bene sotto tutti i punti di vista tranne 2 cose: i volti di Tex e Carson che non mi piacciono proprio e (come nel Texone) la scarsa consistenza dei nemici, sicuramente affascinanti, ma di fatto veramente poco pericolosi. Molto bella la scena iniziale della sfida 2 vs 6 davanti all'ufficio dello sceriffo.

 

Tex e Carson veramente in grande spolvero!

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<span style="color:red">3 minuti fa</span>, cuervojones dice:

Letta la storia, direi molto bene sotto tutti i punti di vista tranne 2 cose: i volti di Tex e Carson che non mi piacciono proprio e (come nel Texone) la scarsa consistenza dei nemici, sicuramente affascinanti, ma di fatto veramente poco pericolosi. Molto bella la scena iniziale della sfida 2 vs 6 davanti all'ufficio dello sceriffo.

 

Tex e Carson veramente in grande spolvero!

 

Quella scena iniziale mi aveva messo fuori strada. Bellissima e rapida, disegnata benissimo, mi aveva però lasciato un pò di amaro in bocca perchè avrei preferito che fosse scritta come fa di norma @borden, facendoci conoscere bene sceriffo e vicesceriffo anche con qualche vignetta di approfondimento. Ci siamo invece ritrovati nel secondo albo qualcosa di spiazzante e piuttosto anomalo in Tex che ha diviso noi lettori in maniera abbastanza netta.

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Riconosco che la trama nel secondo volume prende una piega abbastanza insolita per il personaggio, tuttavia l'ho apprezata maggiormente rispetto ad esempio alla trama iper semplicistica del Texone... con la nota negativa, anche qui come nel Texone, della troppa poca difficoltà nel far fuori i nemici da parte di Tex e Carson.

 

Per chi di voi ha avuto modo di vedere il remake de I Magnifici 7 (quello con Denzel e Ethan Hawke), alcune strategie per la difesa del villaggio utilizzate dai pards vengono direttamente da li a mio avviso.

 

 

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Storia che si legge d’un fiato! Sono tra quelli che l’hanno apprezzata, senza stare troppo a pensare/riflettere sulle motivazioni (plausibili o impresentabili) dei minatori.

La cosa che mi ha colpito di più è l’assoluta schiettezza di Borden nel “criticare “ la storia di Manfredi…in un mondo dove regnano il politically correct e l’ipocrisia, avere il coraggio di scrivere quello che si pensa davvero, pur nel rispetto di chi purtroppo non è più tra noi, merita tutta la mia stima.

Altra considerazione: da quanto tempo non veniva omesso il nome del curatore su un albo?

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<span style="color:red">9 ore fa</span>, Magic Wind dice:

Letta anch’io. Storia notevolissima, devo dire che sono davvero colpito. Per testi e disegni, la metto tra le migliori degli ultimi anni.

Manfredi scrive una versione western de Le colline hanno gli occhi, mettendo però al centro dell’azione Tex e Carson, sempre riconoscibili, risolutivi, perfetti.

Come osservato da Diablero, e come anche nel film di Craven, a un secondo livello di lettura traspare una visione dell’umanità di un nichilismo impressionante.

Fare una storia di Tex così è geniale. E disegni di Gomez sono semplicemente mostruosi.

Bah...Manfredi su MV secondo me riusciva a far emergere di più sia i personaggi che le atmosfere alla Le colline hanno gli occhi.

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<span style="color:red">53 minuti fa</span>, Diablorojo82 dice:

Bah...Manfredi su MV secondo me riusciva a far emergere di più sia i personaggi che le atmosfere alla Le colline hanno gli occhi.

 

Certo, quella era una sua serie e particolarmente ispirata. Interessante e da leggere/collezionare, sebbene ovviamente qualche numero fosse molto meno ispirato.

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https://magazineubcfumetti.com/2025/07/14/tex-n-776-777-i-dimenticati/

 

Condivido le recensioni positive fatte a questa avventura.

Il compianto Manfredi su Tex ha espresso in minima parte il suo immenso talento per la scrittura,  ma rimangono comunque storie degne di nota che rileggerò sempre con piacere. 

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Pur apprezzando il ritmo dell'avventura, purtroppo non riesco a comprendere neanch'io le motivazioni di questi minatori che inoro

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6 ore fa, laredo dice:

Quello che non mi torna in questa recensione è il giudizio sulla comunità dei Mormoni e il parallelismo col film di Wes Craven "Le colline hanno gli occhi" (il parallelismo non lo spunto, che di fatto è abbastanza evidente). Ossia questa parte del commento:

"I richiami alla pellicola di Craven sono già nel plot del racconto: uno scontro tribale tra due gruppi che, all’esito della battaglia, si rivelano molto più simili tra di loro di quanto sembrasse all’inizio. Se è vero che la famiglia Carter del lungometraggio si dimostra persino più spietata dei suoi assalitori nella lotta per la sopravvivenza, è altrettanto innegabile che l’arida meschinità dei componenti della confraternita mormone risulta non meno agghiacciante delle deformità fisiche dei loro avversari. Manfredi evidenzia chiaramente che, in questa disputa per il controllo del territorio, l’ipocrita conservatorismo perbenista di Jakob e dei suoi maschera un primordiale istinto di prevaricazione verso il prossimo terribilmente speculare alla crudeltà selvaggia dei cosiddetti “mostri”."

 

Ora, secondo me invece la storia di Manfredi va in senso opposto al film: la comunità di Mormoni inizialmente viene presentata piena di pregiudizi, perbenista, bigotta, intollerante verso i diversi (il ragazzino indiano chiuso nel porcile) ma nel procedere della vicenda più che prevaricatori e malvagi i Mormoni appaiono piuttosto ottusi e ignoranti, degli ingenui che, una volta spiegatogli le cose (l'indiano che non è un diavolo!), non sono poi così fanatici o crudeli, tanto che alla fine, nell'ultima pagina ,Tex se ne va in buoni rapporti con loro dicendo: "La vostra è una comunità di brava gente, Jakob" (e sappiamo che Tex nei giudizi sulle persone è infallibile).

 

Nel film di Craven la brava famiglia apparentemente "normale" si rivela infine mostruosa come i "mostri" (un po' alla Dylan Dog), qui al contrario la comunità mormone non ha niente che la accomuni o la faccia assomigliare ai feroci selvaggi, in modo "speculare" (come dice la recensione sopra). (Feroci "mostri - tra parentesi - le cui motivazioni mi sembrano chiare: sono razziatori e assassini che sopravvivono così.)

Infatti nella seconda parte della vicenda non ci sono scene di crudeltà dei Mormoni, o loro espressioni di cattiveria, o responsabilità e scheletri nell'armadio, o quant'altro che li mettano in cattiva luce. Il lieto fine e il giudizio positivo di Tex nei loro confronti fanno sì che al termine della storia il lettore, che prima li guardava con diffidenza, ora si ricreda e li valuti adesso con occhi più benevoli (il contrario del film di Wes Craven).

Edited by Poe
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<span style="color:red">3 ore fa</span>, Leo dice:

Pur apprezzando il ritmo dell'avventura, purtroppo non riesco a comprendere neanch'io le motivazioni di questi minatori che inoro

 

Vabbè qualcosa è andato storto. Dicevo che questi sono minatori e poi diventano mostri. Ma perché? Capisco che l'incidente li sfiguri e li renda mostruosi esteriormente, ma poi perché tutti, ma proprio tutti, sono vittima di una follia collettiva che li coglie anche dal di dentro? Dov'è la verosimiglianza di questa scelta narrativa? Non siamo poi così distanti da storie esecrate come Il Pistolero Voodoo alla fin fine. Anche qui pare esserci una cattiva magia che si impossessa degli animi e delle menti di tutta una comunità, perché solo con l'irrazionale puoi spiegare qualcosa che altrimenti non avrebbe senso nella vita reale. 

Capisco anche la sospensione dell'incredulità, ma qui si chiede davvero tanto. 

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43 minuti fa, Poe dice:

Quello che non mi torna in questa recensione è il giudizio sulla comunità dei Mormoni e il parallelismo col film di Wes Craven "Le colline hanno gli occhi" (il parallelismo non lo spunto, che di fatto è abbastanza evidente). Ossia questa parte del commento:

"I richiami alla pellicola di Craven sono già nel plot del racconto: uno scontro tribale tra due gruppi che, all’esito della battaglia, si rivelano molto più simili tra di loro di quanto sembrasse all’inizio. Se è vero che la famiglia Carter del lungometraggio si dimostra persino più spietata dei suoi assalitori nella lotta per la sopravvivenza, è altrettanto innegabile che l’arida meschinità dei componenti della confraternita mormone risulta non meno agghiacciante delle deformità fisiche dei loro avversari. Manfredi evidenzia chiaramente che, in questa disputa per il controllo del territorio, l’ipocrita conservatorismo perbenista di Jakob e dei suoi maschera un primordiale istinto di prevaricazione verso il prossimo terribilmente speculare alla crudeltà selvaggia dei cosiddetti “mostri”."

 

Ora, secondo me invece la storia di Manfredi va in senso opposto al film: la comunità di Mormoni inizialmente viene presentata piena di pregiudizi, perbenista, bigotta, intollerante verso i diversi (il ragazzino indiano chiuso nel porcile) ma nel procedere della vicenda più che prevaricatori e malvagi i Mormoni appaiono piuttosto ottusi e ignoranti, degli ingenui che, una volta spiegatogli le cose (l'indiano che non è un diavolo!), non sono poi così fanatici o crudeli, tanto che alla fine, nell'ultima pagina ,Tex se ne va in buoni rapporti con loro dicendo: "La vostra è una comunità di brava gente, Jakob" (e sappiamo che Tex nei giudizi sulle persone è infallibile).

 

Nel film di Craven la brava famiglia apparentemente "normale" si rivela infine mostruosa come i "mostri" (un po' alla Dylan Dog), qui al contrario la comunità mormone non ha niente che la accomuni o la faccia assomigliare ai feroci selvaggi, in modo "speculare" (come dice la recensione sopra). (Feroci "mostri - tra parentesi - le cui motivazioni mi sembrano chiare: sono razziatori e assassini che sopravvivono così.)

Infatti nella seconda parte della vicenda non ci sono scene di crudeltà dei Mormoni, o loro espressioni di cattiveria, o responsabilità e scheletri nell'armadio, o quant'altro che li mettano in cattiva luce. Il lieto fine e il giudizio positivo di Tex nei loro confronti fanno sì che al termine della storia il lettore, che prima li guardava con diffidenza, ora si ricreda e li valuti adesso con occhi più benevoli (il contrario del film di Wes Craven).

Il che dimostra che anche questa recensione non guarda nel merito della storia, che è poca cosa, ma per motivi che non riesco a comprendere (forse perché Manfredi è scrittore, cantante, sessantottino, ha fama di intellettuale?) cerca in tutti in modi di nobilitarla facendo esempi "alti", ma ben poco calzanti ed esagerati. In particolare I sette samurai!...  Ma dai! Ma come si può? Un simile paragone è imbarazzante.

Edited by borden
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"Uno dei riferimenti cinematografici di Manfredi, all’atto della stesura di questa vicenda, sembra essere I sette samurai, monumentale (per concezione, realizzazione e potenza narrativa) pellicola del 1954 del regista giapponese Akira Kurosawa. Non è difficile riconoscere, nei pavidi abitanti di New Hope, la riproposizione odierna dei contadini del villaggio nipponico, incerti se temere di più i briganti razziatori oppure i samurai ingaggiati per difenderli. La priorità, per Tex e Carson, è stabilire un rapporto solidale con la comunità, improvvisando una sommaria linea difensiva del posto e arruolando, allo scopo, gli imbranati cittadini a cui viene imposto un basilare addestramento all’uso delle armi."

Posso autocitarmi, Mauro? Posso far presente che la parte in cui Tex e Carson cercano di approntare la difesa del villaggio mi ricorda la pellicola di Kurosawa? Come tu sei libero di pensare che la storia è "poca cosa", io lo sono di  ritenere che Manfredi abbia avuto questi riferimenti in testa quando l'ha scritta. Con Saluti ed immutata stima!

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Personalmente ritengo che influisca molto sui giudizi il fatto che il povero Gianfranco non ci sia più.

 

Per ragioni a volte insondabili le opere postume assumono sempre un fascino particolare per i critici. (In questo caso ci si inerpica in tante tesi anche molto illuminate che molto probabilmente l'autore non considerava affatto e che in fondo nelle pagine a fatica trovano riscontro a mio avviso!) 

 

Non me ne vogliate, ma penso che se Manfredi fosse ancora fra noi, parecchie recensioni sarebbero diverse. 

 

<span style="color:red">1 ora fa</span>, Leo dice:

Vabbè qualcosa è andato storto. Dicevo che questi sono minatori e poi diventano mostri. Ma perché? Capisco che l'incidente li sfiguri e li renda mostruosi esteriormente, ma poi perché tutti, ma proprio tutti, sono vittima di una follia collettiva che li coglie anche dal di dentro? Dov'è la verosimiglianza di questa scelta narrativa? Non siamo poi così distanti da storie esecrate come Il Pistolero Voodoo alla fin fine. Anche qui pare esserci una cattiva magia che si impossessa degli animi e delle menti di tutta una comunità, perché solo con l'irrazionale puoi spiegare qualcosa che altrimenti non avrebbe senso nella vita reale. 

Capisco anche la sospensione dell'incredulità, ma qui si chiede davvero tanto. 

Condivido ogni singola parola pard, e lo avevo anche scritto in precedenti commenti.

 

Per me il soggetto è implausibile e forzato, quindi mi sembra corretto giudicarlo tale, come lo si fa con Ruju, Faraci, Nizzi, Nolitta e Borden quando lo si ritiene.

 

I gusti sono gusti, ma non ditemi che occorra una cultura fumettistica alta per comprenderne i significati nascosti celati volutamente dall'autore, in una storia che palesemente stenta a stare in piedi. Mi fido più che altro di quello che asserisce Mauro che quel soggetto lo ha comunque letto e approvato.

 

Per quanto è triste doverlo dire, visto che Gianfranco non è più fra noi, per me la storia è poco riuscita. Poi sarò pure ignorante in materia, ma non bastano motivazioni molto personali opinabili a farmi rivedere il mio giudizio finale. Considerandole così, si potrebbero salvare pure ciofeche di storie come il "Disertore" e buona parte della produzione nolittiana che di texiano ha ben poco.

P.s. Non linciatemi, ma mi andava di essere schietto. 

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<span style="color:red">3 ore fa</span>, Ronin dice:

Posso autocitarmi, Mauro?

Sei l'autore della recensione? Complimenti, l'ho apprezzata molto, pur sentendomi maggiormente rappresentato dal pensiero di Mauro: si sta cercando di attribuire a questa storia livelli di lettura che stanno più nella mente di chi la giudica che nella storia in sé.

Ciò detto, è comunque piacevole scoprire ciò che altri lettori hanno visto in una storia e provare a riscoprirla e rileggerla mentalmente prendendo in prestito queste nuove chiavi di lettura (che però non dovrebbero influenzare il giudizio sull'opera).

Trovo la tua recensione ben scritta e andrò a leggermene altre, bravo! Per me il riferimento a I sette samurai è calzante (in effetti i punti in comune non sono pochi), se però Manfredi c'abbia davvero pensato non lo sapremo mai :P

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Somiglianze con i sette samurai:

 

1) A differenza del film "Le colline hanno gli occhi", l'attacco dei predoni non è improvviso e imprevedibile, ma è STAGIONALE.

Al momento del raccolto, l'anno precedente, sono arrivati i predoni e hanno saccheggiato le scorte del villaggio. Uccidendo due uomini DURANTE IL FURTO.

 

(questo sembra essere un punto che sfugge a Leo e agli altri che, forse tratti in inganno dalle descrizioni dei superstiziosi mormoni sui "demoni usciti dall'inferno", SI SONO CONVINTI CHE QUELLI UCCIDANO SENZA GUADAGNO E SENZA SENSO. Se LA STESSA IDENTICA STORIA, CON LE STESSE EFFERATEZZE fosse stata scritta con "normalissimi banditi messicani", con la TIPICA efferatezza da "spaghetti western"...  sono convinto che Leo, Borden e tutti gli altri NON AVREBBERO TROVATO NULLA DA RIDIRE e non avrebbero trovato per nulla "strano" il loro comportamento)

 

È passato UN ANNO. un anno in cui NON CI SONO PIÙ STATE VIOLENZE (quindi, di nuovo... non è che gli ex minatori scorrazzino per il west a fare violenze COME UNA NORMALISSIMA BANDA DI BANDITI MESSICANI VISTI MILLE VOLTE, e forse per questo, oltre al fatto che gli manca il sombrero, sono considerati "irrealistici"...

 

Adesso, SONO STATI VISTI ATTORNO AL VILLAGGIO, e quindi (giustamente) i Mormoni temono un nuovo attacco PER RUBARGLI IL RACCOLTO.

 

2) I contadini sono pacifici (a differenza della famiglia del film di Craven), e non sono in grado di difendersi. Chiamano quindi uomini violenti a proteggerli. (qui, essendo Tex e Carson, agiscono per desiderio di giustizia e non è richiesto pagamento)

 

3) I "samurai" (Tex e Carson) cercano di organizzare i contadini, ma con scarsi risultati.

 

--------------

 

Credo che quindi il paragone con i sette samurai, o con i magnifici sette, o anche con "Lo Chiamavano Trinità" (altro film dove due pistoleri salvano una comunità religiosa non violenta che viene vessata da una banda) siano ovvi: il problema della "comunità di gente indifesa per qualche motivo (contadini disarmati, motivi religiosi, etc.) e un gruppo di violenti li deruba annualmente del frutto del loro lavoro, e chiamano in soccorso altri violenti" non solo è un "trope" comune, ma è anche una variante di uno dei temi western primari: il violento, il fuori-legge che salva la "civiltà" che lo esclude.

 

Il motivo per cui questa evidente parentela fra queste storie non si vede è per me lo stesso motivo, già accennato sopra, per cui ci si straccia le vesti per "l'assurdità" di questo gruppo che "deruba e uccide", come se fosse una cosa FUORI DAL MONDO e non fosse una cosa... già vista mille volte. Anche in storie di Borden. Non ha mai usato una banda di desperados messicani? O di predoni apache? Che facevano? Non rapinavano e uccidevano?

 

Ribadisco, eliminate l'incidente e le ustioni, mettetegli baffoni e sombrero, e fate avvenire le stesse identiche cose nella storia. Nessuno alzerebbe un sopracciglio. Uccidere sadicamente il locandiere? Normale, i predoni apache lo fanno sempre. E pure prendere schiavi. Quante volte avete visto bande di banditi messicani minacciare un villaggio? Quando guardate I magnifici sette fermate il film mettendo in pausa il telecomando per dire:

 

"Pur apprezzando il ritmo dell'avventura, purtroppo non riesco a comprendere neanch'io le motivazioni di questi bandidos messicani che ignoro"?

 

Quando guardate i magnifici sette, pensate "ma no, è impossibile che qualcuno DERUBI E UCCIDA, è assolutamente impossibile! Deve essere successo qualcosa di TERRIBILE per spingere queste persone a commettere COSE COSÌ MOSTRUOSE!!"?

 

Volete sapere cosa di spaventoso deve essere mai successo nella vita di Calvera, di Carranza, di Manuel, di Mezcal, di Emiliano? O lo accettate semplicemente?

 

Perché non riuscite ad accettare che qui facciano le stesse cose? Perché hanno detto che sono ex minatori?

 

Mi immagino la scena: "Bellissimo film i magnifici sette, con quel bandito messicano, Calvera! Che gran cattivo!" "beh, sai, nella sceneggiatura è scritto che Calvera è stato anche minatore prima di diventare bandito"... "BEH, NO, QUESTO È TROPPO! Se è stato minatore, DEVONO DARMI UNA BUONA SPIEGAZIONE, sul perché poi un santo puro come un minatore si metta a rapinare la gente!!!"  :lol:

 

Forse vi siete lasciati suggestionare dai racconti dei Mormoni che parlano di "diavoli usciti dall'inferno", ma non dovrebbe essere chiaro che quei bigotti superstiziosi sono terrorizzati anche dal bambino indiano, che considerano l'inviato del diavolo? Se date retta a loro, dovreste chiedervi come mai i figli degli indiani siano tutte creature demoniache, e criticare Manfredi per averlo suggerito...  :lol:

 

 

 

 

Edited by Diablero
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<span style="color:red">7 ore fa</span>, Diablero dice:

Volete sapere cosa di spaventoso deve essere mai successo nella vita di Calvera, di Carranza, di Manuel, di Mezcal, di Emiliano? O lo accettate semplicemente?

 

Perché non riuscite ad accettare che qui facciano le stesse cose? Perché hanno detto che sono ex minatori?

Qui lo sceneggiatore non ci presenta i nemici come persone comuni. Ce li presenta come vittime di un incidente talmente grave da averli resi deformi e folli. Il lettore quindi è portato a cercare nell'incidente l'origine esclusiva della loro spietatezza. È lo scrittore stesso che non vuole che il lettore guardi alla loro crudeltà come una caratteristica innata. Da qui le critiche di chi dice che tutto ciò abbia poco senso.

Se ci venissero presentati come messicani qualsiasi, come dici tu, nessuno si porrebbe il problema.

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Quindi se Manfredi avesse scritto in una didascalia che l'esplosione aveva liberato una certa quantità di Cobalto-Thorio G, responsabile di alterazioni metaboliche nel sistema limbico degli esposti, tutto sarebbe stato migliore?

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<span style="color:red">8 minuti fa</span>, Il sassaroli dice:

Quindi se Manfredi avesse scritto in una didascalia che l'esplosione aveva liberato una certa quantità di Cobalto-Thorio G, responsabile di alterazioni metaboliche nel sistema limbico degli esposti, tutto sarebbe stato migliore?

Non per me (è un po' tutta la vicenda ad essere debole), ma sono sicuro che in molti sarebbero felici per il ritorno delle didascalie :P

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12 ore fa, Ronin dice:

Posso far presente che la parte in cui Tex e Carson cercano di approntare la difesa del villaggio mi ricorda la pellicola di Kurosawa? Come tu sei libero di pensare che la storia è "poca cosa", io lo sono di  ritenere che Manfredi abbia avuto questi riferimenti in testa quando l'ha scritta. Con Saluti ed immutata stima!

"Avere dei riferimenti" non vuol dire che le due opere siano dal punto din vista qualitativo neppure lontanamente paragonabili. Il tuo modo di porre la cosa è fuorviante perché chiunque "ha dei riferimenti". Perché non hai citato "I magnifici sette", invece? ;) Era meno chic? 

Si tratta di opinioni, tranquillo, ma scomodare Kurosawa è cosa pesante...

Come puntualizza Diablero, la storia dell'attacco al villaggio e della difesa di esso è in fondo un cliché già visto altre volte.

Edited by borden
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Esimio Borden, per quanto mi riguarda "avere dei riferimenti" vuol dire che l'autore, al momento della stesura della storia, ha richiamato, consciamente o meno, dei "modelli" a cui si è ispirato. Per nulla fuorviante. Sul risultato finale, poi, ognuno ha le sue opinioni, anche molto divergenti, come si è visto. Per quanto riguarda la tua maliziosa battuta sulla mia mancata citazione dei "Magnifici Sette" è talmente risaputo che questa pellicola non sia altro che il remake di quella che ho citato io da rendere superflua la tua insinuazione sul fatto che ho voluto sembrare colto e snob. Io preferisco Kurosawa e, in una vicenda che vede coinvolto un villaggio isolato razziato periodicamente da dei banditi e difeso poi da guerrieri (samurai, cowboys, rangers...) inizialmente visti con diffidenza dalla comunità, ci vedo Kurosawa. Fine della discussione, per me. Sempre con la massima stima, Mauro!

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Perdonatemi, ma continuo a non capire il modo di argomentare questa storia.

Mi si dice che se fossero bandidos messicani, nessuno batteva ciglio; ma che c'entra sarebbe stata un'altra storia!

Avete mai visto pericolosissimi fuorilegge che si fanno comandare come pecorelle da una coppia di incartapecoriti guardiani? Tutti, ma proprio tutti eh, senza alcuna remora ed esclusione. (Ma dai!)

 

Di villaggi di banditi nella saga ne abbiamo visti a bizzeffe, e non occorre scandagliare nel loro passato ovviamente, ma qui l'autore ci fa sapere le cause scatenanti della metamorfosi di semplici minatori (una ventina abbondante senza esclusione di coscienza), magari per arricchire un soggetto che in caso contrario trattava solo di un assalto a un paese di bigotti mormoni e Tex che con due spari e fossati in cui far esplodere gli incursori con la stessa dinamite, li batteva facilmente.

Ma per me così facendo mette una forzatura da matita rossa e non mi si tirino in ballo gli indiani o la lotta della sopravvivenza (nessun minatore dei venti ha mai pensato che se scarseggiavano le derrate si poteva emigrare invece di assassinare propri simili per stare sepolti in una buia miniera?). La trovata è labile e non mi va giù, liberissimi gli altri ad accettarla, ma se si sbaragliano le carte a proprio piacimento ognuno per avvalorare la propria tesi, ogni storia è un capolavoro o una ciofeca.

 

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Mi tocca scomodare GL Bonelli...  :lol:

 

Albo 130, "il cacciatore di taglia": cosa spinge la famiglia Conner a rapinare e uccidere?

 

E notate bene, durante la rapina uccidono un sacco di gente che solo facendo il suo dovere (conto almeno 9 morti, anche pensando che quando si vede il cavallo cadere abbiano colpito solo il cavallo). Picchiano con la canna della colt, in pieno volto, una donna. 

 

Certo, all'epoca (anni 70) la povertà, le banche che ti portano via la fattoria, erano ancora un "motivo" presente sui media. Non c'era stata ancora l'enorme "rimozione" degli anni 80 e la cancellazione della povertà dai media.

 

Certo, i Conner sono mostrati in maniera quasi EROICA, morire per difendersi l'un l'altro, ma erano una famiglia, in termini di vittime... il body count è superiore a quello mostrato in questa storia da parte degli ex minatori.

 

Davvero pensate che fra tutti i banditi e assassini spinti dalla fame ci debba sempre essere lo stesso livello di cameratismo? :lol:

 

Lì entra in gioco la diversa visione della natura umana di Gl Bonelli e Manfredi: i Conner non sono "prepotenti naturali", anzi sono più "vittime della società", non sono "caporali" per dirla alla Totò come quelli tipici contro cui combatte Tex, e quindi anche se sono rapinatori e assassini, la visione "positiva" della natura umana di GL Bonelli ce li mostra comunque con qualità umane ammirevoli (e non era "strano" per lui, basta vedere come già negli anni 40 in una delle prime storie, quella dei Dalton, ammirati per il coraggio di Tex i banditi non gli sparano mentre recupera un ferito...), mentre Manfredi ci mostra TUTTI (con rare eccezioni, il bambino in pratica...) come prepotenti, meschini, crudeli.

 

Ma fra queste due visioni, sarebbe semmai quella di GL Bonelli a necessitare di "spiegazioni": "questa è brava gente, possibile che la povertà e il risentimento li spingano a uccidere?", contrapposto "questi erano probabilmente pezzi di m##da anche prima, ovvio che poi diventino così", eppure, negli anni 70 eravamo abituati a darci da soli le spiegazioni senza aspettarci che tutto fosse spiegato tre volte! :P

 

Come dice il Sassaroli...

 

6 hours ago, Il sassaroli said:

Quindi se Manfredi avesse scritto in una didascalia che l'esplosione aveva liberato una certa quantità di Cobalto-Thorio G, responsabile di alterazioni metaboliche nel sistema limbico degli esposti, tutto sarebbe stato migliore?

...davvero credete che "aggiungere dialoghi esplicativi" a profusione, che spieghino la rava e la fava, ammorbando i testi e rendendoli pesanti...  MIGLIORI LE STORIE???  :lol:

 

Uno dei motivi per cui questa è la migliore storia di Tex sulla regolare da anni, è anche e soprattutto il fatto che i dialoghi siano secchi e più naturali (poi, se questo è anche merito delle modifiche di Giusfredi, lode anche a lui, ma insisto che avrebbe dovuto farlo anche a Boselli...  :lol: ), e che per una volta ci siano stati risparmiati gli eterni "spiegoni" che hanno ammorbato troppe storie recenti.

 

Certo, Tex non è Dylan Dog, non è che basta "non spiegare", una logica comprensibile ci vuole: ma per me qui c'è, di una ovvietà sconcertante: gente che vive ai margini della società, violenta, vede roba e la prende. Cosa c'è di tanto difficile da spegare? Andate nella stazione di Milano di notte, magari trovate qualcuno che gentilmente ve lo spiega...   :P

 

 

 

 

Edited by Diablero
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