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TWF - Tex Willer Forum

[780/781] L'argento di Socorro


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Fa un po' effetto commentare quella che, purtroppo, sarà l'ultima fatica del compianto Manfredi su Tex.

Devo ammettere che la notizia della sua prematura scomparsa mi colpì a inizio anno, visto che Gianfranco era un autore che ho stimato molto e con cui ho avuto la fortuna d'interagire in passato con un breve ma proficuo scambio in chat su Facebook. Quello stesso social che un po' lo indusse a comportarsi sui generis, soprattutto negli ultimi tempi, tuttavia è innegabile che la sua cultura unita al senso critico, davano vita a interventi mai banali, seppur non sempre condivisibili.

 

Non volendo scriverne un necrologio ritardato, mi appresto subito ad affrontare la questione, ma permettetemi l'ultima considerazione: quando scompaiono autori che sono diventati a noi familiari durante anni di letture, sembra quasi non vero e fa l'impressione che da un momento all'altro si ritrovi nel tamburino il loro nome nelle prossime storie, purtroppo così non è più e ciò ci mostra pure quanto veloce giri la ruota della vita sul viscido asfalto del tempo.

 

Manfredi su Tex non l'ho mai del tutto visto a suo agio, questo è un argomento ormai trito e ritrito sui miei commenti sul Forum. Al netto di qualche piccola gemma, la sua produzione sulla saga è sempre stata altalenante e non sempre del tutto centrata (vedi l'ultima breve prova affidata a Gomez, che a mio avviso nasceva viziata da un soggetto forzato).

 

Almeno stavolta lo spunto è classico e più idoneo, sebbene a tratti mi pare non sfruttato al meglio.

Di miniere e speculatori senza scrupoli se n'è perso il conto sulla serie, ma ogni volta l'argomentazione permette all'autore che la seleziona, di dare vita a una trama molto classica e marcatamente western.

 

Gianfranco decide di rendere più personale l'idea di base, ponendo a capo della criminosa organizzazione un ex ufficiale dell'esercito, roso dalla cupidigia e dall'odio verso un suo vecchio nemico apache, che gli portò via il braccio destro e la ragione.

Curiosa la coincidenza che la follia accomuni le ultime due prove dell'autore su Tex, ma stavolta, sebbene resa in modo alle volte pittoresco, con visioni distorte che inducono Larkin a rivedere l'odiato Pietra di Luna nei panni di chiunque si avvicini a lui, trovo sia più plausibile la cosa rispetto all'assurda epidemia collettiva di pazzia che inspiegabilmente travolse un'intera comunità di semplici minatori, divenuti mostri dopo un'esplosione.

 

Interessante pure la figura di Shannon, il braccio destro, di cui Larkin si fida ciecamente.

 

Purtroppo Manfredi chiude un po' troppo rapidamente i conti sia con lui che con il capo, non donando risalto e coinvolgimento particolare alle sequenze clou che vedono la loro scomparsa. Anzi quella di Larkin che fa crollare la volta per portare con se Tex durante il suo suicidio, mi è sembrata una trovata alquanto stonata, così come reputo sia troppo ripetitivo lo stratagemma del tunnel sconosciuto ai più che permette al nostro ranger di penetrare di soppiatto nel forte senza patemi. Tipica scorciatoia narrativa già vista e rivista sulla saga e molto utilizzata da altri autori per spianare il finale.

 

Per il resto il ritmo è accettabile, i dialoghi secchi e funzionali.

In pratica una storia positiva dopo le ultime che poco mi avevano appassionato. Peccato sarà l'ultima inedita di Gianfranco; purtroppo la fantasia può tutto ma non sconvolgere le ferree leggi della vita, di cui la morte è un caposaldo.

 

Majo è un disegnatore molto duttile e preparato, che mostra bene la sua personalità stilistica anche sul western.

Buone inquadrature, una corretta rappresentazione dei pards, dinamicità ben resa e un campionario di tratteggi abili e nervosi che rendono al meglio nello sfondo di un'ambientazione di frontiera.

Le carte in regola per passare definitivamente su Tex ci sono, ma credo che i redattori di Dampyr fin quando potranno, se lo terranno ben stretto e farei altrettanto ai loro posti, visto il valore dell'artista.

Ma da lettore texiano spero che Giusfredi riesca a strapparlo più spesso alla "concorrenza". Il mio voto finale è 7

Edited by Condor senza meta
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<span style="color:red">25 minuti fa</span>, Condor senza meta dice:

Purtroppo Manfredi chiude un po' troppo rapidamente i conti sia con lui che con il capo, non donando risalto e coinvolgimento particolare alle sequenze clou che vedono la loro scomparsa. Anzi quella di Larkin che fa crollare la volta per portare con se Tex durante il suo suicidio, mi è sembrata una trovata alquanto stonata

Ottima recensione come sempre. E concordo su questo, per me l’unica nota stonata di una prova molto buona

So long, Gianfranco

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  • 2 weeks later...

Miglior congedo da Gianfranco Manfredi non poteva esserci. Piaciuta molto, anche aiutato da un Majo pregevole. Storia intrigante, fuori dai soliti schemi che mi ha ricordato più che mai il modo di raccontare di Magico Vento dove spesso erano comprimari e avversari a dare sapore alle storie. 

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Arrivo un po' tardi a commentare, ma arrivo: per me storia promossa. Al netto di qualche punto un po' debole (io non so quando sia stata scritta questa storia, ma se consideriamo che è uscita a quasi un anno dalla sua morte mi viene da pensare che Manfredi l'abbia realizzata già da malato), la storia scorre piacevolmente. 

Mi è piaciuta molto la gestione dei vari comprimari e anche se qualche soluzione non si può dire riuscitissima, Manfredi ha confezionato una storia dal sapore classico che è stato un vero piacere leggere.

 

Majo ottimo come sempre, il bianco e nero è il suo ambiente ideale. Prova leggermente inferiore a quella del Texone (anche se, come altri hanno già detto) i suoi capolavori sono su Dampyr.

 

Insomma, un buon commiato per Manfredi. Un autore che su Tex non sarà stato sempre impeccabile, forse soffrendo il fatto di non lavorare su un personaggio proprio, ma che sulle proprie opere è sempre stato intoccabile, un artista poliedrico e un intellettuale che era sempre interessante leggere e ascoltare anche quando non si condividevano le sue opinioni.

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Il 28/11/2025 at 17:34, Laramie dice:

Al netto di qualche punto un po' debole

Credo che l’unico elemento che possa abbassare a mio avviso la valutazione di questa ottima storia, come ho già scritto, sia il finale. Mi pare tirato via frettolosamente 

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Secondo Arthur Danto, in estetica la teoria fa la differenza; anzi, il critico arriva a sostenere che è la teoria stessa a rendere un oggetto un’opera d’arte. Pur trattandosi forse di un’affermazione eccessiva, è difficile non concordare almeno sul fatto che conoscere il contesto di un’opera possa cambiarne radicalmente la fruizione: sapere che Campo di grano con corvi è l’ultimo dipinto di Van Gogh prima del suicidio modifica inevitabilmente il nostro sguardo e cambia il modo in cui percepiamo e giudichiamo l’opera. In modo analogo, questa storia si carica di un significato (e un’amarezza) particolare in quanto ultima fatica di Gianfranco Manfredi per la serie di Tex, e una delle sue ultime opere inedite uscite postume. È naturale quindi provare una certa emozione nell’avvicinarsi alla lettura. Cercando però di rimanere obiettivi, va detto che non ci troviamo davanti a un capolavoro, ma a una buona storia dal sapore classico pienamente godibile e soddisfacente, sì.


Colpisce lo stile asciutto e preciso dello sceneggiatore, retto da dialoghi secchi, diretti ed evocativi. Anche qui riaffiora quel tocco politico e sociale che Manfredi ha spesso intrecciato alle sue narrazioni: la vicenda dell’argento (con anche alcuni riferimenti tecnici, come quello sul lavoro degli assayers, che danno grande realismo alla vicenda), le durissime condizioni dei minatori e lo sfruttamento della manodopera cinese. È un West duro e spietato, in cui lo sceneggiatore affonda le mani senza compiacimento, mentre per fortuna Tex e Carson - gestiti benissimo nelle loro dinamiche, battute e simpatici battibecchi - riescono a portare una nota di giustizia e speranza. Deliziosa, per esempio, la battuta di Carson al dottore: “Ogni tanto qualcuno lo risparmiamo… A voi non capita mai, dottore?”.


La lunga sparatoria che chiude il primo albo è un altro elemento degno di nota. Secondo alcuni troppo esagerata e dilatata, ma personalmente l’ho trovata tesa, coinvolgente e quasi cinematografica, con una grande chiarezza nella visualizzazione degli spazi e delle dinamiche.
Tra i comprimari (ben caratterizzati) spiccano il simpatico Taff e l’onesto Dutch, ma il personaggio meglio riuscito è senza dubbio il nemico della storia, il colonnello Larkin, di cui Manfredi tratteggia con finezza la paranoia crescente che lo conduce poco per volta alla follia, radicata nell’ossessione per il suo antico rivale, il capo apache Pietra di Luna. Memorabile il flashback dello scontro tra i due, un momento quasi filmico costruito anche su bellissime vignette mute e su una regia che valorizza al massimo il tratto evocativo di Majo.
Ben orchestrata la dinamica del tunnel e dell’ingresso furtivo nel forte, che conduce a un finale efficace, impreziosito dalla beffarda uscita di scena del colonnello, ormai completamente perso in un delirio in cui crede di affrontare la sua vecchia nemesi indiana. Piacevolmente riuscita anche la trovata conclusiva che offre ai lavoratori cinesi una possibilità di riscatto.


Per quanto riguarda i disegni, Majo conferma di essere un artista eccezionale. Le tavole sono briose, vive, perfettamente a loro agio tanto nel pieno sole western quanto nelle scene notturne. La mimica, l’intensità emotiva e la cura degli abiti e dei paesaggi risultano ancora una volta notevoli. Da ricordare in particolare la sparatoria nella Main Street notturna e, ancor più, il flashback dello scontro tra soldati e apache, in cui il lavoro di Majo emerge appieno grazie alla sceneggiatura snella che fa concentrare l'attenzione sul disegno. Non si tratta forse del suo lavoro migliore (qualche piccola sbavatura c’è, come le anatomie di Tex nell’ultima vignetta a pagina 16 del primo albo), ma rimane comunque una prova magistrale.
Belle le due copertine di Villa: la seconda un po’ più generica, mentre la prima è una scelta azzeccatissima, con la rappresentazione di un momento della lunga sparatoria notturna.


Un testamento texiano degno di nota, ma non poteva essere altrimenti con un grandissimo come Gianfranco. Ci mancherai.
 

Edited by Magico Vento
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