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TWF - Tex Willer Forum

[782/783] Dollari Insanguinati


Sam Stone

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Sebbene in ritardo, sono riuscito a ultimare la lettura della storia attuale in edicola.

 

Episodio leggibile e dignitoso, ritmato e con molta carne messa sul fuoco da Ruju durante la narrazione.

 

Si parte con un classico colpo al denaro destinato all'Agenzia dei Piutes, perpretato da una banda di criminali che vanno a colpo sicuro, grazie alle informazioni avute dall'agente indiano corrotto.

A essere più precisi Brubaker, essendo in pugno a degli strozzini per debiti di gioco, si vede quasi costretto a vendere la preziosa informazione al capobanda Jason Hanger, difatti il colpo riesce senza problemi e tutta la manfrina dell'uso della dinamite e le poche banconote bruciacchiate per depistare le indagini, lascia il tempo che trova.

 

Ancora più assurdo che qualcuno possa ipotizzare che la rapina l'abbiano condotta i Piutes con un simile operandi, difatti è lapallissiana la cosa e stona che Tex debba sostenerlo dinanzi lo sceriffo accorso sul luogo.

Tralasciando questa considerazione, la banda commette un errore assurdo recandosi in paese dopo il colpo, scialacquando in saloon, ma Hanger ha un legame affettivo con una vedova che vive in periferia e ciò lo porta a trascurare ogni sorta di precauzione.

 

Inizia da qui il tradimento di Vivien, che d'accordo con il giovane braccio destro del bandito, fugge nottetempo col bottino, dopo aver drogato il vino di Jason.

Anche qui mi chiedo il perchè Brendan Cassel, che non ha avuto alcun rimorso a sparare a bruciapelo a uno dei due incolpevi soldati di guardia al bottino, non si liberi definitivamente del suo capo, ben sapendo che lasciarlo in vita può essere una sorta di condanna a morte, comunque i due colombi, in compagnia della piccola Sue, fuggono con un carro, destinazione California.

 

E i nostri? Invitati alla veglia funebre del vecchio capo Piute, si ritroveranno ben presto invischiati nella storia e non meno fastidiosa l'azione del giovane testa calda Nakash, che mal sopporta che le insigne di capo vengano affidate a Tateh e si muove nell'ombra per fare scoccare una scintilla, sobillato da infidi comancheros.

 

Il primo albo, non è male. Brendan, come prevedibile fa una brutta fine cadendo nelle grinfie dell'inferocito rivale, ma ha il tempo di svincolare l'amata che sfugge alla banda e viene accolta dai Piutes, dopo essersi persa nel deserto.

 

Il secondo albo continua a mantenere molto ritmo e verve, ma ho avuto l'impressione che alcuni nodi di trama, l'autore li forza per far quadrare i conti.

Tex e pards si ritrovano sempre al posto giusto, ripetitiva la trovata di far entrare nel gioco un vecchio socio di Henger per affrontare gli indiani e impossessarsi di Vivien e il bottino.

 

L'albo è un condensato di sparatorie e lotte con i Piutes, con Tex e brigata che forniscono il loro supporto e rimettono ben presto le cose in ordine.

Anche Tateh avrà il suo breve arco di gloria, sconfiggendo facilmente il rivale in un duello atto a consolidare il suo ruolo di capo, anche se il lettore comprende che il supporto della saggia sorella è indispensabile, visto che sembra quasi conduca lei le decisioni più importanti.

 

Ruju d'altronde è sempre abile a tratteggiare profili di donne che si fanno notare nelle sue storie e tutto sommato, anche la controversa Vivien, nel proseguo della narrazione, ha il modo di riscattare il suo operato non del tutto encomiabile nella faccenda.

 

Che dire, la storia mi ha intrattenuto in giorni alquanto tesi e carichi di apprrensione per via del ciclone Harry, anche se alcuni passaggi li ho capiti poco, vedi Kit che a bordo scarpata inseguendo l'infido Nakash evita di sparargli per non farlo precipitare, ma si mantiene a distanza tale che il nemico, che di certo non ha i suoi scrupoli, possa spedirgli al creatore il cavallo e difatti, senza l'intervento di Tiger, Bye bye Piccolo Falco! :lol:

 

Concordo parzialmente anche con chi sostiene che senza i nostri la storia avrebbe funzionato lo stesso, ma non è la prima volta che accade negli ultimi anni.

Hanger luci e ombre, il suo socio e i comancheros di Fort Harper onestamente evitabili, ma nel complesso storia soddisfacente, seppur lontana da potersi definire di grande spessore.

 

Capitolo disegni: Font ha da sempre diviso le platee e non è certo una novita, tuttavia il suo livello era sempre stato tale da giustificarlo sulla regolare, sebbene il suo stile al limite fosse alquanto lontano dalla classica visione grafica della testata. Tuttavia è brutto ammetterlo, noto dopo questa prova una lieva ma evidente involuzione che ahimè, non vorrei rappresenti l'incipienza di un declino qualitativo dell'artista.

 

La dinamicità è ancora buona, così come la narratività dei disegni, ma le vignette cominciano a essere un po' troppo sfoglie, alcune fattezze abbozzate e tavole un po' tirate via. Pochi tratteggi e un bilanciamento fra bianchi e neri meno valente rispetto al passato.

Ancora la prova rientra nei paletti della sufficienza, ma sarà sempre così?

Anche i più grandi invecchiano purtroppo. Il mio voto finale è 7

 

 

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  • 3 weeks later...

Una "storiella da romanzetto per comari", la definisce Carson, quasi una sorta di autoaccusa di Ruju che parla per bocca del Vecchio Cammello. E invece la liason fedifraga è l'innesco di una storia appassionante e a più livelli: c'è il cattivo, Hanger, che in combutta con il comanchero Mendez "cherche la femme", c'è la lotta intestina tra il ribelle Nakash e il saggio capo piute Tateh, c'è la bella Vivien e la sua fuga per amore, c'è il confronto tra le due donne coprotagoniste, vale a dire la stessa Vivien e la piute Kaya, con la seconda che in una bella scena dà uno schiaffo alla prima, nel drammatico momento in cui diventa chiaro il pericolo che corre l'intera tribù a causa dell'accoglienza riservata a Vivien e alla figlia. C'è, insomma, una storia western movimentata, coinvolgente, appassionante. Solida, senza troppi fronzoli, scritta bene e resa altrettanto bene dai pennelli sempre più sgangherati ma magicamente sempre attraenti del maestro Font.  

  • +1 1
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Devo ammettere che non avevo grandissime aspettative per questa storia e, proprio per questo, la sorpresa è stata tanto più piacevole: il soggetto non brilla per originalità e molte situazioni appartengono a dinamiche già viste, eppure la sceneggiatura si rivela coinvolgente e solida, capace di intrattenere con mestiere e ritmo. A rendere appassionante la lettura è soprattutto la scelta di articolare l’avventura in più filoni che corrono paralleli: da un lato la rincorsa di Tex e Carson ai rapinatori responsabili dell’assalto all’agenzia indiana di Santa Clara River; dall’altro Kit e Tiger impegnati a seguire e contenere i Piutes ribelli guidati dalla testa calda Nakash, deciso a diventare il nuovo capo; e, soprattutto, la vicenda della fuga di Brendan Cassell, Vivien e della piccola Sue, con il bottino della rapina a complicare ulteriormente la situazione. Proprio quest’ultimo filone risulta il più intrigante: divertente e significativa la definizione di Carson del dissidio amoroso come “storiella da romanzetto per comari”, che sembra quasi un modo di Ruju per mettere le mani avanti di fronte a quei lettori che potrebbero trovare la sottotrama troppo mielosa. Proprio questa vicenda riserva il primo, inaspettato colpo di scena: la cruda e improvvisa morte di Brendan già nel primo albo.

A emergere con particolare forza è la figura di Vivien, personaggio sfaccettato e centrale nelle dinamiche narrative. Interessanti le sue interazioni con gli altri personaggi, in particolare con Kaya, sorella del capo piute Tateh: significativo il momento in cui Vivien arriva a schiaffeggiarla per uscire dal nascondiglio e consegnarsi agli inseguitori, comprendendo il pericolo che la sua presenza ha attirato sulla tribù. Anche se non particolarmente originali, non sono malvagi neppure il principale antagonista Jason Hanger, il suo spietato aiutante Remo Mendez e il nuovo e giovane capo piute Tateh. È vero che, a fronte di un simile affollamento di figure e situazioni, i pards non emergono al cento per cento come dovrebbero; ma si può chiudere un occhio, perché la trama nel complesso funziona e mantiene viva la tensione. Teneri, a loro modo, anche i momenti con i cagnolini dei Piutes e la piccola Sue, che offrono brevi ma graditi attimi di leggerezza.
Solo sufficienti i disegni di Font: talvolta troppo abbozzati, con qualche sproporzione evidente, pur lasciando intravedere qua e là la bravura del disegnatore spagnolo in certe inquadrature e soluzioni visive. Buone le due copertine, anche se non particolarmente memorabili; apprezzabile la scelta di includere i pards, con Tiger Jack che compare addirittura in entrambe.

 

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  • 7 months later...

Una bella storia di Ruju, con personaggi credibili e buone scene d’azione, e con Tex e compagni caratterizzati a dovere. Il tema della difesa degli indiani dai soprusi degli agenti indiani a me fa sempre piacere rivederlo, e Ruju è stato bravo a combinarlo con quello del bottino conteso e l’altro, pure tipico, del giovane ribelle che vuole diventare capo. Si dirà che si tratta di ingredienti già visti, e certamente è così, ma oltre al fatto che dopo settant’anni di storie western i temi si ripetono per forza di cose, qui mescolati insieme funzionano bene.

Quello che funziona meno, mi spiace dirlo, sono i disegni di Font, artista che a me è sempre piaciuto molto ma su cui il peso degli anni si sente tutto; alcuni scenari sono sempre tratteggiati in maniera suggestiva – su tutti Fort Harper – ma sinceramente alcune vignette, e soprattutto i primi piani, non sono il massimo (mi riferisco alla vedova, ma anche a Tex o Tiger).

Ulteriore titolo di merito di questa storia, che in verità di per se non dovrebbe esser tale, è la presenza dei quattro pards al completo. Capisco che “gestirli” per uno sceneggiatore sia difficile, ma la prolungata assenza di Kit e Tiger è un problema che gli sceneggiatori e i curatori attuali dovrebbero finalmente porsi.

  • +1 2
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