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Le storia che iniziano o finiscono a metà albo


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Visto che l'argomento era interessante e si stava perdendo come OT in altri topic apro una discussione apposita.

 

Per me è no, ma capisco in parte la posizione di Diablero.

 

E' no, perchè lo trovavo fastidioso e mi portò all'epoca ad esempio a preferire Dylan Dog a Martin Mystère (che recuperai solo in seguito). L'espediente nasce nel periodo in cui si trasferivano le storie nelle strisce sugli albi giganti e che si protrae anche quando si iniziano a realizzare storie inedite. Non credo che lo fosse per chi era cresciuto con quel modo di proporre storie, lo diventa quando da Ken Parker e, soprattutto, Dylan Dog in poi si dimostrò che era possibile realizzare belle storie con un numero prestabilito di tavole.

Organizzativamente credo che sia più facile perchè rende tutte le storie facilmente intercambiabili. 

L'aspetto creativo può forse avere qualche vincolo in più, ricordo però che nelle interviste dell'epoca d'oro si diceva anche che, quando era obbligatorio tenere sempre il disegnatore impegnato, in mancanza di idee valide si inserivano scene di azione slegate dalla trama principale solo per guadagnare tempo e aspettare che arrivasse l'ispirazione su come concludere la storia. 

La differenza la fa la qualità di chi scrive.

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Io quello che avevo da dire al riguardo l'ha già detto nel post che quoto:

 

On 2/10/2026 at 2:17 AM, Diablero said:
On 2/9/2026 at 8:24 PM, Jeff_Weber said:

Io spero vivamente che non accada più di trovare albi con il finale di una storia e la prima parte della successiva.

 

Io lo rimpiangevo un sacco. Voleva dire che ogni Tex che leggevi attendevi con ansia il successivo.

 

Certo, era anche perché (almeno fino all'arrivo di Nolitta) avevi praticamente la certezza che la storia successiva sarebbe stata fantastica, ma comunque, per me quando Tex ha perso questa caratteristica, si è persa una delle tante cose perse nel corso degli anni che hanno finito per snaturarlo. Meno importante di altre cose perdute, ma le perdite si sommano...

 

(e oggi, che fanno i salti mortali per allungare e accorciare storie che passano da regolare a color ad almanacco o viceversa, per me li rimpiangono i tempi in cui Tex pubblicava storie a nastro senza lunghezza fissa...  :lol:  )

 

Possono dire quello che gli pare, ma SI VEDE, per quanto lo neghino, come le storie vengono "stiracchiate" o "accorciate" per farle stare in tot pagine esatte. Alla fine certi lettori credono di avere un "servizio" - le storie che finiscono esattamente con l'albo così NON DEBBONO avere suspense per un mese intero - e non si rendono conto di QUANTO lo "pagano"...

 

...è come per dargli "il servizio" di fargli entrare l'auto esattamente nel garage, gli sfondino a martellate il paraurti! :lol:

 

E ti confermo che spesso è un fatto "generazionale", ma NON perché "eravamo abituati" (anche all'epoca la stragrande maggioranza delle storie a fumetti era autoconclusiva: Alan Fors, Kriminal, Diabolik, e alla Bonelli non fu per nulla Dylan Dog a portare storie autoconclusive, furono Il Comandante Mark e la Storia del West), anche all'epoca eravamo più "abituati" alle storie che finivano a fine albo. 

 

Era Tex che era diverso. In quello, era molto più simile a Corto Maltese, Alack Sinner, Toppi e Battaglia e il resto del "fumetto d'autore" (termine che schifo, ma giusto per farmi capire), un fumetto dove IL CONTENUTO aveva la precedenza sull'ARREDAMENTO.

 

Lo dice bene GL Bonelli:

 

On 2/10/2026 at 1:25 PM, Poe said:

In un'intervista su "Baci & spari" GL Bonelli diceva questo:

"... i peggiori racconti da me scritti sono, in piena coscienza, il Tex 100 e il Tex 200, perché dovevo fare la storia completa, dato che erano a colori. Non si possono fare i romanzi su misura"   https://www.baciespari.it/comune/?ID=558

 

 

Perché molti (non tutti) quelli che preferiscono quel periodo... preferiscono quel periodo? Non per nostalgia, quindi, come vedi Tex anche all'epoca era L'ECCEZIONE, come lo era gran parte della Bonelli (fino a Martin Mystere). lo stesso Ken Parker, citato a volte come "prova" che la durata fissa non influiva sulla qualità.. quella durata fissa L'AVEVA ABBANDONATA con il passaggio al più "libero" fumetto d'autore (e fra le ragioni Berardi parlava proprio di maggiore libertà creativa)

 

È perché abbiamo visto poi il calo qualitativo della Bonelli. NON solo su Tex: proprio della Bonelli, le serie sempre più ripetitive e "plasticose", per un pubblico che non voleva più fare il minimo sforzo e voleva un "prodotto" bello impacchettato "apri e gusta", scatolette, non bistecche. Con l'idea che il lettore non deve fare il minimo sforzo e tutto deve essere preimpacchettato e predigerito (non è un paragone che faccio a caso e non mi riferisco SOLO alla lunghezza, quello è il periodo in cui arrivano le cose spiegate tre volte, la generale semplificazione delle trame, la ripetitività proposta come "modello" - paradossalmente proprio per il successo di un fumetto complesso come Dylan Dog, ma che però faceva largo uso di ripetizioni e tormentoni)

 

Quello è il periodo in cui, assurdamente, Tex, Zagor, Martin Mystere, etc cercano di... assomigliare di più a Dylan Dog, dove possono. E quello che lo fa in maniera più decisa, Martin Mystere, è quello che ne risente di più.

 

È il periodo in cui pare che la Bonelli pubblichi sono "indagatori di qualche cosa", con persino Tex ridotto da Nizzi all'"investigazione (con origlioni) del mese", in cui si fa purtroppo strada l'idea fra i lettori italiani che "i fumetti Bonelli sono tutti uguali".

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'excusatio non petita del grande GL mascherava il fatto che lui sapeva non essere quelle due le sue storie più riuscite. 

 

In realtà è un falso problema, perchè NEGLI ALBI  A STRISCIA LUI DOVEVA CHIUDERE UGUALMENTE LA STORIA A FINE ALBO. Cosa sempre fatta finchè  quel format è durato. E idem Nolitta in Zagor!  Poi i due Bonelli si sono "viziati". Fino alla riforma razional-redazionale anni 80.

Che ha eliminato un'anomalia. Solo le grandi saghe delle strips avventurose anni 30 in America erano "libere".

Edited by borden
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Io quando hanno iniziato a fare storie che si concludevano  a fine albo ricordo che rimanevo sempre incavolato, perché non potevo già gustarmi un pò di pagine  della prossima storia e poter fantasticare per un mese su come sarebbe proseguita.

Adesso mi da meno fastidio, forse mi sto abituando, o forse attendo le storie con meno entusiasmo.

Mi dette fastidio invece un albo  fra i numeri 50-100  dove una storia partiva verso la fine con solo 2-3 pagine, ma questo era a causa delle strisce. 

Ancora più inca..ato ero quando, negli anni 70-80, non mettevano neanche la copertina dell'albo sucessivo.

 

 

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, borden dice:

L'excusatio non petita del grande GL mascherava il fatto che lui sapeva non essere quelle due le sue storie più riuscite. 

 

In realtà è un falso problema, perchè NEGLI ALBI  A STRISCIA LUI DOVEVA CHIUDERE UGUALMENTE LA STORIA A FINE ALBO. Cosa sempre fatta finchè  quel format è durato. E idem Nolitta in Zagor!  Poi i due Bonelli si sono "viziati". Fino alla riforma razional-redazionale anni 80.

Che ha eliminato un'anomalia. Solo le grandi saghe delle strips avventurose anni 30 in America erano "libere".

Chiarissimo, ma anche se da giovane squattrinato anch'io sospiravo per le storie a metà

(di cui spesso non avevo modo di procurarmi il numero successivo),

da tempo le rimpiango e ancor di più rimpiango il "viziarsi" dei Bonelli.

Capisco bene le ragioni redazionali e quelle che ormai sono anche ke aspettative dei lettori (per quanto il secondo numero vafa sempre atteso), ma sì, rimpiango le storie "spaiate" del periodo ed è stato bello rivederne qualcuna!

 

Poi certo la qualità della scrittura e la professionalità dell'autore fa premio su queste scelte..

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Non mi ha mai dato fastidio la fine della storia all'interno dell'albo, anzi. Concordo con Diablero, a volte si ha l'impressione di storie allungate o accorciate alla bisogna (per lo più allungate).

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  • 2 weeks later...
Il 12/2/2026 at 17:42, borden dice:

Fino alla riforma razional-redazionale anni 80.

Che ha eliminato un'anomalia. 

 

"Riforma razional-redazionale" che Sergio Bonelli ha sempre affermato essergli stata estorta "obtorto collo". Poi di solito aggiungeva qualcosa tipo "cosa volete, ci sono stato costretto, altrimenti questi sceneggiatori moderni dicono che poi fanno fatica a scrivere" :P

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1 ora fa, Magic Wind dice:

 

"Riforma razional-redazionale" che Sergio Bonelli ha sempre affermato essergli stata estorta "obtorto collo". Poi di solito aggiungeva qualcosa tipo "cosa volete, ci sono stato costretto, altrimenti questi sceneggiatori moderni dicono che poi fanno fatica a scrivere" :P

 

 

Commento mai sentito esprimere da Sergio in nessuna maniera. Mah! 

 

Tra l'altro è ovvio che è più facile scrivere alla vecchia maniera, non il contrario, quindi una simile affermazione non avrebbe alcun senso in ogni caso.

 

La riforma partì dalla redazione, per razionalizzare. Che cavolo di  potere vuoi che avessero gli sceneggiatori per Sergio? Vuoi saperlo? NESSUNO.

 

Credo che la tua citazione non abbia una fonte a sostegno, vero?

Edited by borden
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  • Collaboratori

In realtà, io da lettore che leggo una storia appassionante che non si conclude nel numero che ho in mano, volo a comprare il numero successivo il mese dopo perché brucio dalla voglia di sapere come finisce quella storia, anche se della nuova non so niente e magari non mi interessa nemmeno. Ma l'albo lo compro anche solo per quelle cinque pagine.

 

E' il meccanismo del feuilleton ottocentesco che portò modesti quotidiani a vendere poi migliaia e migliaia di copie. Fu uno shock culturale per gente che leggeva poco, che non leggeva, non sapeva leggere e quelle storie se le faceva leggere.

 

Anche gli autori sarebbero costretti a spremere le meningi per arrivare a pag. 114  e tenere il lettore con il fiato sospeso. Adesso che i finali sono compressi nelle 110 pagine e suoi multipli, al finale si arriva spesso mosci.

 

Ma le storie le devi scrivere che siano appassionanti, non il brodino allungato dove a tenere sveglia l'attenzione del lettore è l'improbabilità delle scelte dell'autore, tipo il Carson che finisce affatturato come il primo quaquaraquà dalla strega signora nessuno della palude che neanche Mefisto!

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<span style="color:red">3 ore fa</span>, borden dice:

 

 

Commento mai sentito esprimere da Sergio in nessuna maniera. Mah! 

 

Tra l'altro è ovvio che è più facile scrivere alla vecchia maniera, non il contrario, quindi una simile affermazione non avrebbe alcun senso in ogni caso.

 

La riforma partì dalla redazione, per razionalizzare. Che cavolo di  potere vuoi che avessero gli sceneggiatori per Sergio? Vuoi saperlo? NESSUNO.

 

Credo che la tua citazione non abbia una fonte a sostegno, vero?

 

Lo disse di sicuro alla conferenza di Zagor all'ultima o penultima Cartoomics cui partecipò (forse ci sono ancora i video), e forse c'è anche nel libro di Busatta... 

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Comunque la battuta sugli sceneggiatori era sicuramente scherzosa (credo), ma il fatto che lui avrebbe preferito continuare con le storie di lunghezza libera no... 

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Probabilmente non poteva, davanti ai lettori, dare la colpa ai veri responsabili (almeno, secondo le idee della redazione): i lettori. Davanti ai lettori, meglio (e più diplomatico) dare la colpa agli sceneggiatori...  :P

 

(e così evitava anche le proteste prevedibili dei lettori, che in gran parte non avevano alcun problema con le storie che finivano a metà albo: per me semplicemente di fronte al cronico calo di lettori dell'epoca, roba da nulla rispetto a quello attuale, in redazione si erano convinti che non fosse per le storie mosce, ma per le storie a metà albo... :azz:)

 

P.S.:

On 2/12/2026 at 5:42 PM, borden said:

L'excusatio non petita del grande GL mascherava il fatto che lui sapeva non essere quelle due le sue storie più riuscite. 

 

Non lo sono se aggiungiamo il suo declino e qualche storia poco ispirata fra le prime, ma se parliamo di quel periodo? Del periodo d'oro? Per me se non sono proprio le peggiori poco ci manca...  e soprattutto si vede che patiscono proprio quel problema.

 

Notare ch quello è ANCHE il periodo in cui GL Bonelli si affranca anche dalla schiavitù della "striscia" e del cliffhanger ogni tot pagine, il periodo migliore di Tex, proprio quello in cui non c'è più quello che dici:

On 2/12/2026 at 5:42 PM, borden said:

In realtà è un falso problema, perchè NEGLI ALBI  A STRISCIA LUI DOVEVA CHIUDERE UGUALMENTE LA STORIA A FINE ALBO

Oltretutto c'è una bella differenza fra dover "centrare" una chiusura in un albo di 10 pagine (se arrivi "lungo" basta allungare di un albo e hai altre 10 pagine) e un albo di 110 pagine (dove se arrivi lungo... o devi riempire altre 110 pagine, o devi allungare l'albo come hai fatto con quello finale del ritorno di Mefisto, segno che almeno quella volta anche tu avresti dovuto stringere troppo o allungare troppo per stare nelle misure: come fai a dire che non è un problema se hai dovuto far allungare un albo per risolvere quel problema?)

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La scelta non tenne affatto conto del parere dei lettori.  Fu redazionale, per poter inserire le storie senza problemi.

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<span style="color:red">2 ore fa</span>, borden dice:

La scelta non tenne affatto conto del parere dei lettori.  Fu redazionale, per poter inserire le storie senza problemi.

 

Ci saranno sicuramente state delle ottime ragioni a sostegno di tale scelta. Ma per come la vidi io all'epoca, e anche per come la vide quel lettore che a Cartoomics chiese spiegazioni a Sergio Bonelli, questa costituì una "perdita di identità" per quelle testate (Tex, Zagor, Mister No e Martin Mystère). Una delle peculiarità di quelle serie erano le storie a lunghezza libera e non standardizzata e il passaggio a racconti di respiro rigidamente prestabilito fu per me deleterio. Mister No e soprattutto Martin Mystère, che spesso presentavano storie anche di un albo e mezzo, sono quelle che ne soffrirono di più...

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A livello aneddotico, per quel che può valere, eravamo primi anni 90, a una giovane amica lettrice di Dylan Dog che conosceva Tex solo di nome, provai a far leggere una storia e la sua reazione, scioccata, fu che non la storia non terminava con l'ultima pagina dell'albo ma avrebbe dovuto comprare - il mese successivo - il seguito. Credo che anche questo abbia contribuito, l'allora nuova generazione di lettori si avvicinò alla fine degli anni ottanta al fumetto Bonelli grazie all'indagatore dell'incubo abituata a albi autoconclusivi, nel tentativo della Casa editrice di accaparrarsi quella fetta del mercato scelse forse di adattare questo modello a tutte le sue pubblicazioni.

 

Però, su Tex si arriva relativamente tardi alla regola delle 110 pagine e suoi multipli.

 

Storie dal 1990 in poi:

 

La banda del teschio      numero di pagine variabile

La congiura                                    idem

La mano nella roccia                     idem

Sioux                                              idem

Desperados                                   idem

Il medaglione spagnolo           110 pagine

L'uomo con la frusta         numero di pagine variabile

Lampi sul Messico                         idem

Ladri di bestiame                           idem

Thonga il tiranno                            idem

La pistola nascosta                        idem

Oltre la frontiera                      220 pagine

Soldati a cavallo                 numero di pagine variabile

Guerriero apache                           idem

La Tigre nera                                  idem

Furia rossa                                      idem

Il segreto del Morisco        numero di pagine variabile, ultimo albo che si conclude a pag. 114 solo dopo stralcio di tavole

Intrigo a Santa Fe               numero di pagine variabile

Il testimone                                     idem

Topeka                                            idem

La lettera bruciata                          idem

Tex 400                                     110 pagine

L'oro di Klaatu                   numero di pagine variabile

Bande rivali                               223 pagine

Il messaggio cifrato          numero di pagine variabile

Il passato di Carson                  330 tavole

Orrore                                        220 pagine

Yukon selvaggio              numero di pagine variabile

Delitto nel porto                           idem

Cercatori di piste                         idem

Mille dollari per morire                idem

La minaccia nel deserto              idem

L'uomo senza passato                idem

Yucatan                                        idem

I lupi del Colorado                       idem

Gli uccisori                                   idem

La strage di Red Hill                    idem

Wild West Show                           idem

Gli invincibili                            330 tavole                                                    (aprile 1997)

Springfield calibro 58             220 pagine

Il ritorno della Tigre          numero di pagine variabile

Bufera sulle montagne roc.         idem

Scorta armata                          220 pagine

Gli uomini che uccis. Lincoln  220 pagine

Oppio                                 numero di pagine variabile

Il ritorno del Morisco                   idem

Vendetta navajo                       110 pagine                                              (settembre 1998)

 

Da questo momento, salvo rare eccezioni, inizia la pratica degli albi con 110 pagine e suoi multipi.

 

Nel periodo in cui c'era solo una sola persona che scriveva Tex e si arrivava spesso alla pubblicazione delle storie con il fiato corto non si era manifestata la necessità di una programmazione con blocchi completi di storie di due o tre albi.

 

Dalla tabella, i numeri conclusivi di 110 pagine sono praticamente solo gli speciali.

 

Medda che fabbrica entrambe le sue storie di 220 tavole .

 

Boselli lo fa all'inizio solo nelle sue storie più ambiziose di 330 tavole.

 

Nizzi inizia solo nel 1997 con la storia di De La Fuente.

 

L'andazzo delle 110, 220 o 330 tavole inizia solo nella seconda metà degli anni Novanta.

 

Questo è tutto.

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<span style="color:red">3 ore fa</span>, Magic Wind dice:

 

Ci saranno sicuramente state delle ottime ragioni a sostegno di tale scelta. Ma per come la vidi io all'epoca, e anche per come la vide quel lettore che a Cartoomics chiese spiegazioni a Sergio Bonelli, questa costituì una "perdita di identità" per quelle testate (Tex, Zagor, Mister No e Martin Mystère). Una delle peculiarità di quelle serie erano le storie a lunghezza libera e non standardizzata e il passaggio a racconti di respiro rigidamente prestabilito fu per me deleterio. Mister No e soprattutto Martin Mystère, che spesso presentavano storie anche di un albo e mezzo, sono quelle che ne soffrirono di più...

 

Non avete mai davvero capito che Sergio amava scherzare e compiacere i lettori scherzando... 

<span style="color:red">3 ore fa</span>, ymalpas dice:

A livello aneddotico, per quel che può valere, eravamo primi anni 90, a una giovane amica lettrice di Dylan Dog che conosceva Tex solo di nome, provai a far leggere una storia e la sua reazione, scioccata, fu che non la storia non terminava con l'ultima pagina dell'albo ma avrebbe dovuto comprare - il mese successivo - il seguito. Credo che anche questo abbia contribuito, l'allora nuova generazione di lettori si avvicinò alla fine degli anni ottanta al fumetto Bonelli grazie all'indagatore dell'incubo abituata a albi autoconclusivi, nel tentativo della Casa editrice di accaparrarsi quella fetta del mercato scelse forse di adattare questo modello a tutte le sue pubblicazioni.

 

Però, su Tex si arriva relativamente tardi alla regola delle 110 pagine e suoi multipli.

 

Storie dal 1990 in poi:

 

La banda del teschio      numero di pagine variabile

La congiura                                    idem

La mano nella roccia                     idem

Sioux                                              idem

Desperados                                   idem

Il medaglione spagnolo           110 pagine

L'uomo con la frusta         numero di pagine variabile

Lampi sul Messico                         idem

Ladri di bestiame                           idem

Thonga il tiranno                            idem

La pistola nascosta                        idem

Oltre la frontiera                      220 pagine

Soldati a cavallo                 numero di pagine variabile

Guerriero apache                           idem

La Tigre nera                                  idem

Furia rossa                                      idem

Il segreto del Morisco        numero di pagine variabile, ultimo albo che si conclude a pag. 114 solo dopo stralcio di tavole

Intrigo a Santa Fe               numero di pagine variabile

Il testimone                                     idem

Topeka                                            idem

La lettera bruciata                          idem

Tex 400                                     110 pagine

L'oro di Klaatu                   numero di pagine variabile

Bande rivali                               223 pagine

Il messaggio cifrato          numero di pagine variabile

Il passato di Carson                  330 tavole

Orrore                                        220 pagine

Yukon selvaggio              numero di pagine variabile

Delitto nel porto                           idem

Cercatori di piste                         idem

Mille dollari per morire                idem

La minaccia nel deserto              idem

L'uomo senza passato                idem

Yucatan                                        idem

I lupi del Colorado                       idem

Gli uccisori                                   idem

La strage di Red Hill                    idem

Wild West Show                           idem

Gli invincibili                            330 tavole                                                    (aprile 1997)

Springfield calibro 58             220 pagine

Il ritorno della Tigre          numero di pagine variabile

Bufera sulle montagne roc.         idem

Scorta armata                          220 pagine

Gli uomini che uccis. Lincoln  220 pagine

Oppio                                 numero di pagine variabile

Il ritorno del Morisco                   idem

Vendetta navajo                       110 pagine                                              (settembre 1998)

 

Da questo momento, salvo rare eccezioni, inizia la pratica degli albi con 110 pagine e suoi multipi.

 

Nel periodo in cui c'era solo una sola persona che scriveva Tex e si arrivava spesso alla pubblicazione delle storie con il fiato corto non si era manifestata la necessità di una programmazione con blocchi completi di storie di due o tre albi.

 

Dalla tabella, i numeri conclusivi di 110 pagine sono praticamente solo gli speciali.

 

Medda che fabbrica entrambe le sue storie di 220 tavole .

 

Boselli lo fa all'inizio solo nelle sue storie più ambiziose di 330 tavole.

 

Nizzi inizia solo nel 1997 con la storia di De La Fuente.

 

L'andazzo delle 110, 220 o 330 tavole inizia solo nella seconda metà degli anni Novanta.

 

Questo è tutto.

 

 

In questa disamina, Ymalpas, c'è un fatto di cui non hai tenuto conto. Storie come le mie Bufera sulle M. R.  e il seguito di cercatori di piste con l'indiano pazzo o anche W W Show, sono state scritte da me con una lunghezza prestabilita per arrivare a FINE ALBO PRECISO. Non sono dunque affatto "variabili", ma servivano a "sistemare" le irregolari ancora presenti di Nizzi risalenti al vecchio ordinamento, su richiesta precisa della Redazione, per arrivare a fine albo dove possibile. Quindi da subito io mi sono posto al servizio di tale ordine nuovo e di irregolari vere non ne ho fatte mai!

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Qualunque sia il motivo che ha portato a storie di lunghezza "giusta", faccio notare che qualche volta attaccare due storie porta a conseguenze spiacevoli. Faccio una esempio recente e clamoroso capitato su Zagor: muore Jenny per opera di quattro baldi e Zagor è preda di un rimorso cupo. La pagina dopo una spiritosa gang di Cico da inizio all'avventura successiva. Una cosa decisamente fuori luogo. Aver lasciato decantare un mese gli eventi avrebbe reso l'inizio dell'avvenuta successiva meno fastidioso.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, borden dice:

In questa disamina, Ymalpas, c'è un fatto di cui non hai tenuto conto.

 

Non potevo saperlo e hai fatto bene a far notare il fatto. Però fino al 1997 le tue storie sono appena quattro o cinque. Nizzi inizia a sceneggiare a blocchi di 110 pagine solo da metà anni '90: il ritorno della Tigre nera, Oppio!, come sceneggiature sono del 1995, quella di De La Fuente è invece del 1994. Quindi, in base ai nuovi elementi, la redazione chiede storie a lunghezza fissa in quel biennio, ma Nizzi inizia davvero a produrle così dal 1996.

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1 ora fa, borden dice:

 

Non avete mai davvero capito che Sergio amava scherzare e compiacere i lettori scherzando... 

 

 

In questa disamina, Ymalpas, c'è un fatto di cui non hai tenuto conto. Storie come le mie Bufera sulle M. R.  e il seguito di cercatori di piste con l'indiano pazzo o anche W W Show, sono state scritte da me con una lunghezza prestabilita per arrivare a FINE ALBO PRECISO. Non sono dunque affatto "variabili", ma servivano a "sistemare" le irregolari ancora presenti di Nizzi risalenti al vecchio ordinamento, su richiesta precisa della Redazione, per arrivare a fine albo dove possibile. Quindi da subito io mi sono posto al servizio di tale ordine nuovo e di irregolari vere non ne ho fatte mai!

 

Questo topic sta facendo conoscere interessanti aspetti inediti delle dinamiche editoriali.

 

Continuo a ribadire che, fintanto a scrivere e disegnare fossero essenzialmente GL Bonelli e Galleppini in albi che riproponevano strisce o presentavano nuove storie originali, la copresenza di storie spezzate non poteva essere giudicata negativamente per assoluta coerenza delle sceneggiature e dello stile grafico.

 

Ma le cose iniziano poi a cambiare, come ha mostrato bene @ymalpas e @borden precisato con i suoi fondamentali ricordi.

 

Nizzi cerca di scrivere secondo il nuovo standard editoriale con alterne fortune, mentre @borden scrive direttamente in questa maniera, organizzando le storie senza alcuna necessità di diluire o concentrare, data la professionalità che lo contraddistingue.

 

E anche un autore come Ruju si muove oggi bene nel produrre storie ad albi multipli con ottimi cliffhanger al termine di ciascuno.

 

Ciò non toglie che, quando nel n. 776 ho finito di leggere la conclusione (a pag. 74 dell'albo) della bellissima avventura di Rick Master con la “La prigione nascosta” (Boselli/Benevento) e a pagina 75 è iniziata “New Hope” (Manfredi/Gomez), francamente sono rimasto sgradevolmente impressionato dall'accostamento fra due prodotti così diversi per soggetti, sceneggiatura e stile grafico, in una maniera tale da considerare le due storie in qualche maniera come fossero state barbaramente contaminate.

 

Fra l'altro, proprio in occasione della morte di Manfredi e a conclusione di un articolato gioiellino di @borden.

 

Non un peccato mortale, sia chiaro, ma incrocio le dita perché qualcosa del genere nella serie regolare non accada più. 

 

Cosa diversa e ovviamente accettabile ospitare in un Maxi oppure in un Color Tex, più storie brevi autoconclusive per albo.

 

Edited by Jeff_Weber
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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Il sassaroli dice:

Qualunque sia il motivo che ha portato a storie di lunghezza "giusta", faccio notare che qualche volta attaccare due storie porta a conseguenze spiacevoli. Faccio una esempio recente e clamoroso capitato su Zagor: muore Jenny per opera di quattro baldi e Zagor è preda di un rimorso cupo. La pagina dopo una spiritosa gang di Cico da inizio all'avventura successiva. 

 

Un'antitesi perfettamente in linea con lo Zagor di Nolitta (l'avventura forse più cupa e triste di Zagor - Addio, fratello rosso! - si apriva con una delle più divertenti gag di Cico). 

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<span style="color:red">12 minuti fa</span>, Magic Wind dice:

 

Un'antitesi perfettamente in linea con lo Zagor di Nolitta (l'avventura forse più cupa e triste di Zagor - Addio, fratello rosso! - si apriva con una delle più divertenti gag di Cico). 

Esattamente il contrario dello Zagor nolittiano.

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Jeff_Weber dice:

 Ciò non toglie che, quando nel n. 776 ho finito di leggere la conclusione (a pag. 74 dell'albo) della bellissima avventura di Rick Master con la “La prigione nascosta” (Boselli/Benevento) e a pagina 75 è iniziata “New Hope” (Manfredi/Gomez), francamente sono rimasto sgradevolmente impressionato dall'accostamento fra due prodotti così diversi per soggetti, sceneggiatura e stile grafico, in una maniera tale da considerare le due storie in qualche maniera come fossero state barbaramente contaminate.

Io, invece, ho apprezzato molto.

Non solo perchè comunque una storia È finita e ne inizia un'altra, quindi l'atmosfera può essere diversa (e ovviamente il lettore rimane libero di sospendere la lettura, grazie a Dio il cartaceo è ancora docile alle nostre mani :-) per il digitale inizio ad avere qualche dubbio per il futuro), ma anche perchè la parte introduttiva della storia di Manfredi era riuscitissima a differenza del suo II albo che per un motivo o per un altro era un po' sfilacciato.

Per intendersi quel terzo di storia mi faceva venire voglia di comprare l'albo successivo (fermo restando che Tex Gigante lo compro pressoché sempre).

<span style="color:red">9 ore fa</span>, borden dice:

La scelta non tenne affatto conto del parere dei lettori.  Fu redazionale, per poter inserire le storie senza problemi.

"Colpa"della Redazione, dunque! 

Lo sospettavo 😅, e del resto organizzativamente ha un suo perché, ma anche a distanza di trent'anni dissento.😅Per quel che può valere.😅

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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Jeff_Weber dice:

Ciò non toglie che, quando nel n. 776 ho finito di leggere la conclusione (a pag. 74 dell'albo) della bellissima avventura di Rick Master con la “La prigione nascosta” (Boselli/Benevento) e a pagina 75 è iniziata “New Hope” (Manfredi/Gomez), francamente sono rimasto sgradevolmente impressionato dall'accostamento fra due prodotti così diversi per soggetti, sceneggiatura e stile grafico, in una maniera tale da considerare le due storie in qualche maniera come fossero state barbaramente contaminate.

 

Non un peccato mortale, sia chiaro, ma incrocio le dita perché qualcosa del genere nella serie regolare non accada più. 

 

La mia stessa opinione.

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2 ore fa, ymalpas dice:

 

Non potevo saperlo e hai fatto bene a far notare il fatto. Però fino al 1997 le tue storie sono appena quattro o cinque. Nizzi inizia a sceneggiare a blocchi di 110 pagine solo da metà anni '90: il ritorno della Tigre nera, Oppio!, come sceneggiature sono del 1995, quella di De La Fuente è invece del 1994. Quindi, in base ai nuovi elementi, la redazione chiede storie a lunghezza fissa in quel biennio, ma Nizzi inizia davvero a produrle così dal 1996.

 

 

Avrai fatto i calcoli giusti, conoscendoti. Ma sei sicuro che quelle storie irregolari non siamo state prodotte prima? Di certo, a differenza di me, Nizzi ha fatto un po' di resistenza. Io invece ho cominciato a scrivere così' fin dalla Seconda odissea di Zagor, che è stata elaborata e iniziata nel 92 (ma pubblicata nel '94), quindi gli apripista di tale rinnovamento fummo io e Queirolo, anche perché, perfettamente d'accordo con la proposta di Canzio e l'avallo di Baitelli (ossia in pratica la redazione centrale dell'epoca), volevamo dimostrare che tale innovazione pratica era perfettamente possibile e non avrebbe causato un calo artistico, ma il contrario. Di mia iniziativa feci subito la stessa cosa in Tex, col Passato di Carson in tre albi precisi. Quindi la colpa è soprattutto mia.:D  Ma i lettori all'epoca apprezzarono. Sergio aveva di buon grado accettato la cosa, che era partita dal suo braccio destro Canzio. Sapeva anche lui che era utile ed efficace in tutti i sensi, ma, da buon tradizionalista, lui si atteggiava sempre a bastian contrario, specie se l'idea non partiva da lui. Ma era un simpatico vezzo, lo sapevamo tutti e lui pure. Da Editore in realtà è certo che fosse più che soddisfatto. Il suo stile però era quello di brontolare affermando il contrario.  E voi non avreste avuto gli strumenti per decifrare il"sergiese".

56 minuti fa, Il sassaroli dice:

Esattamente il contrario dello Zagor nolittiano.

Questa non l'ho capita.Lo zagor nolittiano era entrambi questi due estremi, 

Edited by borden
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La gag cichiana introduceva un'avventura che poteva essere leggera o drammatica. Se era leggera magari alla fine c'era un'altra gag. Non ho ricordi di una storia drammatica che si chiuda con una gag, se non la marcia della disperazione e lì Zagor che scappa dalla finestra mi è sempre sembrato fuori luogo. Stessa cosa per la morte di Jenny, che già nella pagina successiva (nuova storia) non lascia nessuno strascico emotivo. 

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