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[183/185] - Caccia all'uomo


GiubbeRosse

Voto alla storia  

57 members have voted

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On 15/7/2020 at 17:13, virgin dice:

Fino ad oggi ho sempre detto che le storie di Nolitta fanno cagare; celiando, in realtà sono andato molto vicino alla verità, una verità della quale lo stesso autore era consapevole.

Che le sue storie suscitassero stimoli escretori era infatti cosa a lui non ignota. Considerate il titolo di questa discussione: "Mingo il ribelle". Bene; qual è la prima parola? MINGO. Un segno del destino? Un caso? Penso piuttosto che Nolitta volesse metterci in guardia. Certo sarebbe stato meglio e più rispondente alla qualità della storia scegliere, anziché la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo "mingere", la corrispondente del verbo "cagare"; ma "Cago il ribelle" come titolo non si può proprio sentire, mentre il risultato così ottenuto è indefettibilmente più signorile, tanto che nessuno, prima di me, se n'era accorto*.

Insomma, ha ragione @Leo: le storie di Nolitta non fanno cagare, ma ci vanno vicinissimo.

 

*= la scelta operata da Nolitta potrebbe altresì essere dovuta al minor stigma sociale gravante sull'azione della minzione rispetto alla più imbarazzante defecazione (vedasi l'arcaico costume nomenclatorio designante la prima "atto piccolo" in contrapposizione alla seconda, insignita del ben più rutilante titolo "atto grande"). Solo così si spiega come mai, in una scuola in cui insegnavo quando ero ancora supplente, una collega che era solita lasciare le classi incustodite per decine di minuti annunciando agli studenti: "Scusatemi, ma devo andare a fare la pippi" non suscitasse scandolo alcuno, mentre il sottoscritto che si assentava durante il collegio docenti proclamando coram populo l'imminente, salutifera e per soprammercato inderogabile necessità fecale fosse scrutato con sospetto da più d'uno.

 

Allora, è il caso di ribadire con chiarezza che il titolo dell'episodio è in effetti "Caccia all'uomo" (con una bella i al suo giusto posto)....

Edited by dario63
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  • ymalpas changed the title to [183/185] - Caccia all'uomo
  • 5 months later...

Nolitta esordisce su Tex con un capolavoro senza tempo:inch:Sinceramente il suo Tex non mi è affatto dispiaciuto: forse i suoi personaggi sono più profondi di quelli di Bonelli padre, ma non ci vedo nulla di male in questo. 
Un grande pregio della storia è che è appassionante e coinvolgente (e probabilmente ha anche un ritmo più veloce) e quindi l'ho letta in pochissimo tempo (e dura due albi e mezzo!). Non mancano neppure numerosi e sorprendenti colpi di scena, che la rendono ancor di più un vero gioiellino.
Bellissimo l'inizio della storia, in cui compare un ottimo personaggio, quello dell'anziano sceriffo che non si rassegna, anche di fronte all'età, a dare la caccia ai fuorilegge. 
Stupenda, successivamente, la caccia all'uomo, in cui Tex insegue Andy. Quando Tex lo cattura, devono anche combattere con una banda di Navajos ribelli e Andy prova più volte a liberarsi, ma non ha la forza e il sangue freddo per uccidere il ranger. Ebbene, Andy è, a mio avviso, un personaggio magnifico! Piano piano anche il lettore, insieme a Tex, comincia a ritenerlo innocente. Per cui ho trovato davvero commovente e drammatico il colpo di scena in cui Tex lo trova giustiziato. Bellissimo, seppur si veda poco, il personaggio del cattivo, il giudice Maddox. Il finale è meraviglioso, puramente Nolittiano.
Non mi sono piaciuti i disegni di Fusco. Visto l'esordio di Nolitta (e con un capolavoro a livello di storia), gli avrei affidato Galep o Ticci, almeno. Peccato quindi per i disegni.
Belle le copertine, soprattutto quella di "Mingo il ribelle".
Soggetto/Sceneggiatura: 10
Disegni: 6

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  • 11 months later...

Nelle mie prime letture di Tex non facevo assolutamente caso a chi scriveva le storie, semplicemente le giudicavo in base al fatto se mi fossero piaciute o meno.
Tutt'al più mi concentravo sui disegni, privilegiando sempre quelli di Nicolò e Letteri, i miei indiscussi preferiti.
Ricordo che, ad una prima lettura, furono proprio i disegni di Fusco (qui alla sua seconda fatica texiana) a non convincermi molto, mentre la storia la trovai molto buona, anche se era impossibile non notare un Tex un po' diverso dal solito.
Ma la cosa non mi sconvolse più di tanto, per me la storia funzionava alla grande e, trovare il nostro ranger fuori dai classici canoni GlBonelliani, fu per me una novità assolutamente piacevole.
Anzi, trovare un soggetto a suo modo originale e una sceneggiatura che sapeva di novità mi spinsero ad apprezzarla ancora di più.
Rileggendola in età più adulta, compresa la lettura di pochi giorni fa, il mio giudizio non cambia poi di tanto.
Certo risaltano di più alcuni dettagli un pò fuori luogo (le manette, ad esempio), l'imbarazzo di vedere Tex che si fa trovare stranamente impreparato difronte agli scagnozzi di Maddox, alcuni dialoghi un po' al limite come, ad esempio, quell'antipatica ironia verso Andy dopo averlo catturato nel deserto.
Ma "Caccia all'uomo" contiene ben altro.
In primis un personaggio indimenticabile come Andy Wilson, giovane costretto suo malgrado a diventare un fuorilegge.
Nolitta è bravissimo nel tratteggiare l'evoluzione del suo rapporto con Tex, dall'iniziale inevitabile diffidenza mista ad antipatia fino ad una reciproca fiducia che sancirà la nascita di una, purtroppo, breve amicizia.
E' un po' un classico della narrativa nolittiana quella di personaggi il cui destino è figlio di eventi imprevisti ed imprevedibili, come la vita in genere insegna a noi tutti.
Come è classico il finale senza lieto fine.
Inevitabile poi che Nolitta inserisca alcuni tratti del suo stile, come ad esempio le didascalie che accompagnano il lettore nell'avanzare di Tex lungo la pista desertica degli "scheletri".

Oppure ancora l'evento casuale che fa da propellente alla storia, come l'incontro con il vecchio sceriffo Tom Kenyon che permette a Tex di partecipare alla cattura di Andy o lo scontro con Mingo e gli altri indiani che serve per far evolvere il rapporto tra Tex e "Faccia d'angelo".
Credo che la sensibilità e lo stile di uno sceneggiatore si debbano vedere nella storia, senza snaturare il personaggio (e per me non lo fa!) evitando quindi di essere una copia carbone di un altro autore.

Considero i meriti di Nolitta di gran lunga superiori agli innegabili difetti di questa sua prima fatica texiana.
Il suo talento di sceneggiatore emerge ancora una volta, addirittura con un personaggio con cui non avrebbe voluto misurarsi.
L'avrà fatto contro voglia, ci sarà stato costretto dagli eventi ma, per me, l'ha fatto dannatamente bene.
Certo il suo Tex è ben distante dagli stilemi del padre ma, in definitiva, io lo vedo come l'altra faccia della stessa medaglia.

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  • Sceriffi
Il 27/11/2021 at 17:44, Juan Ortega dice:


Il suo talento di sceneggiatore emerge ancora una volta, addirittura con un personaggio con cui non avrebbe voluto misurarsi.

Innanzitutto, bella recensione. È stato raccontato piu volte: Sergio non voleva scrivere Tex. Ed è vero. Lo fa solo quando suo padre cala drasticamente e quando Letteri si liberò dopo aver fatto un paio di storie con Nizzi, sceneggiando la più lunga storia di Tex, proprio per tenere il più impegnato possibile un velocista come lui. Rileggendo le sue storie, mi sono più volte chiesto, se a Sergio davvero non piacesse scrivere Tex. Le sue storie per quanto fossero incompatibili e diverse dallo Standard Bonelliano, trattano gli argomenti più disparati. Come se si volesse togliere degli sfizi personali. Per quanto siano sbagliate, le sue opere Texiane sono ambiziose! Una storia eretica come "Caccia all'uomo", un omaggio ad un genere a lui non tanto congegnale ("El Muerto"), quella con il Sasquatch, la trasferta a Panama, il mitico "Cheyenne Club", lo storico "Fort Whoop Up" e Ska-Wom-Dee ed infine una con solo gag con Pat. Argomenti troppo diversi e vasti, ma se il Ranger del padre non gli fosse piaciuto, non avrebbe mai scritto tutte queste storie, con tutti questi argomenti. Per questo reputo il suo contributo fondamentale.

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<span style="color:red">20 ore fa</span>, virgin dice:

@Juan Ortega, è stato bello, ma... da questo momento la tua posizione è sotto osservazione da parte dello staff, che deciderà sulla sanzione da comminarti (leggasi: PERMABAN).

Giusto così, me la sono cercata.

Grazie a tutti, è stato bello!

@MacParland voglio che tu sappia che per me sei stato come un (quarto) figlio!

Buon Natale 2021 e tutti quelli che verranno (e aggiungo anche Pasqua, compleanni, San Valentino, ecc.)

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  • 9 months later...

Nolitta come un Ciclone debuttava su Tex in CACCIA ALL'UOMO .... Subito PLATINO!!

 

Capolavoro senza Tempo....rileggerlo Oggi e' ancora ATTUALE....Cinematografico....quello che GLB non lo e' (era) mai stato....:)

 

Certe Critiche proprio non riesco a capirle....

 

VOTO : 10 ++ con LODE!

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  • 5 months later...

Dopo aver letto la prima fatica Nolittiana sulle pagine del Nostro, mi iscrivo al club del: questo ranger in camicia gialla non è Tex.

Capisco che la storia in sé possa piacere come vicenda drammatica, ma si può tranquillamente affermare che al posto di questo Tex ci sarebbero stati meglio un ranger o uno sceriffo qualunque. Il protagonista in diverse situazioni fa proprio la figura del fesso, salvato ripetutamente dal suo prigioniero o fregato dagli sgherri del giudice, o del prepotente ed arrogante a sproposito. Non sono quella prepotenza ed arroganza classicamente texiane, magari a volte con GLB fin troppo ridondanti, sempre a scapito però di furfanti patentati che si meritano insulti e pestaggi. Qui a tratti il nostro risulta sgradevole ed antipatico, e pur riscattandosi parzialmente nello scontro con il giudice ed i suoi sgherri ha poco del personaggio duro ma giusto che tanto ci piace. Penso che pur volendo imbastire una storia drammatica culminante con la morte del ragazzo si sarebbe potuto renderla comunque più Texiana, costruendo in maniera diversa il rapporto tra Tex e lo stesso Wilson ed apportando qualche altra modifica qua e là. Ma mi rendo anche conto che così probabilmente non sarebbe stata più una storia di Nolitta...

Edited by Il Biondo
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  • co fondatore
<span style="color:red">4 ore fa</span>, andreadelussu74@gmail.com dice:

Chi di voi ha visto il mediometraggio di Alan Ford contro Super Ciuk?

Molto carino e merita sia come disegni supevisionati da Piffarerio che come animazione

La voce di Alan Ford è del grande Roberto Del Giudice

 

...eh?

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Una storia che non mi piace (così come El Muerto) perchè Tex  (come in molte storie di Nolitta) non è Tex e soprattutto l'atmosfera non è mai quella di Tex. 

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El Muerto l'ho letta una sola volta e a dispetto della sua fama non ha entusiasmato neanche me. Buona storia ma mi aspettavo di più, dovrei rileggerla. Di Nolitta le mie preferite sono giungla crudele e quella con i wolfers, ma ce ne sono anche altre che ricordo essermi piaciute più che caccia all'uomo.

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  • 1 year later...

Allora...Analizzare le storie di Nolitta è complicato e me ne rendo conto sempre di più. E' un Tex diverso, si lancia in filippiche e discorsi da comizio, non sempre è pronto e reattivo, viene catapultato in storie con momenti anche molto "forti".

In questo caso Nolitta con la caccia all'uomo, con le continue fughe e rincorse di Tex e "faccia d'angelo" cerca, con personaggi sporchi e cattivi, sicuramente cerca di smuovere il lettore.

Gioca con lui anche in modo crudele, c'è un certo disincanto in questa storia (e non è la prima volta in Nolitta) e traspare da molti dialoghi.

L'utilizzo dei "puntini sospensivi" in molte vignette rappresenta un altro marchio di fabbrica dello sceneggiatore.

Globalmente promuovo questa storia perché mi ha tenuto sul pezzo, mi ha incuriosito e coinvolto.

Certo è che tra dialoghi, monologhi ed azioni, c'è un Tex diverso.

I disegni di Fusco non sono affatto malaccio, anzi, ma non rispecchiano il Fusco "evoluto" che ricordavo e che mi piaceva.

 

Il 16/06/2012 at 10:36, Leo dice:

Come al solito, tutto quello che avrei voluto dire io, lo ha già detto quel tizzone d'inferno di Paco ::evvai::


Anch'io, come West10, ho provato sincero stupore di fronte alle critiche negative mossegli dagli altri pards, di cui mi sento di condividere solo la parte in cui Don Fabio sottolinea la stranezza del titolo del secondo albo, dedicato ad un personaggio "comparsa" come Mingo (questa sè è una vera assurdit?).

Ma, glissando sul titolo del secondo albo (che ovviamente non incide per nulla sulla bontà o meno della storia), anch'io ritengo che siamo di fronte a un vero Capolavoro.

Avendo gli albi originali, non potevo sapere che l'autore non era GLB, ma l'ho capito dopo poche pagine (non che ci volesse tanto, naturalmente).

Ai dialoghi esplosivi, ironici e divertenti di Bonelli padre si sostituisce un Tex più meditativo, e le sequenze al fulmicotone lasciano il posto a quelle che, ad esempio, vedono Tex entrare in silenzio in un saloon (a pag.72 del primo albo si vede Tex mentre sta per entrare nel saloon, e a quest'ingresso sono dedicate addirittura tre vignette: Tex di lato, Tex di spalle mentre sta per entrate, Tex di fronte visto dall'interno del saloon. Ho apprezzato molto queste dilatazioni dal forte sapore cinematografico) o rullarsi una sigaretta.
A mio parere, queste scene, facendo vivere questi particolari al lettore, fanno entrare lo stesso nella storia; così che il lettore non è più solo semplice spettatore ma VIVE la storia. Il lettore ENTRA nel saloon, il lettore RULLA una sigaretta (? come nell'altra splendida storia di Nolitta, I Dominatori della Valle, in cui il lettore GIOCA A BILIARDO con il Colonnello Watson).

Una scena che ho sempre amato tanto è quella dell'incipit di C'era una volta il West di Sergio Leone, quando tre banditi attendono il protagonista alla stazione: è una scena lunghissima, con i tempi ultradilatati, in cui non succede niente di niente, salvo piccolissimi avvenimenti per nulla degni di nota: una mosca che ronza, una goccia d'acqua che cade... quando hanno chiesto a Leone perchè avesse girato una simile scena, il regista ha risposto che voleva far vivere allo spettatore l'attesa del treno. Ecco, in questa storia ho respirato quella stessa atmosfera, e ho sentito di averla VISSUTA.

E non solo per i tempi dilatati: in questa storia, infatti, ho l'impressione di incontrare non personaggi di un fumetto, ma persone IN CARNE E OSSA: l'anziano, umanissimo nel suo essere patetico, sceriffo Kenyon, il vecchio della fattoria che si decide a dare a Tex la propria pistola solo quando comprende che Tex non si arrende (figura IMHO straordinaria), il peone Felipe di Agua Fria.

E ovviamente Andy Wilson, il cui personaggio, in chiaroscuro, è un antesignano dei personaggi boselliani e per me è uno dei più bei comprimari della saga.
Non capisco come si possa dire che il secondo albo è un allungamento di brodo, che poteva benissimo non essere scritto, come dice Wasted. Ma il secondo albo è l'albo di Andy, e se conosciamo questo personaggio e se ci sconcertiamo insieme a Tex per la sua morte lo dobbiamo proprio a questa parte di storia. Il secondo albo è FONDAMENTALE, direi...

E l'altro personaggio in carne ed ossa è Tex, il Tex umano di Nolitta, che si fa fregare nel ranch di Andy, quando questi spara al vecchio Kenyon e fugge, che si fa sfuggire il ricercato anche al saloon, non immaginando che il giovanotto sia potuto fuggire dalla finestra, che si fa mettere nel sacco due volte dallo stesso Andy (senza conseguenze per lui solo perchè Andy non è un assassino), che resta sconcertato di fronte al ragazzo penzolante nella main street.

In definitiva, in questa storia ho incontrato delle PERSONE, e ho camminato accanto a loro.

Questa mia sensazione ovviamente non dipende dalla sola grandezza della sceneggiatura, ma anche dalla consistenza dell'ambiente attorno a me: per Fusco non ho parole, o meglio ne ho una sola: FANTASTICO. Se per me questa storia è un Capolavoro, lo si deve anche a lui.

Tranne che sull'aggettivo "CAPOLAVORO" concordo su molte cose. A differenza di altre storie e di altri scrittori, questa di Nolitta ti  porta "dentro" la storia e rende i personaggi "vivi". 

Fusco efficace ma preferisco il Fusco "evoluto" che vedremo successivamente.

Andy sicuramente è un gustoso antipasto dei personaggi Boselliani, però quelli di Boselli con me hanno fatto più breccia.

 

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Ma scherziamo?

Paragonare Nolitta a Leone?

Leone crea un'atmosfera.

Sergio allunga il brodo con l'acqua.

Se togli tutte le pagine dove Tex va da là a un po' più in là, cosa rimane?

E con questo cosa voleva dimostrare?

Che il West era immenso?

Riempire le pagine di inutili viaggi vuol dire una cosa sola: avere poche idee.

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6 hours ago, Letizia said:

Riempire le pagine di inutili viaggi vuol dire una cosa sola: avere poche idee.

O traccheggiare macinando pagine in attesa che te ne venga una...

 

Un po' magari lo capisco: tuo padre ti accolla il SUO personaggio che è quanto di più distante esista da quello che ti piace scrivere, ti tocca scrivere per un personaggio che non è nelle tue corde, il disegnatore macina pagine come uno schiacciasassi e qualcosa devi mandargli subito. Comprensibile che l'odio verso questo ingrato compito trasudi in odio verso il personaggio.

 

Inoltre in quel periodo davvero Sergio Bonelli ha una sbandata "rivoluzionaria" evidente (basta pensare all'Uomo del Texas, e a come qui Tex sia chiaramente un "celerino" con tanto di manette e Andy un "capellone" alternativo di quelli che venivano menati in piazza in quel periodo). (Quello è anche il periodo in cui si "innamora" di Ken Parker, è lui che convince Berardi e Milazzo a farne una serie, doveva essere una one-shot per la Collana Rodeo...)

 

Però è vero che "lo sceneggiatore che usa trucchetti per guadagnare tempo" lo noti subito: il vezzo di Nizzi di fare pagine e pagine con Tex e Carson che aprono la porta di una stanza, "qui non c'è nessuno", ne aprono un altra, "nemmeno qui", e ci mettono tre pagine per entrare nella stanza giusta sono proverbiali, come le pagine e pagine di Nolitta con Tex che viaggia, viaggia, viaggia...  :laugh:

 

 

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Riporto qui per maggiore visibilità lo stralcio dell'intervista del 2013 a Mauro Boselli postata da Poe nel topic dei sondaggi, che riguardo a Caccia all'uomo mi pare dica cose molto interessanti (mi interesserebbe anche leggere il resto dell'intervista, se Poe ha il link):

 

Domanda: "Caccia all'uomo", la prima storia scritta da Sergio Bonelli/Guido Nolitta per Tex e pubblicata nel gennaio 1976, fu considerata dal suo autore una storia sbagliata, perché in effetti Tex prende un granchio nel considerare colpevole un uomo che non lo è, e, quando se ne ravvede, è troppo tardi per salvargli la vita. Sei d’accordo col giudizio di Nolitta? È una storia da dimenticare o invece da considerare per l’umanità che è stata aggiunta alla figura di Tex?

 

Boselli: Le tue domande permettono di fare un discorso coerente e concatenato perché tu mi proponi adesso una domanda su una storia molto controversa. La prima storia di Tex scritta da Sergio Bonelli, cioè da Guido Nolitta, fin dal suo apparire, a me stesso che ero un cultore di Tex e un appassionato e anche un amico della famiglia, sembrò veramente fuori linea, perché il Tex di quell’avventura è effettivamente nelle prime pagine uno sbirro, perfino uno sbirro che sbaglia: per cui sembra visto da un sessantottino. È come se Sergio si fosse messo nei panni di un ragazzo dell’epoca, di sinistra addirittura, (fra le numerosissime sfaccettature di Sergio c’era anche questa) che vedeva Tex come uno sbirro e che dava violentemente la caccia all’uomo, in quel caso un ragazzo, sbagliato. Certamente è così. L’idea bellissima della storia è che Tex poi vendica il ragazzo in maniera feroce, perché deve anche redimere se stesso da questo errore. La storia è accettabile sotto il punto di vista che perfino Tex, diamine!, può fare un errore nel corso della sua vita, l’importante è che non li faccia tutti i mesi! E quindi la storia, nonostante questo, è diventata un classico. E tra l’altro è bellissima e commovente. Veramente, dopo, pur mantenendo questo approccio, che si vede soprattutto in certe situazioni singole oppure nel suo modo stilistico di raccontare, Sergio si adeguò di più al personaggio e tirò fuori dei veri capolavori che si possono equiparare a quelli di Bonelli padre, come "El Muerto" o "Cheyenne Club", capolavori sì, ma non più tanto discutibili come era la pur bella Caccia all’uomo.

 

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Io invece segnalo un mio post dove parlo di una delle ultime interviste a GL Bonelli, su "fumo di china"

https://texwiller.ch/index.php?/topic/584-248249-il-marchio-di-satana/&do=findComment&comment=208969

 

Fumo di China è stata fondata fra gli altri da Marcheselli (poi direttore editoriale della Bonelli), che è uno degli intervistatori di GL Bonelli in quell'intervista... e nell'introduzione, dicono (nel 1982, quando ancora non era stato ammesso pubblicamente) che il Tex di "Caccia all'Uomo" non poteva essere di GL Bonelli (e gli chiedono spiegazioni), perchè in quella storia "Tex si comporta come un volgare mascalzone"!

 

spacer.png

 

Erano ancora i tempi in cui le fanzine non avevano peli sulla lingua, e la critica era UNA COSA SERIA, non come oggi che i siti campano sulle "anteprime" o sulla pubblicità e hanno bisogno di tenersi buoni tutti gli editori...

 

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<span style="color:red">16 minuti fa</span>, Magic Wind dice:

mi interesserebbe anche leggere il resto dell'intervista

Ecco qua: https://www.fucinemute.it/2013/10/cavalcando-con-tex-willer/

L'intervista è molto interessante per tante cose.

 

Verso "Caccia all'uomo" io ho sempre avuto sentimenti contrastanti: da ragazzino, mentre cercavo di completare piano piano la mia collezione di Tex, avevo letto solo il finale, possedendo solo il n. 185 "Il giudice Maddox", quando Tex si riprende dalla botta in testa e poi fa giustizia dell'impiccagione di Andy Wilson, e mi era piaciuto un un sacco, tanto che l'albo - complice la bellissima copertina di Galep con Tex che spara cadendo da cavallo - era uno dei miei preferiti, con un Tex arrabbiato e implacabile come era giusto che fosse. Un finale degno di un film western vecchia maniera, come il finale de "Il cavaliere della valle solitaria".

Poi, quando ho recuperato "Mingo il ribelle" sono rimasto deluso e mi sono detto: ma chi è questo che combatte contro i suoi stessi Navajos, un branco di ubriaconi senza arte né parte, e poi si fa persino fregare, nella scena della stalla, da uno sceriffo e dai suoi due aiutanti che Fusco raffigura come dei mezzi idioti? Tex di solito tre fessacchiotti così se li mangia a colazione e invece...

Insomma, ancora adesso di "Caccia all'uomo" apprezzo il soggetto originale (per Tex), il personaggio di Andy Wilson e il finale, molto ma molto meno la caratterizzazione di un Tex scarso e con le manette nella prima parte.

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1 ora fa, Poe dice:

Ecco qua: https://www.fucinemute.it/2013/10/cavalcando-con-tex-willer/

L'intervista è molto interessante per tante cose.

 

Verso "Caccia all'uomo" io ho sempre avuto sentimenti contrastanti: da ragazzino, mentre cercavo di completare piano piano la mia collezione di Tex, avevo letto solo il finale, possedendo solo il n. 185 "Il giudice Maddox", quando Tex si riprende dalla botta in testa e poi fa giustizia dell'impiccagione di Andy Wilson, e mi era piaciuto un un sacco, tanto che l'albo - complice la bellissima copertina di Galep con Tex che spara cadendo da cavallo - era uno dei miei preferiti, con un Tex arrabbiato e implacabile come era giusto che fosse. Un finale degno di un film western vecchia maniera, come il finale de "Il cavaliere della valle solitaria".

Poi, quando ho recuperato "Mingo il ribelle" sono rimasto deluso e mi sono detto: ma chi è questo che combatte contro i suoi stessi Navajos, un branco di ubriaconi senza arte né parte, e poi si fa persino fregare, nella scena della stalla, da uno sceriffo e dai suoi due aiutanti che Fusco raffigura come dei mezzi idioti? Tex di solito tre fessacchiotti così se li mangia a colazione e invece...

Insomma, ancora adesso di "Caccia all'uomo" apprezzo il soggetto originale (per Tex), il personaggio di Andy Wilson e il finale, molto ma molto meno la caratterizzazione di un Tex scarso e con le manette nella prima parte.

 

Grazie per il link-

 

Riguardo a Caccia all'uomo: diciamo che senza la parte iniziale quel finale non sarebbe così potente e catartico.

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Di potente - si scherza, eh - ci fu solo il ceffone che ricevettero in faccia i lettori abituati al Tex di GLB.

 

Mi ricordo che la rilessi un paio di volte quando uscì. Non mi capacitavo proprio di quelle pagine così assurde. Si, mi sembrava tutto assurdo.

Anche senza parlare di Faccia d'Angelo, basta citare il rispetto che Mingo e i "suoi" navajos gli dimostrano.

Che Aquila della Notte versione Nolitta non fosse più considerato con timore verrà confermato, nella successiva storia dello stesso autore, con Faccia Tagliata.

 

Sono passati tanti anni da quel '76 e non mi pare proprio d'averla mai più ripresa in mano.

Eppure si.

Rimane epocale, peccato che lo sia per i motivi sbagliati.

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  • 9 months later...
Il 7/8/2008 at 11:00, ymalpas dice:

La prima cover ( Caccia all'uomo ) non è completamente di Galep, pare che ci sia stato lo zampino di Corteggi.

Rivista giusto quel paio di annetti dopo, in effetti... Numero e storia a loro modo epocali e forse il Tex con il più basso indice di gradimento.

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  • 8 months later...

Chiedo aiuto ai pard. Anzi, collaborazione. Sto curando un libro sul 1976, inteso come anno spesso considerato di passaggio e privo di eventi epocali - tranne purtroppo il terremoto in Friuli - mentre invece ci siamo resi conto che avvenivano invece piccole, numerose cose anche rivoluzionarie. Vedi le radio e le tv libere e i televisori a colori. Ecco, a mente fredda e senza riaprire dibattiti sulla qualità della storia, vi chiedo di confermate o smentire l'idea che si sia trattato di un episodio di rottura certa nella saga del "Nostro", ma più un unicum che una rivolta poi consolidata. Ripeto la ragione: l'opportunità di poter inserire un questione riguardante Tex negli eventi - non importa quanto fondamentali - di quell'anno. Fosse anche solo per citare una curiosità, come fu nel 1976 la comparsa dei miniassegni. Naturalmente sarebbe graditissimo anche un intervento di Borden, magari sull'interpretazione data da Diablero di un Sergio molto "ispirato" da certe vicende di piazza dell'epoca.

Gracias.

Edited by San Antonio Spurs
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Beh, almeno per Tex è stata epocale, visto che era LA PRIMA VOLTA dal 1948 (28 anni prima!!!) che un Tex non veniva scritto da GL Bonelli...

 

Poi, purtroppo non è stato un "unicum" (basta fare l'elenco delle storie successive di Nolitta...) ma nemmeno una svolta decisa, visto che per anni le storie d;ell'anti-Tex di Nolitta e quelle di Tex si sono alternate sulla stessa serie...

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