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TWF - Tex Willer Forum

[789/791] Shark Island


Dai un voto alla storia!  

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Dopo aver letto l'ultimo albo confermo la bontà generale della storia, pur non raggiungendo secondo me l'eccellenza.

Belli comunque l'isoletta, il clima di mistero, il vecchio pirata, tutto sommato una conclusione che mi lascia soddisfatto.

Dotti molto bravo come sempre, forse anche più del solito. 

 

Personalmente la metterei nella fascia medio alta del Bos per questo centinaio: per i miei gusti rimane dietro alla maschera di cera, alle navi perdute, anche se questa la dovrei rileggere, al Rainer, tutto sommato anche a Rick Master, però è meglio della Tigre, la cui seconda parte risultò pesantina. Mefisto nel complesso mi è piaciuto, ma lo considero un po' un disorso a parte.

 

Secondo me un'occasione mancata per questo centinaio è stata netdhae, storia prettamente western rispetto alle altre citate, che avrebbe quella si necessitato di un mezzo albo in più.

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In generale le storie di Boselli di 3-4 albi del ultimo centinaio mi sono piaciute  tutte. Netdhae, la più Western la ricordo un pò meno, le altre più avventurose le ricordo un pò migliori di questa.👋

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Queste storie per così dire "ampie" presentano ovvi rischi che i miei predecessori hanno già ampiamente illustrato, perché è come se tu avessi davanti un menu fisso pieno di portate. Ingolosito dagli antipasti, soddisfatto dai primi e dopo aver apprezzato la varietà delle pietanze e dei contorni, ti può capitare di trovare il caffè troppo ristretto o il sorbetto troppo liquido. Con primo, secondo, acqua e caffè fissi ti saresti magari concentrato su altro. Fuori dalla metafora, io ho apprezzato i campi larghi di Dotti (la politica non c'entra) e la proposta boselliana di una storia lontana sia nella forma (il mare, le isole, il carcere) che nella sostanza (numerosi coprotagonisti in azione) dalla tipologia che probabilmente ritroveremo già nel prossimo numero. E qui Borden si conferma magistrale, anche grazie alla sua nota cultura sulla fine dell'800 negli Usa e vicino.

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  • Collaboratori

Il terzo albo si è rivelato il migliore dei tre, senza tempi morti, tra l'uragano (povero Carson) e la parte sull'isola, che come ambientazione mi piace molto (non a caso ricordo sempre con piacere il riempitivo nizziano ''Orme sulla sabbia'').

 

La parabola del nemico, Mr Castle, chiamato questa volta a recitare il ruolo di prima donna, ricordiamo che è un personaggio nato come ordinario e in un certo qual modo anonimo, cosa che nel panorama texiano ne denota tutta la sua atipicità (e anche la sua forza, se vogliamo), brilla per macchiavelismo nella parte del penitenziario, perde poi un pochino del suo soffio vitale fraternizzando con un personaggio altrettanto anonimo come Napoleon con cui condivide la scena, si riprende nel magistrale finale in cui (forse) perde anche la vita.

 

Aveva iniziato nei mari del Pacifico nell'isola di El Supremo, dopo la parentesi newyorchese riapproda prima nell'isola di Shark Island a Key West dove è detenuto e poi dopo una fuga davvero sfortunata viene a ritrovarsi ancora in un altra isola, quella del Mistero, al largo dello Yucatan. Il signore delle isole. Sfortunato nel farsi prendere nel finale della storia del Maestro, sfortunato anche nel finale di questa storia quando cerca di dileguarsi su uno sloop che imbarca acqua. 

 

Una storia che si fa apprezzare per le sue location esotiche che non sono riuscito ancora a classificare, senz'altro ottima, ma gli manca un qualcosa che non so definire bene per essere annoverata tra i classici di Boselli. Necessita sicuramente una rilettura fra qualche mese per affinare la valutazione. 

 

330 tavole in tutto, si vociferava che ne avrebbe avuto qualcuna in più per andare a fondersi con quella di Barbanera, o era una fake news oppure c'è stato un cambiamento di rotta last minute. Sta di fatto che da qui all'800 avremo apparentemente  tre storie canoniche di due albi. 

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Il 15/09/2026 at 19:39, ymalpas dice:

[...] Sta di fatto che da qui all'800 avremo apparentemente  tre storie canoniche di due albi. 

qua non mi tornano i conti...

tra questo albo e l'800 ci sono 8 numeri, o quattro canoniche di due albi o qualunque altra combinazione che si concluda a pag.114 del 799....

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Tre albi letti tutto d'un fiato: una goduria pazzesca! 

Per la prima volta in 30 anni di passione texiana ho scelto di aspettare, di non leggere ogni albo mensilmente, ma a storia terminata, e non me sono pentito.

L'avventura ha un livello altissimo per qualità dei testi e dei disegni e forse l'avrei apprezzata ugualmente  però così è stato molto più emozionante. 

Personaggi azzeccati, intrigo coinvolgente, Nick carismatico e diabolico fino alla fine e i due Pards,  autentici tizzoni d'inferno, assolutamente perfetti in ogni tavola!

Complimenti a Borden e Dotti!

Voto 10!!!!

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Notevolissimo anche il secondo albo.
Finora la storia procede spedita come una palla di cannone, senza lungaggini e tempi morti e con dialoghi concisi e asciutti (cosa molto apprezzata, visto che uno degli aspetti criticati - anche da me - a Boselli ultimamente è l'eccessiva prolissità). 
Felicissimo di ritrovare il Tex stragista che - incredibile dictu - shoots first. 
La storia è anche a suo modo una riuscita variazione de Il prigioniero dell'isola degli squali e echi fordiani si respirano in diversi punti del racconto. 
Dotti tecnicamente è forse inferiore ad altri disegnatori texiani, ma ha una chiarezza e una leggibilità pazzesche. 
 

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Finalmente sono riuscito a leggere pure il terzo albo della storia, quindi posso adesso apprestarmi a scrivere un giudizio definitivo che va a integrare quelli parziali, mostrati dopo le relative letture dei primi due albi.

 

Arrivo con un discreto ritardo per un motivo: la mia edicolante di fiducia era in ferie, ma avendomi comunque messo da parte l'albo come consueto, ho dovuto attendere il suo rientro, mi sembrava male prendere il volume altrove. Comunque ritardo a parte, la storia merita e Mauro si dimostra come al solito un grande narratore.

 

Non è da tutti riuscire a creare storie complesse e ambiziose, riuscendo a riannodare alla perfezione ogni filo di trama.

Come faccio di solito al cospetto degli episodi composti da tre albi, dopo aver letto i primi due in "diretta", al terzo mese leggo la storia tutt'insieme, rileggendo di fatto anche i primi due albi e rinfrescandomi la memoria prima dell'epilogo.

 

Con le storie di Borden, utilizzando questo stratagemma, riesco così ad apprezzare ancora meglio ogni intreccio e sottigliezza di trama. Anche stavolta la rilettura dei primi due albi mi ha preparato alla grande al volume finale e la lettura è stata piacevole e scorrevole.

 

Ciò che si nota è il ritmo forsennato e senza cali di tensione, il consueto parco attori ampio e ben tratteggiato e soprattutto una trama che funziona alla perfezione, senza nessun passaggio dubbio o forzato. Un fine lavoro di sceneggiatura, magistrale e ben ponderato, che permette all'episodio di rimanere avvincente in ogni singola sessione.

 

Anche i dialoghi li ho trovati più immediati e "a tempo" con il ritmo della trama e ciò mi fa pensare che il nostro Borden, libero di impegni extra compositivi, può tornare ai suoi livelli migliori.

 

Sul soggetto e le location particolari, mi ero già espresso nei due precedenti commenti ed evito di ripetermi, ma volendo entrare un po' più nel dettaglio, posso dire che la storia è potenzialmente divisibile in tre distinti blocchi: un primo introduttivo dove l'autore prepara il terreno al piano di fuga di Castle e ci mostra la rocambolesca cattura del boss Napoleon. Il secondo blocco che coincide con le seguenti 110 tavole, spicca il volo ed è un'autentica polveriera di azione, piani, contropiani, polvere da sparo, e tutte sequenze narrative parallele che si integrano e interagiscono alla perfezione, con ogni scena messa al suo posto e tutte le trame ben sviluppate e funzionali. Il terzo blocco rende ancor più esotica la prova e, ricordando vagamente quelle trame ben care a Bonelli, intrattiene fra uragani, naufragi su isole deserte, presunti tesori, trabocchetti e colpi di scena sempre ben calibrati ed efficaci.

 

Tex e Carson si fanno valere come è giusto che sia e riescono a padroneggiare la situazione con valore e pochi aiuti esterni, Caste si rivela un buon ideatore di piani ma abbastanza incapace di affrontare gli imprevisti, rivelando la sua natura più di spalla che di prima donna, in questo senso è palese il rapporto non perfetto con Napoleon, che nel momento clou porterà a una rottura fra i due che favorirà l'azione dei nostri.

 

Molto particolare l'isola delle Mujerres con il suo fascino esotico e leggende mitologiche. Maldonado è un tocco in più per donare sapore al terzo albo e come altri utenti, ho trovato efficace pure il finale secco come una palla di cannone.

 

Castle si riuscirà a salvare? parrebbe di no e Mauro si è premurato a precisarlo, ma in passato mi ricordo che lo aveva fatto pure con Jack Thunder per poi ripensarci, quindi non si sa mai. :lol:

 

Riassumendo, episodio atipico e particolare ma davvero ben riuscito; una trama avventurosa stile Bonelli, che scorre bene in tutti i tre albi e tocca livelli che da tempo non si vedevono sulla saga.

Volendo fare paragoni, reputo Shark Island migliore del ritorno dell Tigre Nera, ma lievemente inferiore a Rick Master e "Alla ricerca delle navi perdute", ma di certo Borden ci ha fornito un piccolo classico destinato a brillare nella media alquanto anonima delle storie attuali sulla regolare.

 

Capitolo disegni: cosa aggiungere a quanto detto nei miei due precedenti commenti?

Dotti si dimostra un asso e fa un lavoro mostruoso. Ottime le scene marinare, gli scenari quasi dark del penitenzario fra nebbia e squali, ben rese pure le sequenze esotiche sull'isola, il tutto ben amalgamato con una resa funzionale dei tanti personaggi della storia, una straordinaria dinamicità di azione e chiariscuri ben bilanciati nelle vignette.

Dopo aver illustrato di par suo il kolossal "Il Supremo", anche stavolta si dimostra un artista da prove ariose e lunghe, dal grandissimo livello di difficoltà. 

 

Anno dopo anno Dotti con costanza e umiltà, si è appropriato di un posto privilegiato fra i disegnatori migliori della saga e merita ogni lode, visto che realizzare storie simili non è certo una bazzecola.

 

Meritano poi mensione le straordinarie sequenze marinare in mezzo all'uragano: un piccolo capolavoro grafico.

Dopo Galep che reputo irrangiungibile sotto questo aspetto, il buon Dotti si piazza nel posto d'onore affiancando il grande Villa. Tanta roba davvero, complimenti. Il mio voto finale è 9

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<span style="color:red">7 minuti fa</span>, Condor senza meta dice:

Finalmente sono riuscito a leggere pure il terzo albo della storia, quindi posso adesso apprestarmi a scrivere un giudizio definitivo che va a integrare quelli parziali, mostrati dopo le relative letture dei primi due albi.

 

Arrivo con un discreto ritardo per un motivo: la mia edicolante di fiducia era in ferie, ma avendomi comunque messo da parte l'albo come consueto, ho dovuto attendere il suo rientro, mi sembrava male prendere il volume altrove. Comunque ritardo a parte, la storia merita e Mauro si dimostra come al solito un grande narratore.

 

Non è da tutti riuscire a creare storie complesse e ambiziose, riuscendo a riannodare alla perfezione ogni filo di trama.

Come faccio di solito al cospetto degli episodi composti da tre albi, dopo aver letto i primi due in "diretta", al terzo mese leggo la storia tutt'insieme, rileggendo di fatto anche i primi due albi e rinfrescandomi la memoria prima dell'epilogo.

 

Con le storie di Borden, utilizzando questo stratagemma, riesco così ad apprezzare ancora meglio ogni intreccio e sottigliezza di trama. Anche stavolta la rilettura dei primi due albi mi ha preparato alla grande al volume finale e la lettura è stata piacevole e scorrevole.

 

Ciò che si nota è il ritmo forsennato e senza cali di tensione, il consueto parco attori ampio e ben tratteggiato e soprattutto una trama che funziona alla perfezione, senza nessun passaggio dubbio o forzato. Un fine lavoro di sceneggiatura, magistrale e ben ponderato, che permette all'episodio di rimanere avvincente in ogni singola sessione.

 

Anche i dialoghi li ho trovati più immediati e "a tempo" con il ritmo della trama e ciò mi fa pensare che il nostro Borden, libero di impegni extra compositivi, può tornare ai suoi livelli migliori.

 

Sul soggetto e le location particolari, mi ero già espresso nei due precedenti commenti ed evito di ripetermi, ma volendo entrare un po' più nel dettaglio, posso dire che la storia è potenzialmente divisibile in tre distinti blocchi: un primo introduttivo dove l'autore prepara il terreno al piano di fuga di Castle e ci mostra la rocambolesca cattura del boss Napoleon. Il secondo blocco che coincide con le seguenti 110 tavole, spicca il volo ed è un'autentica polveriera di azione, piani, contropiani, polvere da sparo, e tutte sequenze narrative parallele che si integrano e interagiscono alla perfezione, con ogni scena messa al suo posto e tutte le trame ben sviluppate e funzionali. Il terzo blocco rende ancor più esotica la prova e, ricordando vagamente quelle trame ben care a Bonelli, intrattiene fra uragani, naufragi su isole deserte, presunti tesori, trabocchetti e colpi di scena sempre ben calibrati ed efficaci.

 

Tex e Carson si fanno valere come è giusto che sia e riescono a padroneggiare la situazione con valore e pochi aiuti esterni, Caste si rivela un buon ideatore di piani ma abbastanza incapace di affrontare gli imprevisti, rivelando la sua natura più di spalla che di prima donna, in questo senso è palese il rapporto non perfetto con Napoleon, che nel momento clou porterà a una rottura fra i due che favorirà l'azione dei nostri.

 

Molto particolare l'isola delle Mujerres con il suo fascino esotico e leggende mitologiche. Maldonado è un tocco in più per donare sapore al terzo albo e come altri utenti, ho trovato efficace pure il finale secco come una palla di cannone.

 

Castle si riuscirà a salvare? parrebbe di no e Mauro si è premurato a precisarlo, ma in passato mi ricordo che lo aveva fatto pure con Jack Thunder per poi ripensarci, quindi non si sa mai. :lol:

 

Riassumendo, episodio atipico e particolare ma davvero ben riuscito; una trama avventurosa stile Bonelli, che scorre bene in tutti i tre albi e tocca livelli che da tempo non si vedevono sulla saga.

Volendo fare paragoni, reputo Shark Island migliore del ritorno dell Tigre Nera, ma lievemente inferiore a Rick Master e "Alla ricerca delle navi perdute", ma di certo Borden ci ha fornito un piccolo classico destinato a brillare nella media alquanto anonima delle storie attuali sulla regolare.

 

Capitolo disegni: cosa aggiungere a quanto detto nei miei due precedenti commenti?

Dotti si dimostra un asso e fa un lavoro mostruoso. Ottime le scene marinare, gli scenari quasi dark del penitenzario fra nebbia e squali, ben rese pure le sequenze esotiche sull'isola, il tutto ben amalgamato con una resa funzionale dei tanti personaggi della storia, una straordinaria dinamicità di azione e chiariscuri ben bilanciati nelle vignette.

Dopo aver illustrato di par suo il kolossal "Il Supremo", anche stavolta si dimostra un artista da prove ariose e lunghe, dal grandissimo livello di difficoltà. 

 

Anno dopo anno Dotti con costanza e umiltà, si è appropriato di un posto privilegiato fra i disegnatori migliori della saga e merita ogni lode, visto che realizzare storie simili non è certo una bazzecola.

 

Meritano poi mensione le straordinarie sequenze marinare in mezzo all'uragano: un piccolo capolavoro grafico.

Dopo Galep che reputo irrangiungibile sotto questo aspetto, il buon Dotti si piazza nel posto d'onore affiancando il grande Villa. Tanta roba davvero, complimenti. Il mio voto finale è 9

Rispetto alla triade dove ci sono Castle e Il maestro e a El Supremo? Dove la collochi?

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<span style="color:red">19 minuti fa</span>, Diablorojo82 dice:

Rispetto alla triade dove ci sono Castle e Il maestro e a El Supremo? Dove la collochi?

Tre storie molto belle e memorabili.

Per rispondere alla tua domanda però (coadiuvato pure dai voti dati nelle mie precedenti recensioni) metto al terzo posto la storia del Maestro (voto 8), al secondo quella del Supremo (che comunque meritò un 9) e, seppur per poco, nel gradino più alto del podio della triade metto questa, poichè trovo sia più performante come ritmo, mancanza di tempi morti e location.

Graficamente tre storie difficilissime ma realizzate  brillantemente da Dotti. D'altronde l'intesa fra lui e Mauro è salda e si nota negli esiti. 

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<span style="color:red">12 minuti fa</span>, Condor senza meta dice:

Tre storie molto belle e memorabili.

Per rispondere alla tua domanda però (coadiuvato pure dai voti dati nelle mie precedenti recensioni) metto al terzo posto la storia del Maestro (voto 8), al secondo quella del Supremo (che comunque meritò un 9) e, seppur per poco, nel gradino più alto del podio della triade metto questa, poichè trovo sia più performante come ritmo, mancanza di tempi morti e location.

Graficamente tre storie difficilissime ma realizzate  brillantemente da Dotti. D'altronde l'intesa fra lui e Mauro è salda e si nota negli esiti. 

Io ad esempio ho preferito quella del Maestro su questa (per non parlare delle Navi Perdute ma anche del ritorno della Tigre) poi al terzo posto El Supremo.

Parliamo di tutte belle storie e disegnate in modo meraviglioso.

Poi ci sono i gusti.

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Non vedevo l'ora di avere il terzo albo per leggerlo, attesa ripagata pienamente! Terminata la lettura, la prima impressione è stata di soddisfazione massima; poi, andando a "giudicare" la storia considerando anche i due albi precedenti, ho come avuto la sensazione che il terzo episodio fosse un po' meno coinvolgente dei primi due, nonostante tanti elementi nuovi assolutamente interessanti (l'isola e la sua tradizione, il pirata, il tesoro). Il finale è concitatissimo e non nego che il primo pensiero sia stato che necessitasse di qualche pagina in più, non certo un altro albo come auspicato da qualcuno. Ecco, un'uscita straordinaria con un albo a 120 pagine, come è stato fatto in passato ad esempio si Zagor. Ma poi ho letto che è stata una scelta voluta di Mauro, quindi va benissimo così. 

Edited by Marcello R.
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Finito di leggere qualche sera fa il terzo albo. Se nella seconda parte avevo avuto l'impressione che si fosse andati lunghi sugli scontri all'interno del carcere, tant'è che cominciava a subentrare la noia, ora ho avuto la conferma che accorciare quelle parti avrebbe reso disponibili delle pagine aggiuntive che si sarebbero in prospettiva rivelate preziose per questo ultimo albo.
Credo che questa terza parte avrebbe dovuto aprirsi con il naufragio sull'isola, concludendo le disavventure in mare già nel precedente episodio. La figura dell'eremita/pirata andava delineata meglio, ma soprattutto le donne e il loro culto meritavano di essere più che una semplice comparsa utile solo a fornire un ostaggio in più e a dare colore.

Quello che ne esce peggio da questa fretta però è Nick Castle. Nei primi due albi sembrava un genio del male, capace di architettare alla perfezione un'evasione da un carcere di massima sicurezza, ingannare e sottomettere chiunque, addirittura dimostrando di saperne di medicina più di un medico professionista (anche se quella cosa della paresi facciale simulata non l'ho capita molto). Qui invece non cava un ragno dal buco, perde la collaborazione di Creeley, si intestardisce per trovare un tesoro che non c'è, perde la sua capacità di pianificare e anche le sue doti di medico/chimico non sembrano avere più riscontro. Se ne scappa su una barchetta marcia (con Tex e soci che un po' dormono) e non si accorge che un uomo è saltato in acqua a pochi metri da lui. 
Poi il finale, così brusco. Non mi ha convinto. Secondo me servivano ancora due o tre pagine, con Tex e gli altri che davano una degna sepoltura al vecchio pirata accanto alla tomba della moglie con il benestare e la partecipazione delle donne, cosa che avrebbe permesso di dar loro un minimo di spazio: avremmo saputo qualcosa di più sull'anziano, sulla storia del tesoro e sul culto legato all'isola. E poi almeno due parole su Castle per dare un senso di chiusura alla sua parabola e i saluti all'agente della Pinkerton (anche lui non ha brillato in questa ultima parte).

Mi riservo di rileggerla tutta prima o poi, ma per ora mi è un po' rimasto l'amaro in bocca. Chissà, forse sono state le fin troppe suggestioni e gli accenni ai misteri dell'ambientazione (un'isola sconosciuta, le statue dedicate alla divinità Maya, la paura dei cannibali, tesori e pirati..) ad avermi fatto sognare ed avermi portato erroneamente a sperare in qualcosa di più.

Intendiamoci, non sto bocciando la storia, nel complesso quella rimane più che valida. È solo che invece che finire in crescendo è finita in calando.

 

A questo giro, questo mese ho apprezzato di più il secondo albo della storia che sta proseguendo sulla serie Tex Willer (finito stamattina il #95), forse meno ambiziosa, ma paradossalmente più appagante. È sempre scritta da Boselli e posso dire che mi sta piacendo molto, così si arrabbierà meno per le mie critiche alla sua storia sulla serie regolare :lol:

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Ottimo trittico di storie, disegnate davvero con grande maestria.

 

Boselli tra questa storia, quella su Tex Willer ed il texone negli ultimi mesi ha tirato fuori davvero delle ottime sceneggiature.

 

Avanti così.

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<span style="color:red">6 ore fa</span>, cuervojones dice:

Ottimo trittico di storie, disegnate davvero con grande maestria.

 

Boselli tra questa storia, quella su Tex Willer ed il texone negli ultimi mesi ha tirato fuori davvero delle ottime sceneggiature.

Son contento, sono proprio le storie che ho comprato, quindi ci ho preso.

Ho preso anche il cartonato di Biglia, che devo ancora leggere. 

Speriamo non abbassi la media.

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La genesi della bella copertina di Villa:

https://texwillerblog.com/a-capa-de-tex-791/

 

Anche la seconda e la quarta prova non erano male. Quella finale andata in edicola è una delle mie preferite di questo 2026. Al povero Villa ora hanno affibiato anche il compito di studiare la disposizione del titolo (e anche in questo caso il risultato finale è molto buono) :P

 

Guardando la foto di Boselli in redazione che si districa tra albi, fascicoli e scatoloni mentre tiene in mano sornione una copia del numero in questione, mi vien da pensare che per rendere graficamente la foresta selvaggia dell'isola Dotti si sia ispirato al caos di quegli uffici :lol:

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  • Sceriffi

Io da questo articolo noto solo una cosa e che inoltre conferma un'idea che avevo da un bel po', le copertine di Villa vengono uccise dai colori fatti dalla redazione, anche quelle più ripetitive (e in questo periodo un po' di più) hanno una forza superiore nella versione originale.

 

Ma loro le fanno colorare ad altri che fanno 200 file e poi succede come nel caso del 481 che non si capisce più niente ed esce la versione precedente alla definitiva.

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<span style="color:red">57 minuti fa</span>, MacParland dice:

Io da questo articolo noto solo una cosa e che inoltre conferma un'idea che avevo da un bel po', le copertine di Villa vengono uccise dai colori fatti dalla redazione

Lo penso da anni. Le copertine di Villa sono puntualmente appiattite da un anonimo colorista incompetente. Quella di "Sulla costa del mistero" tutto sommato va bene, ma basta guardare quella del prossimo "Las Animas" per farsi venire il mal di occhi. Più volte, scherzando, mi sono chiesto se in realtà sia uno della redazione che si diletta con Photoshop durane la pausa pranzo.

Gli daranno due spicci e infatti il suo nome non è mai stato ritenuto dalla redazione stessa degno di comparire nei crediti, quini non me la prendo nemmeno con lui. Fossi in Villa però mi darebbe fastidio.

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Per me storia ai massimi livelli. Dall'arresto di Napoleon alle scene in carcere, al finale sull'isola e anche il finale mi è parso ben calibrato. Certo la sospensione dell'incredulità è messa a dura prova sul mare. Passi per la scialuppa che aveva poco vantaggio, ma nell'immensità dell'oceano ritrovare la barca di Castle e Napoleon...

 

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Il 9/9/2026 at 07:52, paco ordonez dice:

Un terzo albo tutto sommato soddisfacente, ma che non raggiunge il livello dei primi due e che in qualcosa non convince

 

Concordo su questo giudizio, che mi pare sia stato espresso anche da altri.

 

Dopo due albi praticamente perfetti il terzo cala di intensità. Non perché non ci siano ritmo o azione, anzi ce ne sono in abbondanza, ma perché questi elementi non mi sembrano stati orchestrati bene come nei due albi precedenti.

 

Sulla storia e i suoi sviluppi non ho niente da obiettare, i problemi mi sembrano più di sceneggiatura: dopo il bellissimo pezzo in barca – per un vecchio lettore di London e Conrad espressioni come “cazza la randa” sono da orgasmo immediato –, con il naufragio sull’isola la vicenda si appesantisce con troppi dialoghi, non più così brillanti e concisi come nelle prime due parti, e il focus dell’azione viene spezzettato in troppe linee narrative (ne avrei tolto almeno una, ad esempio quella della ricerca del fantomatico tesoro di Laffite da parte di Castle, ma magari proprio in toto tutta quella dell’eremita), con personaggi che si lasciano per poi rincontrarsi e raccontarsi cose già note al lettore.

 

Bella l’ambientazione a Isla Mujeres: ci sono stato mi pare nel 2016 ed è proprio così, una lingua di terra lunga e stretta con un tempio maya a una delle due estremità. Peccato cha adesso la giungla non esista più.

 

Forse @borden si è stufato di sentire @Diablero e altri lamentarsi perché  Tex spara sempre per secondo: qui Tex non solo spara per primo, ma spara pure alle spalle. Roba che non si vedeva da eoni.

 

Anche Dotti mi è sembrato in calo, non più così efficace come nelle prime due parti. Alcuni visi di Tex sono rivedibili.

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