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TWF - Tex Willer Forum

[Romanzi a Fumetti 22] Tra le nevi del nord


MacParland

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  • Sceriffi

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Soggetto: Pasquale Ruju

Sceneggiatura: Pasquale Ruju

Disegni: Stefano Biglia

Colori: Stefano Biglia

Copertina: Stefano Biglia

 

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Brassard è uno spietato trafficante e assassino. Però ha un debole per una donna... Nella spirale di amore e morte finisce anche un bambino rapito. Al di là del confine canadese, la speranza dei genitori sconvolti è nelle mani di un Ranger venuto dal Sudovest, il suo nome è Tex Willer e la sua giustizia è scritta col piombo rovente!

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Tavole spettacolari, che dimostrano una volta di più che Biglia è un grande colorista. Anche soltanto per i disegni questo è un albo che va comprato.

Una considerazione a margine: confrontando queste tavole e altri disegni colorati direttamente da Biglia con le copertine della ristampa che esce in edicola colorate al computer, la differenza di qualità è enorme. Ancor più che con i disegni di Villa (pure penalizzati tantissimo dalla ricolorazione), quelli di Biglia sono letteralmente ammazzati dalla colorazione digitale, appiattiti e semplificati. Mi auguro che se Biglia diventerà in futuro il copertinista della serie regolare, lo possa essere con i suoi colori.

  • +1 3
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Non amo i cartonati, ma solo perché le storie contenute sono troppo brevi. Qui però c’è la neve, un valido motivo per comprarlo.

ps. Non ho mai capito perché i francesi in sole 46/56 pagine riescono a ricavare storie lunghe, mentre qui, il più delle volte, troviamo solo una storia breve. Forse perché i francesi scrivono storie alla francese, mentre alla Bonelli troppo spesso scrivono storie alla Bonelli, ma accorciate. 

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  • Sceriffi
4 ore fa, Angelo1961 dice:

Non amo i cartonati, ma solo perché le storie contenute sono troppo brevi. Qui però c’è la neve, un valido motivo per comprarlo.

ps. Non ho mai capito perché i francesi in sole 46/56 pagine riescono a ricavare storie lunghe, mentre qui, il più delle volte, troviamo solo una storia breve. Forse perché i francesi scrivono storie alla francese, mentre alla Bonelli troppo spesso scrivono storie alla Bonelli, ma accorciate. 

In realtà cambia semplicemente il montaggio. Un albo francese molto spesso ha 4 strisce per pagina, quindi 48 tavole "francesi" sono 64 italiane (un po' come le storie Disney di Barks, le ten pages in realtà sarebbero 14 pagine nostre). Oltre a questo, in molti fumetti classici (io ho letto Blueberry, Blake e Mortimer, Asterix e Lucky Luke) si parla abbastanza e in alcuni casi molto (B e M). Nei cartonati il montaggio è più moderno, se in una pagina hai 3 vignette saranno spettacolari da vedere, ma racconti molto meno rispetto ad una impostazione a 9/12 vignette. Inoltre, pure nelle tavole "classiche" non si va oltre le classiche 9 vignette.

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Comunque queste anteprime confermano che Stefano Biglia è un fuoriclasse, bellissime le sue copertine di Supertex lo vorrei come futuro disegnatore delle copertine di Tex.

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Grazie Mac. Hai precisato quello che intendevo. Per cui definirlo “Tex alla francese” è sbagliato e fuorviante. E’ un “Tex alla Bonelli” condensato…

Shrinkflation insomma…

O quasi…

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Il 5/9/2026 at 08:17, Angelo1961 dice:

Non amo i cartonati, ma solo perché le storie contenute sono troppo brevi. Qui però c’è la neve, un valido motivo per comprarlo.

ps. Non ho mai capito perché i francesi in sole 46/56 pagine riescono a ricavare storie lunghe, mentre qui, il più delle volte, troviamo solo una storia breve. Forse perché i francesi scrivono storie alla francese, mentre alla Bonelli troppo spesso scrivono storie alla Bonelli, ma accorciate. 

 

 

Il solito equivoco di riferirsi alle storie degli anni 60 di Charlier, Jacobs, Graton etc, prima di 64 pagine e solo in seguito di 48, con venti vignette per pagina e ballon di un centinaio di parole ciascuno. Albi che il pubblico di oggi butterebbe via senza leggerli (ahimè). Guardate piuttosto i prodotti odierni, io sono spesso a Parigi e li vedo e li leggo. Molti hanno 64 pagine o 98, ormai. Il paragone che fate non regge.

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  • Sceriffi
<span style="color:red">6 ore fa</span>, borden dice:

Il solito equivoco di riferirsi alle storie degli anni 60 di Charlier, Jacobs, Graton etc, prima di 64 pagine e solo in seguito di 48, con venti vignette per pagina e ballon di un centinaio di parole ciascuno. Albi che il pubblico di oggi butterebbe via senza leggerli (ahimè). Guardate piuttosto i prodotti odierni, io sono spesso a Parigi e li vedo e li leggo. Molti hanno 64 pagine o 98, ormai. Il paragone che fate non regge.

Il fumetto però non può essere solo parole, non solo perchè è pesante da leggere, ma uccide il disegno che è fondamentale, se togli quello non è fumetto (e a proposito, secondo me la Francia ha nel suo DNA la linea chiara proprio perchè la parte da decodificare non è il disegno, che deve essere semplice e diretto, ma il testo lungo e articolato). Come sempre la via di mezzo è quella vincente. Io ho fatto il conteggio delle vignette, ma è chiaro che il personaggio della serie fa tanto, non è che Boselli, Manfredi, Ruju... non sanno scrivere in 48 pagine grande formato, ma Tex è un personaggio che richiede uno sviluppo dei personaggi e delle trame molto più ampio.

 

Quindi in generale è vero che il formato francese ha delle storie di Tex non troppo dense, ma ci sono le eccezione targate Boselli: "Frontera" e "Pearl". E perchè proprio queste? Semplicemente anzichè avere un layout irregolare le pagine hanno un montaggio classico, addirittura "Pearl" per molte pagine è su 4 striscie regolari. Se invece prendete "Snakeman" noterete uno schema molto più libero, con tante vignette mute e principalmente montate su 3 strisce.

 

Sono due modi di concepire lo stesso formato, il primo si avvicina molto di più allo stile delle storie classiche, il secondo è più moderno e predilige il lavoro del disegnatore (e infatti quello di Breccia ha i disegni migliori).

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Alpha, Largo Winch, XIII, sono fumetti attuali e ci metto molto più tempo rispetto a un Tex cartonato. Però, Mac, si chiama “letteratura disegnata” non “disegno letterato” per cui il disegno deve essere al servizio del testo, non viceversa. 

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  • Sceriffi
<span style="color:red">1 ora fa</span>, Angelo1961 dice:

Alpha, Largo Winch, XIII, sono fumetti attuali e ci metto molto più tempo rispetto a un Tex cartonato. Però, Mac, si chiama “letteratura disegnata” non “disegno letterato” per cui il disegno deve essere al servizio del testo, non viceversa. 

XIII è del 1984, non proprio recente. Si chiamano fumetti, la storia della letteratura disegnata ce l'hanno venduta quelli del fumetto "alto", i miei nonni/zii quando mi accompagnavano all'edicola, al mercatino o alla fumetteria mi stavano accompagnando a comprare i giornalini, figurati se pensavano alla letteratura disegnata.

 

A livello teorico, invece, parlando dell'importanza del disegno penso non ci sia dubbio che questo sia molto più importante. Pensiamo ad un fumetto ma muto, può esistere? Certo, Arzach, Gon (esiste pure una storia di Tex). Invece può esistere un fumetto non disegnato? No, o meglio, c'è ma si chiama libro. E' leggibile un fumetto scritto da Alan Moore e disegnato da me? No. Uno scritto da me e disegnato da Villa? Si. L'impatto che ha il disegno non è paragonabile. E' quello che fa presa sul lettore, poi non significa che io debba leggere delle storie brutte o raffazzonate perchè c'è solo il disegno (vedi Serpieri).

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Esistono disegni privi di testo (per esempio, Harzak) e fumetti QUASI privi di disegni (i due "longshot comics" pubblicati in Italia da Proglo sono divertentissimi e come "disegni" hanno solo dei puntini parlanti giusto per dire chi dice cosa). O certe pagine di Cerebus the Aardwark che sono SOLO di testo, senza disegni.

 

Ecco, per esempio, il cast dei protagonisti di "longshot comics":

Longshot-Comics.jpeg?w=600&ssl=1

 

 

Il punto è che qualsiasi discorso del tipo "nel fumetto è necessario il disegno" o "è necessario il testo" è stato già ampiamente smentito da autori che hanno risposto "ah sì? vediamo" e hanno dimostrato che si poteva farne a meno. Ormai praticamente l'unica cosa che si considera necessaria nel fumetto è il fatto che la disposizione spaziale di vignette o diverse parti rappresenti una successione temporale (e questo praticamente solo per dare retta alla definizione di fumetto di Scott McCloud) e che ci sia un qualche elemento grafico, anche solo un puntino, e non sia solo testo...

 

All'atto pratico, alla domanda "è più importante il testo o il disegno" in genere l'unica risposta è "dipende da chi è più famoso. Il lettore paga per avere il fumetto perchè l'ha disegnato x o perchè l'ha scritto Y?"

 

Più fruttuoso (e sensato) guardare all'evoluzione (involuzione?) del fumetto francese come un effetto di:

1) Produzione di fumetti pubblicati direttamente in volume (i vecchi classici erano RACCOLTE di storie pubblicate a puntate su rivista, e ogni puntata era l'equivalente di UNA PAGINA, per quello avvenivano tante cose)

2) influenza di altri stili più "dinamici" soprattutto dagli USA e dai Manga

3) calo del GUADAGNO per pagina dei disegnatori "medi" che rende non più economicamente sostenibile lavorare "troppo" su una pagina.

 

Edited by Diablero
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7 ore fa, MacParland dice:

Si chiamano fumetti, la storia della letteratura disegnata ce l'hanno venduta quelli del fumetto "alto", i miei nonni/zii quando mi accompagnavano all'edicola, al mercatino o alla fumetteria mi stavano accompagnando a comprare i giornalini, figurati se pensavano alla letteratura disegnata.

Dieci minuti di applausi!

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