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Il 03/03/2026 at 08:49, virgin dice:
Onestamente, orticaria a parte, non vedo tutto questo naturalismo.
Nel senso che non c'è nessun indugio documentaristico e anche la dimensione umana ed esistenziale della migrazione lungo l'Oregon Trail non ha molto spazio in sé e per sé: è una storia d'avventura e tutto in essa è funzionale a ciò, con le cadenze e i topoi relativi.
Dovrei rileggerla a questo punto, ma mi sembra di ricordare che, oltre alla componente d'avventura, mi colpi' proprio la cura con cui furono tratteggiati i pionieri, le fragilità e le illusioni che accompagnano un uomo o una donna che intraprendono un simile viaggio. Lo rileggerò comunque
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<span style="color:red">11 ore fa</span>, virgin dice:
Il tutto non ha un afflato propriamente epico e di sicuro non la citerei mai tra le storie migliori di Boselli; eppure, non manca nessuno dei tratti che mi fanno amare la sua scrittura.
Ricordo nitidamente che la storia la prima volta non mi colpi' tantissimo, anche se a rileggere il mio post dell'epoca non sembrerebbe. Conoscendomi e sapendo leggere tra le mie righe :D, credo di poter individuare la mia parziale freddezza nel confronto che feci tra questa di Boselli e quella di Manfredi Verso l'Oregon, che trovai più intima e lirica. Quasi a dire che questa di Borden è bella, ma non raggiunge quella. Poi però rileggendola anni dopo mi sorpresi davanti alla bellezza di questa storia, alla sua coralità, al dramma potente di cui anche tu parli. Forse per questa ragione la riterrei comunque epica, nella sua crudezza, nell' asciuttezza del racconto, nel registro con cui l'autore narra vicende drammatiche facendolo però quasi con piglio "naturalista", termine che magari a Borden farà venire l'orticaria...
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Dopo le ultime prove opache di Nizzi, sono anch'io sorpreso come Carlo: non mi aspettavo una storia con questo dinamismo, questa verve, questi bei dialoghi frizzanti (che come ricorda il sassaroli sono sempre stati un punto di forza dell'autore modenese e quindi tenderei anch'io a escludere che possano esserci stati interventi redazionali). Questo bel Tex, insomma, calato come di consueto in un nido di vespe dal quale ne uscirà come al solito senza un graffio, in una storia su allevatori prepotenti e coloni vittime, vecchia quanto il mondo e ben poco originale. Ma narrata bene, con i tempi giusti, col giusto piglio. Certo, non mancano le solite scelte narrative, l'origliata decisiva (stavolta l'origlione è lo stesso Tex), ma al netto di qualche "specialità della casa" (che si traduce in scorciatoie narrative improbabili e poco convincenti), la storia va avanti che è un vero piacere, anche grazie ai davvero belli ed efficaci disegni di un Volante in grande spolvero.
Insomma, tra quella di Ruju del mese scorso e questa di Nizzi qua (da giudicare ovviamente in toto il mese prossimo), forse perché siamo tornati nei vecchi, soporiferi, stra-abusati, territori del Vecchio West, posso dire di essermi fatto delle appaganti cavalcate su terreni sì noti, ma rinfrancanti.
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Una "storiella da romanzetto per comari", la definisce Carson, quasi una sorta di autoaccusa di Ruju che parla per bocca del Vecchio Cammello. E invece la liason fedifraga è l'innesco di una storia appassionante e a più livelli: c'è il cattivo, Hanger, che in combutta con il comanchero Mendez "cherche la femme", c'è la lotta intestina tra il ribelle Nakash e il saggio capo piute Tateh, c'è la bella Vivien e la sua fuga per amore, c'è il confronto tra le due donne coprotagoniste, vale a dire la stessa Vivien e la piute Kaya, con la seconda che in una bella scena dà uno schiaffo alla prima, nel drammatico momento in cui diventa chiaro il pericolo che corre l'intera tribù a causa dell'accoglienza riservata a Vivien e alla figlia. C'è, insomma, una storia western movimentata, coinvolgente, appassionante. Solida, senza troppi fronzoli, scritta bene e resa altrettanto bene dai pennelli sempre più sgangherati ma magicamente sempre attraenti del maestro Font.
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<span style="color:red">1 ora fa</span>, Condor senza meta dice:
Con la freddezza tipica dei social network e algoritmi vari, Facebook oggi ricorda che è l'anniversario della nascita del grande Gianfranco Manfredi.
Con un briciolo di emozione, rievoco quando in passato in concomitanza del suo compleanno, approfittavo per mandargli il mio messaggino d'auguri e mi va di farlo pure adesso, ovunque si trovi.
Buon compleanno Gianfranco, ci manchi!
P.s. Spulciando tra la sezione ricordi di Facebook, mi è apparso pure il disegnino che feci per l'occorrenza svariati anni fa; sicuramente gli fece piacere, ma conoscendo il suo spirito critico, magari gli piacque poco, tuttavia mi va di condividerlo con voi.
È un bel pensiero, invece, e credo che l'abbia apprezzato. Anche a me è apparsa la notifica di facebook, ed è stato un piccolo tuffo al cuore. Avrebbe avuto solo 77 anni, e chissà per quanto ancora avrebbe potuto scrivere... Un vero peccato. Se può sentire l'affetto che gli si tributa qui dal mondo dei vivi, spero che gli arrivi nitido e forte.
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<span style="color:red">5 ore fa</span>, Il Biondo dice:
Piccolo O.T.
Se ti interessa recuperare un po' di Majo, anche se mi sembra di ricordare che non ti piace troppo il genere, prova con gli albi citati da Poe, tutti scritti da Boselli, che apprezzi, a parte "Lamiah" di Colombo, e magari anche "I cacciatori di fantasmi", "La colonna infernale" o "Via del sortilegio". Sicuramente almeno a livello grafico resterai soddisfatto.
Grazie Il Biondo. In realtà io adoro il genere vampirico, e dello stesso Dampyr alcune storie mi sono anche piaciute. Ma non sono mai riuscito a legarmici da un lato per la continuity molto serrata, e poi perché sono legato alla figura del vampiro come non morto, mentre qui ci sono i Maestri della Notte che mi pare che provengano da un'altra dimensione, non sono non morti nel senso letterale del termine. Inoltre, amo i vampiri calati nel settecento/ottocento, come Dracula, Louis e Lestat della Rice, Carmilla di Le Fanu. Vederli nel XXI secolo - non so spiegare perché, è una fisima mia - non mi appassiona.
<span style="color:red">1 ora fa</span>, cuervojones dice:gridare al miracolo
Non l'ho fatto, visto che ti rivolgi a me definendomi "qualcuno". Ho solo detto che mi è piaciuta molto, e che ne sono felice. Significa "gridare al miracolo", simpaticone?
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<span style="color:red">9 ore fa</span>, Il Biondo dice:
Messa a confronto con il suo Texone, altro di suo su Tex al momento non lo ricordo, o con tanti lavori su Dampyr questa storia non spicca particolarmente, secondo me.
Nel Texone secondo me non era stato così forte, anche se pure quello era stato un gran bel lavoro. Su Dampyr non l'ho mai visto, ne ho letti pochi.
<span style="color:red">9 ore fa</span>, Poe dice:Finora aveva disegnato un ottimo Texone "I rangers di Finnegan" e due brevi storie per il color, "Yavapai" e "L'ultimo dei Mimbres" , scritte, sceneggiate e disegnate tutto da solo (due color non molto adatti a un maestro del chiaroscuro come lui).
Grazie! Non ricordavo che avesse sceneggiato delle storie. Forse non l'ho mai saputo.
<span style="color:red">9 ore fa</span>, Poe dice:anche alcuni passaggi narrativi sono un po' forzati e incoerenti (ad esempio se la concessione mineraria di Dutch scade fra appena due settimane, e poi torna in mano a Larkin che può non rinnovarla, che bisogno c'è di minacciarlo e spaventarlo? In due settimane, visto anche i suoi poveri mezzi, non credo che esaurisca il filone d'argento).
Se Dutch inizia a sfruttare il filone, può prorogare la concessione. E addio argento. Per questo Larkin vuole impedirgli di agire. È una variante dello schema dell'"ipoteca che scade tra un po' e devo fare di tutto per non consentire al mio debitore di saldarla", già vista molte altre volte, l'ultima delle quali proprio nel maxi in edicola.
<span style="color:red">9 ore fa</span>, Poe dice:Anche la fuga improvvisa di Larkin e il tradimento finale di Fergus, che spara ai suoi alleati invece che a Tex, sembrano dettati più dal fatto che la trama debba andare in quella direzione, piuttosto che da reali motivazioni.
Larkin fugge perché l'attesa lo sta logorando, ed è già logorato di suo. Fergus non è un gran cattivo, è solo un balordo che ormai si infischia dei suoi vecchi alleati.
<span style="color:red">9 ore fa</span>, Poe dice:Una storia che, comunque, contiene, come in tutte le sue, un messaggio di giustizia sociale, sempre in difesa degli sfruttati (i minatori e i lavoratori cinesi che si riscattano nel finale).
Sì, anche stavolta inserisce il messaggio sociale, e un finale col sorriso. Anche questa è una bella coincidenza.
<span style="color:red">5 ore fa</span>, frank_one dice:Non mi è chiaro nemmeno come sia possibile che nel forte convivano soldati e banditi senza che nessuno dei soldati abbia da ridire.
Sono pochi soldati, proni al volere del loro comandante, in un distaccamento semiabbandonato che ricorda tanto la fortezza Bastiani. E quei banditi sono più dei perdigiorno che dei veri banditi. Io li ho visti più come balordi di mezza tacca, non del tutto fuori posto nel frequentare un forte di frontiera abbandonato a sé stesso e a un colonnello mezzo pazzo e ormai fuori dalle gerarchie che contano.
<span style="color:red">5 ore fa</span>, frank_one dice:Ad un certo punto si vede Larkin che svuota la cassaforte e Fergus si riferisce al denaro come "malloppo". Ma da dove proviene quel denaro? Larkin ha altri traffici illegali? Tutto ciò che sappiamo è che paga il gruppo di Fergus per far sloggiare gli affittuari indesiderati, il resto delle sue attività dovrebbero essere legali.
Ma il malloppo potrebbe consistere anche nei proventi dei canoni. Poiché Fergus in teoria si sente parte del gioco, come nel gioco sporco sta pure il notaio, ecco che si sente legittimato a prendere il denaro per sé, anche se non gli spetta per nulla. Essendo un balordo, non ha bisogno di legalità per reclamare un "malloppo".
<span style="color:red">5 ore fa</span>, frank_one dice:La sua ossessione per il capo indiano che gli ha rovinato il braccio è un po' troppo comoda, andava introdotta fin dal primo albo.
A me è piaciuta, anche se concordo che non sia troppo profonda.
<span style="color:red">6 ore fa</span>, frank_one dice:Detto ciò.. ottima doppietta!
Decisamente
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Il 23/10/2025 at 17:14, frank_one dice:
Mi spiegate quindi che bisogno c'è di mettere in scena pestaggi, rapimenti di famigliari e sparatorie che coinvolgono un'intera comunità? Larkin è già il proprietario della miniera. Glidden è già in combutta con lui. Probabilmente il contratto a Dutch lo hanno fatto loro. Non basterebbe semplicemente non rinnovare il contratto a Dutch il mese successivo con una scusa? Oltretutto, scatenano l'inferno solo perchè sospettano che ci sia l'argento, ma non ne hanno nemmeno la certezza. Ed è lo stesso Dutch a dirci che l'agenzia di Glidden prende una parte del ricavato della miniera (quindi Dutch è tenuto per contratto a dire all'agenzia di Glidden quanto argento estrae), quindi se l'argento c'è sia Glidden che Larkin ci guadagnerebbero comunque, senza bisogno di fare tanto baccano. Infine, se tanto sospetta che nella miniera ci sia una montagna d'argento, perchè Larkin non ci manda un perito a controllare? Quella dannata miniera è sua!
Praticamente questi cattivoni sono disposti ad ammazzare decine di persone ma hanno paura a rescindere un contratto.
Io l'ho vista così: Larkin non può, legalmente, revocare la concessione facendo decadere l'affitto a meno che l'affittuario non sia inadempiente. Ha le mani legate, e peraltro non farebbe nulla, tantomeno "ammazzare decine di persone", nella fase in cui inizia il racconto, se non bullizzare con prepotenza il locatario Dutch con i suoi sgherri. Sono questi ultimi che, inizialmente, prendono l'iniziativa sentendosi sfidati da due pistoleri che loro ritengono chiamati da Dutch. Quando lo dicono a Larkin, che viene reso edotto anche della tremenda "professionalità" di questi due gunmen, il colonnello si convince che in effetti la miniera di Dutch forse si è rivelata redditizia, e chiede a Fergus di fare fuori i due pistoleri. Solo loro però.
Fergus e i suoi sgherri prendono quindi in ostaggio la famiglia di Alicia, la giovane moglie di Dutch, ma di fatto non fanno loro nulla, nonostante le minacce di dar fuoco al saloon con loro dentro. In realtà li prendono prigionieri solo per usarli come ostaggi, al fine di prendere in trappola Tex e Carson, naturalmente fallendo.
In definitiva, non sono poi così sanguinari, sono cattivi sostanzialmente di mezza tacca, balordi più che davvero malvagi.
Il colonnello Larkin, a quel punto, attende al forte per difendersi e, quando si convince che i due rangers non arriveranno, decide di fuggire prima che lo catturino. I suoi comportamenti non sono peraltro lineari, come spesso accade ai personaggi di Manfredi, sempre un po' sopra le righe. Tuttavia, in questo caso c'è una precisa scelta narrativa dell'autore di proporre un personaggio tormentato da un trauma non superato, e anche da una vita alla frontiera a fronteggiare per lungo tempo un demonio come Pietra di Luna, poi infatti divenuta una nemesi fantasma. Notevole il fatto che non sia Tex ad uccidere l'invalido avversario, ma che sia quest'ultimo a suicidarsi con modalità sansoniane...
Alcune storie di Manfredi in Tex le ho detestate. Una in particolare su un color Tex mi era parsa semplicemente assurda, impubblicabile, scritta da un autore confuso dalle proprie stesse trame inverosimili. Altre invece le ho amate, prima tra tutte Verso l'Oregon, che reputo un capolavoro. Sono contento, davvero sinceramente contento, di poter dare un giudizio positivo a questa storia, orchestrata bene a mio parere anche nella sopra criticata sparatoria, che a me sembra invece scritta con ritmi e lunghezza giusta, e nelle attenzioni dedicate ai personaggi secondari, da Taff alla famiglia di origine di Alicia allo stesso Dutch. Un giudizio positivo quindi senza alcuna traccia di benevolenza postuma, senza alcuna necessità di indulgenza dettata dal compianto, perché il congedo è assolutamente valido, solido, del tutto all'altezza della carriera di questo grande professionista del fumetto, lontano anni luce da quegli incidenti di percorso che io ritengo di aver individuato nel suo cammino di autore texiano. E io ne sono sinceramente felice, felice di poter promuovere a pieni voti questo finale, così come feci molti anni fa con la prima storia di Tex che lessi di Manfredi, pubblicata su un maxi disegnato da Repetto che mi piacque molto. Un cerchio si è chiuso quindi, con una linea forse non perfettamente rotonda in tutti i suoi punti ma marcata, di personalità. Tex può salutare con virile affetto questo suo compagno di strada.
Non posso negare però che il gradimento per questa storia sia stato anche influenzato da disegni portentosi. Nelle grinte dei personaggi, nei costumi, negli interni, nella superba sparatoria nella main street, nel forte. Mai mai mai ho visto un Majo in queste condizioni, le altre sue apparizioni (me le ricordate tutte per favore?) non mi avevano impressionato in questo modo. Questo è un grande disegnatore.
Infine, una nota finale sulla testata Tex. Il corso recente boselliano lontano dal western e più incentrato su ritorni e avventura, mi aveva un po' stancato. Sempre si percepisce nelle storie bordeniane un'ambizione, una generosità, una voglia di stupire e fare bene. Ma questo ritorno al western, da L'orrendo massacro a questa di Manfredi, passando per il Grande Rodeo di Mignacco, in definitiva mi ha soddisfatto, mi ha fatto nuovamente respirare la frontiera.
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Ultimata la lettura del maxi. Ad una buona prima storia, ne segue una più debole, e non per i disegni a mio parere. Tutto sommato comunque una buona lettura, un po' cara senz'altro, ma l'inflazione morde tutti i settori, non solo quello delle nostre amate nuvolette parlanti...
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<span style="color:red">14 minuti fa</span>, Dix Leroy dice:
Anche io leggo Cossu con piacere, ma a molti fa storcere il naso. Il suo Carson in effetti sembra molto anziano rispetto ad altri autori. La "legnosità" e la difficoltà nelle scene d'azione sono risapute, però è certosino, soprattutto negli ambienti, pulito e preciso.
Anche a me Cossu non dispiace. Alcune sue storie, come Il ponte della battaglia o quella di Tiger al Nord, mi sono piaciute molto anche grazie ai suoi disegni. Mi rendo conto che ha delle debolezze, ma il suo tratto è in fin dei conti efficace e riesce a raccontare bene le vicende che gli vengono affidate
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A me la prima storia è piaciuta, una bella storia western. Terreni contesi, una cittadina in fermento, un bel rodeo, una torma di cattivi nutrita, una sceneggiatura vivace.
La seconda non l'ho ancora letta.
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Storia frizzante, si fa leggere con scioltezza e brio, credo anche in virtù di un'ambientazione western invernale molto suggestiva e di disegni semplicemente straordinari. Oggi come quarant'anni fa, il tratto di Civitelli, bianco, pulito, poco western se vogliamo, nonostante questo non smette di appassionare, di sapere emozionare. Non smette di proporre personaggi e luoghi credibili e efficaci, scenari nei quali il lettore si cala con disinvoltura, quasi tornasse in un luogo amico, tra vecchi companeros. E naturalmente la storia ne guadagna, vedendo esaltati i propri meriti e depotenziati i tratti meno felici, che anche qui non mancano, anche se attutiti da un bel ritmo e da un brillante comprimario.
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<span style="color:red">2 ore fa</span>, Diablorojo82 dice:
Le epopee dei pionieri sono sempre un tema interessante perché ci raccontano di come gli USA si sono sviluppati, di chi non è riuscito a giungere alla fine del viaggio, del classico assalto da parte degli indiani fomentati e armati da rinnegati contrabbandieri.
Bellissima è anche la storia "I Pionieri" di Ken Parker
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9 ore fa, borden dice:
Le Tigri di Mompracem è sempre stato illeggibile. I pirati della Malesia e Il Corsaro Nero sono ancora avvincenti se letti da adulto, con spirito però non troppo critico (Diablero si astenga).
Quindi posso riaccostarmi a Salgari? Ho abbandonato la lettura dopo Le Tigri...
5 ore fa, San Antonio Spurs dice:Quindii da Sciascia
Ahi, tasto dolente. Da amante del verismo, ho letto Gli zii di Sicilia, quattro racconti lunghi, e mi è piaciuto moltissimo. Poi però Todo Modo e La scomparsa di Majorana mi hanno deluso, e Il Giorno della civetta, letto molti anni fa, non mi scaldò più di tanto. Quasi mi sento in colpa a non apprezzare Sciascia, con il quale mi accomuna l'amore per Pirandello (soprattutto del Pirandello simil-verista)...
5 ore fa, borden dice:Io ho riletto Cristo si è fermato Eboli. Mi era piaciuto a undici anni, ma non ci avevo capito granché. E' magnifico.
Devi rileggerlo nuovamente, e approfittare della pensione (a metà) per fare un pellegrinaggio laico alla tomba di Carlo Levi, nel cimitero di Aliano, situata in quello stesso punto del camposanto in cui lo scrittore era solito fermarsi per dipingere. Nel libro è descritto ogni angolo del paese, e poiché quest'ultimo è rimasto quasi come 90 anni fa, passeggiando per le vie ad ammirare quel metafisico spettacolo che sono i calanchi potresti avere la sensazione di incontrare il podestà Don Luigino Magalone, o il vecchio prete Don Trajella, o meglio ancora la "strega" Giulia Venere, la Santarcangelese, contenta finalmente, di una contentezza ferina e maliziosa, quando Carlo Levi alza la mano verso di lei come per batterla, dimostrando la sua mascolinità.
Tra fosse di briganti e paesaggi lunari, Levi visse un anno fatto di "non eventi", scandito in un vissuto quotidiano che non trovo' soluzioni di continuità nemmeno nella notte di capodanno tra il '35 e il '36, che venne celebrata con un bicchiere di vino ma senza brindisi in un momento imprecisato e silenzioso, perché l'orologio dello scrittore si era fermato e rintocchi da fuori non ne sarebbero arrivati, in quel paese in cui il tempo è immobile, e non scorre mai.
Che libro ragazzi!
<span style="color:red">47 minuti fa</span>, Diablero dice:Oggi, dopo tanti anni, ho "perdonato" Manzoni, e riconosco che i Promessi Sposi è scritto da dio... ma comunque, è propaganda più che letteratura.
Mai più letto. Dovrò rimediare...
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<span style="color:red">29 minuti fa</span>, Diablero dice:
Dipende.
La meraviglia, ce la mettevi solo tu? Cioè, l'opera era in realtà mediocre, derivativa, banale, e solo la tua ingenuità e poca esperienza te lo hanno fatto sembrare un capolavoro?
Allora rileggerlo in un certo senso "rovina" il ricordo dell'opera. Ma visto che era un falso ricordo... è tanto un male? I TUOI ricordi personali rimangono, non vengono "rovinati", cosa ti ha dato quel libro, semplicemente non attribuisci più al libro meriti che non aveva.
Ma se il libro era davvero valido... rileggerlo con maggiore esperienza consente di leggerlo MEGLIO, capire cose che la prima volta ti erano sfuggite.
Per fare il classico esempio "texiano"... io ho sempre adorato le storie di GL Bonelli, sin da bambino. Ma rileggendole adesso... mi rendo conto di quanti dettagli mi erano sfuggiti. Quindi la rilettura è spesso una LETTURA, perché la prima volta non aveva davvero "letto" l'opera. Idem con tanti altri autori validi, da Martina a Barks a D'Antonio.
Quindi, in generale direi che rileggere (anche se purtroppo ormai non se ne ha il tempo, schiacciati dalle novità) è sempre una cosa positiva, e in realtà non "rovina" i ricordi, ma li contestualizza.
Concordo in pieno.
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2 ore fa, Condor senza meta dice:
Chiudo con una citazione del grande Umberto Eco: "chi non legge a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la sua. Chi legge avrà vissuto 5000 anni, perchè la lettura è un'immortalità all'indietro". Puro Vangelo!
È una bellissima verità.
<span style="color:red">20 minuti fa</span>, Magic Wind dice:L'isola del tesoro letta a 8 anni è completamente diversa che letta a 30 o 40.
Io ricordo l'emozione di una delle scene iniziali, col pirata zoppo che si avvicinava alla taverna cantando "15 uomini sulla cassa del morto...". L'ho letto che facevo le elementari, e l'ho riletto nel 2021 per raccontarlo a un nipotino: ebbene, la prima parte l'ho trovata strepitosa come quando la lessi la prima volta. La seconda parte invece l'ho trovata meno forte, ma era quella stessa parte che non ricordavo per niente bene, segno che neanche da bambino mi restò molto impressa. Ma la falsa amicizia di Long John Silver ti posso assicurare che mi ha appassionato nel 2021 esattamente come nel 1987
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<span style="color:red">1 ora fa</span>, virgin dice:
@Leo, perdonami l'infelice citazione fantozziana, ma non posso dirlo altrimenti: ti stimo moltissimo.
Grazie Virgin, apprezzo tantissimo anche la citazione dotta :D.
Ma ricordati quel che mi avevi promesso, non mi è ancora arrivato nulla
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Beh, no, il ricordo di quelle sensazioni resta. L'opera oggettiva ne è sminuita, ma il ricordo soggettivo assolutamente no.
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Concordo con entrambi i pensieri di Diablero e Magic Wind che mi hanno preceduto. Personalmente, come penso in tanti di noi, ho cominciato a leggere libri con Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro, La Freccia Nera, e poi Salgari, con I pirati della Malesia, il Corsaro nero, e ancora ricordo un Gatto con gli stivali, o lo splendido Mago di Oz di Baum.
Ho fatto questa breve dissertazione sui titoli da me letti da bambino, che come si vede non sono poi tanti preferendo io all'epoca i fumetti, perché solo con essi posso capire come sia cambiata la mia percezione di lettore, posto che gli altri libri li ho letti già da adulto e le rare volte che mi è capitato di rileggerli non ho avvertito alcuna differenza sostanziale, tranne che con uno di cui dirò dopo.
Ebbene, i libri scritti con qualità restano bei libri anche dopo, quando letti da adulto. Puoi apprezzare ulteriori particolari, puoi essere più sgamato su alcune situazioni tipiche o ricorrenti, come il maggiordomo nei thriller, ma sostanzialmente il giudizio non dovrebbe cambiare e se ne dovrebbe restare soddisfatti a prescindere dall'età e dalla fase della vita in cui si è. Questo mi è capitato con tutti i libri sopra citati, con l'eccezione di Salgari, che da adulto invece non ho apprezzato. Certo, ho riletto solo Le tigri di Mompracem, che credo sia il libro più naif, essendo il primo, ma lo ricordavo come una storia avvincente che, da ragazzino e a letto col morbillo, mi aveva semplicemente estasiato. E invece vi ho trovato solo situazioni avventurose a profusione messe lì una dopo l'altra per movimentare la vicenda, meri pretesti in fin dei conti neanche ben giustificati, e preso così il romanzo può avere anche i suoi momenti avvincenti, ma solo a patto che si entri in una disposizione d'animo fortemente fanciullesca.
Tempo fa, in un altro forum, a corredo di un mio giudizio negativo su questo libro, scrissi:"Ma si può giudicare davvero questo romanzo per il suo valore intrinseco, quando con esso prendono vita i personaggi di Sandokan e Yanez, della Perla di Labuan e dei Pirati della Malesia? Quando entrano, prepotentemente e per sempre, nell'immaginario collettivo dei ragazzi di tutti i tempi le isole di Mompracem e di Labuan, il Borneo e il terribile mare in cui imperversano i Pirati più famosi di sempre?
Qui bisogna distinguere tra opera letteraria e mito, e se la prima lascia molto a desiderare, il secondo, con gli artigli della Tigre, si è talmente radicato nella fantasia di tutti da decretare la grandezza dell'opera che lo ospita a prescindere dal valore specifico della stessa.
La verità è che l'arrembaggio dei tigrotti di Mompracem, alla conquista di un pubblico mondiale, è perfettamente riuscito. E così tutti noi possiamo urlare, tornando quei ragazzini che fummo, avanti tigri di Mompracem!"Questo per dire che effettivamente alcuni libri possono essere letti solo a determinate età, perché poi dopo, quando hai perso il senso di incanto e di meraviglia di cui parla Magic Wind, quando hai smesso di credere a Babbo Natale insomma, non puoi più apprezzarli davvero, se non per quello che rappresentano.
Quella complicata avventura che è la crescita, quindi, se da un lato compromette per sempre quella beata ingenuità che poteva farci apprezzare opere pensate per la fase della vita che corrisponde all'infanzia, dall'altro ci rende - a volte - più consapevoli, più recettivi, più sottili credo. E così mi è capitato che, con Cent'anni di solitudine, letto mi pare a 17 anni mi parve un'accozzaglia di vicende messe lì, anche se raccontate con uno stile ipnotico e ammaliante; poi, letto 7 anni fa, filtrando quella vicenda zeppa di Aureliani e Arcadi io ci abbia finalmente scorto il senso che voleva darne lo scrittore: l'epicita' di Ursula, la miseria morale di Arcadio padre e figlio, l'immensa solitudine di Aureliano, malattia spaventosa di quello che è forse il principale protagonista del romanzo. Ci ho visto in controluce certe esperienze politiche dell'America Latina, la storia di quella terra così travagliata, tutti elementi che il me diciassettenne non poteva apprezzare. Non era a un ragazzino imberbe che stava parlando Garcia Marquez. La favola che stava raccontando, perché lo stile quello è, era destinata necessariamente a un lettore più maturo.
Quindi è la maggiore esperienza, ma è anche il bagaglio culturale e i sensi più accorti, che inevitabilmente ti portano ad essere un lettore sempre più esigente, sempre più consapevole e accorto. Sempre diverso, come siamo diversi in tutte le nostre declinazioni, di lettori, di lavoratori, di figli, di amici, a seconda dell'età in cui ci troviamo.
L'ideale alla fine sarebbe essere un lettore sempre, in tutte le fasi della vita. Un lettore come detto inevitabilmente diverso tempo per tempo e che a seconda dell'eta' prova emozioni diverse, ingenue o ponderate, arricchendosi però sempre di quelle voci del passato, del lascito dei tanti autori che attendono di essere letti e che la loro voce si rinnovi, anche a distanza di anni o secoli, nelle orecchie mentali di un nuovo lettore. E quello che mi immalinconisce di più è che non solo i lettori sono sempre meno, ma sono tremendamente pochi i lettori bambini, che probabilmente non diverranno mai lettori nemmeno nel prosieguo della loro vita, e che si perderanno meraviglie ben maggiori di quella, pur grande, della magia di un Babbo Natale nella Notte santa. Ed è un vero peccato.
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<span style="color:red">3 ore fa</span>, Leo dice:
Pur apprezzando il ritmo dell'avventura, purtroppo non riesco a comprendere neanch'io le motivazioni di questi minatori che inoro
Vabbè qualcosa è andato storto. Dicevo che questi sono minatori e poi diventano mostri. Ma perché? Capisco che l'incidente li sfiguri e li renda mostruosi esteriormente, ma poi perché tutti, ma proprio tutti, sono vittima di una follia collettiva che li coglie anche dal di dentro? Dov'è la verosimiglianza di questa scelta narrativa? Non siamo poi così distanti da storie esecrate come Il Pistolero Voodoo alla fin fine. Anche qui pare esserci una cattiva magia che si impossessa degli animi e delle menti di tutta una comunità, perché solo con l'irrazionale puoi spiegare qualcosa che altrimenti non avrebbe senso nella vita reale.
Capisco anche la sospensione dell'incredulità, ma qui si chiede davvero tanto.
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Pur apprezzando il ritmo dell'avventura, purtroppo non riesco a comprendere neanch'io le motivazioni di questi minatori che inoro
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<span style="color:red">3 ore fa</span>, cuervojones dice:
Avrei preferito sul Texone una storia piu matura... e non intendo necessariamente una storia alla Per l'onore del Texas, semplicemente una storia si scorrevole e veloce, ma più "seria".
Anch'io. Il Texone è la pubblicazione più prestigiosa e la preferita di molti lettori. Deve proporre storie di un certo peso, come le ultime di Borden e dello stesso Manfredi, non basta che siano disegnate superbamente. Ben il bugiardo è una storiellina carina, senza grossi cattivi e con un character debole e poco originale come per l'appunto Ben. Lo aspettiamo tutto l'anno, il Texone, è l'appuntamento di inizio estate, che si risolva così è una beffa amara...
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14 minuti fa, Letizia dice:
E a questo punto mi chiedo (e ti chiedo subito scusa perché non sono fatti miei) perché cavolo continui a comprare/leggere Tex.
Ma infatti le critica praticamente tutte ormai, e tuttavia io immagino continui ad acquistarle per amore. Nella speranza che qualcosa cambi e magari gli piaccia.
Le sue invettive su Nizzi, i suoi strali sull'ultimo Boselli, nascono credo da un genuino e assoluto amore per il Tex della sua giovinezza, quel Tex che va preservato da corruzioni e derive, da elementi negativi che Diablero vede in gran parte dell'opera recente di altri autori.
Quello che a volte gli contesto è l'etichetta di nizziano che è pronto a dare a chi qui dentro osa difendere una storia di quell'autore, e la lente a mio parere troppo squilibrata verso qualsiasi cosa abbia scritto Nizzi.
Su Boselli questo "squilibrio" ( nel senso di parzialità, non nel senso mentale eh!) non c'è, almeno io non la vedo. Ha esagerato non tanto con le critiche, ma con il reiterare le stesse a ogni piè sospinto sulla Cavalcata del destino, coniando una formula che poi altri bei tomi suoi emuli hanno continuato a ripetere non accorgendosi (o forse si) del potenziale denigratorio verso l'autore di quella storia... Ma a parte questo credo che le critiche che muove a Boselli nascano anche dalla stima che ha verso lo stesso autore. Non voglio difenderlo perché si difende benissimo da solo, però su questa storia mi sembra che stia portando avanti un punto di vista legittimo, non campato in aria. Anch'io ho avuto delle perplessità sul modus operandi della banda, alcune delle quali ben evidenziate dal Diablo, e anch'io non sono amante dei ritorni e delle storie sospese, Marvel o non Marvel. Qui vado sul personale naturalmente, sui miei gusti insomma: non sono mai stato amante nemmeno di Mefisto e di tutto ciò che era ricorrente o che allontanasse dalla pura ambientazione western.
Ma vi dico che mi manca il vecchio Tex di Boselli con nemici o amici per una storia, mi manca il suo western puro, che negli ultimi anni ha confinato sulla sola Tex Willer, proponendoci soprattutto ritorni o storie esotiche o storie magiche (Mefisto appunto). Boselli è sempre stato originale senza bisogno di strafare, ha sempre avuto una passione bruciante che lo ha portato a non accontentarsi mai del compitino. È sempre stato generoso in questo senso e quindi molto rispettoso del lettore e del personaggio che gli è stato affidato, che ha curato in modo maniacale e al meglio di ciò che poteva fare, tenendo anche conto di quello che passava il convento in termini di autori texiani e western. In questo senso ha dato e dà tutto sé stesso, inaugurando un nuovo corso fatto anche di continuity e ritorni che ha pensato potesse essere un bene per la testata. Magari questo corso piace a molti, e vedo che anche questa storia ha tanti estimatori anche qui (e pure estimatori di rango) e su Facebook, ma a me manca il Boselli d'antan, uno di quegli autori che più mi ha emozionato in gioventù con i suoi personaggi puramente e profondamente western.
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[01] [Almanacco 1994] La Ballata Di Zeke Colter
in Almanacchi
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Splendida recensione, come al solito!