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    • Ho ripreso questa storia prima di leggere quella in edicola in questi giorni. Una trama molto esile, probabilmente perché poco gradita a Glb, che in fatti di amore fa comportare Kit esattamente come il Tex dei primordi: davanti alle donzelle che vogliono ingabbiarli, meglio la fuga.  Nonostante l'intreccio striminzito (le altre storie che vedono Kit innamorato o invaghito hanno ben altro respiro, ad esempio), "i due rivali" ha il merito di non annoiare, proponendo anzi dei bei characters nei personaggi di Don Carlos Montoya e del contrabbandiere testa fina. Il primo, pur essendo un prodotto della società in cui vive, riesce a non essere detestabile, perché l'altezzosita' derivante dal suo ambiente sociale non diventa mai davvero arroganza, e lo stesso suo razzismo non lo porta mai ad essere veramente offensivo. Un gentiluomo, insomma, anche se non privo dei retaggi culturali della propria epoca: pur essendo imbevuto delle idee della classe cui appartiene, si mantiene sempre al di qua di una certa linea di confine, risultando alla fine un uomo per bene, pur nei limiti di un mondo e di una mentalità ai quali non può sottrarsi.   E poi il contrabbandiere: una gran faccia di bronzo, che con il suo ragionamento sul povero peone e sul nobile che sente di avere il diritto di vita e di morte sui propri "sudditi", riesce a convincere i due satanassi circa la grave minaccia che pende sul suo povero capo di plebeo miserando, captando in tal modo la benevolenza dei pards che, solidali con il povero contro il ricco, con il disgraziato contro il baciato dalla fortuna, lo lasciano andare, con una scenetta davvero gustosa.   Più che Manuela, mera vittima da salvare e pretesto della storia, o Don Pedro, scialbo pretendente di costei, i veri personaggi da ricordare sono loro due, Don Carlos e il contrabbandiere: sono loro che rendono la storia degna di essere ricordata, ed è con loro che Glb, abbandonando l'indigesto tema della storia amorosa, torna sul suo terreno di conoscitore di uomini, in cui galoppa sicuro e disinvolto, riuscendo a dare corpo e nerbo, come sapeva fare lui, a due personaggi indubbiamente minori ma resi in maniera come sempre felice.
    • Leggendo un'intervista a Mauro Boselli sul sito "Badtaste" di due mesi fa circa (si trova facilmente su internet) ho trovato una sua risposta interessante sul tema western.   Domanda:     Quattro sono le storiche penne di “Tex” che hanno interpretato il personaggio secondo le proprie inclinazioni, pur rimanendogli sempre fedele: Gianluigi e Sergio Bonelli, Claudio Nizzi e ovviamente tu, che sei anche il suo attuale editor. Vorrei che ci descrivessi, dunque, le caratteristiche peculiari di ognuno di questi quattro, grandi “Tex”. Risposta: "A mio parere il “Tex” di Gianluigi Bonelli è il classico western epico e d’azione: in breve, il mito del Vecchio West. Sergio Bonelli interpreta dal canto suo l’evoluzione del western in chiave moderna, ovvero problematico e drammatico. Con Claudio Nizzi si torna al mito del Vecchio West ma sotto forma di commedia, sullo stile dei film di Burt Kennedy degli anni 60: la familiarità del West, direi. Ciò che invece ho cercato di fare io è stato di recuperare quella dimensione epica, classica – che amo molto – rendendola un po’ più complessa, con un pizzico di romanticismo. Nella collana “Tex Willer”, che vede la gioventù del protagonista, come ben sai, possiamo dire a ragione che il romanticismo galoppa."
    • Bella e lunga storia che si suddivide in due parti: nella prima Tex deve affrontare la banda del Rosso, mentre nella seconda sarà alla prese con dei trafficanti d'oppio. Le due vicende si possono anche considerare due storie separate. Ben gestita la parte con il Rosso. Il Rosso, secondo me, è uno dei nemici dei primi numeri che si ricorda più facilmente (insieme ai vari Coffin, El Diablo, Mefisto e Satania): è un semplice bandito, però il suo feroce aspetto delineato egregiamente da Galep, il suo carattere sleale e spietato e il suo soprannome facilmente memorizzabile lo rendono un avversario carismatico e non così dimenticabile. Questa prima vicenda è di normale amministrazione: nulla di straordinario, ma comunque molto godibile. Fanno anche apparizione due servi neri, che si esprimono curiosamente con la "d" al posto della "t", la "g" al posto della "c" e la "b" al posto della "p", sfiorando in certi casi il grottesco ("Sando gielo! Mi sendo dudda sgonvolda!"). Dopo aver fatto sgominare a Tex la banda del Rosso, G.L.Bonelli crea un inaspettato sviluppo per la sua storia (che avrebbe potuto chiudersi con una rapida resa dei conti con Bess) e fa affrontare al nostro eroe una temibile setta segreta cinese e il losco Stern, che si finge un paralitico. Questa seconda parte è davvero ottima. Assai intensa e quasi poetica la didascalia che descrive il tragitto di Tex, ferito a una spalla da un coltello, che si dirige verso l'ufficio dello sceriffo (“Ma Tex dovrà presto pagare lo sforzo di volontà di cui ha dato prova. Di via in via, nella notte appena rischiarata dai pochi fanali, l'eroico fuori-legge avanza, lasciando dietro di sé una traccia sanguinosa. L’uomo della tempra d’acciaio cammina con passo fermo nell’ombra della notte, e la sua sagoma nera sembra un minaccioso fantasma pronto a ghermire in una tragica morsa chiunque gli attraversi la strada”). Molto adrenalinica ed esplosiva la fine della vicenda. Oltre al gradito ritorno di Kit Carson, questa storia è importante perché Tex torna a far parte del corpo dei Rangers.  Un piccola nota finale: alla fine della vicenda del Rosso, Tex giura alla nipote del giudice che non ucciderà Bess, cosa che invece farà poco dopo; probabilmente era impossibile evitarlo, però mostra una volta tanto un Tex fallibile. Come al solito, molto piacevoli i disegni di Galep.    Storia: 7 Disegni: 7    
    • Decisamente non poteva esserci un albo conclusivo più idoneo e degno per una storia - o, forse, una avventura che si suddivide in due storie parallele, come giustamente ha osservato @San Antonio Spurs - in cui Boselli non ha certo lesinato azione né colpi di scena, ma nemmeno una considerevole cura per la caratterizzazione dei personaggi. Oltre a Birdy e Lily ed al giovane Cigno Bianco, ho assai apprezzato la gestione di Cyrus Skinner e Rattlesnake Dick, così uguali ed al contempo molto diversi tra loro: il primo è un trafficone senza scrupoli che cerca sempre di trarre vantaggio da qualsiasi situazione (il patto suggellato con Tex per scagionare Birdy ne è un valido esempio), benché a suo modo un sognatore, mentre il secondo si dimostra migliore della fama che lo precede non esitando a schierarsi con Tex ed i suoi amici contro Hannigan e Gomez, e pagando questa scelta con la vita.    Come ogni parallelismo che si rispetti, anche in quest'ultimo albo le azioni di Tex e Carson si sono svolte con sorprendente sincronia, dandosi continuamente aiuto a vicenda pur senza mai incontrarsi faccia a faccia (pensate cosa avrebbero potuto combinare se avessero collaborato direttamente). L'ancor Giovane Cammello ha d'altro canto palesato un buonissimo affiatamento anche con Ray Clemmons e Lena Parker, lasciando intravedere ed intendere sin da ora quel che avverrà anni dopo a Bannock (e, forse, ancor prima in una prossima storia, come secondo me prima o poi accadrà).   Tra le scelte di Boselli che hanno senza dubbio impreziosito ancor di più questa avventura, oltre al già da me osannato inserimento di personaggi realmente esistiti, non posso non citare quei tocchi di realismo nel tipico stile western (il processo "addomesticato" per scagionare Birdy dall'accusa di omicidio, le scommesse effettuare dalla gente di Fort Owen in occasione dello scontro tra Tex e gli amici e la banda di Hannigan e Gomez).   Chiosa finale per la prova ai disegni di Del Vecchio, davvero superlativa, dalla perfetta caratterizzazione grafica dei personaggi alla magnifica resa dei suggestivi paesaggi innevati dell'Upper Missouri.  
    • Dal momento che Casertano è in assoluto uno dei miei disegnatori della SBE preferiti questo era uno dei Texoni che attendevo di più. Purtroppo i miei timori sulla scelta dello sceneggiatore si sono rivelati - ancora una volta, dopo il recente ridicolo Pistolero vudu - più che fondati e mi sono ritrovato con un altro Texone che è un'enorme occasione sprecata, in cui a un disegnatore con i controfiocchi è stata affidata una sceneggiatura piattissima e svogliata, per nulla originale, per nulla ispirata, senza neanche l'ombra di un guizzo, di un passaggio che rompa la monotonia. Come è già stato fatto notare, l'elemento della cittadina di sudisti non è stato sviluppato in alcun modo anche se aveva parecchio potenziale. In secondo luogo ci ritroviamo ancora una volta con delle mezze tacche come antagonisti, mentre Tex e Carson ripetono lo stesso copione già visto e rivisto in mille altre occasioni. Di compitini simili (soprattutto quando a disposizione si hanno dei fuoriserie come Casertano, in grado di spaziare tra i generi più disparati e di disegnare praticamente qualsiasi cosa) ne farei molto volentieri a meno.   Se Ruju è il futuro di Tex siamo messi proprio male. Per quanto mi riguarda, le sue prossime storie resteranno in edicola.   Storia 2/5 Disegni 4.5/5
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