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About Leo
- Birthday 05/01/1978
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storia, letteratura, sport, cinema, politica
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Leo
Me and Tex
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Kit Carson
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È un bel pensiero, invece, e credo che l'abbia apprezzato. Anche a me è apparsa la notifica di facebook, ed è stato un piccolo tuffo al cuore. Avrebbe avuto solo 77 anni, e chissà per quanto ancora avrebbe potuto scrivere... Un vero peccato. Se può sentire l'affetto che gli si tributa qui dal mondo dei vivi, spero che gli arrivi nitido e forte.
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Grazie Il Biondo. In realtà io adoro il genere vampirico, e dello stesso Dampyr alcune storie mi sono anche piaciute. Ma non sono mai riuscito a legarmici da un lato per la continuity molto serrata, e poi perché sono legato alla figura del vampiro come non morto, mentre qui ci sono i Maestri della Notte che mi pare che provengano da un'altra dimensione, non sono non morti nel senso letterale del termine. Inoltre, amo i vampiri calati nel settecento/ottocento, come Dracula, Louis e Lestat della Rice, Carmilla di Le Fanu. Vederli nel XXI secolo - non so spiegare perché, è una fisima mia - non mi appassiona. Non l'ho fatto, visto che ti rivolgi a me definendomi "qualcuno". Ho solo detto che mi è piaciuta molto, e che ne sono felice. Significa "gridare al miracolo", simpaticone?
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Nel Texone secondo me non era stato così forte, anche se pure quello era stato un gran bel lavoro. Su Dampyr non l'ho mai visto, ne ho letti pochi. Grazie! Non ricordavo che avesse sceneggiato delle storie. Forse non l'ho mai saputo. Se Dutch inizia a sfruttare il filone, può prorogare la concessione. E addio argento. Per questo Larkin vuole impedirgli di agire. È una variante dello schema dell'"ipoteca che scade tra un po' e devo fare di tutto per non consentire al mio debitore di saldarla", già vista molte altre volte, l'ultima delle quali proprio nel maxi in edicola. Larkin fugge perché l'attesa lo sta logorando, ed è già logorato di suo. Fergus non è un gran cattivo, è solo un balordo che ormai si infischia dei suoi vecchi alleati. Sì, anche stavolta inserisce il messaggio sociale, e un finale col sorriso. Anche questa è una bella coincidenza. Sono pochi soldati, proni al volere del loro comandante, in un distaccamento semiabbandonato che ricorda tanto la fortezza Bastiani. E quei banditi sono più dei perdigiorno che dei veri banditi. Io li ho visti più come balordi di mezza tacca, non del tutto fuori posto nel frequentare un forte di frontiera abbandonato a sé stesso e a un colonnello mezzo pazzo e ormai fuori dalle gerarchie che contano. Ma il malloppo potrebbe consistere anche nei proventi dei canoni. Poiché Fergus in teoria si sente parte del gioco, come nel gioco sporco sta pure il notaio, ecco che si sente legittimato a prendere il denaro per sé, anche se non gli spetta per nulla. Essendo un balordo, non ha bisogno di legalità per reclamare un "malloppo". A me è piaciuta, anche se concordo che non sia troppo profonda. Decisamente
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Io l'ho vista così: Larkin non può, legalmente, revocare la concessione facendo decadere l'affitto a meno che l'affittuario non sia inadempiente. Ha le mani legate, e peraltro non farebbe nulla, tantomeno "ammazzare decine di persone", nella fase in cui inizia il racconto, se non bullizzare con prepotenza il locatario Dutch con i suoi sgherri. Sono questi ultimi che, inizialmente, prendono l'iniziativa sentendosi sfidati da due pistoleri che loro ritengono chiamati da Dutch. Quando lo dicono a Larkin, che viene reso edotto anche della tremenda "professionalità" di questi due gunmen, il colonnello si convince che in effetti la miniera di Dutch forse si è rivelata redditizia, e chiede a Fergus di fare fuori i due pistoleri. Solo loro però. Fergus e i suoi sgherri prendono quindi in ostaggio la famiglia di Alicia, la giovane moglie di Dutch, ma di fatto non fanno loro nulla, nonostante le minacce di dar fuoco al saloon con loro dentro. In realtà li prendono prigionieri solo per usarli come ostaggi, al fine di prendere in trappola Tex e Carson, naturalmente fallendo. In definitiva, non sono poi così sanguinari, sono cattivi sostanzialmente di mezza tacca, balordi più che davvero malvagi. Il colonnello Larkin, a quel punto, attende al forte per difendersi e, quando si convince che i due rangers non arriveranno, decide di fuggire prima che lo catturino. I suoi comportamenti non sono peraltro lineari, come spesso accade ai personaggi di Manfredi, sempre un po' sopra le righe. Tuttavia, in questo caso c'è una precisa scelta narrativa dell'autore di proporre un personaggio tormentato da un trauma non superato, e anche da una vita alla frontiera a fronteggiare per lungo tempo un demonio come Pietra di Luna, poi infatti divenuta una nemesi fantasma. Notevole il fatto che non sia Tex ad uccidere l'invalido avversario, ma che sia quest'ultimo a suicidarsi con modalità sansoniane... Alcune storie di Manfredi in Tex le ho detestate. Una in particolare su un color Tex mi era parsa semplicemente assurda, impubblicabile, scritta da un autore confuso dalle proprie stesse trame inverosimili. Altre invece le ho amate, prima tra tutte Verso l'Oregon, che reputo un capolavoro. Sono contento, davvero sinceramente contento, di poter dare un giudizio positivo a questa storia, orchestrata bene a mio parere anche nella sopra criticata sparatoria, che a me sembra invece scritta con ritmi e lunghezza giusta, e nelle attenzioni dedicate ai personaggi secondari, da Taff alla famiglia di origine di Alicia allo stesso Dutch. Un giudizio positivo quindi senza alcuna traccia di benevolenza postuma, senza alcuna necessità di indulgenza dettata dal compianto, perché il congedo è assolutamente valido, solido, del tutto all'altezza della carriera di questo grande professionista del fumetto, lontano anni luce da quegli incidenti di percorso che io ritengo di aver individuato nel suo cammino di autore texiano. E io ne sono sinceramente felice, felice di poter promuovere a pieni voti questo finale, così come feci molti anni fa con la prima storia di Tex che lessi di Manfredi, pubblicata su un maxi disegnato da Repetto che mi piacque molto. Un cerchio si è chiuso quindi, con una linea forse non perfettamente rotonda in tutti i suoi punti ma marcata, di personalità. Tex può salutare con virile affetto questo suo compagno di strada. Non posso negare però che il gradimento per questa storia sia stato anche influenzato da disegni portentosi. Nelle grinte dei personaggi, nei costumi, negli interni, nella superba sparatoria nella main street, nel forte. Mai mai mai ho visto un Majo in queste condizioni, le altre sue apparizioni (me le ricordate tutte per favore?) non mi avevano impressionato in questo modo. Questo è un grande disegnatore. Infine, una nota finale sulla testata Tex. Il corso recente boselliano lontano dal western e più incentrato su ritorni e avventura, mi aveva un po' stancato. Sempre si percepisce nelle storie bordeniane un'ambizione, una generosità, una voglia di stupire e fare bene. Ma questo ritorno al western, da L'orrendo massacro a questa di Manfredi, passando per il Grande Rodeo di Mignacco, in definitiva mi ha soddisfatto, mi ha fatto nuovamente respirare la frontiera.
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Ultimata la lettura del maxi. Ad una buona prima storia, ne segue una più debole, e non per i disegni a mio parere. Tutto sommato comunque una buona lettura, un po' cara senz'altro, ma l'inflazione morde tutti i settori, non solo quello delle nostre amate nuvolette parlanti...
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Anche a me Cossu non dispiace. Alcune sue storie, come Il ponte della battaglia o quella di Tiger al Nord, mi sono piaciute molto anche grazie ai suoi disegni. Mi rendo conto che ha delle debolezze, ma il suo tratto è in fin dei conti efficace e riesce a raccontare bene le vicende che gli vengono affidate
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A me la prima storia è piaciuta, una bella storia western. Terreni contesi, una cittadina in fermento, un bel rodeo, una torma di cattivi nutrita, una sceneggiatura vivace. La seconda non l'ho ancora letta.
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Storia frizzante, si fa leggere con scioltezza e brio, credo anche in virtù di un'ambientazione western invernale molto suggestiva e di disegni semplicemente straordinari. Oggi come quarant'anni fa, il tratto di Civitelli, bianco, pulito, poco western se vogliamo, nonostante questo non smette di appassionare, di sapere emozionare. Non smette di proporre personaggi e luoghi credibili e efficaci, scenari nei quali il lettore si cala con disinvoltura, quasi tornasse in un luogo amico, tra vecchi companeros. E naturalmente la storia ne guadagna, vedendo esaltati i propri meriti e depotenziati i tratti meno felici, che anche qui non mancano, anche se attutiti da un bel ritmo e da un brillante comprimario.
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Bellissima è anche la storia "I Pionieri" di Ken Parker
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Quindi posso riaccostarmi a Salgari? Ho abbandonato la lettura dopo Le Tigri... Ahi, tasto dolente. Da amante del verismo, ho letto Gli zii di Sicilia, quattro racconti lunghi, e mi è piaciuto moltissimo. Poi però Todo Modo e La scomparsa di Majorana mi hanno deluso, e Il Giorno della civetta, letto molti anni fa, non mi scaldò più di tanto. Quasi mi sento in colpa a non apprezzare Sciascia, con il quale mi accomuna l'amore per Pirandello (soprattutto del Pirandello simil-verista)... Devi rileggerlo nuovamente, e approfittare della pensione (a metà) per fare un pellegrinaggio laico alla tomba di Carlo Levi, nel cimitero di Aliano, situata in quello stesso punto del camposanto in cui lo scrittore era solito fermarsi per dipingere. Nel libro è descritto ogni angolo del paese, e poiché quest'ultimo è rimasto quasi come 90 anni fa, passeggiando per le vie ad ammirare quel metafisico spettacolo che sono i calanchi potresti avere la sensazione di incontrare il podestà Don Luigino Magalone, o il vecchio prete Don Trajella, o meglio ancora la "strega" Giulia Venere, la Santarcangelese, contenta finalmente, di una contentezza ferina e maliziosa, quando Carlo Levi alza la mano verso di lei come per batterla, dimostrando la sua mascolinità. Tra fosse di briganti e paesaggi lunari, Levi visse un anno fatto di "non eventi", scandito in un vissuto quotidiano che non trovo' soluzioni di continuità nemmeno nella notte di capodanno tra il '35 e il '36, che venne celebrata con un bicchiere di vino ma senza brindisi in un momento imprecisato e silenzioso, perché l'orologio dello scrittore si era fermato e rintocchi da fuori non ne sarebbero arrivati, in quel paese in cui il tempo è immobile, e non scorre mai. Che libro ragazzi! Mai più letto. Dovrò rimediare...
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Concordo in pieno.
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È una bellissima verità. Io ricordo l'emozione di una delle scene iniziali, col pirata zoppo che si avvicinava alla taverna cantando "15 uomini sulla cassa del morto...". L'ho letto che facevo le elementari, e l'ho riletto nel 2021 per raccontarlo a un nipotino: ebbene, la prima parte l'ho trovata strepitosa come quando la lessi la prima volta. La seconda parte invece l'ho trovata meno forte, ma era quella stessa parte che non ricordavo per niente bene, segno che neanche da bambino mi restò molto impressa. Ma la falsa amicizia di Long John Silver ti posso assicurare che mi ha appassionato nel 2021 esattamente come nel 1987
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grazie Juan!
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Grazie Virgin, apprezzo tantissimo anche la citazione dotta :D. Ma ricordati quel che mi avevi promesso, non mi è ancora arrivato nulla
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Beh, no, il ricordo di quelle sensazioni resta. L'opera oggettiva ne è sminuita, ma il ricordo soggettivo assolutamente no.