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Leo

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  1. Mantenendoci alla prima parte della sua produzione, Nizzi a mio parere è stato sempre equilibrato. Era Nolitta quello che ci metteva risatine fuori luogo in contesti drammatici. Se parliamo di Nizzi umorista, dobbiamo parlare dell'autore che ci fa sorridere CON Tex. Quello che invece ridicolizza Tex non è più un autore umoristico, è uno scrittore in caduta libera. Ovviamente tu questo lo sai, ma anche tu sei un umorista (ecco perché dico che su Nizzi non dovrei risponderti più, ma poi ci casco sempre...)
  2. Nizzi ci ha aggiunto un tono da commedia all'italiana. GLb era più ironia da western classico americano. Ogni sceneggiatore ha il suo stile. Boselli ne ha giustamente un altro ancora. Si, è vero. La scena della vasca che hai ricordato tu è eccezionale, e credo sia stata il modello su cui si è basato Nizzi per i suoi siparietti ironici, con un tocco da commedia all'italiana, come dici tu. Boselli non ha nelle corde questo tipo di dialoghi. Non che non li inserisca, ma non sono freschi e felici quanto quelli di coloro che lo hanno preceduto. In compenso, i suoi dialoghi sono più caldi, hanno più pathos, spesso sono epici. Ognuno ha le sue caratteristiche.
  3. Il tuo messaggio era condivisibile al 100 percento, fino a questa frase. Perché Boselli dovrebbe arrabbiarsi? Non credo che debba invidiare Nizzi o arrabbiarsi per chissà che cosa; ha dimostrato, oltre che di essere un grande sceneggiatore, di non avere alcuna animosita' verso il suo predecessore, addirittura richiamandolo nello staff texiano. Su Diablero, non ci tornerei sopra. È un grande utente, un cultore, uno con una cultura fumettistica immensa; su Nizzi però non è equilibrato, per lui nulla di ciò che ha fatto Nizzi va bene: non Fuga da Anderville, non La Congiura, nemmeno Zeke Colter. Detto questo, io i suoi giudizi su Nizzi non li guardo più. Quindi, Andrea, esalta pure Nizzi, senza fare richiami a utenti o autori, sennò si rinfocolano solo vecchie, ma soprattutto sterili, discussioni (nessuna discussione dovrebbe essere sterile, ma quelle su Nizzi spesso lo sono). Superlativa, come tutta quella storia.
  4. D'accordo sull'alchimia che con Nizzi era resa bene e non ha avuto successori. Ma i battibecchi ironici tra i due c'erano già con GLB. Poi Nizzi li ha accentuati, li ha resi più frequenti, ma il modello era Glb.
  5. Esatto, è superstizioso. A volte Nizzi ha ecceduto, rendendo Carson macchietta. Non come Cico, assolutamente, ma quella di Diablero è un'iperbole ovviamente. È vero che quei battibecchi stemperavano la tensione, mi mancano molto perché né Boselli né nessun altro è più riuscito ad eguagliare quei siparietti ironici.
  6. Borden lo dice chiaramente: occorreva che in qualche modo venisse fuori chi aveva ucciso il colonnello. Ma non è quello il fulcro della storia: il fulcro è che muoiono gli assassini dei Mccullen, che si ristabilisce la verità circa l'assassinio del Colonnello Muller, ed entrambe le cose insieme ristabiliscono la giustizia e liberano i fantasmi. Diablero contesta che ci fosse una giustizia da ristabilire: l'assassinio di Muller non era stato un atto di ingiustizia. E se guardiamo solo a quello, che poi è l'atto per cui i Mccullen potrebbero avercela con Zackary, beh, allora Zackary può essere visto come un eroe, e non si capisce perché Tex è i fantasmi condannino il gesto. Al di là che la storia è volutamente ambigua (anche quando Tex dice che giustizia è fatta, sta potendo magari pensare solo alla morte dei banditi ex guerriglieri e non anche a Zackary; e il fatto che quella frase sia pronunciata subito dopo la morte di quest'ultimo non prova necessariamente che essa fosse riferita all'uccisione dell'oste), ciò che non è ambiguo è Zackary: questi è un killer della peggior specie, e l'assassinio di Warren rientra probabilmente in quel suo desiderio di uccidere. Le reali motivazioni di Zackary non sono esplicitate, nella storia, e nulla dice che egli abbia ucciso il colonnello per patriottismo o per eroismo. È invece molto probabile, per quelli che sono gli sviluppi successivi del personaggio, che l'oste abbia voluto solo dar sfogo alla sua sete di sangue, e che abbia approfittato del contesto di guerra ben sapendo che l'avrebbe fatta franca e che la rappresaglia avrebbe colpito altri. Zackary è un criminale, perché ama uccidere, ed è in nome di questa perversione che probabilmente ammazza Warren; ed è sempre per questo che provoca gratuitamente la sanguinosa rappresaglia di cui sono vittime gli abitanti della palude. È questa un'interpretazione che non si fonda su QUANTO SCRITTO? Per me lo è, perché quanto è scritto è volutamente indefinito. Con alcuni punti fermi però: Zackary è un assassino, e a causa sua muoiono degli innocenti. Il suo gesto non ha nulla di eroico, al di là delle circostanze e dei paralleli coi partigiani nostrani; è invece un omicidio, l'ennesimo o il primo di una lunga carriera di sangue. E questa caratteristica, nel valutare il suo gesto e le tremende conseguenze per i coloni, deve avere un peso.
  7. Curiosamente, non ho mai commentato questa storia, nonostante essa sia stata la prima che ho letto per intero. Dopo La leggenda della vecchia missione (mio primo albo in assoluto), acquistai La maledizione di Escondida, un vero capolavoro. Il Carson della vecchia missione è timoroso del soprannaturale, è più superstizioso di quanto non sia Tex, e però poi assurge al rango di grande protagonista nei panni di Frate Carson: uno spettacolo. Dopo questa storia, a tema soprannaturale (in realtà poi si vedrà che di soprannaturale non c'è nulla), eccone stranamente un'altra inverosimile, anche se anch'essa si rivelerà un bluff. Ricordo me ragazzino semplicemente entusiasta di questa avventura, con quella spaventosa miniera, i capelli di uno dei minatori che in una notte diventano bianchi come la neve, quell'orrido buco e quel tanfo infernale: sono indimenticabili per me le emozioni di quei giorni, in cui leggevo e rileggevo il primo numero di questa storia, in attesa del mese successivo. Assaporavo in quei mesi il piacere della scoperta non solo di un nuovo personaggio, ma anche di un nuovo mondo, il West, e di un diverso modo di leggere, non più il mondo fantastico di paperi e topi, ma un contesto realistico che mi faceva sentire più grande, come se stessi muovendo i miei primi passi nel mondo letterario degli adulti, perché così all'epoca percepivo il Tex. Oggi guardo a questa storia con un sorriso. L'entusiasmo del bambino che ero non può essere condiviso dal me odierno, ed anzi non posso reprimere per l'appunto un sorriso di indulgenza verso quel lettore in erba della fine degli anni '80 e verso l'ingenuità un pò naif di questa trama nizziana. Eppure, credo che essa abbia ancora una sua efficacia, sia narrata bene nonostante tutto, e rientri a pieno titolo nel periodo d'oro nizziano, quando era raro che le storie di questo autore ci deludessero.
  8. Se lo dici a un soggettista in erba ci sta; se lo dici a un professionista sceneggiatore, un pò meno: è il minimo sindacale che si sia letto bene i periodi più significativi di Tex prima di cimentarsi nella scrittura. Ribadisco comunque che non credo tu volessi mancare di rispetto e anzi che il tuo fosse un consiglio dettato dalla passione per il personaggio. Siamo in due. Infatti quella non l'ho letta ne' commentata. Purtroppo per ora Mefisto è meglio tenerlo lontano, non ne posso più.
  9. Certo, e infatti ho premesso nel mio commento che la situazione è texiana. Ma è un abuso che io credo vada corretto e non riproposto. Io non credo che il problema sia una conoscenza di facciata, che tu imputi ad autori di cui non fai nomi ma che sono ovviamente riconoscibilissimi. E ti dico che mi è parso curioso - e poco rispettoso - il tuo consiglio non richiesto a Rauch: mai mi sarei sognato di dirgli di rileggersi queste o quelle storie. Per due ragioni: 1) Rauch è un professionista e già lo avrà fatto di suo 2) Immagino che già Borden gli abbia detto cosa leggere se vuole scrivere Tex, e probabilmente gli avrà detto di leggersi sì le storie di GLB ma anche quelle degli ultimi trenta anni, cioè tutte le sue e anche quelle di Nizzi. Ora, Exit, io sono un vecchio utente del forum e chi mi conosce sa che non amo polemizzare; riconosco peraltro la tua buona fede nel dare questo consiglio (per me infelice, non il consiglio ma proprio il fatto di darlo), ci vedo in questo tuo desiderio di darlo la tua passione, la tua speranza che le nuove generazioni seguano il solco dei padri. Se però mi va di risponderti è perché in questo consiglio io ci vedo tutto il tuo misconoscimento nei confronti di ciò che è venuto dopo GLB, vale a dire innanzitutto il detestato Nizzi e poi, in tempi più recenti, il buon Ruju. Ora che c'è Rauch, la storia non l'hai letta, però ti senti di dare dei consigli e dici: Conoscendo Diablero immagino che leggendo il racconto è possibile che rimarrei insoddisfatto. Qui siamo alla bocciatura preventiva. Ma perché? Perché Rauch è il nuovo, che forse si conforma o forse no ai dettami del grande vecchio? E dalle osservazioni di Diablero, arguisci che anche qui siamo sulla falsariga di Ruju? Peccato che Diablero si soffermi soprattutto sulla storia di Rauch, e peccato che le sue rimostranze siano legate principalmente alle scelte narrative contingenti dell'autore (per inciso, non concordo di una virgola con le osservazioni di Diablero su questa storia, a differenza di quanto era accaduto con quella di Ruju, sulla quale alcune questioni poste dal Diablo le ho trovate condivisibili, pur non apprezzando la bocciatura complessiva che quest'ultimo ne fa). Io capisco il tuo piacere nel rileggere le vecchie storie, ma ora ci sono altri autori, che portano il proprio bagaglio di esperienza, il proprio vissuto, la propria personalità, il proprio stile. E portano, io questo non lo metto assolutamente in dubbio, una professionalità che li rende degli "scienziati" di Tex, che di sicuro conoscono benissimo, meglio di tanti di noi. Poi ne danno una loro interpretazione, quanto più possibile aderente all'originale, ma sempre loro, soggettiva, figlia dei loro tempi, delle loro esperienze, dei loro studi. Se hanno passato il vaglio di Borden, questi autori conoscono perfettamente il Tex di GLB. Solo che, non essendo lui, ne scrivono una propria versione. Scusa se il tono ti sembra antipatico, non vuole essere un attacco personale, ma una critica al tuo post di prima e un rimbrotto per un certo modo di vedere il nuovo Tex che tu (e anche Diablero) spesso avete O forse i fantasmi si palesano davvero. La storia è bella anche per questa ambiguità. Per me anzi è proprio questa "fumosità" il punto di forza. Ricordi Chester de Il Passato di Carson? Non lo vedo così diverso. Chissà che anche questo garzone non fosse un orfano e le storie non possano dirsi simili.
  10. Tex arriva in corsa e spara a una mano, vicinissimo alla testa della ragazza. Non mi piace, si prende un rischio enorme. Tex non è, non deve essere mai, un supereroe dai poteri magici, deve restare un grandissimo, eccezionale uomo. Sempre e solo un uomo.
  11. Intuisco che la conversazione su questa storia è movimentata ma non voglio leggere nulla prima di aver espresso le mie opinioni a caldo su questa avventura. Per una volta, vado al di fuori dei miei consueti schemi e parlo per prima cosa del disegnatore: dopo la tripla di Ruju, quest'altra sua prova è semplicemente clamorosa. Mastantuono dimostra che può andare al di là dei generi, e se le sue performance puramente western sono eccezionali, l'autore romano non è da meno nel ricreare atmosfere gotiche e noir come quelle di questa storia, in cui la palude del morto e i fantasmi dei poveri McCulleen sono così potentemente evocativi da contribuire in maniera determinante alla resa della sinistra ambientazione pensata da Rauch. Già, Rauch. Una delle prime scene mi fa storcere subito il naso: Jack Spade si fa scudo di una donna, ma ecco che arriva il suo Tex rambo e, da un cavallo in corsa, riesce col fucile a colpire solo la mano del bandito, non mettendo minimamente a repentaglio la vita dell'ostaggio. La scena è texiana, l'abbiamo vista altre volte. Ma per me resta un abuso: Tex è comunque un uomo, non un robocop, e non capisco come gli autori non colgano che una scena del genere, che toglie verosimiglianza al personaggio, non rende affatto un buon servizio allo stesso, e lungi dall'esaltarlo, invero lo sminuisce. Tanto più che dopo, in circostanze più comode, a Tex ci vorranno diversi colpi di pistola per avere la meglio sui suoi avversari, così che anche all'interno della stessa avventura possiamo vedere due versioni, contraddittorie tra di loro, di Tex: quello che spara senza pensarci (direi quasi infischiandosene) al bandito nonostante la donna faccia da schermo a quest'ultimo, e quello nella stalla nel trading post che ha bisogno di tre colpi per mettere il suo avversario in condizioni di non nuocere. Curioso, poi, poco oltre, mi è parso che non si sia più parlato del povero gambler che, con un gesto eroico, ha tentato di aiutare Tex, pagando con la vita. Al netto di quanto sopra, devo dire che raramente io sono contento di una storia breve, e questa è una di quelle volte. Bella la leggenda della palude, con la povera famiglia di coloni sterminata dai guerriglieri nordisti; carismatici e ben tratteggiati questi pendagli da forca al servizio del Colonnello Warren, da Ben Hogan a Jack Spade, con le loro grinte truci; ben caratterizzati anche i comprimari, a partire da Doc William fino a Zina, per finire all'ex sergente di Fort Defiance. Tutti loro danno vita a una trama appassionante, che sa essere cattiva e cruda, con avversari crudeli e impreziosita dalla tragica atmosfera dei tempi della Guerra Civile. Ben architettato è anche l'elemento soprannaturale, che solitamente io non amo in Tex ma che qui si innesta perfettamente nel solco di quelle storie inverosimili "soft", come la Dama di Picche o Colorado Belle, i cui tratti gotici ben convivono, ed anzi diventano il punto saliente, con i solidi contesti western cui siamo abituati. Inaspettato anche il finale, che mi ha sorpreso e divertito. A questo punto, non mi resta che fare i miei più sinceri complimenti ad una accoppiata di autori che spero lavorino sempre più spesso, magari insieme, su Tex, di cui sono già oggi risorse preziose e di cui possono diventare, sperabilmente, i punti di riferimento del futuro.
  12. Circa il Long Rifle, io non ho dubbi circa il fatto che tu qui lo abbia usato in modo inattaccabile; tuttavia, ammesso che nella sua storia Ruju lo abbia usato in maniera più disinvolta (la storia dei 200 metri e giù di lì), questo non mi fa buttar via il bambino con l'acqua sporca, perché di imprecisioni in Tex ce ne saranno a iosa, e ringrazio Dio di non essere così attento da scovarle tutte, sennò mi guasterei il piacere della lettura. Circa gli spoiler, ho trovato la tua presentazione un vero e proprio valore aggiunto. Racconti per l'appunto la Storia reale, cosa che mi ingolosisce sempre, ma facendo ben comprendere che essa sarà solo il contesto della storia-fiction, di cui non hai anticipato nulla. E' un po' il prologo alla tua rubrica "Wanted", che apprezzo molto tanto che mi piacerebbe ci fosse anche su Tex.
  13. Pur non discordando con quanto @Diablero e altri utenti vanno dicendo, in altri topic, sulla proliferazione delle uscite texiane e sul calo della qualità media delle storie di Tex, devo anche dire che un albo come questo sembra fatto proprio per smentire quel messaggio, per rivendicare con forza la vitalità del personaggio, la sua predisposizione a vivere storie appassionanti, il suo talento nell'attrarre autori che ne perpetuino il mito e nel renderli longevi (c'è già una grossa anzianità lavorativa nel caso di Boselli) e iperprolifici . Ora, con questo non voglio iniziare uno dei miei peana a Boselli, cui non ho ancora perdonato la tirataccia dei sette albi mefistiani e le altre uscite di questo personaggio che ci sono state e che ancora ci attendono; tuttavia, devo, come spesso accade, tessere le lodi di una storia fino ad ora molto bella: Boselli ci propone nuovamente un'avventura che prende le mosse da fatti realmente accaduti, riuscendo a calibrare la presenza di Tex in questo contesto in maniera molto naturale e fluida, rendendolo protagonista di ottime sequenze, quali quelle d'azione contro gli indiani dell'Est ma anche quelle che lo vedono investigatore alla missione all'inizio del secondo albo. Nel frattempo, in Arizona sta maturando l'affare Bascom, che vedrà coinvolto Cochise nella narrazione che per ora scorre parallelamente a quella di Tex in questa storia, e il cui dipanarsi è reso in maniera perfetta da Boselli, con i dubbi diel signor Ward e del sergente e con le incertezze di Cochise e di Mangas Coloradas circa l'invito delle Giacche Azzurre. Sta profilandosi l'evento che conosciamo, ma sappiamo che stavolta, nella dimensione parallela delle storie di fantasia bonelliane, Cochise avrà un alleato nell'affrontare una fase della sua vita che ne segnerà l'esistenza. Al riguardo, sono curioso di vedere cosa farà Boselli: l'affare Bascom darà la stura alle guerre indiane apaches e alla dimensione di Cochise quale grande nemico dei bianchi. La guerra che ne seguirà sarà particolarmente sanguinosa ed io spero che l'autore non edulcori nulla, e ci faccia vedere Cochise nella sua furia vendicatrice, senza sconti. C'è tempo per farlo tornare saggio, ora è il tempo della vendetta.
  14. Sono dell'idea che le circostanze non lo richiedessero, che Kircher non avrebbe potuto uccidere Kit prima che Carson lo freddasse. È vero, come dice Diablero, che su questo si può dibattere anche perché il tutto è concentrato in poche vignette, ma la scelta narrativa dell'autore parla da sé, e a meno di non volerci vedere l'errore a tutti i costi, l'errore non c'è. Premesso quanto ho scritto sopra, e cioè che le circostanze non lo richiedono, ecco che diventa ozioso chiedersi perché Carson non ha sparato nella schiena. Poi, è vera una cosa: che negli ultimi decenni (glb non scrive più dagli anni '80) Tex da questo punto di vista si è ammorbidito. La scena di Hanubi oggi difficilmente la vedremmo. E, cavolo, bisogna prendere atto anche di questo. Richiamarsi a una purezza primigenia del personaggio non è più possibile, perché decenni di storie scritte da altri e in altri tempi hanno addolcito alcuni tratti del personaggio. Dopo 40 anni, sarebbe opportuno prendere atto, altrimenti la soluzione è una sola, e la dà proprio Diablero: Forse quella è la soluzione: rileggersi solo le vecchie storie, perché le nuove non le si accettano. Non per Nizzi né per Ruju. E ribadisco che con il metro usato da Diablero e Exit per questa storia può andare tranquillamente stroncato anche Boselli, che per quanto abbia saputo tenere a modello il solo grande vecchio, è stato anche lui, con buona pace dei puristi, influenzato da decenni di Nizzi e dai tempi nuovi, e una rilettura delle sue storie non reggerebbe alle tante critiche piovute a Ruju per questa sua, in verità bella, storia.
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