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  • @Ulzana
    grazie per l'ultimo ricordo che ci hai lasciato pard.

     

    1635936340047.jpg--la_terribile_banda_e_

     

    So long

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    • Il formato a striscia aveva regole e tempistiche molto diverse rispetto a quello attuale. La cadenza settimanale, costringeva gli autori di condensare al meglio l'azione per rendere avvincente i piccoli albetti e lo sceneggiatore si ritrovava a svariare con estrema velocità da uno scenario e l'altro e le scene ritmate si ripetevano senza soluzione di continuità.   Bonelli era uno di quegli autori che riusciva a far pendere i lettori da un albetto e l'altro, ma storie simili, non lette con l'intervalli pubblicativi delle origini, rischiano di perdere l'appeal del passato. La trama è molto varia e frammentata e l'azione straordinariamente soddisfacente, come non mancano sequenze di livello come quella del teatro o la reazione vendicativa delle donne prigioniere dopo la loro liberazione.   Ma rileggendola nel formato gigante, con i vari albetti ricollegati in un'unica sequenza senza stacchi temporali, si ha l'impressione di un episodio un po' troppo stiracchiato e non molto coeso nell'idea di fondo. Poco male, in fondo, visto che si fa leggere volentieri, ma a tratti anch'io, come altri utenti che si sono espressi prima di me, ho faticato a star dietro alle tante sequenze che si intervallano nel corso del proseguo dell'avventura.   Sceneggiatura corposa ma più figlia dell'istinto narrativo che della programmazione di base e forse proprio questo aspetto, molto palese nell'episodio in questione, contribuisce a rendere ostiche le prime epiche avventure del nostro ranger alle giovani generazioni di lettori.   Comunque scene come quella del teatro, sono un condensato di azione, ironia e divertimento, come non mancano le sequenze più drammatiche o epiche. Bonelli è il prototipo di sceneggiatore completo e non è un caso se viene considerato il grande patriarca del fumetto italico.   La parte grafica è eseguita a quattro mani da Galep e Gamba. Il contributo del secondo diviene sempre più sostanzioso tra le vignette, in effetti il suo stile più smilzo e lineare fa capolino fra le varie sequenze. Non è malaccio l'esito dell'artista, ma Galep, a mio avviso, è sempre di tutt'altra caratura, sia in fase di chine che matite. Il mio voto finale è 6   
    • Confesso che ho fatto un po' di fatica a "entrare" nella storia, mentre la leggevo, e non ci sono pienamente riuscito.   Un po' è la sfiducia nei confronti di Burattini, le cui storie precedenti di Tex non mi sono piaciute per niente (e per la deriva vista su Zagor). poi subito a pagina 1 ci si mette anche lui, subito, a piazzare una didascalia che racconta che soffia un vento inconsueto subito prima che i personaggi della storia dicano che sta soffiando un vento inconsueto...    Da quel momento è diventato impossibile ignorare quanto i testi fossero ridondanti, e i personaggi parlassero TUTTI con un linguaggio "inadeguato" (pastori ignoranti che dicono "con sempre maggiore frequenza e sempre più evidenti", "prosciugate di ogni liquido" invece che "senza sangue",  "tutti concordano nel dire che il raggio d'azione di quelle creature si sta allargando"... e tutto questo in mezza pagina, figurati nell'intero albo!)   Il linguaggio è un problema, non è solo che tutti parlano come se scrivessero una tesi: è anche che, come quando devi allungare il brodo, si usano forme tipo "tutti concordano che l'azione che secondo normale prudenza una comunità riterrebbe non lesiva della propria sicurezza sarebbe il cercare riparo" invece di "AL RIPARO!!"    È un linguaggio burocratico, non avventuroso, e che rende a volte difficile prendere sul serio la lettura.   Ed è un peccato, perchè questo è un albo in cui, a differenza del solito, la seconda lettura ha evidenziato i pregi della storia nascosti da quei dialoghi (mentre invece di solito la seconda lettura evidenza le magagne)   Per esempio, una cosa che farei davvero rileggere più volte a Ruju...   Altra cosa positiva, la gestione dell'umorismo, che almeno nel caso dei dialoghi fra i pards mi è parso ben calibrato (un po' meno calibrato invece il pessimismo di Eusebio, che non era così macchiettistico).  Burattini mi è sempre parso più bravo come autore umoristico (sin dai tempi di Battista il collezionista) che come autore avventuroso, e temevo di rivedere i siparietti con bistecche e patatine, e invece, l'unica menzione delle famose bistecche è quando Tex RIFIUTA perchè NON HA TEMPO, essendoci pericolosi assassini in giro (becca e porta a casa, Nizzi!)   Boh, per adesso, a parte il problema dei dialoghi (che sarebbero stati da sforbiciare con il machete) Burattini se la sta cavando molto meglio di quello che mi aspettavo. (ma è meglio che non mi sbilancio troppo, anche l'ultima di Ruju mi era piaciuta all'inizio...)   P.S.: l'orrida patacca stavolta è davvero fastidiosa, subito sotto al titolo, sembra che l'albo sia intitolato "la mesa della follia 75", e nella prossima è ancora peggio, andando a rovinare con la patacca giallo paglierino l'effetto "antro oscuro" della composizione di Villa. Quando "rovinare le copertine" è proprio una vocazione...
    • Eppure nel mio piccolo, ho avuto il piacere di veder un mio disegno colorato da Letizia e l'esito mi ha soddisfatto.  Io l'avevo pensato e creato per il B/N ma Lety è stata molto efficace.   Interessante anche valutare quanto incida pure la sensibilità artistica; mi spiego: anch'io spesso coloro i miei disegni con svariate tecniche e col digitale e di certo, se avessi deciso di farlo anche stavolta, avrei scelto strade diverse. Il bello dell'arte è pure questo.    In quanto alla splendida vignetta di Galep postata da Diablero, reputo che è decisamente meglio lasciarla così come è stata concepita. Che artista immenso!!!
    • Completamente d'accordo con Diablero. Aggiungo pure una mia considerazione. Le date a volte nei fumetti possono creare problemi, specie se la serie dura parecchio e costringe gli autori a fare i conti, nelle loro storie, con il tempo che passa. Una delle soluzioni vincenti di Tex è che infatti i personaggi si muovono in una sorta di eterno presente di 15-20 anni, il che permette agli autori una enorme libertà. In tutto questo, il lavoro che sta facendo Boselli con Tex Willer (attappare i vari buchi e dare una cronologia il più possibile coerente, nei limiti in cui questo è possibile) è veramente ammirevole, e forse dovrei iniziare pure a seguire la serie 
    • La storia promette bene, i disegni pure sono belli. Giusta atmosfera di mistero, con i 4 pard in forma strepitosa e bei siparietti tra i vari personaggi. Interessanti i cattivi. Che dire, aspetto con parecchia curiosità il prossimo episodio!
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