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  1. Questo cartonato rappresenta la tipica storia che piace tanto al sottoscritto. Ci troviamo una bella e inquietante leggenda, una trama ben ingarbugliata, un bel parterre di personaggi magistralmente dipinti dalla penna di Borden, molta azione, pochi tempi morti, una spiegazione razionale che dovrebbe sconfessare il paranormale, ma una poetica vignetta finale con Adelma che si staglia ai raggi vermigli del tramonto dietro il suo spettrale amato che rimette in discussione ogni considerazione in tal senso. Se a tutto questo aggiungiamo il fascino dell'ambientazione messicana, la particolare e affascinante festa dei morti con tante maschere scheletriche e i disegni maestosi di Gomez e il dado è tratto. Mauro dosa bene sceneggiatura e dialoghi e riesce da par suo a creare una suspence particolare che accompagna il lettore durante la breve lettura. Il mistero che si aggira attorno alla spettrale figura del Charro Negro capeggia tra le pagine e il giallo a tinte noir che ne scaturisce mi è molto piaciuto. Alla tirata delle somme, la trama espone il suo intreccio "terreno" con la vendetta di un figlio che vuole punire chi ha causato l'ingiusta detenzione del padre, ma seppur plausibile come epilogo, il fascino paranormale del Charro con il viso di teschio e l'oro maledetto, rimane impresso nella mente. Oltre alla già citata vignetta finale, altre scene d'impatto mi hanno colpito, vedi la rapina in chiesa durante il racconto, con il terrificante gioco d'ombre creato sul viso della sacra statua da un fulmine, o la luna con sembianze di teschio. Molto particolare pure la figura di Adelma, che rappresenta il filo di congiunzione fra razionale e paranormale nella trama. In tutto questo Tex e Carson brilleranno nelle indagini e scopriranno chi si cela dietro la sanguinosa pantomima del cavaliere vestito di nero, facendo luce sugli avvenimenti del passato che lo hanno spinto sulla sanguinosa via della vendetta Personalmente lo ritengo il miglior cartonato, anche superiore a Pearl che già mi aveva appassionato e di certo non è secondario il contributo di Carlos Gomez alla riuscita della prova. Il maestro argentino bissa il suo ottimo esordio sul format, con un'ulteriore esecuzione perfetta, dimostrando che anche cambiando le latitudini dell'ambientazione, il suo tratto è comunque garanzia di qualità sopraffina. Molto belle e suggestive le sequenze carnevalesche, ma tutto nel complesso merita un plauso, dai paesaggi ai personaggi, dalle scene di azione, ai cavalli. Prova letteralmente sontuosa. La colorazione della Piazza è più accesa rispetto a Yellow Bird, ma vista l'ambientazione e la tematica, ci sta tutta. Comparto grafico ideale che integra e completa la sceneggiatura ispirata di un Borden sempre a suo agio su queste tipologie di storie. Il mio voto finale è 8
    3 points
  2. Era chiaramente un mio vecchissimo post 😜... Comunque grazie della tua calorosa riaccoglienza 😉! Grazie mille anche a te, Condor 😃..! Confido di poter essere più presente, d'ora in avanti. Forse non con la frequenza di un tempo, ma cercherò di fare la mia parte!
    3 points
  3. Ho notato che un paio di persone hanno fatto la faccia storta. L'ultima frontiera è una storia brutta. Questa specie di triangolo amoroso è una delle cose più imbarazzanti della storia texiana. Tutto è così gettato in faccia, per cercare la lacrimuccia facile che non serve a nulla. Inoltre il coprotagonista, il biondastro della storia, si rivela più abile di tutti gli altri personaggi della storia. Di Tex, soprattutto, delle giubbe rosse. E dire che nessuno sapesse dove si nascondeva Jesus Zane. Nè Jim Brandon, né le giubbe rosse che devono vendicare la morte di ben due di loro, neppure Gros-Jean che un po' i bassifondi li ha bazzicati e li bazzica, ma il biondo co-protagonista che, negli ultimi 5 o 6 anni ha abitato ad Ottawa, come tendono a ricordarci tutti, ritrova un vecchio amico che non vede da quando erano bambini e scopre tutto in 3-4 minuti e riesce anche a salire sul barcone per arrivare nel rifugio di Jesus Zane. Sempre in 3-4 minuti. Senza avere alcuna esperienza investigativa, senza avere conoscenze dei bassifondi, senza essere un criminale, ma solo per aver vissuto in un orfanotrofio, dove eveniva sempre bullizzato da Jesus Zane. Anche le sparatorie sono davvero lineari. Non si ha mai la sensazione che i nostri pard siano davvero in pericolo. E Jesus Zane più che un pericolosissimo criminale sembra un bulletto di periferia che, non appena il gioco si fa duro, sparisce. Perché dopo l'agguato a Jim Brandon, che tutto sembra, fuorché una genialata, se la prende solo con una donna e il fidanzato che alla fine, da lui le ha sempre prese. Boh! I disegni sono meravigliosi. Mai capito perché Parlov non sia diventato un disegnatore regolare di Tex, ma sia passato a Magico Vento, dopo cotanto, maestoso esordio.
    2 points
  4. Faccio mie queste parole del pard dal collare bianco. La storia va inserite tra quelle "leggere" e non è certo l'esile trama a farla apprezzare. È invece l'ironia nei testi e nei disegni che conquista pagina dopo pagina. Forse è proprio questo il miglior Nizzi: brillante e affabulatorio. Perché se il plot non è nulla di che, il modo in cui questo nulla viene raccontato è magistrale, sia da parte di Nizzi che di Fusco. Se fosse un film sarebbe tutto regia, fotografia e recitazione. P.S. Comunque un vero colpo di scena c'è. Inaspettato e ben congeniato. Almeno per me lo è stato e -credo- sia la prima volta in una storia di Nizzi. Quindi molto bene anche qui.
    2 points
  5. Grazie pard, effettivamente manca la recensione a quella storia, eppure mi sembrava di averla scritta. L'avevo riletta ma evidentemente mi son scordato di commentarla allora, ma provvederò al più presto. Per tutto il resto, che dire pard, ti ringrazio per le tue gentili parole. Non credo di meritare alcun premio , tuttavia, vuoi la mia passione ormai trentennale per Tex o il fatto che mi trovo molto bene qui sul Forum, è stato un piacere scrivere le mie recensioni. Ho intenzione in primis di finire i commenti dei cartonati, (me ne mancono pochi mi par di ricordare) poi si vedrà. Gli speciali e collaterali sono tanti, ma con calma e tempo permettendo, cercherò di affrontare pure quelli, se non mi bannate prima. P.s. Accanto alla storia "Attacco alla diligenza" vedo la stella che di solito nel Forum contrassegna i post commentati, ma effettivamente nel topic non c'è traccia del mio intervento. Strano, in effetti ero certo di averla riletta la storiellina di Nizzi con Davis, risulta pure che ho votato al sondaggio. O ricordo male o sarà scoppiato allora qualche "tafferuglio" e i commenti sono stati tagliati in toto, in effetti rileggendo uno degli ultimi interventi scritti da Valerio, si può ipotizzare che ci sia stata maretta visto che si fa riferimento a critiche astiose. Beh, poco male, la rileggerò.
    2 points
  6. Prendo spunto da quanto fatto da Ymalpas con la serie regolare, ma in versione ridotta. Gli Speciali TW sono 10 e quindi inserirne 5 è davvero troppo, uno slot l'ho occupato con una di TW regolare. TUTTE LE MIGLIORI STORIE DI TEX SPECIALI Texoni Maxi Almanacchi Color Tex Cartonati Tex Willer Speciale TW La grande rapina Oklahoma La ballata di Zeke Colter E venne il giorno Frontera! I due disertori Fantasmi di Natale La valle del terrore Il cacciatore di fossili Glorieta Pass Lo sciamano bianco Sfida nel Montana Pinkerton lady Bandera! L'ultima frontiera Nei territori del nordovest La legge del deserto Delta queen Il vendicatore Agente federale Minstrel show Gli assassini Nueces Valley Dinamite La casa del giudice Snakeman Sull'alto Missouri Stella d'argento Patagonia I tre fratelli Bill Giubba rossa La gazza ladra Pearl I guerriglieri di Juan Cortina Raza il comanchero Cosa emerge? Che di Texoni se ne potrebbero mettere 20 o più e altri 4 o 5 Maxi, entrambe serie con grandi capolavori all'interno (per questioni di omogeneità ho fatto stesso numero per tutti). L'almanacco, tolta una storia che è troppo al di sopra delle altre, si difende molto bene anche grazie ad alcune perle dei Magazine. Idem per i Cartonati, grazie soprattutto a dei disegni eccelsi. Per la serie Tex Willer invece non penso che servano parole, mentre ne spenderei due per i Color che sono di gran lunga la serie peggiore! Queste storie che ho messo sono ottime (e anche di più), ma sono le uniche che trovo e una è una breve disegnata dal grande Carnevale.
    1 point
  7. Visto che l'argomento era interessante e si stava perdendo come OT in altri topic apro una discussione apposita. Per me è no, ma capisco in parte la posizione di Diablero. E' no, perchè lo trovavo fastidioso e mi portò all'epoca ad esempio a preferire Dylan Dog a Martin Mystère (che recuperai solo in seguito). L'espediente nasce nel periodo in cui si trasferivano le storie nelle strisce sugli albi giganti e che si protrae anche quando si iniziano a realizzare storie inedite. Non credo che lo fosse per chi era cresciuto con quel modo di proporre storie, lo diventa quando da Ken Parker e, soprattutto, Dylan Dog in poi si dimostrò che era possibile realizzare belle storie con un numero prestabilito di tavole. Organizzativamente credo che sia più facile perchè rende tutte le storie facilmente intercambiabili. L'aspetto creativo può forse avere qualche vincolo in più, ricordo però che nelle interviste dell'epoca d'oro si diceva anche che, quando era obbligatorio tenere sempre il disegnatore impegnato, in mancanza di idee valide si inserivano scene di azione slegate dalla trama principale solo per guadagnare tempo e aspettare che arrivasse l'ispirazione su come concludere la storia. La differenza la fa la qualità di chi scrive.
    1 point
  8. Io quando hanno iniziato a fare storie che si concludevano a fine albo ricordo che rimanevo sempre incavolato, perché non potevo già gustarmi un pò di pagine della prossima storia e poter fantasticare per un mese su come sarebbe proseguita. Adesso mi da meno fastidio, forse mi sto abituando, o forse attendo le storie con meno entusiasmo. Mi dette fastidio invece un albo fra i numeri 50-100 dove una storia partiva verso la fine con solo 2-3 pagine, ma questo era a causa delle strisce. Ancora più inca..ato ero quando, negli anni 70-80, non mettevano neanche la copertina dell'albo sucessivo.
    1 point
  9. Io quello che avevo da dire al riguardo l'ha già detto nel post che quoto: Io lo rimpiangevo un sacco. Voleva dire che ogni Tex che leggevi attendevi con ansia il successivo. Certo, era anche perché (almeno fino all'arrivo di Nolitta) avevi praticamente la certezza che la storia successiva sarebbe stata fantastica, ma comunque, per me quando Tex ha perso questa caratteristica, si è persa una delle tante cose perse nel corso degli anni che hanno finito per snaturarlo. Meno importante di altre cose perdute, ma le perdite si sommano... (e oggi, che fanno i salti mortali per allungare e accorciare storie che passano da regolare a color ad almanacco o viceversa, per me li rimpiangono i tempi in cui Tex pubblicava storie a nastro senza lunghezza fissa... ) Possono dire quello che gli pare, ma SI VEDE, per quanto lo neghino, come le storie vengono "stiracchiate" o "accorciate" per farle stare in tot pagine esatte. Alla fine certi lettori credono di avere un "servizio" - le storie che finiscono esattamente con l'albo così NON DEBBONO avere suspense per un mese intero - e non si rendono conto di QUANTO lo "pagano"... ...è come per dargli "il servizio" di fargli entrare l'auto esattamente nel garage, gli sfondino a martellate il paraurti! E ti confermo che spesso è un fatto "generazionale", ma NON perché "eravamo abituati" (anche all'epoca la stragrande maggioranza delle storie a fumetti era autoconclusiva: Alan Fors, Kriminal, Diabolik, e alla Bonelli non fu per nulla Dylan Dog a portare storie autoconclusive, furono Il Comandante Mark e la Storia del West), anche all'epoca eravamo più "abituati" alle storie che finivano a fine albo. Era Tex che era diverso. In quello, era molto più simile a Corto Maltese, Alack Sinner, Toppi e Battaglia e il resto del "fumetto d'autore" (termine che schifo, ma giusto per farmi capire), un fumetto dove IL CONTENUTO aveva la precedenza sull'ARREDAMENTO. Lo dice bene GL Bonelli: Perché molti (non tutti) quelli che preferiscono quel periodo... preferiscono quel periodo? Non per nostalgia, quindi, come vedi Tex anche all'epoca era L'ECCEZIONE, come lo era gran parte della Bonelli (fino a Martin Mystere). lo stesso Ken Parker, citato a volte come "prova" che la durata fissa non influiva sulla qualità.. quella durata fissa L'AVEVA ABBANDONATA con il passaggio al più "libero" fumetto d'autore (e fra le ragioni Berardi parlava proprio di maggiore libertà creativa) È perché abbiamo visto poi il calo qualitativo della Bonelli. NON solo su Tex: proprio della Bonelli, le serie sempre più ripetitive e "plasticose", per un pubblico che non voleva più fare il minimo sforzo e voleva un "prodotto" bello impacchettato "apri e gusta", scatolette, non bistecche. Con l'idea che il lettore non deve fare il minimo sforzo e tutto deve essere preimpacchettato e predigerito (non è un paragone che faccio a caso e non mi riferisco SOLO alla lunghezza, quello è il periodo in cui arrivano le cose spiegate tre volte, la generale semplificazione delle trame, la ripetitività proposta come "modello" - paradossalmente proprio per il successo di un fumetto complesso come Dylan Dog, ma che però faceva largo uso di ripetizioni e tormentoni) Quello è il periodo in cui, assurdamente, Tex, Zagor, Martin Mystere, etc cercano di... assomigliare di più a Dylan Dog, dove possono. E quello che lo fa in maniera più decisa, Martin Mystere, è quello che ne risente di più. È il periodo in cui pare che la Bonelli pubblichi sono "indagatori di qualche cosa", con persino Tex ridotto da Nizzi all'"investigazione (con origlioni) del mese", in cui si fa purtroppo strada l'idea fra i lettori italiani che "i fumetti Bonelli sono tutti uguali".
    1 point
  10. Sono d’accordo, e anche il fatto che lui riesca ad origliare appostato nel bosco lo trovo forzato. Proprio lì dovevano andare a parlare i due? Non potevano entrare in casa del colonnello? Comunque la storia per ora é approvata E aggiungo.. ma che copertine sta sfornando Villa ultimamente? Strepitose! E lo dico io che tempo fa ebbi da ridire su un suo presunto calo ispirazionale
    1 point
  11. Tutto il Selvaggio West vi aspetta in edicola dal 24 Gennaio 2026 , nel nuovo Tex Magazine 2026 Una storia inedita di Tex, “Il massacro di Agua Verde”, e la prima avventura in solitaria di Nat Mac Kennet, lo sceriffo di New Orleans, coinvolto in misteriosi riti vudu. In più, i canti, le leggende, le cerimonie dei nativi americani; i nuovi film e serial tv ambientati nelle terre di Frontiera; bandidos, spalle comiche e rivoluzionari, dal Messico con furore! Il massacro di Agua Verde Scritto da Jacopo Rauch, disegnato da Alfonso Font Vudu Dolls Scritto da Mauro Boselli, disegnato da Massimo Carnevale
    1 point
  12. Allora...Storia che mi ha convinto poco quella imbastita da GLB e Ticci. Nella seconda parte Tex e Carson fanno veramente ben poco, alla fine le pallottole definitive per Carver, la sorella e il marito le sparano gli scouts apache. Anche nell'albo precedente, la fuga fittizia dal carcere di Yuma, vede come protagonista Dick. Nell'albo precedente i pards fanno veramente il minimo sindacale. Di questa storia salvo i disegni di Ticci e un po' d'azione ma per il resto è stata molto deludente( alla faccia delle lamentele degli ultimi anni). Buco nell'acqua stavolta per GLB. Se uscisse oggi questa storia con Nizzi o Faraci o Ruju sul tamburino secondo me ne leggeremmo delle belle. Sarò malpensante... Concordo al 100%
    1 point
  13. Una "storiella da romanzetto per comari", la definisce Carson, quasi una sorta di autoaccusa di Ruju che parla per bocca del Vecchio Cammello. E invece la liason fedifraga è l'innesco di una storia appassionante e a più livelli: c'è il cattivo, Hanger, che in combutta con il comanchero Mendez "cherche la femme", c'è la lotta intestina tra il ribelle Nakash e il saggio capo piute Tateh, c'è la bella Vivien e la sua fuga per amore, c'è il confronto tra le due donne coprotagoniste, vale a dire la stessa Vivien e la piute Kaya, con la seconda che in una bella scena dà uno schiaffo alla prima, nel drammatico momento in cui diventa chiaro il pericolo che corre l'intera tribù a causa dell'accoglienza riservata a Vivien e alla figlia. C'è, insomma, una storia western movimentata, coinvolgente, appassionante. Solida, senza troppi fronzoli, scritta bene e resa altrettanto bene dai pennelli sempre più sgangherati ma magicamente sempre attraenti del maestro Font.
    1 point
  14. Sì, bella recensione di ubcfumetti , ma aggiungerei due elementi importanti che differenziano questa storia da quella di GLB: - qui è Lily, con l'aiuto del fratello, a mettere fuori combattimento Tex all'interno della diligenza, con una botta in testa, mente nella versione originale era il tenente Roller che sorprendeva il Nostro eroe con il calcio della pistola. Ma soprattutto qui è Lily ad uccidere il vecchio Tom sparandogli alla schiena e non Mefisto, come in GLB. E se non sbaglio questa è la prima volta che Lily si sporca le mani in prima persona, portando a termine la sua parabola criminale iniziata con "Pinkerton Lady" e in "Mefisto: le origini del male", e compiendo di fatto il suo primo vero omicidio. - poi aggiungerei che in questo remake gli elementi che fanno sospettare un possibile rapporto incestuoso tra Steve Dickart e la sorella mi sembrano più evidenti ancora rispetto alla versione originale: il letto nella loro stanza è chiaramente a due piazze (quindi fratello e sorella dormono assieme), mentre nell'originale la cosa era un po' più sfumata; in più qui l'insistere su Mefisto che aiuta Lily a vestirsi per la scena lascia ancora più intendere un rapporto molto intimo tra i due. Comunque sia, anche in GLB Lily era già un personaggio "forte" e predominante, questa non è un'invenzione di Boselli, semmai in questo remake si dà maggior risalto proprio a Mefisto, che non è più un semplice illusionista da quattro soldi, ma un personaggio più inquietante (e inoltre è lui nel finale a escogitare il piano per incastrare Tex svenuto, mentre in GLB l'idea diabolica era di Lily).
    1 point
  15. Davvero un bel cartonato. Borden riesce bene a coniugare la figura storica di Pearl con l'universo texiano e pazienza per l'inevitabili "licenze" che in questi casi non possono evitarsi. Pearl buca la pagina, con la sua sfrontatezza, simpatica follia, ma al contempo non manca di coraggio e strategia. Una donna decisa, che sa ottenere ciò che vuole anche a costo di prendere gli uomini per ... beh abbiamo capito , ma non deve scandalizzare, nel far west per le belle donzelle sole e povere era davvero difficilissimo tirare avanti. Tex e Carson, visto l'impostazione del soggetto, sono costretti a stare un po' ai margini, ma non manca l'occasione di fornire il loro deciso contributo. Un cartonato che dosa azione, alcuni frangenti drammatici e una buona dose di scanzonata ironia, con una sceneggiatura molto fluida e una narrazione funzionale e piacevole. Ho trovato molto ben calibrati anche i dialoghi, e ciò aiuta a rendere la lettura lineare e senza momenti di stanca. La sequenza del processo, con Pearl che riesce a tenere abilmente testa a giuria e platea, mi ha molto colpito. Non conosco del tutto la storia reale del personaggio, di conseguenza non so quanto sia storico o frutto della farina del sacco della fantasia del nostro Mauro, tuttavia, aldilà di tutto è una parte molto interessante. Così come è molto dolce e drammaticamente poetico il prologo, con l'uccisione del bandito gentiluomo e il recupero della pistola con il calcio di madreperla, che diverrà l'arma inseparabile per la carriera della coraggiosa biondina. Joe Boot suppongo sia un personaggio di fantasia, in caso corregetemi se sbaglio, ma ha tutte le caratteristiche caratteriali che di solito Borden riesce a dare alle sue creature. In poche pagine a disposizione di un cartonato, l'autore riesce a dipingere degnamente i suoi personaggi e non è poco. Cameo sul finale di Bill Cody (inevitabile dato che la reale storia lo imponeva visto la militanza della Hart nel Wild West Show), d'altronde con Borden l'amicizia di Buffalo Bill con i nostri è ben cementata. Molto curati e puliti i disegni di Laura Zuccheri. La disegnatrice si cala perfettamente nella parte e illustra con eleganza la trama affidatale. Le gabbie sono poco ardite rispetto ad altri cartonati, ma forse questa scelta più classica ha aiutato la narrazione a essere più fluida e quadrata. Prova grafica molto ben riuscita, con tratto pulito ed elegante, reso alquanto vintage dalla colorazione a tinte retrò ma funzionale della esordiente Annalisa Leoni. Ammetto che la prova precedente del duo Gomez-Vattani, a mio avviso è di alcune spanne sopra, ma nel complesso anche il talentuoso duo al femminile ha contribuito alla ottima riuscita di questo cartonato, che reputo uno dei migliori (come trama) di quelli finora letti. Il mio voto finale è 8
    1 point
  16. Inizio il mio commento dal comparto grafico: Gomez letteralmente mostruoso! Prova sontuosa che mette in risalto tutto il suo innato talento artistico e che vale praticamente il "prezzo del biglietto" Di disegnatori argentini su Tex ne sono transitati, ma Carlos è il fuoriclasse assoluto; vuoi per i suoi paesaggi innevati mozzafiato, l'espressività dei suoi personaggi, la dinamicità dei cavalli e delle scene d'azione, la costruzione delle vignette e per tutte quelle doti che lo rendono, a mio avviso, uno dei migliori disegnatori della nuova leva su Tex e non solo. Una nota di merito va data pure al grande Matteo Vattani, un colorista di spessore che riesce a fare la differenza e che nei vari cartonati lo sto davvero adorando. Un binomio perfetto che ha fornito una prova grafica di altissimo livello e perfetta per il format alquanto particolare. Esaurite le considerazioni sul comparto grafico, che in maniera insolita ho anteposto alla storia nella mia recensione, veniamo al nostro neo curatore Giorgio Giusfredi. Non sono il solo a pensare che Giorgio sia un giovane sceneggiatore dalle grande potenzialità, molto a suo agio poi in formati simili, più liberi dagli schemi e meno importanti in termine di foliazione. Giusfredi negli speciali dà il meglio di se, (l'ho gradito meno nella sua ultima storia su Tex Willer, dove la lunghezza dell'episodio alla lunga lo ha portato a una sceneggiatura un po' soporifera e contorta) tuttavia, sebbene la prova sia ampiamente sufficiente, poteva benissimo riuscire meglio. Se alcune sequenze sono molto poetiche, vedi il dialogo fra nonno e nipotina e varie premonizioni oniriche, la sceneggiatura la trovo poco bilanciata, con un condensato di azione eccessiva sul finale che a tratti mi ha dato un po' fastidio. Comprendo che il soggetto lineare non poteva offrire chissà quale cambio di schema, comunque la lunghissima sparatoria con i Cheyennes mi ha ricordato alcune scene di faraciana memoria. Anche alcune scene tamarrate, già fatte notare nei precedenti commenti, come Carson all'uscita della locanda e Tex tra le pallottole nemiche, potevano essere evitate, ma tolto ciò, tutto sommato errori da matita rossa non ne vedo. Yellow Bird che dà nome all'albo, tutto sommato rimane un po' in sordina, di contro ho trovato più apprezzabile la figura dell'amato, che con la sua diserzione dall'esercito, dà la stura al soggetto. Storia che prometteva molto, ma che, sebbene sostanzialmente riuscita, non sfrutta appieno la buona epicità del soggetto, anche a causa di una sceneggiatura poco calibrata e alcune trovate da rivedere per una saga classica come Tex, dove l'azione da imbattibili supereroi sono poco digerite da una platea di lettori molto sensibili a questi aspetti. Il mio voto finale è 7
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  17. In realtà il tuo commento del 2020, che era sparito, è ricomparso all'improvviso! Evidentemente qualche moderatore è riuscito a recuperarla. In ogni caso, a distanza di tempo il tuo giudizio resta lo stesso, e io sono pienamente d'accordo: storia dimenticabile, che fa acqua da tutte le parti... E con questo hai compiuto l'impresa notevole di recensire tutti i 783 albi della serie regolare. Complimenti davvero! Se hai tempo e voglia potresti fare una veloce statistica di quelle che secondo te sono le storie imperdibili di Tex, quelle a cui hai assegnato il voto 10. Vedi tu... Comunque sia, credo che i tuoi commenti precisi siano spesso molto utili ai lettori texiani per farsi un'idea generale della storia (soprattutto quelle del primo centinaio che pochi hanno commentato), anche perché si sforzano di essere il più possibile obiettivi, indipendentemente dallo sceneggiatore degli albi.
    1 point
  18. Su gentile segnalazione del sempre attento pard @Poe, che ringrazio, ho effettivamente notato che manca la mia recensione alla storia in questione. Rimango dell'idea che allora la scrissi ed evidentemente è andata perduta nel taglio dei moderatori in qualche litigio scaturito sul post in quei tempi, difatti risulta che avevo votato pure il sondaggio e il post mi viene contrassegnato dal forum con la stellina, ma per completare il quadro dei commenti (e con questa realmente credo di averle commentate tutte le storie della regolare) l'ho riletta di recente per riscrivere due righe di commento. Perdonatemi ma stavolta sarò più conciso, tuttavia visto l'entità della storia, non è poi un male che se n'è perso il commento. Nizzi ormai bollito a puntino, spreca senza scusanti un soggetto interessante con una sceneggiatura piatta e piena di forzature. Ne evidenzio qualcuna: la banda di scalcinati banditi che assalta la diligenza è davvero composta da idioti, non solo non controlla il bottino (che consiste in rondelle come nel texone di Ortiz) ma poi si fa seppellire come vermi da Tracy, senza sospettare nulla. Anche il salvataggio di Davis è a mio avviso esagerato visto il crollo della diligenza dal dirupo, ma magari qui si può soprassedere. Davvero pessima la trovata del cercatore d'oro che spiattella a Tex tutti gli eventi e pure come recuperare il bottino seppellito nella miniera. Davvero una sequenza illegibile, composta da un autore che non ha affatto voglia di escogitare nulla di plausibile e si appoggia a scorciatoie davvero improponibili. Fra sparatorie e altri nodi labili, si arriva nel finale dove i nostri in pratica incidono poco, visto che il generalotto messicano la fa franca e pure Tracy che fugge alla chetichella, viene lasciato libero di scorazzare oltre confine. Un finale che mi ricorda alcune storie di Nolitta, dove i nostri si rassegnano mestamente senza punire tutti i colpevoli. Poco utilizzato pure Davis e tirando le somme si conclude la lettura molto delusi e di conseguenza la sufficienza è davvero una meta lontana. I disegni di Rossi sono buoni, ma personalmente il fatto che ricordi molto Civitelli e in alcuni casi Monti, mi fa chiedere come mai l'artista non abbia nel tempo cercato di personalizzare maggiormente il suo stile. Al debutto può starci mantenersi nei solchi di uno stile affermato, ma col tempo bisognerebbe osare un po' di più per caratterizzare la propria cifra stilistica. Comunque, a differenza dei testi, il comparto grafico la sufficienza la supera abbondantemente. Il mio voto finale è 4
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  19. Allora...Non faccio i confronti con i vecchi numeri e cerco di godermi la storia. Boselli, sfruttando il solito ottimo De Angelis, intreccia i suoi fili con quelli di GLB e lo fa mantenendo un buon ritmo, con tanta azione e con personaggi "vivi" e non posticci. Tanta roba...
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  20. 👍 Grandissimo artista e che grande competenza di pensiero e di parola! ❤️
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  21. Cover davvero clamorosa! Disegni di Volante molto buoni. Ma non giudichiamo quest’albo, letteralmente, dalla copertina. Anche se del ritorno di Nizzi apprezzai pochissime storie, e ultimamente la regolare é in fase altalenante, non smetto di pensare che la miglior storia sia quella che devo ancora leggere
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  22. Il cavallo in copertina ha qualcosa che non mi convince. Forse la testa e il collo. Peccato perché altrimenti sarebbe clamorosa.
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  23. Continuo a far notare quanto le "cose che dicono tutti" sul Tex di GL Bonelli siano nel 90% emerite fregnacce sparse da chi non ha mai letto quel Tex. Nelle anastatiche pubblicate questa settimana, ecco le copertina di due strisce consecutive, la 27 e la 28: Notate niente? Una copertina con Tex che si becca una pistola in faccia (e fa una smorfia per il dolore), e una copertina con Tex legato e imbavagliato che sta per venire salvato da Tiger. Sarebbero possibili oggi? Se fate mente locale, anche nella serie "gigante" ai tempi si trovavano un sacco di copertine con Tex in difficoltà. Erano drammatiche, le compravi per sapere come mai si trovava in quella situazione... ma non avevi il minino dubbio sul fatto che il Tex che avresti trovato sarebbe stato il solito granitico ammazzasette che avrebbe fatto piazza pulita di tutti i "cattivi". Oggi Tex è spesso in posa, e raramente viene rappresentato in situazioni di reale pericolo. Sicuramente mai inerme, legato e imbavagliato o picchiato. E la cosa ha un senso, nel fatto che oggi, il lettore che legge le storie successive a quelle di GL Bonelli (soprattutto quelle di Nolitta e Nizzi) deve essere RASSICURATO dalla copertina che no, non ha sbagliato testata... C'è quindi questo strano paradosso, di un Tex eroico e granitico che in copertina viene mostrato non solo in pericolo, ma pure malmenato o inerme, come tutti gli eroi dell'avventura che si rispettino... e Tex rappresentato spesso come imbelle, incapace, sconfitto e inutile, rappresentato "in posa plastica" in copertina, come un attore cinematografico che fa finta di essere chi non è...
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  24. Condor, ti segnalo una tua dimenticanza: "Attacco alla diligenza" n. 604-605 (storia effettivamente dimenticabile). Per il resto: complimenti sinceri! Credo che tu sia l'unica persona che ha analizzato e commentato tutte le storie di Tex della serie regolare (e sono più di quattrocento!), non solo in questo Forum, ma in assoluto! Roba da guinness dei primati... Se fossi nella casa editrice ti darei un premio e ti citerei nel prossimo Magazine di Tex. Oltretutto le tue sono recensioni sempre precise e ben argomentate, spesso condivisibili (a volte un po' troppo di manica larga nei voti con il Nizzi della fascia 300). Adesso ti mancano i Texoni!
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  25. All’epoca dell’uscita, avevo più volte partecipato al dibattito con i miei commenti, ma mi accorgo che una vera e proprio recensione non l’avevo scritta. Provvedo adesso, a distanza di anni, facendo presente che questo commento ha una certa importanza statistica: al netto di qualche dimenticanza (ma verificherò in questi giorni con più calma), con la recensione di questa controversa prova di Ruju, il sottoscritto ha commentato e recensito tutte le storie della serie regolare! Un record? Un traguardo da celebrare? Una rottura di cabbasisi per i forumisti che si sono visti costretti in questi sette anni a sopportarsi i miei commenti? Giudicate voi. Ma torniamo al topic in questione. Ogni autore nella carriera conosce la sua Waterloo; succede a tutti e purtroppo il buon Pasquale non è sfuggito alla tradizione. Storie sottotono lo sceneggiatore, soprattutto in quel periodo, ne aveva composte alcune, ma questa è davvero una storia sbagliata per una saga come Tex. Cercherò di spiegare, come mio solito, i motivi che mi inducono a bocciare la prova, ma già adesso posso dire che alcune sequenze e trovate sono più adatte a un albo di Dylan Dog o Topolino. Il primo albo tutto sommato si regge in qualche modo, facendo leva su un’idea di soggetto che, se sviluppata meglio, poteva far portare il compito a casa. Una congiura politica ai danni di uno scomodo candidato a sindaco, l’ingaggio di un pericoloso pistolero, alquanto pittoresco, il tentativo della gang di sbarazzarsi pure del killer per non lasciare testimoni e risparmiare il premio pattuito, lo scenario esotico e misterioso della palude infestata da alligatori. Fino a qui l’episodio sembrava filare, ma a breve si spegne del tutto la luce. Già la circostanza che vede Tex e Carson “abbordati” da una bella fanciulla in difficoltà sul battell a centinaia e centinaia di miglia dalla riserva e la promessa di farle da scorta, nel raggiungere lo zio che, guarda caso, è proprio la vittima della congiura, mi puzza di scorciatoia narrativa che fa leva su una bella forzatura per colmare la carenza di un’idea più plausibile per far entrare i nostri nel gioco. Purtroppo non è solo questo l’aspetto fastidioso, ben presto la trama deraglia spingendosi verso sentieri non del tutto consoni in Tex. Il soprannaturale è sempre stato presente nella saga, ma va comunque sempre dosato bene per non tracimare nella banalità. Purtroppo Ruju, forse stressato dal troppo lavoro o non in sintonia con la tematica, si fa prendere eccessivamente la mano con la presenza della vecchia strega Marine. Oltre a fare del tutto ombra a Carillo, che tirando le somme, nel secondo albo perde lo spessore e quell’alone di pericolosità e mistero delle prime sequenze, ma soprattutto è davvero esagerato che la strega possa tranquillamente vagare da corpo a corpo a suo piacimento e addirittura arrivare a possedere pure Carson. Praticamente il potere della strega è quasi illimitato e batte su tutta la linea quello di Mefisto, Yama, Demoni vari e stregoni indiani. Non ci siamo a mio avviso, oltretutto ci si aspetta da un tale prodigio chissà quale vittoria e invece viene banalmente battuta dalla nipote del colonello in pratica. Ancora più indigesta la scena in cui i proiettili di Tex sterzano in corrispondenza del corpo di Carillo, neanche fossero soggetti a chissà quale campo magnetico (una delle scene a mio avviso più basse di tutta la saga al pari di Arymar e il trucco di Usaki). Non me ne voglia il buon Pasquale, che spesso ho difeso e soprattutto gli riconosco una media realizzativa accettabile seppur non eccelsa, ma questa storia è davvero indigesta. Come non citare altresì la stucchevole sequenza da telefilm di vampiri di terza categoria, con Tex che riesce a far “uscire” dal corpo dell’amico fraterno la presenza della strega, così come non mi sono affatto piaciute le due scene aggiunte quasi ad allungare il brodo dell’assalto degli alligatori “telecomandati” o dei pescatori Cayun posseduti che vagano come zombie sotto effetto da Lsd. Mi fermo qui, ovviamente riassumendo il giudizio in insufficiente. Sfortnuato Ramella che si è trovato a dover illustrare due storie poco ispirate di Ruju (quella precedente con Proteus, sebbene non a questi livelli, non eccelleva di certo). Il disegnatore sfodera il suo stile molto dark adatto alla tematica e se la cava tutto sommato bene, ma ho avuto l’impressione che abbia perso interesse e concentrazione col proseguo, difatti noto un piccolo calo di tenuta alla distanza. Mi pare di aver capito che Ramella sia uscito fuori dei radar dalla scuderia di autori texiani e ciò mi dispiace, se confermato. Sebbene non rappresenti il prototipo del mio disegnatore preferito, lo ritengo comunque un autore valido e adattto per il ranger. Il mio voto finale è 4
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  26. Concordo sulla delusione, anche se per non so bene quale motivo ho preferito il secondo albo al primo, al netto comunque della sequenza iniziale col solito Kit uccellato, del peggiore duello finale che ricordi, e di qualche vignetta che mi ha fatto storcere il naso (Si va in scena del cattivone, pag 79, mi ha lasciato proprio così: ). Il sapore di brodo allungato l'ho percepito lungo tutto l'arco della vicenda sinceramente...tutto visto e stravisto, e passi, però personaggi e sceneggiatura piatti piatti purtroppo, e anche Font mostra un po' la corda, il che vista l'età è comunque comprensibile. Non il modo migliore per cominciare il 2026 Texiano.
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  28. Speciale davvero speciale; troppo spesso i fuori serie sono dei fill-in, con una qualità media insufficiente. O almeno, è da tanti anni che (purtroppo) in Bonelli hanno questa politica. Concordo infatti con Diablero, quando afferma che l'iperproduzione abbassa il livello delle storie; detto ciò, la collana Tex Willer è una piacevole eccezione, dato che a mio parere tutti gli undici episodi sono assolutamente godevoli e meritano, nel tempo, una rilettura. Parlando di Reynolds Gang, è una albo che cattura l'attenzione e ti spinge ad approfondire la Storia (quella vera, intendo). Difficile non simpatizzare per la Banda, tratteggiata sapientemente la figura di Kate, combattuta tra i suoi sentimenti ed il suo dovere, accompagnata da un Carson che funge da bilanciatore dei suddetti. Unico appunto: era una storia che sarebbe stata perfetta su due albi, raccontando anche i fuori scena evidenziati da Black Jim. Quindi, ennesimo bersaglio centrato da Mauro (vero Maestro nel tratteggiare i comprimari ergendoli a protagonisti) e un applauso anche ad Atzori.
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  29. Segnalo in via aneddotica quest'intervista a Claudio Villa. Al minuto 48:30 discute una sua copertina su un recente Maxi Tex, mostrando prima la sua colorazione e poi quella effettuata dalla SBE. La reazione del pubblico è piuttosto eloquente...
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  30. Nooooooooo, Manuela noooooo.
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  31. Questa è la prima storia di Tex ambientata a San Francisco. GLBonelli poi ne scriverà altre 4: - "Squali" n. 61-63 Bonelli / Galep - "La costa dei barbari" n. 85-86 Bonelli / Galep / Raschitelli - "San Francisco" n. 154-156 Bonelli / Galep - "Il laccio nero" n. 171-175 Bonelli / Letteri - "La minaccia invisibile" n. 309-310 Bonelli-Boselli / Letteri "Squali" è stata riproposta anche negli Oscar Mondadori (insieme a "La sconfitta"). Di fianco, la copertina che ha ispirato quella di Galep.
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  32. Una storia insolita per Tex ma riuscitissima, drammatica (come dice il titolo) ma a tratti divertente (per la presenza di Pat Mac Ryan), persino commovente (nel personaggio del clown Little Joe). Ruota tutta attorno al mondo del circo che, come spiega il direttore Seymour, è un microcosmo umano di inganni: “Il nostro è un piccolo mondo a sé dove in apparenza tutti sono amici e si scambiano applausi e complimenti, ma in realtà ciascuno è invidioso del successo dell’altro, e spesso dietro la maschera di una faccia che sorride si nasconde l’odio più profondo”. E infatti, mentre Tex e Carson indagano, i rapinatori che si nascondono nel Great American Circus cominciano un po' alla volta a sbranarsi a vicenda tra gelosie, tradimenti, invidie e avidità (“sbranarsi” letteralmente, visto il finale con le tigri liberate dalle gabbie). La presenza dei due rangers non fa che accelerare tensioni e rivalità già esistenti tra i complici della banda e tipiche dei film di ambientazione circense, dove dietro lo spettacolo divertente e fantasmagorico in realtà si cela un’umanità spesso meschina e ben poco attraente. Splendidamente disegnata da Galep, è una storia dalla trama semplice ma che si legge ancora con grande piacere, una delle migliori con Pat Mac Ryan (alla sua quarta apparizione) che, questa volta, con tanto di baffoni appuntiti, interpreta la parte del Grande Mustafà, erculeo lottatore finto-turco che, oltre a far sorridere per la sua ingenuità in una gag memorabile (quella in cui rievoca la sua assunzione al circo), mostra anche un gran cuore, rivelandosi l’unico vero amico del piccolo e vessato clown Joe. Ma quanti mestieri ha fatto Pat? All’inizio il pugile, poi il lottatore, il posa-binari su una linea ferroviaria, lo scaricatore di merci, il trapper, il taglialegna… Pat l’irlandese è l’emigrante disposto a qualsiasi lavoro manuale, la forza fisica è la sua arma, unita però alla generosità e alla gentilezza, un puro di cuore sempre disponibile a imbarcarsi in qualunque impresa o avventura. Le 9 storie di Pat Mac Ryan scritte da GLB: - [33/34] La valle tragica - [35/36] Attentato a Montezuma - [56/57/58] Notte tragica - [65/66/67] Dramma al circo - [87] Oro nero - [100] Supertex - [137/138/139] Il ritorno di Montales - [193/194/195/196] Trapper! - [309/310] La minaccia invisibile (insieme a Boselli) Ma anche Nizzi ha saputo ben valorizzarlo (nel Texone: “Tex il grande”) e così Boselli (”Gli invincibili” “Golden Pass” e “L’ombra del Maestro”).
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  33. Mi metto davanti, così non lo riempite di improperi. Non c'è che dire pard, hai coraggio da vendere, quindi ti ammiro.
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  34. Grazie, mi permetti di spiegare meglio quello che volevo dire. Il cavallo, come tu lo hai descritto, non è un amico: è un alleato (da "aligare", legare insieme). Infatti, un cavallo e il cowboy sono legati insieme: ma non sono amici nel senso vero che diamo a questa parola. L'uomo può tradire, ma è anche l'unica persona che può esserti amico, è l'unico essere vivente col quale puoi confidarti e parlare o avere consigli, perchè è come te. Un cavallo questo non lo può fare, perchè non è un uomo, è un animale, per quanto prezioso e utile sia. Puoi parlare al tuo cavallo, ma lui non ti risponderà mai, perchè i cavalli non possono parlare. Un cavallo, ripeto, è un animale, non è un uomo. E questo non è un insulto, è un dato di fatto. Solo accettando questo dato di fatto potrai rapportarti giustamente a un cavallo e gli vorrai davvero bene: perchè lo accetterai così com'è, e non come non è. Si deve sparare al cavallo azzoppato, purtroppo, perchè non potrà mai più galoppare, e lo si fa con grande dispiacere, perchè è stato con te tutta la vita. Mi ricordo il momento terribile in cui il giovane Bill Adams, della Storia del West, quando era piccolo, ha dovuto sparare al suo amato cavallo Moro, perchè aveva la zampa rotta. Ma non si potrà mai sparare a un uomo perchè ha la gamba rotta. E' una delle tante differenze tra uomo e animale. Quindi, il cavallo è un alleato dell'uomo, è il suo compagno di avventure, ma non è il suo "amico": qui si travisa la realtà e si umanizza un animale. E' un giudizio squalificante: in questo modo, può risponderti solo chi è proprietario di un cavallo, e solo in quel caso lo ascolteresti. A proposito, tu sei proprietario di un cavallo? Anche se tu lo fossi, ebbene, non saresti un buon proprietario, perchè considereresti il tuo cavallo come se fosse un uomo. In fatto di non avere un cavallo non significa non capire che un cavallo è un cavallo. Non un uomo. Non c'è bisogno di possedere un cavallo per capire questo concetto. PS: la persona che ha scritto la presentazione, dicendo di Dinamite che va a salvare il suo "amico umano", è proprietario di un cavallo?
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  35. Storia noiosa e non priva di difetti. Tex che aspetta 4 giorni fuori dalla caverna, senza sospettare nulla o verificare che ci sia un passaggio da qualche parte, è deprimente. Un vero piccione. Il resto, poi, senza un guizzo, senza una battuta, senza un pestaggio, solo dialoghi lunghissimi, spiegoni, pochissimi accadimenti (dopo un promettente inizio), e tanta noia. GLB ai minimi termini. Per fortuna abbiamo gli spettacolari disegni di Mastro Ticci. Testi 5 Disegni 9
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  36. Bella e lunga storia che si suddivide in due parti: nella prima Tex deve affrontare la banda del Rosso, mentre nella seconda sarà alla prese con dei trafficanti d'oppio. Le due vicende si possono anche considerare due storie separate. Ben gestita la parte con il Rosso. Il Rosso, secondo me, è uno dei nemici dei primi numeri che si ricorda più facilmente (insieme ai vari Coffin, El Diablo, Mefisto e Satania): è un semplice bandito, però il suo feroce aspetto delineato egregiamente da Galep, il suo carattere sleale e spietato e il suo soprannome facilmente memorizzabile lo rendono un avversario carismatico e non così dimenticabile. Questa prima vicenda è di normale amministrazione: nulla di straordinario, ma comunque molto godibile. Fanno anche apparizione due servi neri, che si esprimono curiosamente con la "d" al posto della "t", la "g" al posto della "c" e la "b" al posto della "p", sfiorando in certi casi il grottesco ("Sando gielo! Mi sendo dudda sgonvolda!"). Dopo aver fatto sgominare a Tex la banda del Rosso, G.L.Bonelli crea un inaspettato sviluppo per la sua storia (che avrebbe potuto chiudersi con una rapida resa dei conti con Bess) e fa affrontare al nostro eroe una temibile setta segreta cinese e il losco Stern, che si finge un paralitico. Questa seconda parte è davvero ottima. Assai intensa e quasi poetica la didascalia che descrive il tragitto di Tex, ferito a una spalla da un coltello, che si dirige verso l'ufficio dello sceriffo (“Ma Tex dovrà presto pagare lo sforzo di volontà di cui ha dato prova. Di via in via, nella notte appena rischiarata dai pochi fanali, l'eroico fuori-legge avanza, lasciando dietro di sé una traccia sanguinosa. L’uomo della tempra d’acciaio cammina con passo fermo nell’ombra della notte, e la sua sagoma nera sembra un minaccioso fantasma pronto a ghermire in una tragica morsa chiunque gli attraversi la strada”). Molto adrenalinica ed esplosiva la fine della vicenda. Oltre al gradito ritorno di Kit Carson, questa storia è importante perché Tex torna a far parte del corpo dei Rangers. Un piccola nota finale: alla fine della vicenda del Rosso, Tex giura alla nipote del giudice che non ucciderà Bess, cosa che invece farà poco dopo; probabilmente era impossibile evitarlo, però mostra una volta tanto un Tex fallibile. Come al solito, molto piacevoli i disegni di Galep. Storia: 7 Disegni: 7
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  37. Se leggi il mio primo post, dico invece che a Tex la situazione non quadra sin da subito e nonostante questo, dopo se ne dimentica e resta fregato. È comunque strano che non diano segnali di vita. Tex non lo dice, ma io non me lo sono inventato: ho solo esplicitato la sostanza del suo pensiero. E poi, quella del morire di fame è l'ipotesi più plausibile che si desume dalle parole di Tex. Tex, in Glb, in Nizzi e anche in Boselli, ha sempre capito che qualcosa non va a partire da elementi molto più labili di quelli presenti in questa situazione. Proprio perché non applico mai la "logica da fumetto", nelle circostanze in cui Tex si è mostrato chiaroveggente ai limiti del sovrannaturale me ne sono sempre lamentato nei miei commenti alle storie. Qui, invece, il nostro ha perso la sua chiaroveggenza, e in questo senso mi verrebbe da dire "meno male" se non sentissi però la stonatura di un ranger che attende gli eventi non comprendendo di stare per essere gabbato. Poi è chiaro che la situazione si presta a interpretazioni e io non voglio convincere nessuno: ai miei occhi, e non solo ai miei da quel che leggo nel topic, Tex qui è stato fregato, cosa che può pure accadere, intendiamoci, non sono un fondamentalista dell'infallibilità texiana. Ma per come accade, la soluzione narrativa di questa storia mi piace poco. La sequenza in esame si inserisce poi in un contesto dove i banditi sono dei mezzi polli, tanto che vengono ritrovati facilmente grazie alla loro dabbenaggine e a un cowboy che mette provvidenzialmente Tex sulla buona strada; il prosieguo non è scoppiettante come altre volte, ed è tutto ciò che mi fa vedere questa storia come una delle più deboli del centinaio d'oro.
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  38. Quindi i banditi si fanno morire di inedia, secondo quel geniaccio di Tex, senza tentare nulla, senza dare più segni di vita, senza che accada più nulla. Accidenti, devono aver pensato sti criminali da due soldi, ci hanno fregato ma non possiamo più fare nulla, accettiamo il nostro destino e amen. E muoiono in silenzio. E per Tex una cosa del genere sarebbe credibile? Non gli viene nella capoccia che forse lo stanno GABBANDO, come di fatto avviene? Perché Tex in questa storia è un PICCIONE e perde il primo round con banditi da burla. Tu dici che non tutti devono essere geni del male? Ma questi sono dei fessi matricolati, urlano ai quattro venti che hanno rapinato il treno, è come se dicessero: venite, eccoci, arrestateci. Va bene che non tutti devono essere strateghi, ma gli avversari di Tex li vorrei almeno meno fessi, sennò dal mio punto di vista non c è gusto. E io in questa storia ho avuto poco gusto, per gli avversari di mezza tacca e per il Tex piccione (che c'è eccome!)
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  39. questa fa ridere hai mai letto l uomo con la frusta? a volte mi viene il sospetto che tu di Nizzi conosca solo le ultime storie scusa ma il Tex di Bonelli e' uno strateha piuttosto rozzo in confronto a quello di Nizzi ti invito nuovamente a rileggere l' uomo con la frusta comunque in questa storia( cone mi preme sottolineare, e' successo a tutti gli autori di Tex escluso Boselli) Tex e Carson sono davvero idioti e' anche piuttosto noiosa, e con dialoghi fiacchi
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  40. Una storia insufficiente, con un Tex piccione che non si può vedere. All'inizio, mentre inseguono i rapinatori, a Tex non quadra il fatto che quelli siano andati a rifugiarsi in una caverna, ed esterna tutte le proprie perplessità al Vecchio Cammello. Poi se ne dimentica, se ne resta buono buono ad assediarli, non facendosi prendere mai dal sospetto che i criminali stiano gabbando lui e gli altri, e addirittura pensa che quelli se ne siano rimasti lì a morire di inedia senza tentare nulla. E quando Carson dice: "vuoi vedere che ce l'hanno fatta?", lui lo prende in giro, sorridendo: "avanti, pessimista, entra" allarmandosi un attimo dopo, quando FINALMENTE anche per lui la storia comincia a puzzare. Un Tex semplicemente IRRICONOSCIBILE. Ma se Tex non brilla, neanche gli altri personaggi si mettono in luce. I banditi, teste fine per come hanno condotto l'assalto al treno, si fanno bellamente beccare a Willcox: invece di starsene zitti e buoni, fanno di tutto per far ritrovare le loro tracce agli uomini di legge: un GLB non ispirato fa così andare avanti la storia, sacrificando la coerenza dei suoi personaggi, teste fine un attimo prima, i re degli idioti un attimo dopo. Da lì in poi, i nostri fanno ben poco (a parte tradire la loro presenza con un fuoco acceso che mette in guardia il rapinatore: altra piccionata, ma stavolta perdonabile perché almeno GLB in questo caso si è industriato per far capire al lettore che è solo per un caso fortuito che il bandito passasse di lì) fino alla sparatoria finale. Sì, c'è il buon piano ordito da Tex per ritrovare il bottino con l'involontaria collaborazione del rapinatore, ma non mi pare nulla di eccezionale o di particolarmente elaborato. Insomma, per me un passaggio a vuoto.
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  41. Episodio senza infamia e senza lode, contraddistinto da un soggetto in parte interessante ma che non spicca, a mio avviso, mai il volo, pur mantenendosi su livelli accettabili. La faida fra ranchers rivali e la catena di delitti che causa, non è una cattiva idea, resa ancora più ricca dal nemico nell’ombra che vuole sfruttare e aizzare la sanguinosa rivalità per portare acqua al suo mulino. La trama procede senza eccessivi picchi e pochi colpi di scena, alla fine si risolve troppo facilmente e soprattutto senza grande merito nell’investigazione dei nostri, che solo grazie a fortuite rivelazioni, trovano quasi casualmente il bandolo della matassa. Troppo chiacchiere e poca azione risolutiva e questo spesso dona l’impressione di due protagonisti in balia degli eventi. Discretamente caratterizzati i due ricchi allevatori, un po’ meno il vero villain della storia. Anche il suo infallibile (e insospettabile visto le fattezze da mezza calzetta ) cecchino, al momento topico non si rivela chissà che, sparando quasi come un indiano ubriaco. Il finale sembra alquanto facilitato e troppo “vissero tutti felici e contenti”. Prova decisamente inferiore rispetto alla grande maratona narrativa che la precede, ma comunque accettabile. I fratelli Cestaro, alle prese con la seconda fatica sulla regolare, si disimpegnano molto bene e mostrano miglioramenti tangibili rispetto all’esordio, rivelandosi due ottimi acquisti per la scuderia texiana. Il mio voto finale è 6
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  42. Episodio con un fondamento storico, la rapina alla stazione di Pantano ( e non Pantan) avvenuta nel 1887 che coinvolse, come in questa storia, degli agenti della Wells & Fargo, con la repurtiva che non fu mai ritrovata e che si ritiene possa essere sepolta nella Colossal Cave, dove i banditi hanno un conflitto a fuoco con Tex nel primo albo. Per chi volesse approfondire: http://trendmag2.trendoffset.com/publication/?i=243246&article_id=1911595&view=articleBrowser&ver=html5 Qui sotto la traduzione dell'articolo per chi non mastica l'inglese. Aiuta a capire come molto del materiale preso dalle riviste western americane che Sergio si procurava con tanta fatica facciano da sfondo alle storie di Tex. Era l'aprile del 1887 e la luna crescente appariva sospesa sopra l'orizzonte sul fronte occidentale mentre il treno usciva dalla parte del Cienega Creek risalendo la mesa, poco prima della stazione di Pantano, a circa 17 miglia a est di Tucson. Il Southern Pacific Sunset Express era diretto a Tucson e in California. Il machinista, il colonnello Bill Harper, vide una luce rossa, il comune segnale di pericolo usato per avvisare i treni di fermarsi. Azionando sui freni, fu in grado di fermare il treno poco prima che colpisse un mucchio traversine ammassate sui binari. Mentre il treno si fermava, Il machinista e il fuochista sentirono dei colpi d’arma da fuoco. I rapinatori stavano sparando all’indirizzo dei vagoni della posta situati proprio dietro la locomotiva. Due ladri, che indossavano delle maschere e erano armati di pistole salirono nella locomotiva e obbligarono il machinista e il fuochista a raggiungere i vagoni postali. Fu detto loro di posizionare la dinamite sotto le porte. Il colonnello Harper chiamò le guardie all’interno dei vagoni, avvertendole di ciò che stava accadendo. L'agente postale nel vagone della posta aprì immediatamente, ma l'agente del vagone della Wells, Fargo & Company a guardia dei pacchi di cui era stato incaricato della consegna, prese del tempo per nascondere diversi sacchi di monete d'oro nella stufa del vagone. In seguito, quest’azione dell'agente che mise in salvo parte dell'oro fu pubblicamente pubblicizzata e fece di lui una vera celebrità. I ladri staccarono i due vagoni postali dagli altri vagoni e salirono sulla locomotiva dopo aver ricevuto istruzioni sul suo funzionamento. Il binario fu ripulito dalle traversine e i ladri, la locomotiva e i vagoni per il trasporto del denaro partirono alla volta di Tucson, lasciando il resto del treno, i passeggeri e i ferrovieri fermi. Uno dei banditi augurò alle guardie e agli altri una piacevole serata. Alla fine la locomotiva fu trovata a sette miglia di distanza, deserta e spenta. Non c'era traccia dei ladri […] L'audace rapina fece notizia da San Francisco a New York, così come il mistero legato alla scomparsa dei rapinatori. Un gruppo d’inseguitori tra cui Tohono O'odham (allora chiamato Papago), dei marshall, la cavalleria e anche dei cittadini di Tucson, si recarono sul sito senza trovare alcun segno dei ladri. La rapina è stata spesso definita la prima di successo ai treni nella storia dell'Arizona. Nonostante le grandi offerte di ricompensa, i ladri non furono trovati. Il 10 agosto 1887, i ladri colpirono di nuovo, molto vicino al sito della prima rapina, ma questa volta divelsero i binari. L'ingegnere non riuscì a fermarsi in tempo e la locomotiva deragliò, girandosi su un fianco e scivolando giù in un fossato. L'ingegnere e il fuochista ne uscirono incolumi anche se un proiettile rasò una parte dei baffi di quest’ultimo. I ladri usarono la dinamite per far saltare la porta del vagone del denaro. All'interno trovarono Smith, lo stesso agente Wells & Fargo che aveva nascosto i soldi nella stufa durante la rapina dell'aprile 1887. Secondo quanto riferito, uno dei ladri gli disse: “Smitty, la trovata della stufa questa volta non funziona”. I ladri partirono, lasciando delle tracce fino alla Five Mile Cave (ora conosciuta come Colossal Cave) a Vail. Avevano immagazzinato provviste nella grotta. Tra gli inseguitori c'erano Virgil Earp, così come Fred Dodge e Captain Jack, il miglior cercatore di tracce indiano presente sul territorio. Quando raggiunsero la grotta, i ladri se l’erano già svignata, senza lasciare indizi certi sulla loro identità, ma gli sceriffi erano abbastanza sicuri che la banda fosse guidata da Doc Smart, un noto fuorilegge. Apparentemente troppo fiduciosi per i loro successi, i banditi tentarono un altro assalto treno, non lontano da El Paso, in Texas, il 17 ottobre 1887. Diverse fonti identificano Smith, ancora una volta, come l'agente della Wells & Fargo presente sul fatto. Prima che i banditi facessero esplodere la porta del vagone, Smith spense la luce e posò la pistola sul pavimento. Quando i ladri gli ordinarono di riaccendere la sua lampada a olio, mentre si alzava, Smith afferrò la pistola e sparò a uno dei ladri, che cadde contro il suo complice. Smith riuscì a sparare anche al secondo uomo, che fuggì ma fu trovato la mattina dopo nelle vicinanze. Entrambi i ladri erano morti. Le identità furono rapidamente stabilite come membri della banda Doc Smart, e il nascondiglio del resto della banda fu scoperto presto. Gli uomini della legge circondarono la casa catturando i rapinatori. Quattro uomini furono processati nel gennaio del 1888. George Green (alias George Wills), accettò un patteggiamento e testimoniò contro Doc Smart. Green fu condannato a cinque anni di carcere. Smart fu condannato all'ergastolo. Gli altri due furono assolti. Mentre era in prigione, Smart in qualche modo si procurò una pistola e tentò il suicidio, senza successo. Trascorse due anni nella prigione territoriale di Yuma e poi fu graziato dal presidente Benjamin Harrison. I soldi non riapparvero mai. […] Alcuni resoconti dicono che l'oro e i gioielli furono sepolti nella Five Mile Cave e potrebbero ancora essere lì. Oggi, la Colossal Cave (nota anche come Robbers’ Cave) è nota più per le sue formazioni rocciose incredibilmente belle, stalattiti e stalagmiti nascoste nelle sue profondità che per i fuorilegge. Ma la leggenda di Colossal Cave è ricca di storie di avventura, di scontri a fuoco e di banditi.
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  43. Il che è falso. La storia breve per il color è una delle migliori finora lette. La storia del cartonato è ottima e addirittura Boselli ne terrà conto nella serie Tex Willer tanto è vero che rivedremo sia Birdy sia Lily nella storia in lavorazione di Del Vecchio che sarà ambientata tra le montagne con i trapper. La storia in edicola è buona e non ho mai detto che è schifosa, però è mooolto lacunosa. C'è chi si accontenta e va bene, ma chi è cresciuto con GlBonelli, Nolitta e C. Nizzi non si accontenta. Boselli, da questo punto di vista, come qualcuno ha detto prima di me, è una garanzia. Anzi con Borden i particolari ci sono e devi andare a scoprirli se sei bravo. Manfredi non racconta, tutto qui!
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  44. A parte quella dell'ultimo Maxi, che non ho letto, delle altre sue l'unica che non mi è piaciuta molto era quella in cui Tex era impegnato in un processo (ho anche dimenticato il perché e il percome). A me Manfredi piace, l'unico vero difetto secondo me è che cerca di far conciliare un Tex spesso ineccepibile con la sua visione del mondo e quindi inserirlo in storie dal sottofondo "politico".
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  45. Il Mescalero Senza Volto - Bocci/Rauch/Celestini La prima storia è tra le più belle Bocci è un grande disegnatore, il suo Tex me lo aspettavo un pochino più massiccio/prestante fisicamente comunque convincente, più convincente il suo Carson in particolare in un paio di bellissimi primi piani tra cui uno visto sia in b/n che a colori. la colorazione seppur ben fatta affossa un po' il tratto del disegnatore che non si presta molto ad una colorazione "post-produzione" i caratteristici tratteggi vengono coperti dalla colorazione che appiattisce in parte le tavole. Questa storia mi piacerebbe veramente molto poterla vedere anche in b/n. Anche la trama, seppur in sole 32 pagine, risulta comunque gradevole con un nemico abbastanza ben caratterizzato. Disegni: 8 / trama: 7.5 Rio Quemado - Dotti /Boselli/Celestini Anche questa storia è stata per me una bella lettura, sia nella versione a 32 pagine (albetto b/n della fiera) che questa di 48. Il colorista ha fatto un buon lavoro, considerando che la storia penso sia stata concepita da Dotti per restare in b/n quindi le mezzetinte e i neri abbondanti non hanno semplificato il suo lavoro. Disegni: 7.5 / trama: 8 Un Cavallo Di Pezza - Venturi/Barbieri/Bendazzoli Una storia brevissima con dialoghi altrettanto brevi, un esperimento interessante che non mi è dispiaciuto, messa forse a metà albo per fare da spartiacque tra le storie di più lunga foliazione. Tuttavia la drammaticità del fatto raccontato per me l'ha resa intensa e significativa. I Disegni di Venturi purtroppo non mi hanno convinto pienamente: la caratterizzazione del volto di Tex forse un pò troppo squadrata ed essenziale, e pose talvolta innaturali. Disegni: 6 / trama: 7 Amici Per La Morte - Laurenti/Testi/DelVecchio Non conosco il disegnatore Laurenti, ma ho letto da diverse fonti di lui come un bravo disegnatore. In questa storia però non ho visto dei disegni molto coinvolgenti, a tratti si nota qualche bella immagine e la maestria del disegnatore ,con qualche bel primo piano, ma fondamentalmente non mi pare di aver assistito ad una delle sue migliori prove. Il tratto è un pò troppo grosso, offre poco spessore alle immagini, le pose in diversi casi sono statiche, alcuni visi sbilenchi e dei tratteggi copiosi. Che dire, forse non ha molto piacere a disegnare Tex. Anche in questo caso credo che il colorista non abbia avuto un lavoro facile, perché il disegnatore mi pare abbia lavorato senza tener conto che le sue tavole avrebbero poi dovuto essere colorate. La trama invece mi è piaciuta si svolge in due periodi temporali diversi ed anche il personaggio comprimario trovo sia stato ben caratterizzato che dimostra una buona morale pur dovendo svolgere un duro mestiere. Storia tipicamente western, in cui anche i dialoghi giocano un valido ruolo. Disegni: 5 / Storia: 8 Chupacabras - Rubini/Burattini/Celestini Una storia ricca di azione per terminare in bellezza questo color, mi è piaciuta la trama scorrevole con un pizzico di fantastico che non sfocia nell'occulto/magico così da mantenersi nel filone western più classico. Anche qui un valido comprimario rappresentato nella figura del professore/ricercatore. Disegni di Rubini molto belli che diversamente dagli altri, mi è sembrato abbia considerato maggiormente il fatto che che la storia avrebbe dovuto poi essere colorata, offrendo così al colorista la possibilità di valorizzare al meglio le tavole della storia. (Forse una piccolezza, ma credo ci sia stato un problema di scansione, perché il tratto delle tavole mi è parso leggermente sgranato.) A differenza di Zagor ho notato un distacco maggiore dal tratto del suo maestro Andreucci. Disegni: 7.5 / Storia: 7.5   Direi un bel color brevi, nel complesso credo anch'io sia il migliore tra quelli usciti sinora. Peccato per la storia di Santucci che da quel che ho visto è stata sostituita forse da quella di Laurenti.
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  46. Sono in viaggio or ora per Lugano proprio per l'albo
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  47. Uhm, sarà per l'età, sarà per le convinzioni personali, ma non sei l'unica, amica Cheyenne!
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  48. Uhmm... sarà per l'età, sarà per convinzioni personali, ma forse sono l'unica a non trovarlo divertente? Lasciamo Tex al suo mondo, dico io, perchè quell'altro mondo è fin troppo abitato
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  49. Riporto qui un breve commento di Luca Raffaeli riguardante lo stile dei Cestaro in questa loro prima prova su Tex: "Il loro segno e' pulito, chiuso, un evoluzione realistica della cosiddetta linea chiara. Si potrebbero confrontare le loro tavole con quelle di Fabio Civitelli e si vedrebbe che, a differenza di quanto fa l'artista aretino, i Cestaro non trasformano la realta' con il loro stile. Oppure con quelle di Andrea Venturi, che pero' ci mostra le scene attraverso una lente cinematografica deformante. O ancora con quelle di Villa, disegnatore con il quale i Cestaro hanno molti punti in contatto, anche se l'artista comasco incanta con la sua ricerca di veridicita', mentre i fratelli volano piu' leggeri alla ricerca di una efficacia fatta di immediatezza e semplicita'."
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  50. Questa storia mi è piaciuta poco. Alcuni momenti sono in realtà molto ben costruiti e avvincenti, ma altri fanno scendere di tono la storia nel suo complesso. Fra questi ultimi c'è il finale, un finale a cui si giunge in maniera troppo affrettata, quasi casuale, e la cui brevit? penalizza quello che doveva essere il momento più esaltante della storia:la sparatoria finale. E perchè mai la sparatoria finale doveva essere il momento più esaltante? Perchè dopo pagine e pagine di niente, di dispacci, origliate, spostamenti da un posto all'altro, il minimo che ci si aspetta è un finale lungo e drammatico, la cui lunghezza drammatica giustifichi la noia precedente.... e forse il finale in sè non è nemmeno così brutto, ma sconta la noia delle pagine precedenti. I momenti belli però ci sono:tutto l'assalto al treno è raccontato alla perfezione, così come l'assedio alla grotta;la sparatoria nel saloon è splendida, e la trovata della falsa fuga dalla prigione è geniale. Si può concludere che il primo albo è davvero ottimo, sicuramente molto migliore del secondo. Detto questo, vi propongo un gioco:facciamo finta che il finale della storia non l'ha scritto Bonelli;facciamo finta che l'ha scritto Boselli, o Faraciòo meglio ancora,Nizzi. Immaginiamo anche le eventuali recensioni di ubc, two?e anche del nostro forum:-ma come,Tex è così PICCIONE da accendere un fuoco nei pressi della gost-town, senza immaginare che qualcuno poteva andare a vedere??-ed è mai possibile che i due pards debbano essere messi in difficolt? da una donna(e via coi ?Tordo della notte?)??-ed è mai possibile che Tex sia inutile nella sparatoria finale(e via con la storia della demitizzazione di Tex)??Ovviamente non succederebbe niente di tutto ciò?o al limite succederebbe poco di quanto detto. E? chiaro, la storia è di Gl Bonelli, l'intoccabile!!Con questo voglio dire la solita cosa:e cioè che i lettori di Tex, mentre mostrano un atteggiamento iper critico nei confronti delle storie inedite, sono troppo buonisti verso le storie del passato, soprattutto se la firma è quella di Bonelli. Un atteggiamento che trovo sbagliato nei confronti di Tex (e del suo futuro) e di Bonelli stesso.
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