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  1. Vero. Come è vero che di certo non commissionavano storie dicendo "falle brutte apposta, va sul maxi"... Però è altrettanto vero che la scelta avveniva A MONTE, affidando le storie del Maxi ai disegnatori considerati "non adatti alla serie regolare" come Diso (o "in prova per la serie regolare", alla prima storia), e SPOSTANDO LÌ le storie per la regolare "venute male". La tua idea che dopo il numero 6 non esistesse più NESSUNA DIFFERENZA a parte il numero di pagine fra la serie regolare e il maxi non è un "fatto", è una tua INTERPRETAZIONE, che personalmente trovo risibile. Ecco i FATTI, cioè i nomi degli autori (metto i miei commenti in corsivo) 7 Figlio del vento ottobre 2003 Nizzi - Diso (secondo Carlo, Diso è nel Maxi "perché è l'unico abbastanza veloce"... anche se poi le sue storie saranno pubblicate dopo ANNI! . in realtà sappiamo che in origine questo doveva essere addirittura un TEXONE, "retrocesso" a Maxi dopo aver visto le tavole di Diso, in particolare quanto poco "somigliante" fosse il suo Tex) 8 Il treno blindato ottobre 2004 Antonio Segura - José Ortiz (qui Carlo si è sbagliato dicendo che erano finite col 5 quelle di Segura, errore veniale...) 9 La pista degli agguati ottobre 2005 Manfredi - Repetto (Manfredi alla sua primissima storia, rimasta nel cassetto per ANNI in quanto ritenuta INADATTA ALLA SERIE REGOLARE, e recuperata molti anni dopo in questo Maxi e fatta disegnare a Repetto) 10 Il veleno del cobra ottobre 2006 Nizzi - Guglielmo Letteri e Raffaele Della Monica (un Letteri ormai purtroppo anziano, morirà prima di finirla e sarà terminata da Della Monica, che era stato "retrocesso" su Zagor quindici anni prima dopo due sole storie su Tex) 11 Fort Sahara ottobre 2007 Nizzi - Diso (ancora Diso, ovviamente solo perchè è "veloce"... gli altri no! ) 12 Lo squadrone infernale ottobre 2008 Nizzi - Cossu (Cossu è un altro che secondo me "costava troppo" e quindi va su Tex, ma non sarà accolto sulla regolare fino al 2018, DIECI ANNI dopo quando ormai è franata la diga) 13 Lungo i sentieri del West ottobre 2009 Antonio - Ortiz (ancora Segura? Ma non era fino al 5? ) 14 La belva umana ottobre 2010 Faraci - Diso (ancora Diso, ovviamente solo perché è veloce...) 15 L'ora del massacro ottobre 2011 Segura - Ortiz (ancora Segura? Deve essere un caso se è sempre sul Maxi e mai sulla regolare...) 16 La legge di Starker ottobre 2012 Faraci - Repetto (Repetto rimane sulla regolare fino al 2007, ma poi sulla regolare non ci va più...) 17 Alaska! ottobre 2013 Boselli - Lito Fernández (doveva essere un Texone, buttata nel "bidone del riciclo storie di Tex" - cioè il MaxiTex - piuttosto che nell'indifferenziata...) 18 L'avamposto dell'infamia ottobre 2014 Ruju - Diso (Diso ovviamente fa solo Maxi perchè è "veloce". Gli altri no...) 19 La giustizia di Tex - (La rabbia di Rick Melville - Il prezzo dell'odio) ottobre 2015 Faraci - Cossu & Ortiz (ancora Cossu e un Ortiz invecchiato alla sua ultima storia) 20 Il ponte della battaglia ottobre 2016 Ruju - Cossu (ancora Cossu? Dev'essere sicuramente solo una coincidenza...) 21 Nueces Valley ottobre 2017 Boselli - Del Vecchio (una storia in cui Tex è un... feto e poi un bambino: chissà perchè non è sulla regolare... ) 22 La grande corsa aprile 2018 Ruju - Diso (ancora Diso? Ma quante "mere coincidenze" sono con questa? E non si può dire che c'è stato bisogno della sua velocità, questa storia era nel cassetto dal 2015...) 23 contiene 2 storie di autori diversi: Deserto Mohave ottobre 2018 Manfredi -Nespolino (era per serie regolare, scartata e messa nel Maxi. Vedi tu cosa dedurne....) L'ultimo treno da Stonewell Tito Faraci - Yannis Ginosatis (era per un almanacco, rimasta nel cassetto per anni, anche qui trai le tue deduzioni. Io deduco che persino l'Almanacco mandava i suoi scarti sul Maxi, che quindi era ancora più sotto...) 24 Il cavallo di ferro - La carovana dei Cherokee aprile 2019 Mignacco - Cossu (Mignacco viene testato... e bocciato!) 25 Il boss di Chicago - Tempesta! ottobre 2019 Pasquale Ruju Repetto -Rossano Rossi (la prima storia doveva andare su un Almanacco, Repetto non riesce a finirla prima di morire, completata viene dirottata sul Maxi insieme a una storia scartata dalla serie regolare) 26 Caccia a Tiger Jack aprile 2020 Pasquale Ruju - Ugolino Cossu / Il veleno della zingara Romano Felmang (Cossu e Felgman...) 27 I tre fratelli Bill ottobre 2020 Boselli - Piccinelli (Crossover, e quindi pensato per un Collaterale. A chi fa il paragone con Rick Master, ribatto che anche Rick Master era per un Maxi e il suo spostamento sulla regolare è stato possibile perchè Tex compare in ogni "fetta", mentre sarebbe stato molto più difficile qui. E dubito molto che Boselli avrebbe scritto direttamente un crossover con Rick Master per la serie regolare) 28 Il segreto della missione spagnola aprile 2021 Nizzi - Torti / Neve Rossa Ruju - Mauro De Luca (storia nel cassetto da anni, era per un Almanacco, De Luca delude e viene "bocciato" per Tex e la storia finire nella raccolta dif... ops, nel Maxi) E così via. Devo continuare? Mi sono stufato, CHIUNQUE leggendo questo elenco capirebbe che la tua idea fissa secondo cui "non c'è alcuna differenza con la regolare" è un TUO pio desiderio che NON HA ALCUNA ATTINENZA CON LA REALTÀ. E il fatto che stai scendendo sempre più spesso all'insulto quando lo dici per me DIMOSTRA che sai quanto sia DEBOLE questa tua affermazione. Ti conosco ormai da più di 20 anni, quando HAI PROVE o almeno porti una posizione solida, non hai nessun bisogno di insultare. il fatto che ne senti il bisogno riguardo a questo per me dimostra ampiamente che non hai altri argomenti, qualunque esempio ti smentirebbe.
    6 points
  2. Ok, sei semplicemente in totale disaccordo con l'impostazione che Sergio Bonelli aveva dato alla serie dopo che si era allargato il "parco disegnatori". Un allargamento fatto con ESTREMA prudenza, con pochi disegnatori selezionati e scelti con cura (strappando alla "concorrenza" disegnatori famosi come Nicolò e Fusco, pagandoli di più), e sostituiti man mano con altrettanta prudenza. Tu non condividi questo atteggiamento mentale di Sergio Bonelli (e Canzio), e immagino sei convinto che se avesse risparmiato i soldi invece di dare la caccia al "top" del fumetto italiano, e avesse fatto disegnare Tex ai disegnatori dello staff (tipo Polese, Gamba, Donatelli, la Buffolente, etc, tutti disegnatori di cui mi piacciono tante storie e che non ritengo certo "scarsi" ma che ritengo comunque poco adatti a Tex, e si nota spaventosamente quando Gamba aiutava Galep...), le vendite non ne avrebbero risentito in alcun modo. Così come sei convinto che sia solo un mero caso che Diso non sia mai finito sulla serie regolare... Sono opinioni. Ma l'importante è che non scambi le tue opinioni personali per realtà oggettiva, come fai SEMPRE quando parli di questo argomento, dando esplicitamente dello "stupido" anche a Sergio Bonelli o Canzio che è EVIDENTE che la pensavano diversamente.
    6 points
  3. La qualità di stampa dei disegni in un albo a fumetti non è una questione relativa, è una questione fondamentale. Ci vengono venduti come prodotti di alta qualità e fatti pagare come tali, è lecito pretendere che lo siano o quantomeno sollevare certe criticità, quando rilevate. Nessuno qui vuole fare polemiche, stavamo solo cercando di capire perché un albetto pagato 4,50€ sembra stampato con una fotocopiatrice da ufficio. Vogliamo bene a questi personaggi e a chi li scrive e disegna, per questo ci sembra importante che il loro lavoro venga valorizzato e non sminuito per mancanza di cura o incompetenza.
    4 points
  4. Il problema è che non lo sai, quindi parti da premesse totalmente sbagliate, almeno a priori. In tribunale faresti, come avvocato, ben poca strada. Io invece lo so. Non riguardo a Brindisi, che non conosco, ma su altri. Non posso fare nomi, a parte quelli di chi già si è "esposto" come Frisenda, ma conosco molti disegnatori, all'epoca ho chiesto a tanti di loro. La maggior parte di loro non aveva idea di cosa fosse successo (avevano mandato semplicemente gli originali in redazione, come al solito, e SENZA FARE MODIFICHE STILISTICHE come ha fatto Brindisi, e dopo ANNI di ottime riproduzioni si erano ritrovati in edicola albi stampati di ##rda e con fan che davano la colpa a loro (in generale scan fatti male possono facilmente essere scambiati per un disegnatore che "tira via") senza che loro avessero alcuna colpa. L'incazzatura era generale. Alcuni, lavorando in parte in digitale o scannerizzando da soli le loro tavole, mi avevano detto che avevano avuto richieste "strane" su risoluzione e tipo di scan, confrontate con il tipo di scan chiesti da qualunque altro editore con cui avevano lavorato. Uno aveva a sua volta fatto domande e aveva capito, con le sue indagini, cosa era successo alle sue tavole che aveva mandato scannerizzate che si vedevano i dettagli e se le era viste stampate irriconoscibili. Più che incazzato, lui era molto perplesso, nessun editore di sua conoscenza, manco il più scrauso e scalcinato, lavorava così. Mi aveva spiegato i dettagli tecnici, ma io non ho le competenze di Dix Leroy, ci ho capito poco e quel poco non saprei ripeterlo, mi ha fatto un lungo discorso a base di pixel, scan al tratto, modifiche di formato ai files, etc. di cui il succo era: "lavorano in una maniera che non ho mai visto da nessuna altra casa editrice al mondo, i disegni li massacrano". E la colpa era TUTTA di chi trattava i files, erano arrivati in tipografia così (poi non so, e non lo sapeva nemmeno lui se la tipografia ci avesse aggiunto del suo, ma come dicevo si distinguono bene, i "danni" sui files vengono scambiati dai profani per "il disegnatore disegna male", NON da "il tipografo si è messo a cancellare una riga sì e una riga no a mano"... Sono info vecchie, "L'indagine" l'avevo fatta quando ci fu il crollo verticale della qualità degli albi Bonelli poco dopo l'arrivo di Airoldi, circa attorno al 2017-2018 mi pare (ma avevo iniziato a chiedere quando era un bel po' che si vedeva roba riprodotta male), crollo che portò allo "scandalo Deadwood Dick" che per un po' sembrava aver portato un miglioramento. Non so se questi problemi attuali sono causati dagli stessi comportamenti ritornati in auge, ma sul fatto che i problemi dell'epoca fossero causati da chi alla Bonelli faceva gli scan e lavorava i files sono SICURO avendo avuto testimonianze dirette. E questi problemi attuali mi pare che somiglino davvero un sacco a quelli dell'epoca... Ora, la cosa che fa girare le scatole è che per DECENNI la Bonelli ha pubblicato albi che, anche se scontavano il tipo di carta "economica" e le altissime tirature (che portavano a uno scadimento della stampa verso le ultime copie), erano stampati benissimo. In modo quasi miracoloso, confrontato al prezzo (ovviamente, nulla di paragonabile a fumetti venduti in libreria a dieci volte il prezzo dell'epoca di un Bonelli, ma bastava fare un confronto ad occhio con gli altri Bonellidi da edicola di altri editori e la differenza era lampante). Erano cioè stampati BENE, o almeno "meglio di quanto ci si sarebbe potuti aspettare per il prezzo", quando costavano UNA MISERIA. OGGI, che costano molto di più, e sono aumentati molto più dell'inflazione, posizionandosi a livello di prezzo quasi da volumi da libreria... sono stampati PEGGIO, probabilmente per fare economia... Si stanno concentrando sempre di più su speculazioni per collezionisti, spremitura lettori con mille serie spin-off, tirature limitate, gadget, figurine, medagliette, cartoni animati, etc... e stanno ignorando la qualità calante del loro fumetti... Io questo lo trovo inaccettabile. Un artista deve ADEGUARSI A CHI MASSACRA I FILES DELLE SUE TAVOLE? Un conto è fare i conti con le limitazioni di stampa, date dalla tecnologia e quindi non risolvibili (Ferri quando arrivò dalla Francia, e quindi abituato a ben altra qualità di stampa, ebbe problemi all'inizio con Zagor, su quelle economiche strisce molti dei suoi dettagli sparivano o venivano impastati, si dovette adeguare lui perché lì non c'era qualcuno che rovinava le sue tavole, la tecnologia di stampa era quella), ben altro è dire "visto che in redazione gli rovinano le tavole e comunque poi sembra che tiri via... tanto vale che non ci metta tanto impegno..." Anche perché questa "gara al ribasso" NON HA FINE. Noi "vediamo" le ombreggiature che sembrano fotocopiate con una fotocopiatrice scrausa e ci accorgiamo che qualcosa non va, ma se invece di una ombreggiatura, fosse una riga fine? Semplicemente quella riga SCOMPARE, noi NON LA VEDIAMO, non ne sospettiamo minimamente l'esistenza, il disegno ci pare "normale"... ma è danneggiato lo stesso! Alla fine l'unica maniera di "disegnare bene" diventa... disegnare CON UN PENNARELLO BELLO GROSSO, non metterci troppi dettagli, e via... E alla fine di questa "gara al ribasso", in cui i disegnatori man mano tolgono dettagli, chi tratta i files continua a cancellarglieli, e i disegnatori ne mettono ancora sempre di meno... alla fine i danneggiati siamo NOI LETTORI... e dovremmo pure incoraggiare i disegnatori ad "adeguarsi"? Ha fatto BENISSIMO Frisenda piuttosto a incazzarsi e a postare pubblicamente gli scan delle sue tavole, facendo vedere il disastro che avevano combinato alla Bonelli. Così, svergognata, la Bonelli ha ri-scannerizzato le sue tavole, stavolta bene, per il volume (mentre il volume di Ticci di poco precedente era addirittura pixellato da quanto avevano lavorato in maniera maldestra e tirata via), e noi abbiamo potuto leggere la sua storia di Deadwood Dick in maniera decente.
    4 points
  5. Una piccola premessa è doverosa. Dopo aver preso in rassegna tutte le storie della serie regolare, i Romanzi a fumetti “cartonati” e i Magazine (di questa serie me ne mancano due, appena li procuro rimedio per completezza) per inerzia diviene logico passare alla vecchia formula degli Almanacchi. A dire il vero non ho controllato se li possiedo tutti, ma poco male, rileggo e recensisco quelli che tengo in libreria. Ovviamente esordisco con il primo della serie, ovvero quello datato 1994 e ammetto che a stringerlo fra le mani, una ridda di ricordi affolla la mia mente. Erano gli anni magici della fanciullezza (credo che avessi ancora 14 anni allora), dove l’acquisto del Tex inedito in edicola era un sacro rito, da ripetere rigorosamente ogni mese col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore. La curiosità per la collana Almanacchi, già apparsa su Martin Mystere e Dylan Dog ed estesa quell’inverno anche al ranger da me adorato, era davvero alta. Ricordo con quale stato d’animo accolsi la notizia appena Sergio la comunicò al lettore, d’altronde allora non vi era ancora la proliferazione delle testate come oggi e ogni nuova idea editoriale era davvero un evento speciale. L’eleganza del volume, la carta più di pregio che rappresentava ai miei ingenui occhi un vero lusso, una bella copertina invernale di Villa, autore che già amavo e che realizzava da poco le cover per Tex (ricordo che la ricopiai, ma l’esito non fu meritevole, visto che non lo trovo più fra i miei vecchi disegni, evidentemente lo avrò buttato non soddisfatto ). Un’ulteriore curiosità che ho notato durante questa recente rilettura, il primo articolo porta in calce il nome di un certo Mauro Boselli, autore che allora conoscevo poco, se non per uno spiritoso ritratto apparso sul volumetto “Foto di famiglia” che lo ritraeva in tenuta zagoriana; già quella simpatica caricatura me lo aveva reso simpatico, ma da lì a pochi mesi avrebbe debuttato su Tex con il suo capolavoro e la simpatia si tramutò presto in autentica stima, accresciuta negli anni e culminata con il gradito incontro alle pendici dell’Etna dello scorso anno, arricchito dalla dedica sugli albi che più ho apprezzato (e “Il Passato di Carson” certamente non poteva mancare) Chiusa questa mia parentesi, che riguarderà solo il primo Almanacco , mi dedico alla storia a fumetti che apparve in quella uscita nel gennaio 1994. Anche qui il ricordo è molto dolce, visto che Nizzi, autore al timone all’epoca, partorì una delle sue storie più atipiche ma memorabili di Tex e ancora oggi, rileggendola con occhio di adulto, riconosco che l’atmosfera crepuscolare quasi kenpakeriana dell’opera è davvero fantastica. La Ballata di Zeke Colter Prima di iniziare le mie considerazioni sull’episodio, rinnovo i complimenti al caro amico e pard @Juan Ortega, per la sua ottima recensione apparsa sul sito esterno raggiungibile con un precedente link; dopo una cosi bella analisi diviene difficile riuscire ad aggiungere qualcosa, ma ci provo comunque, facendo leva sui ricordi e le emozioni che da sempre mi hanno accompagnato rileggendo questa breve storia di “sole” 94 pagine. Ho accennato all’atipicità della sceneggiatura di Nizzi, e fin dalle prime pagine vediamo un Tex in solitaria (cosa alquanto rara con l’autore di Fiumalbo) che vaga sconfortato fra il gelo delle montagne, durante l’approssimarsi di una tormenta di neve. Il dialogare fra se e se, con pure alcune frasi rivolte al suo povero cavallo, reo a suo avviso di dover pagare un errore di valutazione del suo padrone, ricorda molto gli incipit a cui Nolitta ha abituato il lettore nelle sue storie su Aquila della Notte. Ma ammetto che mentre alcune sequenze di Sergio mi hanno sempre un po’ infastidito, qui la cosa si presenta diversa e il soliloquio di Tex mi disturba meno. Tutto l’episodio ha un ritmo compassato e quasi sognante, fin dall’incontro di Tex col vecchio amico Zeke, a mio avviso uno dei migliori personaggi creati da Nizzi. Si respira fin dalle prime tavole un’atmosfera particolare e non solo per la splendida ambientazione, ma soprattutto per quell’aura crepuscolare che l’autore riesce a donare alla sua sceneggiatura. Non è tanto la trama in se, alquanto esile, a decretare la memorabilità della prova, bensì la bellissima caratterizzazione dei personaggi che Nizzi fa agire. Zeke Colter è un uomo di un west destinato all’estinzione: cacciatore onesto, che vive in simbiosi con la natura selvaggia che lo circonda, che ha un gran senso di dignità e rispetta profondamente, “più con i fatti che con le parole” (usando una bella espressione del pard Juan ) la folkloristica moglie indiana Anatra Zoppa. Con la squaw Nizzi si diverte a dipingere alcuni tocchi macchiettistici, non solo nella sgraziata (ma simpatica) espressione fisica, ma soprattutto nel povero lessico in lingua inglese, costituito da una caterva di imprecazioni fuori contesto, che fanno sorridere e sdrammatizzano un po’ l’atmosfera del racconto. Come detto, la storia è breve e con poca trama, ma il ricordo di Zeke e Anatra Zoppa rimane nel cuore del lettore, anche dopo trenta anni e questo per me rappresenta uno dei motivi che hanno reso celebre questa invernale “ballata”. Tex aiuterà con il suo consueto altruismo e coraggio la coppia di amici, vessati da dei banditelli da quattro soldi che, erroneamente, considerano il cacciatore depositario di una conoscenza aurifera di fatto inesistente, ma ciò che tocca realmente vette di poesia e lirismo notevoli è l’indimenticabile flashback (reso alla perfezione dalla mezzatinta di Calegari). Quei castori che da sempre il vecchio Zeke aveva cacciato, per una forma di contrappasso diverranno la sua salvezza durante un rischiosissimo incontro con indiani feroci e da allora per il vecchio gentiluomo la vita cambia e promette a se stesso che mai più tenderà trappole a quei simpatici animaletti. Non so come spiegarlo, ma questa sequenza che da piccolo mi stregò, continua a intenerire il cuore anche adesso che sto raggiungendo l’età del Vecchio Cammello e proprio queste emozioni che decretano il successo della prova, a mio avviso. L’aspetto grafico è di altissimo livello con Calegari che sfodera uno stile personale e splendido con una resa dell’ambientazione innevata da urlo. Gli sfondi sono davvero il pezzo forte della prova, con contrasti di neri azzeccati, belle sequenze innevate e ottima dinamicità nelle scene di azione. La mezza tinta del flashback è poesia nella poesia e peccato che il compianto autore non ebbe altro modo di apparire fra le pubblicazioni del ranger. Unico neo, a essere pignoli, una certa discordanza di sembianze di Tex, dovuta al fatto che le matite furono eseguite da due diversi allievi, ma ciò non inficia più di tanto sull’esito eccelso del comparto grafico. Che poi uno dei suoi due allievi apparsi su questo gioiellino porta il nome di Stefano Biglia, autore ormai veterano e amato di Tex, dimostra che l’artista genovese era un predestinato. Così come sono stato fortunato e onorato io, a incontrarlo e conoscerlo personalmente tre decenni dopo, ma questa è un’altra storia. Mi scuso per la poca sintesi, ma questo gioiellino meritava una dose di attenzione in più. Il mio voto finale è 9
    3 points
  6. Comunque, per colpa di Diablero e Jeff Weber (che mi hanno fatto venire la voglia di (ri)collezionarle, ho ripreso ad acquistarle, trovando anche un clamoroso lotto fino alla 23^serie spendendo il giusto.
    3 points
  7. Quella che mi appresto a commentare presumibilmente è il “canto del cigno” di Nizzi sulla testata. Si chiude un’era, anche se onestamente è da svariati anni che l’autore l’aveva chiusa , visto il suo calo qualitativo progressivo e costante, che tanto ha fatto discutere qui sul Forum e che effettivamente a tratti è divenuto indifendibile. In maniera inattesa, il primo albo spiazza visto che non è malaccio. Al netto di uno spunto non originale, ovvero una congrega di malfattori associati che tengono in scacco una contea, troviamo Tex in solitaria che s’imbatte subito in un macabro avvertimento con un corpo penzolante dalla forca. Conosciamo tra le pagine l’ineffabile sceriffo, che in combutta col padreterno del paese, un giudice corrotto e un ex ufficiale che fornisce la manodopera per “punire” i presunti ladri di bestiame, tesse le fila malavitose. Tex è sulle tracce di un agente Pinkerton scomparso e si scopre presto che è stato impiccato poiché troppo vicino alla verità. Troviamo pure i simpatici Colter, abbastanza delineati caratterialmente e simpatici, e l’alternanza di sparatorie e dialoghi funzionali non annoia. Purtroppo Nizzi, in evidente fase di sciatteria, riesce a rovinare tutto con un secondo albo davvero modesto. In effetti questa sua ultima storia sembra davvero rimarcare la carriera dello sceneggiatore su Tex: a una buona partenza che fece ben sperare, è via via seguita una involuzione costante che lo ha portato a toccare punti oggettivamente molto bassi. Anche “I Regolatori” dopo un avvio promettente, si sgonfia clamorosamente. Il colonnello Cavendish esce rapidamente e mestamente di scena, con i suoi pistoleri che si sciolgono come neve al sole. Il giudice Douglas rimane solo una comparsa e viene impacchettato come un regalo durante il processo che caratterizza tutto il secondo albo. Pure Kanon in fondo non brilla né d’intelletto nè di pericolosità e si sgonfia rapidamente anche lui con le manette ai polsi. Trovo stucchevole e noiosa tutta la parte del processo, visto che Tex di solito non è che aspetta i giudici per fare giustizia, qui oltretutto rischia di finire anche lui sul banco degli accusati visto i due sequestri di persona di Douglas e dell’avvocato di Kanon. Altra scena debole che indica il livello di sciatteria con cui Nizzi chiude la prova, l’incidente della diligenza, che serve solo a preparare il duello finale con l’infido sceriffo. Per non tacere del segreto di Pulcinella in merito al vecchio omicidio dei Mac Gregor, con l’evitabile sequenza della inserviente messicana che per anni tiene la bocca cucita con tutti, compresa la bella Mollie con cui divide la casa, ma spiffera tutto a Tex, la prima volta che lo incontra. Vado a memoria e non mi va di ricontrollare ma Tex non aveva già saputo che lo sceriffo e Kanon erano i colpevoli? Mi pare che aveva origliato (con Nizzi è d’obbligo questa soluzione ) un colloquio specifico, quindi che importanza ha il segreto della donna? Mi ero illuso che almeno stavolta Nizzi potesse raggiungere la sufficienza, ma proprio considerato il crollo della parte finale, non è successo nemmeno in questa storia. Ho iniziato la lettura di Tex con le sue storie, per anni l’ho apprezzato fino a definirmi un nizziano, ma col tempo, (e un briciolo di onestà intellettuale) riconosco che il valore delle sue prove si è attestato su livelli medio bassi e quindi, sebbene possa sembrare cinico, non sentiremo più la sua mancanza. Anche il comparto grafico non mi ha soddisfatto granché. Capisco che Volante sia stato dirottato sulla regolare per esigenze editoriali, ma sebbene gli riconosca una buona dose di mestiere, ho trovato il suo tratto troppo anonimo per lasciare il segno. Oltre all’aspetto che cito spesso, ovvero l’incapacità di distinguere d’impatto un disegnatore senza leggerne il nome sul tamburino, evidente prova che lo stesso non ha uno stile così personale e riconoscibile per spiccare, tra le pagine ho trovato molte variazioni facciali fra una sequenza e un’altra degli stessi personaggi (vedi Tex in primis), oltretutto non mi ha del tutto convinto nemmeno il bilanciamento delle tavole, con vignette troppo scure e alcune decisamente bianche e “vuote”. Non male la dinamicità, migliorabile la recitazione dei personaggi, ma gli sfondi a tratti sono poco curati e assenti, magari dovuti a una fretta realizzativa. Ritengo che sulla regolare lo standard sia più alto e mi duole dirlo, poiché non è mia abitudine criticare i disegnatori, ma Volante non mi sembra idoneo. Una collocazione su un collaterale, come presumibilmente era destinato per questa prova prima del dirottamento per fini redazionali, per lui è più congeniale. Il mio voto finale è 5
    3 points
  8. La componente colore è quanto di più soggettivo si possa avere (dopo i gusti musicali). La colorazione alla "Topolino" è semplice e d'effetto, ma per personaggi non realistici. Colorare i supereroi con tinte naturali toglie tutta l'atmosfera surreale del racconto. Il west è fatto di mille sfumature, tinte vivaci e paesaggi spettrali, lo può certo confermare chi ci è stato. La colorazione della collezione storica ha un tipo di cielo di giorno e un tipo di cielo di notte, qualunque sia la zona in cui i Rangers operano; qualunque pianta venga raffigurata avrà lo stesso marrone per il tronco e lo stesso verde per le foglie! Tex 200 ha tinte estreme quasi psichedeliche e sempre vivaci, ma resta il mio fumetto a colori preferito della collezione. I primi libri Cepim/Mondadori avevano una colorazione magica, quasi artistica, alla faccia di chi dice che i disegni nati per il bianco e nero così devono restare. Poi c'erano alcuni personaggi in primo piano monocromatici (verdi, rossi, gialli): il colore diventava emozione e soprattutto gli sfondi spesso non mostravano il paesaggio ma indicavano la rabbia, l'attesa, la violenza o viceversa la quiete o il ristabilito ordine!
    3 points
  9. L’ho letta ieri, con la ristampa delle “Grandi Storie”. Trovo solo ora le parole, anzi una: straordinaria. Aggiungo, semplicemente perfetta. Il soggetto, il suo sviluppo, l’intesa e i dialoghi tra i pard, la sceneggiatura e il modo in cui é narrata. Tutto questo da applausi. Da tempo non venivo rapito così tanto da una storia di Tex. Anche il finale, per alcuni affrettato, per me é giusto sia così. I fratelli Cardenas sono stati condannati da quell’ultimo, fatale, rintocco di campana. Tex é stato letteralmente la mano del destino, l’esecutore della giustizia divina. Non aveva senso che si rivelassero ancora più rognosi o duri a morire, sarebbe stato un inutile protrarsi di una storia che chiudendo in poco più di due albi non ha corso il rischio di diluirsi annoiando il lettore. Forse avrei reso la sequenza del sogno rivelatore un tantino meno dettagliata, in modo da essere ancora più “plausibile”. Ma, tolto questo, non trovo difetti. La caratterizzazione di tutti i personaggi é impeccabile, ogni elemento é funzionale all’economia della storia. I ritmi sono di ineguagliata perfezione, solo Boselli ci si avvicina ancora. I disegni poi, sono sbalorditivi. Un Ticci meno alla “Vendetta Indiana” e già più vicino al suo personale tratto. Insomma, un capolavoro. E pensare che leggendo sul forum avevo letto che dopo il numero 200 la qualità di Bonelli padre calava a picco. Mito sfatato, o per lo meno posticipato. Ho tra le mani “Il ranch degli uomini perduti”, forse l’ultima o penultima storia di Bonelli dato che siamo ben oltre il 300. Vedremo Menzione speciale per la copertina di Galep ne “La mano del destino”, un primo piano stupendo
    2 points
  10. In che modo? Me la sono persa https://texwiller.ch/index.php?/topic/5195-2933-sullalto-missouri/ Quando è uscita non frequentavo il forum. Ma in generale trovo il formato non adatto a Tex e le storie poco più di "assaggini" costosi.
    2 points
  11. Rassegnatevi, è proprio il tipo di fumetti con disegni "classici" che è in calo in tutto il mondo. Si diffondono stili manga, o cartooneschi, o super-deformed, o simili... quindi oltre alle difficoltà che ci sono sempre state nel trovare autori stranieri disposti a disegnare 224 pagine di Tex, oggi non c'è più nemmeno tanta scelta, e quelli rimasti hanno già detto di no... Quindi, non mi scandalizza per nulla che si scelgano disegnatori italiani o persino altri disegnatori Bonelli. Sempre meglio che farli manga leggibili da destra a sinistra! Quello che mi scandalizza è SPRECARE questi disegnatori, come per me è accaduto con il texone di Palumbo: una banalissima storia "standard" totalmente inadatta al suo stile. Il problema dei texoni, dopotutto, molto raramente sta nei disegni (che a parte poche eccezioni sono generalmente di ottimo livello), è sempre stato nelle STORIE (quanti grandi autori sprecati su storie di Ruju o peggio ancora su indecenti "nizzate"): sono quelle che sarebbero da migliorare...
    2 points
  12. A questo giro non sono d'accordo. Mauro è stato onesto, ha esposto il problema ed ha fornito una soluzione. La tecnica di ombreggiatura di Brindisi è difficile da rendere bene perché le copie stampate possono venire leggermente più o meno chiare e basta davvero poco per passare da un effetto piacevole ad un effetto caotico. È una variabile che alla Bonelli non sono in grado di gestire, per limiti tecnici ( o anche di tempo e di voglia, ma questo non lo sappiamo). Nonostante questo, Brindisi ha proseguito a proporre questa tecnica e Boselli gli ha chiesto di ridurla, risolvendo il problema in partenza. Ci è stato detto che nelle prossime storie disegnate da Brindisi questi problemi non ci saranno. Io non ci vedo nessun tono polemico. Pure Mauro non deve essere felice che le sue storie arrivino in edicola con disegni che non soddisfano i lettori. Ovviamente vorremmo tutti che alla Bonelli lavorassero nel migliore dei modi per portarci dei fumetti scansionati e stampati nel migliore dei modi: non mi sembra che Mauro si stia mettendo di traverso per impedirlo. Sono già ventre a terra verso un battello che mi porterà a Tampa (passando per New Orleans)
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  13. Però da lettore di Tex, abituato da mezzo secolo a una linea chiara e NON sporcata, se Brindisi riconsiderasse il suo approccio alle tavole, visto anche la penosa resa che si ha sull'albo stampato, lo troverei molto accettabile e gliene sarei grato. Civitelli ha trovato con il puntinismo una soluzione efficace anche se molto laboriosa. Quello che chiedo agli autori e ai disegnatori è di lavorare in funzione di Tex e non della loro arte, ma evidentemente ci troviamo in perfetto disaccordo. Abbiamo avuto albi con pagine sfuocate, la storia finale con il Maestro a New York, con i tipografi che apparentemente avevano le loro grosse responsabilità, dal momento che non tutte le copie dello stesso albo erano rovinate allo stesso modo. I grafici della Bonelli, ho aperto diverse discussioni mettendoli sotto accusa, ne hanno sempre combinato di tutti i colori, per esempio sulle copertine strapazzate come questa: Ti ha risposto Mauro Boselli sulle immagini che hai postato: bisognerebbe che si esponesse anche Brindisi per avere un' idea a tutto tondo, cioè se tra l'originale che hai postato e la stessa vignetta tratta dall'albo (MA in notturna) i suoi interventi siano dovuti alla sua voglia di sporcare ulteriormente il suo tratto o all'incapacità della redazione di rendere appieno invece la sua arte, perché le due vignette sono un pugno in un occhio. Io non ho elementi per avvalorare nessuna delle due tesi, da qui la mia cautela. Non è un problema di discussione che piaccia oppure no. Ma su una cosa abbiamo tutti ragione: le pagine di questo albo sono pessime nella resa.
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  14. Con l’occasione della nuova ristampa, che seguo per recuperare il mio gap 400/630, ho appena riletto perché in edicola la famigerata “I fratelli Donegan”. Facendo un paragone con “i regolatori”, l’ultima fatica di Nizzi sembra molto meno sgangherata, se non per il finale assurdo. In entrambe però si vede il peggio di Nizzi. Troppe botte di cu..riosa fortuna, scrittura pigra per non dire sciatta. La passività nell’agire dei pards. L’eccessivo e nauseante spiegazionismo (soprattutto nei baloon dei pensieri) fa sembrare le storie di Boselli secche e asciutte, quasi alla late Manfredi. Salutiamo Nizzi, un grande autore capace di scrivere belle, meno belle, brutte storie. E speriamo in @borden, che per quanto possa valere ha tutta la mia stima. Comunque, capisco le posizioni sul maxi. Ne ho trovati di buoni come di meno buoni. E ultimamente li ho addirittura preferiti a molte storie della regolare. Ricordo Mississippi ring, Occhi nel buio, Laramie county, La grande congiura
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  15. Il fatto che Brindisi provveda a sue spese a realizzare le scansioni vuol dire gran poco, dipende che impostazioni usa, che apparecchio adopera, qual'è la qualità del sensore... Poi se vi arrivano jpg compressi il danno è alla fonte. Disegni come i suoi vanno "scannati" alla massima risoluzione possibile, senza aggiustamenti cromatici automatizzati, salvati in png o tiff in scala di grigio e poi in stampa le zone grigie andranno retinate. Tale e quale la prima storia dello Zagor+ N°19 che ha una resa eccellente. Presumo invece che i disegni di Brindisi vengano processati come normali disegni a china vecchio stile: tutto nero senza alcuna sfumatura (con l'effetto fotocopia, appunto). Siamo sempre lì: occorre metterci più cura, occorre più tempo ma a volte la regola dall'alto è: muoversi e costare poco! Bruno stesso dovrebbe accorgersi di lavorare inutilmente, speriamo rinsavisca, il suo stile ai tempi di Nick Raider piaceva, ma mi piaceva anche Ramella, oggi invece non lo riconosco più!
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  16. Ci sono fumetti (penso a Batman) che hanno saputo creare sempre nuovi interessi e linfa. Il problema sono gli autori, Batman ha avuto un certo Frank Miller ad esempio… Tex oltre Boselli chi?
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  17. In ufficio abbiamo una multifunzione A3 che scansiona fino a 600 dpi a velocità superiore a quella che ci metterebbe a fotocopiarla e con definizione che a casa non riesco ad ottenere. D'accordo costa un po' il noleggio, ma se non si deve stampare molto il toner lavora parecchio prima di dover cambiare le cartucce. Mi rifiuto di pensare che in Bonelli non abbiano qualcosa di anche migliore. Diverso il discorso se è lo stesso artista che, per non portare il suo lavoro in via Buonarroti, manda le scansioni a 150 dpi usando il suo scannerino usb1 comprato al centro commerciale vent'anni fa. Ricordo anche che salvando i file in jpg con compressione anche minima, a ogni apertura e risalvataggio qualcosa viene perso. In ultima nel passaggio prima della stampa l'operatore assembla il volume e genera un pdf per l'esecuzione delle matrici di stampa. In quel caso un salvataggio con compressione (che non si dovrebbe fare) può causare bei danni.
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  18. Settata la modalità di lettura su "pilota automatico", almeno fino all'attacco al ranch da parte del colonnello (dal cui epitaffio toglieri pericoloso e lascerei solo idiota), non mi pare che la storia fosse ahimè peggio di tante altre...Da quel punto in poi facilonerie varie prendono troppo il sopravvento, e concordo che tutta la faccenda del processo ai cattivi, con annessi e connessi, non convinca per niente. Tra l'altro ho trovato, nonostante la simpatia, un po' troppo infantile il rapporto tra i due fratelli e anche la caratterizzazione di Tex non è stata per me così azzeccata. Purtroppo questo passa il convento, e dopo 10 anni che ho ripreso con l'acqusito regolare non è che ultimamente frema dalla voglia di recarmi in edicola... Sarà che invecchiando siamo diventati più esigenti, o forse semplicemente siamo saturi del genere e della serie, però l'impressione è che la qualità media delle storie sia una linea piatta e che le variazioni alla norma, con ormai rare eccezioni, siano più che altro verso il basso Volante ha per me margini di miglioramento ma tutto sommato già così non mi dispiace, disegni promossi.
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  19. Anche se alla fine out of topic finalmente una storia che ha fatto discutere con partecipazione...
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  20. Con la risoluzione dell'immagine postata non posso far miracoli, ma con Photoshop la cosa si può sistemare abbastanza bene (ma nel 2026)
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  21. Ho letto quest'ultima storia forse un po' troppo frettolosamente, trovandola apprezzabile. A volte capita, indipendentemente da chi sia lo sceneggiatore, di leggere un albo senza spirito critico, ma soffermandosi perlopiù sui disegni e le scene d'azione un po' come si faceva da bambini/adolescenti anche se quell'età giustificherebbe la semplicità/ingenuità della lettura. Probabilmente Tex resiste nel tempo anche per merito di più categorie di lettori. È bello approfondire, discutere sulla sceneggiatura entrando nei dettagli dei dialoghi ecc...ma credo sia altrettanto bello a volte limitarsi con leggerezza a sognare di essere per un attimo catapultati in quei stupendi paesaggi o particolari contesti realizzati dai disegnatori che, anche senza una grande storia a rappresentarli, valgono l'acquisto dell'albo.
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  22. Sì, davvero, è una occasione persa, sembra non siano capaci di "vendere" questo "strano" prodotto... avrebbero mille cose da dire sulle censure, le varie modifiche, gli interventi dei vari altri disegnatori che hanno aiutato Galep, sulla vita degli autori (quando GL Bonelli è tornato a Milano, quando se ne è andato Galep, etc.)... ...e non sanno metterci altro che una rubrica cinematografica con giudizi spesso molto discutibili e una rubrica di "propaganda aziendale" che parla di qualunque altra cosa che non sia Tex... Se avessi voglia, ci sarebbe da controllare i vari fascicoli per vedere quante volte in quei redazionali compare il nome "Tex", secondo me passano anche decine e decine di uscite senza mai nominarlo, e quando lo nominano è per una uscita "moderna"...
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  23. Sul linguaggio: Tex non ha mai parlato come "là fuori fra la gente". Pensate che nel 1948 gli italiani si salutassero con "vecchio cammello" o "satanasso"? E anche a livello di epiteti, chi direbbe davvero "miserabile sacco di rispettabile immondizia"? Se Tex "parlasse come si parla al giorno d'oggi", cosa avrebbe detto nel corso degli anni ai cattivi? "str##zo?" "Pezzo di ###da?" Sarebbe stato questo gran miglioramento? Avrebbe fatto vendere più copie? C'era questa "teoria" che sosteneva che il "voi" bonelliano era desueto e teneva lontani i lettori. Teoria direi totalmente smentita visto che le testate che hanno cambiato sono crollate nelle vendite e le nuove sono fallite. Forse sfugge ancora che la maggior parte dei lettori nel fumetto cerca di EVADERE dal mondo che ha attorno. In cerca di eroi che sparano meglio, picchiano meglio, e... parlano meglio! (non ne senso di eloquio forbito, ma di dialoghi DIVERTENTI o DRAMMATICI, più di quelli della vita reale) Questa è una caratteristica di praticamente tutti i fumetti di grande successo. (direi "tutti" visto che non ricordo eccezioni, ma non sono sicuro di non dimenticarmene qualcuno quindi dico "quasi tutti". Come già detto, il linguaggio su Topolino era assolutamente non naturale, con effetti comici memorabili. Dylan Dog con "giuda ballerino" e le battute di Groucho vi pare realistico? E oggi, persino Zerocalcare, fa largo uso di torpiloquio "moderno"... ma guardate come sono costruite le frasi e come inserisce anche lui termini totalmente desueti. No, l'idea che un lettore non compri un fumetto se non "parlano come lui" non solo è destituita da ogni fondamento, ma è proprio dimostrato il contrario: avere un PROPRIO linguaggio, riconoscibile, è una delle cose che, se fatta bene, fa vendere di più. Inoltre, quando leggi un fumetto entri in un mondo. Che deve essere RICONOSCIBILE. Certo, nel tempo si evolverà, perchè anche gli autori cambiano, ma si deve cercare di mantenere quella RICONOSCIBILITÀ che è essenziale. Io ho smesso di leggere Zagor non solo per le storie, ma soprattutto perchè "non riconoscevi più" Zagor. E di leggere le avventure di uno sconosciuto con un costumino e un amico messicano, che non conosco e con cui non ho alcun rapporto affettivo, non me ne frega niente. Non ci spendo soldi. Perché dovrei spendere soldi per un ranger che non mi ricorda nulla, che non conosco, e con cui non ho alcun legame? Perché dice "lei" al posto del "voi"? andiamo, dai, mi dispiace per chi ci rimane male per la derisione ma... davvero, fa ridere. Alla fine di tutto questo pippone, come lo rilanci Tex, davvero? CON STORIE MIGLIORI. Davvero. È così semplice. Si è visto tantissime volte, e funziona sempre così. GL Bonelli quando è arrivato a 800.000 copie mensili? Quando è uscito il film? No, certo, all'epoca le vendite crollavano. Il boom lo ebbe quando Tex raggiunse il massimo livello qualitativo. Quando ha speso Zerocalcare in pubblicità, per passare da uno sconosciuto che si autoproduceva fanzine all'autore italiano più venduto in assoluto? ZERO. Tutto passaparola. Anche oggi, cosa sono le copertine delle riviste se non un "passaparola" a livello più ampio? I lettori ne parlano e crescono (è passato da 500 a 50.000 copie prima che qualunque giornale si accorgesse di lui), a quel punto "fa notizia" e ne parlano i giornali, e poi ne parla la TV. Pensate che Bonelli le abbia pagate tutte le copertine che fecero ai tempi con Dylan Dog? Che fossero spazi pubblicitari? Certo, oggi il fumetto è in calo proprio come prodotto e come visibilità, e ne parlano più tanto (anche qui è emblematico il caso di Zerocalcare: è finito sulle copertina quando ormai già vendeva cifra incredibili, perchè "faceva i disegnetti", mentre pubblicano articoli su libri che vendono un decimo...). Difficile trovare nuovi lettori. Ma ne hai praticamente milioni che conoscono già Tex (quindi se non glielo snaturi non hai bisogno di spiegare chi è) e che hanno mollato. Quando uscì il volume di Zagor dei classici di Repubblica, vendette più dello Zagor in edicola, cioè i lettori interessati a RILEGGERE lo Zagor classico, in un volume una tantum economico, sono stati di più di quelli che compravano regolarmente l'albo inedito in edicola. QUELLO è lo spazio rimasto per un "rilancio" di questi personaggi, e l'unico rilancio possibile è "tornare a farli come quando li compravano".
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  24. Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Eccher Disegni: Stefano Biglia Copertine: Claudio Villa La storia comincia a pagina 99 del 785 "Verdetto finale" (contenente la breve prima parte "Rapina a Winslow") e si conclude alla fine del 786 "Scritto nel sangue".
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  25. Tex Romanzi a Fumetti n. 22 L'uomo del Texas Ricordiamo Sergio Bonelli, a quindici anni dalla sua scomparsa, con questa indimenticabile storia firmata sotto il nome d’arte Guido Nolitta e disegnata da Aurelio Galleppini, in un volume cartonato in grande formato di 64 pagine tutte a colori! https://www.sergiobonelli.it/prodotto/luomo-del-texas/ Texas, 1887. Banditi assaltano la banca di Little Creek e durante la fuga si dividono dopo una sparatoria. Riunitisi per spartire il bottino, Frank uccide i compagni per non dividerlo. Roy sopravvive e viene salvato dall'esercito. Il comandante è Jerry, suo vecchio amico, che pur sapendo della rapina non lo arresta. Roy si unisce alla caccia contro i cheyenne di Falco Nero. La tribù vuole arrendersi pacificamente, ma Jerry decide di sterminarli comunque… 64 pagine a colori, un classico del fumetto più un apparato redazionale dedicato a Guido Nolitta/Sergio Bonelli, nel quindicesimo anno dalla sua scomparsa. Mentre si pensava che l'uscita invernale della collana sarebbe saltata, lasciando il posto al Texone di Altuna dopo la sua prolungata gestazione, ecco a sorpresa il n.22 che in assenza di una storia inedita realizzata appositamente ripropone una ristampa come già avvenuto in due occasioni, nel numero 5 con Gli sterminatori di Bonelli e Galep e nel numero 10 con A sud di Nogales di Bonelli e Ticci. Stavolta a essere ristampata non è una storia di Tex ma L'uomo del Texas di Nolitta e Galep, nono volume della collana Un uomo un avventura fortemente voluta da Sergio Bonelli Riporto le tavole proposte in anteprima sul sito messe a confronto con quelle originali colorate all'epoca da Ugo Pietrafitta, mentre la prossima edizione si avvale della colorazione digitale di GFB realizzata in occasione dell'uscita nel 2013 dell'albo Sergio Bonelli Il timoniere dei sogni.
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  26. Storia piacevole, disegni pregevoli e un buon Carson anche. Concordo sulla caratterizzazione dei personaggi, alcuni si fanno decisamente apprezzare. SPOILER P O I L E R Interessante il protagonista nelle sue metamorfosi, pur non del tutto convincenti. Certo, personalmente, io avrei apprezzato una dinamica delle vignette più chiara durante la perquisizione della fattoria (e risulta un po' troppo facile anche l'eliminazione di una banda così numerosa). Il dubbio se il protagonista si fosse accorto o meno di altre presenze restava proprio perché questi poi 'parla al'e 'fa parlare' liberamente il complice (ok darsi un tono e cambiare discorso, ma farlo rivelando i piani?!), ma lo sceneggiatore ha invece scelto la rivelazione finale da parte di Tex per garantire uno sconto di pena a lui e un ruolo più attivo del nostro. Nel complesso, pensando anche ai disegni, do un giudizio più che discreto:7,5.
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  27. Rispolverata la seconda storia degli Almanacchi. Anche stavolta la sceneggiatura fu affidata a Nizzi, con ai pennelli De La Fuente, ovvero la coppia di autori che pochi anni prima sfornarono l'ottimo texone "Fiamme sull'Arizona". Già questo, unito al gioiellino precedente scritto da Nizzi per l'Almanacco di esordio, getterebbe le premesse per sperare un buon seguito, ma purtroppo poi guardi la data di uscita e ti accorgi che verosimilmente lo sceneggiatore ci ha messo mano durante il "buco nero" della sua crisi creativa e in effetti, leggendo l'albo, a mio avviso, i difetti collegati alla sua crisi di rigetto sono evidenti. Ho letto recensioni entusiastiche finora e in qualche modo mi hanno spiazzato, visto che per me l'esito finale dell'episodio non raggiunge la sufficienza. La poesia e l'atmosfera della ballata di Zeke sono uno sbiadito ricordo, qui si torna sui binari marcatamente western e questo non rappresenterebbe di se un problema, anzi, ma la trama mi ha convinto davvero poco. In primis non mi piace affatto come Tex si fa uccellare da Saguaro. Non si slaccia il cinturone ma siamo lì, così come diviene ancora più assurdo il fatto che l'indiano assetato di vendetta lo lasci andare alla leggera, ben sapendo che il sakem dei Navajos tornerà a rappresentare una minaccia. Incoerente a mio avviso questo snodo. Non mi piace nemmeno il Carson che agisce nelle pagine, visto che, oltre a rischiare come un pivello la pelle, uscendo immotivatamente allo scoperto in barba a tutte le precauzioni del caso che la sua lunga esperienza dovrebbe suggerirgli, risulta non pervenuto. In pratica l'apporto dei due rangers è quasi nullo alla vicenda e questo non può rallegrare. La storia potrebbe benissimo funzionare anche senza? Neanche tanto, visto che, sebbene motivato dall'infame femminicidio, non si capisce il perchè Saguaro agisca da solo al cospetto di un nugolo di presunti avversari, di solito gli indiani non fanno fatica a raggrupparsi per muovere contro i bianchi. Nizzi, anche se pennella abbastanza bene le caratteristiche di alcuni componenti della carovana, finisce ben presto per traformare la trama in una sorta di giallo, che in fondo giallo non è, visto che è telefonatissima l'identità del trio responsabile dell'omicidio della moglie di Saguaro. Saguaro in pratica regge tutta la trama, col suo orgoglio, la sua vendetta e la sua incredibile implacabilità e i nostri? Nulla: rischiano la pelle, gettano il fucile e alla fine avallano con molta leggerezza una vendetta, sì motivata, ma che comunque porta alla morte e la tortura di uomini innocenti. L'indiano ottiene giustizia, ma le sue vittime? Passino i tre assassini, ma il capocarovana e gli altri che colpa avevano? Storia traballante a mio avviso, ma la parte grafica del compianto artista spagnolo è di livello. De La Fuente al netto della tendenza di affusolare troppo i corpi e rendere non in maniera eccelsa i due pards, è un asso per la rappresentazione western e nelle sue tavole è quasi percepibile il calore del deserto e la polvere delle piste. Oltretutto alcune trovate, come la vignetta lunga verticale o il piccolo crocchio dei componenti della carovana, rappresentati in piccolo in una vignetta scontornata e senza sfondo, mi sono davvero piaciute e saltate all'occhio. Che poi la vignettona verticale fu usata pure nel texone, ma poco importa. Rispetto alla sue poche prove apparse sulla regolare, si valevoli ma un po' in calo con moltissimi ritocchi redazionali, quella che appare su questo Magazine è paragonabile al livello buono del texone. Il mio voto finale è 5
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  28. Sondaggio chiuso. L'OSCAR DELLA MIGLIORE STORIA DEL 2024 VA A: STELLA D'ARGENTO (Giusfredi e Del Vecchio) Il secondo posto a: "La regina del fiume" di Boselli e De Angelis Il terzo posto a: "Il mistero del Monte Rainier" di Boselli e Bocci Buona Pasqua!
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  29. Si iniziò la pubblicazione negli U.S.A. con “l'introvabile edizione Prestige/Dark Horse Comics mai immessa sul mercato e distribuita solo a qualche editore europeo e sudamericano di Tex!" In seguito "il texone ha visto la luce sul mercato americano con la SAF Comics (nel 2005), ma in un unico volume (come in Italia)". (Ymalpas, il 26 e 27 maggio 2010, sul Tex Willer Forum): http://texwiller.forumfree.org/index.php?&showtopic=129 Per l'uscita negli USA vedi anche Paolo Guiducci, ‘Bonelli, to vò fa l'americano’, su ‘Dime Press’ n. 19, maggio 1998, Glamour International Production, Firenze, p. 40, 41, 46. José Carlos Francisco, 'Sui sentieri europei e americani con Tex', sul 'Tex Willer magazine' n. 2, aprile 2010, p. 9, 36. 'La storia dei texoni', sul 'Tex Willer Magazine', n. 14, 18 maggio 2014, p. 10, 11. 'Sbam! Comics' n. 21, giugno/luglio 2015, p. 114, sul sito: https://sbamcomics.it/blog/2015/06/08/nr-21/ Claudio Nizzi ed ervin Rustemagic intervistati su 'Il cavaliere solitario', luglio 2013, Rizzoli Lizard, p. 7-12. “Torna il cavaliere solitario, in scena un insolito Tex 'americano' spiegato da Nizzi”, il 5 dicembre 2021, sul sito 'the dot cultura': https://www.thedotcultura.it/torna-il-cavaliere-solitario-in-scena-un-insolito-tex-americano-spiegato-da-nizzi/
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  30. Sì, e anche nella mia proposta a numero di pagine ridotto (o suddivise su più storie/autori) non rinuncerei mai al formato più grande. Ovviamente non ho inserito questa provocazione in una discussione che parla di come rilanciare Tex a caso. Credo che riportare nomi illustri su una pubblicazione di Tex sia un modo di ridargli un po' di pubblicità in Italia e all'estero.
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  31. Io continuo ad avere un buon ricordo della storia del monte Rainer...Ottimi disegni, ottima atmosfera...qualche nuvoletta di dialogo/pensiero un po' farraginosa c'è, ma nel complesso è una buona storia. Forse a tanti non va proprio giù la commistione di generi, ma qui la fantascienza è stata secondo me gestita in maniera consona alla serie Tex. Concordo poi sulla bontà degli speciali Tex Willer, anche se a posteriori riconosco i punti critici di stella d'argento evidenziati da @Jeff_Weber. Menzione d'onore per "La regina del Fiume".
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  32. Scusami Carlo, ma come ti permetti di scrivere questo? Brutta caduta di stile a mio avviso. Accusi gli altri di avere pregiudizi e poi te ne esci con questi insulti gratuiti?
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  33. Beh visto che è così, posso essere degno della regolare anch'io. 🤪😂 @Carlo Monni liberissimo di non condividere il mio giudizio, ma permettimi di essere a mia volta in disaccordo con ciò che hai scritto. Per anni Tex è stata l'eccellenza del parterre grafico e ci finivano solo i disegnatori migliori in circolazione, dopo il rodaggio sulle serie minori, adesso chi lo cura ha dovuto per forza di cose abbassare la soglia. Non condivido nemmeno che in redazione possano troppo sottovalutare il giudizio del pubblico, poiché se un autore non amato o non più in forma (vedi Diso) ti fa perdere lettori, è più logico spostarlo su una serie dove ammortizzi meglio la perdita. Su Volante il mio era un pensiero soggettivo, poiché nonostante gli riconosca una buona dose di mestiere e rispetti il suo lavoro, non mi ha affatto appassionato. Le ultime tavole tirate via sono ciò di più brutto che ho visto su Tex negli ultimi anni, poi non voglio certo convincere nessuno, ci mancherebbe, soprattutto te che sei un utente che stimo. Mi trovi perfettamente d'accordo Frank. ☺️
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  34. @CarloMonni so benissimo questo (storie pubblicate, scritte anni prima) perché lo hai rimarcato tu stesso in questa discussione. Era sottinteso “con continuità” I disegni di Diso sono improponibili in qualsiasi serie di Tex… questione di buon gusto!
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  35. Per me tutto @borden per il 2024: Tex Willer: El Diablo di Boselli / Brindisi Tex Willer. La regina del fiume di Boselli / De Angelis Tex Willer Speciale: Jesse James di Boselli / Brindisi ‐‐------------------ Di Stella d'Argento avevo scritto questo: Capolavoro? No! Scritta bene? Sì! Interessante? Ni! Davvero credo che la questione stia proprio sui cliché da te citati, qui usati in abbondanza. Una storia a mio avviso molto "furba", scritta a tavolino seguendo quasi una ricetta da cucina, x grammi di sentimentalismo, y grammi di violenza fra bianchi e pellerossa, z grammi di salti temporali, con una spruzzata di melodramma e sadismo quanto basta. Serviamo in un contesto di citazioni romanzesche (I Tre Moschettieri), citazioni tecnologiche (la lanterna magica) e artistiche (il tamburo del fucile sbalzato con figure mitiche ... compreso il centauro... di mezzo forse anche Freud??). Poi a ben guardare la storia scricchiola in più punti, anche più di quelle scritte da altri. Il risultato è complessivamente piacevole, ma a meditarci sopra oppure ad una seconda lettura tutti questi cliché sembrano strabordare.
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  36. Infatti, era un discorso che aveva senso una volta, quando si faceva una selezione ferrea e disegnare Tex era visto come un traguardo a cui pochi riuscivano ad arrivare. Oggi, evidentemente, non è più così. Oggi serve macinare pagine. E non si possono certo macinare oltre 4000 pagine all'anno facendo troppo gli schizzinosi... Mi chiedo chi arriverà sulla serie regolare quando raggiungeranno le 6000 pagine annue...
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  37. Nolitta era un grande narratore, ma prolisso, con tempi lunghissimi, ci metteva una vita per arrivare al punto, ma su Zagor e Mister No funzionava perché erano personaggi creati così, e piacevano così: con le lunghe gag di Cico ad inizio e fine storia, con Mister No che va in giro a spiegare l'Amazzonia o a ubriacarsi nei bar... su Tex abbiamo visto (oltre alla sua evidente antipatia per il personaggio) il lato peggiore di questa sua caratteristica, con storie inconcludenti che non finivano mai. Nella storia pubblicata su Un Uomo Un Avventura invece vediamo un Nolitta che, per l'occasione "importante"... snatura sè stesso. Il formato è "importante", in Italia sono già state pubblicate graphic novel con messaggi forti, e lui quindi ci mette il messaggio (come faceva spesso in Zagor e Mister No) ma non c'è posto per altro, in così poche pagine. I personaggi sono di cartapesta e incoerenti, e paradossalmente, cercando di fare una "graphic novel d'autore" (anche se il termine ancora non esisteva manco negli USA), ha fatto forse la sua storia più banale e infantile... La trama è presto detta (senza fare spoiler): uno spietato assassino senza scrupoli scopre che i militari (tutti) sono peggio di lui. Fine.
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  38. Con qualche giorno di ritardo si proclamano vincenti le copertine: L'ARGENTO DI SOCORRO per la serie regolare MONTERREY, per la serie Tex Willer LA MALEDIZIONE DEL CHARRO NEGRO, per gli speciali di Tex
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  39. E infatti su Facebook ho letto commenti positivi e del tipo: "Finalmente una storia di Nizzi". "Lui sì che sa come si scrive Tex" e così via. A volte tendiamo a dimenticarci che non siamo un campione rappresentativo dal punto di vista statistico, per tacere di chi pensa che la sua opinione abbia valore oggettivo e tutti la pensino inevitabilmente come lui.
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  40. Su questo potresti avere ragione. Al netto dei miei dubbi, promuovo Volante anche io, non intendevo il contrario.
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  41. Non conosci Giusfredi, è ovvio o non diresti questo. Inoltre, trascuri il fatto che questa storia risale al 2021 ed è stata approvata e curata da... Mauro Boselli. L'unica cosa non forzata è proprio la battuta finale. Secondo me ll giudizio sulla storia ha influenzato quello sul disegno. Per me non ci sono differenze. Promuovo Volante senza esitazioni. Se da un certo punto di vista ti potrei dare ragione, ragionando come ragionerebbe l'editore proprio non posso. Questa storia è costata alla Bonelli solo di compensi agli autori 53.000 euro come minimo. In questo periodo di crisi non le puoi buttare nel cesso come se niente fosse. Bisognava intervenire a monte, ma so già come mi risponderebbe Boselli: io non riscrivo le sceneggiature degli altri. La mia risposta sarebbe: dire a Nizzi cosa non funziona e farglielo riscrivere davvero non si poteva?
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  42. Non è una differenza "nazionale", sono metodi di lavoro differenti che coesistono in tutte le editorie occidentali. il metodo più diffuso, sia negli USA che in Francia che in Italia è il classico "full script" per dirla all'americana, con lo sceneggiatore che scrive tutta la sceneggiatura prima che la tavola venga disegnata, e indica in generale anche la disposizione delle tavole (poi si va sulla preferenza personale, da Harvey Kurtzman che nei rari casi in cui sceneggiava per altri consegnava tutta la tavola già schizzata, a GL Bonelli che faceva la stessa cosa ma meno definita, a Boselli che divide la tavola graficamente ma non disegna dentro le vignette, a Nizzi che indica le divisioni a parole, a Castelli che pare in una circostanza abbia detto al disegnatore "da qui fai x pagine con Martin e Java che fanno a botte con gli uomini in nero") E ci sono anche casi più strani e peculiare, tipo i vecchi fumetti EC dove il lettering veniva fatto PRIMA del disegno, così il disegnatore sapeva già lo spazio che occupava ma non aveva la minima libertà sulla "gabbia" delle vignette (e nemmeno sulla posizione del personaggi, visto che c'erano già i dialoghi di tutti) Quello di cui parli tu è il "Metodo Marvel" (ma sarebbe più esatto chiamarlo "Metodo Stan Lee") dove il disegnatore aveva un abbozzo della trama (a volte, quando Stan era davvero indaffarato, non più di una chiacchierata al telefono, mentre all'inizio c'erano vere e proprie riunioni con Stan che - dicono - mimava le scene saltando sulla scrivania...), poi il disegnatore disegnava l'intera storia senza dialoghi (Kirby metteva note a lato pagina che puntualmente Lee ignorava), e alla fine lo sceneggiatore metteva i testi (a volte stravolgendo la trama che aveva pensato il disegnatore, vedere per esempio la storia della creazione di Adam Warlock, all'epoca ancora "Him", dove guardando le fotocopie delle tavole inviate fa Kirby scopri che Kirby aveva in mente - e aveva disegnato - una storia totalmente diversa, con gli scienziati mossi da motivi altruistici e la loro creazione che essendo superiore all'umanità li considera formiche senza valore. Lee probabilmente la considerò una storia troppo "filosofica" e nei testi rese gli scienziati malvagi e la loro creazione è disgustata dalla loro malvagità... Non era come vedi un metodo per "valorizzare i disegnatori", ma semplicemente... per risparmiare tempo! Lee era redattore capo, e sceneggiava quasi tutto lui all'inizio, e quindi delegava un sacco di lavoro ai disegnatori. Certo, questo portò alla maggiore vivacità dei fumetti Marvel, ma i disegnatori non erano contenti, per nulla, di fare questo "lavoro extra" spesso non riconosciuto. Oggi il metodo Marvel è quasi estinto. Funzionava con Kirby e Ditko che erano anch'essi sceneggiatori e perfettamente in grado di sceneggiare una storia, ma quando i successori di Stan Lee provarono ad applicarlo con altri disegnatori, i risultati diciamo che lasciarono a desiderare (il grandissimo Gene Colan disegnò un numero di daredevil che era praticamente una unica lunga fuga in macchina, gli piaceva un sacco disegnare le macchine... ). Sopravvive in genere solo quando il "writer" (non lo sceneggiatore, non si chiama così in quei casi) viene chiamato "a posteriori" da un autore che ha realizzato tutta la storia, finita, ma non si fida della sua abilità coi dialoghi e chiama qualcuno a scriverli (è il caso del primo Hellboy di Mignola: il personaggio era di Mignola, che aveva un idea precisa della trama, ma all'inizio non si sentiva sicuro e chiamò John Byrne a scrivergli i testi, senza però poter cambiare una virgola della trama. E dalle storie successive fece da solo. Tutta questa pappardella per dire che i metodi cambiano, persino sullo stesso personaggio, persino con gli stessi autori, e non c'è un "metodo americano" come non c'è un "metodo italiano" e ovviamente non c'è nemmeno un metodo francese. E un tipo di fumetto funziona SE C'È UN AUTORE CAPACE A FARLO FUNZIONARE, ma poi magari diventa una trappola mortale per i suoi epigoni (chi sta immaginando Moebius mentre legge questo passaggio non sbaglierebbe...) Moebius fu una bomba atomica quando "ruppe" tutti gli schemi del fumetto francobelga. Ma Moebius era Moebius. Se ci prova il 99% dei disegnatori a fare Arzack / Arzach [ Harzak / etc (cambiare il nome del protagonista ogni storia! Che matti e che tempi! ) viene solo una pizza, pagine e pagine di un tizio che vola. La "gabbia" la rompi ma se sei uno che capisce perchè funziona, la rompi consapevolmente e con un senso: il 90% dei disegnatori (qui sono più buono sulla percentuale perchè comunque è una cosa grafica) la rompe "per imitare gli altri che la rompono" o "perchè si annoia con la griglia" o per fare sfoggio di bravura, ma senza un vero senso. Moebius è ancora un Dio, ma se riguardo la gran parte delle cose uscite all'epoca che lo imitavano, oggi non mi dicono più niente. E comunque una "rivoluzione" ha la data di scadenza: ci sono cose che quando uscirono stupirono perchè erano diverse da tutto quello che era stato fatto prima, ma che lette quando quelle cose le fanno già tutti... non rimane molto a parte l'aspetto "storico" per filologhi del fumetto. E tra l'altro... all'epoca Moebius non vendeva mica tanto! Era Giraud e Blueberry che vendevano tanto, ma Metal Hurlant rischiò di chiudere all'inizio! (fu salvata dai soldi della Alter Alter italiana, che con le royalties per la riproduzione in italia - in un periodo in cui non solo non avevano altre edizioni straniere, ma anche in Francia vendevano poco, li salvarono dal fallimento). All'inizio il pubblico rifiutò pure Moebius! Poi è andata pure peggio. Il Fumetto Francese via via ha imitato pure i comics americani, sull'onda del rinascimento americano negli anni 80 (gli italiani come al solito arrivarono ultimi a tempo scaduto e invece di imitare il rinascimento imitarono la parodia, incredibile che in italia abbiano imitato di più i fumetti image degli anni 90...) e poi pure i manga, sull'idea (che ha fatto tanti danni anche in italia) tipica "se vendono più di noi, imitiamoli!!" come se perdere l'individualità e diventare una copia ti facesse preferire all'originale... Certo! Il Tex di Ruju, molto più moderno di quello di G.L.Bonelli! (sto scherzando ma fino a un certo punto, purtroppo è vero che Ruju è molto più "moderno", e per questo è peggiore) O andando sui disegnatori, Val Romeo è molto più "moderna" di Galep (ed è pure una donna!!!!!!), i disegnatori attuali di Alan Ford sono più moderni di Magnus, quelli di Spider-Man sono molto più moderni di Ditko e Romita e pure di Kirby, Sio è molto più moderno di Gipi o Buzzelli, e in generale oggi sono tutti più moderni di Moebius, Gal, Breccia, Foster, Caniff, Raymond, tutto vecchiume "superato" dai disegnatori moderni che sono più... moderni! E quindi MEGLIO! (personalmente, non ho più la minima stima del fumetto "moderno", nuove cose da leggere le cerco fra le cose che ancora mi mancano dei giganti del passato) E infatti vende sempre di meno! Nel fumetto francese, a parte il problema storico principale del fumetto occidentale (non ci sono più talenti! O vanno altrove o li omogeneizzano ancora in culla, mi sa...), c'è un problema di "bang for you buck" (in soldono, quanto ti danno in cambio dei tuoi Euro) simile a quello italiano. Fan del cinema, imitatori di grandi come Moebius che non si accorgevano di quante cose dicesse col disegno, o semplicemente autori pigri al grido di "tanto mi pagano a tavola, mica in base alle cose che succedono", o per imitazione di editorie dove un albo ha 250 pagine, hanno ALLUNGATO LE STORIE (o ristretto le trame) al punto che oggi paghi una storia a fumetti (e la paghi molto più che in passato), arrivi alla fine, non è successo niente e finisce con "continua".... Guarda anche l'idea Bonelli del "fumetto alla francese": quante puntate solo "il confine"? Venti mi pare? Parti con una serie in formato Francese e dici che per leggerla tutta devi comprare VENTI VOLUMI? È una follia, una storia di 1000 pagine non la pubblichi in quel formato costoso. In tutto il fumetto occidentale c'è, in varie forme, questo problema. Non hanno più idee e le centellinano? Sono succubi della "narrazione cinematografica"? I disegnatori non vogliono più disegnare le mille vignettine che faceva Moebius su Blueberry (raccontando un sacco di cose) e vogliono fare più splash pages che si fanno prima con meno fatica e rivendi bene la tavola alle convention? Probabilmente un misto di tutte queste cause e altre, ma il risultato finale è che il lettore alla fine invece di godere di una bella storia si scoccia perchè gli hai STRACCIATO I XXRONI con quelle lungaggini e i suoi soldi se li era sudati! Ovvio che finisce che i lettori ti mandato a fare in xulo e risparmiano i soldi, o li usano per comprarsi un vecchio Asterix di Goscinny che in un solo albo ti dava una storia completa (e scritta molto meglio) E intanto, fra i peana alla "modernità" dei quattro gatti che ancora li apprezzano (che sono molti, molti meno di quelli che ancora li comprano) i fumetti occidentali vanno, tronfi per la loro "modernità", giulivi verso l'estinzione...
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  43. Salve a tutti! Seguo il forum da alcuni anni, provo a fare un commento su questa storia che lessi da ragazzino e ogni tanto rileggo. Il primo albo "El Morisco", in particolare, contiene momenti per me indimenticabili, come la sequenza in cui Tex rischia di essere inghiottito dalle sabbie mobili e si salva buttandosi in avanti con le mani protese ad afferrare le canne che Carson gli tende. O come quando Pablito con il viso sconvolto (per il dolore della ferita, certo, ma anche per un cupo presentimento) grida ai suoi due tirapiedi messicani: "Vi siete tirati dietro i primi veri nemici dei fligli del sole"; e si scorgono in lontananza nel deserto le figure di Tex e Carson, tanto piccole quanto fatali. L'inizio "quasi a rilento", con l'atmosfera narrativa che si carica di mistero, ha un grande fascino: i due pards camminano lentamente lungo le rive sassose del fiume, parlano pacatamente fra loro senza che nessuno li disturbi, in una luce abbagliante che contrasta con i contorni ancora oscuri della vicenda, e pian piano prende corpo la travolgente dinamica degli eventi.
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  44. Io ripasserò dall'Italia nel weekend... è da un mese che mi sto mangiando le mani nell'attesa di poter leggere il texone! Finalmente tra un paio di giorni lo avrò tra le mani
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  45. Un'altro cartonato da incorniciare con una storia forse non proprio memorabile ma che si presta alla perfezione per il format per la quale è stato concepito, ovvero la tavola patinata gigante a colori dove De Vita può esprimere al meglio la sua arte donandoci paesaggi che tolgono il fiato al lettore. L'ho riletta almeno quattro o cinque volte, ogni volta a osservare i più piccoli particolari, ma sempre predomina l'impatto visivo globale, con le montagne e le foglie che volano al vento, con le nuvole del cielo che grazie all'abilità del colorista sembrano fotografiche (quanta differenza con gli effetti photoshop delle copertine del mensile o con i colori smorti o irreali del Color Tex). Mauro Boselli ci ha raccontato come la collana dei cartonati abbia trovato una sua identità nel presentare storie ambientate nel passato di Tex ma raccontate in presa diretta, senza l'ingombrante ausilio del flashback che invece si renderebbe immancabilmente necessario sulla serie regolare. A indicare la direzione da seguire sono stati anche i suggerimenti provenienti dai forum di Tex e in particolare le segnalazioni di utenti come Carlo Monni, tra i primi a far notare le enormi potenzialità che può offrire l'arco temporale rappresentato dalla giovinezza di Tex (ma anche quella di Kit Willer che abbiamo visto rapidissimamente crescere a cavallo di un numero dall'altro). Molto ha contribuito anche il primo cartonato di Serpieri, pur con tutte le sue incongruenze temporali, ambientato negli anni '50 dell'ottocento. Boselli ha colto subito l'occasione e il secondo cartonato "Frontera" può essere inserito, come storia, tra il n. 5 e il n. 6 della serie regolare, ovvero prima che il nostro conoscesse Lupe la messicana. Se invece il terzo cartonato "Painted Desert" sfugge alla regola, il quinto e diversi altri cartonati del futuro dovrebbero ripresentare Tex in versione giovanile. Se non ricordate bene nel dettaglio le anteprime, la situazione è questa: Cartonati di ANDREUCCI e MASTANTONO: la storia è contenuta in due cartonati ed ambientata immediatamente dopo la morte del padre di Tex. Il conto con i razziatori è rimasto aperto, infatti alcuni di loro che si erano separati dagli altri, sono riusciti a sfuggire alla vendetta di Tex e trovato rifugio in Messico si sono uniti al famoso ranchero fuorilegge Juan Cortina che tra il 1859 e il 1861 fece due guerre contro i rangers in Texas, che prendono il suo nome. Cartonato di BRECCIA: La storia è ambientata ai tempi del n. 7 e del n. 8, è cioè presente Lilyth e Tex riveste i panni dell'uomo della morte per sventare le trame di Snakeman, lo stregone Hopi alleato con gli Utes. Poco sappiamo invece del cartonato "messicano" di Ruju e MILANO, ma quasi certamente non racconta una storia del passato di Tex. I prossimi cartonati che saranno messi in lavorazione dovrebbero rispettare comunque il trend che potremmo chiamare de "La giovinezza di Tex". Un'altro punto a favore del cartonato è dato dalla presenza femminile che si ritaglia, anche stavolta, una parte preponderante nell'economia della storia. Un punto a favore di Manfredi è quello di non aver fatto di Lily una nuova Blanche Denoel (protagonista indiscussa del secondo cartonato), la sua Lily le assomiglia sotto molti punti di vista e in particolare per il carattere deciso e intraprendente, ma Lily è anche una figura più femminile ed è presentata dall'autore in maniera più soffusa, difatti non ruba mai la scena, anzi con la complicità involontaria del suo Birdy non fa altro che mettere in risalto il protagonismo di Tex. Il Birdy è un personaggio che a prima vista ci sembra abbastanza anonimo ma non lo è più di tanto. Spieghiamo perché. Diverse tracce lasciate dall'autore lungo il corso della storia ci lasciano intuire un personaggio che è altro rispetto a quello decisamente moscio che appare ad una rapida occhiata. Bugiardo, innanzitutto. Non solo perchè mente a Lily perché gli porti i proventi della vendita del suo ranch in Montana con la promessa di un matrimonio di cui scrive anche a Tex ma che di fatto non avviene mai. E' un personaggio che non farebbe male a una mosca, per Tex, ma anche leggero nelle sue scelte. Mi resta il dubbio che i cavalli di Oliver Welch li abbia rubati lui e non il fantomatico comanche, diverse cose non quadrano, iniziando proprio dal fatto che Tex gli consigli la fuga e gliela faciliti, fronteggiando da solo il vecchio e i suoi due figli, ma anche senza mai prenderne veramente le difese. E Birdy mente a Tex anche quando si tratta di affrontare Tirrell, lo chiama infatti nel lontano Montana con un telegramma dove non gli racconta tutta la verità. Il cartonato di Manfredi è anche un cartonato sulla crescita e maturazione non di Tex che pare già un satanasso che non ha più bisogno di formazione, l'iniziazione è proprio della coppia Birdy Lily che, sparando assieme, capisce che possono farcela anche senza di Tex e non giova certo poco che l'amico Tex lasci loro in dono un barcone che potrà rivelarsi dannatamente utile alla loro povera economia domestica. Si capisce infine che in questa storia, pur non mancando gli antagonisti, il più pericoloso risulti alla fine il grizzly. E' una storia dove si racconta come nel West non si andasse per il sottile, come fosse molto facile imbattersi in dei bastardi con l'anima nera come la pece (quanti rimandi al film di Tarantino dunque, non solo nell'ambientazione per esempio del saloon il cui interno è molto simile a quello di "The hateful Eight"), ma anche uomini che non possono minimamente rivaleggiare con Tex. E' questo forse il solo limite delle 46 pagine, ma va benissimo così, la storia c'è tutta lo stesso e non è una delle minori. Un'ultimo appunto sul lavoro di Manfredi, perfettamente texiano, perfetto nella scansione dei tempi, perfetto nel dosare le parti dei personaggi, perfetto ancora nel raccontare con i ritmi del Tex cui siamo da sempre abituati. Non la stessa cosa si può dire delle uscite per la serie regolare, almeno le ultime, che portano la sua firma. Se nel cartonato riesce dunque a rimanere nell'ombra senza mai cedere al protagonismo dello scrittore che è in lui, sul mensile e quindi sulla storia che si dipana su 220 tavole cade facilmente nel peccato. Per concludere il discorso, cartonato pienamente promosso, il migliore dopo "Frontera" di Boselli e Alberti che resta IMO il più bello. Un plauso alla veste grafica e anche al lavoro dello stesso Boselli che sta coordinando queste uscite in manera esemplare. Capita di leggere sul web di lettori che bocciano questa collana, ci si chiede che lettori siano questi, perché se da semestrale diventasse improvvisamente quadrimestrale, sarei felice e sono sicuro che non sarei il solo. Il rischio è certo di mettere in ombra i Texoni ma questi cartonati sembrano destinati ormai a soppiantarli in via definitiva, e non solo per la possibilità di avere talenti come De Vita che al Texone aveva detto di no, per via dei suoi impegni, appena un lustro fa. Le vendite ci diranno se le cose andranno così, spaventa un po' il prezzo (ma solo perché in Italia siamo abituati ai prezzi "popolari") ma se c'è chi spende il tanto per le ristampe di Tex, credo che potremo stare tranquilli. Lunga vita dunque a Tex e al cartonato!
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  46. Termina qui il resoconto a grande linee di questo incontro in cui spero di non aver riportato niente di errato. Ringrazio Massimo Rotundo per avermi concesso di pubblicare il suo materiale e Alessandro Ruggiero della Scuola Romana del fumetto per le foto. La mattinata è continuata con un omaggio molto bello e toccante a Paolo Morales organizzato dalla Scuola Romana dei Fumetti.
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  47. Un texone discreto, anche se non certo tra i migliori. L'ho riletto più volte, sempre con piacere. La vicenda è un classico, godibile. Ha anche siparietti divertenti, come quelli che vedono protagonisti il vecchio reprobo e la simpatica tardona Miss Darling. I disegni di Zaniboni sono abbastanza interessanti, considerando la natura dell'albo speciale ( che in quanto tale penso vada inquadratoin un'ottica differente, con criteri diversi ). Chiaro che un Tex e dei disegni così sulla serie normale io non li vorrei mai vedere, ma - appunto - la serie regolare è una cosa, altra sono i texoni. Voto: 7
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  48. Questa ricorda alcune storie dei primi numeri, quando Tex accompagnava il figlio in una specie di viaggio d'istruzione (vedi ad esempio l'albo "La Montagna Misteriosa"). Ed è strano infatti che Nolitta metta in bocca a Tex frasi del tipo: "Sto facendo fare a mio figlio una specie di viaggio d'istruzione", rivolgendosi allo sceriffo di Las Vegas. Strano perchè ormai Kit dovrebbe ben conoscere quei territori, sembra quasi che l'autore abbia voluto scrivere una storia ambientandola ai tempi delle storie citate prima. Sorvolando su questo particolare che mi ha sempre incuriosito, la trama non è male. Sono presenti invece alcune stonature come già segnalato da Wasted prima di me, fra tutte la sicurezza che ha Tex mentre lascia il figlio nelle mani degli sgherri della Nevada Borax Company, mentre lui si dirige dall'agente indiano, ben sapendo che il marcio è ben presente. Due personaggi invece sono perfetti: - Hewitt, il vecchio amico di Tex che tenta il suicidio per ben due volte: la prima cercando di fermare il pistolero - bullo che ha già la pistola fuori dalla fondina; e la seconda, molto originale sulle pagine di Tex, il tentativo di impiccagione nella stanza d'albergo!- Lo sceriffo di Las Vegas, che alla fine a sorpresa si rivela sul libro paga dei cattivi di turno, mentre all'inizio sprizzava da tutti i pori la sua stima per Tex. Voto: 7 Curiosità sui disegni. Osservando la firma di Fusco, che aveva la buona abitudine di aggiungere l'anno ogni tot tavole, ci accorgiamo che nelle prime tavole della storia a pag. 91 de La Scogliera dell'Orrore, la data è 1979. Nell'albo successivo, a pag 58: 1980Sempre nello stesso albo, a pag. 106: 1981Mentre a pag. 91 di Indian Agency: 1982. Ora osserviamo le date nelle storie precedenti. Ore Disperate - I Quattro Evasi (albi 241 - 242) portano la data '79 - '80Segno che l'instancabile disegnatore lavorava a più storie contemporaneamente. Ed infatti: Il Marchio di Satana - Furia Infernale (248 - 249): firme datate '80 e '81!!
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  49. Per rispondere alla domanda di Wasted, direi che la storia è discreta e anche se quella successiva del ritorno del diabolico Mefisto è meravigliosa, regge comunque al confronto. Una storia breve come la precedente (quella contro El Plateado), un riempitivo come dice Pedro, ma comunque godibile nella lettura. Mi è sempre piaciuta la parte iniziale dell'attacco al ranch da parte degli incappucciati, anche se la scena l'abbiamo vista centinaia di volte!!Forse perchè fu tra le prime decine di albi che lessi da piccolo. Comunque la storia procede in modo classico, i Tules è la solita famiglia indifesa, facile preda del prepotente del paese, che punta ad impossessarsi di più territori e ad aumentare la propria ricchezza. La legge ovviamente non esiste, in quanto lo sceriffo è un manichino nelle mani di Sam Loren. Nella poche pagine su cui è spalmata la storia troviamo una buona dose d'azione: attentati, sparatorie, scazzottate. Due scene curiose: Tex e Carson vengono sorpresi da una pioggia di piombo proveniente da una finestra dell'albergo. Tex corre su per le scale e spalanca una porta sicuro che gli spari provenivano da quella stanza, spianando la colt in faccia ad un impaurito personaggio. Sbagliando quindi stanza. Simpatica la scena dell'uomo che in vestaglia lascia l'albergo e alla domanda di Carson che chiede dove stesse andando, risponde "Al Diavolo" Altra scena: Tex e Carson dopo aver detto parole grosse in faccia a Sam Loren, voltano le spalle dirigendosi al banco del saloon; il prepotente sfila la pistola, ma i due sono preparati in quanto tengono d'occhio lo specchio e mostrano tutta la loro esperienza. Voto alla storia: 7
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  50. Quanto osservato da Shinoda e Cheyenne è IMHO abbastanza condivisibile: in effetti Tex e Carson, per risolvere il caso, devono semplicemente fare bene ciò che lo sceriffo di Gunnison aveva fatto malissimo ( ossia sfruttare gli indizi disponibili e aspettare un passo falso da parte dei colpevoli ); d'altra parte, le loro possibilità d'azione sono limitate . Il fatto che la tong cinese alla base del commercio dell'oppio se la cavi lascia certamente l'amaro in bocca al lettore; serve però anche a sottolineare un aspetto davvero atipico della vicenda: nessuno dei personaggi conosce totalmente lo sviluppo degli avvenimenti , che possono essere ricostruiti soltanto dallo sceneggiatore e dal lettore, mentre l'azione procede divisa in compartimenti stagni che quasi non comunicano gli uni con gli altri . Altro carattere abbastanza originale della vicenda è il quadro vivido che Nizzi d' dell'ambiente della compagnia ambulante, presentato al lettore in tutto il suo intreccio di gelosie e rancori reciproci, di cui l'ingenuo e debole Mr. Morgan fatica a rendersi conto; come ha notato Cheyenne, la figura di Ruby si attira particolarmente l'avversione del lettore per la ripugnanza fisica e morale che emana. Va detto comunque che lo sceneggiatore modenese ha seguito ( sia pure con l'importante variante della presenza di Tex e quella, ancor più importante dell'introduzione, quasi per rischiarare un po' l'atmosfera, di due personaggi "buoni", ossia Angy, la figlia di Mr. Morgan, e il forzuto Big Joe, che assurge quasi involontariamente a deus ex machina della vicenda ) un modello ben preciso: quello del melodramma "I Pagliacci" di Leoncavallo, riecheggiato tanto nella psicologia e nel ruolo drammatico di alcuni personaggi ( Eva e Ruby corrispondono esattamente a Nedda e Tonio, mentre il ruolo di Ricky nella storia non è poi molto diverso da quello di Silvio ), che in alcune situazioni ( la scena dello scontro tra Eva e Ruby e quella della rappresentazione teatrale ). Tale influsso d' IMHO un certo fascino alla vicenda. I disegni di Venturi, pur risentendo un po' dell'influsso di Villa, mi paiono di buon livello. In sintesi, per me: soggetto 6,5 sceneggiatura 7 disegni 7,5.
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