Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

Leaderboard

Popular Content

Showing content with the highest reputation since 09/22/2021 in all areas

  1. Caro Diablero, ti rispondo per punti. Avevo già sottolineato che non mi riferisco a questa pregevole ristampa, ma alle nuove proposte, non quella allegata ora di Burattini, ma a quelle ipotetiche e future di cui è stato accennato. Citi Galep, ma, purtroppo, Galep non disegnerà queste nuove strisce e neppure (per mio sommo dispiacere, Nicolò). Io non godo all'idea di Chiaverotti e Cassaro (e neppure Chiarolla), però se esce un Tex di Chiaverotti e Cassaro, ho la possibilità di scegliere se comprarlo o no, s non esce non ho la stessa scelta. Non ho detto che se piace una nuova uscita devono piacere tutte e mi scuso con te se mi sono espresso male. Ma che non capisco perchè, se uno è contrario (con tutte le sue rispettabili ragioni) a inflazionare le uscite, auspica queste (sempre quelle future, ipotetiche) nuove uscite a strisce. Diciamo che in questo caso se l'uscita è una tantum, hai ragione tu, perchè comunque la qualità è salvaguardata. Il tono sprezzante, oltre che insultante, lo hai usato tu, dal canto mio, se ti è sembrato tale, ti chiedo scusa perchè davvero non era mia intenzione. Proprio per questo motivo, giustifico il tuo tono e i tuoi insulti e pure li accetto, perchè se ho dato un'impressione sbagliata nel mio intervento è solo colpa mia, ma ti assicuro ancora che non era mia intenzione nè essere sprezzante, nè trollare (o trolleggiare?), per cui, se accetti, ecco la mia mano tesa. Sono entrato qua per esprimere le mie opinioni, non per litigare.
    4 points
  2. Il conteggio delle centinaia spinge per me ad unire periodi diversi. Per me fino al 709 siamo in un periodo, dal 710 in un altro (e visto che il 710 era in edicola allo scoccare del nuovo decennio, parlerei di "tex del anni 202x" più che di Tex post-700. Come delimitazione, come sempre, è un po' semplicistica e simbolica, perché con il 710 c'è un evento importante: il ritorno di Nizzi sulla serie regolare. Visto che per fare gli albi ci vuole del tempo, ovviamente la decisione non è avvenuta proprio in quel momento, ma è segno molto importante: richiamare Nizzi indica chiaramente che (1) lo staff attuale non ce la faceva più, e (2) la ricerca di nuovi autori per Tex non ha dato frutti. Per me è la certificazione di alzare le braccia al cielo, di una resa, del dire "la casa editrice vuole tavole su tavole, e allora basta, chissenefrega della qualità, riprendiamo Nizzi" (o, se siete più benevoli con Nizzi di me, del dire "basta, certifichiamo che non è possibile trovare autori di fumetti per Tex più bravi di Nizzi, riprendiamoci il pensionato che abbiamo mandato via anni fa", che sarà più benevola come formulazione per Nizzi, ma è una condanna senza appello per il panorama attuale degli sceneggiatori italiani: che futuro può avere Tex?) Sarà un caso, o un allentare delle briglie, o l'effetto della richiesta di più tavole, chi lo sa, ma praticamente in contemporanea o subito dopo Ruju entra in caduta libera, ogni storia peggio della precedente. Prima alcune sue storie mi erano piaciute, dopo nessuna. Un problema di programmazione causato da covid porta persino all'arrivo di un Zamberletti non ancora pronto sulla serie regolare, con una storia che era destinata ad un collaterale. La sovrapproduzione porta anche a diluire parecchio le storie di Boselli. In realtà il livello medio delle sue storie non lo trovo particolarmente peggiorato, in questo periodo ci sono storie ottime. Solo che sono su Tex Willer, o sui Texoni o sui Maxi o sui bis (quindi, non è che non sappia più scrivere storie del Tex maturo), sulla regolare in due anni arrivano solo 2 storie sue. In due anni. Caso vuole che siano proprio le sue due storie peggiori degli ultimi 2 anni, ed ecco servito l'attuale disastro. E andrà sempre peggio. Non è un opinione, sono numeri. I numeri sono chiari, e la matematica non è un opinione. 1) I problemi attuali di Tex sono causati in gran parte dalla "spremitura del limone" attuata dalla casa editrice. Dato che le vendite di albi speciali di Tex continuano ad essere superiori a quelle di qualsiasi fumetto partorito dai tanti "autori di moda" Bonelli, è ovvio che continueranno, se vogliono far tornare i numeri del bilancio. 2) Nizzi ha 83 anni (appena compiuti, e nessuno dei suoi numerosi fan nel forum gli ha fatto gli auguri! Vergogna!), per quanto tempo potrà continuare a scrivere? Secondo Boselli le alternative al farlo tornare erano peggiori, e purtroppo gli credo. Il suo Tex in mutande potrebbe assere sostituito al massimo da Tex tamarri, Tex supereroi, Tex depressi e introversi, Tex manga o... altri Tex in mutande. Quello che servirebbe a Tex, vista la carenza di autori in grado di scriverlo, sarebbe una drastica riduzione delle uscite, per salvaguardare un minimo di qualità. Ma la casa editrice non lo farà MAI!
    4 points
  3. Salve a tutti! Non trovo corretto parlare della ristampa anastatica del Tex originale di GL Bonelli e Galep (finalmente libera da interventi successivi di mani ignote) nel thread dedicato alle strisce inedite di Burattini e Torti. Va bene finché si parla del "packaging" generale delle varie uscite, ma quando si va nei dettagli dell'anastatica, ci vorrebbe un topic dedicato. Io intanto apro questo, poi vedranno i moderatori se va bene, se va spostato in un altra sezione, etc (io suggerirei di creare un nuovo sotto-forum dedicato alle anastatiche con un thread per ogni serie, o magari per ogni avventura). Volevo avere un thread dedicato anche perché questa iniziativa (la prima vera ristampa fedele di Tex dopo più di 60 anni... cioè, l'ultima volta che la Bonelli ha ristampato Tex correttamente non ero ancora nato!), è una buona occasione per rileggere la serie dall'inizio, una striscia per volta come facevano i lettori dell'epoca (vabbè, con 3 strisce alla settimana andiamo a velocità tripla rispetto a loro, ma è anche vero che oggi i tempi sono più frenetici di allora). Quindi, vorrei commentare con voi non solo la qualità dell'anastatica, ma anche le storie, striscia per striscia e settimana dopo settimana. (riguardo comunque alla differenza fra le edizioni: ho provato a fare delle foto ma mi sono venute tutte mosse o con il riflesso del flash, non sono un gran fotografo...) Vediamo la prima striscia, IL TOTEM MISTERIOSO, pubblicata il 30 settembre 1948 (la guerra era finita da tre anni, meno del tempo passato da Tex Willer 1). Tea Bonelli dopo aver pubblicato per un po' ristampe dei vecchi fumetti del marito (immagino che all'epoca anche se separati fossero ancora sposati, non esistendo ancora il divorzio civile e non me lo vedo GL Bonelli rivolgersi alla Sacra Rota...) l'ha ricontattato per lanciare nuovi personaggi. In quarta di copertina c'è la pubblicità di 4 serie, che immagino siano le sole che pubblicava all'epoca: la collana Audace con Furio Mascherato (ristampe), Frisco Bill (una serie di Baglioni e Zamperoni di albi di 8 pagine partita ad aprile 1948 che durò poco, rimanendo interrotta con il numero 32 a novembre 1948), la Serie D'Oro Audace (che pubblicava l'altra serie di Bonelli e Galep, quella più ambiziosa, Occhio Cupo) e infine la "Collana del Tex" Chi è questo "Tex" che ci viene subito presentato in azione? È un fuorilegge, ma con una buona reputazione. È inseguito da sceriffi con i loro "scagnozzi", ma la gente sa che "uccide solo chi merita di essere ucciso". Mentre per Occhio Cupo furono riservate origini che mostravano come fosse caduto in disgrazia per varie macchinazioni, per Tex non si spendono molte parole: è un giustiziere, un "punitore" ante litteram, che vaga per il west "uccidendo chi merita di essere ucciso", i deboli si rivolgono a lui e gli sceriffi lo inseguono. Notiamo subito alcune cose: 1) Tex è amico degli indiani. Mentre gli sceriffi e la legge lo inseguono, lui è ospitato come un amico dalle tribù indiane, tanto da aver visto Tesah da bambina. Molti settagli differiscono dalle vicende che saranno narrate sessant'anni dopo su Tex Willer: la conoscenza di Tex con il padre di Tesah, Orso Grigio, non è data da un unico breve incontro. I due sono "buoni amici". Si sono visti molte volte in passato (Tex ha visto Tesah l'ultima volta 10 anni prima, ma ha visto Orso Grigio l'ultima volta solo 2 anni prima...). Tesah chiaramente non è una ragazzina, ha già i lineamenti di una donna. La reputazione di Tex fra le tribù indiane è tale che Tesah, saputo il suo nome, gli svela subito il suo segreto, fidandosi totalmente di lui. Anche se non è vero che all'epoca gli indiani fossero davvero sempre rappresentati come selvaggi e nemici (anche nei fumetti italiani, anzi chiaramente presentavano un certo fascino esotico fra lettori e spettatori cinematografici), una simile decisa scelta di campo non era consueta: Tex Willer è da subito dalla parte degli indiani, senza se e senza ma, con la stessa decisione con cui mostra disprezzo per "la legge" e gli sceriffi. 2) Collegata all'osservazione precedente: questo Tex non è un giovanotto. Era amico del padre di Tesah da più di dieci anni (anche se da come ne parla descrivendo la sua saggezza, era più giovane di Orso Grigio). È un famigerato giustiziere famosissimo. Direi che si intuisce essere sulla trentina, e non può avere meno di 27-28 anni 3) Il west di Tex è il west dei fumetti italiani dell'epoca: una terra esotica piena di tesori favolosi, esotici indiani (e soprattutto indiane. In minigonne ante litteram a cui i lettori italiani non erano certo abituati, e di cui finalmente questa ristampa ci ridà le formosità originali), fuorilegge giustiziere amici dei deboli e nemico giurato e sterminatore dei banditi che spadroneggiano ovunque (nella figura dei malviventi che spadroneggiano e dei "banditi" che invece sono gli eroi che difendono la povera gente diversi commentatori hanno visto richiami alla Resistenza. Non lo so, non c'ero, e non mi azzardo a fare affermazioni così perentorie su periodi storici che non ho vissuto. Chi lo ha affermato però c'era...) 4) Il west di Tex non è un west "morigerato" o edulcorato per bambini. Anzi, il livello di allusioni sessuali e di sadica violenza sarebbe inaccettabile oggi in un fumetto "per bambini". Anche se non può ovviamente mostrare nulla di esplicitamente sessuale, GL Bonelli indugia in una vignetta sulla "perquisizione" di Coffin a Tesah, mostrando chiaramente la ragazza semisvestita dopo. E dopo aver trovato il medaglione, legano e imbavagliano Tesah seppellendola fino al collo, condannandola quindi ad una morte lenta per sete, o per il sole, o causata dagli animali. (come dice Coffin, "anche se gli sciacalli non la scoveranno questa notte, il sole del deserto la ucciderà domani" E anche Tex, si capisce che non si fa tanti scrupoli ad "uccidere chi merita di essere ucciso" (come si vedrà alla fine di questa storia). Insomma, si capisce come mai Tex finirà "all'indice" delle parrocchie, sconsigliato (bollino rosso!) come una lettura violenta e diseducativa... Censure che si notano nelle edizioni successive: non starò a citare le censure presenti nelle ristampe Tex Gigante e Tre Stelle che sono troppe, confronto direttamente con la TuttoTex: 1) La famosissima frase "con i suoi scagnozzi" subito nella prima striscia 2) Nella terza striscia Tex dice "non temere, amico!", e non "non temere, sono un amico!" 3) Nella quarta striscia Tex dice "Fuori legge", non "giustiziere" 4) Tesah qui è decisamente più sexy, per tutto l'albo. Negli anni 50 le avevano disegnato braghettoni sopra la minigonna e le avevano messo praticamente un maglione girocollo per non far vedere nemmeno un cm di pelle scoperta, e quando hanno fatto la TuttoTex, non potendo togliere semplicemente quelle aggiunte (fatte direttamente sulla tavola originale) hanno semplicemente cancellato Tesah e l'hanno fatta ridisegnare. Il nuovo disegnatore l'aveva "appiattita" riducendole soprattutto il culo in modo evidente, e come ulteriore ingiuria le hanno spostato un grosso balloon di testo coprendole le cosce... 5) ci sono punti dove il lettering è diverso, anche se il testo è lo stesso: probabilmente è dove il testo fu alterato nelle ristampe precedenti e ripristinato nella TuttoTex, ma scritto da una mano diversa. 6) striscia 10, una strana modifica, in originale è orso Grigio e dire a Tex che Tesah è andata a scuola a Denver ("tuo padre mi disse"), nella tuttoTex diventa "qualcuno mi disse" 7) sempre nella striscia 10, terza vignetta "Il tempo di trovare mio padre" invece di "il tempo di trovarlo" 8) striscia 18, il "le darò io stesso una frugatina addosso" diventa nella tuttotex "la perquisirò io stesso" 9) striscia 19, Coffin in originale dice "Zitta, cornacchia!", nelle ristampe dice "zitta, squaw". Sadico torturatore sì, ma non insulta una donna! 10 striscia 30, Tex chiama dente di lupo "pelle sporca". Non sta bene! Nella tuttotex è "e tu, compare" Passiamo alla seconda striscia, LA ROCCIA PARLANTE, del 7 ottobre 1948. 11) Striscia 4, Tex in originale dice "figli di cani". Non si fa, un fuorilegge (pardon, giustiziere) educato non si esprime così. E quindi nella tuttotex dice "furfanti" 12) striscia 6, qui è Coffin a lanciare un "Perdio!" che non si confà ad un bandito beneducato. Nella tuttotex è "mm...", da bandito riflessivo e timorato di Dio. 13) striscia 12, seconda vignetta, Tex è così emozionato che dice "Tesak"... 14)striscia 14, Dente di Lupo in originale era un sachem dei Pinte, nella tuttotex era un sachem dei piute (questa e la precedente penso siano sviste del frettoloso letterista dell'epoca) 15) striscia 14, vignetta 3, Tex la chiama "Tesach", poi nella vignetta successiva "Tesah" e nella vignetta dopo di nuovo "Tesach". Si capisce come dopo decenni Sergio Bonelli ancora ricordasse quanto era scarso il letterista... 16) Striscia 32, Coffin mentre spara a tradimento nella pancia a Dente di lupo lo chiama "sporco pellerossa". Saranno cose da fare??? Nella ristampa, da vero gentiluomo, lo chiama "vecchio mio" mentre lo riempe di piombo... 17) Stessa striscia, stessa vignetta, stesso balloon: Coffin gli dice pure "bastardo rosso". Va bene ucciderlo, ma perché queste microagressioni razziste? Questo Coffin inizia a darmi l'idea di non essere una brava persona... per fortuna nella tuttotex dice solo "muso rosso"... L'albo ovviamente si conclude con un cliffhanger: Tex e Tesah legati, alla mercè di Coffin che gongola! Come ne usciranno vivi? "Quale sorte attende Tex e Tesah? leggete il prossimo numero, "Terrore a Calver City" PS: tratto dal racconto "la radura delle orchidee" di Franco Baglioni, pubblicato a puntate in terza di copertina: "con l'oro e con la persuasione aveva indotto tre dei giovani del villaggio ad accompagnarlo, tre che animosi alla partenza si eran fatti sempre più spaventati a guisa che si avvicinavano alla radura". Credo che fosse un linguaggio troppo antiquato già allora, qualcuno sa chi era Franco Baglioni? (che scriveva anche i testi di Frisco Bill, e quindi era l'unico altro sceneggiatore della Redazione Audace)
    3 points
  4. A me è piaciuto molto: un ottimo Maxi e una storia tipicamente manfrediana. Di boselliano c’è forse solo la tendenza - nella seconda parte della storia - a raddoppiare, triplicare gli avversari e gli ostacoli prima del gran finale, un po’ come nel Texone di Villa o in altre avventure, mi pare. E’ tipicamente manfrediano invece l’utilizzo della Storia del West ai fini di critica sociale, in questo caso lo spaccio di whisky scadente, la corruzione dilagante seguita alla fine della Guerra civile, l’insistenza sui massacri del conflitto (ma a me il flash-back non sembra fine a se stesso, anzi serve a dare un passato e un carattere al sicario Drunky e al colonnello Dickinson, oltre che spiegare come capitan Destiny , ufficiale nordista, è diventato un delinquente utilizzando la “rete” creata durante la guerra). In Boselli l’utilizzo della Storia è più sfumato, meno critico, più inserito nell’intreccio in modo naturale, vedi per es. Lincoln e i suoi discorsi in "Pinkerton Lady". Manfredi vuole alla fine dare sempre un messaggio socio-politico, valido ancora oggi, vedi il bisogno di giustizia contro il malaffare dilagante, vedi l’importanza che dedica alla figura del Giudice nelle ultime pagine e dei collaboratori di giustizia (così come in storie precedenti l’acqua per tutti, il petrolio, i candidati a governatore, ecc). Ma la differenza più grande è nell’utilizzo dei personaggi. Manfredi li caratterizza soprattutto socialmente (il militare, il lavoratore del porto, lo speculatore, l’ispettore del cotone, la vedova proibizionista, ecc.), in questo è un po’ "verista" (visto che qualche giorno fa si parlava di Verga), i suoi personaggi sono condizionati dalla società e dal ruolo che hanno in essa, sono meno complessi di quelli di Boselli, più monodimensionali (in Tex almeno, in altri suoi fumetti secondo me è diverso). Io però non li definirei post-moderni e imprevedibili, in questa storia tutti agiscono con motivazioni ben chiare, psicologicamente motivate (la vendetta del killer, la fame di gloria del militare, il bisogno di avventura dell’armaiolo, la giustizia, i soldi, la vedova che vuole onorare la memoria del marito morto alcolizzato, ecc.). Boselli è più “romantico” (nel senso più ampio della parola), i suoi personaggi sono mossi soprattutto dalle loro passioni (positive o negative), sono più complessi e padroni di sé, tendono al dramma o alla tragedia, possono cambiare nel corso della vicenda o del tempo. Manfredi in Tex, pur creando storie a volte cupe, tende alla satira, qualche volta alla commedia, o addirittura alla farsa (vedi la storia “Oro nero”), più che alla tragedia, e i personaggi sembrano immobili nei loro difetti, ormai sclerotizzati nel loro ruolo, più cinici e disillusi. L’esempio perfetto è il personaggio del killer Drunky. All’inizio sembra boselliano, un killer con l’anima, ci appare quasi simpatico nella sua malinconia (nel flash back in lacrime), poi Manfredi se lo perde per strada e alla fine ce lo mostra un semplice killer vendicativo, incapace di cambiare o solo di mostrarsi più umano (Boselli ne avrebbe fatto forse un personaggio alla Mondego, dei “Sabotatori”). I personaggi di Boselli sono più classici, tendono a umanizzarsi o ad apparire tali, anche quelli malvagi (Ray Clemmons, Bethany, Kid Rodelo, il cacciatore di taglie in “Morte nella nebbia”, ecc.), visti anche nelle loro fragilità e complessità. I personaggi di Manfredi tendono invece a disumanizzarsi, a diventare nel corso della storia antipatici (in questa storia la vedova, il militare non evolvono caratterialmente, anzi), un po’ come il mondo che li circonda, un west crepuscolare, marcio, che corrompe un po’ tutti. Tex e Carson sono visti da Manfredi soprattutto come rangers, uomini di legge, che magari usano a volte metodi poco ortodossi (vedi il finale de “La grande sete” con la diga che salta), ma sempre col distintivo pronto, per far trionfare la legge (addirittura in “Oro nero” Tex diventa pubblico ministero). C’è da dire che per loro la legge - e in questa storia è chiarissimo - non è certo quella al servizio dei potenti, ma al contrario è una salvaguardia per i più deboli (vedi l’ultima pagina: gli eroi veri sono i proletari), anche se la giustizia vera, per Manfredi, è difficile da ottenere. Concludendo, a me questo Maxi è piaciuto, anche i disegni e le atmosfere di Rotundo. La scena più bella è quella della copertina, lo scontro di Tex e del killer Drunky al castello e sulla scogliera. Peccato - come detto - che il personaggio di Drunky con l’armonica a bocca non sia stato poi sviluppato. Notevoli anche le scene sul fiume, tra le nebbie o negli scali portuali, tra la varia umanità che li popola. In sintesi una delle migliori prove di Manfredi su Tex, secondo me. E la migliore storia di Tex del 2021 (aspettiamo però di leggere “Alla ricerca delle navi perdute”).
    3 points
  5. Ho comprato le prime strisce, non so se proseguirò la raccolta - e vado a spiegarne il motivo, anche se temo di inimicarmi una parte del forum Anzitutto, trovo comunque l'iniziativa lodevole e spero abbia grande successo. Devo anche dire che avendo per le mani le prime strisce, mi rendo conto di come questo formato renda davvero giustizia al tratto morbido di Galep. Sono rimasto stupito di come l'esperienza di lettura dei disegni - straordinari - sia davvero diversa rispetto al formato dell'albo bonelliano a cui ero abituato. Si vede come Galep fosse davvero capace di raccontare una storia con i suoi disegni. Forse è questo il motivo che mi spingerà a proseguire la raccolta. Però, io sono un lettore relativamente giovane, ho iniziato a leggere il Tex ad inizio anni '90 recuperando l'intera collezione ai mercatini, senza prestare la minima attenzione alle edizioni (tra i miei albi si trovano indifferentemente tuttotex, tre stelle, anche alcuni originali prezzati 200L, ecc.). E quelli sono gli albi che mi hanno fatto innamorare di Tex. Il formato a strisce non mi appartiene, è il rileggere le prime storie nel formato e negli albi che avevo da bambino che evoca in me i ricordi, il sentimento di nostalgia, che è poi il motivo per cui si leggono e rileggono le vecchie storie. Quindi, anche se decidessi di comprare le anastatiche, in fondo sarebbe solo per collezionismo (a cui tutto sommato non sono così interessato), non per leggerle davvero. Ma sono le storie originali, senza censura!, mi direte. Un vero texiano deve leggere gli originali di GLB e Galep! Certo, è una gran cosa, ma forse questo non mi eccita particolarmente. Comunque forse alla fine le comprerò tutte, giusto per non dovermene pentire tra vent'anni
    3 points
  6. Concordo sulla sostanza dell'intervento di @James Kirk e sul gradimento complessivo di questa nuova (e meritevole) iniziativa della Bonelli / RCS. La qualità della carta e della stampa mi sembra decisamente buona. Fatico invece a comprendere un intervento come quello di West10, con i suoi calcoli sul costo delle strisce tutto incentrato sulla storia di Burattini/Torti. A me pare evidente che lo scopo di questa iniziativa non stia tanto nel pubblicare una nuova storia di Tex, facendo "digerire" ai lettori le ristampe anastatiche dei primi numeri, quasi che si trattasse di un amaro boccone da sopportare per potere aggiungere alla propria collezione questa nuova storia (che peraltro dura solo per sei uscite). Il ragionamento di fondo (certo, opinabile come impostazione, in base ai gusti e alle inclinazioni dei lettori), mi pare essere quello di fornire agli appassionati le strisce originali di Tex in una versione originale finalmente accessibile, mentre la storia di Burattini/Torti la vedo come un riempitivo e un elemento collaterale decisamente marginale (dal mio punto di vista, ne avrei anche fatto a meno, ma non mi dispero per la sua presenza né penso di aver speso dei soldi invano). In ogni caso, opino che un lettore "completista" di Tex, se proprio desidera anche avere questa nuova storia di Burattini, sarà, a maggior ragione, più che interessato ad acquisire, a prezzi decenti, le ristampe anastatiche, che non credo possano mancare alla sua collezione. Pertanto, il costo complessivo a me pare più che ragionevole in relazione ad una qualità valida e ad un'operazione editoriale intelligente ed eseguita, mi pare, con cura. Rivedere i testi originali, pur con qualche svarione (ad es. Wiscky) o espressioni come "scagnozzi" e "pelle sporca" - oltre naturalmente ad ammirare i disegni di Galep nella loro intenzione originale, con le forme di Tesah rese in maniera molto più naturale e accattivante (peraltro senza alcuna ostentazione), vale pienamente, a mio avviso, il prezzo "del biglietto".
    3 points
  7. Infatti, io mi DISSOCIO totalmente dalle affermazioni dei miei colleghi forumisti... A chi chiede di lasciare libertà di cambiamenti agli autori secondari e terziari... ehm... non so come metterla in maniera gentile, ma vi rendete conto di cosa parlate? Il problema principale del trovare nuovi sceneggiatori per Tex, come si è detto tante volte, non è trovare qualcuno che si ricordi di fargli dire "vecchio cammello" e "satanasso" e mangiare patatine. Il problema è che NON C'È GENTE CAPACE DI SCRIVERE UN WESTERN (e quei pochi come Manfredi danno altri problemi). E lo si è visto su Zagor, dove sono stati controllati meno... e come risultato adesso praticamente tutte le storie presentano alieni, altre dimensioni, mostri fantascientifici, stregoni, draghi, robottoni giapponesi (e a volte draghi che sono robottoni giapponesi... Chiaverotti davvero è il simbolo di questo andazzo, qualunque cosa faccia). Zagor è stato completamente SNATURATO in pochissimi anni! Parliamoci chiaro: la maggior parte degli autori Bonelli attuali odia i fumetti Bonelli, o meglio i fumetti "tradizionali" Bonelli. Sono cresciuti adorando i manga, o i supereroi americani. Tex non l'hanno mai nemmeno letto e non vogliono leggerlo, lo disprezzano, come non guardano i western al cinema e non leggono western. Se fanno una storia di Tex per prima cosa ci mettono un alieno, un mutante, qualcuno dotato di superpoteri, un Dio Nordico presi dai film Marvel. Non conoscendo e non curandosi del "tono" di una serie, in breve tempo Mefisto verrebbe relegato a nemico di serie C, in mezzo a stregoni molto, molto, molto più potenti (e si è visto con la strega vudù, Mefisto al confronto era un principiante) compensati dai nuovi superpoteri di Tex (come i nuovi superpoteri di Zagor, tipo il fatto che ha la linea telefonica diretta con Manito, è un predestinato dal destino tipo nuovo messia, l'aquila sul petto è sacra e magica e ha un organizzazione segreta di 007 ad aiutarlo. In un fumetto di supereroi sono tutti superpoteri, Iron Man ne ha di meno). Ora come ora, penso che se non arriva miracolosamente qualche autore capace (ma ne esistono ancora?) o se Ruju non migliora decisamente, io smetterò di leggere Tex nel momento in cui Boselli smette di scriverlo. Se iniziano a lasciare campo libero alle puttanate supereroistiche come su Zagor, smetto molto prima. Come ho smesso Zagor. Pensate che esageri? Non ve lo ricordate che Airoldi tre anni fa voleva fare il Reboot di Tex come hanno fatto negli USA con i personaggi DC? Lo sapete quante volte hanno fatto un reboot totale di superman, cambiando completamente ogni volta il suo passato, la sua età, i suoi poteri, il supporting cast e i nemici?
    3 points
  8. Ci sono momenti nella vita professionale in cui si presentano le occasioni per mettere a frutto tutta la passione e le fatiche, per fare il salto di qualità: anche per Nizzi fu così e il periodo coincise col finire del terzo centenario. Sebbene le sue prime prove sulla saga non furono affatto male, tanto da convincere Sergio Bonelli a ingaggiarlo in pianta stabile, è indubbio che “Fuga da Anderville” rappresentò per l’autore la chiave di svolta, che inaugurò ufficialmente il suo periodo d’oro, che aiuterà a rilanciare la saga, dopo la crisi dovuta al fisiologico declino del grandissimo Gian Luigi Bonelli. In questi tre anni di mia permanenza nel forum, ho avuto il piacere di recensire più di duecento storie del nostro inossidabile ranger e ho cercato di essere sempre il più obiettivo possibile. Di fatto, nei giudizi e nell’assegnazione dei voti (per quanto un freddo numero matematico possa servire nella valutazione di un’opera artistica) ho evitato di abusare con termini del tipo “capolavoro” o “pietra miliare”, riservandoli solo qualora lo ritenessi realmente necessario. Al cospetto di questa prova di Nizzi, che definire ispirata risulta quasi riduttivo, tuttavia, sono “costretto” a catalogare la stessa nella stretta cerchia di episodi che meritano “la corona d’alloro”. Mi si potrebbe chiedere come mai allora io abbia aspettato così tanto a commentarla e soprattutto perché nell’apposito topic, non la inserii fra le dieci migliori composizioni nizziane, alienandomi allora le simpatie del caro pard @Leo che mi minacciò di togliermi il saluto , eppure anche per queste legittime domande c’è una risposta: di solito commento solo le storie che possiedo per intero, senza albi mancanti, e voglia il caso che fino a poco tempo fa nella mia collezione mancasse proprio l’albo 297, ovvero quello in cui si iniziava questo gioiello della saga. Per coerenza, sebbene avessi avuto comunque modo di constatare la grandezza della storia, mi astenni dal recensirla fino a quando, di recente, fra lo scaffale di un mercatino, sono riuscito a procurarmi il fatidico albo mancante, colmando così quel gravoso buco della mia raccolta. Mi scuso per la chilometrica premessa; mi impongo spesso di essere il più conciso possibile ed evitare digressioni nei miei commenti, ma puntualmente, quando mi ritrovo dinanzi storie a cui tengo, ricasco nella trappola e divento più prolisso di Nolitta alle prese con gli Uomini Giaguaro , ma adesso non volendo indugiare oltre, provo a dire la mia in merito a questa celebre prova che traghettò il famoso ranger alle soglie del numero 300. Nizzi per l’occasione scelse uno spunto alquanto ambizioso, ambientandolo durante la guerra di secessione, argomento sempre molto caro agli appassionati texiani e di storia americana in genere. Con una struttura narrativa interessante, costruì un lunghissimo flashback, in cui praticamente si svolge tutta la vicenda, per poi chiudere l’episodio nel presente, in cui il lettore assiste a un vero colpo di scena, molto a effetto. Eviterò ovviamente di riassumere la trama (non avrebbe senso per chi la conosce già e sarebbe ingiusto invece nei confronti di coloro che non l’hanno mai letta e rischierebbero di vedersela spoilerata) ma non posso astenermi dal lodare la straordinaria caratterizzazione dei personaggi che l’autore dipinge pagina dopo pagina e notare con quanta abilità lo stesso, riesce a cesellare un perfetto miscuglio di azione, giallo, drammaticità ed epicità di molte scene. Come rimanere insensibili dinanzi all’eroico sacrificio di Tom per permettere a Tex e John Walcott di fuggire dall’inferno in terra rappresentato dal campo di concentramento di Anderville? Come non sentire un brivido nella schiena durante l’orrenda operazione di sepoltura nella palude dei corpi dei nordisti morti di inedia e privazione dentro le mura del campo? È vero che stiamo leggendo solo una trama di fantasia, ma come non fermarsi a riflettere sugli orrori della guerra e alle storture dell’umanità, imbruttita dall’odio dei conflitti, che purtroppo non sono solo fantasia e la storia ciclicamente ci presenta, mostrando di quanto l’uomo non riesca a imparare dai sanguinosi errori del passato? Un altro aspetto che si percepisce durante la lettura e proprio l’atmosfera cupa e struggente che trasuda sequenza dopo sequenza, vignetta dopo vignetta, in cui sapientemente l’autore muove le sue pedine e marchia a fuoco gli eventi che lasciano il segno nell’immaginario del lettore. A voler essere puritani (o texiani integralisti se preferite) non si può negare che l’episodio è alquanto atipico e forse il più nolittiano scritto da Nizzi, visto l’amaro finale, con Tex incapace di cambiare il corso degli eventi e sconfitto in fondo su tutta la linea, tuttavia la sceneggiatura è così aulica e tocca alti picchi di epicità e pathos, che non si può non amarla. Con una sorta di rassegnazione di fondo, Nizzi ci dona quasi un quadro verghiano dei suoi personaggi: una folta lista di "vinti", che per quanto si battano per i propri scopi e ideali, si ritrovano alla fine battuti dalla vita e dal destino. È un vinto il potente Howard Walcott, che, dopo aver escogitato un diabolico intrigo per impossessarsi dell’oro e favorire la sua carriera politica, si ritrova, a un passo dal traguardo, sconfitto dalla malattia e distrutto dal rimorso; è un vinto il fiero e leale John Walcott che paga la sua lealtà con l’infamia di un’ingiusta accusa, che macchia il suo nome e il suo onore dopo la morte. Non differente l’esito del cugino Leslie che, seppure spinto dall’integrità morale che ha sempre pilotato le scelte della sua vita, si becca una pallottola a bruciapelo dalla persona che ovviamente non si aspetta. Per una volta è sconfitto pure Tex che si ritrova una pedina nelle mani dell’infido Howard e non può far null’altro che indignarsi e amareggiarsi dell’assurdo esito di questa tristissima vicenda. Ma la lista potrebbe continuare a lungo, poiché anche Tom può essere inserito nella lista dei vinti, visto che sacrifica la sua vita da eroe ma tutti noi purtroppo sappiamo che, non bastò abolire la schiavitù per sconfiggere il razzismo. Che dire, una storia che impreziosisce la saga e che di fatto, in quegli anni, promosse sul campo Nizzi, come degno erede del grande Bonelli. Non meno prezioso il contributo grafico del maestro Ticci, giunto all’apice della sua maturità artistica e di resa. Alla consueta dinamicità e straordinarietà degli sfondi, l’artista senese si supera con una perfetta recitazione dei suoi personaggi, che in trame simili è fondamentale. Il suo tratto inconfondibile e corposo, scandisce come un metronomo ogni sequenza narrativa e valorizza i vari passaggi narrativi. I pennini di Ticci riescono a esprimere tutta la disperazione che serpeggia ad Anderville, e contribuiscono a donare pathos alla già ottima sceneggiatura fornitagli da Nizzi. Un perfetto binomio che si ripeterà in altre riuscite storie degli anni seguenti e contribuirà all’età dell’oro dello sceneggiatore di Fiumalbo nel decennio ottanta. Il mio voto finale è 10
    3 points
  9. Per curiosità ho comprato il primo contenitore. Sarà anche l'ultimo (e questo lo rivenderò su ebay) Tutta la sciatteria della Bonelli recente che temevo potesse infettare le strisce si è invece riversata sul progetto dei contenitori (il che mi sta anche bene, preferisco avere strisce anastatiche fatte bene e contenitori fatti male che posso lasciare in edicola piuttosto che il contrario). Questi sono contenitori ideati da qualcuno che non ha idea di come si conservino le strisce e non ne abbia mai avute, o qualcuno che ha pensato solo al massimo risparmio, o entrambe le cose. Iniziamo dal materiale:si tratta di un semplicissimo quaderno ad anelli, di quelli che trovi in ogni cartoleria, con l'immagine di Tex sopra. Se la Bonelli cedesse a qualcuno l'autorizzazione a farli con l'immagine di Tex invece che con gattini, fiori o altri personaggi, costerebbero 3-4 euro l'uno. Dentro ci sono 14 fogli di plastica per 3 strisce ciascuno, non chiuse e ad apertura laterale. Di quelli che con una decina di euro ne compri pacchi da 50. Oltretutto sono troppo sottili per essere utilizzati per le buste (sotto il peso si piegano), sono proprio del tipo più economico in circolazione, così come il quaderno. Io mi sarei aspettato, in un contenitore "ufficiale": 1) una migliore grafica, dedicata alle strisce contenute volta per volta, non un disegno standard con squallidi quadratini adesivi come unico elemento per differenziali 2) un contenitore esterno chiuso, come hanno i classici faldoni da ufficio, per proteggere dalla polvere (la plastica attira polvere per carica elettrostatica, un quaderno aperto come questo agisce da aspirapolvere, pulendovi parte della libreria perché attirerà la polvere sulle vostre strisce). Ci pensano quelli che devono proteggere ricevute e scartoffie, e non ci pensano per proteggere il controvalore di 70 Euro (14x5) di materiale collezionabile? 3) Fogli di plastica di spessore decente, che non si deformano. Se volevano potevo dire io alla Bonelli dove comprarli, se loro non lo sanno... (di solito sono nella stessa cartoleria, nello scaffale di fianco. Certo che costano qualche centesimo in più... Fatti così, questi contenitori sono IL POSTO PEGGIORE POSSIBILE PER CONSERVARE LE STRISCE. Davvero, si conserveranno meglio se le tenete sfuse. Infatti: 1) Così aperti, attireranno polvere. 2) i fogli si piegheranno all'interno lasciando cadere le strisce o deformandole. 3) Come contenitori, sono di una scomodità assurda: è praticamente impossibile metterli di fianco il libreria (dopo 2-3 contenitori praticamente sono 45 gradi con le pareti...) e comunque per evitare le deformazioni andrebbero messi in orizzontale l'uno sull'altro 4) Occupano troppo posto, sono alti 30 cm, larghi 26 cm, e spessi 6 cm. 6 in fila o in pila fanno 30 x 26 x 36, quanti di noi hanno librerie ancora libere con tanto spazio? Insomma, bocciate su tutta la linea! 10 euro buttati! E la mia preoccupazione è che, per speculare su una cosa simile, finiscano per danneggiare le vendite e quindi la durata della serie. Chi userà questi contenitori li troverà così scomodi che potrebbe smettere di comprare le strisce, non sapendo che ci sono alternative migliori più economiche! ---------------- "Ma Diablero, allora come li tengo" La risposta è già stata data, ma aggiungo conti e dettagli. Un pacchetto da 100 buste per strisce costa meno di 10 Euro. Se avete una fumetteria in zona con 15 Euro vi comprate 200 buste che proteggeranno benissimo le 198 strisce previste al momento, proteggendole sia dalla polvere che dal rischio di piegature molto meglio di quei ridicoli foglietti di plastica. Se non avete una fumetteria in zona comunque con una ventina di euro ve ne procurate per posta (ce ne sono di varie dimensioni, quelle per le strisce da 32 pagine sono le più piccole quindi entrano in tutte, ma se comprate buste per la Serie Rossa queste strisce staranno un po' larghe). E poi le mettete, una dietro l'altra in verticale tipo schedario, dentro una scatola. E se vi scoccia anche spendere quei 15-20 euro invece dei 60 dei raccoglitori, sono abbastanza rigide da poterle mettere in scatola senza busta (sulle strisce originali ovviamente non mi azzarderei mai, a parte il valore sono più "floscie" e senza la rigidità delle buste si afflosciano). Altrimenti un buon compromesso è metterne 2 per busta, con le copertine verso l'esterno, occupano ancora meno spazio e a 2 per due sono ancora più rigide, e spendete meno di 10 euro per 200 strisce. Come scatola per contenerle, vanno davvero più che benissimo le scatole da scarpe, in particolare quelle per numeri piccoli, da donne, in cui le strisce stanno perfettamente e con il coperchio (davvero, dopo averne provate tante di scatole, comprese quelle apposite delle fumetterie... scatola da scarpe tutta la vita, economiche, ecologiche (ricicli...) e sembrano fatte su misura, mentre quelle di fumetteria sono un po' basse e se la busta è troppo grande tocca il coperchio. In una scatola da scarpe ce ne stanno più di 100, tranquillamente! In ogni caso, anche se comprate scatole di fumetteria, con meno di 10 euro prendete una scatola da 150 strisce... E in questa maniera, oltre ad essere molto più protette, e a stare in uno spazio minimo (tutte le 198 strisce occuperebbero 2 scatole da scarpe piccole, che puoi anche mettere sopra l'armadio), danno anche più soddisfazione! Un fumetto non è un francobollo, da guardare nel raccoglitore senza toccarlo. Con la scatola puoi toccarli, riguardarteli aprire e chiudere la busta è un attimo. Con il raccoglitore ad anelli invece al massimo te lo sfogli, ma prendere in mano una striscia è un operazione più complicata (e pericolosa, è un attimo fare una piega).
    2 points
  10. Sono completamente d‘accordo. Con molta meno spesa si comprano le bustine trasparenti in formato striscia e si conservano nelle sempre pratiche (salvaspazio) ed economiche (salvaportafoglio) scatole da scarpe (oppure piccole scatole da imballaggio che si trovano da Brico, Leroy Merlin, ecc.)
    2 points
  11. Sembra che per custodire tutte le uscite servano sei raccoglitori, dove all'interno ci sono dei fogli trasparenti dove inserire le strisce. Il raccoglitore è unico (non ci sono sei illustrazioni diverse) ma ci sono degli adesivi per personalizzarli (serie 1a, serie 1b, serie 2a...). Sono abbastanza rari nel senso che ne arrivano pochi per rivendita. Io non li comprerò perché ingombranti e poco pratici. Col tempo il peso degli albetti sulla plastica produrrà effetti non desiderati (i fori si spaccheranno, la plastica ingiallirà, gli albi potrebbero incollarsi alla plastica o trasferire l'inchiostro sulle pareti della fenditura... Ho avuto anche raccoglitori in cui la parte metallica si è staccata dalla copertina insomma un acquisto caldamente sconsigliato. Nota a margine: nessuna delle immagini di Tex del raccoglitore è coerente con le strisce all'interno Quella davanti è tratta da "Il fuoco!" che è il n. 16 Quella del dorso è tratta dal n. 59 e quella dietro dal 200...
    2 points
  12. In realtà la sequenza è piuttosto strana... Prima di tutto, il "formato gigante" (oggi chiamato "formato Bonelli") nasce come raccolta di ristampe (fa un po' ridere il fatto che una raccolta di ristampe sia più quotata dai collezionisti degli originali) La pubblicazione originale delle storie di Tex, fino a "la caccia", avviene settimanalmente nella collana a striscia, di cui esistono 36 serie pubblicate sin dal 1948 fino al 1967: per un totale di 973 strisce: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8539 Visto il successo di Tex (che per anni è stata davvero l'unica testata della Bonelli di un certo successo, mentre le altre aprivano e chiudevano continuamente, anche se facevano disegnare le copertine a Galep per "spingerle), già nel 1952 si mise in cantiere la ristampa della serie nel più costoso ed elegante formato chiamato all'epoca "Albo D'oro" (dal nome della collana di maggior successo che lo utilizzava), ristampando le strisce nelle stesse identiche dimensioni, ma a tre per pagine. Il nome esatto della collana comunque è "Tex Quindicinale", e ne escono 205 divisi in 8 serie, dal 1952 al 1960 http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7076 Le prime censure avvengono in questa collana, a partire dal 1953. Dopo il trionfo della Democrazia Cristiana alle elezioni del 1948 in pochissimi anni l'Italia fu attraversata da una fortissima ondata di censure bacchettone, che si applicarono a tutto, dai film (rendendo la vita difficile ai film neorealisti fino a stroncarli), alla musica, al teatro, e ovviamente anche ai fumetti.In pochissimi anni la povera Pantera Bionda fu obbligata a passare da questo costume in bikini ad un abito decisamente ridicolo per una eroina tarzanide, ma considerato più consono ad una donna onesta... Albi a striscia di 32 pagine ristampati a tre per volta nel formato Albo D'oro diventavano albetti albo d'oro da 32 pagine. All'epoca con le rese dei fumetti si facevano le "raccolte", più albi raccolti indieme e rimessi in vendita. Il "formato Bonelli" nasce con le raccolte degli albi d'oro, la prima serie "Tex Gigante", chiamata oggi "serie 1-29" perchè ne uscirono solo 29 numeri (poi si concluse con la conclusione della collana quindicinale, mancando altri albi da raccogliere) dal 1954 al 1961: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/7077 Raccogliendo gli albi d'oro, questa serie è, almeno parzialmente, CENSURATA. Visto il grandissimo successo di questi volumi, che erano pubblicati per forza di cose in tirature limitate come tutte le raccolte (e per questo sono tanto rari), ma che andavano a ruba, Sergio Bonelli ebbe l'idea di lanciare una NUOVA serie di RISTAMPE (e non più di raccolte), la Tex Gigante (seconda serie), che è quella che prosegue anche adesso e che portò Tex al definitivo grande successo, e che iniziò nel 1958: http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/8500 La cosa strana è che i primi Tex Gigante 2a serie sono non censurati. Cioè, non presentano le censure presenti negli albi d'oro. (ed è l'ultimissima volta che quelle storie furono pubblicate non censurate fino ad oggi). Da alcuni "indizi" presenti negli albi, che indicherebbero la presenza di modifiche attaccate alle tavole e poi cadute o tolte, l'ipotesi è che le censure nella serie Albo D'oro furono fatte senza modificare le tavole originali, ma semplicemente attaccandoci sopra le modifiche fatte su un foglio diverso (è un sistema che si usa a volte ancora oggi, e che se fosse stato usato sempre avrebbe salvato le tavole originali). Nel 1958 si erano dimenticati o non se ne curarono e ristamparono le tavole originali senza modifiche, fino al numero 14. (c'è un equivoco su questo: molti pensano che le censure siano presenti solo nei primi 14 albi. No, è il contrario: i primi 14 albi originali sono quelli senza censure, poi dal 15 le censure ci sono eccome, ma non c'è più la prima edizione non censurata) Dopo un po' si accorsero dell'errore e fecero nuove censure, stavolta massacrando direttamente le tavole originali...
    2 points
  13. Avevo iniziato a scrivere prima che tu postassi quel chiarimento, e ho cross-postato senza leggerlo. inoltre nei tuoi riferimenti a chi criticava la proliferazione di uscite ho visto un chiaro riferimento ai miei post, visto che sono quello che più batte la grancassa su questo tema da mesi. Ma io sono anche fra quelli che avrebbe preferito che ci fossero solo le anastatiche senza inediti, quindi non ci ho proprio pensato che potessi parlare di quelli. Vabbè, è stato tutto un equivoco, scusami anche tu...
    2 points
  14. Forse sono uno dei pochi poveracci a non possedere gli originali (a leggere certe cose viene il dubbio) ma personalmente la ritengo la migliore iniziativa Bonelliana (se è edita dalla Bonelli, non l'ho ancora capito) degli ultimi 20 anni, e leggere "scagnozzi" più tutte le altre espressioni colorite che verranno...per non parlare di Tesah scosciata Mi fa praticamente piangere di gioia Inoltre il formato a striscia è di suo una figata fotonica, e lo stupendo e morbido tratto del primo Galep ne esce esaltato all'ennesima potenza... Oltretutto mi piace anche l'iniziativa della nuova striscia, Torti si conferma una bellissima rivelazione texiana e il formato a striscia gli calza come un guanto Insomma, entusiasmo a go go, una volta tanto
    2 points
  15. Certo che è abbastanza incredibile che questa vignetta, dal 1948 in poi, sia stata censurata per anni e anni, e persino in "TuttoTex" ci fosse un balloon che copriva la gamba destra di Tesah! Ma d'altra parte c'è qualcuno che ha avuto da ridire, anche non molto tempo fa, sulla scena di seduzione di Bethanie ne "I sabotatori" o in quella della ragazza nella piscina in "Giovani assassini" solo perché in entrambi i casi si vedeva un po' di decolleté... Mah! Siamo proprio in Italia... Comunque sia, questa vignetta dimostra una volta di più la grandezza di Galep, che con Tesah versione pin-up anticipa di ben trent'anni le donnine di Milo Manara... La cosa più divertente dell'allegato all'anastatica, infatti, è il titolo dell'articolo di Gianni Bono: "Ho visto cosce..."
    2 points
  16. ma....ognuno è libero di esprimere e pensarla a suo modo...quindi che ti posso dire...ribadisco che ogni volta che, parlando di fumetti o comics in genere anche su altri forum o facebook, esce una produzione nuova magari attesa da tanto tempo dai fan e da molti lettori e la produzione è davvero fatta bene e lodevole.....c'e' sempre qualcuno che ha sempre da ridire in negativo che trova ogni peluzzo assurdo pur di dare contro....tutto qua !!! Se hai la libreria o la casa piena di fumetti originali e altro e non vuoi comprare questa uscita...chiaro non farlo !!! Io ho davvero la casa piena di moltissimi fumetti Marvel originali dagli anni 70 e Bonelli e Mercury ecc ecc e posso dire che questa produzione l'attendevo da molto tempo e ora ne sono davvero felice perchè E' FATTA BENE e poi non è mai stata eseguita dalla Bonelli e co. Ne sono davvero felice. Poi non c'e' limite alla PERFEZIONE ma sempre ribadirlo mi sembra assurdo... Godetevi questa produzione e godetevi i tratti originali di Galep che sono meravigliosi in tutte le sue parti non censurate. Incredibile come in poche "pennellate" di china Galep riesca a creare una figura femminile davvero bellissima e sensuale come Tesah !!! disegni scarni e notturni magari con tanta stanchezza ma pur sempre meravigliosi !!! Sono davvero fiero di comprare tale collana !! IMHO
    2 points
  17. La fascia 700 di Tex: prime valutazioni A novembre arriveremo a quota 733, un terzo degli albi della fascia 700. In attesa di leggere i primi albi della prossima storia di Boselli e Bruzzo, perché non iniziare a dare le prime valutazioni degli albi pubblicati dal 2019 a oggi ? Le storie L'andamento per me è in caduta libera. Siamo su livelli sicuramente alti con le storie fino al n. 713, il livello tende a scendere ababstanza con i dieci albi successivi e precipita dal n. 725 a livelli di mediocrità o insufficienza. La migliore storia è La maschera di Satania, la peggiore Il pistolerò vudu. Gli autori Tra gli autori bene Boselli anche se su Netdahe poteva fare meglio, Una colt per Manuela Montoya è il classico incidente di percorso, al di là del personaggio principale per me stravolto, la storia è noiosa. Bene Manfredi ma solo una storia. Ruju parte bene con la storia di Bowen, molto bella la sua Guatemala, ma ci sono storie in cui inspiegabilmente è come se si rilassi. Nizzi nella media, simpatico l'albo "La rupe del diavolo". Tutto sommato buona la storia di Rauch mentre Zamberletti non è da serie regolare, probabilmente neanche da Tex. I disegnatori Per quanto riguarda i disegnatori la new entry Benevento supera benissimo l'esame, Prisco sopra la sufficienza ma in calo rispetto alla sua prima prova, Candita è rimandato a settembre, Laurenti bocciato. In generale comunque non ci possiamo lamentare. Le copertine di Villa si mantengono sui livelli delle altre centinaia, alcune bellissime come "Guardia rural" altre invece anonime o semplicemente brutte come quella dell'albo "Guatemala!". La casa editrice Abbiamo avuto i gadget (medaglie dei quattro pards) e la proliferazione di bollini stampati sugli albi. In un caso la copertina è stata addirittura dettata dall'alto (Il pistolero vudu). Abbiamo avuto la "sorpresa" del numero doppio, il 729 bis "Agente indiano", che ancora non si è capito se resterà un caso unico oppure no. Io spero che lo resti. Abbiamo avuto un miglioramento degli albi, se non della carta almeno della copertina, più robusta e a colori anche nelle sue parti interne (dal nyumero di aprile 2021 "Il pistolero vuvu"). Il prezzo è salito da 3,50 euro del n. 700 ai 4,40 euro dei nostri giorni. Un aumento di quasi un euro a albo come non si era mai visto, purtroppo coinciso con la pubblicazione delle ultime storie che non saranno purtroppo ricordate tra le migliori. In conclusione: Livello delle storie in netto calo. Qualità grafica buona/ottima Editorialmente le pubblicazioni di Tex sono diventate un veicolo pubblicitario, invadenza fastidiosa dell'Eidotre e prezzi che si fanno sempre più insostenibili.
    2 points
  18. SPOILER SPOILER SPOILER Devo ammettere che nel secondo albo il soggetto mi ha sorpreso un po'. Dalla situazione di "atmosfera" del primo albo si è passati al "solito" complotto tra affaristi senza scrupoli e militari gallonati intenti a scatenare una guerra indiana finalizzata all'intervento dell'esercito e mirante in ultimo ad impadronirsi delle terre utes. Una virata che non mi sarei aspettato ma che tutto sommato, al di là di una certa sorpresa per una trama che si incanalava su binari fin troppo noti, non pregiudica la riuscita di una storia che si mantiene pimpante fino alla fine. Certo, la sceneggiatura mostra qualche forzatura, dalla preveggenza di Tex sulle future azioni di Colter (un "assist" dello sceneggiatore che un po' fa storcere il naso) al fatto che Colter abbia scoperto l'identità del Siats: a meno che mi sia sfuggito qualcosa, come ha fatto Colter a capire che il mostro era il figlio del Comandante? Solo per via della somiglianza? Boh, non ho capito questo passaggio. Poi, nella sequenza finale, c'è la scena del confronto tra Carson e il maggiore Conroy che mi ha molto divertito: qui Carson fa la parte di Tex, e come il soggetto di questa storia è abbastanza prossimo a quello della storia Il Presagio, così questa scena riprende la situazione analoga vissuta nella storia nizzi-civitelliana, con un'inversione di ruoli un po' al limite: lì Carson si manteneva freddo con Tex che perdeva le staffe, qui invece è lui a minacciare avventatamente il comandante militare: non so quanto questa scena rispetti le tradizionali caratteristiche dei personaggi, ma resta il fatto che io mi sono fatto una bella risata. Una Menzione particolare, infine, per il padre adottivo del Siats: di fronte alle mostruosità del "figlio", resta inerte. Si rende conto della follia del ragazzo, e capisce che l'unico modo per fermarlo è ucciderlo. Ma non lo fa, per amore. Non so se il personaggio sia di Barbanera o di Ruju, ma ad ogni modo complimenti, è una chicca in una storia comunque riuscita. Disegni bellissimi, contribuiscono non poco al piacere della lettura. Ovazione per Benevento.
    2 points
  19. Grazie infinite per la tua comprensione, ironicamente parlando mi ripeto, siamo noi che non capiamo la loro arte (non la tua, per te solo applausi e i miei non te li ho mai lesinati). Solo che tra gli Hulk che spezzano le reni come stecchini di personaggi con una storia alle spalle (quella si! una storia monumentale) e vecchine che en passant si impossessano del corpo di Carson perché usi le sue pistole contro il suo stesso pard, qualche dubbio sui tuoi collaboratori viene. Ma sono singole sequenze e non l'intera storia. Cinque, dieci pagine le fai riscrivere se ti accorgi che invece di sceneggiare Tex sembra che stiano sceneggiando Dylan Dog. Non puoi fare neanche questo ? Poi io più vado avanti con gli anni e più mi sento diventare riflessivo e tollerante e anche critico verso me stesso. Lo so, tra questo e qualche altro messaggio magari vi fate l'opinione opposta, ma sinceramente non è che noi godiamo a vedere maltrattato il fumetto che seguiamo da una vita. Allora o dici chiaramente che le critiche mie o quelle di Diablero (per citarne uno che vedrei bene tra i tuoi collaboratori a correggere le cose che non vanno) sono ingiuste e pretestuose e puoi farlo perché nessuno credo si offenda oppure riconosci che qualche errore è stato fatto. Il messaggio che vorrei leggere da te è che con le prossime storie presterete più attenzione perché non è nel 2021 che i lettori di Tex sono diventati di colpo meno esigenti.
    2 points
  20. Altro finale memorabile: dopo il racconto struggente di Tex attorno al fuoco del bivacco (e nell'animo del lettore), aleggia un pesante silenzio intriso di malinconia e rassegnata mestizia, ben resa dalla sequenza di sceneggiatura e dai consueti disegni efficacissimi del maestoso Ticci. Purtroppo il lungo declino d'ispirazione di Nizzi ha parecchio "sporcato" il suo eccellente contributo alla saga e il rischio, che il suo nome venga più associato alla fase sciatta e mediocre post 500 rispetto al brillante esordio degli anni 80, è sempre alto tra i lettori.
    2 points
  21. @MacParland, @valerio, @Juan Ortega grazie di cuore! Beh così però mi fai arrossire caro pard. Hai citato un'altra scena notevole della prova. Superficialmente si potrebbe pensare che il suicidio di Walcott sia una mossa codarda per non affrontare la malattia, ma non credo proprio che sia così: non avrebbe di certo aspettato Tex per porre fine alla sua scellerata esistenza. A mio modo di vedere Walcott, dopo aver costruito il suo castello criminale sull'inganno e il sangue dei nipoti, ha vissuto il suo "trionfo" attanagliato dal rimorso e il tenere la foto dei defunti nipoti sulla scrivania ha rappresentato per lui una sorta di ordalia per ricordargli i suoi scheletri del passato. Mi verrebbe da pensare che abbia pure accolto la malattia come una sorte di liberazione interiore per permettergli di espiare i propri peccati e trovare il coraggio di confessare a Tex quello che, per spirito di conservazione, non avrebbe mai fatto in condizioni normali. Comunque qualunque sia la chiave di lettura, è indubbio che la sua caratterizzazione è notevole; pure l'opera di Ticci, che lo ritrae magistralmente col viso sofferente ed emaciato, rende perfettamente il dramma dell'epilogo. Lieto di sentirtelo dire caro pard, per stavolta son riuscito a farti seppellire l'ascia di guerra. Concordo, infatti ho anch'io specificato che lo spessore e l'epicità della storia la rende comunque un capolavoro. D'altronde anche il grande Bonelli a volte ha optato per epiloghi amari per Tex, mi vene in mente come esempio l'episodio con Apache Kid. Vero, davvero una sequenza splendida. L'unico fascio di luce dopo tante ombre, ovvero la preziosa amicizia fra i due pards, più inscalfibile di un diamante. Scena resa ancor più poetica dal magico tocco di Ticci.
    2 points
  22. Ora hai rimediato a quella tua affermazione che mi ha portato a disistimarti alquanto Sono contento di poter dire che ti sei riabilitato, era un cruccio che mi portavo nel cuore Obiettivamente, siamo al cospetto di un capolavoro. Tex è vinto, sì, ma da qualcosa di disumano, perché è inimmaginabile un atto così contronatura come quello perpetrato dal vecchio Walcott. E a fronte di questa sconfitta, in cui Tex non ha, non può avere, colpa, c'è però uno stuolo di comprimari veramente maiuscolo, con John e Leslie, a loro modo due facce della stessa medaglia nella loro lealtà e nel loro senso del dovere, con l'abietto anche se apparentemente mansueto zio, con Tom e il suo sacrificio. E poi c'è Carson. Già, Carson, nell'ultima vignetta. Quando un Tex avvelenato da quanto appena vissuto ha bisogno di mandar giù il rospo, tra i campi di cotone del Vecchio Sud cavalca nel vento e chiede a Carson: "mi farai compagnia, vecchio Cammello?" Una vignetta, cinque parole, il bagno caldo di cui ha bisogno Tex per ripararsi dal gelo della mostruosità appena vissuta, nella compagnia di quell'arzillo vecchietto che ha sempre al suo fianco. Conclusione stupenda di una storia superlativa.
    2 points
  23. Tanto di cappello @Condor senza meta, recensione con i super-fiocchi che non posso non condividere. Te l'ho già detto ma lo ripeto: scrivi veramente bene, enfatizzando soprattutto le emozioni che una storia ci fa vivere che, alla fine dei conti, è quello che conta! Mi sentirei di aggiungere che l'ultimo estremo atto di Walcott non è altro che la massima redenzione per tutti coloro che hanno sofferto e patito in una tragedia che non ha risparmiato niente e nessuno. Non rimane nulla da fare: ora Walcott dovrà presentare il conto del suo terribile atto all'unico che potrà dargli un eventuale perdono. Nizzi magistrale, sicuramente una delle sue prove migliori.
    2 points
  24. Io credo invece che molte persone non arrivino a capire la differenza fra un disegno "esteticamente scarno" (o addirittura brutto) ma EFFICACE e un disegno INEFFICACE perché INCAPACE DI COMUNICARE. Il paragone che vedo fare spesso (tu sei solo l'ultimo di una deprimente fila) fra i disegnatori degli anni 50 come Galep (che dovevano andare in fretta e pensare al sodo) e certi disegnatori attuali che ti fanno leziosi e dettagliatissimi quadretti (producendo magari pochissimo) e comunicando ancora meno, con tavole che non trasmettono nulla ma hanno tutte le colonnine doriche dettagliate, mi fa pensare che sia più il prosciutto che finisce sugli occhi che quello che finisce nello stomaco. Un disegno esteticamente "scarno" può essere efficacissimo, e "funzionare" molto meglio di uno pieno di inutili dettaglietti da un tanto al chilo (anche se oggi, a vedere l'orror vacui che prende i lettori alla vista di un centimetro quadrato vuoto, mi fa pensare che molti valutino i disegni davvero in base alla quantità di segni. Ma questo è un altro discorso, che non hai fatto, quindi lasciamo perdere...). Qualche esempio? Il tratto del Galep che doveva correre, per esempio. Ma Galep manteneva comunque una certa "eleganza", quindi vogliamo parlare di Donatelli? Che non vincerà mai nessun premio come "artista" ma che era una colonna di Zagor, e di cui nessun lettore, mai, ha mai detto "non capisco cosa succede in questa vignetta"? O per fare esempi extra-bonelli, parliamo dei Peanuts, o di Leo Ortolani (di cui una nota occupatrice di sedie in salotti televisivi disse "così so disegnare anch'io", dimostrando in un solo colpo la sua incompetenza fumettistica e la sua arroganza. Ma d'altronde ancora oggi c'è gente che sostiene che Barks fosse scarso perché non faceva i tondi delle teste di papero perfetti...) Parliamo invece dei fulgidi esempi di quelli che vengono esaltati come grandi disegnatori ma che si fa fatica a leggere? Qualcuno ha letto la "graphic Novel" di Silver Surfer di Castellini, che doveva rinnovare i fasti di John Buscema? Non se la ricorda nessuno mentre Buscema è immortale, magari perché Buscema era più frettoloso e metteva meno dettagli, ma sapeva come creare tavole dinamiche, mentre Castellini in quell'albo ha fatto dettagliatissimi quadri scollegati uno dall'altro (altri fumetti li ha disegnati molto meglio, ma lì davvero per la foga di dettagliare tutto si è perso il senso del fumetto per strada). Ma anche senza arrivare ad esempi così eclatanti, temo che potrei fare i nomi di molti disegnatori attuali della Bonelli (non su Tex, almeno questo...) che vengono lodati per le tavole dettagliatissime ma chiaramente non "sanno raccontare". Ma meglio non fare nomi che non voglio offendere nessuno... Ecco, il problema dei disegni di Laurenti in questa storia non è che non aderisce a canoni di bellezza neoclassica, non è che manca di dettagli sopraffini, non è che "non si percepisce la mano dell'artista" o altre cazzate pretenziose. No, è che è proprio disegnato MALE. Non nel senso di "esteticamente brutto" (anche quello, ma non è il problema peggiore) quanto per il fatto che la recitazione dei personaggi è totalmente piatta e "sbagliata" (nelle tavole del bistrattato Donatelli le emozioni le capivi benissimo subito, cavolo se "interpretavano" i suoi personaggi...). I personaggi non recitano, non si muovono in maniera sensata, pare un film interpretato da attori scarsissimi che oltretutto balbettano. Ecco, spero di aver spiegato qual è il problema di quei disegni. Se poi qualcuno sogna un Tex disegnato così tutti i mesi, de gustibus... Io continuo a preferire il Galep degli anni 50, che non era "minimalista", era un disegnatore che doveva produrre e sapeva che la qualità e l'efficacia di un disegno non si misura "a peso" dal numero di righe sulla tavola.
    2 points
  25. Ho provato ad inserire il cartone ma andrebbe rifilato anche in larghezza. Personalmente il gioco inizia a non valere la candela Mi spiace che non si veda la foto,comunque sono due tenui linee verticali, sfumate, fra la didascalia e la spillatura. SÌ, confermo che ci sono 6 adesivi quadrati (1 1 2 2 3 4) che dovrebbero corrispondere alle serie. Non comprendo molto la loro utilità, a questo punto tanto valeva stampare il numero sul cartone, ma suppongo che in questo modo uno possa decidere che raccoglitore usare per quale serie.
    1 point
  26. Anch'io appartengo a una generazione (classe '85) che non ha mai avuto una striscia.. ma proprio per questo non vedevo l'ora di averle tra le mani! ..e poi finalmente i testi e i disegni originali nudi e crudi dei papà di Tex! Una vera gioia per gli occhi!
    1 point
  27. Le ultime 4 serie a striscia erano brossurate e con 80 pagine di fumetto, ovvio che questo cambiava il ritmo della narrazione.
    1 point
  28. Certo che leggervi è davvero lo spaccato della società !! loool Alla fine c'e' solo una cosa da dire.....QUALSIASI COSA UNO FACCIA NON ANDRA' MAI BENE !!! Io da ormai lustri che leggo Tex e che ho avuto anche alcune strisce originali dell'epoca posso solo dire che questa uscita della Bonelli è FANTASTICA. Una bellissima produzione ed edizione e tutto nel rispetto dell'originale degli anni '40. Ben vengano collane cosi e si puo', anche solo col pensiero, tornare al passato e rivivere quei momenti che alcuni ragazzini provarono nel comprare Tex in edicola o in Latteria....dato che a volte, mi è stato raccontato da chi l'ha vissuto, nelle latterie davano in regalo "arrotolata" una striscia del Tex assieme a dei cioccolatini o caramelle...non ricordo !! Brava Bonelli e brava RCS come sempre.... Bye
    1 point
  29. Scusa, Andrea, ma di che cavolo stai parlando???? Le tavole originali vengono restituite ai disegnatori. Fai una ricerca con google sulla vendita delle tavole originali. Ti si aprirà un mondo... All'epoca della TuttoTex la casa editrice se le fece ridare dai disegnatori (quelle che avevano ancora), non so se erano tenuti a darle per contratto o se fecero nuovi accordi, o se all'epoca ancora non le restituivano ma ne dubito vista la quantità di tavole sul mercato a quei tempi, e le tagliuzzarono con il cutter, le cancellarono con il bianchetto, ci ridisegnarono sopra, insomma le massacrarono in ogni modo. Le prove? Metti il naso in una mostra di fumetti e vai a guardare le tavole originali di Tex in vendita. È tutto molto evidente e palese, nessun mistero, nessun dubbio, il bianchetto lo tocchi con mano. così come le copertine ritagliate. Ai vecchi disegnatori del passato andò anche peggio, tutte le tavole originali Disney di Carl Barks vennero passate nel trinciacarta distruggendole (a parte poche rubate prima della distruzione, e oggi valgono decine di migliaia di dollari l'una), mentre un sacco di tavole originali Disney di Romano Scarpa fu trovato in una discarica, la Mondadori le aveva buttate in pattumiera. Sì, le tenevano davvero "con ogni cura" le tavole originali le case editrici come la Bonelli o la Mondadori... Beata ingenuità...
    1 point
  30. Come sempre questo è il mio pensiero, ossia cosa vorrei trovare domattina in edicola: Ogni albetto deve essere perfetto ossia stampato, piegato e rifilato con massima cura. La carta non deve essere quella dozzinale della prima edizione ma deve far risaltare i disegni I disegni provengono (quando possibile) dagli originali e non da copie usurate e fatte male I testi invece devono essere gli stessi della prima edizione, con errori, refusi ecc... I colori della copertina devono essere rifatti, uniformi e a registro (cosa impossibile nel '48) Dei redazionali mi frega poco ma è ovvio che dovrebbero rispecchiare quelli della prima stampa. Se vedo carta orrenda (fidati Andrea, quella degli anni quaranta era una cosa terribile), macchie, chiazze, tavole mezze fuori dal formato e cambi di spessore tra vignette dovute ai diversi tipi di provenienza compro le prime sei per l'inedito e buonanotte. Guarderò anche la posizione delle graffette!
    1 point
  31. La cosa ridicola é che sulla baia si trovano le anastatiche della prima striscia, di alcune successive oppure dell'intera prima serie a prezzi folli, che adesso con l'iniziativa in edicola finiranno per ridimensionarsi a prezzi di saldo. E non é neanche detto che siano anastatiche Piacentini.
    1 point
  32. Una delle 5 storie più grandi di tutti i tempi Texiani. Altrochè.
    1 point
  33. Non mi piace la grafica. Perché non hanno semplicemente copiato la grafica di una delle 36 serie precedenti, tutte migliori? Basta fare il confronto, nell'immagine superiore, con la grafica ancora "artigianale" della primissima serie. Non mi meraviglia comunque, anche le strisce di Zagor hanno un progetto grafico pessimo e assurdamente "povero" (costa completamente bianca, retro sempre uguale) che pare ispirato soprattutto al risparmio di tempo nel realizzarla...
    1 point
  34. Mi sembra quanto meno singolare che in un post in cui si dovrebbe parlare di Tex (e di una fase ben definita delle sue storie) ci si metta a parlare di Zagor. Non che quest'ultimo argomento sia, di per sé, privo di senso, ma mi appare un po' fuori contesto... Per quanto mi riguarda, le storie che hanno dato inizio a questo nuovo "blocco" sono anche coincise con la mia decisione di riprendere ad acquistare sistematicamente Tex mensile proprio dal n. 700 (dopo che avevo smesso di comprarlo dal n. 255 in poi). A dire il vero, prima di questo "rientro", mi ero procurato buona parte dei volumi mancanti e quindi ho avuto modo di entrare in contatto con le storie di Nizzi e dei vari altri autori (e disegnatori) subentrati, certo, con più di una sorpresa per i cambiamenti di impostazione subentrati nel frattempo. Mi fermo qui, perché anch'io sto andando OT. In ogni caso, le prime quattro storie mi sono piaciute parecchio, sia pure con qualche differenza. Fra tutte, ho apprezzato particolarmente "La maschera di cera", storia davvero avvincente e ricca di rilevanti suggestioni (per me, nell'insieme la migliore storia di questi ultimi anni, specie se letta progressivamente, perché si nota e apprezza meglio la suspense sapientemente messa in atto di albo in albo da Boselli). La regina dei vampiri la trovo eccellente per i disegni splendidi e accuratissimi di Bocci (ma senz'altro buona anche per la storia di Manfredi). Il ritorno di Bowen è una storia con un personaggio tormentato, forse la migliore di Ruju che abbia letto fino ad ora. Poi il livello mi pare si sia abbassato un po', ancora con qualche punta positiva, pur non perfetta (Netdahe e Guatemala), un livello più che accettabile e qualche esito proprio debole o imbarazzante (Shaolin e Pistolero Vudu). Una pistola per Manuela Montoya, che pure ha suscitato tante polemiche e che certo è una storia anomala, nel complesso a me è piaciuta (anche se i disegni sono proprio bruttini), ma sia lo spunto di Carlo Monni, sia gli sviluppi e i dialoghi di Boselli a me sono sembrati per lo più validi (pur con qualche passaggio un po' forzato). Infine, le ultime due: Agente indiano l'ho proprio gradita, con una storia coerente e ben articolata e ottimi disegni. L'introduzione del "numero bis" è discutibile: quella storia avrebbe meritato di essere pubblicata nella serie regolare senza questo espediente un po' artificiale, ma poco importa, alla fine. Vedremo se l'esperimento sarà ripetuto. Meno riuscita Il mostro del gran lago salato, pur con un punto di partenza decisamente bello e suggestivo, ma forse non sfruttato in tutte le sue potenzialità e un finale comunque un po' affrettato. Ad ogni modo, pur qualche albo con storie non particolarmente memorabili, gli unici due che a mio avviso non convincono sono proprio quelle del monaco guerriero e del pistolero vudu. La parallela serie "Tex Willer" invece è davvero stata una piacevolissima novità e su quella mi pare si possano solo esprimere giudizi altamente positivi. Ma questa è un'altra storia (serie!) 😉
    1 point
  35. Allora...Riletta oggi dopo sedici anni. Storia bella, particolare e di atmosfera. Come al solito Boselli mette in scena un gruppetto di personaggi al servizio della trama. Li caratterizza e, grazie al tratto di Font (non è tra i miei preferiti lo stesso), li dipinge. C'è azione, c'è sentimento, c'è soprannaturale. Piccole sbavature solo sul cattivo principale (Deadman) che non dà troppo filo da torcere. Ottima storia e tra le migliori del centinaio. Non un capolavoro però (tipo La grande invasione, Gli invincibili, il passato di Carson). Secondo me è dietro la triade Il passato, gli invincibili, la grande invasione. Per me i tre capolavori del Boss (e nella top ten della saga). Però è la prima o tra le prime dei "non capolavori" Boselliani.
    1 point
  36. Ricordo nitidamente da piccolo quanto questa storia mi attirasse per la sua tematica insolita e per il fascino che quegli strani avversari emanavano. Riletta in seguito il mio entusiasmo si affievolì sempre più, fino ad arrivare ad una sensazione fondamentalmente di noia. Si potrebbe ridurre la storia ad un vero e proprio massacro di tuareg, eseguito con solerzia dai nostri quattro pard accompagnati per l'occasione dagli amici Apache e da alcuni soldati, che conteranno invece giusto un paio di feriti. Sproporzione evidente quanto curiosa, dato che proprio Tex nel primo scontro afferma che si tratta di buoni tiratori. I casi sono due: o Tex è incappato nell'unico tuareg capace di sparare oppure i nostri hanno sempre avuto una fortuna sfacciata!!. A parte le battute devo dire che considero questo episodio non del tutto riuscito: da un soggetto interessante e originale, tra l'altro derivante da un fatto storico che Sergio Bonelli aveva suggerito al padre (l'esistenza di un corpo cammellato negli Stati Uniti dal 1856 al 1863), viene imbastita una storia tutto sommato priva di grandi slanci, a tratti confusa e noiosa, con un finale forse un pò affrettato e pure un pò banale. Insomma, tranne la brillante parte iniziale in cui i nostri si presentano nel famigerato penitenziario di Yuma come ospiti ma, come dice Tex, "per non restarci", considero questo "Fantasmi nel deserto" una delle storie meno convincenti di GL Bonelli, soprattutto perché in coppia con il maestro Nicolò ha quasi sempre concepito storie memorabili quando non capolavori veri e propri. Piccola curiosità: Carson vince una scommessa con Tex!!! A memoria non ricordo un fatto del genere (epocale direi ) e, cosa ancora più curiosa, il dollaro scommesso Tex lo consegna veramente a Carson!!!
    1 point
  37. Come in " Braccato" le premesse ci sono poi si perdono nelle troppe sparatorie e nella non caratterizzazione dei personaggi. Leo...Proprio il finale...Ci hai fatto "spantecare" dietro a Stanton per 200 pagine e poi? All'improvviso in un saloon...Dai... Quoto in toto, è sostanzialmente anche la mia opinione. Ho trovato questa seconda parte un po' evanescente, credo sia mancato quell'elemento capace di far decollare definitivamente la storia e rendere giustizia alle tante aspettative create con un certo alone di mistero e tensione che in ogni caso il primo albo era riuscito a creare. Invece si è chiuso tutto con un po' troppo fumo e troppo poco arrosto, anche se certamente non si può dire che questa storia, complessivamente, sia da buttare. Credo che come voto sarebbe adattissimo un 7: l'unico problema è stato che la prima parte ha aperto diversi "percorsi" che sembravano tutti promettere bene ma che poi si sono chiusi in un modo scontato. Tito è un autore che personalmente apprezzo molto, e sono sicuro che sapr? fornirci un'ottima prova fin dalla sua prossima storia! ;)Grande soddifazione invece è arrivata dai disegni di Mastantuono, che a mio parere non sta facendo altro che spingere sempre più in alto l'asticella del livello del suo lavoro su Tex: trovo che il suo stile sia sempre in continuo miglioramento, nonostante già da tempo si attesti a livelli decisamente elevati. Non è da buttare assolutamente ma chiude i fili per me in modo tra lo scontato e l'affettato. Credo che dare il giusto peso alle legittime perplessit? dei lettori non vada contro gli interessi del curatore stesso. Nella storia ci sono cose davvero incomprensibili: ad esempio lo spione del carcere nella parte iniziale che ruolo aveva? Se si tolgono quelle pagine l'esito della storia non cambia di una virgola. Secondo me a deludere maggiormente i lettori è stato il secondo albo che si è sviluppato secondo canoni previsti e scontati, mentre il primo aveva lasciato aspettative e curiosità su diverse soluzioni possibili... tutte disattese. Sul finale più o meno tutti d'accordo, s'è trattato di un piacevole Coupe de Theatre. Per curiosità ho calcolato la media pesata di Braccato e de L'Inseguimento (eliminando il voto più alto e più basso). Rispettivamente sono state valutate 6.08 e 6.16. Personalmente ho votato sette la prima (che non mi è dispiaciuta), e cinque la seconda. A me il finale non è piaciuto. E lo spione del carcere non l'ho capito. :-)
    1 point
  38. No. All'inizio il Punitore era un "villain" nemico dell'Uomo Ragno, senza origini o backstory, ed era ispirato al protagonista di una serie di romanzi di successo che stavano cavalcando l'onda di film come "il giustiziere della notte". Nella sua prima apparizione si vede solo cercare di uccidere l'Uomo Ragno perchè i giornali l'hanno convinto che è un criminale, poi quando si rende conto che non lo è se ne va. Quasi tutto del personaggio è stato aggiunto negli anni successivi. All'inizio non era italoamericano, e non si chiamava Frank Castle (credo che il nome gliel’abbiano dato circa dieci anni dopo la sua prima apparizione, ma non ho verificato le date, e le origini gliele hanno date solo quando ha iniziato ad essere uno dei "buoni" (e allora bisognava dargli qualcosa che giustificasse le sue azioni) Quindi... ...questo si applica anche al punitore, anzi credo che Lilith sia arrivata prima, in un tempo più breve, della moglie e dei figli di Castle. Ma come spiegavo nel post precedente: i personaggi Marvel sono continuamente reinventati fino a non somigliare più alla versione precedente. Da quando hanno raccontato le origini del Punitore, non c'è albo in cui non pensi alla moglie e ai figli. Anche se non li aveva mai nominati prima. Devil ha avuto poteri dati da un incidente con materiale radioattivo per i primi 20 anni di pubblicazioni. Poi Frank Miller ha fatto una ret-con, perché gli piacevano le storie giapponesi, e gli ha inserito il grande amore della sua vita che ha sempre amato, l'unica davvero, da prima che fosse devil (e non l'aveva mai nominata per 20 anni), un vecchio maestro che gli aveva insegnato tutto (mai nominato per vent'anni), e una setta di nemici mortali che vuole ucciderlo che non è fatta mai vedere per vent'anni. Che problema c'è? Da quel momento Daredevil è diventato un fumetto con arti marziali, ninja, sette orientali ed esoterismo... e questo "in corsa", da un numero all'altro, non è che hanno ripreso un personaggio vecchio con una nuova serie. No, un mese hanno presentato il grande amore, tre mesi dopo la setta nemica, due mesi dopo il vecchio maestro, e in meno di un anno Daredevil era rivoltato come un calzino... Per capirsi, è come se domani Boselli scrive una storia in cui si scopre che Tex in realtà è un mago più potente di Mefisto, e per questo lo batte sempre, Kit Carson è un highlander vecchio mille anni che gli ha insegnato le arti mistiche, e Tiger è un demone evocato dall'inferno sotto forma umana per servirlo.. Aggiungere una grotta in cui Tex "si rifugia da sempre" e non si era mai vista non è una grande ret-con (GL Bonelli ne fece di più importanti quando si inventò che Tex era ricco perchè aveva l'oro dei Navajos, per non parlare del balzo in avanti di vent'anni e delle due guerre di secessione), ma è un passettino in una direzione che non mi piace per niente... .
    1 point
  39. A che serve un curatore a questo punto ? Se una storia presenta delle enormità chiaramente fuori dal canone tu non puoi intervenire ? Evidentemente sbagliamo a pensare che tu sia un vero curatore, lo sei solo nominalmente e non hai dunque i poteri decisionali come li aveva un Sergio Bonelli o un Canzio, per esempio nel momento in cui bollavano certe tue idee (Satania) o idee di Nizzi. Per fortuna che dal prossimo mese leggeremo una tua storia. Tu il canone lo conosci. E dire che a te hanno preparato un croce in ebano per "Giovani assassini" e il tuo Tex che per prendere una decisione consulta anche i pards, che in confronto alle cose che abbiamo dovuto leggere nel corso di questo 2021 erano proprio critiche artificiose. Se non puoi intervenire davanti a certe scelte narrative sbagliate, come se una volta che hai tutte le tavole della storia in mano fosse un problema farne ridisegnare una trentina o una cinquantina, smetto di chiamarti curatore. Ruju è così permaloso ? Faraci lo era ? Per Nizzi capisco che tu possa avere remore, ma per gli altri!
    1 point
  40. 1 point
  41. Ottima storia. Trovo molto belle le storie di Boselli in cui inserisce un tocco di sovrannaturale. Azzeccato e affascinante il personaggio di Colorado Belle, della quale solo alla fine si svelerà il mistero, mentre anche i cattivi della storia, tutti degni di nota, sono caratterizzati davvero bene. Un altro personaggio meraviglioso della vicenda è il simpatico reverendo. Essendo una persona normalissima (non è un eroe), spesso mi sono identificato più con lui che con Tex, e in questo modo ho avuto la sensazione di cavalcare al loro fianco. Penso che anch'io, se avessi l'onore di incontrare Tex e Kit, non potrei fare a meno di chiedere: "Ma come fate? Io scorgo a malapena qualche mezzo segno di zoccolo qua e là...e solo perché me l'avete fatto notare!", pur conoscendo già la risposta che mi daranno. Stupende, sia all'inizio che verso la fine, le scene ambientate nella ghost town, in cui si avverte la presenza di Colorado Belle. Ottimi anche i personaggi di Mark e Annie, due ragazzini in gamba. Bella e ricca di tensione la scena dello scontro nella ghost town, che mi ha ricordato quello a Bannock ne "Il passato di Carson". Magnifico il colpo di scena finale su Colorado Belle. Gioiellino Boselliano. Per quanto riguarda i disegni, non vado matto per Font. I volti non mi convincono affatto, ma invece adoro i suoi paesaggi e le atmosfere. Nella ghost town col temporale, mi sembrava di sentir scricchiolare le travi di legno e sentir cigolare le porte. Penso che quindi un 8 se lo meriti. Spettacolari le copertine: esagero a dire che "Colorado Belle" è una delle migliori di Villa? Soggetto/Sceneggiatura: 9,5 Disegni: 8
    1 point
  42. Ci sono storie che periodicamente viene voglia di rileggere, e ogni volta regalano grandi emozioni e il piacere è assicurato. Mi sono riletto oggi "Gli invincibili", tutta d'un fiato: che spettacolo! Tanto si è detto nei commenti precedenti di questa magnifica storia: sull'atmosfera romantica, sui tanti forti sentimenti e valori su cui la storia è costruita: l'amore di patria, l'amicizia (qui esemplificata nei rapporti tra Tex e Hutch, e tra Shane e Danny Moran), il cameratismo (nella banda degli irlandesi, tra Tex e pards), il tradimento. Ma c'è un aspetto su cui non si sarà mai detto abbastanza: la straordinaria sceneggiatura di Boselli, studiatissima e perfetta in ogni dettaglio, un capolavoro di tecnica e genio creativo. Almeno tre le scene stupende, da manuale: quella della grande scazzottata tra italiani e irlandesi, con la rivalità tra i due popoli che si trovano a condividere la lontananza dalla patria e il senso di fratellanza nel destino che li accomuna; l'incontro, tesissimo, tra il gruppo di Tex e la banda degli irlandesi nel paesino messicano, tra la processione popolare e la minaccia incombente dei rurales; e infine la grande sparatoria che occupa l'intero terzo albo - forse il più cruento dell'intera saga di Tex. Lo scontro tra gli irlandesi e i messicani del generale Carrasco non è una delle tante sparatorie, ma è il momento culminante della storia, in cui ogni dettaglio, dalla disposizione degli edifici all'interno del fortino alla posizione degli uomini, è studiato nei minimi particolari e rivela la grande intesa tra Boselli e Marcello, due mostri di bravura. Il voto, per uno dei maggiori capolavori della saga di Tex, non può essere che il massimo: 10 ai testi e 10 ai disegni.
    1 point
  43. Era davvero da tanto tempo che non rileggevo questa mitica storia, e forse avevo un po' scordato il motivo per cui è amata al punto che molti la considerano come la più bella avventura di Tex. Io non arrivo a questo punto, però, per tutti i diavoli, l'ovvio lo dico anch?io: questa storia è un dannato Capolavoro, e uno dei fumetti in assoluto più belli che abbia mai letto!Semplicemente, qui siamo al cospetto di un Capolavoro narrativo e grafico. Ci sono tante cose da dire, ma io mi limito a soffermarmi su un paio di fatti che mi hanno colpito durante questa rilettura. La straordinaria leggibilità dell'intera storia, in primis: 350 pagine lette nel giro di ?massimo- tre ore, che non annoiano mai, che riescono a divertire il lettore sempre, anche nei dialoghi più lunghi che in altre mani avrebbero condotto a qualche momento di noia. Il tutto si lascia leggere con facilit? e puro divertimento: davvero il lettore è catturato da una trama splendida in tutto e per tutto, avvincente al sommo grado. Inoltre, avevo sempre pensato che il limite si questa storia (che comunque non mi ha mai impedito di gridare al Capolavoro!) fosse il finale, troppo affrettato. A questa rilettura trovo smentita questa considerazione, perchè il finale mi è sembrato buono così com??. L'uso dei quattro pards, magnifico. A rileggere avventure come queste ammetto di apprezzare ancor di più il lavoro che BoSelli fa da sempre col quartetto, riportandolo ai fasti bonelliani. Fasti bonelliani che consistono nella valorizzazione di ciascun pard: in questa storia abbiamo un Tiger fenomenale, protagonista di almeno un paio di scene spettacolari e risolutivo nella liberazione di Kit, protagonista in solitario di numerose pagine. Bonelli questa volta mi sembra si sia soffermato particolarmente su di lui. Anche Kit fa una bella figura: la maestria bonelliana è nell'averlo saputo esaltare anche nella prigionia, in almeno un paio di scene di sicuro effetto. Carson è stato forse il più in ombra, per quanto riguarda gli acuti individuali; ma a dire il vero il vecchio cammello fa il suo figurone comunque: è sempre l'interlocutore privilegiato di Tex, il più simpatico di tutti (tipo quando prende sotto braccio Kit e Tiger e li porta al banco) e poi nella scena della mega battaglia dell'ultimo albo è lui a rimanere insieme a Tex, ultimi sul ponte di roccia con la miccia già accesa. E questo mi sembra molto significativo. Tante altre cose da dire, dicevo prima ?Un Tex grandioso, semplicemente straordinario, duro e deciso come forse poche altre volte è apparso: i discorsi, magnifici (specie il secondo), ai due ufficiali delle giubbe rosse sono da incorniciare e imparare a memoria per chiunque voglia sceneggiare questo personaggio! Nel discorso dopo il rapimento di Kit, abbiamo forse il vangelo texiano espresso nella sua maniera più efficace e memorabile. Che dire poi dei tanti personaggi che affollano questa storia, ognuno degno di un ricordo nella mente dei lettori (lo stregone su tutti)? O delle straordinarie scene d'azione che letteralmente ti tengono incollato alle pagine? O dei magnifici disegni di un Ticci ancora acerbo, se pensiamo ai suoi sviluppi successivi, ma già in grado di realizzare un autentico Capolavoro grafico?Non aggiungo altro, tranne l'ovvio voto a testi e disegni: 10 e lode!
    1 point
  44. Comincio questa recensione allo stesso modo di come avevo cominciato quella di ?Nelle paludi della Louisiana?. Ci sono storie che, lette da bambino, ti rimangono nel cuore; storie che magari non hai più riletto, e che ti accontenti di guardare e riguardare, rileggendo le scene più belle. ?La legge del più forte?, per quanto mi riguarda, è una di queste. E dopo averla riletta dopo tanti anni, il giudizio è riconfermato: trattasi a mio avviso di un vero e proprio capolavoro- un capolavoro, mi sembra, sottovalutato. La trama è meno semplice di quello che sembra a prima vista, tutt?altro che scontata. La storia infatti si evolve decisamente nel passaggio da trama ?bovina?, in cui cioè c?entrano speculatori e ranch di coloni onesti, a una ben più complessa in cui la vera posta in gioco è il traffico d'armi con il Messico, paese in cui un cosiddetto generale sta per guidare l'ennesimo colpo di stato. Quello che mi colpisce di Bonelli è l'estrema libertà con cui tratta i personaggi delle sue storie (oltre che la storia in quanto tale): per esempio il simpaticissimo, nonchè alcolizzato e corrotto giudice Bean, protagonista di una scena memorabile, scompare dalle pagine; per non parlare poi della scomparsa ben più grave di Rico, personaggio che nella prima parte aveva assunto un ruolo non marginale. Infine, dei destini del colpo di stato messicano non ci viene detto niente. Questi sono difetti? Dal mio punto di vista assolutamente no- e non dubito del fatto che molti di quelli che, come me, non li reputano difetti, li reputerebbero tali se ?La legge del più forte? fosse una stata una storia di oggi. Per il resto, non mi pare ci sia bisogno di dilungarsi troppo. Chiunque l'ha letta sa bene che questa è una storia da manuale, per tanti versi paradigmatica: se qualcuno vi domandasse quali sono i metodi di Tex Willer nel fermare i criminali consigliategli questi albi; se qualcuno volesse avere una idea di cosa è il linguaggio texiano, allora fategli leggere questa avventura; se poi uno che non ha mai letto niente del nostro ranger volesse capire i motivi per cui la coppia Tex & Carson è una delle più belle della storia del fumetto, fategli dare un'occhiata alla magistrale scena della vasca, coi nostri che a un passo dalla morte si sfottono e fanno sorridere!A tutto questo non posso non aggiungere uno sperticato elogio al Maestro Guglielmo Letteri. Qui il grande artista realizza un vero, autentico capolavoro grafico; dal mio punto di vista questa è una delle sue storie migliori, facente parte di quello che è (forse!) il suo miglior periodo artistico. La limpidezza e chiarezza della forma, la sapienza compositiva, il saper far recitare i personaggi, la bellezza delle ambientazioni e delle scene d'azione, impongono, a mio avviso, una necessaria riconsiderazione di uno degli artisti di Tex più grandi e anche, mi sembra, più sottovalutati. Dopo quanto scritto, mi sembra ovvio che i miei voti a questa storia e a i suoi autori siano una serie di 10 con lode!
    1 point
  45. Superbo, questo Texone di Nizzi e Ortiz, uno dei migliori senza dubbio della gloriosa serie. La storia, soprattutto, mi sembra molto particolare, specie se pensiamo allo stile texiano tipico di Nizzi (del Nizzi straordinario di quegli anni): in primis la vicenda è a tratti molto cruda, costellata di omicidi a sangue freddo (forse quello più a effetto è il colpo alla schiena con cui viene liquidato l'ultimo dei "barbogi"): ce ne sono ben 7!I tempi della sceneggiatura mi sembrano inoltre molto rallentati, molto calmi: lunghe cavalcate, ritratti di personaggi secondari (i due macchinisti), piccoli tocchi di classe qua e l' (i cowboys che ammirano la "pupattola"), abbondanza di vignette mute. Inoltre- e questo è il punto più importante- i veri protagonisti della storia non sono Tex e Carason, a mio avviso, ma Linch Weiss e Linda, coppia splendida che innalza l'interessa il livello di interesse della trama. Weiss, soprattutto, è un pomeriggio bellissimo, che un Ortiz in uno stato di grazia assoluta mai più bissata delinea alla perfezione: freddo e calcolatore, astuto come una volpe, spietato come pochi! Davvero un gran personaggio, uno dei cattivi migliori tra quelli creati da Nizzi!Il finale poi è un autentico colpo da maestro dello sceneggiatore modenese. Io ritengo quello attuale come un grandissimo momento, per Tex; ma un Nizzi di questo genere, capace di sfornare storione di questo genere, non potr? mai fare a meno di rimpiangerlo!Idem per Ortiz, autore in decadenza da anni, ormai giunto all'inguardabilità, che qui realizza una prova eccelsa. Di questi disegni parler? altrove; qui voglio sottolineare due cose che mi hanno colpito;1) L'abbondanza di firme! Non credo di esagerare se dico che almeno metà del volume ha le pagine firmate, col nome dell'autore generalmente dentro un rettangolo arrotondato aperto nel lato inferiore tramite due linee verticali parallele;2) e una cosa troppo curiosa, che credo di non aver mai visto prima in Tex: ultima vignetta pag. 175: una vignetta nella vignetta: un ingrandimeno della dinamite che indica con esattezza che quella è appunto dinamite e il punto esatto (tramite freccetta) in cui è collocata!Mai visto prima!
    1 point
  46. Ho appena finito di rileggere questa mitica storia. E' stato come se non l'avessi mai letta prima: perchè è così bella, emozionante, perfetta in ogni sua parte, che tutto mi è sembrato come narratomi per la prima volta. Una storia sempre "fresca", che non invecchia. Semplicemente perfetta. Forse mi faccio prendere un p? troppo dall'entusiasmo, ma se qualcuno adesso mi chiedesse qual'? la storia che meglio rappresenta la bellezza del fumetto "Tex", direi che è questa, senza ombra di dubbio! Ma "Terra promessa" è paradigmatica solo della bellezza del fumetto "Tex", o piuttosto della bellezza del fumetto tout court è Voglio dire:se scendesse un alieno sulla terra e ci chiedesse di fargli capire, attraverso una sola storia a fumetti, cos'è il medium fumetto, potremmo fargli leggere "Terra promessa"? Io dico senza dubbio di sè! Perchè, tra gli altri motivi, il Capolavoro di Bonelli e Ticci dimostra cosa può essere un fumetto quando una narrazione straordinaria si sposa a dei disegni grandiosi- insomma, questa storia ci mostra, attraverso l'eccellenza di ogni sua parte, a quali vette artistiche può giungere il medium fumetto.
    1 point
  47. Un'altra avventura da ricordare e che mostra ancora una volta come G. L. Bonelli si divertisse (e credo proprio che il verbo sia correttissimo) a mescolare al western suggestioni da feuilleton o, se preferite, da Pulp (o magari, visto il periodo d'ambientazione di Tex, le Dime Novels). Da un lato abbiamo una banda di misteriosi rapinatori che non lasciano testimoni dei loro crimini, guidata da un misterioso individuo chiamato il Coyote dal simbolo trovato su un fucile perduto da uno dei rapinatori. Dall'altro abbiamo un carismatico individuo che si fa chiamare il Coyote Nero, che domina sugli indiani Pueblos. Ovviamente i due sono la stessa persona e la sua vera identit? come pure quella dei rapinatori è quantomeno sorprendente per Tex e gli abitanti di San Rafael.1) Ci troviamo nel New Mexico, come confermato anche dal fatto che Tex si ritrova con i pards a Santa Fe. A questo punto non mi è chiaro che strada ha preso Tex per tornare dal Nevada alla Riserva Navajo, dal momento che prima di arrivare in new Mexico sarebbe dovuto passare dall'Arizona e quindi sarebbe arrivato a casa. Svista geografica di G. L. Bonelli?2) Non esiste (o almeno non sono riuscito a trovarne traccia) una Riserva Indiana Pueblo. Ci sono, invece, tante riserve quante le divisioni dei Pueblo stessi, che erano così chiamati non tanto perchè appartenenti alla medesima etnia, a perchè vivevano (e vivono ancora, almeno in parte) nei Pueblos, villaggi composti da edifici multipiano in adobe o pietra. Il nome Pueblo per designare anche gli abitanti è in uso specialmente in New Mexico. Se il villaggio di San Rafael, in cui è ambientata questa storia, è quello realmente esistente in quella che oggi è la Contea di Cibola ed ai tempi di Tex era parte della Contea di Valencia (cosa che sembra confermata dal fatto che ad un certo punto della storia Tex passa per Las Lunas, che dovrebbe essere Los Lunas, capoluogo della Contea), allora dovrebbe trattarsi della Acoma Pueblo Reservation.3) Va da se che i villaggi Pueblo non sono assolutamente come quello mostrato in questa storia.4) Il leggendario fiuto di Tex stavolta fa cilecca. Non sospetta minimamente che dietro l'aria del mite ed ingenuo Sam Sander si nasconda il Coyote Nero. Nemmeno quando scoprir? l'esistenza dell'idolo del Coyote nel villaggio Pueblo, (un villaggio fatto di capanne sia chiaro), un idolo di cui difficilmente Sander potrebbe essere all'oscuro, gli verranno dei sospetti. Solo un caso fortuito lo metter? sulla pista giusta.5) Caduto nelle mani del Coyote Tex se la cava per il rotto della cuffia e se Tawai, lo stregone dei Pueblo, non gli avesse allentato le corde non se la sarebbe di certo cavata. Questa volta, diversamente dalla precedente, la famigerata cintura di Wampum gli è stata utile. Tawai, infatti, per timore della collera dei Navajos in caso di morte di Aquila della Notte, cerca di evitare che la responsabilità ricada sul suo popolo.6) Il Coyote in questione si rivela un uomo dai molti talenti: è un abile illusionista ed anche un ventriloquo e visto che agli occhi dei Pueblos questi appaiono come poteri magici, essi cadono facilmente preda del suo influsso.7) Del Coyote Nero non sappiamo molto, nemmeno il suo vero nome. Lui stesso si prende la briga di informare Tex (ed i lettori) che ci ha messo anni a perfezionare i suoi trucchi. Quel che è certo è che ha davvero un fortissimo senso scenico, come dimostra anche la sua mascheratura. Si può ragionevolmente presumere che sia stato un attore ed anche un illusionista. Magari è stato anche assistente di mefisto ai tempi in cui anche lui era solo un illusionista. Sogniamo pure. _ahsisi 8) Ancora una volta Tex si ritrova a lottare per la vita in un fiume sotterraneo, un escamotage che doveva piacere moto a GLB a quei tempi.9) Se non si fa scrupolo di uccidere Tim Mac Gregor, marito di Kate, la nipote del vero Sam Sander, Il Coyote Nero risparmia invece la vita a Kate stessa. E se non è per la riluttanza ad uccidere una donna, quale motivo lo ha spinto a tenerla solo prigioniera? Meglio, forse, non chiederselo10) Verso il finale di questa storia Tex si riunisce a Carson e Kit e dopo la conclusione della vicenda riprende assieme a loro la strada per la Riserva. I tre vivranno un po' di avventure prima di arrivarci.11) Svista da tempi eroici: Sander è calvo per tutta la stira, tranne nell'ultima parte della storia, in cui sfoggia non solo una folta capigliatura, ma anche un paio di baffi prima assenti. 12) Una curiosità non texiana. Un altro personaggio creato da G. L. Bonelli è legato alla cintura di Wampum. Si tratta di Yuma Kid, il cui passato è avvolto nel mistero e di cui si sa che quando fu ritrovato bambino nel deserto, dopo una tempesta di sabbia, dagli indiani Yuma stringeva nel pugno destro proprio una fascia di Wampum che si diceva appartenuta a Geronimo. Spesso ho fantasticato sulla possibilità che Yuma Kid vivesse nello stesso universo narrativo di Tex e che i due potessero incontrarsi e magari chiarire insieme una parte del mistero. Io spero ancora, ma dubito che Sergio Bonelli darebbe mai l'autorizzazione per questo Team Up, sempre ammesso che a qualcuno interessi scriverlo.13) Disegni, decisamente all'altezza, di Galep, anche stavolta senza aiutanti.
    1 point
  48. Ed eccoci qua a commentare un'altra pietra miliare della saga texiana. Di poche storie si può dire che rappresentano un punto di svolta narrativo della saga. Questa è una di quelle. In più è anche una gran bella storia piena di colpi di scena, personaggi interessanti, una cattiva di prim?ordine. Che cosa si può volere di più? 1) Questa storia è la prima di una lunga serie che vedrà protagonista il terzetto Tex, Kit e Carson, Ci sarà, a dire il vero, una breve interruzione, ma dovuta esclusivamente a motivi contingenti. Ne riparleremo a tempo debito. 2) Tiger fa una breve apparizione all'inizio della storia ma poi viene lasciato alla Riserva Navajo. Con Tex assente qualcuno deve pur badare agli affari correnti. 3) Riappare, dopo una lunga assenza, Kit Carson. L'avevamo lasciato ranger semplice e scout a Fort Dennison e lo ritroviamo maggiore dei Rangers. Una bella carriera. Tex non perder? occasione di sfottere bonariamente il vecchio Kit per essersi impigrito ed anche aver messo su un po' di pancetta da quando è diventato uno ?scaldasedie del Comando?. 4) Una curiosità: il grado di Carson non viene più menzionato dopo l'avventura "Un vile attentato" (nn° 28). Il vecchio cammello riappare in divisa solo un'altra volta (nel n° 52) e per una sola volta, durante l'avventura "Grido di Guerra" (nn° 287/289 di Nolitta & Galep), viene chiamato colonnello. Anche questa promozione sarebbe avvenuta dietro le quinte. 5) Quanto tempo è passato dall'ultima apparizione di Carson° Difficile dirlo. Potrebbero esser stati pochi mesi, ma anche un anno o due. Dopotutto Kit potrebbe anche sembrare in p? cresciuto dai tempi de ?Il figlio di Tex["/B]. 6) Per tutta la storia Carson, dopo aver dismesso la di visa da Ranger, porta una vistosa camicia a quadri. 7) Reparto incongruenze. I Rangers ci sono presentati ancora una volta come un vero corpo paramilitare con tanto di divisa praticamente identica a quella dell'Esercito americano. Inoltre hanno un Quartier Generale a Santa Fe nel Territorio del New Mexico. Mi pare chiaro che anche in quest?occasione G. L. Bonelli considerasse i ?suoi? Rangers una sorta di corpo militarizzato di Polizia Federale, che con i Texas Rangers condivideva solo il nome. Diciamocela tutta: a quell'epoca (ma siamo poi sicuri che sia solo limitato a quell'epoca?) le idee su come erano organizzati gli Stati Uniti sia nell'800 che in epoca contemporanea. I Rangers del Texas erano e sono un corpo di polizia investigativa c he non usa divise e non ha compiti militari. Esiste un Reparto dei Rangers dell'Esercito, ma sono assaltatori e non certo investigatori. Insomma poche idee ma adeguatamente confuse. :malediz... 8) A dirigere il Corpo dei Rangers non c'è più Marshall, ma tale James Hovendal, che fisicamente (almeno a me) ricorda l'attore John Alexander nel ruolo di Teddy Brewster (che pensa di essere Teddy Roosevelt) nel film ?Arsenico e vecchi merletti?. Hovendal non ha molta fortuna come personaggio: dopo la sua apparizione all'inizio de "Gli sciacalli del Kansas", infatti, non lo rivedremo più. Forse GLB era partito con l'idea di farne uno di quei classici dirigenti rigidi e ligi ai regolamenti con cui Tex avrebbe dovuto scontrarsi di tanto in tanto (stile Capitano Vance di "Nick Raider", per intenderci , ma poi la sua fantasia si è sbrigliata in altre direzioni. Risentiremo ancora parlare di lui, però, a distanza di parecchi anni, quando si sarà ormai ritirato a vita privata e chieder? a Tex di catturare gli assassini di suo nipote, ucciso all'inizio dell'avventura "L'aquila e la folgore". 9) La misteriosa setta dell'Ippocampo ha uno scopo: riportare i territori che furono perduti dal Messico con la guerra del 1846/1848 sotto la sovranit? messicana. Si tratta di un tema che non è nuovo nella saga di Tex. Già El Diablo diceva di agire per questo scopo (ma, a quanto pare, mentiva) ed il tentativo di riprendere i territori perduti è al centro degli eventi di ?Fuorilegge?. 10) Kit Willer dimostra cosa vuol dire aver studiato quando, unico tra i pards, dimostra di riconoscere il simbolo dell'ippocampo. 11) A dirigere la Setta (che ha i suoi rituali e parole d'ordine degne della Carboneria) c'è la bella ma spietata Dona Manuela Guzman, che non esita a far frustare e dare in pasto ai coccodrilli che tiene nella piscina della sua hacienda, coloro che falliscono il loro compito. 12) Dona Manuela sarebbe ispirata fisicamente nientemeno che a Tea Bertasi Bonelli, ex moglie di G. L. e madre di Sergio e direttrice della Casa Editrice. A vedere le sue foto, la somiglianza c'è tutta. Si spera che il suo modo di trattare i dipendenti e collaboratori fosse più gentile di quello di Dona Manuela. 13) Non è la prima volta che Galep prende spunto da qualcuno della Casa Editrice per le fattezze di un personaggio. Narra la leggenda (e mi ero dimenticato di segnalarlo a suo tempo pianto_) che Florecita, la figlia di El Diablo, fosse modellata sulle fattezze di Liliana Gentini (meglio nota come la signora Liliana) segretaria della signora Tea e poi di Sergio (e lo è tuttora). 14) Come spesso capitava all'epoca qui si respira aria da feuilleton, con intrighi colpi di scena a ripetizione, attentati, cambi di bandiera, alleanze impreviste e quant?altro. Una delle mie sequenze preferite di questa storia è la battaglia nell'hacienda di Dona Manuela con Tex e Kit costretti a forgiare un'alleanza con due ex accoliti di Dona Manuela, che lei aveva fatto imprigionare con Kit in attesa di farli uccidere per aver fallito un attentato contro i pards. 15) Kit Willer qui si dimostra degno figlio di suo padre, riuscendo tutto da solo a fuggire dalla prigione riunendosi al padre per la battaglia finale. 16) Dona Manuela fugge, ma Tex ed i suoi la inseguono implacabili e riescono anche rocambolescamente a sopravvivere ad un altro tentativo di ucciderli, per poi raggiungerla in un teso scontro nel deserto con la banda del Desperado El Lobo a cui si è unita. 17) La bella Manuela sarà anche crudele e spietata, ma è una sincera idealista e si considera una patriota (messicana, ovviamente, anche se tecnicamente è cittadina americana). El lobo, invece è solo un volgare bandito e spezza ben presto le sue illusioni. Qui Manuela dimostra che tipo è chiedendo inutilmente a El Lobo di risparmiare i suoi uomini. Il bandito non h pietà n° esitazioni. Quanto a lei, i piani di El Lobo sono chiari: intende portarla nella sua capanna sulla Sierra Blanca dove, così dice, le farà perdere quella sua aria di gran dama. E non ci vuole molto a capire come. Mal gliene incoglie, perchè prima di realizzare i suoi piani, morir? lui stesso, ma non prima di averla ferita a morte. 18) La fine tragica di Dona Manuela, epilogo anche questo tipico del feuilleton ed ancor più dello stile di G. L. Bonelli, le guadagner? il rispetto e la pietà di Tex e dei suoi pards. 19) Dona Manuela diceva la verità quando affermava di avere l'appoggio del Governo Messicano? Non c'è motivo di dubitarne, Ma resta da chiedersi cosa e avrebbe pensato Montales se fosse stato interpellato (e dubito che lo sia stato. 20) In punto di morte Dona Manuela si lascia andare a funeste profezie che porteranno ad una delle più macroscopiche incongruenze di tutta la saga texiana, ma questa è materia per un altro giorno. :malediz... 21) Come sempre, le matite sono di Aurelio Galleppini. Le chine invece sono di Pietro Gamba e Lino Ieva, il quale ha realizzato anche le matite delle pagine conclusive quest?episodio (ovvero le prime 11 pagine dell'albo a striscia ?Gli sciacalli del Kansasè) con chine di Galep stesso. E con questo ho concluso.
    1 point
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.