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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. Non puoi saperlo. L'imprinting lo subisci, non lo governi Forse l'età anagrafica, ma in termini di numero di storie?
  2. Anche se in alcune storie ci sono scelte "tamarre", io credo che queste non si estendano automaticamente al giudizio su tutta la storia. Alcune sequenze poco felici possono essere prese per quelle che sono, senza per questo buttare tutto il resto. Certo, dipende anche dal peso specifico di quella scena nella storia, ma Ruju a mio parere non merita mai una "non lettura". Non è "sbobba", è un autore che, sia pure senza estri particolari ma con solido mestiere, sta traghettando Tex in una fase complicata. Come ho detto sopra, scrivere qualcosa di nuovo su Tex oggi deve essere complicatissimo. Tra l'altro, c'è già un autore che cerca di farlo, e io credo che, implicitamente o esplicitamente, si chieda a Ruju di restare nei consueti binari, così da consentire a Boselli di esplorare le residue potenzialità narrative che il nostro fumetto può avere (storie non western, come quella del Maestro, de La Tigre nera, o storie western che affondano nel passato remoto all'insegna dei ritorni dei personaggi glbonellianj). Poi magari non sarà nemmeno così, non c'è alcuna richiesta esplicita o implicita, è Ruju che non strafa, che non vuole o non sa o per l'appunto non può farlo: non lo sappiamo. Quello che so è che spesso porta a casa il risultato. Senza tradire Tex, ragazzi, non scherziamo su questo. Non bastano il finto stallo di questa storia o il fatto che Tex a volte non spari per primo per portare l'autore sardo sul banco degli imputati per lesa texianita'. Né basterebbe il tanto vituperato, per dirla con lessico diableriano, "colpetto di scenetta", a volte tamarro e a volte no, talvolta riuscito e talvolta meno. GLB era fulmicotone. Nolitta l'autore editore che non riusciva a mettersi al servizio del personaggio. Nizzi, quello degli inizi, era puro divertimento. Boselli è stato il momento della maturità, della sublimazione, con le sue storie solenni ed epiche, col suo registro più alto, con i suoi personaggi problematici e a più dimensioni. Cosa è Ruju? Ruju è la roccia levigata su cui si regge oggi il vetusto castello, le fondamenta nude, la solida pietra forse non così spettacolare a vedersi ma che regge botta, in questo periodo di decadenza mondiale che coinvolge politici, società civile, autori e lettori. Lettori, sì. Perché noi non siamo altro rispetto a queste letture e alle tante storture - o presunte tali - che denunciamo su questi topic. Siamo diventati forse più esigenti, più attenti, più puntigliosi. Meno tolleranti. Non perdoniamo nulla agli autori di oggi, e forse non ci rendiamo conto che parte della nostra insoddisfazione, delle nostre frustrazioni, non vengono (solo) dal fumetto in sé, ma dal nostro modo di essere oggi lettori, e dalle nostre percezioni, che invecchiano con noi.
  3. Io penso che Boselli, per ruolo e per personalità (si pensi a quello che fece con Il Passato di Carson, la sua prima storia in cui introdusse addirittura la paternità di Kit: genio e sregolatezza ), si senta di osare di più. Poi magari è anche solo questione di estro, non possiamo escluderlo. Le ultime sue avventure sono state spesso più avventurose che western, alcune hanno colto nel segno e altre meno. Ruju ci ha portato negli ultimi mesi a respirare invece nuovamente atmosfere più prettamente "western", e quando dico che lo ha fatto con mestiere non sto facendo una critica, ma sto rimarcandone l'elevata dose di professionismo che gli consente di portare a casa il risultato anche con storie teoricamente più semplici o meno sfidanti rispetto alle trame che imbastisce Borden. Peraltro, questa storia ambientata nel Bayou è tutt'altro che semplice, visti i diversi personaggi, l'ambientazione, ecc. Cosa c'è di debole in questa storia? Forse solo la grossolanità di El Lobo. Questo è l'aspetto meno digeribile di una trama per altri versi riuscita: una caratterizzazione esagerata che fa il pari con certe uscite ramboidi di Tex che fanno urlare - legittimamente - alla tamarragine un critico spesso a mio parere troppo duro come Diablero. Anche qui certe uscite del Lobo sono francamente tamarre, e questo è l'aspetto meno gradevole, a mio parere, della vicenda. Che poi questo non è nemmeno un errore tecnico, che noi lettori non sapremmo riconoscere e comunque non avremmo titolo per riconoscerlo o per salire sul pulpito a giudicare. È invece una caratterizzazione così voluta dall'autore, che tuttavia - in questa come in altre circostanze - fa spesso scelte così "cariche" (a volte anche per quanto riguarda Tex, con scene inaccettabili in cui il nostro o è un pazzo suicida o ha "solo" la consapevolezza di non poter morire, divenendo così una marionetta di carta e non un personaggio verosimile), da risultare a tratti improbabile e forzato. Se tentasse di limare questi aspetti io lo apprezzerei ancora di più. Sì. E ho letto recensioni lusinghiere anche per I Due sceriffi, che ancora non ho letto (ho un po' di arretrato e sto cercando di mettermi al pari, piano piano...)
  4. Tempesta su Galveston ha dei difetti di sceneggiatura soprattutto nelle "apparizioni" miracolose dei nostri. Ma resta una bella lettura, con tanti personaggi accattivanti, dal Colonnello Woodlord ai Cajun, da Lady Hood allo sceriffo. Insomma, anche se non perfetta - e anzi a tratti fastidiosa per questi interventi semidivini - è comunque una sceneggiatura efficace.
  5. Non saprei dirlo, Diablo... Questa è una storia più semplice, ma molto western nelle tematiche: raccolti perduti, banditi, coloni in difficoltà. Quella pure è western, più articolata ma anche più forzata, con un personaggio sopra le righe, traumatizzato, e in questo senso meno naturale e più improbabile. Entrambe mi hanno soddisfatto, forse questa la potrei apprezzare un filino di più.
  6. Anche per me La leggenda della vecchia missione è meglio de Il Disertore. La congiura, essendo una delle mie storie preferite, la preferisco alla prima apparizione di Capitan Barbanera. Qui nel forum, riguardo a queste due storie, si disse - e mi pare che tale parere fosse avallato anche da Borden - che Nizzi avesse tradito il personaggio del capitano, che non era così tanto filibustiere né così tanto macchiettistico nella versione glbonelliana rispetto poi all'imitazione non riuscita fattane da Nizzi. Tuttavia, per me la Congiura è irresistibile, anche nei suoi aspetti umoristici, e la supposta deriva del Capitano per me è una solo leggermente differente rappresentazione, posta al servizio di una delle storie più riuscite della saga, tanto è ricca in termini di situazioni, ambienti, dialoghi. Il carnicero dovrei rileggerlo in entrambe le versioni per darne un giudizio.
  7. A me è piaciuta anche questa. La famiglia di coloni rovinata dalla cattiva stagione, la donna bandito spietata, un buon Carson nonostante la sfortuna. In una storia di un solo albo di solito non si riesce a fare di più, bravo Ruju che porta a casa il risultato con il solito solido mestiere
  8. Concordo che Lobo sia debole e che potesse essere caratterizzato meglio. In compenso, la moglie ha carisma per entrambi. In generale, non credo che la storia sia esente da difetti, tra i quali la debolezza del Lobo. Credo però che non possa nemmeno definirsi "storiaccia" perché, pur migliorabile, propone comunque una vicenda avvincente e sostenuta da un ritmo sostenuto, con personaggi la cui unica pecca è che sono un po' tagliati con l'accetta ma che non per questo non assolvono in maniera degna alla funzione di antagonisti che funzionano.
  9. Come La Tempesta di Galveston, trovo che anche questa storia sia ben riuscita. Il primo albo è molto bello, pieno d'azione, con tanti teatri e personaggi diversi: il nuovo Woodlord, una versione forse anche più sadica e malata del primo, che incarna lo spirito schiavista impenitente post guerra civile e la più classica espressione della vendetta; Tex e Carson, che reincontrano i vecchi amici della prima avventura narrata nel Texone nella sempre evocativa località portuale di Galveston; El Lobo e la sua carismatica moglie, quest'ultima persa e ritrovata tra le mefitiche e spettacolari paludi del Bayou. E che rappresentano rispettivamente i cattivi, i buoni e i "grigi" di una storia molto movimentata e che proprio nella presenza dei grigi di cui sopra ha uno dei suoi punti di forza. Come La Tempesta di Galveston, trovo che anche questa storia sia ben riuscita. Il primo albo è molto bello, pieno d'azione, con tanti teatri e personaggi diversi: il nuovo Woodlord, una versione forse anche più sadica e malata del primo, che incarna lo spirito schiavista impenitente post guerra civile e la più classica espressione della vendetta; Tex e Carson, che reincontrano i vecchi amici della prima avventura narrata nel Texone nella sempre evocativa località portuale di Galveston; El Lobo e la sua carismatica moglie, quest'ultima persa e ritrovata tra le mefitiche e spettacolari paludi del Bayou. E che rappresentano rispettivamente i cattivi, i buoni e i "grigi" di una storia molto movimentata e che proprio nella presenza dei grigi di cui sopra ha uno dei suoi punti di forza. Proprio sulla caratterizzazione di questi, o su alcune situazioni che li riguardano, ho letto in questo topic le critiche più importanti a questa storia. Il duello con El Lobo, ad esempio, secondo Ymalpas farebbe apparire Tex addirittura "wokista" e sarebbe comunque un tradimento del personaggio, tanto da rendere questa una "storiaccia". Io francamente ci vedo un Tex che batte il suo avversario, e che solo dopo averlo battuto gli lascia estrarre la pistola perché non può sparargli: ha appena salvato la sua famiglia e compreso che anche El Lobo è una vittima della situazione. Si crea lo stallo di cui parla il sassaroli, che non è una situazione anti-texiana. E' semplicemente qualcosa che può accadere anche a Tex e che il nostro avrebbe comunque risolto da par suo: non dice infatti da nessuna parte che è pronto a morire, anzi dice che non intende farlo, confermando che per lui la situazione è sotto controllo e che non siamo nella situazione suicida di cui parla Poe. Tex ha anche capito che con quello non ci si può ragionare, e che la de-escalation fallirà, da qui la necessità di "accettare" il duello (che probabilmente si concluderà con una pallottola nella mano o sul calcio dell'arma di El Lobo). Più convincente quanto dice frank-one sull'inutilità del duello, ma anche qui l'autore decide di aggiungere azione (perché parlare di suspence in Tex sarebbe troppo) basandosi su una caratterizzazione di El Lobo come personaggio impetuoso, ramboide, non troppo intelligente. Ma è una caratterizzazione, per l'appunto. Se tutti i personaggi fossero razionali e si muovessero in modo ponderato, non avremmo probabilmente alcuna scena "forzata" e "inutile" ma avremmo forse ben poche scelte narrative per i nostri bistrattati autori. I tempi sbagliati di cui parla Poe: in realtà la moglie di El Lobo probabilmente gira in tondo, perché a un certo punto dice chiaramente di essersi persa: è stravolta, in un ambiente che non è il suo, con un bambino da salvare. Anche se è una squaw, che dovrebbe avere senso dell'orientamento, può anche starci che alla fine non sia riuscita ad allontanarsi troppo dal luogo della sua prigionia. Forzato invece è che Tex arrivi a cavallo bello lindo, ma il nostro ci ha abituato a ben altre forzature: quindi, registro anche questa e la faccio filare. Poi, intendiamoci: come sempre, le vostre critiche non sono affatto prive di fondamento, però non mi paiono giustificare la definizione di "sbobba" che ne dà Ymalpas francamente. Prendiamo atto che il nostro fumetto è molto anziano, che c'è penuria di sceneggiatori e che la casa editrice ha deciso di spolparlo (e spolparci) fino all'osso. In tempi come questi, una storia con le qualità di quest'ultima è grasso che cola. Un'ultima annotazione riguarda il post di Black Jim sulla violenza: pur avendo apprezzato il commento nella sua sincerità, io sono in totale disaccordo. L'omicidio di El Lobo verso il Cajun è perfettamente in linea con il personaggio: un esaltato poco intelligente e furioso, che si vendica con uno degli aguzzini o presunti aguzzini della moglie. Siamo in un contesto di rabbia estrema provata dal personaggio che, trovandosi di fronte uno dei rapitori della moglie (o che lui crede tali) non ci pensa due volte ad ammazzarlo come un cane. Soprattutto, però, mi è piaciuta la scena di Clementine, del tutto gratuita nell'economia della storia e per questo scientemente volta a caratterizzare ulteriormente Woodlord figlio: un sadico assassino, la cui perversione si innesta nei meccanismi psicologici che lo muovono a dar vita a tutta questa storia, che affondano in un sentimento di vendetta sostanzialmente rozzo ed elementare. Concludo dicendo che a mio parere i personaggi di questa storia sono tutti, con l'eccezione della squaw, rozzi ed elementari. Ma non lo è la storia in sè. Che non è una storia con Tex e non di Tex, come vorrebbe Ymalpas. E' una storia corale in cui Tex si muove da par suo. E anche in questo caso vale il discorso dei quasi 80 anni e del grasso che cola. Discontinui i disegni di Rotundo? Forse. Ma a me sono piaciuti tantissimo, sporchi e cattivi. Ottimi per l'ambientazione e per la resa dei personaggi. Avercene! Scusate, ho fatto un mezzo casino col post di sopra e l'inizio si ripete. Non riesco più a modificarlo...
  10. A me la storia è piaciuta. Rick ha "scritto nel sangue" il suo essere assassino, ma Tex, grande giudice di uomini, gli assicura che non è marcio come il padre. Ed è vero. Rick non fa scoprire la ragazza al padre perche vuole salvarla. Non pensa alle conseguenze (nefaste per sé e per suo padre), cerca solo di evitare un'altra vittima. Nel finale, il ragazzo si rammarica di non essere stato abbastanza in gamba per salvare il genitore, rendendo chiaro che forse avrebbe ucciso anche Tex, pur di preservare il suo vecchio. Non marcio quanto il padre, quindi, né abbastanza in gamba. Non si autoassolve, Rick, roso tra il rimpianto per non essere stato all'altezza del padre (non riuscendo a salvargli la vita) e il rimorso per esserlo stato (divenendo comunque un assassino). Era scritto nel suo sangue, insomma, che la sua vita, che il suo desiderio di vendetta, non potessero finire bene. Perché già il seme era marcio. E aveva avvelenato anche la vita di sua madre. Una storia breve ma con belle trovate e un bel ritmo, ben narrata e ben disegnata.
  11. Un primo albo davvero buono viene sprecato da una conclusione senza senso. Di solito il nostro la risolve con la Colt, stavolta però trova una testimone disposta magicamente a parlare con lui dopo aver taciuto per anni e quindi la storia si incanala verso una conclusione giudiziaria. Peccato però che Tex non creda fino in fondo alla soluzione da lui stesso prospettata e decida arbitrariamente che nel processo sia sufficiente la pubblica accusa. Bara apertamente, insomma, e se non è la prima volta che Tex bara (a fin di bene), penso sia comunque la prima volta che si macchi di rapimento di un uomo che doveva solo svolgere il proprio lavoro. Abbastanza grottesco poi che un altro legale si proponga per patrocinare la causa dell'imputato e che quest'ultimo lo ricusi platealmente: scene buttate lì un po' a caso, che magari avranno divertito Nizzi mentre scriveva ma che non arrivano ai lettori, che restano casomai sconcertati da tali soluzioni narrative. Sono stato un lettore di Nizzi e sono cresciuto col suo Tex. Sue, più che di GLB, sono le battute che mi sono rimaste nella testa, forse perché le ho lette in quella fase di entusiasmo assoluto dato dalla generosità delle emozioni della giovanissima età. Rileggendo quelle storie, forse oggi che sono più smagato ne colgo qualche difetto, ma poi ne resto soddisfatto come allora, e continuo a ritenere che, in una determinata fase della sua vita, Nizzi sia stato un eccellente scrittore di Tex. Dialoghi, comprimari, azione i suoi punti di forza, e soprattutto tanta tanta ironia. In quest'ultima sua fatica, sembrava aver recuperato lo smalto dei tempi andati, con le prime 110 pagine magari non memorabili ma comunque assolutamente gradevoli e con i giri giusti. Poi, la storia purtroppo svacca nel demenziale, e concordo anch'io che sarebbe stato opportuno un intervento redazionale ben più pesante di quello che poi ha portato al taglio delle sedici pagine. Peccato perché il tracollo della trama inficia tutta la storia nella sua interezza, coinvolgendo così disegni che io ho molto apprezzato, e che di per sé avrebbero meritato quelle riletture che sempre un vecchio lettore texiano riserva agli albi che ha apprezzato.
  12. È sicuramente semplicistica ma forse in questo senso si potrebbe dire che il soggetto avrebbe meritato una sede diversa da quella dello Speciale Tex Willer. Avendolo inserito qui, hai di fatto rinunciato a quell'approfondimento che magari non sarebbe stato male, e che si poteva dispiegare meglio su un texone o sulla regolare. Io, come già detto, la ritengo comunque una buona storia, una variante del plot del reduce tutto sommato credibile, senza ambizioni da parte dell'autore di proporre una storia antibellica (il Rod di GLB è lontanissimo a mio parere dalle intenzioni di Ruju) ma solo quelle di scrivere una storia d'azione che potesse appassionare. Il personaggio di Stand Watie è anch'egli per me un valore aggiunto, non certo uno spreco, essendo perfettamente funzionale allo scopo.
  13. Storia senz'altro buona anche per me, grazie anche alla bella figura del personaggio, realmente esistito, di Stand Watie. Mi è piaciuta molto la scena in cui lui si trova nuovamente a vivere l'avventura e a ricordare i giorni dell'adrenalina passata, quando da generale combatteva la guerra civile americana. Perché anche tempi bui come quelli di una guerra, che falciano vite, possono al contrario riempire altre vite e dare un senso ai giorni, per quanto distorto. Efficaci i puliti disegni di Zaghi, mi sono proprio piaciuti.
  14. Pienamente d'accordo. La sequenza iniziale è poesia, ma in generale tutte le scene in cui è presente il vecchio cercatore di piste sono bellissime. Penso a quando attende, vicino al fuoco, Tex e Carson sapendo che sono loro che avanzano nel buio, penso all'incontro con Shaman, salvifico per Linder e Tuwa. Penso alla scena finale. D'accordo anche qui. La scena di Cuero che chiede consiglio alla testa mozzata di Cascabel è eccezionale. Ed è straordinario il tasso di violenza con cui i suoi stessi uomini lo crivellano di colpi come a una bestia impazzita. Una scena cruda, realistica, da western cupo e senza fronzoli. Come tutta la storia, d'altronde.
  15. Mi rendo conto, però, che in ogni caso un - 1 sarebbe offensivo. Condor ha commentato, con il consueto trasporto, una storia che gli è piaciuta, approfondendo da par suo situazioni e personaggi. In questi casi, qualsiasi - 1 sarebbe antipatico. Che vorrebbe dire? Non mi piace che la storia ti sia piaciuta? Non mi piace la storia in sé? Non sono d'accordo con te sul fatto che sia una buona storia? Quest'ultima posizione a mio parere andrebbe argomentata, anche perché nel modo in cui funziona oggi il giudizio di quella faccina sembra un giudizio contro il post. Sembra dire: ma che ti sei fumato? Questa è l'espressione che ha quell' emoticon. Non ha senso. Un'alternativa potrebbe essere di vincolare l'utilizzo di certe faccine alla redazione di un post. Vuoi usare la faccina? Ok,ma scrivi, palesemente e senza nasconderti dietro l'anonimato, per quale ragione la stai utilizzando. Scrivi perché mi stai dando del fumato. Anche questa, scrive Condor sopra, è l'ennesima spia del declino del forum. Ha ragione. Dietro l'anonimato oggi si può sbeffeggiare qualunque post - anche ottimamente costruito come quello dell'amico Condor - con una faccia confusa (che sembra dire: ma che c...hai scritto?) o piangente (ma non per esprimere tristezza: sta dicendo che fai piangere per quello che scrivi). E non è questione di essere permalosi. È solo che ci si pone una domanda: ma faccio bene a condividere qui ancora le mie sensazioni su una storia? Se in un forum di appassionati, tra i quali dovrebbe esserci credo la cordialità tra buoni amici che discutono su una comune passione, se non appena provo a parlare mi si dice: ma che vai dicendo? Mi fai piangere... che senso ha continuare a scriverci? Se non so nemmeno chi mi sta criticando e perché? Anche questo è declino, ha ragione Condor. In un altro post in questo stesso topic, ho letto che molti si lamentano di Diablero. Certo, esaspera i toni, e a volte ho la sensazione che non possa fare a meno di avere l'ultima parola. In un paio di circostanze, io stesso ho soprasseduto facendo cadere la discussione di fronte a un approccio talebano e irriducibile, che non avrebbe portato a nulla. Mi pare Travaglio, che non coltiva mai il dubbio ma ha certezze su tutto . Ma almeno Diablero ci mette la faccia. Non si nasconde dietro una faccina, e se lo fa poi interviene subito con un commento esplicativo. Magari talebano, ma palese. E palesemente ti dice: ma che c... dici? E qui sbaglia per me, perché l'ho detto a iosa che il suo stile urticante è respingente, ma questo comunque accade tra persone che parlano e si infervorano e si mandano pure a quel paese. Non come persone che lanciano una pietra e nascondono una mano.
  16. D'accordo con te. La faccina è irrispettosa ed è l'antitesi di ciò che dovrebbe essere un forum di discussione. Un post articolato come il tuo, come sempre scritto con accuratezza e passione, non può essere liquidato con una faccina squinternata che non si capisce bene cosa voglia esprimere, visto peraltro che il tuo post è chiaro (e a mio parere anche condivisibile). Andrebbe eliminata questa possibilità di liquidare in tal modo i post di un utente. Spero che i moderatori ci pensino su.
  17. CONTIENE SPOILER CONTIENE SPOILER CONTIENE SPOILER Un mondo fatto di piste, che si incrociano e si sovrappongono nelle praterie e nel deserto. Piste di violenza, piste di sogni invecchiati senza realizzarsi, piste tracciate dal dovere di portare giustizia. In questo universo di polvere e sentieri, si erge, monolitico e minuto, il signore delle piste, cercatore inesorabile. Il vecchio Silent Foot. Con la sua andatura ieratica, percorre sentieri invisibili, tra bianchi e messicani che si trucidano reciprocamente, un giovane cherokee che insegue la sua vendetta massacrando coloni, una vecchia storia di guerriglieri sanguinari. Decine di uomini, che si muovono nel teatro desolato di un Sud-Ovest dimenticato da Dio, che come tanti raggi di una ruota convergono verso il mozzo, un mozzo fatto di quel metallo giallo che ottenebra le menti. Avidità è il titolo non a caso, perché questa è il motore. Non risparmia nessuno, non i banditi, messicani o americani che siano. Non il vecchio cercatore né il suo giovane compagno: la scena nel retro del saloon di Nothing ne è l'emblema: due vecchi amici, una donna in là con gli anni, un giovane ingenuo, trasformano quei pochi metri quadri in un ring dissennato. Anche Shaman è avido, a suo modo; non mira all'oro, ma alle vite umane. Una forma di avidità perversa, irrazionale e altrettanto distruttiva. Ha comunque un suo personale codice, come dimostra il fatto che non uccide Silent Foot. A proposito di quest'ultimo, mai come stavolta sembra un essere soprannaturale. Sembra muovere magicamente le fila di tutto. Quasi che non fosse un uomo, ma uno spirito guida. Ed è significativo che sia proprio lui a salvare i nostri, e che l'occhio semiaperto di un Tex in fase di risveglio veda come prima cosa il sorriso sornione di questo suo strano amico, il cui destino è quello di errare nella prateria. Come è evidente dal commento, ho trovato la storia molto bella. Tanti personaggi orchestrati magistralmente, siano essi bastardi assoluti come Felten e Cascabel o antagonisti problematici come gli altri. Una storia errante, come Silent Foot, una storia di ricerca. Dell'oro. Di una vendetta. Di un uomo. Dei graal che ciascuno insegue nella vita, con alcuni destinati a essere raggiunti, e altri che resteranno sepolti sotto qualche buon metro di roccia, con le illusioni di chi li ha inseguiti.
  18. Splendida recensione, come al solito!
  19. Dovrei rileggerla a questo punto, ma mi sembra di ricordare che, oltre alla componente d'avventura, mi colpi' proprio la cura con cui furono tratteggiati i pionieri, le fragilità e le illusioni che accompagnano un uomo o una donna che intraprendono un simile viaggio. Lo rileggerò comunque
  20. Ricordo nitidamente che la storia la prima volta non mi colpi' tantissimo, anche se a rileggere il mio post dell'epoca non sembrerebbe. Conoscendomi e sapendo leggere tra le mie righe :D, credo di poter individuare la mia parziale freddezza nel confronto che feci tra questa di Boselli e quella di Manfredi Verso l'Oregon, che trovai più intima e lirica. Quasi a dire che questa di Borden è bella, ma non raggiunge quella. Poi però rileggendola anni dopo mi sorpresi davanti alla bellezza di questa storia, alla sua coralità, al dramma potente di cui anche tu parli. Forse per questa ragione la riterrei comunque epica, nella sua crudezza, nell' asciuttezza del racconto, nel registro con cui l'autore narra vicende drammatiche facendolo però quasi con piglio "naturalista", termine che magari a Borden farà venire l'orticaria...
  21. Dopo le ultime prove opache di Nizzi, sono anch'io sorpreso come Carlo: non mi aspettavo una storia con questo dinamismo, questa verve, questi bei dialoghi frizzanti (che come ricorda il sassaroli sono sempre stati un punto di forza dell'autore modenese e quindi tenderei anch'io a escludere che possano esserci stati interventi redazionali). Questo bel Tex, insomma, calato come di consueto in un nido di vespe dal quale ne uscirà come al solito senza un graffio, in una storia su allevatori prepotenti e coloni vittime, vecchia quanto il mondo e ben poco originale. Ma narrata bene, con i tempi giusti, col giusto piglio. Certo, non mancano le solite scelte narrative, l'origliata decisiva (stavolta l'origlione è lo stesso Tex), ma al netto di qualche "specialità della casa" (che si traduce in scorciatoie narrative improbabili e poco convincenti), la storia va avanti che è un vero piacere, anche grazie ai davvero belli ed efficaci disegni di un Volante in grande spolvero. Insomma, tra quella di Ruju del mese scorso e questa di Nizzi qua (da giudicare ovviamente in toto il mese prossimo), forse perché siamo tornati nei vecchi, soporiferi, stra-abusati, territori del Vecchio West, posso dire di essermi fatto delle appaganti cavalcate su terreni sì noti, ma rinfrancanti.
  22. Una "storiella da romanzetto per comari", la definisce Carson, quasi una sorta di autoaccusa di Ruju che parla per bocca del Vecchio Cammello. E invece la liason fedifraga è l'innesco di una storia appassionante e a più livelli: c'è il cattivo, Hanger, che in combutta con il comanchero Mendez "cherche la femme", c'è la lotta intestina tra il ribelle Nakash e il saggio capo piute Tateh, c'è la bella Vivien e la sua fuga per amore, c'è il confronto tra le due donne coprotagoniste, vale a dire la stessa Vivien e la piute Kaya, con la seconda che in una bella scena dà uno schiaffo alla prima, nel drammatico momento in cui diventa chiaro il pericolo che corre l'intera tribù a causa dell'accoglienza riservata a Vivien e alla figlia. C'è, insomma, una storia western movimentata, coinvolgente, appassionante. Solida, senza troppi fronzoli, scritta bene e resa altrettanto bene dai pennelli sempre più sgangherati ma magicamente sempre attraenti del maestro Font.
  23. È un bel pensiero, invece, e credo che l'abbia apprezzato. Anche a me è apparsa la notifica di facebook, ed è stato un piccolo tuffo al cuore. Avrebbe avuto solo 77 anni, e chissà per quanto ancora avrebbe potuto scrivere... Un vero peccato. Se può sentire l'affetto che gli si tributa qui dal mondo dei vivi, spero che gli arrivi nitido e forte.
  24. Grazie Il Biondo. In realtà io adoro il genere vampirico, e dello stesso Dampyr alcune storie mi sono anche piaciute. Ma non sono mai riuscito a legarmici da un lato per la continuity molto serrata, e poi perché sono legato alla figura del vampiro come non morto, mentre qui ci sono i Maestri della Notte che mi pare che provengano da un'altra dimensione, non sono non morti nel senso letterale del termine. Inoltre, amo i vampiri calati nel settecento/ottocento, come Dracula, Louis e Lestat della Rice, Carmilla di Le Fanu. Vederli nel XXI secolo - non so spiegare perché, è una fisima mia - non mi appassiona. Non l'ho fatto, visto che ti rivolgi a me definendomi "qualcuno". Ho solo detto che mi è piaciuta molto, e che ne sono felice. Significa "gridare al miracolo", simpaticone?
  25. Nel Texone secondo me non era stato così forte, anche se pure quello era stato un gran bel lavoro. Su Dampyr non l'ho mai visto, ne ho letti pochi. Grazie! Non ricordavo che avesse sceneggiato delle storie. Forse non l'ho mai saputo. Se Dutch inizia a sfruttare il filone, può prorogare la concessione. E addio argento. Per questo Larkin vuole impedirgli di agire. È una variante dello schema dell'"ipoteca che scade tra un po' e devo fare di tutto per non consentire al mio debitore di saldarla", già vista molte altre volte, l'ultima delle quali proprio nel maxi in edicola. Larkin fugge perché l'attesa lo sta logorando, ed è già logorato di suo. Fergus non è un gran cattivo, è solo un balordo che ormai si infischia dei suoi vecchi alleati. Sì, anche stavolta inserisce il messaggio sociale, e un finale col sorriso. Anche questa è una bella coincidenza. Sono pochi soldati, proni al volere del loro comandante, in un distaccamento semiabbandonato che ricorda tanto la fortezza Bastiani. E quei banditi sono più dei perdigiorno che dei veri banditi. Io li ho visti più come balordi di mezza tacca, non del tutto fuori posto nel frequentare un forte di frontiera abbandonato a sé stesso e a un colonnello mezzo pazzo e ormai fuori dalle gerarchie che contano. Ma il malloppo potrebbe consistere anche nei proventi dei canoni. Poiché Fergus in teoria si sente parte del gioco, come nel gioco sporco sta pure il notaio, ecco che si sente legittimato a prendere il denaro per sé, anche se non gli spetta per nulla. Essendo un balordo, non ha bisogno di legalità per reclamare un "malloppo". A me è piaciuta, anche se concordo che non sia troppo profonda. Decisamente
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