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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. È da un po' di tempo a questa parte che leggo Tex con una certa stanchezza. Spesso mi è capitato, nel corso della mia vita da lettore texiano, magari distratto da romanzi o saggi storici o semplicemente da ritmi lavorativi troppo impegnativi. Poi però succedeva sempre che vivessi dei ritorni di fiamma, durante i quali leggevo Tex con rinnovato piacere, ed anzi non volevo che leggere Tex: l'ultima volta mi è capitato con la rilettura boselliana di tutto il quinto centinaio, una cavalcata appagante ed entusiasmante. Sono passati però alcuni mesi, e fatta eccezione per Texwiller, non apro in questa fase un albo di Tex con la trepidazione o più prosaicamente la fiducia che avevo in passato. Quanto dipende da me, e quanto dalle performance texiane della regolare? Non saprei dirlo, ma posso senz'altro dire di non essere troppo entusiasta del Boselli di questo scorcio di ottavo centinaio. Satania a me, a differenza di Ymalpas, non è piaciuta affatto, e nemmeno le farraginose Netdahe e Montoya. Ruju, nel quale riponevo molte speranze, mi ha sorpreso più sui suoi Maxi in accoppiata con Cossu che sulla regolare, dove l'ho trovato sempre con il freno a mano un po' tirato, come se non volesse o potesse fare di più. E così, di questa trentina di numeri mi restano nella memoria solo le storie di Rauch (molto bella a mio parere i suoi Forzati di Dryfork, sicuramente la più bella dei "settecento"), la prima di Manfredi sulla regina dei vampiri, atipica ma di atmosfera, e quella di Nizzi sulla rupe del Diavolo, una storia senza ambizioni e pure un po' sballata in alcune scelte narrative ma alla fine divertente. Se penso che nel mio podio c'è la storia di Nizzi, che non lo meriterebbe assolutamente, non posso non chiedermi che lettore io stia diventando, o che cosa stia mancando a Tex per provocarmi questa "indolenza da lettore". Indolenza che non provo invece per Texwiller, fresca e soddisfacente collana che mi porta a pensare che non sono io che mi sto allontanando dal media fumetto, ma che sto vivendo un momento di stanca col caro, vecchio Tex.
  2. SPOILER SPOILER SPOILER Devo ammettere che nel secondo albo il soggetto mi ha sorpreso un po'. Dalla situazione di "atmosfera" del primo albo si è passati al "solito" complotto tra affaristi senza scrupoli e militari gallonati intenti a scatenare una guerra indiana finalizzata all'intervento dell'esercito e mirante in ultimo ad impadronirsi delle terre utes. Una virata che non mi sarei aspettato ma che tutto sommato, al di là di una certa sorpresa per una trama che si incanalava su binari fin troppo noti, non pregiudica la riuscita di una storia che si mantiene pimpante fino alla fine. Certo, la sceneggiatura mostra qualche forzatura, dalla preveggenza di Tex sulle future azioni di Colter (un "assist" dello sceneggiatore che un po' fa storcere il naso) al fatto che Colter abbia scoperto l'identità del Siats: a meno che mi sia sfuggito qualcosa, come ha fatto Colter a capire che il mostro era il figlio del Comandante? Solo per via della somiglianza? Boh, non ho capito questo passaggio. Poi, nella sequenza finale, c'è la scena del confronto tra Carson e il maggiore Conroy che mi ha molto divertito: qui Carson fa la parte di Tex, e come il soggetto di questa storia è abbastanza prossimo a quello della storia Il Presagio, così questa scena riprende la situazione analoga vissuta nella storia nizzi-civitelliana, con un'inversione di ruoli un po' al limite: lì Carson si manteneva freddo con Tex che perdeva le staffe, qui invece è lui a minacciare avventatamente il comandante militare: non so quanto questa scena rispetti le tradizionali caratteristiche dei personaggi, ma resta il fatto che io mi sono fatto una bella risata. Una Menzione particolare, infine, per il padre adottivo del Siats: di fronte alle mostruosità del "figlio", resta inerte. Si rende conto della follia del ragazzo, e capisce che l'unico modo per fermarlo è ucciderlo. Ma non lo fa, per amore. Non so se il personaggio sia di Barbanera o di Ruju, ma ad ogni modo complimenti, è una chicca in una storia comunque riuscita. Disegni bellissimi, contribuiscono non poco al piacere della lettura. Ovazione per Benevento.
  3. Ora hai rimediato a quella tua affermazione che mi ha portato a disistimarti alquanto Sono contento di poter dire che ti sei riabilitato, era un cruccio che mi portavo nel cuore Obiettivamente, siamo al cospetto di un capolavoro. Tex è vinto, sì, ma da qualcosa di disumano, perché è inimmaginabile un atto così contronatura come quello perpetrato dal vecchio Walcott. E a fronte di questa sconfitta, in cui Tex non ha, non può avere, colpa, c'è però uno stuolo di comprimari veramente maiuscolo, con John e Leslie, a loro modo due facce della stessa medaglia nella loro lealtà e nel loro senso del dovere, con l'abietto anche se apparentemente mansueto zio, con Tom e il suo sacrificio. E poi c'è Carson. Già, Carson, nell'ultima vignetta. Quando un Tex avvelenato da quanto appena vissuto ha bisogno di mandar giù il rospo, tra i campi di cotone del Vecchio Sud cavalca nel vento e chiede a Carson: "mi farai compagnia, vecchio Cammello?" Una vignetta, cinque parole, il bagno caldo di cui ha bisogno Tex per ripararsi dal gelo della mostruosità appena vissuta, nella compagnia di quell'arzillo vecchietto che ha sempre al suo fianco. Conclusione stupenda di una storia superlativa.
  4. Anche questa è una storia che dovrei rileggere. Purtroppo in quegli anni ricordo che non ero molto soddisfatto di diverse storie di Tex. Ci si dovrebbe interrogare, credo, sul proprio modo di essere lettori: Io sono uno che si entusiasma e si arrabbia, e sia l'uno che l'altro sentimento sono forse troppo evidenti nei commenti che riporto qui. Insomma, le mezze misure le conosco poco, e forse sono più propenso a mettere 5 o 8 invece che 6 o 7. Non escludo che questo possa essere un sintomo di "immaturità" del lettore che invece dovrebbe essere più calibrato, soprattutto se poi ha la pretesa di scrivere su un forum pubblico come questo
  5. Troppo severo Leo. Sbavatura più che errore. Alla fine la storia è godibile e il finale, seppur forse affrettato, ci può stare. Probabilmente sono troppo severo, o rompiballe... ma quel particolare non lo digerii, ci posso far poco. Magari a una seconda lettura cercherò di dispormi a un approccio meno rigido
  6. Primo albo molto bello, ben sceneggiato, superbamente disegnato. Un piacere leggere questa storia, oggi. Ma i miei più calorosi complimenti, con tutto il rispetto per gli impeccabili Ruju e Benevento, non possono che andare ad Antonello Rizzo, alias Barbanera, autore di un soggetto per ora molto appassionante. La figura del Siats è molto intrigante, e tale resterà a mio parere sia se l'esito sarà quello a cui tutti pensano, sia che si tratti invece di un depistaggio (ipotesi che ritengo più difficile, ma obiettivamente più entusiasmante). Aver ideato un simile soggetto, pescando nelle leggende indiane e ritornando sui più prosaici binari verosimili, rientra nelle caratteristiche del bucaniere del forum, per la sua grande cultura sulla storia del West ed evidentemente anche dei nativi.
  7. Sarebbe sorprendente se Boselli ci riuscisse. Già ad aver scritto questa storia ha fatto un capolavoro, metterne un'altra in mezzo sarebbe a mio parere davvero azzardato... Sul vagone: Io ricordo che si incontrano nella sede dei ranger, mi pare. Comunque grazie per le risposte
  8. Scusami James, perché ritieni che tra questa e il passato di Carson ci sarà un'altra storia? Non ho capito nemmeno la storia del vagone... grazie per le delucidazioni
  9. Assolutamente d'accordo con te. Non ti nascondo che, quando ho letto dell'idea di Carlo di riesumare Manuela Montoya, non ne sono stato granché felice: la ricordavo un personaggio abbastanza scialbo. Nelle mani di Carlo e Mauro invece la donna ha spiccato il volo, risultando estremamente più affascinante e interessante rispetto alla sua prima, incolore, apparizione. In questo senso, ho paragonato Manuela a Lupe: per l'una e per l'altra, i dialoghi con i rispettivi (potenziali) partner Tex e Kit, hanno un quid che li rende molto suggestivi, particolarmente riusciti. Non dimentichiamo la Lupe del primo albo del suo ritorno: non rileggo la storia da quando è uscita, a causa di un secondo albo per me assolutamente non riuscito, ma ricordo che gli scambi tra lei e Tex erano molto belli, e mi sono tornati alla mente con la Manuela del duo Monni/Boselli. Tuttavia, a parte il bel personaggio di Manuela, ho trovato la storia troppo "laboriosa", poco fluida, in definitiva poco appassionante, quindi, pur non bocciandola sonoramente, nemmeno riesco a promuoverla pienamente...
  10. Questo color ha ormai poco da dire come pubblicazione, se non garantire qualche margine in più alla casa editrice. Mi cimento nella lettura senza alcuna aspettativa e, partendo da una delusione "preventiva", a volte resto piacevolmente sorpreso quando, almeno, non mi annoio. È andata così, e in fin dei conti ne sono contento. Mi chiedo però se sarei stato così di bocca buona se avessi affrontato la lettura nelle mura domestiche e non in spiaggia, col mare e il sole ad "ammansirmi".
  11. Verissimo. La naturalezza con cui le due avventure scorrono parallele per poi intersecarsi per poi riprendere a scorrere, senza che i due futuri pards si incontrino mai, è obiettivamente straordinaria. C'e' una freschezza in questa storia, una fragranza quasi, che non sorprendono più solo perché questa collana ci ha ormai abituati troppo bene; a ben pensarci, però, siamo di fronte a pezzi di bravura davvero fuori dal comune. La stessa gestione dei personaggi che poi troveremo a Bannock è da applausi, con tutti gli elementi che si incastrano alla perfezione fino a che Cyrus Skinner non offre a Ray QUEL posto da sceriffo, e Carson torna nel Sudovest dando un dispiacere a Lena. Ci ripensavo a mente fredda e non posso non pensare che questa sia una vera pietra miliare della neonata collana, oltre che, lo ribadisco, un pezzo di bravura spaventosa. Per non parlare della gestione di Carson, da applausi, si respira già il Carson di Bannock, quella stessa sua grandezza... già la prima scena in cui appare, in cui Volpe Nera lo sgama facendone un ritratto bellissimo, è nella sua semplicità una scena emblematica di ciò che sarà Carson in questa storia, ed in generale di quel personaggio che con Boselli ha davvero vissuto una seconda giovinezza. Unico appunto, quando nell'editoriale di Sfida a Fort Owen definisce Carson "il character più amato della serie, fatta eccezione, SI INTENDE, per Tex". Ma chi ti intende? Che è sta confidenza? Parla per te! A proposito di editoriali, vorrei fare i miei complimenti anche per quelli: oltre alla chicca ariostesca, la quarta pagina di Boselli è una lettura nella lettura, ti dispone al piacere della lettura fornendo elementi, spunti (che bella la piccola dissertazione sulla canzone preferita di Carson) che rendono questi volumetti ancor più preziosi. Veramente un prodotto di lusso, questo Tex Willer!
  12. Volendo cominciare dai difetti, io li individuerei nei seguenti aspetti: - personaggi: semplicemente troppi. A un certo punto mi ci sono perso, non sapevo più chi era a favore di chi e chi contro. Non sono per la verità sicuro se sia un effettivo difetto della storia o se non sia piuttosto un mio limite, temporaneo o permanente (magari sono stanco ORA, o magari non riesco più a star dietro a trame troppo complesse e ricche di personaggi); resta il fatto che, alla fine di questa maratona (letta tutta d'un fiato), un po' di fiatone lo avevo, e non so se prendermela con lo sceneggiatore o con il mio cervello poco allenato. - i disegni: i banditi sembrano tutti agnellini, persino quel bastardo di Gomez. Non bucano lo schermo, non sono detestabili, fanno anzi tenerezza. Arriviamo ora ai pregi: - i personaggi: Lancia Spezzata, che legge le tracce meglio di Tex, con quest'ultimo che pensa di doversi fare insegnare a leggere i segni sulla neve (bello e plausibile che il giovane Tex possa considerare altri delle chiocce che possano farlo crescere), e che mi ha ricordato, non so perché, Chinganckgook de L'ultimo dei Mohicani; il maggiore Owen, rigoroso nel difendere l'embrione di comunità che si appresta a creare, non peritandosi di mettere alla porta Tex, in cui pure ha riconosciuto un uomo d'onore; Rattlesnake Dick, consueto personaggio boselliano che qui gioca una bella parte; finanche il cugino di Lena, che suona la sua ultima musica per salvarsi, invano, la vita; ed ovviamente Ray e Lena: del primo si intuisce abbondantemente il suo essere al limite tra il buono e il cattivo, della seconda si intravede la fascinazione per Carson, che diverrà secondo nel suo cuore (o meglio, nel suo letto) solo perché, a differenza di Ray, tornerà nel Sud Ovest. - i disegni: spaventosamente belli, vero valore aggiunto di una storia già di per sé molto bella. L'espressività dei personaggi e la bellezza dei paesaggi sono un vero piacere per gli occhi e aiutano ad entrare nella vicenda. Paradigmatica la vignetta in cui si mette in scena il turbamento dei due giovani maschi (Kit e Ray) di fronte alla bellezza mozzafiato di Lena: guardatela quella vignetta, quando la ragazza è in abito da scena, nessuno dei due è compiaciuto o favorevolmente sorpreso da tanta bellezza; sono entrambi turbati, quasi che un leggero dolore abbia percorso tutto il loro corpo, un dolore fisico, leggero ma duraturo, come solo le grandi bellezze a volte sanno suscitare. Ci rivediamo a Bannock, con Ray e Lena e con "la cortesia in persona" Skinner: tutti loro escono impreziositi da questo prequel, e non era scontato né facile.
  13. Complici anche i disegni, ho fatto fatica a completare la lettura della storia, alla quale attribuisco soprattutto due aggettivi: verbosa e macchinosa. E poi, priva come è di comprimari all'altezza, non innesta mai quella marcia che potrebbe consentire al lettore di essere maggiormente coinvolto. Il problema a mio parere è tutto qui: negli avversari, nella situazione che i pards devono affrontare. Tutto ruota come pretesto per la partecipazione di Manuela, con il risultato che la storia, impastoiata com'è alla figura della ragazza, finisce per arenarsi diventando noiosa. Il ritorno di Manuela lo vedo purtroppo come il ritorno di Lupe: le parti più belle, di questa e di quella storia, ruotano sui dialoghi "intimi" tra le donne e i rispettivi partner (qui Kit, lì Tex), mentre tutta la storia di contorno, che pure deve esistere, è tutto fuorché ispirata. Forse l'interesse per il ritorno del personaggio rende la trama una sorta di seccatura necessaria, senza la quale il personaggio di cui si propone il ritorno non potrebbe ritornare? E il fatto che questo sia una seccatura, lo si vede nella pesantezza dei dialoghi, nella farraginosita' della vicenda, nel ritmo spezzettato e poco fluido? Quando tornarono Lena e Donna, la storia non era incentrata su di loro ma sui sette assassini, senza dimenticare i fratelli Lane e lo stesso Kid Rodelo: una storia, quella, deliziosa nei dialoghi e nello scorrimento, una delle piu belle di Boselli. Il quale scrisse quella storia non pensando al ritorno di Lena e Donna, ma semplicemente inserendole (senza patemi e senza farsi "schiavizzare" dalla loro presenza), con un risultato di naturalezza che ne' questa ne' la storia di Lupe hanno. È possibile che incentrare la storia sul ritorno di un simile personaggio generi una sorta di "schiavitu" che si palesa nella non perfetta riuscita della vicenda? Un'altra considerazione: ne I due rivali, Manuela Montoya a mio parere era il personaggio nettamente meno interessante. Molto più riuscito quel gentiluomo (senza ironia) del padre, o il bandito di mezza tacca che rapisce la ragazza. Lì quest'ultima era solo un pretesto, e tutto questo grande amore francamente non l'ho visto. La personalità, invero scialba, della Manuela di Glb qui viene, a detta di qualcuno, stravolta con la figura di una donna libera, indipendente, altezzosa e mutevole: ma meno male! dico io, che una tale metamorfosi c'è stata. La ragazza qui ha qualcosa da dire, mette del pepe, per quanto anch'io non abbia per nulla apprezzato la pantomima di lei semisvestita con Don Pedro in stato di ebbrezza coatta (scena che ho trovato sgradevole); è comunque un personaggio forte, e la cosa non si spiega necessariamente con un'eresia di Monni/Boselli rispetto all'originale bonelliano, quanto piuttosto con una evoluzione e maturazione di una donna che, nel giro di due anni, si ritrova orfana di entrambi i genitori e proprietaria di un grande ranch minacciato dalla cupidigia di un ranchero vicino. È una donna ferita dalla vita, sia per il doppio lutto che per la storia d'amore finita male con Kit di qualche tempo prima, che deve aver lasciato pesanti cicatrici nel suo animo, che non può più essere quello della dolce fanciulla. In conclusione, ho trovato Manuela abbastanza convincente (meglio questo personaggio che quello insipido glbonelliano) coinvolta però in una trama che non gira in maniera fluida, forse perché troppo asservita al ritorno della bella ranchera. Al netto di questo, complimenti a Carlo per essere entrato a far parte di quell'autentica leggenda che sono gli autori di Tex!
  14. Ho ripreso questa storia prima di leggere quella in edicola in questi giorni. Una trama molto esile, probabilmente perché poco gradita a Glb, che in fatti di amore fa comportare Kit esattamente come il Tex dei primordi: davanti alle donzelle che vogliono ingabbiarli, meglio la fuga. Nonostante l'intreccio striminzito (le altre storie che vedono Kit innamorato o invaghito hanno ben altro respiro, ad esempio), "i due rivali" ha il merito di non annoiare, proponendo anzi dei bei characters nei personaggi di Don Carlos Montoya e del contrabbandiere testa fina. Il primo, pur essendo un prodotto della società in cui vive, riesce a non essere detestabile, perché l'altezzosita' derivante dal suo ambiente sociale non diventa mai davvero arroganza, e lo stesso suo razzismo non lo porta mai ad essere veramente offensivo. Un gentiluomo, insomma, anche se non privo dei retaggi culturali della propria epoca: pur essendo imbevuto delle idee della classe cui appartiene, si mantiene sempre al di qua di una certa linea di confine, risultando alla fine un uomo per bene, pur nei limiti di un mondo e di una mentalità ai quali non può sottrarsi. E poi il contrabbandiere: una gran faccia di bronzo, che con il suo ragionamento sul povero peone e sul nobile che sente di avere il diritto di vita e di morte sui propri "sudditi", riesce a convincere i due satanassi circa la grave minaccia che pende sul suo povero capo di plebeo miserando, captando in tal modo la benevolenza dei pards che, solidali con il povero contro il ricco, con il disgraziato contro il baciato dalla fortuna, lo lasciano andare, con una scenetta davvero gustosa. Più che Manuela, mera vittima da salvare e pretesto della storia, o Don Pedro, scialbo pretendente di costei, i veri personaggi da ricordare sono loro due, Don Carlos e il contrabbandiere: sono loro che rendono la storia degna di essere ricordata, ed è con loro che Glb, abbandonando l'indigesto tema della storia amorosa, torna sul suo terreno di conoscitore di uomini, in cui galoppa sicuro e disinvolto, riuscendo a dare corpo e nerbo, come sapeva fare lui, a due personaggi indubbiamente minori ma resi in maniera come sempre felice.
  15. Grande Tex, fidati, Nizzi autore non ne esce sminuito se per una volta gli si dà torto. Resta il grande autore che conosciamo, che anche lo stesso Boselli riconosce, tanto da pretenderne la presenza tra gli sceneggiatori. Ma quando dice cavolate, faremmo un torto a lui e a noi stessi se non lo ammettessimo. Con la stessa serenità con cui amiamo le sue storie. Quest'intervista è una cavolata gigantesca, non c'è altro da aggiungere. Meriterebbe di essere cacciato eccome; a parlare male in lungo e largo del nuovo corso di Tex fa del male al personaggio. Capirei, poi, se non ci lavorasse più, ma rientrare e sparare a zero contro i tuoi colleghi, ergendoti a custode del verbo glbonelliano, è umanamente scorretto
  16. Ok, accetto il consiglio. Non le ho motivate perché, soprattutto per la seconda, non ho mai capito cosa non scatti in me. È una bella storia, due bei personaggi, però... comunque rifiato qualche giorno, per poi riprendere con più slancio
  17. Ma infatti, @R come Ramon, te lo dico con simpatia: stai sbagliando di grosso! Urge una ripassata delle storie di Nizzi! Sono proprio le sue battute, Tex tratta spesso e volentieri male Carson, ma è il gioco delle parti, con Tex negriero senza cuore e Carson povera vittima indifesa.
  18. CONTIENE SPOILER CONTIENE SPOILER CONTIENE SPOILER CONTIENE SPOILER CPNTIENE SPOILER A mente fredda, dico che comunque ci vuole coraggio a proporre una storia del genere. È vero che la componente sovrannaturale in Tex è sempre esistita, ma quest'espediente à la Proteus mi sembra davvero molto tirato. Anche il momento decisivo, quello di Carson che con un mirabile sforzo di volontà riesce a sottrarsi all'incantesimo, è qualcosa di già visto altrove, direi forse di abusato, nella letteratura fantastica. Quando poi ho visto le pallottole deviare, mi sono fatto una risatina d'incredulita': non ci credo, mi son detto, e ho avuto la fastidiosa sensazione di trovarmi davanti a un piccolo "salto dello squalo" non della testata ma personale dello sceneggiatore. Eppure questa storia, da me semplicemente esecrata per quanto detto sopra, non è da buttare via: quegli stessi elementi che sopra ho definito esili e abusati, quel deja vu fastidioso a cui il nostro Tex è costretto ad attingere non solo per i topoi classici del West ma anche per trovate più al limite, alla fin fine non hanno mancato di divertirmi, assolvendo in definitiva al loro compito e raggiungendo lo scopo. Potrei forse rimproverare a Ruju il fatto che, per farlo, si è ridotto al minimo sindacale e si è servito di espedienti, ma è meglio una storia così stramba (non strana, proprio stramba, con quei proiettili...) che però riesce a divertire o una che è più "onesta" (passatemi il termine) ma annoia? E ancora: quanta legittimità può attribuirsi a queste mie parole, che discettano e sproloquiano su stramberie e onestà, di fronte a una avventura che comunque alla fine riesce a portare a casa la pagnotta, cioè riesce nel suo intento di produrre intrattenimento? La verità è che, quando vedo Zagor in Tex, sono sempre diffidente e non riesco a smettere i panni del moralista che rimprovera che certe cose su Tex nonsi fanno. Forse farei bene a far cadere questi panni a terra e restare nudo, o in mutande come il Tex di Nizzi, e godermi un bel bagno nelle paludi rujane, che per quanto mefitiche alla fine sono, se non rigeneranti, almeno rinfrescanti. I disegni, infine, mi sono piaciuti tantissimo
  19. Ma infatti ho preferito glissare perché non saprei dire cosa non va o cosa non mi piace. Ci sono due personaggi intensi e tutto un contorno interessante. Inoltre, fino alla prima parte mi piace molto: è dopo lo stacco temporale che non mi ritrovo più: Loup Fork in mano a Quaile, North che pur non essendo più sceriffo fa le ronde notturne a difesa dei Pawnee; ripeto che non saprei cosa imputare a Boselli, che anzi racconta al solito una storia ambiziosa e non a caso apprezzata da tanti. Alcuni la antepongono pure, come te, a Il Passato di Carson, segno che ancora una volta Boselli centra l'obiettivo. Qui si entra nel soggettivo puro, come con Patagonia. È probabilmente anche inutile cercare di capire il perché di certe situazioni: ci sono scintille che scoccano e scintille che non lo fanno, e spesso la causa non sta nella storia ma nel fruitore della stessa.
  20. Non sono mai riuscito ad amare questa storia, e questa mia rilettura non fa eccezione. Non saprei dire perché, forse ci sono troppi personaggi, forse è un po lenta. La verità è che non saprei dire bene perché, e in questi casi preferisco glissare: ci sono storie che ti restano dentro, e altre che non fanno scoccare la scintilla. Qui non è scoccata. Per ora, in questa mia rilettura, ho potuto assaporare solo capolavori o grandi storie. Poi una storia divertente (quella di El Morisco) e due storie che non ho amato, l'ultima di Juan Raza e questa. Diciamo che il 500 non è partito come il 400...
  21. Era chiaro quello che avevi scritto, non c'è bisogno di fare dell'ironia sulle capacità di comprensione di un testo scritto, sia pure con termini (anche) matematici. Sì, per me bastava anxhe una pausa caffè, a sorbirlo da solo, lì , nella prateria, sotto le stelle. Bastavano un caffè, le stelle e la mente, finalmente, fredda. A mente fredda avrebbe ripensato (anche) a Tex. E sarebbe tornato. E a me sembra che Borden fosse più vicino alla mia versione: la freccia è un pretesto per fermarsi, e per scoprirsi migliore. Ma ripeto che non voglio la ragione di Borddn, è solo il mio modo di vedere le cose. Come dice Carlo, possiamo discuterne all'infinito, e non arriveremmo a una conclusione. Ma le tue parole erano chiare.
  22. Tu scrivi questo. E più tardi scrivi che la freccia gli fa scemare la paura di morire e incrementare la paura di morire solo. Per questo torna sui suoi passi. Non lo vedi come uno che cambia idea, e dici che lo fa solo perché , con la freccia , ha paura di morire solo. Dici questo o no? Io dico invece che la freccia è servita solo come pausa di riflessione, e che a prescindere dalla paura di morire o di morire solo torna disinteressatamente. Per me sarebbe tornato anxhe SENZA LA FRECCIA, bastava qualsiasi occasione di pausa per riflettere. Riflettere non sulla paura di morire solo o meno, ma sulla possibilità di salvare o meno i suoi amici. E Borden dice che la freccia è un pretesto per fermarsi a iflettere. Ma che la cosa decisiva non è la ferita o la paura di morire, si scopre semplicemente migliore di quello che crede. Che poi borden non ne sappia più di noi, siamo tutti d accordo
  23. Ma non stavolta, stavolta la sua tesi è più vicina alla mia che alla tua posto che ha detto che si è solo scoperto migliore, senza altri pensieri. Con questo non voglio nemmeno dire di aver ragione io e torto tu, perché anche lo stesso Borden, che pure ha scritto la storia, potrebbe avere torto. È proprio come dice Condor senza meta: una volta creati, i personaggi vivono di vita propria, e chissà quali sono stati i loro reali intendimenti e le loro vere motivazioni. In questo senso, mi viene in mente una risposta di Borden, che mi lasciò di stucco: quando gli chiesi come mai, ne L'Inesorabile, il fuorilegge avesse espresso, nell'ultima scena, parole di odio verso il fratello, che pure gli aveva salvato la vita, e senza che prima fosse stato palesato questo sentimento avverso, lui mi rispose: "bisognerebbe chiederlo al personaggio, ha sorpreso anche me". Non potei replicare: aveva ragione!
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