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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Posts posted by Leo

  1. <span style="color:red">3 minuti fa</span>, pecos dice:

     

    - La nave è bloccata nel ghiaccio vicino alla costa ovest dell’Isola di Re Guglielmo, e il braccio di mare che la collega all’isola è completamente ghiacciato (si scioglierà solo alla fine): quindi, dalla nave all’isola si va a piedi.

     

    - Il gruppo di Tex arriva dalla terraferma a sud dell’isola. Il mare tra la terraferma e l’isola è in parte ghiacciato, in parte libero. Per questo il primo tratto viene percorso con le barche; poi, avanzando verso nord e verso l’isola  incontrano il mare ghiacciato e proseguono a piedi (portandosi le barche, che useranno come riparo). Arrivati nei pressi dell’isola c’è un breve tratto dove il ghiaccio si sta sciogliendo, quello con i lastroni che vengono superati a salti.

     

    Mi sembra che tutto torni…

     

    Bene, meglio così allora. Grazie pecos ;)

  2. <span style="color:red">5 minuti fa</span>, pecos dice:

    Ma l’idea di fondo dovrebbe essere che il ghiaccio si sta progressivamente sciogliendo (i blocchi di ghiaccio su cui saltano Tex e Tiger per raggiungere l’isola, e il ghiaccio che intrappola il relitto della Terror).

     

    Però all'inizio la spedizione arriva via mare (almeno, fino a un certo punto), poi invece sembra che geli tutto e si possa andare dalla nave all'isola della tribù a piedi. Quindi a un certo punto il mare, prima disgelato, gela di nuovo...

    <span style="color:red">3 minuti fa</span>, Mondego dice:

     

    Non mi sembra ci siano campane in quella storia. Forse ti riferisci a Gli Assassini o a Le campane di San Rafael.

     

    Mi riferisco alla storia di Nizzi e Villa: anche lì c'era una campana, mi pare.

  3. ATTENZIONE SPOILER

     

    Non me ne voglia Boselli, ma mentre leggevo la sua storia mi è venuta davanti agli occhi la sua immagine ai fornelli, intento, con fare divertito, a preparare una prelibata cena per i suoi commensali. Questi ultimi saremmo noi del forum, ai quali secondo me Boselli ogni tanto pensa mentre scrive le storie, riflettendo sul fatto che quel particolare elemento potrebbe far divertire qualcuno di noi e quell'altro farci invece incacchiare, e magari se la ride sotto i baffi compiaciuto. Gli ingredienti del pasto, che con tocco sapiente dispensa qua e là, sono invece le tante situazioni messe in scena in questa sua ultima fatica texiana pubblicata. Da un lato, mettiamoci il redivivo Mike, che cerca la femme, dall'altro i nostri insieme a Jim, che cercano un'altra femme; e poi i professori della spedizione scientifica, anch'essi alla ricerca del loro personale graal, vale a dire le leggendarie navi scomparse della spedizione Franklin. E poi mettiamo un tocco di Tornuak qua, anch'esso alla ricerca di colei che potrà rimpiazzare nel suo cuore la moglie uccisa e di un orso assassino, e i misteriosi Mahaha la', così da aggiungere un tocco di mistero e di inquietudine all'intera vicenda. 

     

    Con così tanti attori, suddivisi in più gruppi, ognuno dei quali intento alla propria ricerca, non era facile strutturare una trama che filasse fluida e leggera. Ci vuole maestria, a far giostrare tutti questi personaggi, ma Boselli, non nuovo a tali imprese, conferma ancora una volta la propria vocazione per le storie corali, dando vita a un'avventura che è un grande romanzo: il tema della ricerca, declinato in più modi, unito a taluni elementi arcani e svolto nel contesto estremo e tremendamente affascinante del grande Nord, consente a un ispiratissimo Boselli lo svolgimento di una trama che è bellissima da leggere, nonostante larghi tratti della stessa siano occupati da pagine "normali", e finanche gratuite, già viste in svariate salse sugli albi del ranger: si pensi al primo albo, pressoché integralmente occupato dai Fox, con lo sciamano ostile. Questi a un certo punto muore, e la sottotrama dei Fox muore con lui! Essi infatti non torneranno più nel prosieguo, e di fatto la loro "storia nella storia", che come detto occupa larga parte della prima parte, non ha alcun peso nell'economia di questa avventura, rappresentando invece solo l'ennesima variante degli scontri tra i nostri e nativi ostili. Ma nonostante questo, nonostante la gratuità, nell'economia della storia, di tutte queste pagine che costituiscono circa un quinto dell'intera avventura, nonostante questo a noi questi rimandi a Le Piste del Nord sono piaciuti, e quel sapore, qui rigustato, dei territori del Grande Nord glbonelliani ha rappresentato il giusto antipasto, per rimanere nella metafora culinaria, di quello che sarebbe venuto dopo.

     

    Di tutto quel lugubre, magnifico gelo. Di quel mare placido e mortale, oscuro abisso sormontato da un deserto di un bianco abbacinante, all'orizzonte del quale, in alto nel cielo, si staglia una delle navi della sfortunata spedizione, per via dell'effetto ottico della "fata morgana" che regala una delle scene più belle di tutta questa straordinaria epopea: quel veliero splendente nel cielo - riprodotto anche nella copertina dell'albo, una delle piu belle di sempre, e che mi ha richiamato il veliero di Xabaras del Dyd n.100 - è una sorta di magia che da un lato intimorisce i metis e dall'altro suscita invece eccitazione negli scienziati, esaltati dal fatto di essere al cospetto dell'obiettivo della loro recherche. E la loro eccitazione è quella del lettore, avvinto da una storia bellissima, emozionato per una scoperta epocale che, in contemporanea con la realizzazione di questa storia, avveniva davvero in quelle sperdute e gelide latitudini. Ma la nave ha in serbo altre sorprese, come il suono irreale della campana, che rimanda al ricordo de I predatori del deserto e de La leggenda della vecchia missione, con scene altrettanto inquietanti e misteriose e bellissime. 

     

    Si arriva così all'epilogo, con un quarto albo eccezionale, ma eccezionale letteralmente. Oltre ad essere appassionante come poche altre volte, esso mi appare anomalo per i suoi tratti particolarmente forti e quasi splatter: è vero che protagonista è una tribù cannibale, ma francamente fa sensazione vedere sulle pagine di Tex bambini che mangiano dita umane, o la carcassa del professore appena spolpata, o un orso polare gigantesco che fa un sol boccone della testa di un malcapitato, con abbondanti schizzi di sangue sull'inuit Yotimo al momento del morso della bestia. Altrettanto anomala, per le pagine del ranger, è quella seconda fine quasi horror, con un effetto sorpresa a cui si è fatto ricorso pochissime volte nella saga, e che rimanda piuttosto a quei b-movie che cercano il colpo a effetto. Un Boselli, insomma, atipico, a tinte davvero forti, piu' dampyriane che texiane, cosa che da un lato non nego mi abbia sconcertato ma dall'altra non mi è nemmeno dispiaciuta, e che senz'altro contribuisce alla peculiarità di questa lunga avventura.

     

    Devo però ammettere di essermi un pò perso, nell'ultimo albo: il mare prima è navigabile (tanto che la spedizione arriva alla nave in barca),  poi diventa completamente ghiacciato, poi si apre di nuovo, con la Terror che scompare nelle acque: è realistico che ci siano tali variazioni di temperatura che portano le acque, nel giro di pochi giorni, a gelare e poi al disgelo e poi di nuovo al gelo? E poi, alla fine ho avuto la sensazione che tra la nave e l'isola della tribù cannibale, o tra queste e la postazione della spedizione di terra, non ci fossero che poche miglia, che peraltro i nostri riescono a percorrere come se stessero facendo jogging domenicale, quando inizialmente avevo avuto invece la sensazione che tra le due spedizioni ci fosse una distanza più importante, che non consentisse di raggiungersi reciprocamente così facilmente o di sentire ad esempio il suono della campana. Insomma, un pò di fatica l'ho fatta, lo ammetto, devo rileggere il quarto albo per decifrare meglio alcune situazioni.

     

    In conclusione, però, non posso esimermi dal complimentarmi con entrambi gli autori per aver dato vita a una delle storie più esaltanti e più belle degli ultimi anni!

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  4. <span style="color:red">3 minuti fa</span>, Don Fabio Esqueda dice:

     

    Grazie mille, Leo! 

    Devo dire che leggo poco Tex, ma moltissimo Tex Willer, che a mio parere è davvero su livelli magnifici.

    Non so perché in realtà io abbia smesso di partecipare attivamente al forum, così come tante volte mi è capitato nella vita quotidiana di non frequentarmi più con alcuni amici: hai presente quando magari non ci si sente per due giorni, e i giorni poi diventano tre, e poi un mese e infine cinque anni? Quién sabe... però dai, provo a reinserirmi, e comunque come vostro lettore non sono mai andato via! :indianovestito:

     

    Mi fa piacere che sei ancora un lettore. Ora devi ridiventare anche pard attivo, magari proprio per il TexWiller che ormai a detta di molti di noi si fa apprezzare quanto e anche più della regolare. ;)

    • +1 2
  5. 13 minuti fa, virgin dice:

    In effetti sarebbe proprio bello riportare in vita il topic su Mister No, anche se significherebbe riportare sotto gli occhi dei lettori i messaggi patetici che ci scrivevo. Ma va be', mi sacrifico per la causa. :D

    Ciò detto, ho visto un po' di tavole di anteprima degli albi di questa storia e l'evoluzione di Fabio è incredibile. Forse mi piaceva di più all'epoca, eh: come quei demo sporchi, però spontanei, anche se il mix non è perfetto; però è salito davvero di livello.

     

    Evocando i messaggi del giovane virgin, di cui peraltro potresti - a mio parere credo immotivatamente- vergognarti, mi hai definitivamente convinto a riportarlo in vita con la mia ripresa della CSAC Mister No.

     

    Gli albi di questa storia io li trovo eccezionali, davvero. Un disegnatore poderoso, al servizio di una storia per ora eccellente. Ragazzi, dovete prenderla questa collana, sia tu, virgin, che @valerio. Io capisco il ragionamento soprattutto di quest'ultimo: saranno anche grandi storie, ma non ho interesse per il personaggio del giovane Tex. Ok, però dovresti avere interesse per storie western scritte e disegnate veramente bene: che ci sia Tex, sia pure nella sua versione giovanile, è veramente incidentale, direi ininfluente. Le storie sono bellissime per sé stesse, sono un grande prodotto della narrativa a fumetti italiana odierna. Messa così, cioè "narrativa a fumetti", e poi "italiana" e infine e soprattutto "odierna" è l'ennesimo, piccolo, miracolo di una casa editrice ultraottantenne che sa ancora di artigianale (nel senso buono del termine, inteso come qualità e genuinità). Eddai, su, non fatevi pregare, non perdetevi un Valdambrini così! Dico anche a te, virgin, che hai abbandonato definitivamente Tex. Fai uno strappo alla regola per il giovane Tex. E ti prometto che non sarò troppo cattivo a ripescare vecchi topic per te imbarazzanti :D

    <span style="color:red">15 minuti fa</span>, Piombo Caldo dice:

    Io sono rimasto estasiato dai suoi disegni leggendo Cheyenne, che era una storia western. Questa storia  gli ha aperto la strada  a Tex.

    Era ottimo comunque anche su Mister No e su tutti gli altri personaggi che ha disegnato.🙋‍♂️e auguri.

     

    Auguri ricambiati ;)

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  6. 24 minuti fa, virgin dice:

    Valdambrini è un disegnatore pazzesco. Lo adoravo già venti anni fa su Mister No, quando era acerbo; figurarsi con tutta la maturazione che ha raggiunto oggi.

    Consiglio di pigliarsi "Un giovane americano", speciale di Mister No, in cui Valdambrini dimostra come si possano fare errori di anatomia e proporzioni anche abbastanza grossolani ed essere un narratore incredibile. Adoro quello speciale soprattutto per i suoi disegni sporchissimi ed evocativi (la sceneggiatura di Masiero, invece, non è niente di memorabile, a parer mio. La adoravo da adolescente e forse ne ho anche scritto un intervento delirante nel topic su Mister No. Svalutata molto rileggendola qualche anno fa).

    Sapere che adesso Fabio metta il suo tratto al servizio del West del nostro Tex non può che riempirmi di piacere. Però pure la New York e gli Stati Uniti rurali degli anni Trenta erano un gran bel vedere. Mi si stringe il cuore solo a ricordarli.

     

     

    Ho acquistato lo speciale di Natale di Mister No per la copertina. Dopo, ho letto che era di Valdambrini: semplicemente eccezionale questo disegnatore. 

     

    Mi consento un breve OT su Mister No: Sto facendo la collezione storica a colori ma, dopo aver letto i primi numeri, ho abbandonato, non senza rammarico, trovando un po' datate le storie. Sono consapevole di essermi fermato troppo presto (a "Tango Martinez", mi pare) e voglio assolutamente riprendere, anche perché il personaggio mi piace e gli albi sto continuando ad acquistarli. Magari, postando dei commenti sul topic di Mister No mi costringero' a leggerlo con più attenzione, posto che ultimamente una certa stanchezza e il poco tempo mi portano a letture rapide e poco attente. La stessa cosa farò con la Storia del West, che da molti di voi mi era stata dipinta quasi all'altezza di Ken Parker, mentre io questa vetta non l'ho trovata e anche qui me ne sono crucciato. Riprenderò anche quella, confidando che, se riuscirò a leggere in momenti meno d'occasione ma più dedicati ad una lettura concentrata, possa apprezzare entrambi. Scusate l'OT, ma virgin ha parlato di Mister No e del suo topic e mi è venuto in mente che magari potremo scambiare alcune impressioni sul personaggio nolittiano man mano che mi addentro nella lettura. Poter gustare, tramite Mister No, altre opere di Valdambrini mi rende felice (così torno un pochino in topic :D )

  7. 29 minuti fa, MacParland dice:

    Ciao, Leo. Auguri a te e a tutto il forum. Questa volta, Valdambrini è illegale in senso positivo o negativo? Più di due pagine sugli errori che ha commesso. 

     

    No no positivo positivo... i suoi disegni mi sono piaciuti tantissimo. Della somiglianza, che forse era una citazione, del vilain con Charles Bronson non me ne importa nulla; l'errore grave sta su Arkansas Joe, ma come già detto questi era fondamentalmente un nome, non un personaggio. Sarei stato più contento se non avesse fatto quell'errore, e francamente non capisco nemmeno come sia potuto passare al filtro non solo del curatore ma anche dello stesso Giusfredi; ma alla fine questo non pregiudica il grande lavoro svolto dal disegnatore.

     

    E ricambio gli auguri ;)

  8. Secondo albo ancora più avvincente del primo. Il cliffangher è da cardiopalma e attendere un mese è una tortura degna dei carcerieri aguzzini dell'Infierno. 

    Ancora una volta, Tex e Carson viaggiano in parallelo senza incontrarsi: questo è il segno della volontà del curatore e creatore della serie Boselli che, di fatto, ha voluto accontentare quanti di noi chiedevano una serie anche sul giovane Carson. Questa, per diversi albi, è una serie anche sul giovane Carson, e se il prezzo da pagare è la sensazione di abusare un pò della verosimiglianza, facendo trovare sempre i due futuri pards coinvolti in storie che si intrecciano senza tuttavia incrociarsi mai, ebbene io sono disposto a pagare quel prezzo, così da poter continuare a vedere uno splendido giovane cammello fare la parte del leone in un trading post, con il barman che sta per dire che la curiosità ha ucciso il gatto, citazione neanche velata della prima, immensa, fatica texiana di Borden.

    Valdambrini è semplicemente scandaloso e illegale.

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  9. 2 ore fa, pecos dice:

    La storia forse stenta un po' a decollare nel primo albo, e sinceramente faticavo a capire dove volesse andare a parare Boselli, e cosa avrebbero trovato i nostri ad attenderli nell'estremo Nord. Chi sarebbe stato l'antagonista in uno scenario del genere? Il pur temibile Tornuak non mi sembrava certo un avversario all'altezza, in grado di sostenere da solo il ruolo di avversario principale in una storia ambiziosa come questa. Davvero, per due albi interi sono rimasto nella nebbia, senza capire cosa aveva in mente Boselli e come si sarebbe sviluppata la storia.

     

    Abbiamo fatto, caro pard, un percorso inverso. Io i primi due albi me li sono proprio goduti, con tutti quei gruppi che partono separatamente ma fatalmente destinati a ricongiungersi in quella landa estrema. Come quella pubblicità in cui si diceva che l'attesa del piacere è essa stessa il piacere, i primi due albi sono sì introduttivi ma comunque già appaganti, con tutta una serie di "promesse" fatte al lettore che non mancano di "cuocerlo a puntino" nell'attesa del prosieguo. 

     

    2 ore fa, pecos dice:

    proseguendo con la lettura, Borden scopre le sue carte e svela a poco a poco il mistero, che al termine del terzo albo è ormai chiaro, anche se dovremo aspettare l'ultima parte per la conferma definitiva. Davvero una bella costruzione della storia e un bel colpo di scena!

     

    Dicevo percorso al contrario perché il "bel colpo di scena" a me invece mi ha preoccupato: vedo già all'orizzonte un finale con elementi improbabili che potrei non accogliere bene. Spero di no, spero che questa si confermi una delle grandi storie (l'ennesima) di Boselli, ma non nascondo che i cannibali ora come ora mi turbano un po' (naturalmente per i miei personalissimi gusti)...

     

    2 ore fa, pecos dice:

     Ecco, forse sarebbe stato il caso di sfruttare l'inutile rubrica di Frediani per dare qualche indicazione al lettore sullo sfondo storico di questa vicenda; spiegare cosa c'è di vero e a che punto la storia si discosta dalla realtà; magari fornire qualche suggerimento di lettura al lettore incuriosito dalla storia della spedizione di Franklin. A mio avviso, in occasioni come queste, dove le vicende narrate hanno come sfondo un preciso episodio storico, sarebbe doveroso spendere qualche parola per informarne il lettore. Invece, anche questa volta, non è stato fatto.

     

    Come non quotarti...

  10. Preso da una certa nostalgia per Frisco, sono andato a fare un giro sulla Costa dei Barbari, per reincontrare per la prima volta Mike, Lefty e forse (non ricordo se questa sia la sua prima apparizione) Tom Devlin. 

     

    Una storiellina, con scazzottatona alla Bud Spencer e Terence Hill. Non la rileggevo penso da venticinque anni, la ricordavo meglio. Ha il merito di aver introdotto personaggi che poi ricorreranno spesso, in futuro, in storie più corpose di questa.

  11. <span style="color:red">11 minuti fa</span>, borden dice:

    Mi scrive Giusfredi ,che si vorrebbe assumere tutta la colpa: " Se di errore si tratta, ho sbagliato io, il povero Valda ha seguito le mie istruzioni. In ogni caso, nella nostra idea, Joe è ovviamente grosso, questo si dovrebbe evincere per esempio quando è accanto a Dan Bannion nella prima pagina in cui appare. Il problema è che non volevo sembrasse una brutta copia di Pat Mac Ryan".

     

    In effetti Galep caratterizzò Joe un po' come un pugile però DOPO creò il più fortunato Pat sulla stessa falsariga.  Questo è stato un po' il problema quando oggi abbiamo ripreso in mano un personaggio che era poco più di un semplice nome. 

     

    Ma ripeto, la sola colpa di Giusfa è di essere interista. Grave, è vero, qui li chiamiamo "bauscia", ma sono esseri umani anche loro e possono sbagliare...:lol:

     

     

     

    Giusfredi ti ha scritto dopo aver letto questo topic o perché tu gli hai riportato la critica? Nel primo caso, approfitterei per fargli i complimenti per il bel primo albo sapendo che ci legge, nel secondo magari glieli riporterai tu, come potresti aver fatto per le critiche :D

     

    Non ho ancora letto il secondo albo, che dalle mie parti non è ancora arrivato, ma la figura postata sopra in effetti ha poco a che fare con la figura di Joe canonica: meglio lasciarlo somigliare a Pat, perché di fatto così era, che stravolgerlo ma in fin dei conti è un peccato veniale facilmente perdonabile, soprattutto se rapportato all'altro peccato, ben più grave, dell'essere interista :D

  12. Ragazzi, ho digerito il polpettone... la storia mi ha divertito, c'è Kit in estremo pericolo e Tex impotente che annaspa nel buio per larghi tratti; c'è la situazione alla Indiana Jones, con un vecchio codice da decifrare e misteri che si perdono nella notte dei tempi; c'è finanche il complotto politico e l'uso della religione per fini di potere. A mio parere Nolitta si è divertito molto a scrivere questa storia è poiché io questo suo divertimento l'ho percepito durante lettura, sono stato forse indotto dalla benevolenza verso il nostro caro Sergio ad una disposizione alla lettura positiva; era come se stessi facendo una lunga chiacchierata con un vecchio amico sulle tante sue passioni (il West, Tex, il mistero, i complotti) che poi sono anche le mie. 

    Lo stile dilatato di Nolitta, poi, non mi è mai dispiaciuto: è un altro modo di scrivere Tex, non ortodosso, alla lunga stancante, ma preso a piccole dosi può risultare anche piacevole. 

    Insomma, io mi ci sono divertito, e sono dell'idea che con qualche aggiustamento alla sceneggiatura, qualche lungaggine di meno e un altro interprete grafico (Letteri è sempre efficace nella resa di Tex, ma gli uomini giaguaro o la scena del tempio - che si prestavano a una certa spettacolarizzazione- sono resi in maniera scialba) questa storia avrebbe potuto godere di ben altra considerazione tra tutti noi appassionati.

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  13. Storiella senza infamia e senza lode, che riesce anche a farmi incavolare quando Tex si lancia a tutto spiano contro i banditi in un'impresa che poteva essere suicida ma ovviamente non lo è stata per la nota, e abusata, invulnerabilita' che tanto fa male al nostro personaggio.

     

    Continuo invece ad essere molto contento dei disegni di Torti: ha un tratto che apprezzo moltissimo e spero possa continuare a lavorare per Tex.

  14. 6 minuti fa, MacParland dice:

     

    Grazie Mc. In effetti il cartonato non mi piacque e le storie brevi tendo a dimenticarle, per questo non ricordavo. Né sapevo che il sito della Sbe fosse così organizzato, dovrei navigarci un po' di più. Ad ogni modo, grazie ;)

  15. Primo albo molto bello. Anch'io, come alcuni di voi, ho apprezzato molto il ricordo/sogno di Gunny Bill, che invita Tex a rialzarsi/risvegliarsi dopo la caduta. 

     

    Prosegue molto bene la cavalcata della serie TexWiller, che in effetti si fa preferire alla regolare, dando sempre l'impressione di essere più fresca. Si prenda questo primo albo: non succede nulla di particolare o di originale, sono una sequela di situazioni western, dalle sparatorie con i vaqueros al domare i cavalli per i ragazzini comanche. Solo che se avessimo letto un primo albo del genere sulla regolare forse avremmo un po' storto il naso per l'esilita' del soggetto della prima parte, mentre qui ci lasciamo prendere dal ritmo degli albori texiani e ci abbandoniamo a briglia sciolta e con gusto alla narrazione. Forse il personaggio del giovane scavezzacollo si presta di più a simili trame e quindi noi ne siamo ben contenti, mentre troveremmo debole una simile prima parte nella regolare?

    Ovviamente non è solo questo, perché anche la collana del giovane Tex ci ha proposto trame di ampio respiro, e anche qui la sceneggiatura è sempre stata molto felice e briosa, più di quanto non accada, da tempo, sulla regolare: forse c'è una certa stanchezza degli autori a scrivere Tex, mentre su questa nuova collana si sentono più liberi e scrivono con più leggerezza? 

     

    Per tornare alla storia, due domande ai meglio informati:

     

    - possibile che in Messico un ladro di cavalli e l'uccisore di cowboys non vengano impiccati al primo albero? La pulsione legalitaria di Don Arenas mi è parsa un po' strana. È vero che non c'era la pena di morte, in Messico, a quei tempi?

     

    - la memoria mi fa cilecca: quali altre storie ha scritto Giusfredi per Tex? Pensavo fosse all'esordio...

  16. Non ho mai letto questa storia, che di recente pare chiamarmi dalla libreria. Prendo in mano il primo albo, ma indugio sulle splendide vignette di Ticci di Furia Rossa, storia che finisce nello stesso albo in cui comincia la fatica nolittiana. Non mi decido a passare a Letteri. Sono attratto e frenato al contempo. Come se un tarlo mi dicesse di colmare la lacuna e un altro mi dicesse di non perdere tempo, che c'è troppo da leggere per sprecare ore con uomini giaguaro... Me ne pentirò? Lenin mi è vicino, e anche Ignazio Silone, e forse anche Amleto quando nel chiuso del mio studio soppeso il Tex in una mano chiedendomi: "che fare?"

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  17. Rauch conferma anche qui quanto di buono aveva fatto sulla regolare, proponendo una storia molto western, con i ritmi giusti e senza molti fronzoli, e introducendo la bella anche se non originalissima figura dello sceriffo Page. Quest'ultimo e Tex danno così vita a un'avventura solida, splendidamente resa graficamente da un De Angelis eccezionale, in evidente stato di grazia.

  18. 11 minuti fa, james dice:

    Con questo albo, si conferma l'impressione iniziale, ovvero che siamo di fronte ad un'avventura davvero straordinaria, direi epica. E' vero che ormai si è capito l'origine dei mostruosi cannibali, ma resta del tutto inalterata la suspence. 

     

    Praticamente non l'ho capita solo io? Mi viene da pensare solo a una ipotesi, che ha ha che fare con i componenti della spedizione Franklin, ma è un'ipotesi che non mi convince... per questo, durante la lettura, ho messo da parte questo mio sospetto, rimandando la soluzione al mese prossimo, sperando che mi convinca: mi ci vuol poco per farmi rovinare una storia, purtroppo, sono un lettore difficile, cosa di cui non vado per nulla fiero...

     

    Comunque concordo sulla straordinarietà della storia.

  19. CONTIENE SPOILER

    CONTIENE SPOILER

    CONTIENE SPOILER

     

    Nel primo albo e mezzo di questa lunga avventura le scene d'azione dei nostri si risolvono in battaglie con alcuni componenti delle tribù del Nord, Fox prima e Hare poi, e in entrambi i casi non c'è nulla di molto dissimile dagli scontri che i pards hanno vissuto tante altre volte, lungo il corso della saga, sia a Nord che a Sud del continente nordamericano. In entrambe le circostanze, inoltre, trovo molto al limite due situazioni decisive, quali sono l' inverosimile precisione di Tiger Jack, che uccide lo sciamano prendendosi in realtà l'incredibile rischio di ammazzare il capo tribù dei Fox, e poi le pallottole di Tex che intercettano una lancia scagliata con forza contro di lui. Scene poco verosimili, che mi sarei risparmiato. 

     

    Per il resto, siamo di fronte a una narrazione maiuscola. In un contesto ambientale altamente drammatico e suggestivo, vari gruppi di uomini si muovono separatamente, con aspirazioni e desideri diversi (la ricerca dell'amata perduta, il portare aiuto a vecchie amiche - e nemiche - il ritrovamento delle navi scomparse, una preda sessuale, delle prede sotto forma di carne umana), ma tutti convergenti verso il luogo del destino, verso il punto in cui, quaranta anni prima, i sogni e le ambizioni di una precedente spedizione svanirono risucchiati da una tragedia dalle proporzioni immani. 

    L'alone tragico di quattro decenni prima, forse conservato e riflesso da tutto quel ghiaccio, si riverbera nel presente della storia, prendendo le forme della follia del cacciatore inuit pazzo, delle paure ataviche degli indigeni, degli occhi famelici e delle bocche mostruose di strane creature di cui tutti qua pare abbiano capito l'origine tranne me, senza dimenticare l'effetto meraviglioso della fata morgana e quello spettrale della campana, testimoni arcani dei fatali eventi che segnarono il destino della Erebus e della Terror.

     

    Per ora, una storia davvero bella, supportata da disegni ticciani semplicemente straordinari. Complimenti a entrambi gli autori, spero che il quarto albo sia all'altezza, mi preoccupa un pochino la presenza della tribù dei cannibali, non vorrei fossero un elemento troppo inverosimile da diventare poi per me indigesto, per ora non ne so né immagino nulla e mi godo la bellezza di un racconto svolto in maniera  magistrale.

  20. <span style="color:red">16 minuti fa</span>, Poe dice:

    Non conosce i capi del ring, ok, ma mica devi sapere tutto sulla 'ndrangheta e sulla mafia per fare un processo di mafia!

     

    Sì, ma non conosce capi, non ha nomi da fare, a quanto pare sa solo che c'è un'organizzazione criminale, come penso lo sappiano in tanti. 

     

    <span style="color:red">19 minuti fa</span>, Poe dice:

    vedova non è una pazza scatenata, c'è un motivo preciso perché a un certo punto rompe le bottiglie del saloon con un bastone, ossia perché poco prima ha parlato con una ragazzina a cui il proprietario ha dato da bere del whisky venefico.   p. 142 "avete spacciato whisky a una ragazzina... ecc." Essendo una proibizionista a cui è morto il marito per alcolismo, mi sembra normale che la vedova si incavoli a tal punto da irrompere nel saloon per punire il corruttore di ragazzine. Anzi è una scena anche originale, secondo me. (In "Lotta sul mare" le valkirie della Lega della temperanza che spaccano vetrine e quant'altro allora cosa sono?)

     

    Per me continua a essere border line, è un comportamento che continuo a ritenere fortemente anomalo.

     

    <span style="color:red">20 minuti fa</span>, Poe dice:

     

    p. 163 La vedova dice a Tex che il testimone chiave del processo era Talbot, la prima vittima del killer, che lei stessa aveva denunciato e che ora forse sarebbe diventato un collaboratore di giustizia. "Sapeva molte più cose di me sul Mississippi ring". Quindi anche se meno informata, lei sapeva diverse cose, almeno sui traffici locali a Memphis.

     

    Sì, è vero, su questo concordo con te. 

     

    <span style="color:red">22 minuti fa</span>, Poe dice:

    Intanto piano piano il colonello, parlando con i Nostri, capisce che se il killer con l'armonica è Dunley, dietro di lui non può esserci che capitan Destiny che a suo tempo lo aveva rieducato e addestrato creando una rete di spie. Non mi sembra che ci sia bisogno di Sherlock Holmes per una simile deduzione

     

    Sono passati anni, dietro può esserci chiunque. Non voglio convincere nessuno, ma continuo a ritenere forzata questa deduzione. 

     

    <span style="color:red">24 minuti fa</span>, Poe dice:

    una caricatura? Non direi proprio... Quanti ce ne sono ancora oggi che parlano sempre con retorica militare, sono sempre in divisa e mostrano le proprie numerose medaglie ed onorificenze sul petto (o la penna d'alpino)

     

    Resta troppo carico, a mio parere, anche se come ho detto ci sono momenti in cui mi piace. 

     

    Poi come detto è un insieme di cose che trovo tirate: il mercante d'armi, la reazione del boss Borswell... sono tutti troppo carichi, tratteggiati pesantemente. 

     

    Sui personaggi comunque parliamo di sensazioni e gusti.

     

    Sui buchi di sceneggiatura: io continuo a trovare tirate per i capelli alcune situazioni e continuo a ritenere esagerata l'esigenza di eliminare due testimoni che per gli elementi che risultano dalla storia sono labili. Forse pecco in esigenze di spiegazionismo? Può pure essere, ma la sensazione mi resta quella...

  21. 1 ora fa, Poe dice:

    Non credo che Manfredi scriverebbe mai (e Boselli suo curatore accetterebbe) una storia con dei delinquenti che vogliono uccidere a tutti i costi testimoni che non sanno nulla. Forse bisognerebbe rileggere la storia con più attenzione...

     

    Di fatto il colonnello comincia a sospettare di Dunlay solo dopo aver saputo da Tex che il suo sicario era l'ex soldato con l'armonica; prima non sapeva granché (ed era un testimone chiave tanto da dover essere ucciso!), mentre la vedova sa forse anche meno. E tra l'altro l'ufficiale sospetta di Dunlay non perché sappia davvero qualcosa su di lui, ma solo perché molti anni prima aveva addestrato quel soldato: è solo a quel punto che si domanda se abbiano approfittato di quella squadra, creata tanti anni prima nel contesto della guerra civile, per darsi al traffico di cattivo whisky. Anche qui, c'è quasi una sorta di veggenza nel trarre le conclusioni. Concedo però che il colonnello possa avere sospetti su basi ben più fondate che Manfredi non ha ritenuto di esplicitare: pur non essendo io un fan dello spiegazionismo, non mi sarebbe dispiaciuto qualche elemento in più. 

     

    1 ora fa, Poe dice:

    Mah!... Forse abbiamo letto due storie diverse: i personaggi sono dei tipi umani (l'ufficiale borioso, la vedova acida, il venditore di armi spavaldo...) un po' più caricati del solito, volutamente non troppo approfonditi psicologicamente. Sono appunto dei tipi, che servono alla trama e che sono rappresentanti di una categoria sociale che Manfredi vuole criticare, satireggiare. Sinceramente di solito su Tex si vedono personaggi ben più stereotipati di questi (e senza neanche l'alibi della satira) che invece riscuotono grande successo.

    E comunque la storia non va avanti grazie a loro, di fatto la trama è basata su un inseguimento, mi sembra evidente...

     

     I personaggi troppo carichi non sempre riesco ad apprezzarli. Se ce ne fosse stato uno solo, per me sarebbe stato più tollerabile, ma qui entrambi i testimoni sono grotteschi. Se poi ci fosse intento di satira, questo non saprei dirlo, né l'ho colto francamente durante la lettura. Il colonnello, peraltro, ha qualche momento in cui cerca di riscattarsi, come quando vuole partecipare all'azione per non essere accusato di restare sempre nelle retrovie o come quando, sul finire, mette a repentaglio la sua vita dimostrando di non essere un vigliacco. Comunque, li avrei preferiti entrambi più equilibrati: io questi non li vedo stereotipati, li vedo un po' troppo border line...

     

    1 ora fa, Poe dice:

    Anche qui non capisco... Quante decine, centinaia di volte abbiamo visto Tex e Carson dare fuoco a magazzini di whisky, trading post di commercianti di alcol per gli indiani, o di armi di contrabbando. Quante volte abbiamo visto spaccare un locale o sparare alle bottiglie per dare una lezione al proprietario corrotto del saloon o semplicemente per eliminare (come in questo caso) delle merci avariate (stiamo parlando di whisky che praticamente è veleno)?

    Mi viene in mente tra le tante una scena di "Sulle tracce di Tom Foster" in cui i Nostri in un saloon sparano a tutte le bottiglie dietro il bancone, mentre un altro personaggio dice (vado a memoria): "E pensare che questi sono dei rappresentanti della legge!".

     

    Probabilmente non sono stato chiaro: la scena è molto texiana e ho anche gustato il fatto che sia stato Carson l'autore della "goliardata": tuttavia, da come è costruita la scena, pare che Carson sia andato alla taverna solo per appurare che Boswell fosse il fornitore di quella topaia. Nulla di male in quello che fa Carson, ma la sequenza è slegata dalla storia, non c'è alcuna finalità reale nel distruggere quel veleno, a meno che non si pensi che i lunghi tentacoli della mala del Mississippi smercino i loro intrugli solo in quella topaia e quindi, distrutta quella, gli stomaci della brava gente sono salvi. Questo intendevo: ma la scena è piaciuta anche a me.

     

    1 ora fa, Poe dice:

    Il bello è che Manfredi di solito viene accusato di essere troppo poco texiano, poi in questa storia inserisce i classici topoi di GL Bonelli e lo si critica proprio per quelli! In questo caso: quante milioni di volte abbiamo visto personaggi che (per calcolo, per paura, perché sbatacchiati da Tex, perché vedono che la partita è persa, ecc. ) tradiscono i propri complici e cambiano subito casacca pur di salvare la pelle o non finire in galera!

    Tutte cose normalissime in Tex, ma che in questa storia improvvisamente sembrano incredibili!

    Usando lo stesso metro con altre storie, sai quanti mattoidi si troverebbero.

     

    Certo, ma infatti tra i mattoidi non inserisco questi ultimi.

     

    1 ora fa, Poe dice:

    Può non piacere, ripeto, ma non è un pastrocchio con tanti mattoidi, è una storia che ha un senso e, volendo, anche una morale.

     

    Io ho detto pure che mi ci sono divertito, e che la storia è originale. Tuttavia, non ho ancora capito di quali prove disponesse il colonnello, che invece pare sapere poco o nulla durante tutta la storia, tanto che anche di Dunley comincia a sospettare a storia abbondantemente avviata. E' solo in quel frangente che scrive una lettera, in cui arguisce, a mio parere molto forzatamente, che, per il semplice fatto che il sicario era uno dei soldati di Capitan Destiny, i suoi ex commilitoni hanno messo su una gang che spaccia whisky venefico: la cosa mi pare troppo tirata, poco verosimile.

    Da qui, da questa lettera forzata e tardiva (se aveva già fatto denunce con prove, a che pro una ulteriore lettera?) un fuoco di sbarramento spaventoso da parte degli avversari per difendersi da una minaccia che continuo a trovare labilissima. In questo senso ho detto che i nemici si son "buttati" loro nelle braccia dei ranger.

     

    Quanto ai mattoidi, quei due lo sono per davvero, la vecchia che va a scassare le bettole che smerciano whisky e il colonnello che vive nel passato vestendo sempre la sua divisa immacolata. Poi a me è piaciuta pure Poe, che ti devo dire, sarò mattoide anch'io a parlarne male e a ricordarla come una bella lettura? :D

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