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TWF - Tex Willer Forum

virgin

Ranchero
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  1. “L'eroe e la leggenda” fu il primo Tex inedito che non acquistai, quindi un albo per me davvero significativo, l'inizio del percorso che mi portò a diventare un ex-acquirente di Tex (ex-lettore mai). Certo, negli anni successivi arrivarono i Color con le storie brevi, i Color di Recchioni, i passi falsi di Faraci e Manfredi sulla serie regolare e dei Maxi poco riusciti di Ruju a farmi maturare la decisione di diminuire e poi troncare del tutto gli acquisti; ma “L'eroe e la leggenda” nella mia memoria rimarrà sempre il momento in cui si ruppe qualcosa, come quando guardi la ragazza con cui stai da tempo e, per la prima volta, ti chiedi: “Ma io che ci faccio con questa qui?”
  2. Che è la stessa risposta, con i medesimi esempi, fornita da Craxi illo tempore quando gli si rimproveravano le sue simpatie per Arafat. Andreotti, più sobriamente, diceva: "Fossi nato in un campo profughi in Giordania, sarei diventato un terrorista anch'io"; Cossiga si limitava a dire che definire Arafat un terrorista fosse una bestialità. Pentapartitico e basatissimo Borden.
  3. Fan di Nizzi quando fai notare che in una storia scritta da Nizzi c'è una cosa scritta da Nizzi: https://piped.kavin.rocks/watch?v=A4WKBUXpbX4
  4. Concordo con @Diablero e, a proposito di copertine, aggiungo un dettaglio tangenziale: l'altro giorno confrontavo le copertine originali del Comandante Mark nella Collana Araldo a quelle con i disegni ritoccati e la grafica cambiata nella ristampa Tutto Mark. Dopo aver provato a trovarci un senso, sono giunto alla conclusione che si tratti semplicemente di genuino gusto per lo sbagliato, per l'orrendo.
  5. Regola santa... Che del resto si applica a tutto, non solo al West: a partire da Omero, che raccontando la guerra di Troia e il ritorno di Odisseo in realtà descrive la società aristocratica a lui contemporanea, i tragici che raccontano il mito per parlare dell'Atene del loro tempo, Virgilio che vede Antonio e Ottaviano nella filigrana di Enea, Ariosto che non ricostruisce certo l'età carolingia, ma racconta il Cinquecento, Tasso che riprende la prima Crociata per tratteggiare le urgenze e le questioni del tempo della Controriforma, Manzoni che dice: "Così va spesso il mondo... voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo"... aggiungete pure tutti gli esempi che trovate voi. Mi è successa una cosa simile leggendo il proclama del Comitato di Liberazione del Messico che comincia: "Cittadini! Fratelli!", che mi ha fatto venire in mente subito il "Compagni, cittadini, fratelli, partigiani..." di "Per i morti di Reggio Emilia" (che la mia generazione conosce, piuttosto, per il titolo del disco dei CCCP). Peccato che la canzone sia del 1960. La domanda che mi pongo è: "Perché farlo, in questo caso specifico?" Alcuni cambiamenti apparentemente frutto di idiozia, se messi in prospettiva, risultano meno assurdi. Facciamo un esempio estraneo a Tex: l'introduzione della continuity in Dylan Dog voluta da Roberto Recchioni era un abominio di rara insensatezza; tuttavia, trascurando il fatto che fosse realizzata con i piedi da gente priva del minimo discernimento, acquisisce perfettamente senso laddove si consideri che lo scopo era accattivarsi il nuovo pubblico di riferimento del fumetto, costituito da ultratrentenni pelati con la camera piena di pupazzetti che su queste cose vanno in brodo di giuggiole. Pensando alle modifiche apportate alle storie di Gianluigi Bonelli, invece, mi chiedo: "Cui prodest?" Non mi riferisco alle censure del linguaggio, delle gonne e delle scollature, il cui scopo, considerata l'epoca, è fin troppo comprensibile; ma a queste cancellature e revisioni a posteriori. Ed è una domanda che mi pongo non per polemica, ma per schietta curiosità, visto che al tempo o non ero ancora nato o, nel caso della Nuova Ristampa, ero impegnato a giocare con le macchinine Bburago e a cagarmi addosso. Apportando questi cambiamenti, qual era il pubblico che Sergio Bonelli aveva in mente? Pur avendo letto solo la prima storia di Tex Willer, ti darei la stessa risposta che ti ha dato @Diablero: Tex Willer è una serie diversa e il suo fascino risiede proprio nel ricostruire un Tex diciamo così storicizzato, ciò che è bello perché viene fatto fuori dalla serie regolare (esattamente come le tue cronologie erano affascinanti perché erano il lavoro di un fan sul forum). Se però queste storie verranno citate sulla serie regolare, scavalcando quanto detto da Gianluigi Bonelli... Be', allora mi indispettirò.
  6. Grazie, @Mister P! Potete leggere tutta la parte del messaggio relativa a quello e intenderla come lamentela generica numero quattro.
  7. Mi sembra abbastanza strano come, in più di tre lustri di forum, a proposito di questa storia nessuno abbia nominato la guerra civile italiana; quantomeno, non in questa discussione. Eppure, l'ispirazione mi sembra evidente: certo, ci sono dentro suggestioni che derivano da millenni di letteratura anti-tirannica, l'anti-imperialismo romantico e avventuroso dei romanzi di Salgari, la rivoluzione messicana reale; tuttavia, riesce davvero difficile non sentire assonanze con quanto accaduto in Italia fino a quattro anni prima che, per chiunque fosse vivo all'epoca, era ancora carne viva. Abbiamo un governo di tromboni che indossano divise ridicole, il Messico coinvolto in una guerra rovinosa, l'esercito governativo che infierisce sulla popolazione civile con violenze e requisizioni, ribelli che si organizzano spontaneamente e compiono azioni di disturbo e guerriglia a partire dai loro rifugi nelle montagne e poi vengono organizzati da figure politiche perseguitate dal regime che danno vita al Comitato di Liberazione (sic) del Messico. Le coincidenze sarebbero troppe, se solo fossero coincidenze; si tratta, invece, di testimonianze della straordinaria capacità di Gianluigi Bonelli di ispirarsi alla realtà per poi trasfigurarla in storie avventurose e votate all'evasione, che catturano il lettore proprio perché, oltre a essere costruite e orchestrate con perizia somma, sanno rivolgersi a lui con coerente potenza simbolica. Insomma, non credo di esagerare se affermo che questo grandioso romanzo (dall'avventura dei fedeli di Xipe attraverso quella di Mefisto e questa, fino alla successiva Banda del Rosso, abbiamo un'unica vicenda perfettamente coesa in cui i rimandi sono precisi e lo sviluppo, tanto del personaggio di Tex quanto del mondo attorno a lui, è impeccabile) è il secondo più bel fumetto che abbia mai letto sulla guerra civile italiana, dopo l'inarrivabile "Battista, l'ingenuo fascista" di Benito (ah, suprema ironia dell'arte e della vita...) Jacovitti. Venendo a questioni più volgari: leggo questa storia nella Nuova ristampa e non ho purtroppo da nessuna parte trovato la summentovata (da altri) scena del telefono, sicché ne deduco che essa sia stata censurata. Ciò fa pensare che, purtroppo, anche Sergio Bonelli fosse dell'opinione che esso costituisse un anacronismo o, quantomeno, un'incongruenza cronologica con il resto della saga. Tuttavia, sappiamo bene che per Gianluigi Bonelli le prime storie erano ambientate negli ultimissimi anni dell'Ottocento, pur avendo luogo in un West dai tratti in gran parte anteriori, per poi sforare ai primi del Novecento. Come possiamo accordare ciò con le successive storie dell'età dell'oro, ambientate in un West con ampie libertà, ma dai tratti più accurati? Semplice: comportandoci come adulti e accettando la realtà che tutti sappiamo, ovvero che Gianluigi Bonelli cambiò idea in corsa; e ciò non leva nemmeno un'oncia alla bellezza delle sue storie e nemmeno alla coerenza e all'unità della saga. Ovviamente, per chi, come @Carlo Monni e altri, nel corso degli anni, si è dedicato a stendere cronologie coerenti della vita del nostro Tex, tutto ciò costituiva un groviglio inestricabile che, però, era parte del fascino del gioco: queste cronologie erano divertenti, almeno per me, proprio perché lavoravano in vista di uno scopo impossibile, ovvero armonizzare dati inconciliabili; un po' come, insomma, se ci mettessimo a costruire un corpus coerente della mitologia greca, limando ed elidendo tutte le versioni contraddittorie e alternative. Un'opera affascinante e in contrasto con la realtà delle cose; rectius: affascinante in quanto in contrasto con la realtà delle cose. Ma se tutto ciò tracima e viene fatto proprio dall'editore, il gioco non è più divertente proprio perché smette di essere un gioco e diventa revisionismo, menzogna. Sbianchettare le date sui giornali, modificare le vignette con i telefoni (e cara grazia che almeno nella Nuova ristampa, negli episodi successivi, è rimasta la Ford T guidata da Pat MacRyan) è un insulto a Gianluigi Bonelli, nonché un grande errore: perdere la consapevolezza che i miti sono tali proprio perché grandi, complessi, molteplici e, al postutto, contraddittorii significa perdere i miti stessi. Di questo passo, finiremo per negare apertamente quanto scritto da Gianluigi Bonelli in episodi cardine della saga solo per renderlo coerente con nuove storie scadenti e senza sens... Come? ... Davvero? ... Che dire: mi amareggia, ma non mi stupisce. Concludo dicendo che questa storia è meravigliosa. Abbiamo un Gianluigi Bonelli già in pieno possesso dei propri mezzi (più passa il tempo, più lo rileggo, più mi convinco di quanto sia un abbaglio la vulgata che vuole le prime storie di Tex veloci, grezze e ingenue e lo stile di GLB perfezionarsi col passare del tempo. Già le primissime storie, già solo il primo albo della serie gigante, rivelano una gestione del ritmo e dei dialoghi, nonché una coerenza delle caratterizzazioni e delle trame definibili con un'unica parola: perfette) e un Galep che è a dir poco il disegnatore perfetto (in coppia con Uggeri: grazie, Carlo Monni) per dar vita a questo mondo. Chi la pensa diversamente sbaglia. Punto.
  8. "Le storie di Gianluigi Bonelli e Galep sono puerili e rivolte a un pubblico immaturo". Poi procedono a spolverare i funko pop.
  9. Talvolta scritto, per imitare la pronuncia del sud-ovest degli Stati Uniti, "pardners". Non cito per espresso l'abbreviazione più comune di questa parola, perché notissima a qualsiasi lettore di Tex.
  10. Ringrazio Sandro che mi permette di precisare meglio il mio pensiero: la mia ironia colpiva, naturalmente, non la questione dell'amicizia virile, bensì il modo in cui essa è stata resa da borden, con modalità secondo me molto poco efficaci. L'autore ha speso un bel po' di righe per tratteggiare questo personaggio e il suo rapporto con Kit e, secondo me, non le ha spese bene. Lo ammetto: il tono dei dialoghi era così equivoco che, mentre leggevo, non potevo esimermi dal sorridere. Ci sono esempi migliori di amicizie virili nelle storie di Boselli, quali ad esempio... Be', tutti: non sono per niente d'accordo con @Jim Brandon sui Lupi Rossi, in cui il rapporto tra i due protagonisti è chiarissimo. Per me è la prima volta che mi capita di pensare una cosa simile leggendo una storia di Boselli. E certo non è causa della propaganda LGBT. Semplicemente, secondo me la tendenza di Boselli a fare personaggi che si fanno i complimenti a vicenda, unita al superlavoro che, tra scrivere e rivedere quanto scritto e disegnato dagli altri, come detto da lui stesso, gli leva tempo per limare ciò che scrive lui, ha fatto sì che la raffigurazione di questa amicizia virile non sia, eufemisticamente, la più felice che abbia mai visto. Ciò non toglie che il tramonto dell'amicizia virile sia reale, tanto nella società reale (causa la disgregazione di rapporti umani a tutti i livelli che stiamo vedendo sempre più patentemente), quanto nella fiction (in cui ormai i maschi bianchi eterosessuali sono quasi esclusivamente dei bastardi dementi del tutto privi di profondità e realismo psicologico... come si può raffigurare un rapporto amicale profondo, maturo e giocato sulle sfumature con personaggi così schifosi e scadenti?): l'osservazione avanzata da te e da @Dix Leroy è ragionevolissima e condivisibile. Edit: cross-post con @Diablero che ha detto ciò che dico io, solo molto meglio e molto più chiaramente.
  11. "Ma per sentirci uno in quanto entità fisico-psichica, no?" P.S.: già con l'avatar civitelliano riscuotevi la mia simpatia; dopo questa citazione hai anche il mio amore... Non a scopo libbidinoso, ovviamente.
  12. Per citare un discepolo del più grande bodybuilder di tutti i tempi: "Amica Laetitia, sed magis amica egomet".
  13. Embè, dov'è il problema? Non posso essere d'accordo più con te che con te stesso?
  14. Ringrazio @ymalpas e @Diablero per aver già detto, con i loro ottimi messaggi, tutto quanto avrei avuto da dire di serio su questa storia, così da sollevarmi da un incomodo di cui non mi sarei comunque sobbarcato. Per quanto riguarda il giudizio generale, concordo più col secondo che col secondo; cionondimeno, ritengo che questa storia sia geniale nel modo in cui prende in contropiede le attese di chi legge. Nell'ordine: I - sapendo che la storia sarebbe stata composta da quattro albi, tutti ci aspettavamo di leggere 440 pagine di storia; invece, ci siamo trovati davanti 420 pagine di introduzione e 20 pagine di storia; II - grazie alle anteprime, tutti ci attendevamo atmosfere salgariane e avventura esotica; invece, ci siamo trovati davanti una commedia romantica; III - in virtù delle aspettative di cui al punto precedente, tutti ci attendevamo scene d'azione mozzafiato, l’emozione del viaggio e dell’ignoto, colpi di scena emozionanti; invece, ci siamo trovati davanti 440 pagine di dialoghi senza il minimo mordente che ammorbano perfino le scene d’azione; IV – tutti ci aspettavamo che Lohana morisse tentando di salvare la Tigre Nera e che la Tigre Nera morisse nel vendicarla, lasciando così il trono al figlio; invece… ah, no, è successo esattamente questo, niente da dire, bro, ‘tapposto. Ma le sorprese non finiscono qui: questa storia per me è rivoluzionaria, una pietra miliare della saga dopo la quale nulla sarà più come prima. So che starete pensando alle mie solite uscite, ma sono serissimo. Abbiamo finalmente (e chi l’avrebbe mai detto che ciò sarebbe avvenuto per opera di Boselli, a opinione di molti e anche mia il più serio e valido continuatore dell’opera di Gianluigi Bonelli) il primo personaggio dichiaratamente bisessuale della saga: il principe Sumankan, che prima si sposa con Miriam e poi si accompagna con Lohana, ma è palesemente attratto da Tex Willer. Per carità, qualcuno potrebbe far notare che, non avendo mai visto vignette con lui intento a pijallo in berta, al massimo potremmo definirlo eterosessuale biromantico, ma io non sono un esperto di simili questioni, sicché lascio ad altri tali prelibatezze da connaisseur. In compenso, abbiamo la prima storia d’amore chiaramente omosessuale della saga: quella tra Kit Willer e il giovane erede della Tigre Nera; per carità, come primo esempio caschiamo male, perché era da anni che non mi capitava di vedere una storia d’amore così loffia, con dialoghi che suscitano imbarazzo soltanto a ricordarli. Tuttavia, il valore di questa storia risiede appunto nel suo carattere seminale: borden stesso ci ha detto che altri autori su Tex sono molto più attratti di lui dal politicamente corretto e da altre simili modernaglie; ebbene, quando costoro avranno finalmente mano libera, questa avventura sarà il punto di riferimento e grazie a essa non ci sembrerà così strano vedere Kit Willer che si slinguazza languidamente con un aitante giovanotto (in un bagno turco? Con dentro un turco? Magari, sono tipi così tosti), che poi, cioè, tirerà fuori la sua lunghissima spada de foco… Non dimentichiamo, inoltre, che Kit, al pari della Tigre Nera, oltre agli uomini notoriamente non disdegna di guardare anche alle donne, ciò che lo rende un po’ fluido; una bazza, insomma. Al di là di ciò, la storia era potenzialmente molto buona: il soggetto c’è, ma è il modo in cui è stato messo su carta a lasciare molto, troppo, a desiderare. Ogni tanto un po' di atmosfera emerge, un paio di scene riuscite ci sono (Kit al villaggio dei tagliatori di teste); ma per il resto si sbadiglia, con dialoghi perfino al di là della ridondanza e mai l’ombra di qualcosa che rimanga in mente, anche laddove i contenuti non mancherebbero. Quando di colpo la storia parte, verso pagina 90 del quarto albo, io ormai mi ero rotto le palle da tempo e comunque sapevo che tutto sarebbe stato concluso di fretta, senza nemmeno dar tempo a Kit Willer e al giovane tigrotto di concretizzare il loro flirt; tanto che, come giustamente notato da @Magic Wind , ci sono perfino delle strisce composte da tre vignette, che mi piacciono sempre, ma fanno capire come, dopo aver sprecato tre albi e tre quarti in chiacchiere e preliminari, si sia chiuso tutto di corsa. L’ultima storia di Boselli che avevo letto, il Texone di Villa, era di ben altro spessore; tanto che viene da dire che a mancare sono le storie classiche fatte come si deve, invece di storie, come ben dice Diablero, più simili a funerali in cui si rivedono i cugini di terzo grado persi di vista da un decennio (e lo dice uno che adora i funerali: sono cerimonie composte, solenni, forse una delle poche cose dignitose rimaste nel nostro tempo, in cui ci si raccoglie spiritualmente e, al contempo, si scioglie ed eterna il proprio rapporto col morto; occasioni intense ed emozionanti, a differenza dei matrimoni e dei battesimi, ormai trasformati in pacchianate in cui si fa gara a dare il proprio peggio). Questo ritorno non è nemmeno privo di interesse: il nuovo passato creato per la Tigre Nera la rende un personaggio molto più interessante, al netto delle piccole ret-con notate da Diablero, che però non costituiscono un problema. Sconfessare quanto detto da un balloon di Nizzi non costituirebbe problema mai e men che meno lo costituisce dopo che, pochi mesi fa, si è pensato bene di proporre una storia celebrativa che celebra Tex facendo strame di una delle storie più significative di Gianluigi Bonelli. Leggendo le anteprime del 2024 mi era venuta voglia di acquistare due o tre storie che mi attiravano, ma dopo questa mattonata mi è passata; quando mi salterà il ticchio di leggere Tex, invece di dirigermi verso l’edicola, mi dirigerò verso gli scaffali in cui conservo la mia collezione. Il lavoro di Venturi? Già, a causa dei dialoghi terrificanti, per leggere ogni albo ho impiegato un’ora e mezza (cosa per me insolita: di consueto, la lettura di un numero di Tex mi porta via dai cinquanta ai sessanta minuti); figurarsi se avessi guardato anche i disegni. Battute a parte, ottimi paesaggi e ottime anatomie. Facce a volte un po’ deformi, come la Tigre e Lohana nel primo albo, ma soprattutto dai lineamenti un po’ cangianti, ciò che comunque è una costante di Venturi. Il tratto, ad ogni modo, è molto affascinante. P.S.: stavo quasi dimenticandomene. Il punto più alto della storia si ha quando, a pp. 91-93 del terzo albo, appare lei. Proprio lei, chi l'avrebbe mai detto? L'acutezza, l'amenità, l'ἀπροσδόκητον, l'arguzia, la battuta, la beffa, la burla, il cachinno, la corbellatura, la derisione, il divertimento, la facezia, il frizzo, il fulmen in clausula, l'ironia, il lazzo, la lepidezza, la pointe, la sagacia, il sarcasmo addirittura, lo scherzo financo, la zingarata perfino... Confesso che, leggendo, ho riso di gusto. Grazie a Boselli per aver scritto quella scena, ma grazie ancor di più a Nizzi, senza il quale tale scena non sarebbe mai stata scritta. Un caso, che essa appaia proprio in una storia ispirata da Nizzi? Chissà. Ad ogni modo, la aggiungerei ai rimandi e alle assonanze già intelligentemente individuati da Sandro.
  15. "Vedo che hai un nuovo gatto, @Juan Ortega". "Liverani Ermanno, lo schiantatopi. Non so se rendo l'idea..."
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