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Invece, @frank_one, se ci facessi vedere i risultati sarebbero molto, molto interessanti ai fini del dibattito. Parlo per me, ovviamente.
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Ehm: (Mi fa strano riproporre l'intervento di @borden dopo appena tre post, ma mi pareva necessario)
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https://www.youtube.com/watch?v=96x2pjWoTCY
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[Romanzi A Fumetti] Tex presenta: L'uomo del Texas
virgin replied to natural killer's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Guarda, @Loriano Lorenzutti, da qualche parte scrissi il mio parere su queste storia... Ma, comunque, lo indovini anche senza andare a ripescare il mio messaggio. No, seriamente: una delle cose più turpi mai scritte da Nolitta; di sicuro la peggiore tra tutte le sue che ho letto io. Nemmeno su Tex è mai sceso così in basso: brutta, retorica, abborracciata, senza senso... Ma è inutile che continui, avendo già detto tutto nella frase precedente: "turpe" è l'unico aggettivo che rende appieno. Rimpiango ancora i 99 cent. che spesi per comprarmi la ristampa Hobby & Work (con colori di gran lunga migliori di questa riedizione). -
Ricordi bene: è proprio così. Però, almeno secondo il mio parere, ad esempio nel caso dei coniugi attempati, tutto è al servizio della dimensione avventurosa (la ricerca del figlio, l'equivoco con l'altro ragazzo bianco, la tragica rivelazione finale), più che il contrario.
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Onestamente, orticaria a parte, non vedo tutto questo naturalismo. Nel senso che non c'è nessun indugio documentaristico e anche la dimensione umana ed esistenziale della migrazione lungo l'Oregon Trail non ha molto spazio in sé e per sé: è una storia d'avventura e tutto in essa è funzionale a ciò, con le cadenze e i topoi relativi. In questo risiede probabilmente la ragione del nostro scarso entusiasmo alla prima lettura: avevamo aspettative suscitate dalla lettura di "Verso l'Oregon" e, invece, ci siamo trovati davanti una storia dal taglio e dai fini in tutto diversi. Un errore, certo, perché ogni storia deve essere valutata per ciò che è, non per ciò che non è; d'altro canto, è inevitabile che ciò accada e le riletture servono giustappunto a rimediare. Trovarmi una citazione di Metastasio sur forum di Tex prima delle nove di mattina: questo sì vuol dire cominciare bene la giornata!
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Vedo che il pard @Leo era già abbondantemente intervenuto in questa discussione, ma scrivo comunque per lasciare una traccia del nostro scambio di ieri, prima che vada perso nel flusso della shoutbox: entrambi abbiamo avuto la medesima esperienza, non venendo particolarmente coinvolti dalla storia alla prima lettura, ma poi rimanendone conquistati alla lettura successiva (che, nel mio caso, è avvenuta a più di un decennio di distanza, un paio di settimane fa). Una storia veramente deliziosa, con un parco di personaggi quantomai interessante e variegato e le varie consuetudini boselliane ad armonizzarsi in un insieme al tempo stesso classicissimo e incapace di venire a noia. Venturi, dal canto suo, sa rendere le distese ondulate attraversate dall'Oregon Trail come pochi altri. In particolare, mi sono rimasti impressi i coniugi alla ricerca del figlio perduto: il loro è un dramma potente, suggerito, più che mostrato, con una sapiente economia di mezzi, che proprio per questo risulta più inquietante. Diversi personaggi appaiono per una scena, sembrano aprire a sviluppi e poi non vengono più ripresi, ma la cosa non stona, perché si integra perfettamente nella logica del racconto: si tratta della storia di una carovana, una vicenda corale in cui la potenza dell'insieme è data dalla progressiva unione di dettagli e storie personali. Il tutto non ha un afflato propriamente epico e di sicuro non la citerei mai tra le storie migliori di Boselli; eppure, non manca nessuno dei tratti che mi fanno amare la sua scrittura. La storia mi ha preso tanto che, a differenza di quanto sono solito fare con i Texoni e con gli episodi in due albi, non l'ho spezzata in due sere, ma me lo sono goduta in una sola seduta, tutta di seguito. In sintesi, consigliatissima. Non la storia che si fa ricordare nei decenni, ma il tipo di storia che ti fa tornare in edicola ogni mese con la consapevolezza che i tuoi soldi saranno ben spesi.
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Puoi prescrivere l'acconcia terapia con Afasol a entrambi, @Il sassaroli?
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Non avevo capito nulla, quindi. Mi sto boomerizzando. Peeerfetto.
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Avendo mollato Tex undici anni fa non posso dire nulla sugli speciali usciti dopo il 2015, all'infuori di tre Texoni, un Maxi e due color; e nulla di nulla dei cartonati alla francese e degli Speciali Tex Willer; di Tex Willer ho letto solo la prima storia, che per altro mi piacque molto. A mio gusto, tra quelli che ho letto metterei in cima agli almanacchi "Eroe per caso" ("Glorieta Pass" e "La legge del deserto" sono purtroppo gli unici due che mi mancano!), al secondo "Bad River" e al terzo "Il ciarlatano"; sui Texoni metterei più in giù quelli di Nizzi e "Gli assassini" al primo posto, con "Tex l'inesorabile" e "Verso l'Oregon" a contendersi il secondo posto; nei Color toglierei il primo posto a "E venne il giorno", a mio avviso non felicissimo, per fare scalare gli altri e dare il primo e il secondo posto proprio a "Lo sciamano bianco", inquietantissima e coinvolgente, e "Delta Queen", davvero divertente. "La gazza ladra" simpatica lettura estiva, ma mi risultò un po' troppo artificiosa per entusiasmarmi davvero.
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@Geronimo, ma ti sembra il caso di ricordarmi certe cose subito dopo cena? Sì, pensandoci bene, in effetti, è colpa mia: tu me l'hai scritto in tutt'altro momento e sono io ad aver letto il tuo commento ora. Perciò, mi segno questo appunto per il futuro: mai consultare il topic di una storia di Nolitta al termine di un pasto.
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Finalmente sciolgo un enigma che mi accompagna da quasi sei anni; cioè da quando, rammentandomi dell'esistenza di una storia di Nolitta disegnata da Nicolò di cui non ricordavo nulla, lessi Linciaggio credendo che fosse quella e rimanendone entusiasta, per poi scoprire, una volta collegatomi al forum per commentarla, che in realtà era stata scritta da GLB (non che ritenga i miei commenti meritevoli di essere letti, men che meno riletti; comunque ne parlavo qui: https://texwiller.ch/index.php?/topic/574-209210-linciaggio/&do=findComment&comment=153004). L'equivoco è dovuto al fatto che dal n. 139 al 348 ho i Tex nell'edizione originale epochi Tre Stelle, quindi gli autori non sono indicati; malgrado ciò, tuttavia, non mi è mai stato difficile riconoscere le storie di Nolitta. Leggevo queste storie dai nove ai tredici anni, senza pormi troppi problemi sulla paternità delle storie, ma diverse mi erano rimaste impresse in senso negativo perché le trovavo sgradevoli e indisponenti; poi, a partire dai sedici anni, con la scoperta dei forum di Tex, ho ricostruito tutto e ho capito che le storie che mi davano fastidio erano tutte riconducibili alla firma di Nolitta. Per questo, di solito, rimango male quando qualcuno dice: "Se leggeste Sulle piste del Nord firmata da Nolitta, stronchereste anche quella"; le storie di Nolitta mi disgustavano quando nemmeno sapevo chi fosse e, quando invece lo sapevo benissimo e lessi Linciaggio credendola sua, mi piace parecchio. Quindi, ero incuriosito: perché non mi ricordavo nulla di Uno straniero a Elk City? Dopo averla riletta, ho chiuso l'albo e mi sono dato la risposta più inaspettata e al tempo stesso più logica di tutte: perché non fa cagare. Ma proprio per nulla. Per carità, la prima parte sulle rapine ai trasporti d'argento ha qualche buco e non si può dire che stia molto in piedi; per giunta, la tendenza nolittiana ad allungare all'inverosimile scene inutili e dialoghi privi di mordente è abbastanza pronunciata. Tuttavia, anche se nella prima trentina di pagine si ha la sensazione che Nolitta stia girando a vuoto in attesa di un'idea, come spesso gli accade, poi torna tutto: anche l'indiano ladro di cavalli, che sembra un mero riempimento, trova poi un senso nel seguito. La divisione della storia in due sezioni ben definite (prima le rapine ai trasporti, poi i contrabbandieri) fa tornare alle storie dei primissimi numeri di Tex, in cui GLB adottava talvolta tale soluzione, che poi ho rivisto anche in Intrigo nel Klondike di borden e Repetto, che mi era anch'essa piaciuta molto. A dare spessore alla storia è soprattutto la parte sui contrabbandieri, che è decisamente buona e costruita con una buona tensione. Le magagne di Nolitta ci sono sempre, dalla farraginosità e artificiosità dei dialoghi alla goffaggine di certe scene (un esempio si ha quando Tex cerca di non uccidere il contrabbandiere rivale: scena davvero troppo tirata per le lunghe in cui il nostro si mostra ondivago e incerto). Stranamente accettabile la scena del colpo in testa a Tex: cose simili si sono viste spesso anche nelle storie di GLB e Nolitta, pur facendo sentire il proprio stile nella costruzione e nel tono, riesce a non rendere il nostro un pirla come sovente gli accade. Meravigliosamente elegiaca la figura di Kate, quando appare; deliziosamente realistiche, per quanto la goffaggine nolittiana affiori anche lì, le scenate di gelosie del contrabbandiere per il rapporto di Tex con la moglie, nel quale, a differenza di @Condor senza meta, non vedo moine, ma solo un rapporto di cordialità tra conterranei; nella logica di una storia d'avventura, anche il ravvedimento finale dell'indiano è accettabile e ben gestito. Insomma, questa storia dimostra che era possibile essere Guido Nolitta, con i suoi limiti e difetti, e al tempo stesso scrivere storie che non ti facciano venir voglia di lanciare l'albo fuori dalla finestra. Pur non essendo perfetta e soffrendo di una prima parte farraginosa, eccessivamente decompressa e tutt'altro che impeccabile, Uno straniero a Elk City si fa leggere senza rimpianti e offre un'atmosfera a tratti dolente (e qui si spiega la mia confusione con la crepuscolare Linciaggio), soprattutto grazie ai personaggi femminili della moglie del contrabbandiere e di Kate: quest'ultima, decisamente, il miglior personaggio texiano di Nolitta, che spodesta quindi il twenty-mule train dal gradino più alto del podio della mia personale classifica in merito. Se dovessi dare un voto, sarebbe un 6, forse quasi un 7. Ma perché dare voti? Rimangano il dettaglio della foto e delle tombe affiancate nel finale della storia: epitome di gran lunga più eloquente di qualsiasi cifra.
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Vecchia volpe d'un borden. Se voleva farmi scendere una lacrimuccia, c'è riuscito.
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E dire che nella prima vignetta la somiglianza è rimarchevole! Vedo che non sono l'unico a essersi ingannato.