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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. Appunto. Qualche tempo fa, si parlò della differenza dei due Barbanera, quello di Glb e quello di Nizzi. Boselli disse che il Barbanera di Nizzi non era molto coerente con l'originale, e Diablero parlò di banalizzazione del personaggio. Non voglio esprimermi sul punto prima di una rilettura ravvicinata di entrambe le storie, ma nella mia memoria La Congiura resta una storia maiuscola, quanto e più di Lotta sul mare. Sul personaggio Barbanera, però, vorrei tornarci dopo aver riletto e riflettuto sulle parole di Boselli e Diablero.
  2. Non so quanti tu anni abbia, Poe, forse hai vissuto in diretta la transizione e, da lettore accorto e profondo quale sei, secondo l'idea che mi sono fatta di te leggendoti, lo avrai colto. Io per ragioni anagrafiche non posso parlare su questo punto ma credo che per la maggioranza dei lettori dell'epoca la transizione non fu percepita. Altrimenti non mi spiego perché Sergio Bonelli abbia tenuto l'anonimato per ben 5 anni... Un lettore esperto, appunto. Bisogna capire quanti abbiano realmente colto la differenza. Le storie di Nizzi di questo periodo sono spesso imitative, tanto da riprendere personaggi e situazioni quasi di peso. Ma ribadisco che Nizzi in questo modo voleva mettere i piedi su un terreno solido, perché era l'editore a chiedergli di mimetizzarsi, di provare a essere Glb: le regole di ingaggio erano quelle. Poi è chiaro che uno non riesca a dissimularsi con tutti, c'è il lettore che scorge uno zampino diverso e un altro che continua a leggere e divertirsi ignaro e inconsapevole. Poi, che La Congiura sia peggiore di Lotta sul mare è solo un tuo parere, non condiviso da tanti (me compreso) Non ho detto che Boselli è eretico, scusami ma non è corretto attribuirmi questo. Eresia sarebbe se il Tex di Borden non fosse rispettoso dell'originale, come invece è ed è sempre stato. La bravura di Boselli è consistita proprio nella capacità di innovare pur tenendo fede alla tradizione. Si è innestato sul ceppo glbonelliano facendo fiorire una pianta che stava appassendo, e facendo germogliare fiori belli quanto quelli di Glb, ma con colori e sfumature nuove, incrociando le esperienze di autori diversi (Berardi, D'Antonio per restare nell'ambito del western nostrano) e dando vita a un Tex non eretico, ma diverso da quello di Glb. Nizzi, al contrario, questo non ha potuto (e dopo non ha voluto) farlo, facendo nascere (per restare nella metafora botanica) fiori dello stesso colore di quelli di Glb, alle volte meno floridi, qualche altra volta più luminosi. I suoi unici tentativi di andare fuori dal seminato (Fuga da Anderville e Furia Rossa) sono serviti a svelare cosa sarebbe potuto essere Nizzi se avesse avuto la libertà di cui ha goduto Boselli, che però inizialmente non ha avuto e dopo non ha voluto prendersi (per me sbagliando).
  3. Ho scritto sopra su questo. La versatilità di GLB è innegabile, e non credo che Nizzi volesse negarla. Ha parlato del concetto generico di schema, un po' come il "Tex arriva e le suona a tutti" di Glb. Ma per tormentone non intendevo solo le patatine. Intendevo certe situazioni divertenti, certe smargiassate, anche certe prese in giro, che ricordo largamente presenti nel centinaio d'oro, da me riletto lo scorso anno. Situazioni che rendono Tex caro al lettore, suscitando fidelizzazione. Innegabile. Qui non concordo. Al di là delle singole espressioni (che concedo essere farina del sacco del solo Glb) il linguaggio di Nizzi è stato per anni scoppiettante e molto divertente. Non c'era magari l'inventiva straripante del grande vecchio, ma c'era un brio che ad esempio per me l'attuale Tex non ha. L'andazzo di cui parli io non lo disconosco, solo lo postdato. Anch'io ho finito per avere le tasche piene di Nizzi, e ho guardato a Boselli come il solo appiglio per la salvezza del mio essere lettore texiano. Quando Nizzi ha messo il pilota automatico, ho perso anch'io la passione. Ma non posso ne' voglio dire che Nizzi abbia ragione o torto su questo punto. Questa fetta di pubblico esiste, non so in quali percentuali. Io vi appartengo e non vi appartengo, nel senso che se negli anni 2000 Nizzi avesse continuato a scrivere Tex, la testata avrebbe perso il lettore Leo, ma lo stesso lettore Leo ieri si è compiaciuto di leggere il segreto della missione spagnola, ritrovando un Nizzi che gli è stato caro, e a lungo. Poi io stesso, pubblicamente, in un articolo del magazine su Fuga da Anderville, ho "rimproverato" a Nizzi la sua visione delle cose, e mi sono rammaricato per il fatto che non abbia osato di più, sconfessando la sua "Poetica". Ma il pubblico del "bagno caldo" io credo che esista, non riesco a trovare scorretta l'analisi di Nizzi. Sul Tex stragista, sulle due pistole, ecc.c'e' da glissare, sono d'accordo con te. D'altronde il succo stava nella premessa: "Tex migliore o peggiore? Non voglio giudicare. FORSE MI FANNO VELO LA VECCHIAIA E LA NOSTALGIA" (mi pare dica così). Una frase che è tutto un programma. È incorreggibile. Però questo signore ora sta lavorando con Boselli. E nonostante questo non si perita di dare questi giudizi: per come la vedo io, o è mezzo matto o non ha peli sulla lingua. Propendo per la seconda. E Boselli
  4. A Nizzi Sergio Bonelli ha chiesto di imitare persino la voce, di Glb. Di annullarsi, finanche nel nome. Non gli ha fatto firmare nulla per 5 anni. La sua firma era Tex by GLB. Rispetto al vecchio, Nizzi introdusse l'elemento giallo, ma poco dopo Sergio Bonelli glielo cassò. Tra gli esordi di Nizzi (primi anni ottanta) e quelli di Boselli (94) non passa un decennio, ma un'era geologica. Quando Boselli ha esordito, si è firmato "Mauro Boselli" e per sua stessa ammissione ha scritto una storia al fulmicotone perché voleva giocarsi al meglio le sue carte, voleva impressionare, per poter restare su Tex. Nizzi, invece, ai suoi inizi ha riesumato Il Carnicero, L'Uomo della Morte, e altre situazioni glbonelliane, entrando in punta di piedi nel mondo di Tex, con l'umiltà del neofita che deve ripercorrere le stesse orme del suo predecessore senza far trapelare agli occhi del pubblico che a scrivere è un altro. Boselli invece lo urla, che a scrivere è un altro, ci mette D'Antonio, Berardi, ci mette la paternità (celatissima quanto si vuole) di Carson. Questo per dire che le due esperienze non sono comparabili, e che entrambi, a modo loro, hanno fatto un ottimo lavoro, essendo entrambi rispettosi del personaggio Tex. Questo succede in un secondo momento, "alla lunga" appunto, ma lì Nizzi non tradisce il personaggio; lì Nizzi tradisce sé stesso, i lettori, l'editore. A un certo punto il suo Tex diventa irriconoscibile e lui indifendibile. A causa sua, stavo smettendo di comprare Tex. Ma questo accade dopo però. Nel suo primo periodo "manieristico" (che è comunque termine dall'accezione negativa, che in quanto tale io qui contesto) Nizzi sembra GLB, un GLB ritemprato e rivitalizzato. E su questo siamo d'accordo. La sua storia più "eretica", ho detto sopra, è il suo più grande capolavoro.
  5. E Nizzi è stato talmente professionale da studiarsi tutto Glb per replicarne lo stile e non far trapelare l'avvenuto passaggio di consegne, come richiestogli dal datore di lavoro. Poi lui si è talmente convinto della bontà della formula bonelliana (intesa come Texcentrismo, dialoghi esplosivi, ecc.) da non volerla modificare e rimanendole anzi fedele anche in seguito. Boselli invece sin da subito si è staccato dal suo mentore Glb, proponendo uno stile più personale, però erano già altri tempi, tanto che lui poteva firmare le proprie storie e non aveva l'obbligo di celare la propria identità.
  6. C'è da dire che a Nizzi è stato chiesto proprio questo, nei primi tempi. E lui è riuscito a fare questo, quello che gli chiedeva l'editore, con esiti molto alti, per non dire egregi, nei primi dieci anni della sua carriera texiana.
  7. Senz'altro la migliore di Nizzi da quando è tornato (ma non è che ci volesse poi tanto, viste le performance tutt'altro che esaltanti prodotte sinora dal decano sceneggiatore) e "una delle migliori storie degli ultimi tempi", non la più bella di Tex degli ultimi due anni. Una delle migliori però sì. Vedi Loriano, io sono un lettore a cui piace il western, è attento alla caratterizzazione dei personaggi secondari (lo sceriffo della città, la locandiera, ecc.), non disdegna uno scontro con indiani bellicosi, una spazzolata al prepotente di turno nel saloon. Tra il Texone di Villa e quello di Carnevale, ad esempio, ho preferito il primo (nonostante lo stesso autore preferisca la seconda storia) perché profondamente western, classico, duro senza fronzoli. In questa storia di Nizzi ci ho trovato innanzitutto il West: poi ho trovato un bel comprimario e, cosa non da poco, quell'ironia nei dialoghi in cui ritengo a tutt'oggi Nizzi maestro insuperato. Quando è in forma e si diverte come in questo caso, lo sceneggiatore di Fiumalbo fa divertire e soddisfa il lettore. E allora non stupisce che questa storia, dal sapore classico e western, possa essere considerata da un lettore come me una delle più soddisfacenti degli ultimi tempi. Boselli non è uno sprovveduto: l'operazione "ritorno di Nizzi" è molto chiara. Ci vuole alternanza tra il suo Tex e un Tex più "tradizionale", che il solo Ruju, pur molto bravo e molto texiano, non riesce ad assicurare. Ecco che si affida allora all' "usato sicuro", operazione a mio modo di vedere molto rischiosa perché non si sa quanto fiato abbia Nizzi in corpo per poter dare vita a nuove storie appassionanti di Tex. Personalmente ero molto scettico, ma è chiaro che storie come queste mi smentiscono e non posso che esserne felice. Felice per Nizzi, felice perché Boselli ha avuto ragione, in definitiva felice per Tex. Infine, trovo significativo che su Facebook, dove c'è un nutrito gruppo di texiani (oltre 22 mila iscritti), la storia abbia mietuto molti consensi, a riprova che l'operazione Nizzi sta incontrando il gradimento del pubblico. Sarà una rondine che non fa primavera? Spero proprio di no
  8. Con Fuga da Anderville mi hai dato un dolore, ma ti perdono...
  9. Sì, è molto meno sorprendente di Grande Proteus
  10. Senz'altro, e con gran distacco anche. E' una delle storie più belle lette negli ultimi tempi. Lo sono. La bellezza della storia sta nel comprimario del vecchio padre. Ticciani e secondo me molto ma molto western. Prese singolarmente, le vignette forse tradiscono un'eccessiva sintesi, ma nel complesso è un'Arizona molto molto efficace.
  11. Anch'io. stessa sensazione, ho pensato proprio a "Al cuore, Ramon".
  12. Verissimo. Non solo il podio, ma tutta la top ten per me è molto strana e atipica. Ma questo fa riflettere sul fatto che, in quanto a fruizione di letteratura (disegnata e no), davvero non esistono regole, e tutto si risolve nell'interiorità di ciascuno di noi. Però la top ten di Grande Proteus è veramente veramente strana Eh no, pard. Non puoi dirmi di aver letto solo un paio di volte Fuga da Anderville, L'Uomo con la frusta, La Congiura, la Tigre Nera, La leggenda della vecchia missione, Un Ranger del Texas, Fiamme sull'Arizona, La Grande rapina, L'Uomo senza passato. Eddai...
  13. Un avanzamento significativo, marcato, un salto in alto che si è tradotto in un bel volo. L'ho letto. Una storia un po' frettolosa, serviva probabilmente a tappare il buco. Una lettura non cattiva, ma che mi ha lasciato un po' freddo (e non solo per il clima del Colorado )
  14. Le osservazioni di Nizzi su Boselli non sono campate in aria, solo che lui vede dei difetti in elementi che per altri (me incluso) sono pregi: in questo senso, a mio parere Nizzi ha torto, perché è troppo ancorato al vecchio e non aperto al nuovo. Qui Nizzi ha torto due volte, anche se c'è da apprezzarne l'onestà. Questo è indubbio
  15. Cosa è un acuto? Se per acuto intendiamo una storia epica, sensazionale, allora va bene. Se però tra gli acuti ci mettiamo anche storie felici, profondamente western e molto divertenti, allora non siamo d'accordo, caro pard, perché, se la definizione è quella che ho dato sopra, allora per me Il Segreto della Missione Spagnola è l'ultimo acuto di Nizzi. Che bellezza, ragazzi, leggere il divertimento di un signore ultraottantenne travasarsi ancora una volta nelle tavole frutto del suo lavoro. Ho avuto la sensazione di avere davanti agli occhi un arzillo vecchietto cui brillavano gli occhi a rimettersi a fare quel lavoro artigianale che era stato tutta la sua vita, salvo a un certo punto venirgli a noia per poi tornare a stuzzicarlo in un momento dell'esistenza in cui si vuole tornare, anche con i fatti, alla propria gioventù. E questo ha fatto Nizzi, con questa storia: è tornato alla sua "meglio gioventù": storia fresca, solida, molto western, con il bel personaggio del vecchio padre con cui non si può non empatizzare. I dialoghi sono divertenti e palesano l'intima soddisfazione dell'autore nello scrivere una storia che gli è piaciuto scrivere, è del tutto evidente! I "bei ricordi nizziani" di cui parla Diablorojo non sono probabilmente estranei alla felicità della storia: Nizzi è tornato in certi suoi ambienti familiari, ne avrà respirato l'aria, mefitica e per lui meravigliosa (quella della cripta, come ne La leggenda della vecchia missione e Guerriero Apache) e ciò sarà stato per lui ritemprante. La storia è più che valida e non ha bisogno di guizzi. Il guizzo sta nei personaggi secondari, divertenti e umani, come quello di Justina e soprattutto dello sceriffo Archie (spassosissima la "rabbia" di quest'ultimo contro l'aguzzino Tex nelle ultime scene), sta nel Tex giustiziere e non sbirro (quanto sono lontani I fucili di Shannon?), sta nel desiderio (da applausi) espresso da Tex nell'ultima tavola, circa il nome della futura prole (qui parla il "nonno" Nizzi più che Tex?) Su Torti: ma arruolatelo subito sulla regolare!!! Ho respirato purissimo profumo di West. Bellissima prima storia del Maxi, ora vado con la seconda.
  16. Quotando Diablero, evito di commentare questa storia perché non posso che accodarmi a quanto già detto da lui, con l'unica eccezione della scena del maggiordomo, che certamente poteva essere resa meglio, ma che non reputo addirittura "imperdonabile" come invece fa Diablero (mi piacque di meno la coincidenza iniziale nella casa di Montales in Guatemala, ad esempio). Con questo, non voglio dire che @ymalpasha torto, ma solo che è troppo prematuro dare un giudizio. Che il killer resusciti così è stato sorprendente anche per me, ma ancora non sappiamo cosa sia realmente accaduto. E se si trattasse solo di un "giubbotto antiproiettile"? Se fossero poteri della vecchia che ci verranno spiegati nel prosieguo? Boh, non possiamo saperlo, nel frattempo io la storia me la sono goduta. E me la sono goduta anche per il mistero che circonda il personaggio di Carrillo. Non sappiamo chi realmente sia e quali siano i suoi intenti, ma questo non mi porta a bocciarlo in toto, come fa Ymalpas. Anzi, mi incuriosisce, e se sia un colpo di genio di Ruju o un colpo di sole lo sapremo solo il mese prossimo. Infine, non ho letto le anticipazioni (in quelle sull'albo non c'era scritto nulla...) ma lo scontro Tex-Carson mi preoccupa alquanto... potrei non apprezzare Carson, appunto: è lui all'inizio della storia che ripulisce i gamblers (e non Tex!), è a lui che la giovane si rivolge (d'accordo con @Juan Raza che il pretesto è un po' labile, ma me lo faccio andar bene lo stesso): insomma, è un gran bel Carson all'inizio, tanto da spingermi a complimentarmi con Ruju per questa scelta. Poi, però, quando in paese fanno commenti circa l'abilità dei rangers, parlano esclusivamente di Tex: e che ti costava, caro @PRuju, far dire che "quei due" erano puro veleno e non il solo Tex? Vabbè, peccato veniale, sei perdonato ma non tirare troppo la corda: Carson ha e deve avere fama di infallibile pistolero quanto Tex! Sui disegni concordo ancora con Diablero: belli ma discontinui, non certo il 4,5 di Ymalpas, che trovo ingeneroso e francamente esagerato. Sulla copertina: il Tex in primo piano che si staglia su uno sfondo bianco, con un'immagine western in sedici/noni in bianco e nero, mi è piaciuto tantissimo. La trovo una splendida copertina celebrativa, complimenti a tutti per la pensata (che non è limitata al solo Tex, ma a tutte le pubblicazioni Bonelli). La copertina del prossimo mese, poi, è spaventosa in tutti i sensi... Sulla medaglietta, la Bonelli con me ha perso un'occasione. Non farò la collezione, ma la medaglietta (bella e ben fatta, Ymalpas si chiede che farsene, io la metterò in bella mostra in libreria e ogni tanto mi fermerò, durante le mie letture, a fargli l'occhiolino o un sorriso d'intesa ) di Carson l'avrei presa comunque, anche se fosse uscita su una pubblicazione che non leggo. E' uscita su Tex, quindi non ho necessità di comprare altri albi
  17. Mi accodo ai complimenti di Juan. Io non ho partecipato perché non ho il "fiato" per fare una classifica di 50 storie, ma di certo questo topic è stato l'occasione per parlare di tante storie di Tex e rinverdire tanti ricordi. Con Il grande re hai stupito anche me, spingendomi a rileggere la storia, che lessi in un TuttoTex negli anni '90 la prima volta, e che non credo di aver mai più riletto. Lo farò a breve
  18. Come al solito, Nizzi fa discutere. Poe dice che quella del bagno caldo è una sciocchezza, Diablero e Carlo Monni contestano la frase sulla ripetitività di GLB. Diablero parla di lettori che vogliono essere cullati nel sonno, Loriano Lorenzutti che Nizzi ci prende per telespettatori di Don Matteo ( ). Ma secondo me bisogna intendersi sul concetto di schema usato da Nizzi: è quello che considera "ripetitivo", non già le trame o le storie. La duttilità di GLB non è in discussione ma non è un caso se anche il grande vecchio, tra il serio e il faceto, smontando l'intervistatore una volta disse che lo schema è che "arriva Tex e le suona a tutti". E non è nemmeno un caso che un libro documenti - o tenti di documentare - questo (libro che non ho letto, mi rifaccio alle vostre parole). L'intento polemico di Nizzi quando parla di schema ripetitivo e bagno caldo (quest'ultima è una dichiarazione di "Poetica": può piacere o non piacere, ma è così) ha un obiettivo e un bersaglio dichiarato, ed è il Tex 2.0 di Mauro Boselli. Il suo intento, parlando di bagno caldo, è quello di dire che Boselli sbaglia a far perdere a Tex di centralità, a mettere troppi personaggi "ruba-scena", a rendere protagonisti altri personaggi e non Tex. In questo senso, egli difende la purezza del suo Tex rispetto a quello del creatore, denunciando la componente "eretica" di chi è venuto dopo. Questo è il senso ultimo delle parole di Nizzi. E non lo fa per animosità verso Boselli (sennò non ci lavorerebbe insieme) né, spero, per invidia nei confronti di quest'ultimo, ma semplicemente perché la pensa così, e da persona onesta che non ha peli sulla lingua dà il suo giudizio. Non parla di ripetitività di GLB, utilizza il concetto piuttosto vago di schema, asserendo che quello di GLB si fondasse su un Tex sempre al centro, su una sceneggiatura zeppa di dialoghi esplosivi, su certi "tormentoni" o cliché che dir si voglia che cullano il lettore. E in questo senso, a mio parere, non ha torto. Quando ho letto La rupe del diavolo, con le scene ai ristoranti, ho avuto la sensazione di aver ritrovato un vecchio amico. Di esser seduto là, con loro, a prendere in giro bonariamente Carson, a farmi due risate con gli amici di una vita. Ed io sono un fanzinaro, cioè mi ritengo un lettore esigente. Poi ci sono anche i fan alla "Don Matteo" (copyright @Loriano Lorenzutti), che esistono, e chissà che non siano la maggioranza (chi può saperlo?), che accanto a un buon western vogliono essere cullati, accarezzati, coccolati. Non c'è nulla di sbagliato da parte di Nizzi a pensarla in questo modo, né di offensivo. E fin qui ho fatto un discorso puramente spassionato, spero oggettivo (nel senso che ho guardato la situazione dall'esterno). Se invece devo esprimermi col mio punto di vista, senza pretesa che sia quello giusto o che sia quello imperante là fuori, dico che va bene il bagno caldo, ma che poi non bisogna abusarne. In un articolo che scrissi anni fa per il Magazine di questo Forum a commento di Fuga da Anderville, rimproverai a Nizzi il fatto che, per le sue intime convinzioni, non abbia mai voluto accantonare un attimo Tex per scrivere vicende più belle, cosa che invece avrebbe dovuto fare, in primis perché sapeva farlo (vedi Fuga da Anderville, appunto, o L'Ultima Frontiera) e poi perché scrivendo trame ariose e con altri personaggi, non faceva che arricchire la saga di belle storie e grandi comprimari. Fuga da Anderville, dove protagonisti sono una famiglia e un Paese lacerati, l'ho sempre ritenuta un capolavoro e non è un caso che sia la storia più "eretica" di Nizzi, quella cioè in cui viene meno al suo credo. Nizzi ha sempre ritenuto rischioso far perdere di centralità a Tex, aveva paura che ci si giocasse il personaggio, e questo lo ha contestato a Boselli in svariate circostanze, soprattutto negli anni '90 e nei primi 2000. Per me (per il punto di vista di Leo) Nizzi aveva - e ha - torto, e meno male che è venuto Boselli a dare aria a una casa che stava diventando asfittica, ma è altrettanto vero che forse tanti altri già all'epoca non vedevano di buon occhio i tanti personaggi ruba-scena di Boselli o la complessità di alcune trame. Chi ha ragione? Non lo so. So solo che, a sensazione, Nizzi è più vicino a GLB di quanto non lo sia Boselli (o almeno il Boselli prima maniera). Con quest'ultimo ho immediatamente letto qualcosa di nuovo, un Tex più moderno, diverso; con Nizzi non ho mai avuto la sensazione che ci fosse una vera soluzione di continuità rispetto a GLB: il Nizzi "manierista" di cui parla Carlo Monni c'è stato davvero, ha voluto esserlo ed è riuscito a esserlo (anche nell'ironia, rimasta a mio parere al vertice nei suoi anni migliori). Non possiamo contestare un credo, una "Poetica", o definire sciocchezze certe affermazioni. Possiamo non essere d'accordo, per quelli che sono i nostri gusti o le nostre esigenze.
  19. Leo

    Kit Carson

    Non è serietà però.
  20. Cioè è documentato il fatto che ha ragione Nizzi a parlare di ripetitività dello schema? Non ho capito...
  21. Leo

    Kit Carson

    Infatti! Borden aveva fatto una solenne promessa sul punto!
  22. Non mi sembra dica questo. Non dice che Bonelli faceva sempre le stesse storie, ma che intercalava nelle stesse modi di dire e situazioni abbastanza frequenti (la mangiata al saloon, le chiacchiere al bivacco) perché questo tipo di situazioni fanno sentire il lettore "a casa". Tex come "bagno tiepido in cui immergersi", oltre che una bella similitudine, è una dichiarazione di intenti, la manifestazione di una Poetica (la sua), che può essere abbastanza condivisibile (a patto di non abusarne) e che comunque è ben accetta da un certo tipo di pubblico, cioè un pubblico più ruspante, meno cervellotico, che non vedo perché, come dici tu, dovrebbe offendersi per questa definizione. Purtroppo sto lavorando e ho approfittato di un momento di down della rete per scrivere questo post, senza rileggere l'intervista, ma l'ho letta ieri e mi pare che le sue dichiarazioni siano queste, non quella che Glb scrive sempre le stesse cose... magari mi sbaglio...
  23. Bella intervista. Sul suo giudizio sul Tex odierno non si smentisce mai...
  24. Questa storia sembra scritta appositamente per massacrare Nizzi: Tex prima non si avvede dei soldati e poi si fa gabbare da Emerson e da Ojo Blanco, tanto che senza il colpo di fortuna del mercante Matias che vede (e riconosce) l'indiano dall'occhio vitreo i nostri pards sarebbero bellamente sconfitti. E però. E però abbiamo una delle più belle storie di indiani proposte sulle pagine del ranger, un grande Cochise, la riuscitissima figura del Generale Crook, e poi anche un grande avversario, talmente diabolico e astuto dal farla ai nostri, abbastanza incolpevoli in realtà di fronte a cotanto ingegno. Un avversario così dotato non può che essere sempre ben accetto, soprattutto se confrontato con quelli di altre storie che paiono messi lì solo per fungere da tiro a segno per i ranger. C'è, invece, un cattivo riuscitissimo e potente, incastonato in una trama brillante, tesa e dal grande ritmo, in un contesto drammatico molto ben reso. Per me, lo ribadisco sempre, è un capolavoro.
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