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TWF - Tex Willer Forum

San Antonio Spurs

Ranchero
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Everything posted by San Antonio Spurs

  1. Amico d'infanzia della moglie di Giovanni Romanini, ho avuto modo di parlare con lui in maniera approfondita della lunga gestazione del Texone. Ricordo che oltre che collaboratore, ma in questo caso dovremmo dire coautore, di Magnus, Giovanni per era forse l'amico più intimo. Ebbene, da quello che ho appreso Magnus era totalmente coinvolto nel compito, quasi stregato, sicuramente molti altri pensieri, non tutti purtroppo, non incidevano minimamente sulla realizzazione di questo capolavoro. L'unico crucci di Magnus, paradossalmente, all'inizio fu disegnare i cavalli che gli venivano sempre grotteschi, compito che infatti affidò a Romanini. Nei particolari degli esterni di quelle tavole Magnus ci mise tutto il mondo che aveva intorno a sé a Castel del Rio. Senza spingermi troppo oltre e senza fare parallelismi perché sarebbero inopportuni non avendo conosciuto direttamente Magnus, una persona molto religiosa che conosco, afflitta da un male forse incurabile, ha iniziato a cercare di perpetrare la natura con fotografie e acquerelli ringraziando il Cielo per averle fatto comprendere la grandezza del creato In una qualche scala e senza tirare in ballo il sovrannaturale, Magnus ha creato qualcosa di grande e non sono state piccolezze della vita a interferire nel suo lavoro.
  2. Mi pare evidente che almeno dal campione proposto gli interventi non siano quasi mai stati migliorativi, ma chiedo a chi ne sa più di me se nella fase redazionale Villa ha o no diritto di replica. Che poi debba arrendersi alle preferenze aziendali è un altro discorso, ma se io, Lucio Dalla, intitolo la canzone "Gesù Bambino" e scrivo il verso "E anche adesso che bestemmio e bevo vino/per ladri e puttane sono Gesù Bambino" e me la cambiano in "1 4 marzo 1943" e "E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino/per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino", beh insomma... non capisco, ma mi adeguo e se mi incavolo lo tengo per me. Poi, ripeto, saranno questioni di marketing che vogliono privilegiare l'omogeneità delle tinte - però le cambiano pure radicalmente - e questa famosa colorazione digitale a me sa tanto di tortellini fatti dalle sfoglie di Bologna messi a confronto con i pur degnissimi del signor Giovanni Rana. E con le metafore, fino alla fine dell'anno ho già dato.
  3. Sei uno Speedy Reader o ti eri presentato con una Fiat 124 del 1971? Sono d'accordo, anche perché la presenza di tutti e quattro i pard spesso dà l'occasione per dare un po' di respiro alle storie, suddividendole in eventi paralleli di protagonisti separati. Altrimenti il rischio è quello del solito monologo spiegatizio di sex imbeccato da qualche domanda beccacciona di Carson o da un sua imprecazione riguardante Giosafatte o Matusalemme. ??? Nati a Bangkok avevano la doppia nazionalità. E la denominazione Thailandia parte dal 1949. Anche se non ci riguarda direttamente, ma è significativo dello spirito dei tempi della SBE in questo periodo, le copertine di tutti gli altri personaggi mensili ridisegnate sulla base di alcune celebri di Tex. Come se per celebrare l'anniversario di un quotidiano, in un determinato giorno tutti gli altri uscissero con la prima pagina in comune per quello che riguarda la grafica (Beh, se il festeggiato fosse "Il Tempo" ci divertiremmo non poco).
  4. Per cominciare i complimenti a Ymalpas, per proseguire mi accorgo che c'è una netta distinzione fra le mie storie preferite e le altre: le prime sono quelle più lunghe - tranne Netdahe e Il mistero del monte Rainier - fra le seconde, nessun albo bis ha raggiunto la sufficienza. Anno nero il 2021: dal monaco guerriero al pistolero vudu da Manuela non quella di Julio Iglesias al mostro del gran lago salato. Ho poco apprezzato il ritorno di diversi comprimari, ho trovato di mio gusto la suddivisione degli eventi per il ritorno di Mefisto, a parte il finalone da crogiolo contenente fisica, metafisica, filosofia, esoterismo, corna, bicorna, agli e frattagli per ritrovarsi almeno con uno Yama definitivamente scimunito e un Mefisto "redimorto". Mi aspettavo di più dalla storia di Rick Master, idea magari condizionata dal fatto che il finale aperto spinge a credere nell'ennesimo ritorno. Tiro alcune somme: su 81 albi, 33 li ha sceneggiati Ruju, 32 Boselli, 8 Nizzi. I diversi disegnatori sono stati 28+1 (il secondo dei Cestaro) e tranne Laurenti li ho promossi tutti. Infine, le copertine: alcune sono state in stile "anni d'oro", ovvero generiche e anche con fondo monocolore. Sempre di altissima qualità: la più dinamica quella di "Attentato a Montales", la più attraente "Vancouver", la più inquietante "Il manicomio del Dottor Weyland", la più malinconica "Il soldato fuggiasco", la più vintage "Alla ricerca delle navi perdute", la più improbabile "Il morso dello scorpione", la più iconica "Il trionfo di Mefisto", e la più evocativa "Artiglio d'orso), le mie preferite "La vetta degli spiriti" e "I guerrieri della tundra".
  5. Caro Carlo, giusto appunto - scritto staccato - per quello che riguarda il numero delle pagine. In quanto alle uscite, so benissimo che ci sono anche le ristampe e dunque ho peccato di poca chiarezza non spiegando bene che la mia perplessità è sull'enorme massa di produzione fatta circolare a fronte, credimi, di scarsi esiti. Non conquisti nuovi lettori (parlo di cifre consistenti), non ne soddisfi di vecchi che magari anelavano ad un numero perso, generi confusione nel lettore medio (quorum ego) non dotato di memoria tale da fargli comprendere al volo se si tratta di frittata fresca o avanzata. Crei equilibrismi come il cofanetto in legno o come nel caso di Zagor accorpi due albi appena usciti e li rilanci in nuova veste. In tutto questo, la mia meraviglia riguardava una storia già calendariata ma appena finita per quello che riguarda il disegnatore. Sono tutto fuorché un calcolatore - nel senso che matematica era in fondo alle mie preferenze scolastiche - dunque alla SBE faranno conti e scelte giusti economicamente parlando, la mia opinione, come in "Niente da capire" di De Gregori, vale 10 lire.
  6. Vero. Considerando ad esempio la gherminella del mensile bis estivo. Sul sito della SBE al momento vengono riportate 12 uscite texane nell'ultimo mese e saranno sicure almeno 13 fino al 5 dicembre. Ci è stata almeno risparmiato una'instant variant tipo la storia di Zagor scritta da Carlo Lucarelli compattata e riproposta a meno di due mesi dalla conclusione sulla regolare. Mi fermo, conscio di essere al limite dell'OT.
  7. Come mai ci si è ridotti a correre il rischio di una storia finita di disegnare a ridosso della pubblicazione? Comunque la si possa girare, non mi appare questione di poco conto e - da lettore - di minore tranquiilità.
  8. Appena preso e come di consueto solo "annusato", cioè guardando le primissime pagine. Dunque impressione a caldo solo visiva: i personaggi rappresentati smilzi di Mano faranno discutere.
  9. A mio avviso il maggior difetto di questa storia è, nella seconda parte, la successione di eventi banali e allungati - al di là delle incongruenze già notate e commentate da tutti - forse sì, senza calore e gli elementi che venivano aggiunti alla fine sono apparsi solo degli annacquamenti per allungare un brodo che invece aveva bisogno di ben altri ingredienti. Ruju ha avuto una buona idea, l'ha sviluppata bene ma poi si è accorto che la "ciccia" era finita, ma quando accade ci vorrebbero umiltà, tempismo e pelo sullo stomaco per ridurre il tutto e non destinarlo alla regolare, ma ad una di quelle uscite extra (ho perso il conto dei nomi) che propongono un paio di storie brevi, magari corredate da informazioni storiche sui cow boy di colore o - perché no? - sul razzismo in Canada: argomento che mi vede completamente ignorante e che alla Bonelli avrebbero saputo trattare meglio di qualsiasi contributo su internet che avrei potuto andare a cercare.
  10. Basta vedere come aveva abbindolato il direttore del carcere, non importano artifizi. Concordo su tutto il resto.
  11. Per quello che mi riguarda sei lontano dalla verità quanto un terrapiattista, ho citato l'episodio del collegio per sottolineare lo spesso del personaggio e il tutto si inserisce in un discorso che dava per improponibili Mefisto e Yama. Se hai già una figura definita e sicuramente interessante può avere un senso riproporla e non vedo perché non giocare anche all'inizio sul traino delle sue origini senza spedare - ribadisco: sprecare - tavole e baloons con fratello e nipote. Non è che se oggi parli del crimine commesso da un estremista di destra devi per forza andare a tirare fuori Mussolini. Se tornerà Lily Dickart sarò soddisfatto in quanto tale, non perché "sorella di...", avrei il vantaggio di sapere chi è e dunque considerarla da subito per quello che vale. Anche se a te è tutto chiaro dall'inizio, spero che ti sia chiara anche questa mia aggiunta finale.
  12. Basterebbe l'episodio in gioventù all'interno del collegio, quando agiva in piena autonomia. Come sarebbe in un suo eventuale ritorno, libera da vincoli familiari, perché non ce la vedo a seguire uno Yama rinsavito o in collegamento fantastico con il fratello all'altro mondo. Ho anche ipotizzato un suo ritorno spiazzante e sarebbe un colpo da maestro (con la m minuscola) di Borden e concludo dicendo che ovviamente non mi aspetto la sua ricomparsa a breve e nemmeno la giudico in qualche maniera salvifica per il mio interesse di lettore, ribadisco che un suo spessore LadY ElleDi ce l'ha eccome. Parallelamente al discorso di Lily Dickart, mi auguro anch'io che ritorno di Nick Castle riguardi una buona presenza in un'ottima storia, perché l'ho sempre trovato personaggio incolore, inodore e insapore (se paragonato a diversi altri, mai più riproposti).
  13. C'è di peggio: il mio rivolere Bethanie Marsh. Usando come metro il mensile, Mefisto è comparso ogni quarantina di numeri prima del (presunto) gran finale con la morte del castello e da lì ne sono passati circa altrettanti fino all'arrivo di Yama. Il secondo grande ritorno rappresenta forse il momento migliore del grande nemico - intendo la qualità della storia - con il travestimento da dottor Fiesmot e la figura di Padma; il successivo nella savana è più da fantasy che da horror (termini forse esagerati, ma qui pratici per sintesi). Siamo nel periodo d'oro sia per GBL che per Galep e infatti nascono una serie di capolavori ai quali aggiungo anche l'episodio con la comparsa del "figlio di": tremendo, all'inizio, poi come per me giustamente sostenuto da Diablero, sempre più annacquato. La penultima storia che lo vede comprimario ha una trama di avvicinamento intrigante e nobilitata dal tratto di Civitelli (memorabile la parte nel villaggio di notte), ma nel finale se al posto di Yama ci fosse stato Cicciobombo Cannoniere o Ercolano Sempreinpiedi sarebbe stata la stessa cosa. Sensazione certificata anche nel gran finale dell'ultimo spettacolo dei Dickart Family: Mefisto all'inferno che "etterno dura", Blacky a far compagnia ai nonni di Capo Bromden e Randle McMurphy, Lily che dei tre rimane simbolicamente l'unica superstite. Unica, guarda caso, a non affidarsi al sovrannaturale nelle sue malefatte.
  14. Lily dovrà per forza essere autonoma, visto che il fratello è definitivamente uscito di scena almeno per un bel po', Yama ha lo stesso appeal di un biglietto del treno scaduto e che lei sia nella versione in veste di baronessa accasata a Parigi che nella proposta dei suoi primi anni legata alla collana Tex Willer ha mostrato doti da sopraffina Dark Lady e non è ancora del tutto caduta l'idea che possa essere proprio lei ad essere sfuggita a Tex a conclusione dell'episodio con Rick Master (so che la mia è una tesi ad oltranza e di minoranza).
  15. Fare il lettore non è un gran mestiere, ma è sempre meglio che lavorare (nella frase originale si parlava del giornalista)
  16. Il capitolo in cui Fra Cristoforo va al castello di Don Rodrigo (mi pare sia il quinto) è talmente senza tempo che a rileggerlo oggi e a riflettere sulla sua attualità è quasi sconfortante.
  17. Mi sono definito un Serial Reader, perché ho imparato a leggere molto presto e ho vissuto la condizione di lettore come una dipendenza. Principalmente libri. Di fumetti, oltre a Tex ho letto e collezionato solo Alan Ford ai tempi delle medie e dei primi anni di liceo, quindi nel periodo successivo al Corriere dei Piccoli. Per mestiere ho scritto a lungo, da lettore sono sempre stato vorace con quotidiani e riviste, più gourmet con i libri, oggi non considero lettura quella sulla maggior parte delle pagine internet - oasi felice questa - ma solo briciole di comunicazione più che di informazione. Da ragazzo preferivo Verne a Salgari, ma arrivarono presto Conan Doyle e altri giallisti; genere nel genere, l'investigativo classico. Spaziando altrove, molta letteratura italiana, il resto sparso altrove senza menzioni particolari, direi Hemingway in positivo e tutta la letteratura russa al neutro (nel senso che non so per quale ragione non ho mai letto nulla di proveniente da là). Accade come per la musica, non ho un genere preferito ma solo pochi eletti e variegati da seguire: da Beethoven a Mike Oldfield e da Edoardo Bennato ad Angelo Badalamenti. Quindii da Sciascia al De Giovanni del Commissario Ricciardi, ma soprattutto "singoli": dal Pasticciaccio brutto di Via Merulana di Gadda a I giovedì della Signora Giulia di Chiara, da Macaroni di Machiavelli-Guccini a Una questione privata di Fenoglio. Prima, durante e dopo Seneca.
  18. Scopriamo che alla Bonelli questo format è chiamato "Texino", che è un vezzeggiativo più che un diminutivo, perché le ambizioni restano alte. Qui mi soddisfano in maniera più che sufficiente, sono uno che nelle serie accetta gli alti e bassi e qui si era partiti con una Cima Coppi con Paolo Eleuteri Serpieri. In questi casi di storie brevi c'è un doppio rischio, quello dell'eccessiva compressione e quello dei finali sprint (che peraltro speso affliggono anche nella regolare), evitato da una narrazione bilanciata. Disegni nelle attese e secondo pretese. Postilla su citazione e presenza di personaggi già visti: finché si tratta di ruoli secondari, ed è questo il caso, li accetto senza troppi rimandi o spiegazioni. Nel canone di Sherlock Holmes e nei successivi, numerosi apocrifi quando compare il personaggio di Lestrade non si sta a far perdere tempo spiegando chi sia, come sia fatto e perché è preferito al collega Gregson. Basta la qualifica, ispettore, e il resto vien da sé.
  19. Solo la trasposizione della Divina Commedia mi sembrerebbe più complicata da realizzare e infatti non sono praticamente mai state girate pellicole (una volta si diceva così). Ma, a proposito, di recente ho visto un interessante video esperimento realizzato con l'intelligenza artificiale. Si potrebbe pensare a qualcosa del genere e il prodotto per quanto anonimo sarebbe sempre migliore del tristanzuolo film con il povero Giuliano Gemma.
  20. Attenzione, perché del gruppo fa parte anche quel Wile E.Coyote dichiaratamente ispirato dal racconto di Mark Twain contenuto nel libro "Roughing It", ambientato nel West.
  21. E venne il giorno. Citazione presuntuosa del primo Tex Color. E venne il giorno auspicato dal Sassaroli, amico del forum che stimo fin dal nick, che mi aspetta al varco dopo che ho dato l'insufficienza alla sceneggiatura. Sulle incongruenze della prima parte non ritorno, ma si parte comunque da un assassino che torna e si specializza in brutalità verso i bianchi dopo aver fatto pratica contro gli indiani. Non si sa quanta se non per due casi specifici, il secondo dei quali induce lo sceriffo a chiamare Tex e Carson. Perché? Perché la riserva Navajos è vicina e allora John Ware secondo lui potrebbe essere andato a nascondersi là. A parte che i Navajos non erano i Seminoles e l?Arizona non è la Florida, il tutto mi ricorda, come credibilità, Wilt Chamberlain, il fuoriclasse del basket NBA (quello dei 100 punti in una sola partita) che negli anni '50 venne a giocare in Italia esibendosi con gli Harlem Globetrotters. Impenitente donnaiolo, raccontava che di sera e di notte, a Milano, scappava per avventure galanti in incognito. 216 centimetri, "colored", anni 1958 e 1959: come poteva essere notato? La storia prosegue, la valanga di neve ci serve soprattutto per ammirare la maestria di Civitelli, (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) poi due indiani Soshones si fanno sorprendere come polli a causa di due uccelli (forse quelli che stavano cacciando, la natura a volte...), uno scappa e va ad avvertire Lunga Ombra. Staranno attenti i vendicatori? Il tempo di trovare il povero Joe torturato e di pronunciare due frasi cult ("Il Grande Spirito lo ha preso con sé" e "Non... Non meritava di morire" ed eccoli tutti infilzati come tordi (sono avicolo nel descrivere questa tribù). Una pagina 54 densa di dialoghi sull'acqua calda dei pard che arrivano di nascosto all'accampamento già preso da Deadrick e poi la loro irruzione con uno stratagemma che riguarda lo stesso genere di albero alle fiamme visto nella penultima avventura civitelliana con Yama, il solito bang bang con l'insolita fuga kulazzara del cattivo. Insolita... Siamo solo a pagina 63 e nelle successive otto c'è un inatteso - quello sì - faccia a faccia fra il Lunga Ombra che morto non era e che prima di diventarlo con tanto di atto bagnato dalle lacrime della tenera betulla Gaagi prova a dare a Deadrick l'opportunità di usare in seguito il nickname Scarface. Ci si ritrova tutti in Canada nello stato dell'Alberta, che a me rimanda al doppio oro olimpico di Tomba a Calgary 88. Di oro in forma di pagamento per la mandria ne entra tanto nelle tasche dei cowboy buoni che naturalmente la sera festeggiano. All'uscita dal saloon qualcuno inquieta sia Tex che Ware, che già nelle prime pagine del numero precedente aveva mostrato un sesto senso per i criminali. Non si sa chi sia né dà motivo ai nostri di particolare preoccupazione oltre al normale. E qui, a pagina 81, il bianco e nero di Civitelli lascia intendere note rosa. Ware si fa intomellare da tale Mildred Lewis, che dopo solo sette vignette passa dal voi al tu e lasciando intendere canti di pettirosso chiede al galletto venuto da lontano se si fermerà a lungo da quelle parti. "Credo di aver trovato un ottimo motivo per farlo" è la risposta da colpito dal fulmine. "Ottima" la definisce Mildred che al fruttarolo che le chiede se deve dare il solito risponde che passerà più tardi. Il perché più tardi diventerà un sospetto. Giunge Tex che ha notato la scena e ci si rammarica che non ci sia Carson, perché era già pregustatile un colloquio sul tema "vecchi reprobi". In ogni caso il nostro parte da solo. Passa un imprecisato "tempo dopo" e i due piccioncini (ricordate l'ornitologo che è in me?) si fanno beccare da Deadrick e dalla sua rinnovata combriccola. I dialoghi fra i due spasimanti sono gestiti male perché l'indecisione di lei pare essere giustificata dall'irruzione verbale dello sfregiato, lasciando intendere - ma il particolare resta sospeso - che lei possa aver avuto parte nel raggiro, magari perché costretta. Non è così, non del tutto e per salvarla Ware la fa capitolare giù per la collina per planare su un rovo che provoca lo stesso rumore fruush causato dagli uccellini di cui qualche riga sopra. A John sparano allora in cinque, almeno un colpo lo fa rotolare ma in un amen eccolo scappare con decine di metri di vantaggio e falcata alla Marcel Jacobs quando vinceva. Di Mildred non c'è traccia, ma eccola imbattersi in Tex che la rende edotta: è amico di John, è tornato sulle tracce dei coyotes e poi ha sentito degli spari. Dice a Mildred di fare come Fidippide da Atene a Sparta in vista di Maratona e di andare in città a cercare Kit Carson. Che non arriva in tempo, anche perché siamo già a 101 e se togli le sei finali di commiato a bestie nel recinto, poco manca per l'Ah! Ah! di Deadrick che non ha ispirato il nome della band rock di Morten Harket. Gran finale dei nostri con Tex che a proposito di Ware loda il Canada con una frase della quale oggi Donald Trump rivendicherebbe la proprietà intellettuale: "Questo è il paese giusto per lui. Il posto dove i suoi sogni possono avverarsi". Il commento di Carson ("Bah! Se lo dici tu!) è contraddistinto da un punto esclamativo finale che non ha alcun ragione di essere in quel contesto: provate a pronunciarla a voce alta con enfasi. Serve che precisi perché sono rimasto deluso? Credo che i miei commenti accessori ai fatti lo abbiano spiegato in corso d'opera: troppi elementi che non si amalgamano fra di loro, diverse incongruenze, l'impressione che certe scelte non siano state ben ponderate e altre un po' superficiali. Poi, certo: io non avrei avuto le idee di base e nel caso le avrei sviluppate peggio. Qualcuno ha scritto che non bisogna prendersela troppo, perché è una storia di passaggio ed è certo che in quasi 800 numeri qualche cosa di livello inferiore ti capita. Del resto, non è che in tutti i tre "Amici miei" ci sono per forza solo scene capolavoro e monologhi indimenticabili come quello del Sassaroli davanti alla tomba di Evelina. «Adelina le voleva molto bene sa… Che importa il nome? Ormai di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono. Tutti e due l'abbiamo amata. E lei ci ha amati tutti e due. Me più fisicamente, più carnalmente. Te più... spiritualmente, Paolo. Amante e sposa impareggiabile».
  22. Difficile capire dei perché che non ho ancora spiegato. La valanga, poi, è l'ultimo dei problemi, per me.
  23. Curioso, tocca a me riaprire la discussione, una ventina di giorni dopo la... pausa estiva. Non entrerò nei dettagli, ovviamente, per ora, mi bastano due giudizi. Seconda parte della storia largamente insufficiente per quello che riguarda la sceneggiatura, mentre i disegni di Civitelli sono sempre di altissima qualità. A voler trovare il pelo nell'allevamento delle uova, a volte nelle vicende di giorno alcune vignette appaiono - come dire? - non un po' vuote, ma "pulite" all'eccesso.
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