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TWF - Tex Willer Forum

San Antonio Spurs

Ranchero
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Everything posted by San Antonio Spurs

  1. Fare il lettore non è un gran mestiere, ma è sempre meglio che lavorare (nella frase originale si parlava del giornalista)
  2. Il capitolo in cui Fra Cristoforo va al castello di Don Rodrigo (mi pare sia il quinto) è talmente senza tempo che a rileggerlo oggi e a riflettere sulla sua attualità è quasi sconfortante.
  3. Mi sono definito un Serial Reader, perché ho imparato a leggere molto presto e ho vissuto la condizione di lettore come una dipendenza. Principalmente libri. Di fumetti, oltre a Tex ho letto e collezionato solo Alan Ford ai tempi delle medie e dei primi anni di liceo, quindi nel periodo successivo al Corriere dei Piccoli. Per mestiere ho scritto a lungo, da lettore sono sempre stato vorace con quotidiani e riviste, più gourmet con i libri, oggi non considero lettura quella sulla maggior parte delle pagine internet - oasi felice questa - ma solo briciole di comunicazione più che di informazione. Da ragazzo preferivo Verne a Salgari, ma arrivarono presto Conan Doyle e altri giallisti; genere nel genere, l'investigativo classico. Spaziando altrove, molta letteratura italiana, il resto sparso altrove senza menzioni particolari, direi Hemingway in positivo e tutta la letteratura russa al neutro (nel senso che non so per quale ragione non ho mai letto nulla di proveniente da là). Accade come per la musica, non ho un genere preferito ma solo pochi eletti e variegati da seguire: da Beethoven a Mike Oldfield e da Edoardo Bennato ad Angelo Badalamenti. Quindii da Sciascia al De Giovanni del Commissario Ricciardi, ma soprattutto "singoli": dal Pasticciaccio brutto di Via Merulana di Gadda a I giovedì della Signora Giulia di Chiara, da Macaroni di Machiavelli-Guccini a Una questione privata di Fenoglio. Prima, durante e dopo Seneca.
  4. Scopriamo che alla Bonelli questo format è chiamato "Texino", che è un vezzeggiativo più che un diminutivo, perché le ambizioni restano alte. Qui mi soddisfano in maniera più che sufficiente, sono uno che nelle serie accetta gli alti e bassi e qui si era partiti con una Cima Coppi con Paolo Eleuteri Serpieri. In questi casi di storie brevi c'è un doppio rischio, quello dell'eccessiva compressione e quello dei finali sprint (che peraltro speso affliggono anche nella regolare), evitato da una narrazione bilanciata. Disegni nelle attese e secondo pretese. Postilla su citazione e presenza di personaggi già visti: finché si tratta di ruoli secondari, ed è questo il caso, li accetto senza troppi rimandi o spiegazioni. Nel canone di Sherlock Holmes e nei successivi, numerosi apocrifi quando compare il personaggio di Lestrade non si sta a far perdere tempo spiegando chi sia, come sia fatto e perché è preferito al collega Gregson. Basta la qualifica, ispettore, e il resto vien da sé.
  5. Solo la trasposizione della Divina Commedia mi sembrerebbe più complicata da realizzare e infatti non sono praticamente mai state girate pellicole (una volta si diceva così). Ma, a proposito, di recente ho visto un interessante video esperimento realizzato con l'intelligenza artificiale. Si potrebbe pensare a qualcosa del genere e il prodotto per quanto anonimo sarebbe sempre migliore del tristanzuolo film con il povero Giuliano Gemma.
  6. Attenzione, perché del gruppo fa parte anche quel Wile E.Coyote dichiaratamente ispirato dal racconto di Mark Twain contenuto nel libro "Roughing It", ambientato nel West.
  7. E venne il giorno. Citazione presuntuosa del primo Tex Color. E venne il giorno auspicato dal Sassaroli, amico del forum che stimo fin dal nick, che mi aspetta al varco dopo che ho dato l'insufficienza alla sceneggiatura. Sulle incongruenze della prima parte non ritorno, ma si parte comunque da un assassino che torna e si specializza in brutalità verso i bianchi dopo aver fatto pratica contro gli indiani. Non si sa quanta se non per due casi specifici, il secondo dei quali induce lo sceriffo a chiamare Tex e Carson. Perché? Perché la riserva Navajos è vicina e allora John Ware secondo lui potrebbe essere andato a nascondersi là. A parte che i Navajos non erano i Seminoles e l?Arizona non è la Florida, il tutto mi ricorda, come credibilità, Wilt Chamberlain, il fuoriclasse del basket NBA (quello dei 100 punti in una sola partita) che negli anni '50 venne a giocare in Italia esibendosi con gli Harlem Globetrotters. Impenitente donnaiolo, raccontava che di sera e di notte, a Milano, scappava per avventure galanti in incognito. 216 centimetri, "colored", anni 1958 e 1959: come poteva essere notato? La storia prosegue, la valanga di neve ci serve soprattutto per ammirare la maestria di Civitelli, (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) (SPOILER ALLA MIA MANIERA) poi due indiani Soshones si fanno sorprendere come polli a causa di due uccelli (forse quelli che stavano cacciando, la natura a volte...), uno scappa e va ad avvertire Lunga Ombra. Staranno attenti i vendicatori? Il tempo di trovare il povero Joe torturato e di pronunciare due frasi cult ("Il Grande Spirito lo ha preso con sé" e "Non... Non meritava di morire" ed eccoli tutti infilzati come tordi (sono avicolo nel descrivere questa tribù). Una pagina 54 densa di dialoghi sull'acqua calda dei pard che arrivano di nascosto all'accampamento già preso da Deadrick e poi la loro irruzione con uno stratagemma che riguarda lo stesso genere di albero alle fiamme visto nella penultima avventura civitelliana con Yama, il solito bang bang con l'insolita fuga kulazzara del cattivo. Insolita... Siamo solo a pagina 63 e nelle successive otto c'è un inatteso - quello sì - faccia a faccia fra il Lunga Ombra che morto non era e che prima di diventarlo con tanto di atto bagnato dalle lacrime della tenera betulla Gaagi prova a dare a Deadrick l'opportunità di usare in seguito il nickname Scarface. Ci si ritrova tutti in Canada nello stato dell'Alberta, che a me rimanda al doppio oro olimpico di Tomba a Calgary 88. Di oro in forma di pagamento per la mandria ne entra tanto nelle tasche dei cowboy buoni che naturalmente la sera festeggiano. All'uscita dal saloon qualcuno inquieta sia Tex che Ware, che già nelle prime pagine del numero precedente aveva mostrato un sesto senso per i criminali. Non si sa chi sia né dà motivo ai nostri di particolare preoccupazione oltre al normale. E qui, a pagina 81, il bianco e nero di Civitelli lascia intendere note rosa. Ware si fa intomellare da tale Mildred Lewis, che dopo solo sette vignette passa dal voi al tu e lasciando intendere canti di pettirosso chiede al galletto venuto da lontano se si fermerà a lungo da quelle parti. "Credo di aver trovato un ottimo motivo per farlo" è la risposta da colpito dal fulmine. "Ottima" la definisce Mildred che al fruttarolo che le chiede se deve dare il solito risponde che passerà più tardi. Il perché più tardi diventerà un sospetto. Giunge Tex che ha notato la scena e ci si rammarica che non ci sia Carson, perché era già pregustatile un colloquio sul tema "vecchi reprobi". In ogni caso il nostro parte da solo. Passa un imprecisato "tempo dopo" e i due piccioncini (ricordate l'ornitologo che è in me?) si fanno beccare da Deadrick e dalla sua rinnovata combriccola. I dialoghi fra i due spasimanti sono gestiti male perché l'indecisione di lei pare essere giustificata dall'irruzione verbale dello sfregiato, lasciando intendere - ma il particolare resta sospeso - che lei possa aver avuto parte nel raggiro, magari perché costretta. Non è così, non del tutto e per salvarla Ware la fa capitolare giù per la collina per planare su un rovo che provoca lo stesso rumore fruush causato dagli uccellini di cui qualche riga sopra. A John sparano allora in cinque, almeno un colpo lo fa rotolare ma in un amen eccolo scappare con decine di metri di vantaggio e falcata alla Marcel Jacobs quando vinceva. Di Mildred non c'è traccia, ma eccola imbattersi in Tex che la rende edotta: è amico di John, è tornato sulle tracce dei coyotes e poi ha sentito degli spari. Dice a Mildred di fare come Fidippide da Atene a Sparta in vista di Maratona e di andare in città a cercare Kit Carson. Che non arriva in tempo, anche perché siamo già a 101 e se togli le sei finali di commiato a bestie nel recinto, poco manca per l'Ah! Ah! di Deadrick che non ha ispirato il nome della band rock di Morten Harket. Gran finale dei nostri con Tex che a proposito di Ware loda il Canada con una frase della quale oggi Donald Trump rivendicherebbe la proprietà intellettuale: "Questo è il paese giusto per lui. Il posto dove i suoi sogni possono avverarsi". Il commento di Carson ("Bah! Se lo dici tu!) è contraddistinto da un punto esclamativo finale che non ha alcun ragione di essere in quel contesto: provate a pronunciarla a voce alta con enfasi. Serve che precisi perché sono rimasto deluso? Credo che i miei commenti accessori ai fatti lo abbiano spiegato in corso d'opera: troppi elementi che non si amalgamano fra di loro, diverse incongruenze, l'impressione che certe scelte non siano state ben ponderate e altre un po' superficiali. Poi, certo: io non avrei avuto le idee di base e nel caso le avrei sviluppate peggio. Qualcuno ha scritto che non bisogna prendersela troppo, perché è una storia di passaggio ed è certo che in quasi 800 numeri qualche cosa di livello inferiore ti capita. Del resto, non è che in tutti i tre "Amici miei" ci sono per forza solo scene capolavoro e monologhi indimenticabili come quello del Sassaroli davanti alla tomba di Evelina. «Adelina le voleva molto bene sa… Che importa il nome? Ormai di fronte alla morte non resta che la comprensione e il perdono. Tutti e due l'abbiamo amata. E lei ci ha amati tutti e due. Me più fisicamente, più carnalmente. Te più... spiritualmente, Paolo. Amante e sposa impareggiabile».
  8. Difficile capire dei perché che non ho ancora spiegato. La valanga, poi, è l'ultimo dei problemi, per me.
  9. Curioso, tocca a me riaprire la discussione, una ventina di giorni dopo la... pausa estiva. Non entrerò nei dettagli, ovviamente, per ora, mi bastano due giudizi. Seconda parte della storia largamente insufficiente per quello che riguarda la sceneggiatura, mentre i disegni di Civitelli sono sempre di altissima qualità. A voler trovare il pelo nell'allevamento delle uova, a volte nelle vicende di giorno alcune vignette appaiono - come dire? - non un po' vuote, ma "pulite" all'eccesso.
  10. Ci sarebbe Alaska, che usa come cilicio regalato da Lito Fernandez e la sua gang.
  11. Visato che il termine accessorio l'ho usato io, dovrei provare a spiegare perché è stato male interpretato e probabilmente accade perché, usando lo stesso verbo, sono io ad essermi spiegato male: nella sua etimologia significa complementare o secondario e questo sarebbe se riferito ad una figura da affiancare a quella di un Tex che propaganda ai valori che ritieni potrebbe provocare una presenza fissa di Ware come quinto pard. E, scusa se sembro uscire dal seminato, mi pongo la stessa domanda che mi frulla in testa da qualche tempo (accessoria, per carità): se nessuno l'ha mai veramente fatto, il ponte di Messina, è cambiato qualcosa in maniera tanto rivoluzionaria da riproporlo? O ancora: qualcuno aggiungerebbe un elemento alla coppia Holmes-Watson (e nessuno citi per favore Irene Adler)? Se nessuno dopo 70 anni, ha mai discusso la numerazione dei pard a quattro, magari sarà stata una scelta ben ragionata. Io mi accontento dello spessore del personaggio, della possibilità, visto il favore con cui è stato accolto, di rivederlo, ma non più spesso di un Cochise o di un Eusebio.
  12. John Ware è un personaggio interessante intorno al quale Ruju ha finora costruito una storia interessante. Da qui a immaginarlo come un protagonista fisso solo perché appare come un elemento rivoluzionario ce ne corre. Anzi: non si corre proprio, con la fantasia. Perché nel canone texiano abbiamo visto decine di personaggi decisamente non wasp - se si immagina questo l'elemento più importante del nuovo arrivato - di qualsiasi sesso, razza e religione. Alcuni sono diventati presenze ricorrenti e dunque fisse a rotazione, altre lo avrebbero meritato. Io mi accontento di una figura certamente di spicco, sul conto della quale, cambio discorso, mi è parso di captare anche discorsi sbrigativi sul fatto che Tex lo ritenga "a naso" innocente, quando magari le comunque poche volte che si è preso delle critiche è per essere stato allocco o essersi fatto sorprendere in mutande (eventi sovrapponibili?). In più e infine, il colore della pelle di Ware è accessorio, non è nemmeno troppo lontana la storia in cui di omicidio era accusato un cowboy altrettanto abile, colpevole solo di essere un nativo americano.
  13. Inutile perché l'incendio potrebbe essere stato visto da altri e mette comunque sul chi va la? i cow boy di ritorno. Mi riferisco alla singola devastazione, non all'intera azione in sé.
  14. In ogni albo Civitelli reca sempre con sé un bonus da regalare allo sceneggiatore, eleva la somma dei voti e in questo caso alza la media di un Ruju che ogni tanto propone scelte discutibili. Primo esempio, a a mio avviso inutile devastazione frettolosa del ranch. Il dialogo fra Tex e Carson a pagina 72 e 73 ripete il cliché "telenovela" che avevo già segnalato presente nel color, un campionario di banalità che il brodo più che allungarlo lo fanno diventare stucchevole nel senso di "mappazza", come la digressione sul salvataggio della ragazza prima di arrivare a conoscere un capo indiano che era già obiettivo della ricerca di Tex e del quale avrebbe saputo comunque cancellare lo scetticismo, ma... il wampum simbolo del suo status presso i Navajos non lo si vede più dai tempi in cui veniva accluso a una Box Bonelli Editore: forse per far credere che i gadget erano originali e numerati? . PS Su Civitelli: noto solo che io che nella penultima vignetta di pagina 38 c'è un riferimento a "American Gotic"? Almeno per la donna, tutti e due sarebbe parso scontato (ma anche divertente)
  15. Partiamo dai disegni, senza il rischio di spoilerare. Diso mostra evidenti limiti e anche in fortissima non apparteneva alla schiera dei miei disegnatori preferiti, ma gli do atto di mantenere un certo dinamismo che un po' mitiga certe connotazioni non proprio riuscite, ad esempio nei volti di Tex.Il colore non lo trovo nocivo, per questa occasione. In quanto alla storia, la conclusione mi sa di un po' di sboronaggine che Kit si concede, dopo aver dimostrato nel corso dell'avventura che la sua insofferenza per certe restrizioni paterne è ben meritata. Non mi sono piaciute certe paginate intere di dialoghi da telenovela, vedi la prima fra i due pard, perché va bene spiegare ma - ipotesi - un dialogo sul caldo che si evolva con dei "fa caldo oggi, eh sì, del resto è comunque sua stagione, del resto è caldo anche per loro, e noi abbiamo acqua, per fortuna che sapevamo che qui fa caldo, già e ci siamo regolati di conseguenza...". Non sono da bang bang-zip zip in preponderanza ma di più inutilmente ripetitivo trovo solo certi commenti delle "spalle" nelle telecronache di calcio. La storia la lascio commentare ad altri, restando alla metafora, un'ultima di campionato fra due tranquille squadre di metà classifica senza più ambizioni né patemi, al solito prezzo esagerato: lo so che sono più pagine, e a colori, e con probabilmente una tiratura più limitata rispetto al mensile, che si tratta pur sempre di due o tre caffè in più una tantum. Faccio comunque parte di quella schiera che comprerebbe le nuove storie (degli arretrati in veste nuova rimpiango solo la Csac e il non aver mai saputo con precisione il perché della rottura con Gedi) anche se le sceneggiasse il generale Vannacci con disegni fatti in stile Roselline, quarta elementare.
  16. Rivista giusto quel paio di annetti dopo, in effetti... Numero e storia a loro modo epocali e forse il Tex con il più basso indice di gradimento.
  17. Fin dai tempi di "L'oro di Klaatu" adoro le copertine di Claudio Villa con lo sfondo scuro. Le ultime due però vedono un Tex un po' ripetitivo nella posa guardinga, con la colt già estratta. Intanto sappiamo già che John Ware come minimo una botta in testa la prende.
  18. Fossimo in una soap tipo Beautiful o Sentieri, minimo minimo Nick Castle dovrebbe aver conosciuto (in senso biblico) Lily Dickart e Juan Zaza infatuarsi di Donna, mentre il figlio di Juan Cortina sarebbe diventato il cofondatore insieme al rampollo Montales di un nuovo schieramento politico chiamato Partito Conservatore Provvisorio in antitesi ai sostenitori del Porfiriato. Io poi, lui lo sa, spero sempre nella rendere di Bethanie Marsh, di gran lunga la più sexy Dark Lady dei tempi moderni.
  19. Ne facessero, ma penso che il genere sia stato dichiarato morto e non sia trasformabile in comparto zombie.
  20. Affermazione nel più classico stile bonelliano senior: "Peste! Che i musi gialli e i mangiatortillas si accontentino della Città Proibita e di Chichén Itzà!"
  21. Soggetto: Rauch Jacopo Sceneggiatura: Rauch Jacopo Disegni: Scascitelli Sandro Copertina: Villa Claudio Alla fine dell’audace colpo al convoglio della Wells Fargo, la banda Mason rimane con un pugno di mosche in mano… Il bottino è nelle mani di una donna e qualche tempo dopo tutti le danno la caccia, chi per il malloppo, chi per vendicarsi dello smacco subito… Tex e Carson seguono la pista di sangue per dipanare l’intricata matassa di misteri e tradimenti e capire chi nasconde la famigerata rapina… Per la storia c'è tempo, qui e ora bisognerebbe solo salmeggiare fra i paletti di uno Spoiler Speciale. Quindi, i disegni: Scascitelli si conferma abile nel gioco delle righe per gli sfondi o per le cose di una certa dimensione e l'effetto è una piacevole/ingannevole quasi tridimensionalità dei soggetti. Ma sono efficaci anche i fondi vuoti negli spazi aperti. C'è una certa libertà nelle sembianze dei personaggi, pards compresi, non sempre simili, e il gioco "provocatorio" del ldisegnare personaggi di volti famosi: in questo caso Ernest Borgnine, mentre lo sceriffo ha le fattezze di un altra star di Hollywood e pur avendo colto la somiglianza mi sfugge il nome dell'attore traslato qui. Ultima nota: il Kit Carson dell'ultima vignetta assomiglia poco a quello delle precedenti e anche qui la memoria non mi aiuta se immagino che anche per lui siano state proposte fattezze di personaggi veri. In ogni caso, un lavoro da 8 pieno, anche sei il cosiddetto stile engrave sembra essere adatto a storie non eccessivamente lunghe: un albo e via con altro fino al prossimo lavoro di Scascitelli.
  22. E con questo colpo da maestro ci hai rivelato il nome del tuo successore, spinto in Via Buonarroti 38 da un'insurrezione popolare al grido di: "La gente ha nel cuore/Diablero curatore/Al posto di Boselli/tutti zitti, pure i ribelli".
  23. Un eccellente extra, con un "Family Feeling" che riporta all'ultimo mensile e al Texone, fra assalti a villaggi di indifesi che si improvvisano garibaldini a Calatafimi e aspiranti eroine impegnate in uno slalom parallelo con altrettante virerete. Qui in Tex sembra di rivedere il figlio Kit di una ventina di anni dopo: storia - d'amore non si sa, di sesso presumibilmente sì - con la ragazza che lo/si aiuta e poi separazione finale magari con un sottinteso "E quando mi ricapita uno così?", che nella capitale verrà certamente impalmata da un più anziano barone della medicina che le farà fare vita da signora ma non più da donna.
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