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San Antonio Spurs

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About San Antonio Spurs

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    Franco Montorro

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  • Number of the first Tex I've read
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  1. A proposito di copertine e di "omaggi": Tex nella prima vignetta a pagina 13 de "Il ponte minato" mi ha ricordato, in un decimo di secondo, la copertina di Galep per il numero 250, "Il solitario del West".
  2. Il ranchero messicano con la figlia insofferente non è proprio una primizia, ma da qualcuno Tex doveva pure iniziare...
  3. Grazie, hai già scritto tu tutto quello che avevo pensato io; a partire dalla validità delle tre correnti narrative.
  4. Ehm, scopiazzare... Mi pare un po' eccessivo; forse sarebbe stato meglio parlare di "ispirarsi a".
  5. Una storia che promette bene e della quale ho visto e letto copertina e presentazione anche del numero 733 (il titolo l'ho riportato nella sezione delle anteprime). Aggiungo niente o poco: una copertina maestosa su due piani, di quelle che credo faranno epoca; un singolo avversario che si preannuncia molto ostico.
  6. Per gli obblighi editoriali di legge è il “Tex Stella d’oro n.33”, semestrale. A noi meglio noto come ultima proposta della serie “Romanzi a fumetti”, propone quasi in contemporanea con il mensile un altro antagonista di Tex: Taa-Ho, che come il Siats subisce un trauma infantile e che poi, come un tipo di larva di cicala, se ne sta un bel po’ di anni in attesa, continuando a rodersi e raccogliendo poi un gruppo di fedelissimi che lo porterà a cercare vendetta, con un piatto che si immagina freddissimo. Inizio e fine del parallelismo, che poi ho proposto solo come curiosità. Il cartonato “Chiamiamolo come vogliamo” fin dal numero zero, per vocazione e dichiarazione, è qualcosa di straordinario nell’accezione originaria del termine. Lo si potrebbe immaginare come una “Concept Car” rispetto ad una produzione di serie (con vari modelli) e io stesso confesso che mi affascinerebbe un simile sviluppo delle tavole rispetto alle gabbie tradizionali, ma esistono certamente delle ragioni che lo sconsigliano o lo vietano; a parte - se non ricordo male - un episodio capolavoro di Galep: il maestro che anticipa il futuro, giusto classico. Il numero era il 134, le tavole furono 51, bellissime e come detto futuriste, ma pare che l’autore non fosse rimasto entusiasta dall’esperimento. Tornando all’attualità, “Snakeman” è un albo di forti contrasti, mi verrebbe da dire contrari per quello che riguarda i sentimenti e in corretta alternanza fra ricordi e presente; il tutto poi distillato in un: amore e amicizia contro odio e rancore, sovrapposti e motivanti. C’è una malinconia di fondo in Tex e fra lui e i suoi pard (cosa che manca invece nello Snakeman ma che ad esempio riguardava invece anche il Siats) e c’è una fortissima umanità in Tex. Non inattesa, non spiazzante, non immotivata; perfettamente inserita in una storia per il resto cruda. Non certo messa lì per bilanciare, ma per arricchire e completare e Borden è riuscito benissimo nell’intento di proporre Tex, Tiger e Kit in un contesto particolare, motivato e dalla resa efficace: tre personaggi uniti dal ricordo e/o dal rimpianto di una persona. In un contesto in cui, Carson per ovvi motivi non avrebbe potuto esserci, non perché sarebbe stato divisivo - ci mancherebbe - ma perché unico a non essere nelle condizioni di condividere, non avendolo vissuto di persona, quel particolare momento prolungato, i suoi ricordi e le sue proiezioni sul presente. Oltre che, stiamo con le suggestioni di Tex, i suoi interventi. Breccia: una storia adattissima alle sue corde, un’interpretazione personale che non lascia indifferenti, anche nella colorazione. Mi sono piaciuti in particolare i cambi di campo, mentre per quello che riguarda le inquadrature, certi primi piani sono certamente oggetto di discussione, perché in alcuni passaggi il disegnatore argentino ha proposto volti (penso soprattutto a Tiger) piuttosto lontani dall’immaginario consolidato: a me, per un albo unico e per una storia breve sta bene così. Salvo che per la Lilyth cavallina nell’ultima vignetta della prima tavola. Non do voti, ma per la ragione appena spiegata attribuisco un punto in meno a Breccia rispetto a Boselli in una valutazione complessiva comunque alta. Dice: per una vignetta sola fra tante? Una macchia sulla fodera di un vestito non è lo stesso di un’altra sul petto. E qui eravamo in apertura.
  7. «Un misterioso assassino cerca di uccidere i testimoni che possono metter fine all'esistenza di un'associazione criminale nota come "Mississippi Ring". Lungo il corso del Grande Fiume, tra mille sparatorie, agguati e peripezie, Tex e Carson dovranno ristabilire la giustizia a suon di piombo». Ecco la versione riveduta e corretta.
  8. Però ti viene bene selezionarlo, quel salame, quando c'è da proporre le fette che ti sono risultate più indigeste, comodità secondaria ad una sola, altra: quella di attribuire patenti generiche ad un presunto (da te) 99% di lettori che si comportano nello stesso modo, i boccaloni a tuo dire attirati dal fico e dalle (scene) fiche. Per ormai antici esperienza di cronista e di critico, le generalizzazioni mi piacciono poco; a dirla a pane e salame (termini usati a bella posta), qualche dubbio suila spontaneità dell'intervento lo lasciano. Per essere chiaro: a me lasciano supporre l'intento di recitare una parte, comunque. O almeno di calcare apposta in una direzione, lieto dell'andare contro il supposto, diffuso vento contrario. Non è il bello della diretta, legittimo che possa non esserlo.
  9. Storia non banale, con squarci interessanti; vedi la triangolazione "Mostro"-"Trafficone"-"Ufficiale" che interagiscono a distanza ma sotto sotto con lo stesso intento: sbarazzarsi degli indiani. Siats in evidente e ripetuto affanno nei confronti dei due pards, artefice e vittima di un gioco più grande di lui e del quale si ignora la genesi. Ok le motivazioni, ma quando iniziano davvero le sue operazioni, quanti anni ha il figlio sventurato, come e di cosa ha vissuto prima di essere folgorato dal fulmine della rivalsa concreta, come decide le sue forme di vendetta e in base a che cosa convince i suoi accoliti ad unirsi a lui e a rimanerci? Tutto un po' troppo abbozzato e nel finale della storia tutto abbastanza compresso, dopo un prevedibile e anticipato blocco della minaccia. Ma il ritmo c'è, l'idea buona di base anche (non originalissima nel complesso, ma come detto con buoni, singoli spunti) e i disegni aiutano ad alzare il giudizio complessivo, anche se i complimenti vanno soprattutto all'ideatore del tutto, che come direbbero a Roma è uno "de noantri".
  10. Curiosità: ma nella serie arrivata a 730 numeri, questa è o no l'unica copertina senza il nome di Tex nel consueto logo? Nel numero 100 c'è ma unito alla parola Super
  11. Nella zona di Catania, poi, qualche problema che certamente ha contribuito al ritardo ce l'hanno avuto. Qualche altra priorità, diciamo.
  12. Fatte le dovute proporzioni - i Latini avrebbero detto "Absit iniuria verbis" - il presunto babau mi è sembrato - soprattutto nel finale - fantozziano.
  13. Due storie parallele dalle quali ogni tanto qualche personaggio si stacca e va a caratterizzare l'altra. Ottima descrizione della frontiera vera e propria, delle difficoltà di rapporti fra tribù indiane quasi più che fra le stesse e la novità rappresentata dai coloni. Che sono di tutti i tipi e che in realtà, vedi Fort Owen, a parte qualche gruppo di balordi attabrighe (ovunque diffusi) rappresentano un perfino inatteso esempio di cooperazione e integrazione. All'interno di comunità che verrebbe da dire esemplari e che sembrano prepararsi, irrobustendosi, alla prevedibile calata dei cercatori d'oro con basi già strutturate e solide. Non tutto è idilliaco, la tensione per il futuro è ben presente ad esempio nella figura del Maggiore Owen, ma per il momento la storia ha una sua sorte di lieto fine. Con Tex e Carson che si sfiorano e con il secondo che ribadisce la sua "indifferenza" nei confronti di quello che già a Sud è comunque un ricercato. Entrambi tornano verso le terre calde e con il "senno di poi", assume contatti più precisi la triangolazione Carson, Lena, Clemmons; con il primo che lascia campo d'azione al terzo. Vedremo nel prosieguo come ci si legherà all'episodio sul mensile - il primo di Boselli - sul passato di Carson e le successive allusioni/illusioni sul suo successivo rapporto con una Lena che saluta il ranger facendomi venire l'idea che al momento la cottarella lei l'abbia presa eccome.
  14. Ottima storia, con disegni belli soprattutto nei campi lunghi (per usare un termine cinematografico) e qualche godevolissimo excursus dalla gabbia tradizionale. Solo un po' di perplessità su qualche distonia nel rappresentare in maniera continuativa alla stessa manieraTex e Carson, ma che immagino faccia parte del fatto che chi li interpreta senza continuità faccia fatica a mantenere un certo tipo di standard. Ah, ottima la connotazione quasi da Mefisto del Carraway invecchiato. Tornando alla sceneggiatura, quindi a Ruju, è riuscito a fondere perfettamente tre "filoni" storici della narrazione texiana: istituzioni e sceriffi cattivi, indiani ribelli e anche loto cattivi, ufficialetti dell'esercito stupidi. Unico "Uhm...", come Tex riesce a liberarsi dal palo della tortura.
  15. Eh, ma Cesare Ragazzi ha centri tricologia anche in Arizona. Più che altro, ma ogni quanto se la cambia la penna nella fascia?
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