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TWF - Tex Willer Forum

Dix Leroy

Ranchero
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Posts posted by Dix Leroy

  1. Vi faccio questa semplice osservazione. Quando imparai a leggere mi resi conto che il mondo era pieno di cose scritte: cartelli, manifesti, campanelli, etichette, scatole... Un giorno ero in autobus e rimasi sconvolto da una targhetta di alluminio dove c'era scritto "VIETATO SPUTARE" e lo ritenni un avviso inutile e assurdo: ma a chi cavolo viene in mente di sputare dentro l'autobus? Ma mi si fece notare che qualche vecchiaccio che a me sembrava masticasse la gomma del ponte in realtà teneva in bocca del tabacco, e ogni tanto, magari senza farsi vedere se ne liberava.

    Oggi vedo i calciatori (e anche qualche calciatrici) che stanno sempre a sgaracchiare per terra e ovviamente i giovani li imitano.

    Se venissimo portati nell'antica Roma o nell'antica Grecia dopo mezz'ora cercheremmo l'uscita perché chissà che abitudini avevano (e non erano certo barbari). Stesso dicasi per il selvaggio West. Il senso del pudore e della vergogna va e viene e sicuramente cambia (in meglio ma molto spesso in peggio) con rapidità stupefacente.

  2. E' più facile ricordare la fase editoriale che abbiamo vissuto, rispetto ai fatti storici in cui non c'eravamo.

    Mio padre cominciò la raccolta nei primi anni sessanta, consigliato dall'edicolante a collezionare la "Tre Stelle", all'epoca chiamata l'edizione definitiva. Si veniva ad accontentare la richiesta pressante dei primi volumi, già difficili da trovare anche in ristampa, specie fuori Lombardia.

    Il successo pieno di Tex è da trovarsi qui. La reputazione certo se l'era creata con le strisce, che però avevano stancato per i problemi già elencati dagli altri pard nei giorni scorsi. Tanti compravano e leggevano il Tex, ma gran pochi lo collezionavano.

    • +1 1
  3. Tengo a ribadire che la mia frase di ieri era una semplicizzazione estrema a seguito del "comizio" di Diablero (che ha tutto il diritto di esprimere la sua opinione nella lunghezza che ritiene opportuna". Il mio punto di vista è risaputo e giustamente osteggiato e condiviso in egual misura. Ho voluto dire in breve che un'opera che vorrebbe essere "importante" (che sia un fumetto "seriale" o uno "d'autore), non dovrebbe distinguersi perché ha una messa in scena disturbante o provocatoria, ma perché vuole porci dinnanzi a un problema o a un messaggio che l'autore sente di condividere con i suoi lettori.

    Se invece tutta l'opera ha il solo scopo di far vedere che i personaggi dei fumetti hanno difetti come li abbiamo tutti, spiacente ma non mi trova interessato, lo so già e non serve mostrarmelo. Paperino è pigro, Pippo è un po' svampito, Zio Paperone è tirchio e Alan Ford un po' ingenuo. Ma le loro storie parlano d'altro.

    Se volete saperlo per un po' mi sono sganasciato come un matto a leggere le strisce di Edika (Perché tanto odio!), ma tempo un anno mi sono ricordato che ci sono modi più garbati e altrettanto divertenti.

  4. <span style="color:red">3 ore fa</span>, Diablero dice:

    Hai mai visto una moda "moderna" trattata bene in una storia di Barks? Non molto tempo fa nel forum si era parlato (per una supposta - e inesistente - somiglianza con "Diablero") della storia della ragazza allevata dai dingo. Che viene catturata e rincitrullita tramite la moderna musica rock...  :laugh:

     

    Si potrebbe dire che questa continua derisione di ogni "modernità" (dall'arte alla pubblicità alla moda, tutto ciò che è "moderno" viene deriso in Barks) sia dovuta solo al fatto che doveva far ridere: ma allora come mai in "Old California", con i Paperi che viaggiano indietro nel tempo, tutto viene trattato con rispetto e nostalgia? Cosa rappresenta davvero Zio Paperone nella versione "eroica" matura?

     

    Il cinismo di Alan Ford è eterno e immutabile: nelle storie del Numero Uno, tutti sono sempre stati cialtroni, dall'alba dei tempi, nessun eroe è mai stato davvero degno di rispetto e tutto ciò che li faceva muovere era l'avidità o la stupidità. La stessa cosa viene detta in MaxMagnus: cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa, e l'amministratore fiduciario è sempre al suo posto ad ogni cambio di regime.

     

    La visione del mondo di Barks è diversa: è nostalgica, Barks crede che un tempo le cose fossero migliori, e che il mondo sia gettato in caduta libera in un vortice di stupidità. In Barks non è tutto immutabile: dice proprio che stiamo peggiorando.

     

    In entrambi i casi, credo siano visioni del mondo così chiare e contrastanti con il falso ottimismo del "mondo migliore possibile" da aver contribuito al loro successo e alla loro qualità: a rimanere nel tempo in genere non sono le opere che dicono che stiamo tutti bene e siamo governati benissimo...  :lol:

     

    Beh, ormai sono 15 anni e il successo non solo non cala, ma continua ad aumentare... direi che il tempo ha parlato! :laugh:

     

     

    Visione "idilliaca dall'alto", che non trova molti corrispondenti con la realtà.

     

    Se guardiamo la REALE storia del fumetto, cosa scopriamo? Che in generale le storie più "eversive", più controcorrente, sono state quelle realizzate per "robaccia commerciale", proprio appunto perchè "non ci faceva caso nessuno, basta che vendano"

     

    Negli anni 70, Steve Englehart scrisse una saga di Capitan America in cui una cospirazione vuole distruggere la democrazia e imporre una dittatura, dominata dall'"Impero Segreto". Capitan America sgomina, in una storia lunga con l'aiuto di altri eroi tipo gli X-men, l'Impero Segreto, e alla fine ne insegue il capo fino al suo covo: la Casa Bianca. Il capo dell'organizzazione golpista e criminale è il Presidente degli Stati Uniti (all'epoca credo fosse ancora Nixon, ma non sono sicuro, in ogni caso non se ne vede la faccia). Il Presidente degli Stati Uniti si spara un colpo in testa, di fronte a Capitan America. Negli albi successivi Capitan America cambia costume perchè non crede più nella bandiera americana, diventando "Nomad"

     

    [Englehart comunque è anche quello che in una storia del Dr Strange mostra che il Dio creatore del mondo al momento del Big Bang era un mago criminale proveniente dal futuro, e in una storia dei Vendicatori una prostituta di Saigon viene eletta "Madonna Celestiale". che partorirà il salvatore dell'universo... era un tipetto così insomma...  :laugh:]

     

    Perché potevano farlo? Perché a nessuno importava nulla dei fumetti. Erano "robaccia". C'era stata la campagna di stampa di Wertham negli anni 50 che li aveva esposti all'opinione pubblica bigotta e beghina che credeva nella "cultura alta" e che era rimasta scandalizzata che i ragazzi avessero simili letture invece di opere "educative" e "di qualità" e ne erano stati quasi distrutti. Ma poi la politica se ne era fregata. "roba da poco che non fa girare troppi soldi" significa, in genere, poca censura e MASSIMA libertà espressiva. Erano i tempi in cui nei "pornazzi" si poteva deridere la politica, e in cui GL Bonelli poteva tranquillamente far vedere Tex che combatteva contro gli Stati uniti, o proteggeva un rapinatore dalla Legge, o solidarizzava con un criminale assassino ricercato come Apache Kid, o poteva uccidere crudelmente Higgins (oggi no!)

     

    Facciamo un salto di qualche decennio. Una ventina di anni fa la DC pubblica una serie "irriverente" e molto più "eversiva" dei suoi normali Supereroi, chiamata "The Authority". L'idea di base era che se un supereroe avesse davvero a cuore il bene pubblico, diventerebbe un supercriminale. Perché si troverebbe come nemici tutti i governi che NON vogliono il bene pubblico. Quindi questo gruppo di personaggi dai poteri eccezionali, The Authority, prende in pratica il controllo del mondo, proibendo guerre, genocidi, giudicando le dispute fra nazioni secondo (la loro) giustizia, etc.

    Nell'ultima storyline della serie, il "nemico" è il governo degli Stati Uniti, che vuole eliminarli e li sostituisce con supereroi "governativi" sponsorizzati. Dopo aver vinto la lotta uccidendo le loro controparti "autorizzate dalla legge" (ma in realtà erano un campionario di sadici assassini motivati soprattutto dai soldi), decidono di "punire", a scopo intimidatorio, gli Stati uniti. Vanno alla casa bianca, prendono Bush Junior (all'epoca presidente), con lui che si difende balbettando "non è colpa mia, io non conto niente, mi dicono loro cosa devo dire...", e... lo teleportano in Afghanistan. Di fronte ai poveri contadini che stava "liberando" a furia di bombe. E lo lasciano "alla loro clemenza" (non viene mostrato, ma è chiaro che non sopravvive a lungo).

    Però stavolta la storia viene censurata. La serie viene bloccata per mesi, e poi esce in una versione molto censurata, e poi viene chiusa dalla DC nonostante avesse vendite elevate, con gli autori che smettono con la DC e vanno alla Marvel.

     

    Non si può più fare.

     

    I film, telefilm e i videogiochi di supereroi iniziano a macinare soldi, e soprattutto, adesso i fumetti DC vengono analizzati, recensiti, se ne parla nel web e su youtube, e quindi...  NON SI RISCHIA PIÙ LO SCANDALO!

     

    Andatevi a vedere cosa c'era nelle "Riviste D'autore" passato il primo momento di novità (e di libertà), diciamo nella seconda metà degli anni 80: storie stereotipate, banali e "buoniste" che più inoffensive non si può. Magari "poetiche", al grido di "bisogna salvare i cuccioli" e "la guerra è cattiva", ma nulla che facesse incavolare qualcuno (qualcuno ancora ci provava, gli autori davvero "popolari" che facevano aumentare le vendite e quindi erano più tollerati tipo Pazienza, ma le storie di Pazienza su Comic Art venivano sempre criticate da lettere in redazione che dicevano che Pazienza era un autore "da pornazzi", non "da fumetto d'autore".

     

    Che idea avevano di "roba d'autore" questi lettori? Evidentemente si confondevano con le letture consigliate dalla parrocchia...

     

    La maggior parte della gente che se ne riempie la bocca, i classici NON LI HA MAI LETTI. Senti emeriti tromboni ignoranti (politici soprattutto ma anche tanti presentatori e giornalisti lecchini) mettersi a pontificare in TV sul fatto che nella "letteratura alta" non si parla di cose "basse" e "peccaminose", e ti rendi conto che sono ignoranti come capre (o fingono di esserlo per fare propaganda alle menti semplici)

     

    James Joyce è considerato il massimo autore di lingua inglese della prima metà del XX secondo, l'Ulysses è il suo capolavoro riconosciuto: e nell'Ulysses c'è una scena con una descrizione dettagliata di un personaggi che va a defecare in un gabinetto, cosa prova istante per istante, nel famoso "stream of consciousness" di Joyce. I suoi personaggi si masturbano, trombano, e fanno tutte le "robacce" che secondo i tromboni benpensanti "non si devono scrivere".

     

    Ah, ma Joyce era notoriamente un dissoluto, ateo, anticlericale, e messo all'indice dalla Chiesa! Deve essere per quello, no? No. Dante nella Divina Commedia mette merda e scoregge. E trovatemi un qualsiasi premio Nobel per la letteratura in tutta la storia del premio che passerebbe il vaglio dei "benpensanti" tromboni televisivi... (chi dice "Dario Fo" si prende il premio per la battuta più bella della giornata :laugh: )

     

    Milan Kundera, che non era solo un eccezionale romanziere ma anche un saggista e polemista, definisce la differenza Arte e il Kitsch (tipo la propaganda) dicendo che il Kitsch è "LA NEGAZIONE DELLA MERDA". L'arte parla dell'uomo REALE, parla della nostra vita, di noi come persone reali. Con luci e ombre, e noi produciamo anche merda. L'essere umano è anche questo, tromba, rutta, scoreggia, e produce merda. Se vuoi parlare dell'esperienza umana con ONESTÀ e fare arte, non lo puoi negare. Anche se scrivi fantasy o fantascienza.

     

    O puoi essere uno che vuole rifilare balle, uno che vuol fare propaganda per un politico o un detersivo, che ti racconta fuffa falsa e priva di valore, e per venderti il suo prodotto ti dice che tu non produci mai merda, e chi ti dice il contrario è una persona brutta, un pornografo, un maiale e non è "un vero artista", che i "veri artisti" descrivono un umanità che non fa "cosacce" ed è perfettamente lavata con Dixan...

     

    C'è più "arte", vera, nella produzione "popolare" (certo, sempre secondo la legge di Sturgeon, "il 90% di tutto è merda", con "merda" in questo caso non in senso letterale ma come oggettivo e veritiero giudizio critico, nel mare della produzione "popolare" se non hai una mappa o una guida ne devi leggere di schifezze prima di trovare qualcosa di valido, a questo servirebbe la critica...se davvero servisse a qualcosa!) che non nella produzione "d'autore". Perché vale anche qui un altra grande verità: se parti convinto di essere un "artista" e vuoi fare cose "artistiche", produrrai solo kitsch. Perché sarai molto, molto, molto più "inquadrato" e limitato dal fatto che vuoi fare una cosa che piacerà ai critici, ai tromboni, che possa vincere premi, etc, di un autore "popolare" molto più libero (poi la legge di Sturgeon vale anche al contrario: anche in queste condizioni, il 10% non è merda, se un autore è valido riesce a fare cose valide anche con i mille paletti del "fumetto D'autore"...)

    I fumetti dove i personaggi ruttano e scoreggiano non mi piacciono.

  5. Il fumetto popolare dovrebbe essere realizzato da bravi autori (e meno bravi, basta che vendano), per un pubblico di affezionati che tutti i mesi o settimane si aspettano senza sosta e senza tregua nuovi episodi del loro personaggio preferito. Il cosiddetto "autore" invece pubblica il fumetto come e quando vuole lui, senza indicazioni "dall'alto" e senza timori reverenziali sui temi che vuole trattare e sul messaggio che vuole diffondere. Capita e spero capiterà che le cose si sovrappongano e sul fumetto in serie passano cose importanti e grandi prove artistiche, mentre altre volte su cartonati costosi stampati con tutta la cura possibile si vedono solo donnine scollacciate o scene di dubbio gusto. Al pubblico come sempre consensi o stroncature.

  6. 42 minuti fa, Il sassaroli dice:

    Mi pare un po' contraddittorio parlare di immobilismo e poi di spericolatezza delle testate Audace. Io direi che negli ultimi 10 anni SBE le ha provate tutte come formato, numero di pagine, colore, tematiche, targhet, e alla fine pare che nulla abbia funzionato. Dopo 10 anni sopravvive in edicola solo ciò che c'era prima dei tentativi. Con l'unica -notevole- eccezione di Tex Willer.

    (apparente) è la cosa che ti è passata sotto il naso. Sono d'accordo che si siano provati vari espedienti, ma è mancato quello vincente a cui tutte le testate poi si sarebbero adeguate. Il Tex Willer doveva esserlo, io stesso ero molto elettrizzato all'annuncio. Eppure sono stato tra i primi a stancarmene, perché non solo aveva lo stesso problema della serie principale, ma ci volevano ancora più mesi per terminare la storia.

    Sabato avevo voglia di leggermi un bel fumetto: ho aperto una scatola dove tengo le strisce e ho letto la prima avventura della terza serie del Sergente York (tre albi da 32 strisce). Soddisfattissimo e con ancora metà del pomeriggio per fare altre cose.

  7. 2 ore fa, Magic Wind dice:

    Il formato a 110 pagine è lo stesso da quasi 50 anni, è uno dei segni di riconoscibilità del prodotto, come il marchio "Tex" in copertina, non credo sia molto saggio cambiarlo.

    L'aumento progressivo dei prezzi invece è una cosa inevitabile, anche se diminuissero la foliazione per tenere fermo il prezzo, prima o poi questo aumenterà comunque...

    L'immobilismo (apparente) del formato Bonelli è una delle motivazioni del suo declino. Non dico che l'editore non si sia sforzato di stare al passo con i tempi e provare a venire incontro ai lettori, eppure da fuori l'impressione è l'esatto contrario: il settore è in sofferenza e noi siamo chiamati a supportare. I cambiamenti a volte sono necessari e nel passato c'erano eccome: negli anni cinquanta/sessanta l'Araldo era una bottega di innovazione. Per non parlare della vera spericolatezza delle testate "Audace".

  8. 2 ore fa, joe7 dice:

    Come ultima cosa, il racconto a strisce: può darsi che abbia una narrazione più veloce (a me non sembra, ma sono gusti), ma resta sempre un prodotto che costa troppo (le strisce anastatiche allegate alla Gazzetta costavano 4,99 euro, quindi come un fumetto normale di Tex; lo Zagor formato striscia inedita costa 2 euro e 50, la metà di un albo Bonelli). E così torniamo al punto di prima. 

    Il costo per pagina ahimè è il problema principale. La striscia oggi è un formato speciale, la tiratura è bassa e la diffusione minima (fumetteria e non edicola). Ma il punto focale per me è un altro. Quando una storia è costruita per una testata mensile a molte pagine diventa pesante da seguire e difficilmente porta il lettore a seguire più testate contemporaneamente.

    Quando Tex era a strisce innanzitutto era molto più semplice da seguire, offriva un intrattenimento per al massimo una decina di minuti, e il lettore a questo punto contava i giorni che mancavano all'acquisto del successivo numero. Per ingannare l'attesa niente di meglio di comprarsi (o recuperare tramite scambio) un'altra collana, con un'altra vicenda altrettanto lineare e altrettanto appassionante. Nel giro di qualche mese il nostro fumettologo seguiva dalle quattro alle sei testate contemporaneamente, magari foraggiando un paio di case editrici e non soltanto una. Non dico di tornare alle strisce, ma gli albetti da 64 pagine dovrebbero imparare quella lezione. Quando la DC e Marvel sfornavano ottime storie (e venivano tradotte in italiano), piano piano andò a finire che compravo 15 fumetti al mese. Ogni testata Star o PlayPress ospitava puntate da 22 tavole di due o tre personaggi.

    Poi c'era Alan Ford, che pur inconcludente e con storie in cui il succo della storia erano le gag e non la vicenda in sé si potevano divorare in un quarto d'ora aspettando la cena. O le strisce di Lupo Alberto o Sturmtruppen.
    Perfino Nick Raider (scritto da Nizzi) era agevole da seguire, pur con i difetti che poi mi portarono a mollare.

    Indovinate invece qual'era (già allora) quella in cui spesso gli albi venivano comprati e non letti.

    Risposta esatta.

    • +1 1
  9. Beh a stampare un albo di 64 pagine ci vuole meno tempo: magari salta fuori qualche ora di ferie a questi poveretti che stampano tutto l'anno (con albi supplementari proprio nel periodo estivo). Poi, anche se i fatti tendono a dimostrare il contrario, sono convinto che anche ai disegnatori farebbe bene produrre storie più corte. Ritengo malsano che si passino anni a realizzare una singola avventura, perlopiù dimenticabile nella maggior parte dei casi.

    Lo scrittore sarà pagato a pagina sicuramente, ma in questo caso più la fa durare e meno si dovrà impegnare a breve termine per immaginarsene una nuova, cosa sicuramente più impegnativa.

    Nessuno si senta offeso, la mia è solo una constatazione, come lettore invece desidero vicende interessanti e sbrigative, difficilissimo da trovare in produzioni recenti. Spesso quando ho voglia di leggere un fumetto rispolvero una vecchia striscia, uno dei primi volumi della collezione storica (dove ne trovo almeno un paio), o un vecchio Comic, spesso firmato da Stan Lee.

    Il prezzo a questo punto è il male minore: una brutta storia o una noiosa costa sempre troppo, rispetto a un capolavoro a cui sono disposto ad allargare i cordoni della borsa, a costo di rinunciare a qualcos'altro.

    • +1 1
  10. In ogni caso in quei tempi non era poi strano vivere di espedienti. Chi viveva in città magari aveva più spese e quindi inventarsi un mestiere e metter su una piccola bottega poteva anche risolvere qualche problema (però ne creava altri). E non credo che in Italia tutti avessero un campo, mucche e pecore oppure lavorassero stabili per qualcuno che li aveva. Erano altri tempi, poi quando c'era necessità o si emigrava dove dicevano c'era lavoro sicuro o si entrava nell'esercito. Non molto diverso dal vecchio West!

  11. 6 ore fa, Black Jim dice:

    Estremamente triste☹️.

    E comunque non capisco perché in libreria sì (e confermo) e in fumetteria no...

    E alla Bonelli la cosa non interessa?

    Ne convengo. In una certa maniera la libreria accetta (ma non promuove) il fumetto in quanto "cultura". Se poi porti alla cassa "Tex", siamo onesti, stai comprando solo la versione più lussuosa di un prodotto seriale da edicola. In fumetteria invece l'ambiente è costruito su misura di un pubblico che considera il fumetto italiano le cose che leggeva papà (o meglio il nonno). Negli anni ottanta era la stessa cosa nei negozi di musica: chi voleva dischi di jazz o peggio di classica, difficilmente lo trovavi al sabato pomeriggio, in mezzo alla bolgia di paninari che discutevano su quale fosse il miglior "Mixage"...

  12. 23 minuti fa, frank_one dice:

    Come mi dissero due commessi di due fumetterie diverse qualche mese fa, quando stupito di non trovare nulla chiesi informazioni: se cerchi i Bonelli la fumetteria non è il luogo giusto. I numeri nuovi li fanno arrivare esclusivamente su richiesta, quindi è meglio andare in edicola, e per l'usato è meglio rivolgersi a mercatini ed ebay. Ripeto, parola di commessi.

    Assolutamente vero. In libreria trovi qualcosina, non nascosto ma neanche in vista. E come ho scritto tempo fa, quando ti presenti in cassa il commesso guarda e quasi non crede (di avere certa roba in vendita)!. In fumetteria se chiedi cose del "west" non si scompongono più di tanto, ma è evidente che sei fuori contesto, anche per ragioni anagrafiche. Dalle mie parti i fumetti stanno sparendo o sono già spariti anche dagli angoli edicola dei supermercati.

  13. Pensa che i fumetti stanno diventando rari... alle fiere del fumetto! Ieri in tarda mattinata ero in fumetteria per i miei "Storia del West": il commesso è nuovo (dall'anno scorso ogni volta che vado ce n'è uno diverso), ma nello scaffale degli abbonamenti i miei albi sono facili da trovare, poiché molto diversi dai soliti manga. Nel resto del negozio, setacciato alla buona finché aspettavo si liberasse la cassa non ho trovato assolutamente nulla edito da Bonelli. Anche il posto dei fumetti Marvel/Panini diventa sempre più stretto. Stiamo arrivando alle battute finali: una volta preso il numero 75 mi sa che lì dentro non ci andrò più.

  14. 6 ore fa, frank_one dice:

    Se non ti spaventa lo stile di Alfonso Font, a me è piaciuta molto la storia Mezzosangue!/La rivincita di Makua su #621-622, sceneggiatura di Ruju.

    Confermo: all'uscita dell'albo la storia mi intrigò molto, più che altro per la narrazione. Ebbi l'impressione che su Tex le cose stassero cambiando (in meglio). Per i disegni di Font è vero, bisogna farci l'abitudine (a differenza dei disegni di Saudelli o Laurenti, che saranno bravi ma su altre testate)

  15. Qualcuno ha la gentilezza di ricordarmi in che albo vennero pubblicati i risultati del sondaggio? Mi ricordo che ne ho visti molti con le domande e forse solo uno con le risposte. Io mi ricordo la frase "TRIONFO DI MEFISTO", probabilmente come risposta alla domanda "Di quale avversario vorreste il ritorno" o "Il vostro cattivo preferito". Anche qui (se me lo confermate) il pubblico venne accontentato con una storia svogliata e stiracchiata. Non sempre accontentare il pubblico pagante da buoni frutti. A mio parere a Nolitta semplicemente non piaceva scrivere Tex, sicuramente non piaceva trovarsi nel ruolo di sceneggiatore principale.

  16. 14 ore fa, Enrico dice:

    Non ho mai capito il perchè, quando qualcuno non è "critico su quanto si appresta a leggere", allora lo fa per guadagnare qualche tipo di "benefit"...

    Che poi... che ragionamento è "essere critico su quanto ti appresti a leggere"? vorrebbe dire essere prevenuti perchè, non avendolo ancora letto, già ci si predispone ad essere critico.

    E' un ragionamento fuori da ogni logica

    Io sono bollato come una brutta persona, non puoi pretendere una logica dai miei ragionamenti.

    Se non è stato scritto e disegnato almeno sessant'anni fa a me non piace niente e troverò qualsiasi bazzecola per non farmi piacere nulla che sia inedito. E accumulo commenti dispregiativi nei miei confronti come fosse acqua fresca. Ogni tanto mi sfogo pure io.

    Ma ricevo simpatiche faccine di approvazione quando lo faccio.

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  17. <span style="color:red">16 minuti fa</span>, ymalpas dice:

    Queste allusioni di natura sessuale negli albi non trovano riscontro. Purtroppo la propaganda lgbt che sta inondando la nostra vita temo che stia facendo irrimediabili danni. Vediamo checche dappertutto.

    Pur trovandomi praticamente sempre in disaccordo col Boselli persona, rispetto il Boselli scrittore (con tutte le eccezioni e le troppe lungaggini di cui comprendo comunque i motivi), e lo penso contrario a inserire certe tematiche, almeno nella serie principale. Il tema dell'amicizia virile è da sempre presente nella letteratura e nei film e non mi ha mai sfiorato il pensiero che si alludesse a qualcosa di diverso da ciò che veniva raccontato. E per opposto esiste anche il tema della solidarietà femminile, filone forse meno sfruttato ma altrettanto solido.

  18. <span style="color:red">4 ore fa</span>, Condor senza meta dice:

    Personalmente ritengo che sia stato un bene che la scena (compresa la copertina) sia stata censurata. 

     

    Trovo davvero inopportuna l'idea di Sergio: il Carson isterico, bullizzato da Kit e Tex, con quest'ultimo che per calmarlo non trova di meglio che stenderlo con un diretto, sembra una pessima parodia della saga.

     

    D'altronde già altre volte Nolitta aveva mostrato di essere insofferente col Vecchio Cammello, ma un'umiliazione così sarebbe stata davvero troppo! Se per stupire il lettore bisogna escogitare trovate simili, evidentemente non si è a proprio agio con il personaggio. Non è un mistero infatti, che il buon Sergio non amasse tanto scrivere Tex.

    Anche il fatto che il cammello si addormenti nella vasca da bagno per me urlava vendetta, pensando anche che lo trattavano da vecchio rimbambito dopo poco più di trent'anni di permanenza in edicola. Era uno dei pochi albi "nuovi" a cui ho avuto accesso e già allora mi rendevo conto che un'epoca era finita. Poi da allora ne sono finite almeno mezza dozzina, e Tex e Kit (buon per noi) sono ancora in sella.

  19. 1 ora fa, Carlo Monni dice:

     

    Non l'ho ancora letto, ma se i precedenti contano qualcosa, visto il tuo giudizio, ho la sensazione che mi piaceranno entrambe le storie.:lol:

    provati, una volta tanto, a essere critico su quanto ti appresti a leggere.

    Magari perderai punti in redazione, ma ne acquisterai da noi.

    Questo magazine è proprio duro da mandar giù.

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  20. CI vorrebbe una ristampa ragionata dell'Albo d'oro e secondo me la faranno. Forse più probabile una anastatica rispetto a una edizione riveduta, magari un po' più curata rispetto a quella a striscia attualmente proposta dalla Gazzetta.

    E una 1-29 con le copertine della prima serie gigante forse sarebbe ancor più vicina a quanto sogna il Sassaroli.

  21. Della nuova ristampa ho comprato solo il numero 1, per vedere quanto fosse diverso dal TuttoTex n.1, a sua volta molto diverso dal n.1 che possedevo già (purtroppo censurato). Cambiamenti in corsa per me non avrebbero senso: chi si è appassionato con una collana si troverebbe spiazzato da un cambiamento radicale, anche se fosse il Classic. Sarebbe bella una serie di "best" con avventure complete del passato ma in formato originale, ma qualsiasi cambiamento di formato implica un prezzo diverso da quello che ci aspettiamo.

    Oggi come oggi la "striscia" è una lavorazione speciale, anche se il formato è minore è comunque un andare fuori standard, con prezzo al pubblico da rivedere (difatti in proporzione il costo per pagina è più alto).

  22. Qui più che l'A.I. (che per adesso disegna tutto sghembo, non se ne intende molto di proporzioni e da quello che ho visto non sa ancora fare immagini in bianco e nero), la soluzione ideale sarebbe costruire dei modelli 3D, basandosi sullo stile di Galeppini (o altri a scelta).

    Il costo e il lavoro da impiegare da parte di un nugolo di capaci volenterosi ESSERI UMANI sarebbe di notevole portata e impegno, ma alla fine ci sarebbe un personaggio quasi reale, da fissare in qualunque posa si voglia. Ne basta uno o due (in fondo gran parte dei personaggi sono lo stesso prototipo, con vestiti e capelli diversi), per fare tutte le vignette che si vogliono realizzare.

    Poi si può anche colorare, ma alla fine avremo in realtà un cartone animato in fermo immagini. Non si parla neanche più di fumetto o nemmeno di fotoromanzo (per chi ancora se li ricorda).

    Per quello che ho visto io l'Ai grafica riesce a mescolare cose memorizzate a casaccio per fare dei paesaggi onirici certo suggestivi, di grande effetto ma con gran poco realismo.

    Per le figure umane vedo cose che si osservavano nelle illustrazioni in stile metafisico e sempre con vistosi  e grossolani errori anatomici.

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