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TWF - Tex Willer Forum

paco ordonez

Ranchero
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Everything posted by paco ordonez

  1. Molto curioso anche io di leggere questa storia - anche, lo ammetto, per vedere se Bruzzo si è finalmente riuscito ad emancipare dalle "riprese" delle vignette di Ticci, cosa che il tema canadese potrebbe non aver favorito. Comunque anche io ricordavo che questa storia ha avuto una gestazione travagliata, addirittura (ma potrei sbagliare) mi sembra di ricordare anche esternazioni sconfortate di Boselli.
  2. Texone a mio avviso bellissimo, una grande storia corale di tipica marca boselliana coi 4 pards messi in scena con la solita maestria e nemici dalle personalità complesse. Qui Boselli aggiunge un tassello ulteriore nella sua ricerca di un Kit più tridimensionale, più sfaccettato e soprattutto più centrale, meno appiattito nel semplice ruolo di "figlio di Tex" in perenne subordine rispetto al padre: il fascino che il giovane prova per il corpo speciale di Finnegan, i dubbi sulle accuse ai rangers e il fastidio con cui intraprende la sua missione di "spia", secondo me mostrano la bravura di Boselli nella caratterizzazione del personaggio. Molto bello, anche, l'uso di Carson: si vede poco ma, oltre alla memorabile scazzottata con Kit, compare nei momenti giusti. Nella seconda parte della storia, comunque, e soprattutto nel finale, mi sembra che Boselli abbia dato più centralità alla coppia Tex-Tiger, da me amatissima (mi piacerebbe vederla di più come assoluta protagonista) dai tempi della boselliana "Cercatori di piste". Finnegan, come dicevo, è un tipico nemico boselliano: ha i suoi motivi per odiare i Comanche e probabilmente in lui qualcosa di buono c'era (in ciò mi ha in parte ricordato Mikey Finn, tato per tornare a "Cercatori di piste"), ma le scene di pura violenza al ranch dei messicani (sottolineata dalla vignetta con la mamma e il bambino morti) non lasciano dubbi sulla sua vera pasta. Insomma, per me uno dei Texoni migliori degli ultimi anni, per quel che riguarda i testi. Dai disegni, invece, mi aspettavo qualcosa di più. L'inchiostratura, grossa e sintetica, mi ha dato l'impressione di disegni poco rifiniti, in alcuni punti quasi poco accurati, soprattutto nelle pagine finali. Quasi sempre, poi, la caratterizzazione di Tex non mi è sembrata particolarmente riuscita (buone, invece, quelle di Kit e Tiger). Efficaci, comunque, diversi paesaggi, di cui Majo è riuscito a rendere la grandezza sconfinata. Comunque, almeno per me, Texone non memorabile per quel che riguarda i disegni.
  3. Caro Diablero, da parte mia ho solo questo da dirti: tranquillizzati, beviti una camomilla e vivi sereno, che nessuno (non io almeno!) ti accusa di niente o vuole censurarti. Per quanto mi riguarda sei liberissimo di segnalare tutte le cazzate che ti sembrano degne di nota, così come sei libero di, boh, sentirti chiamato in causa personalmente quando il mio era un discorso del tutto generale (per dire: il tuo commento a questa storia non l'avevo e non l'ho nemmeno letto!) o di coltivare beatamente la tua ossessione per Nizzi. Per quanto riguarda il modo in cui Tex si libera: Ruju è stato in gamba a mostare, poco prima, quanto forte fosse il prestigio di Tex, quanto sottile la sua capacitò di far breccia nel cuore degli Apache (p. 129), e dunque quanto sia inetto e inferiore Nadeh. Quindi, tutto sommato, la scena a me va bene così.
  4. Grazie per la bella notizia, delle varie news e anteprime mi mancano diversi pezzi. A questo punto sarei davvero curioso di vedere la sua interpretazione di Kit e Tiger!
  5. Forse sono diventato di bocca troppo buona, o forse non leggere Tex per mesi porta a una tale mancanza da farti piacere un po' tutto (Color di Manfredi e Cossu a parte, quello sarebbe troppo!)... ma a me questo Texone è piaciuto molto. Casertano, innanzitutto, si conferma un grandissimo disegnatore. Nel suo esordio sul Color breve mi aveva convinto poco, ma questo Texone da un punto di vista grafico è fantastico: ottime le caratterizzazioni dei personaggi (e in questo, lo sa bene chi co lo conosce dai primi Dylan Dog, Casertano è un maestro) e bellissime le ambientazioni del West, tanto belle da mostrare un lato di questo disegnatore che non avrei sospettato, quello di grande disegnatore western! E, aggiungo, ho trovato azzeccatissime anche le caratterizzazioni di Tex e Carson. Insomma, prova superata brillantemente, non ho capito se Casertano sia passato stabilmente su Tex, ma me lo auguro davvero. Per quanto riguarda la storia, secondo me si tratta di una trama solida e recitata da personaggi credibili. Non è un capolavoro, certamente, ma personalmente credo che misurare qualsiasi storia col metro ideale del "capolavoro" sia un errore. Ci sono stati momenti a mio avviso molto belli, come quello in cui un Tex stremato arriva al villaggio indiano, e soluzioni narrative interessanti (mi riferisco al falso resoconto del giovane indiano sulla morta di Carson). Insomma, per me Ruju è un autore che su Tex non ha più bisogno da tempo di superare "prove", e questo Texone lo dimostra ulteriormente.
  6. Il fatto che una storia possa uscire meno bene di altre è una cosa, credo, che tutti i lettori di Tex accettano: non tutte le ciambelle escono col classico buco. Ma ammetto che poche altre volte mi sono sentito preso in giro come lettore come mi è capitato durante la lettura di questo albo; o meglio, della sua seconda metà, un raro esempio di sciatteria narrativa e mancanza di rispetto nei confronti del lettore. La cosa per me più grave è questa: possibile che Manfredi non abbia pensato di dare uno straccio di spiegazione – anche la più improbabile, anche la più irrazionale – alla “resurrezione” del killer? Ed è normale imbastire una storia su un temibilissimo, terrificante killer in realtà di incapace di ammazzare una donna sparandole quasi a bruciapelo, che riesce a non ammazzare il doc, che la sua vittima designata al rodeo riesce – ma guarda un po’ – solo a ferirla? Non parliamo poi della resa dei conti finale: è vero che Tex deve vincere sempre, ma un avversario imbarazzante come questo può al limite essere un gregario, non l’antagonista principale intorno a cui far ruotare una storia! Insomma, se la prima parte della storia sembrava bella e interessante, la seconda metà si sgonfia in maniera imbarazzante, come se lo sceneggiatore non avesse avuto più voglia di raccontare. Se questo è il Manfredi nuovamente voglioso di scrivere Tex io ne faccio volentieri a meno: 8 euro per un albo del genere sono, di questi tempi, uno spreco di soldi ingiustificato. Su Cossu poco da dire, sono anni che si è capito che è un pensionato di Dylan Dog relegato di norma lontano dalla serie regolare, ma di certo non è il responsabile della mediocrità di questo albo, il suo onesto lavoro secondo me l’ha fatto anche stavolta.
  7. Ma scusate... se Boselli e Monni avessero stravolto personaggi strutturati e "di peso" come boh, un Montales o un El Morisco, io potrei ben capire le critiche e le condividerei. Ma cosa c'è di male se questo "stravolgimento" (per me una semplice "crescita") l'hanno fatto su un personaggio che, nella sua versione originale, era davvero una ragazzetta scialba? Penso che a Boselli e Monni possiamo - proprio per aver consegnato alla saga un personaggio molto più interessante - essere grati.
  8. Perché, un personaggio non si può riprendere e farlo evolvere? La storia del fumetto è piena di questi casi.
  9. Alla luce dei tanti commenti letti, quando mi sono avviato a leggere questa storia ero pronto a una cosetta mediocre, buona quasi solo per lasciare una stroncatura sul forum fatta anche con un pizzico di simpatico sadismo nei confronti del buon Monni. E invece, dopo averla letta, penso che tutte le svalutazioni e le polemiche sollevate da questi due albi non hanno molto senso, almeno per me. Certo, non siamo di fronte a un capolavoro, né tantomeno ad una storia memorabile; ma “Una colt per Manuela Montoya” è senza dubbio una buona, solida storia di Tex, e una storia, aggiungo, che restituisce a Kit Willer la centralità e la “cazzutaggine” che gli sono proprie. Per me, infatti, questa storia è una sorta di riparazione a “Una donna in ostaggio”: anche lì Kit era protagonista, ma ad agire era un bamboccio irresponsabile che si faceva prendere a botte in testa dal primo che passa, che si faceva fregare più volte salvandosi il sedere grazie al paparino. Del tutto diverso questo Kit Willer: non ha bisogno di Tex, non si fa fregare da scalzacani qualsiasi, si prende il ruolo da protagonista, malmena i cattivi e salva la donzella, tutto senza botte in testa e senza farsi fregare come un pollo! Per una volta, dunque, trovo ottima l’idea, di per sé del tutto anti texiana, di escludere totalmente Tex dal finale: bravi – e coraggiosi – Boselli e Monni. Voglio poi aggiungere una cosa: questa doppia tanto bistrattata secondo me è molto più bella della bonelliana “I due rivali”! Lì Manuela non era altro che la solita donzella indifesa, mentre invece ora ha una personalità complessa e a tutto tondo, “vera”, tanto che non mi dispiacerebbe affatto rivederla in futuro. E ne “I due rivali”, Kit venne totalmente messo in disparte da Bonelli, proprio il contrario di quanto, come detto, avviene nella storia di Boselli e Monni. Insomma, per me storia promossa; l’unico vero difetto sono i disegni, semplicemente impubblicabili, ma su questo punto non voglio insistere avendo già espresso il mio sgomento altre volte.
  10. Grazie sia Grande Tex sia a Ymalpas, anticipazioni succosissime!
  11. Forse sono off topic, ma si potrebbe avere qualche informazione in più su queste storie? È la prima volta che ne sento parlare.
  12. Secondo me è una matita grassa. Però boh, sarebbe utile sapere che tipo di fogli usa Dotti.
  13. Poco da dire, albo bellissimo, degno erede di "Sangue Navajo". Mi è sembrato davvero di leggere una storia classica bonelliana, con Tex che va per le spiccie provocando e malmenando i potenti di turno (anche con quell'irresistibile dose di sarcasmo che lo contraddistingue) e i soprusi dei bianchi contro gli indiani. Ottime le parti con Tiger, e anche il giovane Piccolo Falco è stato ben caratterizzato; mi ha fatto poi molto piacere rivedere, seppur brevemente, il buon Parker, a cui peraltro è stato attribuito un ruolo importante nella vita di Tex. Promossi a pieni voti e senza riserve sia Boselli sia Dotti - quest'ultimo è ormai uno dei pilastri della serie, disegnatore enorme!
  14. Non ho ancora letto questa storia, ma ho potuto vedere i disegni di entrambi gli albi. Mi spiace essere severo, ma devo confermare l'impressione avuta dalle anteprime online: disegni imbarazzanti sotto ogni aspetto (personaggi, dinamismo, realismo di cose e ambientazioni, cura generale del segno), forse i peggiori mai visti sulla serie regolare. Il Laurenti che ricordavo, quello degli anni Novanta su Zagor, era davvero un bellissimo disegnatore; quello visto in questi albi (e già il Color, come dissi a suo tempo, non lasciava presagire niente di buono) ne è un lontano parente, mi auguro di non dover più leggere sue storie texiane.
  15. "Remissiva" ha un significato preciso: una che si mette con un mezzo bianco appena trovato in riva a un fiume e che rifiuta il matrimonio col guerriero più forte della tribù mettendo peraltro in difficoltà il vecchio padre, a me sembra tutt'altro che "remissiva" (non cito l'arrabbiatura con Kit dopo la sfida a cavallo).
  16. Al di là delle disquisizioni matrimoniali, con il termine "remissiva" Boselli ha dato una descrizione sbagliata del personaggio di Fiore di Luna, basta rileggere quella storia.
  17. Finalmente ho letto anche io questa ormai famigerata storia, e devo dire che in merito nutro sensazioni contrastanti: credo sia infatti, nel complesso, una storia molto migliore del mediocre Color "Un capestro per Kit Willer", noiosissimo e prevedibilissimo insieme di BANG BANG AH AH di pura marca faraciana, e anche migliore, appunto, di almeno tre quarti della produzione texiana di Faraci. Qui le sparatorie e le scene d'azione sono perlomeno un po' variate (tipo gli indiani che lanciano dardi sott'acqua) e i dialoghi tra i pards li ho trovati generalmente divertenti, memori del vecchio Nizzi dei tempi d'oro. Ciò che mi ha guastato la lettura sono due cose. In barba a Tex in mutande (che sì, poteva farsi trovare più pronto, ma tutto sommato non mi ha dato fastidio più di tanto), ho trovato inaccettabile la figura da polli che, verso il finale, Nizzi ha riservato a Kit e Tiger, incapaci di portare a termine la missione che gli era stata affidata: evitare che tre mezze calzette facessero esplodere la roccia sopra l'imbarcazione! E, di grazia, qualcuno mi spiega per quale implausibile botta di culo l'esplosione non ha danneggiato il battello? Quasi tenero il Kit che spergiura di fargliela pagare se le rocce avessero distrutto la nave! L'altra cosa: si sono perse vignette e vignette a mostrarci (faccio giusto un esempio) il modo in cui hanno minato il costone roccioso, mostrandoci nel dettaglio il tizio che si lega alla corda eccetera eccetera, roba di cui davvero non ce ne può fregare di meno (a meno che qualche lettore non stia progettando un attentato, allora ok, un po' di istruzioni possono tornare comode), per poi dedicare pagine frettolosissime al finale, condensato e compresso in poche pagine. Insomma, quello che ha rovinato la storia, per me, sono state le ultime venti o trenta pagine, con soluzioni e tempi narrativi che potevano essere facilmente migliorati. E qui francamente mi chiedo: Boselli, sulle sceneggiature dei soggetti approvati di Nizzi, quanto realmente può intervenire? Capitolo disegni: maestosi, non dico molto perché la mia totale ammirazione per Mastantuono l'ho già espressa tante volte.
  18. Col ritardo che mi contraddistingue da qualche anno ho appena letto questa storia, e devo dire che mi ha pienamente soddisfatto. Certamente non è un capolavoro, e non è nemmeno tra le migliori di Ruju, ma a mio avviso la trama funziona bene e parte da un'idea originale (o che almeno su Tex non ricordo di aver mai visto, e questo mi basta e avanza). La cosa che probabilmente funziona maggiormente è la caratterizzazione dei cattivi, che sono cattivi e spietati per davvero, dunque pienamente credibili nel contesto di un racconto western - e anzi, il fratello cattivo è tra i più spregevoli e realmente odiosi, capace com'è di farsi scudo persino del nipotino! E, a proposito di caratterizzazione dei personaggi, mi è anche sembrato convincente lo sceriffo, certamente onesto e ligio al dovere, ma anche visibilmente impaurito all'idea di andare a caccia di un numeroso e violento branco di belve. Capitolo disegni: Font è parecchio anziano, mi sembra, e onestamente non ha più la qualità che aveva anni fa. Ciò nonostante, a me continua a piacere molto, sarà perché alle sue caratteristiche stilistiche e al suo Tex (certo, in qualche vignetta non reso al meglio) sono parecchio affezionato.
  19. Non so quali siano i motivi, ma secondo me hai centrato perfettamente il "problema stilistico", se posso chiamarlo così. Sarei curioso di vedere le tavole a matita, perché anche io ho il dubbio che un problema potrebbe essere quello di un'inchiostratura troppo "spessa" e semplificata che ammazza i dettagli (e che certamente velocizza il lavoro). Comunque, a essere onesti, io trovo brutta proprio la costruzione di alcune figure, tipo il tizio colpito da Tex, per niente dinamico.
  20. Grande curiosità per questa storia, ma anche per me i disegni sono davvero brutti. E che Laurenti - o meglio, il Laurenti attuale - sia inadeguato a Tex lo aveva già chiarito la sua storia breve sul Color.
  21. Per me il problema è proprio a monte: e cioè che, a causa dei troppi speciali e serie alternative, si dia per ovvia la perdita di centralità di quella che invece, almeno per me, resta la serie principale di Tex. E' proprio questa presunta ovvietà che io, con tutto il rispetto, reputo assurda (ma forse è una colpevole percezione mia, che sono cresciuto con le lettere in cui Sergio Bonelli spiegava i motivi per cui non potevano uscire due Texoni all'anno e quant'altri speciali). E nulla mi toglie dalla testa che, senza questa necessità di fare storie su storie, un autore francamente bollito come il Nizzi attuale non sarebbe più tornato, dopo anni di meritatissima pensione, a scrivere su Tex.
  22. Scusa Borden, fammi capire. Ymalpas ha detto "le storie migliori finiscono quasi tutte sugli speciali", e tu è proprio a questa considerazione che rispondi "è inevitabile"? No, perché io da questa risposta capisco che la serie regolare non è più la serie "più importante", quella principale.
  23. Niente, hai deciso di mettermi in bocca parole che non ho detto! Io ho parlato dei disegni: per me - ripeto - quei disegni non valgono minimamente una spesa di 8 euro (o quanti sono). A ciò aggiungici che una delle due storie è di Nizzi (del Nizzi bollito attuale, intendo, non del grande Nizzi della fascia 300-400), e la decisione di non comprare l'albo diventa - per me - definitiva. Poi certo, magari la storia di Nizzi sarà un capolavoro, ma francamente ne dubito fortemente: in ogni caso non mi va di rischiare 8 euro (o quanti sono) per questa (per me remotissima) possibilità.
  24. Certo, infatti mica penso che il mio non acquistare migliori automaticamente la qualità. Dico però che quantomeno mi risparmio i soldi Per dire: spendere 8 euro (o quanti sono) per il nuovo Maxi mi sembra una follia già solo a guardare i disegni in anteprima. Ma io non ho fatto nessuna equazione. Dico solo che mi pare che ci sia una quantità di uscite di qualità generalmente mediocre che io ho smesso di comprare. E penso, questo sì, che forse con meno uscite si potrebbe aumentare la qualità generale delle storie: non ci sarebbe bisogno, ad esempio, di arruolare un disegnatore come Torti, che francamente mi auguro non vedere mai sulla serie regolare.
  25. Del tutto d'accordo, tanto è vero che personalmente ho tagliato tutti gli speciali tranne i Texoni e poche altre uscite selezionate.
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