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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. Leo

    Miguel Angel Repetto

    Aveva uno stile vintage, un po' datato, soprattutto nella resa dei personaggi... non a caso, spesso i suoi lavori erano confinati sui Maxi. Ma in questa collana, con il suo tratto robusto e "anni '50", ha comunque contribuito a due tra le più belle storie di questa spesso bistrattata pubblicazione, vale a dire il gioiello Rio Hondo e l' ottima La Pista degli Agguati. In particolare nella prima, indimenticabili sono i paesaggi dell'Ovest e i personaggi dei Bascomb e della vedova Herrero, le cui caratterizzazioni grafiche sono decisive a mio parere nel rendere questa splendida, classica storia western una delle più apprezzate storie dei Maxi in particolare e del nostro ranger in generale.
  2. Leo

    [703/704] La seconda vita di Bowen

    Buon primo tempo di questa storia che ripropone il ritorno di Bowen. Intrigante la situazione che si è venuta a creare nell'ultima fase dell'albo, promette bene per la seconda parte. Attendiamo fiduciosi.
  3. Il Totem Misterioso... la prima storia di Tex. La si ama a prescindere, nonostante l'assurdità che Coffin, sparando due colpi di pistola a Tex a bruciapelo, non riesca ad ammazzarlo, e poco dopo ripeta la stessa, improbabile, cosa, con il suo ex amico Dente di Lupo. Storia di settant'anni fa, che tutto sommato continuo a trovare debole anche per quell'epoca, visto che sempre nel numero 1 Bonelli riusciva a regalarci una splendida "El Diablo", profondamente matura. A partire dal numero 3 della collana TexWiller e fino al numero 4, si è trattato sostanzialmente di una riscrittura di quella prima, fatidica, storia, tanto che mi sono divertito a leggere entrambi gli albi in contemporanea per vedere cosa era cambiato tra i due. Quest'ultima parte, che non poteva non essere ancorata a quella prima storia di GLB, è quella che mi piace meno, ma mi rendo conto che probabilmente Borden non poteva fare diversamente. Fino a quel momento, avevamo potuto leggere una storia serrata e solida, un gran bel western in grado di appassionare non solo la vecchia guardia ma anche un neofita che si sia voluto approcciare a Tex con questa nuova pubblicazione, complici anche dei disegni semplicemente da paura come quelli di De Angelis. Qualche tempo fa, scrissi in questo topic che mi emozionava l'idea di questa collana, per il fatto che, incuneandosi Boselli nei vuoti lasciati da Bonelli, di fatto stava riscrivendo la giovinezza di Tex insieme a GLB, quasi fosse un lavoro a quattro mani e in contemporanea, in una continua staffetta tra i due resa possibile da una sorta di magia in grado di annientare i confini del tempo. Ebbene, questa sensazione l'ho ritrovata in questa prima storia, non solo nella riscrittura del "Totem Misterioso" da parte di Boselli avvenuta nei numeri 3 e 4, ma anche per la sequenza di Red Bill. Nel numero 1 di Tex, Red Bill (o Bill il Rosso) era citato una volta sola dal nostro, quando quasi si scusava con Tesah per non aver potuto salvare suo padre perché impegnato a liquidare la banda del pericoloso fuorilegge. Una sola vignetta. Una sola citazione. Nient'altro. Nella fantasia del vecchio GLB, Bill il Rosso è meno di un abbozzo: è solo un nome, un pretesto. E' niente. Un nome a caso a cui GLB probabilmente non ha mai più pensato. Ebbene, quel lampo nella testa di GLB, settant'anni dopo, ha preso consistenza e fattezze, e da semplice nome è diventato personaggio, ed ecco che un vuoto è stato riempito, in una nuova scrittura del personaggio fatta oggi e settant'anni fa al contempo. Peraltro, come dicevo, la vicenda di Red Bill è quella che mi è piaciuta di più, per questo cattivissimo personaggio che mi ha ricordato quello interpretato da Jeff Bridges nella serie Netflix Godless. Una parola su Tesah: che schianto, ragazzi! La scena in cui si spoglia (non del tutto) per gettarsi in acqua è inusuale in Tex, ma non ha nulla che non vada e credo che in questa collana ci si possa permettere qualcosa di più rispetto alla castigatissima serie regolare. Insomma, bella prima storia. Lunga vita a "TexWiller".
  4. Leo

    [297/299] Fuga Da Anderville

    La penso esattamente così
  5. Leo

    [297/299] Fuga Da Anderville

    Si chiamano omaggi. L'ultima parte de Gli Invincibili è presa di peso dal mucchio selvaggio, ma ciò non ne sminuisce il valore, tutt'altro...
  6. Leo

    [297/299] Fuga Da Anderville

    Mi spiace Bob, ma non posso essere più in disaccordo. Per me questa storia è epica, Tra due bandiere non le si avvicina nemmeno. Non hai torto, ma probabilmente una soluzione del genere sarebbe stata difficile da far digerire. Ciò ha portato Nizzi a ripiegare sul rapporto zio-nipoti che, pur essendo altrettanto forte, rende le future azioni dello zio più credibili e meno indigeste. A te ha lasciato perplesso, per me è uno dei punti di forza della storia. Tex, grandissimo giudice di uomini, non vuole credere alla colpevolezza dell'amico John. Il suo intuito, il suo subconscio, gli dicono che non può essere così, e infatti alla fine John muore, sorridendogli, tra le sue braccia. Ma l'evidenza dei fatti è talmente soverchiante che instilla, fortissimo e ineludibile, in Tex il germe del dubbio, proprio a lui, solitamente così lucido in fatto di animo umano. Meraviglioso il dramma interiore di Tex. Ancor meno d'accordo. Tex non è isterico, è furibondo. E contrariamente a quanto fa di solito, non può sfogarsi a prendere a pugni un uomo anziano, indifeso e malato. Altra scena magistrale per me. La morte di John. Struggente e amarissima. Lirica. La foto dei due nipoti sulla scrivania del vecchio Walcott: senza parole. La vignetta finale: Tex che ha bisogno di sentire il vento fresco in faccia, cavalcando tra morbidi campi di cotone, e che, palesando una volta tanto una certa "vulnerabilità", chiede al Vecchio Cammello compagnia, per scacciare il magone che ha dentro. Per me una delle scene più belle del fumetto mondiale
  7. Leo

    [Maxi Tex N. 24] Il cavallo di ferro

    Ma io apprezzo quel Topic e i vostri sforzi. Il problema è che ho scarsa memoria. Ora però non me lo scordo più
  8. Leo

    [Maxi Tex N. 24] Il cavallo di ferro

    quindi è un sì?
  9. Puoi scaglionarlo come ti pare no? Meglio troppo che poco Io in questi giorni ho recuperato gli ultimi quattro mesi: tra il Maestro, il cavallo di ferro, l uomo dalle pistole d'oro e il Magazine di Rauch ho fatto una scorpacciata. E, fidati, mi sono divertito
  10. Anche questo è vero, però la fisionomia è troppo distante da quella ordinaria di Carson. Il personaggio è stato quasi stravolto
  11. OK mi arrendo. A parte le cose che riguardano Lena Donna e Clemmons (cioé i tre quarti della storia?). Comunque OK, non ti piace. Qualcun altro con mia grande sorpresa non apprezza Fuga da Anderville. A me non piace Patagonia. Tuttavia, credo che alcune storie abbiano degli elementi oggettivi per essere annoverate tra le grandi. Che non significa debbano piacere a tutti, comunque.
  12. Troppo pochi i commenti in questo topic per la storia che è stata pubblicata. Dopo alcuni passi falsi, Ruju sfodera una prestazione eccelsa, con una storia di vendetta che bene ha fatto Occhi nella notte a definire leoniana (i cattivi somigliano tanto alla banda dell'Indio o a quella di Frank che tortura il fratello di Armonica). L'Uomo dalle pistole d'oro è un grande antagonista western; il fatto che tra le sue prede ci sia anche Carson aggiunge ulteriore pathos ad una storia dalle tinte forti, sanguigna e serrata. Ottime anche le parti in flashback, in cui vediamo un giovane Carson che "scende in campo" (espressione forse anacronistica) ma che ancora non è la leggenda che sarebbe diventata. Complimenti vivissimi a Ruju per uno dei cartonati più belli editi finora. Capitolo disegni: eccellenti. Contribuiscono non poco, con il loro West sporco e cattivo, all'ottima riuscita di questo albo. Tex lo trovo buono, mentre Carson è troppo personale e troppo distante dal canone texiano. Se rientrasse nei giusti canali per il Vecchio Cammello, non ci penserei due volte a riproporre il disegnatore serbo sulla regolare.
  13. Storia ordinaria? Una banda composta da centinaia di membri (peraltro realmente esistita) con segni di riconoscimento e linguaggi in codice; uno sceriffo amico e traditore e infine amico; una donna contesa di cui fino all'ultimo non si sa per chi batta il suo cuore; una figlia di cui non si sa chi sia il padre; l'oro trafugato che però, secondo un ragionamento sottile di Boone, non può essere stato portato via tutto dalla miniera; un ragazzino, Chester, che potrebbe vivere da bravo ragazzo ma che per un malinteso senso di amore filiale torna a delinquere con quello che considera una sorta di padre adottivo; e poi scene perfette (altro che passare inosservate): il gemello Dobbs che guarda Carson dallo specchio del barbiere ; lo sguardo di Clemmons, sinceramente dispiaciuto per aver condannato a morte il suo amico; il confronto tra Carson e Waco sulla main street ; il romantico incontro con Lena dopo venticinque anni; il sincero affetto di Clemmons nel rivedere Carson dopo venticinque anni; Tex che batte Laval a carte con Boone che lo guarda in cagnesco; i dialoghi tra Clemmons e Boone all'arrivo di Clemmons a Bannock. Questa storia non passerebbe inosservata mai. È uno di quei testi che fanno la fortuna dell'autore che li scrive.
  14. Leo

    [Maxi Tex N. 24] Il cavallo di ferro

    Ragazzi, ditemi che Mignacco è arruolato in pianta stabile su Tex. Ho letto un Maxi decente, che dico decente? Buono, decisamente buono! La prima storia, oltre a rappresentare un omaggio a Sangue Navajo e alla gucciniana La Locomotiva (come ben ricordato da Johnny Colt) è una storia appassionante, che si fa leggere tutto d'un fiato. E ottima è anche la seconda avventura. I punti di pregio di queste storie stanno indubbiamente nella loro purissima texianità e nella presenza di personaggi di spessore: la tragica figura del giovane indiano la cui esistenza è segnata dal dramma vissuto in gioventù; l'indiano bianco che inconsapevolmente ammanta di idealismo (l'adesione alla causa degli Utes) ciò che invece è solo odio verso la gente da cui proviene (mi ha ricordato un po' il terribile mezzosangue de Il Cacciatore di Fossili); il vecchio idealista Tennessee che crede nella fratellanza tra i popoli rossi venendone drammaticamente smentito. Ragazzi, ripeto, ditemi che Mignacco è arruolato in pianta stabile su Tex.
  15. Considera una cosa: in questo forum, Il Passato di Carson è considerata una storia tra le più belle mai scritte. Su una classifica curata da UBC sulle storie più belle di Tex, questa è stata per anni al primo posto. L'hanno pubblicata tra gli Oscar Mondadori. Se in tanti concordano nel ritenerla una storia grandiosa, probabilmente non sono quei tanti ad avere torto, ma quell'uno o pochi che non concordano. Una storia grandiosa, un capolavoro, può anche non piacere a taluni. Ma questa storia resta un patrimonio di Tex (come puoi vederla "troppo semplice" poi?). Chiudo con un esempio: Patagonia è da molti amata immensamente. E' stata pubblicata in un cartonato, ha avuto entusiastiche recensioni. Io e virgin non la amiamo. Non ho però la presunzione di discutere il capolavoro: prendo solo atto che non è riuscita a toccare le mie corde.
  16. Leo

    [701/702] La regina dei vampiri

    Il Maxi di Manfredi dello scorso anno mi aveva fatto "incazzare" con Borden. Da curatore aveva pubblicato due prodotti che non esito a definire orridi. E se ci aggiungiamo l'ultima storia sulla regolare, di cui non ricordo nulla se non che aveva dei buchi logici da paura, capirete quanta voglia avessi di cimentarmi con questa storia sui vampiri di un autore che, su Tex, si è troppo spesso dimostrato velleitario e pretenzioso. E questa storia tra l'altro non comincia benissimo. Tex e company vengono chiamati dal Morisco, e il giorno dopo il loro arrivo già trovano sul sentiero due vittime dei loro avversari, lì belli caldi e pronti ad essere trovati in un territorio molto vasto: eccoveli serviti, la storia può iniziare. Forse avrei cercato un modo diverso per mettere in contatto i nostri con i loro avversari. E poi il personaggio di Ikal, che nonostante il suo acceso fanatismo alla fine non si fa pregare più di tanto a cambiare bandiera. Eppure... Eppure questa storia mi è piaciuta. Bella l'atmosfera, belli i personaggi, dal negromante allo sfortunato capitano dei rurales, per non parlare della vecchia megera: Manfredi mette su una storia che cattura, si fa leggere bene, intriga, diverte. I comprimari funzionano, gli avversari funzionano, e infine i nostri pards funzionano, nei dialoghi, nell'azione, nell'umorismo. Ammetto peraltro che il piacere di leggere questa storia è stato sicuramente agevolato da disegni semplicemente fantastici, entusiasmanti, molto molto evocativi: Bocci superlativo! Una nota su Etzli, per dire che sono in disaccordo con Ymalpas. Uno dei personaggi che ho odiato di più è il signor Espectro, che odiava e ammazzava gli indiani senza un perché. Espectro è un personaggio senza storia, compie azioni senza che il lettore ne conosca le motivazioni. Anch'io, come Ymalpas, voglio capire, pretendo che lo sceneggiatore non lasci buchi. Per questo mi lamento - e non poco - di un Espectro. Ma di questa bruja manfrediana no. Sappiamo che è una bruja, che ritiene sacre le vestigia degli antichi e vuole proteggerle dai profanatori. E' una fanatica che crede nel ritorno degli dei, ed è pronta a compiere sacrifici umani per agevolare l'avvento della dea della morte. Conosciamo le sue motivazioni, i suoi moventi. Per me è "completa". E' una bruja con dei poteri arcani: una creatura probabilmente non del tutto umana. Credo che Manfredi abbia voluto lasciare un alone di mistero su questa figura arcana, rafforzandone in tal modo la già affascinante aura di mistero, spiegandoci però la cosa più importante: le motivazioni e gli obiettivi. Un'ultima nota totalmente OFF TOPIC: ho notato che spesso viene utilizzata, a commento di alcuni post, la faccina che significa "Confuso": ma cosa vuol dire nei fatti questa faccina? Sembra quasi che chi la mette voglia dire che il post che commenta non è chiaro, che è "confuso", per l'appunto, che non è ben scritto. Come a dire che è un post che fa storcere gli occhi tanto è scritto male o tanto è nebuloso o tanto è incoerente. Lo trovo molto molto antipatico, e poco rispettoso.
  17. Leo

    [700] L'oro dei Pawnee

    Non mi aspetto mai molto dagli albi celebrativi, anche se con il numero 695 Borden mi aveva smentito. La storia del 700 invece è tornata un po' in linea con le mie (non alte) aspettative per queste storie singole. Una storia discreta, con il bel ritorno di Tesah, illustrata da un Civitelli che stavolta mi è parso tornare alla legnosità dei primordi, anche se ci ha regalato anche in questo albo delle singole vignette meravigliose. La tavola centomila è stata una vera chicca, mi ci sono fermato e ho sorriso. Lunga vita a Tex!
  18. Io credo che, nonostante le tante bellissime storie sfornate dal nostro Borden negli ultimi venticinque anni (eh già, un quarto di secolo quest'anno...), questa resti la sua più bella, insuperata e probabilmente insuperabile. Mai il Vecchio Cammello è stato tanto epico. Mai un cattivo ha fatto tanta paura come Boone, o Waco. Mai più abbiamo avuto un personaggio come Ray Clemmons. Per me questa storia rappresenta il punto più alto di Tex. A proposito di esordi al fulmicotone, altri "predestinati" potevano essere Medda e Berardi, entrambi cimentatisi con Tex in quell'inizio degli anni '90 che sembrava poter regalare grandi autori per Tex (e che fortunatamente ci ha lasciato almeno Borden).
  19. I color li ho letti tutti, quindi l'avrò dimenticato...
  20. Risponde sì! Grazie Carlo. Sono stato lontano dal forum per un po' e sono in arretrato di informazioni. Grazie ancora (sono molto contento, confido in questo autore, per me un completo sconosciuto, non essendo un lettore di Zagor).
  21. Non conoscevo Rauch, e devo dire di aver molto apprezzato questa sua fatica "breve" texiana. Spero che possa tornare sulle nostre pagine: è per caso previsto un suo arruolamento in pianta stabile? Disegni molto western, con ottima caratterizzazione dei personaggi, da Jane a Seth al capo del villaggio. Bravi a entrambi gli autori, che hanno confezionato un prodotto niente male. La seconda storia, invece, nonostante la sempre bella Dawn e il magico Nord di Font, non l'ho apprezzata a pieno...
  22. Leo

    [703/704] La seconda vita di Bowen

    Ricordo Il Ragazzo Rapito come una delle storie più strampalate mai lette (e tuttavia piacevole da leggere, nonostante tutto). Vedremo se Ruju saprà correggere il tiro con questo personaggio, che ai tempi di Faraci voleva ammazzare il proprietario della sua ex fattoria non si sa per quale motivo...
  23. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    l'ho capito. infatti scrivo: "Ebbene, la scelta di recitare a teatro (per quanto forzata dall'espediente del ricatto del Maestro)". Beh, almeno Ned sarebbe morto o sarebbe rimasto vittima del morbo no? Detto ciò, sono situazioni narrative che capisco perfettamente, sono largamente usate da tutti i media nel genere avventuroso, e infatti io stesso le ho trovate molto divertenti. Forse è inappropriato parlare di epica. Provo a spiegarmi meglio: io tendo a considerare capolavori quelle storie che riescono a coniugare l'avventura con i grandi temi universali del Tempo, dell'Amicizia, del Tradimento, del Valore, magari incastonati all'interno di un contesto di guerra, o di lotta per un ideale, e incarnati da grandi personaggi eroici. Per me Gli Invincibili, La Grande Invasione e Fuga da Anderville sono capolavori; La Tigre Nera e questa storia sono delle gran belle storie d'avventura. Magari sono tecnicamente perfette (e quindi meriterebbero il rango di capolavoro) ma l'assenza degli elementi citati sopra le rendono ai miei occhi "solo" delle belle storie. Con un esempio tratto dal mondo dei feuilleton, sperando di far capire definitivamente cosa intendevo dire: I Miserabili sta a Gli Invincibili come Il Conte di Montecristo sta a L'Ombra del Maestro. Ciò non significa che non mi piaccia il Conte di Montecristo, o L'Ombra del Maestro.
  24. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    A distanza di alcuni mesi, sono tornato a leggere Tex, ultimando la storia del Maestro. Ho letto che qualcuno ha tirato in ballo i feuilleton, e credo che il paragone sia azzeccato, perché la storia è rocambolesca e infarcita (anche troppo) di personaggi e di situazioni forti (e magari improbabili) prefiggendosi (e riuscendovi) innanzitutto lo scopo di divertire il lettore. Come il grosso dei feuilleton, che per l'appunto miravano soprattutto ad intrattenere un vasto pubblico, questa opera a mio parere non è un capolavoro. Primo: perché personalmente ritengo capolavori le storie con un respiro epico; secondo: perché credo che la storia chieda al lettore un grosso sforzo e una forte complicità, nell'accettare alcune situazioni poco credibili e troppo prone alle esigenze della trama. Tra queste: - l'eccessiva arrendevolezza delle gangs of New York: non ho digerito la facilità con cui le formidabili gangs si sono fatte soggiogare dal Maestro. In particolare, ho trovato poco credibile la sottomissione immediata di Low Yet e delle altre tong cinesi; - per la stessa ragione di cui sopra, ho trovato altrettanto poco verosimile il doppio gioco di Low Yet: nonostante sia a capo di una presumibilmente forte organizzazione, subisce l'assassinio di uno dei capi delle tong senza reagire (anche solo per orgoglio), per poi passare dalla parte del ranger confidando in lui (che in fin dei conti è un uomo solo): non proprio il comportamento di un "cazzuto" boss mafioso newyorchese, che pare piuttosto un agnellino in cerca di protezione dal lupo cattivo; - le scelte dei ranger 1: Tex e Carson, oltre che Byrnes, sono uomini di legge. Possono prendersi dei rischi, ma non possono essere avventati quando di mezzo c'è la vita di tanti innocenti. Ebbene, la scelta di recitare a teatro (per quanto forzata dall'espediente del ricatto del Maestro) con la consapevolezza di fare da esca per una "azione dimostrativa" del loro avversario è a dir poco avventata. E infatti, senza la "botta" di fortuna del cappello di Ned Buntline, la frittata sarebbe stata gigantesca, e avrebbe coinvolto tanti innocenti oltre che magari anche i nostri. Per non parlare di quando Carson e Annie si mettono a sparare sulla folla: è vero che i nostri hanno una mira perfetta, però ragazzi, qui si mettono a sparare su un mucchio di gente che potrebbe muoversi per sbaglio, senza contare che Carson e la Oakley non conoscono le fisionomie dei Dusters e potrebbero quindi sbagliarsi. Scena adrenalinica, ma anche un tantino esagerata. - le scelte dei ranger 2: la trappola per Castle, che prevede l'avvelenamento di alcune cisterne. Anche qui, è sufficiente che Nick modifichi il piano di un nonnulla per mettere a repentaglio la vita di tanti innocenti, che devono essere salvati quasi uno per uno, e piano per piano di un affollato palazzo: altra scelta per me discutibile. - alcune scelte narrative: per giustificarsi e tornare pulito agli occhi del Maestro, Low Yet e i nostri inscenano il finto omicidio di Lee: l'escamotage della prigione inaccessibile eppure così vulnerabile mi è piaciuto poco. Da buon feuilleton, però, la storia diverte, eccome se lo fa. Le scene del teatro e dell'avvelenamento delle cisterne, che sopra ho criticato, sono tuttavia estremamente appassionanti, le si legge tutte d'un fiato, e non mancano gli intermezzi umoristici, soprattutto ad opera di un Carson in grande spolvero. Ma dire che la storia è "solo" divertente è riduttivo. Durante la lettura, non si può non apprezzare la cura dei dettagli: la ricostruzione di New York, le sue tecnologie (telefono e fonografo), i suoi ambienti, il ponte ancora in costruzione. Non si può non apprezzare l'ispettore Byrnes, un personaggio per nulla edulcorato e buonista, ma autentico nei suoi metodi brutali, in una sua certa animosità nei confronti dei rangers, nelle sue "incazzature" verso Tex e Carson per i loro piani spericolati. C'è una sorta di dualismo, di competizione, che Byrnes da padrone di casa sente al cospetto dei rangers, che è resa davvero bene e che non può non essere messa in risalto: i grandi personaggi funzionano per queste loro caratteristiche, e Byrnes senz'altro un grande personaggio lo è. Nei canoni invece Castle e il Maestro, con il primo che buca lo schermo più del secondo: trovo inoltre azzeccato il paragone che un forumista ha fatto tra il Maestro e il Joker, ho avuto anch'io a volte la sensazione di star leggendo "Batman", indubbiamente anche per via dell'ambientazione ("Gotham"). Tirando le fila, una gran bella storia, succulenta, ricca. Non sempre credibile, ed anzi in alcuni snodi narrativi IMHO troppo forzata, ma ad ogni modo divertente, atipica nell'ambientazione, curatissima nella ricostruzione e nella resa dei personaggi. Una gran bella prova d'autore.
  25. Concordo. La scena ha il giusto pathos anche secondo me. Tra le più belle della storia.
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