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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. Grande Tex, non è affatto così. Tex i guai se li va a cercare con il lanternino, nei suoi oltre 70 anni di vita editoriale non è (quasi) mai accaduto che il nostro si girasse dall'altra parte a fronte di un plurimo omicidio, senza contare che qui era già sulla pista giusta per scovare i colpevoli. Ma dove si è mai visto che, con un sospetto in testa su chi possano essere i colpevoli, il nostro se ne stia in panciolle a dare lavoro ai denti con quell'altro scansafatiche del suo pard anziano? Il Tex che conosco io avrebbe costretto il Vecchio Cammello agli straordinari, gli avrebbe fatto perdere la nottata piuttosto che perdere una pista promettente. Tex è un giustiziere, uno che interviene sempre, è sempre stato così. Non puoi dire che ti pare coerente che non voglia risolvere i problemi del mondo, perché Tex non è normale, non lo è mai stato, è sempre stato un folle totale e in virtù di questa sua follia ha ficcato sempre- SEMPRE - il naso nelle faccende altrui, quando c'era da raddrizzare un torto o assicurare degli assassini alla giustizia. Il Tex di Nizzi di questa storia è grave perché è profondamente SBAGLIATO, perché tradisce le caratteristiche fondanti del personaggio.
  2. Certo che no! Quello è il NOSTRO lavoro! A ciascuno il suo ruolo! Nessuno ti chiede di criticare le storie dei colleghi, né io voglio intromettermi nel tuo ruolo di curatore. Ma consentimi una domanda: se Nizzi stravolge le caratteristiche del personaggio, facendolo apparire (e più volte) menefreghista (non dimentichiamo che Tex avrebbe lasciato il plurimo delitto sostanzialmente impunito, e ha preferito, insieme al suo degno compare crapulone, le bistecche e le patatine ad una visita delle sue ai fratelli su cui ormai ha più di un sospetto), non sarebbe preferibile correggere il tiro, così da mantenere la coerenza del personaggio? Ripeto, non voglio certo sostituirmi al tuo ruolo, figuriamoci, ma la storia di Nizzi a mio parere è sbagliata nel personaggio Tex, e forse sarebbe il caso di farglielo capire. Capisco però che non sia affatto semplice...
  3. Questa pubblicazione mi stuzzica sempre, ma l'albo in edicola è in linea con l'andazzo dell'anno di pubblicazione... Loriano dice di aver passato un'oretta in compagnia di Tex: anch'io l'ho fatto, ma stavolta non vedevo l'ora che questo caro amico, con cui passo sempre volentieri il mio tempo, se ne andasse a casa sua. La brevità delle storie mi ha aiutato a leggerlo tutto, sempre confidando nella successiva, ma purtroppo la chiusura dell'albo mi ha ricordato l'epoca in cui studiavo e avevo finalmente finito i compiti, magari per quella materia che si fa solo per senso del dovere e non con diletto. Già la storia di Borden mi aveva molto deluso, con quel finale finto gotico che ho trovato poco credibile, per non parlare del fatto che a me il Tex che organizza scherzi macabri (peraltro, con una ben labile giustificazione) proprio non mi piace. Insomma, tra il Texone e questa storia, non sono riuscito a farmi piacere nemmeno una delle storie del pur bravissimo Carnevale. Peccato. La storia di Nizzi: telefonata, illogica, con un Tex totalmente sballato. Come si fa a proporre un Tex che si infischia di un plurimo assassinio, perché sennò Kit sta in pensiero? Ma è il nostro Tex questo? Alla fine si scopre che ha pure dei sospetti sul ragazzo, che ingiustificabilmente non riferisce allo sceriffo; ma anche prima, ormai ha individuato i colpevoli nei fratelli Stockers, e invece di andare a mettergli il sale sulla coda passa la serata insieme a Carson a mangiare bistecche e patatine? Oh, ragazzi! Ma questo non è affatto Tex. È gravissima questa interpretazione del personaggio, bisognava correggere la sceneggiatura per non pubblicare ciò che è stato pubblicato: un ranger che non ha il senso del dovere, altro che Tex Willer! Nizzi mi ha fatto proprio incazzare stavolta, e il Bos doveva intervenire (per quanto mi renda conto non sia semplice correggere anche un solo baloon del Grande Vecchio texiano, compito improbo che mi porta a solidarizzare umanamente con il curatore, anche se come lettore non posso permettermi di avere pieta ). La storia dell'esordiente è senza infamia né lode, tutto sommato leggibile ma con la sensazione, alla fine, di aver perso un po' di tempo quando si sarebbe potuto fare altro di più proficuo. Ruju, infine, regge botta con entrambe le storie: pur non essendo perfette, le loro debolezze - già spiegate da altri prima di me - non mi fanno storcere il naso più di tanto; sono in fin dei conti quelle che mi hanno divertito (verbo purtroppo generoso per questo Color poco riuscito) di più.
  4. Non conosco il calcio argentino, ma la metafora calcistica rende bene l'idea. È vero che leggere Glb è fare un tuffo nel passato, è ritrovare un modo di narrare che oggi obiettivamente non c'è più.
  5. Sì, il tuo punto di vista è cristallino. È possibile, come acutamente dici, che nonostante i tanti anni in Tex, Ruju sia tornato inconsapevolmente al "primo amore" di Craven Road e a quella sua espressione del quinto sesto e mezzo. In effetti suona un po' ridicola, quella frase, visto che il fatto che ci riprovino può apparire scontato e Tex fa la figura del vanaglorioso. Tuttavia, come ho detto in un precedente post, questa storia ne contiene almeno due, quella in Guatemala e questa del primo albo, che è quasi autoconclusiva, una sorta di storia breve, come già era avvenuto con il primo albo di Makua; quindi a mio parere si può cominciare a leggerla a partire dal secondo albo con facilità, facendo finta che il primo non ci sia stato o che comunque non abbia davvero inciso per il dipanarsi della trama.
  6. Concordo su tutto. Però, se ho ben capito, la conseguenza per te è stata che ti sei un po' "scollato" emotivamente dalla vicenda. Per me invece la seconda parte si riprende alla grande e riprende anche me. Così, ho buone speranze per il seguito.
  7. Non lo so. Non riesco a vederlo nemmeno io
  8. Ci sono due tempismi: quello perfetto dei sicari, che mi fa un po' storcere il naso, ccheccepossofa' ? E quello segnalato da Diablero, a cui non avevo fatto caso (Tex che esce di casa quando già la casa ormai potrebbe essere piena di sicari), che risponde però a una certa spettacolarizzazione che a Diablero non è piaciuta e a cui io non avevo invece dato peso... Anche qui c'è spettacolarizzazione, ma ripeto che tutta la scena a me è piaciuta molto alla fine, quindi bene così. Io ho trovato questa scena soprattutto strana, ma ho sorvolato senza grossi patemi. La cosa bella è che ho dovuto rileggermi tre volte la scena perché non la capivo. Alla fine mi sono arreso al fatto che fosse un refuso, ma all'inizio non lo capivo
  9. Di quale scena parli? Dell'ultima nel ranch di Aguilar (che pure mi è piaciuta molto, come ho già scritto)? Di quella dei camerieri e del tempismo di Tex (ma lì ho solo ripreso l'osservazione di Diablero, il "merito" è tutto suo, a me non era venuto in mente)? O mi stai solo prendendo in giro, come credo fortemente? Sgombrando lo spazio da qualche equivoco: sapete ormai che se a me una cosa non va giù, perdo subito l'interesse per la storia. Stavolta, però, nonostante tutto, non ho perso stranamente la storia per strada, né il gusto a leggerla. Ne aspetto con ansia il seguito, e le sensazioni sono assolutamente positive. In altri casi, l'incazzatura è tale che invece quasi mi si afflosciano (letteralmente) le mani che reggono l'albo. Va a capire il perché 🤔 Edit: ho letto meglio e ho capito. Ti riferisci alla scena di Diablero che anch'io avevo trovato incomprensibile.
  10. Ho riletto tre volte quella scena, chiedendomi cosa io non stessi cogliendo. Poi mi sono accorto anch'io che era un refuso. Da qui la mia delusione. Proprio mentre mi chiedevo come avrebbero potuto Tex e company ritrovare una pista così fredda, ecco che i sicari si ripresentano con un tempismo perfetto - proprio la notte del loro arrivo! - per cavargli le castagne dal fuoco. Non mi è piaciuto. La scena dei camerieri l'ho trovata bizzarra - e stonata - anch'io durante la lettura. Poi mi è passata di mente e non l'ho citata nel mio post. Ma hai ragione che non sta molto in piedi che i banditi inseguano tutti gli abitanti della casa per trattarli con i guanti invece di recarsi subito ad ammazzare Montales...per non parlare del "tempismo" di Tex, a cui non avevo pensato, ma sul quale penso tu abbia pienamente ragione: scena non riuscita, decisamente. Ho avuto anch'io la sensazione che si volesse finire questa parte della storia in fretta. Il primo albo, se ci pensate, può quasi leggersi autonomamente, è una storia nella storia. Ho pensato pure che, se è vero che la storia è così lunga, è altrettanto vero che in realtà pare suddivisa in tante sotto-parti più o meno autonome: prima questa parte ambientata a Chihuahua, poi ci sarà il racconto di Gregorio (che potrebbe portar via un altro bel numero di pagine) e poi finalmente, forse, si arriverà in Guatemala. Tuttavia, la scena di Aguilar l'ho trovata avvincente: anche qui ci sono colpi di scena, anche un po' forzati: il tradimento dell'ufficiale, la presenza del politico influente in casa di Aguilar (che ci stava a fare? Già sapevano che Montales si sarebbe salvato e che si sarebbe immantinente recato in casa di Aguilar, cadendo nella trappola?), i tori, la nemesi. Nonostante le forzature che pure non mancano, questa parte mi ha divertito e mi ha riconciliato con la storia. Ora ho buone speranze per il Guatemala.
  11. Hai ragione Diablo, mi sono fatto prendere dall'entusiasmo. Ma io un nove a questo Texone lo do tutto: l'ho adorato e non so quante volte l'ho letto. Per me è un puro distillato di western. Su Il Passato di Carson: 10 mi pare ingeneroso, Diablo, per me quella storia è fuori concorso, è a parte rispetto a tutto il resto della produzione letteraria mondiale
  12. Ahah hai ragione, Loriano. Il risultato è dato non dalla media semplice ma da quella ponderata: io sono solito assegnare un peso maggiore alle storie che mi piacciono e tendo a glissare su quelle storie che non mi piacciono (a meno che non mi abbiano fatto incazzare veramente) buona domenica pard
  13. Letto oggi. SEGUE SPOILER SEGUE SPOILER SEGUE SPOILER A mio parere, Ruju ha alternato su Tex buone prove a prove meno buone, dimostrandosi nel complesso un buonissimo autore di Tex. Gli è sempre mancato il capolavoro, abbiamo sempre detto, e trovo bizzarro il fatto che le mie sue storie preferite siano state pubblicate sulla collana dei Maxi, solitamente considerata l'ultima ruota del carro tra tutte le pubblicazioni a marchio Tex. Per me però Ruju delle storie di ampio respiro ce le ha già regalate con Il Ponte della Battaglia e con l'ultima innevata con protagonista Tiger: so che molti storceranno il naso di fronte a questa mia affermazione, ma io le ritengo davvero due ottime prove, e sono anche contento che siano state illustrate da Cossu, disegnatore spesso bistrattato ma il cui lavoro "onesto" io ho sempre apprezzato, e l'ho fatto in maniera particolare nei due Maxi sopra citati, in cui è riuscito a far recitare ottimamente i suoi personaggi e a calarli in molto suggestivi paesaggi naturali. Che cavolo c'entra Cossu, mi direte, nel topic di questa storia? Nulla, rispondo io, ma non posso fare a meno di pensare che Ruju con questa storia stia tentando di fare il "salto di qualità" su Tex, provando a regalarci la tanto agognata storia eccelsa, ed io che sono un suo tifoso non posso non pensare ai due suddetti precedenti che già me lo hanno reso un autore caro: non saranno due capolavori, ma due gioielli, a mio modo di vedere, sì. *** Alla lettura di questa storia mi accingo ben disposto, grazie a un soleggiato sabato pomeriggio in semi-lockdown e a dei disegni che sin dalla prima vignetta mi aprono il cuore: che spettacolo, Stefano Biglia, uno dei miei preferiti di questa fase texiana. Anche la presenza di Montales contribuisce al mio stato d'animo, oltre alla consapevolezza di stare per leggere una storia ambiziosa e "esotica" (anche se non sempre le esperienze esotiche di Tex mi hanno entusiasmato). Quando i nostri arrivano da Montales, e gli promettono di far luce sulla vicenda, mi sono messo ancora più comodo sul mio divano, pronto a gustare il prosieguo della vicenda, chiedendomi soprattutto con una stuzzicata curiosità in che modo i nostri avrebbero potuto fiutare una pista così fredda. Ed ecco che, proprio il giorno in cui sono arrivati, a distanza di giorni dal primo fallito attentato, i sicari ci riprovano di nuovo, spalancando a Tex e company un'autostrada per mettersi sulla pista giusta. Delusione, avrei sperato sinceramente in qualche pensata più articolata. Poco dopo, un'altra perplessità, stavolta minore, l'ho avuta quando il sicario superstite, subito dopo essere fuggito, passa dal contesto cittadino di Chihuahua a quello rurale del rifugio del suo committente. Nulla di scandaloso, ma mi è parso strano che a piedi l'assassino potesse arrivare così rapidamente al suo rifugio: nulla di grave, comunque, sono solo io - come molti di voi già sanno - che sono un rompimaroni di primissima categoria. Il personaggio di Aguilar, apparso poco dopo, mi riempie il cuore: un bel cattivo, con quella sua battuta gelida sui tori molto azzeccata. Da lì, comincia una sequenza che reputo semplicemente magnifica: tutta la parte nel ranch di Aguilar è a mio parere un piccolo capolavoro: sarà per l'appassionante dialogo tra il ranchero senza scrupoli e Montales, sarà per il trattamento inflitto a quest'ultimo con il lettore che sa che presto interverrà il "castigo divino", sarà perché la battaglia che segue mi ha ricordato l'analoga situazione narrata ne Gli Invincibili, sarà per la nemesi inesorabile rappresentata dal bruno toro. Sarà per tante cose, ma subito mi sono riconciliato con la storia, e adesso ne aspetto trepidante il seguito. Il complotto affaristico-politico mi riporta poi a L'Uomo con la frusta (per restare dalle parti di Montales), rinverdendo ricordi che alimentano l'entusiasmo. Bravissimi Ruju e Biglia: nella speranza che le cose in Italia in questo mese migliorino (o almeno non peggiorino), attendiamo speranzosi il prossimo con il biglietto già fatto per il Guatemala
  14. La bosellizzazione nel senso di personaggi ricorrenti che tornano in più storie, anche collegate tra di loro (vedi quella dei Netdahe, che collega ben quattro storie, compresa la stessa Netdahe). E ripeto che io penso vada bene così. Suo team up, non ho pregiudiziali, dipende sempre dalle storie che ne vengono fuori. Credo che questo con i tre Bill sia riuscito, e penso che altri possano riuscire anche meglio, se solo si riuscissero a risolvere alcune questioni di diritti e di volontà 😡
  15. Da qui la bosellizzazione di cui parlo nel mio post, che per me ha un'accezione positiva mentre altri la vedono come una sorta di lesa maestà. Senza rendersi conto che il personaggio di Glb, se vuole vivere, deve evolversi, perché la vita va avanti. Proprio come ha detto Borden. Dove ha scritto Boselli che le storie dei tre Bill sono considerate un po' sorpassate? (Sicuramente i personaggi caratterizzati come loro sono un po' sorpassati, come lo è anche Pat McRyan secondo me, e in parte - anche se molto meno - Gros Jean)
  16. Davvero una bella storia. Ho letto da ragazzino qualche storia sui Tre Bill, ma li ricordavo ben poco e purtroppo non so dove siano finiti quegli albi: una rispolverata l'avrei data volentieri. Tuttavia, Boselli li ha presentati in maniera soddisfacente nelle prime battute della storia, prima nelle scene in cui appariva uno solo dei tre a turno, illustrandone le caratteristiche salienti, poi con la storia del loro passato raccontata da Carson. Belle le pagine di "chiusura" della loro presentazione (pagg.27 e 28), con il sentimentalismo di Sam deriso dagli altri fratelli, in una scenetta piuttosto classica ma che ben dimostra l'affiatamento degli allegri congiunti. Ho anche apprezzato, in questa fase, le citazioni leoniane, dal carillon al cacciatore di taglie che cade nella fossa. A pag.29, una piccola novità: dei segnali di fumo illeggibili. E qui dirò una cosa che potrebbe fare incazzare qualcuno: meno male! Non ho mai amato quella convenzione texiana secondo la quale i segnali di fumo sono lunghi poemi letterari, quindi accolgo con favore questa ritrosia di Boselli a servirsi di un espediente secondo me un po' abusato e forse anche superato. E' una situazione canonica texiana, e forse se le esigenze della storia lo avessero richiesto Boselli l'avrebbe utilizzata come tante altre volte prima di oggi, ma io sono stato ben contento, stavolta, di veder salire nel cielo quei solchi ben poco interpretabili. Nel corso della storia, apprendiamo del legame di questa vicenda con quella dei Netdahe (appena passata, complimenti per il sincronismo perfetto) e con una futura che ci sarà raccontata in una storia di Tex Willer, segno che Borden sta un po' "dampyrizzando" Tex, introducendo una sia pur blanda continuity fatta di rimandi a storie e personaggi sempre creati dal nostro. Secondo alcuni, in tal modo starebbe snaturando Tex, bosellianizzandolo: ma l'operazione boselliana, per quanto immagino possa renderlo orgoglioso di stare introducendo tante novità - in termini di rapporti e vicende del passato mai nemmeno immaginate dal vecchio GLB - e di stare quindi connotando pesantemente la saga di tanti elementi esclusivamente boselliani, è pienamente giustificata dalla necessità, dal dovere direi, di infondere continuamente nuova linfa a un personaggio che, dopo 70 anni, avrebbe altrimenti francamente ben poco da dire. Il Tex d'antan era perfetto, ma non si può continuare a rimpiangerlo e contemporaneamente a stroncare qualsiasi tentativo di arricchirlo: per il Tex di un tempo ci sono le vecchie storie, si leggano quelle! Queste in edicola sono le storie degli anni 2020, scritte in maniera classica eppure moderna da ALTRI autori, diversi da GLB, diversi ma fortunatamente altrettanto validi. E meno male che ci sono! Una storia futura, dicevamo, legata a questa: devo dire che mi incuriosisce molto il personaggio di Delkay: come sarà presentato nella futura (o passata) vicenda che potremo leggere su Tex Willer? Sarà l'"antico compagno di lotte" di Cochise, suo fratello di sangue in tutto e per tutto, o già in questa vicenda il lettore potrà assistere al germoglio di quei tarli, nella mente dell'apache, che lo porteranno poi a tradire il suo capo e amico di sempre? Sarà una vicenda rivelatrice di quello che accadrà in futuro, si vedrà il verme che comincia a scavare, o vedremo un Delkay in linea con quello che era stato per Cochise fino al momento del tradimento? Mi pongo tutte queste domande perché questo personaggio mi ha colpito, lasciandomi anche alcune perplessità: un uomo sempre al fianco di Cochise, che più tardi lo tradisce ma contemporaneamente lo mette in salvo nell'agguato, che è leale nel duello finale, e che al momento della morte lo saluta come "fratello": cosa ha spinto Delkay - personaggio per quanto detto non del tutto negativo - a tradire il suo amico di sempre? La sua volontà di riscatto contro i bianchi? la sua fede in Tiago come nuovo capo per la causa apache? Sicuramente tutto questo, ma forse c'è dell'altro, e non mi sarebbe dispiaciuto se le motivazioni dell'uomo fossero state approfondite maggiormente; non escludo, però, che già alcune avvisaglie rivelatrici possano aversi nella prossima avventura. La conclusione in piena lotta, infine, l'ho trovata inconsueta ma bella: l'esito è scontato, non c'è bisogno di farcelo vedere; è sufficiente il piacere di veder combattere, tutti insieme, i due ranger e i tre Bill.
  17. Primo albo molto ispirato. Non mi dilungo in commenti, ma mi ha commosso la nostalgia di Tex per la sua giovinezza, per il tempo in cui suo padre Gunny e suo fratello erano vivi. Un bel momento in cui il nostro è apparso più umano del solito. Per il resto, il tocco di Borden per ora molto felice anche in questa storia.
  18. Un romanzo ottocentesco, di quelli corposi, infiniti, come I Miserabili, Guerra e Pace, Il conte di Montecristo. Una lettura che è un viaggio, un lungo viaggio, non solo per i sei volumi e i sei mesi che abbiamo dovuto passare in compagnia dei seminoles e dell'agente federale, ma anche per la densità delle parole da leggere, con baloons spesso traboccanti di testi e dialoghi e didascalie (di Tex che racconta a Cochise e a Joe), per quella che quasi letteralmente può ben dirsi un'opera di letteratura disegnata. Come un romanzo fiume, è diviso in capitoli, non i sei dei volumetti ma quattro come le parti che si possono ben distinguere durante questa lunga traversata assieme al giovane Tex. La prima parte è quella ambientata a Corpus Christi, con tutto il paese schierato a favore del fuorilegge, dagli avventori del saloon alla splendida ragazza fino a Milton Faver, da cui Tex è disposto ad accettare un consiglio. Ho trovato molto bella questa parte della storia, con Tex che vive da fuorilegge braccato ma circondato dal calore della sua gente, disposta a coprire e a proteggere quel suo ragazzo simpatico e sfortunato. La seconda parte, sul mare, diverte e propone le belle figure del capitano e di Edwards e ci fa approfondire la conoscenza di Carswell, grande comprimario di una storia con tanti comprimari. Nella terza parte, ambientata a Tampa, particolarmente apprezzabile è il ruolo del Capitano Payne: riconosce in Tex un combattente di razza, pur non conoscendolo lo vuole con sé nella campagna che si appresta ad avviare, praticamente lo ricatta volendolo salvare: il capitano è un fine conoscitore di uomini, sa che quel ricercato è un buono e sa che un elemento come lui è prezioso nel campo di battaglia. Non trovo affatto eccessivo il corteggiamento del militare per lo sconosciuto giovanotto texano: il personaggio del capitano è costruito così, ha fiuto e ha visto in Tex un uomo di cui gli importa, un ragazzo che merita stima e una seconda possibilità. Molto bello in questo senso il dialogo tra i due nella tenda del capitano all'inizio della campagna militare. Infine, la quarta e ultima parte, più lunga delle altre tre, che mette in scena i seminoles e la loro guerra. Qui troviamo, è vero, il Tex di Sangue Navajo, di Patagonia, di Sioux, un "rinnegato" che lotta con l'elemento indiano contro i bianchi pur stando bene attento a non nuocere ai propri avversari/ex commilitoni. Un Tex già maturo e altre volte visto in passato, che mi ha fatto sorgere i medesimi pensieri di @F80T: il nostro Tex che, più tardi, in età matura, combatterà accanto ai nativi contro la propria gente, allora ha già vissuto certe situazioni, e non c'è dubbio che, rileggendo Patagonia, anche a me tornerà in mente che il ranger è già rotto a queste cose, che ha già fatto esperienze simili quand'era poco più di un ragazzo. Con questo non voglio dire che c'è il rischio di un'alterazione della vita di Tex con il pericolo che questa nuova serie costituisca un reboot, ma senz'altro questo nuovo vissuto del nostro susciterà nel lettore delle riflessioni, quando lo rileggerà impegnato nelle sue storiche battaglie come in Sangue Navajo. Sono "menate", per dirla con Borden? Senz'altro sì, ma proprio in quanto tali appartengono all'ambito delle sensazioni soggettive, ad una dimensione se vogliamo più profonda, e pur non sapendo spiegare bene perché non trovo del tutto fuori luogo la riflessione di @F80T. L'ultimo albo, infine, è semplicemente bellissimo: il ritorno del redivivo Payne, il felicissimo dialogo tra Tex e il capo seminole, e infine Carswell, in penombra sul molo, con quelle sue parole, responsabilizzanti e profetiche, che chiudono una delle storie più belle degli ultimi tempi, e una prova da grande romanziere ottocentesco.
  19. Dopo l'intricata storia di Borden, una storia che va giù come un bicchiere d'acqua fresca. Come l'acqua, è abbastanza insapore, ma sempre come l'acqua, è comunque dissetante. Storia di mestiere, incentrata su un cliché logoro (i gemelli) gestito però non male.
  20. Storia generosa, come tutte quelle di Borden del resto, con tanti cambiamenti di fronte e tanti personaggi. I continui salti mi hanno dato a volte la sensazione di una lettura frammentata e meno fluida del solito, rendendomi forse più faticosa del dovuto la fruizione di una storia che ha avuto comunque il merito di mantenersi interessante fino alla fine. A differenza di altri utenti, ho apprezzato la parte della bella Ramona, trovandola ben incastonata nel resto della storia: a proposito di Ramona, ho anche apprezzato il "sadismo" di Borden, che non evita alla bellissima donna lo schiocco lacerante di una frustata sulla sua schiena nuda, quando invece avrebbe potuto far intervenire Castillo un istante prima evitando alla donna la morsa feroce dello strumento di tortura Castillo si conferma un bel personaggio, anche migliore qui in termini di performance rispetto alla sua prima apparizione. Purtroppo, però, le sue due apparizioni non coincidono con due storie riuscitissime, non tanto nel loro dipanarsi quanto nel loro frettoloso finale: qui Yavakay muore senza colpo ferire, meritandosi due colpi di pistola dagli accorrenti Tex e Castillo senza che avesse il tempo di sfidare Aquila della Notte o almeno guardarlo negli occhi; destino che condivide con l'Espectro de Gli Schiavisti, altro personaggio che esce di scena in maniera non consona all'attesa creata durante la storia. Concordo quindi con chi ritiene non perfettamente calibrata la sceneggiatura, che apre tanti fronti risolvendosi però in un numero di pagine talmente esiguo da non consentire di chiudere in bellezza con il personaggio di Yavakay, principale nemico nella vicenda appena raccontata. Poco giustificato, a mio parere, anche il voltafaccia - l'ennesimo - di Lopez, il cui pentimento mi pare in realtà un po' troppo forzato per uno che, poco prima, non aveva esitato a mandare a morire tutti i suoi ex commilitoni. In definitiva, storia generosa perché propone tanti intrecci e tanti personaggi, riuscendo nell'intento di divertire durante la lettura, pur rivelandosi a tratti un po' faticosa nello svolgersi; però poco calibrata nelle sue parti alla luce di un finale troppo veloce rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare.
  21. Ci ho messo quasi un'ora a leggere una sessantina di pagine, quanto un Tex regolare. Perché la storia è densa e, grazie anche alla voce fuori campo, sembra davvero un romanzo. Avvincente è la sequenza del processo, con annesso duello. Certo, c'è qui una certa e grave ingenuità sia di Tex che dei seminoles, che lasciano andare Lou nonostante questi sappia dove si trova il loro campo: si poteva probabilmente sospettare che questi si sarebbe venduto ai soldati (posto che già Lou era stato arruolato da Fairfax contro Tex in passato) e non si sarebbe dovuto lasciarlo andare. C'è poi il ritorno in grande stile di Carswell, che ancor di più qui pare Javert, così come Tex prende sempre più le sembianze di Jean Valjean: le sue azioni eroiche e valorose lo hanno infatti già messo in luce agli occhi di tutti, amici e nemici, così che tutti, dai soldati ai miliziani, difendono il disertore, e ciò non può non ricordare le tante persone che consideravano un santo il sindaco Madelaine, che altri non era appunto che Jean Valjean sotto falso nome, come il nostro è qui Ben Walker. L'ostinazione di Carswell - personaggio evidentemente positivo - può anzi risultare agli occhi del lettore (che sa) un tantino fastidiosa, ma a riscattarlo c'è quel sorriso che emerge nella rabbia che l'agente federale prova per essere stato nuovamente - e stavolta inconsapevolmente - beffato: Boselli è molto bravo nel rendere questi stati d'animo contraddittori con una sola vignetta. Ricordate il Clemmons triste della vignetta in cui condanna a morte Kit? Dice una cosa ma ne pensa un'altra, lo sceriffo di Bannock: proprio come in questa storia, in cui il federale è furente eppure sorride, quasi senza accorgersene, perché nella sua testa sta cominciando a entrare un tarlo da cui non vuole farsi rodere ma che in realtà ha già iniziato a scavare. Un vero romanzo, dicevo, per i personaggi, per la densità dei baloons e delle didascalie, per le tante locations (il Texas iniziale, il battello, Tampa, la foresta). Non vedo l'ora che finisca per poterlo rileggere tutto d'un fiato.
  22. A me hanno convinto anche i due amanti, invece. Rauch avrebbe potuto cadere nel solito cliché della coppietta innamorata in pericolo, ma lungi dal proporre una storia edulcorata ha invece presentato un uomo e una donna del West, con lei che, ballerina da saloon, ha preferito freddamente il ricco ranchero allo spiantato cowboy salvo ricredersi e tornare opportunisticamente sui suoi passi. Credibile è anche il cowboy Tom, che non la accoglie calorosamente tra le sue braccia ma quasi con rancore per quanto accaduto, un rancore che tutto sommato non gli impedisce però di andare a salvarla, tanto tiene ancora a lei. No, decisamente credo che la coppia di amanti sia stata tratteggiata bene, proprio perché non sono due piccioncini da salvare, ma due persone adulte e con un vissuto non immacolato, come doveva essere nello sporco Ovest ottocentesco americano.
  23. Bella storia, con personaggi credibili e resi graficamente in maniera eccellente dal disegnatore. Lo schema, classico, della fanciulla da salvare dall'orco è sempre appassionante, ed efficaci sono anche i cavalieri erranti che qui non sono solo i nostri due rangers ma anche un gruppo di simpatici cowboys texani. Decisamente una buona lettura, con un Rauch che anche a parer mio sta dimostrando di essere un acquisto azzeccato.
  24. Due storie entrambe bellissime e molto diverse tra di loro: una tipicamente bonelliana e l'altra tipicamente boselliana. Due autori molto diversi, come dici tu, uno che presenta un Tex al fulmicotone in un mondo con i contorni netti e l'altro che propone un Tex meno esplosivo in un mondo con molte più sfumature. Due modi differenti di scrivere Tex, alternativi ma soddisfacenti (e molto) entrambi: una comparazione qualitativa, come dici tu, sarebbe stupida; le differenze di stile sono invece evidenti, tanto che io non do torto a chi parla del Tex di Boselli come di un Tex 2.0: la diversità è molto evidente (molto più che del Tex di Nizzi, ad esempio); la cosa importante è la fedeltà al personaggio, pur non rinunciando a scrivere con la propria cifra: sta qui il merito di Boselli, qui probabilmente la chiave che ha consentito all'attuale curatore di rinvigorire Tex e di arrestare una perdita di lettori che altrimenti sarebbe stata molto più consistente.
  25. Ho a casa il cartonato a colori uscito un po' di tempo fa. È praticamente identico al tomo appena uscito, con la sola differenza che la copertina di quello che ho in casa è del tutto anonima rispetto a quella del volumone appena pubblicato, che ripropone la cover del n.407 in grande formato. La sola copertina - l'unico elemento di diversità rispetto al cartonato che già posseggo - vale l'ulteriore spesa di 24 euro? Io credo di no, ma ciononostante acquisterò il cartonato, in barba alla razionalità, all'economia domestica, allo spazio in casa e a qualunque altra considerazione di buon senso che si possa fare. Questa storia ha rappresentato per me - e rappresenta tuttora, posto che, pur conoscendola a memoria, la leggo almeno una volta all'anno - qualcosa di ineffabile, non spiegabile a parole, ha suscitato emozioni che vanno al di là del suo stesso valore, pur eccelso: non ho amato solo il miglior Carson di sempre, ma mi son centellinato, nel corso di questi 26 anni, le singole parole, mi son sorbito lentamente e con voluttà ciascuna vignetta, quei dialoghi maiuscoli, quelle tante scene madri. Proprio stasera, spinto da un commento letto su Facebook, ho riletto l'articolo che scrissi anni fa per il Tex Willer Magazine 12 su questa storia: la parte più interessante è l'intervista di Boselli - che come al solito non è mai banale - ma mi ha emozionato anche rileggere le mie entusiastiche parole, rivivere quel mio esercizio di scrittura da cui traspare nettamente un sentimento viscerale per Il Passato di Carson, qualcosa ripeto che non si spiega solo col valore dell'opera in sé ma che dipende da qualcosa di radicato in me, forse il mio amore per Carson, la mia fascinazione triste per il senso del Tempo che passa, per i temi classici ma sempre commoventi dell'Amicizia e del Tradimento. Senza pudore, ti invito a leggere quel mio articolo del Magazine, non per il valore in sé del testo (ché scrittore non sono, ma solo un dilettante allo sbaraglio) ma perché quel commento penso faccia capire realmente cosa sia per me questa storia, e spiega perché io la ritenga non solo magnifica, ma uno dei più grandi capolavori fumettistici di sempre. Tutto questo pippone - spesso mi succede di partire a razzo sull'onda dell'entusiasmo - per dire che 24 euro mi sembrano sprecati per qualcosa che già ho e che, se anche non avessi, conosco a memoria, ma ciò non toglie che li "sprecherò", pur di stringere tra le mani quella copertina rigida col cielo caldo del tramonto e con, al posto del sole declinante, quel sorriso generoso che affronta con sicurezza la vita
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