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Leo

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  1. Leo

    ① La storia più bella della fascia 600 - 699

    I Sabotatori è una storia particolarissima, molto originale. La figura di Bethanie Marsh la rende estremamente drammatica: la sua lucida follia, la sua brama, la sua stessa sensualità, la rendono un character indimenticabile, uno dei più maturi e geniali della saga del ranger. Eh già... Eppure io non ne ho affatto un cattivo ricordo... Sono d'accordo. Fino a quel momento era stato un bel Faraci. Braccato rappresenta il suo punto più basso in Tex e forse una delle peggiori storie della serie, purtroppo. Neanch'io ritengo particolarmente felice l'esperienza manfrediana su Tex. Però la sua prima storia per la regolare (che se non sbaglio è La Grande Sete), il suo primo Maxi e soprattutto il Texone sono delle gran belle storie, e il Texone è un vero gioiello. "Sei divise nella polvere", invece, non l'ho mai amata tanto: il fatto è che il personaggio grigio di questa storia mi pare un po' "telefonato".
  2. Leo

    ① La storia più bella della fascia 600 - 699

    Ho votato: - I Giustizieri di Vegas: un grande Kit Carson, due cattivi ambigui e travestiti da buoni molto ben fatti, una magistrale scena finale. Per me, una delle storie più belle di sempre; - I Sabotatori: un autentico colpo di classe di Borden, un virtuosismo di sceneggiatura, con la bella Bethanie, il suo amante carnefice e il killer "buono". Anche qui, scena finale magnifica. - per esclusione, Mezzosangue: ciò significa che le altre storie non mi hanno molto entusiasmato. Questa di Ruju mi piacque moltissimo nella sua prima parte, meno nel secondo albo. In questo lotto ci sono anche storie che purtroppo ho detestato: Braccato, letta in tre minuti di pura noia, e Gli Schiavisti, con l'amico Espectro. Caccia Infernale poteva essere un capolavoro, invece fu un'incompiuta.
  3. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    Ah OK. Io dico che Boselli ha privilegiato lo spettacolo a scapito della verosimiglianza. E in definitiva ha fatto pure bene.
  4. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    per l'Ultima Vendetta, mi avevano quasi accusato di aver riscritto la storia con un mio commento, ma io mi ero solo limitato ad esporre quello che la storia già diceva... tu invece dici quello che non c'è, supponendo (ma è una supposizione tua) che quelli siano solo i fedelissimi. Nella stanza della trappola, quando si comincia a parlare di tregua, c'erano tutti i suoi sgherri, anche quello che aveva partecipato alla trappola, li si vede nelle vignette... Io credo che l'incoerenza possa essere sanata solo con un repentino cambio di idea da parte di Low Yet. Boselli voleva giustamente rendere adrenalinica la scena della trappola e la ha imbastita in quel modo. Però, se qualche piccolo difettuccio c'è, non è che dobbiamo a tutti i costi non vederlo. La scena è bella e diverte, ma ad un'analisi più attenta qualcosa sembra non funzionare, per quello che ci viene fatto vedere. E ci vengono fatti vedere i cinesi che assistono alla tregua, tanto che uno di loro restituisce la pistola a Tex. Poi, ripeto, la scena è bella, va bene così. Ma qui si parla della storia (della storia che leggiamo, non delle interpretazioni che ne facciamo supponendo che quelli siano pochi fedelissimi: dove lo vedi? )
  5. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    Ma come chi l'ha detto? La tregua viene siglata davanti a tutti, prima nel luogo della trappola e poi comodamente seduti davanti a un the. Low Yet non è mai da solo con Tex, è sempre contornato dai suoi. E' più facile quest'altra versione (chiedo scusa per l'auto-quote): El Supremo è uscito cinque anni fa, e della faccia d'angelo di Nick Castle, capace di ucciderti col sorriso sulle labbra, ce ne ricordiamo praticamente tutti...
  6. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    E quando si è accordato con Tex, il timore dei suoi uomini verso il Maestro è cessato di botto?
  7. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    Per la verità, l'ingaggio ricevuto da Low Yet era di prendere Tex vivo. Poi, tutto può essere, anche la tua versione, ma se hai sia pure un minimo intento di parlamentare, non fai lanciare dardi avvelenati ai tuoi. A questo punto, ipotesi per ipotesi, preferisco pensare che Low Yet abbia cambiato idea dopo aver catturato il ranger: sapendo che Tex non lo risparmierebbe (la prima pallottola è per te, gli dice il ranger), vedendoselo davanti, tutta quella forza, quella determinazione, quello sguardo vincente; ricordandosi le gesta leggendarie contro i suoi connazionali e contro lo stesso maestro; ecco, di fronte all'incarnazione, davanti ai suoi occhi, di quella leggenda di cui aveva sempre sentito parlare, Low Yet ne resta, in qualche modo, soggiogato, e comincia a sperare che davvero Tex possa risolvergli il problema dell'ingombrante Maestro. E lì, in quel momento, cambia idea. In quel momento, non prima: i dardi avvelenati escludono la tua ipotesi (ribadisco che Tex doveva comunque essere preso vivo, peraltro). In realtà, il fatto che Low Yet e le altre potenti gangs di New York si siano fatte soggiogare dal Maestro mi è comunque poco comprensibile: possibile che gangs così feroci si facciano mettere sotto da uno storpio e da due suoi uomini (per quanto in gamba come Castle e Muggs)? Possibile che il terrore che indubbiamente incute il Maestro riesca a impressionare gente ben poco impressionabile quali dovevano essere i malavitosi della futura "Grande Mela"? Mi piacerebbe capire cosa tu intenda per "altra cosa". Castle è un criminale efferato, astuto, pronto ad ammazzare con il sorriso sulle labbra. Una faccia aperta, un viso pulito in superficie a dissimulare l'animo di un criminale ambizioso e intelligente. E' talmente un bel personaggio che non mi stupirei - conoscendo Boselli - se un domani lo rendesse grigio, o temporaneamente alleato del nostro. Io non so se quello di Castle sia carisma (il carisma è altra cosa, ma cosa? ), ma senza dubbio è un personaggio che funziona.
  8. Leo

    Tex su Facebook, possibile che ci sia così tanta superficialità?

    Ci credo. Speriamo comunque di rileggerti (e anche di rivedere i tuoi disegni) più spesso
  9. Leo

    [696/699] L'ombra del Maestro

    Mi autoquoto, perché questa era una domanda che mi ponevo dopo la lettura del secondo albo. Non sia mai che Tex sia stato attirato lì per parlamentare, non sarebbe coerente con tutta l'architettura della trappola, in cui i cinesi cercano di far fuori Tex, tanto che l'irlandese e un cinese muoiono, colpiti dal terribile veleno. E invece alla fine si finisce per parlamentare! Non mi torna molto, francamente. Anzi, non mi torna affatto. Ma non si fa in tempo a fermarsi lì a riflettere, che già si è catturati dal duro confronto verbale tra Byrnes e Carson: c'è quasi un voluttuoso compiacimento, nelle parole dell'ispettore capo, quando rimprovera a Carson che Tex si è infilato nel labirinto di Chinatown e che sicuramente non potrà più tornare con lui nel Sud Ovest; quasi a dire: cari vaccari, ve l'avevo detto che qui le regole del gioco sono diverse, avevo ragione io. Byrnes è decisamente un signor personaggio, non già un partner caramelloso e cordiale, ma un autentico, rude, brusco uomo di legge in quell'inferno che era la New York di fine ottocento, la città delle gangs. Ho apprezzato tantissimo questa sua asperità del carattere, che ne fanno un personaggio vero, non già una banale e zuccherosa comparsa quale temporaneo pard dei nostri. Ma alla fine non ha ragione lui no, perché Tex è Tex. La scena successiva è magnifica, con doppi, tripli, quadrupli salti mortali: Tex frega Nick, poi Nick frega Tex, e infine di nuovo Tex frega l'avversario biondo, con l'intervento di Carson e della polizia newyorchese. Qui Nick capisce che Low Yet ha fatto il doppio gioco: non è un caso, dice, che la polizia sia intervenuta in quel luogo. Eppure, poco dopo, nella scena del finto assassinio di Tom Lee, sembra nuovamente fidarsi di lui. Anche qui, non mi torna che un uomo astuto come Castle nuovamente si fidi dei cinesi: potrebbe però trattarsi di un escamotage, non di una reale fiducia. Staremo a vedere. Sequenza del teatro: ho trovato un po' "farraginosa" la parte che coinvolge Ned Buntline. Una forzatura il ricatto nei suoi confronti; scontato che il giornalista non tradisse i nostri. Peraltro, mi è parsa una scelta troppo azzardata, quella di accettare la sfida del Maestro per un "incontro" a teatro: sono coinvolti troppi innocenti perché un capo della polizia - ma anche i due rangers - si prendano un simile rischio. E infatti il rischio è massimo, ed è un puro caso (troppo puro, forse...) che la boccetta cada nella bombetta di Buntline. Il fatto che il teatro fosse già mezzo vuoto non emenda Tex e company da colpe, perché la gente è scappata via per puro panico, non certo perché i nostri abbiano ben concertato le loro mosse. Insomma, la scena a teatro - peraltro un classico della fiction avventurosa - è molto azzardata, ma Boselli non ci rinuncia e probabilmente fa bene, perché lui si diverte un mondo e fa divertire anche noi: intanto ci regala un Carson grande attore, tanto che è osannato anche da una ragazza del pubblico che, tra tanti, grida "Viva Kit Carson"; poi, c'è il tirassegno - da brividi - sul pubblico; e infine c'è la scena del Maestro appollaiato sul lampadario: ammetto che sulle prime ho storto un po' il naso nel vedere questa sorta di Joker redivivo (o ante litteram) minacciare dall'alto (ma come ci è arrivato?) l'intero teatro, e mi è quasi venuta la nostalgia delle grinte del West alla Waco Dolan, ma quando ho capito che si trattava non del vero Maestro ma di un "duster" drogato ho ritenuto la cosa più accettabile, e mi sono rituffato in una lettura sempre coinvolgente (nonostante le tante parole, e questo è un grosso pregio!) e purtroppo bruscamente interrotta da un quanto mai inopportuno "continua".
  10. Leo

    Tex su Facebook, possibile che ci sia così tanta superficialità?

    Dispiace che un utente di peso come te, Pallino, non posti più nulla sul forum, luogo virtuale che come hai detto tu è più congeniale di Facebook ad ospitare discussioni più strutturate. Io ho chiesto di essere ammesso al gruppo Facebook e mi avete accettato; ogni tanto verrò a trovarvi, anche se per il tipo di utente che sono preferisco intervenire nel forum mentre non amo tantissimo Facebook. Intanto, sono contento di averti riletto qui, sperando che non sia solo una comparsata.
  11. Leo

    [Texone N. 10] L'uomo Di Atlanta

    La storia io l'ho apprezzata di più solo ad una seconda lettura. Ricordo ancora il senso di meraviglia che mi colse mentre, leggendo la storia, pensavo a quanto mi stesse piacendo, contrariamente al ricordo che ne avevo. Oggi ormai lo considero una dei più bei Texoni. I disegni danno in effetti la sensazione di esser tirati via, ma ciononostante li trovo estremamente affascinanti.
  12. Leo

    [Texone N. 10] L'uomo Di Atlanta

    Nizzi, che ammirava Bernet, rimase inizialmente perplesso di fronte all'estrema sintesi del tratto del disegnatore spagnolo sul Texone; poi, a ben rifletterci, si disse convinto di aver visto, in quei tratti troppo stilizzati, comunque la zampata del vecchio leone. Io ci ho visto più di una zampata: nonostante in alcuni passi i personaggi siano effettivamente più schizzati che disegnati, questi emanano un vigore, una forza, una grinta e un fascino grandissimi. Mi è dispiaciuto non aver mai più rivisto Bernet su Tex, anche se sembra che lo stesso Sergio Bonelli in qualche modo temesse di proporre un simile tratto sulla regolare. Peccato.
  13. Leo

    [Texone N. 15] Il Cavaliere Solitario

    Non la rileggo da tanto, ma io ricordo un Tex cupo, in una storia dalle tinte molto fosche. L'assassinio di una famiglia, con lo stupro di una ragazzina, sono premesse pesantissime che minano la serenità di Tex che durante tutta la storia sarà concentrato solo sull'obiettivo finale, senza darsi tregua. Se mi dici così,mi fai venire il dubbio sulla bontà dei miei ricordi: la rileggero'.
  14. Leo

    [Color Tex N. 14] L'apache bianco e altre storie

    Ma infatti è la storia di un flirt, incastonata in una trama classicamente western. La particolarità è il flirt; si tratta di una storia "omaggio" al Vecchio Cammello. Io l'ho gradita.
  15. Leo

    [438/440] Gli Invincibili

    Anche a me ricorda Giù la testa, ma Boselli si è ispirato per questa storia a Il mucchio selvaggio, la cui scena finale è ripresa quasi di peso da Borden per la lunghissima sequenza del fortilizio di Carrasco. La stessa "processione di sangue" è ripresa dal film di Peckinpah. Ti consiglio, quindi, Grande Tex, di vedere quest'ultimo, che è la vera fonte di ispirazione di Borden. Questa storia è stupenda. Vorrei ricordare anche i dialoghi dell'incontro tra Tex e pards e la banda degli irlandesi nel villaggio messicano, una scena scritta benissimo. La scena finale, l' "incontro" di Shane con Shan van Vocht, è a mio parere la scena più lirica di tutta la saga, un picco - tuttora ineguagliato - di poesia.
  16. Leo

    [Texone N. 15] Il Cavaliere Solitario

    Epperò non è una storia di Tex. Quel duro, granitico, cupo ranger con due fessure al posto degli occhi, con la bocca serrata, la mascella contratta tutto è fuorché il nostro Tex. D'altronde la storia fu pensata per il mercato americano, tanto che non si volle introdurre nemmeno Carson, la cui omonimia con il Carson storico sarebbe stata difficile da spiegare al pubblico Usa. A parte questo, resta una storia molto bella
  17. Leo

    Tex fa schifo?!

    Credo che un po' di prudenza non guasti, nel trattare casi simili. Per non incorrere in topiche clamorose, sarebbe il caso di non esprimere giudizi tranchantes. Abbiamo troppo poco in mano per valutare il nuovo utente e le sue intenzioni. Tuttavia, il titolo non è maldestro, è "maleducato". Una domanda provocatoria la puoi fare in mille altri modi, senza usare una parola cacofonica e offensiva come "schifo". Prima di mettere in discussione un personaggio, io lo farei innanzitutto mio, cercherei di conoscerlo e comprenderlo, di farmene un'idea un minimo approfondita. Iniziare mettendo in discussione un personaggio di cui non so nulla è come iniziare dalla fine, come fare le cose al contrario. Non ci si approccia così a una nuova lettura. La stessa cosa scritta su Cico sulla shoutbox mi sembra la boutade di un burlone, venuto a divertirsi (?) su questi lidi. Da ultimo, parlare di "logica del branco", in un forum in cui sei un neo-iscritto, è nuovamente provocatorio e guerrafondaio, non certo maldestro o naif. Solitamente io non sono in malafede, e consiglio prudenza, anche ai pards che in questo topic sono stati particolarmente sanguigni. Ma la puzza di bruciato si sente.
  18. Leo

    [618/620] Gli Schiavisti

    quindi il commento è di sei anni fa? Ho visto che in effetti il commento lo avevi pubblicato sei anni fa sull'altro forum. Significa che tieni più a quello che a questo, mi sa... Ah no, ho capito: a questo ti sei iscritto dopo e stai recuperando terreno.
  19. Leo

    [618/620] Gli Schiavisti

    Ma... hai scritto il commento a parte, in due momenti differenti? Per poi congiungerlo in un secondo momento e postarlo sul forum? Non capisco il perché di questo commento in due parti francamente... E poi, leggi Tex con sei anni di ritardo? Detto questo, è destino che in questo periodo debba leggere commenti su storie che ho detestato (di questa non mi è piaciuto solo il terzo albo, che però inevitabilmente ha compromesso gli altri due...).
  20. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    AAAAARRRGHHHHHH Per me questa è una bestemmia Su questo siamo d'accordissimo, l'ho detto anch'io nel mio post. Brindisi condiviso, pard Caccia all'uomo non è una storia di Tex, infatti. O meglio, Tex non è lui. Ma Andy è un gran personaggio, e la storia fila che è un piacere. E' una grande storia western, con un West sporco, cattivo e malvagio, dove non c'è posto per le facce d'angelo. L'ancora acerbo Fusco non pare nemmeno lui, tanto si è evoluto il suo stile successivamente, ma i disegni di questa storia mi piacquero comunque moltissimo. Caccia all'Uomo è, come I Ribelli del Canada, una storia con un Tex molto annacquato. Solo che I Ribelli del Canada non funziona proprio come storia, mentre Caccia all'uomo sì. Sempre parer mio, eh! El Muerto è una grande storia (anche qui Tex è abbastanza nolittiano), ma per me il più grande capolavoro di Nolitta, oltre che una delle storie più belle della saga, è Cheyenne Club, o Il Colonnello Watson che dir si voglia.
  21. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    Andy Wilson, co-protagonista di Mingo il Ribelle, quella sì una grande storia, tra l'altro proprio dell'accoppiata Nolitta-Fusco.
  22. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    E' come dicevo io: dipende da come si leggono le storie. Per me i personaggi sono fondamentali. Qui ti devo nuovamente contraddire. Io non campo affatto male per così poco. Quando leggo Fuga da Anderville, o Colorado Belle, o Cheyenne Club, provo un appagamento senza eguali: sono davvero un bambino nel paese dei balocchi, la persona più entusiasta del mondo. Tanto sono entusiasta di un certo tipo di storie, tanto riesco a farmi stare indigesta una storia come I Ribelli del Canada: esigere e pretendere un certo tipo di trame, o una certa qualità da parte dello sceneggiatore, non è una sega mentale, ma fa parte del piacere di leggere. E se una lettura la ritengo una non buona lettura, per le tante ragioni esaminate sopra, non è una mia sega mentale, ma è una lettura che non mi piace. Si può leggere in maniera approssimativa o approfondita, senza troppe pretese o confidando nello sceneggiatore, in cerca di un'oretta di svago o in cerca di un appagamento più duraturo (qual è quello che mi danno Shane, Glenn Corbett, Andy, ecc.). Non si tratta di seghe mentali né di campare meglio o peggio, ma di come si è abituati a considerare la lettura. Diverso è il discorso di Carlo o di Juan Raza, che non si trincerano dietro la noncuranza per i personaggi (ma allora perché si legge, di grazia?) ma spiegano perché secondo loro quel personaggio è riuscito, nonostante le tante incoerenze. E' una risposta che mi piace di più, ma che contesto fortemente nel merito Le risposte poi che mi piacciono più di tutte sono quelle di GLB e di Borden, non proprio due novellini. Ma alla fine, se la storia Vi piace a prescindere da tutto, buon per Voi, che avrete un bel malloppone da rileggere quando lo vorrete. Io ne ho altri, e su queste trecento e passa pagine non posso contare...
  23. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    Grazie per la risposta. Nemmeno io sono mai più riuscito a rileggerla, né credo che lo farò mai più. Per me, è il più grande capolavoro di Nolitta e una delle migliori storie della saga. I personaggi nolittiani mi piacciono, ma non Donovan. Come ho detto in un altro post, non è un personaggio grigio, ma un personaggio nero che poi diventa bianco per poi tornare nero per poi tornare bianco per poi... Donovan è la causa che, più di tutto, mi fa detestare questa storia. Sul divertimento e lo svago mi sono pronunciato sopra: basta intendersi su cosa significhino per ciascuno di noi divertimento e svago. Per me ci sono entrambi solo quando ad essi si accompagna un quid in più. Altri hanno un modo di leggere diverso dal mio. Ma credo che una cosa è dire che la storia ti ha divertito, un'altra è dire che è valida. Per me non lo è. Anche se può svagare.
  24. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    Certo che è un fatto. Ribadisco: dipende dal modo di leggere un fumetto. Se lo leggi con l'occhio tecnico di un Glb, o con l'occhio non tecnico ma esigente di un lettore con le mie stesse aspettative, forse ti pare una porcata. Se lo leggi per puro divertimento (come è legittimo che si legga un fumetto, intendiamoci), la storia ti può pure piacere. Dipende da che tipo di lettore sei. Sarebbe bello conoscere il parere di @bordenBorden bordenBordenn al riguardo: magari può smentirmi. Quale "occhio tecnico" migliore del suo?
  25. Leo

    [203/207] I Ribelli Del Canada

    Dipende sempre secondo me dal modo di leggere. Se si ritiene il fumetto una lettura d'evasione, il cui scopo principale è intrattenere, allora I ribelli del Canada può essere una lettura piacevole: il grande Nord, Gros-Jean, Tex in estrema difficoltà, un personaggio indecifrabile come Donovan, la rivolta, il capo dei ribelli che sembra un hippie degli anni 60, ecc.ecc. Io da Tex cerco un intrattenimento che in qualche modo mi lasci anche qualcosa. Un personaggio di spessore e credibile me lo porto dietro per tutta la vita, non solo per il tempo (limitato) della lettura. Un Ray Clemmons, un John Walcott, uno Shane, entrano nel mio personale Pantheon di emozioni, diventando quasi persone a cui, alle volte, penso emozionandomi nuovamente. Quando commento con mio padre, o con voi, provo quasi una fierezza personale a parlare di Colorado Belle, o del Colonnello Watson. Li sento miei. Mi hanno dato qualcosa, e per me anche quel qualcosa è importante. Ebbene, lo schizofrenico, non credibile, sballato Donovan non solo non può darmi tutto questo (è un personaggio costruito davvero male), ma anzi da lui mi sento defraudato. Defraudato del tempo occorso per stargli dietro, per leggere una storia senza capo né coda, defraudato del tempo che ci ho messo per detestarne la totale mancanza di senso. È lo stesso sentimento provato per Il ragazzo rapito di Faraci o per Cuore Apache di Ruju: se di fronte non ho buoni.personaggi, ma solo sciocche marionette occorrenti per fare andare avanti la storia, mi sento preso in giro. Una lettura del genere, lungi dall'intrattenermi, mi indispettisce. Ritornando all'inizio del mio post, dipende tutto dal modo di leggere e da cosa ci si aspetta da un fumetto. Io mi aspetto di non essere preso in giro. Mi aspetto un minimo di credibilità e di verosimiglianza. Un minimo sindacale. Se non volete fidarvi di me, fidatevi di Glb, che l'ha definita una porcata. Non è un caso, credo
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