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Intervista Inedita E Esclusiva A Gianfranco Manfredi

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Intervista esclusiva a Gianfranco Manfredi, condotta e realizzata per il texwillerforum dagli utenti ymalpas e Anthony Steffen.



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1) Iniziamo questa chiacchierata con la più classica delle domande. Tex è un personaggio che gira nelle edicole da ormai sessant'anni e le sue storie ruotano tutte intorno ad una consolidata tradizione, che poco spazio lascia all'innovazione. Dopo il bellissimo texone di D'Antonio, volendo escludere per ragioni anagrafiche il suo maxi di qualche anno fa, con "La grande sete" i lettori sono rimasti sorpresi dalla sua capacità, vorrei dire facilit?, di calarsi nelle vesti del personaggio Tex. Lei è solo alla sua prima prova, ma sembra invece scriverlo felicemente da anni...

Tex è nato nel mio stesso anno (1948). L'ho letto regolarmente, mi pare a cominciare dal numero sessanta, in formato albo, e ho continuato a comprarlo in edicola e a collezionarlo fino agli anni novanta in cui ho cominciato a scrivere fumetti. Quando si scrivono fumetti, è fatale, si legge meno, o meglio, si leggono altre cose, se non altro per non avere sempre vignette in testa. Dunque dopo d'allora sono stato solo un lettore occasionale di Tex. Questo spiega perchè io sia rimasto affezionato al Tex del periodo di mezzo, cioè il Tex che ormai aveva assunto tutte le sue caratteristiche "mature".


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2) Tex e Magico Vento. Nel panorama italiano, le due icone, i due volti più amati del West... Pu? dirci come cambia il suo modo di interpretare il selvaggio Ovest americano da un punto di vista strettamente emozionale ?

Cambia totalmente. Ricordo che quando scrivevo Magico Vento, durante i primi due anni, quando ero incerto su come doveva agire Ned in certe occasioni, pensavo: cosa farebbe Tex? Questo mi veniva subito in mente. Cosè a Ned facevo fare qualcosa di completamente diverso, spesso il contrario. Per fare un paragone cinematografico, si sa benissimo cosa farebbe John Wayne in una certa situazione, perchè il suo personaggio tende ad agire sempre nello stesso modo. Ma se invece di John Wayne uno sceneggiatore pensa a un attore moderno, che so... Edward Norton, tanto per fare il nome di un attore che mi piace molto, le cose sono molto più difficili perchè Edward Norton ha fatto di tutto, può fare di tutto e la sua caratteristica è appunto questa: non si sa mai cosa possa fare da un film all'altro. Lo stesso vale per Daniel Day Lewis (cui mi sono ispirato graficamente per Ned). La differenza è tra un personaggio icona o "maschera" che tende a ripetere le proprie caratterisiche chiare e forti, dunque riconoscibili, e un personaggio "trasformista", mutevole, che sorprende per le sue infinite sfumature e che non si finisce mai di conoscere. Il secondo è sempre più difficile da scrivere. Scusate, sono andato fuori tema... la domanda era sul West. Ma il West non esiste, nel senso che nello scenario western si può rappresentare qualsiasi cosa. Il punto non è l'interpretazione del West, ma l'interpretazione dell'eroe. Il west di Tex è classico come Tex. Il west di Ned è una frontiera indeterminata in un territorio poco esplorato. Sono dunque due emozioni diverse. Con Tex si ritrova ciò che è familiare e dunque anche rassicurante, cioè si torna a casa. Con Ned si va incontro a ciò che non si conosce, che è strano, insolito, come in un viaggio in un altrove (storico e geografico) tutto da scoprire.


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3) Se Gianluigi Bonelli è il suo autore di riferimento, secondo molti lettori l'ultima storia invece ricorda molto quelle migliori di Claudio Nizzi...

Credo che Nizzi sia rimasto fedele allo spirito di Tex e che gli abbia dato una struttura narrativa definita, senza la quale sarebbe stato quasi impossibile continuare il personaggio ai nostri tempi, in cui il lavoro dei fumetti ha assunto una caratteristica quasi industriale. Si può certo sempre rimpiangere l'artigianato, però quando si devono scodellare numeri su numeri, uno standard ci vuole altrimenti non ci si riesce. Periodicamente questo standard andrebbe rinnovato perchè se i lettori lo riconoscono troppo facilmente rischia di diventare ripetitivo e noioso, e diventa noioso anche per chi lo scrive, perchè sembra di raccontare sempre la stessa storia. Quindi il problema con Tex è muovere la struttura e curare i particolari (non solo i dialoghi, anche le situazioni) perchè ciascun episodio abbia comunque una specificit?, e sia diverso da quelli che lo hanno preceduto.


4) Come imposta il suo lavoro su Tex ?

Io con Tex cerco di lavorare così: il personaggio deve restare quello, perchè è lui il vero collante della serie, le storie invece non devono avere tutte la stessa struttura narrativa, altrimenti il racconto si appiattisce. Ma questo è più facile per me, perchè non devo scrivere Tex tutti i giorni, ma solo occasionalmente, dunque posso pensare per singoli episodi e concentrarmi ogni volta su una storia diversa.


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5) Ne "La grande sete" i vecchi lettori hanno apprezzato moltissimo la sequenza iniziale incentrata su un giovanissimo Kit Willer. Nella biografia di Tex c'è un buco temporale di circa nove anni che va da "La banda degli Orsi" ( n°11 ) al "Il figlio di Tex" ( n° 12 ), solo parzialmente coperto da una serie di avventure narrate con la tecnica del flashback...

A questo io non avevo pensato. Ci ha pensato invece Civitelli che essendo molto più esperto di me della serie, ha vestito Kit com'era in quegli episodi, sapendo che la cosa sarebbe stata notata e apprezzata dai fedelissimi lettori di Tex.


6) Parliamo degli intermezzi, anche questi particolarmente apprezzati dai lettori. Nell'intervista al blog portoghese di Tex, lei dice che... devono essere gustosi, come momenti di rilassamento della tensione che ci fanno capire, al di l' della durezza, la simpatia di Tex, la sua umanit? un po' burbera, ma anche sincera, gioviale e ottimista! Non possiamo non essere d'accordo con questa affermazione, lei ha colto uno degli aspetti di cui i lettori lamentavano l'assenza ormai da tanti anni...

Non è facile scrivere gli intermezzi. Nei film di Bud Spencer e Terence Hill per esempio, spesso si ha l'impressione che gli intermezzi dilaghino, che la storia esista solo per favorire gli intermezzi, cioè le parti più "commedia" che western. Nei film di John Ford, invece, gli intermezzi gustosi e umoristici, servono non solo a rendere più umano e simpatico l'eroe, ma a mettere in luce i "caratteristi" cioè personaggi laterali e secondari che ben dipinti, regalano qualcosa di più alle storie. Tra l'eroe e i caratteristi non deve esserci un rapporto antagonista (come con i cattivi) : i caratteristi sono i "non eroi" , le persone comuni, coi loro pregi e i loro difetti, in egual misura. Con loro l'eroe deve avere un comportamento umano, non guardarli mai dall'alto in basso, o paternalisticamente. Se un eroe non sa entrare in confidenza con la gente comune ( che non significa una massa indistinta, ma individui diversi tra loro e ciascuno con una propria personalit?, anche se le loro vite non sono eccezionali come quella dell'eroe), non è un eroe che combatte per gli altri, diventa un semi-dio che deve eseguire la sua missione e per farlo non guarda in faccia a nessuno. Questo lo rende terribilmente antipatico.


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7) Una caratteristica che sembra accomunare le ultime storie di Magico Vento e "La grande sete" è la tragica fine di molti degli antagonisti. La modalit? che ha portato alla morte del cattivo Lansdale, certo arbitro del suo destino, ma anche praticamente lasciato morire da Tex, rivelano un comportamento che pur non essendo eccessivamente criticabile, ha lasciato comunque qualche perplessit? nei lettori...

Il percorso classico sarebbe stato di arrivare a un duello finale tra Tex e Lansdale. Però la cosa sarebbe stata sbagliata perchè come pistolero Tex vale mille volte Lansdale. Tex elimina Lansdale usando un mezzo adeguato al nemico. Lansdale è un machiavellico, Tex lo fa fuori rendendolo vittima del suo stesso machiavellismo. E' come dire che chi crede di poter controllare tutto, poi finisce travolto dalle sue stesse trame. Questo tema c'era in molti episodi di Gianluigi Bonelli, non l'ho inventato io. Bonelli faceva agire Tex, in certe storie, mostrandolo astuto. Essere astuto significa costruire le premesse, le condizioni, perchè il cattivo si ficchi in trappola da solo. Questa variante ogni tanto va usata, perchè se tutte le volte Tex risolvesse a pistolettate, siccome è molto più bravo degli altri, rischierebbe di diventare un giustiziere puro e semplice.


8 ) Gianluigi Bonelli era un attento lettore di riviste come True West. Quando scrive, lei fa molto affidamento su una documentazione, a suo dire, molto attenta di luoghi, ambienti, circostanze storiche e tradizioni popolari. Cosè su Tex, per esempio, abbiamo visto le rovine di Casa Grande, in Arizona. Con la miniserie di Volto Nascosto lei si è invece lasciato tentare dall'ambizioso (ma anche lodevole) proposito di rievocare episodi storici semi-dimenticati del passato. Possiamo aspettarci qualche iniziativa del genere anche su Tex ?

Sarebbe complicato con Tex, perchè le sue avventure non sono raccontare in un contesto cronologico. Tex è stato coinvolto nella Guerra di Secessione, prima ancora con Alamo. In un episodio si vede persino una delle prime automobili. Dunque realisticamente Tex dovrebbe essere centenario. E' sempre pericoloso legarlo alla Storia con la esse maiuscola. Si deve pensare lo stesso a un periodo, ma non troppo definito. Ad esempio ne "La grande sete" gli eventi storici che ho usato come documentazione (le vertenze sull'acqua in Arizona, la nascita e lo sviluppo di Phoenix, la costruzione delle grandi dighe) nella realtà storica sono avvenuti nello spazio di almeno una trentina d'anni. Dunque li ho contratti, cercando di mantenerne lo spirito e il senso, e staccandomi dalla cronaca.


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9 ) Nella tabella delle future pubblicazioni texiane abbiamo annotato il texone di Carlos Gomez che si preannuncia come una delle uscite più attese del 2011, e un'altra storia per la serie regolare, questa volta affidata ai pennelli di Giovanni Ticci...

S?, la prima l'ho finita e ne sono felice, grazie al meraviglioso lavoro di Gomez cui avevo dato tra l'altro delle scene d'azione difficilissime da disegnare. Credo che per il Texone si debbano scrivere (se non altro per una questione di formato) storie molto più spettacolari sotto il profilo visivo. Con Ticci era sempre stato un mio sogno poter collaborare, perchè lo considero davvero un Maestro e credo gli debba essere riconosciuto d'aver fatto fare un grande salto qualitativo a Tex dal punto di vista grafico.


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10 ) Indubbiamente è così... Due storie che, dicevamo, come "La grande sete", avranno in comune un'ambientazione tipicamente western. Una delle trame un po' andate perdute di Tex, è proprio la contaminazione con altri generi letterari, che un tempo ne faceva la modernit?. Penso a storie come quella di Mitla la Diablera oppure ai cacciatori di teste della Papuasia...

Io con le contaminazioni cerco di starci molto attento. Mi sono sempre piaciute e Magico Vento ne è la prova. Però con Tex preferisco attenermi allo stile classico e al tipo di storie e di racconti del western dell'epoca di John Wayne, come ho detto. La bellezza del personaggio di Tex, secondo me, sta anche nella sua inattualit?. Nessun eroe oggi si comporterebbe come lui. Però quel tipo di eroe, quell'eroe che non si racconta più, proprio perchè inattuale è Mitico. Per fare un esempio cinematografico, se per raccontare Achille si sceglie Brad Pitt e gli si fanno fare salti da film di kung fu, secondo me non si attualizza l'eroe, si rinuncia a raccontare Achille, oppure si usa Achille per un'operazione, per carit?, più che legittima, ma che resta troppo legata ai gusti del proprio tempo, dunque deperibile. Ci si allontana dal Mito per seguire una Moda. E la Moda è la caricatura del Mito. Una quantit? di film alla Moda rivisti a distanza di anni, risultano ingenui, ridicoli e persino patetici, mentre i film classici funzionano in ogni epoca e rivisti a distanza di anni stupiscono ancora per la propria originalità e cifra stilistica.


11) Però la contaminazione nel primissimo Tex di Gianluigi Bonelli è un fatto innegabile. Per lui il West è una frontiera dove a priori nessun tipo di avventura è preclusa.


In Tex le due componenti sono sempre state presenti. Certe storie degli inizi sembrano tratte pari pari da Lone Ranger. Oggi non riusciamo più a gustarle come potevano gustarle i lettori dell'epoca. Anche perchè nessuno si ricorda più di Lone Ranger. Insomma, bisogna starci molto attenti con personaggi inossidabili e resistenti al tempo, perchè cedendo alla tentazione di renderli più è la page, si può ottenere l'effetto contrario, cioè di incasinarli. Il difficile è che un classico non lo si può imitare. Bisogna cercare di coglierne lo spirito e i segni dominanti, non replicarlo alla lettera, se no uno fa il "copista" o il "falsario" (e non ho nulla contro di loro, ce ne sono di bravissimi). Ma se, che so, tanto per apparire originali o moderni, si prende Sherlock Holmes e ci si mette a raccontare che è gay, si farà anche un'operazione alla moda, ma non si racconta più Sherlock Holmes. Un grande personaggio che ha sollecitato la fantasia di generazioni di lettori nasconde in sè il suo segreto, non nell'essere adeguato all'epoca o ai gusti di una sola generazione o come si dice oggi con un'orrenda parola, a un "target". Saggiamente quando una serie è molto lunga, bisogna lasciare spazio a una certa varietà di interpretazione, che la rende più vivace e interessante per i lettori, quindi le contaminazioni e le novità (anche d'ambientazione) sono importanti e benvenute, però io mi sono detto: ma è possibile che uno che si chiama Tex, ormai nel Texas non ci stia quasi mai? Cosè ci ho provato. Il Texas è l'ambientazione esclusiva della storia di Ticci. Dal Texas nasce la storia di Gomez. E quella di Civitelli è in Arizona, gemello geografico del Texas.


12) Si, una recente analisi statistica delle ambientazioni diverse da quello che potremo definire il "classico" West rivela che non meno del 40% delle storie di Tex si svolgono assai lontano dalla sua riserva...


Ricondurre Tex al suo scenario naturale, mi ha facilitato l'impresa di trovare il personaggio Tex. In questo Gianluigi Bonelli era attentissimo. Anche quando Tex si trovava altrove, vestiva, mangiava, si comportava e parlava come un texano. Il linguaggio dice tutto, esattamente come il vestito. Solo nel Texas ci si veste con la camicia di Tex, solo in Texas si usa, in America, quel modo di parlare insieme sbrigativo e "colorito" così caratteristico di Tex e di Carson. Nella serie di Tex ovviamente non c'è solo questo. Quando ad esempio Tex vive le sue avventure tra i cinesi di San Francisco (città che conosco molto bene) non a caso le storie diventano più "avventura" che "western". San Francisco, la vera San Francisco, la sua vera Shanghai (come veniva chiamata la Chinatown) non esistono proprio, sono completamente inventate. Questo è molto divertente e anche stimolante, però ciascuno ha il suo ruolo: c'è chi preferisce tendere all'avventura pura, spaesata, del tutto immaginaria, e c'è chi, come me, ama talmente il western, da andare in cerca di quello e non altro, almeno nel caso di Tex. Oggi non si può scrivere per John Wayne perchè è morto e un attore/personaggio così non nascer? mai più. Per fortuna Tex c'è ancora, per lui si può scrivere. Perchè non togliersi lo sfizio?


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La seconda parte dell'intervista sarà postata nelle prossime settimane. Nell'attesa, rivolgiamo all'autore Manfredi un caloroso ringraziamento per la sua gentilezza e per la grande disponibilit? dimostrata nei confronti del texwillerforum.

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L'intervista ( molto ben impostata da Ymalpas e Anthony Steffen ) è IMHO interessante soprattutto per quanto rivela sulla visione che di Tex ha Manfredi. Malgrado sia l'ideatore di "Magico Vento" ( cioè di una serie western estremamente antionvenzionale ) e di "Volto Nacosto" ( una serie ambientata in un periodo storico ben preciso e in cui hanno un ruolo di rilievo personaggi storici maggiori e minori ), Manfredi inserisce saldamente Tex in una concezione classica del West, in un ambiente ben delimitato geograficamente, in cui il lettore sa ( quasi sempre ) quali vicende e antagonisti aspettarsi, anche se è compito dello sceneggiatore conferire un sapore unico alla singola storia. Alla diffidenza verso le ambientazioni inconsuete ( che pure, come gli è stato ricordato, hanno da sempre cittadinanza nella saga texiana ) fa riscontro quella per gli incontri di Tex con la storia, che pure non sono stati rari per il nostro ranger . In buona sostanza quindi, forse per prudenza, umilit? e rispetto per la specificit? del personaggio e della serie, la visione del personaggio tipica di Manfredi mi sembra paradossalmente più "tradizionalista" non soltanto di quella di un Boselli o di un Nolitta ( leggere che secondo Manfredi Tex, in quanto eroe, deve entrare in sintonia con la gente comune, mi faceva pensare per contrasto al Tex nolittiano , tanto spesso amaro e sprezzante nei confronti dell'uomo della strada.... ), ma perfino di quella di Nizzi ( che non solo ha portato Tex sul campo di Little Big Horn, ma lo ha messo a confronto con seguaci di culti africani, Thugs indiani e discendenti di schiavi naufragati in America ). L'applicazione generale dei paletti che Manfredi si è autoimposto potrebbe IMHO portare a una certa monotonia nella saga; finch? comunque i risultati saranno quelli che Manfredi ha ottenuto con "La grande sete" credo ben difficilmente la maggior parte dei lettori si lamenter?....

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Complimenti e grazie a Ymalpas e Anthony Steffen per la prima parte di questa interessante intervista che dimostra, se ce ne fosse bisogno, come Manfredi si sia perfettamente calato nel personaggio. Non resta che sperare che la sua presenza su Tex diventi piu' costante. :trapper:

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13 ) Il titolo provvisorio de "La grande sete" era "La guerra dell'acqua", un tema sempre più attuale, non solo per gli ecologisti. Su Tex raramente si sono viste storie a "tesi". E' stata una scelta casuale oppure pensa di riproporre anche in futuro sceneggiature che toccano da vicino scottanti problemi della società contemoporanea, come, per fare un esempio, il razzismo negli stati del Sud ?

Ogni storia fa storia a sè. D'altro canto io penso che qualsiasi argomenti si affronti, se lo si fa con sensibilit? "moderna" abbia riflessi contemporanei. Non voglio usare Tex per fare dei "discorsi", tantomeno delle "prediche". Quindi il problema non sono i temi, ma il modo con cui si tratta qualsiasi tema. In Liberty Valance di Ford si affrontano moltissimi temi in una sola storia ( il rapporto tra verità e leggenda, tra la Politica e la Frontiera, tra la Memoria e la Celebrazione, tra l'Eroismo riconosciuto dalla società e quello silenzioso e nascosto compiuto da un solitario per un senso della giustizia assolutamente individuale). Tutto si presta se si ha una certa sensibilit? civile. Non ci sono temi più importanti di altri. E per carit?, io non scrivo MAI storie a tesi, cioè raccontate strumentalmente solo per dimostrare qualcosa. Cerco piuttosto di trovare un senso in ciò che si racconta e questa è una cosa completamente diversa. Quello che fa un Eroe DEVE avere un senso, altrimenti non incarnerebbe più la Giustizia, sarebbe soltanto un Prepotente che vuole imporre con la forza la sua idea contro un altro Prepotente.


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14 ) Ritorniamo a Magico Vento. Quanto l'ha aiutata tutta l'esperienza accumulata in questi anni nello scrivere "La grande sete" ?

Beh, è evidente che più si lavora e più si impara. Con MV ho sperimentato una quantit? di moduli e strutture narrative diverse. Altri autori di fumetti hanno in testa una scaletta "format" che resta inalterata tra storia e storia. A me piace invece cambiare sempre impostazione e struttura. Questo aiuta molto ... anche a non annoiarsi scrivendo.


15 ) Se la classicit? di Tex si traduce in una struttura, un linguaggio e dei personaggi codificati, Mauro Boselli si è comunque distinto con storie fortemente innovative che hanno trovato sostanzialmente un riscontro favorevole a livello di pubblico. Una delle idee dominanti di questo autore è che personaggi anche profondamente radicati nella tradizione, possono essere rimodellati, per esempio attraverso la rievocazione del loro passato. Qual'? il limite che lei intravede davanti a simili operazioni ?

Credo che i personaggi popolari, quelli che diventano Mito, siano fuori del tempo. Ogni tanto, per umanizzarli, si può raccontare un frammento (purch? resti un frammento) del loro passato. Però diciamocelo francamente, Robinson Crusoe o Tarzan o Dracula non sono affascinanti per il loro passato ma perchè sono forti e simbolici per come si presentano. Una Maschera non ha passato, n° futuro. Una Maschera è un carattere, punto e basta. E' comprensibile che di certi personaggi che tornano in una serie lunga, si vadano anche a cercare le origini, per mostrare dei risvolti particolari e cogliere delle occasioni narrative nuove. E Boselli è un autore davvero notevole, che sa fare questo con misura e originalità, senza nuocere affatto al personaggio, n° intaccarne l'immagine. Però il mainstream non può essere il Passato. Dei genitori di Sherlock Holmes non frega niente a nessuno. Il film più brutto di Spielberg è quello in cui ci ha raccontato Sherlock Holmes da ragazzino.


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16 ) Restando in tema di comprimari, una delle più felici intuizioni di Claudio Nizzi, negli anni '80, fu quella di rinverdire i fasti del decennio precedente riprendendo vecchi personaggi bonelliani. Le nuove avventure di characters molto amati dai lettori come El Carnicero, Zhenda, Barbanera e così via, creavano all'interno della serie una sorta di continuity. Sono tanti i personaggi dormienti della serie. Lei pensa di servirsene per qualche sua futura storia ?

No, questo si può fare quando si gestisce una serie nel suo complesso. Io l'ho fatto spesso in Magico vento. Ma non si può fare quando si scrive un episodio ogni tanto.


17 ) Tex è un personaggio che ha ormai 61 anni di vita. Guardando alle vecchie storie, quelle degli albetti a striscia dA 20 lire e contemporaneamente anche alle nuove storie appena uscite in edicola, si è pervasi da uno spiccato senso di nostalgia verso un modo di raccontare delle avventure profondamente radicato nel passato, che ormai sembra definitivamente tramontato. Mi riferisco, per esempio, alle tante figure femminili che popolavano quelle pagine ormai ingiallite dal tempo, come Tesah, Lupe Velasco... Sono personaggi dal forte spessore narrativo, che avrebbero meritato di essere recuperati alla stregua dei sempre epocali Montales, Jim Brandon o Gros Jean... Per loro paga, in un certo senso, la femminilit?, bandita dalla serie, tanto che per rivedere in azione la moglie di Tex, la bella Lilyth, si è dovuto aspettare l'albo celebrativo del sessantennale...

Tex e le donne... eterno problema. Nel Texone che ho scritto per Gomez e che uscir? l'anno prossimo (suppongo) ne ho infilate parecchie di donne. Vedremo come va... secondo me l'importante non è il sesso dei personaggi, ma che tipo di personaggio si racconta.


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18 ) Accetterebbe di scrivere una nuova storia di Mefisto ?

Non me la proporr? nessuno. E io da parte mia non la chiederei. Mefisto mi piace molto, ma lo trovo inattuale come personaggio. E' un cattivo vecchia maniera, del genere Fu Manchu. E poi io la magia la vedo in tutt'altro modo.


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19 ) Lei ha lavorato finora con Civitelli, Gomez e Ticci. Con quale degli altri autori vorrebbe collaborare in futuro ?

Mi piace molto Venturi. Ha fatto delle splendide copertine per MV, ma n° su MV, n° su Dylan Dog, abbiamo mai avuto occasione di lavorare insieme e questo è stato un peccato.


20 ) L'ultima domanda e forse anche la più scomoda. Sappiamo che in questi giorni è impegnatissimo nel dare un seguito alla mini-serie di Volto Nascosto. Per qualche settimana si era ventilata la possibilità di una nuova storia per la serie regolare da assegnare a Carlos Gomez. Esiste qualche idea, magari un soggetto, per una sua prossima sceneggiatura ?

Non ho potuto scrivere la nuova storia per Gomez perchè ero impegnato con la nuova serie e con la conclusione di MV. Quando mi viene un'idea che penso giusta per Tex, prendo un appunto e lo tengo da parte. Poi mi metto a scrivere quando è il momento, cioè quando posso.


Ringraziamo moltissimo l'autore per questa intervista che ha gentilmente concesso al TWF.

Ymalpas e Anthony Steffen

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Speriamo che Manfredi lo si possa vedere più spesso sulla serie... Certo, se quella storia una tantum che scriver?, sarà proprio per questo ancor più pensata, studiata, scritta senza fretta, ci aspetta qualcosa di eccezzionale!! :trapper: Tanti complimenti agli intervistatori e un grazie enorme a Manfredi per quello che ci regalerer?!! :inch:

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Che dire?Quello che ha dichiarato Manfredi non fa altro che confermare la mia opione positiva su di lui!Speriamo che la sua diventi qualcosa di più di una presenza saltuaria!Tra l'altro ho trovato molto interessante la domanda sulle donne all'interno della serie, e sono ansioso di leggere il suo Texone per vedere come sono state gestite tutte quelle che ha inserito...

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