Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
  • Posts

    2,460
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    87

Everything posted by Leo

  1. Se mi conosci e mi hai letto con attenzione in passato, sai che da me hai poco da temere, ti ho sempre letto con occhi troppo faziosi Però mi cimentero' con piacere in questa lettura, e se le mie percezioni saranno cambiate rispetto al passato le riporterò fedelmente
  2. Commento molto bello. Boselli è innamorato del senso del Tempo, e la sua fascinazione per questo tema l'ha travasata tutta nel suo Tex, introducendo un elemento di pathos del tutto assente negli autori passati.
  3. Malsana perché magari qualche storia non mi piacerà più come in passato e farò incacchiare Borden con qualche commento🤣 Oggi ho letto Terrore a Silver Bell e mi è piaciuta molto. Diciamo che probabilmente l'eventualità di cui sopra è abbastanza remota dai
  4. Dopo due storie appartenenti al filone che potremmo definire "innovativo" (grandi comprimari, flashbacks, finali amari), filone affidato per anni a Carlo Marcello, ecco l'esordio di un altro filone che pure si può riconoscere nella prima produzione boselliana, quello che rispolvera certe atmosfere glbonelliane, filone attribuito invece a Letteri. È come se l'autore meneghino volesse caratterizzare i suoi due Tex attraverso il tratto del disegnatore: il Tex 2.0 affidato al disegnatore ligure, il Tex tradizionale al decano romano. In tal caso, l'ispirazione al classico bonelliano Il fiore della morte è abbastanza evidente: anche qui c'è un alieno, ma con un'inversione della specie: quello glbonelliano all'apparenza era un fiore nonostante si trattasse in realtà di un organismo animale mentre il parassita boselliano è un vegetale che si cela (in maniera orrenda e sconcertante) nel corpo umano. Quale che sia la natura dell'ospite indesiderato venuto dallo spazio ad infestare il West, esso è il protagonista di una storia che, pur non brillando per originalità, è comunque densa di eventi e appassionante, puro intrattenimento horror che ogni tanto sulle pagine del ranger non guasta. Per la prima volta leggiamo il famoso "raaahhh" che poi diventerà una costante delle pagine che in futuro Boselli scriverà per il personaggio di cui è padre letterario, mettendo in scena esseri in fin dei conti non così dissimili da quei vampiri cui dedicherà larga parte della sua vita futura. Vera co-protagonista della storia è anche la cittadinanza di Silver Bell, di cui si mette in evidenza dapprima la codardia in occasione della rapina di Link Johnson (bel cattivo davvero!), poi la fatuità che li spinge a una "gita di piacere" per la caccia ad un bandito che credono ormai fuori gioco, per finire con il panico delle ultime, concitate sequenze in città, in cui tentano di linciare un povero indiano che da anni vive in paese, mostrando il lato razzista e la furia cieca della massa fuori controllo in preda ad un orgasmo di emozioni. Insomma, storia promossa a pieni voti!
  5. Non so perché il messaggio è partito due volte, io l'ho mandato una volta sola, giuro. Mi è venuta un'idea malsana: come lo scorso anno passai la primavera in compagnia del "centinaio d'oro" bonelliano, così questa primavera potrei fare una rilettura completa delle storie boselliane, molte delle quali non le rileggo da anni. Vedremo se il tempo sarà stato impietoso nella mia percezione delle storie o se le stesse mantengono ai miei occhi la freschezza che avevano quando uscirono. Cercatori di piste - ma lo sapevo già, avendola riletta più volte nel corso degli anni - è ancora fresca fresca, come fosse appena uscita...
  6. Ai primordi della sua carriera texiana, Boselli sforna spesso storie come questa, con degli elementi messi apposta, quasi una scorciatoia, per fare breccia nel cuore del lettore: crea comprimari forti e ben caratterizzati, ai quali il lettore si affeziona e trepida per la loro sorte, spesso questi comprimari sono grigi, nel senso che non sono né buoni né cattivi, oppure sono buoni ma stanno dalla parte del torto giuridicamente parlando (Torrence, Shane e gli Irlandesi) o sono cattivi ma compiono gesti nobili (Corbett, Ray Clemmons) oppure, ancora, sono cattivi traviati da un vissuto difficile (Mickey Finn). Nel processo di empatia che Boselli allestisce per fare "innamorare" i lettori dei suoi personaggi, non lesina mai particolari importanti sul loro passato, con flashback significativi: vale per Mickey Finn, ovviamente per Clemmons (tutta la sua storia è un flasback), per Shane più di tutti, e non trascura questo elemento anche solo per personaggi minori (si pensi al prete de I Sette Assassini), talché si può dire che l'altro protagonista sempre presente nelle storie del primo Borden è il PASSATO. Flashback, ricordi, suggestioni, rendono il passato sempre decisivo per l'azione del presente, lo rendono sempre PRESENTE appunto, una dimensione atemporale che grava perennemente sui destini dei personaggi. È la lezione di Faulkner: "il Passato non muore mai. Anzi, non è nemmeno passato". Insomma, Boselli va sul sicuro in queste sue prime apparizioni, utilizzando sempre un medesimo schema (a proposito di schemi ripetitivi) atto a rapire il lettore e a commuoverlo. Potrebbero parere questi espedienti a buon mercato, se dietro non ci fossero in realtà delle sceneggiature maiuscole, davvero poderose. I personaggi sono credibili e il loro vissuto non è messo lì tanto per generare la lacrima facile: ci sono sempre situazioni credibili e appassionanti, addirittura il passato di Shane è storicamente accaduto al vero capo degli Invincibili irlandesi. Boselli porta così su Tex non solo dei personaggi, ma quasi delle persone "in carne e ossa", e li rende protagonisti di situazioni appassionanti, con un corredo di dialoghi molto diversi da quello del suo predecessore (meno scoppiettanti) ma spesso più profondi, drammatici, intimi. Ricordo che, ormai stanco (e lo sarei stato sempre di più col tempo) di un Nizzi sfibrato, guardavo con ansia il tamburino di ogni nuova storia nella speranza che il nome dell'autore cominciasse con la B, e quando ciò accadeva potevo star certo che avrei letto una cosa diversa, più bella, più appagante. Cercatori di Piste rientra nello schema che ho per grandi linee tratteggiato sopra: grandi comprimari, personaggi grigi, un passato che incombe su ciò che si è nel presente, un finale amaro e commovente. Ma oltre a questo, c'è molto di più: dialoghi, avventura e western a profusione, per quello che fin da subito si potrebbe ribattezzare il Tex 2.0, un nuovo modo (ma senza tradire il personaggio) di narrare le vicende del ranger che ha accompagnato il nostro alla fine del secolo scorso e lo ha traghettato felicemente nel terzo millennio. Insomma, Cercatori di Piste, riletta per l'ennesima volta, ha colpito ancora... Ai primordi della sua carriera texiana, Boselli sforna spesso storie come questa, con degli elementi messi apposta, quasi una scorciatoia, per fare breccia nel cuore del lettore: crea comprimari forti e ben caratterizzati, ai quali il lettore si affeziona e trepida per la loro sorte, spesso questi comprimari sono grigi, nel senso che non sono né buoni né cattivi, oppure sono buoni ma stanno dalla parte del torto giuridicamente parlando (Torrence, Shane e gli Irlandesi) o sono cattivi ma compiono gesti nobili (Corbett, Ray Clemmons) oppure, ancora, sono cattivi traviati da un vissuto difficile (Mickey Finn). Nel processo di empatia che Boselli allestisce per fare "innamorare" i lettori dei suoi personaggi, non lesina mai particolari importanti sul loro passato, con flashback significativi: vale per Mickey Finn, ovviamente per Clemmons (tutta la sua storia è un flasback), per Shane più di tutti, e non trascura questo elemento anche solo per personaggi minori (si pensi al prete de I Sette Assassini), talché si può dire che l'altro protagonista sempre presente nelle storie del primo Borden è il PASSATO. Flashback, ricordi, suggestioni, rendono il passato sempre decisivo per l'azione del presente, lo rendono sempre PRESENTE appunto, una dimensione atemporale che grava perennemente sui destini dei personaggi. È la lezione di Faulkner: "il Passato non muore mai. Anzi, non è nemmeno passato". Insomma, Boselli va sul sicuro in queste sue prime apparizioni, utilizzando sempre un medesimo schema (a proposito di schemi ripetitivi) atto a rapire il lettore e a commuoverlo. Potrebbero parere questi espedienti a buon mercato, se dietro non ci fossero in realtà delle sceneggiature maiuscole, davvero poderose. I personaggi sono credibili e il loro vissuto non è messo lì tanto per generare la lacrima facile: ci sono sempre situazioni credibili e appassionanti, addirittura il passato di Shane è storicamente accaduto al vero capo degli Invincibili irlandesi. Boselli porta così su Tex non solo dei personaggi, ma quasi delle persone "in carne e ossa", e li rende protagonisti di situazioni appassionanti, con un corredo di dialoghi molto diversi da quello del suo predecessore (meno scoppiettanti) ma spesso più profondi, drammatici, intimi. Ricordo che, ormai stanco (e lo sarei stato sempre di più col tempo) di un Nizzi sfibrato, guardavo con ansia il tamburino di ogni nuova storia nella speranza che il nome dell'autore cominciasse con la B, e quando ciò accadeva potevo star certo che avrei letto una cosa diversa, più bella, più appagante. Cercatori di Piste rientra nello schema che ho per grandi linee tratteggiato sopra: grandi comprimari, personaggi grigi, un passato che incombe su ciò che si è nel presente, un finale amaro e commovente. Ma oltre a questo, c'è molto di più: dialoghi, avventura e western a profusione, per quello che fin da subito si potrebbe ribattezzare il Tex 2.0, un nuovo modo (ma senza tradire il personaggio) di narrare le vicende del ranger che ha accompagnato il nostro alla fine del secolo scorso e lo ha traghettato felicemente nel terzo millennio. Insomma, Cercatori di Piste, riletta per l'ennesima volta, ha colpito ancora...
  7. Non direi questo. Forse è vero che riusciva a ripartire meglio i momenti di gloria tra i vari pards, inclusi Kit Willer e soprattutto Tiger, che GLB metteva spesso sugli scudi. Mentre Nizzi ha voluto sempre molto bene a Carson, mantenendo solo lui e facendo fuori gli altri. La differenza forse sta tutta qui: GLB dava spazio a tutti i pards, Nizzi invece tutti e quattro non li sapeva gestire. È uno scherzo del destino che: - proprio Nizzi abbia scritto le storie campali di Kit Willer e Tiger (due capolavori) nonostante palesemente non li amasse in modo particolare; - proprio Nizzi, del cui amore verso Carson non c'è da dubitare, stesse invece affossando il Vecchio Cammello, rimbambendolo oltre misura, rendendolo l'utile idiota buono a spiegare al lettore (evidentemente considerato idiota anch'egli dall'autore) cose che il lettore poteva intuire da sé, e che invece vedeva bellamente spiegate a quello svampito di Carson.
  8. Sono due Carson diversi: questo è il più divertente di sempre, quello il più epico.
  9. Qui parliamo di uno degli esiti più alti di tutta la produzione texiana e nizziana. Una storia pienamente western, con antagonisti sporchi e cattivi, con i due contendenti nella città dei fuorilegge e la bruja messicana; a tinte inquietanti, con la campana della vecchia missione che suona a morto; piena d'ironia, con uno dei Carson migliori di tutti i tempi; con dialoghi semplicemente perfetti, pieni di brio e freschezza. Praticamente un capolavoro.
  10. È vero che sono più statiche. Un'altra molto statica era quella con tutti i bisonti morti: una copertina meravigliosa che racchiudeva una storia immeritevole di tanta bellezza. Ma nonostante la staticità le copertine di Villa sono capolavori. Senza nulla togliere alle copertine di Galep, meno accurate di quelle di Villa ma tremendamente evocative, dal sapore di western e avventura
  11. È vero. Non ricordo più in quale topic scrissi che ero molto contento che due delle storie più belle di Ruju siano state disegnate da Cossu: lo stile del disegnatore obiettivamente non è molto texiano, e penso che nessuno di noi si sognerebbe mai di annoverarlo tra i propri autori preferiti, eppure nonostante il tratto non troppo accattivante, nella bontà delle storie dei due maxi sopra citati non c'è solo Ruju ma c'è anche lo zampino dell'autore dei disegni. Il fatto è che entrambe le storie sono zeppe di personaggi ben caratterizzati, la cui resa grafica molto riuscita fa necessariammete attribuire ai disegni buona parte dei meriti circa la bellezza della storia.
  12. Ma quindi Stano ora cosa fa? Disegna storie per Dyd? Su Carnevale concordo.
  13. Non sono la persona più adatta a rispondere alla prima domanda, perché acquisto solo Tex e saltuariamente Dampyr. Però delle copertine di Tex sono sempre molto soddisfatto: è vero che qualche posa più dinamica non guasterebbe, ma sono dell'idea che Villa sia davvero il massimo, il migliore tra i copertinisti Bonelli. Piccinelli su Zagor (che non leggo ma mi capita spesso di vederne le copertine in edicola) non mi entusiasma: ha anche lui un tratto realistico come Villa, e ai disegni su Tex mi piace moltissimo, tuttavia non mi trasmette molto, non sono copertine che mi attirerebbero per un acquisto. Il contrario accade con Dylan Dog, le cui copertine invece mi attirano sempre, e devo fare sempre un po' di sforzo per non acquistare l'albo. Tante volte la copertina e il titolo di una storia di Dyd mi hanno promesso delizie che poi puntualmente non sono arrivate, troppe perché possa crederci ancora: ma, se fosse per le copertine, Dyd lo prenderei ancora. Di recente, infine, mi sono capitate sott'occhio le copertine di Nathan Never, che non mi sono affatto piaciute, soprattutto nella resa del protagonista. Uno stile molto differente rispetto a quello che ricordavo e nettamente meno accattivante. Sulle copertine Bonelli non posso quindi tracciare un bilancio netto, ma senz'altro da quelle poche copertine che vedo oltre a Tex quel bilancio non sarebbe ampiamente positivo. Su Tex invece, come detto sopra, sono ampiamente soddisfatto da Villa e non lo vorrei sostituito da nessun altro. Carnevale: la sua copertina del Texone è bellissima, e non nascondo che mi piacerebbe vederlo all'opera più spesso in illustrazioni texiane. Ma, per quanto bello, è troppo lontano dalla tradizione per poter essere un candidato credibile. Mastantuono: lui lo vedrei meglio, il suo Tex, anche se troppo sintetico e serioso mi ha sempre entusiasmato.
  14. Il concetto è chiaro, anche prima ti eri spiegato benissimo. Ma il fatto che Tex sia statico o che non sia centrale ai miei occhi non sminuisce la bellezza della copertina di Villa, né la rende meno texiana. La copertina di Galep, meravigliosa, coglie Tex in azione mentre un'altra minaccia, Mitla, incombe. Nella copertina di Villa, invece, Tex è colto nel momento della quiete prima della tempesta. Tex non è lì che guarda e basta: dalla sua posa si indovina la tensione, una tensione sempre misurata com'è nello stile del ranger, e lo si immagina già pronto a scattare. Per ora, però, non ce n'è bisogno: anzi, l'approssimarsi lento delle due figure inquietanti sullo sfondo, la loro stessa flemma, rendono la strega e Carrillo ancora più magnetiche, più sinistre, arcane. Decisamente per me la copertina villiana non è da meno rispetto a quella di Galep.
  15. Io la ritengo una copertina straordinaria, invece. L'ambientazione, le gradazioni di colore, i personaggi sinistri sullo sfondo ne fanno un'immagine tremendamente suggestiva, rendono palpabile la minaccia incombente su un Tex che comunque c'è ed è prossimo all'azione.
  16. Io credo che anche questa sceneggiatura sia molto "tonica", ma non ha quei difetti che si possono imputare alla Rupe del Diavolo (che pure era una storia scoppiettante). Sui Maxi di Ruju: capisco che non ti piaccia il disegnatore, ma sia la storia di Tiger dello scorso anno che Il Ponte della Battaglia di qualche anno fa, secondo me una lettura la meritano
  17. Boselli è un caratterino ma con Nizzi è sempre stato un signore. Quando lo intervistai per un mio articolo sul Passato di Carson (in cui, ricordo quasi con tenerezza, trasfusi tutto il mio amore per questa storia, fu una vera dichiarazione da innamorato 🤣), ci tenne a dirmi che, nonostante Nizzi non avesse avuto per lui parole al miele in diverse circostanze, espresse invece il suo apprezzamento netto per Il Passato di Carson, cioè lo fece "nell'occasione più importante". Sottolineò quindi quanto l'autore modenese fosse stato importante nella fase iniziale, che consentì poi a Boselli di proseguire nella sua carriera texiana. In nome di questo endorsement (che per la verità era un atto dovuto, visto che si sta parlando de Il Passato), gli perdonava il resto delle dichiarazioni, non proprio benevole. Un signore, il signor Boselli.
  18. Se evita calci in culo, aguzzini e compagnia cantante Diablero può parlare di Nizzi, anzi direi che deve. A costo di incazzarsi. Il topic sui mutandoni di Tex è stato il più vitale degli ultimi anni (anche se lì forse si è ecceduto) e tutti noi ci siamo buttati "gaiamente" nella furiosa querelle; non vorrà toglierci tutto il divertimento no?
  19. Il vocabolario Treccani ne dà un significato "limitativo o spregiativo" e ho pensato che anche tu lo usassi in questa accezione. Se così non è, non posso che esserne lieto, però il termine è usato spesso non con intenti lusinghieri, da qui il mio equivoco.
  20. Ah ok ok, ora è più chiaro e mi trovi d'accordo.
  21. Non lo fa solo all'inizio. Lo fa anche con il Carnicero, con l'Uomo con la frusta, che ricorda La cella della morte, con le storie in Louisiana, con Proteus, con Barbanera, con La leggenda della vecchia missione (che riprende l'atmosfera de I tre Killer), con le storie sui mormoni... Il resto del messaggio mi trova sostanzialmente concorde: probabilmente non saremo d'accordo solo sul quando, nella circostanza in cui parli di danneggiamento della serie, col tempo. In questo senso concordo con Valerio quando dice: Concordo anche col Diablo, tranne che quando parla di Tex "sbirro": quello in realtà è stato uno snaturamento di Tex, spesso voluto dallo stesso Sergio (vedi I fucili di Shannon...)
  22. Ritornando al bel post di Ymalpas, vorrei sottolineare per l'ennesima volta questo passaggio: Nizzi, da "angelo della porta accanto" (definizione di Sergio Bonelli) ha SALVATO Tex. Con il suo manierismo, termine che non piace nemmeno a me per la sua accezione negativa. Non ci fosse stato Nizzi, non ci sarebbe stato Boselli. Come ho scritto ieri, tra Nizzi e Boselli non passano dieci anni, ma ere geologiche, durante le quali Tex si è affrancato da Glb, in maniera sostanzialmente indolore. E questo lo si deve a Claudio Nizzi. Il Nizzi successivo poteva invece affossare Tex, e questo sarebbe assurdo metterlo in dubbio. In quella fase sì ci furono scossoni, ma la SBE aveva trovato in casa, non alla porta accanto, un altro angelo pronto a salvare Tex dalla perniciosa presenza di Nizzi. Il Nizzi di oggi, nelle interviste, fa incazzare. Sulle stragi e via dicendo è anche disonesto intellettualmente, ma da qui non possiamo gettare il bambino con l'acqua sporca, anche perché quel bambino altri non è stato che Tex.
  23. E non posso che quotare, applaudire, incensare, essere d'accordo, mettere (purtroppo un solo) mi piace, inchinarmi davanti a tanta chiarezza espositiva, sintesi, onestà intellettuale, ed anche, consentitemelo, equilibrio.
  24. C'è anche la storia vera del bandito australiano Ned Kelly, morto nel 1880, che si difendeva dalle pallottole con una corazza, che indossava lui e faceva indossare ai suoi compagni. Ned era una specie di Jesse James australiano, e pare che più volte sia rimasto illeso grazie a questo espediente.
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.