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TWF - Tex Willer Forum

Leo

Ranchero
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Everything posted by Leo

  1. Solo tre albi, ma magnifici. Pedro Raza, anche grazie a un Gomez semplicemente divino, "buca lo schermo", è un cattivo magnetico, carismatico, ed entusiasmante è anche questo suo duello a distanza con Jesse, di cui speriamo di vedere presto altre manches. Mi è piaciuto molto anche come è stato trattato il caso "Felix Ward", con il ragazzino destinato a diventare davvero un guerriero apache. Menzione speciale per la conclusione, con Tex tiranneggiato dalla suora, una situazione che ha accresciuto il mio senso di appagamento, già ampio dopo aver letto questo trittico e aver gustato la meraviglia dei disegni di questo genio dei pennelli che è Gomez. Ennesima storia superlativa di questa collana. La serie "TexWiller" dovrebbe diventare Patrimonio dell'Unesco!!!
  2. Storia che assolve al suo compito, senza particolari squilli. Per ora ho sempre apprezzato Rauch, confido molto nel suo futuro ruolo di autore di Tex, e in fin dei conti anche questa storia, palesemente senza ambizioni e di "pausa" nella continuity, conferma il mio giudizio iniziale.
  3. Sotto la neve, nel caldo di un tepee dove arde un bel fuoco, Cochise è in vena di ricordi. Racconta per tutto l'albo, il capo apache, fino al massacro di Galeana, fatto storico anche se dai contorni indefiniti, ad opera di Don Santiago Querquer e dei suoi alleati indiani dell'Est, gli "scalphunters". Buona parte del secondo albo è dedicata allo scontro tra questi ultimi e Tex. In tale frangente, il futuro ranger è talmente in gamba da accattivarsi la simpatia dei cacciatori di scalpi, arrivando ad infiltrarsi nella loro banda. Qui non mi convince troppo il legame che, sulla base del valore dimostrato dal nostro, gli indiani instaurano con lui. Più tardi, gli stessi diranno che chiunque si avvicini a loro muore, perché la loro presenza in quei luoghi deve restare segreta. Se è così, come si spiegano la presenza di Tex, che "ha sentito parlare di tipi come loro" e che vuole entrare a far parte della loro banda? Possibile che i tre, ed anche gli altri, non subodorino subito che il giovane è una spia, da eliminare immediatamente? Non mi convince ma tant'è, questo accade, Tex si fa benvolere da pendagli da forca privi di scrupoli che, per come sono stati caratterizzati, avrebbero dovuto solo sparargli alle spalle a tradimento, e si reca con loro nel rifugio del boss, mentre Cochise si appresta ad entrare in una guerra feroce in seguito al famigerato, e ben ricostruito, caso Bascom. In questa guerra, Boselli non edulcora nulla: Cochise è spietato, Geronimo pure. Bellissima la comparsa di Lilyth: la guerra divampa ovunque, nessuno è al sicuro. E' una tempesta che sconvolge le vite di ognuno, e in quel lembo di terra e in quell'epoca non c'è solo Tex, Cochise, i messicani. In quel tempo, in quegli anni c'è ancora Lilyth, è ancora viva, e se per GLB la donna fu fondamentalmente un pretesto per una storia ed un figlio, essa non lo è per gli appassionati del ranger, non lo è per Boselli, che ama la ragazza per ciò che rappresenta per Tex, e che per questo la vuole viva, la vuole vera, vuole farcela conoscere, lei, l'unica donna che Tex abbia mai amato. Poche vignette, ma suggestive perché fanno vedere che lei c'è, in questo universo della serie TexWiller lei ha voce, è presenza, è carne e sangue e cuore. Un giorno, le dice Suor Patricia al commiato, tornerai qui con tuo marito e i tuoi figli, e si stringe il cuore a pensare che il destino non le consentirà di avere figli, al plurale. Non farà in tempo. Ma nel 1860 c'è, c'è ancora, e bene fa Boselli a farcela vivere un po'. Nel frattempo, nel covo di Don Santiago, vanno in scena sequenze appassionanti, con protagonisti Tex nei panni dell'infiltrato e Delkay e Tazhay nella loro ricerca di Felix Ward. Più tardi, quando Tex sarà costretto a gettare la maschera e sarà torturato, lo vedremo rannicchiato in posizione fetale, che pare rivolgersi forse a sua madre (anche se non è specificato), in una situazione di grande vulnerabilità che umanizza il giovane Tex e colpisce il lettore, non avvezzo a vedere Tex in preda dell'avversario. Alla fine, Cochise incontrerà faccia a faccia Don Santiago, l'assassino di suo padre. Lo abbiamo conosciuto bene, Cochise, in questa storia: determinato, valoroso, ma soprattutto feroce e spietato. Un capo apache del XIX secolo. E' un condottiero di guerra in uno stato di guerra, e si comporta come tale. Uccide inermi prigionieri, non ha pietà. E lo stesso farà con Don Santiago, e Tex non può fare nulla, perché Cochise ha diritto alla sua vendetta, con i suoi modi. "Adios, Don Santiago", dice Tex a malincuore, ma è giusto così. Una eccezionale saga western, che si aggiunge alle altre. Il caso Bascom, la guerriglia di Cortina, la guerra dei Seminoles, Lincoln, i tedeschi simpatizzanti per il Nord, la scorreria dei Comanche: Boselli sta scrivendo una sua personale Storia del West, in salsa texiana. E diavolo se lo sta facendo bene! Ogni storia è un gioiello, ha il respiro di un'epopea, dissemina l'universo texiano di personaggi di caratura superiore. O per meglio dire, di persone, con le loro ombre, senza sconti, senza infingimenti. Come stavolta per Cochise, come la volta scorsa per Cortina, come nel Texone con Kate che da spia uccide un uomo. Sono opere destinate a restare, preconizzo loro un destino di grandi classici del fumetto, di pietre miliari di questo medium. Sono capolavori, se lo meritano.
  4. Buonissima storia questa di Rauch, che contrappone al nostro un padre dolente (ma gran carogna) e un bandito simpatico come Lagrange. In mezzo rapimenti, torture, sparatorie, tanta azione con annesso un buon livello di divertimento. Riuscito il personaggio di Lagrange, efficace anche il cattivo della storia. Da rivedere alcune vignette o tavole di Atzori, che in qualche circostanza sembra andare di fretta, anche se complessivamente anche la sua è una buona prova.
  5. Storia molto bella, per l'azione continua che richiama - nello stile della collana - il Tex d'antan e per i tanti personaggi che animano questa avventura. Come spesso accade con Boselli, abbiamo a che fare non con personaggi tagliati con l'accetta, ma con esseri umani, con le loro contraddizioni. E così, di Cortina non vengono taciute le sanguinose rappresaglie dopo la morte dell'amico Cabrera, per quanto vengano solo narrate in via mediata e non fatte vivere in presa diretta (così che Cortina resta, agli occhi del lettore, quella figura cavalleresca che si vede per i primi due albi), mentre i ranger cospiratori, pur macchiatisi di colpe imperdonabili, sanno riscattarsi nel momento della loro morte. L'unico personaggio che non si riscatta, e che si copre di ridicolo, è il Capitano Mcculloch, troppo ingenuo e senza spina dorsale, chiede perdono ma non sembra voler pagare dazio. Nella fase finale, Cortina si vede molto poco, lasciando spazio alla vicenda degli indiani, e forse è questo l'unico aspetto che un po' mi è dispiaciuto, avendo trovato la parte di Fort Phantom sì bella ma troppo lontana dagli esordi della vicenda, incentrati su Cortina, Faver e sull'avvincente congiura contro Callahan. I disegni di Brindisi sono eccellenti.
  6. Io invece non sono più d'accordo con il me stesso stanco di 10 anni fa. Molte storie di Glb non le ricordavo, e le stavo rileggendo la sera, distrutto da orari lavorativi all'epoca particolarmente impegnativi. Nel 2020 ho affrontato una rilettura di Glb, e oggi davvero non potrei ripetere quelle mie parole dell'epoca.
  7. 1985, per Anderville ma anche per il colonnello Watson. 1994: c'è Il Passato di Carson...
  8. Concordo. Pur riconoscendo a utenti come Dix l'assoluta buona fede, non si può al contempo non rimproverare un'ostinazione del tutto fuori luogo. Siamo al cospetto di un evento straordinario: una nuova storia di Gian Luigi Bonelli, a distanza di 40 dall'ultima volta in cui abbiamo potuto leggere un suo inedito. Il disegnatore è un colosso del calibro di Tarquinio, che mai avevamo potuto vedere su Tex. La storia non è pubblicabile sulla serie regolare per un errore di continuity, e a parte tutto l'evento merita di essere celebrato con un albo speciale, con quella che può essere una stupenda strenna natalizia per tanti appassionati. Invece di gioire, qui cosa si fa? Ci si erge a paladini (ripeto, in buona fede, ma questo non cancella le pagine e pagine di polemica NOIOSA e SURREALE che abbiamo dovuto sorbirci nel frattempo) dei nonnetti che, poverini, non leggerebbero la storia, non pensando invece che i veri appassionati già hanno l'acquolina in bocca proprio per la specialità di questo albo, ed anche per il suo formato di pregio. E se i nonnini non sono in grado di distinguere un tutto tex da un inedito, ebbene questa disattenzione non basta a giustificare pretese ASSURDE su dove questa storia debba essere pubblicata. E ci credo che Boselli sbatte la porta: quando è troppo è troppo. Le vostre paladinate dovreste riservarle a cause migliori e ben più importanti. Poi, non credo che la colpa sia solo di Dix. Se Boselli ne ha parlato con "molti" amici e colleghi non lo avrà fatto solo negli ultimi giorni. E il fatto che il Bos definisca con questi amici il nostro un ambiente tossico non è imputabile al solo Dix (che ci ha messo del suo, sono sfinito io, figuriamoci Boselli); non è facile confrontarsi con una manica di appassionati patologici quali siamo, e la recente bocciatura dei tanti ritorni che inevitabilmente sfocia nella critica, anche aspra, al lavoro dell'autore e poi a quello del curatore non può generare benessere in quest' ultimo. C'è da dire però che qui siamo sempre in buona fede, e se è vero che con La Cavalcata del Destino probabilmente abbiamo saturato il Bos di negatività, non si devono dimenticare i toni da fans club in sollucchero manifestati in altre circostanze, ad esempio per il Texone di quest'anno o per TexWiller. Quindi, tossici sì, a volte, ma altre volte spero e credo anche balsamici
  9. La parte di Kit, Carson in solitaria, la bella figura dello sceriffo McKay, lo stesso personaggio di Alan Foster: è una storia western con bei personaggi e bei dialoghi. Ti dirò che non capisco proprio chi sconsiglia la storia pur non avendola letta. Diverso è l'atteggiamento di sfiducia di chi non ama il disegnatore e decide lui, per sé stesso, di non affrontare la storia. Qui posso capire la posizione, ma si rischia comunque di non leggere una storia che potrebbe piacere e risultare quindi soddisfacente.
  10. Persone per bene. Imprenditori illuminati. Lo sono sempre stati.
  11. CONTIENE SPOILER Le prime tavole sembrano proporre la solita storia di una faida tra due famiglie confinanti, a cui poco dopo si aggiunge l'elemento dei ladri di bestiame: due temi classici, che forse non sono estranei alla destinazione di questa sceneggiatura su un Maxi. Pensateci bene: da quant'è che sulla regolare non leggiamo una storia classica, una storia western old style? Forse, tali tematiche sono considerate talmente demodé da non poter più trovare asilo tra le pagine del mensile, e allora ecco che interviene il nostro bel Maxi, per giunta disegnato anche lui da un artista demodé, non fosse che per gli anni sul groppone, ad accogliere a braccia aperte questi "scarti di produzione". Più tardi, al "festival dell'ordinaria amministrazione" si aggiunge anche, del tutto avulsa peraltro dal resto della storia, la scena del regolamento di conti nei confronti di un baro, con l'unico elemento inconsueto nel protagonista di questa che resta tutto sommato una bella parentesi, Kit Willer al posto del già notissimo baro Tex. Il ritorno sui binari principali di questa avventura è cupo, con la morte del giovane figlio di Alan Foster: un uomo, quest'ultimo, tutto d'un pezzo, un duro e anche uno dei due contendenti della faida, quello tuttavia destinato a giocare la parte del "buono" agli occhi del lettore: la morte di suo figlio colpisce quindi, sia per le modalità con cui avviene che per le successive scene originate da questa giovane vita spezzata: la madre distrutta dal dolore e i sensi di colpa del cowboy Dixon, uno degli uomini di Templeton. Più volte Ruju indugerà sui rimorsi di quest'uomo, rimorsi che avranno un risvolto concreto nel finale. Nel frattempo Templeton, l'altro contendente, esce allo scoperto assoldando la posse di Cougar, protagonista di una bella parte in occasione dell'uccisione del ladro di bestiame Corrigan: sorridente, gioca al gatto col topo in maniera spietata e poi si fregia con Tex di stare dalla parte della legge. A proposito di legge, altrettanto riuscita è la scena della deposizione dello sceriffo McKay, anch'essa ordita dall'anima nera Templeton. E sempre a Templeton è legata un'altra bella sequenza, quella in cui Carson (che bello vederlo agire una volta tanto senza Tex!) va a parlargli in tutta franchezza di quello che potrebbe accadere se il ranchero si mettesse contro i pards. Il gran finale, in cui i vari nodi di questa avventura si sciolgono, l'ho trovato sbrigativo e un po' confusionario, non all'altezza del resto della storia. Non tale tuttavia da compromettere la riuscita di quest'albo, che con le sue tante belle sequenze e il suo ritmo frenetico si aggiunge ad una ormai nutrita schiera di bei Maxi scritti da @PRuju, che qui cito appositamente per fargli pervenire i miei più sentiti complimenti per l'ennesima bella prova su questa pubblicazione. Già, il negletto Maxi. Disegnato spesso da Diso e Cossu. Eppure i loro Maxi, grazie soprattutto alla penna di Ruju (ma anche Nizzi e Manfredi non se la sono cavata male), sono stati tra le cose più belle lette negli ultimi anni, e credo di non esagerare se dico che mi sono piaciute moltissimo storie come Il Ponte della Battaglia, Caccia a Tiger Jack, Dopo la Tempesta, Il Boss di Chicago. Storie ordinarie, d'accordo, ma scritte bene, texiane, senza fronzoli o grandi velleità ma comunque oneste, robuste, solide, appassionanti. Le storie vanno lette per essere giudicate. Certo, la pregiudiziale sui disegni la capisco. Ma a parte il fatto che anch'essi mi sono parsi tutto sommato adeguati, a mio parere resta apprezzabile una casa editrice che non lascia a terra nessuno, che trova sempre un posticino per coloro che meritano riconoscenza per quanto fatto in passato, che hanno contribuito anch'essi, nel loro piccolo, a mandare avanti la baracca di questo piccolo miracolo italiano. E se il maestro Diso, con tutta la sua veneranda età, non vuole saperne di andare in pensione, e trova ancora autori disposti a scrivergli belle storie e curatori a pubblicargliele, ebbene sappia che trova anche lettori pronti a sciropparsi quei gloriosi e stanchi segni, con affetto e - storia permettendo - gusto.
  12. Gli ultimi maxi con Cossu, entrambi di Ruju, non sono stati affatto male. Io ne consiglierei la lettura invece. Circa la vendetta, sarà che è un sentimento che non mi appartiene, però rendi un pessimo servizio alla SBE (nei confronti della quale personalmente ho sentimenti di gratitudine e non di vendetta) non rendendone uno buono neanche al potenziale lettore, che potrebbe apprezzare, come è accaduto a me, anche gli ultimi vituperati Maxi di Ruju-Cossu e Nizzi-Torti. Ma anche quelli di Manfredi qui furono apprezzati da molti. Quindi, consiglio non richiesto, meglio se ti fai i fatti tuoi
  13. Da parte mia, il post avevo mero intento distensivo/celebrativo. Penso infatti che molti lettori si infischino di tutti gli aspetti qui sviscerati
  14. Ma ti pare che, una sera che possiamo incontrare il grande Mauro Boselli, ci mettiamo a fracassargli le palle accusandolo di aver scritto una storia ciofeca? Anch'io avrei comprato il cartonato per farmelo firmare, siamo pur sempre al cospetto di un grande autore al quale dobbiamo sempre dire grazie. Per Tex, per Zagor, per Dampyr, per le Storie, per Deadwood Dick, per le migliaia di pagine che ci hanno tenuto compagnia lungo un periodo di oltre trenta anni. Non sarà certo una CAVALCATA zoppa, a cambiare il suo DESTINO di idolo delle folle bonelliane
  15. Decisamente, non torna. L'intento è celebrativo, nessun dubbio, ma basta questo per tacitare le critiche? Comunque io stavolta sono intervenuto non tanto per la storia, su cui mi ero ripromesso di non tornare più, quanto sul suo intervento, per dire che non basta conoscere la logica di feuilleton applicata da Glb per dire che quella storia non era poi così sentita. L'importante è il dopo. Ma di quello, a molti di voi, sembra fregargliene. Boh
  16. Ymalpas in un precedente post paventava la possibilità che Borden potesse scappare dal forum, addebitando la responsabilità di questa eventualità ad alcuni nostri messaggi. A me era parsa un'enormita' (allora... oggi mi sa che vuole scapparsene davvero ). L'uscita di Ym mi suonò strana ma evidentemente lui ha la percezione che stiamo esagerando (o meglio stavamo, ma all'epoca a mio parere assolutamente no, e forse neanche ora), e che possiamo urtare Boselli, da qui forse una sua strenua difesa della storia che anch'io, senza offesa amigo , trovo francamente forzata. E che fa il pari con la paura, credo infondata nonostante la presenza di Exit 😀 , che Boselli possa fuggire dal forum. Ma il problema non è quanto fosse sentita da GLB o l'esegesi psicologica dell'autore che ai suoi tempi ha letto feuilleton e ne ha trasfuso le tecniche nel suo personaggio. Il problema è quello che ne è stato DOPO, di questa storia. Dopo che lui l'ha scritta e pubblicata. A prescindere dai suoi intenti e dal suo coinvolgimento emotivo. DOPO, questa storia è diventata una pietra miliare, per tutti gli appassionati della saga. E Boselli è tra questi. E Boselli SA cosa questa storia significhi per il lettore, sa quanto vada rispettata (con questo non voglio dire che non l'abbia rispettata, ma ha fatto un errore di valutazione, anche se non tutti la vedono così).
  17. Ma è solo un intermezzo di due paginette, non il leitmotiv della storia.
  18. Però, ragazzi, è da DECENNI che Carson si becca le bonarie insolenze di Kit. Sono innumerevoli le volte in cui il figlioccio rivolge commenti "irriguardosi" nei confronti dello zio, che si lamenta, sempre scherzosamente, dell'insolenza dei giovani e del sentimento del rispetto che difetta alle nuove generazioni. Ma quale rispetto volete che possa provare Kit nei confronti di Carson, dopo millemila avventure passate insieme? Sono due amici, e come tali si comportano. L'inedito qui sta nel fatto che, per una volta, dormono insieme Kit e Carson, quando di solito Carson nelle stanze d'albergo dorme con Tex (nelle notti nella prateria magari i suoni si disperdono nel vento); ed ecco che Kit fa ciò che altre volte ha fatto Tex, in un siparietto che, santoddio, non contraddice alcun canone ma è messo lì quale intermezzo simpatico che vuole destare nel lettore il sorriso, e secondo me, se smettiamo i panni di una seriosità veramente eccessiva, ci riesce pure. Siparietto nizziano? Ma ben vengano, Nizzi era un maestro in queste cose; come al solito, per Diablero "Nizziano" vuol dire automaticamente "antitexiano", "sciatto", "irriguardoso del canone", ecc. ecc. Dimentica però che Nizzi ha scritto per trent'anni, ed è chiaro che se una scena è apparsa ne La Tigre Nera (ma anche ne La Congiura c'è una scena simile, anche se non si arriva al lancio dello stivale), molti di noi la considerano perfettamente nel solco della tradizione. Molti tranne coloro, come Diablero, che vorrebbero cancellare decenni di storia texiana, a suo dire turpi e non salvabili. A suo dire, appunto. Ma non è così per tutti. C'è chi non si scandalizza al lancio di uno stivale del figlioccio verso lo zio, ma si fa una franca risata. Ma come? Hanno appena appreso che Higgins è vivo, ma insomma, che scandalo! Higgins è vivo: embé? I nostri avranno anche i loro mille pensieri che turbinano nella loro testa, ma una risata liberatoria quante volte la si è vista anche in cupi funerali? E non poteva starci un siparietto del genere in un contesto simile? Dai.
  19. Complimenti a Ymalpas per il bel sondaggio, al quale ho risposto con mucho gusto
  20. "Il soprannaturale esiste", dice Chabrol, e richiama l'astuzia di Omoro. E' evidentemente un momento preparatorio, non siamo ancora nella fase dell'azione (tipo "la resurrezione dello zombie"); siamo in un momento precedente, i nostri si avvicinano alla meta, sanno che potrebbe essere una trappola, e nei loro pensieri fa capolino il vecchio di mezzanotte... sarà che ho amato Omicidio in Bourbon Street, ma a me il parallelo è piaciuto, mi ha calato ancor di più nell'atmosfera. La Tigre è un personaggio a più livelli. E' un criminale, uno spietato assassino, un folle. Ma è anche a suo modo un idealista, e il suo punto di vista su Tex è importante per inquadrare il personaggio e immagino anche per i futuri sviluppi della storia (anche se io spero vivamente che non ci sia una riconciliazione, perché la Tigre è un personaggio troppo negativo per accettare compromessi con lui). In questo senso non trovo quindi affatto cringe i dialoghi in questione; certo, ci vuole la complicità del lettore che "tollera" tale espediente, ma è una convenzione a cui siamo stati abituati e che mi tocca poco.
  21. Non concordo con Diablero. Chabrol ha una funzione ben specifica, e la assolve in pieno. Il richiamo all'avventura de Il Vecchio di Mezzanotte non si risolve in "due pagine di salamelecchi" o in spiegazioni INUTILI e IRRILEVANTI per questa storia. Nel teatro delle paludi della Lousiana, i nostri stanno per affrontare Omoro e la setta del voodoo. C'è il pericolo che il soprannaturale intervenga e che possa essere fatale per i nostri: Chabrol, con la sua presenza e le sue parole, non sta spiegando qualcosa di irrilevante portandosi la casetta da lumachina dietro la schiena; sta invece rafforzando l'atmosfera di pericolo, richiamando l'esistenza degli spiriti e del potere degli stregoni. Sono in realtà poche vignette, una sorta di intermezzo in una storia serrata, che però non funge solo da mero intermezzo ma fa salire la percezione di un qualche pericolo arcano che aleggia lì nell'aria mefitica della palude. Sta creando un'atmosfera di tensione a beneficio del lettore. In merito all'altra critica, sul flashback in cui la Tigre e Mayang si raccontano qualcosa che già sanno, dissento anche qui. La Tigre non racconta solo a beneficio del lettore qualcosa che il suo servo malese sa già, cosa che è comunque una convenzione non solo fumettistica che ha sempre funzionato, ma coglie anche l'occasione per riferire a qualcuno, forse per la prima volta per quel che ne sappiamo, le sue impressioni sull'episodio, dalla nobiltà d'animo di Tex alle sue esitazioni sul burrone di fronte a un uomo che in fin dei conti avrebbe voluto come alleato. In questo senso il flashback raccontato dalla Tigre e non da una didascalia fuori campo ha un valore aggiunto.
  22. CONTIENE SPOILER Bell'avvio forte, con la Tigre che sfoga la sua frustrazione per l'ennesima sconfitta vendicandosi dell'odiato bianco razzista, in una scena cruda ma evocativa di una situazione, quella dello sfruttamento schiavista delle minoranze, che contribuisce al fascino della figura della Tigre, presentato già da Nizzi non solo come un folle e spietato assassino, ma anche come un campione dell'autodeterminazione dei popoli orientali in contrapposizione all'imperialismo europeo. Sono reduce dalla lettura dei tre capitoli della saga di Nizzi, che ho trovato appaganti. Come ho scritto altrove, la Tigre è probabilmente il miglior personaggio dell'autore, che ne aveva decisa e raccontata la morte. E' questa quindi la seconda resurrezione improbabile, per non dire impossibile, nel giro di due mesi, dopo quella di Higgins (che non vediamo morto nella storia precedente, ok, però...), in un gioco di ritorni che sembra non aver fine. Ma il problema non sono i ritorni, perché, come ha scritto Betta53, se la storia è bella il ritorno è ben accetto ed io la penso come lei. Però io credo anche che il ritorno non debba abusare del patto di incredulità con il lettore perché quest'ultimo, il lettore, non è un singolo individuo che "firma" questo famigerato patto: ci sono tanti tipi di lettori, alcuni accettano tutto, altri si fanno andar bene le cose, altri storcono il naso, a seconda della sensibilità e dei gusti di ciascuno. Il mio modo di essere, un limite mio ma che non credo sia solo mio, non mi fa accettare di buon grado espedienti così forzati, come quello di un sosia spiattellato lì al momento giusto, e fatto cadere più o meno nella stessa posizione dell'originale. Ma il problema non sta neanche nella forzatura: quella la devi fare per forza, se vuoi proporre il ritorno. Il problema allora sta a monte, sta proprio nel ritorno appunto, ritorno di un morto che forse andava lasciato morto. Non nel ritorno in sé di un personaggio, ma nel ritorno di un personaggio morto, la cui "resurrezione" implica in automatico la forzatura improbabile. La storia si ricollega all'ultima di Nizzi con l'adrenalinica scena del duello tra Tex e la Tigre: scena appassionante, ma obiettivamente inaccettabile, con Tex in posizione di vantaggio che si fa quasi spacciare dall'avversario. Qui Boselli rimedia alla scelta di Nizzi, facendo dire alla Tigre che lo sguardo del ranger era ancora indomito, e che di sicuro avrebbe potuto sconfiggerlo anche da quella scomoda posizione, se solo la Tigre si fosse avvicinata troppo per colpirlo, quasi a dire che Tex non era ancora vinto, nonostante la scelta "scellerata" di Nizzi. Da qui l'esitazione della Tigre, che è giustificata anche da una certa fascinazione del folle criminale per il suo nemico ranger, una fascinazione che già si era intravista nelle ultime vignette de Il Castello nero ma che qui è ulteriormente esplicitata, con l'ammirazione espressa da Sumankan per un uomo diverso dagli altri bianchi, che avrebbe dovuto battersi al mio fianco. Poi, comincia una storia di infiltrati e di doppi e tripli giochi estremamente intrigante, anche grazie al fascino immancabilmente sprigionato dalle paludi della Louisiana e dai suoi figli settari del voodoo, tra tutti l'inquietante Omoro e la bellissima Lohana ma anche Juffure e il sanguinario Guedé. Colma di tensione in particolare la scena in cui Omoro costringe Jim a bere l'intruglio che propizia l'allucinazione sul Baron Samedi, e che si conclude con la rivelazione del tradimento di Lohana. Non concordo con le eccezioni sollevate sulla partecipazione di Tex ad un piano che lo stesso ranger sapeva fallato sin dall'origine. I pards non hanno alternative, non si fidano ma ormai sono in ballo e, come sempre, non si tirano indietro. In definitiva, superata la forzatura iniziale, la storia si fa appassionante e fa ben sperare in un seguito altrettanto avvincente. Unica stranezza, le tre pagine spese inutilmente per raccontare i segnali di fumo: non le ho capite, né ho capito la risposta di Borden su questo punto nel presente topic
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