Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
  • Posts

    1,425
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    17

Everything posted by juanraza85

  1. Io a dire il vero ricordo più di una scena in cui, nei bivacchi, Carson si improvvisa cuoco, tra l'altro a sentire i pards con risultati. Mi sovviene, in particolare, quando nel numero 500 Kit e Tiger giungono all'appuntamento con Tex e Carson trascinando con sé un bighorn che hanno beccato poco prima, che un entusiasta Vecchio Cammello si premura di cuocere allo spiedo. Anche se, va sottolineato, ad aver raggiunto una notevole nomea è il suo caffè.
  2. Anche io penso le stesse cose. Dato il loro rapporto così stretto, è facile immaginare che Steve Dickart abbia subìto un contraccolpo non indifferente dal distacco forzato dalla sorella, per cui è ancora più facile ipotizzare che ciò abbia avuto un certo peso specifico nell'originale sin da subito un grande odio nei confronti di Tex, odio che poi è sempre più aumentato dopo ogni sconfitta.
  3. In Pinkerton Lady Mefisto non ha i poteri che mostra ne La gola della morte (primo scontro tra Tex ed il Mefisto "canonico"), ma è comunque in grado di ricorrere all'ipnosi e di proiettare illusioni nella mente delle vittime designate, capacità dunque nettamente superiori a quelle mostrate ne L'eroe del Messico, in cui opera come spia al soldo dei messicani ed incontra faccia a faccia Tex per la prima volta. Da qui l'ipotesi, che personalmente caldeggio, che per un qualche motivo al tempo della guerra tra Stati Uniti e Messico Steve Dickart potesse essere regredito nelle sue conoscenze e capacità illusorie, limitandosi a banali numeri di magia da baraccone come copertura per la sua reale attività di spionaggio, per poi tornare a recuperarle ed accrescerle sempre più nei successivi scontri con Tex.
  4. In altre parole, per ricollegarmi a quanto detto nel mio precedente post e completare il concetto, qualora Nizzi a suo tempo abbia gestito male l'aspetto cronologico, fortunatamente c'è comunque margine di correzione e migliore contestualizzazione nell'excursus di Mefisto e, di riflesso, del resto della famigliola Dickart.
  5. Non si può neanche escludere che la frequentazione di Mefisto con Myriam abbia avuto luogo in un periodo in cui i fratelli Dickart non erano in contatto, magari antecedente a Lady Pinkerton. Al tempo stesso, secondo me è assai probabile che Mefisto e Myriam non si fossero propriamente sposati, non nel senso letterale del termine. In tale contesto, una volta ritrovatisi dopo la resurrezione Lily potrebbe aver usato un termine convenzionale, come si tende spesso a fare tuttora nella vita reale.
  6. @Diablero, devo essere onesto: la sequenza che hai buttato giù risulta talmente convincente che c'è quasi da sperare che il Bos la ricicli pari pari !
  7. Grossomodo quel che ho pensato anche io. Ipoteticamente, potrebbe anche aver perso i poteri mostrati in Pinkerton Lady in seguito a qualche avventura nei Regni Oscuri particolarmente agghiacciante, cui da neofita della magia nera non era ancora pronto.
  8. Interessantissima osservazione. Premettendo che, probabilmente, anche l'alone di mistero che a suo tempo GLB creò intorno a Mefisto deve aver contribuito al successo di tale antagonista, di primo acchito la spiegazione per l'odio che sin da La gola della morte Steve Dickart dimostra nei confronti di Tex (ovviamente cresciuto poi a dismisura sconfitta dopo sconfitta) potrebbe essere ricercata nei guai che, presumibilmente, questi deve aver passato in carcere dopo essere stato catturato dal Nostro in Messico (ricordiamoci che, in quanto spia e traditore del proprio paese, deve aver passato momenti assai brutti). A ciò, poi, potrebbe sommarsi l'aver perso di vista per circa trent'anni la sorella Lily, con cui ha dimostrato un buon affiatamento e verso la quale, a suo modo, ha mostrato di provare sincero affetto.
  9. Secondo me si portano una decina d'anni... O, almeno, così poteva essere fino alla morte di Mefisto, che dovrebbe averne determinato la cristallizzazione dell'età anagrafica (peraltro assai mal portata ).
  10. Fresco di lettura del terzo albo, ho trovato la storia procedere spedita, con Tex che si sta avvicinando pericolosamente alla verità (in tutti i sensi), sempre spalleggiato dal bonario lestofante Pedro, egregia spalla per l'azione ma anche per qualche momento di ilarità (lo si potrebbe quasi definire, ovviamente con le debite proporzioni, una sorta di Vecchio Cammello ante litteram ). Oltretutto, sono rimasto piacevolmente impressionato dal constatare che, come avevo in parte già intuito dalle anteprime dello Speciale Tex Willer in uscita a giugno, tra la storia che vi sarà pubblicata e questa vi è un nesso piuttosto consistente (non solo corsi e ricorsi mefistofelici fini a loro stessi, dunque), a testimonianza dell'intraprendenza ed anche delle ambizioni del Bos .
  11. Ergo, non credo di dire grossissime castronerie se ipotizzo che la storia potrebbe essere pubblicata al massimo per l'inizio 2024...
  12. Piuttosto sterile, direi, ed immagino piuttosto infondata, proprio come quella di recente mossa da Manfredi a proposito dell'utilizzo del termine "Bedlam"...
  13. E ti pare poco ..?? Anche io sono sempre stato roso dalla curiosità a tal riguardo, ma sono altresì fiducioso che prima o poi scopriremo anche questo (magari più prima che poi, chissà ...). Comunque sia, le mie aspettative per questo Speciale sono assai elevate, anche in virtù del fatto che a curarlo saranno due garanzie come Boselli e De Angelis. I disegni sono decisamente promettenti, ed anche la copertina di Dotti trovo sia piuttosto ad hoc.
  14. Per come ho potuto inquadrare Nizzi, ci puoi scommettere che rimarrà contrariato dal rispolverato della Tigre. Del resto, è fuori discussione che un antagonista del genere meriti un commiato ben più memorabile di quello che Nizzi gli riservò a suo tempo. Una storia che, alla prima lettura, io non trovai neanche male, salvo rivalutarla in negativo già a partire dalla successiva rilettura, con un approccio da lettore meno ingenuo e superficiale (credo non sia azzardato sostenere che, con la Tigre, Nizzi è riuscito a far impallidire anche il non riuscitissimo ritorno di Mefisto ).
  15. Io mi auguro fortemente che, qualora Mefisto dovesse morire al termine del mini ciclo, stavolta la sua dipartita sarebbe definitiva e senza ritorno. Una resurrezione, dati la caratura ed il background dell'antagonista, ci può anche stare, due sarebbero eccessive e stucchevoli persino per uno come lui . E, soprattutto, mi auguro che qualora morisse a Boselli o ad altri autori non venga l'idea di porlo ancora una volta in condizione di manipolare nuovi adepti direttamente dall'inferno. Nel caso dovesse invece nuovamente cavarsela, non mi resterebbe che augurarmi che la prossima volta sia antagonista di una storia ancora migliore, a patto di non abusarne (ma confido nel buonsenso del Bos ). Quanto a Yama, nel caso non dovesse subìre la medesima sorte del padre, spero piombi in una depressione così potente da non riprendersi mai più e non costituire più un pericolo, che tanto non riuscirà mai a stare alla pari col genitore . Potrebbe invece risultare stuzzicante, almeno a mio avviso, conservare in vita Lily Dickart, che secondo me ha intelligenza e determinazione tali da poter anche agire autonomamente quale antagonista e tessitrice di contorti intrighi (senza ricorrere alla magia nera, ovviamente, ma semplicemente facendo ricorso alla propria arte di dark lady).
  16. Due domande molto interessanti, alle quali mi auguro anche io che qualche ben informato possa rispondere al più presto . Soffermandomi in particolare sulla seconda domanda che hai posto, devo ammettere che è la prima volta che leggo una cosa del genere. Se ciò avesse fondamento, ciò spiegherebbe l'evidente dislivello tra il primo albo ed i successivi due e mezzo (i quali, purtroppo, ridimensionano di molto il livello complessivo della storia).
  17. Prima fatica texiana di Nizzi in sede di sceneggiatura, ed al contempo ultima ad avvalersi di Erio Nicolò ai disegni. Non solo metaforicamente, l'inizio e la fine che si incontrano e danno alla luce una storia nel complesso più che dignitosa, di impianto molto classico e contraddistinta da un'atmosfera piuttosto malinconica, che ritengo sia stata resa piuttosto bene dai disegni di Nicolò, come di consueto puliti ma dotati di una vena di tristezza. Al suo esordio, Nizzi ha gestito piuttosto bene Tex e Carson, mostrandoli abbastanza affiatati (nel rispetto della tradizione glbonelliana), nonché lasciandone trasparire il coinvolgimento emotivo dato dalla responsabilità di dover indagare sulle presunte malefatte che, dai primi riscontri, sembrerebbe aver perpetrato il loro vecchio amico Remington, ex colonnello dell'esercito divenuto ricco allevatore nel sud-ovest del Texas. Ben orchestrata anche e soprattutto l'indagine che i due pards portano avanti comunque con la massima serietà, pur con il proverbiale groppo in gola, il quale tuttavia si fa sempre più piccolo via via che viene emergendo la verità. Tex e Carson, difatti, pur intenzionati ad agire senza favoritismi nei confronti dell'ex amico nel caso questi si dimostrasse colpevole, fanno una fatica immane nel credere che Remington, che ricordano come una persona equilibrata ed un galantuomo, possa essere divenuto un prepotente privo di scrupoli e di onore, e fanno ancora più fatica a credere che una pur brutta caduta da cavallo possa averlo inasprito al punto da non voler vedere più nessuno, ad eccezione della giovane moglie. Alle loro deduzioni personali, si accompagna l'indignazione per la morte dei due contadini che, in una scena tra le più toccanti di sempre della serie, vengono travolti da una valanga d'acqua che non lascia loro scampo: la loro volontà di vederci chiaro, infatti, li porta a scoprire che la valanga è stata deliberatamente causata da mano umana. I sospetti iniziali, non occorre precisarlo, si addensano sul colonnello Remington, a detta dello sceriffo interessato ad espandere sempre più le sue terre, ma i due navigati pards ci mettono poco ad insospettirsi per il fatto che lo stesso sceriffo afferma di non aver potuto parlare con Remington, essendogli stato impedito dalla giovane moglie Dolores e, con determinazione ancora maggiore, dal sovrastante del ranch nonché fratello della vedova, Francisco. Come avviene almeno nove volte su dieci, quando Tex punta qualcuno e lo ritiene colpevole ci azzecca in pieno, e così avviene anche con Francisco: dopo aver inizialmente tentato di indurlo in errore, invero senza riuscirvi per via dell'intelligenza del messicano, il Ranger riesce a mettere sotto pressione Dolores apprendendo la triste ed imprevedibile verità circa la sorte del vecchio amico Remington, ucciso tempo addietro dallo stesso Francisco (in verità amante della donna) che, al posto dell'ex padrone, ha piazzato l'anziano padre di lei. Sopraggiunto il sovrastante, Tex non ha difficoltà nel batterlo in un improvvisato duello, ristabilendo la verità e provvedendo alla propria opera di giustizia. Da opportuno contraltare ad una trama così impregnata di drammaticità, al pari di quanto fatto da molti pards nei loro commenti anche io non ho potuto evitare di cogliere qualche accenno di comicità dato dai continui bonari battibecchi tra Tex e Carson, nonché dalla reazione di Carson che, tutt'altro che indifferente dinanzi al fascino di Dolores, non può o non intende trattenere la propria ammirazione. Momenti di ilarità ben dosati, ottimi per stemperare la tensione di una storia dalle tinte così cupe e pesanti.
  18. Ahiahiahiahiahi, curioso, eh? Ok, mi terrò la curiosità e pazienterò
  19. In questo primo pomeriggio, ho deciso di andarmi a rinfrescare la memoria su un altro degli autori texiani, in questo caso Nolitta, scegliendo questa storia che, non ho problemi ad ammetterlo, a me è sempre piaciuta pur nella sua palese atipicità. Inutile girarci troppo intorno, Nolitta in tale avventura riesce nell'intento di abbattere il paletto principe della texianità, ossia la sua imbattibilità (oltre all'infallibilità, per quanto il Ranger nolittiano sia notoriamente più fallibile), sfornando quella che, tuttora, possiamo definire l'unica da cui Tex esca sostanzialmente sconfitto, o almeno in cui ottiene una modesta e simbolica "vittoria di Pirro", se si vuol credere che riesce comunque nel suo scopo principale, che era quello di riportare il tenente Morrow a Fort Necessity (oltre, va da sé, a salvare la pelle, cosa che date le circostanze non era poi così scontata). Di questa storia, oltre ai sempre ottimi disegni di Ticci, in particolare io ho apprezzato l'ambientazione in un villaggio di baracche piuttosto squallido, sito in una terra di nessuno al confine tra Messico e Stati Uniti, abitato da fuorilegge di mezza tacca e derelitti di ogni sorta capeggiati da un avventuriero trafficone ed opportunista come Manuel Pedroza. Da questo luogo desolato, Tex e Tiger Jack si sono presi l'incarico di riportare indietro il tenente George Morrow, militare onesto ma disgustato e disilluso dai maneggioni della politica e dai loro degni compagni affaristi, al punto da essere prossimo a vendere il proprio brevetto per un nuovo tipo di fucile all'esercito messicano. La missione, posta in tali termini, non si presenta in sé neanche così difficile da portare a compimento con successo, così come Tex e Tiger non hanno l'aria di trovarsi davvero in pericolo in quel di Pequeño Paraiso (mai nome risultò tanto ironico, obietterei ), soprattutto dopo aver dato una delle loro dimostrazioni rimettendo in riga i soliti bulletti, tuttavia in questa occasione per una volta il destino decide di mettersi di traverso a Tex sotto deforma si un intero battaglione di soldados messicani, troppi persino per lui ed il fedele pard navajo, che oltretutto non esitano a prenderli a cannonate, non fosse per il tempestivo - ma non certo disinteressato - intervento dei pittoreschi abitanti di Pequeño Paraiso, Pedroza in testa, che decidono di far fuori i soldados ed intascare i soldi in origine destinati a Morrow. Tex ed i compagni, sotto la minaccia di un nuovo scontro armato ed a corto di munizioni, dopo alcuni attimi di palpabile tensione (resi graficamente in maniera ottimale da Ticci), decidono di abbozzare e tornarsene via. Una scena cui nessun lettore di Tex avrebbe mai pensato di assistere, sono io il primo a dirlo, ma considerate le circostanze credo che realisticamente sia stata la migliore decisione che Tex ed i compagni potessero prendere. Senza dimenticare che, fortunatamente, tempo dopo Tex provvederà a mantenere la promessa di farla pagare con gli interessi a Pedroza in quel capolavoro de La leggenda della vecchia missione. Perché Tex può anche toppare una volta, molto di rado, ma non toppa mai una seconda volta .
  20. Nessun prezzo da pagare soprattutto perché non ci sarà vittoria finale. Ci sarà invece il trionfo di Mefisto. Un trionfo particolare che non sarà sconfitta per i pard. Ma non fatemi parlare, ho già detto troppo. Riguardo all'ipotesi che Boselli possa decidere o avallare la decisione di far morire uno degli occasionali comprimari storici di Tex, anche io sono dell'avviso che una decisione tanto drastica e forte deve necessariamente scaturire da una forte esigenza di sceneggiatura, in altre parole deve essere un avvenimento di comprovato peso nell'economia di una qualsiasi storia di Tex. Altrimenti, se deve essere una decisione fine a sé stessa, utile solo a far sobbalzare dalla sedia alcuni di noi ed a scandalizzarne altri, tanto vale evitare anche di prenderla in considerazione en passant. Detto ciò, nemmeno io credo sopporterei se una decisione del genere dovesse essere presa ai danni di uno dei simpaticissimi forzuti della palestra Hercules, sempre pronti a menare le mani ma sempre leali, e soprattutto sempre pronti a farsi in quattro (o anche in otto, date le stazze di alcuni di loro ) per aiutare Tex ed i pards. Per quanto invece concerne l'epilogo di questo mini ciclo mefistofelico, non mi strapperei certo i capelli se a perire dovesse essere Mefisto o uno dei suoi consanguinei, fermo restando che sono aperto a qualsiasi soluzione, qualora questa fosse garanzia di ulteriori ed ancora più succosi capitoli della sfida Tex vs Mefisto. Inutile dire, però, che a tal riguardo mi sorge spontanea una domanda per la nostra @Letizia (sempre che lei possa/voglia rispondere) : nel suo ultimo post ha semplicemente espresso una sua ipotesi o c'è dell'altro?
  21. Ehm, ehm... Giusto, la seconda ..! Dimenticavo Il segno del serpente disegnata da Galep.
  22. Storia di impianto molto classico, forse un po' troppo per essere pubblicata su un Texone, ma che nel complesso risulta abbastanza piacevole da leggere, pur perdendosi un po' nel finale. Nulla di paragonabile alle storie dei suoi anni d'oro, dunque, tuttavia a Nizzi ritengo vada dato atto di aver complessivamente svolto un buon lavoro, mentre a dir poco ottima si può definire la prova ai disegni di Ricci (altra "anomalia" dell'albo, la prima volta che un disegnatore storico della serie illustra un Texone), con particolare lode alle raffigurazioni della Mesa Dorada e del Pueblo Perdido. Tex e Carson, invero, non si vedono costretti a fronteggiare antagonisti particolarmente agguerriti (pur facendosi trovare sempre prontissimi alla bisogna), tanto che si può affermare senza tema di smentita che, con ogni probabilità, spandano più sudore a causa del sole e del caldo infernale del deserto che nell'affrontare le tre o quattro brevi sparatorie cui li costringono il bieco rancher Jackson e la sua teppaglia. Per il resto, i due pards altro non devono fare che cavare dai guai la bella e giovane Malapay ed inseguire la cricca di Jackson fino alla meta, il famoso pueblo perduto dove è custodito un tesoro di inestimabile valore. Unico appunto di rilievo che ritengo di poter muovere a Nizzi in questa occasione, la scarsa caratterizzazione di Jackson e soci, mentre maggior cura è stata riservata alla contestualizzazione della vicenda (che, in effetti, avrebbe potuto rischiare di risultare un po' banale): la ricerca di tesori perduti è un classico dell'epopea western, in tale occasione a renderlo più interessante è che esso consista in oggetti sacri di oro ed argento che una compagnia di gesuiti aveva nascosto un secolo prima nel quasi inaccessibile pueblo - nascosto tra i picchi della Mesa Dorada - con l'aiuto dei Papago, con l'immancabile maledizione di matrice indiana, per quanto nei fatti avvalorata dalla presenza di un custode in carne ed ossa (insomma, forse più ossa che carne ) e delle immancabili quanto portiere trappole a difesa dei preziosi. Come accennato in apertura, il finale risulta forse un po' precipitoso e scontato, al contrario degli eventi che lo precedono i quali, invece, si svolgono con cadenza più oculata. Ho comunque trovato piuttosto suggestiva e significativa l'ultimissima sequenza, quando l'esplosione fortuita di un candelotto di dinamite provoca il crollo della parete di roccia sovrastante il pueblo, provocandone il seppellimento insieme al tesoro. Evento di un certo valore simbolico, che potrebbe stare a sottolineare come qualsiasi azione umana è in fondo sempre in balìa del caso.
  23. Dal mio punto di vista, se ciò che è stato detto negli ultimi post a proposito di determinati comportamenti di Guarino risponde al vero, qualsiasi commento al riguardo credo sia superfluo.
  24. In effetti, sarebbe stato più di effetto.
  25. Ogni rilettura di questo Texone me ne fa ogni volta rivalutare al rialzo la qualità: trama di ampio respiro, curata da Mauro Boselli nei minimi particolari, grazie all'ottima gestione delle due principali sottotrame che si svolgono in parallelo e senza ostacolarsi a vicenda, valorizzata dall'ottima prova d'esordio ai disegni di Alfonso Font, capace di districarsi con la medesima maestria dagli sconfinati spazi del Sudovest alla tentacolare e caotica San Francisco, e di conciliare il suo classico tratto che fa molto "brutto, sporco e cattivo" con una oculata caratterizzazione dei personaggi con cui Tex e Carson hanno a che fare, dal pard d'occasione Mitch Anderson ai Regolatori (mi sovvengono, in particolare, le caratterizzazioni della faccia da schiaffi di Micky Cohen e del funereo Bud Miller, oltre che dell'affascinante ed ambigua Vedova). Decisamente atipici, per quanto al contempo ben presenti nella saga e nella realtà storica del Vecchio Ovest, gli avversari per i nostri due pards: nientemeno che un'associazione di sicari a pagamento dotata di organizzazione capillare, con radici in tutto il West, se non in tutti gli Stati Uniti, abili e spietati nell'onorare i contratti di morte da essi sottoscritti, nonché bravi nel nascondersi agli occhi della legge grazie a comprovate capacità di agire con discrezione e sottotraccia, spesso nascondendosi dietro attività legali. La strada di Tex e Carson, implicati nella caccia a questi spietati assassini dopo che alcuni di loro hanno quasi ucciso Kit e Tiger Jack (che si trovavano per caso sul luogo di uno dei loro eccidi), si viene ad incrociare con quella del giovane Mitch, abile pistolero anch'egli sulle tracce dei Regolatori, colpevoli di avergli ucciso il padre dieci anni prima. Dopo averlo incontrato una prima volta in Colorado, ove il ragazzo riesce a farsi arruolare tra i Regolatori solo per arrivare a tiro di Micky Cohen (uno dei quattro assassini di suo padre) e propiziarne la morte, i due pards lo rincontrano tempo dopo a Frisco, dove Mitch è alla ricerca di Larry Dude, altro pezzo grosso dell'associazione ed altro responsabile della morte del padre. Se fino a questo momento Tex e Carson hanno di fatto giocato di rimessa, mancando sempre di un soffio la possibilità di approfondire la conoscenza di Mitch, grazie a fortuite quanto tragiche circostanze - in primis un attentato ai danni loro, di Lefty Potrero e di Tom Devlin, che resta ferito - riescono nella sostanza a prendere le redini della vicenda, dapprima salvando Mitch dalle affascinanti grinfie della Vedova (alias Lisa, anch'ella a suo tempo coinvolta nell'omicidio del padre del ragazzo), e grazie a lui riescono a risalire a Dude, acciuffandolo nella fumeria d'oppio che usa come base operativa - molto glbonelliana la rissa che i due pards ed i forzuti della palestra Hercules vi scatenano - e riuscendo a carpirne alcuni dettagli che si rivelano fondamentali per individuare il rifugio del gran capo dei Regolatori, tale mister Boydon. Questi, individuo all'apparenza mingherlino e tale da poter passare tranquillamente per un banale commerciante, dirige l'organizzazione da un'isola al largo della Baja California, ambientazione quanto mai azzeccata che sa molto di spy story alla James Bond, dove si svolge la fase conclusiva e decisiva della vicenda, in un crescendo di adrenalina ed emozioni. La sparatoria che nasce tra i Nostri - cui si è aggiunto l'agente di polizia Tony Bamonte - è, effettivamente, uno dei momenti più "forti" dell'intera storia, tale da porre in secondo piano anche l'azione e le sparatorie in quel di Frisco: un pistolero dietro ogni angolo dell'imponente magione, colpi di pistola a getto continuo e repentini ribaltamenti di fronte, ma soprattutto ulteriori emozioni. Mitch riesce a risultare decisivo per neutralizzare Bud Miller - anch'egli sulla sua lista - e, soprattutto, con la morte della Vedova (quarta ed ultima degli assassini del padre) viene a conoscenza di un'insospettabile verità: anche suo padre era stato un Regolatore, per poi cercare di redimersi e venendo a causa di ciò ucciso dai quattro su ordine di Boydon, su fratello; la Vedova, innamorata di Clive Anderson ma al contempo ligia all'incarico affidatole, pur notando la presenza del piccolo Mitch aveva provveduto a salvargli la vita tacendo la circostanza ai complici. Pura accademia l'epilogo della storia, in quel di Città del Messico, ove Tex, Carson e Mitch riescono infine ad acciuffare Boydon, alias Nobody, alias Yuri Gromek, assicurandolo alla giustizia messicana e chiudendo la lunga ed affascinante vicenda. Mitch, ottenuta la sua vendetta, capisce cosa possa comportare una vita tra sparatorie ed omicidi, e decide di seguire l'esempio del padre scegliendo una tranquilla vita da rancher nel New Mexico.
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.