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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
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Everything posted by juanraza85

  1. Il Tex in copertina ricorda effettivamente quello di Galep, sia nella postura che nello sguardo, con tanti di sfondo sobrio e senza fronzoli. Allo stesso modo, sembrano stilisticamente inattaccabili i disegni di Palumbo, con evidenti rimandi a Diabolik nelle espressioni dei personaggi. Dal breve sunto in presentazione, la trama sembra intricata al punto giusto da non risultare troppo prevedibile, per confido che Rauch non ci deluda.
  2. Ho una piccola curiosità personale che vorrei soddisfare. Nel momento in cui Andreev rievoca la spedizione che il padre ed Olav effettuarono nella regione più remota della Siberia, fa cenno ad un misterioso oggetto piantato nel ghiaccio: io, automaticamente, sono stato portato ad associare tale passaggio alla storia di alcune misteriose cupole interrate nella tundra siberiana, la cui esistenza è stata ed è sostenuta sia dalle popolazioni locali che da vari studiosi. Probabilmente anche altri di voi hanno sentito o letto di tale vicenda, e sarei curioso di sapere se anche altri nel leggere l'albo in quel passaggio abbiano pensato la stessa cosa.
  3. Non sarà un capolavoro, su questo non ho difficoltà a concordare, ma in questa storia c'è comunque tutto il Tex di GLB: deciso, risoluto, sfrontato e pronto a tutto perché trionfi la Giustizia, capace di essere tanto letale con la colt quanto sferzante con l'ironia che riserva agli antagonisti di turno, su tutti il boss Tom Clebber. Da applausi anche i dialoghi che GLB imbastisce tra Tex e Carson e, successivamente, coinvolgendo anche Kit e Tiger, che entrano in scena in un secondo momento: dialoghi pieni di tanta ironia e tante frecciatine, specie in riferimento all'età relativamente avanzata del Vecchio Cammello (ed a ben rifletterci, arrivare al mezzo secolo nel Vecchio West doveva essere tutt'altro che un traguardo banale), elementi che però denotano senza tema di errore il grande affiatamento che contraddistingue il quartetto, caratteristica che si palesa in maniera ancora più evidente nei momenti in cui i Nostri devono dare la parola alle armi. Poggiando su fatti che hanno attinenza storica, pur concedendosi qualche licenza, GLB inserisce Tex in un contesto assai spinoso: la boom town di Canyon Diablo, sorta presso i lavori interrotti di una ferrovia, è preda della più totale anarchia, cui nessuno dei precedenti quattro sceriffi hanno saputo porre rimedio (hanno fatto tutti e quattro una brutta fine), e la dislocazione delle baracche rende pressoché impossibile il prosieguo dei lavori. Da qui la richiesta, avanzata direttamente dal gran capo della compagnia che intende completare il tracciato, affinché Tex si rechi sotto falso nome a Canyon Diablo e si faccia appuntare sul petto la stella di sceriffo (contraddistinta da un evidente buco di proiettile), col fido Carson a fargli da vice. Alleatisi con la parte onesta della cittadina, Tex e Carson non tardano ad entrare in urto con la cricca criminale che spadroneggia, naturalmente a proprio modo, ossia senza attendere al varco gli avversari ma provocandoli deliberatamente ed in maniera abbastanza pesante, minandone i nervi e, di fatto, anche i rapporti intestini, tanto che il gran capo Tom Clebber viene financo gabbato da tre suoi sottoposti, senza che alcuna contromossa attivata si riveli efficace per contrastare i Nostri: nessuno dei killer più o meno professionisti incaricati di saldare il conto ai pards ha infatti fortuna, ed ancora peggio va al piccolo esercito assoldato nel gran finale da Clebber, letteralmente schiantato da un treno lanciato in corsa su richiesta di Tex (senza eccessivo dispendio in termini di vite umane, invero) insieme alle baracche abusivamente costruite sui binari, compreso il saloon Devil's Luck di proprietà dello stesso Clebber. Pur non valorizzandoli più di tanto sul piano individuale, GLB lavora bene sui delicati equilibri e sulle farraginose dinamiche su cui regge la cricca di Clebber, unita ed affiatata fin quando gli affari prosperano, ma fatalmente pronta a sfaldarsi, tra tradimenti e defezioni, ai primi segnali avversi. Buona, nel complesso, anche la prova ai disegni di Galep e Muzzi, che tenta dal canto suo di adeguarsi il più possibile all'illustre collega, benché magari si denoti qualche imprecisione qua e là.
  4. Stamani ho finalmente potuto leggere il primo albo della riproposizione della storia di Tex contro El Diablo, che sinora mi sembra che Boselli abbia voluto impostare diversamente rispetto alla precedente riproposizione della Mano Rossa, ma al contempo nel pieno rispetto dell'originale. Gli eventi nella versione bonelliana si svolgono difatti in maniera diversa rispetto alla storia di GLB, risultando a me anche più "snella" nello scorrimento, senza tralasciare elementi di completamento che hanno fatto il resto, oltre all'ottima valorizzazione garantita dai disegni di Brindisi sul comparto grafico.
  5. Buona storia, ma ben lungi dal poter essere definita eccezionale. Nizzi imbastisce una trama fatta di intrighi e cospirazioni mescolati ad elementi più puramente western, come la location e le sparatorie di rito, che nel complesso funziona abbastanza bene, ma a mio avviso risente di un paio di forzature di sceneggiatura che non fanno fare una gran figura a Tex e Carson, che si ritrovano per puro caso costretti a lottare per impedire un attentato alla vita del presidente degli Stati Uniti, in viaggio elettorale a Santa Fe. La mia prima perplessità si solleva già nelle prime pagine, allorquando i due pards ingaggiano battaglia con tale Kelly Wales e la sua banda, freschi di assassinio di due agenti Pinkerton. I banditi, persi due uomini, decidono di telare, e se la decisione di Tex e Carson di non gettarsi subito sulle loro tracce ci può stare (meglio, oggettivamente, verificare la possibilità di raccogliere indizi sul posto), assai meno logica la decisione dei due di attraversare un ponte pur prevedendo la possibilità che i banditi possano essersi appostati nei pressi per farli secchi; la qual cosa puntualmente si verifica, e i Nostri se la cavano solo grazie alla loro esperienza e ad un pizzico di buona sorte, col solo Wales che riesce a sfuggire alle loro colt. Pericolo scampato, i due giungono a Santa Fe dove, poco per volta, iniziano ad apprendere i contorni dell'attentato, o almeno così credono, poiché gli organizzatori materiali - Barry Wallace ed Ernie Kennan, che invero non sono valorizzati più di tanto - non li perdono mai d'occhio e pensano bene di spedirli su una falsa pista, facendo loro ritrovare Kelly Wales fresco cadavere e con in tasca una mappa della zona con falsi indizi dentro una capanna da poco darà alle fiamme. E da qui sorge la mia seconda perplessità: Carson fa subito notare a Tex l'anomalia del fuoco evidentemente acceso da poco e, di conseguenza, dell'alta probabilità che l'assassino sia ancora nelle vicinanze, ma Tex di fatto glissa e trascura di provare ad acciuffare il killer (Wallace, che in effetti resta nei pressi a spiare le loro mosse). Altro elemento della scena secondo me un po' forzato risiede nella mappa collocata nella tasca del defunto Wales: difficile che un tizio andasse a spasso dentro una baracca con una mappa in tasca, per cui strano per non dire assurdo che, già in quel frangente, Tex e Carson non sospettino che possa essere un depistaggio (come in effetti è). Difatti, il vero attentato è destinato ad avvenire nella main street di Santa Fe, ad opera di un insospettabile killer (per quanto, la copertina di Una pallottola per il presidente è di per sé piuttosto rivelatrice), e solo grazie ad una confidenza di Ely Parker Tex e Carson - nel complesso abbastanza simbiotici e paritetici, nel bene e nel male - scoprono che a sparare al presidente debba essere un ex ufficiale dell'esercito "non vedente" (in realtà, ovviamente, un impostore che aveva prima provveduto ad eliminare il vero capitano Grady, effettivamente non vedente). Il resto della storia è pura accademia, con i due pards che dapprima neutralizzano il killer appena in tempo e poi, con l'aiuto del servizio di sicurezza e del cronista Martin London, smascherano Wallace e Kennan, tramite i quali risalgono ai mandanti comodamente in attesa in quel di Washington (uno dei quali preferisce il suicidio all'arresto), e sulla vicenda cala il sipario. Tale storia, come già detto buona ma non eccezionale, risulta comunque valorizzata anche dagli ottimi disegni di Civitelli, come di consueto un perfetto mix di essenzialità ed accuratezza.
  6. @Letizia, so perfettamente che l'icona dell'occhio serve a nascondere i contenuti che è meglio non spoilerare. Il punto è che, per ora, voglio tenermi a freno di mia volontà per non rischiare di rovinare la lettura a nessuno 😉
  7. Acquistato e finito di leggere da poco il secondo albo di questa avventura, che conferma le buonissime impressioni che avevo già tratto dalla lettura del numero precedente. Non dirò troppo per non spoilerare nulla, dico solo che nonostante qualche ulteriore indizio inizi ad affiorare il mistero si sta infittendo ancora di più, con tanto di rimandi anche ad un'altra vecchissima storia di Tex. Magari, tra qualche giorno, potrò azzardare qualche considerazione un po' più esplicita.
  8. Neanche qui a Chieti, dove mi sono potuto consolare con l'uscita di Dampyr quattro giorni dopo la data prevista 😅. Con ciò sia chiaro che non intendo spaventare nessuno di voi pards, intendiamoci bene. E' solo per sottolineare una volta di più come la distribuzione nelle edicole degli albi SBE è curata da chi ne ha l'appalto in una determinata zona d'Italia, e chi si occupa della distribuzione è di fatto libero di gestirla come vuole. Credo che il pard @San Antonio Spurs, che tra le tante cose è anche edicolante, possa confermare ed eventualmente circostanziare meglio 😉.
  9. Sono tornato questo pomeriggio a rileggere, a distanza di anni, questa storia, che idealmente a me piace considerare la terza e - almeno per ora - ultima parte di quella sorta di trilogia a suo tempo intrapresa con La grande invasione. I miei ricordi erano più che positivi, e la rilettura non ha potuto che riconfermarli in toto, aiutandomi anzi a coglierne ed apprezzarne ulteriori sfumature, su tutte la superlativa valorizzazione della figura di Jethro da parte di Boselli, abilissimo nello scandagliarne la personalità e riproporla lungo le pagine, al punto da ergerlo di fatto - e con pieno merito - a vero e proprio coprotagonista dell'albo al pari di Tex (assai significativa, in tal senso, la scelta di fare rievocare direttamente a lui le drammatiche circostanze che anni prima lo videro coinvolto al fianco di Tex e Glenn Corbett poco dopo la fine della scorreria dei Comanches). La raffigurazione che Boselli fa dell'ex galeotto di colore, infatti, non solo compensa alla grande il limitato approfondimento del suo personaggio nella sua precedente apparizione, ma inoltre ne illustra compiutamente l'indole al contempo orgogliosa ma al contempo non avventata, desiderosa di giustizia per la morte della prima moglie ma non disposta a perseguire una vendetta cruenta e fine a sé stessa, così come non disposta a chinare la testa e rassegnarsi alla mentalità iper razzista del natìo Mississippi (assai ben riuscita, a tal proposito, la contestualizzazione della vicenda in una tale atmosfera, che fornisce un esauriente affresco del Sud nell'immediato dopoguerra). Relativamente in ombra rispetto alla precedente apparizione, invece, l'ex jayhawker Glenn Corbett, di cui comunque è ben illustrato il carattere sempre focoso ed ancora in via di "assestamento" dopo la grazia ricevuta per i meriti acquisiti contro i Comanches a Fort Quitman: lungi dall'essere diventato un agnellino (il che, d'altronde, oltre a risultare stucchevole avrebbe pressoché rovinato il personaggio), si contraddistigue per un temperamento tendenzialmente impulsivo e violento, oltre ad una spietatezza di fondo nei confronti dell'avversario, seppur al netto di una nobiltà d'animo che sovente emerge. Tex, dal canto suo, è il leader incontrastato dell'inconsueto terzetto, sempre pronto a correre rischi ed a cacciarsi nei guai per il bene di un amico, o di chiunque sia in difficoltà, e sempre in grado di trovare una soluzione a qualsiasi inconveniente, persino nel frangente in apparenza più inestricabile. Lo dimostra ampiamente, dapprima decidendo di sobbarcarsi una lunga e faticosa trasferta sin nel lontano Mississippi, ed una volta sul posto adoperandosi con determinazione affinché Jethro abbia piena giustizia degli assassini del fratello e della prima moglie, vigliacchi della peggior specie che, sotto il travestimento tanto inquietante quanto teatrale da "klansmen", si mostrano per quel che sono, feccia razzista inconsistente e capace di commettere prepotenze solo a danno di persone inermi senza neanche mostrare i propri volti (altro che le scemenze del capo Doc Bean, secondo il quale i lenzuoli rappresenterebbero le anime dei patrioti sudisti morti per la causa secessionista), non a caso caratterizzati con sufficienza dal Bos. Più interessante ed accurata la caratterizzazione di Landon Stevens, in realtà il vero nemico, assai teatrale nell'ostentare volontà di riappacificazione con Jethro ma non così abile da ingannare Tex e compagni, abili a rintuzzare il suo tentativo di farli fuori (prendendo vigliaccamente in ostaggio la bella Mary). E, pur nella brevità dell'epilogo contro la marmaglia guidata diversi anni dopo da Isaac Crane contro Jethro nello Utah (dove l'ex schiavo si era nel frattempo trasferito), Tex riesce a fare la sua bella figura correndo coi pards in aiuto del vecchio amico e sventando con facilità l'attacco ordito ai suoi danni. Assai felice anche la scelta di assegnare i disegni di una storia dai contenuti e dai contorni così rudi a Mastantuono, il cui tratto ne esalta ulteriormente l'atmosfera pesante, per quanto personalmente non riesco proprio a farmi piacere la sua rappresentazione di Corbett, estremamente diversa dall'originale di Marcello.
  10. Oltretutto, fu un acerrimo nemico dei Navajos, tra i promotori della cosiddetta "Lunga Marcia", ossia lo spostamento di massa forzato della tribù dai territori natii (l'attuale riserva) alla riserva di Bosque Redondo nel New Mexico.
  11. Condivido, con la sola differenza che io al contrario mi sto via via rileggendo prima le vecchie versioni e poi le nuove.
  12. La cosa non mi sorprende affatto e conferma le mie ipotesi al riguardo. Diventa sempre più probabile anche l'ipotesi che il n. 100 chiusa la prima avventura con Montales.. Ottime notizie entrambe. Partendo dalla prima, ben vengano quattro albi se le aggiunte che Boselli apporterà serviranno, come confido, a rendere più completa e circostanziata la riproposizione della storia di Tex contro El Diablo. Quanto alla seconda, più che altro una ipotesi invero, è inutile dire che chiudere la prima storia di Tex con Montales col numero 100 sarebbe davvero molto suggestivo ed avrebbe un certo valore simbolico.
  13. Una nuova avventura di Tex nel cupo contesto della Guerra di Secessione, che si trascina col suo carico di odii e rancori sin nel "presente" texiano, col Nostro che dapprima ricorda gli avvenimenti passati e poi risolve una volta per tutte i conti in sospeso. Tutti elementi, questi, assai cari a Boselli, da cui trae una vicenda che, al pari delle altre storie di Tex ambientate nella guerra fratricida americana, non lesina un carico di enorme fascino misto ad amarezza, ovviamente con tanta azione e con un grande lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi con cui Tex ha a che fare, in particolar modo gli antagonisti: autentiche carogne, ma a loro modo animati da un ideale tale da sfociare, talvolta, nel fanatismo. Un contributo non irrilevante all'ottima resa dell'impianto imbastito da Boselli è dato certamente dai disegni "brutti, sporchi e cattivi" di Mastantuono, sempre in grado di enfatizzare al meglio storie dal canovaccio piuttosto crudo e spiccio. Nel primo anno della guerra, Tex e l'allora inseparabile Damned Dick vengono incaricati dal capitano Dark di unirsi sulla chiacchierata compagnia J, formata in massima parte da Jayhawkers del Kansas, agli ordini del capitano Jude West, con lo scopo di indagare su di loro. Impossibile rimanere indifferenti dinanzi alla figura del capitano West: individuo indubbiamente carismatico, poco avvezzo alla forma, letteralmente venerato da molti dei suoi uomini più fedeli, ma al contempo anche molto poco dotato di senso dell'onore. In altre parole, più capobanda che militare (con la scusa di essersi fatto le ossa nella guerriglia contro i bushwackers sudisti), come Tex e Dick non tardano a scoprire, dovendo assistere alle prepotenze dei loro cosiddetti "commilitoni" ai danni della pacifica comunità di Glendale, nel Missouri, colpevole di essere per la maggior parte simpatizzante del Sud. Il passo è sin troppo breve perché, falsamente accusati di sedizione, Tex e Dick si ritrovino contro l'intera compagnia J, in particolare i fanatici Abe Lewis e Corky (fedelissimi di West), ma potendo contare sull'aiuto dell'onesto tenente Stacy Robbins, grazie al quale riescono infine ad avere la meglio senza, tuttavia, mettere le grinfie su West (anche perché aiutato nella fuga da Corky e Lewis, che in un atto di estrema fedeltà arriva addirittura a farsi passare per il suo comandante). Anni dopo, West si ripresenta a Glendale in compagnia della banda nel frattempo formata, con l'ausilio di ex nemici giurati come il bushwacker Rhett Corrigan, mostrandosi definitivamente per il volgare bandito che è sempre stato, rapinando la banca ed uccidendo innocenti. Tex, chiamato al pari di Dick in aiuto da Robbins, porta con sé i pards al gran completo che, invero, non faticano granché (tutto è relativo, ovvio) ad avere la meglio sulla marmaglia agli ordini di West e Corrigan, sui quali cala definitivamente il sipario per opera dei Nostri, in un'anonima fattoria abbandonata per una fine ingloriosa che sa un po' di metafora.
  14. Degna conclusione di questa storia che va ad integrare più che bene, e senza stravolgerla in alcun modo, l'originale griffato GLB. Una superba prova di forza, quella che ci regala il giovane Tex Willer, che con determinazione ed un pizzico di teatralità, oltre che grazie all'aiuto di tutori dell'ordine disposti a concedergli il beneficio del dubbio, sbaraglia la Mano Rossa (o meglio, le "due Mani Rosse") e, soprattutto, pone la prima pietra per il tanto atteso salto della barricata. Boselli ha svolto un ottimo lavoro di integrazione, contestualizzando la vicenda abbastanza esaustivamente, ed almeno per quanto mi riguarda dissipando qualsiasi perplessità potesse esserci riguardo la riproposizione di questo ciclo di primissime storie di Tex su questa serie (lecito aspettarsi, quindi, che l'avventura contro El Diablo e quelle che la seguiranno saranno sui medesimi standard).
  15. In questa storia di Tex, senza alcun dubbio tra le migliori negli oltre 75 anni di vita editoriale, a farla da padrona incontrastata è l'epicità. Quella tipica epicità che non solo si può leggere, ma si può nitidamente percepire vignetta dopo vignetta, pagina dopo pagina, lungo la lettura di tutti e tre gli albi. Un risultato merito della sceneggiatura di Boselli, abilissimo a plasmare una trama avvincente e circostanziata al meglio, narrata da Tex in flashback (uno dei cavalli di battaglia del Bos), contestualizzando le peripezie e le imprese di un pugno di uomini e donne coraggiosi in fuga dalla Grande Scorreria dei Comanches, e valorizzata egregiamente da un'altra prova superlativa del compianto Marcello, persino più attento del consueto nel curare anche il minimo dettaglio delle sue tavole (chissà come mai, del resto, almeno tre delle storie più memorabili della saga hanno i suoi disegni). Impegnato nella non facile missione di mettere in salvo più coloni possibili dalla scorreria intrapresa dai bellicosi ed irriducibili Comanches, Tex si ritrova a condurre alla salvezza una dozzina di coloni e sei condannati ai lavori forzati, tra le mille difficoltà ed i mille imprevisti che inevitabilmente si presentano in simili circostanze; costretti più volte a fuori programma ed a veri e propri cambi di programma, i membri dell'improvvisata carovana si dirigono infine verso Fort Quitman, trovandolo però abbandonato, dove si ritrovano improvvisamente assediati da circa un migliaio di Comanches. Pur senza averlo voluto, ed al prezzo di molte vite, hanno qui modo di dare un contributo fondamentale, respingendo l'assalto dei nemici e resistendo stoicamente fino al ritorno della guarnigione, di fatto salvando un Texas ancora semiselvaggia da fine certa, sotto la guida determinata di Tex, al contempo oculato e disposto a correre rischi. Il Tex di questa avventura è sicuramente uno dei migliori di sempre: carismatico, sempre deciso, sempre determinato, sempre pronto a rischiare in primissima linea, sempre in grado di prendere la decisione giusta (poi è chiaro che neanche lui avrebbe potuto prevedere l'assedio di Fort Quitman), emerge distintamente quale leader indiscusso e punto di riferimento imprescindibile, sia in occasione dei vari imprevisti, sia in occasione di decisioni non facili da prendere (nello specifico, togliere le catene ai forzati e successivamente dare loro un'arma), sia soprattutto durante il drammatico attacco dei Comanches al forte, quando la determinazione che mostra funge da sola ad infondere fiducia negli altri, facendo in modo che non si diano per vinti. Perché tale impresa riesca, tuttavia, si rende necessario l'arrivo dei soldati di stanza ad El Paso, avvertiti da Glenn Corbett, il tipico eroe che non ti aspetti. Se già con la caratterizzazione dei galeotti, scandagliati abbastanza a fondo nella loro psiche, Boselli svolge un ottimo lavoro, con Corbett in particolare egli tocca punte ancor più elevate: personaggio contraddittorio, almeno in apparenza senza etica né morale, sinceramente legato solo all'inseparabile amico Kirby Doyle, dà più volte prova di essere un combattente provetto seppur cinico, e soprattutto ha il grande merito di mantenere il livello di tensione altissimo fino alla fine, per via dell'ambiguità che lo contraddistingue letteralmente sino all'ultimo. In apparenza, fugge dal forte insieme al soldato Madsen (una vera carogna) con la promessa di condurlo in salvo in Messico, in realtà con l'obiettivo di darlo in pasto al nemico per assicurarsi via libera e recarsi oltre il Rio Grande, ma non per eclissarsi bensì per andare in cerca dei soccorsi. Un personaggio senza dubbio perennemente in bilico tra Bene e Male, estremamente riuscito, che trova infine il modo di riscattare i passati errori salvando Tex la maggior parte degli altri compagni di viaggio, guadagnando la loro stima ed eterna riconoscenza.
  16. Premesso di ritenere la scelta finale assolutamente condivisibile, io avrei trovato altrettanto adatta la prima bozza, ossia quella con Tex, Kit Carson e Gros-Jean in primo piano. La seconda opzione, con Tex e Gros-Jean in primo piano ed una masnada di lupi sullo sfondo, pur assai suggestiva, è a mio modo di vedere un po' troppo enfatica per il primo albo di una avventura. Un'impostazione simile la vedrei più consona per un albo conclusivo
  17. Altre volte, in realtà, si è accennato ad adulteri nella saga di Tex. Mi vengono in mente la moglie del maggiore Parker che - ci è stato narrato - lo tradiva col capitano Loraine ne La maschera dell'orrore, o la moglie del rancher Longford che se la intendeva col soprastante - anche questo ci è stato narrato - ne I fratelli Donegan. L'adulterio di questo Maxi, al massimo, potrebbe essere il primo ad essere stato esplicitamente sdoganato. Facendo così crollare un ulteriore tabù .
  18. La penso più o meno allo stesso modo, nel senso che credo che la ragione principale del (presunto) dirottamento delle ultime storie di Nizzi sui Maxi sia da imputarsi soprattutto alle polemiche da lui mosse, per quanto la qualità media delle medesime storie sia dal mio punto di vista alquanto modesta, improntata ad una piattezza e ad una prevedibilità delle sceneggiature quasi stucchevole. Ne La città che scotta, invece, Nizzi a mio parere è riuscito a realizzare una trama nel complesso dignitosa e persino gradevole da leggere, sia pure al netto di una successione un po' telefonata degli eventi che, a cominciare dall'idea primordiale dell'amico nei guai che chiede aiuto a Tex, l'autore sembra aver pescato qua e là in molte storie passate, da Tex e pards che si rendono irriconoscibili per forzare la mano alla Giustizia, passando per azioni di guerriglia che non fanno vittime, per terminare col rapimento di una fanciulla da parte dei lestofanti di turno. Per tacere di quelli che, a mio avviso, sono errori piuttosto evidenti: dapprima, la famiglia dell'amico di Tex ASSENTE a quella che avrebbe dovuto essere l'esecuzione capitale pubblica del figlio ingiustamente condannato (quale miglior modo per indirizzare su si sé i sospetti 🤔??); non da meno, l'attacco a testa bassa che Tex guida contro il quartier generale dei nemici pur SAPENDO che questi tengono in ostaggio la figlia dell'amico..!! Eppure, ripeto, Nizzi stavolta ha saputo conferire alla storia un pizzico di brio che sembrava aver smarrito nelle sue più recenti prove, nonostante i già citati errori e le già citate soluzioni riciclate, o forse paradossalmente proprio per loro "merito" (le altre sue recenti prove erano sostanzialmente prive di topiche così evidenti, ma talmente piatte da sembrare i temi di uno scolaretto di medio rendimento delle elementari).
  19. La terza, ti è sfuggita la storia pubblicata sui n. 701-702 della regolare, la regina dei vampiri, su testi di Manfredi. Se non l'hai letta recuperala, ne vale la pena. L'avevo semplicemente dimenticata, ma comunque a suo tempo l'ho letta .
  20. Una volta tanto ho avuto la gioia di poter acquistare il mensile con un giorno di anticipo, ed alla mia gioia si è aggiunta la soddisfazione di aver potuto leggere un albo davvero piacevole, dalla funzione essenzialmente introduttiva di quel che leggeremo nei due successivi e presumibilmente più movimentati capitoli, in cui Boselli contestualizza bene quel che il quartetto al gran completo si accinge ad affrontare e non lesina qualche gradito colpo di scena. Mi sono molto piaciuti anche i disegni di Bocci, colonna dampyriana alla sua prima prova probante sulle pagine di Tex (la seconda, se si considera la breve col Morisco), che con un opportuno gioco di chiaroscuri caratterizza bene sia i Nostri che i personaggi di contorno, oltre all'ambiente circostante.
  21. Sono anch'io freschissimo reduce dalla lettura del Maxi, e pur dovendo premettere di aver tratto la sensazione di aver avuto a che fare con qualcosa di già letto, né tantomeno di aver avuto tra le mani due capolavori, mi preme al contempo precisare di poter definire entrambe le storie nel complesso abbastanza dignitose. La città che scotta, sceneggiata da Nizzi secondo il canovaccio a lui tanto caro del vecchio amico nei guai che contatta Tex ed i pards, ricorda in virtù di ciò tante altre vecchie storie del Ranger da lui scritte, per molti versi risulta abbastanza prevedibile e potrei segnalare almeno un paio di passaggi a vuoto a mio avviso piuttosto evidenti (lo farò però in una prossima occasione, onde evitare prematuri spoiler), ma nel complesso si lascia leggere scorrevolmente ed a conti fatti a mio giudizio è meglio di tante recenti uscite griffate Nizzi. Quel che invece non riesco proprio a farmi piacere sono i disegni di Torti, che con rispetto parlando continuo a ritenere totalmente inadeguati e decontestualizzati sulle pagine di Tex. Nel leggere L'alleato misterioso, invece, ho percepito nella sceneggiatura di Serra - su soggetto di Civitelli - ispirazioni piuttosto boselliane, più specificamente tratte da una delle sue storie più particolari (per gli stessi motivi di cui sopra, non specificherò ora quale). Una storia tutto sommato gradevole e piuttosto breve, che io definirei più opportunamente "una storia breve in bianco e nero ed un tantino dilungata", figlia di una sceneggiatura che poggia su una base classica con elementi che in parte la scompaginano, ben valorizzata dal buon lavoro della Mandanici ai disegni (buona caratterizzazione grafica dei personaggi e cura dei dettagli).
  22. Dalle anteprime, La città che scotta si preannuncia di impostazione assai classica, riprendendo il classico tema - piuttosto caro a Nizzi - di Tex che accorre in aiuto di un vecchio amico che ne richiede la presenza per uscire da un brutto guaio, un po' meno scontata promette di essere L'alleato misterioso, per via del segreto di cui costui ci viene detto essere depositario (non resta che confidare che Serra abbia saputo giostrare bene questa variabile). Non mi convincono granché i disegni, né quelli di Torti né quelli della Mandanici, entrambi dal mio modesto punto di vista tendenti un po' troppo al caricaturale. Di primissimo acchito, inoltre, ho anch'io avuto l'impressione che in realtà il loro autore fosse uno solo. Spero, quando avrò tra le mani l'albo, di poterli almeno in parte rivalutare.
  23. Quella del "profeta" sobillatore di rivolte è una figura che Nolitta ha usato sia su Zagor (Mohican Jack) che su Mister No (Il profeta). Evidentemente era un argomento che gli stava a cuore. La figura del "profeta", inteso come leader carismatico che viene talvolta più o meno sottilmente manipolato da altri, è in generale piuttosto ricorrente nella letteratura o anche nel cinema, in quanto piuttosto versatile.
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