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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
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Everything posted by juanraza85

  1. Nulla da fare: ci sono storie che, per un qualche motivo, ogni volta che torni a rileggere tornano a trasmetterti sempre le medesime sensazioni ed emozioni. Una di queste è, appunto, I diavoli rossi: una storia di ottimo livello ma non certo un capolavoro assoluto, eppure in grado, con ogni probabilità proprio perché trasuda epopea western da qualsiasi angolazione la si analizzi, di lasciare il segno. Quasi un paradosso, se in aggiunta si considera come in sede di sceneggiatura Nizzi non brilli per inventiva ed originalità (si limita, al contrario, a ricalcare sin troppo fedelmente il capolavoro del cinema western Ombre rosse di John Ford), e come al tempo stesso anche Galep, per gli arcinoti motivi di età e soprattutto di salute, sforni in questa circostanza una prova nel complesso sufficiente ma non all'altezza delle sue perle migliori. Punto di forza della storia, per quanto mi riguarda, è il campionario di variegata umanità che viaggia a bordo della diligenza: da Bellamy, omicida in fuga, al capitano Fremont, individuo in gamba ma roso dal rimorso per una macchia nella sua carriera, passando per i "piedidolci" Peggy ed Adam Peabody, goffi ma non troppo, e per infine terminare con il bieco cacciatore di taglie (nonché, come si verrà a sapere in seguito, tra i responsabili della vendita di armi alla medesima banda di indiani) Colin Chase - immediatamente preso di petto dai due pards in un siparietto memorabile - ed il simpaticissimo postiglione Danny Morgan, senza dimenticare il valido ma sfortunato uomo di scorta Budd. Tutti loro, con l'aggiunta di Tex e Carson, si ritrovano asserragliati dalla banda di apaches condotta dal sanguinario Piccolo Lupo presso il trading post di Yampa Flat, ove trovano il gestore messicano Pablo e la moglie, oltre al "bandito gentiluomo" Ray Benton. Con l'eccezione di Budd, ucciso durante l'attacco alla diligenza, il variegato gruppo si ritrova assediato presso la stazione di posta, e ciascuno dei presenti è giocoforza indotto a mostrare la propria vera natura: se Tex e Carson, come prevedibile, si ergono con naturalezza a leader del gruppo ed assolvono all'incarico nel migliore dei modi, c'è chi cade valorosamente, ed in parte riscattano il proprio passato (il capitano Fremont e Ray Benton), e chi si rivela una carogna (Chase, che viene sonoramente sbatacchiato da Tex in un'altra sequenza da applausi) o semplicemente un vigliacco (Bellamy). Molto ben curato da Nizzi l'assedio dei "diavoli rossi" di Piccolo Lupo, in grado di trasudare epicità, premiato dal sostanziale successo finale, grazie certamente al tempestivo arrivo della cavalleria ma soprattutto per via delle innumerevoli dimostrazioni di valore da parte di quasi tutti i difensori (compreso chi non ti aspetti, come il mite sarto Peabody), mentre non regalano sorprese Bellamy, che si illude di poter fuggire ma viene trasformato in puntaspilli di frecce dagli assedianti, né tanto meno Chase, infilzato con una lancia da Piccolo Lupo convinto del suo tradimento (una sorte, questa, che sa di paradosso e di ironia della sorte, poiché, come anche Tex non manca di sottolineare, fondamentalmente Chase muore per la sola colpa che in effetti non gli si può attribuire).
  2. Correndo il rischio di dire una castroneria, io azzarderei che Tiger possa avere all'incirca 6 o 7 anni di meno rispetto a Tex... Ciò anche per dire che, sempre secondo me, Yama pur sembrando più vecchio - per via della calvizie precoce e dell'aspetto funereo - è in realtà più giovane di Tiger. Ovvero, se nella storia Blacky Dickart ha circa 10 anni Tiger ne avrà 15 o 16.
  3. Davvero ben riuscita, nel suo complesso, questa storia dell'insolito duo Nizzi & Letteri, rispettivamente capaci di imbastire una trama dai contorni piuttosto gialli in cui non mancano né azione e suspense né siparietti comici, e di saperla valorizzare ottimamente sul piano grafico. Un'avventura quanto mai insolita, per Tex e Carson, che si imbattono nel mistero di un uomo-serpente che, stando alle apparenze, a causa della sua innata malvagità si divertirebbe a fare fuori uno dopo l'altro i minatori di Bendito, sperduto villaggio tra le Sacramento Mountains. La storia parte invero piuttosto blandamente, benché si tratti nei fatti di un "male necessario", in quanto tramite l'incontro con tre minatori terrorizzati ed in fuga da Bendito i due pards apprendono gli strani fatti che si stanno verificando nel villaggio e decidono di vederci chiaro (o, per meglio dire, è Tex a decidere di indagare trascinandosi dietro un Carson piuttosto recalcitrante, che come sovente accade si diverte a recitare la parte del brontolone timoroso). Una volta giunti a Bendito, i due non impiegano molto a scoprire come stanno in realtà le cose, pur non riuscendovi per merito loro, ma piuttosto attirati in trappola e letteralmente chiusi in una caverna sotterranea dai due farabutti architetti dell'ignobile imbroglio ai danni dei minatori del villaggio, Forrest alias Remick e Bulder. I due, infatti, hanno in precedenza tolto di mezzo due minatori e l'ingegner Remick (di cui l'astuto Forrest ha carpito identità e credenziali) ed hanno subdolamente indotto i membri della piccola comunità a credere che a fare sparire i tre - e tanti altri poi fuggiti per timore - sarebbe stato un mostruoso uomo-serpente, nei fatti un costume indossato da uno dei due per terrorizzare i minatori e farli fuggire via. Un piano machiavellico, che ha come fine ultimo quello di consentire ai due furfanti di mettere da soli le mani sull'oro estratto fino ad allora, che tuttavia non fa i conti con la pervicacia di Tex e Carson né, tanto meno, con l'imprevisto dato dal vero Remick, in realtà sopravvissuto per diverso tempo in fondo alla caverna sotterranea (dovendosi nutrire, per sopravvivere, di uno dei due compagni morti), che si imbatte nei due rangers e racconta loro come si sono svolti gli eventi, indirizzandoli sulla via della giustizia. Smascherare i due furfanti è, per Tex e Carson, incombenza relativamente semplice (contraddistinta dalla performance del vero Remick nei panni dell'uomo-serpente), che porta alla morte di entrambi: Bulder spara addosso a Tex ma viene a sua volta freddato dal Ranger, mentre Forrest tenta una precipitosa fuga ma, tragica ironia della sorte, trova anch'egli la morte a causa di un serpente, che quasi in forma di contrappasso dantesco spaventa il suo cavallo e lo fa cadere in un burrone. In tal modo, cala il sipario su una vicenda tutt'altro che convenzionale per i Nostri, ma comunque ben riuscita grazie ad un giusto mix di mistero, azione ed anche momenti di sottile e distensiva ilarità.
  4. Anche io, al pari del pard @LedZepp, devo dire che per quanto apprezzi il nuovo formato del Magazine (ben più di quanto gradissi il vecchio Almanacco), credo sopravvivrei se un domani la SBE dovesse - MOLTO ipoteticamente - decidere di cessarne la pubblicazione. Così come non mi strapperei certo i capelli se non dovessero più uscire gli albi bis di luglio: la storia con Lorenzo Hubbell del 2021 fu bella ed anche importante, quella dello scorso anno, che tra l'altro andò letteralmente a porsi di mezzo alle due storie concatenate con Mefisto, avrebbe potuto benissimo essere pubblicata più avanti e non mi è certo sembrata meritevole di costituire un'uscita eccezionale. Fermo restando che a me sarebbe piaciuto molto di più se la prima e già citata uscita bis del 2021 fosse stata un unicum.
  5. Il generale è proprio George B. McClellan, che fu effettivamente rimosso dal comando in capo delle truppe dell'Unione il 5 novembre 1862 poiché, il precedente 17 settembre, aveva sconfitto le forze sudiste ad Antietam senza però dar loro il colpo di grazia. Secondo gli storici ciò avvenne per un eccesso della proverbiale meticolosità con cui egli era solito valutare e preparare qualsiasi sua mossa, tuttavia lo Stato maggiore fu dell'avviso che la sua fosse imperizia e dunque - non essendo McClellan nuovo a mancare vittorie schiaccianti in tal maniera - optò per la sua sostituzione con il maggiore generale Ambrose Burnside. Conclusa questa parentesi di Storia probabilmente non richiesta , in base alla quale - come anche il pard Angelo diceva - possiamo dedurre che McClennan ebbe sì un infarto dovuto allo spavento ma se la cavò, a me piace pensare che l'incanutimento piuttosto precoce di Mefisto dietro le sbarre (sul fatto che i capelli possano crescere così tanto in pochi mesi, non giurerei che non possa avvenire) possa essere stato il frutto della sua stessa ossessione per la conoscenza della materia occulta e, contestualmente, per acquisire confidenza con le oscure ed inquietanti entità che dimorano in tali dimensioni; in altre parole, Mefisto potrebbe banalmente (ma non troppo) essersi "mentalizzato" oltremodo e, dunque, essersi più o meno consapevolmente predisposto ad una qualche "azione preliminare" delle forze oscure sul suo fisico, oltre che ovviamente sulla sua psiche. In ogni caso (e qui CONSIGLIO A CHI NON HA ANCORA LETTO LA STORIA DI NON PROSEGUIRE), ho gradito molto come Boselli, pur in poche pagine, abbia saputo al contempo colmare una lacuna fondamentale circa il passato di Mefisto e, trovata a mio avviso ancor più clamorosa, contestualizzarlo in pieno clima di Guerra di Secessione assegnandoli il ruolo di agente speciale per conto della Confederazione, incarico cui Steve Dickart, come suo costume, assolve non certo per convinzione o patriottismo ma solo per arrivare -riuscendoci - a perseguire obiettivi personali (incassare denaro per finanziarsi nello studio delle arti occulte, ed al contempo apprendere dove sia la sorella per - presumibilimente - favorirne l'evasione). Un ennesimo ottimo miscuglio di Storia e fantasia nel miglior stile boselliano, ed il fatto che il racconto si concluda con Mefisto che abbandona con l'inganno Richmond, ormai prossima ad essere conquistata dalle truppe dell'Unione (siamo dunque nell'aprile 1865), per recarsi in Massachusetts dove ha scoperto essere reclusa Lily, mi lascia presagire che Boselli non abbia finito di ripercorrere l'excursus di Mefisto sulla via del Male. Resta solo da vedere dove sarà eventualmente pubblicato il seguito di questa storia.
  6. Ah, i correttori automatici... che a volte cambiano in maniera suggestiva. Ed anche intempestiva... Ovviamente si capisce che intendevo scrivere "odia"
  7. Devo ammettere che questa tua osservazione mi ha strappato più di un sorriso . A me piace pensare che Mefisto avesse definito Myriam "moglie" in maniera piuttosto superficiale, più che altro perché indotto a farlo dall'ormai imborghesita sorella Lily (tant'è che, inizialmente, lui dice solo di essersi "legato per qualche tempo ad una donna che mi ha dato un erede"). Averla chiamata "moglie" in questa occasione sarà dunque stato un riflesso condizionato . La mia ipotesi, invero piuttosto banale e fors'anche semplicistica, è che Mefisto odissea Tex per il semplice fatto di essere stato il primo ed unico (gli altri tre pards sono sopraggiunti dopo) ad essere riuscito a resistere al suo magnetismo (chiunque, ma davvero chiunque, in queste sue recenti avventure giovanili, mostra palese soggezione nei suoi riguardi) ed a sconfiggerlo ripetutamente. Parlerei, quindi, di "primogenitura" di Tex nei pensieri di odio di Mefisto: il primo odio è come il primo amore, non si scorda mai . Anche questa è una analisi che condivido, poiché anche a me piace pensare che Boselli abbia voluto riservare un trattamento adeguato al Nemico per eccellenza, in qualche modo per gratificarlo e quindi dare lustro alla stessa collana di Tex, e contestualmente abbia inteso dare un ordine coerente al suo vissuto. Anche io, inoltre, sono tra coloro che sperano vivamente che queste due ultime recenti storie - che ho assai apprezzato - siano state il canto del cigno e che Mefisto sia ormai da considerarsi archiviato per sempre.
  8. Questa, in effetti, non intendeva certo essere una critica alla storia, bensì una mera considerazione fine a sé stessa. Nel caso tu l'abbia interpretata come una critica, evidentemente mi sono espresso male io e me ne scuso . Stesse conclusioni ed opinioni che avevo tratto anche io . Ci può stare, dopotutto. Grazie per le risposte, di nuovo complimenti e saluti.
  9. O forse i fantasmi si palesano davvero. La storia è bella anche per questa ambiguità. Per me anzi è proprio questa "fumosità" il punto di forza. A mio avviso, (SPOILER) invece, in questa storia i fantasmi dei McCullen si palesano solo a chi "deve" vederli (Hogan e Spade, che ne hanno l'eccidio sulla coscienza), o a chi possiede la capacità di vederli o percepirli (Zina), tant'è che Tex, a differenza di varie altre sue passate esperienze con il paranormale, stavolta non li vede né li percepisce in alcuna maniera. Per quanto invece concerne l'ambiguità che viene a determinarsi ed il fascino che essa determina concordo in pieno, poiché come già ho sottolineato di questa storia ho molto apprezzato la gestione dell'elemento soprannaturale. Diciamo che, più che altro, ho voluto porre la questione a Rauch per togliermi una curiosità . Ricordi Chester de Il Passato di Carson? Non lo vedo così diverso. Chissà che anche questo garzone non fosse un orfano e le storie non possano dirsi simili. (RISPOILER) Ricordo perfettamente Chester, anche perché ho riletto Il passato di Carson per l'ultima volta pochi giorni addietro , ed anche io in realtà ho pensato alla stessa possibilità. Ma resto dell'opinione che la sua partecipazione alla sparatoria finale, così insufficientemente contestualizzata, non tolga né aggiunga alcunché alla storia.
  10. @Ombra Silenziosa, intanto è mia premura ribadire quanto io abbia nel complesso apprezzato la storia tua (mi permetto di darti del tu ) e di Mastantuono, soprattutto per quanto riguarda l'elemento soprannaturale presente ma non troppo, ovvero non manifesto e dunque non pervasivo. Al contempo, pur vedendomi costretto contrariamente alle mie abitudini a ricorrere ad un piccolo SPOILER (per cui, invito chi non abbia ancora letto il Magazine a non andare avanti), ribadisco anche di aver trovato il finale un po' prevedibile e, per certi aspetti, vago, per cui ritengo corretto da parte mie esporre le mie perplessità (che comunque sono sostanzialmente sottigliezze, e certo non compromettono l'ottimo risultato della tua sceneggiatura). A mio modo di vedere, per essere chiaro, che Zachary avesse la coscienza sporca - o, almeno,qualcosa da nascondere - lo avevo intuito sin dall'ingresso di Tex e company nel suo saloon, per cui per me non è stata questa gran sorpresa scoprire che era lui l'assassino del colonnello nordista (e a tal riguardo, capisco - e, soprattutto, condivido - però che tu facendone rinvenire il fucile abbia in un certo senso voluto rimarcarne la colpevolezza per aver propiziato col suo gesto la strage di una intera famiglia innocente ed inerme). A seguire, verto sulla questione spettrale. Tolta Zina, la quale vede gli spettri della palude poiché evidentemente in possesso di effettive capacità extrasensoriali (o, quantomeno, di una sensibilità di gran lunga più accentuata della media), non mi pare che Zachary abbia somministrato veleno anche a Spade, oltre che ad Hogan, per cui non mi riesce così immediato pensare che l'equazione veleno=visioni sia per forza quella corretta, resta di contro aperta la porta anche alla possibilità che, a dispetto dello scetticismo da lui tanto ostentato, Jack Spade potesse in fondo provare un qualche rimorso per quell'eccidio gratuito, per cui ciò avrebbe eventualmente potuto "predisporlo" a vedere i fantasmi dei McCullen a prescindere dall'assunzione di veleno (che, nel caso di Spade, non mi pare vi sia stata). Infine, devo ammettere di aver trovato anche io un po' forzata la partecipazione del garzone Baxter alla sparatoria finale, in cui per inciso ci rimette la ghirba. Ovvero, non sapendo quale è quanto intenso fosse il legame tra i due, mi è parso che il ragazzo si sia precipitato un po' troppo per difendere Zachary. Confidando in un chiarimento, saluti e di nuovo complimenti .
  11. Ho terminato da pochissimi minuti di deliziarmi con la lettura del Magazine, e come credo molti intuiranno sono rimasto abbastanza soddisfatto. Interessanti i contenuti extra in merito ai vari tentativi di commistione tra western ed horror/fantasy che negli anni hanno avuto luogo nella letteratura e nel cinema, ma va da sé come il vero banco di prova dell'albo fossero le due storie, e devo dire di esserne rimasto abbastanza ben impressionato. La palude del morto, di Rauch e Mastantuono, sulla carta avrebbe potuto rischiare di passare come storia riempitiva destinata ad occupare spazio nell'albo, ed invece a me è sembrata una storia ampiamente dotata di una propria dignità, ovvero perfettamente in grado di risultare avvincente e gradevole da leggere. La carta vincente risiede nel tocco di soprannaturale (dal sapore quasi "magicoventesco", oserei , non a caso valorizzato dai disegni di un ex veterano di quella serie), non plateale né tangibilissimo ma anzi sfumato ed intriso di valenze psicologiche, che accompagna quella che sulla carta sarebbe una classica avventura western. A mio modo di vedere, Rauch avrebbe forse potuto realizzare un finale un po' meno prevedibile ed un po' meno vago, ma resta comunque il mio giudizio positivo. Pochissimo da dire, nel senso più edificante di tale espressione, riguardo La strada del Male, ennesima graditissima incursione nel passato dell'Arcinemico, curata nei minimi dettagli da Boselli in sede di sceneggiatura ed ai disegni dai Cestaro, bravissimi quasi quanto nella recente storia sulla regolare ad evocare con il loro tratto le atmosfere cupe ed orrorifiche che circonda(va)no il "buon" Mefisto. Finalmente abbiamo appreso un altro fondamentale tassello sul suo passato, relativo al periodo intercorso tra il primo ed il secondo scontro vis a vis con Tex, periodo nel quale Steve Dickart non si risparmia certo in nefandezze e turpitudini di varia natura. Ed ho tratto la vaga impressione che potremmo aspettarci, prima o poi, ulteriori ragguagli sulla sua fase di "apprendistato"...
  12. Giusto. Ma fino a un certo punto. Un editore sagace, oltre a pensare all'utile immediato, deve pur porsi un minimo di programmazione futura, a maggior ragione in questi periodi molto difficili per il settore. Continuare a percorrere la via dello sfruttamento intensivo della testata, ti donerà sì un utile immediato, ma rischia di pregiudicarti il percorso futuro in una testata con quasi 80 anni di storia alle spalle. Ti porto un esempio: se un albero di ulivo non viene adeguatamente curato e pulito, dapprima, nei primi anni, con l'aumentare di rami e ramaglie ti darà pure qualche chilo di olive in più, ma se continui a lasciarlo nell'incuria e permetti "l'impagliamento", è destinato a cessare la produzione nel giro di un lustro. Capisco che si vuol contenere l'emorragia di lettori, ma non si pensa che scelte forzate possano rivelarsi peggiori del male che si vuole curare e rischiare di portare alla chiusura? Puntare solo su Tex, diluendolo a tutti costi anche a discapito della , qualità è un grosso rischio, visto che preclude le altre serie della casa editrice e se Tex dovesse di colpo cedere nei numeri, come la mettiamo? Ovviamente per noi seduti dietro a una tastiera è facile sentenziare e criticare, ma capisco che non è la stessa cosa per gli addetti ai lavori. Però, non me ne voglia la SBE, pare che si sia deciso di navigare a vista e questo non è un gran bel segno. Si è come su un veliero in balia di un ciclone tropicale: issare tutte le vele ti aiuterà a percorrere più strada ma se non è sufficiente per portarti fuori "dall'occhio" è inevitabile fracassare tutta l'alberatura. Concordo pienamente con il pard Condor. Sono anche io dell'avviso che la cosiddetta proliferazione di albi extra possa sì portare ad un aumento degli utili nel breve/medio periodo, ma nel lungo periodo tale scelta di anteporre la quantità alla qualità (perché, nei fatti, viene inevitabilmente a determinarsi ciò) rischia di essere un effetto boomerang, ovvero rischia di indurre un certo numero di lettori ad un progressivo disamoramento verso la testata, con conseguente più o meno graduale calo degli utili.
  13. Dici bene! Albi "mediocri" in, ti cito, maxi, color, bis e chi più ne ha, più ne metta. La serie principale non ne ha risentito e neppure le altre iniziative di pregio ormai storicizzate. Quindi, di cosa dobbiamo avere paura? Le cose non si mescolano come l'acqua e il vino. L'acqua resta acqua e il vino resta vino e, per non stare male, basta non berlo. Per essere onesti, anche nella serie regolare abbiamo dovuto sorbirci storie di una mediocrità sconcertante, se non peggio. Giusto per citarne due a caso, mi sovvengono Oltre il fiume (la storia in cui rifà capolino Cane Giallo), piuttosto che La città nascosta. Altrettanto vero, però, che in proporzione i cosiddetti albi Speciali - specie da quando vi è stato il raddoppio per molti di essi - ne hanno contenute anche di più (ne ho già citate un paio in un precedente post).
  14. Tra i capolavori indiscussi dell'ultrasettantennale saga texiana, una storia contraddistinta da fortissime emozioni e da un fortissimo sapore crepuscolare, una resa dei conti definitiva con il passato: questa, in sintesi, l'essenza dell'avventura in cui, più di tutti, Kit Carson è davvero a tutti gli effetti protagonista assoluto, riuscendo per una volta a scalzare dal trono Tex, per effetto della valorizzazione che gli riserva Boselli, autore di una delle sue migliori sceneggiature di sempre (sono sempre stato un grande estimatore delle trame che, come questa, si dipanano tra "passato" e "presente" texiano), e coadiuvato dai disegni di un eccelso Marcello, in grado di suscitare al contempo ed in maniera quasi palpabile nostalgia e spirito d'avventura. Imbattutosi casualmente in fantasmi del passato, il Vecchio Cammello assurge come meglio non potrebbe al ruolo di colonna portante della storia, decidendo senza esitazione di recarsi fin su nel Montana per il "funerale" di un vecchio amico/nemico, Ray Clemmons. Quest'ultimo è, senza ombra di dubbio, uno dei personaggi più interessati scaturiti dall'inventiva di Boselli: personalità estremamente complessa, perennemente in bilico tra Bene e Male, ex sceriffo di Bannock nonché leader nell'ombra della famigerata Banda degli Innocenti, ambiguo ed opportunista, capace tanto di fregare e/o uccidere a sangue freddo i complici vecchi e nuovi quanto di dimostrare slanci di genuino affetto nei confronti di Carson (assai indicativa, in tal senso, la frase che Clemmons Usa spesso nei suoi riguardi: "Per un amico, questo ed altro!"). Parimenti interessante il variegato campionario di pendagli da forca ex complici di Clemmons, che i due (ex?) amici per diverse ragioni si ritrovano ad affrontare: Boone "Il Cannibale", Waco Dolan, il sioux One-Eyed Hawk, l'ex bottegaio Grimes, il suo ex garzone Chester, il gambero Roger Laval, Larry "il Contabile" e lo zoppo Johnny Lame,, tutti individui segnati da una vita dura, ognuno con la propria storia e tutti con il dente avvelenato nei confronti di Clemmons. I soli superstiti superstiti degli oltre 100 membri della banda (insieme agli impalpabili Jess e Reuben ed a Rafe ed Otis, intercettati e neutralizzati da Tex e Kit Willer), decisi a vendicarsi dell'ex capo e, soprattutto, a riprendersi il bottino che questi aveva sottratto loro 25 anni addietro, fregando loro ed anche Kit Carson. Un rapporto inevitabilmente improntato al contempo all'amore ed all'odio, quello tra il ranger e l'ex sceriffo, ma nel quale è comunque impossibile non ravvisare un profondo e sincero legame, che emerge distintamente tra le pagine sia nei ricordi del passato che in "presente", ed al netto della legittima diffidenza di Carson e, benché la circostanza sia poco valorizzata, della presenza di Lena, da sempre contesa tra i due (così come la paternità di Donna, che Lena rivela ma non rivela in una toccante vignetta). Fondamentale perché il Vecchio Cammello chiuda a suo favore tale pagina del proprio passato, risulta però fondamentale l'apporto di Tex e Kit, a loro volta prontissimi a scapicollarsi in quel di Bannock non appena giunti a conoscenza di quanto accaduto, per dare manforte al loro pard. Tex, ovviamente, si incarica della parte più rognosa, spacciandosi per un reduce degli Innocenti per minarli dall'interno, ma non da meno è il rischio assunto dal giovane Kit nel liberare Donna dalle grinfie di Boone ed Hawk. Memorabile e degno di applausi scroscianti il confronto finale, lungo la main street della città fantasma, tra Tex, Carson e Clemmons da una parte e Boone e Waco Dolan dall'altra (con Kit e Donna loro ostaggi): Clemmons tenta uno dei suoi tiri per mettere in salvo i due ragazzi, segue una selvaggia sparatoria in cui i due fuorilegge hanno la peggio, non prima però che Boone riesca a colpire a morte l'ex sceriffo, che in un commovente commiato ringrazia dell'aiuto Carson, il quale a sua volta non manca di sottolineare che avrebbe fatto "questo ed altro, per un amico".
  15. Come i Texoni: che ragione di esistere hanno se vengono disegnati dai soliti noti? Sono d'accordo fino ad un certo punto: a me non pare che siano stati poi tanti i Texoni disegnati dai soliti noti. Assai più costruttivo sarebbe dibattere sulla qualità e sulla "specialità" delle storie che vi sono pubblicate, per quanto pur consapevole di essere ripetitivo ribadisco che tali considerazioni hanno sempre e comunque una fortissima connotazione soggettiva.
  16. Credo sia impossibile negare l'evidenza, nel momento in cui su molti albi cosiddetti "Speciali" vengono pubblicate storie sin troppo ordinarie, o spesso di livello anche inferiore, talmente mediocri che non sarebbero degne di comparire nemmeno sulla regolare (basti pensare all'ultimo Maxi, o a quel mappazzone che fu La belva umana, per tacere di molte delle storie pubblicate sui Color estivi). Sia chiaro che qua e là qualche storia si è rivelata davvero speciale (basti citare la fantastica Nei territori del Nord Ovest, piuttosto che l'ormai ironica Nueces Valley, o se vogliamo anche l'ultimo Color estivi La gazza ladra), tuttavia sono e sarò sempre dell'avviso che tali collane debbano SEMPRE contenere storie non ordinarie e degne di essere ricordate (benché tali valutazioni siano in larga parte soggettive, per carità), altrimenti non hanno particolare ragion d'essere.
  17. Interessante davvero, il sondaggio proposto dal pard @Poe. A mio parere, andrebbe posto un freno al proliferare delle uscite fuori serie, per il semplice motivo che quantità fa di rado davvero rima con qualità, e certo non nel caso di Tex. Le mie uscite ideali sarebbero la regolare e quella del Tex giovane, più un Texone, un cartonato ed il Color di storie brevi, in più al massimo uno Speciale Tex Willer. Di conseguenza, potrei anche fare a meno del Maxi (uno o due che siano) e del Color estivo. Mi rendo però conto che, con ogni probabilità, la mia è pura utopia.
  18. Di seguito, una foto di Mangas Coloradas. Effettivamente, non sembra altissimo. Ed in generale, almeno stando alle foto che circolano in rete, gli apaches non si sono mai distinti per altezza (in tal senso, è significativo come con i suoi 175 cm Apache Kid fosse considerato piuttosto alto).
  19. Non mi stancherò mai di rileggere, di tanto in tanto, questa pietra miliare dell'ultrasettantennale saga di Tex: il commovente ed avventuroso racconto del primo incontro, e della conseguente nascita di un innato affiatamento, tra Tex e Tiger Jack, destinato a diventare uno dei suoi due fratelli acquisiti. Una storia struggente e coinvolgente come pochissime altre, figlia di una sceneggiatura curata dal miglior Nizzi di sempre e dai disegni, come sempre estremamente evocativi, di un Ticci all'apice della propria carriera. Il filo conduttore della storia, fondamentalmente, risiede nella densità e nell'estremizzazione di tanti sentimenti, anche contrapposti tra loro, necessari però perché un individuo scopra fino in fondo il proprio Io: amore, rabbia, vendetta, dolore, infine amicizia. Proprio questo, in sintesi, il viaggio - sia effettivo e materiale che metaforico ed interiore - che Tiger Jack compie dal momento in cui la sua promessa sposa Taniah viene rapita dai comancheros al soldo di Liborio Torres fin quando, passando attraverso una spietata vendetta, apprende del suicidio della ragazza e piomba nel più avuto dolore. Da brividi la scena in cui il fiero navajo viene a conoscenza della tragica decisione presa dall'amata, come è estremamente commovente la sequenza del suo esilio volontario sui monti Navajos in pieno inverno, al fine di superare il dolore che lo attanaglia dovendo provvedere alla propria sopravvivenza. Pazienza se, una volta tanto (insieme a Il passato di Carson), Tex deve "accontentarsi" di lasciare il ruolo di protagonista ad uno dei suoi pards, ruolo che Tiger Jack ricopre in maniera impeccabile nella tragicità degli eventi. Il Ranger, del resto, lascia comunque il segno spalleggiando al meglio Tiger tramite la propria esperienza e la propria audacia (da incorniciare i suoi siparietti con lo sceriffo di Santa Fe), e soprattutto fornendogli amicizia ed assistenza incondizionata per aiutarlo a superare il trauma della morte di Taniah.
  20. In un fumetto che di tanto in tanto prende in prestito spunti dalla Storia con la S maiuscola, credo sia pressoché inevitabile che gli autori al contempo si concedano licenze più o meno poetiche nel riportare tali eventi. Del resto, credo sia questa l'essenza del fumetto e la novità che esso porta, altrimenti parleremmo di una mera, ennesima narrazione di un fatto storico . Ciò detto, devo confessare di non conoscere molto bene Pearl Hart, il che costituirà sicuramente una curiosità e, soprattutto, uno stimolo in più in fase di approccio alla lettura del cartonato. Del resto, come abbiamo più volte constatato, il Bos è una garanzia in fatto di mix tra Storia e fantasia, senza sottovalutare il fatto che i disegni siano stati affidati alla bravissima Laura Zuccheri (personalmente, sono felice di tornare a vederla all'opera), che a giudicare dalla copertina e dalle tavole in anteprima sembra aver davvero svolto un ottimo lavoro.
  21. Letto avidamente anche il secondo albo, ben più improntato all'azione rispetto al primo. Oltre ad una delle sue sempre apprezzabili ed apprezzate incursioni nella Storia, Boselli ripropone il suo classico schema della narrazione su binari paralleli: da una parte Tex che si ritrova ad indagare sul misterioso don Santiago Querquer, dall'altra Cochise impegnato a fronteggiare il caso di un ragazzo bianco che si crede rapito dalla sua tribù. Come di consueto accade in questi casi, mi aspetto che anche nel prosieguo di questa vicenda le piste di Tex e Cochise finiranno in qualche modo con l'incrociarsi, parallelamente alla drammaticità degli eventi. Ed ho altresì la fondata sensazione che anche il livello narrativo sia destinato a salire.
  22. Si sbatte? Nel senso che si adopera per il trionfo della giustizia ..!
  23. Senza dubbio alcuno, questa storia che si svolge nell'inedita location di Vancouver - e già questo, di per sé, è per quanto mi riguarda un punto a favore - è una delle migliori e più convincenti prove di Ruju sulle pagine di Tex, in primis per merito della validità della trama, in cui sono mixati con sapienza elementi western ed elementi più prettamente "cittadini"; miscuglio favorito, va da sé, dalla prossimità di una città in crescita ed in rapido sviluppo come Vancouver ad una natura ancora piuttosto selvaggia. Emblema di questa natura selvaggia, che in parte coesiste ed in parte si oppone all'avanzata della civilizzazione, è Wes "Artiglio d'orso" Kircher: trapper selvatico e psicopatico, a capo di una masnada di elementi non da meno, feroce e del tutto privo di scrupoli, nel corso della vicenda diventa sempre più il vero avversario, di fatto andando a soppiantare colui che, sulla carta, sembrava dover essere il principale antagonista dei quattro pards, il dirigente della CPR Warberg. Del resto, pur non approfondendone più di tanto la psicologia, Ruju ne enfatizza al meglio la belluina ferocia, grazie anche al magistrale contributo di Mastantuono nel curarne l'aspetto grafico: piuttosto alto, ben piantato, vestito di pelli e dedito ad uccidere le malcapitate vittime con una zampa d'orso che si infila alla bisogna. Non vi è limite all'efferatezza di questo personaggio, che va di pari passo con la sua avidità: per denaro non esita a rapire Angela ed a fare strage della pacifica tribù di Squamish, sempre per denaro non si crea problemi ad appiccare un incendio che quasi distrugge l'intera Vancouver (fatto storico, avvenuto il 13 giugno 1886), fino ad essere sconfitto da un superbo Carson nel duello decisivo (benché sia Tex, di fatto, a dargli il colpo di grazia). Proprio il Vecchio Cammello, secondo me, rappresenta l'altro fiore all'occhiello di questa storia, splendidamente valorizzato da Ruju, che lo rende a tutti gli effetti coprotagonista (e non semplice spalla) insieme a Tex. Dopotutto, difficile potesse essere altrimenti, non foss'altro perché la trasferta in Canada dei Nostri si svolge in conseguenza della richiesta di aiuto della sua vecchia amica Angela, con cui vi è un evidente attrazione reciproca (seppur puramente platonica, almeno per quel che viene mostrato); per tale motivo, ma certo non solo in virtù di ciò, il sempreverde Carson si batte e si sbatte con la foga di un ventenne per tutto l'arco della vicenda, raggiungendo il proprio culmine nel duello vinto contro Kircher. Non che, in tutto ciò, Tex resti a guardare: l'indubbia efficacia dei suoi metodi di indagine gli guadagna presto la simpatia del simpatico e volenteroso John Stewart, capo - nonché unico agente - della polizia locale, e soprattutto lo fa pervenire piuttosto in fretta all'individuazione dei nemici, senza sottovalutare il contributo che, insieme ai tre pards ed al capo Squamish Joe Capilano (personaggio realmente esistito, ed altro elemento che ho assai apprezzato), dà per mettere in salvo larga parte degli abitanti della città dalle fiamme divoratrici del grande incendio. Chiosa finale, più che meritata, per i disegni di Mastantuono: inizialmente, devo confessarlo, ero scettico circa la sua capacità di rendere al meglio nel disegnare scene di vita cittadina, ma con lo scorrere degli albi e delle pagine ho dovuto totalmente ricredermi, non potendo non apprezzare al contrario la disinvoltura nell'alternare tavole immerse nella natura incontaminata della baia di Vancouver ed altre ambientate nel fervore cittadino.
  24. Di norma non amo affatto le iperboli e le esagerazioni, e le rifuggo con testardaggine, tuttavia in questo caso credo proprio di non esagerare nell'affermare che non avremmo potuto sperare in un epilogo migliore della lotta di Tex contro la sua nemesi Mefisto. Un epilogo maestoso sotto qualsiasi punto di vista, dall'ampio respiro della storia, alla riproposizione di vecchie conoscenze (nel bene e nel male), nonché dalla gestione quasi perfetta dei tanti personaggi curata da Boselli, ai disegni pressoché impeccabili di Civitelli, contraddistinti da una dinamicità che ben si è adattata ai ritmi di questa storia. A tal riguardo, devo invero ammettere che, personalmente, ho trovato il primo dei quattro albi un po' troppo infarcito di dialoghi e piuttosto compassato nello scorrere degli eventi, salvo poi essermi dovuto totalmente ricredere nel corso dei tre albi successivi, in cui Boselli non si è certo risparmiato nel dispensare azione e colpi di scena (il che, ça va sans dire, mi ha conseguentemente indotto a rivalutare il primo albo come introduttivo e propedeutico a quel che era in serbo per noi lettori). Una particolare nota di merito, come ho già accennato, va individuata nella gestione dei tanti personaggi che, nel bene o nel male, hanno preso parte alla storia: era tutt'altro che scontato riuscire a dare il giusto spazio a ciascuno di loro senza rischiare di oscurare gli altri, eppure Boselli ha saputo da una parte valorizzare tutti e quattro i pards ed, insieme a loro, conferire ruoli decisivi a Padma e Narbas (senza dimenticare il contributo, pur limitato e fugace, del Morisco), e dall'altra ha avuto il vero colpo di genio di non banalizzare i tre Dickart ed i loro alleati come una affiatata ed unita famigliola di lestofanti senza scrupoli, ma piuttosto rimarcando la strisciante e crescente rivalità tra Mefisto ed il figlio Yama, con Lily terza incomoda che ha seguito con perplessità le mosse del fratello ed ha sempre diffidato del nipote. Inutile, infine, sottolineare la bellezza e la genialità del finale, che dà un degno titolo all'ultimo albo - Il trionfo di Mefisto - e, soprattutto, conferisce una volta per tutte a Steve Dickart la palma di Nemico per antonomasia di Tex, ed al contempo gli concede una sorta di "onore delle armi": nel drammatico confronto decisivo nel cratere del vulcano spento, la presenza di Narbas e la formula magica che egli pronuncia privano letteralmente Mefisto del suo involucro umano, impedendogli una volta per tutte nell'oltretomba; il tutto mentre, nella sua mente, i démoni suoi alleati fanno scempio di Tex e dei pards, consegnandogli un illusorio trionfo che sa di parziale "risarcimento" per la definitiva sconfitta. Una nuova resurrezione del negromante credo sarebbe infatti assai dura da digerire anche per i suoi fan più accaniti (senza contare che, di fatto, anche Narbas ne ha beneficiato), ed una sua ulteriore riproposizione andrebbe a vanificare il capolavoro che si è compiuto con quest'ultima sfida. Discorso diverso per Yama, nuovamente (e chissà se definitivamente) precipitato negli abissi della follia, l'infermiera Ruth ferita ma viva e, soprattutto, Lily Dickart, fuggita a nuoto prima della resa dei conti; i primi due, a mio modesto giudizio, non trovo che ormai abbiano altro da dare (anche Yama, del resto, ha in un certo senso avuto una sua parziale rivincita nell'illusione di aver raggiunto padronanza delle arti oscure), mentre ho la vaga sensazione che, preso o tardi, Lily tornerà (secondo me, ha tutto per poter essere antagonista in solitaria e senza scomodare le arti magiche, occorrerebbe solamente l'idea giusta). Merita altresì di essere lodata a parte la riproposizione di Padma, il lama tibetano che a suo tempo fu decisivo per la definitiva "crescita" di Mefisto. Esiliato in America dal suo Tibet per espiare la propria tracotanza e prepotenza, non ha mai cessato di tentare di rimediare al suo "peccato originale" ed ha dato tutto sé stesso per contribuire alla definitiva sconfitta di Mefisto, risultando la vera e propria arma decisiva nella lotta contro il nemico, sia per la sua profonda conoscenza delle arti oscure (quasi pari a quella di Steve Dickart), sia per aver indottrinato il redivivo Narbas nel dare a sua volta il proprio decisivo contributo alla causa. Anche per il lama tibetano vale lo stesso discorso riguardante Mefisto: il mio auspicio è che non torni più, sia perché forse ormai ha dato tutto quel che poteva, sia perché una sua eventuale ulteriore riproposizione rischierebbe di vanificare la portata della sua impresa.
  25. Di primissimo acchito, a me la copertina aveva rimandato all'avventura di Tex e pards - con Morisco che li aveva indirizzati - contro Tulac ed il Signore nell'Abisso.
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