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TWF - Tex Willer Forum

juanraza85

Ranchero
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Everything posted by juanraza85

  1. Le azioni di chiunque abbia lasciato un segno del proprio passaggio nella storia si prestano a varie chiavi interpretative. E del resto, a mio avviso, il fascino della figura di Shane O'Donnell risiede principalmente nella sua contraddittorietà, oltre che nel suo modo contorto di agire; fosse stato al contrario meglio inquadrabile e delineabile sotto il profilo psicologico e caratteriale, secondo me non avrebbe avuto altrettanta presa sui lettori di Tex.
  2. Ho appena riletto questa storia a distanza di nove mesi dalla sua uscita, traendone impressioni contrastanti. L'impianto di base della storia è nel complesso abbastanza dignitoso, per quanto poco articolato, tuttavia a mio avviso è macchiato da una sorta di peccato originale, nemmeno di poco conto: la vicenda, pur manifestando sin dal titolo l'intenzione di narrare il momento in cui Tex, Tiger ed un ancor giovane Kit Carson decisero di diventare a tutti gli effetti "fratelli di sangue", di fatto relega rale fatidico momento alle ultime due pagine dell'albo, con il giovane Kit che deve ricordarlo al padre di averlo omesso al termine del racconto di una avventura vissuta in gioventù con i due pards di più lunga data . La trama sviluppata da Giusfredi, che vede Tex narrare in flashback una sua avventura vissuta con Tiger e Carson in un Kansas ancora abbastanza selvaggio poco dopo la fine della Guerra di Secessione, è di impianto piuttosto classico: i tre pards devono fronteggiare una banda di profittatori bianche e, soprattutto, i loro alleati Osages, che contestualmente hanno preso di mira una carovana di emigranti svedesi (con tanto di chiaro riferimento alla serie 1883 con la bionda Astrid che, al pari di Elsa Dutton, appare in scena con una freccia che le trapassa l'addome). I Nostri riescono nell'impresa anche grazie all'inaspettato aiuto dei Pawnee di Fulmine Rosso, ripassato da Tex qualche giorno addietro (personaggio, questo, rimasto un po' indefinito, la cui personalità dovrebbe essere meglio approfondita e valorizzata - da quanto viene lasciato intendere - in un prossimo futuro). Insomma, passi una storia di buon livello ma ho trovato un po' forzato l'inserimento del racconto del momento preciso in cui Tex "scambia" il proprio sangue con i fraterni amici, quasi a voler "giustificare" l'incipit in cui Kit Willer fa lo stesso con il giovane amico navajo morente. Fuori discussione, invece, la qualità dei disegni di Font, che ben valorizzano l'ambientazione da Selvaggio Ovest che fa da sfondo alla vicenda.
  3. Con ogni probabilità, trattasi della storia di Tex più adrenalinica di sempre, sia in termini di azione che soprattutto in termini di pathos e di emozioni che è in grado di trasmettere indistintamente ogni volta che si va a rileggerla, foss'anche la centesima volta, foss'anche che la si conosce ormai a memoria. Davvero difficile, praticamente impossibile, trovare difetti in una storia così ben curata nei minimi dettagli, una storia di ampio respiro in cui Boselli mescola sapientemente avvenimenti che poggiano sulla realtà storica ed elementi frutto della sua inventiva, in cui non si contano i momenti da pelle d'oca, una storia in cui Tex è assoluto protagonista senza per questo oscurare i suoi pards, canonici ed occasionali (su tutti un fantastico Kit Carson), oltremodo valorizzata dai superlativi disegni di un Maestro del fumetto quale era il compianto Carlo Raffaele Marcello che, con ogni probabilità, con questa prova raggiunse il suo apice artistico e creativo. Boselli, come detto, sviluppa una trama al contempo ben delineata ma non poco complessa, che parte dalla vivace Galveston (teatro di un'epica scazzottata con riappacificazione finale tra irlandesi ed italiani, che ovviamente coinvolge anche i Nostri) per spostarsi poi sulla selvaggia Sierra Madre messicana. Tex, coadiuvato dai pards al gran completo (più l'erculeo e simpaticissimo Pat MacRyan, oltre al patriota irlandese Danny Moran, invero abbastanza impacciato), è sulle tracce di un gruppo di bandidos irlandesi sulle tracce del fantomatico tesoro dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo, un gruppo agguerrito e quanto mai eterogeneo: Clarence " Hutch" Hutchendider, amico d'infanzia di Tex; il leader Lonnie Halloran, deciso e granitico; Will Kelly, dotato di una singolare e sagace autoironia; Grady Watts, taciturno e gran tiratore; Pagan O'Leary, ex patriota caduto in disgrazia; Tommy Gunn, malmesso e pessimista; il sudanese Karim, solo in apparenza mite; ed infine Shane O'Donnell, ultimo acquisto della banda. Se Boselli compie un ottimo lavoro nel valorizzarli tutti, rimarcandone peculiarità ed aspetti contraddittori, possiamo affermare senza esitazioni che con Shane O'Donnell rasenta il capolavoro, elevandolo di fatto ad autentico coprotagonista della storia: personaggio sotto molti aspetti ambiguo, dotato di un grande senso dell'amicizia ma al tempo stesso capace di prendere decisioni anche "forti" (che lo mettono a volte in cattiva luce), fervente patriota caduto in disgrazia e formidabile uomo d'azione, entra nella banda apparentemente per desiderio di arricchire sé stesso ed il losco socio Gutierrez, in realtà per destinare il tesoro alla causa feniana. Non che i Nostri fungano da semplici comparse, tutt'altro: non è anzi un'eresia sostenere che Tex, probabilmente, riesce ad ergersi come poche altre volte a protagonista e deus ex machina della vicenda: sempre in grado di mantenere la lucidità e di prendere la decisione giusta, alternando sfacciataggine e diplomazia alla più autentica temerarietà, coordina e guida alla perfezione i suoi pards, che dal canto loro non si limitano al compitino di sparring partners, ma anzi riescono tutti a trovare il proprio momento di gloria nell'epica battaglia decisiva presso il covo di Carrasco. Note di particolare merito per Kit Carson, sempre sul pezzo e pronto ad approfittare di qualsiasi errore del nemico (vedasi quando, nel bel mezzo della lotta, riesce ad impadronirsi temporaneamente della Gatling), e per Pat MacRyan, come sempre generosissimo, al punto da rischiare la vita senza esitazione per interrompere la tortura a suon di frustate nella schiena del malcapitato Karim. Ma la battaglia presso il covo del sedicente generalissimo Carrasco, ove tutti i componenti della banda oltre alla gloria trovano anche la morte (ad eccezione di Shane, Hutch e Karim), è solo una delle tante sequenze memorabili che si possono gustare lungo i tre albi della storia, e forse per assurdo neanche la più densa di pathos. Difficile, in verità, stabilire quale sia il momento più emozionante nell'arco di queste 330 pagine: per quanto mi riguarda, credo che sarò eternamente indeciso tra il prologo de facto, ovvero la morte di Shane per mano di Gutierrez e del vile traditore Danny Moran in quel di Tampico, a poche ore dalla partenza della nave con cui avrebbero dovuto ricondurre parte dell'oro di Massimiliano in Irlanda, o le ultimissime pagine, in cui un Hutch ormai sistematosi in un ranch nella valle del Pecos rievoca gli epici momenti vissuti insieme a Tex ed ai compagni della banda, i cui volti immagina di rivedere in cielo nell'ultima vignetta, da brividi lungo la schiena, capolavoro nel capolavoro di Marcello.
  4. Qui a Rimini infatti molte edicole chiuse sono sostituire dai Tabacchi ☹️, ancora ce ne sono diverse ma la tendenza è brutta. Un altro dato sulla progressiva estinzione delle edicole: fino a 4 anni fa qui a Chieti Scalo - dove vivo - c'erano sei edicole, ad oggi ne sono rimaste tre. Una ha cambiato gestione ed è stata riconvertita in tabaccheria/ricevitoria e due hanno abbassato del tutto le saracinesche.
  5. Ho provveduto alla lettura appena prima di pranzo, traendone nel complesso un'impressione positiva. Trama piuttosto classica e dall'andamento sostanzialmente prevedibile (eccezion fatta per la parte conclusiva, devo dire), quella imbastita da Ruju, comunque autore di una caratterizzazione più che buona del malvivente Brad Bonner, pescato da Tex in Messico e suo malgrado oggetto del desiderio di ben quattro bounty-hunters. Anche di questi ultimi Ruju sa tracciare bene il profilo psicologico, in particolare di colui che si crede il più furbo di tutti, ma non abbastanza da fregare Tex Willer, granitico e determinato come da consuetudine. Alla fine, le sorprese le regala il già citato Brad Bonner, che in un certo senso riesce comunque nell'impresa di uscire di scena a modo proprio, a testa alta dal suo punto di vista. Mi hanno ben impressionato anche i disegni di Rotundo, anche in virtù di un buon lavoro di acquerello ed un buon contrasto di chiaroscuri, elementi tali da esaltare ancor di più, se possibile, la sempre curata caratterizzazione grafica dei suoi personaggi ed il buon dinamismo riscontrabile nel suo tratto.
  6. Comprato e letto ieri mattina giusto prima di attaccare col lavoro: devo dire che la lettura mi ha predisposto al meglio per affrontare una giornata che come immaginavo si è rivelata piuttosto impegnativa, il che penso lasci intendere come io abbia molto apprezzato. Anzitutto, almeno in questo primo albo non ho riscontrato grandi sconvolgimenti rispetto alla versione originale glbonelliana della storia, al contrario ho potuto apprezzare le migliorie ed i completamenti apportati da Boselli, entrambe caratteristiche che mi aspetto di ritrovare anche nei due episodi successivi. Di ottima fattura anche i disegni di Ghion, non meno importanti per la buona riuscita.
  7. Quando é successo,scusa? L'unico accenno alla defunta ed amata Fiore di Luna Kit lo fa in presenza di Donna Parker ne I sette assassini, dopodiché nulla più. Devo convenire che, pur non rappresentando per me una priorità imprescindibile, altri "omaggi alla memoria" della sfortunata ragazza non mi risulterebbero sgraditi.
  8. Non posso che essere nuovamente concorde. Come già dissi in passato, l'unico neo di questa bellissima storia è la gestione a mio avviso non ottimale dell dell'incidente apparentemente mortale del marito di Shawea lungo un fiume in quel momento piuttosto placido, quando finge di cadervi. Ma si tratta, per l'appunto, di un dettaglio che può essere accettato tranquillamente.
  9. Analisi molto suggestiva nello stile e pressoché perfetta nei contenuti, che condivido parola per parola. Complimenti, Leo!
  10. A naso, sento che potrebbe essere fruttuoso puntare 10 palanche sull'opzione b, secondo cui il tenente Lagarde quaglierà con la bella Nadie e lascerà i Mounties
  11. Freschissimo di lettura della prima parte, che mi ha lasciato impressioni più che positive e, soprattutto, mi lascia ben sperare per il successivo albo. Dopo la lunga ed emozionante avventura di Tex in Borneo, ci voleva proprio un po' di sana aria di montagna (sia a noi lettori che a lui, oserei dire!), in un'atmosfera a cui i Nostri sono più abituati. I disegni di Font rendono secondo me al meglio la selvaggia natura del Grande Nord, e dal canto suo Ruju sembra aver ben incanalato la vicenda procedendo su due trame parallele, quella principale di Tex e Carson sulle tracce di una banda di trafficanti di whisky, e quella secondaria, ma non meno accattivante, del tenente Lagarde che sembra dover combattere anzitutto alcuni suoi personali fantasmi. Sono davvero curioso di vedere, nel prossimo numero, come le due trame si svilupperanno e, posso immaginare, convergeranno.
  12. Assolutamente d'accordo. Come ho già avuto modo di scrivere, io considero la copertina censurata assolutamente valida sotto il profilo meramente stilistico e di un evidente impatto sotto il profilo emozionale (come ha sottolineato già @Lucero, tra amici una "scazzottata terapeutica" ci può stare), tuttavia è fuori discussione che, dati i canoni della saga texiana a suo tempo dettati da GLB, una cover del genere sarebbe stata assolutamente improponibile, e probabilmente sarebbe stata oltremodo ingenerosa nei riguardi di un Carson che, nel corso di quella vicenda, non si copre di particolare gloria. Vuole essere mia premura premettere, a scanso di equivoci o di errate interpretazioni, che per quanto Nolitta avesse un modo di sceneggiare Tex decisamente sui generis a me non è mai troppo dispiaciuto, perlomeno in alcune storie (su tutte I ribelli del Canada, un po' meno onestamente Il segno di Cruzado, che non leggo da una vita). E' anche vero, altresì, che Nolitta stesso ha cercato di adattare forse un po' troppo Tex ai canoni della sua creatura Zagor, mostrandolo meno granitico e sicuro di sé dei canoni glbonelliani. Da qui, credo, lo scarso successo delle sue sceneggiature texiane nel medio periodo.
  13. Le storie intere non possono essere citate in questa discussione, altrimenti il tratto con cui Laurenti a suo tempo raffigurò Kit "Mascara" Willer avrebbe meritato di essere preso in seria considerazione
  14. Peccato non abbia superato la censura glbonelliana poiché considerata troppo "forte"... Stilisticamente è una gran bella cover
  15. Magazine nella norma, con interessanti contenuti extra e storie carine, ma ben lungi dall'essere memorabili, ambedue calibrate sin troppo espressamente per questa pubblicazione. De Le due prigioniere ho apprezzato la contrapposizione che inizialmente Ruju ha voluto porre tra i caratteri differenti delle due coprotagoniste, benché si intuisca immediatamente come si evolverà e concluderà la vicenda. Simpatici ma non più di tanto accattivanti i disegni di Saudelli, nel cui tratto mi è parso di ravvisare una qualche similitudine con lo stile di Torti. Atmosfere da horror gotico e molto "dampyriane", aggiungerei, quelle con cui Boselli ha contraddistinto Wampyr, i cui disegni sono stati non casualmente affidati a Bocci, tra le colonne della scuderia di disegnatori di Harlan Draka (per dirla altrimenti, a me è sembrata una storia di Dampyr riadattata per quanto possibile ai canoni della texianità). Buona la prova di Morisco nell'inedita veste di protagonista in solitaria, tuttavia anche in questo caso si intuisce presto quale piega possano prendere gli eventi.
  16. Dipende da Mastantuono: quanto gli manca a finire? Magari la prima parte esce già a dicembre o dovremo aspettare il 2025? Non molto davvero, dunque... La attendiamo con piacere
  17. Bella notizia davvero! Cosa intendi più precisamente per "tra non molto"?
  18. Di seguito i miei voti, in ordine decrescente di non texianità: - Lo spirito maligno sotto forma di pipistrello Aryman che dialoga con un avvoltoio. Sequenza magari degna di Esopo ma non certo di Tex, tratta dal numero 268 I Figli del Sole. - Lo stregone Ukasi che abbatte un paio di Utes con un "bastone magico" che nasconde in realtà, sotto la testa di coyote posta in cima, una pistola che non fa alcun rumore e che Ukasi adopera con sorprendente abilità. Sequenza contenuta nel numero 596 Oltre il fiume. - Martin Stingo che, dopo aver finto di essere colpito a morte ed essersi lasciato cadere nel fiume, si eclissa, convincendo Tex ed i pards che il cadavere sia stato divorato da alligatori di cui però, nel momento della "morte" del tizio, non si scorgeva neanche l'ombra. Sequenza tratta dal numero 332 Acque mortali.
  19. Talmente orribile che l'avevo proprio dimenticata, altrimenti l'avrei inserita d'imperio tra le opzioni da me indicate. Di gran lunga più orrenda persino della succitata scena di Ukasi. Potessi, vorrei rimuovere la scena tratta da L'uomo e la belva ed inserire questa.
  20. Prima in assoluto per distacco, voto anche io la famigerata e grottesca sequenza tratta dal numero 596 Oltre il fiume, nella quale il sedicente uomo di medicina Ukasi uccide un paio di rivali di Cane Giallo con un "bastone magico" che in realtà - si scopre MOLTO in seguito - altro non è che una pistola mascherata con una testa di coyote (i cui spari non fanno alcun rumore, e che Ukasi maneggia con una disinvoltura da fare invidia allo stesso Tex). A seguire, la quasi altrettanto famigerata sequenza, contenuta a cavallo tra il numero 331 Nelle paludi della Louisiana ed il successivo Acque mortali, in cui Stingo finge di essere colpito a morte e si lascia cadere in acqua per poi eclissarsi, e più tardi Tex ed i pards attribuiscono la scomparsa del cadavere ai famelici alligatori del delta del Mississippi che, tuttavia, nel momento della falsa morte di Stingo erano del tutto assenti. Dulcis in fundo, mi sovviene la sequenza in cui, con incredibile ed insolita ingenuità, Tex e Tiger accettano di prendere parte ad una battuta di caccia organizzata dagli stessi tizi con cui pochi giorni prima avevano avuto un pesante diverbio, circostanza nella quale i suddetti tizi tentano poi - ovviamente fallendo - di fare la pelle ai due pards. Sequenza contenuta nel numero 222 L'uomo e la belva. N.B. ho inserito le sequenze in ordine decrescente di "inadeguatezza", ovviamente secondo il mio personale ed opinabile giudizio.
  21. Anche stavolta decidere non è stato per niente facile, tuttavia ho deciso infine di votare anche io per Skybuck, personaggio complesso ma ben valorizzato da Boselli.
  22. Stavolta la scelta è stata assai ardua, ma alla fine ho deciso di assegnare il mio voto alla copertina de La cavalcata del destino, poiché intrisa di quel fascino nostalgico che poi ho personalmente ritrovato nella storia.
  23. Ho deciso, dopo qualche minuto di riflessione, di assegnare il mio voto a Il passato di Cochise, forse la più bella tra le storie sinora pubblicate sulla serie Tex Willer. La motivazione principale risiede nel giusto mix tra Storia ed inventiva di Boselli, oltre al grande risalto che viene dato al fratello di sangue di Tex.
  24. Già in occasione della prima lettura completa, ormai quasi dieci anni fa, mi era rimasta la sensazione di aver letto una buona storia, alla quale però mancava qualcosa per il definitivo salto di qualità. Impressione sostanzialmente riconfermata anche dalla rilettura di ieri: Boselli imbastisce una trama di tutto rispetto, impostata su una forte componente orrorifica e fantastica e, per tale motivo, illustrata con la consueta maestria da Piccinelli ed ulteriormente impreziosita dalla presenza del Morisco, tuttavia la vicenda lascia il lettore soddisfatto solo in parte, con una forte sensazione di incompletezza. Tex ed i pards sono chiamati in Messico dal Morisco, per l'appunto, ed insieme a lui ed al fido Eusebio si recano nel Durango per indagare sulla base di inquietanti testimonianze scritte da un vecchio amico dello studioso di Pilates in merito alla minaccia rappresentata da alcuni uomini-serpente, ultimi esemplari di una mostruosa razza pre-umana alleata con la ricca famiglia dei Diago, possidenti terrieri nel Durango. I Nostri non faticano particolarmente a raggiungere la lugubre residenza dei Diago, e ci mettono ancor meno ad intuirne il coinvolgimento nella vicenda, giungendo prima di quanto mi aspettassi ad una resa dei conti che, a mio modesto avviso, si svolge troppe con eccessiva celerità e, seppur al netto di avversari non convenzionali e dunque insidiosi (gli uomini-serpente, che probabilmente agiscono giusto per istinto, non certo gli inconsistenti Diago ed i loro sgherri umani), senza dare una spiegazione del tutto esauriente a tanti quesiti che il lettore - in questo caso il sottoscritto - potrebbe essersi posto, per esempio circa la vera natura e l'origine di quegli esseri mostruosi, o piuttosto circa i veri obiettivi che si erano prefissi i membri della famiglia Diago dal loro sfruttamento. Per concludere, una storia di buona caratura ma che lascia solo moderatamente soddisfatti, una tra le sceneggiature meno riuscite di Boselli (e parliamo, comunque, di un livello medio piuttosto elevato).
  25. Da notare come nessuno avesse puntato sull'opzione D, quella sulla morte di Lohana. Ciò la dice lunga, direi, sulla rilevanza di Lohana nella storia dal punto di vista della gran parte dei lettori.
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