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juanraza85

Ranchero
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  1. Nel terzo ed ultimo albo probabilmente gli eventi si sono succeduti con eccessiva velocità, mettendo quindi in evidenza anche la nullità degli antagonisti di turno (o, forse, si potrebbe asserire che gli eventi si sono svolti con grande celerità appunto per colpa dell'inconsistenza degli avversari), comunque sia il debutto di Rauch sulle pagine di questa serie è senza dubbio da promuovere senza riserve. Trama in sé molto classica, ma assai ben curata, soprattutto per quanto riguarda il rapporto che man mano si crea tra Tex e lo sceriffo Page, inizialmente improntato sulla diffidenza del secondo nei confronti del Nostro, ma pagina dopo pagina trasformatosi in complicità, fiducia e stima.
  2. Nel complesso, ritengo si sia trattato di un Maxi di buon livello, non ai livelli di un capolavoro come Nei territori del Nordovest ma comunque migliore di tante altre storie pubblicate su questa collana. Ho molto apprezzato i disegni di Rotundo, ed anche la trama imbastita da Manfredi mi ha lasciato abbastanza soddisfatto. Assai coinvolgente la corsa di Tex e Carson lungo il Mississippi per mettere in salvo i due testimoni, l'azione non viene praticamente mai a mancare e la storia si fa leggere con attenzione, tuttavia il lavoro di Manfredi a mio avviso non può considerarsi esente da errori o imprecisioni: passi che non sia stato chiarito come mai Tex e Carson si trovino a Houston, dove l'avventura ha inizio, ma ritengo sia stata una mancanza non da poco che, a differenza dei testimoni e dei personaggi di contorno, le personalità meno valorizzate ed approfondire siano state - almeno a mio modo di vedere - quelle del killer (uomo tormentato, reduce della Guerra di Secessione, uscito di scena prima di quanto avrei creduto) e del suo capo (nonché suo ex capitano in guerra).
  3. Probabilmente, perché si rende conto che il figlio sarebbe comunque condannato a morte da una giuria, e forse anche lui correrebbe lo stesso rischio (senza contare che difficilmente accetterebbe l'umiliazione di un processo).
  4. O magari la svista l'hanno avuta Tex e company, cui la memoria potrebbe aver giocato uno scherzo ..!
  5. Il primo numero di questa attesissima storia dalla genesi e stesura pressoché bibliche, che al tempo paragonai all'ultimo album dei Guns 'n' Roses (ma con esito finale si spera migliore), non ha deluso le mie aspettative: mi intriga molto la scelta di Boselli di aver sviluppato e di fatto suddiviso la trama in tre distinte correnti narrative (ovviamente, destinate a congiungersi insieme a breve), così come mi intriga la riproposizione di numerose vecchie conoscenze dei pards. Mi verrebbe da sorprendermi per la mancata riproposizione di Gros-Jean, ma riflettendoci non fatico ad immaginare che già gestire i soli Jim Brandon e due donne dal carattere tutt'altro che docile come Dawn e Dallas (quest'ultima, poi, ancora colma di rancore nei confronti di Tex e company per la morte dei fratelli), non deve essere stato affatto semplice, e già di per sé altrettanto promettente sotto il profilo delle possibilità di sviluppo della trama. Altro elemento che mi incuriosisce assai e mi lascia molto ben sperare, i pericoli e le peripezie di natura ancora sostanzialmente ignota cui si è accennato in questo primo albo, elementi che promettono inoltre di non rivelarsi di mero contorno al motivo di fondo della storia, relativo alla vicenda delle navi Terror ed Erebus. Insomma, ho la netta sensazione che l'attesa di poter leggere questa storia sarà ampiamente ripagata da una sceneggiatura ben articolata ed accompagnata dall'eccellente lavoro ai disegni di Bruzzo, il cui stile ricorda molto anche a me il Ticci prima maniera (ulteriore omaggio e richiamo a Sulle piste del nord, con cui questa storia ha qualche collegamento) e, aggiungo, un po' anche quello di Gilbert. Anche per lui, dunque, vale il medesimo discorso: l'attesa è stata lunga, ma sembra esserne valsa la pena .
  6. Procede spedito l'esordio di Rauch sulla serie del giovane Tex: ritmi vivaci, azione nella dovuta dose, colpi di scena che non si fanno attendere. Tutto lascia presagire un degno coronamento nel prossimo ed ultimo albo.
  7. Il salto di qualità, per quanto mi riguarda, già è stato fatto: "La pista degli agguati", di gran lunga la sua miglior storia su Tex. Peccato che sia anche la prima. Secondo te, dunque, Manfredi su Tex è partito più che bene per poi perdere progressivamente sprint e regredire . Sia come sia, in effetti La pista degli agguati fu tutto sommato una bella storia (nonché, forse, uno dei Maxi meglio riusciti), benché a mio avviso la migliore prestazione texiana di Manfredi sinora è stata Sei divise nella polvere. Ma, sempre secondo il mio punto di vista, sino a questo momento Manfredi non è ancora riuscito ad adattare pienamente il proprio stile a Tex.
  8. A parte le proporzioni probabilmente poco indovinate della figura di Tex, l'impostazione generale della cover non mi sembra così male. Sono curioso, piuttosto, di leggere la storia, al fine di poter constatare se Manfredi riesca finalmente a compiere il definitivo salto di qualità su Tex...
  9. Una storia interessante e non banale, con tanto di elemento magico che, nella giusta dose, nell'universo texiano secondo me non guasta mai. Mi è molto piaciuto scoprire qualcosa di nuovo su Tex, nello specifico l'esistenza di un luogo in cui ama di tanto in tanto ritirarsi a pensare e meditare in solitudine, e di conseguenza non ho potuto non apprezzare la forte vena di malinconia che, all'inizio ed alla fine, Aquila della Notte dimostra nel pensare alla sua amata Lilyth. Da pelle d'oca, in particolare, il frangente in cui il ricordo della sua dolce sposa consente di fatto a Tex di salvarsi da morte apparentemente certa. Piuttosto lineare la gestione dell'antagonista di turno, tale Snakeman, spietato e vendicativo, nonché lo stratagemma di Tex per "aggirare" la profezia che lo protegge. Bravo Boselli, dunque! Belli, infine, i disegni di Breccia, il cui stile è senza dubbio estremamente particolare e proprio per questo affascinante, benché i volti non incontrino più di tanto i miei gusti; in particolare, mi riferisco alla sua tendenza ad appioppare nasoni a chiunque, inoltre anche le fattezze del volto di Lilyth mi hanno convinto poco.
  10. Molto probabile che invece, stavolta, tu ci abbia preso . O, almeno, io condivido la sensazione.
  11. Fermo restando il mio giudizio nel complesso positivo riguardo questa storia, ho trovato centrate e legittime tutte le osservazioni da te mosse, eccetto questa. Nel senso che, a mio avviso, l'errore - posto che di errore si possa parlare - è stato in questo caso non fare scoprire le tracce a Tex in pochi minuti (Tex in tale arte è forse inferiore solo a Tiger Jack), piuttosto si è forse esagerato nel caricare eccessivamente il terrore superstizioso degli Utes e la loro conseguente incapacità di ragionare ed agire con la giusta lucidità.
  12. Sarebbe stato un finale tutt'altro che banale, adattissimo ad una storia del genere che ha sullo sfondo un rapporto tra padre e figlio decisamente inusuale (o, forse, è meglio definirlo inesistente), però probabilmente difficile da conciliare con il ruolo ed grado del genitore, che restava pur sempre un militare. Guerrafondaio, ottuso e - come si scopre in conclusione - anche disonesto, ma pur sempre un ufficiale. Piuttosto, riguardo il fatto che sin dal primo albo gli indizi sull'identità del Siats sono parsi evidenti ai più (e ferma restando la mia opinione già espressa secondo cui da un certo punto di vista era più interessante conoscere le reali motivazioni del Siats e le eventuali relative strumentalizzazioni che la sua identità), mi è venuto in mente che probabilmente Ruju avrebbe potuto, tramite opportune modifiche di sceneggiatura, posticipare la rivelazione circa la scomparsa del figlio di Conroy nel secondo albo.
  13. SPOILER La rassegnazione del Siats, benché possa sembrare che Stone rispetto alla belluina combattività che questi aveva mostrato fino al duello con Tex, potrebbe essere individuata nel contraccolpo psicologico che il "mostro" potrebbe aver accusato nel momento in cui si è reso conto della sconfitta, e con essa la fine di quella che, a torto o a ragione, considerava una sua battaglia personale. In quest'ottica, potrebbe a mio avviso trovare spiegazione anche il breve ma drammatico confronto finale col padre, anch'egli sconfitto su tutta la linea e cosciente di essere al capolinea, esattamente come il figlio. RI-SPOILER Per quanto non particolarmente brillante, Colter poteva facilmente immaginare che solo Tex poteva essere sulle sue tracce.
  14. Di certo, Bruzzo ha impiegato più tempo del previsto per ultimare il proprio lavoro. Ma dalle anteprime che ho visto sul sito SBE possiamo confidare che possa esserne valsa la pena. Approfitto del post, inoltre, per una considerazione sulla copertina: sempre bello vedere Tex impegnato in un duello corpo a corpo, tuttavia ho l'impressione che sia lui che l'indiano siano stati raffigurati con posture un po' rigide. Impressione personale, è chiaro.
  15. Sono freschissimo di lettura della seconda parte: mi preme premettere che, nonostante qualcosa sugli sviluppi della vicenda lo avessi già intuito al pari di altri sin dallo scorso albo, da tempo non ero così impaziente di poter avere tra le mani l'albo conclusivo di una storia, e ritengo che la mia attesa sia stata molto ben ripagata. Già la mia sola premessa credo basti a lasciare intendere come io sia rimasto soddisfatto da questa storia, probabilmente la migliore realizzata sinora su Tex da Pasquale Ruju (forse, chissà, poiché coadiuvato da @Barbanera, cui rinnovo i miei più sinceri complimenti , senza dimenticare gli ottimi disegni di Michele Benevento); voglio aggiungere di essere contento di aver potuto constatare come le azioni del Siats fossero manipolate da burattinai interessati a faccende ben più concrete della vendetta di uno "spirito", la cui vera identità non è stata di per sé affatto sorprendente (a questo riguardo, del resto, mi sono sempre detto del parere che più che "scoprire" chi impersonasse il Siats fosse interessante comprendere quali fossero i veri motivi alla base delle sue azioni violente), ed ha condotto ad un epilogo abbastanza forte che, tuttavia, è a mio avviso coerente con gli eventi che lo hanno preceduto. Ulteriore nota di merito che ritengo sia da riconoscere al duo Ruju/Rizzo, la perfetta gestione dell'Altro Duo di pards, pressoché impeccabili lungo tutto l'arco della vicenda, con particolare lode per quanto riguarda la valorizzazione del Vecchio Cammello, non una semplice spalla ma un autentico coprotagonista .
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