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juanraza85

Ranchero
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About juanraza85

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  1. Oltretutto, fu un acerrimo nemico dei Navajos, tra i promotori della cosiddetta "Lunga Marcia", ossia lo spostamento di massa forzato della tribù dai territori natii (l'attuale riserva) alla riserva di Bosque Redondo nel New Mexico.
  2. Condivido, con la sola differenza che io al contrario mi sto via via rileggendo prima le vecchie versioni e poi le nuove.
  3. La cosa non mi sorprende affatto e conferma le mie ipotesi al riguardo. Diventa sempre più probabile anche l'ipotesi che il n. 100 chiusa la prima avventura con Montales.. Ottime notizie entrambe. Partendo dalla prima, ben vengano quattro albi se le aggiunte che Boselli apporterà serviranno, come confido, a rendere più completa e circostanziata la riproposizione della storia di Tex contro El Diablo. Quanto alla seconda, più che altro una ipotesi invero, è inutile dire che chiudere la prima storia di Tex con Montales col numero 100 sarebbe davvero molto suggestivo ed avrebbe un certo valore simbolico.
  4. Una nuova avventura di Tex nel cupo contesto della Guerra di Secessione, che si trascina col suo carico di odii e rancori sin nel "presente" texiano, col Nostro che dapprima ricorda gli avvenimenti passati e poi risolve una volta per tutte i conti in sospeso. Tutti elementi, questi, assai cari a Boselli, da cui trae una vicenda che, al pari delle altre storie di Tex ambientate nella guerra fratricida americana, non lesina un carico di enorme fascino misto ad amarezza, ovviamente con tanta azione e con un grande lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi con cui Tex ha a che fare, in particolar modo gli antagonisti: autentiche carogne, ma a loro modo animati da un ideale tale da sfociare, talvolta, nel fanatismo. Un contributo non irrilevante all'ottima resa dell'impianto imbastito da Boselli è dato certamente dai disegni "brutti, sporchi e cattivi" di Mastantuono, sempre in grado di enfatizzare al meglio storie dal canovaccio piuttosto crudo e spiccio. Nel primo anno della guerra, Tex e l'allora inseparabile Damned Dick vengono incaricati dal capitano Dark di unirsi sulla chiacchierata compagnia J, formata in massima parte da Jayhawkers del Kansas, agli ordini del capitano Jude West, con lo scopo di indagare su di loro. Impossibile rimanere indifferenti dinanzi alla figura del capitano West: individuo indubbiamente carismatico, poco avvezzo alla forma, letteralmente venerato da molti dei suoi uomini più fedeli, ma al contempo anche molto poco dotato di senso dell'onore. In altre parole, più capobanda che militare (con la scusa di essersi fatto le ossa nella guerriglia contro i bushwackers sudisti), come Tex e Dick non tardano a scoprire, dovendo assistere alle prepotenze dei loro cosiddetti "commilitoni" ai danni della pacifica comunità di Glendale, nel Missouri, colpevole di essere per la maggior parte simpatizzante del Sud. Il passo è sin troppo breve perché, falsamente accusati di sedizione, Tex e Dick si ritrovino contro l'intera compagnia J, in particolare i fanatici Abe Lewis e Corky (fedelissimi di West), ma potendo contare sull'aiuto dell'onesto tenente Stacy Robbins, grazie al quale riescono infine ad avere la meglio senza, tuttavia, mettere le grinfie su West (anche perché aiutato nella fuga da Corky e Lewis, che in un atto di estrema fedeltà arriva addirittura a farsi passare per il suo comandante). Anni dopo, West si ripresenta a Glendale in compagnia della banda nel frattempo formata, con l'ausilio di ex nemici giurati come il bushwacker Rhett Corrigan, mostrandosi definitivamente per il volgare bandito che è sempre stato, rapinando la banca ed uccidendo innocenti. Tex, chiamato al pari di Dick in aiuto da Robbins, porta con sé i pards al gran completo che, invero, non faticano granché (tutto è relativo, ovvio) ad avere la meglio sulla marmaglia agli ordini di West e Corrigan, sui quali cala definitivamente il sipario per opera dei Nostri, in un'anonima fattoria abbandonata per una fine ingloriosa che sa un po' di metafora.
  5. Degna conclusione di questa storia che va ad integrare più che bene, e senza stravolgerla in alcun modo, l'originale griffato GLB. Una superba prova di forza, quella che ci regala il giovane Tex Willer, che con determinazione ed un pizzico di teatralità, oltre che grazie all'aiuto di tutori dell'ordine disposti a concedergli il beneficio del dubbio, sbaraglia la Mano Rossa (o meglio, le "due Mani Rosse") e, soprattutto, pone la prima pietra per il tanto atteso salto della barricata. Boselli ha svolto un ottimo lavoro di integrazione, contestualizzando la vicenda abbastanza esaustivamente, ed almeno per quanto mi riguarda dissipando qualsiasi perplessità potesse esserci riguardo la riproposizione di questo ciclo di primissime storie di Tex su questa serie (lecito aspettarsi, quindi, che l'avventura contro El Diablo e quelle che la seguiranno saranno sui medesimi standard).
  6. In questa storia di Tex, senza alcun dubbio tra le migliori negli oltre 75 anni di vita editoriale, a farla da padrona incontrastata è l'epicità. Quella tipica epicità che non solo si può leggere, ma si può nitidamente percepire vignetta dopo vignetta, pagina dopo pagina, lungo la lettura di tutti e tre gli albi. Un risultato merito della sceneggiatura di Boselli, abilissimo a plasmare una trama avvincente e circostanziata al meglio, narrata da Tex in flashback (uno dei cavalli di battaglia del Bos), contestualizzando le peripezie e le imprese di un pugno di uomini e donne coraggiosi in fuga dalla Grande Scorreria dei Comanches, e valorizzata egregiamente da un'altra prova superlativa del compianto Marcello, persino più attento del consueto nel curare anche il minimo dettaglio delle sue tavole (chissà come mai, del resto, almeno tre delle storie più memorabili della saga hanno i suoi disegni). Impegnato nella non facile missione di mettere in salvo più coloni possibili dalla scorreria intrapresa dai bellicosi ed irriducibili Comanches, Tex si ritrova a condurre alla salvezza una dozzina di coloni e sei condannati ai lavori forzati, tra le mille difficoltà ed i mille imprevisti che inevitabilmente si presentano in simili circostanze; costretti più volte a fuori programma ed a veri e propri cambi di programma, i membri dell'improvvisata carovana si dirigono infine verso Fort Quitman, trovandolo però abbandonato, dove si ritrovano improvvisamente assediati da circa un migliaio di Comanches. Pur senza averlo voluto, ed al prezzo di molte vite, hanno qui modo di dare un contributo fondamentale, respingendo l'assalto dei nemici e resistendo stoicamente fino al ritorno della guarnigione, di fatto salvando un Texas ancora semiselvaggia da fine certa, sotto la guida determinata di Tex, al contempo oculato e disposto a correre rischi. Il Tex di questa avventura è sicuramente uno dei migliori di sempre: carismatico, sempre deciso, sempre determinato, sempre pronto a rischiare in primissima linea, sempre in grado di prendere la decisione giusta (poi è chiaro che neanche lui avrebbe potuto prevedere l'assedio di Fort Quitman), emerge distintamente quale leader indiscusso e punto di riferimento imprescindibile, sia in occasione dei vari imprevisti, sia in occasione di decisioni non facili da prendere (nello specifico, togliere le catene ai forzati e successivamente dare loro un'arma), sia soprattutto durante il drammatico attacco dei Comanches al forte, quando la determinazione che mostra funge da sola ad infondere fiducia negli altri, facendo in modo che non si diano per vinti. Perché tale impresa riesca, tuttavia, si rende necessario l'arrivo dei soldati di stanza ad El Paso, avvertiti da Glenn Corbett, il tipico eroe che non ti aspetti. Se già con la caratterizzazione dei galeotti, scandagliati abbastanza a fondo nella loro psiche, Boselli svolge un ottimo lavoro, con Corbett in particolare egli tocca punte ancor più elevate: personaggio contraddittorio, almeno in apparenza senza etica né morale, sinceramente legato solo all'inseparabile amico Kirby Doyle, dà più volte prova di essere un combattente provetto seppur cinico, e soprattutto ha il grande merito di mantenere il livello di tensione altissimo fino alla fine, per via dell'ambiguità che lo contraddistingue letteralmente sino all'ultimo. In apparenza, fugge dal forte insieme al soldato Madsen (una vera carogna) con la promessa di condurlo in salvo in Messico, in realtà con l'obiettivo di darlo in pasto al nemico per assicurarsi via libera e recarsi oltre il Rio Grande, ma non per eclissarsi bensì per andare in cerca dei soccorsi. Un personaggio senza dubbio perennemente in bilico tra Bene e Male, estremamente riuscito, che trova infine il modo di riscattare i passati errori salvando Tex la maggior parte degli altri compagni di viaggio, guadagnando la loro stima ed eterna riconoscenza.
  7. Premesso di ritenere la scelta finale assolutamente condivisibile, io avrei trovato altrettanto adatta la prima bozza, ossia quella con Tex, Kit Carson e Gros-Jean in primo piano. La seconda opzione, con Tex e Gros-Jean in primo piano ed una masnada di lupi sullo sfondo, pur assai suggestiva, è a mio modo di vedere un po' troppo enfatica per il primo albo di una avventura. Un'impostazione simile la vedrei più consona per un albo conclusivo
  8. Altre volte, in realtà, si è accennato ad adulteri nella saga di Tex. Mi vengono in mente la moglie del maggiore Parker che - ci è stato narrato - lo tradiva col capitano Loraine ne La maschera dell'orrore, o la moglie del rancher Longford che se la intendeva col soprastante - anche questo ci è stato narrato - ne I fratelli Donegan. L'adulterio di questo Maxi, al massimo, potrebbe essere il primo ad essere stato esplicitamente sdoganato. Facendo così crollare un ulteriore tabù .
  9. La penso più o meno allo stesso modo, nel senso che credo che la ragione principale del (presunto) dirottamento delle ultime storie di Nizzi sui Maxi sia da imputarsi soprattutto alle polemiche da lui mosse, per quanto la qualità media delle medesime storie sia dal mio punto di vista alquanto modesta, improntata ad una piattezza e ad una prevedibilità delle sceneggiature quasi stucchevole. Ne La città che scotta, invece, Nizzi a mio parere è riuscito a realizzare una trama nel complesso dignitosa e persino gradevole da leggere, sia pure al netto di una successione un po' telefonata degli eventi che, a cominciare dall'idea primordiale dell'amico nei guai che chiede aiuto a Tex, l'autore sembra aver pescato qua e là in molte storie passate, da Tex e pards che si rendono irriconoscibili per forzare la mano alla Giustizia, passando per azioni di guerriglia che non fanno vittime, per terminare col rapimento di una fanciulla da parte dei lestofanti di turno. Per tacere di quelli che, a mio avviso, sono errori piuttosto evidenti: dapprima, la famiglia dell'amico di Tex ASSENTE a quella che avrebbe dovuto essere l'esecuzione capitale pubblica del figlio ingiustamente condannato (quale miglior modo per indirizzare su si sé i sospetti 🤔??); non da meno, l'attacco a testa bassa che Tex guida contro il quartier generale dei nemici pur SAPENDO che questi tengono in ostaggio la figlia dell'amico..!! Eppure, ripeto, Nizzi stavolta ha saputo conferire alla storia un pizzico di brio che sembrava aver smarrito nelle sue più recenti prove, nonostante i già citati errori e le già citate soluzioni riciclate, o forse paradossalmente proprio per loro "merito" (le altre sue recenti prove erano sostanzialmente prive di topiche così evidenti, ma talmente piatte da sembrare i temi di uno scolaretto di medio rendimento delle elementari).
  10. La terza, ti è sfuggita la storia pubblicata sui n. 701-702 della regolare, la regina dei vampiri, su testi di Manfredi. Se non l'hai letta recuperala, ne vale la pena. L'avevo semplicemente dimenticata, ma comunque a suo tempo l'ho letta .
  11. Una volta tanto ho avuto la gioia di poter acquistare il mensile con un giorno di anticipo, ed alla mia gioia si è aggiunta la soddisfazione di aver potuto leggere un albo davvero piacevole, dalla funzione essenzialmente introduttiva di quel che leggeremo nei due successivi e presumibilmente più movimentati capitoli, in cui Boselli contestualizza bene quel che il quartetto al gran completo si accinge ad affrontare e non lesina qualche gradito colpo di scena. Mi sono molto piaciuti anche i disegni di Bocci, colonna dampyriana alla sua prima prova probante sulle pagine di Tex (la seconda, se si considera la breve col Morisco), che con un opportuno gioco di chiaroscuri caratterizza bene sia i Nostri che i personaggi di contorno, oltre all'ambiente circostante.
  12. Sono anch'io freschissimo reduce dalla lettura del Maxi, e pur dovendo premettere di aver tratto la sensazione di aver avuto a che fare con qualcosa di già letto, né tantomeno di aver avuto tra le mani due capolavori, mi preme al contempo precisare di poter definire entrambe le storie nel complesso abbastanza dignitose. La città che scotta, sceneggiata da Nizzi secondo il canovaccio a lui tanto caro del vecchio amico nei guai che contatta Tex ed i pards, ricorda in virtù di ciò tante altre vecchie storie del Ranger da lui scritte, per molti versi risulta abbastanza prevedibile e potrei segnalare almeno un paio di passaggi a vuoto a mio avviso piuttosto evidenti (lo farò però in una prossima occasione, onde evitare prematuri spoiler), ma nel complesso si lascia leggere scorrevolmente ed a conti fatti a mio giudizio è meglio di tante recenti uscite griffate Nizzi. Quel che invece non riesco proprio a farmi piacere sono i disegni di Torti, che con rispetto parlando continuo a ritenere totalmente inadeguati e decontestualizzati sulle pagine di Tex. Nel leggere L'alleato misterioso, invece, ho percepito nella sceneggiatura di Serra - su soggetto di Civitelli - ispirazioni piuttosto boselliane, più specificamente tratte da una delle sue storie più particolari (per gli stessi motivi di cui sopra, non specificherò ora quale). Una storia tutto sommato gradevole e piuttosto breve, che io definirei più opportunamente "una storia breve in bianco e nero ed un tantino dilungata", figlia di una sceneggiatura che poggia su una base classica con elementi che in parte la scompaginano, ben valorizzata dal buon lavoro della Mandanici ai disegni (buona caratterizzazione grafica dei personaggi e cura dei dettagli).
  13. Dalle anteprime, La città che scotta si preannuncia di impostazione assai classica, riprendendo il classico tema - piuttosto caro a Nizzi - di Tex che accorre in aiuto di un vecchio amico che ne richiede la presenza per uscire da un brutto guaio, un po' meno scontata promette di essere L'alleato misterioso, per via del segreto di cui costui ci viene detto essere depositario (non resta che confidare che Serra abbia saputo giostrare bene questa variabile). Non mi convincono granché i disegni, né quelli di Torti né quelli della Mandanici, entrambi dal mio modesto punto di vista tendenti un po' troppo al caricaturale. Di primissimo acchito, inoltre, ho anch'io avuto l'impressione che in realtà il loro autore fosse uno solo. Spero, quando avrò tra le mani l'albo, di poterli almeno in parte rivalutare.
  14. Quella del "profeta" sobillatore di rivolte è una figura che Nolitta ha usato sia su Zagor (Mohican Jack) che su Mister No (Il profeta). Evidentemente era un argomento che gli stava a cuore. La figura del "profeta", inteso come leader carismatico che viene talvolta più o meno sottilmente manipolato da altri, è in generale piuttosto ricorrente nella letteratura o anche nel cinema, in quanto piuttosto versatile.
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