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Condor senza meta

Ranchero
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Posts posted by Condor senza meta

  1. Proseguendo nella rilettura dei vecchi Almanacchi del west mi sono imbattuto nel debutto di Boselli sul format.

     

    Bad River è una tipica storia che possiede in se tutte le caratteristiche dell'autore, all'epoca ancora nei primi anni alle prese con Tex, ma già a suo agio e mai banale.

     

    Più che la trama in se, un classico western piacevole ma non del tutto originale, quello che colpisce è lo stile di scrittura di Borden; personaggi assortiti e ben rappresentati, sequenze sceneggiate con cura, trama ben bilanciata e ritmata, dialoghi efficienti e ancora abbastanza asciutti.

     

    Troviamo Tex in solitaria (suppongo fosse una sorta di diktat velato della serie allora) che si mostra in tutto il suo splendore decisionale e operativo.

    Non può mancare la figura interessante di Clint, uomo ingiustamente accusato dell'omicidio del "cognato" Adams  soprastante del ranch di proprietà del vecchio Stoddard, uomo questi  tutto d'un pezzo e affarista ma vecchio stampo e leale.

     

    Tex fin dal principio, appena incontra Clint di ritorno dalla sua villeggiatura a Yuma, è portato a credere della sua innocenza e in fondo gli crede pure l'ex fidanzata Linda, che sebbene nel frattempo è convolata a nozze col giovane Stoddard, non ha mai smesso d'amarlo e la scena della vecchia baracca tenuta in ordine in ricordo di lui, ne è la prova assoluta.

     

    Borden ci dona altri personaggi ben riusciti che arricchiscono la trama, quali l'infido Valens che si rivelerà come prevedibile una delle anime nere dell'episodio, il simpatico Carlos, per non tacere dello splendido stallone nero che farà da cornice con la sua azione alla storia.

     

    A tal proposito davvero bella e adrenalinica la sequenza con Tex che dimostra tutto il suo talento con lazo, riuscendo a imbrigliare con una manovra complicata le zampe anteriori del cavallo, salvando così la vita di Luke Stoddard. Sarà comunque destino che il rampollo di casa, reo di aver congiurato contro Clint, debba finire la sua esistenza sotto gli zoccoli dello stallone, in un epilogo avvincente e tutto sommato a lieto fine per i "buoni".

     

    Una piccola curiosità: in una scena Tex offre a Clint una sigaretta e quest'ultimo lo ringrazia specificando che lo aiuterà a rilassarsi, in pratica una sequenza uguale a quella che porterà molti "grattacapi" sulla regolare pochi mesi dopo, evidentemente o ancora i bacchettoni dell'associazione consumatori non avevano tempo da perdere in simili querelle o non leggevano l'Almanacco. :D

     

    Chiudendo questa breve parentesi ironica, riassumo ribadendo il mio gradimento per la storia e la sceneggiatura di Mauro, che risollevò il livello che Nizzi (escluso il gioiellino di Zeke Colter) aveva via via fatto scivolare su una svogliata sufficienza.

     

    Il merito dell'ottima riuscita Mauro lo divide con il compianto Capitanio, autore di una prova grafica di grande spessore.

    L'artista sciorina fra le tavole la sua innata eleganza di tratto, la ricchezza di particolari che lo contraddistingue, l'ottima resa di personaggi e panneggi da urlo, per non tacere della buona dinamicità e costruzione narrativa di ogni singola vignetta, con sfondi sempre puliti e accurati.

     

    A tratti si rimpiange solo che il formato più ridotto dell'albo rispetto a un texone non dia giustizia a tavole così superbe e in alcuni casi parecchi dettagli si perdono e delle sequenze rischiano di divenire poco leggibili.

    Sebbene non al livello del suo texone o del piccolo capolavoro con Guerrero, i Montoya e le corride, Capitanio cesella una prova d'autore e il rimpianto della sua prematura morte si fa sempre più tangibile: visto l'alto livello di talento sarebbe stato davvero bello poter ammirare a lungo le sue storie su Tex, purtroppo il fato ha voluto altrimenti e possiamo solo consolarci con opere simili, che rappresentano il suo prezioso testamento artistico. il mio voto finale è 8

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  2. Ciò che più colpisce, leggendo questa storia di Nizzi per l'almanacco in questione, è la crudezza della trama e di alcune scene in special modo.

     

    Già la presenza di un serial killer che uccide e scalpa gli indiani nelle notte di pioggia, rappresenta un soggetto non del tutto convenzionale sulla serie.

    Ad alto impatto è la sequenza iniziale con il tuffo dall'alto dell'uomo celato nell'ombra con tanto di mantello, che aggredisce il povero indiano di turno.

    Ma è tutta l'atmosfera asfittica che si respira tra le pagine a garantire un certo livello di tensione.

    Dalla tribù scalcinata e denutrita del capo Lontra Gialla, fino alla repulsione della gente del paese di Ponderosa in cui si perdono le tracce dell'omicida, la trama presenta un'inquietante tensione narrativa.

     

    Nizzi, anche stavolta imbastisce un giallo "non giallo", visto che un lettore scafato identifica quasi subito l'identità del colpevole, tuttavia sequenze come il flashback che spiega i motivi della follia vendicativa, rievocano quella crudezza a cui facevo riferimento a inizio commento.

     

    L'autore ritenendosi più libero rispetto alla regolare, allude a una violenza sessuale (esplicita la vignetta in cui s'intravede una gamba nuda della povera donna) per non tacere della ripugnante azione che gli indiani compiono sulla loro vittima in stato interessante.

     

    Se si aggiunge il suicidio finale di Endicott che non sopporta l'onta dell'arresto per aver coperto il figlio, il fosco quadro si completa.

     

    Purtroppo se il soggetto ha potenziale, Nizzi, ormai in evidente sciatteria compositiva, sciupa quasi tutto con scelte narrative non idonee a mio avviso.

     

    In pratica anche stavolta Tex e Carson più che risolutori, si ritrovano in balia degli eventi e delle soffiate "vincenti"

     

    In primis è Lontra Gialla a indicare la meta di Ponderosa. Giunti in paese i due rangers ricevono la soffiata fondamentale del reverendo che spiattella sul diario perfino il nome del colpevole. Anche l'assassino facilita i due pards apparendogli in una notte di pioggia e fornendo loro l'occasione e la prova per agire. Magari noi lettori di Tex siamo troppo esigenti, ma una sequenza di eventi così favorevoli disturbano e non poco.

    Non dico proprio un'indagine, ma Tex così non deve mai usare nemmeno un grammo di cervello e tutto gli viene servito su un piatto di argento. Eh no, così un lettore non può essere soddisfatto. :furiosi75:

     

    Memore della mia recente gaffe con Andrea Venturi, faccio bene a stare più attento stavolta :D

     

    I disegni sono di pregiata fattura, sebbene denotino ancora qualche piccola incertezza dovuta all'inesperienza sulla serie.

    Ottime le sequenze più Dark, buona la recitazione dei personaggi e la caratterizzazione dei due pards.

    Mi è molto piaciuta pure la cura degli sfondi, la dinamicità delle scene di azione e il bilanciamento dei neri, in pratica un banco di prova ampiamente superato che spalancò all'artista le meritate porte della regolare. Il mio voto finale è 6

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  3. Rispolverata la seconda storia degli Almanacchi.

     

    Anche stavolta la sceneggiatura fu affidata a Nizzi, con ai pennelli De La Fuente, ovvero la coppia di autori che pochi anni prima sfornarono l'ottimo texone "Fiamme sull'Arizona".

    Già questo, unito al gioiellino precedente scritto da Nizzi per l'Almanacco di esordio, getterebbe le premesse per sperare un buon seguito, ma purtroppo poi guardi la data di uscita e ti accorgi che verosimilmente lo sceneggiatore ci ha messo mano durante il "buco nero" della sua crisi creativa e in effetti, leggendo l'albo, a mio avviso, i difetti collegati alla sua crisi di rigetto sono evidenti.

     

    Ho letto recensioni entusiastiche finora e in qualche modo mi hanno spiazzato, visto che per me l'esito finale dell'episodio non raggiunge la sufficienza.

     

    La poesia e l'atmosfera della ballata di Zeke sono uno sbiadito ricordo, qui si torna sui binari marcatamente western e questo non rappresenterebbe di se un problema, anzi, ma la trama mi ha convinto davvero poco.

     

    In primis non mi piace affatto come Tex si fa uccellare da Saguaro. Non si slaccia il cinturone ma siamo lì, così come diviene ancora più assurdo il fatto che l'indiano assetato di vendetta lo lasci andare alla leggera, ben sapendo che il sakem dei Navajos tornerà a rappresentare una minaccia. Incoerente a mio avviso questo snodo.

    Non mi piace nemmeno il Carson che agisce nelle pagine, visto che, oltre a rischiare come un pivello la pelle, uscendo immotivatamente allo scoperto in barba a tutte le precauzioni del caso che la sua lunga esperienza dovrebbe suggerirgli, risulta non pervenuto.

    In pratica l'apporto dei due rangers è quasi nullo alla vicenda e questo non può rallegrare.

     

    La storia potrebbe benissimo funzionare anche senza? Neanche tanto, visto che, sebbene motivato dall'infame femminicidio, non si capisce il perchè Saguaro agisca da solo al cospetto di un nugolo di presunti avversari, di solito gli indiani non fanno fatica a raggrupparsi per muovere contro i bianchi.

     

    Nizzi, anche se pennella abbastanza bene le caratteristiche di alcuni componenti della carovana, finisce ben presto per traformare la trama in una sorta di giallo, che in fondo giallo non è, visto che è telefonatissima l'identità del trio responsabile dell'omicidio della moglie di Saguaro.

     

    Saguaro in pratica regge tutta la trama, col suo orgoglio, la sua vendetta e la sua incredibile implacabilità e i nostri?

     

    Nulla: rischiano la pelle, gettano il fucile e alla fine avallano con molta leggerezza una vendetta, sì motivata, ma che comunque porta alla morte e la tortura di uomini innocenti.

     

    L'indiano ottiene giustizia, ma le sue vittime? Passino i tre assassini, ma il capocarovana e gli altri che colpa avevano?

     

    Storia traballante a mio avviso, ma la parte grafica del compianto artista spagnolo è di livello.

     

    De La Fuente al netto della tendenza di affusolare troppo i corpi e rendere non in maniera eccelsa i due pards, è un asso per la rappresentazione western e nelle sue tavole è quasi percepibile il calore del deserto e la polvere delle piste.

    Oltretutto alcune trovate, come la vignetta lunga verticale o il piccolo crocchio dei componenti della carovana, rappresentati in piccolo in una vignetta scontornata e senza sfondo, mi sono davvero piaciute e saltate all'occhio. Che poi la vignettona verticale fu usata pure nel texone, ma poco importa.

     

    Rispetto alla sue poche prove apparse sulla regolare, si valevoli ma un po' in calo con moltissimi ritocchi redazionali, quella che appare su questo Magazine è paragonabile al livello buono del texone. Il mio voto finale è 5

    • +1 1
  4. Una piccola premessa è doverosa.

     

    Dopo aver preso in rassegna tutte le storie della serie regolare, i Romanzi a fumetti “cartonati” e i Magazine (di questa serie me ne mancano due, appena li procuro rimedio per completezza) per inerzia diviene logico passare alla vecchia formula degli Almanacchi.

     

    A dire il vero non ho controllato se li possiedo tutti, ma poco male, rileggo e recensisco quelli che tengo in libreria.

    Ovviamente esordisco con il primo della serie, ovvero quello datato 1994 e ammetto che a stringerlo fra le mani, una ridda di ricordi affolla la mia mente.

     

    Erano gli anni magici della fanciullezza (credo che avessi ancora 14 anni allora), dove l’acquisto del Tex inedito in edicola era un sacro rito, da ripetere rigorosamente ogni mese col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore.

    La curiosità per la collana Almanacchi, già apparsa su Martin Mystere e Dylan Dog ed estesa quell’inverno anche al ranger da me adorato, era davvero alta. Ricordo con quale stato d’animo accolsi la notizia appena Sergio la comunicò al lettore, d’altronde allora non vi era ancora la proliferazione delle testate come oggi e ogni nuova idea editoriale era davvero un evento speciale.

     

    L’eleganza del volume, la carta più di pregio che rappresentava ai miei ingenui occhi un vero lusso, una bella copertina invernale di Villa, autore che già amavo e che realizzava da poco le cover per Tex (ricordo che la ricopiai, ma l’esito non fu meritevole, visto che non lo trovo più fra i miei vecchi disegni, evidentemente lo avrò buttato non soddisfatto :D).

     

    Un’ulteriore curiosità che ho notato durante questa recente rilettura, il primo articolo porta in calce il nome di un certo Mauro Boselli, autore che allora conoscevo poco, se non per uno spiritoso ritratto apparso sul volumetto “Foto di famiglia” che lo ritraeva in tenuta zagoriana;  già quella simpatica caricatura me lo aveva reso simpatico, ma da lì a pochi mesi avrebbe debuttato su Tex con il suo capolavoro e la simpatia si tramutò presto in autentica stima, accresciuta negli anni e culminata con il gradito incontro alle pendici dell’Etna dello scorso anno, arricchito dalla dedica  sugli albi che più ho apprezzato (e “Il Passato di Carson” certamente non poteva mancare)

     

    Chiusa questa mia parentesi, che riguarderà solo il primo Almanacco :D, mi dedico alla storia a fumetti che apparve in quella uscita nel gennaio 1994.

     

    Anche qui il ricordo è molto dolce, visto che Nizzi, autore al timone all’epoca, partorì una delle sue storie più atipiche ma memorabili di Tex e ancora oggi, rileggendola con occhio di adulto, riconosco che l’atmosfera crepuscolare quasi kenpakeriana dell’opera è davvero fantastica.

     

    La Ballata di Zeke Colter

    Prima di iniziare le mie considerazioni sull’episodio, rinnovo i complimenti al caro amico e pard @Juan Ortega, per la sua ottima recensione apparsa sul sito esterno raggiungibile con un precedente link; dopo una cosi bella analisi diviene difficile riuscire ad aggiungere qualcosa, ma ci provo comunque, facendo leva sui ricordi e le emozioni che da sempre mi hanno accompagnato rileggendo questa breve storia di “sole” 94 pagine.

     

    Ho accennato all’atipicità della sceneggiatura di Nizzi, e fin dalle prime pagine vediamo un Tex in solitaria (cosa alquanto rara con l’autore di Fiumalbo) che vaga sconfortato fra il gelo delle montagne, durante l’approssimarsi di una tormenta di neve. Il dialogare fra se e se, con pure alcune frasi rivolte al suo povero cavallo, reo a suo avviso di dover pagare un errore di valutazione del suo padrone, ricorda molto gli incipit a cui Nolitta ha abituato il lettore nelle sue storie su Aquila della Notte. Ma ammetto che mentre alcune sequenze di Sergio mi hanno sempre un po’ infastidito, qui la cosa si presenta diversa e il soliloquio di Tex mi disturba meno.

     

    Tutto l’episodio ha un ritmo compassato e quasi sognante, fin dall’incontro di Tex col vecchio amico Zeke, a mio avviso uno dei migliori personaggi creati da Nizzi.

    Si respira fin dalle prime tavole un’atmosfera particolare e non solo per la splendida ambientazione, ma soprattutto per quell’aura crepuscolare che l’autore riesce a donare alla sua sceneggiatura.

     

    Non è tanto la trama in se, alquanto esile, a decretare la memorabilità della prova, bensì la bellissima caratterizzazione dei personaggi che Nizzi fa agire.

     

    Zeke Colter è un uomo di un west destinato all’estinzione: cacciatore onesto, che vive in simbiosi con la natura selvaggia che lo circonda, che ha un gran senso di dignità e rispetta profondamente, “più con i fatti che con le parole” (usando una bella espressione del pard Juan :)) la folkloristica moglie indiana Anatra Zoppa.

    Con la squaw Nizzi si diverte a dipingere alcuni tocchi macchiettistici, non solo nella sgraziata (ma simpatica) espressione fisica, ma soprattutto nel povero lessico in lingua inglese, costituito da una caterva di imprecazioni fuori contesto, che fanno sorridere e sdrammatizzano un po’ l’atmosfera del racconto. :D

     

    Come detto, la storia è breve e con poca trama, ma il ricordo di Zeke e Anatra Zoppa rimane nel cuore del lettore, anche dopo trenta anni e questo per me rappresenta uno dei motivi che hanno reso celebre questa invernale “ballata”.

     

    Tex aiuterà con il suo consueto altruismo e coraggio la coppia di amici, vessati da dei banditelli da quattro soldi che, erroneamente, considerano il cacciatore depositario di una conoscenza aurifera di fatto inesistente, ma ciò che tocca realmente vette di poesia e lirismo notevoli è l’indimenticabile flashback (reso alla perfezione dalla mezzatinta di Calegari).

     

    Quei castori che da sempre il vecchio Zeke aveva cacciato, per una forma di contrappasso diverranno la sua salvezza durante un rischiosissimo incontro con indiani feroci e da allora per il vecchio gentiluomo la vita cambia e promette a se stesso che mai più tenderà trappole a quei simpatici animaletti.

     

    Non so come spiegarlo, ma questa sequenza che da piccolo mi stregò, continua a intenerire il cuore anche adesso che sto raggiungendo l’età del Vecchio Cammello e proprio queste emozioni che decretano il successo della prova, a mio avviso.

     

    L’aspetto grafico è di altissimo livello con Calegari che sfodera uno stile personale e splendido con una resa dell’ambientazione innevata da urlo.

    Gli sfondi sono davvero il pezzo forte della prova, con contrasti di neri azzeccati, belle sequenze innevate e ottima dinamicità nelle scene di azione. La mezza tinta del flashback è poesia nella poesia e peccato che il compianto autore non ebbe altro modo di apparire fra le pubblicazioni del ranger.

     

    Unico neo, a essere pignoli, una certa discordanza di sembianze di Tex, dovuta al fatto che le matite furono eseguite da due diversi allievi, ma ciò non inficia più di tanto sull’esito eccelso del comparto grafico.

     

    Che poi uno dei suoi due allievi apparsi su questo gioiellino porta il nome di Stefano Biglia, autore ormai veterano e amato di Tex, dimostra che l’artista genovese era un predestinato.

    Così come sono stato fortunato e onorato io, a incontrarlo e conoscerlo personalmente tre decenni dopo, ma questa è un’altra storia. :)

     

    Mi scuso per la poca sintesi, ma questo gioiellino meritava una dose di attenzione in più. Il mio voto finale è 9

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  5. <span style="color:red">1 ora fa</span>, Piombo Caldo dice:

    Ma cosa dice Condor, mi sono detto leggendo il suo post, la storia non è di Carnevale? 

    Sto perdendo colpi anche io.:wacko:

    Ahaha leggendola mi sa che ci siamo narcotizzati col lautano anche noi. 😂

    Ci toccherà offrire una cena a Venturi per scusarci. E dire che lo seguo sin dagli esordi su Dyd. 😂

     

    A parte le battute, mi scuso ancora per il grosso svarione (mi chiedo cosa sia passato nel mio cervello per autoconvincermi a distanza di giorni che si trattasse di Dotti) evidentemente dopo centinaia di recensioni comincio perdere lucidità nei commenti. Forse dovrei smettere 😏

  6. Chiedo venia Mauro, hai perfettamente ragione. :lol:

    Perdo decisamente colpi, avevo letto i giorni scorsi la storia e appena scritta la recensione, non ho più controllato e la memoria mi ha fatto difetto. :azz::craniate:

    Mi scuso per la figuraccia, e non me ne voglia Venturi per lo scambio, autore d'altronde che stimo quanto Dotti.

    Ora mi posso imbarcare su un veliero in rotta per l'Australia per nascondermi per la vegogna. :D

     

     

  7. Ultimo Magazine che possiedo, me ne mancano due per completare la collezione, vedrò se riuscirò a procurarmeli in futuro.

    Di fatto con questa recensione chiudo con questo format.

    Magazine sufficiente ma meno valevole, secondo i miei gusti, rispetto a quello col Morisco.

    Entro brevemente nel dettaglio dei due episodi a fumetti.

     

    Mistero sui Monti Colorado

    Rauch conferma la sua affidabilità in cabina di regia, ma pecca di poca ambizione, soprattutto in episodi simili.

    Storia lineare che porta a casa il risultato ma non rimane scolpita nella memoria del lettore.

    Ancora una volta Tex agisce in solitaria e ciò alla lunga, almeno a me stufa, per non tacere della scena del salvataggio della diligenza, che ricorda molto la sequenza che Ruju propose nella sua prova con le due prigioniere.

    Mary McKenzie mi è sembrata la versione al femminile del "ragazzo selvaggio" di nizziana memoria, più empatico invece il personaggio del sergente Scott O'Malley.

    Dopo essere sfuggiti all'attacco degli Utes diretti da Coltello Nero, anche grazie all'aiuto del "misterioso" Jim Coley, la vicenda prosegue senza scossoni fino ai chiarimenti finali.

     

    Coley si rivela un killer prezzolato, assoldato dal fratello di Mary, per liberarsi della ragazza e non doverne dividere l'eredità.

    Ovvio finale con la punizione del villain e l'adozione della bella fanciulla da parte del sergente.

    Trama semplice, sviluppata in maniera sufficiente per una storiellina che si fa leggere, ma nulla più.

     

    I disegni di Torricelli non mi hanno mai del tutto convinto. Tratto classicissimo che si rifà al volto di Galep, ma tra le vignette le influenze di disegnatori storici si sprecano (a tratti riscontro pure alcune fattezze alla Letteri).

    Le vignette sono pulite e abbastanza dinamiche, tuttavia le fattezze di Tex cambiano troppe volte in poche pagine e questo crea qualche disorientamento durante la lettura.

    Prova non da bocciatura, ma ammetto che preferisco altri canoni di disegnatori su Tex. Il mio voto finale è 6

     

    Barbary Coast 

    Tocca ancora a Mauro affrontare la breve storia col comprimario storico.

    Stavolta è il turno di Tom Devlin, che onestamente è forse quel personaggio fra gli amici meno dinamico.

    Tuttavia l'episodio, sebbene non memorabile, è ritmato e molto bonelliano, con tanto di trappole, rapimenti, ammutinamenti e un finale scoppiettante con la scena della distruzione della locanda direttamente col veliero lanciato, che rievoca la mitica scena di Canon Diablo.

     

    Magari se Borden avesse avuto a disposizione più pagine, avrebbe potuto caratterizzare meglio il "ring" di Frisco e costruire a fasi l'alleanza con Jock, ma lo spazio quello era e alcune sequenze così appaiono accelerate.

     

    Finale pirotecnico per una storia abbondantemente sufficiente, che si vede abbuonare un voto in più grazie all'ottima interpretazione grafica di Dotti, che in simili tematiche e scenari (vedi la lunga maratona col Supremo) si trova perfettamente a nozze.

    Disegni efficaci, stile dinamico e personale, ottimi gli sfondi e le scene marinare, in poche parole trentadue tavole notevoli che non fanno altro di confermare l'estremo talento dell'artista e far crescere in me il rammarico di non averlo potuto incontrare due anni orsono a Etnacomics per conoscerlo di persona e fargli autografare qualche albo :D. Il mio voto finale è 7

     

    Giudizio riassuntivo finale: Magazine promosso ma di certo non il migliore del lotto

  8. Magazine nel complesso positivo, sia per ciò che concerne le due storie a fumetto, che per i servizi.

    A tal proposito, ho trovato piacevole e originale l'idea di Luca Barbieri di impostare il dossier sul Morisco, come un'ipotetica intervista postuma al fedele Eusebio.

    Il consueto riassunto delle apparizioni del dotto comprimario, acquistano così all'occhio del lettore una inquadratura diversa e anche l'esperto che le conosce a menadito, le ricorda volentieri, senza quel marcato senso di riassuntino stile Bignami che a volte può arrecare disturbo.

     

    Dopo un giudizio di massima, provo a entrare nel dettaglio delle due storie che appaiono in calce fra le pagine della pubblicazione.

     

    Le due prigioniere

    Tipico stile di scrittura di Ruju, per una storia leggibile che basa le fondamenta su un soggetto in cui due donne sono il fulcro centrale.

     

    L'autore sempre a suo agio nella caratterizzazione femminile sulla saga, ci mostra due prigioniere, molto differenti un l'altra e non solo per le caratteristiche fisiche.

    Patricia è una bionda prorompente, decisa, a tratti spudorata, che confida fino all'ultimo nell'aiuto del bandito amato per liberarsi. Grace è molto più docile e a modo, difatti viene subito il dubbio che si trovi in catene per un errore giudiziario.

     

    Tex entra in scena dopo l'assalto degli indiani e prende sotto la sua ala protettiva le due donne, per scortarle fino a Las Cruces ove entrambe andranno incontro al loro giudizio in tribunale.

     

    Tuttavia il resto del viaggio, archiviato il pericolo dei predoni rossi messi in condizione di non nuocere con molta facilità, non è comunque una gita di piacere,

     

    In effetti il compagno di Patricia interviene, ma durante le fasi della lotta apprendiamo che è proprio lui il killer del marito di Grace, omicidio commissionatogli dal solito prepotente di turno per motivi di possedimenti e per cui viene in seguito ingiustamente accusata la giovane donna.

     

    Al processo Patricia, che si è un po' ravveduta appresa la realtà dopo la morte del compagno, accetterà la sua lieve pena e aiuterà con la sua confessione Grace a essere scagionata dall'ingiusta accusa.

     

    Episodio non eccelso ma interessante, scritto anche con i giusti ritmi.

     

    Purtroppo stavolta il disegnatore contribuisce al ribasso del voto rispetto a ciò che succede di solito, visto che ho trovato il comparto grafico di Saudelli non sufficiente.

    L'artista lo ricordavo decisamente meglio su alcune storie di Dyd, qui non si sembra a suo agio nel genere e fatica non poco sia a trovare una caratterizzazione stabile di Tex, ma pure nelle scene d'azione e nelle proporzioni anatomiche di personaggi e cavalli.

     

    Gli sfondi alquanti stilizzati mi ricordano lo stile di Alessandrini, e purtroppo, non mi ha nemmeno tanto affascinato la caratterizzazione grafica delle due protagoniste, e dire che Saudelli è un asso su questo aspetto (solo l'abbondante seno di Patricia rimane come indizio :D), evidentemente o la fretta realizzativa, o la scarsa confidenza con la tematica, abbinata a un calo artistico, hanno inciso alla poca riuscita della prova. Il mio voto finale è 6

     

    Wampyr

    Mauro approfitta dell'escursione in solitaria del Morisco per tuffarsi in un genere a lui molto caro: il gotico-horror con vampiri e creature della notte.

     

    La storia è breve come vuole la formula, ma a mio avviso risulta avvincente, sia per l'ottima atmosfera che Borden riesce a infondere tra le pagine, ma anche per via dei personaggi che agiscono.

     

    Se da un lato concordo che è prevedibile l'identità del vampiro, ciò non toglie che la bella Clelia rimane un personaggio molto incisivo, con un fascino ammaliante che riesce a stregare persino il nostro caro Morisco.

     

    Ovviamente il potere soprannaturale del wampir incide molto nel condizionamento psicologico del dotto egiziano, sospingendolo a litigare con Eusebio che in qualche modo, sebbene ne percepisca la negativa influenza, viene anche lui condizionato decidendo la fuga dalla casa.

    Solo una volta allontanatosi e venendo meno il "campo magnetico negativo" del vampiro, il fido messicano capisce che deve tornare sui suoi passi per aiutare il padrone e con l'ausilio del "cacciatore" Alvaro incontrato fra la via, giunto fin li dalla Spagna per fermare Clelia, riesce a capovolgere le sorti della trama.

     

    Non sarà un capolavoro, ma questa breve escursione di Mauro nel dark l'ho gradita, anche grazie ai disegni strepitosi di Bocci, che sono letteralmente perfetti per la tematica.

    Tavole dettagliate, con chiaroscuri ideali che si sposano alla perfezione con il soggetto e rendono ancora più adrenaliniche le scene più horror.

    Sfondi da urlo e stile molto personale fanno brillare questa prova grafica, d'altronde l'autore si era già fatto ammirare nella storia del compianto Manfredi che affrontava un soggetto alquanto affine a questo. Il mio voto finale è 8

     

    Per chiudere il mio commento, ribadisco che il Magazine in questione per me è ampiamente promosso.

  9. <span style="color:red">15 minuti fa</span>, ymalpas dice:

    Brindisi deve rinunciare a questo accorgimento e rendersi conto che così facendo sta solo sporcando le sue tavole. Io partirei da qui, mi sembra che l'80 per cento del problema sia rappresentato dall'uso eccessivo dei neri che fa

    Per me deve solo ridurne l'uso, come saggiamente consigliatogli da Mauro, prestando particolare attenzione anche all'intensità dell'effetto.

    Nei primi albi l'equilibrio fra bianchi ed effetti era del tutto funzionale, ora forse si è un po' fatto prendere la mano o magari è una soluzione che gli fa risparmiare tempo rispetto a campiture più classiche.

    In effetti cosa strana per un autore preciso e impeccabile come Bruno, negli ultimi albi, alcune vignette sono "troppo pasticciate" e vedendo come finiscono stampate, forse sarebbe il caso di trovare un rimedio.

  10. Le ombreggiature a mio avviso, contribuiscono ad arricchire le tavole e "sporcare" il tratto per adeguarlo al genere.

    Brindisi fa bene a usarle, in alcuni casi, vedi le divise dei militari danno un bell'effetto.

    Forse nell'ultimo albo, soprattutto negli sfondi della villa di Mefisto, in qualche vignetta ha esagerato, sia in termini di riempimento che intensità.

    In questi casi ciò influisce nella leggibilità del disegno e appiattisce lo spazio, rendendo la vignetta troppo piena e poco tridimensionale.

     

     

     

  11. <span style="color:red">4 minuti fa</span>, Carlo Monni dice:

    Io non sto dando degli stupidi a Sergio Bonelli e Decio Canzio, ma casomai a coloro che si ostinano a pensare che l'impostazione iniziale di quella serie sia rimasta invariata mentre era già cambiata con il numero 5 o al massimo con il n. 6.

    Scusami Carlo, ma come ti permetti di scrivere questo?

    Brutta caduta di stile a mio avviso.

    Accusi gli altri di avere pregiudizi e poi te ne esci con questi insulti gratuiti? 

     

    • Thanks (+1) 1
  12. Brindisi ha aggiunto le ombreggiature su Tex Willer per "sporcare" un po' il suo consueto stile molto pulito e chiaro e adattarlo meglio alla trama western.

    Ho ancora il dubbio che sia semplice matita o pennello "secco", proporrei più sulla prima con le striature bianche dovute presumibilmente a fogli ruvidi o rigati per poter accentuare quell'effetto.

    Ma reputo assurdo che la qualità della stampa non adeguata possa danneggiare l'esito di un artista o spingerlo a dover modificare le sue scelte stilistiche.

    In effetti sotto questo aspetto ho notato anch'io che la qualità degli scan stia gradualmente virando verso il basso e ciò è davvero un peccato non veniale, sia per l'autore che per il lettore che vuole godersi disegni di un certo livello.

    Trascurare l'aspetto grafico per economizzare e moltiplicare le uscite è un'operazione molto pericolosa a mio avviso.

     

      

  13. <span style="color:red">1 ora fa</span>, Carlo Monni dice:

     

    Il problema non è essere in disaccordo, questo è normalissimo, il vero problema è quando si eleva o si pretende di elevare  il proprio gusto personale a parametro oggettivo che è quello che inconsciamente stai facendo tu.

     

    Ok, se dal mio intervento, trapela questo pregiudizio, chiedo scusa. 

  14. Beh visto che è così, posso essere degno della regolare anch'io. 🤪😂

    @Carlo Monni liberissimo di non condividere il mio giudizio, ma permettimi di essere a mia volta in disaccordo con ciò che hai scritto.

    Per anni Tex è stata l'eccellenza del parterre grafico e ci finivano solo i disegnatori migliori in circolazione, dopo il rodaggio sulle serie minori, adesso chi lo cura ha dovuto per forza di cose abbassare la soglia.

    Non condivido nemmeno che in redazione possano troppo sottovalutare il giudizio del pubblico, poiché se un autore non amato o non più in forma (vedi Diso) ti fa perdere lettori, è più logico spostarlo su una serie dove ammortizzi meglio la perdita.

     

    Su Volante il mio era un pensiero soggettivo, poiché nonostante gli riconosca una buona dose di mestiere e rispetti il suo lavoro, non mi ha affatto appassionato. Le ultime tavole tirate via sono ciò di più brutto che ho visto su Tex negli ultimi anni, poi non voglio certo convincere nessuno, ci mancherebbe, soprattutto te che sei un utente che stimo.

     

     

     

     

    <span style="color:red">13 ore fa</span>, frank_one dice:

    Quello che intendevo è che il rispetto non è messo nemmeno in discussione, è garantito a priori. E la critica deve essere libera dalla paura di offendere l'autore, altrimenti non si va da nessuna parte.

    Anche perché si criticano le opere, non gli autori :P

    Mi trovi perfettamente d'accordo Frank.  ☺️

    • +1 1
  15. <span style="color:red">2 ore fa</span>, frank_one dice:

    Nessuno è al di sopra delle critiche, professionista o amatore che sia e il rispetto non c'entra. In un forum si può criticare anche Picasso o il Padre Eterno, siamo qui per questo.

    Il rispetto c'entra sempre, anche (e soprattutto!) quando si critica.

    Sul Forum ci si trova per esprimere la propria opinione, positiva o negativa che sia, ovviamente, ma il diritto di critica non deve mai prevalicare il rispetto per una professione complicata e difficile.

     

    Questo intendevo dire, non certo che un artista non possa essere criticato. 

    Poi in quanto a criticare il Padre Eterno, spera che fra gli utenti non ci sia qualche prelato, se no ti costringe a recitare preghiere in ginocchio sui ceci per espiare la tua battuta :P:lol:

  16. La mia prima preferenza va "Stella d'argento" uno speciale emozionante, sceneggiato ottimamente da Giusfredi e reso graficamente alla grande dal solito Del Vecchio, autore di qualità e costanza.

     

    Ho inserito pure la storia Tex Willer "La regina del fiume" di Borden e De Angelis, che sebbene rimarchi il soggetto originario bonelliano, è molto valida e conferma la buona media della testata del giovane Tex.

     

    La terza preferenza è andata alla "Pattuglia scomparsa" che, a mio avviso, rappresenta uno dei picchi qualitativi di Ruju nell'universo di Aquila della Notte.

  17. Ovvio che ogni giudizio è soggettivo, ma spesso ho letto critiche a disegnatori molto più performanti di Volante.

     

    Ripeto: non è mia abitudine criticare gli artisti e in fondo non lo faccio nemmeno con Volante che comunque è un professionista e in quanto tale merita tutto il rispetto, ma onestamente la mia opinione non varia, il livello grafico, per quanto sufficiente è alquanto inadeguato per una vetrina che di solito era abituata a ospitare disegnatori di tutt'altro calibro.

     

     

  18. Quella che mi appresto a commentare presumibilmente è il “canto del cigno” di Nizzi sulla testata.

     

    Si chiude un’era, anche se onestamente è da svariati anni che l’autore l’aveva chiusa :rolleyes:, visto il suo calo qualitativo progressivo e costante, che tanto ha fatto discutere qui sul Forum e che effettivamente a tratti è divenuto indifendibile.

     

    In maniera inattesa, il primo albo spiazza visto che non è malaccio.

     

    Al netto di uno spunto non originale, ovvero una congrega di malfattori associati che tengono in scacco una contea, troviamo Tex in solitaria che s’imbatte subito in un macabro avvertimento con un corpo penzolante dalla forca.

     

    Conosciamo tra le pagine l’ineffabile sceriffo, che in combutta col padreterno del paese, un giudice corrotto e un ex ufficiale che fornisce la manodopera per “punire” i presunti ladri di bestiame, tesse le fila malavitose. Tex è sulle tracce di un agente Pinkerton scomparso e si scopre presto che è stato impiccato poiché troppo vicino alla verità.

     

    Troviamo pure i simpatici Colter, abbastanza delineati caratterialmente e simpatici, e l’alternanza di sparatorie e dialoghi funzionali non annoia.

     

    Purtroppo Nizzi, in evidente fase di sciatteria, riesce a rovinare tutto con un secondo albo davvero modesto.

     

    In effetti questa sua ultima storia sembra davvero rimarcare la carriera dello sceneggiatore su Tex: a una buona partenza che fece ben sperare, è via via seguita una involuzione costante che lo ha portato a toccare punti oggettivamente molto bassi.

     

    Anche “I Regolatori” dopo un avvio promettente, si sgonfia clamorosamente.

     

    Il colonnello Cavendish esce rapidamente e mestamente di scena, con i suoi pistoleri che si sciolgono come neve al sole. Il giudice Douglas rimane solo una comparsa e viene impacchettato come un regalo durante il processo che caratterizza tutto il secondo albo.

     

    Pure Kanon in fondo non brilla né d’intelletto nè di pericolosità e si sgonfia rapidamente anche lui con le manette ai polsi.

     

    Trovo stucchevole e noiosa tutta la parte del processo, visto che Tex di solito non è che aspetta i giudici per fare giustizia, qui oltretutto rischia di finire anche lui sul banco degli accusati visto i due sequestri di persona di Douglas e dell’avvocato di Kanon. :D

     

    Altra scena debole che indica il livello di sciatteria con cui Nizzi chiude la prova, l’incidente della diligenza, che serve solo a preparare il duello finale con l’infido sceriffo.

    Per non tacere del segreto di Pulcinella in merito al vecchio omicidio dei Mac Gregor, con l’evitabile sequenza della inserviente messicana che per anni tiene la bocca cucita con tutti, compresa la bella Mollie con cui divide la casa, ma spiffera tutto a Tex, la prima volta che lo incontra. Vado a memoria e non mi va di ricontrollare ma Tex non aveva già saputo che lo sceriffo e Kanon erano i colpevoli? Mi pare che aveva origliato (con Nizzi è d’obbligo questa soluzione :D) un colloquio specifico, quindi che importanza ha il segreto della donna?

     

    Mi ero illuso che almeno stavolta Nizzi potesse raggiungere la sufficienza, ma proprio considerato il crollo della parte finale, non è successo nemmeno in questa storia.

     

    Ho iniziato la lettura di Tex con le sue storie, per anni l’ho apprezzato fino a definirmi un nizziano, ma col tempo, (e un briciolo di onestà intellettuale) riconosco che il valore delle sue prove si è attestato su livelli medio bassi e quindi, sebbene possa sembrare cinico, non sentiremo più la sua mancanza.

     

    Anche il comparto grafico non mi ha soddisfatto granché. Capisco che Volante sia stato dirottato sulla regolare per esigenze editoriali, ma sebbene gli riconosca una buona dose di mestiere, ho trovato il suo tratto troppo anonimo per lasciare il segno.

    Oltre all’aspetto che cito spesso, ovvero l’incapacità di distinguere d’impatto un disegnatore senza leggerne il nome sul tamburino, evidente prova che lo stesso non ha uno stile così personale e riconoscibile per spiccare, tra le pagine ho trovato molte variazioni facciali fra una sequenza e un’altra degli stessi personaggi (vedi Tex in primis), oltretutto non mi ha del tutto convinto nemmeno il bilanciamento delle tavole, con vignette troppo scure e alcune decisamente bianche e “vuote”.

     

    Non male la dinamicità, migliorabile la recitazione dei personaggi, ma gli sfondi a tratti sono poco curati e assenti, magari dovuti a una fretta realizzativa.

     

    Ritengo che sulla regolare lo standard sia più alto e mi duole dirlo, poiché non è mia abitudine criticare i disegnatori, ma Volante non mi sembra idoneo.

    Una collocazione su un collaterale, come presumibilmente era destinato per questa prova prima del dirottamento per fini redazionali, per lui è più congeniale. Il mio voto finale è 5

    • +1 3
  19. Procedo, seppur a rilento, nella rilettura e analisi dei Magazine pubblicati negli ultimi anni.

    Quello del settantacinquennale è incentrato sul gotico e quindi non poteva mancare Mefisto sulla scena.

    Sorvolando sugli articoli di approfondimento che riempiono l'albo e che non ha troppo senso commentare in questa sede ove il fumetto è il fulcro, esprimo una prima impressione alquanto positiva dell'uscita.

     

    La palude del morto

    La prova di Rauch ha suscitato un acceso dibattito sul topic gli anni scorsi.

    Onestamente non mi va di impantanarmi in quel acquitrino di opinioni contrastanti, anche perchè a distanza di tempo, rinfocolare discussioni passate non ha poi tanta valenza.

     

    Personalmente ritengo l'episodio abbastanza riuscito, grazie a un sapiente gioco di sceneggiatura che crea suspance e tensione narrativa per gran parte della trama.

    L'autore imbastisce una storia alla Borden, intessendo un clima asfittico e vagamente horror in cui agiscono i suoi personaggi.

    Oltre a Tex che si delinea bene fra le pagine, ho apprezzato molto la figura della cartomante sensitiva Zina, che in pratica è il punto focale che permette la risoluzione del caso, permettendo di fornire giustizia alla famiglia di "spettri" ingiustamente accusati di un vecchio codardo omicidio e di infestare le zone della palude.

    Zina sembra un personaggio alla Ruju (sempre molto abile e attento nella creazione di buone figure femminili) incastonato in una trama come già detto dal sapore boselliano.

    Ci sarà una spiegazione razionale, con la scoperta dell'identità del vero villain assassino, puntualmente punito dall'infallibile piombo di Tex, ma il gioco di dubbi sulla presenza o meno del soprannaturale rimane e il tutto viene confezionato molto bene, a mio modo di vedere, sebbene sul finale il ritmo accelera un po' troppo.

     

    Prova davvero impeccabile di Mastantuono ai pennelli; il suo stile personale e "sporco" è un reale valore aggiunto alla sceneggiatura e contribuisce all'ottima riuscita dell'atmosfera spettrale dell'episodio.

     

    Si discute spesso sulla canonicità del tratto del disegnatore di turno che comporta scelte di collocazione dello stesso nelle varie uscite collaterali della serie, sotto questo aspetto il disegnatore romano, visto le sue preculiari caratteristiche, dovrebbe non essere poi così "adatto alla regolare", ma vi rendete conto che ragionare così è un'eresia? :D

    Il valore di un artista esula da presunti paletti e canoni e fortunatamente degli assi come Corrado ce li gustiamo liberamente anche nello storico albo mensile, come Font o negli anni passati Ortiz per fare esempi eclatanti. Il mio voto finale è 7 

     

    La strada del male

    Come accennato nella mia breve premessa, non poteva mancare la nemesi per eccellenza in un Magazine in cui il leit motiv è l'horror e il gotico nel west.

    Borden si concede un breve "trailer" in cui un carismatico Steve Dickart getta le basi per la sua metamorfosi, che lo porta da una spia e prestigiatore da quattro soldi, a quel negromante potente e pericoloso che tornerà a intralciare la strada di Tex sulla saga.

    Bonelli sotto questo aspetto ha lasciato molti solchi liberi in cui Mauro ha potuto inserire le sue pedine di impostazione caratteriale del pericoloso nemico.

    In queste pagine Mefisto ritrova la libertà fornendo i suoi sinistri servigi alla causa della Confederazione, ma la malvalgità è parte integrante della sua anima e il bieco stregone, non lesinerà di tradire i complici per riassaporare la libertà e progettare la sua vendetta.

     

    Breve episodio ben sceneggiato, che ci fornisce un Dickart carismatico e sinistro, e si attaglia con la caratterizzazione "parallela" scelta da Borden per maneggiare questo importante personaggio bonelliano tornato in auge negli ultimi anni.

     

    Che dire poi nell'azzeccatissima scelta dei Cestaro Bros in cabina grafica? Letteralmente perfetta, visto che reputo i due giovani napoletani gli autori più adatti, grazie al loro tratto alquanto dark, a ricreare alla perfezione le tematiche magiche e orrorifiche del grande nemico.

    Non a caso molto merito fu anche loro nella buona riuscita della prima semistoria che compose l'ultima grande battaglia apparsa nei sette albi della regolare. 

     

    Tralasciando inutili paragoni, visto che Galep rimane sempre irrangiungibile in questo tipo di narrazione grafica, Raul e Gianluca Cestaro ottennero davvero un ottimo esito. Peccato solo per la loro proverbiale lentezza, che ci impedisce di vederli frequentemente fra i tamburini della serie. Il mio voto finale è 7

     

    Il giudizio complessivo è ovviamente buono, e la lettura delle due storie mi ha alquanto soddisfatto

    • +1 1
  20. La lunga attesa genera sempre maggiori aspettative.

     

    Sui texoni è capitato spesso che l'arco di realizzazione dell'opera abbia richiesto un tempo maggiore della media; Magnus e Villa in tal senso detengono un piccolo record (attesa comunque premiata da esecuzioni grafiche che rasentano il capolavoro artistico), ma anche il presente albo di Altuna non scherza in quanto a genesi complicata e vari rinvii e spostamenti.

     

    A dire il vero, pian piano che passavano le stagioni e la pubblicazione veniva posticipata (in alcuni casi si vociferava pure di un possibile trasloco su un Maxi) era balenato in me il fastidioso dubbio che l'opera potesse rimanere incompiuta, fortunatamente non è stato così e il malloppone che stringo fra le mani è una sorta d'insegnamento per combattere il mio pessimismo di carsoniana memoria. :D

     

    Che dire, all'annuncio della pubblicazione dell'opera avvenuto a Lucca, ho tirato un sospiro di sollievo, visto che ci tenevo a vedere il maestro dell'historieta argentina all'opera su Tex; d'altronde questa occasione permetteva di tornare al progetto delle origini della testata, ovvero vedere cimentare un grande autore esterno con il mondo ultrasettantennale del nostro amato ranger, cosa sempre più difficile da proporre al giorno d'oggi (comunque memore della prima lezione sul mio inguaribile pessimismo :rolleyes:, spero ancora che talenti del calibro di Ralph Meyer o Pedro Mauro, per citarne alcuni, possano aderire alla lista dei disegnatori).

     

    Finita la lettura, quali sono le sensazioni? Moderatamente positive, anche se onestamente avrei sperato in qualcosina di meglio.

     

    Sull'aspetto grafico Altuna si è districato alquanto abilmente e con mestiere, su un genere che (anche lui ammette nell'intervista in prefazione) non ha mai del tutto affrontato corposamente durante la sua lunga carriera.

    Purtroppo il tratto risente un po' del passare delle stagioni (il maestro argentino non è più giovanissimo) e si presenta alquanto nervoso e schizzato in alcune vignette, cosa che non è necessariamente un male visto la tematica.

    Anch'io, come altri utenti prima di me, ho notato una sorta di involuzione e poco cura nell'ultima parte, evidentemente l'autore ha dovuto accelerare per finire il compito e ha man mano diminuito la cura nella realizzazione delle sequenze, tuttavia nel complesso il comparto grafico non mi ha deluso, visto che possiede una dote molto preziosa ovvero la personalità di stile, che adoro parecchio negli artisti.

    Seppur meno preciso rispetto al passato, Altuna conserva la latinità del tratto, una buona dinamicità e l'innato talento nel tratteggiare la sensualità femminile.

    La sua versione dei pards è particolare, poco canonica, ma gli autori latini ci hanno abituato ormai (vedi Ortiz, Font, De la Fuente, Blasco) quindi, dopo il primo impatto, non disturba più di tanto durante la lettura.

    Non tutte le vignette mantengono lo stesso livello, alcune sono realmente molto abbozzate, ma nel complesso mi ritengo soddisfatto, nonostante abbia apprezzato maggiormente altri autori alle prese con gli speciali.

     

    Tito Faraci, ormai uscito da un po' dall'orbita texiana, ci regala una trama diversa e più variegata rispetto alla sua media.

    Sebbene il soggetto non sia del tutto originalissimo, l'ingarbugliamento di trama è più corposo rispetto ad altre sue prove e tutto sommato la caratterizzazione di Candice, vera antagonista della vicenda, non è male.

    L'albo si legge volentieri, anche se ammetto che i due villain in lotta ovvero Hughes e il suo vecchio servo arricchito Santos, non è che poi brillino tanto per cervello e pericolosità, visto come si fanno gabbare inizialmente da Candice e battere da Tex. Hughes è pure matto come un cavallo e i suoi continui dialoghi con la foto del padre morto lo dimostrano. Solo sul finire, una volta tolta la maschera alla bella donna, i due boss si associano per rimediare la figuraccia e si vendicano sadicamente e vigliaccamente, ma Tex e Carson li schiacciano come due pulci.

    Interessante pure l'idea di Tito di abbozzare una sorta di "corte" che Candice vorrebbe esercitare su Tex per usarlo ai suoi scopi (modus operandi che funziona con quasi tutti, i due villain, il ranchero amico, il soprastante); il nostro però rimane anche troppo impassibile (forse!) e usa la trappola per ritorcela contro la donna, facendole credere di cascarci, ma in fondo ben vigile all'evenienza.

     

    Trama approvata in toto? Non del tutto!

    Troppe situazioni escogitate da Faraci strizzano l'occhio all'ultimo Nizzi, ovvero origliate, personaggi che spiattellano per filo e per segno la situazione ai due pards, sparatorie lunghissime e costruite male, con poco mordente e plausibilità di posizione.

    In alcuni casi si ha pure l'impressione che Tex scopra per caso il triplo gioco di Candice e si riduca a un giustiziere col winchester che agisce più che pensare e indagare.

    Con una migliore cura della sceneggiatura, lo spunto poteva pure venire sviluppato meglio, ma evidentemente Faraci faticava a gestire trame più complesse e tutto sommato questo texone è migliore di Capitan Jack e di altre sue prove sulla testata. Ma le storie di vero spessore su Tex sono molto distanti da questi esiti. Il mio voto finale è 7

  21. Dopo un primo volume a carico dei titolari (Boselli-Ruju) e un secondo di debuttanti (Dixon-Zamberletti), il Magazine ospita tra i crediti due "riserve"

    O meglio, Faraci in quel periodo era molto attivo sulla saga fra medi e bassi, Mignacco molto meno.

    Non volendomi dilungare troppo, entro un po' nel dettaglio delle due storie a fumetti che compaiono in questo numero.

     

    Detenuto modello

    Il soggetto di Cajelli non è male; simpatica la figura di Arch Leyton, un truffatore dalla faccia simpatica e cuore d'oro.

    Plausibile pure il desiderio di vendetta di uno dei facoltosi truffati, con l'unico imprevisto della presenza inattesa di Tex e Carson di scorta, per il rientro del detenuto dopo la licenza per il funerale dell'anziana madre.

    L'episodio è sufficiente, ma con una sceneggiatura più calibrata avrebbe ottenuto una valutazione più alta.

    Faraci purtroppo sciupa parzialmente lo spunto, proponendoci alcune sequenze stirate oltre il dovuto, vedi l'estenuante sparatoia contro gli Apache.

    Perchè poi tirarli in ballo, visto l'esiguo numero di pagine? Non sarebbe stato meglio focalizzare più l'attenzione su Arch e il villain?

    Si giunge alla fine che quasi sembra che la storia sia monca. Peccato.

    Interessante e originale l'urlo di Arch nel suo incubo, che complica la vita a Tex penetrato tra le file nemiche di soppiatto nottetempo.

    La parte grafica di Vannini è caratterizzata da luci e ombre.

    Stile classico che richiama ad alcuni grandi autori del passato, buoni tratteggi e inquadrature, ma spesso le vignette sono un po' troppo "schizzate" per i miei gusti.

    Anche il bilanciamento andava più curato, a mio avviso, le vignette a tratti appaiono troppo chiare. Prova comunque sufficiente dell'artista. Il mio voto finale è 6

     

    L'anima del guerriero

    Il titolo della breve storia è altisonante, molto più della prova stessa.

    Mignacco, trovatosi a dover misurarsi su trentadue tavole e con Tiger in solitaria, gioca sul sicuro, con una trama molto semplice ma sempre affidabile, ovvero la vendetta.

    Il pard Navajo con certosina puntualità e pricisione liquida un quartetto di ineffabili banditi, rei di aver versato sangue di giovani Navajo.

    Troppo breve il lasso narrativo per poter ricavare qualcosa di memorabile, oltretutto con un soggetto così semplice e poco ambizioso, difatti l'autore porta a casa il compitino senza emozionare. Dal suo canto comunque il brevissimo episodio si fa leggere e non presenta imprecisioni degne di nota, molto più riuscito di quello di Dixon per intenderci.

    Bruzzo nella sua media, ancora presente qualche vignetta troppo "ticciana" ma rispetto ad altre prove del periodo mi ha convinto di più. Il mio voto finale è 6

     

    Magazine ampiamente sufficiente e decisamente migliore rispetto al precedente, ma non al livello di quello di debutto.

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