Jump to content
TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

Ranchero
  • Posts

    950
  • Joined

  • Last visited

  • Days Won

    59

Condor senza meta last won the day on January 24

Condor senza meta had the most liked content!

2 Followers

About Condor senza meta

  • Birthday 09/06/1979

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Antonio Barreca

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    311
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Jim Brandon

Recent Profile Visitors

17,139 profile views

Condor senza meta's Achievements

Mentor

Mentor (12/14)

  • Dedicated
  • Very Popular Rare
  • Reacting Well
  • Week One Done
  • One Month Later

Recent Badges

517

Reputation

  1. Su questo, come darti torto? Mi trovi perfettamente d'accordo.
  2. Non credo sia del tutto esatto; in fondo perchè non dovrebbe condividere una caratteristica già presente col creatore della serie? Forse non riesce a ricreare con naturalezza quei siparietti usati dai suoi precedessori, d'altronde ogni autore ha le sue prerogative e attitudini, ma non è vero che il suo Carson sia musone, dai...
  3. Non scherza nemmeno il Carson della prima storia messicana di Nizzi "I Cospiratori", che, sempre travestito da frate, dona vita all'esilarante scenetta sul treno. La sua risposta alla fedele dirimpettaia: "Omnia munda mundi, sorella!" è memorabile.
  4. Archiviata la “pratica” Lupo Bianco, Tex e company si ritrovano immediatamente invischiati in una avvincente indagine. Una compagnia ferroviaria vittima di sistematici attentati di sabotaggio e una pista parallela con manovre poco chiare nei confronti di un proprietario minerario e la giovane figlia, che, anche se apparentemente scollegata, col procedere dell’inchiesta s’intreccia a doppio filo. Interessante l’idea della divisione dei pards, che permette all’autore di sviluppare al meglio le due sottotrame e dare visibilità a tutti i tre pards. Se poi aggiungiamo la consueta verve di sceneggiatura e la tanta azione e colpi di scena, ci facciamo un quadro abbastanza chiaro della piacevolezza della storia. Personalmente però, giunti nella fase finale dell’episodio, noto un lieve calo, sia di ritmo, ma soprattutto qualche forzatura narrativa, vedi il rinsavimento quasi miracoloso della moglie di Horton, e, nella sequenza dell’epilogo, la poco credibile ( e accelerata!) resa dei Valverde, che di colpo si tramutano in due tremanti gelatine. Per il resto non mancano scene molto belle, come l’incendio della foresta, l’arrivo di Carson in aiuto dell’amico assediato o il salvataggio della giovane Nita a opera di un validissimo Kit. Pure discreta l’intessitura della trama col piano criminale di Osborne o la figura positiva dell’ingegnere della compagnia. Da notare come Tex sia disposto a sacrificare la sua vita pur di non abbandonare il fido Dinamite e di quanto sia particolare un epiteto scherzoso che lo stesso ranger rivolge al figlio: “Fulmine in scatola”. Una nota dolente, a mio avviso, la totale assenza sullo sfondo di indizi che portino a pensare alla guerra che cronologicamente dovrebbe essere in corso; capisco che il fronte non fosse proprio dietro l’angolo ma la vita di paese è troppo tranquilla per essere un periodo bellico. Ulteriore conferma che a Bonelli poco interessasse la congruenza o la continuity narrativa, sceneggiava di getto e già l’ambientazione bellica era passata in secondo piano. Non stupisce quindi, che anni dopo avesse scelto di mettere una pezza e scrivere l'imponente “Tra due bandiere”. Sotto l’aspetto grafico è davvero molto interessante l’esperimento delle prime strisce di rendere originale il formato, con vignette a rombo, curve o a stacchi inclinati. Peccato però che una simile scelta grafica di Galep (anche in questo episodio coadiuvato da Gamba mi par di capire) duri solo poche pagine, per poi sparire nel proseguo del racconto. Il mio voto finale è 7
  5. Giusto. Ma fino a un certo punto. Un editore sagace, oltre a pensare all'utile immediato, deve pur porsi un minimo di programmazione futura, a maggior ragione in questi periodi molto difficili per il settore. Continuare a percorrere la via dello sfruttamento intensivo della testata, ti donerà sì un utile immediato, ma rischia di pregiudicarti il percorso futuro in una testata con quasi 80 anni di storia alle spalle. Ti porto un esempio: se un albero di ulivo non viene adeguatamente curato e pulito, dapprima, nei primi anni, con l'aumentare di rami e ramaglie ti darà pure qualche chilo di olive in più, ma se continui a lasciarlo nell'incuria e permetti "l'impagliamento", è destinato a cessare la produzione nel giro di un lustro. Capisco che si vuol contenere l'emorragia di lettori, ma non si pensa che scelte forzate possano rivelarsi peggiori del male che si vuole curare e rischiare di portare alla chiusura? Puntare solo su Tex, diluendolo a tutti costi anche a discapito della , qualità è un grosso rischio, visto che preclude le altre serie della casa editrice e se Tex dovesse di colpo cedere nei numeri, come la mettiamo? Ovviamente per noi seduti dietro a una tastiera è facile sentenziare e criticare, ma capisco che non è la stessa cosa per gli addetti ai lavori. Però, non me ne voglia la SBE, pare che si sia deciso di navigare a vista e questo non è un gran bel segno. Si è come su un veliero in balia di un ciclone tropicale: issare tutte le vele ti aiuterà a percorrere più strada ma se non è sufficiente per portarti fuori "dall'occhio" è inevitabile fracassare tutta l'alberatura.
  6. Prosegue la mia rilettura degli episodi mitici degli albori. La storia in questione inizia e si conclude senza soluzione di continuità e riprende, purtroppo, l’incongruenza della Guerra Civile, accennata già nell’avventura precedente con Manuela Guzman. Tuttavia Bonelli il conflitto civile lo tiene solo ai margini, senza mai mostrarlo direttamente ai lettori, e ai nostri tocca il compito di proteggere i civili da eventuale banditi e sciacalli durante il periodo bellico. Inutile ribadire la premessa sulla difficoltà d’inserire questo periodo di storie in una potenziale continuity texiana, visto che il celebre “Tra due bandiere” contraddice in toto l’ambientazione e le date, comunque al netto di questa notevole zavorra, la sceneggiatura merita un plauso. L’autore in palla, snocciola pagine e pagine con un ritmo narrativo apprezzabile e riesce a donare una cornice di epicità agli eventi, sfruttando uno spunto classico ma sempre valido di carovane di pionieri e assalti indiani, con tanto di traditori rinnegati, che per brama di denaro, non si creano remore a “vendere” la vita di innocui civili. Sterling (alias Lupo Bianco) è una carogna matricolata e possiede molto acume, visto che mette più volte in difficoltà i tre pards. L’assedio dei Pawnee sulla rupe assolata è sceneggiato magistralmente da Bonelli, che riesce a ricreare un pathos notevole e molta tensione narrativa. Un’autentica sfida a scacchi per la sopravvivenza, dove ogni minuto o cibaria può fare la differenza, nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi chiamati dal giovane Kit. La seconda parte ambientata a Dodge City è pur essa esplosiva, ma perde un po’ di epicità, tuttavia il grande Bonelli ci regala un epilogo crudo ma ad effetto, con la morte di Sterling, massacrato dai suoi ex alleati Pawnee, così come indotto da Tex con un diabolico piano di vendetta. Curioso notare con l’attenzione dei dettagli attuali, come i Pawnee vengono rappresentati in maniera standard (molto diversa dalla corretta rivisitazione attuale apparsa nelle storie di Mauro), così come apprendere che anche il giovane Kit giura per diventare ranger, ma di fatto nel proseguo della saga questa sua carica si perde come un ago nel pagliaio. In merito alla progressiva caratterizzazione del rapporto fra padre e figlio, fa quasi tenerezza leggere la scena in cui Tex, trova il pretesto per allontanare il giovane dal campo di battaglia per salvargli la vita, o quando lo ammonisce di non osservare lo scempio del corpo di Sterling, essendo ancora troppo ragazzo per “simili spettacoli”. Pure curioso il dialogo tra Tex e Carson, in cui il secondo tesse le lodi del piccolo monello e il padre gli suggerisce di non farsi sentire per non montargli la testa. Piccoli dettagli, ma molto importanti secondo me. La grafica è affidata al solito e infaticabile Galep, che, per l’occasione, si avvale della collaborazione di alcuni ghost artist non accreditati, fra cui spicca il solito Gamba, aiuto prezioso sia alle matite che alle chine. Livello sempre alto, anche se in alcune sessioni si percepisce una certa fretta realizzativa, ma che non incide tanto nell’esito complessivo. Il mio voto finale è 8
  7. E' ovvio che i gusti sono soggettivi e non tutti i lettori hanno lo stesso parere sulle pubblicazioni, tuttavia nel recente passato io ricordo molte storie sottotono anche sulla regolare. Tralasciando Faraci, che dopo un inizio promettente non ne azzeccata nessuna, anche Ruju negli ultimi anni è calato parecchio: oltre al Pistolero vudu (un episodio alquanto sgraziato a mio avviso), ha fornito prove sotto lo standard del calibro di "Le frecce dei nemici" o "Cuore Apache" o il riempitivo dei due gemelli. Per non tacere di Nizzi che non è riuscito, al ritorno sulla serie, a lasciare minimamente il segno. Lo stesso Mauro è incappato in qualche prova meno riuscita come quella della Montoya o la seconda di Mefesto e il monaco di Zambeletti sulla regolare, non doveva affatto apparire ma così non è stato. Io non sto parlando di crollo verticale della qualità, sia ben chiaro, perchè la situazione, almeno per adesso, non è così drastica sulla regolare, ma è indubbio che il massiccio "turnover" degli autori (Mauro nell'anno del settantesimo compleanno esordì solo col bis d'agosto!) rischia alla lunga di compromettere il livello complessivo. Da appassionato, mi piacerebbe acquistare tutti gli albi in uscita e di fatto in passato era così per me. Ultimamente mi è impossibile farlo, per evidenti ragioni ed è sempre brutto dover fare scelte o selezioni. Questo intendevo per "scelta antipatica". Oltretutto può pur capitare qualche errore di valutazione, che ti porta a lasciare in edicola storie meritevoli o acquistare episodi sottotono che avresti benissimo potuto evitare e questo è spiacevole.
  8. Tutti siamo concordi sul dire che la collana Tex Willer sia un successo (anche se il merito è di Mauro che ha corretto e stravolto la boiata d'idea di Airoldi), ma al netto di una pubblicazione positiva, quanti albi mediocri e anonimi ci siamo sorbiti in questi anni tra raddoppi di maxi, color, bis e chi più ne ha, più ne metta? Rendere semestrali collane come i color, i maxi, gli speciali Tex Willer e i cartonati, significa voler prendere per sfinimento i lettori e spingerli ad antipatiche scelte in edicola. Il troppo stroppia, come si suol dire, e credo che la misura sia quasi colma.
  9. Comunque a parte tutto, trovo molto interessante il dato che quasi il 90% dei forumisti che ha risposto al sondaggio, segue la saga Tex Willer. Successo che denota quanto sia fondamentale la qualità nelle storie. Un eventuale sondaggio degno di nota sarebbe quello di rispondere alla stessa domanda, testata per testata. Mi sbaglierò, ma a parte i texoni, dubito che le altre collane raggiungerebbero percentuali simili!
  10. Ho appena risposto alle domande del sondaggio. Peccato solo che non siano palesi le votazioni, ma prevedo che sul forum le percentuali saranno plebiscitarie. Un lettore assiduo e "storico" della collana, difficilmente può avallare questa politica di marketing, atta sopratutto ad aumentare le pubblicazioni solo per gli introiti delle vendite, anche a costo di pregiudicarne la qualità e il lavoro adeguato degli autori. Purtroppo siamo evidentemente una minoranza, visto che i numeri sostengono queste scelte redazionali e le uscite continuano a proliferare. Le mie risposte: 1. No 2. Vorrei mantenere la serie regolare e poco altro (Tex Willer, Texone, 1 Speciale Tex Willer, 1 Cartonato, 1 Maxi con storia unica) 3. Sì 4. La serie regolare e uno speciale
  11. Ora ho capito perchè era un fuorilegge: sicuramente pendeva sul suo capo una denuncia per abusivismo edilizio. Molto probabilmente il P.R.G. della riserva non prevedeva la zona edificabile, e per non rischiare di essere recidivo, il nostro Aquila della Notte ha deciso di scegliere una struttura precaria amovibile.
  12. E si torna a mettere il dito nella piaga: dovendo proporre decine e decine di sceneggiature per colmare la crescente proposta editoriale, si rischia sempre più di comporre col pilota automatico e meno coinvolgimento. In effetti dover seguire più storie in contemporanea, per dar lavoro ai tanti disegnatori all'opera sulla testata, non è del tutto semplice e temo che, con l'incombenza delle scadenze, alcuni autori non riannodino come si deve i fili narrativi. Aggiungi la difficoltà di scrivere un personaggio come Tex e il dado è tratto. Il tuo concetto è chiaro e plausibile, e purtroppo anche la "mancanza di profondità" è figlia dei tempi, a mio avviso Oggi al fruitore devi dare tutto e subito, che si tratti di musica, cinema, arte e letteratura. Il mercato incombe e mi duole ammetterlo, anche una serie come Tex si sta piegando alle sue leggi; i tempi cambiano e non sempre in meglio, ma purtroppo si può solo adeguarsi; fermare le mutazioni è impossibile.
  13. Per come è stata montata e illustrata la scena, Carson avrebbe dovuto realmente sparare alle spalle (sia per ferire o accoppare il feroce avversario) e per quanto sarebbe stato un gesto giustificabile visto il bieco nemico, "puzza" sempre un pizzico di vigliaccheria e credo che Ruju non se la sia sentita di proporla come sequenza. Magari si poteva subito dopo escogitare che Kircher, allertato dall'arrivo del Vecchio Cammello, cercasse di estrarre la colt voltatondosi, venendo puntualmente disarmato, in una azione che già richiama un duello più pulito e frontale ma l'autore ha scelto altrimenti e adesso diviene inutile discuterne per pagine e pagine. Il grande Bonelli, avendo creato il personaggio, poteva liberamente renderlo implacabile giustiziere o clemente a seconda delle situazioni, in fondo non doveva dare conto a nessuno, era suo diritto farlo; non è più lo stesso per gli autori attuali che si trovano costretti sempre a maneggiare con cura il prezioso eroe ereditato. Qui si accusa Ruju di aver reso troppo compassionevole Carson, ma se avesse deciso il contrario e realmente avesse scaricato un caricatore alle spalle del verme, son certo che un'altra flangia di lettori avrebbe chiesto la "crocifissione" dell'autore e del curatore. Chi accontentare? Per una sigaretta citata da Mauro, anni fa si scatenò un putiferio, se oggi si usassero con nonchalance gli epiteti razzisti di bonelliana memoria, sappi che fulmini e terminali sulla redazione. Secondo me nessuno vuol cancellare quarant'anni di gioielli bonelliani, è solo che i tempi sono realmente cambiati e gli adetti ai lavori (vuoi o non vuoi) sono costretti ad adeguarsi per andare incontro alla società e gusti attuali. Unica sorta di compromesso per cercar di coniugare l'ideologia originaria del personaggio con la mentalità e moda attuale (giuste o sbagliate che siano). O noi "boomer" ci rassegniamo o realmente possiamo smettere di comprare gli albi inediti e chiediamo una ristampa integrale delle storie di Bonelli.
  14. Mi son trovato a rileggere (e commentare) una delle storie più controverse dell’intera saga. Avete presente l’ora notturna tra le tre e le due, quando è previsto il ritorno dell’ora solare? Sessanta minuti che, qualsiasi cosa tu faccia (dormire, leggere, ballare, amoreggiare) ufficialmente allo scoccare delle tre, non sono esistiti. Un’ora fittizia in parole povere. A par modo, questa lunga e avvincente avventura di Bonelli, alla fin dei fatti è stata idealmente cancellata dalla saga per via della celebre incongruenza che contiene. Lo stesso papà di Tex la spodestò, quando agli inizi degli anni settanta, decise di comporre la notevole “Tra due bandiere”, ambientandola anch’essa durante la Guerra Civile americana, ma negli anni in cui Tex era giovane e il figlio ancora doveva essere concepito, contraddicendo così del tutto il finale dell’episodio che sto commentando. Dopo questo precedente, anche altri autori in seguito, (vedi Nizzi e Boselli), hanno tenuto per buona la seconda soluzione, così che della povera Manuela Guzman nella cronologia ufficiale della saga, non c’è più un vero posto. Se la storia fosse stata mediocre, l’opera di revisione sarebbe stata quasi indolore, ma si dà il caso che “L’enigma dell’Ippocampo” sia una bella storia, strutturalmente parlando e questo mette un po’ di rammarico. Inutile ribadire le eventuali ragioni di un simile “svarione”: Bonelli sceneggiava di getto e quando trovò l’idea giusta per rappresentare in maniera adeguata ed epica la triste carneficina americana, non ci pensò su due volte, e sciolse le vele alle correnti della fantasia, con gli esiti che quasi tutti conosciamo. D’altronde è possibile che durante la realizzazione della presente storia a strisce, l’autore, non essendo sicuro della durata della vita editoriale del suo personaggio, non diede peso alla programmazione e compose a braccio, per poi rivedere la sua scelta, appena la testata stava ormai vivendo un’epoca d’oro e richiedeva la realizzazione di storie altisonanti. Chiusa la doverosa premessa, tornando all’Enigma dell’Ippocampo, ribadisco che la sceneggiatura è valevole e la lettura scorre veloce e piacevole. Lo spunto di trama è interessante e il tutto è arricchito dalla presenza di una villain tanto affascinante, quanto ostica. Indizi, riunioni segrete, medaglioni e inseguimenti e trappole popolano la prima parte del lungo episodio. Scoperta la cospirazione, Tex, Kit e Carson passano al contrattacco, sconfiggendo la bella messicana in una avvincente battaglia tra le mura dell’hacienda. Tex risoluto, ben spalleggiato dai pards non si crea problemi ad allearsi con i suoi attentatori pur di sconfiggere i nemici e anche il giovane Kit, sebbene si faccia imprigionare per l’ennesima volta, se la cava alla grande anche da solo durante la prigionia. L’episodio poteva anche già chiudersi, ma Bonelli in preda alla verve creativa volta pagina e ci dona una seconda parte ancora interessante, con l’innesto di altre canaglie degne di rilievo come il Lobo. Ho sempre pensato che GLB fosse come un autista di bus che, caricati a bordo i passeggeri (lettori), li conduceva a spasso tra le piste dell’avventura, seguendo itinerari sempre vari e lasciandosi trascinare dall’improvvisazione durante il tragitto. Proprio di recente, su un altro topic, si è discusso sulla metodologia compositiva degli sceneggiatori. C’è chi segue uno schema ben definito di soggetto, chi dalla fine compone a ritroso e chi si lascia trascinare dalla ispirazione del momento. Di certo Bonelli rientrava nel terzo gruppo e anche stavolta ne troviamo le prove: la bella Guzman ci viene dapprima presentata come una feroce avversaria (a tratti pure sadica, visto che non si priva di lasciar divorare dagli alligatori nemici e alleati non abili), per poi col proseguo della storia, trasformarsi in una patriota, vittima dal tradimento del Lobo. Come prassi consolidata, l’autore le dona un degno finale tragico e il lettore finisce per provare empatia, dopo averla quasi disprezzata all’inizio. Tempi genuini in cui la programmazione non era di casa e le incongruenze non infastidivano i lettori, che cercavano solo lo svago per leggere belle storie. Al giorno d’oggi, con un pubblico più esigente, simili scelte sarebbero fatte a pezzi dalla platea. Cosa aggiungere sulla prova di Galep? Nulla! Ormai raggiunta una buona sintesi e maturità espressiva, il compianto artista materializza con estro e rapidità le fantasie dello sceneggiatore e l’ottima intesa si vede, considerando l’esito efficace e impeccabile. Ho scoperto pure che la Guzman fu realizzata con le sembianze di Tea Bertasi, ma mi chiedo se fu solo idea di Galep o Bonelli si divertì, per ripicca, a far dipingere come una pericolosa maliarda la ex moglie. Il mio voto finale è 8
×
×
  • Create New...

Important Information

Terms of Use - Privacy Policy - We have placed cookies on your device to help make this website better. You can adjust your cookie settings, otherwise we'll assume you're okay to continue.