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TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

Ranchero
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About Condor senza meta

  • Birthday 09/06/1979

Profile Information

  • Gender
    Maschile
  • Real Name
    Antonio Barreca

Me and Tex

  • Number of the first Tex I've read
    311
  • Favorite Pard
    Kit Carson
  • Favorite character
    Jim Brandon

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Mentor (12/14)

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  1. Quasi sempre coglie il punto, ma non sempre . E' quando non lo coglie che rischia di divenire irritante, ma è ovvio che ognuno ha il suo carattere e comunicare dietro una tastiera complica le cose. Sia chiaro, sono il primo a elogiare Diablero e stimarlo, visto che è una risorsa per il Forum con il suo acume e conoscenza fumettistica, però quando esagera è giusto farlo notare. Peace and love people
  2. Caspita, brutto segno! Se anche al nord ritarda l'uscita, qui in Sicilia l'albo arriva come minino a fine maggio
  3. Storia atipica ma molto bella. Bonelli, molto ispirato, introduce la trama montando una sorta di giallo, molto carico di tensione e mistero. A tal proposito, molto ad effetto la sequenza iniziale con il nostro eroe che apprende da impauriti cowboy la paurosa storia del tagliatore di teste. Concordo con chi sostiene che simile scena sia stata emulata da Nizzi nella sua "Uomo serpente". Tex, in solitaria stavolta, inizia la sua breve indagine e certamente l'immagine del peloso scimmione che decapita le sua malcapitate vittime, galoppando in groppa a un cavallo e blandendo una notevole sciabola, è una trovata molto forte e d'impatto dell'autore. Contrariamente a ciò che il ranger ipotizza in primis, il killer seriale non è un Orango ammaestrato, ma "semplicemente" l'opera di un folle che usa un simile travestimento per distogliere la caccia. Aldilà della "forzata" idea di un simile travestimento, la grandezza della storia non sta nell'individuare il reale colpevole, ma nella sua introspezione psicologica, che rende lo spunto molto originale e particolare. Cosa successe in Borneo per rendere così folle il povero Barrera? In cosa consiste la voce che sente nella mente e lo induce alle maggiori nefandezze? Bonelli glissa sulle spiegazioni e, a mio avviso fa benissimo, così come rende davvero magistralmente la figura della bellissima orientale, che col suo agire si rende inquietante e buca la pagina (e che Nizzi userà come modello per la sua maiarda nel Texone di Magnus). Cosa lega Mayumba al padrone Barrera? Qual è la posizione della giovane figlia in questo spettrale quadro familiare, visto che più volte si attenta alla sua vita? Tutte domande che assillano il lettore, ma che Bonelli lascia alla libera interpretazione; uniche certezze: la consueta maestria di Tex nel risolvere la questione (con una buona dose di magnanimità nei confronti della giovane) e il fatto che si finisce quasi per compatire il povero Barrera, che almeno grazie al piombo che pone fine alla sua esistenza, si libera dell'inferno in terra in cui si è ritrovato condannato in Borneo. Episodio davvero dall'atmosfera inquietante ma che ti prende fin dalle prime pagine e ti rimane impresso nella mente. Che genio era Bonelli alla macchina da scrivere! Ottimi e altamente espressivi anche i disegni di un impeccabile Galep, che accompagna alla grande la fantasia dello sceneggiatore e tira fuori una funzionale recitazione dei suoi personaggi e rende memorabile la figura clou dell'assassino atipico con sciabola in mano, che galoppa selvaggiamente nella notte. Il mio voto finale è 8
  4. Una bella camicia di lino fresca e con fantasia hawayana, ideale contro la calura dei deserti del sud-ovest e anche il problema del "sudore" è risolto!
  5. Altro episodio con soggetto classicamente western, breve e senza eccessive pretese. Una sorta di riempitivo, affidato peraltro all'esordio di Muzzi, nei panni di disegnatore completo e autonomo (compreso i volti di Tex, cosa che diverrà rara nel proseguo). Bonelli riesce a colmare la debolezza dello spunto iniziale, con mestiere e maestria. Buoni i tempi di sceneggiatura, interessante la figura del tenente Corbett, così come si fanno apprezzare alcune sequenze particolari e ardite, come la "corsa della morte" per far parlare Floyd o l'eroica fine del navajo che pur di non tradire la sua presenza e mettere a rischio il piano di Tex, si lascia morire dopo il morso di crotalo evitando di accendere il fuoco per curare la ferita. Il contrabbando con i Comanches viene abilmente smantellato dall'opera di Tex e i suoi pard, in una sequela di eventi e azione che accompagna piacevolmente il lettore ma non lascia la sensazione di aver assistito a una trama memorabile. Muzzi a mio avviso se la cava meglio di Gamba in termini di resa e realismo, ma paga il confronto con l'immenso talento di Galep, davvero irrangiungibile per le sue capacità grafiche. Personalmente ho fatto spesso fatica a distinguere i personaggi, sia Tiger dagli altri navajos ma pure gli avversari barbuti, aspetto che anche in seguito caratterizzerà l'opera del disegnatore, poco incline a creare fisionomie del tutto originali. Comunque l'autore milanese, fra alti e bassi, fornirà il suo contributo per svariati anni e arriverà a far comunque parte nel ristretto staff di disegnatori attivi nel periodo d'oro della testata, fornendo i suoi pennelli a storie comunque importanti. Il mio voto finale è 6
  6. Senza entrare nell'annosa questione dell'integralismo o meno, ritengo che le modifiche apportate da Mauro nella sua versione della Mano Rossa possono pure starci nell'ottica di una serie moderna come Tex Willer. La giovane saga verosimilmente deve pure mantenere una sorta di autonomia dalla serie regolare ed è rivolta anche a un pubblico più giovane che non conosce a fondo i classici bonelliani. La mia non vuole essere una critica alla iniziativa editoriale, che finora è stata di grande spessore e qualità e anche in futuro ci proporrà spunti interessanti, ma personalmente questi inevitabili toccate nella "tappe imprescindibili" della vita di Tex (che si trasformano in parziali remake), mi appassionano poco. Gusto soggettivo ovviamente, ma preferisco di gran lunga gli episodi con soggetti inediti; ciò non toglie che continuerò ad acquistare Tex Willer, ma per quanto ben sceneggiato, all'episodio della Mano Rossa attualmente in edicola, prediligo le ariose trame ambientate in Florida o in Montana.
  7. Prosegue, tra mille intervalli, la mia rilettura degli albi relativi al primo centinaio. Mi sono imbattuto in questa breve storia, che a dire il vero avevo quasi del tutto rimosso dalla memoria, che però tutto sommato intrattiene e si fa apprezzare, sebbene non trascendentale. Una sorta di "disimpegno" di Bonelli, da intervallare in mezzo alle trame più corpose e altisonanti. Una banda di rapinatori alquanto decisi e spietati, una rapina alla banca, un'immediata caccia all'uomo portata avanti dai nostri, che fortuitamente si ritrovano a riposare nella cittadina teatro dell'azione criminosa. Il soggetto è basilare e prettamente western, d'altronde dopo la precedente escursione cappa e spada e profezie varie, l'idea di riprendere i binari più classici e affini alla saga, ci sta tutta. Bonelli, di par suo, brilla in cabina di sceneggiatura e imbastisce una trama ritmata, resa ancor più vivace dalla trovata di dividere i tre pards e fargli seguire a ognuno un bandito diverso. La posse messa su dallo sceriffo, si scioglie come neve al sole e solo i tre pards, mai paghi, si prodigano al proseguimento della caccia per assicurare alla giustizia gli autori della violenta rapina. Al giorno d'oggi, autori come Mauro avrebbero inserito in mezzo ai comuni cittadini che gettano la spugna per stanchezza o mancanza di adeguato coraggio, qualche comprimario abile da dividere la scena con i protagonisti, ma allora Bonelli fece di tutto per liberarsi presto dal "contorno" di carneadi per mettere in evidenza le gesta di Tex, Carson e il giovane Kit. Mentre Tex assolve al pieno al suo compito e si permette il lusso di graziare la sua preda dopo averla sconfitta e fatta parlare, sia Carson che Kit sudano le proverbiali sette camicie e rischiano grosso sotto la dinamite degli avversari. Una sorta di iniziale "sconfitta" che l'autore riesce a non rendere umiliante, anzi che dimostra il valore degli avversari, tuttavia l'epilogo, sebbene un po' accelerato, farà in modo di ristabilire la giustizia, affidando a messere belzebù i restanti componenti della banda, falcidiati dal preciso piombo di Tex. Riassumendo, una storia minore ma valida, come tante altre del periodo. Graficamente, c'è poco da aggiungere rispetto a simili giudizi riferiti a episodi di quei tempi: Galep macina striscia su striscia senza tanti fronzoli, puntando più alla quantità, ma garantendo comunque una qualità consona alla pubblicazione, forte ormai di un ben congegnato stile e acquisita esperienza. Leggo che in questi episodi minori Muzzi aiutava il collega chinando le matite del papà di Tex e permettendo una perfetta catena di montaggio per rispettare le scadenze e le uscite settimanali degli albetti. Il mio voto finale è 7
  8. E dire che Marcello l'aveva iniziata a disegnare la storia, ma essendo ormai in grosse difficoltà di salute, l'esito finale fu considerato non sufficiente in redazione e l'episodio affidato a Font. Purtroppo anche il talento si piega all'inesorabile legge della natura!
  9. Concordo con Lety, l'assenza di Mauro si fa sentire parecchio sul Forum. Il fatto che ci legga è già qualcosa, evidentemente il legame col sito c'è ancora e lo stacco non è stato totale. Confido che prima o poi possa tornare ad arricchire con la sua graditissima presenza la nostra comunità virtuale. P.s. @Carlo Monnicontinua a fare da tramite e riferiscigli che ci manca e di ripensanrci, lo aspettiamo a braccia aperte!
  10. L'unica patente che mi riconosco, è quella di guida e dire che quest'anno il giorno del mio compleanno dovrò rinnovarla. A dire il vero, mi ricordava un carabiniere che mi ha recentemente fermato in un posto di blocco, che in quei giorni mi scade pure la revisione dell'auto, quindi non c'è male come regalo l'esborso previsto. Per arrotondare sarò costretto a fare il gambler .
  11. Sono d'accordo col tuo commento Franco: i disegni di Bocci sono nettamente superiori alle ultime opere di Diso e dell'attuale Laurenti, così come sul fatto che Borden ultimamente pecchi sulla verbosità dei dialoghi in alcune sessioni narrative. L'equilibrio tra testo e disegno è indiscutibile nella scorrevolezza di un fumetto, ma la leggibilità che intendevo è quella grafica. Cerco di spiegarmi: anche una vignetta senza balloon rischia di essere poco leggibile se il soggetto principale (nell'esempio dello stampede, il manzo impazzito) viene rappresentato senza adeguato stacco con lo sfondo. L'occhio a primo impatto viene colpito dai tanti oggetti presenti nella vignetta e non focalizza subito il manzo che dovrebbe essere al centro dell'azione. Sono frazioni di secondo, ma la lettura si rallenta. In una vignetta statica e "noiosa" come un dialogo, la ricchezza di dettagli può pure essere un piacevole diversivo, ma nella dinamicità della scena, una sintesi maggiore ti aiuta a rendere più snella la sequenza. Per il resto Bocci ha finora fatto un ottimo lavoro e lo reputo uno dei disegnatori più in gamba della "giovane leva".
  12. Fermo restando la soggettività dei gusti (personalmente a differenza tua ho apprezzato nel complesso la prova di Bocci ai pennelli), concordo sull'aspetto della poca leggibilità di alcune sequenze. La ricchezza di dettagli rende molto accattivante sfondi e vignette "statiche", ma andrebbe dosata con più parsimonia nelle scene dinamiche e di azione pura. Come te, ho faticato non poco durante alcune sequenze tipo quella dello stampede: gli sfondi ricchi in queste vignette distraggono l'occhio o lo distolgono dal soggetto principale della vignetta. Bocci è un disegnatore di talento ma questo aspetto dovrebbe curarlo di più e non farsi prendere la mano dalla mania del dettaglio a tutti i costi. Questa osticità di lettura la riscontravo nel primo Mastantuono, ma il disegnatore romano pian piano ha messo a fuoco il suo stile ed è migliorato tantissimo sotto questo aspetto, son certo che può farlo benissimo pure Bocci.
  13. Dopo la prima parte più consona al genere western, Bonelli decide di virare verso un proseguo con una tematica a lui cara, ovvero la narrativa "cappa e spada". Per apprezzare l'episodio, occorre assumere abbondanti dosi di sospensione d'incredulità, visto che la presenza di un borgo medioevale nel far west è davvero una "licenza poetica" possente. Un lettore classico storce il muso, ma se ci si cala con la mente sgombra da simili pregiudizi, si finisce per rimare rapiti dalla trama, contraddistinta da traditori, ribellioni, intrighi di corte, nani subdoli, profeti dall'aria sinistra, tiranni despoti e uno sfondo particolare con castelli, ponte levatoi, armature e sciabole, degne di un romanzo di Dumas. Per una volta, Tex e Tiger sono catapultati tra le pieghe della trama e forniranno il loro contributo per appoggiare i ribelli. L'epilogo porterà all'avverarsi della profezia, con la distruzione della mitologica citta dell'oro e i due pards, sventati miracolosamente al disastro, verranno soccorsi da Kit e Carson estranei fino ad allora alla vicenda. Bonelli costruisce il suo epilogo dando l'opportunità al lettore di una seconda chiave di lettura: e se Tex e Tiger avessero solo sognato? Un'ambiguità narrativa che si fa apprezzare e fa da degno suggello a questa avventura un po' sui generis, ma comunque piacevole, resa stupendamente dai pennelli di un Galep ispirato, che dona agli scenari e ai costumi d'epoca un tocco di magia. Il mio voto finale è 7
  14. Mi unisco al coro di chi sostiene che la suddivisione delle due storie, applicata nel topic, è alquanto teorica, visto che i due episodi, sebbene distinti, fanno parte di un unico filone e mostrano quanto a Gian Luigi Bonelli piacesse sceneggiare a braccio, senza vincoli o restrizioni si sorta. Stendeva le sue vele alle correnti della fantasia e ogni olta si salpava facendo rotta verso l'orizzonte dell'avventura sconfinata. Questa prima trama, è alquanto esile ma si avvale della figura molto particolare di Raskar, la regina dei coyotes, che sebbene appaia in poche pagine, lascia il segno con il suo potere soprannaturale di comandare i coyotes. La congiura ai danni del Sakem dei Sabinas, ordita dallo stregone per portare al potere il suo protetto, ovvero il violento Mai-Koo a discapito del legittimo erede Too-Nai, verrà sventata dall'intervento di Tex e Tiger, che riusciranno ad appoggiare quest'ultimo nel recupero dell'idolo d'argento dalle mani dei Cani Rossi, sancendo così il passaggio di consegne delle insigne di capo. Proprio dopo aver sbaragliato i feroci Cani Rossi con decisione e spietatezza (indiani che ci vengono rappresentati totalmente in negativo dall'autore quasi al pari degli Hualpai), la profezia appresa in merito all'esistenza di una fantomatica città dell'oro, porta i due pards a incuriosirsi della cosa e indagare, dando di fatto avvio alla seconda sottotrama dell'episodio, che occupa il seguente topic del forum e che momentaneamente lascio in sospeso nel giudizio. La valutazione complessiva della prima parte è sufficiente, visto che la trama è interessante e si fa leggere, ma non fa gridare al "capolavoro". Bonelli si sa districare nei passaggi di sceneggiatura e riesce a non annoiare il lettore, ma la storia pare non eccessivamente ambiziosa: ci può stare in una programmazione di una saga seriale. Disegni nella norma del periodo, con la staffetta Galep-Gamba a tutto spiano nello sfornare strisce su strisce per garantire la pubblicazione settimanale degli albetti. Il mio voto finale è 6
  15. Non scusarti, nulla di grave. Tuttavia ci tenevo a farti capire che prima di attribuire eventuali giudizi o "patenti", non guasterebbe informarsi un minimo. Oltretutto il "takle" su un commento che non era nemmeno rivolto a te, non è il modo migliore per distendere i toni. Qua la mano e chiudiamola qui!
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