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About Condor senza meta
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SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Secondo il mio parere sì! Si crea un rapporto molto stretto fra sceneggiatore e disegnatore che determina una maggiore sintonia, capacità comunicativa e comunione d'intenti. Quello che in fondo avvenne fra Bonelli e Galep alle origini. Mauro sta curando nel dettaglio la serie e il rapporto vincente con i due esponenti della "scuola salernitana" sta incidendo alla buona riuscita del progetto. -
SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Un caro saluto @valerio, è davvero un grande piacere rileggerti sul forum. In quanto a Tex Willer in effetti ti sei perso una bella serie; dopo un avvio a dir poco schioppettante, a mio avviso Borden ha faticato un po' nelle storie che rimarcavano i soggetti bonelliani, ma indispensabili da inserire per la cronologia dell'eroe. Ma ultimamente noto che il valore sta tornando a crescere ("Sonora" l'albo di recente in edicola è davvero molto bello e ispirato e fa ben sperare). Poi graficamente De Angelis e Brindisi stanno facendo un lavoro mostruoso in termini di quantità e qualità e gli inserimenti di Ghion e Del Vecchio mantengono alto il livello. Avevo iniziato convinto di prenderne solo dieci numeri e adesso è un albo "indispensabile" come recita il topic. -
Hai ragione Mauro, ho "incollato" il commento, precedentemente scritto su Word, nel Topic errato. Ovviamente si tratta di "Polizia Apache". Chiedo la cortesia a moderatori di spostarlo sulla discussione giusta. Mi scuso per l'errore.
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Delle storie di Borden scritte in passato per la collana Almanacchi, questa è finora quella che reputo più debole. Non che l'episodio sia carente o da bocciatura, intendiamoci, ma rispetto ad altre prove sul Format è quello che a me sembra non avere quel cambio di passo o marcia in più, per attestarsi al livello alto delle altre sue composizioni. Il soggetto è comunque valido, e si avvale sui consueti personaggi boselliani mai banali o superficiali. Il dualismo fra Salgado e Klanay, cugini resi avversari da un fraintendimento, sebbene uniti da un reciproco rapporto di stima è ben esposto. Così come funziona abbastanza bene pure la figura dell'agente indiano corrotto che dirige una sporca speculazione ai danni dei suoi Apaches, fornendo capi di bestiame malati al posto di quello fornito dal governo. Tex, in solitaria (senza pards storici almeno) come consuetudine degli Almanacchi richiedeva, sentirà subito la puzza di marcio e con la sua indagine risalirà la china, chiarendo l'inghippo e permettendo a Salgado e Klanay a mettere di parte la ruggine. Cosa mi fa considerare questa storia meno riuscita, una sceneggiatura un po' affrettata, con un finale accelerato e alcuni snodi che servono all'autore per sbolognare la matassa. Evidentemente lo spunto di soggetto interessante necessitava più spazio per essere sviluppato al meglio e la foliazione ridotta di un almanacco ha costretto Mauro a metterci una frettolosa pezza. Episodio tutto sommato piacevole e sufficiente ma poco memorabile a mio avviso. Importante invece è l'esordio di Seijas sulle tavole di Tex. Il compianto artista argentino è quello che più si è rivelato a suo agio sulla saga, rispetto ai pur valenti e bravi autori di oltreoceano. (il fuoriclasse Gomez a parte s'intende!) Già dall'esordio il suo tratto elegante, ben reso, ottimamente western e una rappresentazione molto azzeccata e piacevole di Tex, fa breccia nel lettore. La colonia argentina (escluso Lito Fernandez per note ragioni) ha sempre ben impressionato nell'universo di Aquila della Notte e Seijas non rappresenta di certo l'eccezione. Il mio voto finale è 6
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I SOGGETTI DI TEX SECONDO L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in La Serie e i Personaggi
All'intelligenza artificiale, continuo a preferire la mia deficienza naturale . Al cospetto di questi soggetti spenti e senz'anima (d'altronde come può possederla un 'AI), i miei, seppur bislacchi e giustamente bocciati da Mauro, fanno un figurone. -
SPECIALI DI TEX, GLI INDISPENSABILI...
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Sondaggi Texiani
Regolare, Texoni, Tex Willer e Speciali Tex Willer sono acquisti fissi. Tutto il resto "in diretta" solo se mi attirano particolarmente, se no quando mi capita di poterli recuperare fra i mercatini o fiere. -
Concordo pard. Inoltre non è trascurabile che la presenza di artisti del calibro di Casertano (piaccia o non piaccia su Tex) porta parecchi appassionati (me in primis) a prendere l'albo. P.s. visto che ancora devo leggerlo (lo farò dopo la parentesi di EtnaComics) sto evitando di leggere il post per eventuali spoiler. Conto di recensirlo comunque al più presto. 😊
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Purtroppo sono già passati parecchi giorni dalla mia rilettura di questa storia e non aver potuto scrivere a caldo un commento è un problema. Perchè un problema? Perchè non ricordo più tanto e ciò non depone eccessivamente bene per la storia in se, a mio avviso. Anche se c'è molto di peggio di Nizzi in quel periodo. Potrei rileggerla per assolvere al meglio il mio compito, ma fossi matto, il Nizzi di inizio 2000 già citato non induce a simili "forzature" da lettore. Mi baserò brevemente su quelle poche sensazioni che mi sono rimaste impresse a memoria e spero mi perdonerete se per stavolta il mio commento è più "aleatorio". Il Nizzi alle prese con l'ennesimo Almanacco con Tex in solitaria è ormai da tempo un autore stanco e con poca ispirazione, che tira avanti per inerzia e per mantenere i doveri con l'editore. Il soggetto è poco originale e rimarca in parte delle trovate già viste nelle tematiche affrontate dall'autore in passato. Indiani sul piede di guerra, l'assalto a una stazione di posta, il coraggio di Tex per sconfiggere i diavoli rossi e cercare di salvare il salvabile della spinosa situazione. L'appendice finale con il nostro che deve liberare dalle grinfie degli Apache il giovane prigioniero, è un tocco in più a un soggetto molto lineare e abusato. Tuttavia rispetto alla media del periodo, Nizzi dimostra di sapersi ben disimpegnare con questi spunti e con una sceneggiatura calibrata e scene accettabili che risentono poco dei topoi nizziani negativi che hanno via via inquinato la sua opera sulla saga, porta a casa il risultato. Niente di stratosferico, intendiamoci, ma visto la concomitanza del suo calo creativo e di resa, storie riuscite come questa, sebbene poco originali o ambiziose, sono grasso che cola. Il comparto grafico fu affidato al maestro Ortiz, artista che ho sempre amato per via del suo stile nervoso e molto sporco che si sposa perfettamente col western polveroso della frontiera. Un Ortiz che ormai aveva preso del tutto le misure col personaggio e che in storie simili (mi viene in mente il capolavoro "Sulla Pista di Fort Apache") dava del suo meglio. Ovviamente lo stile e le tavole risentono dell'opera di sintetizzazione, richiesta dalla celerità con cui presumibilmente l'autore realizzava le sue prove (l'ottimo texone di esordio curato nei minimi dettagli era ormai un passato ricordo) ma ciò non toglie che il talento dell'artista ispanico permetteva comunque di trovare un ottimo compromesso fra velocità, tratto, dinamicità e narrativa delle immagini. Col passare del tempo, subirà il calo dovuto all'età e alla stanchezza che lo porterà a episodi meno performanti, ma al netto di questo, il suo innesto sulla saga fu una genialata di Sergio, poichè assicurarsi i pennelli di simili maestri poteva essere paragonato all'acquisto di Maradona del Napoli di Ferlaino. Similitudine calcistica a parte, episodio accettabile sebbene non eccelso. Il mio voto finale è 7
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[11] [Almanacco 2004] Nella Terra Dei Klamath
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Debutto assoluto di Pasquale Ruju sulla testata Tex. Fin dalla sua prima storia sull'Almanacco, l'autore si mostra abile a portare il risultato a casa, senza rischiare più di tanto. Soggetto molto comune, quasi a rimarcare le storie del filone indiano di Nizzi, sceneggiatura attenta e calibrata, dialoghi molto bonellizzati soprattutto nelle espressioni e nomignoli classici. L'episodio parte abbastanza bene, per poi impantanarsi un po' nel finale che ho reputato alquanto arruffato e caotico. Interessante la figura dello scienziato che decide volontariamente di andare a vivere fra gli indiani, in fondo il reale leitmotiv della trama. Ok, ci sta pure il duro contrasto tra i boscaioli e i Klamath, ma quasi sembra il pretesto e lo sfondo per la sottotrama del dottore. Debutto abbondantemente positivo, ma con pochi guizzi. Rivedibile pure l'epilogo che, ripeto, ho trovato un po' caotico nei ritmi e gli eventi. Da lì a seguire Pasquale si ritaglierà un posto d'onore accanto a Mauro nella stesura delle storie della testata, con esiti tutto sommato soddisfacenti ma raramente "epici", un po' come la storia di questo Almanacco. Non aiutano più di tanto i disegni di un Diso ormai abbondantemente in fase calante. Rispetto ad altri autori che dopo una gavetta più o meno lunga sono transitati sulla regolare, l'artista romano su Tex non ha mai del tutto convinto la redazione a poter fare questo importante salto di qualità e di fatto, la sua lunga collaborazione con Aquila della Notte verrà sempre delegata a albi collaterali quali Maxi e via dicendo. Trovo molto belli gli sfondi paesaggistici di Diso,con sempre qualche traccia di vita animale ad arricchire le vignette, tuttavia l'esito delle tavole è molto altalenante, con lo stile che spesso appare troppo tirato via. Ma ciò che lo ha sempre penalizzato su Tex è proprio la rappresentazione poco canonica dei pards, a tratti grottesca e poco consona al personaggio. Ogni autore ha le sue caratteristiche ed evidentemente Diso con il nostro ranger non è mai stato del tutto a suo agio. Col passare degli anni poi, la situazione è andata pure peggiorando e quindi non stupisce che l'autore non sia mai stato promosso alla regolare. Riassumendo, storia buona ma non trascedentale. Il mio voto finale è 7 -
Prosegue la mia rilettura dei vecchi Almanacchi anni 2000. Noto che ultimamente i commenti sono sempre più rari sul Forum, ma il sottoscritto è lieto di poter andare controcorrente e proseguire nella sua strenua "impresa" di recensire più storie possibili del suo eroe preferito. In passato più volte si è alluso al fatto che gli utenti del sito tendano a essere molto generosi nei giudizi con le storie di Borden. Si sono spese sfilze di parole poco edificanti come "lecchino", "adulatore", "ruffiano" e chi più ne ha più ne metta. Perchè esordisco dicendo questo? Voglio nuovamente gettare la pietra nel vespaio? Niente affatto, ma rileggendo la breve storia di Mauro che appare nell'Almanacco del 2003, mi chiedo come si possa giudicare in maniera negativa un tale gioiellino. Ammetto che la stima professionale e umana nei confronti del nostro caro Borden è davvero alta e dobbiamo essere fieri di avere la sua presenza sul nostro Forum, ma il concetto che buona parte dei giudizi alle sue storie è positivo non è di certo dovuto al fatto che siamo troppo magnanimi con lui, bensì che Mauro è davvero un fuoriclasse e la sua mano su Tex si vede sempre. Anche in storie meno ambiziose come questa, che mostrano comunque tutto il loro spessore e appena finita la lettura, riponi il volume nello scaffale ben soddisfatto. Soggetto vivace e originale, che ci mostra un personaggio molto atipico ma simpatico come Dan. Ladruncolo di due soldi che di colpo e involontariamente si ritrova in mezzo alla lotta di Tex con la banda del famigerato Blue Diamond. "L'occasione rende l'uomo ladro" recita un vecchio detto, in questo caso diciamo più che altro bugiardo, visto che Dan coglie l'occasione dopo il ferimento di Tex, di incassare la taglia del bandito ucciso dal ranger. O perlomeno questo è il suo primo proposito, tuttavia giunto in paese, rimane folgorato dalla dolcezza della bella Sara e soprattutto disorientato dalla calda accoglienza di eroe che i paesani gli tributano. Purtroppo il resto della banda Diamond, in cerca di vendetta per la morte del loro capo sono un pericolo fin troppo reale e Dan dovra tenerne conto, combattuto dalla voglia di fuggire alla chetichella o di restare per aiutare il paese e non abbandonare l'amata Sara. Davvero un bel personaggio, creato sempre con certosina perizia da un Borden in stato di grazia ispirativa. Ovviamente toccherà a Tex mettere a posto le cose e spalleggiare il giovane Dan nella sua proibitiva impresa. Il nostro ranger è più umano del solito, subisce una brutta ferita e necessita tempo per recuperare la forma adatta per l'atto finale (particolare in questo senso il suo allenamento di tiro con la moneta per testare la convalescenza). Al momento di "scendere in campo" contro i banditi tuttavia non ce n'è più per nessuno e la consueta abilità, condita da un coraggio innato e strategia, non dà scamp agli avversari. Non manca il suo riconoscimento al coraggio mostrato dall'eroe per caso Dan, difatti dimentica ogni eventuale piccola pendenza che il giovane poteva avere con la giustizia prima del loro incontro e lo lascia libero di abbracciare il suo destino, che verosimilmente lo condurrà tra le braccia di Sara. Storia carina, ben scritta, dalla trama originale e scorrevole. Sceneggiatura perfettamente calibrata, dialoghi ottimi e un Tex ben saldo al centro della scena. Che dire, ad avercene storie così al giorno d'oggi! Non siamo noi a essere lecchini di Mauro, è lui a essere troppo bravo! A proprosito di bravura, ma quanto è bravo Andreucci? Che spettacolo le sue tavole! Tratto personale e deciso, dinamicità perfetta, inquadrature spettacolari, caratterizzazione di Tex molto ben riuscita e sfondi molto puliti. Oltretutto l'affinità fra sceneggiatore e disegnatore, nata molti anni prima su Zagor è ben evidente e verrà identificata in ogni prova che il duo pubblicherà sulla saga. Giudizio sul comparto grafico che rasenta l'ottimo. Il mio voto finale è 8
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Considerato il livello qualitativo di Nizzi nel periodo in cui compose la storia per questo Almanacco, dobbiamo ammettere che l'esito fu molto positivo. Conti alla mano, in quell'anno mi par di ricordare che partorì la famigerata "mefistolata" quindi analizzando questo breve episodio, non si può far altro che guardare il bicchiere mezzo pieno. Certo che il soggetto più "trito e ritrito" di così non si può, visto che fa leva sulla sempre valida e irrisolvibile controversia fra indiani e Giacche Blu, con Tex messo in mezzo nel tentativo di salvare il salvabile o quantomeno metterci una pezza. Troviamo il solito capo saggio Maguas, costretto dai soprusi dei bianchi a lasciare la riserva di San Carlos, ma con in cuore la speranza di poter trattare con l'esercito per evitare un violento spargimento di sangue, di contraltare il giovane dal sangue caldo Shako che invece non vede l'ora di combattere i bianchi per andare incontro agli utopistici sogni di gloria di un'improbabile vittoria. Tex si impegna a metterci del suo, dialogando con Maguas, sconfiggendo a duello Shako per fargli abbassare la cresta, proponendo una proposta d'accordo al giovane tenente per lasciar fuggire gli Apache oltre confine ed evitare scontri armati. Purtroppo stavolta non riuscirà a risolvere gli spinosi nodi della faccenda (e forse proprio questo punto "nolittiano" fa differire la storia da altre simili nell'argomento) visto che Maguas cadrà a tradimento sotto la freccia del codardo Shako e il tenente dello squadrone che dà nome alla storia, combattuto fra buon senso e rispetto dei regolamenti, finirà per optare per la seconda e trascurare il suggerimento di Tex. Il finale accelerato risente della breve foliazione dell'albo, ma bisogna ammettere che Nizzi stavolta fa un buon uso dei suoi personaggi, caratterizzando bene sia il tenente che il simpatico "scout per caso" amico del ranger e soprattutto colpisce il lettore con un pugno nello stomaco mostrandoci l'eccidio dello squadrone fuori scena. Molto ben scritta pure la sequenza con una carrellata di pensieri e discorsi attorno al fuoco dei soldati la notte prima dello scontro, che quasi ricorda l'introspezione tipica di Borden nelle sue opere. Peccato solo per un finale troppo veloce con scorciatoie narrative, quali l'incontro fortuito col colonnello fuori dal forte e la battaglia finale appena abbozzata in poche vignette. A voler essere pignoli, i difetti della scrittura nizziana del periodo sono presenti anche in questa riuscita prova, visto che il nostro eroe troppo spesso cade in trappola senza reagire e nel caso in cui è legato al palo della tortura, senza l'aiuto della vedova di Maguas, difficilmente avrebbe potuto risalire la china, tuttavia stavolta la sequenza disturba meno rispetto altre volte, considerata pure la figura della fiera squaw che si ritaglia pure l'onore della vignetta finale vicino alla pira funeraria del marito, dopo aver ottenuto la sacrosanta vendetta. Per Repetto, giunto alla sua seconda prova sugli Almanacchi, vale lo stesso discorso che scrissi nel primo commento. L'artista argentino si cala perfettamente nell'ambientazione western, facendo leva sul suo classico stile e ottimi sfondi davvero adatti alla rappresentazione dei brulli paesaggi polverosi e assolati della frontiera americana. Sebbene non del tutto uniforme in alcune vignette, il volto del suo Tex è credibile e riconoscibile e le difficilissime scene di azione e battaglia, vengono rese con maestria e mestiere. Di Repetto mi piacevano parecchio pure i suoi tratteggi old style sempre puliti, azzeccati e raffinati e l'esito finale della prova è ampiamente promosso. Ancora oggi non mi spiego come mai si attese tanto per dare il nulla osta al suo passaggio sulla regolare, ma non volendo rimarcare le frasi e i dubbi già da me espressi nel precedente commento di una sua storia sugli Almanacchi, mi limito a chiudere qui. Il mio voto finale è 7
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[08] [Almanacco 2001] Missione A Sierra Vista
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Il Nizzi che si apprestava a scrivere la storia dell'Almanacco in questione, era da tempo un autore in difficoltà su Tex. Difatti le criticità della sua narrativa sono tutte presenti nella trama. L'episodio è un classico giallo, tutto sommato scorrevole e a tratti pure interessante. Anche stavolta il ranger agisce in solitario (formula consolidata nel format) e si ritrova sulle tracce di un feroce killer di fanciulle, scappato da Baltimora. La trama è abbastanza ricca di personaggi e funzionerebbe alla grande se non fosse una storia di Tex. A tal proposito reputo alcune scene molto nolittiane (non proprio un pregio per la texianità) e nel complesso le scelte dell'autore sono deleterie per la figura del protagonista. Già le indagini non ci mostrono un Tex al centro degli eventi, visto che il bandolo della matassa gli sarà via via messo in mano da soffiate esterne. Prima il simpatico giornalista, poi il galantuomo dottore con problemi di alcol, passando pure dalla macchietta del buffo ometto che in principio voleva scroccare la ricompensa al ranger. In pratica il protagonista non deve affatto faticare per risolvere il caso, gli basta solo rimettere in ordine le informazioni che "fortunosamente" gli vengono rivelete e il gioco è fatto. Ho trovato alquanto fuori luogo la sequenza centrale in cui il ranger cavalcando in solitaria, dialoga fra se e se per permettere al lettore di apprendere fatti fondamentali per il lettore. Capisco che per lo sviluppo della trama quelle informazioni erano importanti, ma perchè sceneggiarla così? Quasi era il caso mettere Carson e trasformare gli spiegoni in una conversazione fra i due. Ma ciò che meno si digerisce è il comportamento del nostro eroe. Già è titubante e dubbioso dinanzi a Marriott e dire che di solito è un ottimo conoscitore di uomini, ma ancor peggio sarà il finale quando si fa beccare alle spalle come un pivello da Hans Keffer, sgherro del villain, con susseguente getto delle armi in maniera indecorosa. Senza l'intervento risolutivo della povera Ettie, bye bye Tex e ciò è inconcepible per la stazza del protagonista. L'eroe dovrebbe liberarsi da solo e non salvarsi per il rotto della cuffia con un intervento esterno, in questo caso pure di una donna seriamente malata di nervi. Bah. Una scena del genere necessitava una correzione di editing ma allora Nizzi evidentemente aveva assoluta libertà e questi "scempi" ne sono la prova. Episodio che mantiene una risicata sufficienza tuttavia, ma senza questi errori a mio avviso marchiani avrebbe potuto meritare un voto più alto. Molto ben curato il comparto grafico di Venturi, alla seconda fatica sull'Almanacco. L'artista sfodera con maestria il suo stile personale e molto ricco di ottime inquadrature e dinamicità. Concordo con i forumisti che hanno soprattutto elogiato la capacità di Venturi di far recitare i personaggi in maniera esemplare, in effetti sotto questo aspetto la prova è davvero impeccabile. Con disegnatori di questo calibro, la storia parte già con un valore aggiunto non idifferente, peccato che Nizzi non sia riuscito a sfruttare a pieno l'occasione. Il mio voto finale è 6 -
La storia dell'Almanacco d'inizio millennio fu affidata alla macchina da scrivere di Borden, dopo l'ultima parentesi nizziana dell'anno prima. Come accennato nel mio precedente commento relativo alla pubblicazione di questo format dell'anno 1999, il livello qualitativo proposto dai due autori in questione, già allora divergeva nettamente; se da un lato Nizzi, appena uscito dalla sua nota crisi creativa, cominciava a mostrare il fianco con sempre piu' storie meno memorabili e ispirate, dall'altro Mauro consolidava la sua figura nello staff, con uno stile di scrittura più frizzante, personale e molto performante. Ho approfittato della festività odierna per rileggermi "La legge del deserto" e sebbene la storia non raggiunga picchi epici come la media del periodo per l'autore, si mostra comunque di buona fattura. Ciò che salta immediatamente all'occhio è un soggetto più semplice e basilare rispetto altri di Mauro. Una caccia nel deserto a una banda di rapinatori, che si portano d'appresso un giovane ostaggio. Niente di così originale in fondo se non fosse che Borden, sempre molto attento alla caratterizzazione dei suoi personaggi, non metta del suo per rendere avvincente la trama, sia in termini di ritmo narrativo che azione e colpi di scena. Come spesso accade, Tex non ha tutta la vetrina per se, visto che la figura molto sfaccettata del bandito Dave Rodgers finisce con il rapire la scena. Sarà proprio il bel rapporto che si instaura fra lui e il piccolo Johnny a strizzare l'occhio al lettore e farlo patteggiare per l'ennesimo personaggio 'grigio" nato dalla penna di Borden. Per movimentare oltremodo l'esile trama, l'autore inserisce la banda di bandidos del Tuerto che si mobilità per arraffare il bottino degli antagonisti in fuga. Ciò che più lascia interdetti a dire il vero, non è tanto la relativa facilità con cui il gruppo di Tex riesca a fronteggiare e decimare questa banda di messicani e mestizi, bensì l'assoluta idiozia commessa da Bart, uno dei complici di Dave, che spiffera apertamente nel saloon di possedere le bisacce con la refurtiva, attivando così di fatto, l'interesse del Tuerto, avvisato in tempo della probabilità di far bottino. Ingenuità eccessiva per una banda in fuga che suona di espediente per fare entrare in gioco i messicani, ma lo si accetta così com'è. Interessante invece la location in cui avviene la fuga, ovvero un deserto assolato e accecante che costituisce un ulteriore banco di prova impegnativo per cacciatori e prede, d'altronde Mauro è maestro nel creare questo genere di situazioni nelle sue trame e ciò arricchisce non poco la narrativa avventurosa della storia. Fra sparatorie, sabbie roventi, gole arse e tanta adrenalina si giunge all'epilogo, ove Tex riesce ad avere la meglio sugli scampaforca del Tuerto e a mettere in salvo il piccolo Johnny. Dave, sebbene non torce un capello al giovane ostaggio, alla fine cede alla bramosia del denaro e cerca di completare la fuga verso l'oceano, divenuto una poetica meta di fuga e rivalsa sul passato, dopo aver abbandonato il giovane fra le rovine di una missione nel deserto. Molto bella la scena finale, in cui vittima di un destino punitore che ricorda molto quello richiamato da Gian Luigi Bonelli nelle sue opere più riuscite, il "povero" Dave rimane vittima della dura legge del deserto, che lo porta a morire di sete giunto a pochi passi dalla meta, così come constatano Tex e Carson dopo aver scavalcato l'ultima duna di sabbia, che separava l'immenso oceano dal corpo dello sfortunato fuorilegge. La prova fu realizzata da Alfonso Font, reduce dall'ottimo texone di esordio e in piena grazia artistica. Come per Repetto, anche l'artista spagnolo dovette sudare sette camicie prima di approdare sulla regolare, ma fin da questa storia il sodalizio che si instaura fra lui e Boselli diverrà sinonimo di qualità e grandi storie. Non dimentichiamo che subito dopo Alfonso realizzerà sempre sui testi di Mauro il maxi capolavoro "Nei territori del Nord ovest" e altre grandi perle che di fatto mi inducono a definirlo l'erede di Marcello, nel far coppia con Borden nella stesura di episodi cardine nella saga. Sebbene lo stile latino di Font può far storcere il muso ai puristi del ranger, è innegabile che la straordinaria maestria con cui il maestro spagnolo illustra il deserto, le scene con le tempeste di sabbia, i paesaggi assolati e brulli del Messico ostile e gli sfondi notturni è da urlo. Ogni vignetta sembra un varco dimensionale e il lettore sembra quasi immergersi negli scenari tratteggiati dal disegnatore e provare il morso accecante del sole allo zenit e la sete dovuta alla calura delle rocce. Poco male se la figura di Tex è poco canonica e se spesso i personaggi vengono rappresentanti con sembianze quasi caricaturali, ma il livello di allora dell'artista era davvero elevatissimo e non a caso riuscirà a entrare di diritto fra gli autori della saga. Trovo davvero magnifiche le sequenze fra il deserto di sabbia, con il sole che sembra davvero voler uscire dalle tavole e la polvere avvolgere le nari del lettore, immerso nelle sequenze narrative molto dinamiche. L' estro narrativo di Mauro trova la giusta corrispondenza grafica nei pennelli di Font e il connubio perfetto fra idee e tratto, crea una magia particolare che sta alla base della buona riuscita negli anni del duo di autori. Il mio voto finale è 7
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[06] [Almanacco 1999] La Montagna Del Mistero
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Non tutte le opere invecchiano bene; eccetto i capolavori che rimangono evergreen anche a distanza di decenni, le altre storie rilette nel tempo perdono parecchio mordente rispetto la prima lettura. Questo Almanacco è la prova della mia tesi, visto che da ragazzino la storia mi piacque molto, adesso rileggendola, perde parecchi punti. Nell'incipit Nizzi copia se stesso, rendendo la scena simile al suo Almanacco di esordio. Il Tex in solitaria che si aggira nella tempesta in cerca di riparo, ricorda molto il suo incontro con Zeke Colter, tuttavia stavolta andrà incontro a una macabra scoperta, ovvero il corpo di una giovane donna accoltellata in soffitta, individuata con la scena ad alto effetto del sangue gocciolante nel bicchiere di whisky. Ammetto che da ragazzino la sequenza mi colpii molto e ancora adesso ritengo che ottenga un bella tensione narrativa, purtroppo subito dopo l'autore incappa nella prima leggerezza. Il Tex che giunto in soffitta si fa tramortire alle spalle senza minimamente sentire l'avvicinarsi dell'avversario è dura da digerire, ancor più se si pensa che la logica avrebbe voluto che il killer lo uccidesse e avrebbe potuto farlo con l'identica semplicità che un bimbo usa per schiacciare una formica. Il giallo che segue, intrattiene ma non convince. Oltre al fatto che fin da subito si intuisce che lo sceriffo e il vice puzzano di losco, ci vuole la confessione del becchino Archie per mettere Tex sulla giusta pista (anzi senza lo sfortunato uomo, il nostro avrebbe pure mollato le indagini ma non infieriamo sulle leggerezze nizziane del periodo) Archie viene ucciso da delle fucilate alle spalle durante la sua confessione (scena abusata nella saga) e anche qui non si capisce come mai lo sceriffo non provi a tappare la bocca a Tex prima di tutto. Troppo tardi il villain capisce che il ranger va eliminato ma gli uomini assoldati fanno il solletico al nostro, che avrà modo di far cadere in trappola lo sceriffo e rivalutare la figura del povero figlio deforme del giudice, ingiustamente accusato delle uccisioni delle ragazze. Sull'Almanacco Nizzi può nuovamente inserire un argomento "scabroso" come la depravazione del vice che violenta e uccide le fanciulle, coperto dallo sceriffo che ne approfitta ricattando il giudice e permettendosi tutte le sue losche azioni. Meno convincente la "scorciatoia" del ritrovamento dell'orologio sul corpo dell'ultima vittima che inchioda il killer, strataggemma di un giallo di serie C praticamente Finale del "vissero tutti felici e contenti" e storiellina portata a casa, ma è evidente quanto sia differente la caratura degli episodi del target offerti da Nizzi e Borden in quel periodo; fu palese il sorpasso qualitativo e la forbice destinata ancora ad aprirsi. Repetto prima di approdare sulla regolare fece una "gavetta" enorme fra Maxi, Almanacchi e collaterali. Di recente si discuteva di quanto all'epoca fosse difficile per un artista convincere Sergio a metterlo sulla serie ammiraglia e anche per questo la storia in oggetto ne è la prova. Non ho mai del tutto capito come mai Repetto non godesse di stima tale da renderlo idoneo alla regolare. L'artista argentino col suo tratto classico e pulito, non sfigura affatto nella prova in questione, mostrando una buona caratterizzazione di Tex e un bel campionario di retini che arricchiscono vignette e sfondi. Stile classico e molto "ticciano" a tratti, con tavole ben bilanciate e dalla buona validità narrativa. Al giorno d'oggi un disegnatore con queste caratteristiche non avrebbe avuto bisogno di sudare molto per finire fisso sulla regolare, ma è evidente che in venticinque anni acqua sotto i ponti nè trascorsa molta in via Buonarroti e le cose sono radicalmente cambiate. Il mio voto finale è 6 -
A me le tavole di Casertano postate in anteprima mi piacciono molto. Siano lodati i disegnatori di "vecchio stampo" che possiedono ancora uno stile personale e riconoscibile in ogni tematica trattata! Altro che lasciare l'albo in edicola, questo si compra eccome e se è confermala la lista di autori fatta da Carlo, non ci penso nemmeno di perdermeli.