Questo topic sta facendo conoscere interessanti aspetti inediti delle dinamiche editoriali.
Continuo a ribadire che, fintanto a scrivere e disegnare fossero essenzialmente GL Bonelli e Galleppini in albi che riproponevano strisce o presentavano nuove storie originali, la copresenza di storie spezzate non poteva essere giudicata negativamente per assoluta coerenza delle sceneggiature e dello stile grafico.
Ma le cose iniziano poi a cambiare, come ha mostrato bene @ymalpas e @borden precisato con i suoi fondamentali ricordi.
Nizzi cerca di scrivere secondo il nuovo standard editoriale con alterne fortune, mentre @borden scrive direttamente in questa maniera, organizzando le storie senza alcuna necessità di diluire o concentrare, data la professionalità che lo contraddistingue.
E anche un autore come Ruju si muove oggi bene nel produrre storie ad albi multipli con ottimi cliffhanger al termine di ciascuno.
Ciò non toglie che, quando nel n. 776 ho finito di leggere la conclusione (a pag. 74 dell'albo) della bellissima avventura di Rick Master con la “La prigione nascosta” (Boselli/Benevento) e a pagina 75 è iniziata “New Hope” (Manfredi/Gomez), francamente sono rimasto sgradevolmente impressionato dall'accostamento fra due prodotti così diversi per soggetti, sceneggiatura e stile grafico, in una maniera tale da considerare le due storie in qualche maniera come fossero state barbaramente contaminate.
Fra l'altro, proprio in occasione della morte di Manfredi e a conclusione di un articolato gioiellino di @borden.
Non un peccato mortale, sia chiaro, ma incrocio le dita perché qualcosa del genere nella serie regolare non accada più.
Cosa diversa e ovviamente accettabile ospitare in un Maxi oppure in un Color Tex, più storie brevi autoconclusive per albo.