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TWF - Tex Willer Forum

Condor senza meta

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Everything posted by Condor senza meta

  1. Credo che sia una scelta voluta per rifarsi allo stile vintage di alcune copertine generiche degli anni 70. Anche il titolo in verticale del prossimo albo "Sierra Nevada" mi fa rievocare le cover di quegli anni. Non credo sia casuale.
  2. Iniziativa interessante, ma non essendo un collezionista compulsivo, ho deciso di mollare dopo la prima serie. Il formato ormai desueto non mi appaga, essendo un lettore figlio degli anni 80, oltretutto sono storie che già possiedo, seppur "censurate". Inizialmente sono stato tentato dalla curiosità, ma ben presto la fiammella si è spenta in me ed era inutile proseguire a tal punto. Ho preferito spostare il budget sull'acquisto di qualche uscita extra inedita. Il discorso sarebbe diverso se si decidesse di ristampare anastaticamente anche l'intera collezione degli albi giganti, ma temo che che non vedrò mai realizzata questa mia speranza.
  3. Visto le temperature infernali di questi giorni, si spera che non evaporino prima le meningi , tuttavia, afa a parte, non ho pianificato una rilettura dei texoni ancora, magari più avanti. Al momento mi sto concedendo qualche rilettura in modalità "riproduzione casuale" da intervallare con altre letture arretrate, purtroppo il tempo al momento è ridotto al limite e temo che prima d'agosto la situazione non migliorerà. Buon per voi pards che vi risparmiate così i miei soliti pipponi Sul valore della coppia mi sono espresso nel mio commento e siamo sulla stessa frequenza di pensiero, l'aggettivo "profondo" mi è stato suggerito dall'ottima espressività che è riuscito a ottenere Freghieri. D'altronde nella prima tavola non conoscevamo ancora Billy, ma quel primo piano è molto eloquente. Col proseguo la creatura di Manfredi non si rivelerà comunque caratterialmente degna di quell'interessantissimo primo piano. Ahahaha fosse solo questo il problema dei miei voti! Ripeto da sempre che lo considero un giochino che inaugurai nei primi commenti e ormai per tradizione mantengo, ma non sempre sono affidabilissimi lo ammetto. P.s. La mancanza dei mezzi voti è dovuta al fatto, che alcuni topic delle vecchie storie, presentavano il sondaggio in cui si inviava la valutazione (da 1 a 10), di conseguenza, dopo aver barrato il voto prescelto (che rimaneva anonimo nel sondaggio) palesavo la mia valutazione a fine commento.
  4. Lo scorso anno Mauro fece un ottimo lavoro, valorizzando al meglio l'ennesima uscita extra annuale. Riuscirà Ruju a fare altrettanto? Lo spero, ma temo sia difficile pareggiare il livello dell' Agente indiano. Confido tuttavia sui disegni di Freghieri, una garanzia che dovrebbe giustificare l'esborso aggiuntivo di eurini.
  5. Questo ricco giugno texiano si chiude con la lettura del corposo texone annuale. Non nascondo che ho da sempre adorato questo format, fin dal lontano 1990 quando, appena undicenne, acquistai "Il segno del serpente" con l'inconfondibile tratto di Galep ad arricchire quelle pagine dal formato particolare e a me gradito. Ancora non sapevo che il texone che stringevo in mano e portava la firma del compianto papà grafico di Tex, rappresentava una forma di eccezione nel piano editoriale atto ad affidare la pubblicazione a grandi firme alle prese la prima volta con l'universo di Aquila della Notte, lo scoprii in seguito, anche recuperando le prime due uscite. In fondo poco mi importava, a me emozionava molto godermi la lettura in quel formato, dimensioni che mi permettevano di ammirare al meglio le vignette di maestri del calibro di Galep, Ticci, Ortiz, De La Fuente, Zaniboni e Giolitti. Così come ricordo con affetto quanto mi piacque l'idea d'impaginazione con il noto logo interno spalmato su due pagine: lo trovavo sontuoso, perfettamente in tema con la proposta editoriale che tanto amavo. Lo ammetto, ho preso il giro molto largo, ma essendo il primo texone che provo a recensire, queste mie impressioni mi andava esternarle; ricordi del lettore che ero e che mi hanno portato a essere il lettore di oggi. Infatti son passati più di tre decenni da allora, ma ancora oggi, quando prendo dagli scaffali il texone fresco di stampa, sono felice come un ragazzino. (Stavolta puzza un po' lo confermo!) Poi, per chi ama il disegno come il sottoscritto, come non rallegrarsi quando in pochi anni la testata ti offre autori del calibro di Villa, Majo, Zuccheri, Casertano, Breccia e Carnevale? Anche in questo ricco 2022, la firma dei crediti rappresenta un disegnatore che seguo e adoro da più di vent'anni; quel Giovanni Freghieri che mi ha letteralmente stregato sulle tavole di Dyd, con il suo tratto riconoscibilissimo e le sue stupende espressioni facciali e tratteggi a effetto. Uno degli autori che ho ricopiato di più nelle ore e ore dedicate alla mia passione del disegno. Come già accennato in un precedente commento di qualche giorno fa, si è ricostituita nell'occasione, per la prima volta su Tex, una coppia di artisti (Manfredi-Freghieri) che apprezzai oltremodo in un Dylan Dog gigante degli anni 90; la mia attesa "tracimava" nella trepidazione, all'idea di poterli rivedere daccapo all'opera insieme, sebbene il buon Gianfranco (autore da me sempre molto stimato) su Tex non mi ha mai del tutto convinto e addirittura in alcune ultime uscite, mi ha proprio deluso. Volendo usare una similitudine calcistica, Manfredi lo paragonerei al Rivaldo che vestì la maglia rossonera nei primi anni 2000: indubbiamente il giocatore era un campione e il suo spessore era innegabile, tuttavia appena sbarcato a Milanello non riuscì mai ad avvicinarsi ai suoi livelli soliti, limitandosi al compitino che lo traslocò in panchina nel corso della stagione: anche Gianfranco è un "calciatore di spessore" ma con la casacca gialla della Bonelli non eccelle e ci si chiede quanto possa rimanere ancora titolare se non inverte la tendenza. Mi scuso per la chilometrica premessa; è vero che la dote di sintesi non mi appartiene, ma stavolta temo di aver esagerato . Visto che l'opera è uscita da poco, mi avvarrò del comando spoiler.
  6. Vero! Soprattutto l'ultima delle tre citate a me è piaciuta. Di contro però episodi come Thunderman, Le dodici fatiche o il fantasy del regno di Golnor le ho trovate alquanto indigeste per i miei gusti. Comunque tornando in topic, dubito che un artista della personalità di Tiziano fosse adatto a una saga come Tex. Non abbiamo le controprove, è vero, ma ho la sensazione che il carattere del nostro eroe sia agli antipodi con lo stile narrativo dell'autore, basti vedere la personalità di Dylan Dog per farsene un'idea.
  7. Per spezzare un po' l'abbuffata mefistotelica di questi tempi, ho deciso di farmi un po' del male, scegliendo la rilettura di un vecchio episodio di Nolitta . Indubbiamente rispetto ad altre sue prove, "El Muerto" è quella più vicina ai canoni texiani (o dovrei meglio dire meno lontana!), ma ciò non toglie che anche questa fatica finisce col tradire le difficoltà del compianto Sergio ad affrontare la stesura delle sceneggiature nella gloriosa saga creata dal padre. Ammetto che era davvero tanto che non la riprendevo e, a essere sinceri, l'ho trovata "invecchiata male" rispetto alla mia ultima lettura. Va bene, Tex è meno logorroico e schizzato di altre volte, le lungaggini sono ridotte e i dialoghi un tantino più snelli, tuttavia la prima cosa che salta all'occhio è che il soggetto è basilare e scarno e la trama fin troppo lineare e prevedibile. Ovviamente crescendo si cambia il modo di gustarsi le storie e alcuni giudizi entusiastici del passato, vanno via via smorzandosi. Tutto si snoda attorno all'odio e alla vendetta e di fatto sarebbe bastata la sequenza dell'epilogo a condensare il tutto; ma sull'epilogo tornerò più avanti. Il povero Tiger si beccherà la solita caterva di legnate nell'incipit, inaugurata da una botta in testa risparmiabile con meno ingenuità. Ma non sarà l'unica sequenza che l'autore monta per introdurci il grande odio del villain, visto che pure a Kit toccherà assaggiare il piombo su cui è "stampato" l'appuntamento per il duello finale a Pueblo Feliz. Tex provocato in più modi, non trova di meglio che accettare senza grandi precauzioni l'invito e partirà per la consueta missione in solitaria che condurrà al telefonatissimo epilogo. "Almeno non commette piccionate stavolta", verrebbe da pensare e invece di colpo ci s'imbatte in una scena molto contorta ovvero l'incontro con El Muerto al Saloon. Botte in testa, pistole deposte ora capisco dove si ispirava Nizzi nel suo peggior periodo di "cinturoni slacciati" a gogo. Davvero difficile da digerire la sequenza del saloon, a mio avviso: anche ammettendo che c'è di mezzo la vita dell'ostaggio, è paradossale che Tex si fidi a quel modo del sanguinario nemico, facendosi disarmare come una pecorella. E Ordonez che fa? Invece di vendicarsi con semplicità scaricando un caricatore contro l'odiato antagonista, taglia la corda e ricorda all'avversario di farsi uccidere alla Boot hill. Lealtà? Onore? Coraggio? A me pare idiozia o quantomeno uno snodo forzato . Un uomo affamato di vendetta (come era stato fin allora descritto) se ne infischia del duello leale, quindi, per me, la scena è incongruente e andava evitata, così come l'agguato subito da Tex a opera degli sgherri del Muerto sembra solo uno stratagemma per allungare il brodo prima della portata finale. Per non tacere della sequenza in cui Tiger sopprime il rinnegato Faccia Tagliata. Lo si sa che il navajo è colui che meno degli altri si fa imbrigliare da remore di coscienza, ma per come è costruita la scena, il suo mi sembra proprio un omicidio a sangue freddo nei confronti di un avversario ormai disarmato e ferito. Non si poteva montare in maniera diversa la sequenza? Se finora sono stato alquanto critico con l'episodio, non posso però dire lo stesso dell'epilogo: il duello finale al tramonto sulla tomba dei fratelli uccisi è davvero molto a effetto e carico di pathos, come molto funzionale pure il flashback che lo introduce. Nolitta omaggia Sergio Leone col carillion che scandisce i tempi della sfida e il tutto è reso splendidamente dai pennelli di Galep che raggiunge vette di lirismo grafiche a lui non nuove. Mi son chiesto però i motivi della scelta di mettersi contro i raggi del sole morente di El Muerto, evidentemente non contento di aver risparmiato l'odiato nemico nel saloon era pure giusto dargli ulteriore vantaggio facendosi abbagliare dai raggi dell'astro diurno al tramonto. Galep a tratti mi è parso "frettoloso" e spesso le fattezze di Tex si differenziano troppo da una vignetta e l'altra (in alcuni casi sembrano esserci pure ritocchi redazionali ma potrei sbagliarmi) tuttavia, la già citata scena finale intrisa di poesia e la straordinaria espressività dei suoi personaggi, mettono in seconda linea tutto il resto. Ultimamente con Nolitta assegnavo il 6 politico come valutazione finale, stavolta voglio essere più magnanimo e opto per il 7 d'ufficio . Il mio voto finale è 7
  8. Il 2022 verrà ricordato da noi lettori texiani come l'anno di Mefisto. In effetti è una scelta redazionale forte quella di sfoderare, in rapida sequenza, una minisaga di sette albi riguardante lo scontro (finale?) fra Tex e il suo acerrimo nemico. (con tanto di bollino in copertina che un po' ci ha fatto discutere ) Il primo capitolo di tre albi, si è concluso e adesso, a bocce ferme, provo a recensirlo, sebbene non sia affatto facile farlo dopo che è stato in lungo e in largo analizzato dagli altri utenti prima di me. Per la prima volta mi avvalgo pure del comando "spoiler", visto che reputo doveroso evitare che qualcuno che ha intenzione di leggere solo alla fine dei sette mesi tutta la storia, possa rischiare di incorrere in qualche elemento spoilerante nel mio commento.
  9. Fresco di lettura dello speciale Tex Willer (stavolta speciale due volte visto che inaugura la semestralità della testata) mi ritrovo qui a cercar di esporre il mio punto di vista sulla storia in questione. Ammetto che, dopo il precedente di Sam Willer, reso magistralmente dai pennelli di Andreucci ma alquanto "sviante" per la caratterizzazione del tutto fuori dei canoni offertaci da Recchioni, il dover acquistare un albo in cui l'assenza di Tex era scontata, mi lasciava alquanto dubbioso. Sebbene ultimamente abbia incrementato gli acquisti mensili, non sono un "completista" e mi capita spesso di lasciare in edicola alcune uscite che poco mi attirano, per poi magari recuperarle in seguito se ne ho voglia o la possibilità, tuttavia le firme di Mauro e De Angelis nei crediti e le discussioni sul forum, hanno acceso la mia curiosità a tal punto da indurmi all'acquisto. Contravvenendo alla mia consueta mancanza di sintesi, stavolta posso subito affermare che lo speciale non mi ha affatto preso e che mi sono piuttosto annoiato durante la lettura. Mauro come di consueto ha imbastito un solido telaio narrativo su cui ha cercato (con discreto esito) di ricollegare tutti i pezzi del puzzle riguardanti la prima storia bonelliana e le sue avventure narrate su "Tex Willer"; lavoro certosino e attento che, se da un lato riesce nell'impresa di rendere plausibili gli incastri (eccetto qualche lieve eccezione), dall'altro finisce però per rendere, a mio avviso, meno avvincente lo svolgere narrativo. Si ha come l'impressione di un percorso a tappe forzate che imbriglia alquanto la libertà narrativa e che vuoi o non vuoi, per chi conosce gli esordi di Mefisto, diviene prevedibile. Un fumetto ben concepito sotto l'aspetto squisitamente tecnico, ma più frutto di un attento studio "a tavolino" che di una vera ispirazione. Mauro di solito mette più il cuore che il mestiere nelle sue opere, anche in quelle meno riuscite, stavolta ho colto vagamente un percorso inverso. Di certo non è una colpa dovendo gestire una marea di sceneggiature, ma i soliti guizzi che rendono preziosa la produzione di Borden, stavolta sono quasi assenti o "imbavagliati" e questo lo reputo un peccato. Di sicuro Mauro non risponderà mai a una simile domanda provocatoria (o mi riempirà d'insulti ): davvero aveva voglia di scrivere un capitolo simile o è stato costretto da logiche produttive? Rileggendo un precedente intervento del sagace Diablero, che esprimeva i suoi dubbi sul fatto che forse sarebbe stato meglio tenere intatto il mistero sulle origini di Mefisto, garantendo quell'aurea arcana voluta da GL Bonelli, ma visto che prima o poi il primo arrivato avrebbe proposto e scritto qualcosa, tanto valeva farlo fare a Borden, lo stesso curatore, a mio modo di vedere, si è lasciato sfuggire un'esclamazione che potrebbe avvalorare la mia provocatoria tesi. Se mi sbaglio però promettetemi che non mi mettete a bagno nella pece e le piume! Ottimi disegni, buona sceneggiatura, ma poca "magia" stavolta (magia narrativa s'intende). Sul fatto che le spiegazioni sulla presunta "perdita di poteri" sia stata debole o poco convincente, non mi soffermo, di certo se si aspettava questa storia per avere un chiarimento, non si rimane del tutto soddisfatti, ma ripeto, non è questo il punto che mi lascia freddino, bensì la strana sensazione di noia che ho provato durante la lettura e non capita spesso con Borden. Non una storia indimenticabile, e non c'era da strapparsi i capelli se avessi lasciato l'albo in edicola. Comunque l'anno di Mefisto continua e spero di rifarmi con la quadrupla con Civitelli.
  10. Caspita se li portano davvero bene Mauro e Carlo i 160 anni! Vuoi vedere che hanno scoperto il segreto della Pietra filosofale e non ci dicono nulla?
  11. Dopo che mi era stato fatto notare, sono andato a controllare e mi son accorto di aver effettivamente preso un granchio, grazie comunque per il chiarimento Mauro, così come ringrazio Franco per la risposta. Come accennavo nel commento, lo stress del periodo non mi aiuta, ma soprattutto, ciò mi conferma che buttare di getto a caldo le impressioni, può portare a scrivere corbellerie. Chiedo venia.
  12. Una rilettura complessiva dei tre albi, mi permetterà di metabolizzare meglio la trama e provare a esprimere un giudizio più articolato. La sensazione a bruciapelo provata è che la storia sia valevole, ma perde qualcosa nel terzo albo. Gli appunti mossi da Diablero e Letizia mi trovano d'accordo, in effetti qualche passaggio andava maggiormente "oliato", al netto di una sceneggiatura con ritmi adeguati e coinvolgente. Credo che bisognerà attendere il secondo capitolo della minisaga, per farsi un'idea complessiva. Finora il primo atto (a mio modesto avviso) non arriva a eguagliare l'epicità raggiunta dalla storia delle "Navi Perdute", ma ripeto, potrei essere smentito dalla seconda parte. L'ambientazione comunque mi è molto piaciuta e Mauro dimostra sempre di essere un soggettista con fiocchi. Spoiler Dopo la scena dello scorso albo, in cui Devlin dialogava con un vicino di cella che asseriva di essere il vero direttore del manicomio, mi ha un po' stupito che scopriamo sul finale che Mefisto lo ha ucciso prima di prendere il suo posto. Incongruenza o le frasi udite da Tom erano i vagheggiamenti di un folle qualsiasi? E se così, quanta importanza aveva quel dialogo nell'economia della trama? Un'altra frase mi ha lasciato perplesso: Mefisto a pag. 24, bacchetta il figlio con le seguenti parole "Non dimentico che è per vendicare me che ti sei messo in testa, pur non avendone le forze, di seguire il mio percorso sulla via tenebrosa della mano sinistra". Ammetto di non aver capito il rimbrotto, Mefisto accusa il figlio di smisurata ambizione senza averne le capacità? Ci sta, in effetti Yama non è mai riuscito a essere alla sua altezza, ma l'investitura l'ha avuta dal padre: è stato lui, in punto di morte a passargli i poteri e dargli la missione della vendetta, senza quella scena basilare Blacky avrebbe continuato a vagare sul carrozzone in compagnia della madre, ignorando la presenza del genitore stregone, quindi accusarlo di aver seguito il suo percorso mi suona stonato. Mefisto ha il dente avvelenato per la precedente sortita boselliana di Yama? Ciò non toglie che io abbia potuto fraintendere il senso del dialogo, in fondo è un periodo di stress lavorativo e la mente è meno recettiva.
  13. E' sottinteso che, se Kit dovesse cedere al fascino femminile, dovrebbe farlo al cospetto di una donna di spessore e dalla forte personalità; uno di quei bei personaggi che Borden sa sfornare, che all'occorrenza potrebbe dare il suo contributo in alcune avventure. Poco probabile dite? Lo penso anch'io, ma per favore non parlatemi di morte; se Mauro è giustamente restio a sacrificare pedine secondarie della saga, figurarsi se fa uscire Kit di scena così. P.s. Immagino le risate e le pernacchie che farà Mauro leggendo queste nostre "strampalate" ipotesi.
  14. A parte le battute, davvero Kit andrebbe "ristrutturato" per essere rivalutato. In qualche modo ci ha provato Mauro in passato con esiti altalenanti, e anche l'idea di Carlo, nel suo soggetto con il ritorno della Montoya, si muoveva in questo senso ma la storia non ha mantenuto le premesse. In effetti, al giorno d'oggi il rampollo è un personaggio che ha poco appeal. Un giovane nel west, raggiunti i vent'anni e carico d'esperienza come lui, è sprecato a stare sempre sotto l'ombra protettrice del padre. Per fare il salto di qualità deve splendere di luce propria, matrimonio o non. In tal senso, una miniserie con alcune sue avventure in solitario, potrebbe testare l'effettivo valore di un tale personaggio. Così com'è, risulta solo un clone depotenziato del padre, destinato sempre a rimanere in seconda fila e chiedersi: "cosa farebbe papà se fosse al posto mio?" "Il mio cavallo contro un dollaro bucato" come direbbe Tex, che Mauro mai e poi mai avallerà una sua morte violenta o un eventuale matrimonio, ma sarebbe comunque il caso di studiare qualcosa di diverso, per evitare un appiattimento che alla lunga potrebbe portarci a chiedere se non fosse il caso di lasciarlo "in panchina".
  15. Verissimo, erano i nipoti. Ricordavo male. D'altronde, conti alla mano, Kit "Falco Nero" nel 1916 sarebbe stato un po' troppo avanti in età per combattere la Prima Guerra Mondiale. Ciò non toglie, che la fantasia non ti manca.
  16. Se lette con la mente del tutto scevra dai dettami texiani della saga, si fanno apprezzare. Molto originali e fantasiose. In una, mi par di ricordare, che il giovane "Falco Nero" ritorna dall'Europa dopo aver combattuto la battaglia di Verdun. D'Antonio nella sua "Storia del west" gestì bene le famiglie Adams e Mac Donald. Tutto sta nella sapiente gestione degli sceneggiatori in fondo.
  17. Beh dopo aver visto morire Lilyth, Fiore di Luna, Tanya e via discorrendo, credo che sia impossibile che una donna accetti di stare con uno dei pards: portano male! Altro che " La Casa nella Prateria" qui c'è la "Strage delle innocenti" Per il resto, ovviamente, a mio modo di vedere, stiamo discutendo sul nulla; dubito fermamente che Mauro prenda mai in considerazione uno stravolgimento così marcato per uno dei pards storici. Come è categoricamente escluso, per doveroso rispetto al grande Bonelli, che si decida di far morire una sua creatura; sarebbe una scelta alquanto inelegante per la memoria dell'indimenticato papà di Tex. Accontentiamoci di tenercelo così com'è il giovane Kit (anche se credo che per gli autori, Boselli compreso, non sia semplicissimo gestirlo e purtroppo il vecchio Gian Luigi non c'è più per valorizzarlo come sapeva). Per le innovazioni e stravolgimenti improbabili, possiamo tuffarci nell'universo alternativo delle Fanfiction di Letizia, che ammetto non sono affatto male.
  18. In effetti l'idea di Letizia non sarebbe del tutto da buttare. Far morire Kit la trovo una soluzione troppo forte e non credo che personalmente l'accetterei volentieri (già in DyD si è fatta una cosa simile con Groucho ed è un pugno nello stomaco per una saga e i suoi lettori storici) Ben diverso sarebbe farlo crescere su un binario diverso dal consueto, farlo maturare, renderlo più autonomo e fuori dal cono d'ombra del padre, fargli metter su famiglia e utilizzarlo sporadicamente nelle avventure, ma sotto un'altra luce. Scelta pure forte, ma meno drastica della sua morte.
  19. La prima storia di Manfredi che lessi, fu "Delitti a passo di danza" apparsa sul Dylan Dog Gigante n.4 nel lontano 1995. La sceneggiatura era affidata ai pennelli di Freghieri, disegnatore che avevo già avuto modo di apprezzare su Dyd, e ricordo che allora la storia mi piacque. Ora, a quasi trent'anni di distanza, la coppia di autori si ricompone per un albo gigante di Tex e spero che il precedente positivo, sia di buon auspicio. P.s. Quel vecchio "Dylandogone" mi fece conoscere pure Andrea Venturi, autore del primo episodio dell'albo, e segnò il debutto di Ruju sulla saga (e sulla Bonelli in genere se ricordo bene)
  20. Purtroppo al momento non mi sovviene in quale storia sia apparsa questa scena. Ahahahaha manca solo la carbonara e il menù è completo.
  21. Sarà un'altra scena simile quella che hai rievocato Letizia, d'altronde capita molto spesso che il nostro Carson brontoli
  22. Nella storia "Oltre la frontiera", da me citata, dopo essere sfuggiti all'assalto dei messicani, grazie all'intervento degli indiani alleati del maggiore confederato, Carson torna nei pressi della sorgente a cercare certe erbe medicinali da mettere sulle bruciature di Tex. Per poco rischia di scoprire uno dei sopravvissuti messicani, ferito e nascosto dietro gli arbusti, ma torna indietro dopo che il pard gli ha detto ridendo che la pomata di erbe triturate può fumarsela nella pipa.
  23. Sono d'accordo. In un'operazione come "Tex Willer", in cui finora ogni incastro del puzzle è stato studiato con oculatezza, un simile svarione involontario suona strano, a maggior ragione visto che ci troviamo al cospetto del nemico per antonomasia di Tex. La tua spiegazione è condivisibile, l'incongruenza sembra programmata.
  24. In effetti l'incongruenza c'è ed è alquanto strana, vista la certosina precisione di Mauro nelle logiche di cronologia. Mefisto in "Pinkerton Lady" non è un semplice illusionista, ma ci appare molto in avanti nelle pratiche magiche; solo questo può spiegare le scene della presunta "ipnosi". (Se avesse usato gas venefici che provocassero allucinazioni, la cosa sarebbe stata più plausibile, ma un'ipnosi collettiva è ai limiti del credibile). Ripeto, un errore strano (inconsapevole o programmato?), la storia sarebbe stata comunque avvincente e adesso non bisognava rimediare con un dai e vai di poteri.
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