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[11] [Almanacco 2004] Nella Terra Dei Klamath
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Debutto assoluto di Pasquale Ruju sulla testata Tex. Fin dalla sua prima storia sull'Almanacco, l'autore si mostra abile a portare il risultato a casa, senza rischiare più di tanto. Soggetto molto comune, quasi a rimarcare le storie del filone indiano di Nizzi, sceneggiatura attenta e calibrata, dialoghi molto bonellizzati soprattutto nelle espressioni e nomignoli classici. L'episodio parte abbastanza bene, per poi impantanarsi un po' nel finale che ho reputato alquanto arruffato e caotico. Interessante la figura dello scienziato che decide volontariamente di andare a vivere fra gli indiani, in fondo il reale leitmotiv della trama. Ok, ci sta pure il duro contrasto tra i boscaioli e i Klamath, ma quasi sembra il pretesto e lo sfondo per la sottotrama del dottore. Debutto abbondantemente positivo, ma con pochi guizzi. Rivedibile pure l'epilogo che, ripeto, ho trovato un po' caotico nei ritmi e gli eventi. Da lì a seguire Pasquale si ritaglierà un posto d'onore accanto a Mauro nella stesura delle storie della testata, con esiti tutto sommato soddisfacenti ma raramente "epici", un po' come la storia di questo Almanacco. Non aiutano più di tanto i disegni di un Diso ormai abbondantemente in fase calante. Rispetto ad altri autori che dopo una gavetta più o meno lunga sono transitati sulla regolare, l'artista romano su Tex non ha mai del tutto convinto la redazione a poter fare questo importante salto di qualità e di fatto, la sua lunga collaborazione con Aquila della Notte verrà sempre delegata a albi collaterali quali Maxi e via dicendo. Trovo molto belli gli sfondi paesaggistici di Diso,con sempre qualche traccia di vita animale ad arricchire le vignette, tuttavia l'esito delle tavole è molto altalenante, con lo stile che spesso appare troppo tirato via. Ma ciò che lo ha sempre penalizzato su Tex è proprio la rappresentazione poco canonica dei pards, a tratti grottesca e poco consona al personaggio. Ogni autore ha le sue caratteristiche ed evidentemente Diso con il nostro ranger non è mai stato del tutto a suo agio. Col passare degli anni poi, la situazione è andata pure peggiorando e quindi non stupisce che l'autore non sia mai stato promosso alla regolare. Riassumendo, storia buona ma non trascedentale. Il mio voto finale è 7 -
Prosegue la mia rilettura dei vecchi Almanacchi anni 2000. Noto che ultimamente i commenti sono sempre più rari sul Forum, ma il sottoscritto è lieto di poter andare controcorrente e proseguire nella sua strenua "impresa" di recensire più storie possibili del suo eroe preferito. In passato più volte si è alluso al fatto che gli utenti del sito tendano a essere molto generosi nei giudizi con le storie di Borden. Si sono spese sfilze di parole poco edificanti come "lecchino", "adulatore", "ruffiano" e chi più ne ha più ne metta. Perchè esordisco dicendo questo? Voglio nuovamente gettare la pietra nel vespaio? Niente affatto, ma rileggendo la breve storia di Mauro che appare nell'Almanacco del 2003, mi chiedo come si possa giudicare in maniera negativa un tale gioiellino. Ammetto che la stima professionale e umana nei confronti del nostro caro Borden è davvero alta e dobbiamo essere fieri di avere la sua presenza sul nostro Forum, ma il concetto che buona parte dei giudizi alle sue storie è positivo non è di certo dovuto al fatto che siamo troppo magnanimi con lui, bensì che Mauro è davvero un fuoriclasse e la sua mano su Tex si vede sempre. Anche in storie meno ambiziose come questa, che mostrano comunque tutto il loro spessore e appena finita la lettura, riponi il volume nello scaffale ben soddisfatto. Soggetto vivace e originale, che ci mostra un personaggio molto atipico ma simpatico come Dan. Ladruncolo di due soldi che di colpo e involontariamente si ritrova in mezzo alla lotta di Tex con la banda del famigerato Blue Diamond. "L'occasione rende l'uomo ladro" recita un vecchio detto, in questo caso diciamo più che altro bugiardo, visto che Dan coglie l'occasione dopo il ferimento di Tex, di incassare la taglia del bandito ucciso dal ranger. O perlomeno questo è il suo primo proposito, tuttavia giunto in paese, rimane folgorato dalla dolcezza della bella Sara e soprattutto disorientato dalla calda accoglienza di eroe che i paesani gli tributano. Purtroppo il resto della banda Diamond, in cerca di vendetta per la morte del loro capo sono un pericolo fin troppo reale e Dan dovra tenerne conto, combattuto dalla voglia di fuggire alla chetichella o di restare per aiutare il paese e non abbandonare l'amata Sara. Davvero un bel personaggio, creato sempre con certosina perizia da un Borden in stato di grazia ispirativa. Ovviamente toccherà a Tex mettere a posto le cose e spalleggiare il giovane Dan nella sua proibitiva impresa. Il nostro ranger è più umano del solito, subisce una brutta ferita e necessita tempo per recuperare la forma adatta per l'atto finale (particolare in questo senso il suo allenamento di tiro con la moneta per testare la convalescenza). Al momento di "scendere in campo" contro i banditi tuttavia non ce n'è più per nessuno e la consueta abilità, condita da un coraggio innato e strategia, non dà scamp agli avversari. Non manca il suo riconoscimento al coraggio mostrato dall'eroe per caso Dan, difatti dimentica ogni eventuale piccola pendenza che il giovane poteva avere con la giustizia prima del loro incontro e lo lascia libero di abbracciare il suo destino, che verosimilmente lo condurrà tra le braccia di Sara. Storia carina, ben scritta, dalla trama originale e scorrevole. Sceneggiatura perfettamente calibrata, dialoghi ottimi e un Tex ben saldo al centro della scena. Che dire, ad avercene storie così al giorno d'oggi! Non siamo noi a essere lecchini di Mauro, è lui a essere troppo bravo! A proprosito di bravura, ma quanto è bravo Andreucci? Che spettacolo le sue tavole! Tratto personale e deciso, dinamicità perfetta, inquadrature spettacolari, caratterizzazione di Tex molto ben riuscita e sfondi molto puliti. Oltretutto l'affinità fra sceneggiatore e disegnatore, nata molti anni prima su Zagor è ben evidente e verrà identificata in ogni prova che il duo pubblicherà sulla saga. Giudizio sul comparto grafico che rasenta l'ottimo. Il mio voto finale è 8
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Considerato il livello qualitativo di Nizzi nel periodo in cui compose la storia per questo Almanacco, dobbiamo ammettere che l'esito fu molto positivo. Conti alla mano, in quell'anno mi par di ricordare che partorì la famigerata "mefistolata" quindi analizzando questo breve episodio, non si può far altro che guardare il bicchiere mezzo pieno. Certo che il soggetto più "trito e ritrito" di così non si può, visto che fa leva sulla sempre valida e irrisolvibile controversia fra indiani e Giacche Blu, con Tex messo in mezzo nel tentativo di salvare il salvabile o quantomeno metterci una pezza. Troviamo il solito capo saggio Maguas, costretto dai soprusi dei bianchi a lasciare la riserva di San Carlos, ma con in cuore la speranza di poter trattare con l'esercito per evitare un violento spargimento di sangue, di contraltare il giovane dal sangue caldo Shako che invece non vede l'ora di combattere i bianchi per andare incontro agli utopistici sogni di gloria di un'improbabile vittoria. Tex si impegna a metterci del suo, dialogando con Maguas, sconfiggendo a duello Shako per fargli abbassare la cresta, proponendo una proposta d'accordo al giovane tenente per lasciar fuggire gli Apache oltre confine ed evitare scontri armati. Purtroppo stavolta non riuscirà a risolvere gli spinosi nodi della faccenda (e forse proprio questo punto "nolittiano" fa differire la storia da altre simili nell'argomento) visto che Maguas cadrà a tradimento sotto la freccia del codardo Shako e il tenente dello squadrone che dà nome alla storia, combattuto fra buon senso e rispetto dei regolamenti, finirà per optare per la seconda e trascurare il suggerimento di Tex. Il finale accelerato risente della breve foliazione dell'albo, ma bisogna ammettere che Nizzi stavolta fa un buon uso dei suoi personaggi, caratterizzando bene sia il tenente che il simpatico "scout per caso" amico del ranger e soprattutto colpisce il lettore con un pugno nello stomaco mostrandoci l'eccidio dello squadrone fuori scena. Molto ben scritta pure la sequenza con una carrellata di pensieri e discorsi attorno al fuoco dei soldati la notte prima dello scontro, che quasi ricorda l'introspezione tipica di Borden nelle sue opere. Peccato solo per un finale troppo veloce con scorciatoie narrative, quali l'incontro fortuito col colonnello fuori dal forte e la battaglia finale appena abbozzata in poche vignette. A voler essere pignoli, i difetti della scrittura nizziana del periodo sono presenti anche in questa riuscita prova, visto che il nostro eroe troppo spesso cade in trappola senza reagire e nel caso in cui è legato al palo della tortura, senza l'aiuto della vedova di Maguas, difficilmente avrebbe potuto risalire la china, tuttavia stavolta la sequenza disturba meno rispetto altre volte, considerata pure la figura della fiera squaw che si ritaglia pure l'onore della vignetta finale vicino alla pira funeraria del marito, dopo aver ottenuto la sacrosanta vendetta. Per Repetto, giunto alla sua seconda prova sugli Almanacchi, vale lo stesso discorso che scrissi nel primo commento. L'artista argentino si cala perfettamente nell'ambientazione western, facendo leva sul suo classico stile e ottimi sfondi davvero adatti alla rappresentazione dei brulli paesaggi polverosi e assolati della frontiera americana. Sebbene non del tutto uniforme in alcune vignette, il volto del suo Tex è credibile e riconoscibile e le difficilissime scene di azione e battaglia, vengono rese con maestria e mestiere. Di Repetto mi piacevano parecchio pure i suoi tratteggi old style sempre puliti, azzeccati e raffinati e l'esito finale della prova è ampiamente promosso. Ancora oggi non mi spiego come mai si attese tanto per dare il nulla osta al suo passaggio sulla regolare, ma non volendo rimarcare le frasi e i dubbi già da me espressi nel precedente commento di una sua storia sugli Almanacchi, mi limito a chiudere qui. Il mio voto finale è 7
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[08] [Almanacco 2001] Missione A Sierra Vista
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Il Nizzi che si apprestava a scrivere la storia dell'Almanacco in questione, era da tempo un autore in difficoltà su Tex. Difatti le criticità della sua narrativa sono tutte presenti nella trama. L'episodio è un classico giallo, tutto sommato scorrevole e a tratti pure interessante. Anche stavolta il ranger agisce in solitario (formula consolidata nel format) e si ritrova sulle tracce di un feroce killer di fanciulle, scappato da Baltimora. La trama è abbastanza ricca di personaggi e funzionerebbe alla grande se non fosse una storia di Tex. A tal proposito reputo alcune scene molto nolittiane (non proprio un pregio per la texianità) e nel complesso le scelte dell'autore sono deleterie per la figura del protagonista. Già le indagini non ci mostrono un Tex al centro degli eventi, visto che il bandolo della matassa gli sarà via via messo in mano da soffiate esterne. Prima il simpatico giornalista, poi il galantuomo dottore con problemi di alcol, passando pure dalla macchietta del buffo ometto che in principio voleva scroccare la ricompensa al ranger. In pratica il protagonista non deve affatto faticare per risolvere il caso, gli basta solo rimettere in ordine le informazioni che "fortunosamente" gli vengono rivelete e il gioco è fatto. Ho trovato alquanto fuori luogo la sequenza centrale in cui il ranger cavalcando in solitaria, dialoga fra se e se per permettere al lettore di apprendere fatti fondamentali per il lettore. Capisco che per lo sviluppo della trama quelle informazioni erano importanti, ma perchè sceneggiarla così? Quasi era il caso mettere Carson e trasformare gli spiegoni in una conversazione fra i due. Ma ciò che meno si digerisce è il comportamento del nostro eroe. Già è titubante e dubbioso dinanzi a Marriott e dire che di solito è un ottimo conoscitore di uomini, ma ancor peggio sarà il finale quando si fa beccare alle spalle come un pivello da Hans Keffer, sgherro del villain, con susseguente getto delle armi in maniera indecorosa. Senza l'intervento risolutivo della povera Ettie, bye bye Tex e ciò è inconcepible per la stazza del protagonista. L'eroe dovrebbe liberarsi da solo e non salvarsi per il rotto della cuffia con un intervento esterno, in questo caso pure di una donna seriamente malata di nervi. Bah. Una scena del genere necessitava una correzione di editing ma allora Nizzi evidentemente aveva assoluta libertà e questi "scempi" ne sono la prova. Episodio che mantiene una risicata sufficienza tuttavia, ma senza questi errori a mio avviso marchiani avrebbe potuto meritare un voto più alto. Molto ben curato il comparto grafico di Venturi, alla seconda fatica sull'Almanacco. L'artista sfodera con maestria il suo stile personale e molto ricco di ottime inquadrature e dinamicità. Concordo con i forumisti che hanno soprattutto elogiato la capacità di Venturi di far recitare i personaggi in maniera esemplare, in effetti sotto questo aspetto la prova è davvero impeccabile. Con disegnatori di questo calibro, la storia parte già con un valore aggiunto non idifferente, peccato che Nizzi non sia riuscito a sfruttare a pieno l'occasione. Il mio voto finale è 6 -
La storia dell'Almanacco d'inizio millennio fu affidata alla macchina da scrivere di Borden, dopo l'ultima parentesi nizziana dell'anno prima. Come accennato nel mio precedente commento relativo alla pubblicazione di questo format dell'anno 1999, il livello qualitativo proposto dai due autori in questione, già allora divergeva nettamente; se da un lato Nizzi, appena uscito dalla sua nota crisi creativa, cominciava a mostrare il fianco con sempre piu' storie meno memorabili e ispirate, dall'altro Mauro consolidava la sua figura nello staff, con uno stile di scrittura più frizzante, personale e molto performante. Ho approfittato della festività odierna per rileggermi "La legge del deserto" e sebbene la storia non raggiunga picchi epici come la media del periodo per l'autore, si mostra comunque di buona fattura. Ciò che salta immediatamente all'occhio è un soggetto più semplice e basilare rispetto altri di Mauro. Una caccia nel deserto a una banda di rapinatori, che si portano d'appresso un giovane ostaggio. Niente di così originale in fondo se non fosse che Borden, sempre molto attento alla caratterizzazione dei suoi personaggi, non metta del suo per rendere avvincente la trama, sia in termini di ritmo narrativo che azione e colpi di scena. Come spesso accade, Tex non ha tutta la vetrina per se, visto che la figura molto sfaccettata del bandito Dave Rodgers finisce con il rapire la scena. Sarà proprio il bel rapporto che si instaura fra lui e il piccolo Johnny a strizzare l'occhio al lettore e farlo patteggiare per l'ennesimo personaggio 'grigio" nato dalla penna di Borden. Per movimentare oltremodo l'esile trama, l'autore inserisce la banda di bandidos del Tuerto che si mobilità per arraffare il bottino degli antagonisti in fuga. Ciò che più lascia interdetti a dire il vero, non è tanto la relativa facilità con cui il gruppo di Tex riesca a fronteggiare e decimare questa banda di messicani e mestizi, bensì l'assoluta idiozia commessa da Bart, uno dei complici di Dave, che spiffera apertamente nel saloon di possedere le bisacce con la refurtiva, attivando così di fatto, l'interesse del Tuerto, avvisato in tempo della probabilità di far bottino. Ingenuità eccessiva per una banda in fuga che suona di espediente per fare entrare in gioco i messicani, ma lo si accetta così com'è. Interessante invece la location in cui avviene la fuga, ovvero un deserto assolato e accecante che costituisce un ulteriore banco di prova impegnativo per cacciatori e prede, d'altronde Mauro è maestro nel creare questo genere di situazioni nelle sue trame e ciò arricchisce non poco la narrativa avventurosa della storia. Fra sparatorie, sabbie roventi, gole arse e tanta adrenalina si giunge all'epilogo, ove Tex riesce ad avere la meglio sugli scampaforca del Tuerto e a mettere in salvo il piccolo Johnny. Dave, sebbene non torce un capello al giovane ostaggio, alla fine cede alla bramosia del denaro e cerca di completare la fuga verso l'oceano, divenuto una poetica meta di fuga e rivalsa sul passato, dopo aver abbandonato il giovane fra le rovine di una missione nel deserto. Molto bella la scena finale, in cui vittima di un destino punitore che ricorda molto quello richiamato da Gian Luigi Bonelli nelle sue opere più riuscite, il "povero" Dave rimane vittima della dura legge del deserto, che lo porta a morire di sete giunto a pochi passi dalla meta, così come constatano Tex e Carson dopo aver scavalcato l'ultima duna di sabbia, che separava l'immenso oceano dal corpo dello sfortunato fuorilegge. La prova fu realizzata da Alfonso Font, reduce dall'ottimo texone di esordio e in piena grazia artistica. Come per Repetto, anche l'artista spagnolo dovette sudare sette camicie prima di approdare sulla regolare, ma fin da questa storia il sodalizio che si instaura fra lui e Boselli diverrà sinonimo di qualità e grandi storie. Non dimentichiamo che subito dopo Alfonso realizzerà sempre sui testi di Mauro il maxi capolavoro "Nei territori del Nord ovest" e altre grandi perle che di fatto mi inducono a definirlo l'erede di Marcello, nel far coppia con Borden nella stesura di episodi cardine nella saga. Sebbene lo stile latino di Font può far storcere il muso ai puristi del ranger, è innegabile che la straordinaria maestria con cui il maestro spagnolo illustra il deserto, le scene con le tempeste di sabbia, i paesaggi assolati e brulli del Messico ostile e gli sfondi notturni è da urlo. Ogni vignetta sembra un varco dimensionale e il lettore sembra quasi immergersi negli scenari tratteggiati dal disegnatore e provare il morso accecante del sole allo zenit e la sete dovuta alla calura delle rocce. Poco male se la figura di Tex è poco canonica e se spesso i personaggi vengono rappresentanti con sembianze quasi caricaturali, ma il livello di allora dell'artista era davvero elevatissimo e non a caso riuscirà a entrare di diritto fra gli autori della saga. Trovo davvero magnifiche le sequenze fra il deserto di sabbia, con il sole che sembra davvero voler uscire dalle tavole e la polvere avvolgere le nari del lettore, immerso nelle sequenze narrative molto dinamiche. L' estro narrativo di Mauro trova la giusta corrispondenza grafica nei pennelli di Font e il connubio perfetto fra idee e tratto, crea una magia particolare che sta alla base della buona riuscita negli anni del duo di autori. Il mio voto finale è 7
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[06] [Almanacco 1999] La Montagna Del Mistero
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Non tutte le opere invecchiano bene; eccetto i capolavori che rimangono evergreen anche a distanza di decenni, le altre storie rilette nel tempo perdono parecchio mordente rispetto la prima lettura. Questo Almanacco è la prova della mia tesi, visto che da ragazzino la storia mi piacque molto, adesso rileggendola, perde parecchi punti. Nell'incipit Nizzi copia se stesso, rendendo la scena simile al suo Almanacco di esordio. Il Tex in solitaria che si aggira nella tempesta in cerca di riparo, ricorda molto il suo incontro con Zeke Colter, tuttavia stavolta andrà incontro a una macabra scoperta, ovvero il corpo di una giovane donna accoltellata in soffitta, individuata con la scena ad alto effetto del sangue gocciolante nel bicchiere di whisky. Ammetto che da ragazzino la sequenza mi colpii molto e ancora adesso ritengo che ottenga un bella tensione narrativa, purtroppo subito dopo l'autore incappa nella prima leggerezza. Il Tex che giunto in soffitta si fa tramortire alle spalle senza minimamente sentire l'avvicinarsi dell'avversario è dura da digerire, ancor più se si pensa che la logica avrebbe voluto che il killer lo uccidesse e avrebbe potuto farlo con l'identica semplicità che un bimbo usa per schiacciare una formica. Il giallo che segue, intrattiene ma non convince. Oltre al fatto che fin da subito si intuisce che lo sceriffo e il vice puzzano di losco, ci vuole la confessione del becchino Archie per mettere Tex sulla giusta pista (anzi senza lo sfortunato uomo, il nostro avrebbe pure mollato le indagini ma non infieriamo sulle leggerezze nizziane del periodo) Archie viene ucciso da delle fucilate alle spalle durante la sua confessione (scena abusata nella saga) e anche qui non si capisce come mai lo sceriffo non provi a tappare la bocca a Tex prima di tutto. Troppo tardi il villain capisce che il ranger va eliminato ma gli uomini assoldati fanno il solletico al nostro, che avrà modo di far cadere in trappola lo sceriffo e rivalutare la figura del povero figlio deforme del giudice, ingiustamente accusato delle uccisioni delle ragazze. Sull'Almanacco Nizzi può nuovamente inserire un argomento "scabroso" come la depravazione del vice che violenta e uccide le fanciulle, coperto dallo sceriffo che ne approfitta ricattando il giudice e permettendosi tutte le sue losche azioni. Meno convincente la "scorciatoia" del ritrovamento dell'orologio sul corpo dell'ultima vittima che inchioda il killer, strataggemma di un giallo di serie C praticamente Finale del "vissero tutti felici e contenti" e storiellina portata a casa, ma è evidente quanto sia differente la caratura degli episodi del target offerti da Nizzi e Borden in quel periodo; fu palese il sorpasso qualitativo e la forbice destinata ancora ad aprirsi. Repetto prima di approdare sulla regolare fece una "gavetta" enorme fra Maxi, Almanacchi e collaterali. Di recente si discuteva di quanto all'epoca fosse difficile per un artista convincere Sergio a metterlo sulla serie ammiraglia e anche per questo la storia in oggetto ne è la prova. Non ho mai del tutto capito come mai Repetto non godesse di stima tale da renderlo idoneo alla regolare. L'artista argentino col suo tratto classico e pulito, non sfigura affatto nella prova in questione, mostrando una buona caratterizzazione di Tex e un bel campionario di retini che arricchiscono vignette e sfondi. Stile classico e molto "ticciano" a tratti, con tavole ben bilanciate e dalla buona validità narrativa. Al giorno d'oggi un disegnatore con queste caratteristiche non avrebbe avuto bisogno di sudare molto per finire fisso sulla regolare, ma è evidente che in venticinque anni acqua sotto i ponti nè trascorsa molta in via Buonarroti e le cose sono radicalmente cambiate. Il mio voto finale è 6 -
A me le tavole di Casertano postate in anteprima mi piacciono molto. Siano lodati i disegnatori di "vecchio stampo" che possiedono ancora uno stile personale e riconoscibile in ogni tematica trattata! Altro che lasciare l'albo in edicola, questo si compra eccome e se è confermala la lista di autori fatta da Carlo, non ci penso nemmeno di perdermeli.
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Le storie di Borden non sono mai state "semplici compitini da svolgere" e prove come questa, apparse nell'Almanacco nell'anno della celebrazione dei 50 anni di vita del ranger, ne è la conferma. Due soli appunti da fare: visto il soggetto, una foliazione di pagine maggiore sarebbe stata ideale per garantire la riuscita di una storia epica e memorabile, così quasi è stato un peccato "sprecare" questo spunto per le ridotte tavole di un Almanacco, inoltre i disegni non più eccessivamente performanti di Alarico Gattia rappresentano una sorta di zavorra che spesso rendono più ostica la lettura. Ma sull'aspetto grafico tornerò nella parte finale del commento. Mauro in piena verve compositiva, condensa anche stavolta in poche pagine il suo stile di scrittura. Si torna a pescare un episodio del passato, nientemeno durante la Guerra Civile con il simpatico Damned Dick a fare da spalla a un giovane Tex (non tanto vedendo la non idonea rappresentazione grafica praticamente simile a quella del presente ). La storia è bella, con una sceneggiatura calibrata e ariosa, con i giusti dialoghi, scene funzionali e sprazzi di epicità qua e là che meglio dipingono gli orrori di sfondo dell'assurda carneficina che insanguinò gli States in quei tristi anni della loro giovane storia. Non manca l'azione, l'eroismo tipico nella narrativa boselliana, il bieco affarismo di chi per denaro è disposto a vendere pure l'anima e soprattutto spicca la bella figura del tenente confederato Bean Danville, ovvero un galantuomo ligio ai regolamenti ma che non esita a mettere a rischio la sua vita pur di salvare Tex e Dick alle prese con i Kiowa sul piede di guerra. Fra assalti, polvere da sparo, urla di indiani selvaggi, scaricate di frecce mortali, e atti di coraggio, Borden intesse pure una piccola sottotrama gialla rappresentata dal misterioso traditore che rifornisce gli indiani di armi di ultimissima generazione, che rappresentano un autentico flagello per i coloni e le truppe impegnate nel conflitto. Veniamo a scoprire che Danville è in missione speciale e con l'ausilio di Tex riesce a scoprire la vera identità del giuda; i sospetti che facilmente ricadevano sul bieco Stede vengono fuorviati dalla realtà dei fatti, infatti mentre questi fuggirà per chiedere aiuto alle truppe texane (anticipando di fatto una simile trovata narrativa che Mauro userà nel suo capolavoro con Corbett qualche anno dopo) il colpevole si rivela l'apparente innocuo Harrison. Altro colpo di scena, il legame paterno di Harrison con la dolce Annabelle, donna che ha rapito il cuore di Danville. Episodio molto ben riuscito e se magari non raggiunge le vette dei capolavori boselliani, ne getta in parecchi punti le basi. Come accennato, peccato per il livello grafico non all'altezza della trama. A parte del debutto come matitista di un certo Dotti, destinato negli anni a rapire il cuore dei lettori e ritagliarsi la sua pesante fetta d'importanza nella scuderia degli autori texiani, oltre a definire un sodalizio artistico e umano molto fertile proprio con Mauro, le tavole di Gattia sono molto incostanti e con inchiostrature spesso tirate via. Vuoi forse un calo artistico dovuto all'età, o il poco tempo a disposizione (che lo porterà proprio a chiedere a Dotti di facilitargli il compito con le matite) ma l'esito complessivo non è del tutto sufficiente. Sembianze dei personaggi che troppo spesso variano da una vignetta all'altra, anatomie non sempre impeccabili, tratto classico ma poco curato soprattutto in alcune sequenze. Spesso ho trovato le vignette non di immediata "lettura" e questo, a mio avviso, non depone bene per l'opera dell'artista. Peccato, un'occasione mancata, tuttavia la grafica non eccelsa non scalfisce più di tanto la bella trama del nostro Mauro, davvero avvincente e di un altro livello rispetto la media di Nizzi del periodo sugli Almanacchi. Il mio voto finale è 8
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Che è anche il mio pard. Due storie tutto sommato dimenticabili e modeste. Anche sotto l'aspetto grafico, se Biglia è fuori discussione essendo un fuoriclasse, su Volante ho i miei dubbi visto l'incertezza e poco costanza mostrata durante l'arco narrativo; le ultime tavole poi sono davvero brutte e troppo tirate via per la "regolare", ma evidentemente ormai tutto fa brodo.
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Troppo cervellotica questa tesi; se Rick aveva intenzione di fermare il "presunto" padre, lo prendeva di petto e lo consegnava a Tex o lo aiutava a fuggire del tutto in caso contrario. Così finisce con inguaiare pure se stesso. Per me non regge. Si accusa Ruju di sceneggiare al rovescio e a colpi di scena, ma qui non è che Eccher faccia diversamente. Al netto di buon ritmo e dialoghi discreti, alcune scelte narrative richiamano Faraci e Nizzi "bollito" a mio avviso. Si può fare decisamente di meglio.
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Di disegnatori sulla serie regolare di Tex ne sono transitati davvero tanti nei quasi ottanta anni di vita editoriale, discorso ben diverso invece è quello degli sceneggiatori. Per tanti decenni il solo Gian Luigi Bonelli, granitico e inimitabile, ha stretto ben in pugno il timone della saga conducendola nelle correnti del successo. Appena l'inesorabile legge della Natura ha chiesto il dazio, i sostituti furono alquanto centellinati e scelti con molta cura e timore di poter spiazzare la platea di lettori. Al netto di Sergio che, si prese tutte le libertà del caso proponendo un ranger alquanto diverso da quello del padre, già da Nizzi si pretese un personaggio più conforme e difatti inizialmente nemmeno gli furono fatte firmare le storie. Con la crisi dell'autore di Fiumalbo, si corse ai ripari con molti autori di testi alternativi, da Canzio a Medda, passando per Manfredi, ma il solo Boselli si confermò idoneo a prendere il testimone gravoso e traghettare la saga negli ultimi due decenni. Tutta questa premessa (di cui mi scuso per la carenza di sintesi) per dire che, se in passato era un evento raro trovare un nuovo sceneggiatore sulla regolare, al giorno d'oggi non lo è più, vuoi per le esigenze editoriali dovute all'incremento di produzione in termini di tavole annue o al fisiologico cambio di guardia in cabina di sceneggiatura. Al duo Borden-Ruju degli ultimi anni, la redazione ha dovuto via via aggiungere i vari Giusfredi, Rauch, Zamberletti e questo mese debutta nel target pure Eccher. E' vero che in molti casi il debutto è stato più dovuto allo spostamento di storie per far quadrare il programma per le uscite e mi pare di capire che anche in questo caso è così, tuttavia il nome dell'autore appare per la prima volta nel tamburino della storia sulla serie regolare, di fatto è comunque un debutto, aldilà della transazione della sua opera. Storia breve, che poteva benissimo apparire in un bis estivo, che rappresenta il tipico esempio di prova "senza infamia e senza lode". Il soggetto è alquanto deboluccio a mio avviso e ciò incide a danneggiare alla lunga la figura di Rick, che aveva tutta la caratura per rappresentare un personaggio di valore. Il tentativo di infiltrarsi nella banda dell'odiato Snake, la prova di esame con la rapina sventata dai nostri (all'occorrenza rappresentati dall'insolito trio Tex-Carson-Tiger), l'alleanza del giovane e valido ragazzo con Tex, la distruzione della banda e la rivelazione che di colpo fa vacillare e crollare tutti i propositi di Rick. Il ritmo non è male, così come non mi è dispiaciuta la caratterizzazione dei pards, tuttavia alcuni passaggi appaiono un tantino forzati e questo mostra una sorta di artificiosità che disturba la trama. Elenco brevemente i punti più critici che ho scorto e chi mi hanno indotto a scrivere il pensiero precedente: - Tex che nel covo della banda, intima la resa a un nugolo di avversari totalmente allo scoperto e vorrebbe che gettassero le armi senza opporre resistenza; in pratica una sorta di suicidio che non porta conseguenze solo perchè l'autore ricorre alla consueta trovata della "sparatoia da ubriachi" con i banditi che non riescono a mettere a segno nessun colpo, sebbene a distanza non proibitiva e che invece cadono come pere a uno sotto il piombo di Tex. Mi direte che scene del genere ce ne sono a migliaia nella saga, ma a parer mio andrebbero costruite meglio per dare una sembianza di plausibilità narrativa maggiore che di certo non guasta. Di fatto la temibile banda di Snake finisce per sciogliersi come la proverbiale neve al sole e ciò non depone affatto bene al fine di rendere il soggetto più interessante. - Troppo controversa si presenta l'azione di Rick; comprendo che la rivelazione fattagli da Snake lo colpisca come un pugno in petto, ma di colpo dimentica tutto e prende per oro colato le parole del bandito, mandando a facili costumi tutti i suoi propositi di vendetta. Chi gli dice che sia davvero suo padre? Ha fatto la prova del Dna in quella gola? Anche ammettendo che lo sia, come dimenticare che Snake è comunque un bandito che ha fatto morire di crepacuore la madre e che non incarna minimamente gli ideali e i valori che la donna gli ha trasmesso? Rick non spara per uccidere e in fondo gli si torcono le budella quando il villain uccide senza pietà i coloni che gli hanno dato rifugio solo perchè non vogliono vendergli un cavallo, di conseguenza avallare queste azioni senza batter ciglio tende a mostrare un'involuzione di carattere troppo repentina che stona in così poche pagine. Sarà proprio questa incongruenza a fornire la traccia decisiva a Tex per mettere fine alla carriera criminale di Snake, visto che la ragazza che il giovane salva, mostrando la sua pasta diversa del padre, sarà una testimone chiave. Capisco non voler uccidere un'innocente ma lasciare alle spalle una confessione così compromettente la trovo una forzatura di sceneggiatura. Rick quantomeno avrebbe dovuto fare in modo che Snake non spifferasse i suoi piani in quella stanza, conscio che Tex e company si aggiravano in zona e avrebbero individuata la ragazzina risparmiata. Non so a voi, ma questa sembra una scorciatoia narrativa degna del "miglior Nizzi". Il finale è alquanto rapido e non aggiunge altro. Storia sufficiente, ma niente più. I disegni di Biglia sono una garanzia. Molto bella la recitazione dei personaggi, la pulizia di tratto e l'espressività dei disegni che sono un marchio di fabbrica del talentuoso artista ligure, il tutto confezionato con cura nelle inquadrature e una dinamicità degna di nota. Non a caso ho sempre definito Stefano uno dei migliori disegnatori della giovane leva di Tex e ogni prova continua a confermare questa mia teoria. il mio voto finale è 6
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Proseguendo nella rilettura dei vecchi Almanacchi del west mi sono imbattuto nel debutto di Boselli sul format. Bad River è una tipica storia che possiede in se tutte le caratteristiche dell'autore, all'epoca ancora nei primi anni alle prese con Tex, ma già a suo agio e mai banale. Più che la trama in se, un classico western piacevole ma non del tutto originale, quello che colpisce è lo stile di scrittura di Borden; personaggi assortiti e ben rappresentati, sequenze sceneggiate con cura, trama ben bilanciata e ritmata, dialoghi efficienti e ancora abbastanza asciutti. Troviamo Tex in solitaria (suppongo fosse una sorta di diktat velato della serie allora) che si mostra in tutto il suo splendore decisionale e operativo. Non può mancare la figura interessante di Clint, uomo ingiustamente accusato dell'omicidio del "cognato" Adams soprastante del ranch di proprietà del vecchio Stoddard, uomo questi tutto d'un pezzo e affarista ma vecchio stampo e leale. Tex fin dal principio, appena incontra Clint di ritorno dalla sua villeggiatura a Yuma, è portato a credere della sua innocenza e in fondo gli crede pure l'ex fidanzata Linda, che sebbene nel frattempo è convolata a nozze col giovane Stoddard, non ha mai smesso d'amarlo e la scena della vecchia baracca tenuta in ordine in ricordo di lui, ne è la prova assoluta. Borden ci dona altri personaggi ben riusciti che arricchiscono la trama, quali l'infido Valens che si rivelerà come prevedibile una delle anime nere dell'episodio, il simpatico Carlos, per non tacere dello splendido stallone nero che farà da cornice con la sua azione alla storia. A tal proposito davvero bella e adrenalinica la sequenza con Tex che dimostra tutto il suo talento con lazo, riuscendo a imbrigliare con una manovra complicata le zampe anteriori del cavallo, salvando così la vita di Luke Stoddard. Sarà comunque destino che il rampollo di casa, reo di aver congiurato contro Clint, debba finire la sua esistenza sotto gli zoccoli dello stallone, in un epilogo avvincente e tutto sommato a lieto fine per i "buoni". Una piccola curiosità: in una scena Tex offre a Clint una sigaretta e quest'ultimo lo ringrazia specificando che lo aiuterà a rilassarsi, in pratica una sequenza uguale a quella che porterà molti "grattacapi" sulla regolare pochi mesi dopo, evidentemente o ancora i bacchettoni dell'associazione consumatori non avevano tempo da perdere in simili querelle o non leggevano l'Almanacco. Chiudendo questa breve parentesi ironica, riassumo ribadendo il mio gradimento per la storia e la sceneggiatura di Mauro, che risollevò il livello che Nizzi (escluso il gioiellino di Zeke Colter) aveva via via fatto scivolare su una svogliata sufficienza. Il merito dell'ottima riuscita Mauro lo divide con il compianto Capitanio, autore di una prova grafica di grande spessore. L'artista sciorina fra le tavole la sua innata eleganza di tratto, la ricchezza di particolari che lo contraddistingue, l'ottima resa di personaggi e panneggi da urlo, per non tacere della buona dinamicità e costruzione narrativa di ogni singola vignetta, con sfondi sempre puliti e accurati. A tratti si rimpiange solo che il formato più ridotto dell'albo rispetto a un texone non dia giustizia a tavole così superbe e in alcuni casi parecchi dettagli si perdono e delle sequenze rischiano di divenire poco leggibili. Sebbene non al livello del suo texone o del piccolo capolavoro con Guerrero, i Montoya e le corride, Capitanio cesella una prova d'autore e il rimpianto della sua prematura morte si fa sempre più tangibile: visto l'alto livello di talento sarebbe stato davvero bello poter ammirare a lungo le sue storie su Tex, purtroppo il fato ha voluto altrimenti e possiamo solo consolarci con opere simili, che rappresentano il suo prezioso testamento artistico. il mio voto finale è 8
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Ciò che più colpisce, leggendo questa storia di Nizzi per l'almanacco in questione, è la crudezza della trama e di alcune scene in special modo. Già la presenza di un serial killer che uccide e scalpa gli indiani nelle notte di pioggia, rappresenta un soggetto non del tutto convenzionale sulla serie. Ad alto impatto è la sequenza iniziale con il tuffo dall'alto dell'uomo celato nell'ombra con tanto di mantello, che aggredisce il povero indiano di turno. Ma è tutta l'atmosfera asfittica che si respira tra le pagine a garantire un certo livello di tensione. Dalla tribù scalcinata e denutrita del capo Lontra Gialla, fino alla repulsione della gente del paese di Ponderosa in cui si perdono le tracce dell'omicida, la trama presenta un'inquietante tensione narrativa. Nizzi, anche stavolta imbastisce un giallo "non giallo", visto che un lettore scafato identifica quasi subito l'identità del colpevole, tuttavia sequenze come il flashback che spiega i motivi della follia vendicativa, rievocano quella crudezza a cui facevo riferimento a inizio commento. L'autore ritenendosi più libero rispetto alla regolare, allude a una violenza sessuale (esplicita la vignetta in cui s'intravede una gamba nuda della povera donna) per non tacere della ripugnante azione che gli indiani compiono sulla loro vittima in stato interessante. Se si aggiunge il suicidio finale di Endicott che non sopporta l'onta dell'arresto per aver coperto il figlio, il fosco quadro si completa. Purtroppo se il soggetto ha potenziale, Nizzi, ormai in evidente sciatteria compositiva, sciupa quasi tutto con scelte narrative non idonee a mio avviso. In pratica anche stavolta Tex e Carson più che risolutori, si ritrovano in balia degli eventi e delle soffiate "vincenti" In primis è Lontra Gialla a indicare la meta di Ponderosa. Giunti in paese i due rangers ricevono la soffiata fondamentale del reverendo che spiattella sul diario perfino il nome del colpevole. Anche l'assassino facilita i due pards apparendogli in una notte di pioggia e fornendo loro l'occasione e la prova per agire. Magari noi lettori di Tex siamo troppo esigenti, ma una sequenza di eventi così favorevoli disturbano e non poco. Non dico proprio un'indagine, ma Tex così non deve mai usare nemmeno un grammo di cervello e tutto gli viene servito su un piatto di argento. Eh no, così un lettore non può essere soddisfatto. Memore della mia recente gaffe con Andrea Venturi, faccio bene a stare più attento stavolta I disegni sono di pregiata fattura, sebbene denotino ancora qualche piccola incertezza dovuta all'inesperienza sulla serie. Ottime le sequenze più Dark, buona la recitazione dei personaggi e la caratterizzazione dei due pards. Mi è molto piaciuta pure la cura degli sfondi, la dinamicità delle scene di azione e il bilanciamento dei neri, in pratica un banco di prova ampiamente superato che spalancò all'artista le meritate porte della regolare. Il mio voto finale è 6
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[02] [Almanacco 1995] La Carovana Della Paura
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Rispolverata la seconda storia degli Almanacchi. Anche stavolta la sceneggiatura fu affidata a Nizzi, con ai pennelli De La Fuente, ovvero la coppia di autori che pochi anni prima sfornarono l'ottimo texone "Fiamme sull'Arizona". Già questo, unito al gioiellino precedente scritto da Nizzi per l'Almanacco di esordio, getterebbe le premesse per sperare un buon seguito, ma purtroppo poi guardi la data di uscita e ti accorgi che verosimilmente lo sceneggiatore ci ha messo mano durante il "buco nero" della sua crisi creativa e in effetti, leggendo l'albo, a mio avviso, i difetti collegati alla sua crisi di rigetto sono evidenti. Ho letto recensioni entusiastiche finora e in qualche modo mi hanno spiazzato, visto che per me l'esito finale dell'episodio non raggiunge la sufficienza. La poesia e l'atmosfera della ballata di Zeke sono uno sbiadito ricordo, qui si torna sui binari marcatamente western e questo non rappresenterebbe di se un problema, anzi, ma la trama mi ha convinto davvero poco. In primis non mi piace affatto come Tex si fa uccellare da Saguaro. Non si slaccia il cinturone ma siamo lì, così come diviene ancora più assurdo il fatto che l'indiano assetato di vendetta lo lasci andare alla leggera, ben sapendo che il sakem dei Navajos tornerà a rappresentare una minaccia. Incoerente a mio avviso questo snodo. Non mi piace nemmeno il Carson che agisce nelle pagine, visto che, oltre a rischiare come un pivello la pelle, uscendo immotivatamente allo scoperto in barba a tutte le precauzioni del caso che la sua lunga esperienza dovrebbe suggerirgli, risulta non pervenuto. In pratica l'apporto dei due rangers è quasi nullo alla vicenda e questo non può rallegrare. La storia potrebbe benissimo funzionare anche senza? Neanche tanto, visto che, sebbene motivato dall'infame femminicidio, non si capisce il perchè Saguaro agisca da solo al cospetto di un nugolo di presunti avversari, di solito gli indiani non fanno fatica a raggrupparsi per muovere contro i bianchi. Nizzi, anche se pennella abbastanza bene le caratteristiche di alcuni componenti della carovana, finisce ben presto per traformare la trama in una sorta di giallo, che in fondo giallo non è, visto che è telefonatissima l'identità del trio responsabile dell'omicidio della moglie di Saguaro. Saguaro in pratica regge tutta la trama, col suo orgoglio, la sua vendetta e la sua incredibile implacabilità e i nostri? Nulla: rischiano la pelle, gettano il fucile e alla fine avallano con molta leggerezza una vendetta, sì motivata, ma che comunque porta alla morte e la tortura di uomini innocenti. L'indiano ottiene giustizia, ma le sue vittime? Passino i tre assassini, ma il capocarovana e gli altri che colpa avevano? Storia traballante a mio avviso, ma la parte grafica del compianto artista spagnolo è di livello. De La Fuente al netto della tendenza di affusolare troppo i corpi e rendere non in maniera eccelsa i due pards, è un asso per la rappresentazione western e nelle sue tavole è quasi percepibile il calore del deserto e la polvere delle piste. Oltretutto alcune trovate, come la vignetta lunga verticale o il piccolo crocchio dei componenti della carovana, rappresentati in piccolo in una vignetta scontornata e senza sfondo, mi sono davvero piaciute e saltate all'occhio. Che poi la vignettona verticale fu usata pure nel texone, ma poco importa. Rispetto alla sue poche prove apparse sulla regolare, si valevoli ma un po' in calo con moltissimi ritocchi redazionali, quella che appare su questo Magazine è paragonabile al livello buono del texone. Il mio voto finale è 5 -
[01] [Almanacco 1994] La Ballata Di Zeke Colter
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Grazie di cuore @Leo -
[01] [Almanacco 1994] La Ballata Di Zeke Colter
Condor senza meta replied to due's topic in Almanacchi
Una piccola premessa è doverosa. Dopo aver preso in rassegna tutte le storie della serie regolare, i Romanzi a fumetti “cartonati” e i Magazine (di questa serie me ne mancano due, appena li procuro rimedio per completezza) per inerzia diviene logico passare alla vecchia formula degli Almanacchi. A dire il vero non ho controllato se li possiedo tutti, ma poco male, rileggo e recensisco quelli che tengo in libreria. Ovviamente esordisco con il primo della serie, ovvero quello datato 1994 e ammetto che a stringerlo fra le mani, una ridda di ricordi affolla la mia mente. Erano gli anni magici della fanciullezza (credo che avessi ancora 14 anni allora), dove l’acquisto del Tex inedito in edicola era un sacro rito, da ripetere rigorosamente ogni mese col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore. La curiosità per la collana Almanacchi, già apparsa su Martin Mystere e Dylan Dog ed estesa quell’inverno anche al ranger da me adorato, era davvero alta. Ricordo con quale stato d’animo accolsi la notizia appena Sergio la comunicò al lettore, d’altronde allora non vi era ancora la proliferazione delle testate come oggi e ogni nuova idea editoriale era davvero un evento speciale. L’eleganza del volume, la carta più di pregio che rappresentava ai miei ingenui occhi un vero lusso, una bella copertina invernale di Villa, autore che già amavo e che realizzava da poco le cover per Tex (ricordo che la ricopiai, ma l’esito non fu meritevole, visto che non lo trovo più fra i miei vecchi disegni, evidentemente lo avrò buttato non soddisfatto ). Un’ulteriore curiosità che ho notato durante questa recente rilettura, il primo articolo porta in calce il nome di un certo Mauro Boselli, autore che allora conoscevo poco, se non per uno spiritoso ritratto apparso sul volumetto “Foto di famiglia” che lo ritraeva in tenuta zagoriana; già quella simpatica caricatura me lo aveva reso simpatico, ma da lì a pochi mesi avrebbe debuttato su Tex con il suo capolavoro e la simpatia si tramutò presto in autentica stima, accresciuta negli anni e culminata con il gradito incontro alle pendici dell’Etna dello scorso anno, arricchito dalla dedica sugli albi che più ho apprezzato (e “Il Passato di Carson” certamente non poteva mancare) Chiusa questa mia parentesi, che riguarderà solo il primo Almanacco , mi dedico alla storia a fumetti che apparve in quella uscita nel gennaio 1994. Anche qui il ricordo è molto dolce, visto che Nizzi, autore al timone all’epoca, partorì una delle sue storie più atipiche ma memorabili di Tex e ancora oggi, rileggendola con occhio di adulto, riconosco che l’atmosfera crepuscolare quasi kenpakeriana dell’opera è davvero fantastica. La Ballata di Zeke Colter Prima di iniziare le mie considerazioni sull’episodio, rinnovo i complimenti al caro amico e pard @Juan Ortega, per la sua ottima recensione apparsa sul sito esterno raggiungibile con un precedente link; dopo una cosi bella analisi diviene difficile riuscire ad aggiungere qualcosa, ma ci provo comunque, facendo leva sui ricordi e le emozioni che da sempre mi hanno accompagnato rileggendo questa breve storia di “sole” 94 pagine. Ho accennato all’atipicità della sceneggiatura di Nizzi, e fin dalle prime pagine vediamo un Tex in solitaria (cosa alquanto rara con l’autore di Fiumalbo) che vaga sconfortato fra il gelo delle montagne, durante l’approssimarsi di una tormenta di neve. Il dialogare fra se e se, con pure alcune frasi rivolte al suo povero cavallo, reo a suo avviso di dover pagare un errore di valutazione del suo padrone, ricorda molto gli incipit a cui Nolitta ha abituato il lettore nelle sue storie su Aquila della Notte. Ma ammetto che mentre alcune sequenze di Sergio mi hanno sempre un po’ infastidito, qui la cosa si presenta diversa e il soliloquio di Tex mi disturba meno. Tutto l’episodio ha un ritmo compassato e quasi sognante, fin dall’incontro di Tex col vecchio amico Zeke, a mio avviso uno dei migliori personaggi creati da Nizzi. Si respira fin dalle prime tavole un’atmosfera particolare e non solo per la splendida ambientazione, ma soprattutto per quell’aura crepuscolare che l’autore riesce a donare alla sua sceneggiatura. Non è tanto la trama in se, alquanto esile, a decretare la memorabilità della prova, bensì la bellissima caratterizzazione dei personaggi che Nizzi fa agire. Zeke Colter è un uomo di un west destinato all’estinzione: cacciatore onesto, che vive in simbiosi con la natura selvaggia che lo circonda, che ha un gran senso di dignità e rispetta profondamente, “più con i fatti che con le parole” (usando una bella espressione del pard Juan ) la folkloristica moglie indiana Anatra Zoppa. Con la squaw Nizzi si diverte a dipingere alcuni tocchi macchiettistici, non solo nella sgraziata (ma simpatica) espressione fisica, ma soprattutto nel povero lessico in lingua inglese, costituito da una caterva di imprecazioni fuori contesto, che fanno sorridere e sdrammatizzano un po’ l’atmosfera del racconto. Come detto, la storia è breve e con poca trama, ma il ricordo di Zeke e Anatra Zoppa rimane nel cuore del lettore, anche dopo trenta anni e questo per me rappresenta uno dei motivi che hanno reso celebre questa invernale “ballata”. Tex aiuterà con il suo consueto altruismo e coraggio la coppia di amici, vessati da dei banditelli da quattro soldi che, erroneamente, considerano il cacciatore depositario di una conoscenza aurifera di fatto inesistente, ma ciò che tocca realmente vette di poesia e lirismo notevoli è l’indimenticabile flashback (reso alla perfezione dalla mezzatinta di Calegari). Quei castori che da sempre il vecchio Zeke aveva cacciato, per una forma di contrappasso diverranno la sua salvezza durante un rischiosissimo incontro con indiani feroci e da allora per il vecchio gentiluomo la vita cambia e promette a se stesso che mai più tenderà trappole a quei simpatici animaletti. Non so come spiegarlo, ma questa sequenza che da piccolo mi stregò, continua a intenerire il cuore anche adesso che sto raggiungendo l’età del Vecchio Cammello e proprio queste emozioni che decretano il successo della prova, a mio avviso. L’aspetto grafico è di altissimo livello con Calegari che sfodera uno stile personale e splendido con una resa dell’ambientazione innevata da urlo. Gli sfondi sono davvero il pezzo forte della prova, con contrasti di neri azzeccati, belle sequenze innevate e ottima dinamicità nelle scene di azione. La mezza tinta del flashback è poesia nella poesia e peccato che il compianto autore non ebbe altro modo di apparire fra le pubblicazioni del ranger. Unico neo, a essere pignoli, una certa discordanza di sembianze di Tex, dovuta al fatto che le matite furono eseguite da due diversi allievi, ma ciò non inficia più di tanto sull’esito eccelso del comparto grafico. Che poi uno dei suoi due allievi apparsi su questo gioiellino porta il nome di Stefano Biglia, autore ormai veterano e amato di Tex, dimostra che l’artista genovese era un predestinato. Così come sono stato fortunato e onorato io, a incontrarlo e conoscerlo personalmente tre decenni dopo, ma questa è un’altra storia. Mi scuso per la poca sintesi, ma questo gioiellino meritava una dose di attenzione in più. Il mio voto finale è 9 -
[Romanzi A Fumetti 04] Sfida nel Montana
Condor senza meta replied to ymalpas's topic in Romanzi a fumetti di Tex
Quanto è variegato l'universo dei gusti personali: alcuni si son sentiti in dovere di "urlare" a Borden il loro disappunto per il Charro Negro, io continuo a pensare che sia il miglior cartonato della serie ☺️ -
Ahaha leggendola mi sa che ci siamo narcotizzati col lautano anche noi. 😂 Ci toccherà offrire una cena a Venturi per scusarci. E dire che lo seguo sin dagli esordi su Dyd. 😂 A parte le battute, mi scuso ancora per il grosso svarione (mi chiedo cosa sia passato nel mio cervello per autoconvincermi a distanza di giorni che si trattasse di Dotti) evidentemente dopo centinaia di recensioni comincio perdere lucidità nei commenti. Forse dovrei smettere 😏
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Chiedo venia Mauro, hai perfettamente ragione. Perdo decisamente colpi, avevo letto i giorni scorsi la storia e appena scritta la recensione, non ho più controllato e la memoria mi ha fatto difetto. Mi scuso per la figuraccia, e non me ne voglia Venturi per lo scambio, autore d'altronde che stimo quanto Dotti. Ora mi posso imbarcare su un veliero in rotta per l'Australia per nascondermi per la vegogna.
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Ultimo Magazine che possiedo, me ne mancano due per completare la collezione, vedrò se riuscirò a procurarmeli in futuro. Di fatto con questa recensione chiudo con questo format. Magazine sufficiente ma meno valevole, secondo i miei gusti, rispetto a quello col Morisco. Entro brevemente nel dettaglio dei due episodi a fumetti. Mistero sui Monti Colorado Rauch conferma la sua affidabilità in cabina di regia, ma pecca di poca ambizione, soprattutto in episodi simili. Storia lineare che porta a casa il risultato ma non rimane scolpita nella memoria del lettore. Ancora una volta Tex agisce in solitaria e ciò alla lunga, almeno a me stufa, per non tacere della scena del salvataggio della diligenza, che ricorda molto la sequenza che Ruju propose nella sua prova con le due prigioniere. Mary McKenzie mi è sembrata la versione al femminile del "ragazzo selvaggio" di nizziana memoria, più empatico invece il personaggio del sergente Scott O'Malley. Dopo essere sfuggiti all'attacco degli Utes diretti da Coltello Nero, anche grazie all'aiuto del "misterioso" Jim Coley, la vicenda prosegue senza scossoni fino ai chiarimenti finali. Coley si rivela un killer prezzolato, assoldato dal fratello di Mary, per liberarsi della ragazza e non doverne dividere l'eredità. Ovvio finale con la punizione del villain e l'adozione della bella fanciulla da parte del sergente. Trama semplice, sviluppata in maniera sufficiente per una storiellina che si fa leggere, ma nulla più. I disegni di Torricelli non mi hanno mai del tutto convinto. Tratto classicissimo che si rifà al volto di Galep, ma tra le vignette le influenze di disegnatori storici si sprecano (a tratti riscontro pure alcune fattezze alla Letteri). Le vignette sono pulite e abbastanza dinamiche, tuttavia le fattezze di Tex cambiano troppe volte in poche pagine e questo crea qualche disorientamento durante la lettura. Prova non da bocciatura, ma ammetto che preferisco altri canoni di disegnatori su Tex. Il mio voto finale è 6 Barbary Coast Tocca ancora a Mauro affrontare la breve storia col comprimario storico. Stavolta è il turno di Tom Devlin, che onestamente è forse quel personaggio fra gli amici meno dinamico. Tuttavia l'episodio, sebbene non memorabile, è ritmato e molto bonelliano, con tanto di trappole, rapimenti, ammutinamenti e un finale scoppiettante con la scena della distruzione della locanda direttamente col veliero lanciato, che rievoca la mitica scena di Canon Diablo. Magari se Borden avesse avuto a disposizione più pagine, avrebbe potuto caratterizzare meglio il "ring" di Frisco e costruire a fasi l'alleanza con Jock, ma lo spazio quello era e alcune sequenze così appaiono accelerate. Finale pirotecnico per una storia abbondantemente sufficiente, che si vede abbuonare un voto in più grazie all'ottima interpretazione grafica di Dotti, che in simili tematiche e scenari (vedi la lunga maratona col Supremo) si trova perfettamente a nozze. Disegni efficaci, stile dinamico e personale, ottimi gli sfondi e le scene marinare, in poche parole trentadue tavole notevoli che non fanno altro di confermare l'estremo talento dell'artista e far crescere in me il rammarico di non averlo potuto incontrare due anni orsono a Etnacomics per conoscerlo di persona e fargli autografare qualche albo . Il mio voto finale è 7 Giudizio riassuntivo finale: Magazine promosso ma di certo non il migliore del lotto
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[Magazine N.11 - 2024] Le due prigioniere - Wampyr
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Almanacchi
Magazine nel complesso positivo, sia per ciò che concerne le due storie a fumetto, che per i servizi. A tal proposito, ho trovato piacevole e originale l'idea di Luca Barbieri di impostare il dossier sul Morisco, come un'ipotetica intervista postuma al fedele Eusebio. Il consueto riassunto delle apparizioni del dotto comprimario, acquistano così all'occhio del lettore una inquadratura diversa e anche l'esperto che le conosce a menadito, le ricorda volentieri, senza quel marcato senso di riassuntino stile Bignami che a volte può arrecare disturbo. Dopo un giudizio di massima, provo a entrare nel dettaglio delle due storie che appaiono in calce fra le pagine della pubblicazione. Le due prigioniere Tipico stile di scrittura di Ruju, per una storia leggibile che basa le fondamenta su un soggetto in cui due donne sono il fulcro centrale. L'autore sempre a suo agio nella caratterizzazione femminile sulla saga, ci mostra due prigioniere, molto differenti un l'altra e non solo per le caratteristiche fisiche. Patricia è una bionda prorompente, decisa, a tratti spudorata, che confida fino all'ultimo nell'aiuto del bandito amato per liberarsi. Grace è molto più docile e a modo, difatti viene subito il dubbio che si trovi in catene per un errore giudiziario. Tex entra in scena dopo l'assalto degli indiani e prende sotto la sua ala protettiva le due donne, per scortarle fino a Las Cruces ove entrambe andranno incontro al loro giudizio in tribunale. Tuttavia il resto del viaggio, archiviato il pericolo dei predoni rossi messi in condizione di non nuocere con molta facilità, non è comunque una gita di piacere, In effetti il compagno di Patricia interviene, ma durante le fasi della lotta apprendiamo che è proprio lui il killer del marito di Grace, omicidio commissionatogli dal solito prepotente di turno per motivi di possedimenti e per cui viene in seguito ingiustamente accusata la giovane donna. Al processo Patricia, che si è un po' ravveduta appresa la realtà dopo la morte del compagno, accetterà la sua lieve pena e aiuterà con la sua confessione Grace a essere scagionata dall'ingiusta accusa. Episodio non eccelso ma interessante, scritto anche con i giusti ritmi. Purtroppo stavolta il disegnatore contribuisce al ribasso del voto rispetto a ciò che succede di solito, visto che ho trovato il comparto grafico di Saudelli non sufficiente. L'artista lo ricordavo decisamente meglio su alcune storie di Dyd, qui non si sembra a suo agio nel genere e fatica non poco sia a trovare una caratterizzazione stabile di Tex, ma pure nelle scene d'azione e nelle proporzioni anatomiche di personaggi e cavalli. Gli sfondi alquanti stilizzati mi ricordano lo stile di Alessandrini, e purtroppo, non mi ha nemmeno tanto affascinato la caratterizzazione grafica delle due protagoniste, e dire che Saudelli è un asso su questo aspetto (solo l'abbondante seno di Patricia rimane come indizio ), evidentemente o la fretta realizzativa, o la scarsa confidenza con la tematica, abbinata a un calo artistico, hanno inciso alla poca riuscita della prova. Il mio voto finale è 6 Wampyr Mauro approfitta dell'escursione in solitaria del Morisco per tuffarsi in un genere a lui molto caro: il gotico-horror con vampiri e creature della notte. La storia è breve come vuole la formula, ma a mio avviso risulta avvincente, sia per l'ottima atmosfera che Borden riesce a infondere tra le pagine, ma anche per via dei personaggi che agiscono. Se da un lato concordo che è prevedibile l'identità del vampiro, ciò non toglie che la bella Clelia rimane un personaggio molto incisivo, con un fascino ammaliante che riesce a stregare persino il nostro caro Morisco. Ovviamente il potere soprannaturale del wampir incide molto nel condizionamento psicologico del dotto egiziano, sospingendolo a litigare con Eusebio che in qualche modo, sebbene ne percepisca la negativa influenza, viene anche lui condizionato decidendo la fuga dalla casa. Solo una volta allontanatosi e venendo meno il "campo magnetico negativo" del vampiro, il fido messicano capisce che deve tornare sui suoi passi per aiutare il padrone e con l'ausilio del "cacciatore" Alvaro incontrato fra la via, giunto fin li dalla Spagna per fermare Clelia, riesce a capovolgere le sorti della trama. Non sarà un capolavoro, ma questa breve escursione di Mauro nel dark l'ho gradita, anche grazie ai disegni strepitosi di Bocci, che sono letteralmente perfetti per la tematica. Tavole dettagliate, con chiaroscuri ideali che si sposano alla perfezione con il soggetto e rendono ancora più adrenaliniche le scene più horror. Sfondi da urlo e stile molto personale fanno brillare questa prova grafica, d'altronde l'autore si era già fatto ammirare nella storia del compianto Manfredi che affrontava un soggetto alquanto affine a questo. Il mio voto finale è 8 Per chiudere il mio commento, ribadisco che il Magazine in questione per me è ampiamente promosso. -
Per me deve solo ridurne l'uso, come saggiamente consigliatogli da Mauro, prestando particolare attenzione anche all'intensità dell'effetto. Nei primi albi l'equilibrio fra bianchi ed effetti era del tutto funzionale, ora forse si è un po' fatto prendere la mano o magari è una soluzione che gli fa risparmiare tempo rispetto a campiture più classiche. In effetti cosa strana per un autore preciso e impeccabile come Bruno, negli ultimi albi, alcune vignette sono "troppo pasticciate" e vedendo come finiscono stampate, forse sarebbe il caso di trovare un rimedio.
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Le ombreggiature a mio avviso, contribuiscono ad arricchire le tavole e "sporcare" il tratto per adeguarlo al genere. Brindisi fa bene a usarle, in alcuni casi, vedi le divise dei militari danno un bell'effetto. Forse nell'ultimo albo, soprattutto negli sfondi della villa di Mefisto, in qualche vignetta ha esagerato, sia in termini di riempimento che intensità. In questi casi ciò influisce nella leggibilità del disegno e appiattisce lo spazio, rendendo la vignetta troppo piena e poco tridimensionale.
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Scusami Carlo, ma come ti permetti di scrivere questo? Brutta caduta di stile a mio avviso. Accusi gli altri di avere pregiudizi e poi te ne esci con questi insulti gratuiti?
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Brindisi ha aggiunto le ombreggiature su Tex Willer per "sporcare" un po' il suo consueto stile molto pulito e chiaro e adattarlo meglio alla trama western. Ho ancora il dubbio che sia semplice matita o pennello "secco", proporrei più sulla prima con le striature bianche dovute presumibilmente a fogli ruvidi o rigati per poter accentuare quell'effetto. Ma reputo assurdo che la qualità della stampa non adeguata possa danneggiare l'esito di un artista o spingerlo a dover modificare le sue scelte stilistiche. In effetti sotto questo aspetto ho notato anch'io che la qualità degli scan stia gradualmente virando verso il basso e ciò è davvero un peccato non veniale, sia per l'autore che per il lettore che vuole godersi disegni di un certo livello. Trascurare l'aspetto grafico per economizzare e moltiplicare le uscite è un'operazione molto pericolosa a mio avviso.