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Everything posted by Condor senza meta
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Tre storie molto belle e memorabili. Per rispondere alla tua domanda però (coadiuvato pure dai voti dati nelle mie precedenti recensioni) metto al terzo posto la storia del Maestro (voto 8), al secondo quella del Supremo (che comunque meritò un 9) e, seppur per poco, nel gradino più alto del podio della triade metto questa, poichè trovo sia più performante come ritmo, mancanza di tempi morti e location. Graficamente tre storie difficilissime ma realizzate brillantemente da Dotti. D'altronde l'intesa fra lui e Mauro è salda e si nota negli esiti.
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Finalmente sono riuscito a leggere pure il terzo albo della storia, quindi posso adesso apprestarmi a scrivere un giudizio definitivo che va a integrare quelli parziali, mostrati dopo le relative letture dei primi due albi. Arrivo con un discreto ritardo per un motivo: la mia edicolante di fiducia era in ferie, ma avendomi comunque messo da parte l'albo come consueto, ho dovuto attendere il suo rientro, mi sembrava male prendere il volume altrove. Comunque ritardo a parte, la storia merita e Mauro si dimostra come al solito un grande narratore. Non è da tutti riuscire a creare storie complesse e ambiziose, riuscendo a riannodare alla perfezione ogni filo di trama. Come faccio di solito al cospetto degli episodi composti da tre albi, dopo aver letto i primi due in "diretta", al terzo mese leggo la storia tutt'insieme, rileggendo di fatto anche i primi due albi e rinfrescandomi la memoria prima dell'epilogo. Con le storie di Borden, utilizzando questo stratagemma, riesco così ad apprezzare ancora meglio ogni intreccio e sottigliezza di trama. Anche stavolta la rilettura dei primi due albi mi ha preparato alla grande al volume finale e la lettura è stata piacevole e scorrevole. Ciò che si nota è il ritmo forsennato e senza cali di tensione, il consueto parco attori ampio e ben tratteggiato e soprattutto una trama che funziona alla perfezione, senza nessun passaggio dubbio o forzato. Un fine lavoro di sceneggiatura, magistrale e ben ponderato, che permette all'episodio di rimanere avvincente in ogni singola sessione. Anche i dialoghi li ho trovati più immediati e "a tempo" con il ritmo della trama e ciò mi fa pensare che il nostro Borden, libero di impegni extra compositivi, può tornare ai suoi livelli migliori. Sul soggetto e le location particolari, mi ero già espresso nei due precedenti commenti ed evito di ripetermi, ma volendo entrare un po' più nel dettaglio, posso dire che la storia è potenzialmente divisibile in tre distinti blocchi: un primo introduttivo dove l'autore prepara il terreno al piano di fuga di Castle e ci mostra la rocambolesca cattura del boss Napoleon. Il secondo blocco che coincide con le seguenti 110 tavole, spicca il volo ed è un'autentica polveriera di azione, piani, contropiani, polvere da sparo, e tutte sequenze narrative parallele che si integrano e interagiscono alla perfezione, con ogni scena messa al suo posto e tutte le trame ben sviluppate e funzionali. Il terzo blocco rende ancor più esotica la prova e, ricordando vagamente quelle trame ben care a Bonelli, intrattiene fra uragani, naufragi su isole deserte, presunti tesori, trabocchetti e colpi di scena sempre ben calibrati ed efficaci. Tex e Carson si fanno valere come è giusto che sia e riescono a padroneggiare la situazione con valore e pochi aiuti esterni, Caste si rivela un buon ideatore di piani ma abbastanza incapace di affrontare gli imprevisti, rivelando la sua natura più di spalla che di prima donna, in questo senso è palese il rapporto non perfetto con Napoleon, che nel momento clou porterà a una rottura fra i due che favorirà l'azione dei nostri. Molto particolare l'isola delle Mujerres con il suo fascino esotico e leggende mitologiche. Maldonado è un tocco in più per donare sapore al terzo albo e come altri utenti, ho trovato efficace pure il finale secco come una palla di cannone. Castle si riuscirà a salvare? parrebbe di no e Mauro si è premurato a precisarlo, ma in passato mi ricordo che lo aveva fatto pure con Jack Thunder per poi ripensarci, quindi non si sa mai. Riassumendo, episodio atipico e particolare ma davvero ben riuscito; una trama avventurosa stile Bonelli, che scorre bene in tutti i tre albi e tocca livelli che da tempo non si vedevono sulla saga. Volendo fare paragoni, reputo Shark Island migliore del ritorno dell Tigre Nera, ma lievemente inferiore a Rick Master e "Alla ricerca delle navi perdute", ma di certo Borden ci ha fornito un piccolo classico destinato a brillare nella media alquanto anonima delle storie attuali sulla regolare. Capitolo disegni: cosa aggiungere a quanto detto nei miei due precedenti commenti? Dotti si dimostra un asso e fa un lavoro mostruoso. Ottime le scene marinare, gli scenari quasi dark del penitenzario fra nebbia e squali, ben rese pure le sequenze esotiche sull'isola, il tutto ben amalgamato con una resa funzionale dei tanti personaggi della storia, una straordinaria dinamicità di azione e chiariscuri ben bilanciati nelle vignette. Dopo aver illustrato di par suo il kolossal "Il Supremo", anche stavolta si dimostra un artista da prove ariose e lunghe, dal grandissimo livello di difficoltà. Anno dopo anno Dotti con costanza e umiltà, si è appropriato di un posto privilegiato fra i disegnatori migliori della saga e merita ogni lode, visto che realizzare storie simili non è certo una bazzecola. Meritano poi mensione le straordinarie sequenze marinare in mezzo all'uragano: un piccolo capolavoro grafico. Dopo Galep che reputo irrangiungibile sotto questo aspetto, il buon Dotti si piazza nel posto d'onore affiancando il grande Villa. Tanta roba davvero, complimenti. Il mio voto finale è 9
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[Romanzi a Fumetti 22] Tra le nevi del nord
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le storie inedite
Stefano Biglia è un fuoriclasse! -
Dopo un breve appannamento, che coincide più che altro con gli episodi "remake" comunque necessari per la continuity della saga, Mauro sta riprendendo saldamente in mano le redini, con sceneggiature più libere e serrate, che rimandano agli arbori della testata. Albi più scattanti e piacevoli, con disegni sempre all'altezza (De Angelis e Brindisi meriterebbero una statua visto l'ottimo rapporto qualità-quantità). Il numero 100 si avvicina e se volessimo stilare un bilancio sommario, bisogna ammettere che "Tex Willer" è l'unica proposta editoriale vincente fatta dalla Bonelli da svariati anni a questa parte. La qualità paga, non c'è nulla da aggiungere.
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[789 Bis] Nella valle del Colorado
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le Storie dal 701 al 800
Senza ombra di dubbio. Rimane, anche secondo il mio giudizio, il bis migliore del lotto. -
Saremmo Offtopic, visto che il titolo della discussione recita "I migliori sequel". Dovremmo parlare di "Oltre il Fiume" se il topic fosse "Le peggiori ciofeche!"
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[787/788] La Caccia del Lupo
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Le Storie dal 701 al 800
Anch'io lo penso. Dopo un periodo di evidente appannamento creativo, sembra che l'autore stia risalendo la china e tornando a raggiungere un livello adeguato. Non a caso ho da tempo coniato l'espressione "zona Ruju", poichè sebbene non raggiunga mai vette da far gridare al capolavoro, le sue storie rimangono sempre su una media adeguata, un western comunque credibile e fruibile; opere che assolvono a pieno il compito di alternare le trame più complesse e ambiziose di Mauro. Una costanza qualitativa che andrebbe apprezzata, se consideriamo le cadute che hanno avuto altri autori prima di lui, ad esempio Nizzi. -
Vero, avevo perlopiù trascurato questo collegamento. La doppia dei primi anni novanta è di livello e pure migliore dei "Cospiratori". "Caccia ai Diamanti" decisamente sotto tono. Cobra Calindez appare pure nel "Regno del Silenzio" ma lì non si tratta di un sequel, più che altro il recupero di un personaggio per una trama a se stante.
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E noi lettori affezionati ti ringraziamo per questo. È ovvio che i gusti sono soggettivi, ma sarebbe assurdo farsi influenzare da chi non apprezza la tua opera. Chi non ama più Tex, libero di non comprarlo ma non può parlare anche a nome di chi ancora trova nella saga un ottimo svago e il piacere di una lettura che allontana la mente dalle tribolazioni quotidiane. In quanto al tuo stato di salute, mi dispiace molto Mauro, spero di cuore sia solo una cosa temporanea e che tu possa riprenderti al più presto.
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Secondo albo molto serrato. Si assiste alla rocambolesca Fuga di Castle e complici, fra piani, contropiani, sparatorie, colpi di scena, voltafaccia dei personaggi. Una prima parte intensa, cruda, molto carica di tensione narrativa. Anche Tex e Carson si calano nella parte, incuranti dei rischi e risoluti come tradizione vuole. Anch'io trovo molto originale è interessante la location e il tema di soggetto; molto scoppiettante la rivolta nel penitenziario, sceneggiata con cura e con continui cambi di registro. Il tutto per preparare il terreno al terzo albo, con le ultime pagine splendide durante l'imminente uragano (rese perfettamente da Dotti in stato di grazia) che rievocano le epiche avventure bonelliane del passato. Albo in linea con il buon prologo e suppongo che la sessione finale abbia ancora tanto da stupirci. Ben vengano queste storie sontuose, ben architettate, complesse, indispensabili a variare il tema e rendere più ampia l'offerta al lettore, dopo prove accettabili ma basilari come le ultime apparse sulla regolare.
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Sono letteralmente un fan della "Congiura", contrariamente a ciò che spesso viene detto qui dentro, la reputo anch'io come una delle migliori storie di Nizzi e della saga in generale, tuttavia non la considero un vero sequel, più che altro una trama avvincente che recupera un personaggio del passato (Barbanera) per sviluppare una storia che ha pochi contatti col passato. In "San Francisco" il villain Diamond Jim, essendo fratello di Devine apparso nella "Costa dei Barbari", per vendetta crea il piano del rapimento di Kit, quindi a mio avviso c'è una sorta di continuity di soggetto, ergo una sorta di sequel. Se ogni ritorno di personaggio lo consideriamo un sequel, anche ogni storia in cui appare Gross Jean o Pat o Brandon rientrerebbe in questa categoria e non lo reputo corretto. Solo per questo Mac, non certo perchè la "Congiura" non mi piaccia . Nel mio commento non citavo "La Tigre Nera", anche lì considero che la storia originaria sia nettamente superiore a tutte quelle che l'hanno seguita. Mancava allora un vero e proprio curatore che potesse correggere a Nizzi gli errori, tuttavia se vuoi scrivere un sequel quanto meno dovresti spolverare il capitolo precedente, ma evidentemente l'autore, o se n'è fregato o lo ha fatto svogliatamente. Ti dirò, "Zhenda" è una storia che tutto sommato mi piace e mi ricorda l'infanzia, ma l'incoerenza c'è e non possiamo far finta che non esista. Sulle altre due storie che ho evidenziato stendiamo un velo pietoso.
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Già nei primi numeri a striscia, Bonelli ci diede un sequel: Tex dopo l'epopea in Messico, ritorna per salvare Montales, imprigionato nell'isola di Tiburon dopo l'ennesimo colpo di stato. Magari l'episodio non raggiunse il livello del precedente, ma la presenza di Lupe Velasco rese indimenticabile la storia. A dire il vero nell'epoca Bonelliana i sequel erano rari, ma a tratti presenti. In un tal senso "San Francisco" fu quello più riuscito rispetto alla Costa dei Barbari, e anche a New Orleans ci ritroviamo un'organizzazione criminale molto vicina alla banda dell'Asso di Picche di Milton. Più che altro è una sorta di continuity, a dire il vero, solo con Mefisto e Proteus, assistiamo a storie che possono definirsi minisaghe o sequel. Con l'arcinemico per eccellenza, a eccezione del capolavoro "Il figlio di Mefisto" si è andato a scadere con l'esito, anche con Proteus è capitato lo stesso, visto che le storie successive non hanno prodotto nulla di nuovo. Nizzi riprese più volte storie e personaggi di Bonelli e anche suoi, ma l'unico esito degno di nota fu la già citata "Leggenda della vecchia missione" dove sfornò un episodio di livello che riprese e corresse l'improponibile "Il disertore". Per il resto quasi mai è riuscito a rendere il sequel migliore della storia originaria, ci andò vicino con "Nuvola Bianca" ma per il resto, anche a causa della crisi, ha spesso sciupato le occasioni, o tradito le trame con errori evitabili, vedi la profezia di Zhenda, la posizione del ranch dei Willer o la tomba di Lilyth. In tempi più attuali, sia Mauro che Ruju hanno ripreso più volte vecchie storie. Borden tranne rarissimi casi, ha mantenuto esiti discreti, ma pareggiare capolavori come "Il passato di Carson", "Cercatori di piste", "La grande Invasione", "Sulla Pista di Fort Apache" è quasi impossibile. Originale invece quando sul Maxi dei Tre Bill si riallaccio' alla storia sulla regolare di "Netdahe" o escogitò la parentela fra Rodelo, Durango e Dallas, fondendo varie storie e creando un seguito. Ruju ha ripreso vari suoi personaggi, da Makua a Wolfman, di recente pure si è collegato a un suo vecchio texone, tuttavia il sequel meglio riuscito e' stato quello che riprendeva Bowen, personaggio faraciano. Molto meno riuscito quello di Redrock, (non me ne voglia l'ex Pard Antonello Rizzo), ma il soggetto debole contribuisce all'esito poco esaltante. In futuro speriamo che il ritorno di Barbanera, Juan Raza, Donna e Lena e Rick Master forniscano episodi notevoli da poter citare positivamente su questo topic
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Purtroppo la difficoltà dei raduni è riuscire a far coincidere la disponibilità di ogni utente. Vuoi gli impegni, il lavoro, periodi di casini vari, il rischio è di avere pochissime adesioni, che scoraggiano chi deve poi sobbarcarsi tanti chilometri per raggiungere il luogo prefissato. E' ideale comunque fare in modo che l'incontro si organizzi in prossimità di una Fiera o evento, così si unisce "l'utile al dilettevole". Comunque la speranza di riuscire a esserci qualche volta la covo ancora e sarebbe davvero bello poter incontrare personalmente tutti gli "amici virtuali" della nostra comunità texiana e magari rivedere pure Mauro e qualche altro autore.
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Mi riallaccio a questa discussione per rinnovare i complimenti allo staff del TW Magazine. I giorni scorsi ho avuto il piacere di conoscere personalmente Filippo alias @West10; durante la nostra piacevole chiacchierata, dinanzi una corposa granita con panna e "brioscia" , ho avuto modo di appurare di quanta passione e competenza metta per la realizzazione dei volumi. Davvero un piacevole pomeriggio sul lungomare tirrenico e ringrazio Filippo per avermi contattato appena giunto in Sicilia, poichè sebbene sia bello interagire dietro nickname da una tastiera sul Forum, il contatto diretto di una interessante chiacchierata di presenza sulla nostra comune passione per le nuvole parlanti, non ha eguali.
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[789 Bis] Nella valle del Colorado
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Le Storie dal 701 al 800
Considerato che molti ancora non hanno letto il Bis, metterò il resto del commento sotto spoiler. ma per chi volesse farsi un'idea se acquistare o meno l'albo, tenuto conto dell'ovvia soggettività di giudizio, mi sentirei di consigliarne l'acquisto; sebbene la storia non sia ambiziosa o di eccessivo spessore, assolve a pieno il suo compito di lettura gradevole adatta sotto l'ombrellone e Casertano si conferma l'autore stiloso e dal tratto personale che ha fatto affezionare molti lettori nei lunghi anni della sua luminosa carriera. Spoiler Per portare a compimento l'incarico di una breve storia autoconclusiva per il bis estivo, prendi un soggetto "usato sicuro", monta una sceneggiatura ritmata e senza svarioni, affida il tutto alle matite e pennelli di un artista esperto è il dado è tratto. Ruju con mestiere porta a casa il risultato senza osare e sebbene l'esito non sia memorabile (sfido me stesso e altri a ricordare la trama fra qualche settimana ) , la lettura è gradevole e da un Bis, un lettore non si aspetta tanto di più. Una rapina osteggiata dall'intervento di Tex e Carson, la fuga complicata da una ferita per il capobanda, il soccorso "provvidenziale" di un'onesta famiglia di coloni (provvidenziale per Clay Saunders almeno in principio), il parziale colpo di scena con la morte dello stesso bandito durante una collutazione con Jack Mitchell, il tentativo del colono di occultare il corpo e tenersi il bottino utile a fronteggiare i debiti con la banca, l'intervento del resto della banda e la presenza fondamentale dei due pards a sistemare a suon di piombo la complicata situazione, il tutto condito da discreto ritmo, dialoghi nella media e il lieto fine all'epilogo che in format simili non stona più di tanto. Bene Carson, chiamato più di una volta a una difficile lotta col coriaceo indigeno della banda Snake Bob, efficiente Tex nelle sua indagine e nella giusta scelta di tempo dell'azione, simpatica l'onesta famiglia dei Mitchell, un po' leggeri i villain con Clay Saunders che si fa accoppare come un pollo e il fratello Zachary che non brilla di intraprendenza, molto più pericolosa e in pratica reale capobanda Corinne, la donna di Clay. Sarà lei a tenere le fila della banda e partire alla caccia del bottino e del corpo dell'amato. Tipica presenza femminile che Ruju non disdegna a inserire nelle sue sceneggiature, ma rispetto ad altre meglio riuscite, Corinne non mi convince tanto e in fondo farà una fine pure banale, uccisa a causa di una padellata bollente versatale in viso dalla moglie di Mitchell. Sconfitti i banditi e recuperato il bottino che ovviamente va restituito alla banca, Tex ha pure modo di ricompensare i Mitchell, permettendo alla famiglia di tenere il prezioso anello perso da Clay e utile per poter fronteggiare la crisi economica dovuta alla rovina del raccolto. Anello che in flashback scopriamo essere frutto di uno dei tanti omicidi compiuti dalla coppia di delinquenti che però, contrariamente a ciò che aveva predetto Corinne, porterà poco fortuna all'amato. I disegni di Casertano sono buoni. L'artista si mantiene nella sua media qualitativa e ci mostra un western efficace e abbastanza credibile. Sempre efficiente la recitazione facciale dei suoi personaggi e tutto sommato (al netto di qualche primo piano meno conforme) è accettabile la caratterizzazione dei due pards. Le tavole appaiono ben bilanciate e leggibili e, soprattutto nella prima parte, ho notato la non consueta scelta di dividere le vignette doppie con uno stacco lievemente obbliquo. Effetto gradevole che favorisce una certa dinamicità di lettura, però con l'avanzamento delle pagine è stato abbandonato per la consueta linea ad angolo retto con il fondo della vignetta. Riepilogando, storia piacevole, ma di certo non indimenticabile. Il mio voto finale è 7 -
[Magazine N.13] Il massacro di Agua Verde - Vudu Dolls
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Almanacchi
Recuperato di recente il Magazine che mancava all'appello nella mia libreria. Come Ymalpas non sono arrivato a leggere gli articoli che lo compongono e ho preferito puntare dritto alle due storie a fumetti. Purtroppo noto che la discussione, sebbene abbastanza recente, è alquanto povera d'interventi. Evidentemente il format in questione è il meno appetibile agli utenti del Forum, ma d'altronde visto il numero sempre più elevato di pubblicazioni, le scelte agli acquisti divengono necessarie. Chiusa la breve premessa, mi accingo a commentare i due episodi. Il massacro di Agua Verde Rauch si dimostra nuovamente affidabile e concreto. Episodio interessante e solido, che scorre bene e si fa leggere. Se da un verso, come già fatto notare da altri in precedenza, la consistenza del villain non buca la pagina, di contraltare l'insolita coppia Tex-Tiger e il personaggio "smemorato" Angel funzionano abbastanza. La trovata dell'ubriacone che ricorda pian piano di non essere una semplice vittima del massacro, bensì colui che ha attirato i banditi al villaggio è un colpo di scena a mio avviso funzionale. Ovviamente l'autore non avendo a disposizione chissà quante pagine, ha dovuto un po' semplificare la caratterizzazione del messicano, ma il suo sacrificio nel finale lo riscatta delle sue precedenti malefatte. Nel flashback in cui viene beccato a rubare dal prete ho visto un'analogia con la scena di Jean Valjean nei "Miserabili" di Hugo, e sebbene il percorso esistenziale non sia del tutto uguale (Angel arriva perfino a sopprimere il prete in una seconda capatina al tesoro), la conversione al bene è comune a entrambi i personaggi. Buona prova coadiuvata dall'esperienza del maestro Font, ormai veterano sulla testata. Le tavole dell'artista spagnolo sentono il peso delle primavere, le ho trovate più sfoglie di chiaroscuri e dettagli e più sintetiche che mai, tuttavia il livello è ancora accettabile e non disturba. Sarà che dopo tanti anni il tratto di Font è ormai metabolizzzato dal lettore e fa sentire aria di casa. Il mio voto finale è 7 Vudu Dolls Pochissime tavole a disposizione, eppure quel gran narratore di Mauro se li fa bastare per imbastire una storia molto ricca di spunti, azione, personaggi e atmosfera. Seguendo la formula ormai collaudata del Magazine, che dedica il secondo episodio a un amico di Tex in solitaria, voliamo a New Orleans in mezzo ai quartieri misteriosi e avvolti dalle tenebre, superstizioni, strane aggressioni con tanto di bambole vudu disseminate come ornamento ai cadaveri. Nat Mc Kenneth, anch'egli destinatario di un pauroso feticcio, non si tira indietro nelle indagini e con il supporto di strani alleati, vedi l'enigmatico Dottor Jean, viene a capo del giallo, che poco ha a che vedere col metafisico e vede un diabolico piano condotto da un biscazziere per eliminare gli avversari e rivolgere la colpa alla popolazione di colore della città. La pantomina nell'epilogo che vede l'arresto del colpevole con Nat e soci travestiti da zombie è molto pittoresca e d'impatto, ma ancor più splendido il colpo di scena finale, con Mauro che si dimostra il solito asso nel gestire trame simili, dove azione, giallo e gotico si mescolano in una mistura esplosiva. Un piccolo gioiello confezionato in trentadue pagine e che arricchisce l'albo, composto su misura sulle caratteristiche peculiari di Carnevale, che su simili tematiche va a a nozze. Come nel suo texone, lo stile cupo e onirico dell'artista dona alla sceneggiatura quell'apporto di pathos, mistero e inquietudine che avvolgono il lettore e si sposano perfettamente col soggetto di Mauro. Molto ben realizzati pure gli sfondi della misteriosa New Orleans notturna e le scene dinamiche. Un reale valore aggiunto. Il mio voto finale è 8 Riepilogo finale: un Magazine ampiamente promosso e che fortunatamente ho recuperato. -
Ultima storia di 110 pagine destinata alla vecchia formula dell’Almanacco. Prova affidata alla penna di Ruju che rientra perfettamente all’interno di quella categoria di valutazione che ho bonariamente coniato la “zona Ruju”. Episodio interessante ma di certo non una storia memorabile. Un soggetto di efferata vendetta, compiuto da un bandito che ha visto da piccolo sterminati i genitori per mano del predone navajo Scure Nera e che, divenuto grande e ricco grazie al frutto delle sue rapine, porta la sua banda a caccia del vecchio artefice dell’eccidio. La sua pista s’incrocia ovviamente con quella di Tex che già in passato aveva dovuto mettere in riga Scure Nera che non riconosceva la sua autorità tra i Navajos e dopo piombo, odio e varie peripezie si arriva allo scontato finale dove Roger Strong (destinato comunque alla morte da una malattia polmonare) viene sconfitto da Aquila della Notte. L’autore ci regala pure il colpo di scena della reale identità della squaw di Scure Nera, che altri non è che la madre del villain a caccia di vendetta, risparmiata in passato dal predone durante l’assalto del ranch e divenuta nel tempo moglie dell’incursore navajo. Tex eviterà di fornire un ulteriore dolore all’anziana donna, tacendo dell’identità del figlio appena ucciso, non riconosciuto dalla stessa, in un finale abbastanza amaro che rispecchia tutto sommato l’atmosfera dell’episodio. Molto importanti nell’economia della trama i vari flashback che lo sceneggiatore gestisce abilmente senza rallentare troppo il ritmo della narrazione. Scascitelli non è il mio disegnatore preferito, tuttavia in questa prova mi ha convinto maggiormente rispetto ad altre sue uscite sulla saga che ho letto in passato. La tendenza a rendere troppo “fotografiche” le facce dei personaggi permane, così come la sua consueta staticità di alcune pose, tuttavia nel complesso ho trovato la prova abbondantemente sufficiente, grazie anche a un sapiente equilibrio dei neri e dei consueti tratteggi classici che sono cifra stilistica del suo tratto. Il mio voto finale è 7
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Leggevo i commenti scritti proprio da Faraci nel topic, ai tempi in cui uscì la storia di questo Almanacco e che io ancora non facevo parte del Forum. Tito con molta onestà, sostenne che la storia in questione non lo convinceva affatto e riconosceva che scrivere Tex fosse molto difficile. Rileggendo il breve episodio dell'Almanacco (che da poco aveva cambiato veste grafica) mi trovo perfettamente d'accordo con l'autocritica dell'autore, poiche "I Rapitori" risulta davvero una storiellina insipida e poco strutturata. Al netto del presunto colpo di scena di Jimmy Parker, che non è affatto un gentiluomo rapito per il riscatto, bensì un meschino truffatore, che gioca con i sentimenti dell'amata per spillare soldi sporchi alla famiglia, tutto il resto è un soggetto molto esile, visto che avvenuto il fattaccio, interviene Tex, sconfigge la non memorabile banda a furia di Bang Bang e tutto si chiude. Troppo poco per una storia di Tex, e qui non tiene nemmeno l'attenuante delle poche pagine, visto che più della metà è occupata da una noiosissima e telefonata sparatoria, con i cattivi che cadono come pere e Tex che sembra faccia il tiro a segno senza sudare la gialla camicia. Pure il fatto che sul finale la ragazza si rifiuti di riconoscere di aver preso un granchio e donato il suo innocente cuore a una canaglia, con tanto di prove a corredo dell'infida condotta di lui, non depone a favore della sua logicità (sebbene l'amore renda in effetti ciechi ma davanti l'evidenza è da stolti non accettare la realtà sebbene faccia male). Episodio davvero modesto e senza un briciolo di mordente, che appena finito di leggere ti stupisce sulla povertà dei contenuti dello stesso e ti fa davvero constatare quanto la qualità del format sia calata nel corso degli anni. Unico aspetto positivo riscontrato, i notevoli disegni di Orestes Suarez che dopo l'eccellente texone, riconferma la sua abilità stilistica anche nel piccolo formato. Stile classico e raffinato, che al giorno d'oggi può apparire un po' desueto ma che invece conserva una forza d'impatto visivo non indifferente. Ottimo gioco di luci e prospettive, tratteggi eleganti ed efficaci, buona resa dinamica delle sequenze d'azione e alcuni primi piani di Tex che ho molto apprezzato (vedi la quarta vignetta di pag. 91). Qualche vignetta appare più tirata via e in alcuni campi lunghi il profilo del nostro ranger pare variato, ma piccoli peccati veniali per una buona prova grafica, in parte sprecata per questo episodio poco riuscito in cabina di sceneggiatura (e che mi induce ad alzare lievemente la valutazione complessiva, altrimenti insufficiente). Il mio voto finale è 5
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[Speciale Tex Willer 12] L'ultimo guerriero
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Speciali Tex Willer
Inizio il commento con una considerazione: continuo a reputare eccessiva la cadenza semestrale di un simile Special. Oltre a perdere così quell'essenza che uno special dovrebbe avere, una maggiore produzione costringe gli autori a incrementare lavoro e idee che, oltre a influire sulla qualità delle storie, mina pure la varietà, visto che è ovvio che i soggetti interessanti e originali diventano sempre più difficili da escogitare. Mauro furbescamente ha optato sulla libertà cronologica e narrativa su questo format, se no non se ne usciva, tuttavia alla lunga i filler rischiano di scivolare sotto il livello di guardia ed è un peccato a mio avviso, per la salute della collana. Per la seconda volta Ruju viene chiamato a scrivere uno speciale Tex Willer, (il precedente a dire il vero fu facilmente dimenticabile), anche stavolta la trama è slegata dalla cronologia della serie regolare e ci ritroviamo catapultati dopo la guerra di Secessione, con Tex già sposato, come da lui ammesso in un dialogo. Pasquale fa leva sul suo mestiere per partorire una sceneggiatura funzionale, con i giusti tempi narrativi, buona tensione e scene alquanto avvincenti. Purtroppo ciò che mi è piaciuto poco è il soggetto che al netto di una buona costruzione di trama, si rivela comunque una zavorra. Cercherò in breve di spiegare i motivi che mi hanno indotto a pensare e scrivere questo. In primis, lo stile dell'autore è quello di popolare le sue storie con comprimari particolari e che lascino il segno. Non sempre riesce, è vero, comunque gran parte delle sue opere fanno leva su simili personaggi che siano uomini o grandi donne coraggiose. Stavolta il tentativo, secondo il mio giudizio, fallisce, visto che Chasko alla fin dei conti si rivela troppo contraddittorio per convincere il lettore. Ma è tutto il soggetto che mi pare traballante: già l'espediente dell'uomo che si nasconde convinto che la guerra sia ancora in corso (che richiama la storia poco riuscita "La sentinella" di Nizzi) richiede parecchia fantasia per essere accettato. Rispetto alla modesta prova nizziana, qui Ruju si difende meglio con la sceneggiatura, ma i tempi non quadrano. Chasko salta fuori dopo anni dalla fine del conflitto e in quell'arco di tempo non ha mosso un dito, tanto è vero che tutti lo considerano morto. Di colpo trucida una pattuglia di soldati, e il lettore scopre che questa sorta di Rambo ante litteram, nella sua mente offuscata dalla follia è convinto di essere ancora in un campo di battaglia, tanto è vero non ha nemmeno smesso la divisa confederata, evidentemente l'esplosione non l'ha affatto sgualcita. La violenza e l'odio con cui elimina gli avversari lo mostrano come un villain assetato di sangue o che persegue una sua vendetta, ma di colpo risparmia una recluta e se la porta dietro come ostaggio (grave errore visto che sarà proprio questo giovanotto a indicare il suo nascondiglio ai soldati sul finale). Tex in compagnia di Stand Watie (personaggio realmente esistito, la cui caratterizzazione si mostrerà molto più riuscita rispetto a Chasko) si mette sulle tracce dell'ex confederato ma non riuscirà a impedire la sua eliminazione nell'epilogo. Ho accennato più volte all'incoerenza di Chasko e Ruju l'accrescerà ancora nei titoli di coda, quando in un flashback ci spiega che in fondo il suo odio non è dovuto a nessuna vendetta contro i soldati dell'unione, ma una reazione alla scoperta che la moglie si è rifatta una vita con il suo fratello minore, dopo che è stato dato per morto. Dunque niente vendetta, non vera convinzione di essere ancora in guerra, ma una sorta di riflesso introspettivo che gli fa sentire le voci e lo porta a sfociare il suo odio non con chi gli ha rubato il passato ma verso degli incolpevoli soldati. Jesus Zane nel texone di Parlov era più credibile, qui si fatica a capire le azioni di Chasko; la pazzia è pazzia ma qui non vi è nessun barlume di logica. Dobbiamo credere che il suo piano era quello di farsi uccidere per finire di soffrire? Non bastava spararsi un colpo nella tempia? Perchè salvare il giovane soldato? Se gli ricordava il fratello doveva odiarlo, quindi perchè risparmiarlo? Troppe sfaccettature che non mi convincono e che non mi aiutano ad apprezzare questo soggetto alquanto sbilenco che non rende giustizia alla prova. Buoni invece i disegni di Zaghi, un autore dotato che con regolarità si è espresso bene lungo lo sviluppo della sceneggiatura, con vignette pulite, sfondi curati, buona dinamicità e recitazione dei personaggi. Prova brillante che mostra quanto Roberto abbia tutte le carte in regola per rimanere nello staff texiano in pianta stabile. Il voto finale deriva da una media aritmetica stavolta: sette la sceneggiatura, quattro il soggetto e mezzo punto in più per la buona riuscita grafica. Il mio voto finale è 6 -
Seppur a saltare (purtroppo non possiedo tutti gli Almanacchi), procedo con la rilettura degli albi di questo format. Anche la storia in questione mi conferma un'impressione che sto maturando lettura dopo lettura: dopo un'ottima partenza il livello degli episodi si è attestato su una media appena sufficiente, di fatto, col senno di poi, posso pure comprendere l'esigenza di variare la formula, come effettivamente accadde qualche anno dopo. Stavolta la prova fu affidata alla strana coppia Faraci-Danubio. Il buon Tito su Tex ha sempre sofferto i soggetti, lineari e alquanto ripetitivi. Stavolta trova uno spunto alquanto originale, con la presenta di un sedicente dottore che possiede una pozione quasi miracolosa, che gira il west con il suo carretto carico d'intrugli e un complice che recita la parte del miracolato, per gabbare la platea dei presenti. Purtroppo le bugie hanno le gambe corte, e quando il "ciarlatano" viene rapito per curare Rud Bolton, ferito grave da una pallottola di Tex, dopo uno scontro al fuoco durante la rapina a una diligenza, i nodi vengono al pettine. Angus Mc Peterson in fondo ha solo qualche nozione infermieristica, s'impegna ma non può salvare il bandito. Solo l'arrivo di Tex e l'amico/complice Barry lo salva dalla morte. La storia è carina e scorre, ma di certo non può essere definita straordinaria. Faraci purtroppo, a mio avviso, incappa in quelle che sono le sue lacune caratteristiche in Tex. Già la scena della diligenza, la trovo alquanto "pompata" con Tex che spunta dal nulla e che sbaraglia un numero notevole di avversari sparando assolutamente allo scoperto. Altro aspetto che di Tito non apprezzo è la costruzione delle sparatoie: scene molto lunghe e ripetitive con tanti "bang", un sacco di morti ma nessun briciolo di costruzione logica e strategica, che di fatto rende poco avvincenti le sequenze. Inoltre mi è piaciuta poco la scena della tentata impiccagione di Mc Peterson dopo la morte di Rud. Tutta la sceneggiata di Nick Bolton, che prima spara al suo uomo, reo del suggerimento errato, e poi il teatrino della corda e nodo scorsoio, suona di pretesto per allungare i tempi e permettere a Tex di intervenire in tempo per sparare al cappio (con tanto di mirino di winchester alzato in quella che pare una scena unicum sulla saga). Colpo di scena telefonato e poco credibile, visto che in simili questioni la logica vorrebbe che il bandito si liberi della sua vittima con uno sparo a bruciapelo e buonanotte. Riassumendo, episodio comunque sufficiente ma decisamente lontano dalla media iniziale del format. Danubio è un disegnatore che non mi fa impazzire; abile nei contrasti e nel riempimento delle vignette, ma perde parecchio nella costanza dei personaggi, che variano troppe volte aspetto in una storia. Anche le anatomie sono a tratti approssimative, con uno stile che è un misto fra Ticci, Monti e primi piani villiani. Autore che finì fortuitamente sulla regolare per un episodio breve, ma che comunque reputo più adatto ai collaterali. Tuttavia, dopo i suoi seri problemi di salute recenti, che pare fortunatamente siano stati superati, gli auguro di cuore di rivederlo presto alle prese col nostro Tex. Il mio voto finale è 6
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[17] [Almanacco 2010] La Banda Dei Messicani
Condor senza meta replied to Sam Stone's topic in Almanacchi
Agli inizi le storie degli Almanacchi erano tutte di un certo spessore, andando avanti inesorabilmente la qualità è andata calando e l'episodio in questione rimarca questa mia considerazione. Comprendo che in una saga come Tex, non sempre si riesce a far bene in albi autoconclusivi di 110 tavole, ma purtroppo il Nizzi che si affacciava al secondo decennio del 2000 mostrava palesemente la corda e le sue sceneggiature apparivano sempre più piatte e sciatte. Il soggetto, almeno nell'incipit, poteva pure sembrare interessante, con un bandito catturato durante una rapina che minaccia di trascinare con se i complici durante il processo, se questi non si fossero impegnati a farlo evadere. Ovviamente, prevedendo un tentativo di fuga o di soppressione del testimone, la legge affida a Tex il compito di scortare il prigioniero "scottante" al penitenziario di Yuma. Il colpo di scena della morte per avvelenamento del bandito prima della partenza e il piano rischioso di Tex che vuole comunque prendere in trappola i banditi, sostituendo il figlio Kit con la stessa vittima con tanto di benda all'occhio, può pur starci, anche se è un po' assurdo che gli assassini non si informino come mai il loro tentativo di omicidio al veleno sia fallito. Pure un po' forzato il fatto che nessuno si accorga che Kit non sia il giovane Bonner, a sorvoliamo pure su questa forzatura. Però la storia finisce quasi qui, visto che il proseguo è un'accozzaglia di agguati, fra pallottole e pecore e cani di guardia. Gli avversari si rivelano tutte mezze cartucce e pure la fantomatica banda di messicani, a cui si rivolge Duncan per vendicarsi di Tex è davvero risibile e si scioglie come neve al sole. Trama che si rivela piatta e prevedibile e la sceneggiatura col pilota automatico la rende pure noiosa. Se non fosse per il fatto che è l'ultima storia illustrata dal grande Fernando Fusco, una simile trama verrebbe dimenticata quasi subito. Il compianto artista ligure si congeda con una prova degna del suo blasone; lo stile conseva tutte le caratteristiche che lo hanno reso celebre in quasi quattro decenni di carriera texiana, la continuità grafica garantita e quella sensazione "di casa" che provo ogni volta che mi immergo tra le vignette illustrate dal grande Fernando è quasi intatta. Peccato solo che la sua storia d'addio sia stata così anonima, ma il suo contributo mi induce ad alzare di un voto la valutazione complessiva, altrimenti insufficiente. Il mio voto finale è 5 -
Primo albo ampiamente promosso. Una sceneggiatura spumeggiante, una location molto d'atmosfera, e un parco attori degno della fama di Mauro. Tipica trama molto avventurosa che promette scintille, ci voleva una storia simile per rompere il ritmo della regolare. Disegni di Dotti magistrali e dalle anticipazioni di Mauro, si evince che il secondo albo sarà straordinario sotto questo aspetto, complice l'uragano che arricchirà il ritmo e la tensione narrativa. Unica cosa che mi ha convinto meno, il bluff di Castle che riesce a simulare la paralisi facciale, ma poca cosa se si spende un minimo di sospensione d'incredulità. Mi chiedo quanto abbia inciso la pandemia di COVID a influenzare alcuni spunti di soggetto di Borden. Comunque finito l'albo si ha la voglia di sapere come evolve la storia e questo aspetto direi che è più che positivo.
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Stavolta, dopo lo svarione della recensione di un'altra storia postata qui, scrivo nel topic giusto le mie brevi impressioni sulla presente storia. Episodio carino che fa leva sulla figura del giovane tenente Handerson, il tipico "figlio d'arte" che appena uscito dall'Accademia militare, si ritrova mandato allo sbaraglio dal padre, che comanda Fort Thomas, in una delicata campagna contro la banda Comanches diretta da Capitan Blanco. Tex e Carson, consapevoli di trovarsi al cospetto del tipico colonnello borioso e di poco buon senso, si prodigano per fornire il loro aiuto al giovane tenente. La trama è alquanto semplice, visto che come ovvio vede la truppa di Handerson in difficoltà, aiutata dai due pards che dapprima colpiscono i comancheros che riforniscono gli indiani e poi sopprimono Capitan Blanco. Il giovane Handerson dopo aver visto morire accanto un sergente d'esperienza postogli come "balia" spiazzerà il padre e i due pards, rassegnando le dimissioni una volta rientrato al forte. Storia non trascendentale ma migliore rispetto ad altre del periodo di Nizzi. I disegni furono inizialmente affidati a Sommers, che sfoderò il suo stile secco e molto western adatto per una storia simile. Purtroppo il disegnatore non riuscì a completare la sua opera e le ultime tavole vennero portate a termine da Leomacs. Il mio voto finale è 7
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Sento odore di storia epica. Molto belle le tavole in anteprima; la prima è a dir poco splendida.
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[Speciale Tex Willer 12] L'ultimo guerriero
Condor senza meta replied to MacParland's topic in Speciali Tex Willer
Trovo che i disegni di Zaghi abbiano il loro fascino. D'altronde Roberto è uno di quei disegnatori molto duttili.