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TWF - Tex Willer Forum

Ronin

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  1. https://magazineubcfumetti.com/2023/01/04/unesile-speranza/ Recensione dell'ultima storia di Mefisto. Una durissima stroncatura, direi. Personalmente non condivido parecchie cose dell'analisi. Mi piacerebbe sapere che ne pensate voi.
  2. Gunny, per caso sei "cattivo, incazzato e stanco"? :-) Io ho solo chiesto di avere rispetto per un autore che lo merita ampiamente per il lavoro che ha fatto. Sono il primo a dire che la storia non è riuscitissima ma da qui a definirla una "Mefistronzata" ce ne passa. Un pò di sana educazione, suvvia!
  3. Una doverosa premessa per motivare il mio intervento, con la rievocazione di un precedente di cui, forse, non tutti i forumisti sono a conoscenza. Era l’autunno del 1996 e, sulla serie regolare di “Zagor”, veniva pubblicata la prima parte di una lunga storia (4 albi) intitolata “Ombre su Darkwood”. Il soggetto e la sceneggiatura erano a firma di Mauro Boselli. All’epoca il nostro Borden era lo sceneggiatore principale della testata, oltre ad esserne il curatore. In virtù di questo ruolo gli era stato richiesto di ripescare il più celebre avversario dello Spirito con la Scure, ovvero il Professor Hellingen, lo scienziato pazzo che, in passato, era stato il formidabile antagonista di tante avventure e godeva ancora di una grossa popolarità presso il pubblico, che ne aveva invocato spesso il ritorno. Il problema era costituito dal fatto che il personaggio era defunto da tempo, dato che, nell’ultima storia scritta da Guido Nolitta, “Terrore dal sesto pianeta” (1980), il diabolico Hellingen, dopo essere stato sconfitto, riusciva a scampare alla cattura, infilandosi in una avveniristica cabina per il teletrasporto, costruita dai suoi alleati, gli alieni Akkroniani. I residui dubbi sulla sua morte erano stati fugati in una storia successiva, “Incubi” (1988), scritta dal creatore di Dylan Dog Tiziano Sclavi. In quell’avventura lo sceneggiatore pavese aveva precisato che la cabina akkroniana non aveva teletrasportato lo scienziato in salvo ma lo aveva ucciso, polverizzando le molecole del suo corpo. Quello che torna a tormentare lo Spirito con la Scure in questa nuova, corposa (6 albi) è il suo fantasma senza pace che non ha ceduto alla morte, sospinto dal suo inestinguibile odio verso il suo eterno avversario. Anche se “Incubi” era una storia di carattere onirico, ambientata su un universo parallelo con ambientazioni fantascientifiche, costituiva comunque un precedente di cui gli altri sceneggiatori al lavoro sulla serie avrebbero dovuto tenere conto, come precisato dallo stesso Sergio Bonelli nell’editoriale di presentazione dell’avventura. Una brutta gatta da pelare per il nostro Borden: si trattava di rendere credibile la resurrezione di Hellingen senza sconfessare nulla di quanto era stato fatto in precedenza da Nolitta e Sclavi. In particolare il secondo, rinnegando il facile escamotage della fuga con il teletrasporto, aveva trasformato Hellingen in un essere dai poteri ultraterreni, sia pure nell’ambito di un altro universo, specificando però che gli avvenimenti di quel luogo avevano conseguenze anche nella nostra realtà. Ecco, quindi, per Boselli la necessità di riannodare tutti i fili narrativi alla meglio, inventando una forzata alleanza tra l’animo tormentato dell’ormai defunto Hellingen e il demone Wendigo, entrambi desiderosi di vendicarsi di Zagor. L’essere demoniaco, usando i suoi poteri, riusciva a richiamare le molecole disperse del corpo dello scienziato e a ricomporle, usando allo scopo un fantascientifico macchinario, progettato e costruito dallo stesso Hellingen in un corpo provvisorio di cyborg meccanico. Un connubio di scienza e magia, una soluzione che appare cervellotica ma necessaria a Borden per risolvere in maniera verosimile un problema logico che avrebbe potuto minare la credibilità dell’intera storia. Dopo questo complesso incipit l’avventura si dipana nei successivi tre albi, con la partecipazione straordinaria anche dello scrittore Edgar Allan Poe nei panni dell’agente speciale Raven, al servizio della Base Altrove. Il suo aiuto si rivela fondamentale per battere Hellingen che, nel frattempo, si è ribellato al Wendigo e viene esiliato da quest’ultimo, per punizione, nella dimensione del caos infernale. Ora, conoscendo il precedente, non vi sembra che la situazione si sia ripetuta per quanto riguarda quest’ultima storia di Mefisto? Anche qui abbiamo un nemico molto carismatico, già più volte affrontato nel corso della serie e ormai assente da tempo, irrimediabilmente defunto. Anche nel caso di Mefisto abbiamo avuto una resurrezione, ad opera di Claudio Nizzi (su spunto dello stesso G. L. Bonelli) in una storia del 2002. In questo caso la soluzione adottata per il ritorno del villain era lo scambio di corpi con quelli di un medium, l’indiano Narbas, nel corso di un esperimento voluto da Lily, la sorella di Mefisto. Un escamotage che non aveva incontrato il favore dei lettori che avevano ritrovato un Mefisto inconsistente in una storia fiacca e deludente, ribattezzata, non a caso, la “Mefistolata”. A Borden è toccato l’onore e (soprattutto) l’onore di recuperare Mefisto, restituendogli un po’ di nerbo per avere un valido avversario in una storia all’altezza. Il nostro valente curatore non si è risparmiato, donandoci una storia (anzi due) complessa e stracolma di personaggi. Ha ripescato Padma, il vecchio maestro di Mefisto, ha ritrovato anche il medium Narbas, ha messo in campo anche il saggio El Morisco, oltre, naturalmente, a tutti e quattro i pards. Dall’altra parte ha schierato una specie di esercito del male, con Mefisto, il figlio Yama e la sorella Lily tutti assieme, con l’ausilio di alcuni comprimari ed altri alleati occasionali come indiani e messicani. Innegabile l’impegno profuso, innegabile anche la maestria nel mettere in scena cosi tanti personaggi ma il risultato, alla fine, non è stata una storia memorabile. Non poteva essere altrimenti, dato che l’enorme handicap iniziale (la necessità di “ricostruire” su fondamenta solide il personaggio Mefisto) ha costretto Borden a un faticoso lavoro preparatorio (ripescaggio di Padma, consulenza in tandem con El Morisco, recupero di Narbas) che si è preso gran parte della storia, con i quattro pards intenti ad ascoltare le elucubrazioni dei loro sapienti alleati sul modo migliore per avere la meglio sul redivivo avversario. Che, in conclusione, viene sconfitto da Padma (non da Tex) grazie anche al tradimento del figlio Yama (afflitto da un complesso di inferiorità nei confronti del padre). Tutto questo dopo una serie interminabili pellegrinaggi in attesa che si riuscisse ad individuare il covo di Mefisto. E se i pards (soprattutto Carson) tradivano spesso una certa impazienza il lettore non stava certo messo meglio, costretto a sorbirsi pagine e pagine di chiacchiericcio su quale fosse la direzione migliore da prendere o il metodo migliore per sorprendere Mefisto. Non è colpa di Borden, a cui riconosco impegno, dedizione e talento ma di una enorme falla logica nella costruzione della storia, quasi impossibile da colmare. Esattamente come quello nella storia di Hellingen, tanti anni fa. Volevate una avventura agile e travolgente? Non era questo il modo migliore per averla. Non andando a ripescare per forza un nemico morto e sepolto, con tutti gli inconvenienti del caso. Mi pongo una domanda: se si voleva una storia con atmosfere “alla Mefisto” non si potevano vagliare altre soluzioni, come, ad esempio, l’introduzione di un nuovo personaggio, un nuovo stregone che in qualche modo potesse essere collegato al vecchio nemico? Ultima annotazione. Ho letto anche cose non molto lusinghiere nei confronti di Borden, tra cui l’essere autore di questa “Mefistronzata”. Beh, ritengo che sia una grave mancanza di rispetto nei confronti di un autore talentuoso e capace. Quello che ha fatto (e ha saputo fare) su Tex è sotto gli occhi di tutti. Sono dispiaciuto per quanto accaduto e mi auguro, per il futuro, maggiore considerazione per chi ci mette l’anima per darci ogni mese una buona storia.
  4. Diablero, bisogna considerare che Mignacco è molto più giovane di Nizzi (un classe 1960 contro un classe 1938) e davvero ai suoi esordi (nel 1987 con la storia "Venti di guerra" su "Mister No") era giovanissimo e sembrava essere, dati i buoni risultati, un autore su cui contare per il futuro. Poi, a parte il superlavoro che si è sobbarcato su "Mister No (per anni praticamente l'unico sceneggiatore fisso della testata), ha lavorato moltissimo anche su altre serie (praticamente tutte quelle della Bonelli tranne quelle fantascientifiche) dimostrando di essere, se non altro, un ottimo conoscitore dei vari personaggi bonelliani e un autore prolifico ed affidabile. In tutta questa variegata produzione c'è stata, come è inevitabile che sia, una sequenza di alti e bassi. Tra i primi posso mettere di sicuro la storia di esordio su "Mister No" assieme a qualche altra prova sulla serie , almeno un paio di "Dylan Dog" (tra cui il memorabile "I conigli rosa uccidono), un Maxi Zagor ("Il vendicatore nero", la miniserie "Tropical Blues" e alcune sue prove per la collana "Le Storie". Tra i bassi, ahimè, molta altra roba ma, dato il tipo di lavoro quantitativo che svolgeva anche per altre testate, credo non si potesse evitare. Su Tex finora se non ha brillato di certo non ha steccato. Vediamo in seguito...
  5. Le prove di Mignacco sul Maxi e sul Magazine non le ho trovate male. A differenza dell'ultima di Nizzi sulla serie regolare dove i nemici facevano a gara a chi faceva più idiozie....
  6. Io la ricordo come una storia banale ma non totalmente fuori canone. Grecchi ci mise dentro un pò di tutto quello che si credeva facesse avventura, dai mostri resi tali dalle mutazioni al giacimento aurifero come meta finale (e motivo di perdizione per i cattivi) fino allo scambio di identità e alla perfida dark lady che poi alla fine ci lasciava le penne ma mai per mano dell'eroe. Insomma, prevedibile, forse noiosetta ma non fuori registro. Diciamo che con qualche aggiustamento poteva anche andare. Del resto molte storie di Ongaro avevano trovate peggiori (ne ricordo una con due fratelli ma uno era bianco e un altro di colore....). Verissimo, Diablero. Il ritmo e la modernità del Tex delle origini facevano mangiare la polvere a tutta la distinta concorrenza. Quindi se all'epoca, Bonelli a parte, c'erano solo scrittori "ingessati" che inducevano allo sbadiglio oggi, a parte le varie categorie da te elencate, non esistono scrittori in grado di scrivere una storia avventurosa come si deve. Quei pochi che ci sono sono già al lavoro sulla testata (Boselli, Ruju, persino Mignacco) e si deve persino ripescare un 82enne (Nizzi) dalla pensione.....
  7. Bel colpo, Diablero! Non ne sapevo nulla. Sarei curioso anch'io di sapere cosa ha proposto Grecchi...
  8. Ronin

    Gino D'Antonio

    De gustibus......
  9. Ronin

    Gino D'Antonio

    Scusa, non ho capito, non sei d'accordo con quanto dico su Nizzi?
  10. Ronin

    Gino D'Antonio

    Beh, credo che in questo post tu ci abbia messo molta ironia. Io invece credo che Berardi avrebbe rigato dritto e, da professionista serio quale è, avrebbe dato un Tex all'altezza della tradizione bonelliana e senza per questo essere costretto ad infilare pagine e pagine di "bistecche & patatine". Ci siamo già sorbiti quasi trent'anni di Nizzi con origlioni e botte di fortuna ad ogni storia. Sui disegnatori non credo che Berardi avrebbe avuto la facoltà di imporre allo staff texiano di "omogeneizzare" il tratto nè avrebbe potuto far sloggiare i disegnatori storici per far posto a dei neofiti yesman. E' curioso constatare che Marcello Toninelli , sceneggiatore titolare di Zagor e notoriamente in contrasto con Gallieno Ferri ed altri nomi storici dello staff aveva fatto una proposta simile per il rinnovamento della serie: nuove tematiche e sopratutto nuovi disegnatori scelti da lui con Ferri ed altri relegati ad una collana parallela gestita da altri. E' notoria anche la risposta che Sergio Bonelli diede ad una proposta del genere....
  11. Ronin

    Gino D'Antonio

    Non sarebbe stato fattibile? Forse, ma non c'è la controprova. Partendo dai dati certi, Berardi (all'epoca disoccupato visto che Ken Parker aveva chiuso uno dei suoi cicli) accettò la sfida propostagli da Sergio Bonelli e sfornò una signora storia. Peccato che al Sergione la storia in questione non piacque affatto altrimenti le redini della serie gliele avrebbe date eccome. E dato che si richiedeva una produzione costante di storie il buon Giancarlo non avrebbe potuto fare altro che adottare il metodo "Julia" con qualche anno di anticipo. Per me se la sarebbe cavata alla grande.... Su D'Antonio ho appena letto l'editoriale di Borden sul nuovo numero di "Tex Willer" in cui spiega i dubbi dell'autore su Tex. Dice che lo considerava un personaggio "tagliato con l'accetta". Salvo poi specificare che, come tutti ben sappiamo, l'apparente semplicità del nostro ranger nasconde ben altre cose. Forse D'Antonio aveva preso davvero una brutta svista...
  12. Ronin

    Gino D'Antonio

    Direi che su Ken Parker ti ha risposto con dovizia di particolari il post di Diablero. Su D'Antonio continuo a pensare che l'abbandono dopo pochi numeri di Calegari e l'impegno di dover badare anche ai disegni per più numeri del previsto abbia influito sulla sua produttività. Beh, quindi il famoso format di 64 pagine che adesso la Bonelli sembra tanto apprezzare per il suo Tex Willer l'ha inventato D'Antonio? Un grande in tutto! P. S. Carlo, non ho il volume che citi, esattamente cosa avevano proposto? Posso fare una piccola provocazione? A me sarebbe piaciuto, dopo l'uscita del suo "Oklahoma", vedere Sergio Bonelli che consegna a Berardi le redini della serie "Tex", al posto dello ormai sfiancato Nizzi, e quest'ultimo che, in anticipo di qualche anno, applica la sua idea di "fumetto di qualità fatto in serie" che poi avremmo vista applicata su "Julia" a partire dal 1998. Lui autore di tutti i soggetti e un paio di aiutanti fissi alle sceneggiature per mantenere una produzione costante. Avrebbe funzionato?
  13. Ronin

    Gino D'Antonio

    Molto interessante e precisa la tua ricostruzione, Diablero. Ma sul tema "qualità" che ne dici delle dichiarazioni di Berardi stesso il quale ha detto chiaramente che c'erano dei problemi con alcuni disegnatori come Marraffa, suggeriti e/o imposti da Sergio Bonelli, che non riuscivano a sintonizzarsi sulle sue sceneggiature? Credo che comunque anche questo abbia influito sulla produzione di albi necessari alla presenza mensile nelle edicole. Tornando al tema di questo topic, credo che il problema di D'Antonio con la sua serie fosse più o meno lo stesso, dato che Calegari si ritirò dal progetto quando era ancora agli inizi e lui, in qualità di unico sceneggiatore, doveva pensare a rifornire i disegnatori rimasti oltre che darsi da fare lui stesso con i pennelli per arrivare alla conclusione della serie....
  14. Ronin

    Gino D'Antonio

    Capisco. Beh, solita vecchia storia. Anche se mi permetto di aggiungere un dettaglio. A mio parere, quello che davvero ha determinato la fine di Ken Parker in edicola (parlo della mitica prima serie) è stata la snervante irregolarità delle uscite. A parte il primo anno di pubblicazioni (e forse metà del secondo..) la serie non è mai riuscita a rispettare la canonica mensilità a cui erano abituati i lettori delle altre serie Bonelli. Ora uno può avere in mano anche una serie di qualità eccelsa ma se non riesci a fidelizzare il lettore e lo costringi a passare in edicola ogni giorno a chiedere se è uscito il nuovo numero, se lo obblighi a saltare uno, due o anche sei mesi prima di leggere l'avventura successiva è chiaro che, per forza di cose, la serie è destinata a non avere mai uno zoccolo duro di seguaci che gli garantisca la sopravvivenza. Forse, in piccolo, è stato questo anche il problema della "Storia del West"....
  15. Ronin

    Gino D'Antonio

    D'Antonio si meravigliava del successo di Tex? questa mi giunge nuova.... Ne sai di più? Puro buon senso!
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